Come il cambiamento climatico può essere tradotto in architettura urbana

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Una strada cittadina trafficata accanto a imponenti grattacieli, fotografata da Bin White.





Come il cambiamento climatico può essere tradotto in architettura urbana


Estati calde, piogge abbondanti, isole di calore urbane: il cambiamento climatico non è più una digressione meteorologica, ma la realtà più pressante dell’architettura urbana. La domanda centrale è: come tradurre le complesse sfide del cambiamento climatico in spazi urbani di alta qualità architettonica, vivibili e resilienti? Chiunque sia alla ricerca di risposte deve scavare più a fondo del manuale sul greening ed essere pronto a ripensare radicalmente la concezione classica della progettazione urbana.

  • Il cambiamento climatico come forza motrice e pietra di paragone per la progettazione urbana contemporanea
  • Un cambio di paradigma: perché estetica e resilienza non sono più opposte
  • Strumenti tecnici e di pianificazione per spazi urbani adattati al clima
  • Esempi di buone pratiche da Germania, Austria e Svizzera
  • Scelta dei materiali, delle forme costruttive e del microclima – leve progettuali concrete
  • Processi di partecipazione, governance e nuovi ruoli per i progettisti
  • Limiti e rischi: Dal greenwashing allo squilibrio sociale
  • Prospettive: Come l’architettura urbana non solo sopporta il clima, ma lo modella

Il cambiamento climatico come motore e pietra di paragone della progettazione urbana

Quasi nessun altro fattore ha un impatto così duraturo sull’architettura urbana contemporanea come il cambiamento climatico. Quella che un tempo era discussa come una vaga minaccia per il futuro è ora onnipresente: ondate di calore persistenti, temperature notturne tropicali, eventi improvvisi di pioggia intensa e la richiesta sempre più forte di città sostenibili e resilienti. Le sfide sono tanto evidenti quanto urgenti: come può l’architettura urbana non solo reagire al cambiamento climatico, ma anche incorporarlo in modo proattivo nel suo DNA? La risposta richiede un riadattamento fondamentale del modo in cui urbanisti, architetti e paesaggisti vedono se stessi. La protezione del clima e l’adattamento climatico non sono elementi aggiuntivi, ma linee guida centrali per ogni idea progettuale.

L’immagine classica della città come un insieme staticamente costruito sta diventando sempre meno importante. Ciò che serve oggi sono strutture flessibili e traspiranti, in grado di adattarsi alle fluttuazioni del clima urbano. Il concetto di resilienza è da tempo sulla bocca di tutti, ma cosa significa concretamente per l’architettura urbana? Resilienza in città significa progettare sistemi strutturali, paesaggistici e sociali in modo che non solo sopravvivano a perturbazioni come il caldo, le inondazioni o la siccità, ma che ne escano rafforzati. Ciò richiede un nuovo tipo di progettazione che vada ben oltre l’adattamento tecnico al clima e si concentri anche sull’estetica, sul tessuto sociale e sulla funzionalità.

Il cambiamento climatico non è solo una minaccia, ma anche un motore di innovazione. Costringe le discipline ad abbandonare le vecchie formule e a esplorare nuovi percorsi sperimentali. La domanda cruciale è: in che modo l’architettura urbana può non solo affrontare le sfide tecniche, ma anche tradurle in qualità spaziali, nuove tipologie e risposte progettuali convincenti? È qui che entra in gioco la sintesi tra funzione, bellezza e sostenibilità, come leitmotiv di una nuova urbanità.

Ma la realtà lo dimostra: Spesso c’è un divario tra le aspirazioni e la realtà. Le misure di adattamento al clima sono ancora troppo spesso viste come un male necessario che dovrebbe preferibilmente rimanere invisibile. Il grande compito dell’architettura urbana è quello di rendere visibili, tangibili e identitarie queste misure. Solo in questo modo è possibile trasformare il cambiamento climatico da minaccia astratta a motore progettuale produttivo.

La professione si trova quindi a un bivio: o rimane il motore della crisi climatica o diventa la forza trainante di uno sviluppo urbano resiliente e rispettoso del clima. La scelta spetta ai progettisti.

Dal cambio di paradigma alla città estetica per il clima – nuovi approcci nella pianificazione e nell’architettura

I tempi in cui le città venivano pianificate esclusivamente secondo i dettami dell’efficienza, della densità e dei collegamenti di trasporto sono finalmente finiti. Il cambiamento climatico sta costringendo la pianificazione urbana a riorientarsi radicalmente: dalla città monofunzionale e sigillata verso spazi permeabili, multifunzionali e attivi per il clima. Il cambiamento di paradigma non è di natura meramente tecnica, ma profondamente estetica. La nuova architettura urbana non cerca più la bellezza nell’immagine perfetta e senza difetti, ma nella capacità di un luogo di integrare il cambiamento, la crescita e le battute d’arresto.

Un elemento centrale di questo cambiamento è il ritorno della natura in città. Ciò che fino a pochi anni fa era considerato carta da parati verde per brochure d’immagine, oggi fa parte del quadro urbanistico di base: verde urbano, aree di ritenzione, facciate verdi, giardini pensili e piazze climaticamente attive. Tuttavia, la vera qualità climatico-estetica si crea solo quando questi elementi non sono considerati solo in modo aggiuntivo, ma integrato. Un tetto verde non è una foglia di fico, ma un elemento costitutivo di un ecosistema urbano a più livelli che immagazzina l’acqua, tampona la temperatura e crea spazio vitale.

I nuovi materiali e metodi di costruzione giocano un ruolo altrettanto decisivo. Legno, calce, argilla, cemento riciclato: i materiali innovativi a basso consumo di energia grigia e ad alta funzionalità climatica sono più richiesti che mai. Non solo consentono di ridurre le emissioni di CO₂, ma aprono anche nuovi orizzonti progettuali. La tradizionale distinzione tra paesaggio ed edificio viene sempre più abolita: Gli edifici diventano paesaggi, le piazze spugne, le strade corridoi verdi. Questa struttura urbana ibrida simboleggia una nuova concezione estetica che vede la resilienza climatica come una qualità della forma.

L’integrazione di sistemi tecnici non è in contraddizione con l’ambizione progettuale, anzi. La tecnologia dei sensori intelligenti, l’ombreggiatura adattiva, la gestione dell’acqua piovana e i modelli di città digitale (parola chiave Urban Digital Twins) aprono possibilità finora impensate per controllare i microclimi in modo mirato e incorporare dati in tempo reale nella pianificazione. Il confine tra pianificazione e operatività sta diventando sempre più labile: La città sta diventando un organismo che apprende, che reagisce alle sfide climatiche e le traduce in nuove forme.

Infine, la città climatico-estetica richiede anche nuove forme di partecipazione e di governance. I cittadini non sono coinvolti solo come utenti, ma anche come co-creatori. La partecipazione diventa la forza trainante delle soluzioni innovative, soprattutto perché le strategie locali di adattamento al clima sono destinate a fallire senza l’accettazione e il coinvolgimento della popolazione. La nuova arte della pianificazione urbana non è quindi solo una disciplina per esperti, ma un progetto sociale, con un risultato aperto ma un obiettivo chiaro.

Strumenti e leve: come il cambiamento climatico si traduce in architettura urbana

Ma come si possono tradurre le esigenze del cambiamento climatico in soluzioni urbanistiche concrete? È qui che si rivela la vera maestria della disciplina e la sua gamma sempre più ampia di strumenti. In primo luogo, ci sono i classici strumenti di pianificazione urbana: piani di sviluppo, piani degli spazi verdi, piani di utilizzo del territorio e regolamenti, che ora devono essere integrati con obiettivi e clausole legate al clima. Le autorità locali stabiliscono sempre più spesso quote vincolanti di inverdimento, la gestione dell’acqua piovana o l’uso di determinati materiali. Ma i regolamenti da soli non bastano.

L’integrazione di elementi attivi per il clima in ogni fase della progettazione è fondamentale. Si parte dall’analisi: modelli di simulazione microclimatica, calcoli dei flussi termici e analisi del bilancio idrico forniscono dati precisi per una progettazione mirata. È qui che entrano in gioco strumenti digitali come Urban Digital Twins, che consentono di testare in tempo reale le diverse varianti di progetto per verificarne l’impatto sul clima. Questo rende il progetto non solo più bello, ma anche più intelligente, anche durante il processo di gara.

