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Il Cobra è ancora un rappresentante relativamente "tranquillo" di questo tipo di pietra. Foto: Esperti di pietra Abraxas / Giessen
Il Cobra è ancora un rappresentante relativamente "tranquillo" di questo tipo di pietra. Foto: Esperti di pietra Abraxas / Giessen
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Conduttività termica: elemento chiave per un moderno isolamento termico

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Moderno grattacielo con un'imponente struttura di facciata e molte finestre contro un cielo blu, fotografato da Artist Istanbul

Conducibilità termica. Sembra una noiosa lezione di fisica, ma è l’asso nella manica dell’architettura moderna. Chi non la conosce isola in modo sbagliato, progetta in modo inefficiente e alimenta inutilmente la crisi climatica. In un momento in cui i prezzi dell’energia sono alle stelle e le normative edilizie sono sempre più rigide, la scelta e l’applicazione corretta dei materiali termici può fare la differenza tra un progetto di vetrina resistente al clima e un vecchio edificio costosamente ristrutturato. È quindi giunto il momento di portare questo elemento chiave dell’isolamento termico fuori dalla teoria grigia e sotto i riflettori.

  • La conducibilità termica come criterio chiave per lo standard energetico degli edifici in Germania, Austria e Svizzera
  • Materiali e prodotti innovativi stanno rivoluzionando l’isolamento termico: dall’aerogel al calcestruzzo ottimizzato per l’IA
  • La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno cambiando la pianificazione, la simulazione e il monitoraggio dei flussi di calore negli edifici.
  • La sostenibilità prima di tutto: Perché l’isolamento termico è più di un semplice spessore isolante e come la sostenibilità deve essere ripensata
  • Competenze tecniche: parametri rilevanti, metodi di misurazione e correlazioni con la fisica degli edifici
  • Dibattiti sull’energia grigia, la riciclabilità e gli obiettivi contrastanti nell’isolamento termico
  • Prospettive globali: Parametri di riferimento internazionali, normative e tendenze future
  • Ciò che architetti, ingegneri e proprietari di edifici devono sapere ora

Conducibilità termica: tra normative edilizie e materiali high-tech

Guardando agli ultimi sviluppi in Germania, Austria e Svizzera, la conduttività termica è da tempo più di una semplice formula in un foglio di calcolo. È una pietra di paragone normativa, un motore dell’innovazione e un oggetto di controversie allo stesso tempo. Domina ancora l’idea che spessore sia uguale a qualità, ovvero che lo spessore del materiale isolante sia determinante per l’isolamento termico. In parole povere, si tratta di una pericolosa semplificazione eccessiva. Il fattore decisivo non è solo lo spessore, ma soprattutto il valore lambda, ovvero la conducibilità termica specifica di un materiale. Ed è qui che inizia l’arte della moderna fisica degli edifici. L’Ordinanza sul Risparmio Energetico (EnEV) in Germania, la Legge sull’Energia degli Edifici (GEG) e le norme analoghe in Austria e Svizzera fissano valori target chiari. Ma la realtà è spesso diversa: Tra sovvenzioni, caccia all’etichetta e libertà di progettazione architettonica, la scelta del materiale giusto diventa una vera e propria sfida. Chi non ci riesce, in futuro pagherà due volte: prima il fornitore di energia, poi il ristrutturatore.

Il dilemma: molti progettisti e proprietari di edifici si affidano a materiali collaudati e riducono il problema all’isolamento della facciata. Tuttavia, la conducibilità termica è da tempo un problema per l’intero involucro dell’edificio: soletta, soffitto, finestre a vista, tetto e persino il collegamento agli impianti tecnici. Errori nella progettazione o nell’esecuzione portano a ponti termici, problemi di umidità e costose riparazioni. Non è raro che si sottovaluti l’interazione con altri parametri della fisica dell’edificio, come la diffusione del vapore o la massa immagazzinabile di un materiale da costruzione. Il risultato è un edificio che sulla carta offre i valori migliori, ma che nell’uso delude. Chi si affida esclusivamente alla brochure del prodotto non pratica l’architettura, ma il gioco d’azzardo.

Le innovazioni si affacciano sul mercato: aerogel, pannelli isolanti sottovuoto, vetro espanso, nuovi tipi di lana minerale e persino materiali isolanti a base biologica come la canapa o il lino. Tutti promettono bassi valori di lambda con uno spessore minimo. Ma anche in questo caso, la conducibilità termica in laboratorio è una cosa, le prestazioni in fase di installazione sono un’altra. L’umidità, la compressione, la lavorazione e l’invecchiamento hanno spesso una notevole influenza sul valore effettivo. La conclusione onesta è che molti materiali sono convincenti sul banco di prova, ma falliscono nella pratica in cantiere. E: chi isola con l’high-tech deve essere in grado di padroneggiare i dettagli strutturali. Altrimenti, il faro della speranza si trasforma rapidamente in un caso di ristrutturazione.

I regolamenti edilizi in Germania, Austria e Svizzera reagiscono lentamente a questa dinamica di innovazione. Le procedure di approvazione, le procedure di verifica e i programmi di sovvenzione sono spesso adattati ai prodotti classici. Chiunque osi provare qualcosa di nuovo deve scavare nella scatola dei trucchi per la verifica o sperare in autorizzazioni speciali talvolta avventurose. Il risultato è che il mercato è diviso. Mentre i grandi operatori giocano sul sicuro, gli uffici e i costruttori più piccoli sperimentano miscele di materiali e strutture innovative. Il risultato sono progetti pilota entusiasmanti, ma anche una certa mentalità da far west quando si tratta di dimostrare l’effettiva conduttività termica una volta installati.

