70 anni di G+L – Il nuovo G+L nel febbraio 2026!

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Foto di copertina: Georg Media; Illustrazione: Studio Böreck

70 anni di G+L: una pietra miliare e un’occasione per guardare indietro, riportandoci ai primi anni di vita dello spazio aperto e della pianificazione urbana e facendo luce sugli sviluppi che caratterizzano oggi il nostro paesaggio urbano. Ma un anniversario è solo un motivo per festeggiare? Dopo tutto, l’anno 2026 ci porta in un’epoca in cui molte cose sono messe in discussione: I cambiamenti climatici, le tensioni sociali e la crescente stagnazione politica ci fanno capire che la strada che abbiamo percorso nella pianificazione degli spazi aperti è stata spesso più accidentata di quanto le visioni precedenti avrebbero suggerito.

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Per questo motivo non vediamo questo anniversario solo come una storia di successo, ma anche come un esercizio critico di valutazione. Come è possibile che le sfide che abbiamo riconosciuto negli anni Cinquanta siano oggi ancora più grandi in molte aree? Nonostante i significativi progressi nella progettazione ecologica e nello sviluppo urbano sostenibile, il quadro rimane ambivalente. L’adattamento al clima, la giustizia sociale e la partecipazione sono sempre state le preoccupazioni principali di G+L, ma la realtà mostra che gli ostacoli politici e sociali spesso impediscono il progresso. Anche i compagni di lunga data – tra cui Stephan Lenzen (bdla) e Philipp Sattler (Die Grüne Stadt) – prendono posizione su dove dobbiamo mettere il dito nella piaga con più forza in futuro. Dialogando con uffici affermati da un lato e giovani dall’altro, ci chiediamo anche se ogni ufficio abbia le stesse opportunità e quali problemi strutturali rendano difficile la vita della professione.

Tra problemi climatici e strutturali

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Vi aspetta un numero molto speciale di G+L, in cui noi redattori non rinunceremo a metterci in discussione. Ci chiediamo quale sia la responsabilità sociale che G+L si assume ancora oggi come rivista leader nel campo dell’architettura del paesaggio e dell’urbanistica e in che misura adempiamo a questa responsabilità. Anche noi dobbiamo migliorare costantemente, per continuare a soddisfare le vostre aspettative, cari lettori.

Ai prossimi 70 anni e a tutte le avventure che ci attendono.

La rivista è disponibile qui nel negozio.

Il nostro numero di gennaio era dedicato alla neutralità climatica. Per saperne di più, leggete qui.

Ai prossimi 70 anni

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Il motto „Le pietre come merce di scambio e segno della prosperità della Lega Anseatica“ si addice a Lubecca come sede del 13° convegno „Stones in the City“. L’omonima rete „Stones in the City“, insieme al GeoPark Nordic Stone Kingdom, vi invita a esplorare il mondo della pietra nella regione del Mar Baltico dal 13 al 15 aprile 2018 e a parlare con altri professionisti della pietra. Le iscrizioni sono in corso di accettazione.

La pietra nelle aree urbane è un argomento per scalpellini e architetti, ma anche per restauratori, geologi, archeologi, storici e mediatori culturali. Nella storica città anseatica di Lubecca, le conferenze si concentreranno sulla pietra naturale come merce e segno di prosperità nel Medioevo. L’attenzione si concentrerà quindi sulle pietre scandinave e sulle loro vie di trasporto storiche e naturali, che sono sia geograficamente che culturalmente appropriate. La pietra calcarea di Öland e Gotland, ad esempio, veniva esportata già in epoca vichinga e, a partire dal XIII secolo, lastre per pavimenti, fonti battesimali, lastre tombali, epitaffi e inserti venivano commercializzati su larga scala nella regione baltica.

Allo stesso tempo, il 13° workshop „Pietre in città“ affronterà il tema della pietra anche da altre direzioni. Che si tratti di scalpellini o di geoscienziati, ognuno ha un approccio particolare a questo materiale e alla sua storia. L’elemento emozionante è che tutte queste prospettive diverse si uniscono e i partecipanti si scambiano idee tra le varie discipline. Un concetto interessante che fornirà nuove idee per il vostro lavoro.

Il programma prevede discorsi chiave ed escursioni comuni. Saranno visitati gli edifici storici del centro di Lubecca, la fabbrica di pietra naturale Wolf e la chiesa in pietra di Ratekau del XII secolo, una delle ultime chiese vicentine della regione. Infine, ci sarà una deviazione verso il Mar Baltico per un tour geologico del Brodtener Steilufer, vicino a Travemünde.

Per chi decide in fretta, la quota di iscrizione è di soli 50 euro a persona fino al 15 dicembre 2017 (tariffa ridotta per studenti e disoccupati: 25 euro). Successivamente, la partecipazione costa 60 euro (tariffa ridotta 30 euro). La quota comprende gli atti della conferenza. Cliccare qui per la pagina dell’evento con il modulo di registrazione online.

Agli organizzatori:
La rete „Stones in the City“ si propone di riunire gli esperti di pietra naturale di tutta la regione.
Il GeoPark Nordic Stone Kingdom, il GeoPark più settentrionale della Germania, persegue l’obiettivo di avvicinare i non addetti ai lavori all’affascinante mondo delle rocce.

Stress da siccità per gli alberi urbani – nuovi standard nel registro degli alberi

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Alberi di latifoglie spogli contro il cielo come simbolo dello stress da siccità e delle sfide legate al clima nel verde urbano.
Gli alberi urbani sottoposti a stress climatico illustrano la necessità di agire per una gestione sostenibile del registro degli alberi.