Un altro strumento chiave è la trasformazione della materialità urbana. La riduzione delle superfici impermeabilizzate, l’uso di superfici chiare e riflettenti (effetto albedo), l’inverdimento di tetti e facciate e la promozione di giochi d’acqua temporanei sono mezzi collaudati per ridurre le isole di calore e aumentare la qualità del soggiorno. Allo stesso tempo, la pianificazione urbana deve trovare nuovi modi per affrontare eventi estremi come le forti precipitazioni. Le piazze multifunzionali, le aree di ritenzione e i principi della città spugna che non solo drenano l’acqua, ma la immagazzinano e la rilasciano nuovamente in modo mirato sono ideali in questo caso.

Anche l’organizzazione dello spazio pubblico viene riorganizzata per tenere conto del clima. I bordi aperti degli isolati, i quartieri ventilati, i viali ombreggiati e gli spazi aperti per usi diversi assicurano ventilazione e temperature gradevoli. La città diventa un palcoscenico per esperimenti rispettosi del clima: parchi pop-up, giochi d’acqua temporanei e verde mobile dimostrano la rapidità e la flessibilità con cui gli spazi urbani possono essere adattati, se c’è la volontà di innovare.

In definitiva, sono le leve sociali a determinare il successo o il fallimento di una pianificazione urbana resiliente al clima. Una città rispettosa del clima è veramente vivibile solo se rimane accessibile a tutti. L’obiettivo è evitare la segregazione sociale e progettare spazi climaticamente attivi in modo che siano inclusivi, diversificati e creino un senso di identità. Solo così il cambiamento climatico diventerà un’opportunità per uno sviluppo urbano più equo piuttosto che una prova sociale.

Migliori pratiche e ostacoli: lezioni dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera

Uno sguardo ai progetti più recenti nei Paesi di lingua tedesca mostra che tradurre il cambiamento climatico in architettura urbana non è un successo sicuro, ma è possibile – e ne vale la pena. A Vienna, ad esempio, il quartiere Sonnwendviertel dimostra come la combinazione di uno sviluppo denso, di spazi verdi generosi e di una gestione innovativa dell’acqua piovana possa creare un quartiere urbano vivace e resistente al clima. Qui, architettura, paesaggio e infrastrutture tecniche si fondono in una struttura spaziale olistica che non è solo funzionale ma anche esteticamente piacevole.

Ci sono esempi ambiziosi anche in Germania: La città spugna di Amburgo si affida allo stoccaggio decentralizzato dell’acqua piovana, ai parchi multifunzionali e ai tetti verdi per contrastare le conseguenze delle forti precipitazioni e del caldo. A Monaco di Baviera, il progetto „Verde in città“ sta creando sistematicamente nuovi collegamenti verdi per garantire corridoi di aria fresca e migliorare la qualità della vita. Zurigo, invece, si affida a processi di pianificazione partecipata e a un’interconnessione intelligente dei dati per implementare le misure legate al clima in modo personalizzato.

Ma nonostante i successi, ci sono anche degli ostacoli. I progetti falliscono sempre a causa della mancanza di coordinamento, di normative contraddittorie o di una scarsa accettazione. Particolarmente critica è la tendenza al „greenwashing“, in cui misure di greening minimamente invasive vengono vendute come una panacea senza avere alcun effetto reale. Anche la dimensione sociale passa spesso in secondo piano quando i quartieri climaticamente attivi diventano isole di privilegiati. È quindi importante comunicare in modo onesto e trasparente e avere il coraggio di porre domande scomode.

Dal punto di vista tecnico, i progettisti devono affrontare la sfida di integrare soluzioni innovative nelle strutture esistenti. La trasformazione di vecchi quartieri, l’adeguamento di infrastrutture e l’adattamento di paesaggi storici richiedono sensibilità e compromessi creativi. È qui che emerge la vera abilità della pianificazione urbana: progettare non il massimo, ma la cosa giusta. L’esperienza dimostra che il percorso verso una città resiliente al clima è una maratona, con molte tappe intermedie, battute d’arresto e successi.

La lezione fondamentale è che non esistono soluzioni uniche. Ogni città, ogni quartiere, ogni strada richiede una soluzione su misura che armonizzi i dati climatici locali, le strutture sociali e le ambizioni progettuali. I progetti migliori sono caratterizzati dal fatto che non vedono l’adattamento climatico come un esercizio obbligatorio, ma come un’opportunità per una nuova urbanità – e mostrano il coraggio di sperimentare.

Conclusione: la resilienza climatica come nuova qualità della forma – e responsabilità dell’architettura urbana

Chiunque pratichi l’architettura urbana oggi si trova di fronte a un compito epocale. Il cambiamento climatico non è più solo un argomento per relazioni tecniche o discorsi politici, ma la pietra di paragone centrale per la rilevanza, la qualità e la sostenibilità degli spazi urbani. Non è sufficiente considerare le misure di protezione del clima come un’aggiunta. Piuttosto, la resilienza climatica deve diventare una qualità fondamentale della forma, un principio guida estetico e funzionale.

Il compito dell’architettura urbana è quello di tradurre le sfide del cambiamento climatico in qualità spaziali, sociali e progettuali. Ciò richiede creatività, coraggio e la volontà di creare nuove alleanze tra pianificazione, operatività, tecnologia, politica e società. Ma richiede anche che i rischi vengano dichiarati apertamente: Greenwashing, esclusione sociale, soluzioni tecnocratiche non accettate. Solo così si può creare una vera innovazione che duri nel tempo.

Gli esempi dei Paesi di lingua tedesca lo dimostrano: Gli strumenti ci sono, i progetti stanno diventando più coraggiosi, la professione è in cammino. È fondamentale che l’architettura urbana assuma il suo ruolo di pacificatore dell’urbanità resiliente al clima, senza accontentarsi di soluzioni cosmetiche. La città di domani non deve solo essere costruita, ma anche costantemente ripensata, testata e adattata. È un palcoscenico, un laboratorio e una casa allo stesso tempo.

Per concludere, resta da dire che: Il cambiamento climatico non è un nemico, ma l’incentivo finale per una città migliore, più bella e più giusta. L’arte della pianificazione urbana ha la possibilità di plasmare nuove qualità a partire dalle sfide. Chi agisce con decisione ora non solo garantirà strade più fresche, ma anche una vita urbana con un futuro. Garten und Landschaft rimane il vostro partner affidabile in questo percorso, con competenza, passione e una fede incrollabile nel potere creativo della città.


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Ristorante Monaco: L’architettura incontra perfettamente la cultura culinaria urbana

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Foto di un grande edificio di colore arancione con molte finestre, scattata da Nick Night.

Monaco come epicentro della cultura culinaria urbana? La risposta non è più solo nel piatto, ma nell’architettura. Chiunque entri in un ristorante della metropoli bavarese oggi sperimenta molto più del semplice buon cibo: è immerso in un sofisticato gioco di spazi, materiali, luci e allestimenti digitali. Ma cosa rende l’architettura dei ristoranti di Monaco così all’avanguardia? In che modo l’architettura, la sostenibilità e la trasformazione digitale si combinano per creare un’esperienza urbana che attrae lo Zeitgeist e plasma il futuro del settore?

  • L’architettura dei ristoranti di Monaco di Baviera come riflesso del cambiamento sociale: l’indulgenza diventa un’esperienza urbana
  • Concetti di design innovativi combinano tradizione e avanguardia: dai pub storici ai locali di ristorazione high-tech.
  • Gli strumenti digitali, la tecnologia degli edifici intelligenti e le applicazioni AI stanno rivoluzionando la pianificazione, il funzionamento e l’esperienza degli utenti
  • La sostenibilità come principio di progettazione: materiali riciclabili, tecnologia edilizia ad alta efficienza energetica e creazione di valore regionale
  • I progettisti di oggi devono padroneggiare molto di più delle semplici planimetrie: L’interdisciplinarità, la conoscenza dei dati e la progettazione dei processi sono richieste.
  • L’architettura sta diventando un palcoscenico in cui si fondono l’identità urbana, le dinamiche sociali e l’innovazione culinaria.
  • Critiche alla gentrificazione, alla perdita di autenticità e all’eccessiva messa in scena: ma nuovi concetti mostrano soluzioni
  • La scena di Monaco come modello per la regione DACH e il discorso internazionale sul futuro dell’architettura della ristorazione

Tra salsiccia bianca e città cosmopolita: l’architettura della ristorazione di Monaco di Baviera in evoluzione

Chiunque passeggi per Monaco di Baviera con gli occhi aperti si renderà subito conto che l’architettura dei ristoranti della città è un camaleonte. Qui l’intimità bavarese incontra il coolness internazionale, gli edifici storici incontrano la sperimentazione radicale. Mentre nelle vie del centro storico le volte secolari vengono trasformate in nuovi luoghi di divertimento, nei quartieri di Glockenbachviertel e Neuhausen spuntano spazi minimalisti di grande impatto. Monaco non è mai stata solo la capitale della birra e dei pretzel: la città è diventata da tempo un laboratorio urbano per le tendenze architettoniche della ristorazione. Il classico pub fa parte di questo contesto tanto quanto il sushi bar con facciate a LED o il pop-up vegano in un edificio modulare in legno. Ma ciò che li unisce tutti è un denominatore comune: lo spazio diventa un’esperienza, una messa in scena, un catalizzatore sociale.

