Distanza minima tra impianti fotovoltaici e case a schiera dei vicini: definizione, vantaggi e svantaggi ed esempi

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Un moderno edificio residenziale dedicato al fotovoltaico, a una certa distanza dal vicino, casa a schiera
Case a schiera tradizionali in mattoni con finestre bianche – Foto: tanyabarrow / Unsplash

Chi desidera dotare una villetta a schiera di un impianto fotovoltaico si trova ben presto di fronte a una questione che si colloca a metà strada tra la progettazione tecnica e il diritto di vicinato: quale distanza dal confine della proprietà va rispettata, cosa prevede la normativa edilizia e quali conflitti sorgono quando i pannelli solari si avvicinano troppo al confine? La distanza dei pannelli fotovoltaici dal vicino in una villetta a schiera non è un problema puramente tecnico, ma una questione che riguarda in egual misura il diritto edilizio, il diritto civile, la fisica dell’ombreggiamento e la diligenza artigianale. Chi conosce questi aspetti può progettare con maggiore sicurezza, evitare controversie e ottenere il massimo dal proprio impianto.

  • Cosa si intende, dal punto di vista giuridico e tecnico, per «distanza dal vicino» nel caso di impianti fotovoltaici su case a schiera
  • Quali norme edilizie e regolamenti edilizi regionali determinano la distanza
  • Perché l’edilizia a bassa densità delle villette a schiera pone sfide particolari per il montaggio e la progettazione
  • In che modo l’ombreggiamento causato da edifici adiacenti, strutture sul tetto e vegetazione influisce sulla pianificazione della resa
  • Quali diritti di natura civile possono far valere i vicini in caso di abbagliamento, rumore o deflusso delle acque
  • Quali sistemi di installazione e disposizioni dei moduli sono particolarmente adatti alle villette a schiera
  • In che modo le distanze antincendio sul tetto limitano la disposizione dei moduli
  • Quali vantaggi offre un coordinamento tempestivo con i vicini e le autorità

Fotovoltaico nelle villette a schiera: particolarità di questa tipologia edilizia

La villetta a schiera è una delle forme abitative più dense nelle aree urbane e suburbane. Diverse abitazioni unifamiliari condividono una o due pareti tagliafuoco con i vicini immediati, i lotti sono stretti e le superfici dei tetti, di norma, confinano direttamente tra loro. Questa densità edilizia rende la villetta a schiera un luogo particolarmente delicato per l’installazione di impianti fotovoltaici, poiché il confine tra la propria proprietà e il terreno altrui si trova letteralmente a pochi centimetri dal bordo del tetto. La distanza dei pannelli fotovoltaici dal vicino in una villetta a schiera non è quindi un argomento accademico, ma un compito progettuale quotidiano che coinvolge in egual misura installatori, architetti e proprietari di immobili.

La superficie del tetto di una casa a schiera è tipicamente un tetto a due falde con una pendenza compresa tra i venti e i quaranta gradi, più raramente un tetto piano o a una falda. Le superfici utilizzabili per i moduli solari sono limitate, spesso comprese tra i venti e i cinquanta metri quadrati per metà dell’abitazione. Allo stesso tempo, la grondaia si trova spesso direttamente sul confine della proprietà o addirittura sulla linea di confine comune, il che solleva immediatamente la questione della distanza dal vicino. A ciò si aggiunge il fatto che le villette a schiera si trovano spesso in complessi residenziali con un regolamento urbanistico uniforme, che può disciplinare ulteriormente le strutture sul tetto, i colori e la disposizione dei moduli.

Un altro aspetto della struttura delle villette a schiera è l’ombreggiamento reciproco. Chi installa i pannelli sul lato nord del proprio tetto ottiene una resa minima. Chi progetta sul lato sud deve verificare se il vicino dall’altra parte della strada o un edificio più alto a nord proietti ombra nelle prime ore del mattino o in tarda serata. Questa analisi dell’ombreggiamento deve essere condotta con particolare attenzione nel caso delle villette a schiera, a causa delle ridotte distanze tra le file di edifici.

Normativa edilizia e norme sulle distanze: cosa vale dove?

In Germania, la normativa edilizia è di competenza dei Länder. Ciascuno dei sedici Länder ha un proprio regolamento edilizio che disciplina, tra l’altro, le distanze dai confini dei terreni. Per gli impianti fotovoltaici sui tetti, nella maggior parte dei regolamenti edilizi regionali si applica una deroga: gli impianti montati su un tetto inclinato o integrati direttamente nella superficie del tetto e che non sporgono in modo significativo oltre la superficie del tetto non vengono generalmente considerati come strutture edilizie autonome e non richiedono quindi distanze di rispetto specifiche. Ciò significa che l’impianto può essere esteso fino alla gronda, ovvero fino al bordo del tetto, purché non superi in modo significativo l’inclinazione del tetto.

La distanza tra l’impianto fotovoltaico e la casa a schiera del vicino diventa tuttavia un problema giuridico concreto quando l’impianto sporge oltre il bordo del tetto, è montato su un tetto piano e raggiunge un’altezza di installazione considerevole, oppure quando si tratta di un impianto indipendente situato in giardino. Gli impianti su tetto piano montati su supporti possono essere classificati, a seconda dell’altezza di installazione e della distanza dalla parete esterna, come opere edilizie autonome, alle quali si applicano quindi le normali norme sulle distanze previste dal rispettivo regolamento edilizio regionale. Tali distanze, a seconda del Land e dell’altezza dell’edificio, ammontano di norma a un intervallo compreso tra i tre e i cinque metri dal confine della proprietà, ma possono essere modificate dai piani regolatori locali.

I piani regolatori rivestono un ruolo particolare nei complessi residenziali a schiera. Molti complessi del dopoguerra o degli anni ’70 e ’80 sono stati riprogettati con piani regolatori che disciplinano espressamente le sovrastrutture sui tetti o addirittura le escludono. Chi desidera installare un impianto fotovoltaico in una zona di questo tipo deve innanzitutto verificare se il piano regolatore vigente consenta gli impianti solari o se sia necessaria una deroga ai sensi dell’articolo 31 del Codice edilizio. Anche i regolamenti urbanistici, presenti in alcuni comuni in aggiunta ai piani regolatori, possono contenere disposizioni relative al colore, all’inclinazione e alla disposizione dei moduli solari. È quindi consigliabile in ogni caso rivolgersi tempestivamente all’autorità competente per il rilascio della licenza edilizia.

A seguito della modifica della Legge sulle energie rinnovabili e di vari regolamenti edilizi regionali negli ultimi anni, in molti Länder gli impianti fotovoltaici sono stati esplicitamente classificati come progetti esenti da procedura, a condizione che non superino determinati limiti di dimensioni e altezza. Ciò significa che non è richiesta alcuna licenza edilizia, ma non si è esenti da tutte le altre disposizioni di legge. Le norme in materia di distanze minime, il diritto di vicinato e le norme antincendio continuano ad applicarsi, anche se non viene avviata alcuna procedura formale di autorizzazione.

Distanze antincendio sul tetto: requisiti tecnici e loro implicazioni

Oltre alle distanze di sicurezza previste dalla normativa edilizia rispetto al terreno confinante, esistono distanze tecniche dettate dalla normativa antincendio che limitano direttamente la disposizione dei moduli sul tetto. I vigili del fuoco necessitano di cosiddetti percorsi di accesso e vie di fuga sui tetti per poter intervenire in sicurezza in caso di incendio. Le raccomandazioni in materia, emanate tra l’altro dall’Associazione tedesca dei vigili del fuoco e dalle compagnie assicurative, prevedono di norma una fascia libera lungo la grondaia, il colmo e i bordi del tetto. A seconda della raccomandazione, tale fascia misura da circa cinquanta centimetri a un metro.