Lo stress da siccità per gli alberi urbani: sembra un problema estivo, ma da tempo è un problema urbano perenne che si ripropone tutto l’anno. In tempi di cambiamenti climatici e di estati calde, le autorità locali, i pianificatori e gli architetti del paesaggio si trovano di fronte a una grande sfida: come si può garantire la sopravvivenza delle infrastrutture verdi nei climi urbani? E cosa significa questo per gli standard e i metodi del registro degli alberi? Le risposte sono più complesse, ma anche più entusiasmanti di quanto molti pensino, e richiedono un aggiornamento radicale delle pratiche di pianificazione tradizionali.

  • Cosa significa realmente lo stress da siccità per gli alberi urbani e perché sta diventando la nuova normalità urbana.
  • Perché i registri degli alberi tradizionali stanno fallendo e come devono essere i nuovi standard.
  • Come i registri degli alberi basati sui dati e adattivi stanno rivoluzionando la gestione degli alberi urbani.
  • Quali tecnologie, sensori e metodi di monitoraggio sono adatti all’uso pratico.
  • Che ruolo hanno i fattori di localizzazione, la selezione delle specie e la gestione del suolo.
  • Come le autorità locali e i pianificatori traggono vantaggio dai dati in tempo reale, dai modelli di previsione e dalla citizen science.
  • Perché la certezza del diritto, la responsabilità e la trasparenza sono essenziali nel catasto digitale.
  • Come i progetti pilota e le migliori pratiche dei Paesi DACH stanno definendo nuovi standard.
  • Opportunità e rischi della digitalizzazione per il mondo degli alberi urbani.

Stress da siccità: il dramma silenzioso degli alberi urbani

Le estati degli ultimi anni hanno messo a nudo una tendenza: Il cambiamento climatico sta colpendo le città non solo con le ondate di calore, ma anche con lunghi periodi di siccità, che sono particolarmente duri per gli alberi urbani. Per stress da siccità si intende lo stress fisiologico a cui sono esposti gli alberi quando la richiesta di acqua supera la capacità di assorbimento della zona radicale. Nelle aree urbane, il problema è aggravato dalle superfici impermeabilizzate, dai terreni compattati e dal noto effetto isola di calore. Mentre l’uomo può ritirarsi in aree a clima controllato, l’unica opzione per l’albero è adattarsi o morire gradualmente.

I sintomi dello stress da siccità sono solitamente chiari agli ispettori esperti di alberi: caduta prematura delle foglie, riduzione delle dimensioni delle foglie, deperimento dei rami, necrosi della corteccia e, nel peggiore dei casi, morte completa. Tuttavia, ciò che è visibile in superficie è spesso la fase finale di un lungo processo. Il vero stress inizia in modo invisibile: nel terreno, sulle radici sottili, nell’idraulica dello xilema. È proprio questo il tallone d’Achille dei classici rilievi arborei: documentano l’albero come oggetto, ma non come organismo vivente e dinamico che deve reagire al cambiamento del clima urbano.

Inoltre, oggi gli alberi urbani sono più esposti che mai. Aree densamente edificate, facciate riflettenti, carichi di traffico crescenti e infrastrutture concorrenti: tutto ciò limita lo spazio per le radici e l’approvvigionamento idrico. Di conseguenza, anche le specie adatte al luogo raggiungono i loro limiti fisiologici. Il risultato è una massiccia diminuzione degli alberi vitali, unita all’aumento dei costi di reimpianto e manutenzione. Un circolo vizioso che difficilmente potrà essere interrotto senza un ripensamento della gestione.

Inoltre, lo stress da siccità non è un fenomeno isolato. Aumenta la suscettibilità ai parassiti, alle infestazioni fungine e agli apporti inquinanti. Il cambiamento climatico agisce da acceleratore: eventi piovosi meno frequenti ma più intensi portano a un ruscellamento superficiale invece che a un’umidità sostenibile del suolo. Il classico annaffiatoio è di scarso aiuto in questo caso: sono necessarie soluzioni sistemiche e integrative che tengano conto della pianificazione e della manutenzione.

In definitiva, ciò significa che lo stress da siccità è diventato da tempo la pietra di paragone centrale per la sostenibilità delle strutture verdi urbane. Se si vuole mantenere la vitalità e le prestazioni degli alberi urbani, è necessario comprenderne le cause e stabilire nuovi standard di pensiero catastale. Tutto il resto è solo lotta ai sintomi e, a lungo termine, l’opzione più costosa.

Registro degli alberi sotto pressione: perché i vecchi standard non sono più sufficienti

Il classico registro degli alberi è figlio dell’amministrazione analogica. Documenta l’ubicazione, le specie, i dati di impianto e di solito lo stato di vitalità a intervalli fissi. Ronde di controllo, ispezioni visive, rapporti sui danni: tutto funziona ragionevolmente bene finché le condizioni quadro rimangono costanti. Ma i giorni della prevedibilità sono finiti. Le condizioni climatiche estreme, le specie invasive, l’inquinamento e la pressione di utilizzo stanno trasformando le ispezioni degli alberi in un compito di gestione ad alto rischio. I vecchi standard stanno raggiungendo i loro limiti.

Un problema centrale è che i metodi classici di registrazione sono statici e reattivi. Forniscono istantanee ma ignorano le dinamiche. Lo stress da siccità, invece, spesso si sviluppa gradualmente, con un intervallo di tempo tra la causa e l’effetto visibile. Chi interviene solo quando la perdita delle chiome è visibile, arriva troppo tardi. Un catasto moderno deve quindi fare di più: deve prevedere, avvisare e controllare, e farlo nel modo più automatico possibile.

Un altro punto debole: le ispezioni tradizionali degli alberi richiedono molta manodopera e sono soggettive. Generazioni diverse di ispettori, standard di valutazione mutevoli e pratiche di documentazione incoerenti portano a incongruenze nel database. Ciò è particolarmente fatale in caso di stress da siccità, in quanto i modelli di danno diffusi e i sintomi latenti vengono spesso trascurati. Le conseguenze sono rischi di responsabilità, valutazioni errate e, nel peggiore dei casi, perdite di alberi nonostante le ispezioni regolari.

