Assicurazione sugli immobili residenziali per i beni culturali: concetto e importanza spiegati in modo semplice

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Un'immagine urbanistica di grande impatto sul tema dell'assicurazione degli edifici residenziali e della tutela dei beni culturali
Vista storica della città con veicoli parcheggiati davanti alla facciata di un edificio – Foto: bostonpubliclibrary / Unsplash

Possedere un edificio residenziale sottoposto a tutela dei beni culturali significa assumersi la responsabilità di un pezzo di storia architettonica. Questa responsabilità ha una dimensione finanziaria che molti proprietari comprendono appieno solo quando si verifica un danno: L’assicurazione sulla casa per gli immobili storici segue regole diverse rispetto alla polizza standard per le nuove costruzioni. Chi conosce le peculiarità dell’assicurazione sulla casa per gli immobili storici non solo protegge il proprio edificio, ma anche il proprio patrimonio e il patrimonio culturale che è chiamato a preservare.

  • Cosa distingue un’assicurazione immobiliare per edifici storici da una polizza standard e perché questa differenza è significativa
  • Quali sono i rischi di costo specifici legati agli immobili residenziali sottoposti a tutela dei beni culturali e perché le tariffe standard non sono sufficienti
  • Come viene calcolato correttamente il valore assicurativo dei monumenti e quali insidie si nascondono in questo processo
  • Quali elementi di copertura dovrebbe includere un’assicurazione specializzata per la tutela dei monumenti
  • In che modo le prescrizioni dell’autorità per la tutela dei monumenti influenzano i costi di ripristino e, di conseguenza, la somma assicurata
  • Quale ruolo svolgono i servizi artigianali specializzati, i materiali storici e le imprese specializzate nella liquidazione dei sinistri
  • Come si verifica la sottoassicurazione e come evitarla
  • Quali aspetti i proprietari devono assolutamente chiarire al momento della stipula di un’assicurazione per la tutela dei beni culturali

Che cos’è un’assicurazione sulla casa per edifici storici: definizione e delimitazione

In Germania, l’assicurazione sull’immobile residenziale è la principale assicurazione contro i danni materiali per gli immobili ad uso proprio o in affitto. Copre i danni all’edificio stesso, ovvero alla struttura edilizia, alle parti fisse e agli impianti tecnici dell’edificio, causati da incendio, acqua di rubinetto, tempesta, grandine e, a seconda della tariffa, altri rischi. Per la grande maggioranza degli immobili residenziali in Germania questo sistema funziona bene: le tecniche di costruzione standardizzate, i materiali disponibili sul mercato e i servizi artigianali comunemente offerti possono essere calcolati sulla base di valori empirici.

Nel caso di un edificio residenziale sottoposto a tutela dei beni culturali, questa logica vale solo in misura limitata. Il termine «tutela dei beni culturali» indica lo status di diritto pubblico, disciplinato dalla legislazione regionale, di un edificio che, in virtù del suo significato storico, artistico, scientifico o urbanistico, è stato classificato come meritevole di tutela e iscritto nell’elenco dei beni culturali. Tale status obbliga il proprietario a conservare l’edificio nella sua forma tradizionale e ad apportare modifiche solo previa autorizzazione dell’autorità competente per la tutela dei monumenti. È proprio questo obbligo a rendere l’assicurazione sugli immobili residenziali soggetti a tutela dei monumenti un problema assicurativo a sé stante: un danno non solo deve essere riparato, ma deve essere riparato nel rispetto dei criteri di tutela dei monumenti, e ciò è di norma più costoso, richiede più tempo ed è più impegnativo dal punto di vista tecnico rispetto a un intervento di riparazione convenzionale.

L’assicurazione immobiliare per edifici storici non è un nome di prodotto definito dalla legge, bensì un termine generico che indica soluzioni assicurative su misura per le esigenze specifiche degli edifici soggetti a tutela dei beni culturali. Tali soluzioni sono offerte in parte da assicuratori specializzati, in parte come moduli aggiuntivi o formule speciali all’interno delle tradizionali assicurazioni per gli immobili residenziali. Ciò che conta non è la denominazione, ma il contenuto: la polizza copre integralmente i costi effettivi di ripristino, tenendo conto dei requisiti previsti dalla normativa sulla tutela dei beni culturali?

Perché le polizze standard spesso non sono adeguate per i monumenti storici

Un’assicurazione convenzionale per immobili residenziali calcola spesso il valore assicurativo sulla base del cosiddetto «valore a nuovo variabile», ovvero i costi che si dovrebbero sostenere per costruire ex novo un edificio comparabile con tecniche edilizie moderne. Per una casa unifamiliare degli anni ’90 questo approccio è adeguato. Per una casa a graticcio del XVII secolo, un condominio in stile Gründerzeit con stucchi e pavimenti in parquet o una villa in stile Art Nouveau sottoposta a tutela dei beni culturali, è strutturalmente inadeguato.

Il motivo risiede nella natura stessa del bene storico. Un edificio sottoposto a tutela dei beni culturali non è una nuova costruzione che può essere sostituita con un nuovo edificio di pari valore. È un pezzo unico, il cui valore risiede proprio nella sua sostanza storica, nei dettagli artigianali e nella sua autenticità. Se un incendio distrugge il soffitto in legno di una sala barocca, tale soffitto non deve essere semplicemente sostituito in qualsiasi modo, ma deve essere restaurato secondo il modello storico, con materiali storicamente corretti e da artigiani specializzati. Stucchi, boiserie, finestre storiche con vetri al piombo, stipiti in pietra naturale, tetti in ardesia con scandole spaccate a mano: tutto ciò richiede professionisti che padroneggino queste tecniche e materiali che non si trovano nei negozi di bricolage. Le tariffe orarie dei restauratori specializzati e degli artigiani specializzati nella conservazione dei monumenti sono notevolmente superiori a quelle dei lavori edili convenzionali.

A ciò si aggiunge il ruolo dell’autorità preposta alla tutela dei beni culturali. Quest’ultima ha diritto di parola nel processo di ripristino a seguito di un danno, il che significa, in pratica, che il proprietario non può decidere liberamente come effettuare la riparazione. Se l’autorità prescrive che un tetto in ardesia danneggiato debba essere sostituito con ardesia spaccata a mano proveniente da una determinata regione, poiché solo questa corrisponde all’originale storico, tali costi sono rilevanti ai fini assicurativi, anche se un’ardesia sostitutiva prodotta industrialmente sarebbe nettamente più economica. Una polizza standard, che rimborsa solo i costi di ripristino usuali nella zona senza tenere conto di tali vincoli, lascia il proprietario a farsi carico di una parte considerevole dei costi.

Valore assicurativo e sottoassicurazione: il problema centrale nel caso dei monumenti

Si ha sottoassicurazione quando la somma assicurata concordata è inferiore al valore assicurativo effettivo dell’edificio al momento del sinistro. Nel diritto assicurativo tedesco, la sottoassicurazione comporta una conseguenza giuridica concreta: l’assicuratore ha il diritto di ridurre proporzionalmente l’indennizzo, ovvero in base al rapporto tra la somma assicurata e il valore effettivo. Se la somma assicurata ammonta solo al settanta per cento del valore effettivo, l’assicurato riceve un risarcimento pari solo al settanta per cento del danno, anche se in realtà il danno dovrebbe essere coperto integralmente.

Nel caso degli edifici residenziali sottoposti a tutela monumentale, il rischio di sottoassicurazione è strutturalmente più elevato. Le cause sono molteplici. In primo luogo, nella valutazione del valore gli edifici storici vengono spesso sottovalutati, poiché si ricorre a valori di riferimento provenienti dal settore delle nuove costruzioni, che non tengono conto dei costi aggiuntivi legati alle tecniche di costruzione conformi alla tutela monumentale. In secondo luogo, i costi per i servizi di artigiani specializzati e i materiali storici aumentano più rapidamente rispetto agli indici generali dei prezzi delle costruzioni, per cui una somma assicurata, una volta determinata correttamente, diventa rapidamente obsoleta se non viene adeguata regolarmente. In terzo luogo, i proprietari tendono a basare il valore del proprio edificio sui valori di mercato, che non hanno nulla a che vedere con il valore di ricostruzione: un bene storico può raggiungere un prezzo elevato sul mercato immobiliare e allo stesso tempo avere un valore di ricostruzione ancora più alto, poiché la sua costruzione sarebbe semplicemente insostenibile con i livelli salariali e i prezzi dei materiali odierni.

La corretta determinazione del valore assicurativo di un edificio residenziale sottoposto a tutela dei beni culturali richiede quindi una perizia specialistica. A tal fine occorre tenere conto di diversi fattori: il volume dell’edificio, la qualità e la complessità degli arredi storici, lo stato della struttura edilizia, le tariffe orarie in vigore a livello regionale per restauratori e artigiani specializzati nella conservazione dei monumenti, nonché i costi aggiuntivi prevedibili dovuti ai vincoli imposti dalle autorità. Molti assicuratori specializzati offrono a tal fine procedure di valutazione proprie o il ricorso a periti. I proprietari dovrebbero insistere affinché tale valore sia documentato per iscritto e verificato regolarmente, almeno ogni cinque anni.

Elementi costitutivi di un’assicurazione specializzata per la tutela dei beni culturali

Una soluzione assicurativa su misura per gli edifici residenziali soggetti a tutela dei beni culturali si differenzia dalla polizza standard non solo per la somma assicurata, ma anche per le prestazioni coperte. Alcuni elementi sono di particolare importanza.

In primo luogo, la polizza dovrebbe includere espressamente i costi aggiuntivi del restauro conforme alle norme di tutela dei beni culturali. Ciò significa che vengono rimborsati non solo i costi di un intervento tecnicamente equivalente, ma anche quelli di un restauro storicamente autentico, compresi i costi per artigiani specializzati, restauratori, materiali storici e procedure prescritte dalle autorità. Questo elemento costituisce la differenza più importante rispetto alla polizza standard e dovrebbe essere formulato in modo esplicito e chiaro nel contratto assicurativo.

In secondo luogo, i costi aggiuntivi derivanti da imposizioni delle autorità costituiscono un elemento di copertura autonomo, previsto dalle buone polizze per la tutela dei monumenti. Se, nell’ambito della liquidazione del sinistro, l’ente preposto alla tutela dei beni culturali impone vincoli che vanno oltre quanto tecnicamente necessario, prescrivendo ad esempio l’uso di determinati materiali, il ricorso a un restauratore o la redazione di una documentazione edilizia, ne derivano costi che non sarebbero stati sostenuti in assenza di tali vincoli. Una polizza che rimborsa solo i costi di ripristino tecnicamente necessari lascia il proprietario a farsi carico della differenza.

