A Milano, l’architettura storica incontra l’eleganza moderna

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Il Palazzo Venezia di Milano risplende di nuova luce.
Il Palazzo Venezia di Milano risplende di nuova luce.

Il Gran Melià Palazzo Cordusio, originariamente noto con il nome di Palazzo delle Assicurazioni Generali, è una splendida testimonianza della storia architettonica di Milano. Dopo un’ampia ristrutturazione, risplende ora di nuovo splendore. Costruito originariamente alla fine del XIX secolo su progetto del rinomato architetto Luca Beltrami (1854–1933) e un tempo sede centrale delle Generali Assicurazioni, è stato ora sottoposto a un intervento di ristrutturazione. Una parte dell’edificio è stata trasformata in un lussuoso hotel. Questa ristrutturazione coniuga in modo straordinario la sostanza storica con il design contemporaneo, creando una simbiosi unica tra storia e ospitalità moderna.

Restauro artistico e destinazione d’uso moderna

Il Palazzo Venezia, come viene anche chiamato l’edificio, fu originariamente costruito dalla Generali Assicurazioni tra il 1897 e il 1901. Il palazzo si trova in Piazza Cordusio a Milano e ne costituisce, in un certo senso, l’edificio principale. Con la sua facciata eclettica, dalle linee concave, domina la piazza centrale del centro città. Per i committenti della ristrutturazione era fondamentale preservare l’edificio come parte della memoria collettiva e del patrimonio storico di Milano. La ristrutturazione e il restauro del Gran Melià Palazzo Cordusio sono stati curati dallo Studio Marco Piva, responsabile della direzione artistica e del delicato intervento di riqualificazione delle aree soggette a vincolo di tutela. L’obiettivo era quello di preservare l’integrità storica dell’edificio, integrando al contempo funzionalità moderne. Il risultato è un connubio armonioso tra passato e presente.
I lavori all’esterno dell’edificio hanno interessato la magnifica facciata, l’atrio d’ingresso e le terrazze, e hanno compreso anche un nuovo progetto di illuminazione dell’involucro esterno della struttura. I lavori sono stati eseguiti in stretta collaborazione con il restauratore e l’autorità di sovrintendenza. Si è optato per l’utilizzo, in primo luogo, di metodi propri del restauro conservativo, al fine di non compromettere il carattere architettonico, artistico e storico dell’edificio.
L’architettura d’interni dell’hotel comprende ora 84 camere – inizialmente ne erano previste circa 70 – oltre a numerose aree comuni. Lo Studio Marco Piva è riuscito a preservare gli elementi strutturali dell’edificio attraverso mirati interventi di conservazione e ha adattato gli spazi interni alle nuove esigenze dell’hotel. Ciò ha richiesto numerosi interventi strutturali e tecnici, tra cui la sostituzione di tutti gli ascensori esistenti e la realizzazione di nuovi vani ascensore. Inoltre, sono state praticate aperture nelle pareti portanti per garantire una distribuzione efficiente dei corridoi che conducono alle camere degli ospiti su tutti i piani.

Collegamento e integrazione: Palazzo Venezia e Palazzo Cassi-Ramelli

Il collegamento dell’edificio principale di Palazzo Venezia con l’adiacente Palazzo Cassi-Ramelli in Via Mercanti ha rappresentato una sfida particolare. Questi due palazzi, che in origine non erano stati progettati come un unico complesso, sono stati armonizzati architettonicamente tra loro per trasferire parte delle funzioni alberghiere nell’edificio adiacente. Il risultato è un’integrazione perfetta delle aree comuni, quali le sale conferenze e la palestra, particolarmente inondate di luce grazie alle ampie vetrate e a una parete di vetro.

Il magnifico cortile interno e l’imponente cupola

Un elemento di spicco della ristrutturazione è il cortile interno restaurato del Gran Melià Palazzo Cordusio, originariamente utilizzato come scuderia e successivamente come parcheggio. Esso è stato valorizzato da un’imponente struttura in acciaio e vetro che sovrasta il secondo piano. Questo spazio multifunzionale può essere utilizzato per eventi, conferenze o come sala colazioni. La struttura del tetto in vetro, sostenuta da pilastri in acciaio, è sismicamente indipendente dall’edificio ed è costituita da vetrate ad alte prestazioni.
I piani superiori del Gran Melià Palazzo Cordusio ospitano le aree ristorante e bar, situate negli spaziosi locali mansardati sotto la cupola dell’edificio. L’architettura di queste aree segue la pendenza naturale del tetto a due falde esistente e offre una transizione fluida verso gli spazi esterni adiacenti. Inoltre, nel seminterrato è stata allestita un’esclusiva zona spa e benessere, completata da una piscina e da varie strutture dedicate al benessere.

Conservazione della scalinata monumentale e della cupola

È stata restaurata con particolare cura la scalinata monumentale del Gran Melià Palazzo Cordusio, rivestita in marmo Rosa Asiago e Verdello. Il portale storico «Generali Assicurazioni» al secondo piano è stato conservato per rendere omaggio alla precedente destinazione d’uso dell’edificio. La cupola, elemento architettonico di spicco dell’edificio, è stata restaurata con un approccio attento, che ha permesso di riportare alla luce gli stucchi originali e le strutture metalliche di sostegno. Sotto la cupola, l’illuminazione è stata progettata in modo da valorizzare con rispetto le strutture e le superfici storiche in legno.

Illuminazione moderna per uno splendore storico

L’illuminazione tecnica del Gran Melià Palazzo Cordusio è stata realizzata da Platek, specialista di comprovata esperienza nell’illuminazione esterna. Sono state installate oltre 400 sorgenti luminose per mettere in risalto in modo suggestivo le facciate e gli interni dell’hotel sia di giorno che di notte. Le soluzioni illuminotecniche comprendono la serie Mini Corniche, che consente un’illuminazione non invasiva ed esalta i dettagli architettonici dell’edificio. Il sistema di illuminazione è dimmerabile e programmabile per creare diverse atmosfere luminose in occasione di eventi speciali e celebrazioni. L’illuminazione precisa delle facciate e dei cortili interni garantisce suggestivi scenari notturni e mette efficacemente in risalto diversi eventi e ricorrenze.
Grazie a questa ristrutturazione completa, il Gran Melià Palazzo Cordusio non solo ha conservato il suo significato storico, ma offre ora anche comfort moderni in un contesto architettonico unico. L’edificio rappresenta un riuscito connubio tra tradizione e innovazione e stabilisce nuovi standard per la ristrutturazione di edifici storici a Milano.

Foto: Ottavio Tomasini

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Possehl Spezialbau: Ripensare le piste ciclabili sicure

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Pista ciclabile rossa con EP-GRIP VELO di Possehl Spezialbau: superficie resistente e antiscivolo per una maggiore sicurezza nel traffico ciclistico urbano.

Pista ciclabile rossa con EP-GRIP VELO di Possehl Spezialbau: superficie resistente e antiscivolo per una maggiore sicurezza nel traffico ciclistico urbano.

Il Paese ha bisogno di nuovi percorsi: come le moderne infrastrutture rendono la bicicletta più sicura e sostenibile

La Germania è a un punto di svolta. Le città vogliono diventare più verdi, gli spostamenti in bicicletta sono in rapido aumento e la consapevolezza della mobilità sostenibile sta crescendo, sia tra le autorità locali che tra i cittadini. Ma se la bicicletta è da tempo un simbolo del cambiamento urbano, in molti luoghi mancano ancora le infrastrutture adeguate. Buche, superfici scivolose o segnaletica poco chiara rendono spesso la bicicletta una sfida. Come si può quindi colmare questa lacuna?

Possehl Spezialbau offre una risposta: con un sistema di pavimentazione che rende le piste ciclabili più sicure, più attraenti e più sostenibili.

EP-GRIP VELO è un rivestimento a base di resina epossidica in cui sono incorporati aggregati di materiale naturale o riciclato. Il risultato è una superficie particolarmente aderente e uniforme che garantisce una maggiore sicurezza di guida. I pneumatici mantengono la loro aderenza soprattutto in condizioni di bagnato, neve o fogliame, una proprietà che spesso manca alle superfici plastiche fredde tradizionali.

„Volevamo creare un prodotto che non solo durasse più a lungo, ma che fosse anche molto più sicuro“, spiega Jens Weber, responsabile della Divisione Sud di Possehl Spezialbau. „Con EP-GRIP VELO abbiamo sviluppato un sistema che funziona su un’ampia varietà di substrati, come asfalto, cemento, legno o acciaio, e che allo stesso tempo soddisfa elevati requisiti in termini di sicurezza, comfort e visibilità.“

Alcuni anni fa, la Federazione tedesca dei ciclisti (ADFC) ha definito come dovrebbero essere le piste ciclabili sicure e confortevoli: continue, antiscivolo, chiaramente riconoscibili e senza interruzioni che ostacolino. Secondo Possehl Spezialbau, EP-GRIP VELO è il primo sistema che soddisfa pienamente questi requisiti. In corrispondenza di attraversamenti di ponti, fermate dell’autobus o stretti passaggi cittadini, la superficie garantisce passaggi uniformi e senza interruzioni e un’esperienza di guida sempre piacevole.

Un altro vantaggio: le opzioni di design visivo. Con EP-GRIP VELO, le piste ciclabili possono essere colorate in modo da attirare immediatamente l’attenzione. Agli incroci più trafficati, le zone di conflitto possono essere attenuate cambiando il colore, ad esempio da beige a rosso o da grigio a blu. In questo modo gli automobilisti riconoscono più rapidamente le piste ciclabili e i ciclisti si sentono più sicuri.

„Offriamo alle autorità locali l’opportunità di personalizzare le piste ciclabili non solo dal punto di vista funzionale, ma anche da quello estetico“, spiega Weber. „Le superfici colorate non solo promuovono la sicurezza, ma creano anche un paesaggio urbano moderno“.

Nonostante l’uso di resina epossidica, EP-GRIP VELO si distingue in particolare per il suo approccio ecologico. Il sistema è composto al 100% da granuli di plastica riciclata e pietra naturale. Viene prodotto in modo da risparmiare risorse, senza l’utilizzo di acqua, gas o petrolio. L’intero processo produttivo è alimentato da elettricità verde.

„Il nostro obiettivo era quello di sviluppare un prodotto che fosse durevole e che allo stesso tempo lasciasse un’impronta ecologica ridotta“, spiega Weber. „Meno abrasione significa meno microplastiche e la lunga durata consente di risparmiare risorse a lungo termine“.

Studi condotti dalla RWTH Aachen University dimostrano che le piste ciclabili con EP-GRIP VELO durano in media fino a cinque anni in più rispetto ai rivestimenti convenzionali. Per le autorità locali, ciò significa non solo una minore necessità di ristrutturazione, ma anche costi inferiori nel corso della vita utile. Non sono necessari macchinari edili pesanti o lunghi periodi di chiusura, perché il rivestimento può essere applicato in modo rapido ed efficiente.