Le questioni legali aggravano il problema. Con la crescente digitalizzazione, aumenta la richiesta di tracciabilità, trasparenza e certezza del diritto. Un catasto che non mappa adeguatamente lo stress da siccità non può essere difeso in caso di danni. Questo pone le autorità locali di fronte al dilemma tra l’aumento dei requisiti di manutenzione e la diminuzione dei budget, un dilemma che può essere risolto solo da sistemi intelligenti e adattivi.

Dopo tutto, il catasto tradizionale è cieco di fronte al potenziale delle nuove tecnologie. Tecnologia dei sensori, telerilevamento, analisi supportate dall’intelligenza artificiale: tutto questo viene tralasciato finché lo standard si limita a carta ed Excel. Ma è proprio qui che si trova la chiave del futuro: un catasto che non solo documenti, ma anche interpreti, metta in rete e controlli, diventerà lo strumento di controllo centrale per la resilienza del verde urbano. L’era del puro inventario è finita, benvenuta nell’era del registro degli alberi adattivo.

Nuovi standard nel registro degli alberi: dati, sensoristica e previsioni intelligenti

I requisiti per un registro degli alberi a prova di futuro sono chiari: deve essere dinamico, basato sui dati e in grado di fare previsioni. Il primo passo è l’integrazione dei dati in tempo reale. Oggi la moderna tecnologia dei sensori consente di misurare continuamente l’umidità del suolo, la tensione del fusto, la temperatura e persino il flusso di linfa. Tali sensori, spesso radiocomandati e a bassa manutenzione, forniscono segnali precoci di allarme per lo stress da siccità, anche prima che si verifichino danni visibili. L’albero diventa il trasmettitore, il registro il centro di controllo.

Le tecnologie di telerilevamento, come LiDAR, voli di droni e immagini satellitari multispettrali, integrano i sensori puntuali con rilievi completi e ripetibili. Permettono di registrare il volume della chioma, i sintomi di stress, la densità del fogliame e gli indici di vitalità a livello di quartiere o di città. In combinazione con i dati climatici, le analisi delle precipitazioni e i profili del suolo, viene creato un quadro multiscala e ad alta risoluzione della salute degli alberi urbani. Il catasto si trasforma così da archivio amministrativo a sistema di allarme rapido e strumento di gestione.

Un ulteriore salto di qualità è rappresentato dalla modellazione e dalla simulazione. I modelli di previsione possono essere utilizzati per simulare gli effetti di siccità, ondate di calore o precipitazioni estreme sulle popolazioni di alberi. Gli algoritmi di apprendimento automatico riconoscono i modelli, identificano le aree a rischio e suggeriscono misure di irrigazione o manutenzione. Ciò consente una gestione delle risorse che funziona in base alle esigenze reali, anziché secondo il principio dell’annaffiatoio: in modo preciso, efficiente e ottimizzato dal punto di vista dei costi.

L’integrazione della citizen science apre ulteriori potenzialità. I cittadini possono utilizzare app o portali online per segnalare anomalie, sintomi di stress da siccità o esigenze di cura. Questi dati integrano il monitoraggio professionale e aumentano l’aggiornamento e la portata del registro. Allo stesso tempo, aumentano l’accettazione e la comprensione delle misure di manutenzione necessarie, un fattore da non sottovalutare nell’ambito del conflitto tra amministrazione e pubblico.

Infine, i nuovi standard devono essere garantiti anche dal punto di vista legale e organizzativo. Responsabilità chiare, standard di valutazione comprensibili e gestione trasparente dei dati sono essenziali per ridurre al minimo i rischi di responsabilità e sfruttare appieno i vantaggi della digitalizzazione. Investire ora non solo crea certezza giuridica, ma anche sicurezza di pianificazione per i decenni a venire.

Dalla teoria alla pratica: fattori di successo e ostacoli in Germania, Austria e Svizzera

I registri degli alberi innovativi non sono un lusso utopico, ma sono già una realtà in molti luoghi – almeno in progetti pilota. Città come Zurigo, Vienna, Monaco e Zurigo si affidano a sistemi combinati di sensoristica, telerilevamento e analisi supportata dall’intelligenza artificiale. I risultati sono promettenti: tassi di sopravvivenza significativamente migliori per i giovani alberi, riduzione del consumo di acqua grazie a un’irrigazione mirata e una drastica riduzione del tasso di errore nella registrazione delle condizioni degli alberi. Tuttavia, la strada da percorrere è irta di ostacoli tecnici, organizzativi e culturali.

Un fattore di successo fondamentale è l’interdisciplinarità. Le soluzioni pratiche possono essere sviluppate solo se urbanisti, architetti del paesaggio, specialisti IT e aziende di manutenzione lavorano insieme. Ciò richiede nuovi canali di comunicazione, ma anche l’apertura verso ciò che non si conosce. La tradizionale distinzione tra pianificazione e gestione sta diventando sempre meno netta; il catasto sta diventando una piattaforma condivisa e la memoria collettiva della città.

La sfida tecnica più grande è l’integrazione di fonti di dati eterogenee. Diversi tipi di sensori, sistemi software proprietari e la mancanza di standardizzazione rendono difficile la fusione delle informazioni. Ciò richiede interfacce aperte, formati di dati interoperabili e il coraggio di abbandonare le soluzioni proprietarie isolate. Solo così il catasto diventerà un centro di controllo urbano e non un vicolo cieco digitale.

In termini organizzativi, il nuovo pensiero catastale richiede un ripensamento radicale. Non è sufficiente acquistare strumenti digitali; l’intera pratica di manutenzione e controllo deve essere convertita alla competenza dei dati e al controllo dei processi. Ciò significa formazione, gestione del cambiamento e, non da ultimo, una nuova cultura dell’errore. Perché ovunque si utilizzino le previsioni, ci sono incertezze che devono essere affrontate in modo professionale.