Ma una cosa è chiara: la conducibilità termica rimane il collo di bottiglia di concetti energetici ambiziosi. Che si tratti di una casa passiva, di un edificio energy-plus o di una tabella di marcia per la ristrutturazione, alla fine determina la quantità di energia dispersa attraverso l’involucro. Quindi, chi crede che si tratti di un dettaglio puramente tecnico ha già perso la partita quando si tratta di sostenibilità degli edifici. Il messaggio all’industria: senza una profonda comprensione della conduzione del calore, l’architettura sostenibile rimane una promessa vuota.

Digitalizzazione e intelligenza artificiale: la nuova era della simulazione del flusso di calore

La digitalizzazione sta trasformando anche l’isolamento termico. Ciò che prima veniva progettato con un righello, un foglio di calcolo e molta intuizione, oggi viene realizzato in ambienti di simulazione basati sui dati. Il Building Information Modelling (BIM) e i software specializzati consentono di registrare con precisione la conduttività termica di ogni componente in fase di progettazione e di simularla nel contesto dell’edificio. Sembra fantascienza, ma da tempo fa parte della vita quotidiana negli uffici che non sono rimasti fermi al secolo scorso. Il risultato è che i ponti termici vengono individuati tempestivamente, i dettagli critici vengono ottimizzati e i punti deboli dal punto di vista energetico vengono eliminati in modo mirato. Ma – ed è questo il punto cruciale – la qualità della simulazione dipende dalla qualità dei dati in ingresso. Chi misura in modo approssimativo o adotta ciecamente valori standard, progetta senza realtà.

L’intelligenza artificiale rappresenta la fase successiva dell’evoluzione. Gli algoritmi analizzano i database dei materiali, confrontano i risultati delle simulazioni con i dati di monitoraggio e suggeriscono automaticamente le combinazioni ottimali di materiali. In pratica, ciò significa che il progettista diventa un curatore di opzioni, non un oracolo per l’unica struttura giusta. I sistemi basati sull’intelligenza artificiale riconoscono schemi che rimangono nascosti all’uomo, come il modo in cui l’umidità in alcuni strati dei componenti influisce sulla conduttività termica o come i processi di invecchiamento possono essere accelerati. Allo stesso tempo, cresce il rischio che complessi modelli a scatola nera portino a decisioni poco trasparenti. Chi non comprende l’IA rischia di essere sopraffatto dalla sua logica.

Il gioco sta cambiando anche in cantiere. La tecnologia dei sensori, le piattaforme IoT e i gemelli digitali consentono di monitorare l’effettiva conduttività termica dei componenti durante il funzionamento. Gli scostamenti tra pianificazione e realtà diventano visibili e si possono apportare miglioramenti mirati. In Svizzera e in parte dell’Austria sono in corso i primi progetti pilota in cui i dati di monitoraggio vengono inseriti direttamente nel sistema di gestione dell’edificio. La visione: un edificio che conosce le proprie prestazioni energetiche e le ottimizza costantemente. In Germania, tuttavia, il mercato è ancora in ritardo. C’è troppa paura di problemi di protezione dei dati e poca voglia di investire nell’infrastruttura digitale.

Tutto questo sta cambiando il ruolo degli attori. L’architetto sta diventando un gestore di dati, l’ingegnere uno specialista della simulazione, il cliente un investitore di rischio in strumenti digitali. Chi ignora le nuove tecnologie sarà lasciato indietro dalla concorrenza. Tuttavia, la digitalizzazione non è una panacea. Richiede nuove competenze, nasconde nuove fonti di errore e richiede una cultura di apprendimento continuo. Chiunque creda che l’isolamento termico si faccia con pochi clic si troverà rapidamente spiazzato dalla realtà. L’industria deve imparare a esaminare i dati e a valutare criticamente la tecnologia.

Le regioni DACH svolgono un ruolo ambivalente nel dibattito internazionale. Mentre la Scandinavia e i Paesi Bassi sono all’avanguardia nell’integrazione degli strumenti digitali, molti uffici tedeschi, austriaci e svizzeri si attengono al buon vecchio foglio Excel. La dinamica globale è evidente: Chi si rifiuta di abbracciare la digitalizzazione rischia di rimanere indietro. La conduttività termica sta diventando una pietra di paragone per la maturità digitale del settore e la linea di demarcazione tra il futuro e il passato.

Sostenibilità: la conduttività termica come parte di un quadro più ampio

Quando parliamo di sostenibilità, la conduttività termica è solo un pezzo del puzzle. L’attenzione ai bassi valori lambda ha portato negli ultimi anni a una vera e propria corsa agli armamenti dei materiali isolanti. Tuttavia, il rovescio della medaglia è visibile da tempo: molti edifici altamente isolati sono alle prese con problemi come la muffa, la mancanza di decostruibilità o un discutibile equilibrio ecologico dei materiali utilizzati. La questione dell’energia grigia – cioè l’energia necessaria per la produzione, il trasporto e lo smaltimento – è spesso trattata con la stessa negligenza della questione della riciclabilità. Un materiale isolante con una conducibilità termica incredibilmente bassa è poco utile se finisce in discarica come rifiuto pericoloso o se la sua produzione consuma più CO₂ di quanto ne faccia risparmiare nel corso della sua vita utile.

Le menti intelligenti del settore chiedono quindi un ripensamento. La nuova sostenibilità non si concentra solo sulla minimizzazione delle perdite di calore, ma anche su un concetto energetico olistico. Ciò significa che i materiali vengono selezionati in base ai principi del ciclo di vita e che la conduttività termica viene stabilita in relazione ad altre proprietà: capacità di accumulo, resistenza all’umidità, disponibilità locale e riciclabilità. I materiali isolanti a base biologica stanno vivendo una rinascita e si stanno sperimentando soluzioni di riciclaggio innovative. In Austria e in Svizzera esistono già progetti in cui vecchi materiali vengono riutilizzati come isolanti, con risultati notevoli.

