Apprendere modelli di città – L’IA come sistema di feedback nel quartiere

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fotografia ad alto angolo della città-RvCbIQ0S-Lc
Scatto urbano ad alta angolazione incentrato sullo sviluppo urbano sostenibile, fotografato da Markus Spiske

Immaginate una città che non si basa solo sui piani, ma anche sull’esperienza, sugli errori e sugli effetti dell’apprendimento, in tempo reale. I modelli di città che imparano, supportati dall’intelligenza artificiale come sistema di feedback, stanno per modernizzare radicalmente lo sviluppo tradizionale dei quartieri. Chiunque non voglia rimanere indietro nella competizione urbana deve rendersene conto ora: Il futuro della pianificazione urbana non è statico, ma adattivo – e la chiave sta nei dati, negli algoritmi e nelle decisioni coraggiose.

  • Spiegazione di cosa sono i modelli di learning city e come si differenziano dai classici gemelli digitali
  • Il ruolo dell’intelligenza artificiale come sistema di feedback dinamico nel quartiere
  • Esempi di applicazione reali dai Paesi di lingua tedesca e a livello internazionale
  • Opportunità per uno sviluppo sostenibile, resiliente e adattivo del quartiere
  • Nozioni tecniche di base: fonti di dati, interoperabilità, interfacce e integrazione dell’IA
  • Governance, responsabilità e partecipazione nella gestione dei modelli di città che apprende
  • Riflessione critica: rischi, aspetti etici e possibili sviluppi indesiderati
  • Implicazioni pratiche per pianificatori, città e decisori politici
  • Raccomandazioni concrete per l’azione e una prospettiva sul futuro della pianificazione urbana in tempo reale

Modelli di città che apprendono – il prossimo passo evolutivo per lo sviluppo dei quartieri

I modelli di città che apprendono sono molto di più di fantasiose visualizzazioni animate in 3D per la prossima riunione delle autorità edilizie. Sono sistemi complessi, basati sui dati, che non solo creano un’immagine digitale dell’ambiente costruito, ma lo analizzano, lo valutano e lo ottimizzano continuamente. Ciò che li distingue dai classici gemelli digitali urbani è la loro capacità di apprendere dal feedback e dai dati in tempo reale. Questo trasforma i modelli di città in veri e propri sistemi di feedback che rispondono sempre meglio alle sfide della vita quotidiana dei quartieri. Mentre un gemello digitale statico fornisce principalmente un’istantanea, il modello di città che apprende è un processo dinamico: integra nuove informazioni, si adatta, prevede gli sviluppi e fornisce raccomandazioni mirate per l’azione.

Il cambiamento di paradigma è significativo. L’attenzione non si concentra più solo su domande come „Che aspetto ha il nostro quartiere?“ o „Cosa succederebbe se aggiungessimo un edificio qui?“. La classica pratica di pianificazione, caratterizzata da progettazione, approvazione e attuazione, viene quindi sostituita da un ciclo continuo di osservazione, analisi e adattamento. Questo ciclo di feedback è il fulcro dei modelli di città che imparano, e l’intelligenza artificiale svolge un ruolo fondamentale in questo senso.

Soprattutto in tempi di sistemi urbani sempre più complessi, in cui i flussi di traffico, gli impatti climatici, le dinamiche sociali e i flussi energetici sono strettamente intrecciati, la concezione tradizionale e lineare della pianificazione non è più sufficiente. Ciò che conta oggi è la capacità di riconoscere le interrelazioni in tempo reale, comprendere le interazioni e prendere decisioni rapide e fondate. I modelli di learning city forniscono l’infrastruttura tecnica e gli strumenti metodologici necessari a questo scopo, a patto che siano impostati e utilizzati correttamente.

Ma come si presenta tutto ciò nella pratica? Mentre pionieri internazionali come Helsinki e Singapore si affidano già a modelli di città completamente integrati e supportati dall’intelligenza artificiale, molte città tedesche sono ancora in fase sperimentale. Le ragioni sono molteplici: incertezze tecniche, mancanza di interoperabilità, preoccupazioni sulla protezione dei dati e, non da ultimo, paura di perdere il controllo. Eppure il potenziale è enorme: dal controllo intelligente del traffico, all’adattamento climatico lungimirante, alla partecipazione trasparente dei cittadini, la città che apprende apre possibilità quasi illimitate.

È importante che i modelli di learning city non vengano fraintesi come una panacea tecnocratica. Sono strumenti che devono essere utilizzati e modellati da pianificatori coraggiosi, amministrazioni cittadine visionarie e cittadini informati. Solo allora potranno dispiegare tutto il loro effetto e trasformare il quartiere in uno spazio vitale veramente vibrante, adattivo e sostenibile.

L’intelligenza artificiale come sistema nervoso urbano: feedback e apprendimento nel quartiere

Cosa trasforma un modello di città digitale in un sistema di apprendimento? La risposta è tanto semplice quanto rivoluzionaria: un’intelligenza artificiale che raccoglie, analizza e valuta continuamente i dati come un sistema nervoso urbano e ne trae conclusioni. Al centro di tutto ciò ci sono i cicli di feedback, cicli di feedback automatici in cui i dati dei sensori, i feedback degli utenti e le informazioni ambientali confluiscono nella modellazione. L’obiettivo è che il modello urbano diventi un discente attivo che verifica le proprie previsioni, riconosce gli errori e adatta il proprio comportamento.

La gamma di tecnologie utilizzate è ampia. I sensori misurano la qualità dell’aria, i livelli di rumore, i flussi di movimento e il consumo energetico. Telecamere e dati sulla mobilità forniscono informazioni sui flussi di traffico e sulla qualità del soggiorno. Le stazioni meteorologiche e i modelli climatici forniscono informazioni ambientali. Tutti questi dati vengono raccolti in tempo reale e analizzati con algoritmi di apprendimento automatico. L’intelligenza artificiale riconosce gli schemi, individua le anomalie e prevede come determinati interventi – come un nuovo assetto stradale o facciate verdi – potrebbero influire sul quartiere.

Un aspetto particolarmente interessante è l’integrazione del feedback dei cittadini. Tramite app, piattaforme di partecipazione digitale o anche social media, gli utenti possono fornire feedback che confluiscono direttamente nel modello di apprendimento. In questo modo il sistema non è solo incentrato sui dati, ma anche sulle persone. Il quartiere impara non solo dai valori misurati, ma anche dalle esperienze e dalle esigenze dei suoi residenti. Il risultato: misure che non vengono create nel vuoto, ma che contribuiscono effettivamente alla qualità della vita.

In pratica, questi sistemi di feedback creano una nuova forma di controllo urbano. La gestione del traffico può reagire in modo flessibile alle interruzioni. La gestione degli spazi verdi si adatta al comportamento d’uso effettivo. I sistemi di gestione dell’energia imparano a prevedere i picchi di consumo e a ottimizzare le risorse. Tutto questo non avviene come un insieme rigido di regole, ma come un processo intelligente e auto-ottimizzante. L’intelligenza artificiale diventa così il conduttore invisibile della vita urbana di tutti i giorni: sempre all’erta, sempre pronta a imparare.

