Asta Karl & Faber 2024 – Maestri antichi e arte del XIX secolo

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“Il trionfo dell’amore” di Frans Francken II (1621 circa) – un capolavoro che unisce la raffinatezza della pittura anversese all’ispirazione letteraria. © Karl & Faber Kunstauktionen

All’asta autunnale “Maestri antichi e arte del XIX secolo” della casa d’aste Karl & Faber si possono scoprire tesori davvero speciali. Tra i pezzi forti figurano capolavori nelle prime tirature di Albrecht Dürer, Martin Schongauer, Rembrandt e Goya. Oltre alla maestria artistica degli autori, affascina anche la storia delle opere d’arte: da scoperte avvincenti a storie di provenienza coinvolgenti. Scoprite qui quali opere selezionate di Josse de Momper, J. F. A. Tischbein e del Maestro del Figlio Prodigio saranno messe all’asta il 15 novembre.

Amore tragico

Il dipinto «Il trionfo dell’amore» di Frans Francken II si ispira alle «Metamorfosi» di Ovidio e ai «Trionfi» di Petrarca. Nel dipinto a olio, realizzato intorno al 1621, è raffigurato un gruppo di amanti infelici della mitologia greca. Con una stima compresa tra 30.000 e 40.000 euro, l’opera è tra le più ambite dell’asta. Grazie alla sua rappresentazione pittorica precisa e raffinata, il pittore di Anversa offre una rappresentazione fluida di diverse coppie tragiche, come Eracle e Onfale, nonché Giasone e Medea, con delicati accenti di colore.

Sempre da Anversa proviene il dipinto dell’artista noto come Maestro del Figlio Prodigo: su tavola di quercia ha raffigurato «Maria e il Bambino Gesù» (1530-1560) circondati dal paesaggio della loro terra natale. Con una delicata cromatica e una rappresentazione realistica e ricca di dettagli della natura, questo caratteristico dipinto affascina all’asta di Karl & Faber. Originariamente appartenuto a una famiglia nobile del Baden, all’asta è stimato tra i 50.000 e i 70.000 euro.

Contrasto drammatico

Nel suo periodo creativo tardivo, intorno al 1620, uno dei principali pittori paesaggisti fiamminghi dell’epoca, Josse de Momper II, realizzò l’opera “Ampio paesaggio montano con rottura dell’asse”, stimata tra i 30.000 e i 60.000 euro. Con una netta separazione tra primo piano e sfondo, il dipinto crea una prospettiva suggestiva: mentre in primo piano viene messo in scena in modo drammatico e cupo un incidente con una carrozza, lo sfondo più chiaro affascina con un paesaggio dolce e tranquillo.

Capolavori italiani

Un altro pezzo forte dell’asta è l’opera «San Giuseppe con il Bambino Gesù» di Domenico Tiepolo. In una posa familiare, San Giuseppe culla amorevolmente il Bambino Gesù tra le braccia. Questo straordinario dipinto, che nel XVIII secolo influenzò in modo determinante la scena artistica veneziana insieme ad altre opere di Tiepolo, può essere acquistato a un prezzo compreso tra 40.000 e 60.000 euro. Particolarmente degni di nota sono due disegni di maestri antichi: «L’adorazione dei pastori» di Santi di Tito, con una stima compresa tra 15.000 e 20.000 euro, e «Giuditta e Oloferne» di Alessandro Turchi, detto L’Orbetto, a un prezzo compreso tra 7.000 e 10.000 euro. Entrambe le opere illustrano in modo impressionante l’influenza esercitata dalla scena artistica veneziana e romana dal XVI al XVIII secolo.

La sezione «Vesuviana», risalente al periodo intorno al 1830, offre inoltre scorci mozzafiato sulla vita quotidiana di Napoli. I numerosi acquerelli e guazzi, che catturavano il fascino del Golfo di Napoli nel Sud Italia e l’imponente Vesuvio, erano considerati un souvenir molto apprezzato dai viaggiatori. Tra questi spiccano in particolare due fogli di Saverio Xavier della Gatta, con un prezzo compreso tra 3.000 e 4.000 euro.

Tra umorismo e romanticismo

Una rarità dell’asta di quest’anno: l’opera giovanile del tardo-romantico Heinrich Drebers, raffigurata in un grande disegno finemente acquerellato del 1841. Non essendo stato esposto al pubblico dal 1955, il disegno, che raffigura una scena con alberi e un pendio roccioso nei pressi di Dresda, rappresenta una vera e propria chicca dell’asta. Messo all’asta a un prezzo compreso tra 20.000 e 25.000 euro, il disegno mostra il connubio unico tra tradizione romantica e osservazione realistica della natura. Anche la collezione di 17 disegni di Carl Spitzweg affascina con il suo fascino e il suo umorismo. Particolarmente eccezionale è il disegno «Diligenza postale circondata da curiosi», messo all’asta da Karl & Faber con una stima compresa tra 2.500 e 3.000 euro.

Una nuova identità per una coppia sconosciuta

Un tempo messo all’asta come «Ritratti di una coppia sconosciuta», il doppio ritratto di Johann Friedrich August Tischbein ha ricevuto nuovi volti grazie all’esperto Dr. Martin Franke: I dipinti raffigurano i personaggi storici Christiane Auguste Wilhelmine «Minna» Reichenbach e suo marito Christian Wilhelm Reichenbach. Questa identificazione è stata possibile grazie alla corrispondenza di Minna con Clemens Brentano. Risalenti al 1803, i due dipinti sono ora in vendita a un prezzo compreso tra 15.000 e 20.000 euro.

Serie dedicata a Dürer dal carattere museale

Al centro dell’asta autunnale c’è anche la sezione dedicata alle stampe: rispetto alla primavera, Karl & Faber è in grado di ampliare la propria offerta in questo settore a un totale di 222 lotti, arricchendola con stampe in vita dell’artista estremamente rare e di grande impatto, dal valore museale. Con 79 lotti, la serie dedicata a Dürer affascina come collezione di opere di altissima qualità, in parte di livello museale. Tra i pezzi più significativi figura l’incisione su rame «Nemesis (La grande fortuna)» del 1501, una delle opere principali e programmatiche del maestro di Norimberga, che viene proposta con un prezzo stimato compreso tra 60.000 e 80.000 euro. Da segnalare anche «Sant’Antonio fuori dalla città», un’incisione su rame in una rara stampa realizzata quando l’artista era ancora in vita, che forse era stata concepita come augurio di Capodanno e la cui stima è compresa tra 100.000 e 120.000 euro. Con il capolavoro giovanile «Sansone uccide il leone» (stima: da 80.000 a 100.000 euro) è possibile acquistare una delle più belle xilografie su foglio singolo dei primi anni post-italiani di Dürer.

Stampe di Rembrandt, Schongauer e Goya

La parte più significativa dell’asta è costituita dalle 64 incisioni della serie di Rembrandt, tra cui «Cristo che insegna», offerta a un prezzo compreso tra 120.000 e 150.000 euro. Con la sua colorazione di un nero intenso, il tratto preciso e i delicati dettagli atmosferici, caratteristici delle incisioni di Rembrandt, questa stampa giovanile affascina in modo particolare. Colpisce inoltre una rara opera di Martin Schongauer intitolata «La fuga in Egitto». Questa incisione su rame unica nel suo genere, con un prezzo stimato tra i 40.000 e i 50.000 euro, si distingue per la rappresentazione ricca di dettagli di piante esotiche.

A completare la sezione dedicata alla grafica c’è la serie «Picador caught by a Bull» di Francisco de Goya. Questa impressionante serie di incisioni si distingue per le litografie intense e pittoriche, realizzate con maestria. Con questa incisione, Goya offre una rappresentazione drammatica e dinamica delle corride spagnole, che potrà essere aggiudicata all’asta a un prezzo compreso tra 50.000 e 60.000 euro.

L’asta si terrà online venerdì 15 novembre 2024.

SVOLGIMENTO DELL’ASTA

Dipinti
Lotti da 1 a 81
, dalle ore 13.00 alle ore 14.00 circa

Acquerelli e disegni
Lotti 85 – 149, dalle ore 14.00 alle ore 14.45 circa

Stampe dei Maestri Antichi e del XIX secolo
Lotti 150 – 371
, dalle ore 16.00 alle ore 18.30 circa

A proposito: il 14 novembre 2024 la casa d’aste Van Ham di Colonia vi invita all’asta di belle arti.

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hehnpohl architekten si aggiudica il titolo di Casa dell’anno 2019

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Il progetto denominato "Respekt" si trova nel centro storico di Münster.

Callwey Verlag ha consegnato per la nona volta il premio „Case dell’anno“ a Francoforte. hehnpohl architekten bda ha impressionato la giuria con il progetto „Respekt“ a Münster.

La nona edizione del Premio Casa dell’Anno è stata presentata a Francoforte sul Meno il 25 settembre 2019. Lo studio hehnpohl architekten bda di Münster ha vinto il premio di 10.000 euro per il progetto „Respekt“ nel centro storico di Münster. La giuria ha assegnato il primo premio allo studio di architettura di Christian Pohl e Marc Hehn perché l’edificio tiene conto del contesto urbano in termini di altezza e massa e perché l’interno presenta un’emozionante sequenza di stanze.

Dal verdetto della giuria: „Questa piccola casa è una degna vincitrice di un premio di architettura che, con il suo tema obsoleto della casa unifamiliare, si suppone dedicato al consumo di spazio e all’espansione urbana. C’è un altro modo, si rallegra la piccola casa in fila: „E anche molto bene, annuisce la giuria“.