E infine: l’accettazione da parte dei politici e dell’opinione pubblica determinerà il successo o il fallimento. Un registro degli alberi percepito come uno strumento di controllo incontrerà delle resistenze. Tuttavia, se viene comunicato come uno strumento per una maggiore trasparenza, partecipazione ed efficienza, la disponibilità a partecipare aumenta. Chi fa dei catasti intelligenti una priorità assoluta ha le carte migliori e può garantire l’infrastruttura verde del futuro.

Conclusione: il catasto degli alberi come spina dorsale delle città resilienti al clima

I giorni in cui il catasto degli alberi era un polveroso archivio di elenchi di siti sono finalmente finiti. Di fronte allo stress da siccità, ai cambiamenti climatici e alla pressione dell’urbanizzazione, il registro sta diventando il punto nevralgico della strategia del verde urbano. Combina monitoraggio, manutenzione, pianificazione e partecipazione pubblica in un sistema dinamico e di apprendimento. La tecnologia dei sensori, l’analisi dei dati e i modelli di previsione non sono un espediente, ma strumenti necessari per garantire la vitalità e le prestazioni degli alberi urbani.

I comuni di successo oggi si affidano a soluzioni catastali adattive e interdisciplinari che combinano innovazione tecnologica e trasformazione organizzativa. Le sfide non sono solo tecniche, ma soprattutto culturali: L’apertura a nuovi processi, il coraggio di abbracciare la digitalizzazione e la volontà di collaborare al di là dei confini tradizionali. Il registro degli alberi diventerà così la spina dorsale di una città vivibile e resistente al clima – e una pietra di paragone per la forza innovativa della pianificazione del verde urbano.

Il percorso è impegnativo, ma non ci sono alternative. Investire ora in soluzioni catastali intelligenti non solo salvaguarderà gli alberi, ma anche la qualità della vita, la biodiversità e la coesione sociale della città. Il futuro della natura urbana si deciderà nel registro digitale degli alberi – e in nessun altro luogo il know-how, la lungimiranza e la competenza sono così concentrati come nella comunità di pianificazione di lingua tedesca. È tempo di ripensare il catasto – e di vedere lo stress da siccità come un’opportunità di innovazione.

Il capo restauratore Wolfgang Maßmann e la „dea di Berlino“.

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Gli americani non li volevano. Nemmeno gli inglesi. I danesi offrivano troppo poco. Le collezioni d’arte di Berlino non erano la prima scelta per la vendita di un’antica statua tombale in marmo, oggi conosciuta e famosa come la „Dea di Berlino“ (circa 600 a.C.). Ma la Collezione di Antichità Classiche di Berlino alla fine se la aggiudicò, anche se nel 1925 un milione di Reichsmark appena creato era una somma entusiasmante – sotto ogni punto di vista – per molti osservatori. Non mancarono le critiche, tra cui l’accusa che la figura femminile in marmo rinvenuta nei pressi della città attica meridionale di Olympos fosse un falso. Il direttore della collezione Theodor Weigand non dubitava della sua autenticità, ma a volte dubitava di essere in grado di raccogliere il denaro. Dovette raccogliere il milione da donatori privati.

Forse non era il momento migliore per acquistare la statua, ma lo era ancora di più per la sua esposizione e ricerca. Già nel 1939 dovette essere messa in cantina per paura dei raid aerei e dopo il 1945 fu trasportata in Russia come bottino di guerra. Tornò nel 1958 e fu esposto. Tuttavia, non fu restaurato. Sono state documentate due precedenti pulizie (dopo il ritrovamento in Grecia e dopo la restituzione alla DDR da parte della Russia), di cui però non si hanno notizie.

Solo nel 2009 il restauratore di collezioni di sculture Wolfgang Maßmann se ne è occupato. Ora è stato pubblicato il suo libro sul terzo restauro della statua. È stato scritto insieme all’ex direttore della Collezione di antichità classiche dei Musei nazionali di Berlino, Wolf-Dieter Heilmeyer.

Gli scultori non avevano intenzione di dividere la statua in quattro parti come avviene oggi. La statua fu segata per il trasporto solo nel XX secolo. Probabilmente anche la testa si è staccata durante il processo, per cui oggi è composta da quattro parti che sono state riassemblate utilizzando tasselli e stucchi. Wolfgang Maßmann spiega di aver deciso di non smontare le parti a causa del grande peso dei singoli pezzi e della fragilità del legante dei colori antichi. „Questi interventi rischiosi sarebbero stati giustificabili solo nel caso di giunti adesivi staticamente instabili e/o di tasselli fortemente corrosi“, scrive Maßmann, sottolineando anche che non è stato possibile rimuovere nemmeno gli strati compatti sinterizzati perché il colore è più fortemente legato agli strati sinterizzati che al marmo. Per questo motivo, è stato rimosso lo sporco e una parte del vecchio stucco è stata rimossa e sostituita.

Il libro di Maßmann e Heilmeyer descrive e illustra queste misure in dettaglio. Ma il libro è molto più di una semplice relazione di restauro. È piuttosto la prima pubblicazione completa sulla „Dea di Berlino“, che contiene sia una descrizione storico-artistica e una classificazione comparativa, sia la documentazione delle indagini scientifiche complete sui segni degli utensili, sui colori e sulla classificazione nel contesto storico-artistico.

Wolf-Dieter Heilmeyer, Wolfgang Maßmann „La dea di Berlino. Il destino di una statua femminile arcaica nell’antichità e in epoca moderna“, Josef Fink Verlag, 48 euro

Mario Cucinella Architects e il produttore di stampanti 3D WASP hanno unito le forze per un progetto. Il risultato è WASP Tecla

Foto: Iago Corazza. Mario Cucinella Architects e il produttore di stampanti 3D WASP hanno unito le forze per un progetto. Il risultato è WASP Tecla

Mario Cucinella Architects e il produttore di stampanti 3D WASP hanno unito le forze per un progetto. Il risultato è WASP Tecla, una casa in argilla stampata che potrebbe essere una risposta alla domanda: Come possiamo ricostruire in modo sostenibile?