Un aspetto spesso sottovalutato delle infrastrutture urbane è il cosiddetto effetto albedo. Le superfici scure accumulano calore, che rilasciano nuovamente di notte, riscaldando così il clima urbano. EP-GRIP VELO può contrastare questo fenomeno grazie alla sua gamma di colori chiari. „Le superfici chiare riflettono meglio la luce del sole, riducendo così il surriscaldamento di strade e sentieri. Questo crea un microclima più piacevole nelle nostre città“.

Un altro vantaggio del sistema è l’elevato grado di adattabilità. Che si tratti di ampie piste ciclabili, attraversamenti stretti o costruzioni di ponti, EP-GRIP VELO può essere applicato praticamente ovunque. Possehl Spezialbau offre così alle autorità locali, agli uffici di pianificazione e agli esperti di traffico uno strumento flessibile per progettare il traffico ciclabile in modo sicuro, efficiente e in un ambiente urbano attraente.

EP-GRIP VELO è supportato da un’azienda con decenni di esperienza: Possehl Spezialbau. Come parte del Gruppo Possehl, attivo a livello internazionale, l’azienda è leader nello sviluppo e nella realizzazione di superfici speciali innovative per strade, ponti e aree di traffico. Con EP-GRIP VELO, Possehl Spezialbau applica ora la sua esperienza tecnica in modo specifico al settore della bicicletta, con l’obiettivo non solo di rinnovare i percorsi, ma anche di ripensare la mobilità.

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Lasa Marmo offre una panoramica sull’estrazione del marmo con un video VR

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A un’altitudine di 1.565 metri nel Parco Nazionale dello Stelvio, Lasa Marmo sta estraendo nella cava dell’Acqua Bianca. Grazie alla tecnologia VR e 3D, gli interessati possono ora visitare la cava in video.

La realtà virtuale aiuta a conoscere luoghi non facilmente accessibili. Questo vale sicuramente per la cava di marmo Weißwasser di Lasa Marmo, che si trova a oltre 1.500 metri di altezza in un parco nazionale.

L’azienda ha quindi utilizzato droni e tecnologia 3D per filmare la cava, compresa l’estrazione e il trasporto di un blocco da 30 tonnellate.
Al BAU 2019, i visitatori hanno potuto vedere per la prima volta il video girato con i droni con gli occhiali VR. La visione a 360° funziona – e convince – anche da cellulare o da desktop, vedi il link al video in cima all’articolo.

Potete trovare altre impressioni su BAU da parte della redazione sul nostro newsfeed di Facebook e nella prossima edizione cartacea STEIN 03/2019 (data di pubblicazione 19 febbraio 2019).

Pareti interne con struttura in legno: caratteristiche, tipologie e impiego

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Un’immagine dettagliata dei materiali e della struttura relativa alle pareti interne in legno
Struttura a telaio in legno di una casa in fase di costruzione – un'immagine tipica dell'edilizia moderna. Foto: troyscanon / Unsplash

Le pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno sono ben più che semplici divisori. Sopportano carichi, regolano il clima interno, assorbono il rumore e determinano la flessibilità con cui una planimetria può essere modificata nel corso del tempo. Chi comprende le caratteristiche, le tipologie e le possibilità di impiego delle pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno, capisce anche perché questo sistema costruttivo sia utilizzato in modo così versatile nell’architettura contemporanea e quali scelte costruttive contribuiscano a determinare la qualità e la durabilità di un edificio.

  • Cosa contraddistingue le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno dal punto di vista della fisica delle costruzioni e della struttura
  • Quali tipi di pareti interne si distinguono nella costruzione con struttura in legno e in cosa differiscono
  • Quali funzioni portanti e non portanti possono assumere le pareti interne
  • Come vengono risolti gli aspetti relativi all’isolamento acustico, alla protezione antincendio e alla protezione dall’umidità nelle pareti interne con struttura a telaio in legno
  • Quali materiali, rivestimenti e materiali isolanti vengono tipicamente utilizzati
  • Come vengono realizzati gli impianti nelle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno
  • Quali norme e requisiti sono rilevanti per le pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno
  • Quali sono i limiti di questa tecnica costruttiva e come evitare gli errori di progettazione più comuni

Nozioni di base sulla costruzione con struttura in legno: il ruolo delle pareti interne in questo sistema

La costruzione con struttura in legno, nota a livello internazionale anche come Timber Frame Construction o Light Wood Frame, è un sistema edilizio in cui una struttura portante costituita da sezioni trasversali di legno snelle e disposte a distanza ravvicinata assorbe i carichi. I montanti, ovvero gli elementi portanti verticali, sono collegati da traversi orizzontali, travetti e telai per formare un’intelaiatura spaziale, che viene irrigidita mediante un rivestimento. Questo principio vale sia per l’involucro esterno che per le pareti interne. Le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno non sono quindi una struttura speciale, ma parte integrante del sistema complessivo.

A differenza delle costruzioni massicce in muratura o in cemento armato, le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno sono intrinsecamente leggere, sottili e prefabbricate con precisione. Una tipica struttura muraria composta da montanti in legno con rivestimento su entrambi i lati e imbottitura isolante raggiunge spessori compresi tra otto e dodici centimetri, mentre una parete interna in muratura con caratteristiche di isolamento acustico comparabili occupa molto più spazio. Questa snellezza rappresenta un vantaggio fondamentale nelle planimetrie in cui ogni centimetro di superficie utile conta. Allo stesso tempo, pone delle sfide alla progettazione, poiché l’isolamento acustico, la protezione antincendio e la capacità portante devono essere garantiti non dalla massa, ma dall’accuratezza costruttiva.

Le pareti interne con struttura a telaio in legno sono spesso definite in gergo tecnico «pareti a montanti in legno», sebbene questo termine, in senso stretto, si riferisca allo scheletro portante costituito da montanti in legno. La parete finita prende forma solo grazie all’interazione tra l’intelaiatura, il rivestimento, l’isolamento e, se necessario, ulteriori strati quali i livelli di installazione o i rivestimenti esterni. Questa struttura a strati è il principio fondamentale che accomuna tutte le varianti ed è la chiave per comprendere le proprietà fisico-costruttive.

Pareti interne con struttura a telaio in legno portanti e non portanti: tipologie e differenze

La distinzione funzionale più importante per le pareti interne con struttura a telaio in legno è quella tra pareti portanti e non portanti. Le pareti interne portanti, definite in statica come pareti di irrigidimento o di trasmissione del carico, assorbono i carichi verticali provenienti da solai, tetti o piani sovrastanti e li trasmettono alle fondamenta. Possono inoltre assorbire forze orizzontali dovute al vento o ai terremoti, se sono realizzati come pareti a pannello, ovvero se il loro rivestimento è collegato alla struttura portante in modo tale da trasmettere le forze di taglio. Il dimensionamento delle pareti interne portanti viene effettuato dal progettista strutturale sulla base dei carichi agenti e dei materiali utilizzati.

Le pareti interne non portanti servono esclusivamente alla suddivisione degli spazi e al rispetto dei requisiti di fisica delle costruzioni, quali l’isolamento acustico, la protezione antincendio e, se del caso, la protezione dall’umidità. In linea di principio, possono essere spostate o rimosse in modo flessibile senza compromettere la stabilità dell’edificio. Questa flessibilità è uno dei vantaggi più apprezzati della costruzione con struttura in legno rispetto alle tecniche di costruzione massiccia, poiché consente di adattare le planimetrie nel corso della vita utile dell’edificio. Nella pratica, tuttavia, tale flessibilità è limitata dal passaggio di impianti, dai requisiti di isolamento acustico e dalla necessità di ricalcolare l’irrigidimento delle pareti.

Una terza categoria è costituita dalle pareti divisorie tra unità d’uso, ad esempio tra due appartamenti o tra spazi residenziali e commerciali. Queste pareti devono soddisfare requisiti più elevati in materia di isolamento acustico e protezione antincendio, poiché separano aree con utenti diversi e carichi di incendio diversi. Nell’edilizia a telaio in legno, tali pareti vengono spesso realizzate come strutture a doppio strato, in cui due sistemi di montanti disaccoppiati tra loro sono disposti uno accanto all’altro, al fine di interrompere la trasmissione del rumore strutturale. Questo disaccoppiamento è il principio costruttivo fondamentale per garantire un elevato isolamento acustico nell’edilizia in legno.

Strutture a singolo strato e a doppio strato

Le pareti interne a telaio in legno a singolo strato sono costituite da un unico telaio con rivestimento su entrambi i lati. Sono economiche, veloci da realizzare e sufficienti per i normali requisiti di isolamento acustico e protezione antincendio. Le sezioni trasversali tipiche dei montanti sono di 60 x 40 millimetri o 60 x 60 millimetri; la distanza tra i montanti è di norma di 62,5 centimetri, in linea con le dimensioni standard dei pannelli di rivestimento. Gli intercapedini tra i montanti vengono riempiti con lana minerale, pannelli isolanti in fibra di legno o altri materiali isolanti.

Le costruzioni a doppio involucro sono costituite da due strutture portanti separate, che poggiano su una trave comune o su travi indipendenti l’una dall’altra, il che migliora ulteriormente il disaccoppiamento. Tra i due strati è presente un’intercapedine d’aria o uno strato isolante aggiuntivo. Questo sistema di costruzione aumenta lo spessore della parete, ma migliora notevolmente l’isolamento acustico da calpestio e da rumore aereo, poiché il rumore strutturale non può essere trasmesso direttamente da un lato del rivestimento all’altro. Per le pareti divisorie tra unità abitative, che devono soddisfare i requisiti della norma DIN 4109, la struttura a doppio strato nell’edilizia con telaio in legno è spesso l’unica soluzione economicamente sensata.

Isolamento acustico delle pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno: principi e limiti

L’isolamento acustico è la disciplina della fisica delle costruzioni in cui le pareti interne delle costruzioni con struttura in legno si discostano maggiormente dalle costruzioni massicce. Le pareti massicce in calcestruzzo o muratura sfruttano la loro inerzia, ovvero la loro elevata massa superficiale, per smorzare le onde sonore. Le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno hanno una massa superficiale ridotta e devono garantire l’isolamento acustico attraverso altri meccanismi: isolamento, disaccoppiamento e assorbimento. Il principio massa-molla-massa descrive come due gusci pesanti (rivestimenti) con uno strato elastico (isolamento) in mezzo agiscano insieme per smorzare il rumore.

Per l’isolamento acustico dall’aria, ovvero la protezione dai rumori della voce e della musica, l’indice di isolamento acustico ponderato Rw è il parametro determinante. Le semplici pareti a montanti in legno a singolo strato, con rivestimento in cartongesso su entrambi i lati e imbottitura in lana minerale, raggiungono valori Rw compresi tra circa 40 e 45 decibel, sufficienti per le pareti interne di un appartamento. Per le pareti divisorie tra appartamenti, la norma DIN 4109 richiede di norma valori più elevati, ottenibili solo tramite strutture a doppio strato, rivestimenti multistrato o speciali misure di disaccoppiamento. I rivestimenti multistrato, in cui due o più strati di cartongesso o fibra di gesso vengono avvitati uno sopra l’altro in modo sfalsato, aumentano la massa superficiale e migliorano sensibilmente l’indice di isolamento acustico.