In termini di scala, il nuovo edificio si fonde con il centro storico. La Buddenstrasse presenta tre allineamenti nell’area della proprietà: quelli delle file di case vicine a ovest e a est e quelli del confine di proprietà. La facciata riprende queste linee in modo radicale: è sfalsata orizzontalmente e allo stesso tempo si spinge verticalmente – un’interpretazione contemporanea degli sbalzi medievali – nello spazio stradale. Tre aperture, progettate in rame al piano terra, come vetrate d’angolo con un taglio profondo nella facciata al primo piano e come apertura con minore profondità al primo piano, assicurano che la Buddenturm rimanga sempre in vista. La facciata è composta da mattoni formati a mano in Belgio e cotti in un forno tradizionale ad anello, con colori che vanno dal rosso chiaro, al blu, al marrone e al viola.

Tutte le foto: hehnpohl architekten bda

Il fatto che Marc Hehn e Christian Pohl siano abili nell’uso del cemento a vista e del legno è evidente anche all’interno della solida costruzione: un’espressiva scala in cemento a vista dà accesso ai quattro piani, mentre le pareti e i soffitti sono stati lasciati in cemento grezzo. Il legno è stato utilizzato per le finestre, il rivestimento dei pavimenti e l’intradosso del timpano. Christian Pohl e Marc Hehn probabilmente definirebbero il risultato soddisfacente. La giuria lo definisce eccellente.

Jan Weiler / Katharina Matzig: Case dell’anno. Le migliori case unifamiliari 2019. Callwey: Monaco 2019. ISBN 978-3-7667-2425-0.

332 pagine, 550 illustrazioni e piante a colori, 23 x 29,7 cm, copertina rigida, € [D] 59,95; € [A] 61,70; sFr. 79,00

Ulteriori informazioni sul concorso sono disponibili qui.

Der Baumeister è media partner del concorso Case dell’anno.

La strategia urbana a emissioni zero: dalla visione alla realizzazione

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Una strada cittadina trafficata accanto a imponenti grattacieli, fotografata da Bin White.

La strategia urbana a zero emissioni non è una foglia di fico alla moda, ma un riallineamento fondamentale dello sviluppo urbano. Le sfide – e le opportunità – tra una visione ambiziosa e un’attuazione rigorosa sono enormi. Chi progetta oggi non deve solo prestare attenzione all‘impronta di carbonio, ma anche orchestrare interi ecosistemi urbani verso la neutralità climatica. Questo articolo mostra come funziona, cosa conta davvero e perché Germania, Austria e Svizzera dovrebbero essere tutt’altro che spettatori – con occhio critico, profondità tecnica e un pizzico di autoironia.

  • Definizione e significato della strategia urbana a zero emissioni nel contesto europeo
  • Condizioni quadro legali e politiche per uno sviluppo urbano neutrale dal punto di vista climatico in Germania, Austria e Svizzera
  • Leve tecnologiche: dalle energie rinnovabili ai gemelli digitali urbani
  • Strumenti di pianificazione e architetture di processo per quartieri a emissioni zero
  • Sfide nell’attuazione, nella governance e nella partecipazione
  • Esempi di buone pratiche da città di lingua tedesca e modelli di riferimento internazionali
  • Ruolo dell’architettura del paesaggio e della pianificazione urbana nella trasformazione
  • Rischi, obiettivi contrastanti e implicazioni sociali della strategia a emissioni zero
  • Modi per ancorare in modo permanente standard e innovazioni neutrali per il clima
  • Una prospettiva sulla prossima fase evolutiva della città climaticamente neutrale

Che cosa significa la strategia urbana a emissioni zero e perché sta diventando un cambiamento di gioco?

L’espressione „strategia a zero emissioni“ suona inizialmente come un gergo tecnocratico, ma ha il potenziale per diventare il nuovo punto di riferimento per lo sviluppo urbano. Alla base c’è un obiettivo ambizioso: le città non dovrebbero più produrre emissioni rilevanti per il clima al più tardi entro la metà del secolo. Questo vale non solo per i trasporti o l’approvvigionamento energetico, ma per tutti gli ambiti della vita, dalle abitazioni e le infrastrutture ai consumi e all’uso del territorio. L’Unione Europea ha fissato l’asticella con il Green Deal europeo e la missione „100 città climaticamente neutre e intelligenti entro il 2030“. Ma cosa significa concretamente per le città tedesche, austriache e svizzere?

La strategia a zero emissioni è molto più di un ambizioso piano di protezione del clima. È un cambiamento di paradigma che ribalta la pianificazione urbana tradizionale. Se prima la riduzione delle emissioni era vista come un „add-on“ alla progettazione vera e propria, ora sta diventando il leitmotiv centrale. Le città stanno diventando terreni di sperimentazione per nuove tecnologie, forme di mobilità alternative e modelli di governance innovativi. La domanda non è più se le città neutrali dal punto di vista climatico siano possibili, ma come possano diventare realtà – e chi ha il coraggio di fare i primi passi.

Sempre più comuni si rendono conto che la neutralità climatica non è un fine in sé, ma un prerequisito per la competitività a lungo termine, la qualità della vita e la stabilità sociale. Chi investe oggi in infrastrutture urbane deve tenere d’occhio il bilancio delle emissioni nell’arco di decenni. Finanziamenti, investitori e cittadini chiedono strategie climatiche che non siano solo dei bei PDF. Allo stesso tempo, la pressione è sempre più forte: ondate di calore, piogge intense e shock dei prezzi dell’energia rendono evidente che il vecchio „business as usual“ non funziona più.

Ma cosa distingue una vera strategia a emissioni zero dalle belle dichiarazioni di intenti? È l’impegno. Le città che adottano una strategia di questo tipo si impegnano a ridurre e compensare sistematicamente tutte le emissioni rilevanti per il clima, con calendari chiari, sistemi di monitoraggio e canali di rendicontazione trasparenti. La sfida principale: questi impegni devono essere tradotti dalle risoluzioni dei consigli in pianificazione e attuazione concrete. È proprio in questa interfaccia che si decide se la strategia diventerà un cambiamento di gioco o una tigre di carta.

Nella regione DACH ci sono numerosi pionieri che stanno dimostrando che obiettivi climatici ambiziosi e sviluppo economico non sono una contraddizione in termini. Che si tratti dell’obiettivo di Amburgo di neutralità climatica entro il 2040, della strategia net-zero di Zurigo o del piano d’azione globale per il clima di Vienna, ovunque stanno emergendo progetti per una trasformazione che richiede non solo innovazione tecnologica ma anche sociale. La strategia delle emissioni zero sta diventando una pietra di paragone per la futura sostenibilità degli spazi urbani e una cartina di tornasole per la credibilità della politica di sviluppo urbano.

Alla fine, si tratta di molto di più deivalori di CO2. La strategia a emissioni zero è la chiave per città più resilienti, più giuste e più vivibili, a patto che venga attuata in modo coerente e non venga usata come foglia di fico. La strada da percorrere è irta di ostacoli, ma inevitabile. Chi esita ora rischia di rimanere indietro rispetto allo sviluppo, e questo vale sia per i pianificatori che per i politici e la società.

Il quadro politico e giuridico: Dalla visione al compito obbligatorio

Chi crede che le strategie a emissioni zero siano un progetto di lusso urbano dovrebbe dare un’occhiata ai testi di legge. A livello europeo, il Green Deal, la Direttiva sul rendimento energetico degli edifici (EPBD) e la Tassonomia UE fissano obiettivi chiari: La neutralità climatica non è un „nice to have“, ma un principio guida vincolante. In Germania, la legge modificata sulla protezione del clima del 2021 ha fissato l’obiettivo della neutralità dei gas serra entro il 2045. L’Austria e la Svizzera stanno seguendo l’esempio con le loro leggi e i loro programmi sul clima. Per le città, ciò significa che la neutralità climatica sta diventando un compito obbligatorio, con obiettivi intermedi misurabili, meccanismi sanzionatori e una crescente pressione ad agire.

L’ancoraggio legale è a doppio taglio. Da un lato, crea sicurezza nella pianificazione e sostegno politico. Dall’altro, le autorità locali si trovano in un dilemma tra aspirazione e realtà. Molte città non hanno né personale sufficiente né i dati necessari per soddisfare i complessi requisiti. I programmi di finanziamento come le iniziative KfW, il programma UE Horizon Europe o i fondi nazionali per il clima aiutano, ma sono spesso limitati da ostacoli burocratici e da tempi brevi. Inoltre, esiste un mosaico di normative nazionali che rendono più difficile l’attuazione.

Uno strumento chiave per l’attuazione è rappresentato dai concetti di protezione climatica integrata che raggruppano misure intersettoriali, dalle ristrutturazioni ad alta efficienza energetica alla transizione della mobilità e alle infrastrutture verdi. La sfida: questi concetti devono essere integrati in modo vincolante nella pianificazione territoriale, nello sviluppo urbano e nella gestione dei bilanci comunali. Questo può riuscire solo se la strategia a zero emissioni viene intesa come un compito trasversale e affiancata da una governance coerente. Sempre più città si affidano a gruppi direttivi, consigli sul clima e piattaforme di monitoraggio digitali per rendere trasparente il raggiungimento degli obiettivi e i progressi.

Un’altra area problematica è la distribuzione delle responsabilità. Mentre le città formulano sempre più spesso obiettivi climatici ambiziosi, spesso mancano chiare responsabilità per la loro attuazione. La tradizionale divisione delle responsabilità blocca gli approcci integrativi e la cooperazione con gli investitori privati, i fornitori di energia o la società civile è spesso più difficile del previsto. Senza una nuova cultura della cooperazione e un cambio di paradigma nella pratica amministrativa, molte strategie rimarranno sulla carta.