WASP Tecla è costituita da due sezioni di edificio collegate, le cui forme rotonde si assottigliano verso l’alto per formare un lucernario rotondo. La casa ha una superficie abitabile di circa 60 metri quadrati ed è composta da una zona giorno con cucina e una zona notte con servizi igienici. Anche alcuni mobili sono realizzati in argilla e integrati nella costruzione. Ciò significa che l’intera casa e alcuni arredi possono essere riciclati se necessario. Secondo WASP, l’edificio è stato costruito in 200 ore di stampa, con 150 chilometri di estrusione di argilla e 60 metri cubi di argilla con un consumo energetico medio molto basso. (Red)

Potete trovare altri progetti e risposte sull’argomento nel nostro B11/2021 „Sustainable new building“, il primo numero della serie in tre parti „sustainable building“.

Committente: Comune di Massa Lombarda, Ravenna, Italia

Architetti: WASP insieme a MCA Mario Cucinella Architects

Data di completamento: 2021

Luogo: Massa Lombarda, vicino a Ravenna

Un altro progetto realizzato in argilla è la Waldhaus di Rosenheim. Leggi l’intervista ad Anna Heringer e Martin Rauch.

L’edificio WASP assomiglia effettivamente a un nido di vespe. Ma non ha nulla a che fare con la parola inglese che indica le vespe, perché l’abbreviazione WASP sta per „World’s Advanced Saving Project“. Dietro c’è un produttore italiano di stampanti 3D. Lo studio di architettura di Mario Cucinella ha collaborato con questa azienda per sviluppare un concetto di edificio sostenibile. Il risultato è WASP Tecla, una casa in argilla stampata in 3D.

La costruzione della casa in argilla WASP Tecla nel video, fonte: YouTube

Lo studio di Mario Cucinella è stato fondato nel 1992 e da allora si è affermato a livello internazionale con progetti tecnicamente impegnativi a Milano e Bologna. Da molti anni combina una progettazione attenta all’ambiente ed efficiente dal punto di vista energetico con soluzioni tecniche e BIM e può contare anche sull’esperienza del suo dipartimento di ricerca composto da sei persone. Il progetto di earth building è stato supportato anche dal centro di formazione sulla sostenibilità per studenti post-laurea che Cucinella ha fondato nel 2015, la SOS – School of Sustainability di Milano.

È così che Mario Cucinella Architects, in stretta collaborazione con WASP, ha creato la prima casa in argilla con una stampante 3D. Il progetto combina la forma originale delle tradizioni edilizie tradizionali con una tecnica di costruzione del XXI secolo. Aggiunge i fattori climatici alla conoscenza del materiale da costruzione locale, l’argilla. Per questo il nome Tecla è una combinazione di tecnologia e argilla. Il fondatore della società WASP Massimo Moretti nutre grandi speranze per il progetto. Per lui, il progetto è una possibile risposta alla carenza di alloggi a livello mondiale. „WASP Tecla dimostra che una casa bella, sana e sostenibile può essere costruita da una macchina che riceve le informazioni necessarie sulla materia prima regionale“.

Per Mario Cucinella, WASP Tecla segna anche l’inizio di una nuova storia (edilizia). Questo perché la tecnologia e il materiale da costruzione creano i propri parametri e quindi la propria estetica. La forma non è „progettata, ma nasce – ed è quindi una forma onesta e seria“, come dice lui.

La casa rotonda in argilla WASP Tecla si trova a Massa Lombarda, vicino a Ravenna, in Italia. Con l’aiuto di due bracci di stampa sincronizzati e di un software che evita le collisioni e garantisce un processo di costruzione regolare. Ogni stampante ha un’area di stampa di circa 50 metri quadrati, rendendo possibile la costruzione di diverse unità abitative separate in pochi giorni. Gli architetti hanno ottimizzato parametricamente il progetto di costruzione per Ravenna, per adattare la massa termica, l’isolamento e la ventilazione al clima del luogo.

Belgrado, Hotel Old Mill

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Hotel Radisson Blu Old Mill Belgrado Innesto

Un colore chiaro

Belgrado – antica e moderna allo stesso tempo. La capitale serba si riscopre costantemente, anche nei suoi edifici. Graft racconta una nuova storia con la ristrutturazione dell’Old Mill.

Quando Jeanine Platz entra nelle suite di questo mondo, è emozionata come una bambina. Non vede l’ora di scorgere il panorama dalle finestre. Per lei conta solo la vista, perché il titolo del suo progetto artistico è: „Suite View Worldwide“. L’artista di Amburgo è affascinata dallo spazio infinito, dall’orizzonte senza fine. Dal 2015 cattura sulla sua tela gli skyline del mondo e oggi dipinge il panorama di Belgrado. Prima di ogni viaggio, si chiede: cosa mi aspetta? Un quartiere d’affari scintillante o un quartiere degradato?

Nella Suite 1017, al decimo piano dell’Old Mill Belgrade Hotel, ha scoperto entrambe le cose dietro le vetrate: le facciate degradate incontrano brutali blocchi di cemento, la grigia area industriale incontra il centro storico mediterraneo. La „città bianca“ è caratterizzata da contrasti: Da un lato, sulle rive del fiume Sava, si trova la vecchia Belgrado, mentre a meno di due chilometri, dall’altro lato del nastro blu, si trova Novi Beograd, costruita dopo il 1948. L’elemento unificante: la Sava, che media tra il vecchio e il nuovo, dove si concentra la vita colorata della capitale serba.