La trasmissione laterale è un problema spesso sottovalutato nelle costruzioni con struttura in legno. Il suono non si trasmette solo attraverso la parete divisoria stessa, ma anche tramite elementi costruttivi adiacenti come soffitti, pavimenti e pareti laterali. Nelle costruzioni con struttura in legno, dove tutti gli elementi sono realizzati con lo stesso materiale leggero e spesso sono collegati tra loro in modo rigido, la trasmissione laterale può compromettere notevolmente l’isolamento acustico complessivo. Un accurato disaccoppiamento della parete dal soffitto e dal pavimento tramite strisce di supporto elastiche, i cosiddetti profili di separazione in lana minerale o gomma, è quindi un requisito fondamentale per un buon isolamento acustico nelle costruzioni con struttura in legno.

Protezione antincendio: come le pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno raggiungono la resistenza al fuoco

Il legno è un materiale da costruzione infiammabile, il che richiede particolare attenzione in materia di protezione antincendio. Tuttavia, con le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno è possibile raggiungere elevate classi di resistenza al fuoco, poiché la protezione antincendio non è garantita dall’incombustibilità della struttura portante, ma dall’effetto protettivo del rivestimento. I pannelli in cartongesso e i pannelli in fibra di gesso rilasciano acqua di cristallizzazione in caso di incendio, il che rallenta l’aumento della temperatura sulla struttura in legno. Finché il rivestimento rimane intatto, la struttura portante rimane al di sotto della temperatura critica oltre la quale il legno perde la propria capacità portante.

Le classi di resistenza al fuoco per le pareti sono disciplinate dalla norma europea EN 13501 e dai regolamenti edilizi regionali tedeschi. Per le pareti interne delle costruzioni con struttura in legno, le classi EI 30 (ignifuga, 30 minuti) ed EI 60 (altamente ignifuga, 60 minuti) sono i requisiti più comuni. EI sta per integrità (E, dall’inglese Integrity) e isolamento termico (I, dall’inglese Insulation). Queste classi possono essere raggiunte in modo affidabile mediante un rivestimento a più strati, l’impiego di pannelli antincendio con un elevato contenuto di gesso e la scelta di materiali isolanti adeguati. Per gli edifici delle classi 4 e 5, ovvero le costruzioni in legno a più piani, i regolamenti edilizi regionali prescrivono di norma la classe EI 60 o superiore.

Le aperture per gli impianti, le prese di corrente e i passaggi dei cavi rappresentano punti nevralgici nella protezione antincendio delle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno. Ogni apertura nel rivestimento interrompe lo strato protettivo e deve essere compensata con misure adeguate. I collari antincendio per i passaggi dei tubi, le scatole da incasso con inserto antincendio per gli impianti elettrici e il rispetto delle distanze minime tra gli impianti sui lati opposti della parete sono obblighi costruttivi che devono essere sistematicamente presi in considerazione in fase di progettazione. Un livello di installazione, disposto come strato separato davanti alla parete divisoria vera e propria, risolve elegantemente questo problema: separa il percorso delle installazioni dal piano della parete efficace dal punto di vista della protezione antincendio.

Protezione dall’umidità e particolarità fisico-costruttive delle pareti interne con struttura in legno

Il legno è sensibile a livelli di umidità costantemente elevati. Se il contenuto di umidità del legno supera circa il 20%, sussiste il rischio di infestazione fungina e marciume. Normalmente, le pareti interne con struttura a telaio in legno non sono soggette a un’elevata esposizione all’umidità, poiché non sono elementi costruttivi esterni e non presentano problemi di condensa dovuti al gradiente termico. Tuttavia, esistono situazioni in cui la protezione dall’umidità è rilevante anche per le pareti interne: nei bagni, nelle cucine, nei locali di servizio e ovunque siano presenti spruzzi d’acqua, vapore o umidità dell’aria costantemente elevata.

Negli ambienti umidi, le pareti interne con struttura a telaio in legno vengono realizzate con rivestimenti resistenti all’umidità. I pannelli in cartongesso verde (tipo GKB secondo la norma DIN 18180 nella versione resistente all’umidità) o i pannelli in fibra di gesso con trattamento idrofobizzante sono adatti per le aree in cui si verifica umidità occasionale. Per le zone soggette a spruzzi diretti, ovvero pareti delle docce e bordature delle vasche, è assolutamente necessaria un’impermeabilizzazione aggiuntiva sotto il rivestimento in piastrelle. L’impermeabilizzazione viene realizzata come impermeabilizzazione composita (AIV), in cui un sigillante da applicare in forma liquida o un tappetino impermeabilizzante viene posato direttamente sul rivestimento prima dell’applicazione della colla per piastrelle.

Dal punto di vista della diffusione, le pareti interne con struttura a telaio in legno non presentano di norma problemi, poiché non vi è alcun gradiente di temperatura attraverso la parete che possa generare un flusso direzionale di vapore. La situazione è diversa per le pareti interne che confinano con zone non riscaldate come cantine, garage o vani scala. In questi casi può verificarsi un gradiente termico che favorisce la diffusione dell’umidità nella struttura della parete. In tali situazioni, gli esperti raccomandano l’applicazione di uno strato barriera al vapore sul lato caldo della struttura, per impedire la formazione di condensa all’interno della parete. La scelta della barriera al vapore, con valore sd fisso o variabile, dipende dalla struttura specifica della parete e dalle condizioni climatiche.

Posa delle installazioni nelle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno

Uno dei vantaggi pratici delle pareti interne con struttura a telaio in legno è la semplice integrazione degli impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento. Gli intercapedini tra i montanti offrono canali di passaggio naturali per i cavi, senza necessità di fresature o scalpellature. I cavi elettrici vengono fatti passare in tubi corrugati attraverso i montanti, mentre le prese e gli interruttori vengono inseriti in scatole da incasso, che vengono intagliate nel rivestimento. Per le tubazioni idrauliche di diametro maggiore, i montanti vengono sostituiti o integrati con travi di collegamento orizzontali, in modo da creare l’apertura necessaria.

Il livello di installazione come strato autonomo è una soluzione sempre più diffusa nell’edilizia moderna in legno. In questo caso, davanti alla parete con montanti vera e propria viene applicato un listello aggiuntivo che crea un’intercapedine da tre a cinque centimetri. In questa cavità passano tutti gli impianti, senza attraversare il piano della parete, efficace dal punto di vista della protezione antincendio e dell’isolamento acustico. Questa separazione semplifica notevolmente le successive ristrutturazioni, poiché gli impianti possono essere modificati senza intaccare la struttura portante della parete. Rappresenta inoltre un requisito costruttivo affinché le barriere al vapore e i livelli antincendio possano svolgere la loro funzione in modo duraturo.

Materiali e rivestimenti: cartongesso, fibra di gesso, materiali a base di legno

Il rivestimento costituisce l’aspetto visibile e funzionale della parete interna con struttura a telaio in legno. Esso determina la superficie, le proprietà di isolamento acustico, la protezione antincendio e le possibilità di ulteriore lavorazione. I pannelli in cartongesso (GK) sono di gran lunga il rivestimento più diffuso nella costruzione con struttura a telaio in legno. Sono leggeri, economici, facili da lavorare e, grazie al loro contenuto di gesso, offrono una buona protezione antincendio. Il loro punto debole risiede nella scarsa rigidità alla flessione e nella sensibilità all’umidità, motivo per cui negli ambienti umidi possono essere utilizzati solo nella versione specifica.

I pannelli in fibra di gesso (GF) sono pannelli omogenei costituiti da gesso e fibre di cellulosa, privi di rivestimento in cartone. Sono più pesanti, più rigidi alla flessione e più resistenti dei pannelli in cartongesso, il che li rende ideali per aree soggette a elevate sollecitazioni meccaniche o per costruzioni con requisiti di isolamento acustico più elevati. La loro maggiore massa superficiale migliora sensibilmente l’indice di isolamento acustico. I pannelli a base di legno come l’OSB (Oriented Strand Board, un pannello di trucioli grossolani con trucioli orientati) vengono utilizzati nell’edilizia con struttura in legno soprattutto come rivestimento di rinforzo sul lato esterno della costruzione, ma si trovano anche nelle pareti interne quando è richiesta una superficie robusta e resistente alle sollecitazioni meccaniche oppure quando la parete deve svolgere funzioni statiche.

I pannelli in fibra di legno e in fibra morbida, realizzati con materie prime rinnovabili, stanno acquisendo sempre più importanza nell’edilizia ecologica in legno. Offrono buone proprietà di isolamento termico, una certa capacità di regolazione dell’umidità e un clima interno piacevole grazie alle proprietà igroscopiche del legno. Le loro proprietà fonoisolanti dipendono dalla densità apparente: i pannelli in fibra di legno ad alta densità con un elevato peso per unità di superficie possono essere utilizzati come rivestimento per pareti fonoisolanti, mentre i pannelli in fibra morbida, più leggeri, trovano piuttosto impiego come strato isolante nell’intercapedine della parete. La combinazione di diversi materiali di rivestimento in un’unica struttura consente di unire i rispettivi punti di forza e di soddisfare in modo mirato i requisiti di fisica delle costruzioni.

Norme, progettazione ed errori comuni nelle pareti interne con struttura a telaio in legno

La progettazione delle pareti interne con struttura a telaio in legno si muove all’interno di un quadro costituito da norme, omologazioni e requisiti previsti dalle normative edilizie. La norma DIN 4109 disciplina l’isolamento acustico nell’edilizia e stabilisce i requisiti minimi per le pareti divisorie tra unità d’uso. La norma DIN 18180 descrive i pannelli in cartongesso, mentre la norma DIN EN 520 ne definisce la classificazione europea. Per la protezione antincendio fanno fede i rispettivi regolamenti edilizi regionali, che fanno riferimento alla norma europea di classificazione EN 13501. Le costruzioni con struttura in legno non coperte da omologazioni generali dell’autorità di vigilanza edilizia o da Valutazioni Tecniche Europee (ETA) richiedono, in singoli casi, l’approvazione specifica da parte dell’autorità edilizia competente.

Gli errori di progettazione più frequenti nelle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno riguardano soprattutto l’isolamento acustico. La sottovalutazione della trasmissione laterale fa sì che pareti ben progettate dal punto di vista matematico non soddisfino i requisiti nella pratica. La mancanza di strisce di disaccoppiamento nei punti di raccordo tra pareti e solai, i collegamenti diretti tra i due strati di una parete a doppio strato causati da impianti o fissaggi, nonché le lacune nell’isolamento sono cause tipiche. Altrettanto problematica è la modifica a posteriori delle pareti interne senza verificare il rinforzo delle lastre: chi rimuove una parete interna progettata come elemento di rinforzo, altera il sistema statico dell’intero edificio.

Per quanto riguarda la protezione antincendio, sono soprattutto i fori per gli impianti ad essere trascurati in fase di realizzazione. Ogni apertura non sigillata a regola d’arte in una parete classificata per la protezione antincendio ne compromette l’efficacia. Il controllo regolare dell’esecuzione da parte della direzione dei lavori e un’accurata documentazione dei prodotti utilizzati e delle relative omologazioni non sono quindi un obbligo burocratico, ma una necessità tecnica.

