La città spugna non è un sogno erotico di pianificatori dalla mentalità ecologica, ma è da tempo un programma urbano obbligatorio – almeno nei luoghi dove le condizioni climatiche estreme, le infrastrutture sovraccariche e le nuove situazioni giuridiche hanno l’ultima parola. Ma cosa c’è veramente dietro il concetto di città spugna? Come interagiscono la scelta dei materiali, la topografia e le condizioni legali? E perché il futuro delle nostre città si decide proprio in queste interfacce?
- I concetti di città spugna come risposta alle forti piogge, allo stress da calore e alle inondazioni urbane
- Il ruolo dei materiali innovativi, dai substrati al calcestruzzo, nella gestione dell’acqua piovana
- Progettazione topografica: dai micro-rilievi ai paesaggi urbani di ritenzione
- Requisiti e ostacoli giuridici – legge sulle acque, regolamenti edilizi, questioni di responsabilità civile
- Esempi di buone pratiche da Germania, Austria e Svizzera
- Processi di pianificazione e collaborazione interdisciplinare per progetti di città spugna
- Dalla simulazione alla pratica: strumenti digitali e monitoraggio nelle operazioni di sponge city
- Potenzialità, rischi e futuro della resilienza urbana: tra esperimento, norma e visione
La città spugna – concetto, origine e necessità
Il principio della città spugna è da tempo più che un termine di moda nel dibattito specialistico. Rappresenta un cambiamento fondamentale nel modo di gestire l’acqua, il suolo e il clima urbano. Sviluppato originariamente in Asia – in particolare in Cina – con il termine „città spugna“, il concetto ha conquistato anche le agende urbane di Germania, Austria e Svizzera. Il motivo è tanto semplice quanto allarmante: le conseguenze del cambiamento climatico stanno colpendo con forza le aree urbane. Le forti precipitazioni allagano strade e scantinati, mentre le ondate di calore mettono a dura prova il microclima e riducono la qualità della vita. I sistemi di drenaggio convenzionali, progettati per massimizzare il drenaggio, stanno raggiungendo i loro limiti, con conseguenze drammatiche per le infrastrutture, il verde urbano e, in ultima analisi, i residenti.
È proprio qui che entra in gioco la città spugna: La città è vista come un paesaggio aperto e permeabile che assorbe, immagazzina, pulisce e rilascia le precipitazioni con un certo ritardo. L’obiettivo non è considerare l’acqua come un prodotto di scarto che deve essere „smaltito“ dalla città il più rapidamente possibile, ma come una risorsa che circola nel sistema urbano. Questo rovescia il paradigma del sistema fognario classico: Dal drenaggio alla ritenzione, dall’impermeabilizzazione alla permeabilità. L’idea è affascinante e logica, e la sua realizzazione è tutt’altro che banale.
La necessità non deriva solo dalla crisi climatica, ma anche dagli sviluppi legali e sociali. Regolamenti sempre più severi sulle acque di superficie, l’aumento dei rischi di responsabilità in caso di inondazioni e il desiderio di centri urbani più verdi e vivibili richiedono soluzioni integrate e multifunzionali. La città spugna non è solo un progetto di ingegneria idraulica, ma anche culturale: richiede una nuova concezione della città, della natura e della tecnologia.
Nel contesto europeo, ciò significa che i concetti di città spugna richiedono un ripensamento della pianificazione, del funzionamento e della manutenzione degli spazi urbani. Non si tratta di un’opzione aggiuntiva per progetti ambiziosi, ma sempre più di un obbligo legale, ad esempio attraverso la Direttiva Quadro sulle Acque dell’UE o le leggi statali sull’acqua. Le città che ignorano questo aspetto rischiano non solo conflitti legali, ma anche ingenti danni economici dovuti a fenomeni meteorologici estremi. La città spugna non è quindi una visione, ma una strategia di sopravvivenza.
Ma come si presenta nella pratica? Tra rendering ambiziosi, schede tecniche e volumi di legislazione, è chiaro che la città spugna è un puzzle materiale, topografico e legale. E solo chi mette insieme questi pezzi in modo intelligente può creare spazi urbani veramente resilienti.