Anche l’Hotel Old Mill Belgrade, a quattro stelle, ha un aspetto contrastante: vecchio e nuovo, industriale e moderno si incontrano qui. Nel 2014, Graft Architekten ha trasformato l’edificio tutelato del „Vecchio Mulino“ nel primo hotel di design di Belgrado. Il progetto prevedeva l’ampliamento delle strutture esistenti con nuovi materiali, colori e forme e l’attivazione delle qualità originali del monumento culturale „Old Mill“. L’atrio, con il bancone della reception ricavato da vecchi macchinari e le aree di seduta, li ha accolti con un’atmosfera aperta e invitante.

Lo storico rivestimento esterno del mulino è stato conservato – i mattoni sono stati puliti, riparati e reinstallati in modo fedele all’originale – e crea un fascino industriale. In netto contrasto con questo aspetto è la struttura chiara, ammassata a strati su un lato dell’atrio. L’architettura moderna traballa e ondeggia letteralmente all’interno del complesso alberghiero.

L’ingresso, la reception, il bar e il ristorante sono ospitati nella parte storica dell’edificio. Mentre i blocchi di torri di nuova costruzione ospitano le camere e le suite, nonché le aree benessere e fitness. L’aspetto pubblico e grezzo del complesso del Vecchio Mulino si trasforma gradualmente in un ambiente privato e accogliente nelle camere degli ospiti: I materiali metallici e lapidei sono sostituiti da legno e tessuti. Le 236 camere hanno grandi finestre, divani e bagni aperti e luminosi. Le pareti sono decorate con dipinti individuali che testimoniano il passato industriale del luogo.

Dopo soli due giorni di pittura, tamponamento e stesura, Jeanine Platz ha terminato la sua opera d’arte „Mare di luci“ e il risultato è impressionante: La tela allungata, come il concetto generale degli architetti, racconta la storia della città che cambia, del prima e del dopo del mulino: lo spirito del vecchio impianto industriale rivive in una nuova veste.

Per saperne di più, consultare Baumeister 9/2016

Caffè Orijins a Dubai di VSHD-Design

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L'Orijins Café di Dubai porta l'atmosfera del deserto in città. Foto: Progetto Oculis

L'Orijins Café di Dubai porta l'atmosfera del deserto in città. Foto: Progetto Oculis

Forme organiche e design minimalista formano un’unità convincente nell’Orijins Café di VSHD-Design. Il distretto finanziario di Dubai guadagna così un’oasi di pace che porta l’atmosfera del deserto in città.

Il Wabi Sabi è l’idea giapponese che la bellezza possa essere trovata in ogni aspetto delle imperfezioni della natura. Forse a Dubai, la terra dei grattacieli di vetro, non ci si aspetterebbe un legame particolarmente forte con la natura. Per gli interior designer di VSHD-Design, invece, una cosa è certa: la natura è divina.

La natura come ispirazione nell’Orijins café

L’imperfezione della natura fornisce quindi ai premiati interior designer l’ispirazione per la caffetteria „Orijins“. La natura prende il sopravvento. Il nuovo caffè, per il quale i visitatori sono già in coda, si trova al livello della strada nel Dubai International Financial Centre. A prima vista, colpisce la sua semplicità. La luce del giorno crea diverse ombre nei circa 100 metri quadrati del caffè. I toni naturali calmi e morbidi permettono all’occhio di scorrere sulle forme curve e organiche, di fermarsi, di soffermarsi. Era proprio questo l’obiettivo della progettista Rania M. Hamed: trovare la bellezza nella vita quotidiana, anche se non è perfetta.

Calma attraverso i contrasti

Anche l’Orijins Café combina molti contrasti. Entrando, i grandi blocchi di marmo irregolari catturano l’attenzione. I sottili mobili in metallo chiaro creano un contrasto con il soffitto sottilmente curvo. L’alluminio spazzolato contrasta con i colori tenui. I designer di VSHD sono noti per lo stile e la funzionalità, oltre che per la qualità e l’attenzione ai dettagli. Anche le forme semplici e i materiali lussuosi sono combinati armoniosamente. I contrasti, in particolare, creano un’atmosfera generale tranquilla.

Una manciata di pietre del Mar Rosso

Per esempio, il design degli interni è volutamente minimalista per dare spazio agli elementi naturali e ai colori tenui. Per i designer di VSHD-Design è fondamentale tornare alle origini delle cose. L’obiettivo è creare un ambiente il più possibile vicino alla natura. Una manciata di pietre provenienti dalla spiaggia del Mar Rosso ha fornito l’ispirazione per il progetto. I visitatori devono sentire la serenità e la tranquillità di sedersi su una pietra in riva al mare o sulla sabbia del deserto.

Ma Dubai non può essere immaginata senza innovazione: i sette blocchi di marmo che compongono il bar sono stati prima disegnati a mano, poi convertiti in modelli 3D e quindi inseriti in una macchina CNC. In questo modo si sono create forme astratte. In questo modo, l’uomo e la macchina creano rocce artificiali che sembrano essere state modellate dalla natura stessa.

Orijins-Café: giocare con la luce

La luce naturale cade delicatamente sulle pareti chiare. L’incidenza mutevole della luce nel corso della giornata enfatizza sottilmente la loro struttura. La luce naturale è supportata anche da quella artificiale. Ad esempio, una sottile striscia LED sottolinea delicatamente le linee curve del soffitto.

Il bar in marmo è illuminato da un discreto faretto che si fonde con il soffitto come una stella. Anche le altre fonti di luce sono state selezionate con cura. Il team guidato dalla lead designer Rania M. Hamed ha creato una nuova applique appositamente per questo caffè. L’apparecchio, realizzato in alluminio spazzolato, ricorda le canne nelle sue forme astratte.

Lusso sottile

Con tutta la sua maestria, nessun elemento di Orijins attira troppo l’attenzione su di sé. La lampada da parete è discretamente decorativa. I metalli utilizzati sono sottili. I contrasti creati dal mix di materiali diversi sono bilanciati da una palette di colori uniforme. Tessuti delicati e morbidi come la pelliccia, il boucle e i tessuti a trama grossa fanno da contraltare alla ruvidità della pietra o alla freddezza del metallo. Ancora una volta, le tonalità naturali opache e morbide, con un contrasto cromatico minimo, fungono da supporto. Il lusso sottile irradia calma e sobria eleganza.

