Nella Cappella Bardi della chiesa fiorentina di Santa Croce, gli affreschi di Giotto sono ancora in fase di restauro, anche durante l’estate. Il progetto, del costo di oltre 1 milione di euro, sta portando alla luce nuovi dettagli e rendendo nuovamente visibile il capolavoro del maestro fiorentino.
I monumentali affreschi di Giotto, realizzati su commissione della famiglia di banchieri Bardi, si estendono fino a quattro metri dal pavimento della navata. Il ciclo, composto da sei scene di ampio respiro in cui il precursore della pittura rinascimentale italiana rappresentò, all’inizio del XIV secolo, episodi della vita di San Francesco con un realismo innovativo, è ancora costellato di lacune, colori che sembrano sbiaditi e crepe. Solo una scena è stata finora completamente restaurata dall’inizio dei lavori nel giugno 2022. Ciononostante, il restauro effettuato finora fornisce già nuove informazioni sull’opera dell’artista toscano.
Danni causati da precedenti interventi di restauro
Il progetto, volto a risolvere il precario stato di conservazione degli affreschi, è diretto dall’Opificio delle Pietre Dure (OPD) e dall’Opera di Santa Croce, con il sostegno della Fondazione CR Firenze e dell’Associazione ARPAI, ed è diretto da Cristina Acidini (presidente dell’Opera di Santa Croce) ed Emanuela Daffra (sovrintendente dell’OPD). La storia di San Francesco, dipinta da Giotto dopo il 1317, ha subito numerosi interventi di restauro. Nel 1730 gli affreschi furono ricoperti con calce bianca. Nel XIX secolo, i monumenti funebri aggiunti causarono danni irreversibili quando furono smantellati. Solo nel 1851 gli affreschi furono riscoperti e restaurati da Gaetano Bianchi. Tra il 1957 e il 1958 Leonetto Tintori effettuò un ulteriore intervento, durante il quale rimosse parte delle aggiunte per far emergere la versione più autentica dell’opera di Giotto. I danni successivi, causati da sporco, microrganismi e sali, hanno finito per minacciare la leggibilità delle scene.
Dallo scanner laser alla luce UV
La prima fase dell’intervento, preceduta da un’approfondita campagna diagnostica dell’OPD, ha già portato alla luce informazioni sul metodo di lavoro di Giotto e sui suoi esperimenti tecnici. L’OPD ha impiegato tecnologie quali scanner laser, termocamere e diagnostica senza contatto per esaminare l’integrità della muratura e identificare tracce di decorazioni precedenti, compresi i disegni preparatori. Inoltre, grazie alla luce UV e alle termocamere, è stato possibile rivelare dettagli quali la struttura dell’impalcatura originaria e i metodi di lavoro di Giotto. Egli utilizzava una combinazione di pittura ad affresco e a secco, avvalendosi di leganti organici come l’uovo per ampliare la tavolozza dei colori e ottenere effetti di chiaroscuro più intensi.
Molto può essere ricostruito
Il restauro ha anche riportato alla luce dettagli nascosti e frammenti di colore andati perduti, che ora, grazie alla pulizia effettuata, tornano a farsi vedere. Tra le sorprese figurano la scoperta dei fori per l’impalcatura, che hanno permesso di riconoscere l’esatta pianta della struttura che Giotto aveva allestito per dipingere, nonché tracce dei sinopi e del disegno preparatorio. È inoltre nuovamente possibile ricostruire l’andamento del sottile strato di intonaco su cui Giotto e i suoi collaboratori avevano applicato i colori. Sono state inoltre rinvenute alcune pennellate di prova con cui Giotto verificava come i colori sarebbero cambiati una volta asciugato l’intonaco. Queste pennellate erano state poi coperte dagli strati di colore asciutti, ma oggi sono nuovamente visibili.
Ricco di dettagli riportati alla luce
La pulizia della superficie è stata effettuata con acqua deionizzata calda, mescolata a pasta di cellulosa e argilla, oppure mediante strati di carta giapponese. Sono stati utilizzati solventi organici quando era necessario rimuovere i fissativi sintetici applicati durante precedenti interventi di restauro. In alcuni punti è stato utilizzato il laser per rimuovere gli strati di sedimenti accumulati. Grazie a questi interventi, in particolare nelle lunette e nelle volte, è stato possibile ripristinare una straordinaria freschezza pittorica e una ricchezza di dettagli. Il restauro ha inoltre ridotto la presenza di sali solubili mediante l’uso di compresse assorbenti. Le fughe, formatisi a seguito di precedenti interventi di restauro, sono state trattate sostituendo le vecchie malte viniliche con una miscela di calce e sabbia. Una volta completato, l’impalcatura rimarrà in piedi per altri due mesi, in modo che i visitatori possano ammirare da vicino l’opera di Giotto.
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