Materiali della città spugna: substrato, cemento e innovazione edilizia
La scelta dei materiali determina se una città spugna merita il suo nome o se rimane solo un bel documento concettuale. La permeabilità delle superfici, ossia la capacità dei materiali di assorbire, immagazzinare e trasmettere l’acqua, svolge un ruolo centrale. Le tradizionali superfici in asfalto sono l’esempio negativo: sigillano il terreno, non permettono all’acqua di penetrare e mettono a dura prova i sistemi di drenaggio. I moderni progetti di città spugna si affidano quindi a materiali da costruzione innovativi che combinano in modo specifico permeabilità e ritenzione.
I materiali più importanti sono le pavimentazioni permeabili, i calcestruzzi porosi, i marciapiedi permeabili e le miscele di substrati speciali per tetti e facciate verdi. Questi materiali da costruzione sono progettati per assorbire grandi quantità d’acqua anche in caso di forti precipitazioni e rilasciarla lentamente nel terreno. L’interazione tra volume dei pori, capillarità e proprietà filtranti è fondamentale in questo caso: Solo i materiali che non solo immagazzinano l’acqua, ma la puliscono anche, soddisfano gli elevati requisiti per le funzioni di spugna urbana.
Un’attenzione particolare è rivolta ai substrati per gli spazi verdi, i tetti verdi o i sistemi di drenaggio a canaletta. In questo caso, i componenti minerali e organici sono combinati in modo tale da non solo assorbire l’acqua, ma anche legare i nutrienti, filtrare gli agenti inquinanti e consentire una crescita stabile delle piante. La ricerca sui materiali sviluppa costantemente nuovi tipi di substrato che si adattano alle specifiche condizioni locali: un Eldorado per progettisti e architetti del paesaggio che amano sperimentare.
Anche il calcestruzzo sta vivendo una rinascita nella città spugna, anche se in una forma completamente nuova. Il cosiddetto „calcestruzzo spugna“ è un calcestruzzo speciale a pori aperti in grado di assorbire l’acqua come una spugna. Un controllo mirato delle dimensioni dei grani e degli agenti leganti produce un materiale che è sia portante che permeabile all’acqua. Questi calcestruzzi sono utilizzati, ad esempio, per i parcheggi, i marciapiedi o le superfici stradali. Aprono possibilità completamente nuove per l’integrazione del traffico, del verde urbano e della gestione delle acque piovane.
Infine, c’è sempre la questione della durata, della manutenzione e dell’economicità: i materiali per le città di spugna non devono essere solo efficienti, ma anche robusti e facili da mantenere. La pulizia regolare, la sostituzione dei singoli strati e il monitoraggio dell’effetto filtrante sono essenziali. Solo in questo modo è possibile mantenere la funzione di spugna per decenni, e l’investimento si ripaga a lungo termine.
Modellare la topografia: microrilievi, ritenzione e paesaggio urbano
Una cosa è il materiale, un’altra è la topografia, almeno altrettanto importante. Il principio della città spugna funziona solo se la città non viene pianificata e costruita come una pianura piatta, ma come un paesaggio differenziato. È qui che entra in gioco il concetto di topografia urbana: la modellazione mirata di altezze e profondità, avvallamenti, canaloni e pianori crea aree di ritenzione in grado di assorbire, immagazzinare e rilasciare lentamente l’acqua.
Nel dettaglio, ciò significa che l’acqua di superficie non viene semplicemente incanalata nel canale più vicino, ma in avvallamenti, depressioni o aree di allagamento temporaneo appositamente create. Questi micro-rilievi possono essere progettati come parte di spazi verdi, parchi giochi o isole di traffico – multifunzionali, estetici ed ecologicamente efficaci. L’arte sta nel combinare requisiti tecnici e qualità del design. Chi è in grado di farlo non solo crea elementi di città spugna, ma anche nuovi spazi di esperienza urbana.