In terzo luogo, i costi per architetti, ingegneri e periti rivestono un ruolo sproporzionatamente importante nel caso di edifici sottoposti a tutela dei beni culturali. La progettazione e la supervisione di un intervento di restauro conforme alle norme di tutela dei beni culturali richiedono professionisti con qualifiche specifiche, e i loro onorari fanno parte dei costi di ripristino. Molte polizze standard limitano il rimborso dei costi di progettazione a una percentuale del costo totale dei lavori, che risulta insufficiente nel caso di progetti complessi relativi a monumenti storici.

In quarto luogo, è rilevante la questione del risarcimento per la perdita di affitto nel caso di monumenti sottoposti a locazione. I restauri conformi alle norme di tutela dei monumenti richiedono tempi più lunghi rispetto alle riparazioni convenzionali, poiché è necessario procurarsi i materiali, coinvolgere le autorità e coordinare artigiani specializzati. Un’assicurazione contro la perdita di affitto che copra questo periodo prolungato è particolarmente importante per i monumenti dati in affitto e dovrebbe essere concordata con un periodo di carenza e una durata del risarcimento realistici.

Materiali storici, artigiani specializzati e la sfida della liquidazione dei sinistri

La liquidazione pratica dei sinistri negli edifici residenziali sottoposti a tutela dei beni culturali è impegnativa per tutte le parti coinvolte: per il proprietario, l’assicuratore e l’autorità competente. Un problema centrale è la disponibilità di materiali storici e dell’artigianato specializzato necessario. Tegole realizzate a mano in formati storici, ardesia naturale proveniente da determinati giacimenti, intonaci a calce secondo ricette storiche, finestre in legno con sezione trasversale storica: tali materiali non sono sempre disponibili in tempi brevi e gli artigiani in grado di lavorarli non sono in numero sufficiente.

Questa scarsità ha ripercussioni dirette sui costi e sui tempi di liquidazione del sinistro. Se un’impresa specializzata nel restauro della pietra naturale ha un tempo di attesa di sei mesi, i tempi di costruzione si allungano di conseguenza e aumentano i costi per gli interventi di emergenza, la messa in sicurezza del cantiere e la protezione provvisoria dagli agenti atmosferici. Le polizze assicurative che non tengono conto di tali tempi di attesa e dei relativi costi aggiuntivi causano conflitti tra proprietari e assicuratori.

I restauratori sono professionisti con formazione accademica specializzati nella conservazione e nel restauro del patrimonio edilizio storico. Il loro coinvolgimento in molti casi di danni ai monumenti non è facoltativo, ma è prescritto dall’autorità preposta alla tutela dei monumenti o quantomeno fortemente raccomandato. I restauratori redigono perizie, elaborano progetti di ripristino, supervisionano l’esecuzione e documentano gli interventi effettuati. I loro onorari fanno parte dei costi complessivi e dovrebbero essere contemplati nella polizza assicurativa.

Un altro problema pratico è l’onere della prova in caso di sinistro. Nel caso di un edificio standard, il danno è relativamente facile da quantificare: gli artigiani presentano i preventivi, l’assicuratore li esamina e rimborsa i costi adeguati. Nel caso di un monumento storico, l’adeguatezza dei costi è più difficile da valutare, poiché spesso mancano preventivi di riferimento o questi non sono comparabili. I proprietari dovrebbero quindi redigere, già prima che si verifichi un sinistro, una documentazione edilizia che descriva lo stato dell’edificio, i materiali presenti e i dettagli storici delle finiture. Tale documentazione facilita notevolmente la liquidazione del sinistro e può fungere da prova in caso di controversia.

Quadro giuridico: l’interazione tra la normativa sulla tutela dei monumenti e il diritto assicurativo

In Germania, la normativa sulla tutela dei beni culturali è di competenza dei Länder. Ciascuno dei sedici Länder ha una propria legge sulla tutela dei beni culturali e i requisiti per i proprietari, le competenze delle autorità e le procedure di autorizzazione differiscono in parte in modo significativo. Ciò che in Baviera è considerato una modifica soggetta ad autorizzazione può essere gestito in modo diverso nella Renania Settentrionale-Vestfalia. Questa eterogeneità complica la standardizzazione dei prodotti assicurativi ed è uno dei motivi per cui gli assicuratori specializzati svolgono un ruolo importante in questo segmento.

Per l’assicurazione sugli immobili residenziali soggetti a tutela dei monumenti, l’interazione tra obblighi di diritto pubblico e diritti assicurativi di diritto privato è determinante. Il proprietario è tenuto, ai sensi del diritto pubblico, a conservare lo stato dell’edificio storico e, in caso di danno, a ripristinarlo nel rispetto delle norme di tutela dei beni culturali. Tale obbligo sussiste indipendentemente dal fatto che l’assicurazione eroghi un indennizzo e dall’entità dello stesso. Se la somma assicurata non è sufficiente, il proprietario deve coprire la differenza con mezzi propri per adempiere al proprio obbligo legale di conservazione. La sottoassicurazione dei monumenti non rappresenta quindi solo un rischio finanziario, ma può portare a una situazione di difficoltà giuridica.

In caso di sinistro, l’autorità preposto alla tutela dei monumenti non è parte contraente dell’assicuratore, ma influenza in modo determinante l’entità del danno attraverso le proprie disposizioni. Gli assicuratori esperti nel settore dei monumenti conoscono bene questa situazione e hanno sviluppato procedure per entrare tempestivamente in contatto con le autorità e gestire la liquidazione del sinistro in modo coordinato. I proprietari dovrebbero assicurarsi che il proprio assicuratore disponga di tale esperienza, poiché un assicuratore privo di competenze in materia di beni culturali si troverà rapidamente alle prese con le proprie limitazioni in caso di sinistro.

Assicurazione per immobili residenziali soggetti a tutela dei beni culturali: a cosa devono prestare attenzione i proprietari al momento della stipula

La scelta della giusta soluzione assicurativa per un edificio residenziale soggetto a tutela dei beni culturali richiede un’attenta valutazione di diversi aspetti. Innanzitutto, il valore effettivo di ricostruzione dell’edificio dovrebbe essere determinato da un perito qualificato, che abbia esperienza con edifici storici e con i requisiti previsti dalla normativa sulla tutela dei monumenti. Questo valore costituisce la base per una somma assicurata adeguata.

I proprietari dovrebbero verificare che il contratto assicurativo contenga i seguenti elementi:

  • I costi aggiuntivi per il restauro conforme alle norme sulla tutela dei beni culturali sono espressamente coperti dall’assicurazione?
  • I costi aggiuntivi derivanti dai requisiti imposti dall’ente preposto alla tutela dei beni culturali vengono rimborsati?
  • Gli onorari di architetti, restauratori e periti sono inclusi in misura sufficiente?
  • È prevista una rinuncia alla clausola di sottoassicurazione e a quali condizioni si applica?
  • Come è regolato il risarcimento per la perdita di affitto nel caso di immobili dati in locazione e per quanto tempo viene concesso?
  • Quali rischi sono assicurati e sono inclusi i danni causati da eventi naturali come inondazioni e riflusso?
  • L’assicuratore ha una comprovata esperienza con edifici sottoposti a tutela dei beni culturali?

La rinuncia alla riduzione per sottoassicurazione è una clausola in base alla quale l’assicuratore rinuncia alla riduzione proporzionale dell’indennizzo in caso di sottoassicurazione, a condizione che l’assicurato abbia determinato la somma assicurata secondo una procedura concordata. Questa rinuncia è particolarmente preziosa per i proprietari di edifici sottoposti a tutela monumentale, poiché mitiga il rischio di una valutazione errata del valore. Tuttavia, di norma è valida solo se la valutazione del valore è stata effettuata secondo le indicazioni dell’assicuratore e viene aggiornata regolarmente.

L’assicurazione contro i danni causati da eventi naturali è un altro aspetto che merita particolare attenzione nel caso dei monumenti storici. Molti edifici storici sorgono nei centri storici o nelle pianure fluviali, che storicamente erano già abitate prima che esistessero i moderni sistemi di protezione dalle inondazioni. In tali zone il rischio di allagamento è spesso elevato e un danno da allagamento a un monumento storico risulta particolarmente costoso a causa dell’obbligo di restauro conforme alle norme di tutela dei beni culturali. Un’assicurazione contro i danni causati da eventi naturali, che copra inondazioni, riflusso, frane e terremoti, dovrebbe essere considerata indispensabile per gli edifici residenziali sottoposti a tutela monumentale situati in zone a rischio.

Monumenti e assicurazione: una responsabilità che richiede pianificazione

L’assicurazione sugli immobili residenziali per la tutela dei monumenti non è una questione burocratica marginale, bensì un tema centrale per una gestione responsabile del patrimonio edilizio storico. Chi acquista o eredita un bene storico non si limita ad acquisire un edificio, ma si assume un obbligo di diritto pubblico per la conservazione di un patrimonio culturale. Questo obbligo ha un costo, e tale costo deve essere coperto da un’assicurazione adeguata.

La causa più frequente di errore non è l’indifferenza, bensì l’ignoranza: molti proprietari non sanno che la loro polizza standard non è strutturalmente adatta a un bene storico, finché non si verifica un sinistro e le lacune diventano evidenti. A quel punto è troppo tardi per adeguare la somma assicurata o rinegoziare le coperture mancanti. La valutazione dell’assicurazione immobiliare per la tutela dei monumenti storici non dovrebbe quindi avvenire dopo l’acquisto, ma prima dell’acquisto di un edificio sottoposto a tutela monumentale, idealmente nell’ambito della verifica pre-acquisto.

Architetti e progettisti, che affiancano i proprietari nella ristrutturazione e nella gestione dei monumenti, hanno in questo ambito una particolare responsabilità di consulenza. Conoscono la complessità degli interventi di restauro conformi alle norme sulla tutela dei monumenti, i requisiti delle autorità e la struttura dei costi dei servizi artigianali specializzati. Tale conoscenza dovrebbe confluire nella consulenza sulla situazione assicurativa, anche se la definizione concreta del contratto spetta agli esperti assicurativi. L’interfaccia tra cultura edilizia e copertura assicurativa non è una terra di nessuno, bensì un ambito in cui la competenza interdisciplinare crea un vero valore aggiunto.