Pareti interne con struttura in legno nel contesto dell’edilizia sostenibile

Le pareti interne con struttura a telaio in legno si integrano organicamente nel concetto di edilizia sostenibile. Il legno, in quanto materia prima rinnovabile, assorbe CO₂ durante la sua crescita, che rimane immagazzinata a lungo termine una volta utilizzato nell’edilizia. La produzione di montanti in legno e di materiali a base di legno è nettamente più efficiente dal punto di vista energetico rispetto alla produzione di cemento armato o muratura in mattoni. La possibilità di smantellamento e riciclaggio al termine del ciclo di vita, intrinseca nella struttura a telaio in legno, è in linea con i principi dell’economia circolare nel settore edile.

La snellezza della struttura riduce l’ingombro a terra e il peso dell’edificio, consentendo fondazioni più leggere e riducendo l’impiego di risorse nell’intero sistema. Allo stesso tempo, l’edilizia sostenibile con pareti interne in struttura a telaio in legno richiede un’attenta selezione dei materiali: i rivestimenti in gesso sono sì riciclabili, ma la loro produzione richiede un elevato consumo energetico; i pannelli a base di legno possono contenere leganti che influenzano la qualità dell’aria interna. Chi costruisce in modo coerentemente ecologico sceglie prodotti con dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) e presta attenzione alle classi di emissione secondo lo schema AgBB o procedure di prova comparabili.

Le pareti interne con struttura in legno, se progettate e realizzate correttamente, rappresentano una soluzione strutturalmente matura, controllabile dal punto di vista della fisica delle costruzioni ed ecologicamente sensata per l’edilizia residenziale e commerciale moderna. I loro punti di forza risiedono nella precisione della prefabbricazione, nella flessibilità della planimetria e nella possibilità di integrare tutti i requisiti tecnici in una struttura snella. I loro limiti si riscontrano laddove sono richieste masse elevate, sia per un isolamento acustico estremo, sia per la massa termica nell’isolamento termico estivo, sia per la resistenza alle sollecitazioni meccaniche. Questi limiti non rappresentano una debolezza del sistema costruttivo, ma un invito all’ibridità: le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno possono essere combinate con elementi massicci laddove la funzione lo richieda. Non si tratta di una soluzione di compromesso, ma dell’essenza stessa della buona architettura.

Per l’ottava volta, l’Associazione Arketipos e il Consiglio di quartiere della città di Bergamo hanno organizzato l’evento internazionale i maestri del paesaggio. L’edizione 2018 si è concentrata sulla base di ogni paesaggio: le piante. Il tradizionale momento culminante e conclusivo è stato il Convegno internazionale di due giorni, il 21 e 22 settembre al Teatro Sociale, con conferenze di rinomati architetti e designer del paesaggio.

Il connubio tra rurale e urbano, tra pietra costruita e pianta non poteva funzionare meglio di quest’anno de I maestri del paesaggio: due le sedi dominanti – le conferenze nello storico Teatro Sociale si sono alternate alle pause nella verde Piazza Vecchia.

La metamorfosi verde di Piazza Vecchia – modello di cultura edilizia urbana storicamente evoluta – è stata il fulcro e l’anello di congiunzione onnipresente dell’evento di quest’anno dal tema „Paesaggio vegetale“. È stato quindi naturale chiedere al garden designer olandese Piet Oudolf di creare l’intervento temporaneo. Tuttavia, Oudolf aveva delle riserve prima di progettare la cosiddetta Piazza Verde: „Normalmente, un giardino si sviluppa solo in un certo periodo di tempo. Questa volta, tutto doveva essere pronto in tempo per l’evento“. Nonostante la pianificazione, secondo Piet Oudolf è necessaria anche molta improvvisazione. Questa è la grande arte del designer, che fa parte del movimento New Perennial: pianifica, valuta in anticipo quali piante sono adatte, dove piantare quale varietà, fa schizzi, concettualizza – e alla fine il tutto appare ancora più naturalistico, impulsivo e vivace. Il fatto che sembri così fluido è dovuto al modo in cui dispone le piante, soprattutto le perenni e le erbe, nelle cosiddette „derive“. È riuscito a catturare l’atmosfera di un paesaggio selvaggio e a integrarlo nello spazio urbano.

Da questo paesaggio selvaggio percepito, in cui i visitatori si sono impegnati in conversazioni rilassate, hanno trovato relax e l’atmosfera della cultura edilizia italiana, l’attenzione si è spostata sui contenuti all’interno del Teatro Sociale, l’imponente edificio con ringhiere in legno e travi a vista. In un talk show, il paesaggista olandese Piet Oudolf, l’architetto di giardini e autore statunitense Thomas Rainer e Nigel Dunnett, professore di progettazione vegetale e orticoltura urbana all’Università di Sheffield, hanno discusso, tra le altre cose, la loro concezione di paesaggista. Dunnett è un pioniere di un nuovo approccio ecologico alla progettazione di giardini e spazi pubblici. Al centro del lavoro di Nigel Dunnett c’è l’integrazione di ecologia e orticoltura per ottenere un paesaggio coordinato dinamico e diversificato con un basso sforzo e un alto impatto. Anche se le sperate discussioni infuocate e le entusiasmanti posizioni opposte non si sono concretizzate, il talk show ha fornito una solida base in termini di contenuti.

Mentre Louis Benech – una superstar tra gli architetti paesaggisti francesi, il primo a ridisegnare una sezione della famosissima Versailles – e Filippo Pizzoni, architetto paesaggista italiano, discutevano della loro etica del lavoro e dei giardini che hanno realizzato fino ad oggi, Kristina Knauf, urbanista di MVRDV, e Sandra Piesik, architetti britannici, si sono concentrati su uno sviluppo urbano più ampio e verde in tempi di cambiamenti climatici. Gli uomini si sono concentrati su esempi specifici, mentre le donne hanno guardato al quadro generale.
In qualità di responsabile di vari progetti, Knauf ha spiegato che l’ufficio si preoccupa di fornire una quantità sufficiente di verde nei suoi piani e nelle sue realizzazioni. „È estremamente urgente affrontare il tema dell’adattamento al clima“, afferma Knauf. In un progetto attuale, il centro della città di Eindhoven deve essere trasformato in un collegamento verde tra tre spazi verdi. A tal fine, le pareti e i tetti devono essere progettati come spazi verdi. „Alla fine, dovrebbe sembrare che abbiamo capovolto la città e l’abbiamo immersa in un vaso di vernice verde“. Tuttavia, è importante creare un verde produttivo e considerare dove ha senso.
L’architetto Sandra Piesik è l’autrice di HABITAT: Vernacular Architecture for a Changing Planet. La sua pubblicazione riunisce un team internazionale di oltre cento esperti di varie discipline. Gli autori esaminano l’architettura vernacolare nel contesto delle zone climatiche, degli ecosistemi, delle risorse rinnovabili e dello sviluppo urbano. Il libro è un viaggio attraverso ottanta Paesi e le cinque zone climatiche del mondo. L’opera è stata realizzata nel contesto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Simbiosi tra architettura e paesaggio

Un esempio del possibile successo di una simbiosi tra architettura e paesaggio è il progetto dello studio danese BIG. Lo scorso anno, il Gruppo Bjarke Ingels ha vinto il concorso per l’ampliamento dello stabilimento di San Pellegrino Terme. Questo stabilimento si trova a San Pellegrino dal 1899 ed è circondato da una natura pittoresca, dall’acqua del fiume e dalle montagne. Il marchio San Pellegrino è anche parte dell’economia e della cultura italiana.
È ovvio che gli architetti devono rispettare il contesto culturale e sociale quando realizzano i progetti. Naturalmente si possono incorporare nuove prospettive, ma il luogo e il suo aspetto non devono essere oscurati. Il Bjarke Ingels Group promette di fare proprio questo con il progetto del nuovo stabilimento della San Pellegrino. Il nuovo progetto non sovrappone alla fabbrica elementi estranei: Il progetto combina l’architettura modulare della fabbrica con elementi ripetitivi del classicismo e del razionalismo italiano. Lo spazio varia ampliando e riducendo la luce degli archi. Di conseguenza, l’architettura si muove e scorre come il fiume in loco. Tutto sembra avere una struttura fluida.

A dopo, Bergamo

Mentre Milano offre la moda e Venezia l’arte e l’architettura, Bergamo è dedicata all’architettura del paesaggio e all’arte dei giardini. L’evento funge da forum per lo scambio di diverse discipline, tutte dedicate al paesaggio in una forma o nell’altra. L’edizione di quest’anno si è concentrata sull’intreccio tra architettura e paesaggio e sul ruolo delle piante nel contesto della crescita urbana, della ridensificazione e dell’adattamento al clima.

Per saperne di più su questo tema è possibile consultare il numero di novembre 2018 di Garten+Landschaft.

Posta da Vienna (3)

Casa-mia

Immagine nel magazzino: il modellino della Banca Centrale Europea alto quasi quattro metri

Spegnere. E scrivere di qualcosa che non è direttamente collegato alle esperienze in ufficio – in qualche modo non è così facile! A volte basta un semplice sguardo fuori dalla finestra davanti a una tazza di caffè. Uno stormo di uccelli. Con gli occhi stretti, seguo gli uccelli mentre sorvolano il parco Augarten di Vienna e poi scompaiono dietro un’enorme torre di cemento. Sta lì, silenziosa e in qualche modo minacciosa. Un buon argomento per una piccola digressione, credo, perché questa torre è sempre stata parte di una discussione su come trattare la storia, un argomento appassionante per un architetto (in erba)!

Le rovine sono una delle sei postazioni di difesa aerea erette durante la Seconda Guerra Mondiale per difendersi dagli aerei e proteggere la popolazione, e da allora caratterizzano il paesaggio urbano di Vienna in posizioni di rilievo all’interno della città. Dalla fine della guerra, si è discusso su cosa fare delle torri, compresa l’idea di farle saltare in aria e farle scomparire completamente dal paesaggio urbano.

Da un lato, sono „testimoni di pietra della storia“ che hanno un valore commemorativo e dovrebbero quindi rimanere. I monumenti sono stati progettati dal regime, i critici delle conversioni o delle idee di utilizzo delle torri le vedono come „ferite“ urbanistiche destinate a ricordare le catastrofi della guerra e la caduta del regime nazionalsocialista. E che quindi dovrebbero essere lasciate decadere senza alcun intervento. D’altra parte, la questione di come utilizzare le vecchie strutture riprogrammandole continua ad emergere: l’idea di utilizzare le torri dell’Augarten come deposito di dati è fallita, così come i piani di demolizione o abbattimento, a causa degli enormi costi, ma naturalmente anche per le critiche sopra esposte. Una torre antiaerea nell’Arenbergpark di Vienna ospita, tra l’altro, un deposito del Museo di Arti Applicate e funge anche da progetto artistico walk-in. (maggiori informazioni: Torre d’arte contemporanea, in breve CAT)

La torre di Esterhazypark, nel centro del Sesto Distretto, è stata la base per numerosi interventi architettonici. Ad esempio, al suo interno si trova un acquario, la facciata è utilizzata come parete da arrampicata e, dall’anno scorso, sul tetto c’è anche un bar, che offre ai visitatori una vista davvero magnifica dell’area circostante i quartieri interni di Vienna. Un vantaggio che COOP Himmelb(l)au ha voluto sfruttare anche per offrire ai viaggiatori un’esperienza unica. Un albergo previsto per il tetto della torre, l'“Hotel Flakturm“, è stato respinto dal governo cittadino nonostante la presentazione dei necessari permessi di costruzione.