Anche l’arredamento di un ristorante di Stoccarda è stato reinterpretato. Una speciale sedia da pub svolge un ruolo decisivo.

Suggerimento per il podcast: intervista al botanico edile Ferdinand Ludwig

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Che ne dite di un podcast intermedio? Dato che ormai ce ne sono un’infinità e la scelta è spesso difficile, noi della redazione di Garten + Landschaft vogliamo fornirvi regolarmente dei suggerimenti. Ascoltiamo podcast rilevanti, interessanti e divertenti e vi presentiamo i migliori. Oggi: una conversazione con il botanico edile Ferdinand Ludwig.

Iniziamo con una conversazione con il botanico edile. L’architetto si era già specializzato nella costruzione con gli alberi durante gli studi e, in qualità di professore di tecnologie verdi nell’architettura del paesaggio , si muove tra le tre discipline dell’architettura, dell’architettura del paesaggio e della botanica. In un’intervista con Tanja Gallenmüller, spiega perché si è avventurato in un territorio sconosciuto e dove ora si sente più a casa, e se il tempo e i clienti sono pronti per i suoi progetti di edilizia botanica.

Prendetevi mezz’ora del vostro tempo e ascoltate.

Interessante in questo contesto anche il progetto di ricerca INTERESS-I di Ferdinand Ludwig.

Macchine per facciate 2D e 3D

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Bamberg
2018: Il nuovo edificio del Museo storico di

Gli involucri edilizi in pietra naturale accompagnano l’uomo praticamente da quando si è insediato. Con l’avvento della meccanizzazione, non solo sono diventate possibili costruzioni di facciate sempre più sofisticate, ma sempre più macchine che producono geometrie di facciate in 2D e 3D sono entrate nelle officine delle aziende.

Premiato con il German Natural Stone Award 2018: il nuovo edificio del Museo Storico di Francoforte a.M. in pietra arenaria dura della Valle del Neckar proveniente dalla fabbrica di pietra naturale di Bamberg. Foto: Torsten Zech/Bamberger Natursteinwerk Hermann Graser GmbH, Bamberg

Le facciate non determinano solo l’aspetto di un edificio, ma la loro forma influenza anche una serie di aspetti tecnici, economici ed ecologici. La scelta della facciata è quindi particolarmente importante nel processo di pianificazione della costruzione. Se in passato si utilizzavano prevalentemente sistemi monolitici e murature massicce in pietra naturale, i requisiti energetici sempre più elevati degli edifici hanno reso necessario un adeguamento delle pareti esterne.

Allo stesso tempo, lo sviluppo della tecnologia di lavorazione ha ampliato notevolmente le possibilità di applicazione. Ad esempio, da tempo esiste un processo standard per il rivestimento di facciate con pannelli di spessore compreso tra i tre e i cinque centimetri, per la progettazione estetica di edifici anche di grandi dimensioni. Gli ultimi sviluppi tecnologici consentono di produrre pannelli per facciate con spessori ancora più sottili o addirittura pannelli a film sottile dello spessore di pochi millimetri. A seguito di questi cambiamenti dinamici dovuti allo sviluppo di tecniche di produzione sempre nuove, oggi si utilizzano sempre più spesso sistemi di pareti in cui la funzione di protezione termica e dagli agenti atmosferici è assunta da una costruzione di facciata aggiuntiva.

Oltre alla forma più favorevole di rivestimento di facciata, la facciata a sistema composito termoisolante, si sono affermate le facciate continue con e senza ventilazione posteriore. In queste costruzioni, i sistemi di facciata autonomi sono appesi davanti o di fronte all’involucro dell’edificio; il carico morto della costruzione viene trasferito nelle fondamenta o nell’involucro dell’edificio. In ogni caso, il sistema di facciata è collegato meccanicamente alla struttura portante.

Sebbene la pietra naturale come materiale di rivestimento sia in concorrenza con altri materiali (come il vetro, i pannelli in HPL e in fibrocemento e la ceramica) per i rivestimenti ventilati per la pioggia, ha un ottimo punteggio in termini di naturalezza, bassa manutenzione, durata e basso consumo energetico. Poiché la protezione dagli agenti atmosferici è fornita dal rivestimento a cortina e lo strato d’aria retrostante è freddo, si parla anche di facciata fredda.

Nel mercato globale delle facciate, altamente competitivo, un gran numero di sistemi di facciata è in competizione tra loro. Ogni sistema presenta vantaggi e svantaggi. Questi possono essere in termini di aspetto e design, prezzo o durata. Anche i valori ambientali e gli aspetti energetici giocano un ruolo importante. Infine, anche il riciclaggio di una facciata – misurato in termini di costi e smaltimento – può essere un criterio per i proprietari e i progettisti di edifici nel decidere quale sistema utilizzare.

Maggiori informazioni in STEIN 1/2021.

Gli involucri edilizi in pietra naturale accompagnano l’uomo praticamente da quando si è insediato. Con l’avvento della meccanizzazione, non solo sono diventate possibili costruzioni di facciate sempre più sofisticate, ma sempre più macchine che producono geometrie di facciate in 2D e 3D sono entrate nelle officine delle aziende. Le facciate non solo determinano l’aspetto di un edificio, ma la forma della facciata […]

Impressioni sul Cimetière Saint-Pierre a Marsiglia

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STEIN mostra le lapidi storiche del terzo cimitero più grande della Francia in una galleria di immagini.