Un altro elemento chiave sono i cosiddetti tetti e superfici di ritenzione. In questo caso, l’acqua piovana viene immagazzinata sui tetti o in spazi aperti appositamente progettati. Il rilascio controllato nella vegetazione o nelle acque sotterranee riduce le isole di calore, lega il particolato e migliora il clima urbano. Particolarmente interessanti sono i sistemi combinati in cui tetti, facciate e superfici del suolo si fondono per formare un ciclo continuo dell’acqua: una sorta di „città spugna verticale“.
La progettazione della topografia richiede una pianificazione, una simulazione e un calcolo precisi. Strumenti digitali come modelli idrodinamici, simulazioni di flusso d’acqua basate su GIS o sistemi BIM 3D consentono di esaminare vari scenari e di sviluppare soluzioni ottimali. Ogni progetto è unico. Le pendenze, i livelli delle acque sotterranee, le condizioni del suolo e la densità degli edifici determinano quali misure siano sensate ed economiche.
Anche l’integrazione nelle infrastrutture esistenti è importante: gli elementi della città spugna devono essere compatibili con strade, fognature, tubature ed edifici. Spesso sono necessari dei compromessi, ad esempio per l’installazione di canali di scolo lungo le vie di comunicazione o per la progettazione di aree di ritenzione in zone scarse del centro città. È qui che si rivela la vera arte dell’architettura del paesaggio urbano e il coraggio di trovare soluzioni innovative e talvolta non convenzionali.
Quadro normativo – obbligatorio, facoltativo e zone grigie
Nessun concetto di città spugna è completo senza una base giuridica, ed è qui che spesso le cose si complicano. Infatti, il divario tra il diritto dell’acqua, i regolamenti edilizi, le questioni di responsabilità e i programmi di finanziamento porta regolarmente i pianificatori e le autorità locali alla disperazione. Il punto di partenza è solitamente la legge sulle risorse idriche, che regolamenta in modo dettagliato la gestione dell’acqua piovana. Qui si stabilisce che l’infiltrazione è il metodo di drenaggio preferito – con eccezioni, permessi speciali e deviazioni locali. Chi viola queste norme rischia non solo multe, ma anche costose cause per responsabilità civile in caso di danni da allagamento.
A ciò si aggiungono le normative statali, ad esempio per quanto riguarda le cosiddette „tariffe per l’acqua piovana“, lo scarico nelle fognature pubbliche o l’obbligo di inverdimento per i nuovi edifici. In molte città, i piani regolatori prevedono tetti di ritenzione, superfici permeabili o quote di spazi verdi, a volte con chiare specifiche tecniche, altre volte come vaghe dichiarazioni di intenti. Il diavolo si nasconde nei dettagli: Chi non pianifica correttamente rischia lunghe procedure di autorizzazione o obblighi di adeguamento.
Le cose diventano particolarmente complesse alle interfacce tra spazi pubblici e privati. Chi è responsabile se un impianto di spugnaggio tracima in una proprietà privata? Chi è responsabile dei danni causati dal riflusso o dal guasto del sistema? I contratti, i piani di manutenzione e i concetti dei gestori devono essere adeguatamente armonizzati. Anche il monitoraggio e la documentazione diventano sempre più importanti: solo chi può dimostrare il corretto funzionamento è legalmente al sicuro.
I programmi di finanziamento a livello federale e statale offrono incentivi finanziari, ma sono spesso vincolati a requisiti rigorosi. Che si tratti di finanziamenti KfW per i tetti verdi, di finanziamenti statali per la gestione delle acque piovane comunali o di progetti UE per l’adattamento al clima, gli standard tecnici, i requisiti di verifica e i cicli di valutazione si applicano ovunque. Questo sembra burocratico, ma apre anche la strada a concetti innovativi e alla cooperazione interdisciplinare.
Alla fine, rimane la consapevolezza che i quadri giuridici possono promuovere l’innovazione, ma anche rallentarla. I progetti di città spugna di successo nascono quando competenza giuridica, pianificazione tecnica e controllo politico vanno di pari passo. Chi se ne rende conto non solo crea certezza giuridica, ma anche spazio per soluzioni creative.