In definitiva, l’assicurazione sugli immobili storici è espressione di un principio fondamentale: chi vuole preservare il patrimonio storico deve valutare in modo realistico i costi di tale conservazione e garantirne la copertura. I monumenti non sono oneri da gestire con il minimo sforzo possibile, bensì testimonianze di una storia costruita, la cui trasmissione alle generazioni future richiede una decisione consapevole. Un’assicurazione adeguata non è un lusso, ma la base finanziaria su cui questa decisione può essere sostenuta nel lungo periodo.

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Roger Diener – Conferenza a Monaco

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Museo di Storia Naturale

Roger Diener dello studio Diener & Diener Architekten terrà una conferenza sul tema „L’architettura come ‚agente provocatore‘ della memoria“ presso il Forum Oskar von Miller giovedì alle 18:30.

Le diverse opere dello studio di Basilea hanno tutte qualcosa in comune: l’architettura di Diener & Diener si collega al luogo, fondendosi con gli strati storici del sito. Il risultato è una griglia temporale e spaziale.

Il ruolo speciale della memoria si esprime al meglio nei progetti di ampliamento di edifici esistenti. Le opere di Diener & Diener affrontano i meccanismi inerenti alla memoria umana. Raccontano una storia e toccano lo spettatore a livello inconscio.

I primi edifici residenziali di Diener & Diener sono stati realizzati a Basilea, seguiti da edifici residenziali nei Paesi Bassi, in Francia e in Italia. Questi edifici sono stati spesso preceduti da piani regolatori elaborati da Diener & Diener.

Tra gli edifici pubblici più importanti figurano l’Ambasciata svizzera a Berlino, il Centre Pasqu’Art di Bienne, l’edificio universitario di Malmö e la Collezione Rosengart a Lucerna.

Diener & Diener si è fatto un nome anche per gli edifici per uffici. Lo studio ha completato il progetto del campus per Novartis a Basilea nel 2005 e sta attualmente realizzando la sede della compagnia di assicurazioni pensionistiche Swiss Re a Mythenquai.

Roger Diener è nato a Basilea nel 1950 e ha studiato al Politecnico di Zurigo e Losanna sotto la guida, tra gli altri, di Aldo Rossi e Luigi Snozzi, che lo hanno fortemente influenzato. Nel 1980 ha rilevato l’ufficio del padre, Marcus Diener, che da allora ha diretto con successo.

Dal 1999 al 2015, Roger Diener ha ricoperto una cattedra al Politecnico di Zurigo. Ha insegnato allo Studio Basel insieme a Marcel Meili, Jacques Herzog e Pierre de Meuron. Roger Diener ha ricevuto numerosi premi per il suo lavoro, tra cui la Grande Médaille d’Or francese, il Prix Meret Oppenheim e la Medaglia Heinrich Tessenow.

„L’architettura come ‚agente provocatore‘ della memoria“.
Roger Diener
Diener & Diener Architetti Basilea
03 dicembre 2015, 18:30
Forum Oskar von Miller, Monaco di Baviera

Risultati del concorso a ottobre 2020

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Siete interessati agli ultimi risultati dei concorsi di architettura del paesaggio, ma non avete il tempo di guardarli bene? Nella panoramica dei concorsi G+L, Heike Vossen fornisce aggiornamenti mensili sui concorsi più interessanti. Ecco i primi risultati dei concorsi di ottobre 2020.

Tutte le immagini: © SINAI con Holzer Kobler

Il vecchio cimitero di Judensand a Magonza è uno dei più antichi cimiteri ebraici d’Europa: i progettisti dovevano procedere con la stessa sensibilità nella sua riqualificazione. Con il suo design chiaro, il progetto vincitore raggiunge un alto valore di riconoscimento per il sito precedentemente poco appariscente: una siepe di tasso circostante rafforza la natura speciale del sito; all’esterno crea un involucro protettivo e all’interno crea una densità atmosferica. Le aperture sono utilizzate di proposito come collegamenti visivi dall’esterno all’interno e hanno lo scopo di incoraggiare le persone a entrare in contatto con il luogo della memoria e della fede. L’involucro del muro di siepe, dello zoccolo e delle aperture consente una presenza visibile nello spazio urbano e ancorano il sito all’eterogenea struttura circostante in modo spazialmente efficace. Allo stesso tempo, il recinto di siepi riprende il recinto storico della Judensand del 1779, continuando così simbolicamente l’eredità della comunità ebraica. In termini di programma e design, i nuovi edifici proposti completano l’involucro appena creato intorno al vecchio cimitero come strutture protettive.

Le sponde della Fulda a Rotenburg si affermano come spazio aperto identitario per la città. bbz landschaftsarchitekten attiva lo spazio fluviale con strutture per il tempo libero e l’avventura e crea due sponde di forma diversa in un gesto su larga scala: a nord, un bordo urbano con una geometria chiara che estende lo spazio urbano alla Fulda; a sud, la controparte come ampio spazio golenale con un bordo curvo della sponda che riprende il flusso della Fulda. Per rafforzare l’area fluviale, gli architetti paesaggisti hanno riposizionato il traffico stazionario e ripulito la vegetazione, in parte su piccola scala. In questo modo si apre la vista sulla suggestiva silhouette a graticcio della città vecchia. La riva urbana sul lato opposto funge da spazio quadrato strutturato con un’area eventi in pietra e un rifugio verde. Adiacente alla piazza in pietra si trova la balconata panoramica, che si estende verso il fiume con ampie gradinate e termina con una piattaforma sull’acqua.

Tutte le immagini: © bbz bern / Joos & Mathys / Plangrün

Un altro successo al concorso per bbz landschaftsarchitekten: Insieme ai partner di pianificazione, bbz bern si è aggiudicata l’appalto per lo studio di una nuova località lacustre, comprensiva di impianti sportivi e progettazione della linea di riva, da realizzarsi negli orizzonti di pianificazione del 2022 e del 2035. La visione vincente vede l’uso del tempo libero e dello sport in armonia con la valorizzazione ecologica del sito. Di conseguenza, verrà creato un parco multiuso, le cui aree di utilizzo saranno inserite nel paesaggio e accompagnate da una varietà di nicchie ecologiche. Il nuovo parco funge da collegamento tra l’area dell’insediamento e il lago. Il progetto elimina gli argini artificiali esistenti e ripristina la topografia pianeggiante originale. In questo modo si crea un’apertura visiva dal margine dell’insediamento attraverso il parco e la riva del lago. La sapiente disposizione dei campi da gioco e il loro uso multiplo lasciano uno spazio ecologico sufficiente per l’area incontaminata della riva e i canneti. I progettisti hanno prolungato la passerella esistente fino alla riva del lago e l’hanno fatta passare sopra il laghetto pubblico appena creato.

Tutte le immagini: ©relais landscape architects

In linea con il motto „Ellwangen an die Jagst“ (Ellwangen verso lo Jagst), il fiume deve essere ridisegnato in modo naturale, riqualificato ecologicamente e trasformato in un’esperienza per lo State Garden Show del 2026. Il progetto vincente di relais Landschaftsarchitekten ha colpito per l’immagine spaziale continua della valle del fiume: nella parte occidentale, lo spazio fluviale si allarga in un ampio corridoio all’interno del quale il corso d’acqua può svilupparsi in modo dinamico. L’area vicina al centro città, invece, viene progettata in modo intensivo con un’ampia gamma di usi e una spiaggia cittadina accessibile. Una striscia funzionale a nord raggruppa le strutture necessarie per il garden show. Le aree di parco adiacenti al centro cittadino continueranno a essere utilizzate per eventi e ora si presentano come ampie terrazze fluviali che si estendono fino alla riva. Un ponte pedonale collega gli spazi aperti della Jagstaue con il centro storico di Ellwangen e conduce in modo suggestivo all’area golenale progettata in modo intensivo, il parco del ponte con le sue aree sportive e di attività.

Cliccare qui per la panoramica del concorso a settembre 2020.

L’IBA Turingia nel suo ultimo anno di vita

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Un edificio allungato di quattro piani con una facciata a lamelle e un cortile interno parzialmente verde di fronte. L'edificio Eiermann di Apolda è il centro organizzativo dell'IBA Turingia. Immagine: © IBA Turingia, Foto: Thomas Müller, Weimar

L'Eiermannbau di Apolda è il centro organizzativo dell'IBA Turingia. Immagine: © IBA Turingia, Foto: Thomas Müller, Weimar

L’Esposizione Internazionale dell’Edilizia (IBA) in Turingia è giunta alla sua ultima edizione. Dal 2012, l’IBA ha indagato su come le regioni rurali e urbane possano essere riqualificate sotto il tema „StadtLand“. A questo scopo sono stati lanciati numerosi progetti attenti alle risorse. Qui vi sveliamo quali sono, quali sono i risultati dell’IBA Turingia e cosa potete aspettarvi alla presentazione finale dal 5 maggio al 29 ottobre 2023.

Dal 2012 al 2023, la Mostra Internazionale dell’Edilizia (IBA) della Turingia si impegna a realizzare progetti attenti alle risorse con valori orientati al bene comune in e per la Turingia. Questi progetti, realizzati con i partner, devono essere innovativi e sperimentali e ispirare l’imitazione. Il tema dell’IBA è „StadtLand“. Descrive la struttura degli insediamenti su piccola scala nello Stato Libero della Turingia e le interazioni tra aree urbane e rurali.

L’IBA Turingia si è concentrato su queste tre aree:

  • Costruire SelbstLand: Sostenere nuove forme di cooperazione tra amministrazione, imprese e società civile.
  • ProvinciaModernità ricostruita: Realizzazione di nuovi edifici sperimentali da parte dell’IBA per fare della cultura edilizia il segno distintivo della Turingia.
  • LeerGut umbauen: Attivazione di immobili sfitti nello Stato

Dal 2012, l’IBA Turingia ha messo in rete, consigliato e motivato gli organizzatori di progetti. Ha sostenuto processi cooperativi e perseguito l’obiettivo di riposizionare la Turingia come luogo di progresso e laboratorio sperimentale per il futuro.

L’azionista di IBA Thüringen GmbH è lo Stato Libero di Turingia, il cui governo ha fondato la società nel 2012. L’IBA è finanziata principalmente dai fondi di bilancio dello Stato Libero. I progetti IBA godono di finanziamenti prioritari in Turingia. Marta Doehler-Behzadi è direttore generale dell’IBA Thüringen dal 2014.

Dal 2018, l’IBA Turingia ha sede nella città turingia di Apolda, vicino a Jena. Nell’edificio Eiermann, che è stato sottoposto a vincolo, sviluppa di propria iniziativa la Open Factory e organizza un campus annuale, conferenze, saloni e pubblica anche riviste. Nel 2019 ha esposto un risultato intermedio nell’edificio – potete leggere qui maggiori informazioni. I risultati e gli approfondimenti ottenuti dal processo saranno presentati al pubblico in occasione della finale del 2023. L’IBA Turingia mira a ispirare l’azione della politica e dell’amministrazione, nonché della società civile e delle imprese.