L’ultimo percorso delineato di (ri)utilizzo e contemporanea „conservazione“ della sostanza esistente mi sembra un buon modo di preservare il passato, utilizzandolo come base. Partendo da questa idea di base, aggiungendo nuove funzioni si possono rendere tangibili certe impressioni per il visitatore. Questo approccio può essere audace, ma non intende assolutamente banalizzare eventi storicamente rilevanti; al contrario, dovrebbe „stimolare“ la discussione e diventare parte di un modo di pensare orientato al futuro.

Il tema della memoria è stato al centro della mia attenzione anche lunedì mattina in ufficio, mentre facevo una ricerca sull’hotel flak tower nel database interno della COOP Himmelb(l)au. Mi ha stupito la ricchezza dei progetti realizzati nei 46 anni di esistenza dell’ufficio di Vienna.

Curiosa di sapere che fine avessero fatto tutte le idee e i progetti non realizzati, che hanno tutti un valore almeno affettivo, mi sono informata e ho scoperto che esiste un’enorme collezione di vecchi modelli concettuali e di consegna, che rimangono in un magazzino di Vienna, ben ordinati, per essere utilizzati in esposizioni in tutto il mondo, o come raccolta di ricordi e „catalogo di idee“. Qualche giorno dopo, mi è stata data l’opportunità di andare per un giorno a immergermi in questo mondo di „visioni costruite“ e „pensieri congelati“: In mezzo a una sala dove centinaia di progetti e idee sono conservati senza tempo, mi rendo improvvisamente conto di quanto sia importante fermarsi ogni tanto, ricordare e, soprattutto, non scartare nulla di ciò che un tempo si riteneva una buona idea. Le buone idee hanno un valore infinito, bisogna custodirle come un tesoro: chissà, prima o poi potrebbero servirci di nuovo.

L’Accademia Baumeister è sostenuta da Graphisoft

Dresda: raffreddato in modo intelligente

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Attraverso vari progetti e misure, Dresda si è fatta un nome come città che affronta con coraggio il caldo. Credito: Michael Treu via pixabay

Attraverso vari progetti e misure, Dresda si è fatta un nome come città che affronta con coraggio il caldo. Credito: Michael Treu via pixabay

Dopo la riunificazione, la domanda di spazio abitativo a Dresda è aumentata di un terzo. Di conseguenza, la capitale dello Stato sassone ha costruito molto, con conseguenze negative per le aree dismesse e il verde urbano. L’aumento della densificazione e dell’impermeabilizzazione e la diminuzione degli spazi verdi e aperti favoriscono la formazione di nuove isole di calore. Da qualche anno, tuttavia, Dresda si affida all’aiuto dell’intelligenza artificiale, oltre che alle misure convenzionali come l’impermeabilizzazione.

Il consiglio comunale di Dresda si occupa da anni dei cambiamenti climatici e delle modifiche necessarie. Ad esempio, come a Francoforte sul Meno, in futuro le facciate verdi diventeranno obbligatorie, ma solo per i nuovi edifici e per le facciate grandi e prive di finestre con una superficie superiore ai 25 metri quadrati. Tuttavia, questo non è sufficiente per le estati molto calde, l’estrema siccità delle falde acquifere e l’elevato rischio di incendi nella Sassonia orientale, nella Valle dell’Elba e a Dresda. Le ondate di calore che si verificano ogni anno stanno già causando problemi di salute a molte persone e danni alle infrastrutture verdi.

Tuttavia, Dresda si è fatta un nome come città che resiste coraggiosamente al caldo: Come città modello, è richiesta a livello nazionale per le sue competenze. Ciò è dovuto a importanti studi portati a termine, come il „Regklam“ sull’adattamento climatico regionale, all’attuale rete di ricerca „HeatResilientCity“, che ha ricevuto il premio tedesco per la sostenibilità nel 2022, e a riconoscimenti come il premio per „Dresden baut Grün“ come comune attivo sul clima nel 2020.

Secondo il sindaco per l’ambiente Eva Jähnigen, Dresda è tecnicamente ben posizionata quando si tratta di adattarsi al caldo. Ciò che ancora manca è l’attuazione nella vita quotidiana della città, poiché molte misure non ricevono risorse sufficienti per essere messe in pratica in modo generalizzato. „I compiti di adattamento al clima devono diventare parte dei nostri servizi pubblici e un compito obbligatorio. Tutto ciò che viene costruito di recente deve essere progettato secondo questi criteri“, ha dichiarato Jähnigen.

Una misura di adattamento pratica a Dresda è la protezione dal calore nell’ambito della rinaturalizzazione dei corsi d’acqua della città. Secondo il sindaco Dirk Hilbert (FDP), negli ultimi anni Dresda ha investito diversi milioni di euro in questi progetti. Tuttavia, è difficile trovare informazioni più dettagliate e la prolungata siccità sta causando problemi anche ai fiumi rinaturalizzati. Di conseguenza, non possono contribuire ad attenuare le isole di calore in città durante i periodi caldi, come auspicato.

Dresda vuole anche posizionarsi come città-spugna e riorganizzare il deflusso delle piogge. La città non deve essere preparata solo per il caldo, ma anche per le forti precipitazioni. Misure come l’apertura di superfici sigillate, bacini di ritenzione, fossati e cisterne permetteranno alla città di assorbire l’acqua piovana a livello locale invece di scaricarla. Ulteriori spazi verdi possono anche contribuire a raffreddare la città.

Un progetto pilota al Südpark di Dresda sta già testando come ottimizzare l’infiltrazione dell’acqua piovana. Per il nuovo municipio tecnico della città, realizzato da Ed. Züblin e Dressler Bau, è prevista una cisterna con una capacità di dieci metri quadrati, che verrà utilizzata per irrigare spazi verdi e alberi. Il regolamento dei parcheggi della città prevede già che i parcheggi debbano essere costruiti con pavimentazioni in erba, in modo da essere permeabili all’acqua. Nel parcheggio deve essere piantato un albero ogni cinque posti auto. In futuro anche le fermate degli autobus dovranno essere dotate di tetti verdi.

Anche a Dresda è in corso un progetto innovativo di pianificazione urbana e dei trasporti: KLIPS è una piattaforma informativa basata sull’intelligenza artificiale per la localizzazione e la simulazione delle isole di calore. Questa piattaforma dovrebbe consentire di localizzare le isole di calore in tempo reale utilizzando una rete di sensori locali e l’intelligenza artificiale. Dovrebbe anche essere possibile fare una previsione per riconoscere e scongiurare il rischio di isole di calore in tempo utile.

KLIPS si basa in gran parte su dati esistenti, come quelli delle città pilota e quelli satellitari della flotta Sentinel del programma di osservazione della Terra Copernicus. Le nuove reti di sensori a Dresda e Langenfeld sono destinate ad aumentare la risoluzione spaziale di questi dati, in modo da ottenere dati di misurazione affidabili a livello locale. Queste reti misurano permanentemente le temperature in punti particolarmente sensibili alla temperatura nell’area urbana.

I dati del KLIPS saranno utilizzati anche per addestrare gli algoritmi di intelligenza artificiale nell’ambito dell’apprendimento automatico. In questo modo sarà possibile valutare le conseguenze della pianificazione edilizia e dei trasporti sulle isole di calore e l’effetto delle misure previste per ridurre le isole di calore.

L’avvio del KLIPS è previsto per la primavera del 2023. Per allora, la città di Dresda prevede di distribuire 300 sensori di temperatura in tutta la città. Il sistema funzionerà almeno fino al 2026 e fornirà importanti informazioni sulle isole di calore in città. Il governo federale finanzia il progetto con 2,3 milioni di euro dal Ministero del Digitale e dei Trasporti fino al 2024. Anche i partner del progetto partecipano con un proprio contributo.

L’auspicio di KLIPS è di diventare uno strumento integrale per la pianificazione edilizia e dei trasporti. Il progetto mira a creare una base di dati per la previsione della situazione termica locale. Oltre ai 300 sensori, anche i dati satellitari, catastali, meteorologici e climatici completeranno il quadro dei dati. Da questa modellazione digitale si possono ricavare diverse applicazioni. Tra queste potrebbe esserci, ad esempio, un sistema di allerta calore per informare la popolazione in modo più mirato in caso di temperature estreme.

Sulla base del database, la città dovrebbe anche essere in grado di stimare come i corsi d’acqua, l’ombreggiatura, l’inverdimento delle facciate, gli alberi e la progettazione delle superfici influenzino il microclima locale. Di conseguenza, il KLIPS potrebbe informare la progettazione di strade, piazze e parchi pubblici, nonché le fermate del trasporto pubblico locale e la questione dell’eventuale rinverdimento dei binari ferroviari.

Oltre alla città di Dresda, sono coinvolti nel KLIPS diversi altri attori: Software AG, l’Istituto ambientale ERGO, il Centro aerospaziale tedesco, l’Istituto Fraunhofer Heinrich Hertz, l’Istituto per i sistemi informativi dell’Università di Scienze Applicate di Hof, l’Istituto Leibniz per lo sviluppo ecologico urbano e regionale e le aziende Pikobytes, terrestris e meggsimum. Anche la città di Langenfeld, nella Renania, è un comune pilota del progetto di ricerca.

In quanto città pilota e città tedesca leader nelle misure di riscaldamento, Dresda è anche coinvolta nel programma MAtchUP dell’UE. Questo programma modello per lo sviluppo urbano sostenibile sta studiando come le applicazioni smart city possano fornire soluzioni intelligenti per la trasformazione urbana. Anche Valencia e Antalya sono coinvolte in questo programma.

I primi risultati di KLIPS sono molto attesi. Dopo tutto, i dati in combinazione con l’intelligenza artificiale potrebbero dare un contributo significativo all’adattamento alle temperature più calde del futuro e, tra l’altro, proteggere la salute dei residenti di Dresda e la flora e la fauna della città.

Inoltre, è necessario adottare misure per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico il più rapidamente possibile. A Dresda, come in quasi tutte le altre grandi città, mancano ancora progetti che abbiano una visione più ampia della protezione del clima, come ad esempio un significativo miglioramento dell’efficienza energetica nel settore edilizio o un consistente inverdimento dei tetti della città.

Maggiori informazioni su questo tema in G+L 06/23.

Pubblicato nell’ambito dell’iniziativa internazionale Beat the Heat.

Bando del Premio di architettura del paesaggio del Baden-Württemberg 2022

Casa-mia

Per la prima volta, l’Associazione statale del Baden-Württemberg dell’Associazione degli architetti paesaggisti tedeschi organizza il Premio di architettura del paesaggio del Baden-Württemberg 2022. I partecipanti interessati possono presentare domanda fino al 16 luglio 2021. Per maggiori informazioni sulla partecipazione e sulle condizioni di partecipazione, consultare il sito.