Naturalmente, l’interazione tra tecnologia, dati ed esperienza umana è molto complessa. Richiede interfacce chiare, standard aperti e una comunicazione comprensibile tra tutte le parti interessate. Solo quando progettisti, tecnici, amministrazione e utenti lavoreranno insieme alla città che apprende si creerà un vero valore aggiunto. La sfida: progettare la tecnologia in modo tale che dia potere e non potere – e che rifletta la diversità della vita urbana piuttosto che standardizzarla.

Opportunità e sfide: Sostenibilità, partecipazione e governance

I modelli di città che apprendono hanno il potenziale per affrontare le sfide urbane del XXI secolo in modo completamente nuovo. L’attenzione si concentra sullo sviluppo sostenibile dei quartieri. Grazie alle analisi guidate dall’intelligenza artificiale, le risorse possono essere utilizzate in modo più mirato, le emissioni possono essere ridotte e gli spazi verdi e aperti possono essere distribuiti in modo ottimale. Le previsioni di adattamento al clima consentono di riconoscere tempestivamente le isole di calore e di gestire le misure edilizie di conseguenza. I modelli di apprendimento possono anche migliorare significativamente la resilienza agli eventi meteorologici estremi – un vantaggio decisivo nell’era del cambiamento climatico.

Un altro vantaggio fondamentale è il rafforzamento della partecipazione. Registrando e analizzando sistematicamente il feedback dei cittadini, si crea una nuova forma di partecipazione. Le decisioni diventano più comprensibili e i processi di pianificazione più trasparenti. Soprattutto quando i modelli sono impostati come piattaforme urbane aperte, possono partecipare non solo l’amministrazione e i pianificatori, ma anche la ricerca, le start-up e la società civile. Il quartiere diventa un palcoscenico condiviso su cui testare e sviluppare soluzioni innovative.

Tuttavia, questa apertura comporta anche nuove sfide. Chi controlla i dati? Chi definisce gli algoritmi? Come si può evitare che interessi commerciali o distorsioni algoritmiche manipolino il modello di città? In questo caso sono essenziali strutture di governance chiare, processi trasparenti e un ampio dibattito sociale. La protezione e la sovranità dei dati non devono essere una questione secondaria, ma devono essere parte integrante di qualsiasi architettura urbana di apprendimento.

Non va inoltre sottovalutato il pericolo di un pregiudizio tecnocratico. Se le decisioni di pianificazione vengono prese solo sulla base di algoritmi, c’è il rischio che vengano trascurati complessi aspetti sociali, culturali ed estetici. I modelli di città che apprendono devono quindi essere progettati in modo da promuovere la diversità e la differenza, senza imporre soluzioni uniche. I modelli migliori sono quelli che non sono solo tecnicamente brillanti, ma anche socialmente sensibili.

Infine, anche la governance politica è un fattore chiave. I modelli di città che apprendono non devono essere scatole nere, ma devono rimanere aperti, spiegabili e controllabili democraticamente. Questo è l’unico modo per garantire la fiducia di tutti i soggetti coinvolti. Il percorso verso la città che apprende non è quindi solo un compito tecnico, ma soprattutto sociale, e parte da ogni singolo quartiere.

Esempi pratici: Da Helsinki ad Amburgo – dove i modelli di learning city stanno diventando realtà

Come si presenta nella pratica l’attuazione dei modelli di città che apprendono? I pionieri internazionali mostrano cosa è possibile fare. A Helsinki, ad esempio, viene utilizzato un gemello digitale supportato dall’intelligenza artificiale per raccogliere e analizzare in tempo reale tutti i dati ambientali, sulla mobilità e sugli edifici. Il sistema simula scenari sulla qualità dell’aria, sui volumi di traffico e sull’impatto climatico, fornendo così una solida base decisionale ai pianificatori e agli amministratori della città. L’aspetto particolarmente interessante è che i cittadini possono visualizzare le simulazioni tramite un’app e fornire il proprio feedback, che a sua volta confluisce direttamente nel sistema.

A Singapore, il governo si affida a un gemello digitale urbano completo che non solo supporta la pianificazione tradizionale, ma anche la gestione delle crisi. Ad esempio, gli eventi di pioggia intensa e le inondazioni sono previsti con l’aiuto di modelli di intelligenza artificiale e le misure appropriate per il drenaggio dell’acqua piovana possono essere attivate automaticamente. La piattaforma cittadina è aperta alla ricerca, alle start-up e agli sviluppatori: un progetto di innovazione urbana collaborativa.

I primi passi coraggiosi sono stati fatti anche in Germania. Nell’ambito della strategia per le città digitali, Amburgo sta lavorando a un modello di apprendimento di quartiere che analizza in tempo reale i flussi di traffico, il consumo energetico e l’inquinamento ambientale. L’obiettivo è sviluppare meccanismi di controllo adattivi per la mobilità e le infrastrutture, che si adattino costantemente a ciò che accade realmente. A Monaco e Ulm sono in corso progetti pilota in cui la tecnologia dei sensori e l’intelligenza artificiale vengono utilizzate per migliorare la qualità della vita negli spazi pubblici.

L’esperienza insegna: Il percorso verso la learning city non è privo di ostacoli. Spesso mancano gli standard tecnici, le interfacce non sono sempre compatibili e c’è ancora spazio per migliorare l’integrazione dei feedback dei cittadini. Ma i vantaggi superano gli svantaggi: reazioni in tempo reale alle perturbazioni, pianificazione lungimirante e una nuova cultura della partecipazione sono possibili – se c’è il coraggio di innovare.

Resta importante che ogni quartiere possa seguire la propria strada. I modelli di learning city non sono modelli, ma devono sempre essere adattati alle caratteristiche, alle culture e alle esigenze locali. Ciò richiede flessibilità, apertura e pazienza, ma è proprio qui che risiede la grande forza di questa nuova filosofia di pianificazione.

Conclusione: la città che apprende non è una tendenza, è una necessità.

I modelli di learning city, supportati da sistemi di feedback dell’intelligenza artificiale, segnano un cambiamento fondamentale nello sviluppo dei quartieri. Sono uno strumento, una piattaforma e un’arena in un’unica soluzione e trasformano la città in un sistema vivente in continua evoluzione. Chi oggi crede ancora di poter vincere le sfide dell’adattamento climatico, dell’urbanizzazione e della diversità sociale con gli strumenti di pianificazione tradizionali, al più tardi domani sarà superato dalle learning cities.

Il futuro della città risiede nella sua capacità di imparare dall’esperienza, riconoscere gli errori e migliorare continuamente. I modelli di learning city sono la chiave di tutto questo: integrano competenze tecniche, creatività umana e responsabilità sociale in un modo senza precedenti. Allo stesso tempo, presentano a pianificatori, amministratori e politici nuove sfide: Devono sperimentare con coraggio, stabilire standard, prendere sul serio la partecipazione e mettere la tecnologia al servizio del bene comune.