Nei prossimi mesi, l’IBA Turingia desidera fare un bilancio dettagliato. A partire da maggio 2023, sarà allestita una grande mostra sugli ultimi dieci anni nell’Eiermannbau. Nell’estate del 2023 è previsto anche un formato di dibattito chiamato „Stadtland Forum“ presso l’Eiermannbau. Si terranno anche altri eventi, mostre a Nordhausen e presso l’ufficio ecclesiastico regionale di Erfurt, nonché escursioni nei siti IBA.

I progetti dell’IBA Turingia, attenti alle risorse, hanno valori orientati al bene comune in e per la Turingia. Il termine „StadtLand“ indica il mutato rapporto tra individui e natura, insediamento e paesaggio, nonché tra società e risorse. Con i suoi progetti, l’IBA mira a riaggregare contesti naturali, paesaggistici, materiali e di risorse che sono stati scollegati l’uno dall’altro per secoli. L’obiettivo è creare un nuovo „metabolismo“ sociale. Allo stesso tempo, gli organizzatori sperano che l’IBA Turingia possa ispirare altre regioni in Europa e nel mondo.

I progetti dell’IBA comprendono, ad esempio, la creazione di chioschi sanitari nel nord della Turingia. Gli Empties Agents sono una rete per la rivitalizzazione delle proprietà vuote, mentre il progetto Sommerfrische sostiene la rivitalizzazione della Schwarzatal. L’IBA ha trovato i suoi progetti in modi diversi. Nel 2014 è stato indetto un bando per progetti a livello statale dal titolo „Future STADTLAND!“. L’IBA Turingia ha anche formulato indirizzi di ricerca e aree di aspettativa. Ha creato bandi mirati e ha anche avviato progetti in prima persona, come l’Eiermannbau Apolda.

Tutti i progetti dell’IBA dovevano soddisfare standard elevati: Dovevano essere radicali, di tendenza e creativi, offrire un ancoraggio regionale e allo stesso tempo un’ispirazione internazionale. Allo stesso tempo, dovevano essere esemplari di una buona pianificazione e costruzione, per diventare casi modello e prototipi. Queste esperienze sono „open source“ e vengono messe a disposizione degli interessati.

Lo sapevate già? Nel 2020, su Baumeister abbiamo raccontato di come lo sponsor del progetto IBA, l’Associazione sportiva statale della Turingia, fosse alla ricerca di un progetto per il centro di educazione agli sport lacustri e all’avventura di Kloster, vicino a Saalburg-Ebersdorf.

Secondo l’IBA Turingia, lo Stato Libero è uno Stato urbano in transizione con una grande ricchezza culturale. „Le opportunità di un futuro di successo e vivibilità per lo Stato Libero risiedono nella diversità delle città e dei villaggi e nelle qualità del paesaggio“, si legge sul sito web. I risultati del processo ultradecennale saranno presentati dal 5 maggio al 29 ottobre 2023 nell’ambito della presentazione finale. L’obiettivo è quello di ispirare la riflessione e invitare le persone a imparare dalla Turingia.

Nell’Eiermannbau Apolda sarà possibile conoscere i progetti dell’IBA Turingia, sempre orientati alla pratica, a partire da maggio. Il vernissage della mostra „StadtLand – imparare dalla Turingia“, che presenta la nuova cultura edilizia „Made in Thuringia“, si terrà il 4 maggio 2023 a partire dalle ore 16.00. L’ingresso alla mostra è gratuito. Il Ministro Presidente della Turingia, Bodo Ramelow, e il Ministro federale per l’edilizia abitativa, lo sviluppo urbano e le costruzioni, Klara Geywitz, inaugureranno la mostra. Saranno presenti anche Philipp Misselwitz della Bauhaus Erde gGmbH e Remy Sietchiping di UN Habitat. Chi desidera partecipare al vernissage può registrarsi qui.

A proposito: nell’agosto 2021 abbiamo dedicato un intero numero allo Stato libero di Turingia. In quell’occasione abbiamo presentato anche i progetti IBA e molto altro ancora. Se volete rileggerlo, potete trovare la rivista qui nel nostro negozio.

Un’altra grande IBA che si è conclusa negli ultimi anni è stata l’IBA Basilea 2020, che si è conclusa ufficialmente all’inizio di giugno 2021 con l’IBA Basel Expo. Si è trattato di fatto della prima Esposizione Internazionale dell’Edilizia nel triangolo di confine tra Germania, Francia e Svizzera. Noi di G+L non ci siamo limitati a fornire informazioni online su IBA Basilea 2020 i progetti, i loro ideatori e gli obiettivi. Sulla base dei risultati ottenuti, abbiamo collaborato con gli organizzatori per sviluppare la pubblicazione specializzata „IBA Basel 2020. Crossing borders together“ in tedesco e francese, che vale la pena leggere. Un piacere da leggere!

Il cubismo come stile architettonico

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Icona del cubismo praghese: la Casa della Madonna Nera. Foto: Thomas Ledl - Opera propria, CC BY-SA 4.0, via: Wikimedia Commons
Icona del cubismo praghese: la Casa della Madonna Nera. Foto: Thomas Ledl - Opera propria, CC BY-SA 4.0, via: Wikimedia Commons

Quando si parla di cubismo, la maggior parte delle persone pensa alla tela, ai ritratti spigolosi di Picasso o alle nature morte frammentate di Braque. Ma il movimento andò ben oltre la pittura: a Praga divenne un principio costruttivo. Ancora oggi, la capitale ceca è il luogo in cui le idee cubiste sono state più coerentemente tradotte in realtà edilizia: In nessun altro luogo lo stile è condensato in un’architettura così densa e stilisticamente omogenea come qui.

Il Cubismo come movimento artistico è emerso tra il 1907 e il 1910 negli studi parigini di Pablo Picasso e Georges Braque. Il suo fulcro: la classica prospettiva centrale viene spezzata, gli oggetti vengono rappresentati da più angolazioni contemporaneamente e assemblati in una nuova composizione geometricamente astratta. Il termine stesso risale a un’osservazione aneddotica: si dice che Henri Matisse abbia parlato di „piccoli cubi“ guardando un paesaggio di Braque; il critico Louis Vauxcelles lo riprese e nacque il nome dello stile. Ciò che in Francia rimaneva per lo più una questione di tela, a Praga subì una trasformazione epocale. Gli architetti cechi hanno trasformato un linguaggio visivo in un linguaggio edilizio, creando così un fenomeno globale eccezionale.

Il fatto che Praga, tra tutti i luoghi, sia diventata il centro dell’architettura cubista è storicamente notevole. La città si trovava lontano dai principali centri d’avanguardia dell’Europa occidentale; fu proprio questo approccio fuori dai sentieri battuti a consentire una forma di sperimentazione che raramente si trova in forma così concentrata altrove. Mentre i pittori e gli scultori cubisti erano attivi soprattutto in Francia e lo stile appariva più come effetto collaterale in altri Paesi, gli artisti boemi, insieme ad architetti e artigiani, svilupparono il cubismo in uno stile di vita completo.
Le prime tracce architettoniche del cubismo praghese emersero intorno al 1911, due anni dopo lo stile era nel suo periodo di massimo splendore; con l’inizio della Prima guerra mondiale nel 1914, i segni del suo declino erano già evidenti. Questo periodo d’oro compresso fa del Cubismo di Praga uno degli esperimenti più intensi, ma anche di breve durata, della storia dell’architettura. In meno di un decennio fu creato un paesaggio urbano stilisticamente coerente, un insieme che si è conservato nel paesaggio urbano di Praga fino ad oggi.
Architetti praghesi come Josef Chochol, Pavel Janák e Josef Gočár trasferirono i principi della pittura cubista nello spazio tridimensionale. Crearono facciate e forme di edifici con spigoli, sfaccettature e ornamenti geometrici di grande effetto, che si possono vedere ancora oggi nel paesaggio urbano. Nonostante il loro linguaggio progettuale radicale, questi edifici si inseriscono in modo sorprendentemente armonioso nello scenario storico della metropoli Moldava – una rottura che rimane al contempo un dialogo con la tradizione.

I capolavori e i loro creatori

Tra gli architetti cubisti di Praga spicca la „Casa della Madonna Nera“ di Josef Gočár. Costruita tra il 1911 e il 1912 come grande magazzino, è considerata uno dei primi e più importanti edifici cubisti di Praga. La dominanza della superficie crea una struttura cubista chiaramente strutturata; sia la precisa formulazione dei bordi che le decorazioni altamente semplificate composte da forme geometriche le conferiscono una presenza sorprendente. L’edificio prende il nome da una statuetta posta all’angolo dell’edificio, che era già il simbolo del suo predecessore barocco – una continuità che ammorbidisce ed enfatizza la rottura con la tradizione. Oggi è uno dei monumenti culturali nazionali della Repubblica Ceca.
Josef Chochol radicalizzò il programma cubista in modo ancora più coerente. Rappresentante di un cubismo particolarmente rigoroso, rinunciò in larga misura all’ornamentazione piatta, privilegiando invece forme strutturali cristalline e diamantate. Il suo capolavoro, la Villa Kovařovic a Libušina 49, direttamente sulla Moldava, fu costruita tra il 1912 e il 1913. Chochol, che aveva studiato a Vienna sotto la guida di Otto Wagner, progettò anche gli interni: un’opera d’arte totale che portava coerentemente l’idea cubista nello spazio abitativo.
Pavel Janák non fu solo un architetto, ma anche una figura teorica centrale del movimento. Nel 1912, insieme a Josef Gočár e Vlastislav Hofmann, fu co-fondatore dei „Laboratori d’arte di Praga“, dove vennero sviluppate idee per la progettazione di mobili e oggetti d’arte in ceramica, vetro e metallo. Fondata nel 1908, la cooperativa di artisti Artěl vendeva oggetti d’artigianato cubista di uso quotidiano, dalla carta da parati alle ceramiche, ai mobili. La scatola di ceramica di Janák del 1911 a forma di cristallo divenne l’epitome di questa dimensione applicata dello stile: un sistema di angoli, bordi e superfici le cui linee nere enfatizzano la dinamica spaziale della superficie.