Gli architetti e i ristoratori di Monaco devono affrontare la sfida di creare un’identità senza cadere nel folclore. È una linea sottile. Se ci si riesce, il risultato è uno spazio che respira autenticità ma è anche aperto all’innovazione. La combinazione di vecchio e nuovo è diventata un marchio di fabbrica. Chi entra nel „Tantris“ dopo la ristrutturazione, ad esempio, può sentire come la sostanza dell’edificio storico e i materiali contemporanei si fondano in un nuovo insieme. Non si tratta di una ristrutturazione, ma di un ripensamento. Il risultato è uno spazio che rispetta la tradizione e allo stesso tempo celebra l’edonismo urbano.

Naturalmente, questo sviluppo non è unico a Monaco. Anche a Zurigo, Vienna e Amburgo stanno nascendo ristoranti che vedono l’architettura come parte dell’esperienza culinaria. Ma Monaco ha capito come capitalizzare la propria storia. La città è un catalizzatore della diversità architettonica perché è disposta a tollerare le contraddizioni. Che sia classica o progressista, opulenta o minimalista, ciò che conta alla fine è che l’architettura diventi un palcoscenico per il divertimento, l’incontro e l’identità urbana.

Il risultato è che i ristoranti diventano luoghi in cui il cambiamento urbano diventa visibile. Riflettono il desiderio sociale di comunità, sostenibilità e individualità. Lo spazio diventa il mezzo per tradurre queste tendenze e Monaco di Baviera fornisce il modello di come questo possa funzionare. Qui sta emergendo una cultura del piacere che va ben oltre l’aspetto culinario e trasforma l’architettura stessa in un’esperienza.

Ma tutto questo non è una coincidenza. Sono i progettisti, gli operatori e gli sviluppatori che spingono i confini del possibile con coraggio, competenza e talvolta un pizzico di chutzpah. Sono loro che trasformano la visita a un ristorante in un atto urbano e catapultano la città nel futuro, sia in termini culinari che architettonici.

Innovazione e allestimento: come gli strumenti digitali stanno cambiando l’architettura dei ristoranti

La trasformazione digitale non si ferma al settore della ristorazione di Monaco. Ciò che un tempo veniva ridicolizzato come un espediente tecnico, oggi fa parte della vita architettonica quotidiana. I metodi di progettazione digitale, la modellazione delle informazioni sull’edificio (BIM) e la pianificazione parametrica sono da tempo uno standard nel panorama, almeno per coloro che vogliono essere all’avanguardia. Già in fase di progettazione si simulano gli effetti spaziali, si testano le atmosfere luminose e si visualizzano gli effetti materici in digitale. Questo non solo fa risparmiare tempo, ma apre anche orizzonti progettuali che sarebbero quasi impossibili da raggiungere con i metodi tradizionali.

Ma la digitalizzazione non si ferma alla progettazione. La tecnologia degli edifici intelligenti e l’intelligenza artificiale hanno da tempo assunto compiti chiave durante il funzionamento. I sensori misurano la qualità dell’aria, la temperatura e l’utilizzo in tempo reale. I sistemi supportati dall’intelligenza artificiale controllano l’illuminazione, l’acustica e persino la musica, adattando l’ambiente all’ora del giorno, al clima o alla struttura degli ospiti. Chiunque pensi che si tratti di un’esagerazione non ha colto i segni dei tempi. Durante la pandemia, gli strumenti digitali hanno fatto la loro comparsa, ad esempio nelle ordinazioni senza contatto, nella ventilazione intelligente e nella gestione dei flussi di visitatori in continua evoluzione.

Cosa significa questo per l’architettura? Sta diventando più intelligente, più flessibile e più interattiva. Lo spazio reagisce all’utente, si adatta e diventa un palcoscenico per la messa in scena digitale. Nei ristoranti di fascia alta, come il Werksviertel di Monaco di Baviera, le pareti a LED, le proiezioni e la realtà aumentata sono utilizzate in modo mirato per intensificare l’esperienza culinaria. Anche la cucina sta diventando un palcoscenico: layout open space, pareti di vetro e postazioni di cucina dal vivo combinano spazio, tecnologia e divertimento per creare una nuova esperienza complessiva.

Per i progettisti questo significa un cambio di paradigma. Chi progetta ristoranti oggi deve avere competenze digitali, comprendere i processi ed essere in grado di utilizzare i dati in modo intelligente. Non è più sufficiente disegnare belle planimetrie. È necessaria un’architettura di processo: l’interazione tra spazio, tecnologia, comportamento degli utenti e controllo digitale. I confini tra architetto, ristoratore, tecnologo e designer stanno diventando sempre più labili. L’interdisciplinarità è all’ordine del giorno.

Naturalmente, questo sviluppo attira anche i critici. Il pericolo che la tecnologia diventi fine a se stessa è reale. Non tutti gli ospiti vogliono un’esperienza guidata dai dati, non tutte le architetture hanno bisogno di un espediente digitale. Ma se gli strumenti vengono utilizzati in modo sensato, si crea un valore aggiunto che va ben oltre la pura funzione. L’architettura diventa una piattaforma per l’innovazione – e Monaco mostra come questo funzioni con stile e sostanza.

La sostenibilità come imperativo architettonico: dalla facciata al menu

Nell’architettura dei ristoranti di Monaco, la sostenibilità non è solo un dito puntato moraleggiante, ma una necessità economica e creativa. Sono finiti i tempi in cui le cucine delle mense affamate di energia, i legni tropicali e il design usa e getta erano considerati uno status symbol, almeno nei locali più lungimiranti della città. Oggi, l’economia circolare è un tema di grande attualità: Lo spettro va dai materiali da costruzione riutilizzabili ai servizi edilizi a risparmio di risorse e all’integrazione delle catene di approvvigionamento regionali. Gli esempi migliori sono quelli in cui la sostenibilità non è venduta come un’aggiunta, ma è parte integrante del concetto architettonico.

La scena edilizia di Monaco, in particolare, ha prodotto negli ultimi anni alcuni progetti faro. Che si tratti del bistrot a rifiuti zero nell’ex area industriale o del concetto di cucina vegana nella casa passiva. Qui si sperimenta, si prova, si scarta e si ripensa. La scelta dei materiali, l’approvvigionamento energetico e la gestione dei rifiuti non sono delegati, ma diventano parte della narrazione architettonica. L’ospite lo percepisce e lo prende sul serio. La sostenibilità è diventata una caratteristica di qualità che determina il successo di un ristorante.

Tecnicamente parlando, si tratta di una sfida. I progettisti devono avere familiarità con il recupero del calore dall’aria di scarico della cucina, l’utilizzo delle acque grigie, i concetti di illuminazione a LED e il monitoraggio digitale dell’energia. L’architettura deve essere robusta, durevole e adattabile: dopo tutto, le tendenze, i gruppi di utenti e i requisiti normativi cambiano rapidamente. Se oggi si vuole costruire per l’eternità, domani non si sarà più al passo con i tempi.

L’aspetto entusiasmante: La sostenibilità rende più evidente l’attenzione per l’essenziale. Molti dei ristoranti di maggior successo di Monaco non sono i più rumorosi, ma i più intelligenti. Fanno a meno di un’eccessiva scenografia, si affidano a materiali onesti, a piani flessibili e a un’architettura che lavora con l’edificio esistente invece di sostituirlo. Questo non è sempre spettacolare, ma è efficace a lungo termine – per l’ambiente, gli operatori e la società urbana.