Nessuno dovrebbe sottovalutare i rischi: Dalla protezione dei dati alle questioni etiche, fino al rischio di alienazione dovuto all’eccesso di tecnologia, gli ostacoli non mancano. Ma con una governance intelligente, strutture aperte e una genuina volontà di imparare, la città che apprende può diventare il modello per quartieri sostenibili, resilienti e vivibili. Non si tratta di un’idea a breve termine, ma di una necessità – e del prossimo passo logico per tutti coloro che vogliono plasmare gli spazi urbani del XXI secolo.

Chiunque inizi oggi a pensare ai modelli urbani come sistemi di feedback per l’apprendimento, domani non solo pianificherà in modo più efficiente, ma anche più equo, sostenibile e creativo. La città che apprende è più di un modello: è un atteggiamento. G+L continua a tenere il polso di questo sviluppo e vi accompagna come partner affidabile sulla strada del futuro urbano.

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La nostra serie „Edificio sostenibile

L’edilizia sostenibile non è un progetto per il futuro: è necessaria ora. E senza ritardi. Per questo abbiamo dedicato la nostra ultima serie Baumeister alla questione più importante che gli architetti devono affrontare oggi: La sostenibilità. Forniamo risposte alle domande più importanti e mostriamo esempi di come l’architettura sostenibile possa essere realizzata in modo convincente. Nel numero B11, esaminiamo da vicino i nuovi edifici sostenibili. Nel numero B12 esaminiamo come gli edifici esistenti possano essere ristrutturati e riutilizzati per risparmiare risorse. Nel numero B1/2022, infine, esaminiamo le priorità contrastanti degli edifici tutelati e della ristrutturazione sostenibile. Ordinate l’intera serie BAUMEISTER „Edificio sostenibile“ qui.

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Edifici residenziali dell’anno 2022 – Wanted

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Edifici residenziali dell'anno 2022

Edifici residenziali dell'anno 2022

Anche quest’anno BAUMEISTERe Callwey Verlagsono alla ricerca dell ‚“Edificio residenziale dell’anno 2022″. Per la seconda volta viene organizzato anche il premio „Soluzioni dell’anno“. Candidatevi ai premi entro il 1° marzo 2022.

Quale edificio è innovativo, creativo e straordinariamente contemporaneo? In che modo i responsabili del progetto rispondono alle diverse esigenze dei residenti nella costruzione degli alloggi? Come si concilia l’edificio con l’ambiente circostante? Queste e altre domande sono i criteri in base ai quali una giuria di esperti assegna il premio „Edificio residenziale dell’anno 2022“. Si tratta di un premio per sviluppatori e committenti nel campo dell’edilizia residenziale multipiano. Riunisce i migliori progetti e concetti di edilizia residenziale realizzati in varie categorie.

Per sapere quale progetto ha vinto il premio „Edificio residenziale dell’anno 2021„, cliccare qui. Per sapere quale progetto ha vinto il premio „Edificio residenziale dell’anno 2020„, cliccare qui.

Possono partecipare i promotori di progetti, i promotori immobiliari, i gruppi edilizi, le associazioni e le cooperative edilizie, nonché gli architetti che realizzano progetti di edilizia residenziale in Germania, Austria, Svizzera e Alto Adige. I progetti presentati non devono avere più di cinque anni. La quota di iscrizione è di 390 euro per i partecipanti fino al 1° marzo 2022; in caso di aggiudicazione, i vincitori pagheranno 4.900 euro per un pacchetto completo.

Premio: Soluzioni dell’anno 2022

Per la seconda volta, le aziende che si occupano di edilizia e i loro prodotti saranno premiati con il premio „Edificio residenziale dell’anno – Soluzioni dell’anno 2022“. Possono partecipare le aziende produttrici dei Paesi di lingua tedesca. La quota di iscrizione è di 390 euro. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è la fine di aprile 2022. I vincitori saranno decretati da una votazione pubblica online e riceveranno un compenso di 3.900 euro per l’utilizzo di un pacchetto multimediale. Le categorie del premio sono:

BAUMEISTER non è l’unico partner del premio, gli altri partner sono la Bundesarchitektenkammer e.V. (BAK), Drees & Sommer, Expo Real, InformationsZentrum Beton, Immobilienverband Deutschland IVD, architektur.aktuell ed espazium.

Il termine ultimo per la presentazione delle candidature al premio „Edificio residenziale dell’anno 2022“ è il 1° marzo.

È possibile partecipare qui.

Telosa: la città del futuro?

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Visualizzazione della città di Telosa. I primi 50.000 residenti dovrebbero trasferirsi già nel 2030. Fonte: Telosa

Visualizzazione della città di Telosa. I primi 50.000 residenti dovrebbero trasferirsi già nel 2030. Fonte: Telosa

La città pianificata „Telosa“ negli Stati Uniti è uno dei tanti esempi di città pianificate che mostrano come potrebbe essere la vita urbana del futuro. Maggiori informazioni sul progetto di un miliardario qui.

Città galleggianti come Oceanix Busan (Corea del Sud) e città allungate come The Line (Arabia Saudita) sono tra le visioni della città del futuro. Un progetto futuristico, Telosa City, è in fase di progettazione anche negli Stati Uniti. Il miliardario Marc Lore, un imprenditore che fa affari con Walmart e Amazon, tra gli altri, vuole utilizzare parte della sua fortuna per la città del futuro. Il progetto dovrebbe costare complessivamente circa 400 miliardi di dollari (375 miliardi di euro).

Telosa City sarà costruita nel mezzo del deserto tra Nevada, Arizona e Utah. È prevista un’area di circa 150.000 ettari. Secondo Lore, entro il 2030 dovrebbero vivere nella città circa 50.000 persone. Gli interessati possono già registrare il loro desiderio di vivere a Telosa. Il nome della città deriva dal greco e significa „obiettivo più alto“. Si riferisce sia agli obiettivi di sostenibilità che alla diversità della popolazione.

La nuova città sarà alimentata quasi esclusivamente da energie rinnovabili. Tutti gli edifici saranno dotati di pannelli solari. Diversi impianti di trattamento dell’acqua utilizzeranno con parsimonia questa risorsa, tanto più preziosa nel deserto. Allo stesso tempo, Telosa City diventerà una città di 15 minuti: I residenti dovrebbero essere in grado di trovare tutti i negozi per le loro necessità quotidiane nelle immediate vicinanze. Le automobili non dovrebbero essere necessarie a Telosa, poiché l’attenzione è rivolta ai pedoni e ai ciclisti. Le auto che saranno necessarie saranno elettriche e autonome.

A Telosa non saranno ammessi veicoli che richiedono combustibili fossili. La città dovrà invece essere facilmente percorribile a piedi o con i mezzi pubblici. Anche scooter, biciclette e veicoli autonomi fanno parte del piano.

Il grande grattacielo centrale „Equity“ diventerà il punto di riferimento di Telosa. Tra le altre cose, offre spazio per lo stoccaggio dell’acqua, sistemi di coltivazione aeroponica e un tetto con impianti fotovoltaici.