Dalla teoria alla pratica – esempi, processi e prospettive future
La città spugna non è una tigre di carta. Numerosi progetti in Germania, Austria e Svizzera dimostrano come la selezione innovativa dei materiali, la topografia intelligente e il controllo legale intelligente possano lavorare insieme. Ad Amburgo, ad esempio, le „Blue-Green-Streets“ stanno trasformando le classiche vie di comunicazione in corridoi multifunzionali di spugna: canali di scolo, canali piantumati, letti di ritenzione e superfici percolanti riducono le inondazioni e migliorano il microclima. A Vienna si stanno creando paesaggi urbani di ritenzione che utilizzano l’acqua piovana come elemento di design e risorsa, dai tetti verdi al design delle piazze.
Anche i comuni più piccoli sono all’avanguardia. A Basilea, in Svizzera, un intero quartiere è stato ricostruito secondo i principi della città spugna: Percorsi permeabili all’acqua, tetti verdi, aree di ritenzione centralizzate e sistemi di monitoraggio digitale garantiscono il massimo adattamento al clima e la qualità della vita. Il processo di pianificazione è fondamentale in questo caso: i progetti di successo sono caratterizzati dal coinvolgimento precoce di tutte le parti interessate – urbanisti, architetti del paesaggio, ingegneri civili, avvocati, amministrazione e, non da ultimo, gli stessi utenti.
Gli strumenti digitali svolgono un ruolo sempre più importante. Simulazioni idrologiche, modelli 3D, tecnologia dei sensori e monitoraggio consentono non solo di pianificare gli elementi della città spugna, ma anche di ottimizzarli continuamente durante il funzionamento. In questo modo si creano sistemi di apprendimento che si adattano alle mutevoli condizioni climatiche e forniscono dati preziosi per i progetti futuri. Anche la partecipazione pubblica sta diventando più digitale: piattaforme interattive, visualizzazioni e formati di partecipazione rendono la città di spugna tangibile e comprensibile.
Ma c’è ancora molto da fare. Troppi progetti sono ancora una tantum e le innovazioni falliscono per mancanza di responsabilità, burocrazia o coraggio. Il futuro della città spugna si deciderà all’interfaccia tra tecnologia, diritto e cultura – e dalla volontà di comprendere la città come un sistema comune e mutevole. Chi riuscirà a farlo, trasformerà la città spugna in qualcosa di più di una risposta tecnica ai rischi climatici: creerà una nuova qualità di vita urbana.
Il potenziale è enorme e va da infrastrutture più resilienti a una migliore qualità dell’aria e a nuovi spazi sociali. Rischi come l’impegno nella manutenzione, l’aumento dei costi o le incertezze legali devono essere gestiti attivamente. Il successo arriva a chi vede i concetti di città spugna non come una norma rigida, ma come un processo creativo e di apprendimento, ed è pronto ad accettare gli errori come parte del progresso.
Conclusione: la città spugna – più della tecnologia, meno dell’utopia
La città spugna è molto più di una tendenza attuale. È la risposta necessaria alle sfide del nostro tempo: il cambiamento climatico, l’urbanizzazione e i cambiamenti sociali richiedono città resilienti e vivibili. La scelta dei materiali, la progettazione topografica e il controllo normativo non sono elementi costruttivi indipendenti, ma elementi strettamente interconnessi di un sistema complesso. I progetti di città spugna di successo nascono quando questi livelli vengono considerati insieme e attuati con coraggio.
Pianificatori, architetti, avvocati e politici locali sono ugualmente chiamati ad aprire nuove strade, dall’innovazione dei materiali e degli strumenti digitali alla governance partecipativa. La città spugna non è un obiettivo statico, ma un percorso dinamico. Richiede apertura, volontà di sperimentare e disponibilità a ripensare la città. Chi segue questo percorso trasformerà la città spugna in ciò che dovrebbe essere: un aggiornamento urbano per un futuro incerto – intelligente, resiliente e sorprendentemente vivace.




