Il Cimetière Saint-Pierre è uno dei più giovani nel suo genere: fu allestito nel 1855 e inaugurato ufficialmente otto anni dopo. In precedenza i marsigliesi avevano seppellito i loro cari in piccoli cimiteri parrocchiali, di monastero o di ospedale, oppure nel cimitero centrale di Saint-Charles. Quest’ultimo, situato nel centro della città, ebbe presto problemi di capienza e fu chiuso nel 1876. Il cimitero di Saint-Pierre lo sostituì, coprendo un’area di 63 ettari.

All’inizio sembra ingestibile. Tuttavia, i visitatori si orientano rapidamente grazie al verde: dove i pini crescono su piccoli pendii, sono sicuri di trovare le tombe storiche. Qui sono sepolti decine di noti imprenditori e artisti francesi, tra cui pittori, scultori e cantanti. Tra questi c’è il compositore Vincent Scotto. Egli desiderava il seguente epitaffio: „Per tutta la vita ho composto, oggi sto decadendo“. Tuttavia, non se ne fece nulla: queste ultime volontà sembravano inappropriate alla moglie di Scotto.

Saint-Pierre è un’impressionante testimonianza contemporanea del cambiamento della cultura funeraria nel nostro paese vicino. Un numero straordinario di mausolei, sculture e monumenti funebri ricorda il periodo di massimo splendore del cimitero, anche se alcuni di essi stanno invecchiando verso il degrado in uno stato deplorevole. Enormi loculi con urne formano la loro controparte moderna in fondo alla collina.

Un totale di circa 150 dipendenti lavora al cimitero con le sue 100.000 lapidi. Ciò che è insolito per gli occhi dei tedeschi sono le automobili che, sebbene non siano numerose, attraversano regolarmente la strada. Saint-Pierre ha una rete stradale totale di 15 chilometri. Anche l’amministrazione di Marsiglia sta cercando di trovare soluzioni per la trasformazione del cimitero. Tra le altre cose, sta avviando sponsorizzazioni di tombe e sta cercando di inventariare il maggior numero possibile di tombe in un database online. Nel cimitero (e negli altri 20 sparsi per la città) è presente un terminale interattivo. Chiunque sia interessato può usarlo per cercare le tombe di personaggi famosi – o trovare quella di un parente nell’enorme sito.

La redazione continuerà la serie „Impressioni del cimitero“ a intervalli irregolari – e sarà lieta di ricevere suggerimenti e richieste via e-mail a redaktion@stein-magazin.de.

1° premio del Premio Sckell per studenti)

„(…) un impulso dal passato, sia in forma di design che di associazioni storiche, spinge quel sito verso il proprio futuro. (…) la storia riguarda sempre l'“ora“ (…)“ (John Dixon Hunt, 2014)

Con questa citazione del vincitore dello Sckell Ring of Honour di quest’anno, John Dixon Hunt, la studentessa di master Bernadette Brandl dell’Università Tecnica di Monaco ha conquistato la giuria del corrispondente Sckell Student Award. Il 19 ottobre 2017, l’Accademia bavarese di Belle Arti ha conferito a John Dixon Hunt l’Anello d’onore Sckell per il suo eccezionale lavoro di una vita. Di conseguenza, la domanda del premio Sckell per studenti si è concentrata sul significato delle teorie di John Dixon Hunt per l’architettura del paesaggio contemporanea, a cui si doveva rispondere con parole e immagini.

Sedici studenti hanno partecipato al concorso. I giurati Peter Latz, Winfried Nerdinger e Udo Weilacher hanno riconosciuto l’esplorazione di Bernadette Brandl sulla lettura del paesaggio come palinsesto. In questo modo, ha riconosciuto uno degli approcci più importanti delle teorie di Hunt: Geologia, topografia, storia e cultura forniscono al progettista una base per riconoscere il paesaggio come una sovrapposizione strutturalista delle storie di un luogo e per riscriverle costantemente. Collegando, aggrovigliando o ricucendo insieme vecchio e nuovo, si crea un mosaico di paesaggio (storia) in costante cambiamento. La partecipazione della società al paesaggio fa parte di una riorganizzazione processuale di riscritture. Percependo il luogo, interpretandolo e decidendo del suo futuro, le persone diventano parte del palinsesto.

Il giardino: tra oggetto fisico e percezione soggettiva

Il secondo e il terzo premio sono stati assegnati a Theresa Finkel e Calvin Valentino Nisse, entrambi impegnati in un Master in Architettura del Paesaggio presso l’Università Tecnica di Monaco. Theresa Finkel tematizza l’ambivalenza del luogo, che esiste sia come oggetto fisico sia come esperienza del destinatario, come idea centrale delle teorie di Hunt. Per Theresa Finkel, l’arte dell’architetto del paesaggio consiste nel comprendere gli utenti di un luogo, nel pensare a loro e nell’integrarli nel progetto.

L’Eden in terra

Il terzo classificato, Calvin Nisse, si è ispirato alla seguente citazione di Hunt: „Un giardino non è nulla se non ci seduce“. Di conseguenza, i giardini devono possedere qualità aptiche che stimolino i nostri sensi. Uno dei compiti di un architetto del paesaggio è quindi quello di rendere percepibile lo scricchiolio sotto le suole delle scarpe e udibile il cinguettio degli uccelli. Il Giardino dell’Eden, che esiste solo come immaginazione nella mente umana, rappresenterebbe il massimo di un tale giardino.

L’Anello d’Onore Sckell, che prende il nome dall’artista del giardino e urbanista Friedrich Ludwig von Sckell, è uno dei premi più prestigiosi per le personalità della storia dell’architettura del paesaggio e dell’arte dei giardini. Tra i precedenti vincitori figurano famosi architetti del paesaggio come Günther Grzimek (1973), Herta Hammerbacher (1985) e, più recentemente, Peter Latz (2014). Organizzatore: Accademia Bavarese di Belle Arti in collaborazione con la Cattedra di Architettura del Paesaggio e Paesaggio Industriale dell’Università Tecnica di Monaco.