Insieme agli architetti di BIG e finanziata da capitali privati, filantropia, prestiti e sovvenzioni pubbliche, Telosa è destinata a diventare la „città più aperta, equa e inclusiva del mondo“. È così che Lore la descrive sul sito web della città. Si legge inoltre che Telosa sarà rispettosa dell’ambiente e della società come una città scandinava e libera e piena di opportunità come una città statunitense.

Telosa non deve essere solo sostenibile e ultramoderna, ma anche deliberatamente diversificata. Il miliardario Lore è quindi inizialmente alla ricerca di 50.000 „persone diverse“ che si trasferiscano a Telosa per incarnare un nuovo modello di società. I dettagli di questa diversità non sono ancora noti, ma si può presumere che si tratti di persone provenienti da un’ampia gamma di ambienti, gruppi di età e abilità.

Inoltre, a Telosa regnerà l'“uguaglianza“. Secondo l’investitore, in questa città del futuro non ci saranno proprietari privati. Al contrario, una fondazione investirà il denaro ricavato dai contratti di locazione in servizi sociali. I residenti della nuova città nel deserto dovrebbero essere in grado di influenzare direttamente le decisioni politiche. Lore ha preso questa idea dall’economista Henry George, che già nel XIX secolo sognava una forma di società comune ed esente da tasse. Finora, tuttavia, questa idea è stata realizzata solo su scala molto ridotta.

Le prime visualizzazioni e i primi progetti mostrano una città molto moderna, con grattacieli verdi, parchi paesaggistici e percorsi pedonali. Numerose serre, pannelli solari e turbine eoliche indicano che la città nel deserto sarà probabilmente ampiamente autosufficiente.

Si prevede che un giorno nella città utopica vivranno fino a cinque milioni di persone. Oltre alla sua architettura d’avanguardia, Telosa è caratterizzata da risorse comuni, resistenza alla siccità e un’impronta ecologica molto ridotta.

Resta da vedere se Telosa diventerà davvero un modello per altre città, come vorrebbe Lore. Tra le critiche mosse, ad esempio in un articolo del Guardian, c’è il fatto che un miliardario voglia dettare il futuro di questa città. Anche la questione se e come una città possa funzionare senza tasse è ancora del tutto irrisolta.

Al più tardi nel 2030 si capirà se sarà possibile costruire un progetto così grande nel deserto. Altre città futuristiche e intelligenti, come Masdar City negli Emirati Arabi Uniti, stanno fallendo perché, tra le altre cose, poche persone vogliono vivere in una città pianificata. Secondo Lore, circa 5 milioni di persone dovrebbero vivere a Telosa City entro il 2050.

Un’altra critica è che si tratta di un progetto di vanità. Dopo tutto, invece di costruire una città sostenibile da zero (e nel deserto), è possibile migliorare in modo significativo le città esistenti con un budget così elevato. Questo non solo è più veloce, ma utilizza anche meno risorse.

Il gruppo di architettura danese Bjarke Ingels è stato incaricato da Lore di creare il masterplan di Telosa. Non è ancora stato deciso dove verrà costruita la città. Potrebbero essere presi in considerazione terreni edificabili a basso costo nei deserti di Utah, Idaho, Nevada, Arizona, Texas e Appalachia.

A proposito: per saperne di più sul prototipo di Oceanix Busan, la città galleggiante, leggi qui

Foto: BIV/Istituto economico per le piccole e medie imprese e l'artigianato specializzato

Ogni sei mesi, l’Istituto di economia per le piccole e medie imprese e l’artigianato qualificato dell’Università di Gottinga conduce un’indagine economica per l’Associazione federale degli scalpellini tedeschi (BIV). L’indagine ha concluso che le 197 imprese di scalpellini che hanno partecipato sono di buon umore e solide. STEIN ha parlato con Sybille Trawinski e Gudrun Elke Zado del BIV della valutazione e del lavoro dell’associazione in generale.

Signora Zado, un’indagine economica semestrale è piuttosto insolita per un’associazione. Perché lo fate?

Zado: Il settore della scalpellatura non viene preso particolarmente in considerazione in altri sondaggi, ad esempio da parte delle camere di commercio, da cui deriva questa indagine molto importante per noi.

La percentuale di vendite nel settore lapideo si aggira costantemente intorno al 60%, con lievi scostamenti. Come si spiega questa discrepanza con l’industria, che registra un calo delle vendite?

Trawinski: Ciò corrisponde alla nostra struttura associativa. In termini puramente statistici, il numero di aziende di lapidi nella nostra associazione è il più alto. Abbiamo meno membri del settore delle costruzioni e del restauro.

Il sondaggio viene condotto solo tra i membri della BIV?

Trawinski: Sì, ma stiamo progettando un confronto tra le aziende per ottenere dati ancora più precisi sulla professione nel suo complesso. Il confronto tra aziende ha anche il vantaggio che le aziende partecipanti possono classificarsi nel contesto della professione.

Quali conclusioni traete come associazione da questo studio?

Trawinski: 50 anni fa, il settore delle lapidi era una parte molto importante della professione di scalpellino. Attualmente la situazione sta cambiando a causa degli sviluppi sociali, ed è per questo che stiamo concentrando le nostre attività maggiormente sull’edilizia, sui bagni, sulle cucine e sulle ristrutturazioni in pietra naturale, senza trascurare il cimitero. Vogliamo aprire nuovi mercati per i nostri membri.

Qualche idea concreta?

Trawinski: L’anno scorso per la prima volta abbiamo avuto uno stand al GaLaBau di Norimberga. Potrei immaginare di affittare uno stand più grande nel 2016 e dare alle aziende la possibilità di presentarsi. Questo è già stato pianificato per il BAU 2017 a Monaco.


Struktur im Steinmetzhandwerk
Sviluppo del fatturato nel settore della muratura

Foto: BIV/ Volkswirtschaftliches Institut für Mittelstand und Handwerk

Si è persa un’opportunità di espansione della professione?

Zado: Nel 2001 il settore ha subito una forte contrazione. Da allora, le aziende hanno cercato di posizionarsi e di trovare la loro strada.

Trawinski: Parlando con le aziende, appare chiaro che le previsioni per il futuro non sono così fosche come si è sempre pensato. Il mercato si sta riorganizzando, cosa che molte aziende vedono già come un’opportunità e ne approfittano.

Tuttavia, l’andamento delle vendite nel settore delle costruzioni non riflette ancora questa situazione.

Trawinski: Le ragioni sono diverse. I processi richiedono tempo, soprattutto nelle piccole aziende. Un’azienda di lapidi può solo attuare un cambiamento di direzione verso i progetti di costruzione, passo dopo passo. Ciò richiede personale adeguato, competenze moderne e anche macchinari, alcuni dei quali sono molto costosi.

Tuttavia, la disponibilità a investire è piuttosto bassa: il 78,9% non vuole investire. Come si concilia questa situazione?

Zado: La questione degli investimenti è sempre un’istantanea. Soprattutto alla luce dell’inverno appena trascorso, quando gli affari sono naturalmente più scarsi, le valutazioni economiche sono sempre più caute.