Tuttavia, la realtà è contraddittoria. I programmi di finanziamento e le normative continuano a concentrarsi sull’efficienza energetica, solitamente misurata dal valore U, che tiene conto della conduttività termica. Di conseguenza, lo spazio per l’innovazione rimane limitato e vengono ostacolati concetti alternativi come gli involucri edilizi adattivi o i sistemi di ventilazione dinamica. La discussione sugli obiettivi contrastanti si fa sempre più intensa. Ogni vecchio edificio deve davvero essere portato allo standard di casa passiva se questo significa distruggere il tessuto edilizio storico e utilizzare grandi quantità di energia grigia? Oppure, a volte, meno è meglio, ad esempio attraverso l’uso mirato di materiali di alta qualità in aree particolarmente critiche?

I modelli internazionali indicano la strada da seguire: Nei Paesi Bassi si stanno sperimentando concetti di ristrutturazione che adattano il valore target della conduttività termica al contesto dell’edificio, invece di prescriverlo rigidamente. In Scandinavia si preferiscono materiali locali per ridurre al minimo i percorsi di trasporto e rafforzare l’economia circolare. Nella regione DACH, invece, c’è ancora una certa frenesia normativa che inibisce l’innovazione e ostacola un approccio olistico. Di conseguenza, la sostenibilità rimane spesso frammentaria e l’attenzione si concentra troppo su singoli parametri.

Una cosa è certa: La prossima generazione di isolamento termico non sarà sviluppata sul tavolo da disegno, ma attraverso il discorso. L’analisi isolata della conduttività termica non rende giustizia agli obiettivi climatici o alla responsabilità verso le generazioni future. L’industria ha bisogno di più coraggio nel dibattito, più apertura verso nuove soluzioni e meno paura di obiettivi contrastanti. Perché l’isolamento termico sostenibile non è solo spessore e valore lambda. È un atteggiamento.

Competenza tecnica: ciò che i professionisti devono sapere davvero

La conducibilità termica rimane un campo di gioco impegnativo per tutti coloro che hanno responsabilità nella pratica. Non è sufficiente leggere i valori lambda dalle schede tecniche e digitarli nel calcolatore del valore U. È fondamentale capire le interrelazioni tra i due valori. È fondamentale comprendere le interrelazioni della fisica degli edifici: la conduttività termica non influenza solo la perdita di energia, ma anche il comportamento dell’umidità, la distribuzione della temperatura nel componente edilizio e il rischio di condensa. Chi sbaglia su questo punto rischia non solo danni strutturali, ma anche conseguenze legali. I requisiti di legge sono severi e, con la crescente digitalizzazione, sono sempre più facili da controllare.

I professionisti devono conoscere i diversi metodi di misurazione: La conducibilità termica viene solitamente determinata in laboratorio in condizioni ideali, ad esempio utilizzando il dispositivo a piastra secondo la norma DIN EN 12667. Ma in cantiere, ciò che conta è la situazione di installazione. Le intercapedini d’aria, l’umidità, le miscele di materiali e la lavorazione influiscono notevolmente sul valore effettivo. Chi si affida ai valori di laboratorio senza tenere conto della realtà del cantiere cade nella classica trappola della fisica edile. La competenza tecnica comprende quindi anche la capacità di riconoscere i dettagli critici e di fare ipotesi prudenti in caso di dubbio.

Un altro argomento è l’interazione con altri parametri della fisica degli edifici. La capacità termica specifica, la densità del materiale e la resistenza alla diffusione determinano il comportamento di un materiale nel corso dell’anno. Pareti altamente isolate possono portare a un accumulo di calore in estate, costruzioni mal progettate alla formazione di muffa o a danni strutturali. La fisica edile tradizionale è molto richiesta e viene integrata, non sostituita, da strumenti digitali. Se non si conoscono le basi, non ci si può aspettare alcun valore aggiunto dal software.

È necessario imparare anche la selezione e la combinazione dei materiali. Molti materiali isolanti sviluppano il loro pieno effetto solo con la giusta struttura a strati e in combinazione con strati adeguati per la protezione dall’umidità, la protezione dal fuoco e la stabilità meccanica. I dettagli fanno la differenza. Un errore di progettazione nell’area di fuga delle finestre può svalutare il miglior isolamento della facciata, un collegamento errato al tetto può portare a costosi ponti termici. I professionisti non devono solo conoscere i prodotti, ma anche capire la loro lavorazione e le interazioni all’interno del sistema.

Infine, l’ordinanza sull’isolamento termico non è fine a se stessa. È il quadro di riferimento all’interno del quale si possono creare soluzioni innovative, se si sa come utilizzarle. I professionisti devono saper bilanciare il rispetto delle normative con lo spirito innovativo, il pensiero della sicurezza con lo spirito pionieristico. La conducibilità termica rimane il campo che mostra chi può plasmare il futuro dell’edilizia e chi può solo gestire lo status quo.

Prospettive: La conducibilità termica come metro di misura per il futuro dell’architettura

La conduttività termica è molto più di un parametro tecnico da manuale di fisica. È una pietra di paragone per la forza innovativa, la sostenibilità e la competenza digitale in architettura. La regione DACH si trova di fronte a una scelta: se vuole stare al passo con gli sviluppi internazionali, deve combinare in modo intelligente competenze tecniche, strumenti digitali e materiali sostenibili. Il tempo delle scuse è finito. Chi oggi non affronta le possibilità e i limiti della conduzione del calore, domani sarà superato da proprietari di edifici ambiziosi, legislatori severi e concorrenti intelligenti.

Le sfide più grandi non risiedono nella tecnologia, ma nella mente. Ci vuole coraggio per mettere in discussione le vecchie certezze, testare nuovi materiali e analizzare apertamente gli errori del sistema. La digitalizzazione è sia un’opportunità che un rischio: rende visibili gli errori, ma apre anche nuove possibilità di innovazione. L’industria deve imparare a gestire l’incertezza e a tenere d’occhio il quadro generale.