Per gli impianti fotovoltaici installati su case a schiera confinanti, questa distanza antincendio ha una conseguenza diretta: poiché la gronda di una casa a schiera si trova spesso sul confine della proprietà, dalla distanza antincendio rispetto alla gronda deriva automaticamente anche una distanza effettiva tra il bordo del pannello e il confine della proprietà. Chi desidera posizionare i moduli fino alla grondaia deve verificare con la propria assicurazione e, se necessario, con i vigili del fuoco se ciò sia consentito. Alcune compagnie di assicurazione immobiliare subordinano la copertura assicurativa al rispetto di determinate distanze antincendio sul tetto; il mancato rispetto di tali distanze può comportare problemi nella liquidazione del sinistro in caso di danno.

Inoltre, per gli impianti fotovoltaici occorre rispettare i requisiti della norma DIN VDE 0100-712, che disciplina i requisiti di sicurezza elettrica per gli impianti di generazione di energia fotovoltaica. Tra questi figurano, tra l’altro, i requisiti relativi al percorso dei cavi, alla protezione dagli archi elettrici e alla separazione dei circuiti in corrente continua. Sebbene queste distanze di sicurezza elettriche non riguardino la distanza dal confine della proprietà, influenzano comunque la disposizione dei moduli e la progettazione dell’impianto, soprattutto in caso di spazi ristretti sul tetto di una villetta a schiera.

Rivendicazioni di diritto civile dei vicini: abbagliamento, rumore e deflusso delle acque

Anche se un impianto fotovoltaico rispetta tutte le norme di distanza previste dal diritto edilizio, possono sorgere rivendicazioni di diritto civile da parte del vicino. Lo strumento fondamentale è l’articolo 906 del Codice civile, che disciplina la diffusione di immissioni su un terreno confinante. Sono considerati immissioni, tra l’altro, la luce, i rumori e i liquidi. Gli impianti fotovoltaici possono rientrare in tutte e tre le categorie.

L’abbagliamento dovuto al riflesso è il problema più noto. I moduli fotovoltaici con rivestimento antiriflesso riflettono sì molta meno luce rispetto al vetro non rivestito, ma con determinati angoli di incidenza del sole possono comunque verificarsi fastidiosi riflessi su finestre, terrazze o aree di transito adiacenti. Se tale abbagliamento debba essere classificato come pregiudizio sostanziale ai sensi dell’articolo 906 del BGB dipende dall’intensità, dalla durata e dalla frequenza e va valutato caso per caso. In passato i tribunali hanno emesso sentenze sia a favore che a sfavore dei gestori degli impianti, a seconda delle circostanze concrete. Un’analisi dell’ombreggiamento, che tenga conto anche degli angoli di riflessione, può evitare in anticipo tali conflitti.

Il rumore prodotto dagli impianti fotovoltaici deriva principalmente dagli inverter, che durante il funzionamento generano un leggero ronzio, nonché dal rumore del vento sui moduli o sulle strutture portanti non montati correttamente. Nel caso delle villette a schiera, dove gli inverter vengono spesso montati sulla parete dell’abitazione in prossimità del confine di proprietà, il rumore di funzionamento può propagarsi al terreno confinante. La TA Lärm (Linee guida tecniche per la protezione dal rumore) fornisce valori indicativi per i livelli di immissione nelle zone residenziali; per stabilire se un inverter superi tali valori, è necessario effettuare una misurazione caso per caso.

Il deflusso dell’acqua è una potenziale fonte di conflitto spesso sottovalutata. I moduli fotovoltaici modificano il deflusso dell’acqua sul tetto. Sotto i moduli l’acqua può ristagnare o essere convogliata in direzioni indesiderate. Nel caso di villette a schiera che condividono una grondaia o una gronda comune, un cambiamento nel deflusso dell’acqua può comportare che una quantità maggiore di acqua finisca sul terreno del vicino rispetto a prima. Le norme in materia di rapporti di vicinato dei Länder, sancite nelle rispettive leggi sul diritto di vicinato, contengono spesso disposizioni relative al deflusso dell’acqua che devono essere rispettate anche in caso di modifiche al tetto.

Analisi dell’ombreggiamento e pianificazione della resa energetica nelle villette a schiera

L’ombreggiamento è un tema centrale nella progettazione delle villette a schiera, direttamente correlato alla distanza dal vicino. Edifici adiacenti, camini, abbaini, alberi e persino gli impianti del vicino stesso possono ombreggiare parti della propria superficie di moduli in determinati momenti della giornata. Poiché i moduli fotovoltaici collegati in serie (stringhe) sono sensibili all’ombreggiamento parziale, anche una piccola ombra su un modulo può ridurre notevolmente la resa dell’intera stringa.

I moderni inverter dotati di tecnologia di ottimizzazione dei moduli o i microinverter possono ridurre notevolmente gli effetti dell’ombreggiamento parziale, poiché ogni modulo o ogni piccolo gruppo di moduli viene gestito in modo indipendente al punto massimo della propria curva di potenza. Per le villette a schiera, in cui l’ombreggiamento causato dagli edifici vicini è difficilmente evitabile, tali soluzioni di sistema sono spesso economicamente vantaggiose, anche se comportano costi di investimento più elevati. La decisione dovrebbe essere presa sulla base di una simulazione dettagliata della resa, che tenga conto dell’andamento dell’ombreggiamento nell’arco dell’intero anno.

Per l’analisi dell’ombreggiamento sono disponibili diversi strumenti software che calcolano l’andamento dell’ombra sulla base della geometria dell’edificio, dell’orientamento rispetto al cielo e della posizione geografica. Gli installatori professionisti utilizzano programmi come PVsyst o strumenti di simulazione simili, in grado di includere anche gli edifici vicini come fonti di ombreggiamento. Una simulazione di questo tipo dovrebbe essere parte integrante della progettazione di ogni progetto relativo a una villetta a schiera, poiché non solo prevede la resa, ma mostra anche se determinate posizioni dei moduli siano economicamente insensate a causa dell’ombreggiatura permanente.

Sistemi di montaggio e soluzioni pratiche per spazi ristretti

La scelta del sistema di montaggio influisce direttamente sulla distanza minima a cui i moduli possono essere posizionati dal bordo del tetto e, di conseguenza, dal confine della proprietà. Per i tetti inclinati si sono dimostrati efficaci i sistemi a morsetto, che fissano i moduli su binari in alluminio, a loro volta ancorati a ganci da tetto nella struttura delle travi. Questi sistemi consentono un posizionamento preciso dei moduli e possono essere configurati in modo da mantenere una distanza definita dalla gronda. I ganci da tetto devono sempre essere avvitati nelle travi, e non solo nel rivestimento, per garantire un carico statico sicuro.

Il fotovoltaico integrato nell’edificio (BIPV) offre una soluzione particolarmente elegante per le villette a schiera, poiché i moduli fungono da materiale di copertura del tetto e non creano quindi alcun ingombro in altezza. Le tegole solari o le lastre solari sostituiscono la copertura convenzionale e possono essere posate fino al bordo del tetto senza violare le distanze antincendio previste per gli impianti a terra. Tuttavia, i sistemi BIPV sono notevolmente più costosi degli impianti convenzionali su tetto e richiedono un’attenta progettazione del drenaggio e dell’integrazione elettrica.

Per i tetti piani, presenti in alcuni tipi di villette a schiera, i sistemi a supporto con orientamento est-ovest rappresentano una soluzione collaudata che riduce al minimo la distanza dal confine della proprietà. In una disposizione est-ovest, i moduli vengono inclinati a coppie con un’inclinazione piatta (tipicamente da dieci a quindici gradi) in direzioni opposte. L’inclinazione ridotta diminuisce l’altezza di installazione e quindi le distanze di sicurezza necessarie. Allo stesso tempo, un impianto con orientamento est-ovest genera un profilo di rendimento più uniforme nell’arco della giornata, il che è vantaggioso per l’autoconsumo, anche se il rendimento annuo per kilowatt-picco è leggermente inferiore rispetto a un orientamento esclusivamente a sud.