Trawinski: Soprattutto le piccole imprese sono restie ad acquistare macchine grandi e complesse, non solo dal punto di vista finanziario, ma anche perché le possibilità potrebbero non essere sfruttate nella pratica. Come associazione, dobbiamo fornire maggiori informazioni e creare ulteriori programmi di formazione.

Ci sono altri settori in cui interverrete?

Trawinski: Sì, nel campo del restauro ci stiamo battendo a vari livelli per il riconoscimento paritario del mestiere di scalpellino e dei restauratori accademici.

Cosa offrite in particolare ai soci per tenersi al passo con gli sviluppi?

Trawinski: Per esempio, quando organizziamo i convegni dei maestri artigiani, offriamo conferenze di tutti i settori, workshop e sessioni plenarie. Il nostro seminario sulla scalpellinatura è attualmente dedicato esclusivamente ai temi dell’edilizia e si svolgerà per la seconda volta a novembre. Il gruppo di lavoro „Costruzioni“ elabora regolarmente schede informative; il gruppo di lavoro „Conservazione dei monumenti storici“ è attivo a vari livelli, compresa la formazione continua.

Il rapporto economico dettagliato del BIV è disponibile qui.

L’associazione Bayreuth salva le case in pietra arenaria tipiche della regione

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In Franconia, i grembiuli delle finestre in pietra arenaria delle case coloniche raccontano il periodo barocco dell’ex margraviato di Bayreuth-Kulmbach. Un’associazione si batte per la loro conservazione.

I grembiuli da finestra sono una rarità artigianale che si trova solo nella regione di Bayreuth-Kulmbach. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e. V.

Molti dei grembiuli per finestre contengono motivi o frasi religiose, come in questo caso su una casa di Bindlach. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

L’associazione sta cercando di salvarli come patrimonio storico. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

La benedizione di Dio su una casa a Fenkensees. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

„Tutto dipende dalla benedizione di Dio“, dice un antico proverbio. E nel sud della Germania, nella zona di Bayreuth e Kulmbach, i contadini tra il 1750 e il 1860 ci tenevano così tanto da far scalpellare nella pietra arenaria i detti religiosi. I diffusi grembiuli delle finestre delle case a graticcio e in pietra arenaria sono tutti unici e rappresentano una specialità della regione in termini di artigianato. Si trovano sotto le finestre delle facciate laterali.

C’è solo una teoria sull’origine dei grembiuli da finestra: durante la sua vita, la Margravia Guglielmina di Bayreuth, amante dell’arte, fornì lavoro a molti artigiani della regione. Alla sua morte, essi avevano meno commissioni e quindi meno soldi. È ipotizzabile che siano rimasti con i contadini e li abbiano ringraziati con grembiuli da finestra.

L’associazione mira a sensibilizzare l’opinione pubblica

La consapevolezza della natura speciale dei grembiuli da finestra è scarsa, afferma Brigitte Trausch. Per questo ha fondato l’associazione Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser. I membri vogliono contribuire alla conservazione di queste case speciali. Inoltre, sostengono i proprietari nella richiesta di finanziamenti. Tuttavia, alcune case sono vuote e stanno rapidamente cadendo in rovina.

In collaborazione con l’Iniziativa per il Patrimonio Culturale Bavarese, Trausch vuole ristrutturare una casa in pietra arenaria con grembiuli alle finestre e affittarla temporaneamente con il motto „Vivere in un edificio tutelato“. Sarà anche sede di attività di club, come un laboratorio di scalpellino per bambini.

Gli agricoltori che hanno raggiunto il successo hanno mostrato la loro prosperità

In Franconia, i grembiuli delle finestre in pietra arenaria delle case coloniche raccontano il periodo barocco dell’ex margraviato di Bayreuth-Kulmbach. Un’associazione si batte per preservarli. „Tutto dipende dalla benedizione di Dio“, dice un vecchio proverbio. E nel sud della Germania, nella zona di Bayreuth e Kulmbach, i contadini tra il 1750 e il 1860 erano così desiderosi di far scolpire nella pietra arenaria frasi religiose che […]

Giornate delle facciate in pietra naturale 2018 con BIM

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Undici esperti in due giorni: le Giornate delle facciate in pietra naturale a Franken-Schotter fanno luce sulla catena di valore della pietra naturale da diverse prospettive, con riferimento agli standard attuali e alla nuova parola d’ordine BIM (Building Information Modelling). Il congresso specialistico riunisce proprietari di edifici, architetti, ingegneri, imprese generali e costruttori di facciate.

I rivestimenti di facciata in pietra naturale sono da sempre eleganti e senza tempo e versatili nelle loro opzioni di design. Ma il materiale classico si presta anche a lavori ottimizzati per i processi nell’era della trasformazione digitale del cantiere – in breve: pietra naturale e BIM vanno d’accordo.

Per questo motivo l’attenzione delle Giornate delle facciate in pietra naturale 2018, che si terranno il 25 e 26 aprile presso la sede di Franken-Schotter a Titting-Petersbuch, si concentrerà su come architetti, progettisti specializzati, produttori di prodotti e appaltatori possano ottenere risultati ottimali in futuro. I relatori sono esperti del mondo del BIM e della pietra naturale e mostreranno come passare dalla scelta della pietra naturale giusta alla pianificazione BIM fino all’utilizzo efficace e sostenibile del materiale nell’edificio. Il Museo tedesco dei Sudeti a Monaco di Baviera e il grattacielo Hudson Yards 35 a New York saranno discussi in dettaglio come progetti di riferimento.

Le visite alla cava del Giura a Kaldorf e alla produzione industriale di pietra naturale nella più grande fabbrica di pietra naturale della Germania a Petersbuch completano il programma.
Quota di partecipazione 50 euro, iscrizione entro il 20 aprile 2018.
Ulteriori informazioni su www.franken-schotter.com/de/

Master builder Iniziativa Topos Cities

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„La città come progetto“ – Conferenza il 22 maggio dalle 9.15 alle 18.30, City Cube Berlin, Sala A1

Il futuro delle nostre città è una delle questioni chiave del XXI secolo. Garten + Landschaft si occupa di questioni legate all’urbanizzazione e allo sviluppo urbano, così come le nostre riviste sorelle Topos e Baumeister. In questo contesto si inserisce anche la „Baumeister Topos Cities Initiative“, una piattaforma internazionale e interdisciplinare che unisce le competenze fondamentali delle riviste: architettura del paesaggio, architettura e pianificazione urbana, sempre con riferimento al contesto sociale. Al centro dell’iniziativa c’è la questione del contributo che le varie discipline possono dare a un’urbanità vivibile e funzionante nelle conurbazioni del mondo.
Il primo evento del programma è la conferenza di un giorno intitolata „La città come progetto“. Verranno evidenziati quattro aspetti dell’urbanità funzionante, ognuno dei quali mostrerà quanti attori diversi sono coinvolti nel successo del progetto di una città su larga scala:

Città resiliente: come si può rafforzare la resilienza delle città?