Naturalmente, ci sono anche degli aspetti negativi. Il clamore che circonda la progettazione verde ha portato a una marea di certificati, etichette e promesse di marketing che non sempre mantengono ciò che promettono. Anche il greenwashing è un problema a Monaco, ma la scena sta imparando rapidamente. Alla fine, ciò che conta è ciò che rimane: Un’architettura che combina in modo intelligente piacere, sostenibilità e identità urbana.

L’indulgenza urbana come modello per il futuro: dibattiti, sfide e impulsi globali

L’architettura dei ristoranti di Monaco è da tempo oggetto di un dibattito internazionale. Questioni simili vengono discusse a Zurigo, Vienna e Basilea: Come può la gastronomia contribuire allo sviluppo urbano? Come si può raggiungere l’equilibrio tra autenticità e innovazione? Quanto può tollerare uno spazio culinario prima di diventare uno sfondo? Monaco di Baviera svolge un ruolo pionieristico in questo discorso, perché qui tradizione e cambiamento non sono in contrapposizione, ma sono il carburante per nuove idee.

Ma il successo ha anche effetti collaterali. La riqualificazione dei quartieri attraverso spettacolari edifici adibiti a ristoranti fa lievitare gli affitti, modifica la struttura sociale e solleva interrogativi sul futuro della gastronomia quotidiana. Non tutti beneficiano dell’entusiasmo che circonda la cultura urbana del divertimento. La gentrificazione, il trasferimento e la perdita di autenticità sono rischi reali che architetti, ristoratori e urbanisti non devono ignorare. La sfida è quella di creare spazi che rimangano aperti, diversificati e accessibili, al di là della lucentezza e del glamour di tendenza.

Allo stesso tempo, la nuova architettura dei ristoranti apre opportunità di partecipazione, integrazione e identità urbana. Molti dei progetti più interessanti oggi nascono in collaborazione con quartieri, produttori locali o iniziative sociali. La gastronomia sta diventando un laboratorio per la comunità urbana, una piattaforma di scambio sociale. Questo dimostra che l’architettura è più di un semplice involucro: è un palcoscenico, uno strumento e un catalizzatore per la società urbana di domani.

Anche in un contesto globale, Monaco non è una città solitaria. Le tendenze della città – dalla digitalizzazione, ai materiali sostenibili, ai concetti di partecipazione – riflettono il discorso internazionale. In metropoli come Copenaghen, Londra o Tokyo si stanno facendo esperimenti analoghi. Ma Monaco si distingue per un mix di fiducia in se stessa, spirito innovativo e concretezza che crea un precedente. La città è una vetrina per il futuro dell’architettura dei ristoranti e un laboratorio per la vita urbana del XXI secolo.

Alla fine, rimane la consapevolezza che l’architettura dei ristoranti di Monaco è più di un semplice design. È un riflesso della città, della sua società e dei suoi sogni. Chiunque si goda un pasto a Monaco oggi sperimenterà il futuro della qualità della vita urbana, servito su un piatto di architettura.

Conclusione: gli spazi del piacere come avanguardia urbana – Monaco mostra come si fa

L’architettura dei ristoranti a Monaco è molto più di una semplice cornice per il buon cibo. È un campo di sperimentazione, un creatore di identità e un motore di innovazione. Qui si fondono tradizione e progresso, sostenibilità e digitalizzazione, storia urbana e visione futura. Le sfide sono grandi: la complessità tecnica, i cambiamenti sociali, la responsabilità ecologica e l’interruzione digitale sono una sfida per i pianificatori e gli operatori. Ma Monaco dimostra che è proprio qui che si trova l’opportunità. Un design audace, un pensiero interdisciplinare e un’attenzione alla qualità autentica trasformeranno il ristorante in uno spazio di esperienza urbana che definisce gli standard – nella regione DACH e ben oltre. Il futuro del piacere è architettonico – e Monaco lo sta già servendo oggi, ai massimi livelli.

Un viaggio in ceramica nell’età della pietra

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Le nuove tecniche di stampa sulle piastrelle di ceramica offrono mille possibilità decorative e anche i requisiti tattili si sono evoluti. Tutti i tipi di finiture in pietra naturale autentica sono chiaramente in voga.

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Concetti di mobilità per la regione metropolitana

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Vicepresidente dell'Università di Scienze Applicate di Monaco

Per la seconda volta, l’Università di Scienze Applicate di Monaco di Baviera ha offerto ai suoi studenti un tipo speciale di progetto: lo sviluppo interdisciplinare di nuovi concetti di mobilità per la regione metropolitana di Monaco. Per tre mesi e mezzo, 50 studenti di nove facoltà diverse hanno lavorato insieme agli stakeholder locali dell’associazione Europäische Metropolregion München e.V. (EMM) su concetti di mobilità alternativi. I nove progetti finali sono esposti al PlanTreff di Monaco dal 22 settembre al 25 novembre 2016. All’inaugurazione della mostra, l’assessore all’Urbanistica Prof. Dr(I) Elisabeth Merk e il Prof. Dr. Klaus Kreulich, vicepresidente dell’Università di Scienze Applicate di Monaco, hanno dato il benvenuto ai visitatori.

Volumi di traffico in crescita, flussi di pendolari in aumento: la regione metropolitana di Monaco di Baviera sta soffrendo. I concetti convenzionali hanno smesso da tempo di offrire opzioni sufficienti per far fronte al crescente carico di traffico. Il progetto dell’Università di Scienze Applicate di Monaco „ZukunftGestalten@HM“ ha il potenziale per pensare fuori dagli schemi; la struttura del progetto è estremamente interessante, ma la forza innovativa dei risultati potrebbe ancora essere migliorata. Gli studenti hanno lavorato su concetti universali come gli autobus a due piani e le fermate, ma anche su esempi specifici. In regioni rurali e suburbane come Aying e Bad Tölz, hanno proposto strategie a più livelli con biciclette elettriche, car sharing e migliori sistemi di trasporto pubblico. La collaborazione tra studenti, autorità locali e altri partner di cooperazione dimostra chiaramente l’importanza delle infrastrutture e della mobilità per la società.

Ulteriori informazioni

Premio Pritzker 2024 per Riken Yamamoto

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Foto: Tom Welsh

Foto: Tom Welsh

Quest’anno il più importante premio internazionale di architettura va all’architetto giapponese Riken Yamamoto, 78 anni. Il suo lavoro sottolinea la necessità di relazioni sociali, pur onorando la privacy dell’individuo.

Riken Yamamoto viene da Yokohama, in Giappone. Vivere in una comunità, una „sensazione di condivisione di uno spazio“ in cui anche la privacy ha un posto, è l’obiettivo della sua architettura. Sotto l’influenza dell’architettura internazionale tardo-moderna, costruisce ponti tra cultura, storia e cittadini di diverse generazioni. Tutto questo con la necessità di adattare l’architettura alle esigenze future, in modo che la vita possa svolgersi in molti modi diversi.

Con la sua casa „Gazebo“, ha creato un’abitazione che utilizza un design trasparente per creare uno spazio per tutti. Chi passa di lì deve sentire un senso di appartenenza e l’interazione con i vicini è incoraggiata. Il confine tra pubblico e privato è sfumato. Questo si può notare anche in progetti residenziali più grandi, come il complesso residenziale „Pangyo“ a Seongnam, in Corea del Sud. Gli spazi trasparenti al piano terra creano uno spazio comune che favorisce l’incontro.

La scuola elementare „Koyasu“ di Yokohama, con le sue terrazze comuni e la possibilità di guardare nelle singole aule, soddisfa l’obiettivo di promuovere l’interazione sociale. Ciò è evidente anche nel museo d’arte di Yokosuka. Le rientranze circolari nelle pareti, i lucernari, i ponti e gli ampi passaggi rendono le sale permeabili e i visitatori intravedono il paesaggio e le attività degli altri visitatori del museo. Anche altri edifici come „The Circle“ all’aeroporto di Zurigo, la Future University di Hakodate in Giappone e la Biblioteca di Tianjin in Cina dimostrano le qualità della sua architettura.