Dallo Stile Nazionale al Decostruttivismo: gli strascichi di un’epoca breve

Dopo la prima guerra mondiale, il cubismo praghese perde il suo carattere d’avanguardia. Nei ruggenti anni Venti aveva perso in gran parte la sua purezza originaria e la sua forza rivoluzionaria, ma in una forma modificata divenne espressione della cultura nazionale e statale cecoslovacca. Janák e Gočár lo trasformarono nel cosiddetto Rondocubismo, che combinava i principi formali cubisti con elementi folkloristici. La testimonianza più visibile di questa trasformazione è il Palazzo Adria di Praga, costruito tra il 1923 e il 1924: Cariatidi e pilastri decorati trasformano l’ex avanguardia in un’architettura statale rappresentativa.
Tuttavia, le idee del Cubismo praghese continuarono ad avere un effetto profondo e sorprendente. Wolf D. Prix, fondatore dello studio di architettura viennese Coop Himmelb(l)au, lo considerava un diretto precursore del decostruttivismo: il cubismo ceco era rivoluzionario con la sua concezione spaziale e anticipava le tendenze successive nella sua scissione e ricostruzione della superficie e del corpo. Dal 1983 al 1988, Coop Himmelb(l)au ha realizzato una delle prime architetture decostruttiviste al mondo, con il famoso ampliamento del tetto di Falkestraße 6 a Vienna – una linea che corre, anche se indirettamente, dalle facciate angolari delle rive praghesi della Moldava alla fine del XX secolo. Ciò che è emerso in una piccola enclave tra il 1910 e il 1914 è quindi molto più di una curiosità locale. La Repubblica Ceca rimane l’unico Paese in cui il Cubismo si è sviluppato come cultura architettonica e di design indipendente e completa, e gli edifici sopravvissuti non sono reliquie da museo, ma un’architettura urbana viva che ancora oggi affascina appassionati, architetti e storici dell’arte.

Friedensschule Münster: riprogettazione delle aree esterne e sportive

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Progettando sapientemente un impianto sportivo compatto, è stato possibile creare generose aree di vegetazione. Foto: f[R]p

Gli impianti sportivi e all’aperto della Friedensschule Münster sono stati riprogettati da frei[RAUM]planung. Il concetto dei progettisti si è basato su un linguaggio progettuale funzionale ma interessante. Nella loro presentazione del progetto, i progettisti di fRp descrivono come hanno disegnato l’area d’ingresso della scuola, che cosa rappresenta il bosco degli alunni e come hanno integrato la sostenibilità e l’educazione ambientale nel progetto.

La Friedensschule di Münster è situata in posizione centrale a sud-ovest del centro città. Come scuola cattolica comprensiva con un ginnasio, attualmente offre a circa 1.500 alunni un luogo dove imparare e svilupparsi in modo adeguato all’età. Oltre a questi due aspetti, il concorso per la pianificazione degli spazi aperti organizzato dalla Diocesi di Münster nel 2015 ha posto anche requisiti sportivi agli spazi aperti da progettare.

Una sfida che lo studio fRp di Münster ha affrontato con un linguaggio progettuale funzionale ma interessante. Percorsi chiari e spazi generosi per il movimento ricevono qualità di permanenza e struttura dalle aree verdi adiacenti con ricche piante perenni. I percorsi e le aree per l’esercizio fisico sono definiti per quello che sono da una selezione sobria di materiali diversi: Aree per lo sport, il gioco, il divertimento e la ricreazione.

Le aree di ingresso della scuola e del palazzetto dello sport sono raggruppate su un altopiano. Le isole verdi offrono spazio per rilassarsi e fungono da punti di incontro. Una spaziosa scalinata con posti a sedere, gradini e una rampa integrata collega l’altopiano con le aree ricreative e sportive più basse. Il cambiamento di livello è messo in scena piuttosto che ritoccato.
L’accessibilità si rivela un aspetto centrale di qualsiasi progetto di cortile scolastico. Questo non significa solo passaggi a livello senza gradini e superfici piane: gli ingressi devono ovviamente essere accessibili senza gradini. Si riflette anche in un buon orientamento e in un’organizzazione logica delle singole aree funzionali. Alla Friedensschule Münster, ad esempio, le aule si fondono con gli spazi aperti in base alle materie di studio: Il giardino della scuola e la serra si trovano in continuità con l’area scientifica; le aree sportive sono allineate accanto al palazzetto dello sport e alla piscina.

Le esigenze ortogonali delle singole aree sportive possono essere concentrate e posizionate sinergicamente nella „scia“ dell’edificio sportivo, seguendo la sua cubatura. La vicina strada di accesso con i posti auto non interferisce con lo sport. Il campo sportivo funge anche da efficace cuscinetto tra il traffico e gli spazi verdi.

Il gioco richiede spazi e strutture che stimolino e consentano una varietà di attività. Durante le pause, c’è una costante alternanza tra partecipazione attiva e osservazione interessata. Nello spazio esterno della Friedensschule Münster, le aree di gioco e di seduta si intrecciano senza interferire l’una con l’altra. Gli elementi sono a volte aree di gioco e a volte aree di seduta, in modo che le strutture esterne nel loro complesso offrano un rapporto generoso ed equilibrato tra spazi aperti costruiti e naturali.

L’intero parco della Friedensschule Münster è circondato da una cintura verde. Isole verdi e gruppi di alberi si staccano da questa frangia per entrare negli spazi aperti come gruppi di studenti che passeggiano. Singoli alberi si muovono in libera successione tra gli edifici e sulle aree pavimentate. L’impianto arboreo può essere continuamente ampliato come una foresta studentesca. In questo modo, gli alberi riflettono le fasi di sviluppo degli alunni e segnano figurativamente i loro progressi educativi nella scuola: a ogni anno scolastico completato con successo, anche l’albero è cresciuto un po‘. I filari allineati di alberi garantiscono il collegamento visivo tra gli edifici e lo spazio aperto, da un lato, e l’organizzazione spaziale delle singole aree funzionali, dall’altro. Aprendo il giardino della scuola, la scuola è anche collegata al cortile della scuola in modo più tangibile.

Per equiparare il traffico automobilistico, ciclistico e pedonale, ai ciclisti è stato riservato un nuovo collegamento separato al sito. Per raggiungere il parcheggio per le biciclette, le aree di sosta e sportive vengono ora solo sfiorate e non più attraversate. Il traffico automobilistico è stato volutamente lasciato nella periferia nord-occidentale, poiché il traffico di approvvigionamento e di smaltimento dei rifiuti è determinato anche dalla posizione del cantiere di servizio. La zonizzazione e l’inverdimento favoriscono la decelerazione del corridoio.

Sia la scelta dei materiali che il linguaggio progettuale dei singoli elementi sono soggetti a uno stile di design ridotto. La pavimentazione, i gradini, i blocchi di seduta e i bordi delle piattaforme sono in cemento a vista. Le aree di percorso subordinate sono realizzate con pavimentazione a base d’acqua. Gli elementi di arredo (come cestini per rifiuti, parcheggi per biciclette e dissuasori) sono stati realizzati con una famiglia di prodotti dall’espressione semplice e lineare e dall’elevata resistenza all’usura.

Un estratto del verbale della giuria del 2015 riassume l’idea progettuale alla base del concept per la Friedensschule Münster: „Il lavoro riesce a creare un valore aggiunto funzionale e di design per la situazione generale con mezzi semplici. Il canone di materiali proposto convince grazie alla riduzione e al contenimento“.

Un altro aspetto fondamentale nella riprogettazione del sito è la sostenibilità e la promozione dell’educazione ambientale. Le superfici permeabili all’acqua contribuiscono alla ricarica delle falde acquifere e alleggeriscono il carico del sistema fognario. Insieme agli alunni sono state piantate piante perenni miste. Nelle aree periferiche sono state piantate piccole e dense foreste urbane, le cosiddette Tiny Forests. Le piccole aree sono piantate con un’alta densità (tre piante per metro quadro) di alberi e arbusti adatti al sito. La rapida crescita dovuta alla pressione competitiva reciproca porta alla selezione naturale. La comunità scolastica stessa può diventare attiva e integrare il „bosco scolastico“ nelle lezioni di scienze. Inoltre, la consapevolezza del clima viene rafforzata grazie alla creazione di un biotopo dedicato. L’area sportiva sarà coperta da una griglia di alberi adatti al luogo. È stata scelta una piantagione mista invece di una piantagione singola. Ciò è consigliato dal punto di vista della biodiversità e della salute delle piante. La griglia di alberi è abbastanza robusta da creare ordine. I dischi di alberi sono costituiti da prati di fiori selvatici per promuovere la biodiversità.

Il progetto è stato realizzato in due fasi di costruzione. La prima fase comprendeva l’area centrale della scuola ed è stata consegnata agli alunni nel 2022. A questa fase è seguito il completamento delle aree sportive esterne, inaugurate ufficialmente nell’agosto 2024.

Il profilo dell’ufficio frei[RAUM]planung ha uffici a Hilter, Osnabrück e Münster ed è attivo in tutti i settori dell’architettura del paesaggio. L’azienda si rivolge a clienti pubblici e privati, che si occupano in egual misura della pianificazione concreta degli oggetti, di tutti i servizi di progettazione creativa, della pianificazione dettagliata della realizzazione, della supervisione della costruzione e della gestione dei costi e dei tempi.
Dalla sua fondazione nel 1998 da parte di Uwe Gernemann, f[R]p si è sviluppata costantemente e dal 2021, quando Jochen Schmitz è entrato a far parte del team di gestione, opera come società in partnership mbB.
In qualità di membro degli Ordini degli Architetti della Bassa Sassonia e della Renania Settentrionale-Vestfalia e dell’Associazione degli Architetti Paesaggisti Tedeschi (bdla), tutti i dipendenti sono sempre attivamente coinvolti in un’ampia gamma di sviluppi tecnici e professionali.
Oltre agli aspetti della funzionalità e dell’estetica, i temi della sostenibilità e della protezione del clima sono parametri chiave di tutta la pianificazione e valori centrali dell’ufficio.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web dell’ufficio.

Il numero di marzo di G+L è dedicato al tema delle scuole: Scoprite come dovrebbe essere il parco giochi di una scuola nel 2025, quali sono i desideri di alunni e insegnanti e come sta andando l’educazione digitale nelle scuole tedesche nelle presentazioni dei progetti, nelle interviste e nei commenti del numero di marzo. La rivista è disponibile qui nel negozio.

Oltre alla rivista, è possibile scoprire altri progetti di cortili scolastici sul sito web di G+L.