Città mobile: come si muoveranno gli abitanti della città di domani? Come possono le infrastrutture rimanere funzionali anche nelle megalopoli in rapida crescita?

Città creativa: come può una città diventare un cluster creativo?

Città aperta: come creare uno spazio urbano in cui ognuno possa realizzare liberamente il proprio potenziale?

La conferenza „City as Project“ fa parte della piattaforma „Metropolitan Solutions“, che si occupa del futuro della città e si svolge a Berlino dal 20 al 22 maggio. La partecipazione alla conferenza è gratuita per i visitatori della fiera e non è necessaria la registrazione. Le informazioni sulla sede sono disponibili sul sito www.metropolitansolutions.de.

Programma „Città come progetto“
22 maggio dalle 9.15 alle 18.30
9.15 Saluto: Alexander Gutzmer, caporedattore Baumeister

Città resiliente
9.30-10.15
Martin Knuijt, Architetti del paesaggio OKRA, Utrecht
10.15-11.00
Gena Wirth, SCAPE / LANDSCAPE ARCHITECTURE, New York

11.00-11.20
Pausa

Città mobile
11.20-11.30
Pecha Kucha, Obermeyer
11.30-13.00
Discussione collettiva „Il futuro della mobilità“
Kees Christiaanse, Politecnico di Zurigo, FCL Singapore, KCAP
Nicola Brüning, Gruppo BMW
Stephan Jentsch, OBERMEYER Cina (OEC) a Pechino
Malgorzata Wiklinska, ZF, Think Tank

Alexander Gutzmer, caporedattore Baumeister
Peter Zöch, redattore Topos

13.00-14.30
Pausa

Città creativa
14.30-15.00
Karsten Schmitz, iniziatore quartiere creativo Lipsia
15.00-15.30
Urs Kumberger, Teleinternet Cafe, Berlino
15.30-16.00
Freek Persyn, 51N4E Architects, Bruxelles
16.00-16.45
Clark Parsons, Scuola di leadership creativa di Berlino

16.45-17.15
Pausa

Città aperta
17.15-18.30
Kees Christiaanse
, ETH Zurigo, FCL Singapore, KCAP

Sponsorizzato da ZF, OBERMEYER Planen + Beraten GmbH

Apertura di un parco giochi inclusivo a Ratisbona

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che è circondato da grandi alberi e siepi

Nel 2012, mahl gebhard konzepte e ASTOC GmbH & Co. hanno vinto il concorso di idee per lo sviluppo urbano e la pianificazione del paesaggio dell’ex caserma dei Nibelunghi a Ratisbona. In un contesto verde, con un grande parco sportivo e ludico, sta nascendo il quartiere urbano a uso misto „Brixen-Park“. Un elemento centrale del progetto è il primo parco giochi inclusivo della città di Ratisbona. È stato inaugurato nell’ottobre 2021. Abbiamo parlato del progetto con Angelika Diewald del dipartimento di giardinaggio di Ratisbona e Andrea Gebhard.

Il concetto di verde del Parco di Bressanone è definito da tre grandi assi di parco: il parco dei prati a nord, il parco centrale per il gioco e lo sport e il parco forestale a sud. Andrea Gebhard, cosa caratterizza il progetto di Ratisbona?

Andrea Gebhard: Il parco di Bressanone è un elemento importante per fornire al quartiere spazi per il tempo libero e la ricreazione. È stata realizzata un’area ampia e versatile con strutture innovative per l’esercizio fisico. La progettazione si è concentrata sulla creazione di spazi aperti di alta qualità ecologica e che offrissero alla popolazione diverse opportunità di utilizzo. Riteniamo che questo equilibrio abbia avuto molto successo. Nella progettazione dei sentieri del parco dei prati, ad esempio, ci siamo orientati fortemente sugli alberi secolari, riuscendo così a creare un carattere naturale fin dall’inizio. Oltre alle aree di prato ricche di specie, che fungono da compensazione per la conservazione della natura, abbiamo anche sviluppato diverse aree di prato nel parco dei prati per la ricreazione locale generale. Dopo la semina dei prati estensivi ricchi di specie, il parco sembrava essere sempre esistito.

Naturalmente, questo è ciò che si desidera come progettista. Negli spazi verdi del parco sono presenti anche delle aree interrate, note come zolle di gioco. Esse offrono spazi aperti per l’appropriazione individuale, come il giardinaggio urbano, ma anche diverse funzioni come aree di gioco, aree per il fitness e la ricreazione o zone per il passeggio dei cani.

Parco giochi di Regensburg: il primo parco giochi inclusivo

Angelika Diewald, come ha affrontato lo sviluppo e la progettazione del primo parco giochi inclusivo di Regensburg?

Angelika Diewald: Il parco giochi inclusivo è stato progettato nell’ambito di una collaborazione interdisciplinare tra il Dipartimento Parchi, l’Ufficio Comunale per i Giovani, il Responsabile per l’Inclusione e il Comitato Consultivo e gli architetti del paesaggio. Prima di progettare l’intero parco giochi e sportivo, abbiamo organizzato diversi eventi di partecipazione per bambini e ragazzi, che ci hanno fornito molte informazioni preziose. Il nostro obiettivo era quello di implementare il maggior numero possibile di questi punti nella progettazione. Le idee per il parco giochi inclusivo sono state sviluppate nell’ambito di un processo di partecipazione inclusiva di bambini e ragazzi in più fasi. Un gruppo di bambini della scuola elementare ha iniziato il tema del drago con un grande disegno, che volevamo rappresentare sotto forma di un grande parco giochi a forma di drago.

Come avete definito il concetto di „inclusione“ per il progetto?

Angelika Diewald: Per noi era importante capire e realizzare il tema dell’inclusione a diversi livelli. Spesso ci si riferisce all’inclusione in termini di accessibilità delle sedie a rotelle. Tuttavia, questa è solo una parte del tutto. Tutti i bambini devono avere la possibilità di giocare insieme. Per rendere il parco giochi più facile da usare per le persone con disabilità – genitori e bambini – abbiamo anche installato una toilette inclusiva nelle vicinanze. Per noi l’inclusione è un’opportunità per tutti di partecipare al gioco, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’origine e dalle capacità individuali. I bambini non devono essere né sovra-sfidati né sotto-sfidati, ma devono essere accolti nella loro fase di sviluppo.

Andrea Gebhard, quali sono state le sfide durante lo sviluppo?

Andrea Gebhard: La sfida è stata quella di creare uno spazio aperto attraente e di alta qualità che non fosse monodimensionale, ad esempio con attrezzature e usi che possono essere utilizzati solo da un certo gruppo. A nostro avviso, questo è il grande pericolo quando si progettano parchi giochi inclusivi. Significherebbe esattamente il contrario dell’inclusione.

Qual è il concetto di progettazione del parco giochi?