In caso di installazione in prossimità del confine della proprietà, occorre verificare anche la statica del tetto. Le case a schiera più datate, costruite tra gli anni ’50 e ’70, presentano spesso travi con sezioni trasversali che non sono necessariamente progettate per sostenere il carico aggiuntivo di un impianto fotovoltaico. È opportuno che un ingegnere strutturale valuti la capacità portante prima dell’installazione dei moduli. Una verifica statica è indispensabile soprattutto in caso di combinazione tra impianto fotovoltaico e isolamento termico sul tetto, che aggiunge ulteriore peso.

Il coordinamento con i vicini come base di progettazione

La distanza tra l’impianto fotovoltaico e la villetta a schiera del vicino non è solo una questione di norme e millimetri, ma anche di convivenza sociale. I residenti delle villette a schiera condividono muri, grondaie e talvolta persino i vani tecnici. Un impianto fotovoltaico installato senza previo accordo e che arreca disturbo ai vicini a causa di abbagliamento, rumore o alterazioni nel deflusso dell’acqua può scatenare conflitti di vicinato di lunga durata, ben più costosi di un coordinamento tempestivo.

È opportuno informare il vicino del progetto prima dell’installazione, illustrando in modo concreto i possibili effetti. Chi presenta l’analisi dell’ombreggiamento e la disposizione prevista dei moduli dimostra trasparenza e offre al vicino la possibilità di esprimere tempestivamente le proprie preoccupazioni. In alcuni casi, da un colloquio di questo tipo può addirittura emergere la possibilità di realizzare un impianto comune, in cui entrambe le metà della villetta a schiera gestiscono congiuntamente un impianto più grande e si dividono i costi e i ricavi. Tali impianti comunitari sono diventati giuridicamente più semplici da realizzare dall’introduzione della legge sull’energia per gli inquilini e delle norme relative all’approvvigionamento energetico collettivo degli edifici.

Se più villette a schiera di un complesso residenziale progettano contemporaneamente impianti fotovoltaici, vale la pena optare per una pianificazione coordinata a livello di complesso. Un orientamento uniforme dei moduli, un aspetto esteriore armonizzato e una capacità di allacciamento alla rete negoziata congiuntamente possono ridurre i costi ed evitare conflitti con il Comune o il gestore di rete. Alcuni comuni promuovono attivamente tali approcci coordinati, poiché aumentano l’accettazione della transizione energetica nel quartiere residenziale.

Fotovoltaico nelle villette a schiera: valutazione e inquadramento

L’installazione di un impianto fotovoltaico su una villetta a schiera è tecnicamente e giuridicamente più complessa rispetto a quella su una casa unifamiliare indipendente, ma non è affatto impossibile. L’edilizia a bassa densità richiede una progettazione accurata che tenga conto in egual misura delle norme urbanistiche in materia di distanze, dei requisiti antincendio, dei diritti di vicinato previsti dal diritto civile e delle analisi tecniche relative all’ombreggiamento. Chi integra questi aspetti nella progettazione fin dall’inizio evita conflitti successivi e garantisce che l’impianto possa funzionare in modo economicamente sostenibile e conforme alla legge nel lungo periodo.

Il trattamento privilegiato riservato agli impianti fotovoltaici nella maggior parte dei regolamenti edilizi regionali ne facilita notevolmente la realizzazione, ma non esonera dall’obbligo di valutare l’impatto sui vicini e, se necessario, di ridurlo al minimo. La protezione dall’abbagliamento tramite moduli con rivestimento antiriflesso, gli alloggiamenti degli inverter insonorizzati e un sistema di drenaggio del tetto progettato con cura non sono un lusso, ma elementi fondamentali di un’installazione professionale. La scelta del sistema di montaggio corretto, adattato alla geometria specifica del tetto e alle distanze caratteristiche della villetta a schiera, è importante tanto quanto la progettazione dell’impianto elettrico.

In definitiva, il tema del fotovoltaico nelle villette a schiera illustra in modo esemplare come funziona la transizione energetica su piccola scala: non attraverso impianti di grandi dimensioni su terreni estesi, ma attraverso tante piccole decisioni in spazi ristretti, che richiedono in egual misura conoscenze tecniche, attenzione agli aspetti legali e senso della misura nei rapporti di vicinato. Chi riesce a conciliare queste tre dimensioni non solo contribuisce al proprio approvvigionamento energetico, ma anche a un paesaggio urbano che rende visibile e accettabile la trasformazione del patrimonio edilizio esistente.

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Brucia la vecchia borsa di Copenaghen

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La Vecchia Borsa prima dell'incendio. Foto: Mahlum via Wikimedia Commons (pubblico dominio)

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La Vecchia Borsa, la Børshuset, fu completata nel 1625 e fu il primo edificio in Danimarca a essere classificato come monumento storico. Il punto di riferimento dell’edificio e della città, la Torre del Drago, è crollata alle 8.30 del mattino e poco dopo anche parti del tetto hanno ceduto. Molti abitanti di Copenaghen, che si stavano recando al lavoro, hanno filmato l’incendio e quando la torre è crollata si è levato un grido di protesta tra la folla. Il ministro danese della Cultura, Jakob Engel-Schmidt, ha scritto su X „400 anni di patrimonio culturale danese in fiamme“. L’edificio ospita molte opere d’arte, che sono state portate in salvo dai vigili del fuoco e dal personale semplicemente trasportandole dall’altra parte della strada e portandole negli edifici vicini. I dipinti sono stati portati a Christiansborg, al Parlamento, alla Corte Suprema, all’ufficio del Primo Ministro e alla Casa Reale dei Rappresentanti. L’isola di Slotsholmen è stata chiusa al traffico e alcuni edifici sono stati evacuati.

L’edificio, commissionato dal re Cristiano IV, avrebbe dovuto essere riaperto l’anno prossimo in occasione del suo 400° compleanno dopo i lavori di ristrutturazione. Le impalcature stanno rendendo difficile il lavoro dei vigili del fuoco. L’incendio si è propagato rapidamente attraverso i vari vani degli ascensori. All’interno dell’edificio ci sono molte strutture in legno che accelerano l’incendio e il tetto in rame impedisce al calore di fuoriuscire. I vigili del fuoco non sono ancora riusciti a domare le fiamme e anche la causa dell’incendio non è chiara. In riferimento all’incendio di Notre Dame del 2019, il quotidiano danese Berlingske ha titolato „La nostra Notre Dame“.

Storicismo: tutto allo stesso tempo – e a volte anche bello

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Facciata esterna di un edificio moderno dal design geometrico, fotografata da Bruno Brikmanis-Jurjans.

Lo storicismo è tornato – o se n’è mai andato? Mentre il mondo dell’architettura riflette sulla sostenibilità, sull’intelligenza artificiale e sulle facciate parametriche, la vecchia tradizione torna prepotentemente alla ribalta. Tutto allo stesso tempo, tutto citato, tutto permesso. E a volte, sì a volte, è anche molto bello. Ma cosa c’è dietro tutto questo? Si tratta solo di un revival modaiolo o c’è dell’altro? Un’analisi tra discorso, dissonanza e ragion d’essere.

  • Lo storicismo è più di un semplice stile: è un principio architettonico che non è mai scomparso del tutto.
  • In Germania, Austria e Svizzera sta vivendo un nuovo boom, spesso come consapevole controreazione al modernismo sterile e agli esperimenti di forma guidati dal digitale.
  • Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale stanno dando allo storicismo nuove forme di espressione e strumenti di pianificazione.
  • Il dibattito sulla sostenibilità costringe lo storicismo a occuparsi di questioni materiali, conservazione delle risorse ed economia circolare.
  • Le competenze tecniche spaziano dall’artigianato tradizionale alla scansione digitale 3D e alla progettazione algoritmica delle facciate.
  • Lo storicismo polarizza le opinioni: Per alcuni è un ritorno al passato, per altri una rifrazione ironica o una contestualizzazione deliberata.
  • Nel discorso globale, lo storicismo viene rivalutato come parte di una ricerca postmoderna di identità.
  • Opportunità e rischi si trovano a stretto contatto: tra autenticità, pericolo del kitsch e tracotanza digitale.