La prossima generazione di isolamento termico non sarà sviluppata da lupi solitari, ma da una squadra. Architetti, ingegneri, produttori, costruttori e utenti devono lavorare insieme per trovare le soluzioni migliori. La conducibilità termica è l’elemento di congiunzione – e di divisione se viene fraintesa. Il discorso globale lo dimostra: Chi combina eccellenza tecnica, scelta sostenibile dei materiali e processi digitali diventerà un pioniere. Chi si adagia sugli allori, invece, diventerà un ritardatario.

L’obiettivo è chiaro: edifici efficienti, sostenibili e vivibili per tutti. La conduttività termica non è l’obiettivo, ma lo strumento. Contribuirà a decidere se l’architettura farà il salto nell’era post-fossile o rimarrà nella mediocrità. Chi progetta oggi dovrebbe prendere sul serio la questione. Perché il tempo delle soluzioni a metà è finito.

Conclusione: la conducibilità termica è il collo di bottiglia dell’architettura moderna. Chi la comprende darà forma al futuro. Chi la ignora, ne sarà sopraffatto. Benvenuti nell’era dell’isolamento termico intelligente.

Progettazione di superfici in calcestruzzo

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Portafoglio

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Una pelle di quadrati avvolge l’ampliamento del museo d’arte di Coira. Il monolite a forma di cubo è la controparte della vicina Villa Planta, una villa costruita in stile palladiano con dettagli orientali. Gli architetti Alberto Veiga e Fabrizio Barozzi si sono ispirati alla casa principale per la progettazione dell’edificio premiato: La facciata del nuovo edificio crea un collegamento visivo riprendendo gli ornamenti e riflettendoli in forma ridotta. Gli architetti hanno scelto il calcestruzzo come materiale da costruzione per la facciata, in modo da rappresentare accuratamente gli intricati dettagli e armonizzarli con la robusta struttura.

La sofisticata struttura è stata applicata alla facciata con formine elastiche. Reckli ha fornito la materia prima per questi elementi direttamente all’impianto di calcestruzzo in Svizzera e ha agito come partner di consulenza. Gli elementi a cassetta sono costituiti da tre quadrati di diversa profondità. Utilizzando modelli in legno e gesso, la centrale di betonaggio ha creato lo stampo principale per l’inserto della cassaforma, quindi ha prodotto un elemento in calcestruzzo e lo ha utilizzato come modello positivo per il formliner.

Per garantire l’esatta rappresentazione degli elementi, i tecnici hanno modellato il legno nell’inserto della cassaforma. I quadrati sfalsati della facciata, profondi 8 cm, sono modellati con precisione e conferiscono all’ampliamento un’identità inconfondibile. Da oltre 50 anni Reckli produce formine a struttura elastica per la progettazione di superfici in calcestruzzo. Oltre a una selezione di circa 200 texture con motivi in legno, pietra, nervature e motivi astratti, vengono sviluppate anche forme speciali personalizzate.

RECKLI GmbH
Gewerkenstraße 9a
44628 Herne
/www.reckli.com

Vincitore del 7° IHP: GRANDE

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È stata decisa la finale dell’International Highrise Award (IHP) 2016: La torre residenziale „VIA 57 West“ di New York vince il concorso per il grattacielo più innovativo del mondo, con una dotazione di 50.000 euro. L’architetto Bjarke Ingels (BIG – Bjarke Ingels Group) e il committente Douglas Durst (The Durst Organisation) ritireranno la statuetta e il premio in denaro durante la cerimonia che si terrà questa sera nella Paulskirche di Francoforte.

Via 57 West

Il nuovo edificio „Courtscraper“ di Bjarke Ingels, che ha progettato anche uno dei grattacieli del nuovo World Trade Centre, non è particolarmente ben posizionato. Il proprietario dell’edificio, alto 142 metri, è la società newyorkese „Durst Organization“. Il nome dell’edificio è composto da „grattacielo“ e „cortile“. Ha un cortile interno poligonale con un campo da basket che non è visibile dall’esterno. Con la sua facciata metallica traforata di colore verde-blu, è quasi nascosto nel tessuto urbano – lontano a ovest, sulla 57a strada, oltre l’Undicesima Avenue, dove Hell’s Kitchen è ancora una sorta di quartiere di vetro rotto. Dall’acqua, tuttavia, il „Courtscraper“ è chiaramente visibile. I suoi vicini sono un grande garage per il servizio di nettezza urbana, una centrale elettrica, concessionarie d’auto e magazzini, nessuno dei quali è il tipo di utilizzo che i ricchi inquilini desiderano.

Un’oasi urbana?

Le terrazze dell’edificio sono rivolte a ovest verso il fiume. La vista è verso il New Jersey e proprio di fronte all’edificio corre una rumorosa autostrada che confluisce nella West Side Highway, un’autostrada urbana sopraelevata che conduce ai grattacieli senza vita intorno a Trump Plaza. Un piccolo parco lungo il fiume è l’unico spazio verde del quartiere. Può essere raggiunto solo attraverso una deviazione a causa dell’autostrada. L’ubicazione forma uno strano contrasto con la qualità architettonica dell’edificio e le sue finiture di alta qualità: l’atrio in legno pregiato, le finestre extra-large e leggermente diverse, gli appartamenti progettati individualmente. Per questo motivo l’edificio è strutturato in modo tale che gran parte dell’azione si svolge nel cortile interno. Lo stesso Ingels vede l’edificio come una „oasi urbana“. Anche le zone commerciali al piano terra, che finora non hanno avuto particolare successo in termini di affitti, intendono contribuire a questo obiettivo.