Quest’anno il Premio Pritzker è stato assegnato per la 53a volta e Yamamoto è già il nono vincitore giapponese. Nessun Paese ha prodotto più vincitori di questo premio. Si tratta del più alto premio internazionale di architettura, assegnato ogni anno per onorare un architetto il cui lavoro abbia dato un contributo significativo all’umanità e all’ambiente costruito.

L’anno scorso il premio è stato assegnato a David Chipperfield. Per saperne di più, leggi qui.

DUE LATI DEL CONFINE

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La mostra „Two Sides of the Border“ è stata inaugurata al Forum di architettura AEDES di Berlino il 15 marzo 2019. La mostra presenta i risultati della ricerca e i progetti di un’iniziativa accademica. L’architetto messicano Tatiana Bilbao ha lanciato l’iniziativa nel 2018. Tutti i lavori esposti si concentrano sulla questione di come la regione al confine tra Messico e Stati Uniti possa essere ripensata.

Soprattutto nell’era digitale e globalizzata, il muro come strumento di esclusione sembra diventare sempre più attuale. Tanto attuale, in effetti, da non fermarsi nemmeno all’ultima Biennale di Architettura di Venezia. Come il padiglione tedesco „Unbuilding Walls“ o quello statunitense „Dimensions of Citizenship“, anche questa mostra si interroga sul comportamento dei confini moderni. Il confine tra Messico e Stati Uniti è lungo 3144 chilometri. Ciò equivale all’incirca alla distanza tra Parigi e il Mar Nero in Bulgaria. A causa degli intensi legami economici e familiari tra i due Paesi, il confine è uno dei più attraversati al mondo. In un solo mese vengono scambiate merci per un valore di 41,5 miliardi di dollari. L’architetto statunitense Nile Greenberg (curatore e progettista della mostra) descrive come la regione di confine sia caratterizzata da una forte relazione storica, economica ed ecologica: „Condividono più di ciò che li divide“. È qui che entra in gioco la mostra „Two Sides of the Border“. Essa considera la regione di confine come un’unità che deve essere ridefinita.

„E se non considerassimo più gli Stati Uniti e il Messico come due Stati separati?“.

La mostra „Two Sides of the Border“ affronta il tema sotto forma di atlante. L’atlante presenta tre prospettive: una proiettiva, una oggettiva e una soggettiva.

L’atlante proiettivo utilizza disegni, immagini e modelli per presentare progetti interdisciplinari di architettura e urbanistica provenienti da tredici facoltà di architettura del Messico e degli Stati Uniti.
dal Messico e dagli Stati Uniti. Tutti i lavori considerano la regione non tanto come due Stati separati quanto come uno spazio condiviso. Gli studenti affrontano in modo molto diverso questioni transfrontaliere come la migrazione, gli alloggi e le risorse naturali nella regione di confine.

L’atlante oggettivo presenta nuove mappe geografiche dell’architetto svizzero Thomas Paturet. Per Paturet, il mezzo della mappa ha il potere di dissolvere i confini del Nord America, concentrandosi su altre relazioni e somiglianze spazio-geografiche. Se si guardano le mappe della vegetazione o delle infrastrutture, ad esempio, si può solo ipotizzare il confine reale. Vengono anche mostrate mappe storiche degli ultimi quattrocento anni. Queste illustrano i numerosi spostamenti del confine nella regione, che allo stesso tempo rendono difficile la visualizzazione collettiva del confine.

La terza e soggettiva parte dell’atlante consiste in un saggio fotografico del fotografo olandese Iwan Baan. Baan fornisce un resoconto impressionante dei cambiamenti del paesaggio, delle grandi infrastrutture e dell’architettura di confine. Le fotografie mostrano, tra l’altro, le recinzioni in acciaio che dividono in due una spiaggia idilliaca o il controverso centro di detenzione temporanea di Tornillo, in Texas, dove sono ospitati migliaia di bambini migranti.

„Two Sides of the Border“ riesce a far sì che le tre prospettive scelte non si limitino a lavorare fianco a fianco. Si completano e si rafforzano a vicenda in modo naturale. I contributi sono critici, analitici, utopici, oppositivi ed esteticamente piacevoli. La mostra affronta un tema deprimente pieno di potenziale e di idee intelligenti, e questo è incoraggiante.

La mostra „Two Sides of the Border“ può essere visitata presso l’Architekturforum AEDES di Berlino fino al 25 aprile 2019.

Burj Khalifa – Tutto sull’edificio più alto del mondo

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Il Burj Khalifa a Dubai. Fonte immagine: Unsplash

Il Burj Khalifa a Dubai. Fonte immagine: Unsplash

Il Burj Khalifa di Dubai è l’edificio più alto del mondo. Con un’altezza di 828 metri, sovrasta gli altri grattacieli della città. Per saperne di più sull’edificio, inaugurato nel 2009, visitate il sito.

Il Burj Khalifa è l’edificio più alto del mondo e un importante punto di riferimento di Dubai. La torre era nota come Burj Dubai, ma il nome è stato cambiato quando è stata inaugurata nel 2009. L’architetto responsabile del progetto è Adrian Smith dello studio canadese Skidmore, Owings & Merrill. Questo studio ha progettato anche la Sears Tower di Chicago, ex detentore del record di edificio più alto del mondo.

Secondo il sito web dei proprietari, la forma organica dello scintillante Burj Khalifa si basa sul patrimonio culturale e sul paesaggio della regione. Con la sua forma organica e neofuturistica, il grattacielo è destinato a fondersi con l’ambiente circostante e a diventare parte del contesto. La torre è destinata a un uso misto. Il Burj Khalifa ospita appartamenti, negozi, uffici, un hotel, ristoranti e strutture di intrattenimento.

L’offerta comprende anche quattro lussuose piscine, un hotel Armani, un cigar club, una lounge per i residenti, sale fitness e una biblioteca. L’edificio è circondato da un giardino con fontane e giardini geometrici. Passerelle paesaggistiche collegano le aree verdi.

Il Burj Khalifa è la prova tangibile del ruolo di Dubai in un mondo che cambia. In meno di 30 anni, la città araba si è trasformata da centro regionale a centro globale. Ciò è dovuto in parte alle riserve di petrolio della regione, ma anche al talento, all’ingegno e all’iniziativa.

Emaar Properties PJSC è il principale sviluppatore del Burj Khalifa e anche una delle più grandi società immobiliari del mondo. La società ha scelto gli architetti canadesi per la loro fama di progettisti di edifici da record.

Il Burj Khalifa ha una base a tre lobi che è un’astrazione del fiore Hymenocallis. L’impronta a Y dell’edificio massimizza la vista sul Golfo e su Dubai. La torre è composta da tre elementi disposti intorno a un nucleo centrale. La sua struttura modulare a Y, con rientranze sulle ali, offre una configurazione intrinseca. Su un totale di 26 livelli elicoidali, la sezione trasversale della torre diminuisce passo dopo passo, salendo a spirale verso l’alto.

Il nucleo centrale è visibile in cima all’edificio e culmina in una guglia scultorea. In cima si trova un’antenna, che porta l’altezza totale del Burj Khalifa a 829,8 metri.

Il Burj Khalifa dispone anche di un innovativo sistema di raccolta della condensa per proteggere l’ambiente. Infatti, quando l’aria esterna calda e umida entra in contatto con gli elementi di raffreddamento dell’edificio, si produce molta condensa. Questa viene utilizzata per irrigare il paesaggio circostante. Si stima che il Burj Khalifa produca 15 milioni di litri d’acqua all’anno, sufficienti a riempire 20 piscine olimpioniche.

La costruzione del Burj Khalifa è durata cinque anni, dal 2004 al 2009, e nel complesso l’edificio monumentale ha ricevuto un’accoglienza molto positiva da parte della critica e numerosi premi. Allo stesso tempo, però, è stato anche criticato, soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei lavoratori provenienti dall’Asia meridionale. Gli immigrati venivano pagati con salari molto bassi e dovevano consegnare i loro passaporti fino al completamento dei lavori.

Sia Human Rights Watch che la BBC hanno riferito che i lavoratori vivevano in condizioni molto precarie, guadagnando solo tra i 4 e i 5 euro al giorno e subendo molte ferite. Si ritiene che un lavoratore sia morto durante i lavori di costruzione. Nel marzo 2006 ci sono state proteste perché gli autobus che riportavano a casa i lavoratori dopo i lunghi turni erano in ritardo.