Lo storicismo: un principio tra nostalgia e necessità

Chi crede che lo storicismo sia solo un’emanazione del XIX secolo non ha sentito il colpo. In realtà, la tendenza a citare, rimescolare e ricontestualizzare il passato è un principio fondamentale della storia dell’architettura che attraversa i secoli a ondate. Dal Rinascimento, che celebrava l’antichità, al postmodernismo, che ironizzava su tutto, gli architetti hanno sempre attinto a forme storiche per commentare o stabilizzare il proprio tempo. Tuttavia, lo storicismo contemporaneo si differenzia fondamentalmente dai suoi predecessori. L’attenzione non è più rivolta alla mera imitazione, ma alla selezione e alla combinazione deliberata di motivi, spesso in un accostamento quasi anarchico. Questo porta a un’architettura che vuole essere tutto allo stesso tempo e che quindi a volte raggiunge proprio quello che a molti mancava da tempo: il carattere.

Questo nuovo storicismo è particolarmente evidente in Germania, Austria e Svizzera. Che si tratti di una reazione all’efficienza raffreddata del modernismo del dopoguerra, di un gioco ironico sulla storia dell’architettura o di un tentativo di recuperare l’identità perduta nello spazio urbano, i motivi sono diversi e spesso contraddittori. Lo dimostrano progetti come il City Palace di Berlino, l’Heumühle di Vienna o le innumerevoli ricostruzioni di facciate a Zurigo: Il desiderio di continuità storica è ininterrotto. Tuttavia, a differenza delle epoche precedenti, gli argomenti di oggi sono meno dogmatici. Lo storicismo è diventato una cassetta degli attrezzi da cui i progettisti attingono quando si tratta di contesto, orientamento o semplicemente accettazione da parte del pubblico.

Il confine tra citazione, parodia e ricostruzione seria è sempre più labile. Il nuovo storicismo flirta con il kitsch e l’esagerazione, con la precisione digitale e l’opulenza artigianale. Non è un’espressione di debolezza, ma di fiducia in se stessi: Chi cita il passato deve conoscerlo, comprenderlo ed essere in grado di commentarlo. Questo rende lo storicismo impegnativo e, per molti contemporanei, scomodo. Perché pone domande che l’architettura non ha osato porre per molto tempo: Cosa caratterizza davvero le nostre città? Quanta storia può tollerare il presente? E quanto del passato è il futuro?

In pratica, lo storicismo oggi è una strategia contro l’intercambiabilità. Mentre il modernismo si è spesso concentrato su principi universali, lo storicismo cerca il particolare, il locale, la narrazione. Questo può portare a grandi risultati o a un’imbarazzante arbitrarietà. Il fattore decisivo è la sicurezza con cui si gioca con gli elementi storici. Se ci si limita a copiare, si finisce rapidamente per ottenere una caricatura. Ma se si conoscono le regole, si possono infrangere e creare qualcosa di nuovo.

Lo storicismo contemporaneo è quindi molto più di un revival. È una reazione alle eccessive esigenze del sempre nuovo, al desiderio di localizzazione in un mondo complesso. E a volte, sì a volte, è semplicemente bello – in un modo che sfida l’ottimizzazione algoritmica.

Digitalizzazione e IA: tra ricostruzione e remix

È un’ironia della storia: la digitalizzazione, tra tutte le cose, che è stata a lungo considerata la forza trainante di nuovi formati radicali, ha portato a una rinascita dello storicismo. Ciò che un tempo doveva essere faticosamente disegnato, mattonato e modellato a mano, oggi può essere riprodotto o ricomposto a tempo di record grazie a scansioni 3D, algoritmi e frese CNC. Gli ornamenti storici possono essere digitalizzati, scalati e variati, per poi essere materializzati in pietra, stucco o persino fibra di carbonio grazie a una tecnologia di produzione all’avanguardia. Questo apre ad architetti e progettisti possibilità inimmaginabili di giocare con la storia senza ricorrere a ricostruzioni museali.

In Germania, Austria e Svizzera, sempre più studi utilizzano strumenti digitali per catturare e ripristinare la sostanza storica o adattarla a nuovi progetti. Si va dalle ricostruzioni dettagliate delle facciate e dalle modanature decorative generate parametricamente alle analisi basate sull’intelligenza artificiale delle piante degli edifici storici. Il confine tra originale e simulazione sta diventando sempre più labile. Ciò che è considerato „autentico“ sta diventando una questione di qualità dei dati, risoluzione delle scansioni e plausibilità degli algoritmi. Lo storicismo sta diventando una strategia digitale che reinterpreta il passato e il futuro.

Ma la digitalizzazione solleva anche nuove questioni. Chi è il vero proprietario delle facciate scansionate? Quanto sono trasparenti gli algoritmi che decidono quali motivi ricostruire? E quanta libertà artistica rimane una volta che l’intelligenza artificiale ha calcolato la distanza ottimale tra le colonne? La comunità architettonica è divisa: Per alcuni, la tecnologia apre nuove possibilità di creatività e contestualizzazione. Per altri, lo storicismo rischia di diventare una facciata per l’arbitrarietà digitale. Una cosa è certa: il discorso sulla digitalizzazione e sullo storicismo è tutt’altro che concluso.

Un altro settore alimentato dall’IA e dalla digitalizzazione è la partecipazione pubblica. Oggi i cittadini possono camminare attraverso ricostruzioni virtuali con la realtà aumentata, valutare alternative e quindi influenzare direttamente le decisioni di pianificazione. Questo rende lo storicismo più trasparente e democratico, ma anche più suscettibile alle tendenze populiste. Chi decide cosa è „bello“? E come si possono distinguere le verità storiche dai falsi digitali? La tecnologia da sola non fornisce la risposta. È ancora necessario un giudizio architettonico e la volontà di impegnarsi in dibattiti scomodi.

Nel complesso, è chiaro che lo storicismo digitale non è una tendenza retrò, ma un laboratorio per affrontare la storia in una società guidata dai dati. Costringe gli architetti a confrontarsi con il passato, il presente e il futuro allo stesso tempo e a prendere posizione nel processo. Che questo abbia sempre successo è un’altra questione. Ma raramente il discorso è stato più appassionante.

Sostenibilità e storicità: una contraddizione o una grande opportunità?

Quasi nessun altro tema dell’architettura è attualmente discusso con la stessa passione della sostenibilità. E quasi nessun altro campo è così controverso come lo storicismo. Alcuni lo accusano di essere uno spreco di risorse, una battaglia di materiali e pura cosmesi di facciata. Altri vedono nel riutilizzo del tessuto edilizio storico, nella coltivazione dell’artigianato e della regionalità un contributo all’economia circolare. Chi ha ragione? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

In Germania, Austria e Svizzera esistono numerosi esempi di come lo storicismo possa essere conciliato con gli obiettivi di sostenibilità. Il restauro delle vecchie facciate, l’integrazione attenta nei quartieri storici, il riutilizzo dei materiali: tutto ciò può preservare le risorse e risparmiare energia grigia. Allo stesso tempo, lo storicismo ci costringe a riflettere sulla durata di vita degli edifici. Ciò che è durato per secoli merita di essere conservato o sviluppato ulteriormente. Ma questo è possibile solo se la sostanza tecnica è corretta e se i vecchi metodi di costruzione sono compatibili con i nuovi requisiti di efficienza energetica, accessibilità e comfort.

Le sfide maggiori risiedono nei dettagli. I profili delle finestre, gli elementi in stucco o i tetti storici non possono essere semplicemente portati allo standard di casa passiva. Sono necessarie competenze tecniche, sensibilità e il coraggio di scendere a compromessi. Sempre più progettisti lavorano quindi su base interdisciplinare: restauratori, conservatori, consulenti energetici ed esperti digitali collaborano per trovare l’equilibrio tra conservazione e ristrutturazione. La digitalizzazione aiuta in questo senso, ad esempio attraverso un inventario preciso, la simulazione dei flussi energetici o lo sviluppo di concetti di ristrutturazione personalizzati.