Andrea Gebhard: Il parco giochi è diviso in due grandi „zolle“ accessibili senza barriere. Abbiamo fatto del tema del drago l’elemento dominante del progetto. Il drago forma un’enorme scultura ludica che collega tematicamente le due aree spazialmente separate. Le diverse aree, come la „testa del drago“, la „gobba del drago“ o la „coda del drago“, contengono un’ampia gamma di opzioni di gioco.

Ci sono aree prive di barriere architettoniche in cui i bambini con disabilità sono supportati nel gioco, ad esempio attraverso contrasti di colore o corrimano aggiuntivi. Ci sono anche aree di gioco accessibili alle sedie a rotelle. Nella progettazione delle aree di protezione dalle cadute, la questione dell’assenza di soglie e dell’accessibilità alle sedie a rotelle era naturalmente importante. Per questo motivo, le grandi aree sono state progettate con una pavimentazione in EPDM. Tuttavia, abbiamo anche giocato molto con le topografie.

Nel „floe“ meridionale si trova la testa del drago, che è stata progettata come una grande struttura in legno accessibile. Si può entrare attraverso la bocca senza alcuna soglia. La testa può essere scalata tutto intorno e ha anche uno scivolo. Oltre alla testa del drago, ci sono altri giochi come una giostra senza barriere, un’area di gioco con sabbia con un tavolo di sabbia adiacente accessibile alle sedie a rotelle, altalene, una grotta di gioco e tavoli da ping-pong.

Come è organizzato il parco giochi nell’area nord?

Andrea Gebhard: Nell’area nord ci sono le gobbe del drago, colline in EPDM che simboleggiano l’ascesa e la discesa del corpo del drago. Le gobbe si trovano in un’ampia area in EPDM e ogni collina ha funzioni ludiche diverse. Le collinette variano in altezza e offrono quindi diversi livelli di difficoltà e sfide per tutte le fasce d’età. I trampolini sono integrati nell’area del pavimento intorno alle gobbe. I telefoni tubolari consentono una comunicazione ludica e collegano aree di diversa accessibilità. A nord-ovest, un labirinto di carpini confina con la gobba del drago e incorpora un’altra grande struttura in legno, la coda del drago. Anche questa è accessibile senza soglie e funge anche da piattaforma panoramica. Può essere raggiunto anche da persone in sedia a rotelle con assistenza tramite una passerella e una rampa. All’interno, il tesoro dei Nibelunghi attende di essere scoperto.

Angelika Diewald, il progetto ha cambiato la sua prospettiva o quella della città sul tema dell'“inclusione“?

Angelika Diewald: La città di Ratisbona è stato il primo comune bavarese a ricevere il sigillo „Comune amico dei bambini“ dall’associazione „Comuni amici dei bambini“. Il sigillo riconosce il particolare impegno della città nell’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e gli sforzi compiuti a livello locale a favore dei bambini e dei giovani. Il tema dell’inclusione è quindi una grande priorità anche per la città di Ratisbona. Laddove possibile e sensato, cerchiamo di includere l’aspetto inclusivo nella progettazione di nuovi parchi giochi o nella ristrutturazione di quelli esistenti.

Che cosa ha imparato personalmente dal progetto? Quali consigli ha per le altre autorità locali quando si tratta di implementarlo?

Angelika Diewald: Il coinvolgimento di diversi gruppi di utenti è estremamente importante per la pianificazione concettuale di un parco giochi inclusivo. Il dialogo è il modo migliore per definire le esigenze richieste in loco. È anche importante avere un team motivato e appassionato al progetto, come nel caso di Ratisbona. I rappresentanti di altre autorità locali sono invitati a contattarci per condividere le loro esperienze.

L’intervista sul parco giochi inclusivo di Ratisbona è apparsa per la prima volta nel numero di marzo 2021 di G+L sui temi dell‘inclusione e delle strutture ludiche.

Pianificazione urbana a Mannheim: i 5 progetti più importanti

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Il grattacielo Orbit di MVRDV a Franklin Mannheim. Visualizzazione: © Orbit

Il grattacielo Orbit di MVRDV a Franklin Mannheim. Visualizzazione: © Orbit

Mannheim come pioniere della pianificazione urbana? La città del Baden-Württemberg non è necessariamente nota per questo in Germania. Tuttavia, Mannheim potrebbe benissimo essere descritta come un „campione nascosto“ della pianificazione urbana. Infatti, Mannheim sta realizzando numerosi ed entusiasmanti progetti di sviluppo urbano, soprattutto nel settore della „riconversione“. Scoprite qui tutto sulla pianificazione urbana a Mannheim e sui 5 progetti più interessanti.

La città di Mannheim si trova dove il Neckar confluisce nel Reno, nel triangolo di confine tra Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Assia. La città ospita circa 320.000 abitanti nel distretto urbano. Mannheim è quindi la seconda città più grande del Baden-Württemberg dopo Stoccarda. Circa 2,35 milioni di persone vivono nella regione metropolitana Reno-Neckar, di cui Mannheim fa parte. Mannheim è conosciuta in Germania come città universitaria, industriale e commerciale, ma anche come nodo centrale dei trasporti. La città è anche soprannominata „città delle piazze“. Il nome può essere ricondotto alla struttura urbana di Mannheim. La rete stradale del centro città è definita da una struttura a griglia con isolati di case.

In termini di pianificazione urbana, va sottolineato il passato di Mannheim come città di guarnigione. Mannheim è stata sede dell’esercito prussiano fino al 1981. Durante il Terzo Reich, il NSDAP costruì diverse nuove caserme per la guarnigione della Wehrmacht di Mannheim. Durante la Guerra Fredda, l’esercito americano continuò a utilizzarle. Dopo il 1945, a Mannheim c’erano talvolta diverse migliaia di soldati statunitensi. Oltre alle istituzioni militari statunitensi, qui si trovavano anche strutture centrali della NATO. Dal 2013, l’esercito statunitense ha trasferito sempre più unità a Wiesbaden o le ha ritirate completamente. Il risultato: nel 2016, a Mannheim si erano resi disponibili 500 ettari di spazio. Nel 2014, la città ha istituito il dipartimento speciale „Conversione“. Il suo obiettivo è trovare nuovi usi per gli ex siti militari in linea con una pianificazione urbana sostenibile. Per saperne di più sull’uso successivo dei siti militari, cliccare qui: Conversione.

La città di Mannheim sta attualmente lavorando su otto siti di conversione in città:

Top 1: Villaggio Benjamin Franklin / FRANKLIN

Come già accennato, 600 dipendenti della città di Mannheim si sono trasferiti nel nuovo Centro Tecnico di Mannheim, nel quartiere di Glückstein. Questo è stato costruito su un totale di 33 ettari in una posizione centrale vicino alla stazione ferroviaria. Il dipartimento di pianificazione urbana di Mannheim vuole combinare in modo sostenibile lavoro, vita e vita pubblica su 100.000 metri quadrati. Sono previsti uffici moderni, spazi abitativi di alta qualità e luoghi di incontro per la vita sociale, nell’ambito di una rete intelligente di spazi verdi vicino al Reno. In futuro, qui verranno creati 4.600 nuovi posti di lavoro e 1.500 residenti troveranno una casa vicino al centro città.