Posizione difficile

Non sorprende quindi che il „Courtscraper“ sia un edificio in affitto, per di più socialmente misto: oltre ad appartamenti di lusso a prezzi corrispondenti – fino a 22.000 dollari al mese – 142 dei 706 appartamenti sono stati progettati nell’ambito di un programma comunale che prevede affitti fissi. Costano quindi solo 600 dollari al mese. Finora sono state ricevute 17.000 domande. Se il „Courtscraper“ sia adatto come nucleo di una riqualificazione del quartiere
del quartiere è ancora da vedere. Perché ciò avvenga, gli usi circostanti, che non sono molto compatibili con il quartiere, dovrebbero essere trasferiti nel Bronx o nel Queens. E questo richiederà sicuramente del tempo.

Molti dei condomini di lusso attualmente in costruzione a New York sono progettati da architetti europei. Come i tre nuovi spettacolari edifici nella zona ovest di Manhattan: il „Courtscraper“ di BIG, la „Jenga Tower“ di Herzog & de Meuron e un edificio residenziale basso di Zaha Hadid, recentemente scomparsa. Per saperne di più sul tema dell’edilizia abitativa, si può consultare l’attuale numero di novembre di Baumeister. Si intitola „Vecchie nuove disuguaglianze – abitazioni per status“.

Ghiaccio e neve nell’arte

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Una delle più famose raffigurazioni di ghiaccio e neve è quella di Pieter Bruegel il Vecchio, che mostra dei cacciatori in un paesaggio invernale. Foto: Kunsthistorisches Museum Vienna, pubblico dominio, via: Wikimedia Commons
Una delle più famose raffigurazioni di ghiaccio e neve è quella di Pieter Bruegel il Vecchio, che mostra dei cacciatori in un paesaggio invernale. Foto: Kunsthistorisches Museum Vienna, pubblico dominio, via: Wikimedia Commons

Il ghiaccio e la neve hanno affascinato gli artisti per secoli con la loro limpida bellezza e la loro fugace transitorietà. Non servono solo come motivi paesaggistici, ma anche come simboli di purezza, freddo e transitorietà. I paesaggi di neve e ghiaccio hanno un effetto calmante e impressionante sullo spettatore in egual misura. Fin dal periodo romantico, gli artisti hanno utilizzato i paesaggi invernali per trasmettere stati d’animo, emozioni e messaggi simbolici. Queste rappresentazioni spaziano da scene di natura realistiche a composizioni espressive e allegoriche.

Significato simbolico

Nell’arte, il ghiaccio e la neve simboleggiano purezza, immobilità, transitorietà e isolamento. Nella tradizione europea, spesso simboleggiano la bellezza malinconica della natura e il ciclo della vita e della morte. Il freddo e la neve possono trasmettere sia conforto che minaccia e spesso riflettono sentimenti umani come la solitudine o la contemplazione. Anche attività come il pattinaggio su ghiaccio o il curling sono rappresentate nell’arte. I pittori olandesi del XVII secolo, ad esempio, amavano raffigurare persone che si dedicavano a questi passatempi invernali. Simboleggiano il divertimento invernale, ma spesso hanno anche un sottofondo di cautela, poiché giocare sul ghiaccio è sempre associato al rischio di crollare. La neve è talvolta utilizzata come simbolo della Vergine Maria. Serve come segno della sua verginità. Anche i bucaneve, che nella simbologia vegetale simboleggiano la primavera ma anche la purezza, sono un simbolo di Maria.
Inoltre, il ghiaccio e la neve sono utilizzati come simboli del tempo, della transitorietà e della permanenza allo stesso tempo. Nell’arte moderna, possono anche riferirsi ai problemi ambientali e ai cambiamenti climatici, per cui gli artisti utilizzano il potere simbolico del paesaggio invernale per trasmettere messaggi sociali.

Ghiaccio e neve nella storia dell’arte

Raffigurazioni di neve e ghiaccio si trovano già nel Rinascimento, spesso come sfondo di scene religiose o paesaggi. Nei dipinti olandesi del XVI e XVII secolo, come quelli di Pieter Bruegel il Vecchio, il paesaggio invernale è rappresentato in modo dettagliato: superfici ghiacciate, villaggi innevati e persone che pattinano o che si muovono sul ghiaccio trasmettono la vita al freddo e gli aspetti sociali dell’inverno.
Nel XIX secolo, il Romanticismo riprende questo motivo. Caspar David Friedrich utilizzò i paesaggi di neve e ghiaccio per tematizzare la solitudine, la sublimità e il rapporto spirituale tra uomo e natura. Le sue opere raffigurano spesso montagne innevate, fiumi ghiacciati o paesaggi nebbiosi che mettono lo spettatore in uno stato d’animo contemplativo. Una delle sue opere più conosciute è sicuramente „Il mare di ghiaccio“. Quello che a prima vista appare come un imponente paesaggio di ghiaccio e neve e che quindi sembra emanare un certo romanticismo, a un’analisi più attenta rivela il lato crudele del ghiaccio e della neve. Sul lato destro dell’immagine, in mezzo ai banchi di ghiaccio, c’è un veliero rovesciato che sembra in difficoltà a causa dei potenti banchi di ghiaccio.
Il ghiaccio e la neve continuano a essere popolari nell’arte moderna e contemporanea. Artisti come Andy Goldsworthy lavorano con il ghiaccio naturale e la neve come materiale per creare opere d’arte temporanee. Fotografi e artisti digitali usano la neve e il ghiaccio per rappresentare contrasti, riflessi di luce e stati d’animo.
Nell’arte, il ghiaccio e la neve sono simboli versatili che hanno un impatto sia estetico che emotivo. Uniscono bellezza, transitorietà e potere simbolico in un unico motivo e permettono agli artisti di tematizzare la natura, il tempo e le emozioni umane. Dalle rappresentazioni realistiche della pittura olandese alle installazioni moderne, è chiaro che il ghiaccio e la neve hanno ispirato l’immaginazione e la creatività degli artisti per secoli.