Il 31 maggio la bdla, Landesverband Baden-Württemberg e.V., ha indetto per la prima volta il Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022. Il concorso si terrà poi ogni due anni. Il motivo del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022 è la rapida crescita delle esigenze nelle città e nei comuni del Baden-Württemberg. La crescita, la ridensificazione, i concetti contemporanei di vita, lavoro e mobilità, nonché le esigenze di protezione del clima e della biodiversità fanno sì che i nostri comuni debbano affrontare nuove sfide. Secondo il sito web, anche la risorsa „paesaggio“ sta diventando sempre più scarsa. La professione dell’architettura del paesaggio potrebbe dare un contributo prezioso „per un approccio sostenibile e a prova di futuro al nostro paesaggio“. Di conseguenza, il Premio Baden-Württemberg per l’architettura del paesaggio premia gli spazi aperti e i paesaggi progettati in modo creativo e i progetti in questo campo.

Il portale di candidatura è a disposizione dei partecipanti interessati dal 31 maggio 2021. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è il 16 luglio 2021 a mezzanotte.

L’associazione statale ha inoltre indicato i seguenti punti come obiettivi del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022:

Il patrocinio del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022 sarà assunto in primo luogo dal Ministro Thekla Walker per il Ministero dell’Ambiente, della Protezione del Clima e del Settore Energetico del Baden-Württemberg e in secondo luogo dal Ministro Nicole Razavi per il Ministero dello Sviluppo Regionale e delle Abitazioni del Baden-Württemberg.

Condizioni di partecipazione al Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022

Da un lato, possono partecipare gli architetti del paesaggio tedeschi e stranieri laureati in architettura del paesaggio o in pianificazione degli spazi aperti e del paesaggio. D’altro canto, possono candidarsi anche i membri di altre discipline, purché siano membri della bdla, nonché i gruppi di lavoro che coinvolgono i suddetti. L’associazione regionale invita anche i clienti a presentare i loro progetti insieme ai partecipanti idonei.

Inoltre, è bene sapere che sono esclusi dalla presentazione i progetti di ricerca degli studenti e le tesi di laurea e di master. Per ogni progetto deve essere versata una quota di partecipazione di 200 euro, ma i soci bdla ne sono esenti. E: ogni partecipante può presentare un massimo di cinque progetti e un massimo di un progetto per categoria. Per ogni progetto possono essere caricati al massimo undici elementi grafici.

Possono essere presentati progetti realizzati nel Baden-Württemberg tra il 1° gennaio 2015 e la data di premiazione.

Categorie del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022

Oltre al premio principale, il Baden-Württemberg Landscape Architecture Prize 2022, l’associazione statale assegnerà anche premi nelle seguenti otto categorie

Premi speciali e premio del pubblico

Inoltre, la giuria nominata (vedi sotto) può assegnare premi speciali per „Costruire in dettaglio“ e „Giovane architettura del paesaggio“ tra le opere nominate. Per il premio speciale, i partecipanti non devono avere più di 40 anni e/o l’iscrizione all’Ordine degli Architetti non deve avere più di dieci anni.

Inoltre, un premio del pubblico sarà determinato da una votazione online. A tal fine, l’associazione regionale pubblicherà un portale corrispondente a partire dal 20 settembre 2021, dopo l’annuncio dei progetti nominati. Il pubblico interessato, i membri della bdla, gli architetti, gli urbanisti, gli ingegneri e gli altri operatori del settore sono invitati a votare per il Premio del pubblico.

Composizione della giuria

Una giuria ben composta giudicherà i progetti presentati in due turni. La giuria e i giudici aggiunti sono i seguenti:

Panoramica: Le date più importanti

Il Premio Baden-Württemberg per l’Architettura del Paesaggio 2022 è un premio onorario e non è collegato ad alcun premio non monetario o in denaro. La cerimonia di premiazione è prevista per la primavera del 2022. Gli uffici premiati riceveranno un certificato. Inoltre, i progetti premiati saranno registrati su una targa di apprezzamento. È prevista anche la presentazione del premio principale e dei progetti premiati in diverse mostre online. Inoltre, una brochure riassumerà i progetti premiati.

Data di premiazione: 31.05.2021
Termine di presentazione online: 16.07.2021, ore 24.00.
Giuria online: dal 23.07. al 13.08.2021
Annuncio delle candidature: 16/08/2021
Termine ultimo per la presentazione dei documenti: 17/09/2021, ore 16.00
Votazione da parte del pubblico: dal 01.10 al 02.12.2021
Riunione della giuria: 02.12.2021
Cerimonia di premiazione: primavera 2022, il luogo sarà annunciato per tempo.

Tutte le informazioni sul premio sono disponibili qui.

Altri concorsi del Baden-Württemberg sono disponibili qui.

Spazi liberi! – Spazi per le donne? Lo sviluppo degli spazi aperti nella metropoli di Amburgo

Casa-mia

La 20a conferenza della rete „Donne nella storia della cultura dei giardini“ si terrà ad Amburgo. Le conferenze di venerdì 13 e l’escursione del 14 settembre 2019 si concentreranno sullo sviluppo degli spazi aperti nella metropoli di Amburgo. Il numero di partecipanti è limitato.

La 20a conferenza annuale della rete „Donne nella storia della cultura dei giardini“ si terrà ad Amburgo a metà settembre. La conferenza di quest’anno si concentrerà sullo sviluppo degli spazi aperti nella metropoli dell’Elba, dove verrà presa in considerazione e discussa anche la prospettiva femminile.

Oltre alle artiste, questa volta si parlerà meno dei progettisti e più degli utenti. Ma prima di tutto, l’evento guarderà al passato – a due parchi che erano in anticipo sui tempi e al percorso urbanistico stabilito per il successivo sviluppo degli spazi verdi di Amburgo – per poi concentrarsi sul presente con la „conservazione del patrimonio esistente“ e i „nuovi parchi“. Un’ulteriore conferenza illustrerà la direzione che prenderanno gli sviluppi nei prossimi decenni.

Una conferenza della rete si è già tenuta ad Amburgo nel 2006. In quell’occasione, Karin von Behr aveva invitato i partecipanti all’Elba con il tema „Luoghi d’acqua e riflessioni“.

La rete „Donne nella storia della cultura dei giardini“ è nata dall’omonimo gruppo di lavoro avviato dalla dott.ssa Gerlinde Volland. Il suo scopo è quello di rendere più visibile il lavoro delle donne nella storia della cultura del giardino e della progettazione del paesaggio e di guardare ai temi del giardino da una prospettiva di genere. La conferenza annuale funge da forum per lo scambio e la coltivazione di contatti professionali e personali.

Programma di venerdì 13 settembre – Conferenze

Loki Schmidt Haus, Museum für Nutzpflanzen Botanischer Garten, Ohnhorststraße 18, 22609 Amburgo (il giardino botanico è aperto dalle ore 9.00)

09.30 Arrivo dei partecipanti

10.00 Benvenuto

10.30 Amburgo – lo sviluppo degli spazi aperti all’inizio del XX secolo
Klaus Hoppe, Amburgo
Capo del Dipartimento Pianificazione del paesaggio e degli spazi aperti,
Ministero dell’Ambiente e dell’Energia della Città Libera e Anseatica di Amburgo

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo furono gettate le basi decisive per lo sviluppo strutturale di Amburgo. Il cimitero di Ohlsdorf e il parco cittadino creati in quel periodo sono ancora oggi, dopo più di un secolo, spazi verdi pubblici importanti per l’intera metropoli. Cento anni fa, Fritz Schumacher, all’epoca direttore della pianificazione, sviluppò il cosiddetto „concetto di asse“ per lo sviluppo della città e il collegamento desiderato con l’area circostante sulla base delle condizioni topografiche e naturali. Verrà illustrato in che misura questo modello è ancora valido oggi e come i progetti attuali, come l'“asse paesaggistico Horner Geest“ o il „Lohsepark“ di HafenCity, si rapportano ad esso.

11.30 Sviluppo degli spazi aperti per il domani – „Naturalmente Amburgo!“
Susanne Metz
, Amburgo
Responsabile dell’Ufficio per la pianificazione regionale e lo sviluppo urbano,
Autorità per lo Sviluppo Urbano e l’Edilizia Abitativa della Città Libera e Anseatica di Amburgo

Rispetto alle sfide che ci attendono, le modifiche apportate finora agli spazi aperti storici sono marginali. Il progetto „Cimitero di Ohlsdorf 2050“ serve a garantire la conservazione di questo giardino storicamente significativo anche a fronte di esigenze e richieste in continua evoluzione.

Come elemento della prevista „Città della Scienza 2040“, il Volkspark di Altona, creato subito dopo la Prima Guerra Mondiale, farà parte di un nuovo quartiere per la scienza, l’economia e le abitazioni. Quali sono i rispettivi punti di partenza? Quali sono le prospettive per i prossimi 20-30 anni?

12.30-14.00 Pausa pranzo

14.00 Utilizzo dello spazio aperto sotto l’aspetto femminile
Prof. Dr.-Ing.

Cattedra di Società, Pianificazione degli spazi aperti e Storia dell’architettura dei giardini, Istituto per lo sviluppo degli spazi aperti Geisenheim

Un’attenzione particolare è rivolta agli utenti degli spazi aperti. Non si può pensare che si tratti di un gruppo omogeneo, poiché le esigenze e le richieste sono naturalmente molto diverse. Ragazze e donne di età diverse, ma anche utenti caratterizzati da tradizioni diverse, come le donne migranti, devono essere considerati in modo differenziato. Cosa si aspettano dagli spazi aperti e cosa possono ottenere ora e in futuro?

14.45 Gioco dei bambini, pettegolezzo e controllo sociale: il parco giochi come indicatore della società (dal dopoguerra)
Dr Darijana Hahn
, Amburgo
scienziata culturale freelance

I parchi giochi sono il modo in cui i bambini vogliono giocare o piuttosto il modo in cui i bambini dovrebbero giocare? E abbiamo bisogno di aree di gioco progettate o gli spazi di gioco aperti, non sorvegliati, persino i terreni incolti, non sono molto più attraenti? E come si sentono gli adulti, le mamme e i papà, nel parco giochi? Domande le cui risposte contraddittorie evidenziano lo stato della società.

15.30-16.15 Pausa caffè

16.15 Le donne artiste e il loro lavoro per gli spazi verdi di Amburgo
Anke Tröster
, Amburgo
M.A., storica dell’arte freelance specializzata in arte dei giardini

Le opere d’arte all’aria aperta sono accessibili a tutti, ma parlano a ciascuno in modo individuale e personale. Un incontro sensuale con un oggetto e uno spirito creativo diventa possibile al centro di uno spazio pubblico. Utilizzando l’esempio di alcune artiste, ci si chiederà se esistano posizioni e prospettive specificamente femminili.

17.00 Breve spiegazione della giornata di escursione da parte degli organizzatori; conclusione e prospettive per la conferenza del 2020: Dr. Roswitha Kirsch-Stracke, Hannover

17.30 Fine del programma delle conferenze

Ore 19.00 Incontro per uno scambio di idee e cena insieme presso „fux & ganz“ ad Amburgo-Altona, Bodenstedtstraße 16

Programma di sabato 14 settembre – Escursione

Ore 10.00 Incontro dei partecipanti alla conferenza presso il cimitero di Ohlsdorf, Fuhlsbütteler Straße 756, 22337 Amburgo

10.30 Visita guidata in autobus attraverso il parco cimiteriale e le aree di futura destinazione d’uso ;

Proseguimento verso il parco cittadino di Amburgo a Winterhude con una breve visita guidata;

HafenCity Lohsepark con visita guidata.

