La casa a schiera è una delle tipologie abitative più influenti nella storia urbana europea. Chi si occupa del termine inglese “terraced house” si imbatte in una categoria edilizia che, nell’area anglosassone, non solo porta un nome diverso, ma ha sviluppato un’identità culturale, costruttiva e urbanistica a sé stante. Che si tratti di «terraced house» in Gran Bretagna, «row house» in Nord America o «townhouse» nei moderni quartieri di nuova costruzione: dietro questi termini si nasconde una forma architettonica che coniuga in modo particolare densità abitativa e qualità della vita e i cui principi fondamentali continuano ancora oggi a plasmare l’urbanistica in tutto il mondo.
- Cosa significano «terraced house», «row house» e «townhouse» e in cosa si differenziano tra loro
- Lo sviluppo storico della casa a schiera in Inghilterra, in America e nei paesi di lingua tedesca
- Soluzioni tipiche di planimetria, numero di piani e organizzazione spaziale della casa a schiera
- Caratteristiche costruttive: pareti divisorie, protezione antincendio, accessi e spazi esterni
- Significato urbanistico e densità: perché la casa a schiera funziona come elemento costitutivo della città
- Differenze tra i tipi di case a schiera britanniche, americane e tedesche
- Norme, standard progettuali e terminologia rilevanti in un confronto internazionale
- Attualità della casa a schiera nell’architettura contemporanea e nell’edilizia residenziale sostenibile
Casa a schiera in inglese: i termini principali e il loro significato
La traduzione del termine tedesco «Reihenhaus» in inglese non è un processo unidirezionale, poiché a seconda del contesto geografico e culturale vengono utilizzati termini diversi che, pur descrivendo la stessa idea di base, presentano connotazioni specifiche. Il termine più comune nell’inglese britannico è «terraced house» (plurale: «terraced houses»). Indica un edificio residenziale che è direttamente annesso lateralmente a case vicine dello stesso tipo, formando così una fila continua. Il termine deriva dal latino «terra» (terra, suolo) e originariamente si riferiva alla disposizione a terrazze delle file di case su pendii o su piattaforme rialzate, come quelle che si trovano nei quartieri georgiani di Londra, Edimburgo o Bath.
Nell’inglese americano e canadese è invece diffuso il termine «row house», che contiene già nel nome il concetto di allineamento delle case. «Row» significa fila, e una «row house» è letteralmente una casa in una fila di edifici simili. Questo termine è profondamente radicato nelle città della costa orientale americana, in particolare a Baltimora, Filadelfia, Washington D.C. e Boston, dove descrive una specifica tradizione edilizia residenziale che nel XIX secolo ha caratterizzato i quartieri operai e della classe media di queste città. Esiste inoltre il termine «townhouse», utilizzato nel linguaggio moderno sia nel Regno Unito che in Nord America, che tuttavia indica spesso una variante leggermente più elegante o più recente della casa a schiera, spesso dotata di ingresso indipendente, diversi piani completi e un piccolo spazio esterno privato.
Per gli architetti, i progettisti e i committenti di lingua tedesca che operano in un contesto internazionale, la conoscenza di questi termini è indispensabile. «Terraced house», «row house» e «townhouse» non sono sinonimi, anche se tutti possono corrispondere al termine tedesco «Reihenhaus». Nello scambio professionale con le autorità urbanistiche britanniche, i promotori immobiliari americani o nella lettura di letteratura specialistica in lingua inglese, è fondamentale l’uso preciso di questi termini. Un altro termine correlato è «semi-detached house» (in breve: «semi»), che indica la casa bifamiliare, ovvero due case costruite una accanto all’altra senza altri vicini sugli altri lati. Questo concetto corrisponde al termine tedesco «Doppelhaus» e va distinto dalla casa a schiera, anche se esistono somiglianze strutturali.