Spital-Frenking-Schwarz-Architekten-Baukunstarchiv

Il tetto storico in vetro è stato riparato.

Il nuovo Baukunstarchiv NRW di Dortmund è stato inaugurato con la mostra „Uno, due, tre“. Lo studio Spital-Frenking + Schwarz Architekten ha rivitalizzato e ammodernato l’edificio storico, originariamente utilizzato come autorità di autorizzazione per l’estrazione mineraria e metallurgica nella regione della Ruhr.

Il Baukunstarchiv NRW si propone di raccogliere le proprietà di architetti e ingegneri influenti e di rilevanza regionale e di renderle accessibili alla ricerca accademica. L’edificio è messo a disposizione gratuitamente dalla città di Dortmund per questo scopo.

L’Università TU di Dortmund è responsabile della scienza e della ricerca. Questo concetto di partnership mira anche a creare un nuovo centro per la comunicazione architettonica e la cultura edilizia a Dortmund nell’ex „Museum am Ostwall“.

„La Renania Settentrionale-Vestfalia aveva da tempo bisogno di un archivio di architettura che conservasse le proprietà di importanti architetti e ingegneri del nostro Land per la ricerca accademica e il discorso architettonico“, spiega Ernst Uhing, presidente dell’assemblea degli azionisti e presidente dell’Ordine degli architetti della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Rivitalizzazione dell’Ostwall 7

La rivitalizzazione e la modernizzazione sono iniziate nel gennaio 2017 sulla base dei progetti dello studio Spital-Frenking + Schwarz Architekten di Dortmund. Si sono orientati sull‘edificio esistente, costruito tra il 1872 e il 75 secondo i piani dell’architetto berlinese Gustav Knoblauch come ufficio minerario statale e utilizzato come „Museum am Ostwall“ dopo una parziale ricostruzione nel 1947.

Il sindaco di Dortmund Ullrich Sierau fa riferimento alla lunga tradizione dell’edificio di Ostwall 7 e al suo significato per la città. Storicamente, l’ex Oberbergamt era l‘autorità competente per l’estrazione mineraria e metallurgica nella regione della Ruhr e nella Germania settentrionale. In seguito, l’edificio è stato riconosciuto come luogo d’arte moderna al di fuori della regione. Sierau spiega: „Alla luce di questo significato storico, è nata l’idea di utilizzare questo luogo per scopi pubblici in futuro“.

Spital-Frenking + Schwarz Architekten ha riparato il tetto in vetro dell’atrio, ha rinnovato i componenti storici dell’edificio e i pavimenti e ha modernizzato il concetto energetico dell’edificio.

„Mostra „Uno, due, tre – archivio d’arte architettonica

L’edificio è stato inaugurato con la mostra „One, Two, Three – Architectural Art Archive“. Sono esposti documenti d’archivio di 80 architetti e ingegneri, opere di importanti architetti della Renania Settentrionale-Vestfalia come Josef Franke, Josef Paul Kleihues, Werner Ruhnau, Harald Deilmann e dell’ingegnere Stefan Polónyi.

La mostra rimarrà aperta fino al 17 febbraio 2019. Ulteriori informazioni su www.baukunstarchiv.nrw

Panoramica del concorso novembre 2019 (1/2)

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Siete interessati agli ultimi risultati dei concorsi di architettura del paesaggio, ma non avete il tempo di guardarli bene? Nella panoramica dei concorsi G+L, Heike Vossen fornisce aggiornamenti mensili sui risultati dei concorsi più interessanti.

Nel concorso di idee urbanistiche per una nuova area di sviluppo con circa 600 unità abitative, la città di Offenbach si concentra sull’integrazione delle strutture ecologicamente significative dell’area. L’area nel quartiere Waldhof-West è un prezioso spazio aperto e la riprogettazione intende integrare e valorizzare il design e la funzione dell’area paesaggistica del Bieber, che non deve essere edificata. Il progetto vincitore prevede un quartiere urbano denso a ovest che si apre a ventaglio verso il paesaggio verde. Due dita verdi raggiungono il quartiere in profondità e si intrecciano con esso. La punta del dito verde settentrionale forma una piazza centrale del quartiere, con una vista libera sul paesaggio: come interfaccia tra spazio naturale e urbano, la piazza media tra i due opposti. Una rete di cortili residenziali costituisce la struttura di base dell’edificio e consente di combinare diverse tipologie residenziali per la vita in comune. Un percorso pedonale e ciclabile centrale che corre in direzione nord-sud costituisce la spina dorsale del quartiere. Le aree di accesso pubblico sono notevolmente ridotte; i posti auto sono forniti da un garage di quartiere situato in posizione centrale.

Dal Premio Otto Linne per l’architettura del paesaggio urbano di quest’anno sono usciti cinque vincitori, tra cui due primi premi. Il premio per giovani talenti, che dal 2009 viene assegnato a livello internazionale dal Ministero dell’Ambiente e dell’Energia di Amburgo, prende il nome dall’ex direttore dell’orticoltura di Amburgo. In qualità di riformatore dei giardini, circa 100 anni fa ha dato forma al verde sociale della città anseatica. Oggi Otto Linne è l’eponimo di un approccio non convenzionale e insolito al verde urbano. Con il motto „Wandse where are you?“, agli studenti e ai laureati è stato chiesto di sviluppare idee per un asse paesaggistico di Amburgo lungo il corridoio verde Wandse.
Leonie Kümpers e Matthis Gericke hanno ricevuto il primo premio per le loro 28 attività lungo il percorso di 14 chilometri. I due studenti di architettura dell’Università HafenCity di Amburgo utilizzano le campagne per attirare l’attenzione sul corso d’acqua e sensibilizzare l’opinione pubblica sul corridoio verde.