14.00 Conclusione con arrivo allo ZOB (vicino alla stazione ferroviaria); fine della conferenza al Museum für Kunst und Gewerbe (distilleria) con eventuale spuntino.

Ulteriori informazioni sulla conferenza e sulla registrazione sono disponibili qui.

La 20a conferenza della rete „Donne nella storia della cultura del giardino“ è organizzata da:

Ann-Christin Neugebauer e Kai Haberland,
Casa editrice Grüner Anzeiger,
Baumkamp 56, 22299 Amburgo,
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Retrieval Augmented Generation (RAG) – quando l’IA ricerca prima di parlare

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Una strada cittadina trafficata accanto a imponenti grattacieli, fotografata da Bin White.

Immaginate un’intelligenza artificiale che non solo risponde, ma fa anche ricerche prima di parlare: sembra fantascienza? Benvenuti nella realtà della Retrieval-Augmented Generation (RAG). Questa tecnologia sta per rivoluzionare il rapporto tra conoscenza, dialogo e pianificazione urbana e solleva questioni completamente nuove in materia di trasparenza, sovranità dei dati e cultura della pianificazione. Le città e gli uffici di pianificazione tedeschi sono pronti per un’intelligenza artificiale che pensa prima di parlare?

  • La Retrieval Augmented Generation (RAG) combina l’IA generativa con una ricerca mirata da fonti di conoscenza esterne.
  • A differenza dei modelli linguistici tradizionali, RAG fornisce sempre informazioni aggiornate, verificabili e contestualmente rilevanti.
  • In particolare, nella pianificazione urbana, RAG consente di generare conoscenze dinamiche, comprensibili e basate sui dati.
  • Campi di applicazione tipici: Relazioni di pianificazione, partecipazione pubblica, monitoraggio, varianti di progetto, sviluppo di scenari.
  • Rilevanza per la governance e la certezza del diritto: il RAG può rivelare le fonti e giustificare le decisioni di pianificazione.
  • Rischi: Qualità dei dati, pregiudizio algoritmico, commercializzazione delle fonti di conoscenza, pregiudizio tecnocratico.
  • Una panoramica delle migliori pratiche di Germania, Austria, Svizzera e delle metropoli internazionali all’avanguardia.
  • Il RAG come opportunità per una progettazione urbana collaborativa, trasparente e più resiliente, se si creano le giuste condizioni quadro.
  • Il cambio di paradigma: dalla competenza statica alla produzione di conoscenza dinamica e basata sul dialogo con l’IA.

Generazione aumentata del reperimento: dalla frase dell’IA alla risposta ricercata

La maggior parte delle persone conosce i modelli di IA generativa come ChatGPT come eloquenti chiacchieroni con un’inclinazione per la mezza conoscenza ben formulata. Ma il prossimo stadio evolutivo ha un nome ingombrante: Retrieval Augmented Generation, o in breve RAG. Cosa c’è dietro? Il RAG è una fusione tra l’intelligenza linguistica generativa e il recupero mirato delle informazioni: un tipo di intelligenza artificiale che non solo sembra plausibile, ma recupera anche fatti sostanziali da fonti reali prima di fornire una risposta. Mentre i tradizionali modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) si basano esclusivamente sui dati di addestramento e quindi diventano inevitabilmente obsoleti, RAG collega il modello linguistico con database esterni, documenti, archivi di conoscenze o sistemi di geoinformazione costantemente aggiornati.

Il processo è tanto ingegnoso quanto rivoluzionario: in risposta a una domanda dell’utente, il modello cerca innanzitutto informazioni rilevanti da fonti collegate, come testi legali, linee guida di pianificazione, dati sul traffico o rapporti di ricerca. Solo a questo punto l’intelligenza artificiale genera una risposta basata su questa ricerca, che non solo è coerente dal punto di vista linguistico, ma è anche fondata in termini di contenuto. Le fonti sono identificate in modo trasparente, il che distingue i sistemi RAG dalle spesso criticate „scatole nere“ della ricerca AI. Si tratta di una vera e propria svolta per pianificatori, autorità e sviluppatori urbani: finalmente si può rispondere a domande complesse e tecniche senza doversi affidare a vaghi aneddoti o alla saggezza obsoleta dei libri di testo.

Ma non è tutto. RAG è in grado di gestire anche dati molto eterogenei o non strutturati – siano essi rapporti PDF, protocolli, flussi di dati di sensori o dati amministrativi aperti. Questo apre possibilità completamente nuove per la pratica della pianificazione. Laddove prima era necessario effettuare noiose ricerche, confronti e archiviazioni, RAG può fornire risultati concreti e verificabili in frazioni di secondo. E il controllo rimane sempre alla persona: Ogni risposta può essere rintracciata alla fonte, controllata individualmente e valutata nel contesto urbano. Questo non è solo efficiente, ma anche conforme alla legge – un punto importante quando si tratta di pianificazione territoriale urbana, valutazioni ambientali o partecipazione pubblica.

Naturalmente, il RAG non è una panacea. La qualità dei risultati dipende dalla selezione e dalla manutenzione delle fonti di conoscenza sottostanti. Se queste ultime sono obsolete, parziali o orientate al commercio, anche la migliore IA può solo aggregare ciò che ha a disposizione. Inoltre, rimane il problema che le decisioni di pianificazione complesse richiedono sempre un processo di negoziazione umano e discorsivo. I RAG possono supportare, strutturare e spiegare questo processo, ma non sostituirlo. Tuttavia, la possibilità di ottenere informazioni affidabili, aggiornate e trasparenti con la semplice pressione di un tasto cambia radicalmente la concezione del lavoro sulla conoscenza.

La questione di come i sistemi RAG gestiscono le incertezze è particolarmente interessante. A differenza delle IA tradizionali, che spesso affermano falsità con tono sicuro, i RAG sono in grado di identificare specificamente le incertezze, di indicare fonti alternative e di sottolineare le lacune nei dati. Per la pratica della pianificazione, questo apre la strada a un approccio riflessivo e dialogico alla complessità e a una nuova cultura dell’errore nel trattare la conoscenza. Chiunque creda ancora che l’intelligenza artificiale „impari a memoria“ non ha ancora provato il RAG.

Applicazioni pratiche del RAG nella pianificazione urbana e nell’architettura del paesaggio

Le possibili applicazioni della Retrieval Augmented Generation nella pianificazione urbana e paesaggistica sono diverse e vanno ben oltre le perizie automatizzate. Un campo di applicazione centrale è lo sviluppo di scenari: i sistemi RAG possono simulare varianti progettuali alternative basate sui dati attuali di utilizzo del territorio, sui piani di sviluppo, sui parametri ambientali e sugli indicatori sociali e presentare i rispettivi vantaggi e svantaggi in modo trasparente. Questo non solo accelera i processi di pianificazione, ma li rende anche più comprensibili per tutti i soggetti coinvolti. Ciò è particolarmente importante per i progetti complessi su larga scala, in cui devono collaborare diverse discipline specialistiche, le autorità e il pubblico.

Il RAG può anche dare un contributo decisivo alla partecipazione del pubblico. Invece di montagne di documenti o relazioni tecniche spesso confuse e di difficile comprensione, la tecnologia offre l’opportunità di porre domande specifiche e di ricevere risposte comprensibili e documentate, ad esempio sull’impatto ambientale di un progetto, sul quadro giuridico o sulle alternative nella gestione del traffico. In questo modo, il dialogo con i cittadini può essere portato a un nuovo livello: dalle opinioni alla conoscenza verificabile. La trasparenza delle fonti crea fiducia e abbassa la soglia di inibizione alla partecipazione.

Nello sviluppo urbano in corso e nel monitoraggio dei quartieri esistenti, il RAG consente di generare continuamente analisi aggiornate a partire da dati in tempo reale come il flusso di traffico, il consumo energetico o il microclima. Questo è particolarmente prezioso per le amministrazioni comunali che devono reagire a cambiamenti a breve termine, come ondate di calore, forti piogge o spostamenti del traffico. Invece di affidarsi a rapporti obsoleti o a ipotesi generalizzate, RAG consente di agire in modo dinamico e basato sui fatti. Ciò aumenta la resilienza della città e consente una gestione proattiva delle infrastrutture, degli spazi verdi e dei servizi di mobilità.

Il RAG ottiene un punteggio elevato anche nelle aree della governance e della certezza del diritto. In molti processi di pianificazione è fondamentale giustificare le decisioni in modo comprensibile e documentabile. Collegando automaticamente le dichiarazioni con le fonti ufficiali, i requisiti legali o gli studi scientifici, RAG può contribuire a rendere le decisioni di pianificazione legalmente conformi e a ridurre al minimo la quantità di argomentazioni necessarie. Infine, ma non meno importante, la tecnologia apre nuove possibilità di ricerca: questioni complesse, come l’adattamento al clima, la biodiversità o la giustizia sociale, possono essere analizzate più velocemente, più ampiamente e più dettagliatamente con RAG rispetto al passato.

Un esempio pratico: la città di Zurigo sta attualmente testando sistemi basati su RAG per riconoscere automaticamente gli schemi nella valutazione dei feedback dei cittadini sui progetti di sviluppo urbano e confrontarli con gli attuali principi di pianificazione. A Vienna, il RAG viene utilizzato per valutare in tempo reale l’impatto dei nuovi progetti edilizi sul microclima e per proporre varianti di progettazione alternative. Anche in Germania sono in corso i primi progetti pilota, ad esempio per la valutazione digitale delle valutazioni di impatto ambientale o per l’analisi automatizzata dei piani di sviluppo. Lo slancio è enorme e il potenziale è lungi dall’essere esaurito.

Potenzialità, rischi e questioni etiche: il RAG nella cultura della pianificazione

Per quanto promettente possa essere la generazione aumentata del recupero per la pianificazione urbana, le sfide sono altrettanto grandi. Al centro c’è la questione della qualità dei dati: come vengono selezionate, mantenute e aggiornate le fonti di conoscenza collegate? Chi decide quali studi, linee guida o testi giuridici sono rilevanti – e quali sono esclusi? Soprattutto nella pianificazione urbana, dove i conflitti di interesse e gli obiettivi politici fanno parte della vita quotidiana, la governance della base di conoscenze è centrale. Fonti di dati commercializzate o contenuti selezionati da algoritmi possono portare a distorsioni e mettere a rischio la neutralità dei processi di pianificazione.

Un altro rischio è rappresentato dai pregiudizi algoritmici. Come tutti i sistemi di intelligenza artificiale, anche i modelli RAG si basano su modelli addestrati e possono quindi riprodurre o addirittura rafforzare i pregiudizi esistenti. Se, ad esempio, i dati storici sullo sviluppo urbano con squilibri sociali vengono incorporati negli scenari senza riflettere, c’è il rischio di perpetuare tecnocraticamente le disuguaglianze. In questo caso, pianificatori, amministrazioni e sviluppatori sono chiamati a non fraintendere l’IA come un’autorità neutrale, ma come uno strumento che deve essere monitorato criticamente e rivisto regolarmente. Trasparenza, tracciabilità e interfacce aperte sono essenziali per creare fiducia e prevenire abusi.