Allo stesso tempo, la pressione sociale sta crescendo. La partecipazione dei cittadini, la trasparenza e il coinvolgimento degli stakeholder locali stanno diventando fattori di successo per l’accettazione della trasformazione. Le città che riescono a comunicare e ad attuare la neutralità climatica come progetto comune non solo guadagnano capitale politico, ma anche forza innovativa. Il quadro normativo non è quindi solo una restrizione, ma anche un catalizzatore di nuove alleanze e soluzioni creative – a patto che venga usato con coraggio e intelligenza.

Leve tecnologiche e di pianificazione per le città a emissioni zero

Chiunque prenda sul serio la strategia delle emissioni zero deve avere a disposizione un ampio arsenale di strumenti tecnologici e di pianificazione. Le energie rinnovabili sono al centro di tutto questo: dal fotovoltaico sui tetti alla geotermia e alle reti di riscaldamento innovative. Ma le soluzioni tecnologiche da sole non bastano. Il collegamento intelligente di diversi sistemi, l’integrazione delle infrastrutture e l’uso coerente degli strumenti digitali sono fondamentali. È qui che entra in gioco l’Urban Digital Twin: i gemelli digitali permettono di simulare in tempo reale interrelazioni complesse, di analizzare scenari e di valutare con precisione l’impatto delle misure.

Un altro tema chiave è la transizione della mobilità. L’elettromobilità, le offerte di condivisione, i quartieri senz’auto e la massiccia espansione della rete di trasporto pubblico sono elementi fondamentali sulla strada verso una città a impatto climatico zero. Tuttavia, anche la migliore stazione di ricarica è di scarsa utilità se il mix di elettricità non è adeguato o se l’utente non la accetta. In questo caso sono necessarie soluzioni creative, come la combinazione di concetti di mobilità ed energia che promuovano l’accoppiamento dei settori e sfruttino le sinergie.

Anche l’utilizzo del suolo è sotto esame. Le città senza emissioni hanno bisogno di quartieri compatti e misti, di distanze brevi e di infrastrutture verdi che regolino il clima urbano e promuovano la biodiversità. Gli architetti paesaggisti e gli urbanisti sono chiamati a sviluppare nuove tipologie che combinino conservazione delle risorse, qualità della vita e diversità sociale. Il modello classico della città a misura di automobile è superato: servono approcci di pianificazione resilienti, flessibili e partecipativi che accelerino il cambiamento.

La ristrutturazione degli edifici esistenti svolge un ruolo spesso sottovalutato. In molte città, oltre il 70% delle emissioni proviene da vecchi edifici residenziali e commerciali. La ristrutturazione ad alta efficienza energetica, l’uso di materiali da costruzione sostenibili e la promozione dell’economia circolare sono quindi campi d’azione fondamentali. Sono necessari modelli di finanziamento pragmatici, modelli di business innovativi e una cultura edilizia che consideri la sostenibilità come un criterio di qualità e non come un fattore di prezzo.

Tuttavia, il cambiamento tecnologico comporta anche dei rischi. La commercializzazione dei modelli urbani, le distorsioni algoritmiche e l’eccessiva attenzione alle soluzioni „intelligenti“ possono portare a nuove dipendenze e disparità sociali. È quindi fondamentale una governance intelligente che combini l’innovazione tecnologica con la giustizia sociale e il controllo democratico. Solo così la strategia a zero emissioni diventerà una forza trainante per una reale trasformazione, invece di essere una pedina nelle mani di interessi acquisiti.

Sfide, obiettivi contrastanti ed esempi di buone pratiche

L’attuazione della strategia a emissioni zero è tutt’altro che un successo sicuro. Numerosi obiettivi in conflitto, interessi contrastanti e ostacoli organizzativi rendono il percorso più difficile. Un dilemma centrale è il bilanciamento tra investimenti a breve termine e obiettivi climatici a lungo termine. Mentre la ristrutturazione degli edifici, l’espansione delle infrastrutture verdi e la digitalizzazione assorbono risorse considerevoli, gli effetti sono spesso misurabili solo a distanza di anni. Le autorità locali si trovano di fronte alla sfida di allocare strategicamente i budget limitati e di attutire allo stesso tempo i disagi sociali.

Un altro ostacolo è l’accettazione da parte della popolazione. I quartieri neutrali dal punto di vista climatico, i centri urbani senza auto o l’espansione delle energie rinnovabili non sono sempre accolti con entusiasmo. La partecipazione, la comunicazione trasparente e un’equa distribuzione degli oneri sono quindi fattori chiave di successo. Le città che coinvolgono i cittadini fin dalle prime fasi e affrontano i conflitti apertamente creano una solida base per l’attuazione e imparano che anche la resistenza può essere produttiva.

Esempi di buone pratiche dimostrano come ciò possa funzionare. Ad Amburgo, il progetto „Wilhelmsburg Climate Model Neighbourhood“ ha sviluppato un quartiere che fa scuola grazie all’approvvigionamento energetico innovativo, alle infrastrutture verdi e alla partecipazione costante dei cittadini. A Vienna, la „Smart City Framework Strategy“ combina protezione del clima, innovazione sociale e digitalizzazione in un processo di trasformazione integrato. Zurigo, invece, si sta concentrando sulla ristrutturazione sistematica del suo patrimonio edilizio e su un’ambiziosa rivoluzione della mobilità che dà chiaramente la priorità a pedoni e ciclisti. Tutti questi esempi lo dimostrano: Politiche coraggiose, innovazione tecnologica e una cultura aperta della partecipazione sono la chiave del successo.

Tuttavia, molte sfide rimangono irrisolte. La trasformazione comporta rischi sociali, come lo spostamento di gruppi a basso reddito a causa dell’aumento degli affitti o il pericolo che i quartieri a impatto climatico zero diventino enclave esclusive. Sono necessari programmi di sostegno mirati, una pianificazione socialmente equilibrata e una valutazione continua. Solo così si potrà evitare che la neutralità climatica si trasformi in un progetto di lusso e diventi invece un modello inclusivo per l’intera città.

Infine, ma non meno importante, le condizioni quadro legali e fiscali devono essere costantemente sviluppate. Gli incentivi fiscali, latariffazione del carbonio e i programmi di finanziamento sono strumenti dinamici che devono essere adattati in modo flessibile alle nuove sfide. Le città che sono pronte a sperimentare, ammettere gli errori e imparare da essi hanno un chiaro vantaggio. La strategia a zero emissioni non è un insieme rigido di regole, ma un processo di apprendimento, con un risultato aperto e un enorme potenziale di trasformazione.

Prospettive: La prossima fase evolutiva della città a impatto climatico zero

La strategia a zero emissioni non è solo una tabella di marcia tecnica o un esercizio politico obbligatorio. Segna l’inizio di una nuova era di sviluppo urbano in cui la neutralità climatica diventa un modello di innovazione, giustizia e qualità della vita. Le città che daranno attivamente forma a questo cambiamento si assicureranno un posto in prima linea nella trasformazione urbana e diventeranno laboratori di soluzioni che si irradieranno ben oltre i loro confini.

La prossima fase evolutiva della città neutrale dal punto di vista climatico sarà plasmata da quattro tendenze chiave: in primo luogo, una digitalizzazione consistente, che consentirà una nuova qualità di pianificazione in tempo reale con gemelli digitali urbani, sensori in rete e analisi dei big data. In secondo luogo, l’integrazione radicale dei settori – energia, mobilità, edilizia e produzione si stanno fondendo per formare un ecosistema urbano. In terzo luogo, la democratizzazione della pianificazione, in cui i cittadini non sono solo consultati ma anche coinvolti come co-creatori. In quarto luogo, lo sviluppo di nuovi modelli di business che rendano la neutralità climatica economicamente sostenibile e socialmente inclusiva.

Il ruolo crescente dell’architettura del paesaggio e della progettazione urbana è particolarmente interessante. Le infrastrutture verdi stanno diventando la spina dorsale della città a impatto climatico zero: dai concetti di città spugna alle foreste urbane e ai parchi multifunzionali che promuovono in egual misura la biodiversità, il microclima e l’interazione sociale. La progettazione di spazi aperti vivibili e resilienti sta diventando un fattore competitivo chiave nella battaglia per i talenti, gli investimenti e la qualità della vita.

Allo stesso tempo, le questioni di governance e di monitoraggio diventeranno sempre più importanti. La neutralità climatica deve essere misurabile, tracciabile e verificabile. Le città che si affidano a dati aperti, processi decisionali trasparenti e valutazioni continue guadagneranno la fiducia di cittadini, investitori e politici. Gli errori saranno inevitabili: è fondamentale che vengano utilizzati come opportunità di apprendimento e non nascosti.

Alla fine, la consapevolezza è che la strategia a zero emissioni non è un obiettivo, ma un processo. Richiede coraggio, volontà di sperimentare e disponibilità a eliminare le vecchie abitudini. Per i pianificatori, gli architetti del paesaggio e gli sviluppatori urbani, offre un’opportunità unica di plasmare attivamente il futuro della città, non come autisti, ma come pionieri di una nuova cultura urbana.

Conclusione

La strategia urbana a zero emissioni è molto più di un ambizioso piano climatico: è una riprogettazione radicale dello sviluppo urbano. Sfida i pianificatori, i politici e la società a mettere in discussione i modi di pensare tradizionali e a osare soluzioni innovative. La strada verso una città neutrale dal punto di vista climatico è accidentata, piena di obiettivi contrastanti e di incertezze, ma anche ricca di opportunità e di spazi di manovra. Chi compie subito passi coraggiosi, fa un uso intelligente delle innovazioni digitali e coinvolge i cittadini come partner può avere un impatto duraturo sulla trasformazione urbana. Il futuro della città non è privo di emissioni perché lo dice la legge, ma perché le persone impegnate lo stanno rendendo tale. Ed è qui che risiede il vero potere della strategia a emissioni zero: trasformare i visionari in persone che agiscono.