Ad oggi si conoscono due decessi: Nel maggio 2011, un uomo che lavorava in una delle aziende della torre si è suicidato. Nel maggio 2015, una turista è morta dopo essere caduta dal punto di osservazione „At the Top SKY“ al 148° piano del Burj Khalifa. Secondo la città di Dubai, anche lei si è suicidata.

Il Guardian descrive il Burj Khalifa come „un monumento ideale a un’epoca di sovraconsumo alimentato dal credito – irresponsabile e insostenibile“. La rivista sottolinea anche che il brusco cambio di nome poco prima dell’inaugurazione dell’edificio suggerisce che lo sceicco di Abu Dhabi abbia fornito un sostegno finanziario. Tuttavia, non si trovano informazioni precise in merito, come del resto per molti altri aspetti dell’edificio.

Il Burj Khalifa è solo uno dei famosi edifici di Dubai. Anche la Princess Tower, alta 413 metri, il Burj el Arab a forma di vela, l’Atlantis Hotel, il Dubai Frame, il Jumeirah Beach Hotel e le Palm Islands artificiali sono famosi in tutto il mondo.

Oltre ad altri grattacieli, l’Emirato di Dubai sta ora pianificando un progetto chiamato„Downtown Circle„, una struttura a forma di anello sopra il centro della città. Questa struttura circonderebbe il Burj Khalifa e le strade limitrofe, a 550 metri di altezza. Questo parco celeste offrirebbe una vista impressionante. La struttura dovrebbe includere un parco e quindi offrire aria pulita e attività ricreative locali.

Presto potrebbe esserci una concorrenza dall’altra parte della penisola saudita: È in progetto la Jeddah Tower, un grattacielo che sarebbe il primo edificio alto un chilometro della storia. Dovrebbe far parte del progetto „Jeddah Economic City“ ed è stato progettato da Adrian Smith. Tuttavia, questo progetto è attualmente sospeso, in parte a causa di difficoltà politiche.

Per saperne di più sui grattacieli più costosi del mondo, si può leggere qui: il Burj Khalifa è al quinto posto.

Conoscete gli edifici più alti della Germania? Ve li presentiamo qui: Gli edifici più alti della Germania.

E se siete meno interessati al più alto e più al secondo edificio più alto, date un’occhiata con noi a Londra al grattacielo 22 Bishopsgate.

Il Burj Khalifa di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, è l’edificio più alto del mondo e un simbolo di eccellenza tecnologica e architettonica. Con un’altezza di 828 metri e 163 piani utilizzabili, il Burj Khalifa domina lo skyline di Dubai ed è considerato una pietra miliare dell’architettura moderna. Il Burj Khalifa è stato inaugurato nel gennaio 2010 dopo sei anni di costruzione. Il progetto è stato sviluppato da Emaar Properties e mirava a posizionare Dubai come centro globale per il commercio, il turismo e l’innovazione. La torre è stata intitolata allo sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan, l’allora presidente degli Emirati Arabi Uniti. L’idea alla base della costruzione non era solo quella di creare un edificio prestigioso, ma anche di dare impulso economico alla regione.

Il Burj Khalifa è stato progettato dallo studio di architettura Skidmore, Owings & Merrill (SOM) sotto la direzione di Adrian Smith. La forma della torre si ispira al fiore hymenocallis, che presenta motivi geometrici simmetrici. La pianta dell’edificio si basa su una struttura a tre ali, che aumenta la stabilità e allo stesso tempo contrasta le forze del vento, un fattore decisivo per un edificio di questa altezza. La facciata è composta da oltre 103.000 metri quadrati di vetro, combinato con alluminio e acciaio inossidabile. L’edificio combina principi estetici moderni e tecnologie funzionali per ridurre al minimo il carico del vento e massimizzare l’efficienza energetica.

Il Burj Khalifa presenta numerose sfide tecniche che sono state risolte in modo innovativo. La costruzione si basa su un sistema a „nucleo contrapposto“, che consente un’enorme stabilità verticale. Per le fondamenta sono stati infissi nel terreno più di 192 pali di cemento, che hanno raggiunto una profondità di 50 metri. Un altro punto di forza è il sistema di controllo del clima: il Burj Khalifa utilizza una tecnologia di raffreddamento che tiene conto del clima estremamente caldo del deserto. Inoltre, ogni giorno vengono raccolti fino a 15 milioni di litri di acqua di condensa che vengono utilizzati per irrigare le aree verdi circostanti. L’edificio è dotato di ascensori ad alta velocità che raggiungono i 10 metri al secondo e portano i visitatori alle piattaforme panoramiche nel minor tempo possibile.

Il Burj Khalifa è un edificio multifunzionale che ospita appartamenti di lusso, uffici, hotel e ristoranti. Uno dei punti di forza è l’Armani Hotel, che si trova ai piani inferiori ed è stato progettato da Giorgio Armani. Le piattaforme panoramiche „At The Top“ ai piani 124, 125 e 148 offrono una vista spettacolare su Dubai e sul deserto. Il Burj Khalifa non è solo una meraviglia architettonica: è il simbolo dell’ambizione economica e culturale di Dubai. Attira milioni di turisti ogni anno e si è affermato come punto di riferimento degli Emirati Arabi Uniti. La torre ha anche consolidato il ruolo di Dubai come centro di architettura futuristica.

Il Burj Khalifa è un capolavoro ineguagliabile dell’architettura moderna. La sua altezza imponente, il suo design visionario e la sua tecnologia innovativa ne fanno un simbolo dell’ambizione umana e dell’ingegneria. Rimane un modello globale per il futuro dell’architettura.

Come si stanno posizionando i musei d’arte per il futuro?

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Rete culturale Reno-Ruhr Passato o futuro? Strategie di collezionismo regionale nel mercato dell'arte globalizzato, Talks Lounge, Padiglione 11.1

Rete culturale Reno-Ruhr
Passato o futuro? Strategie di collezionismo regionale nel mercato dell'arte globalizzato, Talks Lounge, Padiglione 11.1

Dal novembre 2024, le collezioni d’arte della regione della Ruhr potranno essere scoperte in modo giocoso con la web app „21 x 21. Le collezioni dei RuhrKunstMuseen“. Nell’intervento „Passato o futuro. Strategie di collezione nel mercato dell’arte globalizzato“ ad Art Cologne, il progetto digitale della rete è stato presentato come un passo importante per avvicinare gruppi diversi di persone ai musei. Un altro tema è stato quello di come incrementare le collezioni in tempi di casse vuote.
Peter Gorschlüter, direttore del Museum Folkwang, ha sottolineato che in nessun’altra regione della Germania ci sono così tanti musei a ingresso gratuito. Questa strategia sarebbe il primo passo verso l’abbattimento delle barriere e l’ampliamento del raggio d’azione del pubblico. In questo modo, il Museo Folkwang ha quintuplicato i visitatori della sola collezione per adempiere alla sua missione educativa e di mediazione. Regina Selter, direttrice del Museum Ostwall nel Dortmunder U, ha parlato dei progetti educativi con cui ha raggiunto 16.000 scolari. Questi progetti sono concepiti in modo tale che le persone non rimangano nella loro città, ma visitino anche altri musei nelle vicinanze. Anche i profili delle collezioni, che sono prevalentemente bianche e maschili a causa delle loro origini storiche, giocano un ruolo importante. Per questo motivo la rete sta discutendo le sfide da affrontare per cambiare i profili delle collezioni.

La questione è come rendere una collezione interessante per un pubblico ampio e diversificato. Dal 2024, presso il Museo di Ostwall è stato istituito un comitato consultivo con persone di età e background culturali diversi, per lavorare con loro su ciò che vorrebbero vedere. Una rete ha anche una funzione di politica culturale, che si è dimostrata utile a Marl quando il museo delle sculture doveva essere chiuso. Hanno preso posizione con una lettera aperta. Noor Mertens, direttrice del Museo d’Arte di Bochum, ha aggiunto che sta conducendo progetti di ricerca universitaria per studiare più da vicino non il pubblico che resta fuori, ma quello che viene, soprattutto le sue aspettative di visita al museo.