Il bagliore del silenzio

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Dove un tempo svettavano le Torri Gemelle del World Trade Centre, oggi si affollano soprattutto i turisti. Il paesaggio commemorativo con il museo e le piscine riflettenti rende in qualche modo tangibile l’orrore dell’11 settembre, ma con i numerosi nuovi edifici nelle immediate vicinanze, tra cui il centro commerciale Oculus, rimane un corpo estraneo per molti newyorkesi.

Dove un tempo si trovavano i piani terra delle Torri Gemelle, ora ci sono due specchi d’acqua quadrati incorniciati da metallo nero con incisi i nomi di tutte le vittime. Le „Reflecting Pools“ dell’architetto israeliano Michael Arad sembrano avere un’impronta più piccola rispetto alle torri cadute di Minoru Yamasaki. Le stesse Torri Gemelle erano opprimenti. Guardare in alto tra di esse dava le vertigini. Questo ricordo ritorna immediatamente quando si guarda la grande foto illuminata all’ingresso del Museo dell’11 settembre. Mostra le Torri Gemelle dal basso, alla luce del sole. Ecco le suddette piscine con l’acqua che scorre all’interno. In un buco nero che sembra arrivare all’infinito nel sottosuolo. Accanto c’è la Freedom Tower, più alta e più larga delle torri di Yamasaki e fiore all’occhiello del nuovo World Trade Centre.

Tuttavia, poiché nell’ultimo decennio e mezzo Lower Manhattan è cresciuta notevolmente in altezza, la Freedom Tower non sembra più così enorme. Anche perché il paesaggio in cui è inserita è morbido: alberi disposti in modo geometrico e aiuole di edera. Un paesaggio urbano piacevole, anche se vietato alla musica e ai rumori forti, ben diverso dalla giungla di cemento di un tempo.

I numerosi turisti la pensano ovviamente allo stesso modo. Si scattano selfie al „Survivor Tree“, l’albero sopravvissuto all’attacco, o si meravigliano dell’Oculus, la controversa stazione ferroviaria progettata dall’architetto svizzero Santiago Calatrava, che si trova come un gigantesco uccello bianco tra il 3 World Trade Center e il cantiere del 2 World Trade Center. Il paesaggio commemorativo intorno al World Trade Center è la principale attrazione per i visitatori di New York. Sembra un set cinematografico. E naturalmente nel museo vengono proiettati film che hanno come protagonista il World Trade Center, da „King Kong“ a „Ghostbusters“.

Padiglione di vetro di Snøhetta

Il National September 11 Memorial & Museum – associazione presieduta dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg – aveva un compito difficile: mantenere viva la memoria del World Trade Center e dell’attacco dell’11 settembre 2001, che fu anche un attacco all’orgoglio nazionale americano, e riflettere sulle cause senza pestare i piedi a nessuno. Il fulcro del memoriale è il museo. Attraverso le misure di sicurezza, si entra in un padiglione di vetro, inclinato come una nave che affonda e progettato dallo studio norvegese Snøhetta, che scende sotto i bacini d’acqua. L’atmosfera da bunker, combinata con l’oscurità, riporta alla sensazione di oppressione che si provava quando si attraversava il passaggio sotto le torri e ci si sentiva sovrastare da 80 piani.

Il museo presenta un’impressionante ricchezza di reperti: caschi della polizia ammaccati, cartelli stradali piegati, travi d’acciaio malconce e autopompe schiacciate, una sezione della scala usata dai sopravvissuti per fuggire, una statua di una donna che cade dalla finestra di un ufficio, pezzi di carta con fotocopie di perquisizioni, una simulazione del cielo blu dell’11 settembre e una mostra di poster con le copertine del „New Yorker“ con le torri gemelle. Anche una vecchia fila di negozi con felpe, completamente ricoperte di polvere di amianto, è conservata dietro un vetro. In una stanza, ognuna delle quasi 3.000 persone uccise l’11 settembre è commemorata con una foto, poche righe, un ciclo infinito dell’ultima telefonata: „l’equivalente di un servizio commemorativo eterno“, come ha scritto il New York Times, mentre il New Yorker lo ha trovato „macabro“.

Anche Apple è rappresentata

C’è una sala separata per i parenti, ma i visitatori sembrano venire da lontano. Il museo termina con l’ex muro di contenimento delle lamiere, che si estende su più livelli. Il muro di cemento ha impedito che l’Hudson inondasse il sito l’11 settembre. Da allora è conosciuto come il „muro degli eroi“. Anche gli eroici vigili del fuoco e gli agenti di polizia sono spesso commemorati. Trasformare una sconfitta in una vittoria è molto americano. L’attacco vero e proprio viene affrontato con molta più cautela. Sì, ci sono stati i Talebani in Afghanistan, che sono riusciti a cacciare i sovietici con l’aiuto americano. La cellula di Amburgo si è in qualche modo sviluppata in seguito. Più spazio, invece, è dedicato alla costruzione del World Trade Centre. Qui si trovava Radio Row, piccoli negozi di elettronica sul porto (molti gestiti da immigrati siriani). Oggi c’è uno scintillante Apple Store nell’Oculus.

Potete leggere il resto dell’articolo qui come PFD.

Questo articolo sul tema della libertà politica proviene dal nostro archivio. In G+L 09/2017 ci siamo concentrati sui siti commemorativi. Tra cui il progetto per il memoriale di Utøya e la conversione delle chiese.

Sfida dell’Accademia: scoprire Vienna in bicicletta

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La nostra nuova vincitrice dell’Accademia Baumeister Theresa Wunder è appena arrivata a Vienna e ha iniziato il suo stage presso lo studio Querkraft Architekten. Per familiarizzare con la nuova città, ha prima fatto un giro in bicicletta per Vienna. Theresa presenta qui i punti salienti dell’architettura che ha scoperto.

Primo giorno nella nuova città. Una domenica mattina (ancora) soleggiata. Un abitante della Sesta vende online la sua vecchia bicicletta. L’annuncio dice che è „arrugginita in alcuni punti“, ma funziona e ha un lucchetto in omaggio. La metropolitana mi porta a incontrare il mio futuro lipizzano. Apro la pesante porta d’ingresso, faccio due chiacchiere, salgo una volta e va bene. Pompo le gomme sgonfie e inizia il tour esplorativo. Non devo guidare molto prima di scoprire il primo panorama. Mi fermo un attimo sulla bici e mi stupisco della Casa del Mare, che si trova in una torre antiaerea della Seconda Guerra Mondiale.

Continuo a pedalare, scendo due volte e all’improvviso mi imbatto nella Casa Majolika, probabilmente l’architetto più importante dell’Austria. E improvvisamente vedo Otto Wagner ovunque. Passo accanto alle ringhiere verdi della ferrovia urbana Wagner, tipiche di Vienna. Queste ringhiere, originariamente di colore beige chiaro, sono state colorate – erroneamente chiamate „verde Otto Wagner“ – solo durante i lavori di restauro dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ancora qualche metro e mi trovo davanti alla stazione della Stadtbahn Wagner di Karlsplatz. Spingo la bicicletta e saluto felicemente i miei vicini: la Karlskirche, l’edificio della Facoltà di Architettura dell’Università di Tecnologia di Vienna e l’edificio della Secessione sul lato opposto della strada. Proseguo in bicicletta fino alla circonvallazione che circonda il primo distretto. Qui c’è un percorso alberato dedicato ai pedoni e ai ciclisti. Scendo all’altezza del Teatro dell’Opera e mi trovo improvvisamente davanti alla scala mobile che porta all’ingresso dell’Albertina. In questo museo d’arte nel primo distretto si può vedere il meglio della storia dell’arte. Mi stupisco di quanto siano brevi le distanze in questa città e continuo il mio cammino.

Il nudo scandaloso

Le carrozze trainate da cavalli mi vengono incontro. Sono poco prima dell’Hofburg. Prima di raggiungere la mia destinazione, la Cattedrale di Santo Stefano nel cuore della città, mi inginocchio – come ogni buon studente di architettura – davanti alla casa di Adolf Loos in Michaelerplatz. Questa casa, scandalosamente nuda per il 1909, proprio di fronte alla Hofburg imperiale, fu una spina nel fianco dell’imperatore e una grande conquista del modernismo viennese. Inizia a piovere. Fortunatamente, la Michaelerplatz non è lontana dalla cattedrale. Pedalo brevemente e la chiesa gotica appare davanti a me. Da qui pedalo fino al mio appartamento nel terzo distretto. Inzuppata, ma soddisfatta della mia esperienza, parcheggio la bici e mi rallegro di pedalare fino all’ufficio domani.

„IBA Basilea 2020 dimostra l’importanza dei progetti sostenibili“.

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Il progetto IBA Regio Grüngürtel riassume 100 siti naturali straordinari della regione di Basilea sul sito web www.gruenguertel.ch. L’obiettivo dei promotori: Ispirare un vasto pubblico per la natura della regione al di là delle frontiere. Abbiamo parlato del progetto con il responsabile Manuel Friesecke, amministratore delegato della Regio Basiliensis, chiedendogli in che misura l’IBA Basilea 2020 stia generando un valore aggiunto per il progetto.

„… e nel fine settimana volevamo fare una bella passeggiata“. Tutti conoscono questa mezza frase. La passeggiata in questione? Di solito finisce con il percorso che si fa sempre. È quello che si conosce ed è molto bello. È un peccato, perché in ogni regione ci sono tanti sentieri che vale la pena scoprire. La regione di Basilea non fa eccezione. Tra i paesi della Germania, della Francia e della Svizzera si trova un’area naturale molto varia. Basta conoscere i sentieri giusti. Per facilitare questo compito a residenti e visitatori, il progetto IBA „Regio Grüngürtel“ ha sviluppato il sito web www.gruenguertel.ch.

Il sito – accessibile anche tramite un’app – presenta oltre 100 siti naturali eccezionali nella regione tri-nazionale di Basilea: 45 in Svizzera, 30 in Germania e 25 in Francia. Vi si trovano anche consigli utili per escursioni e passeggiate e tutte le informazioni utili per prepararle: come arrivare, quanto tempo occorre, dove mangiare e molto altro. Una mappa panoramica supporta la pianificazione e aiuta a trovare le destinazioni e gli itinerari da scoprire. Le informazioni sono disponibili in tedesco, francese e inglese e vengono aggiornate costantemente.

Fondato dalla Fondazione TRINUM e successivamente etichettato dall’IBA di Basilea, il progetto è stato trasferito all’associazione Regio Basiliensis nel 2016. Da allora, l’associazione è responsabile della manutenzione del sito web e dell’app, nonché dei canali di social media, e garantisce che le informazioni sui percorsi escursionistici e sulle destinazioni per le escursioni siano costantemente aggiornate e integrate con nuovi suggerimenti. Abbiamo incontrato Manuel Friesecke, direttore generale della Regio Basiliensis, e abbiamo parlato con lui del progetto.