Tuttavia, non si possono trascurare gli aspetti negativi. Troppo spesso l'“aspetto storico“ è solo una facciata, dietro la quale si nascondono cemento a basso costo e materiali isolanti di dubbia qualità. Lo storicismo diventa così un mero sfondo che non ha nulla a che vedere con l’edilizia sostenibile. Chi prende sul serio lo storicismo deve quindi assumersi anche la responsabilità della scelta dei materiali, della cultura edilizia e degli aspetti sociali. Non basta copiare l’antico, bisogna pensare al futuro.

Il dibattito su storicismo e sostenibilità è quindi esemplare per il cambiamento della cultura edilizia nel suo complesso. Dimostra che non esistono risposte facili, ma ci sono molti modi per conciliare storia e futuro. Gli esempi migliori nascono quando tecnologia, artigianato e innovazione digitale vanno di pari passo. E dove il risultato è più della somma delle sue parti.

Conoscenze, competenze, atteggiamento: ciò che i professionisti devono sapere sullo storicismo oggi

Affrontare lo storicismo richiede un’ampia gamma di competenze da parte di architetti, progettisti e ingegneri. Non è più sufficiente conoscere a memoria qualche storia dell’architettura o cogliere dettagli dal libro degli ornamenti. Chiunque affronti l’argomento ha bisogno di competenze tecniche, progettuali e discorsive, e della volontà di affrontare le contraddizioni della propria disciplina.

Tecnicamente, lo spettro va dall’artigianato classico alla simulazione digitale. L’analisi precisa del tessuto edilizio storico è importante quanto la capacità di leggere e valutare scansioni 3D e progetti parametrici. La fisica degli edifici, la scienza dei materiali e la conservazione del patrimonio sono indispensabili quando si tratta di combinare vecchio e nuovo. Allo stesso tempo, i professionisti devono essere in grado di comunicare con i cittadini, le autorità e gli investitori, moderando le aspettative spesso molto diverse.

È necessario un istinto sicuro in termini di progettazione. Il nuovo storicismo non è una licenza di citazione, ma richiede un approccio sicuro alla forma, alle proporzioni e al contesto. Chiunque lavori in ambito storico deve decidere cosa ricostruire, cosa interpretare e cosa ironizzare. Ciò richiede la conoscenza della storia architettonica locale e la capacità di riflettere criticamente sul proprio progetto. I progetti migliori si riconoscono dal fatto che continuano a scrivere la storia, non semplicemente a ripeterla.

Infine, lo storicismo è un campo minato in termini di discorso. Quasi nessun altro argomento polarizza così tanto. Tra le accuse di essere retrogradi e le richieste di contestualizzazione, gli architetti di oggi si muovono su un terreno sottile. Se si vuole sopravvivere qui, occorrono argomenti, persuasività e la volontà di mettere costantemente in discussione le proprie posizioni. Dopo tutto, lo storicismo non è una ricetta, ma uno strumento. E come ogni strumento, può essere usato saggiamente o stupidamente.

Per la professione, ciò significa che lo storicismo non è solo una questione di stile, ma una pietra di paragone per il proprio atteggiamento. Coloro che lo padroneggiano possono offrire molto di più che belle facciate. Possono avviare dibattiti, creare identità e creare spazi che durano nel tempo. È una sfida – e più che mai necessaria.

Lo storicismo nel discorso globale: identità, ironia, innovazione

Lo storicismo non è un fenomeno esclusivamente tedesco, austriaco o svizzero. Giocare con la storia, la citazione e il contesto sta vivendo un notevole boom in tutto il mondo. Dai progetti di ricostruzione di Varsavia e Mosca al postmodernismo di Londra e alla cultura edilizia ibrida in Cina, i motivi storici vengono sperimentati, combinati e interrotti ovunque. Il discorso globale sullo storicismo è a più livelli: va dalla ricerca di identità e dalla critica dell’architettura di scambio globalizzata alla deliberata ironizzazione del proprio patrimonio.

In molti Paesi, lo storicismo è celebrato come un contro-modello del modernismo internazionale. È visto come un modo per preservare le tradizioni locali, raccontare narrazioni culturali e promuovere la partecipazione sociale. Allo stesso tempo, è una superficie di proiezione per dibattiti politici, sociali ed estetici. Ciò che è considerato un’espressione di autenticità in un contesto viene bollato come kitsch o nazionalismo altrove. L’architettura deve affrontare queste tensioni e trovare soluzioni che non scivolino nella nostalgia o nell’arbitrarietà.

Allo stesso tempo, lo storicismo globale è un laboratorio di innovazione. Le tecnologie digitali, i nuovi materiali e i metodi di costruzione ibridi consentono di reinterpretare gli elementi storici e di combinarli con le esigenze contemporanee. Gli esempi migliori nascono quando passato e futuro non sono visti come opposti, ma come risorse. Architetti come David Chipperfield, Herzog & de Meuron e Caruso St John dimostrano quanto possa essere sottile e stratificato lo storicismo oggi, senza cadere nell’eclettismo o nella copia.

Tuttavia, anche le critiche sono presenti a livello globale. La critica è che lo storicismo è spesso comodo, piacevole e facile da collegare, ma raramente veramente innovativo. Soddisfa le aspettative invece di metterle in discussione. Fornisce identità su ordinazione invece di sviluppare nuove narrazioni. Chiunque lo prenda sul serio deve quindi sempre porsi la domanda sul proprio contributo. Che cosa può realizzare oggi lo storicismo – e dove diventa un mero sfondo?

Il dialogo internazionale dimostra che lo storicismo è più stimolante quando ammette le contraddizioni. Quando non si considera una risposta, ma una domanda. E quando utilizza le possibilità della digitalizzazione per aprire nuove prospettive sul vecchio. Allora lo storicismo non è un regresso, ma un progresso – e a volte anche bello.

Conclusione: lo storicismo – più di uno stile, meno di una soluzione, ma sempre una sfida

Lo storicismo non può essere ridotto a questioni di stile o di moda. È un principio architettonico complesso che crea identità, provoca dibattiti e sfida costantemente. Che si tratti di una rottura deliberata, di una rifrazione ironica o di una ricostruzione seria, lo storicismo richiede competenza tecnica, intelligenza creativa e fermezza discorsiva. La digitalizzazione e la sostenibilità conferiscono al vecchio principio una nuova urgenza e nuove possibilità. L’architettura del futuro dovrà confrontarsi con lo storicismo, non per copiare il passato, ma per plasmare il futuro. Chi lo capirà sarà in vantaggio. E a volte, sì a volte, il risultato è qualcosa di veramente bello, proprio perché è tutto allo stesso tempo.

Posta da Rotterdam (5) – Domande su domande

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Collegio universitario Erasmus di Rotterdam

Dopo quattro mesi all’Accademia Baumeister, 18 settimane a Rotterdam e 90 giorni di lavoro presso MVRDV, Maxi Graber ha già sperimentato, visto e imparato molto. È arrivato il momento di riflettere sulla sua esperienza. E ha alcune domande in mente. A queste ha già trovato una risposta:

Baumeister: Sei mesi sono sufficienti per uno stage?

Maxi Graber: A livello professionale, credo che sei mesi siano sufficienti per conoscere l’ufficio, i suoi dipendenti, i numerosi progetti e i diversi metodi di lavoro. Mi bastano poche settimane per ambientarmi, conoscere tutti o almeno la maggior parte dei 180 volti e rendermi subito conto di come funziona la lepre MVRDV. A poco a poco, familiarizzo con la strategia e la filosofia dell’azienda e improvvisamente il tempo vola. Prima che me ne accorga, il mio stage sta per finire. Mi sono appena ambientato.

B: Controdomanda: una pausa di 12 mesi dagli studi non è troppo lunga?