Tutti e tre i direttori hanno ritenuto che il ruolo di un’architettura museale significativa nell’affermarsi in un contesto urbano sia altrettanto rilevante quanto l’offerta al di là delle mostre. Regina Selter ha parlato della situazione specifica di un edificio di sette piani con altre istituzioni municipali, tra cui un cinema e l’Università Tecnica. Ora si nota un pubblico molto più giovane, che però non si rende necessariamente conto che il Dortmunder U è un museo con una collezione. Tuttavia, l’offerta c’è ed è anche riconosciuta. Questa situazione ha innescato in modo significativo il processo di transizione verso il futuro. Secondo Peter Gorschlüter, l’edificio Chipperfield del Museo Folkwang è un’architettura più sobria, perché è associato al primo edificio trasparente, progettato dal direttore dell’edilizia comunale negli anni Cinquanta. Certamente soddisfa il ruolo di centro socio-culturale con un grande atrio che si desidera oggi, ma la questione è come valutare le esigenze del futuro.

L‘applicazione web „21 x 21: le collezioni dei RuhrKunstMuseen“, che funziona secondo il principio del portale di appuntamenti, è un passo importante, in quanto unisce le collezioni, fulcro di ogni museo, in una collezione immaginaria della regione della Ruhr. In questo modo si possono sottolineare le intersezioni, i riferimenti e le aggiunte e rendere possibile una navigazione indipendente tra le collezioni. Ogni museo ha scelto un’opera che esemplifica la storia della collezione. Gli altri musei hanno risposto alle rispettive immagini. Il risultato è che oltre 400 opere sono state riunite nell’app, che possono essere scoperte in modo associativo con immagini, animazioni 3D e informazioni di base, e magari visitate successivamente in uno dei musei. Esse costituiscono un’anticipazione di una mostra analogica dei capolavori dei musei d’arte della Ruhr, che si terrà dall’11 aprile al 27 luglio 2025 a Villa Hügel a Essen. Questa campagna congiunta, con la quale i musei d’arte della Ruhr onorano il 15° anno della loro esistenza, è sostenuta dalla Fondazione Alfried Krupp von Bohlen und Halbach e dall’Associazione regionale della Ruhr.

In risposta all’ultima domanda della moderatrice Kathrin Luz sul collezionismo nella regione della Ruhr oggi, Peter Gorschlüter si è rammaricato di non avere un ampio budget per gli acquisti spontanei per una fiera come Art Cologne. Poiché i bilanci comunali per gli acquisti sono trascurabili, le decisioni di acquisto devono essere ponderate con molto anticipo. Fortunatamente, esistono altre strategie di finanziamento, come le organizzazioni sponsor o le fondazioni come la NRW Foundation. Anche le donazioni sono estremamente importanti per incrementare una collezione e svilupparla al passo con i tempi.

Le novità di gennaio

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Cosa succede nel mondo della pianificazione? Di cosa parlano i vostri colleghi alla macchinetta del caffè la mattina? Nella nostra rassegna stampa settimanale, riassumiamoper voi le notizie più importanti dall’architettura del paesaggio e dall’urbanistica. Questa settimana: mobilità femminista alla Lisa Badum, pianificazione urbana alla Clubhouse e #NeverAgain #WeRemember.

Bernie Sanders e lo spazio aperto. La settimana scorsa, la persona più importante all’inaugurazione di Joe Biden è stata Bernie Sanders. La foto del democratico in guanti di maglia durante la cerimonia ha fatto e continua a fare il giro del mondo in innumerevoli varianti. La redattrice di G+L Vera Baeriswyl riassume i migliori meme su Bernie Sanders – a volte con più, a volte con meno riferimenti alla pianificazione, ma sicuramente con molta ironia.

Pianificazione urbana su Clubhouse. L’app di chat audio „Clubhouse“ sta conquistando il mondo dei social media tedeschi da quasi due settimane. Sebbene sia possibile iscriversi al social network solo con un invito personale, la nuova app non è riservata solo a pseudo-hippy media maker o a politici come Bodo Ramelow che chattano fuori dagli schemi. Anche la comunità dei progettisti è ora impegnata a discutere su Clubhouse. Per saperne di più, cliccate qui.

Leo DiCaprio e la Fiat 500e. Leonardo di Caprio è probabilmente uno dei più importanti attivisti ambientali del nostro tempo. Nell’ambito della campagna europea „Welcome back, future“, l’attore statunitense sta promuovendo la nuova Fiat 500e completamente elettrica e si batte attivamente per il cambiamento climatico. A nostro avviso, la campagna dovrebbe piuttosto chiamarsi „Hollywood for Future“ e conferma ancora una volta che la portata è buona, la rilevanza è migliore. Ma guardate voi stessi con i nostri colleghi di W&V.

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Mobilità femminista alla Lisa Badum. In un’intervista al Tagesspiegel Background, la deputata verde Lisa Badum si esprime a favore di una politica di mobilità femminista e rispettosa del clima. Critica l’attenzione politica verso il comportamento maschile in materia di mobilità e il privilegio dell’auto aziendale, di cui beneficerebbero soprattutto gli uomini. Si sta rendendo la vita troppo facile?

Mostra urbanistica di Monaco di Baviera in digitale

Il World Economic Forum nel ticker. Al World Economic Forum (WEF) 2021 digitale – questa volta non a Davos – Angela Merkel, Ursula von der Leyen e Greta Thunberg hanno messo al centro la protezione del clima. L’attivista per il clima Thunberg ha attirato l’attenzione su di sé con le parole „Avete avuto tre decenni di bla, bla, bla“, Vladimir Putin ha parlato ieri e Angela Merkel ha ammesso una mancanza di velocità nella lotta contro il coronavirus martedì. I nostri colleghi del Münchner Merkur hanno creato un live ticker, in modo che possiate tenervi aggiornati su ciò che accade qui.

Mostra „Simply Green. Rendere verde la città“ al DAM. Raramente gli spazi verdi sono stati così richiesti come dopo la pandemia di coronavirus. La mostra „Simply Green. Greening The City“ al Deutsches Architekturmuseum di Francoforte è dedicata ai vantaggi e alle sfide degli spazi verdi urbani, in particolare dei tetti verdi e delle coperture verdi negli edifici esistenti e nuovi. Maggiori informazioni dai nostri colleghi di NXT A.

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La mostra di urbanistica di Monaco di Baviera in digitale. La mostra annuale del Dipartimento di Urbanistica e Regolamento Edilizio di Monaco di Baviera „La città sostenibile – Sviluppo urbano, spazi aperti, protezione del clima“ e i suoi eventi serali sono stati spostati nello spazio digitale sulla scia della pandemia di coronavirus. Il primo evento digitale „La città del futuro – Il futuro della città“ si svolge oggi alle 18.00. Saranno presenti l’assessore all’Urbanistica Elisabeth Merk e Andrea Gebhard.

L’Associazione tedesca delle città sostiene l’estensione del blocco

La pianificazione è preziosa #HOAI. La riforma dell’HOAI è in vigore dal 1° gennaio. La Camera federale degli architetti risponde alle domande più importanti su dabonline.de.

#NeverAgain #WeRemember. In occasione della Giornata della Memoria, ieri la nostra società ha ricordato il genocidio nazista di 5,6-6,3 milioni di ebrei europei e la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, soprattutto sui canali digitali. Nonostante gli hashtag su Twitter come #NeverAgain #WeRemember, gli attacchi antisemiti continuano a ripetersi, sia in spazi pubblici che privati, in città grandi e piccole. I nostri colleghi di tagesschau.de si chiedono come e se gli ebrei possano vivere „normalmente“ in Germania oggi.

L’Associazione tedesca delle città sostiene l’estensione del blocco. In un’intervista alla dpa, Burkhard Jung, presidente dell’Associazione delle città tedesche e sindaco di Lipsia, si esprime a favore delle risoluzioni approvate dai governi federali e statali questo martedì, nonché a favore del lavoro da casa e delle vaccinazioni a livello nazionale. Ecco il resoconto su staedtetag.de.

Salve l’impermeabilizzazione dei terreni

Studio Difu sulla politica fondiaria. In collaborazione con 14 città, l’Istituto tedesco per gli affari urbani ha condotto uno studio sulla politica fondiaria comunale. Secondo lo studio, le città e i comuni possono riacquistare la capacità d’azione perduta e le opzioni per plasmare lo sviluppo urbano grazie a specifiche strategie d’azione nella politica fondiaria.