Monaco di Baviera

In occasione della Giornata dei Monumenti Aperti, 7.500 monumenti in tutta la Germania hanno aperto le loro porte – 750 solo in Baviera. Anche il cancello della Zecca Vecchia di Monaco di Baviera era spalancato: l’Ufficio di Stato Bavarese per la Conservazione dei Monumenti ha invitato i visitatori a visitare la mostra nella Sala delle Colonne. Accompagnata da visite guidate e conferenze, la mostra „Großbaustelle 793“ è rimasta aperta fino al 10 ottobre 2014.

Con il titolo „Großbaustelle 793: il progetto di canale di Carlo Magno tra il Reno e il Danubio“, la mostra presenta gli ultimi risultati delle ricerche sul fossato di Carlo Magno, la „Fossa Carolina“, come contributo al 1200° anniversario della sua morte. Il fossato di Carlo Magno doveva collegare i fiumi Altmühl e Rezat – quindi il Reno e il Danubio – e superare così lo spartiacque europeo. Le pareti di testo sono montate su griglie d’acciaio e si riferiscono probabilmente alla breve durata della mostra, ma allo stesso tempo al grande cantiere archeologico ancora in corso. La conferma di fonti scritte e contemporanee sul Karlsgraben con metodi archeologici è notevole. Le tavole di quercia appuntite, che delimitavano il fossato largo circa sei metri, sono state scavate e possono essere ammirate nella mostra nella loro forma originale e ricostruite in un „fossato calpestabile“. Franz Herzig ha effettuato l’esame dendrocronologico a Thierhaupten – e ha confermato le date riportate negli annali imperiali per gli anni dal 791 al 793, che riportano la costruzione del fossato nel 793.

La giornata del monumento aperto in Baviera è stata inaugurata il giorno precedente presso il monastero di Thierhaupten. Maggiori informazioni su RESTAURO 7/2014.

Film sul World Trade Centre: architettura e memoria unite

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One World Trade Centre di New York al tramonto; monumento architettonico in acciaio e vetro, simbolo della memoria collettiva e della cultura digitale del ricordo.
Il punto di riferimento di New York combina forma architettonica e cultura globale del ricordo e rappresenta la trasformazione nell'era digitale. Foto di Tom Ritson su Unsplash.

Il film sul World Trade Center è più di un monumento cinematografico: è un manifesto architettonico, una cultura del ricordo in acciaio, vetro e celluloide. La macchina da presa diventa la pianta del terreno, il montaggio diventa la struttura portante – e improvvisamente architettura e memoria si fondono in un’icona globale. Ma cosa ci insegna oggi, a più di due decenni dall’11 settembre, l’interazione tra forma costruita, memoria collettiva e rappresentazione digitale? Un viaggio tra rovine, rendering e il futuro della memoria.

  • Il film del World Trade Centre come interfaccia tra architettura, memoria collettiva e messa in scena mediatica.
  • Come l’architettura crea immagini e significati – e perché questi diventano memoria globale nel film.
  • Il ruolo attuale della cultura commemorativa e della ricostruzione nei Paesi di lingua tedesca.
  • Innovazioni: Gemelli digitali, VR e AI come nuovi strumenti di memoria e ricostruzione.
  • Sostenibilità, trauma e resilienza urbana: cosa possono imparare gli urbanisti di oggi dalla storia del WTC?
  • Know-how tecnico: come la digitalizzazione, i modelli di dati e le simulazioni aprono nuove prospettive sulla costruzione e sul ricordo.
  • Critica e visione: tra autenticità, commercializzazione e responsabilità degli architetti.
  • Discorsi globali: Perché il WTC è diventato una pietra di paragone per l’architettura commemorativa e la trasformazione urbana.

Architettura come film, film come architettura: il World Trade Center tra immagine e costruzione.

Il World Trade Center non è mai stato solo un insieme di edifici, ma anche un’immagine. Chiunque ricordi le Torri Gemelle non pensa prima ai dettagli costruttivi di Minoru Yamasaki o all’ingegneria strutturale di Leslie Robertson, ma alle sagome nella nebbia del mattino, alle inquadrature su Manhattan, alle sequenze di film iconici, da King Kong a innumerevoli immagini di cronaca. Architettura e cinema sono qui inestricabilmente legati: Il film incornicia l’edificio, l’architettura fornisce la tela per narrazioni, sogni e, tragicamente, incubi. Questa interazione ha trasformato il World Trade Centre in un’icona globale la cui presenza si estende ben oltre la sua scomparsa fisica. In Germania, Austria e Svizzera questo legame è spesso sottovalutato, perché qui gli edifici sono ancora visti come oggetti di utilità monofunzionali, non come depositi culturali e macchine per immagini. Tuttavia, la situazione è cambiata al più tardi con la messa in scena mediatica dell’11 settembre. Le rovine sono diventate un simbolo globale che rivive in film, documentari, simulazioni VR e archivi digitali. L’architettura diventa un film, il film diventa un archivio, la memoria diventa una registrazione collettiva di dati – e quindi una sfida per i progettisti, gli storici e la società nel suo complesso. Chiunque creda ancora che l’architettura scompaia dopo la sua distruzione si è perso la trasformazione digitale. Le torri sono ricomparse da tempo – come modelli di dati, come ambienti VR, come monumenti digitali.

La questione del significato dell’architettura nell’era del cinema si pone soprattutto quando si tratta di affrontare la perdita, il trauma e la ricostruzione. A New York, il World Trade Center è diventato un banco di prova per una nuova forma di architettura commemorativa dopo il 2001: il processo di ricostruzione è stato fin dall’inizio un grande evento mediatico, accompagnato da trasmissioni in diretta, visualizzazioni e dibattiti internazionali. Si tratta di uno scenario insolito per i Paesi di lingua tedesca. Qui le rovine del dopoguerra sono state spesso rimosse in modo pragmatico o – vedi il Palazzo di Berlino o il centro storico di Francoforte – ricostruite con molta nostalgia. La questione dell’autenticità, del nuovo significato e del ruolo dell’architettura nel processo di commemorazione è raramente discussa in pubblico. Il film sul WTC, invece, nella sua duplice funzione di documento e di finzione, apre un nuovo dibattito: La rappresentazione cinematografica non è forse spesso più potente di qualsiasi ricostruzione costruita?

In un mondo in cui le immagini e le narrazioni sono durevoli almeno quanto il cemento e il vetro, il compito degli architetti diventa sempre più complesso. Non sono più solo costruttori, ma anche curatori di significati, direttori di spazi di memoria. Il World Trade Center è una lezione e un avvertimento: chi sottovaluta il potere delle immagini ignora il pubblico. E chi ignora il potenziale della rappresentazione digitale perde il controllo sul proprio lavoro. L’architettura cinematografica del WTC è diventata da tempo parte della memoria globale, indipendentemente dal fatto che sia stata costruita, distrutta o che esista solo come pixel.

Cosa significa questo per la teoria e la pratica architettonica nei Paesi di lingua tedesca? La classica distinzione tra oggetto costruito e rappresentazione mediatica deve essere abbandonata. Chiunque oggi progetti un grattacielo, un museo o un monumento sta sempre progettando anche la sua immagine, il suo film, la sua rinascita digitale. Il film del WTC lo dimostra: L’architettura non è mai finita. Continua a vivere nelle menti, nei database e nei server cloud. La vera sfida è dare forma attiva a questo processo, invece di limitarsi a inseguirlo.

La conseguenza per la formazione? Chi studia architettura oggi non deve solo imparare l’analisi strutturale e la storia dell’edificio, ma anche le competenze mediatiche, la narrazione e la modellazione digitale. Il film sul World Trade Centre è la cartina di tornasole di una disciplina che si è affidata troppo a lungo alla sua materialità. Il futuro del ricordo è digitale e il futuro dell’architettura è una cultura del ricordo.

La cultura del ricordo tra pathos e pixel: come il film sul WTC sta cambiando il nostro modo di ricordare

La cultura del ricordo è un campo minato, soprattutto quando si tratta di luoghi carichi come il World Trade Centre. In Germania, Austria e Svizzera, il ricordo è solitamente visto come un esercizio obbligatorio orchestrato dallo Stato: Memoriali, giornate di commemorazione, forse una mostra professionale che scompare dopo qualche anno. Il film sul WTC ha infranto completamente questa logica. Improvvisamente, le rovine non sono più solo conservate come musei, ma messe in scena come narrazioni aperte. Il Memoriale di Ground Zero, le installazioni luminose annuali, le innumerevoli interpretazioni cinematografiche, dimostrano come il ricordo funzioni oggi: come processo performativo, come narrazione collettiva, come cultura ibrida digitale-fisica.

Nei Paesi di lingua tedesca, le persone reagiscono spesso a questo sviluppo con scetticismo. La paura della commercializzazione, del kitsch e della banalizzazione del trauma è troppo grande. Ma la digitalizzazione non si ferma alla cultura del ricordo. Gemelli digitali delle torri distrutte, tour in VR di Ground Zero, ricostruzioni generate dall’intelligenza artificiale di testimonianze oculari: tutto questo è in atto da molto tempo. È ora di affrontare questa realtà. Il film sul WTC dimostra che il ricordo non è statico, ma dinamico, conflittuale e sempre in movimento. Chiunque progetti un monumento commemorativo oggi deve sapere che domani potrebbe vivere come sfondo di Instagram o come modello 3D nel metaverso.