„È stato difficile selezionare le 100 aree naturali e poi renderle tecnicamente accessibili in tre lingue“.

Manuel Friesecke, il sito gruenguertel.ch presenta oltre 100 siti naturali della regione di Basilea. Qual è il suo luogo preferito?

Sicuramente il Tüllinger Hügel. [N.d.T.: in Germania, il Tüllinger Hügel è conosciuto come Tüllinger Berg]. Nella regione di Basilea si uniscono aree gestite in modo diverso, ma funzionalmente collegate. Il fatto che la regione sia cresciuta insieme al di là dei confini può essere visto molto chiaramente qui nel villaggio di Ötlingen. Sul Tüllinger Hügel, la regione sembra non avere confini.

Come è nata l’idea del progetto e del sito web gruenguertel.ch?

Fin dall’inizio, l’obiettivo è stato quello di avvicinare le bellezze naturali della nostra regione alla popolazione della regione tri-frontaliera di Basilea, per ispirarla e sensibilizzarla sull’importanza di proteggere la natura. Il progetto Green Belt, con il suo sito web e la sua app, fa proprio questo.

Non va mai tutto liscio. Quali sono state le maggiori sfide del progetto Regio Grüngürtel?

Quando il progetto è iniziato nel 2005, l’obiettivo era quello di fare una selezione rappresentativa dei siti naturali nei tre Paesi e di preparare le informazioni su di essi in tre lingue. Queste 100 aree naturali sono state selezionate e curate insieme agli esperti. È stato tutt’altro che facile. E poi rendere questi spazi accessibili in tre lingue – tedesco, francese e inglese – è stata una sfida dal punto di vista tecnico e linguistico.

„Il marchio IBA è un riconoscimento per il progetto Regio Grüngürtel e funge da motore per il suo ulteriore sviluppo“.

Come vengono accolti dal pubblico il sito web e l’app?

Non sono molti i progetti che offrono informazioni sulla regione dei tre Paesi. I dati relativi agli utenti mostrano che il progetto Greenbelt è ben utilizzato in tutti e tre i Paesi. È importante fornire informazioni continue e pubblicizzare il sito web.

Un’IBA agisce come un catalizzatore che porta avanti i progetti. È stato così per il progetto Greenbelt?

Sì, assolutamente. La natura e il paesaggio sono beni importanti della regione tri-nazionale di Basilea e gli spazi naturali sono importanti per attenuare i contrasti tra città e paesaggio. Il marchio IBA è un riconoscimento per il progetto della cintura verde e funge da motore per il suo ulteriore sviluppo.

L’obiettivo specifico dell’IBA Basilea 2020 era quello di rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra i comuni della regione. Cosa ne pensate? Ha avuto successo?

Con i suoi progetti e le sue misure, l’IBA Basilea riunisce la popolazione dei tre Paesi e le parti interessate attorno a una visione comune. Così facendo, ha rafforzato l’identificazione e il senso di appartenenza allo spazio vitale trinazionale. A mio avviso, l’esposizione di edifici è un processo per sviluppare i problemi e discutere le possibili soluzioni. L’IBA ha dimostrato quanto sia importante creare benefici concreti e valore aggiunto con progetti sostenibili. Tuttavia, vedo ancora un potenziale nell’IBA di Basilea come piattaforma per mobilitare gli investimenti privati nella regione dei tre Paesi.

L’associazione Regio Basiliensis

La Regio Basiliensis è il partner svizzero per la cooperazione dell’Alto Reno e il centro di competenza di riferimento per la promozione della cooperazione transfrontaliera nella regione dell’Alto Reno. È al servizio della politica, delle autorità, dell’economia, della scienza, delle organizzazioni e della popolazione. Il suo scopo è quello di dare impulso, da parte svizzera, allo sviluppo della regione dell’Alto Reno in una regione di confine europea coesa e di contribuire alla sua realizzazione.

Perché abbiamo avviato una serie IBA di Basilea? Potete leggerlo qui.

Tutti gli articoli sull’IBA Basilea 2020 sono disponibili qui.

Lettere al direttore: Elogio di Franz Xaver Kroetz

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Tre volte Kroetz: nel libro

A volte un articolo di una rivista spinge i lettori a scrivere alla redazione. Queste lettere alla redazione possono contenere critiche, richieste di correzioni o anche elogi. Esse esprimono anche un obbligo che noi autori abbiamo nei confronti dei nostri lettori: scrivere testi che valgano la pena di essere letti al meglio delle nostre conoscenze e convinzioni e che contribuiscano al discorso architettonico nel senso migliore del termine. Ora si è verificato un caso molto raro: Non solo abbiamo ricevuto una cartolina molto bella. È arrivata anche da un lettore che è anche il soggetto di un articolo. Il testo di questa cartolina è stato scritto con una macchina da scrivere meccanica.

La firma autografa sulla cartolina recita „Franz Xaver Kroetz“. L’autore teatrale e attore bavarese ci ha scritto per dirci cosa pensa del nostro articolo su di lui, sulla sua opera e su una possibile comprensione culturale dell’architettura bavarese. Per la gioia di tutti i membri della redazione, Kroetz scrive: „L’articolo mi è piaciuto molto, c’è molto lavoro da fare se si vuole realizzare una cosa del genere con tanta facilità – come è giusto che sia“. Ricevere la scheda dai colleghi raggianti e leggere le righe del maestro è stato quasi come essere abbracciati da Elvis, o da Mies, e in ogni caso profondamente impressionante.

La storia di questa vicenda, che sembrava conclusa dopo un breve scambio di email, è la seguente: Verso la fine del 2017, mi sono procurato i suoi libri antiquari su Ebay, tra cui diverse prime edizioni Suhrkamp delle sue opere teatrali. Questi sono stati tutti letti e sono serviti come lavoro preparatorio per un articolo* apparso nel numero di aprile di Baumeister con un focus su „Architettura in Baviera“. In realtà, c’è un errore da segnalare: Contrariamente a quanto si crede, Kroetz NON ha trascorso la sua giovinezza in Bassa Baviera. Per questo ha trovato le parole giuste: „Accidenti, sono cresciuto a Monaco. Ma anche la Bassa Baviera è piuttosto bella“. E aggiunge un „Esattamente!“ scritto a mano. La reazione del nostro stimato lettore è una piccola opera d’arte e diventa così parte di una bella storia che l’autore di queste righe sarà orgoglioso di raccontare ai suoi nipoti.

*“Ricerca letteraria di tracce. Franz Xaver Kroetz“. (S. 10-11.)

Informatica spaziale per architetti: Oltre il mouse

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Un uomo posa pensieroso davanti a uno specchio in una stanza elegante, fotografato da Ya Feng

Il futuro dell’edilizia è al di là del mouse: l’informatica spaziale sta rivoluzionando la professione dell’architetto. Chi continua a cliccare su uno schermo mentre i colleghi progettano da tempo nello spazio digitale rischia di essere superato dal proprio software. Ma cosa c’è dietro questo clamore? Chi usa davvero il calcolo spaziale? E perché la Germania è ancora un paese di mouse pusher?

  • Lo spatial computing va ben oltre le tradizionali applicazioni CAD e BIM: l’interazione nello spazio sostituisce il click dettato alla scrivania.
  • La tecnologia consente esperienze di progettazione coinvolgenti, collaborazione in tempo reale e simulazioni basate sui dati nel mezzo di un modello virtuale.
  • Germania, Austria e Svizzera ne stanno scoprendo il potenziale, ma la pratica rimane spesso sperimentale e frammentata.
  • Innovazioni come la realtà mista, le analisi supportate dall’intelligenza artificiale e le piattaforme basate sul cloud stanno cambiando radicalmente i metodi di lavoro e le esigenze degli architetti.
  • Gli approcci alla sostenibilità traggono vantaggio dalla possibilità di sperimentare e ottimizzare i flussi di materiali, le influenze climatiche e i dati sul ciclo di vita direttamente nello spazio 3D.
  • Le competenze professionali si stanno spostando: chi comprende l’informatica spaziale può ripensare la pianificazione, la simulazione e la comunicazione.
  • Il dibattito sulla sovranità dei dati, sulla partecipazione e sugli interessi commerciali è iniziato – ed è acceso.
  • A livello internazionale, i pionieri come Copenaghen, Singapore e New York stanno definendo gli standard; i Paesi di lingua tedesca osservano con attenzione, ma spesso sono ancora scettici.
  • Le mansioni stanno cambiando: da progettista a direttore spaziale, da disegnatore ad analista di dati, da mouse a mentalità.

Spatial computing: dai click del mouse all’intelligenza spaziale

La professione di architetto è sempre stata caratterizzata da cambiamenti di strumenti, dal tavolo da disegno allo schermo, dal modello cartaceo al cloud BIM. Ora il prossimo strumento è all’orizzonte, nel vero senso della parola. Lo spatial computing descrive una nuova era di lavoro in cui l’interazione con i modelli digitali non è più legata a monitor e mouse. Al contrario, i progetti vengono manipolati nello spazio utilizzando gesti, parole e movimenti. Quello che era nato come un simpatico espediente nel settore dei giochi si sta trasformando in uno strumento serio per la progettazione professionale. Indossando gli occhiali, l’edificio cresce al centro dell’ufficio, il progetto diventa un modello da calpestare e le simulazioni si svolgono proprio davanti ai vostri occhi. Non si tratta solo di un nuovo „render porn“, come lo chiamerebbero i cinici. È la trasformazione degli spazi di riflessione architettonica.

Ma la strada da percorrere è impervia. Mentre gli studi di architettura internazionali di New York o Copenaghen lavorano da tempo con occhiali AR e strumenti di mappatura spaziale, nei Paesi di lingua tedesca il mouse è ancora spesso l’unica opzione. Le ragioni sono molteplici: costi, scetticismo, mancanza di standard e, non ultimo, il timore di perdere il controllo a favore degli algoritmi. Tuttavia, la tendenza è inarrestabile. Le grandi aziende di software stanno portando avanti lo sviluppo, le start-up offrono costantemente nuovi dispositivi e piattaforme e le università sperimentano laboratori di realtà mista per gli studenti di design. Chiunque sia ancora convinto che il calcolo spaziale sia solo un’illazione dovrebbe dare un’occhiata ai bilanci delle aziende tecnologiche e alle aspettative della prossima generazione di costruttori.