MG: Per me, personalmente, è giusta. Mi dà abbastanza tempo per allontanarmi dall’università e immergermi completamente nella vita lavorativa. Devo ammettere che all’inizio è stato un po‘ faticoso dover seguire improvvisamente una routine quotidiana regolare e ben organizzata. Come studente, bisogna innanzitutto abituarsi. Come studente, sono molto flessibile e decido da sola come impiegare il mio tempo. Quindi dodici mesi mi danno la possibilità di trasformare la situazione eccezionale di uno stage nella mia vita quotidiana e di mantenere uno stile di vita organizzato e strutturato.

B: Come influisce il lavoro sui miei studi?

MG: Non potrò dirlo nel dettaglio prima di qualche mese, ma sono sicura che trarrò beneficio dai miei stage nel proseguire gli studi. Potrò approfondire la mia formazione non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello creativo. La combinazione di diversi programmi e software per risolvere compiti complessi in ufficio mi apre possibilità completamente nuove all’università. Ho anche imparato cosa significano disciplina e organizzazione. Do un nome e una gestione dettagliata a ogni singolo file e costruisco il decimo modello di lavoro come se fosse il primo. Da studente, non avevo ancora capito il potenziale di questo modello, che si può definire „uno è sufficiente“.

B: Quanti altri stage farò in futuro?

MG: È difficile dirlo, ma sono molto motivato a conoscere molti altri uffici, esplorare nuove città e Paesi e continuare a sperimentare. Ho capito quanto sia importante viaggiare, conoscere nuove persone ed esplorare l’architettura. La mia sete di nuove esperienze di stage non si è ancora placata. E sono sicura che ci saranno ancora una o due opportunità prima di terminare il mio Master.

Pavimento per tutti

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Perché il suolo non è uno yogurt? A queste e ad altre domande urgenti risponde la mostra „Il suolo per tutti“, che si può visitare all’Architekturzentrum Wien fino a luglio. Oltre alle spaventose informazioni di base, ci sono esempi di buone pratiche e opportunità. Leggete qui perché vale la pena visitarla.

Allianz Arena di Monaco – Calcio, NFL e altro…

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Allianz Arena Monaco di Baviera Arcobaleno

L'Allianz Arena di Monaco di Baviera con i colori dell'arcobaleno. Foto di Sinnbildner - Wikipedia CC BY-SA 4.0

È un’istituzione del calcio tedesco e internazionale e per molti è lo stadio più bello del mondo: l’Allianz Arena della capitale bavarese. L’FC Bayern Monaco gioca le sue partite casalinghe all’Allianz Arena davanti a 75.000 spettatori. La finale di UEFA Champions League del 2012 (FC Bayern Monaco contro Chelsea FC) e le numerose partite dei Mondiali di calcio del 2006 sono difficili da dimenticare. Il contratto per questo colosseo calcistico è stato assegnato al consorzio Alpine Bau Deutschland GmbH come appaltatore generale insieme agli architetti Jacques Herzog e Pierre de Meuron e al progettista generale HVB Immobilien AG.

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Aggiornamento: 11 novembre 2022
Domenica 13 novembre 2022, nel pomeriggio, si terrà la prima partita di football americano nella storia dell’Allianz Arena. I Seattle Seahawks affronteranno i Tampa Bay Buccaneers con la loro superstar Tom Brady. I preparativi sono in corso da settimane per garantire che una partita di NFL possa svolgersi all’Allianz Arena. Dopo che le regolari operazioni di gioco dell’FC Bayern Monaco sono state mantenute fino alla pausa invernale, le fondamenta dei pali delle porte, ad esempio, sono state gettate già molti mesi fa. Pochi giorni prima della partita della NFL, sono stati poi eretti i pali corrispondenti per i field goal e gli extra point.

Poiché l’Allianz Arena non è stata progettata per il football americano, è stato necessario apportare molte modifiche. Ad esempio, un campo da calcio è più corto ma più largo di un campo da football. Inoltre, è stato necessario apportare numerosi aggiustamenti per quanto riguarda la sicurezza e anche il design degli interni. Gli amici dello sport parlano anche di storia dello sport e l’Allianz Arena è in attesa di un altro sport appassionato. Tra l’altro, il contratto di locazione della città di Monaco prevede che per 90 anni (per lo più) nell’arena si possa giocare solo a calcio. Tuttavia, dopo che non è stato possibile garantire che anche una partita di NFL potesse svolgersi lì a causa degli imminenti lavori di ristrutturazione del vecchio Stadio Olimpico, tutte le parti si sono accordate sull’Allianz Arena. È stato detto che si voleva assolutamente portare la NFL a Monaco.

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Quando si parla di Allianz Arena, si sentono quasi solo grandi nomi. L’Allianz Arena di Monaco di Baviera sembra essere lo stadio perfetto per una delle migliori squadre di calcio del mondo. L’FC Bayern Monaco regala ai suoi tifosi innumerevoli emozioni stagione dopo stagione e anche la nazionale tedesca ha ottenuto grandi successi a Monaco. Ma cosa c’è dietro questa arena e perché non vediamo l’ora di assistere alle partite dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera per gli Europei del 2021?

La costruzione dell’Allianz Arena è iniziata nel 2002 e la prima pietra è stata posata il 21 ottobre 2002. Qualche anno dopo, nell’aprile 2005, i lavori di costruzione sono stati completati. La prima partita di prova nell’arena si è svolta tra l’FC Bayern Monaco e il TSV 1860 Monaco il 19 maggio 2005 davanti a circa 30.000 spettatori. La partita inaugurale ufficiale è stata l’amichevole tra i Lions e l’1. FC Nürnberg il 30 maggio 2005. Un giorno dopo si è svolta la partita inaugurale II tra l’FC Bayern Monaco e la nazionale tedesca nell’ambito di un’amichevole non ufficiale, vinta dal Bayern per 4 a 3.

Il motivo della presenza dei due grandi club di Monaco all’Allianz Arena è la struttura proprietaria. L’arena è di proprietà e costruita dall’Allianz Arena München Stadion GmbH, che oggi è interamente di proprietà dell’FC Bayern München AG, ma all’epoca era posseduta in parti uguali dalla suddetta AG dei campioni tedeschi e dal TSV München von 1860 GmbH & Co KGaA. Il 27 aprile 2006, tuttavia, l’azionista TSV München von 1860 GmbH & Co. KGaA ha dovuto vendere le proprie azioni all’FC Bayern München AG per 11 milioni di euro. Il motivo è da ricercarsi in problemi finanziari. Poco tempo dopo, tuttavia, il club ha rinunciato all’opzione di riacquisto delle azioni.

I costi totali di costruzione dell’Allianz Arena ammontano a 286 milioni di euro. I costi totali, che comprendono anche i costi di finanziamento, ammontavano a 340 milioni di euro. Inoltre, circa 210 milioni di euro sono stati investiti dal settore pubblico per lo sviluppo e le infrastrutture.

I punti salienti dell’Allianz Arena

L’arena offre numerosi punti di forza. Il primo e più importante è probabilmente la capacità, che nel corso degli anni è stata aumentata fino a 75.000 posti. Naturalmente non sono compresi solo gli spalti, ma anche i posti in piedi e i palchi. Questo sarebbe stato un fattore importante anche per la candidatura alle finali dei Campionati Europei UEFA del 2021, se Monaco non avesse deciso di non candidarsi a favore di Londra. Tra l’altro, la candidatura di Berlino per ospitare le finali è stata respinta.

Ufficialmente, l’Allianz Arena ha una capacità di 70.000 posti. Questo lo rende il terzo stadio più grande di questo Campionato Europeo. Solo Wembley a Londra e lo Stadio Olimpico di Roma sono più grandi. Ma non è solo la capacità dell’Arena di Monaco a essere sorprendentemente grande. Anche il parcheggio multipiano e la spianata sono enormi. Con 9.800 posti auto, il parcheggio multipiano è il più grande parcheggio di uno stadio in Europa.

La facciata dell’Allianz Arena – una dichiarazione

Stiamo parlando di una delle facciate a LED più grandi del mondo. Un’area totale di 26.000 metri quadrati è illuminata da più di 300.000 LED, teoricamente in più di 16 milioni di colori. Questo fa dell’Allianz Arena una delle più grandi facciate a LED del pianeta, insieme al Burj Khalifa di Abu Dhabi e al T-Centre di Vienna.