La domanda cruciale è: come può una cultura della memoria rimanere credibile e rilevante quando è digitalizzata e globalizzata? La risposta sta nell’autenticità del processo, non nel materiale del memoriale. Il World Trade Center Memorial vive della sua apertura, della sua capacità di sopportare le contraddizioni e di consentire nuove prospettive. Non è un oggetto chiuso, ma una piattaforma per il dibattito, il lutto e la trasformazione. Il cinema come mezzo rafforza questa qualità perché non congela la memoria, ma la mantiene in movimento. Trasforma il ricordo in un processo sociale e partecipativo – e quindi nel vero compito dell’architettura del XXI secolo.

Cosa possono imparare i progettisti da questo? In primo luogo, una cultura del ricordo non deve essere imposta dall’alto, ma deve emergere attraverso il dialogo. In secondo luogo, la separazione tra memoria reale e digitale è artificiale. È proprio l’integrazione delle nuove tecnologie che apre opportunità per una maggiore partecipazione, per nuove forme di comunicazione e per la democratizzazione delle immagini storiche. In terzo luogo, chi teme la commercializzazione dovrebbe pensare al World Trade Center originale, un simbolo del capitalismo che è diventato un memoriale universale solo grazie alla sua distruzione. La sfida non è impedire la commercializzazione, ma creare un significato.

Il film sul WTC non è tanto una lezione quanto un campo di sperimentazione. Mostra come il ricordo possa funzionare in modo diverso in culture, media e sistemi politici diversi. I Paesi di lingua tedesca devono recuperare un po‘ di terreno: I formati commemorativi digitali sono ancora considerati inferiori e c’è ancora una tendenza alla rigidità museale. Chi non vuole perdere il contatto con la cultura globale del ricordo deve aprirsi ai nuovi media, alle nuove narrazioni e all’incertezza che ogni autentico processo commemorativo comporta.

La conclusione è scomoda, ma necessaria: La cultura commemorativa non è una disciplina statica, ma una corsa contro il tempo. Il film sul World Trade Center è la prova che il ricordo è fatto, negoziato e messo in scena oggi – nel cinema, nello spazio, su Internet. Chi non lo accetta rimane bloccato nel pathos del passato.

Digitalizzazione, IA e la nuova memoria della città

La digitalizzazione non ha rivoluzionato solo l’industria delle costruzioni, ma anche la memoria collettiva. Il World Trade Center è un prototipo di questo sviluppo: quasi nessun altro sito è stato documentato, ricostruito e simulato in modo così intensivo e digitale. Dalle scansioni laser 3D delle rovine ai gemelli digitali delle torri e alle analisi delle macerie supportate dall’intelligenza artificiale, la memoria del WTC è da tempo migrata su Internet. Ciò pone una nuova sfida a pianificatori, architetti e urbanisti di Germania, Austria e Svizzera: come si progettano luoghi il cui significato viene costantemente trasformato dai media digitali?

I gemelli digitali urbani, utilizzati in un numero sempre maggiore di città, non sono solo espedienti tecnici. Permettono di simulare in tempo reale il passato, il presente e il futuro. Nel caso del World Trade Centre, sono contemporaneamente un monumento, uno strumento di ricerca e un archivio globale. Ciò che è standard a New York viene ancora cautamente testato a Berlino, Vienna e Zurigo. I motivi sono molteplici: protezione dei dati, ostacoli tecnici, scetticismo politico. Ma lo sviluppo è inarrestabile. Gli urbanisti di oggi pianificano sempre con una memoria digitale. La questione non è più se, ma come viene progettata questa memoria.

L’uso dell’intelligenza artificiale è particolarmente stimolante. Può valutare dati storici, analizzare testimonianze oculari, generare simulazioni di storie alternative e persino prevedere le reazioni emotive all’architettura commemorativa. Questo apre prospettive completamente nuove sul ricordo: non è più controllato da esperti, ma plasmato da algoritmi, comunità e reti globali. Il film sul World Trade Center ne è un esempio: Mostra come gli archivi di immagini, i big data e i social media stiano plasmando la memoria collettiva e come gli architetti debbano imparare a confrontarsi con questa nuova realtà.

I requisiti tecnici sono in aumento. Chi progetta un’architettura commemorativa nell’era digitale non deve solo conoscere la costruzione e la progettazione di edifici, ma anche la modellazione dei dati, la programmazione delle interfacce e l’etica digitale. Non è più sufficiente progettare un sito commemorativo: bisogna anche essere in grado di controllare la sua presenza digitale, la sua presentazione mediatica e la sua comunicazione algoritmica. Il World Trade Centre ne è l’esempio migliore: l’impatto reale non risiede nel sito fisico, ma nei milioni di riproduzioni, interpretazioni e appropriazioni mediatiche.

Naturalmente, alcune cose cadono nel dimenticatoio. Il pericolo di banalizzazione, commercializzazione e distorsione algoritmica è reale. Ma questo non è un motivo per nascondere la testa sotto la sabbia. Al contrario: proprio perché oggi la memoria viene negoziata in tempo reale, sono necessari architetti qualificati per accompagnare criticamente questi processi. Il futuro della cultura del ricordo risiede nella combinazione di eccellenza tecnica e responsabilità sociale, ed è proprio questo che rende la professione più impegnativa che mai.

Sostenibilità, trauma e resilienza urbana: lezioni apprese da Ground Zero

Nel contesto del World Trade Center, la sostenibilità viene spesso ridotta al consumo energetico e all’impronta di carbonio, ma c’è molto di più. L’architettura più sostenibile è quella che crea significato, rafforza l’identità e promuove la resilienza. Il sito di Ground Zero ne è l’esempio perfetto: la ricostruzione non è stata solo un progetto edilizio, ma un processo di guarigione collettiva. La resilienza urbana in questo caso significa che un luogo non viene ripristinato solo fisicamente, ma anche simbolicamente. Nei Paesi di lingua tedesca, spesso manca il coraggio di affrontare tali processi. C’è troppa paura del conflitto e poca fiducia nel potere trasformativo dell’architettura.

Cosa possono imparare i progettisti dal progetto del WTC? In primo luogo, la sostenibilità è sempre culturale. La capacità di elaborare la perdita e di tradurla in nuovi significati è una componente centrale della resilienza urbana. In secondo luogo, la partecipazione non è un lusso, ma una necessità. La ricostruzione di Ground Zero è stata fin dall’inizio un processo pubblico, spesso caotico, ma alla fine produttivo. In terzo luogo, sostenibilità e memoria sono due facce della stessa medaglia. Chi crea luoghi che permettono la memoria, crea anche luoghi che permettono il futuro.

Il ruolo della digitalizzazione è ambivalente. Da un lato, facilita la partecipazione, la visualizzazione e la gestione della conoscenza. Dall’altro, rischia di accelerare i processi e di renderli troppo superficiali. Il filmato del World Trade Centre mostra quanto sia importante mantenere un equilibrio tra innovazione e autenticità, tra velocità e profondità. Questo vale anche per la formazione tecnica: Chi vuole progettare luoghi di memoria sostenibili deve essere in grado di padroneggiare nuovi strumenti, ma anche di difendere i vecchi valori.

Il dibattito sull’autenticità non è accademico, ma molto pratico. Nei Paesi di lingua tedesca, viene spesso inquadrato come una questione di selezione dei materiali o di accuratezza storica. A New York abbiamo imparato che l’autenticità si crea soprattutto affrontando le contraddizioni. Il memoriale di Ground Zero non è perfetto, ma è vivo – attraverso la sua apertura, la sua polifonia, la sua espansione digitale. È proprio questo che lo rende un modello per una nuova architettura commemorativa sostenibile.

La constatazione centrale è al tempo stesso sobria e liberatoria: la sostenibilità non è uno stato, ma un processo. La ricostruzione del World Trade Centre, l’elaborazione cinematografica del trauma e la trasformazione digitale del ricordo sono tre facce della stessa medaglia. Chiunque in Germania, Austria o Svizzera pensi seriamente a un’architettura commemorativa sostenibile non può ignorare questa lezione.

Conclusione: il ricordo è architettura – e l’architettura è sempre ricordo

Il film sul World Trade Centre non è un nostalgico sguardo al passato, ma un manifesto per il futuro dell’architettura. Dimostra che gli edifici non sono mai solo costruiti, ma sono sempre ricordati, filmati, digitalizzati e interpretati. La sfida per i progettisti dei Paesi di lingua tedesca è quella di dare forma attiva a questo processo, con competenza tecnica, sensibilità culturale e disponibilità a sopportare l’incertezza. La digitalizzazione sta trasformando la memoria in un processo globale e dinamico. Chi progetta un’architettura oggi sta sempre pianificando anche la sua immagine, la sua narrazione e il suo futuro su Internet. Il World Trade Centre rimane una pietra di paragone: per il potere dell’architettura, per il potere delle immagini e per la responsabilità di una disciplina che deve costantemente reinventarsi.

Per soddisfare le esigenze paesaggistiche del laboratorio di ricerca MAX IV di Lund, nella Svezia meridionale, lo studio norvegese/americano Snøhetta si è messo alla ricerca di idee innovative. L’istituto di ricerca sulle radiazioni di sincrotrone rappresenta la prima parte di una più ampia trasformazione della regione da paesaggio culturale a „Città della Scienza“. Il sito deve avere il carattere di un parco verde pubblico, in modo che la popolazione possa utilizzarlo come area ricreativa locale. L’architettura del paesaggio si basa su quattro criteri derivanti dai requisiti del sito.