Il compito del concorso di quest’anno è quello di rivitalizzare la Magistrale Verde, il corridoio verde della Wandse progettato da Fritz Schumacher. 21 proposte hanno accettato la sfida, che richiedeva un pensiero trasversale e processuale. Il secondo primo premio è stato assegnato ad Annika Schridde, studentessa di architettura del paesaggio all’Università di Kassel. La sua idea si basa sul movimento di base „Fridays for futur“, che si rivolge direttamente ai futuri utenti e incoraggia la co-progettazione democratica di base. Qui non sono gli urbanisti e i politici a determinare la forma, l’aspetto e l’uso dell’edificio, per poi chiedere conferma agli utenti. Con l’aiuto di un quartetto di domande ideate da Schridde, la popolazione locale può progettare il corridoio verde secondo le proprie idee, mentre l’autrice si limita a fornire un quadro di massima. Il suo obiettivo è che i residenti locali e i futuri utenti „dipingano l’area con colori nuovi“ e le diano nuova vita.

Lugano avrà un nuovo parco cittadino su un’area di poco meno di tre ettari. Il brief del concorso di realizzazione in due fasi prevedeva l’integrazione dell’esistente Villa Viarnetto, sede originaria dell’omonima clinica, nella struttura del nuovo parco. Con „un giardino per la città“, gli architetti paesaggisti di Westpol hanno vinto il concorso di realizzazione in due fasi: come giardino contemporaneo, il parco costituisce una metafora della trasformazione di un giardino residenziale privato in uno spazio aperto pubblico. In questa reinterpretazione del sito, i progettisti hanno puntato a preservarne le tracce storiche più importanti e a enfatizzare gli elementi caratteristici esistenti. La villa costituisce il punto focale centrale attorno al quale si sviluppa un sistema ortogonale di terrazze e giardini. Un generoso parco paesaggistico a carattere naturale circonda la struttura del giardino a piccola scala. Integra il bosco esistente, lo trasforma in un bosco di castagni ed è attraversato da sentieri serpeggianti.

Design quadrato moderno e classico

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Per il pavimento, i committenti hanno fatto posare 12.000 metri quadrati di pietra artificiale in quattro colori diversi e con un motivo a spina di pesce basato sul parquet inglese. Foto: Metten Stein + Design

diversi colori e nello stile del parquet inglese a spina di pesce. Foto: Metten Stein + Design

La pietra fusa di diversi colori conferisce al quartiere Houthavens di Amsterdam un tocco speciale, mentre la pavimentazione in pietra naturale di granito rosso della Schlossplatz di Wiesbaden è stata sottoposta a una nuova stuccatura. Anche l’uso intensivo di una piazza pubblica ha giocato un ruolo importante in entrambi i progetti.

Houthavens è uno dei quartieri più recenti di Amsterdam, caratterizzato da un’architettura moderna che ospita soprattutto uffici e hotel. Questa zona lungo il fiume IJ era un tempo un’area portuale dove veniva trasbordato il legname. Circa due anni fa, su Danzigerkade è stato costruito un campus speciale tra due ex bacini portuali. Il proprietario, cliente e investitore Heren2 ha fatto demolire i magazzini, rinnovare il terreno e costruire nuovi edifici moderni. Qui hanno sede aziende di ogni tipo, tra cui agenzie pubblicitarie, di design e di media, nonché aziende di moda. Il campus è speciale per i suoi edifici moderni e per il design stravagante dei pavimenti.

Nel progettare l’area esterna, gli investitori hanno dato grande importanza a un’elevata qualità del soggiorno. Sander Singor, landscape designer di Sant en Co Landscape Architects, L’Aia, che ha partecipato alla progettazione, ha dichiarato: „L’area è caratterizzata da cemento, spazio e acqua. Ho creato un contrasto con questo mondo portuale incorporando nel nostro progetto morbidezza e forme organiche“. Il progetto combina blocchi di cemento di Metten Stein+Design posati a spina di pesce con oggetti verdi lenticolari che ricordano le gocce lasciate dall’acqua su un pavimento“.

Perché i responsabili hanno optato per la pietra fusa e non per la pietra naturale? Marcel Schemkes, responsabile della filiale olandese di Amsterdam della Metten Stein+Design di Overath, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, che ha fornito la pietra artificiale, spiega: „Con la pietra artificiale si possono ottenere proprietà che non sono possibili con la pietra naturale: Tra queste, l’economicità, la tonalità del colore e la resistenza del pavimento. Inoltre, il cliente desiderava un design espressivo e stravagante per questo progetto edilizio“.

Design speciale del pavimento

Sono state utilizzate due varianti della pietra: Metten La Linia sabbiata finemente e Boulevard colori speciali levigata. Le pietre, che misurano 40 x 20 x 12 centimetri per l’area di 12.000 metri quadrati, sono state prodotte a Overath, vicino a Colonia. La pietra fusa è una pietra artificiale composta da cemento, acqua e vari aggregati come ghiaia, sabbia e graniglia.

Metten Stein+Design spiega: „Per la realizzazione delle superfici utilizziamo sempre pietrisco e sabbie di pietra naturale di alta qualità, che in ultima analisi sono responsabili dell’aspetto delle pietre in combinazione con il trattamento superficiale. In questo modo, inoltre, le pietre invecchiano con onore. In linea di principio, utilizziamo questo prezioso materiale con molta parsimonia, in quanto lo impieghiamo solo nel cosiddetto calcestruzzo faccia a vista, cioè nello strato superiore. Ma il cosiddetto calcestruzzo del nucleo contiene anche ghiaia e sabbia regionali“.