Non è un progetto da top 5, ma è comunque interessante: il progetto „Traumhaus Funari“ sviluppato da MVRDV sul sito di conversione dell’ex Caserma Funari. La casa prefabbricata incontra MVRDV – leggi qui: Casa prefabbricata.

Il quartiere urbano „FRANKLIN“ dovrebbe ricevere un’attenzione particolare. In futuro, 9.300 persone vivranno sul sito della caserma. La città di Mannheim prevede inoltre di creare 2.000 nuovi posti di lavoro. Il futuro quartiere urbano coprirà una superficie pari a quella del centro di Mannheim ed è suddiviso in cinque sottoaree. Il primo è il Franklin Centre, il secondo la Tenuta degli Ufficiali, il terzo Sullivan, il quarto Funari e il quinto il Quartiere Columbus. Mentre il quartiere Columbus offrirà spazio per il commercio e la vendita al dettaglio, le aree rimanenti saranno utilizzate per scopi residenziali. Un progetto architettonico di punta sul sito di FRANKLIN è il progetto „HOME“ degli architetti di Rotterdam MVRDV. Sull’intero sito di FRANKLIN verranno costruiti quattro grattacieli a forma di quattro lettere „H-O-M-E“ in quattro colori diversi. Lo studio berlinese SINAI è anche responsabile della pianificazione del quadro di sviluppo dello spazio aperto. Il completamento è previsto per il 2025.

Lo stesso MVRDV sta progettando le lettere „O“ e „M“ per conto del promotore immobiliare RVI, ciascuna di 15 piani. I due edifici hanno nomi propri. Come progetto residenziale e commerciale, la „O“ è ufficialmente chiamata „Orbit“. Altri due uffici prendono il nome di „H“ e „E“. Emozionante: MVRDV aveva anche ventilato l’idea di modellare le torri a forma di testa umana, come un Monte Rushmore in cemento e vetro. Tuttavia, secondo Winy Maas, uno dei fondatori e soci di MVRDV, citato dalla FAZ, sarebbe stato troppo per Mannheim. RVI e MVRDV hanno presentato congiuntamente il progetto in una conferenza stampa alla fine di novembre 2021. Per saperne di più sul progetto di MVRDV, consultare il sito dei colleghi di Baumeister: Franklin Mannheim.

L’edificio „Orbit“ dovrebbe essere completato entro il 2025: ecco una panoramica dei fatti:

Anche l’urbanistica di Mannheim si sta preparando per la BUGA 2023: gran parte dell’ex „Caserma Spinelli“ diventerà l’area centrale della BUGA 2023. Attualmente è prevista un’esposizione di 180 giorni sul sito nel 2023. Dopo il completamento della BUGA 2023 di Mannheim, l’area sarà integrata nel corridoio verde nord-orientale e resa accessibile al pubblico. Lo studio di architettura del paesaggio RMP Stephan Lenzen Landschaftsarchitekten è responsabile della progettazione del sito della BUGA. Per saperne di più sullo stato attuale del progetto: BUGA Mannheim.

A lungo termine, l’area della Caserma Spinelli nel suo complesso sarà utilizzata anche per creare un corridoio verde generoso e continuo nella zona nord-est di Mannheim, che si estende dal Luisenpark attraverso i laghi di Vogelstang fino alla regione. Tre quarti dell’area sono previsti come spazi aperti pubblici, un quarto come nuovo quartiere residenziale. Qui saranno costruite circa 1.800 unità abitative per 4.500 residenti, oltre a scuole materne e un centro commerciale locale.

Un altro progetto urbanistico in corso a Mannheim è lo sviluppo del cosiddetto Centro Collini, compresa l’area circostante, in nuovi edifici residenziali e per uffici. Nell’ambito della BUGA 1975, la città ha costruito un insieme di edifici con una torre residenziale di 32 piani alta 95 metri, un edificio di collegamento di 2 piani e una torre per uffici di 11 piani. Per molto tempo, la torre per uffici ha ospitato gli uffici tecnici della città di Mannheim, con circa 600 dipendenti. Tuttavia, il complesso edilizio era obsoleto e non rispondeva più ai requisiti tecnici odierni. Per questo motivo, l’amministrazione si è trasferita in un nuovo municipio tecnico nel quartiere di Glückstein, presso la stazione ferroviaria principale.

L’edificio di 32 piani rimane un punto di riferimento urbano

La città di Mannheim ha quindi venduto il sito Collini a un investitore. In un dialogo competitivo, lo studio di architettura schneider + schumacher si è imposto con il suo progetto. Il progetto prevede quattro edifici solitari raggruppati intorno alla torre residenziale esistente di 32 piani: il cosiddetto COLLINIS. Due dei quattro edifici solitari saranno edifici per uffici, mentre gli altri due saranno edifici residenziali. L’altezza prevista è compresa tra i cinque e i diciannove piani: l’attuale torre residenziale di 32 piani rimarrà quindi l’edificio più alto e la struttura più appariscente nello skyline della città di Mannheim. Da un lato, tra gli edifici solitari si creerà uno „spazio urbano cittadino“, che a sua volta creerà nuovi percorsi tra la città e il Neckar.

Dada digitalizzato

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In occasione del centenario di Dada, nel 2016 i documenti storici sono stati digitalizzati per motivi di conservazione e ora sono stati completamente archiviati. In qualità di proprietario di una considerevole collezione di circa 740 oggetti Dada, il Kunsthaus Zürich è stato l’iniziatore del progetto di restauro e archiviazione completa e offre al suo pubblico l’accesso online a quella che è ora la più grande collezione Dada del mondo.

Al Kunsthaus Zürich sono esposti oltre 50 artisti che hanno costituito il nucleo del movimento dadaista, tra cui André Breton, Hans (Jean) Arp, Marcel Duchamp e Max Ernst. L’interesse mondiale per il movimento ha portato a frequenti prestiti in patria e all’estero. Tuttavia, la qualità della carta degli originali è fragile, soprattutto a causa degli effetti della Seconda Guerra Mondiale. Per garantire che tutti i documenti prodotti tra il 1916 e il 1925 siano conservati per le ricerche future, sono stati digitalizzati. Non solo, come spesso accade, con il frontespizio, ma nella loro interezza. Si tratta di decine o centinaia di pagine. Questo processo ha richiesto un esame dettagliato del contenuto e del restauro di ogni singola opera e documento. Il conservatore Jean Rosston ha accompagnato il progetto insieme all’esperto di Dada Raimund Meyer, tra gli altri.

Le scansioni effettuate con apparecchiature calibrate sono state archiviate come file TIFF non compressi a 400 dpi e profondità di colore di 24 bit. Le opere sono accessibili su digital.kunsthaus.ch. I documenti completi e le singole sezioni possono essere scaricati in formato PDF.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Ernst Göhner, di Helvetica Assicurazioni e dell’Ufficio federale della cultura UFC. L’implementazione tecnica è stata realizzata in collaborazione con il centro di digitalizzazione della Zentralbibliothek Zürich.