Le pendenze e le superfici modellate in modo caotico riducono il numero di vibrazioni del terreno provenienti dalla vicina autostrada. Più il paesaggio è piatto, più le vibrazioni interferiscono con gli esperimenti scientifici del laboratorio. La disposizione delle colline è stata modellata in 3D utilizzando Grasshopper, un plugin di Rhino. Per la progettazione, le singole vibrazioni vengono tradotte in valori razionali misurati e inseriti in un modello generico. Gli architetti paesaggisti hanno scoperto che quanto più caotica è la combinazione delle onde, tanto più basse sono le emissioni sonore.

Equilibrio di massa

Snøhetta ha sviluppato una strategia per bilanciare le masse sollevate e rimosse riutilizzando le masse rimosse dal sito. In questo modo si garantisce che il sito possa essere riconvertito all’uso agricolo se un giorno il laboratorio non sarà più in funzione. I bulldozer controllati dal GPS possono posizionare le masse al posto giusto grazie alla lettura del modello digitale 3D.

Gestione dell’acqua piovana

Il dipartimento urbanistico di Lund stabilisce che l’acqua piovana deve defluire entro i confini del sito. I canali erbosi e i bacini di ritenzione riempiti d’acqua hanno la capacità di assorbire l’acqua piovana e possono sopportare anche secoli di pioggia.

Selezione e cura delle piante

La scoperta di una vicina riserva naturale ha permesso di utilizzare una selezione di specie autoctone raccogliendo il fieno e spargendolo sul nuovo paesaggio collinare. Le pecore pascolano per mantenere il paesaggio collinare.

Nel complesso, i quattro criteri di progettazione hanno dato vita a un paesaggio futuristico unico, che si integra naturalmente con il contesto. Il paesaggio di prati su colline dall’aspetto artificiale stabilisce nuovi standard per gli spazi ricreativi delle strutture di ricerca.

„Zoom su van Eyck“ a Berlino

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Di fronte a Van Eyck. Il miracolo del dettaglio, Centro Bozar per le Belle Arti di Bruxelles, 2020, Foto: Philippe De Gobert

Di fronte a Van Eyck. Il miracolo del dettaglio, Centro Bozar per le Belle Arti di Bruxelles, 2020, Foto: Philippe De Gobert

Da vicino: la mostra „Zoom su van Eyck“ è stata inaugurata a Berlino. La mostra speciale alla Gemäldegalerie – Staatliche Museen zu Berlin permette di immergersi nei più piccoli dettagli dei capolavori di Jan van Eyck (fino al 3 marzo 2024). La mostra presenta anche originali di van Eyck provenienti dalle collezioni del museo e fa luce sull’esame e sul restauro artistico-tecnologico di alcuni dipinti selezionati.

Non è esagerato definire la mostra „Zoom su van Eyck“ qualcosa di molto speciale. E questo non è dovuto a una delle sue tre sezioni espositive, ma a tutte e tre. La prima riunisce i nove dipinti berlinesi di Jan van Eyck (1399-1441) – tre di sua mano e sei provenienti dalla sua bottega o dai suoi diretti successori. La seconda si concentra sul restauro di due dipinti di Jan van Eyck della Gemäldegalerie di Berlino: il „Ritratto di Baldovino di Lannoy“ e il „Ritratto di Arnolfini“. La terza parte porta i visitatori così vicino ai dipinti che possono vedere ogni piccolo capello e ogni ruga dipinta, ogni cicatrice e ogni perla con un ingrandimento multiplo.

Per questa installazione Zoom sono stati fotografati tutti i 20 dipinti dell’olandese e i 13 della sua cerchia ristretta. Le immagini sono state scattate tra il 2014 e il 2020 in un viaggio di 25.000 chilometri intorno al mondo da scienziati e fotografi dell’Istituto Reale per i Beni Culturali (KIK-IRPA) di Bruxelles, che hanno lavorato sempre con la stessa attrezzatura, la stessa illuminazione e le stesse tecniche fotografiche davanti ai dipinti. Questo approccio standardizzato è stato originariamente sviluppato dall’Istituto Reale per documentare il restauro della Pala d’Altare di Gand.

Lo sforzo è valso la pena: vedere dettagli dei dipinti di van Eyck su tele di quattro metri è „puro piacere“, come dice Bart Fransen del Royal Institute di Bruxelles. Ha perfettamente ragione, perché le proiezioni sono brillanti e lo zoom è un viaggio verso dettagli mai visti prima. È solo la seconda volta che il progetto viene presentato. È stato esposto a Bruxelles nel 2020/21, ma senza gli originali. Nella Pinacoteca i visitatori possono osservarli più da vicino di quanto sia normalmente possibile. Infatti, la restauratrice e co-curatrice Sandra Stelzig ha avuto l’idea di offrire ai visitatori delle lenti d’ingrandimento per osservare gli originali.

Bagni emozionanti – La pietra nell’aprile 2025

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I committenti di questo bagno in un appartamento mansardato a Monaco di Baviera avevano le idee chiare: volevano un bagno elegante e purista che si inserisse perfettamente nel concetto generale del loro appartamento mansardato. La scelta del materiale è caduta sul brasiliano "Quarzit Meteor" per alcune pareti, il lavabo e i piani di lavoro. Il concetto è completato dal basalto, anch'esso proveniente dal Brasile, che Huber Naturstein vende con il nome di "Infinity Black". Si tratta di una pietra naturale di colore scuro per pavimenti e pareti. Foto di copertina: Andreas Acktun

In STEIN 4/25 presentiamo bagni di classe a sé stante. A cominciare da un esempio particolarmente elegante proveniente dal centro di Monaco. I clienti desideravano un design minimalista combinato con materiali pregiati. In un’intervista a STEIN, l’esperto interior designer e trend scout Torsten Müller parla del fascino della pietra naturale nel bagno e mostra alcune delle sue straordinarie creazioni. Scoprirete anche come voi, in quanto imprenditori, potete affrontare un alto tasso di malattia e come evitarlo al meglio.

Prima delle elezioni del Bundestag del 2025, il settore dell’artigianato tedesco ha formulato 25 punti che richiedono un’azione decisa da parte dei politici e una rotta per una politica economica sostenibile. Ora il presidente della ZDH, Jörg Dittrich, fa seguito: „La crisi del cambiamento in Germania deve finire. Il settore dell’artigianato specializzato chiede che venga tracciata una nuova rotta per una politica economica sostenibile e che venga rafforzato il territorio. La crescita, la prosperità e la competitività non possono essere date per scontate. Le imprese artigiane qualificate e i loro dipendenti hanno bisogno di chiari segnali di sollievo, di nuovi inizi e di stabilità“. Il Presidente della Confederazione tedesca dell’artigianato ha toccato il nervo scoperto di un settore preoccupato. Il futuro richiede concetti e azioni decisive.

Una cosa è la politica, un’altra è l’abilità artigianale. Un bellissimo esempio è dato da un bagno che abbiamo scoperto. Non solo è un piacere per i sensi, ma dimostra anche in modo impressionante il fascino speciale dell’artigianato nella lavorazione della pietra. Per saperne di più, visitate la pagina 6.

La nostra autrice, la dottoressa Alexandra Nyseth, ha parlato con il designer di bagni Torsten Müller di quanto l’architettura e l’interior design si basino sull’artigianato creativo. Potete leggere l’intervista completa con sorprendenti approfondimenti sulla pietra naturale nel bagno e sulle nuove tendenze a partire da pagina 14. Il nostro esperto Michael Spohr spiega a partire da pagina 32 quali macchinari sono necessari per competere nella costruzione di bagni di alta gamma. Per voi ha viaggiato in Germania e in Austria, visitando diverse aziende di scalpellini e osservando le loro spalle nelle loro officine e sale di produzione.

A partire da pagina 42, esaminiamo le assenze per malattia nelle aziende. Nel 2023, i datori di lavoro tedeschi spenderanno 76,7 miliardi di euro per il mantenimento della retribuzione dei dipendenti malati. I costi sono raddoppiati in 14 anni. La retribuzione continua è un onere enorme, soprattutto per le piccole e medie imprese. Abbiamo studiato per voi cosa potete fare come manager per la salute dei dipendenti della vostra azienda.

La vostra redazione Stein Redaktion@stein-magazin.de

La rivista è disponibile qui!

Nell’ultimo numero 03/25 abbiamo analizzato gli spazi pubblici di successo. Per saperne di più, leggete qui.

Facciata in forma – La pietra nel luglio 2025

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È una facciata austera. Una cubatura geometrica con superfici murarie di grande formato. Solo una fila di finestre rotonde a forma di occhio di bue interrompe la facciata. Ma nonostante l'involucro edilizio dall'aspetto monolitico, il Centro Congressi di Heidelberg si caratterizza per la sua apticità e vivacità. E questo lo deve alla pietra arenaria utilizzata nella regione. L'unità esterna del grande edificio, progettato dai rinomati architetti basilesi Degelo Architekten, è dovuta alla sua funzionalità interna. Il Centro Congressi di Heidelberg offre spazio fino a 3.800 persone e può essere adattato in modo flessibile a diversi formati di eventi. Copertina: Achim Birnbaum

Nel nostro numero dedicato alle facciate, presentiamo rivestimenti esterni insoliti in pietra naturale. Tra questi, la facciata del Centro Congressi di Heidelberg che, nonostante l’effetto monolitico, si caratterizza per la sensazione tattile e la vivacità. Ciò è dovuto alla pietra arenaria utilizzata nella regione: l’arenaria dura della Valle del Neckar. A Stachus, a Monaco di Baviera, un nuovo edificio con sfalsamenti cubisti è stato recentemente integrato con eleganza nell’ambiente storico circostante. La facciata in travertino del nuovo Königshof è un vero punto di forza in questa località. Anche il centro della lontana Helsinki ha guadagnato in classe. La Finlandia Hall, famosa in tutto il mondo, ha ricevuto un nuovo look in marmo di Lasa.