Marcel Schemkes sulla struttura: „Sotto le pietre di pavimentazione in calcestruzzo c’è una sottostruttura tipicamente olandese, costituita da una miscela di ghiaia riciclata di circa 30 centimetri di spessore, proveniente da case o ponti demoliti, e da uno strato di sabbia di tre o quattro centimetri di spessore, a cui segue il blocco di calcestruzzo. Anche i giunti finali sono fatti di sabbia. Si tratta di una costruzione non vincolata, comune ad Amsterdam. Questo ci ha permesso di creare una soluzione stabile, accettabile dal punto di vista dei costi e riparabile. Non c’è drenaggio“.

Maggiori informazioni in STEIN 6/2021.

Aravena sopra una parete di legno accatastata

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Un sistema rigoroso e allo stesso tempo apparentemente arbitrario

Nel loro libro „Reminiscence“, Benedict Esche e Benedikt Hartl ritraggono il rapporto speciale tra edificio e architetto. Qui gli architetti pionieri dicono la loro, scrivendo della loro influenza architettonica e del suo impatto sul proprio lavoro. Alejandro Aravena, vincitore del Premio Pritzker, parla di un ordine rigoroso ma casuale che è naturale e funge da modello:

Arbitrarietà, ingiustificabilità, vanità, futilità, capricciosità, meraviglia, superficialità, superfluità. Siamo in guerra con tutto questo. I nostri proiettili e le nostre munizioni sono i vincoli e le certezze non dette del senso comune. Le architetture che ci ispirano sono guidate dalle severe leggi della semplicità. Sono quelle forze che non possono essere negate, come la gravità o la legge della semplicità dei mezzi e delle possibilità. Creare il massimo del significato con il minimo sforzo. È il potere della sintesi che emerge chiaramente in progetti come questo muro di tronchi accatastati in una valle delle Ande.

L’immagine combina la limitazione di un unico materiale (il legno), di un unico principio strutturale (l’accatastamento dei pesi) e di un’unica altezza continua, ma mostra una combinazione diversa di fisicità quasi muscolare, presenza enigmatica e calma arcaica. La costruzione binaria non è schematica, ma si riconosce dall’osservazione attenta dell’ordine rinforzato da travi di legno in due direzioni. I tronchi riempiono lo spazio impilati tra i supporti in un ordine rigoroso ma casuale. Nulla rimane nascosto e per me questa è magia a maniche rimboccate. Senza pretese e semplice, ma mai brutto, la somma di tutti questi elementi e principi raggiunge esattamente ciò che cerchiamo di ottenere nei nostri progetti: la naturalezza, proprio come la vita stessa.

Ulteriori informazioni sul libro sono disponibili qui

Suggerimento per il podcast: Archivio dell’architettura del paesaggio austriaca

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Avete già letto l’ultimo numero di Garten + Landschaft e non avete ancora ricevuto il prossimo nella vostra casella di posta? Che ne dite di un podcast nel mezzo? Dato che i podcast sono ormai tantissimi e la scelta è spesso difficile, noi della redazione di Garten + Landschaft vogliamo aiutarvi con consigli regolari. Ascoltiamo podcast rilevanti, interessanti e divertenti e vi presentiamo i migliori. Oggi, per una volta, con un’immagine: Come finiscono le tenute nell’Archivio dell’architettura del paesaggio austriaca?

Vi interessa sapere come finiscono le tenute di architettura del paesaggio nell’archivio e quali esperienze hanno alcuni eredi con i „tesori“ dei loro antenati produttivi? L’Archivio austriaco di architettura del paesaggio sta lanciando una serie di video che presentano le varie attività dell’istituzione.

Ulteriori informazioni sono disponibili qui.

L’opuscolo gratuito „Uscire dall’angolo morto“, pubblicato dall’Associazione federale degli scalpellini tedeschi (BIV), fornisce informazioni sulle tombe contemporanee, individuali e naturali, curate dai giardinieri del cimitero, che invitano a soffermarsi.

Le tombe tradizionali nei cimiteri hanno superato la prova del tempo per secoli. Oggi, tuttavia, ci troviamo in una cultura della sepoltura in continua evoluzione. Sepoltura spaziale, foresta cimiteriale, foresta di riposo: l’elenco delle forme alternative di sepoltura è lungo. Una delle ragioni è la crescente mobilità della nostra società. Spesso non viviamo più nello stesso luogo dei nostri parenti. La distanza fisica rende difficile occuparsi delle tombe dei parenti defunti. D’altra parte, molti parenti desiderano un luogo per il ricordo individuale o per la deposizione di fiori.

Nell’opuscolo „Uscire dall’angolo morto“, l’Associazione federale degli scalpellini tedeschi (BIV) mostra come vengono sviluppati, progettati e realizzati i moderni concetti cimiteriali. Utilizzando esempi di cimiteri di successo in tutta la Germania, il lettore può farsi un’idea delle diverse possibilità di progettazione dei cimiteri contemporanei. L’opuscolo fornisce informazioni su aree simili a giardini con sculture, panchine, corsi d’acqua, alberi e fiori dove i defunti possono soffermarsi. I giardinieri del cimitero si occupano della manutenzione delle tombe. Tuttavia, sono possibili atti personali o messaggi di lutto, come l’apposizione di ricordi o candele. Inoltre, ogni persona deceduta viene commemorata con il suo nome e la data di morte.

I cimiteri come luoghi di pace

Moderne FriedhofskonzepteL’opuscolo mira a incoraggiare i cimiteri a tornare a essere luoghi di pace, di riflessione e di ricordo. L’obiettivo è promuovere la bellezza e il significato dei cimiteri e rafforzare la loro accettazione da parte del pubblico. Si rivolge alle amministrazioni cimiteriali, agli scalpellini e, non da ultimo, ai consumatori finali che desiderano prendere in considerazione una sepoltura personale.L’opuscolo „Uscire dall’angolo morto“ (24 pagine) dell’Associazione federale degli scalpellini tedeschi può essere scaricato gratuitamente in formato PDF dal sito web del BIV.