Evoluzione storica: dalla «terrace» georgiana alla moderna «townhouse»
La storia della casa a schiera in inglese non ha inizio con l’era industriale, anche se la produzione di massa di case a schiera è indissolubilmente legata all’urbanizzazione del XIX secolo. Già nel XVII e all’inizio del XVIII secolo a Londra sorsero ampie file di case nell’ambito di espansioni urbane pianificate. Le «Georgian terraces», che prendono il nome dai re da Giorgio I a Giorgio IV, che regnarono dal 1714 al 1830, sono l’esempio più noto di questa antica tradizione delle case a schiera. Luoghi come Bedford Square a Londra o il Royal Crescent a Bath dimostrano come il principio della casa a schiera potesse essere elevato a un’arte urbanistica di altissimo livello: le singole abitazioni venivano riunite in una facciata omogenea, che dava l’impressione di un palazzo o di una dimora urbana monumentale, mentre alle sue spalle si trovavano unità abitative individuali.
Con la rivoluzione industriale, il carattere della casa a schiera subì un cambiamento radicale. Le città industriali inglesi in rapida crescita, tra cui Manchester, Birmingham, Leeds e Liverpool, avevano bisogno in brevissimo tempo di alloggi per centinaia di migliaia di operai. In quel periodo, i costruttori speculativi eressero fitte file di piccole case in mattoni a due piani, note come «back-to-back houses» o «through terraces». Le «back-to-back houses» erano varianti particolarmente anguste, in cui due file di case venivano costruite schiena contro schiena, senza cortile posteriore e senza ventilazione, il che portava a condizioni igieniche disastrose. Oggi in Inghilterra questi edifici sono stati in gran parte demoliti o ristrutturati; alcuni esempi a Leeds sono sotto tutela come testimonianze della cultura abitativa operaia del XIX secolo.
Negli Stati Uniti la “row house” si sviluppò parallelamente, assumendo caratteristiche proprie. Le case a schiera di Filadelfia, sorte già nel XVIII secolo, sono considerate le precursrici di una tradizione edilizia americana che è ancora viva oggi in molte città. Le “row houses” di Baltimora del XIX e dell’inizio del XX secolo sono note per le loro caratteristiche scale in marmo che conducono direttamente sul marciapiede. A Washington D.C. sorsero prestigiose case a schiera nella tradizione delle «Georgian terraces» britanniche, che oggi sono considerate ambite villette a schiera. Questi esempi americani dimostrano come la casa a schiera, denominata in inglese «row house», abbia sviluppato un’identità culturale autonoma che va ben oltre la mera funzione abitativa.
Nei paesi di lingua tedesca la storia della casa a schiera ha seguito un percorso diverso, sebbene la forma di base sia la stessa. Il termine «Reihenhaus» si è affermato qui soprattutto nel contesto del movimento per la riforma abitativa dei primi anni del XX secolo. Insediamenti come la Weißenhofsiedlung a Stoccarda (1927) o gli insediamenti della «Nuova Francoforte» hanno presentato la casa a schiera come strumento di rinnovamento sociale e progettuale dell’abitare. Questa tradizione si distingue dalla prassi anglosassone per un maggiore richiamo alle idee della città-giardino e alla richiesta di luce, aria e verde per ogni unità abitativa.
Pianta e organizzazione spaziale: come funziona la casa a schiera
La pianta di una casa a schiera, che si chiami «terraced house», «row house» o «townhouse», segue una logica interna determinata dal lotto stretto e profondo. La larghezza tipica del lotto di una casa a schiera vittoriana britannica varia tra i quattro e i sette metri, mentre la profondità va dai dodici ai venti metri o più. Queste proporzioni impongono una determinata sequenza degli spazi: dall’ingresso sul fronte strada, l’accesso alla casa avviene tramite un corridoio laterale che collega tutte le stanze oppure tramite una scala centrale che collega i piani tra loro. Nelle case a schiera britanniche del XIX secolo, la soluzione standard prevedeva un corridoio laterale con saloni e soggiorni adiacenti che si affacciavano sulla strada e la cucina e i locali di servizio che si affacciavano sul giardino.
L’articolazione verticale è un’altra caratteristica delle case a schiera inglesi. Mentre la casa a schiera tedesca presenta spesso due piani completi con mansarda abitabile, le «terraced houses» britanniche sono spesso alte da due a quattro piani completi, a seconda dell’epoca e dello status sociale degli abitanti. Le case a schiera in stile georgiano a Londra possono raggiungere i cinque piani: cantina (per la cucina e la servitù), piano terra (saloni), primo piano (locali abitativi principali, spesso definiti «piano nobile»), secondo piano (camere da letto) e mansarda (camere dei bambini o alloggi della servitù). Questa stratificazione verticale delle funzioni è una caratteristica distintiva della casa di città inglese e la differenzia nettamente dalla casa a schiera tedesca, organizzata in modo più orizzontale.