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Ci sono molte buone ragioni per utilizzare la pietra naturale nelle facciate: la pietra naturale è durevole, ecologica, esteticamente attraente e si ammortizza con bassi costi di manutenzione e una lunga durata. Eppure, secondo le stime degli esperti, la quota di mercato delle facciate in pietra naturale nei nuovi edifici è ancora ben al di sotto del cinque per cento. Ma una volta presa la decisione, vale la pena di dare un’occhiata più da vicino. A partire da pagina 6, vi accompagniamo in un’esclusiva visita in loco a Heidelberg con la pietra arenaria dura Neckartäler.

Meno del cinque per cento

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Anche la facciata del nuovo Könighof, sulla Stachus di Monaco, è un’attrazione spettacolare. Con il suo elegante rivestimento in travertino, l’hotel di lusso valorizza il centro città da lontano. Per saperne di più, andate a pagina 12. Helsinki vanta ora un gioiello speciale in marmo bianco di Lasa: la Finlandia Hall, sulle rive della baia di Töölö. L’icona architettonica di fama mondiale dell’architetto Alvar Aalto doveva essere ristrutturata. Scoprite perché è stato utilizzato il Lasa Bianco dell’Alto Adige e quali sfide strutturali ha dovuto affrontare nel nostro reportage a pagina 22.

Da Monaco a Helsinki

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Nel numero 3/25 di STEIN abbiamo già parlato di come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata nel settore della scalpellatura. Ora ci occupiamo di nuovi strumenti intelligenti per la progettazione e la creazione di oggetti in pietra naturale. Potete trovare tutto quello che c’è da sapere sulle possibilità e i limiti dei generatori di immagini AI a partire da pagina 40. Dal 5 luglio al 30 agosto, la mostra „Rock your focus“ vi aspetta a Sindelsdorf, in Alta Baviera. Lo scalpellino e scultore Manfred Dangl esporrà le sue opere d’arte insieme a un fotografo. I due artisti inseriscono la pietra in un contesto completamente nuovo e sorprendente. Il nostro autore Bärbel Daiber è stato sul posto per noi e ha potuto parlare con entrambi gli artisti – vale la pena di leggere da pagina 48 in poi.

Vi auguriamo una buona lettura di STEIN.

La vostra redazione di Stein Redaktion@stein-magazin.de

Nel nostro ultimo numero 06/25, abbiamo esaminato un esemplare molto speciale del reparto creativo del produttore di cucine di lusso della Westfalia eggersmann. Per saperne di più, leggete qui.

„Rock your focus“

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Nel nostro numero dedicato alle facciate, presentiamo rivestimenti esterni insoliti in pietra naturale. Tra questi, la facciata del Centro Congressi di Heidelberg che, nonostante l’effetto monolitico, si caratterizza per la sensazione tattile e la vivacità. Ciò è dovuto alla pietra arenaria utilizzata nella regione: l’arenaria dura della Valle del Neckar. A Stachus, a Monaco di Baviera, un nuovo edificio con sfalsamenti cubisti è stato recentemente integrato con eleganza nell’ambiente storico circostante. La facciata in travertino del nuovo Königshof è un vero punto di forza in questa località. Anche il centro della lontana Helsinki ha guadagnato in classe. La Finlandia Hall, famosa in tutto il mondo, ha ricevuto un nuovo look in marmo di Lasa. […]

L'"Estate sul Meno" si ripeterà nel 2023, durante la quale il Mainkai sarà inaccessibile al traffico. Foto: Jo Heubeck, Domi Pfenninger via Unsplash

L'"Estate sul Meno" si ripeterà nel 2023, durante la quale il Mainkai sarà inaccessibile al traffico. Foto: Jo Heubeck, Domi Pfenninger via Unsplash

Quest’estate il Mainkai di Francoforte sarà nuovamente chiuso al traffico motorizzato. Il successo del primo evento „Summer on the Main“ nel 2022, che ha visto il Mainkai trasformato in una zona ciclopedonale temporanea, costituisce la base per questo evento. Per sapere cosa è successo l’anno scorso e come sarà organizzato quest’anno, cliccate qui.

L’anno scorso, Francoforte sul Meno ha dimostrato la qualità delle strade del centro città con la riconsacrazione temporanea del Mainkai. La città ha chiuso al traffico motorizzato il tratto tra Alter Brücke e Untermainbrücke per otto settimane. L’idea alla base della nuova chiusura non è solo quella di organizzare un evento temporaneo durante le vacanze estive. Piuttosto, la città sta perseguendo un completo riutilizzo della strada a lungo termine. La chiusura serve come esperimento reale per esplorare le possibilità di sviluppo futuro. Secondo i responsabili, dall’esperienza dell’anno scorso sono già state tratte alcune lezioni. “ Dal nostro punto di vista, ‚Sommer am Main‘ ha funzionato molto bene“, ha riassunto Ulrike Gaube, responsabile del dipartimento della mobilità sotto la guida di Stefan Maier del partito dei Verdi. Il progetto si propone come un festival dello spazio urbano orientato ai cittadini. La chiusura al traffico è stata accompagnata da un ricco programma di eventi sportivi e di danza e chiaramente segnata da un intervento colorato nello spazio stradale.

Il collettivo TAB.e.V. ha infatti realizzato una pittura colorata di grande formato su circa 300 metri dell’area chiusa lunga 700 metri. Questo ha portato in particolare a un cambiamento significativo nell’uso. Mentre i pedoni sono rimasti sui marciapiedi durante una precedente chiusura senza tale disegno nel 2019, ora si sono appropriati naturalmente dell’area. Il dipinto fa parte della progettazione urbana partecipata. Il progetto è stato avviato dal collettivo TAB e.V., ma realizzato con l’aiuto di giovani studenti. L’opera di street art comprendeva scacchiere e campi da calcio e streetball. Si trattava anche di una dichiarazione artistica in onore della vittoria dell’Eintracht Francoforte in Europa League, che aveva provocato euforia e un’atmosfera esuberante in tutta la città. L’interpretazione colorata di un’attitudine estiva alla vita urbana ha attivato lo spazio urbano in modo unico. Numerosi visitatori si sono affollati lungo la colorata striscia di strada.

TAB e.V. è un’iniziativa fondata nel 2015 da creativi, ristoratori e persone impegnate con l’obiettivo di migliorare il design del quartiere della stazione ferroviaria di Francoforte. I membri sono ora attivi anche in altri luoghi della città. Attraverso impulsi creativi, cercano di aiutare i luoghi ad acquisire una nuova comprensione dello spazio. Oltre agli interventi artistici, sono coinvolti, ad esempio, nel Massiv Central, un’ex tipografia trasformata in un luogo culturale e di incontro. Il collettivo ha quindi molta familiarità con il lavoro temporaneo. Si sono rivolti alla città con la loro idea fin dall’inizio e l’hanno utilizzata per finanziare l’attrazione principale dell'“Estate sul Meno“. Nelle parole di Florian Joeckel, membro di TAB e.V. e manager dell’artista: „La nostra motivazione è quella di rendere il paesaggio urbano più emozionante: La strada vuota è diventata qualcosa di vivace, con un’attenzione, una contesa, ed è così che funziona l’intervento“.

La visione è stata accolta favorevolmente. Le autorità cittadine chiedono quindi di estendere la pittura all’intera area chiusa del Mainkai nel 2023, in modo che in futuro l'“Estate sul Meno“ possa coprire attivamente tutti i 700 metri. Dall’evento della scorsa estate sono emersi ulteriori spunti di riflessione. Quest’anno, ad esempio, si sta pensando di ombreggiare l’area, poiché il Mainkai è esposto e le superfici asfaltate si riscaldano notevolmente in estate. Katharina Knacker, portavoce del gruppo parlamentare dei Verdi per le politiche di mobilità, ha già annunciato l’intenzione di far rimuovere completamente il cemento in un futuro lontano. In questo modo si potrebbe creare un’area ricreativa permanente e di qualità lungo il fiume. Fino ad allora, tuttavia, ci sono ancora alcuni ostacoli da superare, poiché per la completa riprogettazione è necessaria una procedura di de-design. In questa procedura formale, la città deve dimostrare che le strade circostanti sono in grado di sopportare il traffico aggiuntivo derivante dalla chiusura. In caso contrario, potrebbero essere allargate.

Tuttavia, Ulrike Gaubers ha annunciato, dopo l'“Estate sul Meno“ 2022, che sono state fatte esperienze positive in termini di traffico. La città ha sviluppato un concetto di circonvallazione per alleggerire il traffico sul lato opposto del fiume a Sachsenhausen. Ogni giorno, infatti, fino a 12.000 veicoli percorrono il Mainkai. Nel periodo precedente alla chiusura, ci sono state quindi lamentele da parte dei residenti dei quartieri vicini. Un’iniziativa popolare denominata „Sachsenhausen si difende“ aveva protestato contro l’ulteriore congestione. Nel corso della precedente pianificazione del traffico, nel 2022 sono stati segnalati percorsi alternativi. Ciò ha ridotto significativamente la congestione nelle ore di punta rispetto alla chiusura del 2019. Anche rispetto alla situazione senza la chiusura, gli automobilisti hanno avuto solo un allungamento dei tempi di percorrenza di circa uno o tre minuti.