Un po‘ troppo per la funzione. L’Allianz Arena deve i suoi soprannomi meno lusinghieri di gommone, pneumatico o cuscino d’aria in parte alla sua forma e in parte ai cuscini in lamina (che compongono la facciata). 2.760 nidi d’ape di fogli di etilene tetrafluoroetilene dello spessore di 0,2 mm occupano una superficie totale di 66.000 metri quadrati e conferiscono all’arena il suo aspetto caratteristico.

Il lettore attento starà pensando: „Aspetta, perché improvvisamente 66.000 e non più 26.000 metri quadrati?“.
Questo perché l’area del tetto, anch’essa coperta da cuscini di pellicola, non è illuminata.

Chi conosce l’Allianz Arena dal passato ricorderà che all’epoca era possibile illuminare solo con i colori rosso, blu e bianco. Fino ad agosto 2015 sono stati utilizzati tubi fluorescenti, prima di passare alla tecnologia LED. Secondo l’FC Bayern, la conversione degli 8.000 tubi fluorescenti in LED ha consentito un risparmio energetico del 60%. La conversione è durata quasi un anno e ora consente di realizzare concetti di illuminazione tematici per molti eventi, come il Christopher Street Day (colori dell’arcobaleno) e il Natale. Dal 2019 è in uso un concetto di illuminazione del tetto adattato e suggestivo di Zumtobel.

I LED nei colori RGB e bianco sono illuminati sull’anello terminale interno del tetto e nelle giunzioni radiali nell’area del tetto. Quando è illuminata di rosso, sembra quasi che la tribuna si fondesse con l’area del tetto appena illuminata. Quando la squadra del Monaco segna un gol, l’effetto luminoso pulsa per far venire ancora di più la pelle d’oca. Zumtobel ha anche modernizzato l’illuminazione della scalinata a cascata e ha installato nuovi apparecchi a palloncino sulla spianata esterna all’arena nel 2020.

Il verde dell’Arena di Monaco

Se inizialmente era stato utilizzato un manto erboso a rotoli, nella stagione 2014/15 è stato utilizzato un manto erboso ibrido. La decisione è stata presa a favore del concetto di manto erboso ibrido a causa dell’elevato carico e della complessa procedura di sostituzione del manto erboso. Si trattava di un manto erboso naturale con fibre di erba artificiale integrate.

A causa di un’infestazione fungina, si sono formate ampie chiazze marroni e la giocabilità è stata fortemente limitata. Di conseguenza, nel 2016 si è deciso di sostituire nuovamente il manto ibrido con quello naturale. Da allora, i calciatori giocano solo su erba naturale all’Allianz Arena.

Poiché gli spettatori dell’arena devono essere protetti dai raggi solari da un sottofondo tessile che contribuisce anche a migliorare l’acustica, il campo è illuminato artificialmente. Per quanto riguarda l’illuminazione di base, nel 2017 l’illuminazione alogena è stata sostituita da proiettori a LED. L’Allianz Arena dispone anche di due schermi video di 200 metri quadrati, che fino al 2017 erano gli schermi più grandi d’Europa.

Le partite del Campionato europeo 2021 all’Allianz Arena

L’Allianz Arena ospiterà quattro partite del Campionato europeo 2021.

Francia – Germania il 15 giugno 2021 alle 21:00
Portogallo – Germania il 19 giugno 2021 alle 18:00
Germania – Ungheria il 23 giugno 2021 alle 21:00
Quarto di finale: vincitrice degli ottavi di finale 4 – vincitrice degli ottavi di finale 2 il 2 luglio 2021 alle 21:00.

Poiché la Germania ospiterà il Campionato Europeo UEFA 2023, le migliori squadre d’Europa torneranno a giocare all’Allianz Arena tra due anni. C’è anche la possibilità che la finale del Campionato europeo 2023 si svolga a Monaco. Ma questa decisione è ancora in sospeso.

Monaco! Calcio! Passione.

Che siate appassionati di calcio o meno. L’Allianz Arena è senza dubbio uno degli stadi di calcio più emozionanti del mondo. Chiunque sia un appassionato di calcio e sia mai stato all’Allianz Arena sa bene quanto il concetto di arena funzioni e quanto fantastica sia l’atmosfera che si respira durante una partita di calcio ad alto punteggio ed eccitante a Monaco. Non vediamo l’ora di assistere alle prossime partite a Monaco e, soprattutto, di vivere un periodo di tempo dopo la pandemia che consentirà nuovamente di avere uno stadio pieno con oltre 70.000 tifosi.

Clicca qui per maggiori informazioni e foto dell’Allianz Arena.

Per saperne di più sullo stadio di Wembley a Londra, cliccare qui. Qui potete trovare la panoramica degli stadi di EURO 2021.

Aggiornamento: 24.06.2021

L’Allianz Arena è stata la sede della partita finale del girone tra Germania e Ungheria. Dopo che il governo ungherese ha approvato una legge che limita fortemente l’educazione all’omosessualità nelle scuole, la città di Monaco di Baviera ha voluto dare l’esempio e far risplendere l’Allianz Arena con i colori dell’arcobaleno. La UEFA ha rifiutato questa proposta. La ragione addotta è che non è possibile fare dichiarazioni politiche durante i Campionati Europei. In precedenza, la UEFA aveva indagato sul portiere della nazionale tedesca Manuel Neuer, che indossava una fascia da capitano color arcobaleno come capitano della nazionale. L’indagine è stata archiviata.

Poiché la città non era in grado di illuminare l’arena di conseguenza, si è deciso di illuminare con i colori dell’arcobaleno la vicina turbina eolica, il municipio e la torre televisiva di Monaco. Varie iniziative hanno anche distribuito maschere arcobaleno e piccole bandiere arcobaleno davanti allo stadio. Molti tifosi hanno anche portato il proprio equipaggiamento color arcobaleno. Tuttavia, questo non ha cambiato il risultato della partita, che è terminata 2:2 e ha garantito alla Germania il secondo posto nel girone e quindi la qualificazione diretta alla prima fase finale. L’Ungheria ha concluso il torneo con un pareggio per 2-2 e non si è qualificata per il turno successivo.

Risultati del concorso a dicembre 2020

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Siete interessati agli ultimi risultati dei concorsi di architettura del paesaggio, ma non avete il tempo di guardarli bene? Nella panoramica dei concorsi G+L, Heike Vossen fornisce aggiornamenti mensili sui concorsi più interessanti. Ecco i risultati dei concorsi di dicembre 2020.

La città di Bedburg è alla ricerca di un progetto complessivo per il parco che circonda il castello con fossato del XII secolo nel centro della città. L’obiettivo è quello di aumentare il valore di amenità e l’impatto esterno del parco e di collegarlo con gli edifici circostanti. Il progetto vincitore di A24 Landschaft ha colpito per le sue innovazioni attente e appropriate e per la chiara zonizzazione spaziale e i collegamenti. L’area centrale del parco forma un sistema a sé stante, come un parco paesaggistico romantico con percorsi curvilinei e piccoli rifugi in riva al mare. I percorsi lineari completano il sistema all’esterno. L’asse della passeggiata del parco funge da collegamento diretto tra il centro città occidentale e il quartiere residenziale orientale. Nel parco, i progettisti riprendono l’elemento centrale dell’acqua e ne mettono in scena l’esperienza, assottigliando le sponde lungo i corsi d’acqua e creando aree ricreative in riva all’acqua. L’area del parco a sud dello stagno dei pesci sarà molto più diradata rispetto all’isola centrale del parco, che rimarrà fiancheggiata dagli alberi esistenti.

I risultati del concorso di novembre sono disponibili qui e qui.