Le «row houses» americane presentano una struttura in profondità simile, ma di solito sono alte da due a tre piani. Caratteristico è l’accesso diretto dalla strada tramite una scalinata aperta, il cosiddetto «stoop» (dal termine olandese «stoep»), che caratterizza il panorama urbano di città come New York, Baltimora e Filadelfia. La pianta delle case a schiera americane è spesso leggermente più ampia rispetto a quella del modello britannico e consente una suddivisione degli spazi più generosa. Le moderne «townhouse» nei quartieri residenziali contemporanei di entrambi i paesi tendono ad avere planimetrie aperte al piano terra, con un passaggio fluido tra cucina, sala da pranzo e soggiorno, mentre le camere da letto sono disposte ai piani superiori.
Un elemento costruttivo importante è il muro divisorio comune tra due villette a schiera adiacenti, denominato in inglese «party wall». Questo muro rappresenta un caso particolare sia dal punto di vista giuridico che da quello della fisica delle costruzioni: appartiene in comune a entrambi i vicini e, nel Regno Unito, è soggetto al «Party Wall Act» del 1996, una legge che disciplina i diritti e i doveri di entrambe le parti in caso di interventi edilizi su tale muro. Il «party wall» deve soddisfare i requisiti antincendio, garantire l’isolamento acustico ed essere strutturalmente stabile. Negli edifici storici in mattoni svolge spesso anche funzioni portanti, poiché le strutture dei solai poggiano su di esso.
Caratteristiche costruttive: materiali, protezione antincendio e accessi
La “terraced house” britannica, nella sua forma storica, è costruita quasi senza eccezioni in muratura di mattoni cotti. La tecnica di costruzione in mattoni è così strettamente legata alla casa a schiera inglese da essere diventata un segno distintivo culturale. Le differenze regionali nella tonalità dei mattoni, dai mattoni rossi di Londra ai «London stocks» gialli fino ai mattoni scuri del nord dell’Inghilterra, caratterizzano l’identità di interi quartieri. Le pareti esterne delle case a schiera storiche sono solitamente a doppio strato, con un rivestimento esterno in muratura a vista e uno strato interno portante, separati da un’intercapedine. Questa struttura, nota in inglese come «cavity wall», fu introdotta all’inizio del XX secolo per impedire la penetrazione dell’umidità.
La protezione antincendio rappresenta una sfida particolare per le case a schiera, poiché la densità degli edifici favorisce una rapida propagazione del fuoco. Gli incendi storici delle città, tra cui il Grande Incendio di Londra del 1666, hanno influenzato in modo determinante lo sviluppo delle norme edilizie per le case a schiera. Il «party wall», ovvero un muro tagliafuoco massiccio tra le unità abitative, è una conseguenza diretta di queste esperienze. Negli standard di progettazione moderni, sia nel Regno Unito (Building Regulations) che negli Stati Uniti (International Building Code, IBC), sono stabiliti requisiti dettagliati relativi alla resistenza al fuoco di pareti divisorie, solai e strutture del tetto nelle case a schiera.
L’accesso alla villetta a schiera dalla strada è un tema di grande rilevanza urbanistica. Nella tradizione britannica, l’ingresso principale conduce direttamente in casa dalla strada o attraverso un piccolo giardino anteriore. Il giardino posteriore, in inglese «back garden» o «rear garden», è lo spazio esterno privato ed è delimitato dal vicinato da un muro o da una recinzione. Molte file di villette a schiera britanniche dispongono di un vicolo di accesso posteriore, la «back lane» o «back alley», che in origine serviva per lo smaltimento dei rifiuti e la consegna del carbone e oggi viene spesso utilizzato come accesso a garage o parcheggi per biciclette costruiti in un secondo momento. Questi vicoli sono un elemento caratteristico dei quartieri residenziali britannici e non hanno un equivalente diretto nei complessi di villette a schiera tedeschi.