I vantaggi sono evidenti. Gli ambienti possono essere vissuti in scala 1:1, le modifiche ai materiali possono essere visualizzate immediatamente, l’incidenza della luce e l’acustica possono essere simulate in tempo reale. Il progetto esce dal corsetto bidimensionale e diventa uno scenario da vivere. Questo non cambia solo la progettazione, ma anche la comunicazione con i clienti, le autorità e gli utenti. Improvvisamente, i volumi astratti diventano decisioni tangibili e le fonti di errore possono essere riconosciute in una fase iniziale. In questo modo non si risparmiano solo i costi, ma anche i nervi, e la qualità sale a un nuovo livello.

Tuttavia, lo scetticismo rimane appropriato. Dopo tutto, non tutte le innovazioni sono un progresso e il nuovo mondo degli spazi immersivi nasconde anche dei rischi. Chi controlla i dati? Chi garantisce l’interoperabilità? E cosa succede quando l’algoritmo diventa il capo della progettazione? Il dibattito è iniziato e non è solo tecnico, ma anche fondamentalmente politico. Una cosa è chiara: il classico schiacciatore di mouse ha fatto il suo tempo, e chi non si muove sarà sopraffatto dal suo stesso modello.

Nel confronto internazionale, Germania, Austria e Svizzera si trovano a un bivio. Da un lato ci sono ricerche eccellenti, progetti pilota ambiziosi e una scena di innovatori in crescita. Dall’altro, il salto verso una pratica diffusa non si è concretizzato. Uno dei motivi è che il rispetto culturale per l’ambiente costruito viene spesso usato come scusa per rimandare la trasformazione digitale. Eppure è proprio questo l’errore più grande. Perché la prossima generazione di architetti non ragiona più per piani, ma per scenari. E questi sono già stati creati da tempo al di là del mouse.

Innovazioni tecnologiche: Realtà mista, IA e cloud nella pianificazione quotidiana

L’informatica spaziale non è una singola disciplina, ma un ecosistema di tecnologie. La realtà mista, ovvero la fusione tra mondo fisico e digitale, è al centro di tutto questo. Dispositivi come Hololens o Magic Leap consentono agli architetti di proiettare nello spazio progetti di edifici sotto forma di ologrammi, di controllare i dettagli di costruzione e di lavorare sullo stesso modello contemporaneamente a colleghi che si trovano dall’altra parte del mondo. Ciò che sembra fantascienza fa da tempo parte della vita quotidiana nei laboratori dei grandi uffici. La tecnologia si sta espandendo e sta diventando sempre più economica. Ciò che oggi è ancora considerato un investimento, domani sarà un’attrezzatura standard.

Ma la realtà mista è solo l’inizio. L’intelligenza artificiale interviene sempre più spesso nel processo di progettazione. Gli algoritmi analizzano le superfici, simulano le influenze climatiche, ottimizzano l’uso dei materiali e suggeriscono autonomamente le varianti. Gli architetti diventano così curatori di un flusso costante di dati che devono selezionare le proposte migliori tra innumerevoli altre. Sembra un sollievo, ma soprattutto significa responsabilità. Dopotutto, l’intelligenza artificiale è buona solo quanto i dati che riceve. Dati errati o set di formazione distorti portano a risultati distorti e, nel peggiore dei casi, possono compromettere interi progetti di costruzione.

Il terzo pilastro: le piattaforme basate sul cloud. I team di progettazione non lavorano più localmente sullo stesso modello, ma sono distribuiti a livello globale. La collaborazione sta diventando un principio fondamentale e i silos di dati stanno scomparendo. Questo apre nuove possibilità, ad esempio per la pianificazione integrata di sostenibilità, costi e gestione del ciclo di vita. Basta un clic e l’intero team può vedere gli effetti di un cambio di formato delle finestre sul fabbisogno energetico, in tempo reale, nella stanza, al centro del modello. Il cloud sta diventando il motore dell’intelligenza progettuale, ma anche un punto debole se la protezione dei dati e la sicurezza informatica non sono all’altezza.

Le innovazioni tecnologiche pongono nuove esigenze alla professione. Chiunque voglia sopravvivere come architetto in futuro avrà bisogno di qualcosa di più del semplice talento creativo. Le competenze informatiche, la comprensione dei dati, la riflessione critica sugli algoritmi e la capacità di lavorare nel team del futuro stanno diventando competenze chiave. L’industria delle costruzioni sta affrontando una rivoluzione e il cambiamento è inevitabile. Coloro che non si accorgeranno di nulla diventeranno agenti vicari del software, anziché progettisti dello spazio.

Naturalmente c’è resistenza. La paura di perdere il controllo, di commercializzare la conoscenza della progettazione, della superiorità delle grandi piattaforme è giustificata. Ma le opportunità superano i rischi se la tecnologia può essere usata in modo controllato e responsabile. La descrizione del lavoro sta cambiando e con essa il ruolo dell’architetto come direttore di un’orchestra digitale capace di fare molto di più che disegnare linee.

Sostenibilità e simulazione: come l’informatica spaziale sta accelerando la transizione verde

L’industria delle costruzioni è sottoposta a una forte pressione per diventare più sostenibile. L’informatica spaziale non offre solo nuovi strumenti, ma anche un approccio completamente nuovo. La sostenibilità non può più essere vista come un ripensamento, ma deve diventare parte integrante del processo di progettazione. Con le tecnologie di calcolo spaziale, gli architetti possono simulare i flussi di materiali, i dati climatici e i cicli di vita direttamente nel modello 3D. Invece di alimentare i centri di calcolo con i dati, i progettisti possono sperimentare le conseguenze delle loro decisioni nello spazio virtuale e prendere contromisure immediate.

Questo cambia radicalmente la pratica. Se prima erano le tabelle Excel e gli studi statici a dettare il tono, ora le simulazioni interattive sono all’ordine del giorno. Come cambia il microclima di un quartiere se si piantano più alberi? In che modo la scelta di un particolare materiale per le facciate influisce sul bilancio energetico? L’informatica spaziale fornisce risposte a queste domande in tempo reale, rendendo la sostenibilità un fattore tangibile. Questo non solo aumenta la qualità della progettazione, ma anche l’accettazione da parte dei proprietari e degli utenti degli edifici. Perché ciò che viene compreso ha maggiori probabilità di essere attuato.

In Germania, Austria e Svizzera, in particolare, si registra un numero crescente di progetti che utilizzano l’informatica spaziale per obiettivi di sostenibilità. Le università collaborano con i fornitori di software, le start-up sviluppano piattaforme di simulazione specializzate e le città sperimentano l’integrazione dei dati in tempo reale nel processo di pianificazione. Ma le sfide principali rimangono: la mancanza di standard, la frammentazione dei dati e le diverse normative sulla protezione dei dati. La tecnologia c’è, ma la volontà politica è in ritardo.

A livello internazionale, il vantaggio è notevole. In Scandinavia, negli Stati Uniti e in Asia, i gemelli digitali non vengono utilizzati solo per progetti di trasporto e infrastrutture, ma anche per la pianificazione della biodiversità, l’adattamento al clima e l’economia circolare. Se si vuole tenere il passo come architetto, bisogna imparare a pensare in termini di sistemi e a confrontarsi con nuove discipline. La transizione verde passa per il digitale e l’informatica spaziale ne è il catalizzatore.

Ma il percorso verso la pianificazione sostenibile non è un successo sicuro. Richiede nuove competenze, team interdisciplinari e una cultura della sperimentazione. Chi lo abbraccia può trasformare lo strumento digitale in una vera e propria leva per la sostenibilità. Chi non lo fa rischia di essere superato dal proprio modello, e questo sarebbe davvero imbarazzante.

Dibattiti, critiche e visioni: Chi darà forma al futuro dello spazio digitale?

L’informatica spaziale polarizza le opinioni. Alcuni lo vedono come la grande liberazione del design, mentre altri temono la commercializzazione totale e l’alienazione dalla realtà costruita. Come sempre, la verità sta nel mezzo. La tecnologia apre possibilità inimmaginabili, ma esaspera anche vecchi conflitti. Chi controlla i dati? Chi beneficia del nuovo potere di modellare e simulare gli spazi? E come possono le persone rimanere al centro della pianificazione?

La sovranità dei dati è una questione importante. Se progetti, simulazioni e feedback degli utenti vengono elaborati in tempo reale nel cloud, c’è il rischio che siano le piattaforme private a dettare il ritmo. Sono necessari standard pubblici, soluzioni open source e algoritmi trasparenti. Tuttavia, la costruzione di un’infrastruttura digitale che renda giustizia a tutte le parti interessate è complessa – e politicamente controversa. La battaglia per la città digitale è iniziata e gli architetti sono in prima linea.

Le visioni sono grandi. I gemelli digitali potrebbero aprire le porte alla partecipazione democratica, le simulazioni potrebbero trasformare sviluppatori e utenti in partecipanti attivi. Ma ci sono anche preoccupazioni legittime: pregiudizi algoritmici, pregiudizi tecnocratici e il rischio che la pianificazione degeneri in una scatola nera. Se non si sta attenti, si perde l’accesso ai propri progetti e si diventa una comparsa nel teatro digitale.

Il dibattito è internazionale. Mentre in Paesi come la Danimarca e gli Stati Uniti la cultura della discussione è aperta, in Germania si negozia ancora molto a porte chiuse. Ma la pressione sta aumentando. I proprietari degli edifici chiedono maggiore trasparenza, gli utenti vogliono essere coinvolti e i politici sono alla ricerca di soluzioni per le sfide del XXI secolo. L’informatica spaziale non è solo uno strumento, ma anche un centro di potere e di ideologia.

In definitiva, non si tratta solo di tecnologia. Si tratta della questione di come organizzeremo le città, gli edifici e gli spazi abitativi in futuro. Chi mantiene il controllo, chi si assume la responsabilità e chi stabilisce le regole deciderà se il potenziale dell’informatica spaziale diventerà una benedizione o una maledizione. Il tempo delle scuse è finito: ora è il momento di costruire, simulare e discutere. Speriamo con più coraggio di un mouse.

Conclusione: il nuovo spazio inizia oltre il mouse

Lo spatial computing non è solo un altro gadget della digitalizzazione, ma l’alba di una nuova era dell’architettura. Chiunque salga a bordo ora può ripensare radicalmente il design, la pianificazione e la comunicazione. La tecnologia ci sfida, richiede nuove competenze e un nuovo atteggiamento. Chi la abbraccia diventerà parte di un movimento globale che libera l’architettura dal click del mouse e la conduce nello spazio del futuro. Coloro che esiteranno rimarranno indietro e saranno superati dal loro stesso modello. Benvenuti nell’era oltre il mouse. Chi clicca ora ha già perso.