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Sviluppo urbano alla Joe Biden. Ieri si è insediato il nuovo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden. I nostri colleghi del CNU hanno riassunto i piani della nuova amministrazione per lo sviluppo urbano degli Stati Uniti, tra cui un fondo di 100 miliardi di dollari per alloggi a prezzi accessibili.

Salve l’impermeabilizzazione dei terreni. Come ha riportato la Thüringer Allgemeine la scorsa settimana, il responsabile della pianificazione urbana di Erfurt, Paul Börsch, punta sempre più sulle case occupate dai proprietari. Secondo il rapporto, la percentuale di case unifamiliari dovrebbe aumentare dall’attuale 20% al 50%. Il motivo sarebbe la mancanza di opzioni abitative per le giovani famiglie e la loro migrazione dalla capitale della Turingia.

Nuova era per il gasometro di Schönberg

Toyota City à la BIG. La casa automobilistica Toyota vuole costruire una metropoli modello smart city dal nome audace „Woven City“ su 200 ettari ai piedi del Monte Fuji in Giappone. L’incarico di progettare e sviluppare la „Toyota City“ intelligente è stato affidato a Bjarke Ingels. L’inizio della costruzione è previsto per l’inizio di quest’anno. Per saperne di più sul progetto, visitare il sito wohnnet.at.

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Avete voglia di Parigi, Copenaghen o Rotterdam nonostante la pandemia? Guiding Architects offre tour online gratuiti delle tre metropoli nei mesi di gennaio e febbraio.

Nuova era per il Gasometro di Schönberg. La famosa cupola di Berlino-Schöneberg sta per essere smantellata. Entro il 2023, all’interno del cilindro d’acciaio, alto circa 80 metri, verranno costruiti un centro conferenze e un edificio per uffici. Costo: 200 milioni di euro. Maggiori informazioni dai nostri colleghi di monopol.de.

Concorso internazionale di innovazione contro la crisi del coronavirus

Contare i pinguini per la conservazione delle specie. Grazie a uno strumento online dell’Università di Oxford, il sito penguinwatch.org permette agli utenti di cercare i pinguini trampolieri nelle foto e di contrassegnarli di conseguenza. Le immagini provengono da circa 140 telecamere installate da un gruppo di ricerca nell’Antartico. Maggiori informazioni dai nostri colleghi di Deutschlandfunk Nova.

Concorso internazionale di innovazione contro la crisi del coronavirus. Con la „Global Mayors Challenge 2021“, il Bloomberg Cities Network è alla ricerca di 50 soluzioni urbane innovative che rispondano alla pandemia di coronavirus. Le città con una popolazione superiore a 100.000 abitanti possono candidarsi fino al 21 marzo 2021. I 15 vincitori del primo premio saranno premiati con un milione di dollari USA ciascuno. Il concorso è sostenuto dalla Johns Hopkins University.

Progetto di ricerca interdisciplinare sulla „pedonabilità urbana“

Il Presidio del BAK a favore del „Bauhaus europeo“. In un commento di fine anno, il Comitato esecutivo del BAK si esprime chiaramente a favore del Bauhaus europeo. Questa si pone come „sinonimo della necessità di tutte le discipline specialistiche di accelerare la necessaria riorganizzazione e riprogettazione dell’ambiente costruito in termini di materiale, forma, funzione, struttura e cultura“.

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Progetto di ricerca interdisciplinare sulla „pedonabilità urbana“. Nei prossimi tre anni, l’Istituto per la ricerca, la pianificazione e la comunicazione urbana (ISP) dell’Università di Scienze Applicate di Erfurt collaborerà con la HAW di Amburgo per studiare quanto le città e i quartieri siano favorevoli all’esercizio fisico. Il progetto, intitolato „Valutazione dell’impatto sulla salute nello sviluppo urbano“, è finanziato dal BMBF con oltre 400.000 euro.

Protezione del clima con un piano di piegatura

Il giornale ARTE sulla Kunsthaus Zürich. Dopo dodici anni di lavoro, lo studio David Chipperfield Architects ha completato l’ampliamento della Kunsthaus Zürich. ARTE Journal dà una prima occhiata.

Jacques Herzog sulla morte di Luigi Snozzi. Alla fine di dicembre, l’architetto svizzero Luigi Snozzi è morto all’età di 88 anni a causa di un’infezione da coronavirus. Su SRF, Jacques Herzog lo ricorda come una personalità straordinaria e auratica. Nel suo necrologio su SZ.de, Gerhard Matzig descrive il ticinese come un „maestro di una cultura edilizia storicamente consapevole“.

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Protezione del clima con un piano di piegatura. Alla fine di novembre, l’iniziativa „Klima Konkret“ ha inviato a un totale di 2.095 comuni austriaci un piano pieghevole che illustra 46 idee per la protezione del clima nei settori degli spazi verdi, della mobilità sostenibile, della gestione delle acque e della pianificazione ed edilizia rispettosa del clima su un poster DIN A1 illustrato in modo intelligente. Wojciech Czaja presenta il progetto su Der Standard.

Il Vaticano realizzato con 67.000 mattoncini Lego

Inversione di tendenza nell’edilizia, ORA! Architetti per il futuro ha lanciato la petizione „Bauwende JETZT!“. L’iniziativa chiede un ripensamento fondamentale dell’industria delle costruzioni per raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi. Maggiori informazioni dai nostri colleghi di NXT A.

Vaticano realizzato con 67.000 mattoncini Lego. L’architetto e costruttore di Lego statunitense Rocco Buttliere ha utilizzato i mattoncini Lego per costruire un modello di 1,30 x 1,70 metri della Città del Vaticano in scala 1:650. È possibile vedere un video del modello qui.

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Funzionalità di alto livello

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La costruzione in legno di un appartamento parigino, sviluppata dallo studio di interior design Guerra Clauss di Basilea, è multifunzionale. Da un lato, conferisce alla stanza, altrimenti molto pulita e bianca, un accento di colore fresco grazie alla colorazione verde del legno, dall’altro, è un armadio a muro, una parete divisoria e una porta in un’unica soluzione. L’armadio integrato nella sezione centrale è accessibile sia dalla camera da letto che dall’altro lato. A sinistra e a destra ci sono porte che collegano le due stanze. Lo studio è riuscito abilmente a integrare un elemento che non solo conferisce carattere all’appartamento, ma utilizza direttamente lo spazio e contribuisce a dare forma all’architettura.

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Piccolo marinaio

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Il piccolo padiglione si trova a Riederau am Ammersee. In linea con la sua posizione, ricorda lo scafo di una nave, che giace come un poligono allungato sul prato. La sua cubatura si basa sul sito e sugli edifici vicini. È stato progettato dagli architetti Tilch & Drexler.

La pianta è formata da due trapezi angolati l’uno verso l’altro. Il più grande si apre a sud e ospita il soggiorno e la cucina. Il trapezio stretto e affusolato si chiude a nord, dove si trova la camera da letto. All’incrocio si trova un box sanitario con doccia, lavabo e WC. Questo separa le due stanze l’una dall’altra e allo stesso tempo crea un continuum spaziale aperto. Il padiglione è caratterizzato da molte pareti inclinate; solo la parete ovest nel trapezio settentrionale è parallela alla parete est a sud.

„Costruzione a guscio uguale finitura“ è stato il motto della costruzione. Il concetto non potrebbe essere più puro: pareti solide in calcestruzzo leggero di colore rosso, visibili sia all’interno che all’esterno, e solo lo stretto necessario in termini di servizi edili. La casa è riscaldata dai guadagni di calore solare: grandi finestre scorrevoli a sud catturano l’energia solare, mentre le pareti e il pavimento fungono da massa di accumulo. In questo modo la casa rimane fresca d’estate e si riscalda d’inverno. Se fa troppo freddo, c’è una stufa di base e un riscaldamento elettrico a pavimento per controllare la temperatura del pavimento.

Le aperture irregolari nella facciata, che si presentano come profonde incisioni nelle pareti, creano un elevato grado di plasticità. Due sono gli elementi speciali: una scala che sale al tetto a listoni e una nicchia a parete dove è possibile riporre la legna.

La flessibilità degli spazi aperti consente di utilizzare il padiglione in modi diversi. Gli architetti, la cui casa si trova nelle immediate vicinanze, l’hanno progettato per loro stessi e lo utilizzano come studio e casa per gli ospiti.

Foto: Michael Christian Peters