Significato urbanistico: densità, spazio stradale e immagine del quartiere
La casa a schiera è un elemento urbanistico così efficace perché coniuga un’elevata densità abitativa con una scala a misura d’uomo. Una fila di venti case a schiera su un isolato crea un chiaro confine spaziale, definisce lo spazio stradale e allo stesso tempo garantisce a ogni unità abitativa uno spazio esterno privato. Queste qualità hanno reso la «terraced house» e la «row house» strumenti privilegiati dell’edilizia residenziale urbana, molto prima che il termine «urbanistica» comparisse nel linguaggio della pianificazione.
La densità ottenibile con le case a schiera varia, a seconda delle dimensioni del lotto e del numero di piani, tra le 50 e le 120 unità abitative per ettaro. La casa a schiera si colloca quindi a metà strada tra la casa unifamiliare indipendente (densità molto bassa) e il condominio o l’edilizia a più piani (alta densità). Questa densità media è particolarmente preziosa dal punto di vista urbanistico, poiché crea i presupposti per un’efficace offerta di servizi di prossimità, percorsi brevi e strade vivaci, senza generare l’anonimato e la perdita di scala tipici dei grandi complessi residenziali. Urbanisti e architetti come Leon Krier o Andres Duany, cofondatore del New Urbanism negli Stati Uniti, hanno promosso la villetta a schiera come elemento fondamentale di una struttura urbana a misura d’uomo.
La facciata della villetta a schiera che si affaccia sulla strada è un volto pubblico che contribuisce a determinare la qualità dell’intero spazio stradale. Le case a schiera in stile georgiano e vittoriano nelle città britanniche dimostrano come una regola progettuale coerente – altezza uniforme della grondaia, formati ricorrenti delle finestre, materiale omogeneo – consenta comunque variazioni individuali e crei uno spazio stradale di alta qualità. Questi principi sono tornati di attualità nell’architettura contemporanea: molti progetti di nuova costruzione nelle città europee e americane ricorrono consapevolmente alla tipologia della casa a schiera per creare quartieri dotati di identità e scala adeguata.
Differenze nel confronto internazionale: britannico, americano, tedesco
Un confronto diretto tra i tipi di case a schiera nei diversi paesi evidenzia sia principi fondamentali comuni sia notevoli differenze in termini di costruzione, pianta, materiali e significato culturale. La «terraced house» britannica, nella sua forma storica, è strettamente legata alla costruzione in mattoni, alla muratura a doppio strato e a un’organizzazione verticale degli spazi su più piani. Si affaccia direttamente sulla strada o si trova dietro un piccolo giardino anteriore, dispone di un giardino sul retro e fa solitamente parte di una lunga fila di case dal design uniforme. La manutenzione e la ristrutturazione di queste case costituiscono nel Regno Unito un importante settore economico, poiché gran parte del patrimonio immobiliare britannico è costituito da case a schiera del XIX e dell’inizio del XX secolo.
La «row house» americana si distingue per il lotto spesso più ampio, la caratteristica scalinata che dà sulla strada e una maggiore varietà regionale. Mentre le case a schiera di Baltimora sono note per le loro scale in marmo e l’estetica omogenea in mattoni, quelle di San Francisco, chiamate lì «Painted Ladies» o «Victorian houses», presentano una materialità e una decorazione completamente diverse, caratterizzate da legno e facciate dipinte a colori vivaci. Questa varietà regionale è una caratteristica della «row house» americana, meno marcata nel contesto britannico.
La casa a schiera tedesca del dopoguerra e del movimento di insediamento si distingue da entrambi i tipi anglosassoni per un maggiore orientamento verso il giardino, un numero inferiore di piani (di solito due piani completi con mansarda), una maggiore profondità del lotto e un rapporto meno stretto con lo spazio stradale. Il giardino anteriore nelle case a schiera tedesche è spesso più ampio e il garage o il posto auto costituiscono parte integrante del lotto. Queste differenze riflettono ideali abitativi diversi: mentre la «terraced house» britannica accetta la città come spazio vitale e contribuisce attivamente alla configurazione dello spazio stradale, la casa a schiera tedesca del dopoguerra tende piuttosto ad allontanarsi dalla strada e a orientarsi verso lo spazio verde privato.