Oltre all’impatto sulle automobili, la città ha registrato anche altri dati rilevanti. Per esempio, hanno contato il 25% di ciclisti in più rispetto al solito a Eiserner Steg. Si tratta di uno sviluppo positivo che dimostra come le forme di mobilità alternative siano decisamente apprezzate se viene dato loro più spazio e percorsi sicuri in città. Gli organizzatori dell'“Estate sul Meno“ sono soddisfatti dei risultati. Con il ritorno dell’evento nell’estate del 2023, è stato fatto un altro passo avanti verso la riqualificazione del Mainkai. Ulrike Gaude sottolinea che sono sulla strada giusta: „Con gli attuali sviluppi, è già possibile pensare a un riallestimento permanente“.

I progetti temporanei negli spazi urbani non si trovano solo a Francoforte. Ma a cosa servono davvero questi utilizzi temporanei e in che misura giovano allo sviluppo urbano locale?

Studiare architettura: una panoramica

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La laurea in architettura richiede dai 6 agli 8 semestri. Fonte immagine: Unsplash

La laurea in architettura richiede dai 6 agli 8 semestri. Fonte immagine: Unsplash

Come si diventa effettivamente un architetto? Qui potete leggere come è strutturato un corso di laurea in architettura, quali argomenti aspettarsi, cosa gli studenti dovrebbero sapere prima di iscriversi e dove in Germania e in Europa è possibile studiare architettura.

Struttura e obiettivi del corso di laurea in architettura

La grande architettura fa parte della cultura umana. Edifici famosi in tutto il mondo come la Torre Eiffel o le piramidi di Giza evocano la parola chiave architettura. Ma come si diventa effettivamente un architetto?

Il corso di laurea in architettura, della durata di 6-8 semestri, forma coloro che sono interessati a pianificare, progettare e creare edifici. È caratterizzato dalla combinazione di creatività artistica e ingegneria. L’architettura è una forma d’arte classica che ha una grande influenza sulla percezione umana. Gli edifici rappresentano la cultura, ma anche la situazione economica e, al giorno d’oggi, sempre più i cambiamenti climatici. Chi ha studiato architettura può utilizzare nuove idee per progettare interi paesaggi urbani e determinare l’impatto degli edifici sull’ambiente.

Lo studio dell’architettura riguarda lo scopo di un edificio e la sua integrazione ideale nel patrimonio edilizio esistente. Gli architetti hanno quindi bisogno di un ampio portafoglio di competenze. Di conseguenza, il corso di laurea comprende nozioni di cultura e scienze sociali, ma anche storia dell’architettura e dell’arte, statica, tecnologia edilizia, diritto edilizio, pianificazione del paesaggio e urbanistica.

Altre competenze che gli studenti apprendono sono la progettazione a mano libera, il lavoro con i programmi CAD, la gestione dei progetti, il controllo dei progetti di costruzione e gli approcci partecipativi. Gli studenti devono sempre tenere a mente l’edificio nel suo complesso e la sua relazione con l’ambiente, invece di concentrarsi esclusivamente sui dettagli tecnici.

Argomenti di architettura

Un corso di laurea in architettura inizia con il Bachelor, che dura da 6 a 8 semestri. Qui gli studenti acquisiscono conoscenze specialistiche sugli spazi interni e urbani, sui fondamenti della costruzione, sulla modellazione e sulla cultura edilizia da diverse prospettive. Sempre più corsi di laurea pongono l’accento sull’edilizia sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Alcuni corsi di laurea in architettura si concentrano anche su un’area specifica, come l’interior design.

Anche l’esperienza pratica fa parte del corso di laurea in architettura. Per questo motivo, di solito è richiesto uno stage di alcuni mesi. Lavorare in uno studio di architettura durante gli studi offre l’opportunità di lavorare a progetti di costruzione reali in una fase iniziale.

Queste sono le materie classiche dell’architettura:
  • scienza delle costruzioni
  • tecnologia di visualizzazione
  • Costruzione di edifici
  • progettazione
  • Storia dell’edilizia e dell’arte

Gli studenti apprenderanno anche le basi dell’ingegneria strutturale in materie come la fisica degli edifici, la statica degli edifici, la scienza dei materiali da costruzione, la chimica delle costruzioni e l’ingegneria strutturale. Altrettanto importanti sono la tecnologia idraulica e di riscaldamento, l’elettrotecnica, la costruzione in calcestruzzo, in legno e in acciaio. La gestione e il calcolo dei costi sono altre competenze che gli architetti in erba imparano. Di conseguenza, partecipano a seminari su argomenti quali la gestione delle costruzioni, la direzione dei lavori, la pianificazione delle costruzioni e il diritto edilizio.

Cosa devono sapere gli studenti

Una laurea in architettura inizia solitamente con un programma di Bachelor che tratta le basi della progettazione teorica. Questo comprende moduli di progettazione, disegno e scienza dei materiali da costruzione. Con l’avanzare del corso di laurea si aggiungono sempre più spesso esercitazioni pratiche e lavori di progetto. Ci sono anche progetti di costruzione reali, che vengono affrontati in piccoli gruppi.

A differenza di molti altri corsi di laurea, il corso di architettura non richiede una tesi di laurea puramente teorica. L’obiettivo è invece quello di sviluppare un modello applicativo di un possibile progetto di costruzione, utilizzando il CAD o un modello.

Gli studenti devono inoltre sapere che la formazione di architetto non termina con il corso di laurea triennale. Per l’ammissione successiva è necessario un Master. Qui è possibile approfondire le proprie conoscenze in settori specialistici come la conservazione dei monumenti, l’edilizia ecologica, l’economia immobiliare o la pianificazione urbana.

Nel campo dell’architettura sono disponibili i seguenti programmi di Master:
  • Architettura e ambiente
  • Architettura verde
  • Architettura come risorsa
  • Architettura e pianificazione urbana
  • Architettura avanzata
  • Sistemi senza barriere
  • Edificio a prova di futuro
  • Efficienza delle risorse in architettura e pianificazione
  • Ingegneria infrastrutturale
  • Progettazione ambientale

Quando pianificano i loro studi, i futuri studenti devono assicurarsi che il corso di laurea sia abilitante per le camere. Infatti, solo chi studia in un corso di architettura di questo tipo può in seguito utilizzare il titolo professionale di „architetto“. A tal fine, è necessario iscriversi all’Ordine degli architetti dello Stato federale. I requisiti per farlo sono reperibili presso la Camera di Commercio di competenza.

A chi è adatto un corso di laurea in architettura?

Chiunque desideri studiare architettura deve soddisfare determinati requisiti. Innanzitutto, si tratta di un numerus clausus, cioè di un certo voto minimo nell’Abitur o nel Fachabitur. A seconda dell’università, il NC per studiare architettura è compreso tra 1,9 e 3,2. Questa cifra cambia ogni anno. Se non si possiede un Abitur, è possibile dimostrare il proprio talento creativo sostenendo un test attitudinale presso alcuni istituti. In alternativa, le qualifiche professionali e l’esperienza lavorativa costituiscono un titolo di accesso.

I futuri studenti dovrebbero valutare se hanno creatività, una buona consapevolezza spaziale e la disponibilità a lavorare in gruppo. Anche le materie tecniche ed economiche sono incluse nel programma di laurea in architettura, così come le materie fisiche. È inoltre utile avere una buona conoscenza di base della matematica per poter calcolare i costi. Quindi, se a scuola avete ottenuto buoni voti in arte e scienze, sarete ben preparati a studiare architettura.

Gli architetti hanno buone possibilità di trovare lavoro, sia in uno studio di architettura che presso la città, il comune, un’associazione edilizia o l’industria. Anche gli studi di ingegneria e le imprese edili assumono volentieri professionisti dell’architettura. Gli stipendi iniziali possono variare da 2.300 a 2.500 euro lordi. Le offerte di lavoro possono essere trovate sul nostro portale New Monday – gratuitamente e grazie a Smart Match, perfettamente adatte al vostro profilo.

Studiare architettura in Germania

La maggior parte delle università statali e delle università di scienze applicate in Germania offre corsi di laurea in architettura. Gli studenti hanno valutato particolarmente bene i corsi di laurea dell’Università di Stoccarda e dell’Università di Hannover, ad esempio. Anche la Alanus University of Arts and Social Sciences di Alfter e la University of Art and Design di Linz sono molto apprezzate.

Altre università tedesche che offrono una laurea o un master in architettura sono la Hochschule 21 di Buxtehude, la TU di Berlino, la TU di Monaco e l’Università di Weimar. Quando si confrontano i corsi offerti, i futuri studenti dovrebbero prestare attenzione al fatto che il corso di laurea in architettura abbia 6 o 8 semestri. È inoltre importante individuare eventuali specializzazioni.

Studiare architettura in Europa

Esistono molti buoni corsi di laurea in architettura anche in altri Paesi europei. Spiccano in particolare la Gran Bretagna, la Spagna e la Polonia. In Spagna, l’Università di Barcellona, il Politecnico di Catalogna, l’Università di Madrid e il Politecnico di Valencia sono buoni punti di partenza.

E la migliore università per l’architettura a livello mondiale? Secondo il QS World University Ranking, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) negli Stati Uniti vince questo premio. Ma anche Berlino, Monaco, Karlsruhe, Aquisgrana e Stoccarda sono tra le 50-100 migliori università del mondo.

Nel Regno Unito, ad esempio, l’Università di Portsmouth e la graziosa città di Lincoln offrono popolari corsi di laurea in architettura. È possibile studiare architettura anche a Danzica in Polonia e a Paphos a Cipro. Se siete interessati al corso di laurea in „Media, Arte, Design e Architettura“, Amsterdam è il posto giusto per voi. L’ETH di Zurigo, invece, è molto più orientato alla tecnica.

Suggerimento: quando scegliete un corso di laurea, prestate attenzione alle opportunità di riconoscimento e finanziamento come ERASMUS+.