Non va inoltre sottovalutato il pericolo della commercializzazione delle fonti di conoscenza. Molte informazioni specializzate di alta qualità sono nascoste dietro paywall o controllate da fornitori privati. Se i sistemi RAG hanno un accesso preferenziale a tali fonti, ciò può portare alla privatizzazione della conoscenza pubblica, con tutti gli svantaggi noti per la trasparenza, la partecipazione e il controllo democratico. Sono quindi necessarie regole chiare su come i dati possono essere selezionati, resi disponibili e utilizzati. I dati aperti e le piattaforme urbane aperte sono elementi fondamentali per una cultura della pianificazione orientata al bene comune.

Anche il coinvolgimento del pubblico specializzato e della popolazione pone nuove sfide. I RAG possono ridurre la complessità e rendere la conoscenza più accessibile, ma senza un’educazione di accompagnamento, spiegazioni comprensibili e formati partecipativi, la tecnologia rischia di diventare una scatola nera. Soprattutto nella pianificazione urbana e paesaggistica, dove l’accettazione e la comprensione sono essenziali, i RAG non devono portare al disconoscimento, ma devono essere visti come un invito alla partecipazione attiva. Ciò presuppone che i sistemi rimangano aperti, spiegabili e adattabili – e che la sovranità sulla pianificazione e sul processo decisionale rimanga alle persone.

In definitiva, i RAG mettono fondamentalmente in discussione la concezione tradizionale della pianificazione. Il ruolo dell’esperto si sta trasformando da monopolista della conoscenza a curatore, moderatore e mediatore tra uomo e macchina. La pianificazione sta diventando più dinamica, più basata sul dialogo e più trasparente, ma anche più esigente. Chi lavora con gli RAG deve essere pronto a convivere con le incertezze, a sopportare le contraddizioni e a giustificare le decisioni più volte. Si tratta di una sfida, ma anche di una grande opportunità per una progettazione urbana resiliente, imparziale e democratica.

Migliori pratiche e prossimi passi: Come le città e gli uffici fanno buon uso del RAG

Come si inizia nel mondo della generazione aumentata del recupero? Le prime esperienze di Germania, Austria e Svizzera lo dimostrano: I progetti RAG di successo si basano su una stretta collaborazione tra pianificatori, esperti informatici, gestori di dati e avvocati. È necessaria una chiara definizione degli obiettivi, come il miglioramento della partecipazione pubblica, l’automazione dei pareri degli esperti o lo sviluppo di scenari basati sui dati. È fondamentale selezionare fonti di conoscenza di alta qualità, aggiornate e pertinenti, che riflettano il contesto locale e siano regolarmente aggiornate.

Un altro fattore di successo è la comunicazione aperta sulle opportunità e sui limiti della tecnologia. A Zurigo, ad esempio, l’introduzione dei sistemi RAG è stata strettamente accompagnata da workshop, corsi di formazione e progetti pilota per promuovere l’accettazione e la comprensione. A Vienna, l’attenzione è rivolta alle interfacce aperte, in modo che esperti esterni, cittadini o start-up possano sviluppare le proprie applicazioni basate sui database di conoscenza della città. Questo fa di RAG un motore per l’innovazione e la collaborazione, anziché un sistema di esperti a compartimenti stagni.

Per gli uffici di pianificazione, RAG offre l’opportunità di posizionarsi come mediatori competenti tra tecnologia, amministrazione e pubblico. Sviluppando i propri database di conoscenze, integrando i geodati o automatizzando le attività di routine, è possibile aumentare l’efficienza e la qualità, senza sacrificare la creatività e l’esperienza individuale. Soprattutto nella competizione internazionale per le soluzioni innovative e lo sviluppo urbano sostenibile, il RAG può diventare un vantaggio localizzativo decisivo.

Il settore pubblico è chiamato a definire il quadro giuridico ed etico del RAG. Regole chiare per la protezione dei dati, la manutenzione delle fonti, la trasparenza e la codecisione sono essenziali per garantire la fiducia nella tecnologia e prevenire sviluppi indesiderati. Programmi di finanziamento, progetti pilota e piattaforme aperte possono contribuire a raccogliere esperienze, definire standard e rafforzare lo scambio tra città, uffici e società civile.

Infine, è necessaria anche la ricerca: in che modo i RAG stanno cambiando la cultura della pianificazione? Di quali nuove competenze hanno bisogno i pianificatori in un mondo del lavoro caratterizzato dall’IA? Come si possono spiegare gli algoritmi, riconoscere gli errori e promuovere le innovazioni? Le risposte daranno forma alla città di domani e offriranno alla comunità di pianificazione di lingua tedesca l’opportunità di diventare non solo ritardatari, ma anche pionieri dell’era RAG.

Conclusione: RAG – l’alba di una nuova era di produzione di conoscenza per la città

La Retrieval-Augmented Generation segna un cambiamento di paradigma nella pianificazione urbana, nell’urbanistica e nell’architettura del paesaggio. La combinazione di IA generativa e ricerca mirata crea una nuova qualità del lavoro di conoscenza: aggiornata, trasparente, verificabile e basata sul dialogo. RAG offre a pianificatori, amministrazioni e pubblico l’opportunità di rispondere a domande complesse in modo più rapido, informato e comprensibile, mantenendo il controllo su fonti, processi e decisioni.

Ma la tecnologia non è un successo sicuro. Richiede il coraggio di essere aperti, la diligenza nella gestione dei dati e una nuova cultura dell’errore nel gestire le incertezze. Chi vede il RAG come uno strumento per una progettazione urbana collaborativa, resiliente ed equa può beneficiare di enormi guadagni di efficienza, di una migliore partecipazione e di soluzioni sostenibili. Chi si trincera dietro le vecchie routine rischia di essere lasciato indietro dalle dinamiche di conoscenza di altre città e uffici.

La questione non è se il RAG cambierà la pianificazione urbana, ma come dare forma a questo cambiamento. La comunità di pianificatori di lingua tedesca ha ora l’opportunità di definire gli standard, affrontare i rischi e sfruttare il potenziale di questa tecnologia per il bene comune. La posta in gioco è alta: il futuro della pianificazione, la qualità della convivenza urbana e la fiducia nella democrazia digitale. È bene che l’intelligenza artificiale faccia le sue ricerche prima di parlare. Meglio ancora se lo facciamo anche noi.

Elemento centrale dell'area scolastica, il cortile della scuola al livello del seminterrato collega le tre parti dell'edificio. Crea un'atmosfera aperta e invitante per gli alunni. Foto: Max Leitner

Con il suo concetto di modello, la Franz-Binder-Verbundschule di Neckarsulm apre nuove prospettive agli alunni. Per la prima volta nello Stato, il suo modello integra i programmi educativi della Realschule, della Gemeinschaftsschule e della Werkrealschule in un panorama educativo completo sotto lo stesso tetto. In questo modo, la scuola integrata si rende indipendente dagli attuali cambiamenti strutturali e di politica scolastica e può reagire in modo flessibile ad essi. Inoltre, crea per i suoi alunni un programma di apprendimento orientato al futuro e alle loro esigenze.

La realizzazione architettonica della scuola integrata da parte di a+r Architekten segue il principio dei cluster, che organizzano le aree di apprendimento in spazi aperti e flessibili, favorendo così l’interazione e l’apprendimento collaborativo. L’apprendimento nei cluster incoraggia il movimento e l’apprendimento in movimento aiuta a ridurre lo stress e crea un’atmosfera di apprendimento migliore.

„In stretta e intensa collaborazione con gli insegnanti della scuola“, sottolinea Florian Gruner, architetto e direttore generale di a+r, „abbiamo continuamente perfezionato il concetto spaziale della scuola“. La sensibilità e l’impegno dello studio di architettura di Stoccarda e Tubinga si percepiscono in ogni ambiente dell’edificio scolastico. Nella nuova scuola combinata, il più grande progetto edilizio di Neckarsulm, le due scuole comunitarie esistenti di Obereisesheim e Amorbach sono state unite alla Werkrealschule locale ed è stata aggiunta una sezione di scuola secondaria. Dalla sua fondazione nel 2020, la scuola ha dovuto fare affidamento su soluzioni provvisorie in termini di spazio. Il nuovo edificio scolastico rappresenta quindi una pietra miliare sia per gli alunni che per gli insegnanti, dando alla comunità scolastica, composta da circa 850 persone, una casa e una propria identità.

Il campus scolastico sulla Sulm

Il volume dell’edificio della nuova scuola è suddiviso in tre parti che si fondono l’una nell’altra: l’edificio della mensa con l’ingresso principale, l’edificio del cluster al centro e il palazzetto dello sport. L’altezza sfalsata degli edifici crea una divisione visiva della grande massa dell’edificio e allo stesso tempo crea una sequenza di tre aree esterne spazialmente ben definite. Il campus scolastico si apre con l’elemento centrale del cortile della scuola sul sito in forte pendenza a nord verso la Sulm, un affluente del Neckar. Questo collega la scuola al paesaggio circostante. Il nuovo palazzetto dello sport della scuola, diviso in tre parti e in grado di ospitare 400 spettatori, è stato costruito in sostituzione della vecchia e fatiscente palestra Sulm e si affianca alla Pichterichhalle esistente a nord con un collegamento direttoFacciataFinestreLuce naturaleFinestre in legno-alluminioSistema di ventilazioneCalcestruzzo invisibileRecupero del caloreRichiesta energetica primariaRiscaldamento urbanoRiscaldamento localeEdilizia sostenibileEnEVEnEV del 35%
Concetto di approvvigionamento energetico: cogenerazione comunale del palazzetto dello sport, teleriscaldamento scolastico e impianto fotovoltaico
Foto: Max Leitner

Stoccarda, novembre 2024
Ristampa gratuita / copia richiesta

Informazioni su a+r Architects

a+r Architekten è sinonimo di un’architettura solida, rispettosa dell’ambiente e orientata al futuro, con una convincente esperienza nel campo dell’edilizia sostenibile, anche negli edifici esistenti. Fondato nel 1985 dal Prof. Gerd Ackermann e dal Prof. Hellmut Raff, lo studio ha uffici a Stoccarda e Tubinga e impiega circa 100 persone. Oggi è guidato dal Prof. Hellmut Raff, Oliver Braun, Florian Gruner, Alexander Lange e Walter Fritz. a+r Architekten costruisce principalmente per clienti pubblici, per l’industria e il commercio, per le aziende edilizie comunali e per le istituzioni sociali. Lo studio si concentra su metodi di costruzione appropriati, ecologici, funzionali e, di conseguenza, innovativi ed è stato premiato con prestigiosi riconoscimenti: da ultimo con il DAM Prize 2020, Exemplary Building 2020, „best architects 2020“ e il primo posto nella Competitionline Ranking 2019/20 come studio di concorso di maggior successo nel mondo di lingua tedesca.

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