La casa a schiera nell’architettura contemporanea
Il ritorno della casa a schiera come tema progettuale di rilievo nell’architettura contemporanea non è un caso. Di fronte all’aumento dei prezzi dei terreni nelle città, alla crescente domanda di abitazioni individuali con ingresso indipendente e spazio esterno, nonché alla necessità di aumentare la densità urbana senza rinunciare alla qualità abitativa, la casa a schiera offre una risposta convincente. Progetti come il complesso residenziale Borneo-Sporenburg ad Amsterdam, progettato negli anni ’90 da Adriaan Geuze e dallo studio West 8, dimostrano come la casa a schiera, intesa come “row house”, su lotti estremamente stretti, larghi solo da cinque a sei metri, possa portare a un’elevata densità e, al contempo, a una grande varietà progettuale.
Nel contesto britannico, il programma «Build to Rent» e il dibattito sulla crisi abitativa in città come Londra, Manchester e Bristol hanno riacceso l’interesse per nuove forme di «terraced house» e «townhouse». Studi di architettura come Alison Brooks Architects o Haworth Tompkins hanno dimostrato, con i loro progetti di case a schiera, che la tipologia della “terraced house” può essere interpretata in chiave contemporanea senza perdere le sue qualità urbanistiche. Temi quali l’accessibilità, l’efficienza energetica, le planimetrie flessibili e l’integrazione di posti per biciclette e infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici pongono nuove esigenze alla planimetria e alla costruzione della moderna casa a schiera.
La sostenibilità è un altro ambito in cui la casa a schiera può mettere in luce i propri vantaggi strutturali. Le pareti divisorie comuni riducono notevolmente la superficie esterna per unità abitativa e, di conseguenza, la dispersione termica rispetto alla casa unifamiliare indipendente. I calcoli dimostrano che una villetta a schiera centrale, ovvero una casa senza pareti frontali esposte all’aria esterna, a parità di superficie di base, richiede una quantità di energia per il riscaldamento nettamente inferiore rispetto a una casa unifamiliare indipendente. Questa efficienza termica è un argomento che sta acquisendo sempre più peso nel dibattito sugli standard energetici e sulla protezione del clima nell’edilizia residenziale.
La villetta a schiera come elemento fondamentale dell’urbanistica
La casa a schiera in inglese, che si chiami «terraced house», «row house» o «townhouse», è più di una semplice forma abitativa. È un elemento fondamentale dell’urbanistica che, nel corso dei secoli, ha dimostrato di poter coniugare in un’unica tipologia densità e individualità, spazio pubblico e intimità privata, economicità e qualità abitativa. La varietà delle sue manifestazioni storiche, dalle «terraces» georgiane di Londra alle file di case in mattoni di Baltimora fino alle case in legno di San Francisco, dimostra la capacità di adattamento di questo principio a climi, culture e tradizioni edilizie diverse.
Per gli architetti e gli urbanisti che operano in un contesto internazionale, la conoscenza precisa della terminologia inglese, ovvero la capacità di distinguere con sicurezza tra «terraced house», «row house», «townhouse» e «semi-detached house», è un requisito fondamentale per una comunicazione professionale. Ma dietro a tutto ciò c’è ben più della semplice competenza linguistica: chi conosce queste tipologie comprende le logiche urbanistiche e costruttive che stanno dietro a questi termini e può trarne spunti per i propri progetti.
I principi costruttivi fondamentali della casa a schiera – il lotto stretto e profondo, il muro divisorio comune, l’accesso verticale, lo spazio esterno privato – sono senza tempo. Essi pongono ai progettisti sfide che richiedono in egual misura abilità artigianale e pensiero spaziale: come far arrivare la luce naturale in profondità nella pianta? Come risolvere i problemi di isolamento acustico e di protezione antincendio lungo il «party wall»? Come si crea una sensazione di privacy e spaziosità nonostante l’edilizia ad alta densità? Queste domande erano le stesse nel XVIII secolo come lo sono oggi, e le risposte migliori si trovano nelle case a schiera costruite per durare nel tempo.




