Il sito dell’ex fabbrica di cavi Theisen a Duisburg sarà trasformato in un quartiere residenziale con circa 200 appartamenti. Secondo la giuria, il progetto vincitore del concorso a più fasi tiene conto molto bene delle strutture di utilizzo pubblico e privato. Il nuovo spazio urbano colpisce per la piazza pubblica centrale tra l’ex villa del direttore, la struttura del padiglione da conservare e il nuovo sviluppo del blocco perimetrale e si inserisce armoniosamente nella struttura di sviluppo circostante. I progettisti hanno suddiviso il sito in un quartiere urbano con una struttura chiusa e un campus verde intervallato da singoli edifici solitari. Il Campus Theisen offre aree ombreggiate per l’apprendimento e il gioco per scuole, asili e caffè. Il quartiere urbano è privo di auto e si basa su sequenze flessibili di percorsi e piazze, nonché su spazi verdi protetti nei cortili interni, destinati all’uso privato o pubblico.

I risultati del concorso di novembre sono disponibili qui e qui.

Un approccio progettuale sorprendente ha aiutato TGP Landschaftsarchitekten a vincere il concorso di realizzazione: i progettisti hanno eliminato i filari di alberi esistenti che in precedenza costituivano i bordi della piazza Münsterplatz, creando così il contesto urbano perduto tra la piazza e gli edifici storici circostanti. Al suo posto, una piazza alberata della chiesa costituisce il nuovo leitmotiv. Gli assi visivi esistenti si liberano e nuove destinazioni diventano chiaramente visibili: la piazza stessa può così tornare a ricoprire la sua importante posizione nella struttura storica del centro storico. La disposizione libera degli alberi nelle nuove posizioni consente un’elevata qualità di soggiorno e un uso differenziato della piazza. In futuro, la piazza stessa si estenderà fino alle facciate con una pavimentazione uniforme ma finemente differenziata, unendo i precedenti sottospazi in un’unica area complessiva. La pianta dell’ex chiesa cattedrale può essere letta come un'“ombra“ del passato con una pavimentazione più scura.

I risultati del concorso di novembre sono disponibili qui e qui.

L’intelligenza artificiale nel diritto della pianificazione: opportunità, rischi, esempi pratici

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Veduta aerea di una città inframmezzata da alberi - Foto di Ismail Ghallou

L’intelligenza artificiale nel diritto della pianificazione? Quello che sembra un futuro lontano è diventato realtà da tempo. Sempre più città, autorità di pianificazione e sviluppatori stanno sperimentando algoritmi che non solo analizzano i piani di sviluppo, ma aiutano anche a prendere decisioni. Tra promesse di efficienza, nuovi ideali di trasparenza e un pizzico di perdita di controllo, l’IA sta rivoluzionando il diritto della pianificazione. I ritardatari non saranno più penalizzati dal legislatore, ma dall’algoritmo.

  • Definizione: cosa significa intelligenza artificiale nel contesto del diritto urbanistico?
  • Potenzialità: aumento dell’efficienza, simulazioni di scenari, partecipazione e riduzione degli errori grazie all’IA
  • Rischi: Pregiudizi algoritmici, decisioni a scatola nera, incertezze legali.
  • Esempi pratici: Analisi dei piani di sviluppo supportate dall’IA, processi di approvazione digitali, modelli di previsione in città come Amburgo e Zurigo.
  • Quadro giuridico: Protezione dei dati, requisiti di trasparenza, responsabilità e governance
  • Sfide: Standardizzazione, accettazione, tracciabilità e gestione degli errori dell’IA
  • Prospettive future: dalla pianificazione assistita allo sviluppo urbano collaborativo con l’IA
  • Raccomandazioni per pianificatori, amministrazioni e città per un’implementazione di successo dell’IA
  • Conclusione: l’IA non è un fine in sé, ma uno strumento – il diritto della pianificazione ha bisogno di regole intelligenti e di attori sovrani.

Che cos’è l’intelligenza artificiale nel diritto della pianificazione?

Quando si usa la parola d’ordine „intelligenza artificiale“, spesso si pensa a robot, veicoli autonomi o assistenti parlanti. Ma nel diritto della pianificazione, l’intelligenza artificiale è molto meno fantascientifica e molto più pragmatica nella vita di tutti i giorni. Si tratta di sistemi basati sui dati che utilizzano l’apprendimento automatico, il riconoscimento automatico dei modelli e regole decisionali complesse per supportare o addirittura sostituire i processi legali. L’attenzione non è rivolta alla completa „sostituzione“ del giudizio umano, ma all’assistenza algoritmica nelle routine complicate, spesso lunghe e soggette a errori, della pianificazione urbana e territoriale.

L’applicazione inizia con l’analisi automatizzata dei piani di sviluppo. Ad esempio, l’intelligenza artificiale è in grado di confrontare paragrafi, regolamenti e specifiche di utilizzo con dati GIS, modelli 3D e applicazioni edilizie attuali. Riconosce i potenziali conflitti, evidenzia le deviazioni e, idealmente, suggerisce anche soluzioni alternative. Un altro campo è la simulazione di scenari: Come influisce una nuova specifica di altezza sull’ombreggiatura, sul microclima o sui volumi di traffico? I modelli supportati dall’IA possono fornire in pochi secondi risultati che altrimenti richiederebbero settimane.

Particolarmente interessante è l’interazione dell’IA con i gemelli digitali urbani, ossia immagini digitali della città che raccolgono e analizzano i dati in tempo reale. L’IA trasforma la marea di informazioni in conoscenza utilizzabile. Filtra modelli rilevanti, riconosce le tendenze e può quindi oggettivare i processi decisionali, almeno in teoria. In pratica, come spesso accade, le cose sono più complesse: gli algoritmi devono essere addestrati, i quadri giuridici devono essere rispettati e le responsabilità devono essere chiarite.

Nel mondo di lingua tedesca, l’IA nel diritto della pianificazione è ancora agli inizi, ma i modelli internazionali mostrano cosa è possibile fare. Singapore, ad esempio, utilizza l’IA per controllare in modo completamente automatico le domande di costruzione e renderle pronte per l’approvazione in pochi minuti. Nei Paesi Bassi, le reti neurali vengono utilizzate per creare mappe del rumore a livello cittadino che non sarebbero più possibili con i metodi di calcolo tradizionali. Questi esempi dimostrano che l’intelligenza artificiale è destinata a rimanere, anche nel diritto urbanistico.

Allo stesso tempo, è chiaro che l’intelligenza artificiale non è una panacea. Ha bisogno di persone intelligenti che la comprendano, la controllino e la sviluppino. Chi vede l’IA solo come una bacchetta magica avrà delle brutte sorprese. Chi invece la vede come uno strumento può migliorare radicalmente i processi di pianificazione. La fantascienza sta lentamente diventando realtà urbana, anche nel diritto urbanistico tedesco.

Opportunità: efficienza, trasparenza e nuove possibilità per la pianificazione

I vantaggi dell’IA nel diritto urbanistico non possono essere negati, anche se in molti casi non sono ancora pienamente sfruttati. Probabilmente la maggiore opportunità risiede nell’aumento dell’efficienza. I sistemi supportati dall’IA possono automatizzare i complessi processi di revisione che in precedenza coinvolgevano numerosi soggetti che esaminavano pile di documenti. L’analisi dei piani di sviluppo, il confronto con le normative vigenti o l’identificazione dei conflitti possono essere effettuati in una frazione del tempo precedentemente richiesto. Ciò significa non solo processi più rapidi, ma anche una significativa riduzione del carico di lavoro degli uffici di pianificazione, spesso sovraccarichi.

Un altro aspetto è la riduzione degli errori. Gli ispettori umani sono soggetti a errori, dovuti alla pressione del tempo, alla routine o semplicemente al sovraccarico di lavoro. L’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere ogni deviazione, contraddizione e incoerenza con un’attenzione incessante, a condizione che sia adeguatamente addestrata e che le vengano forniti dati aggiornati. Ciò aumenta la certezza del diritto e la qualità della pianificazione, a vantaggio di tutte le parti coinvolte.

La trasparenza è una terza importante promessa dell’IA. I sistemi digitali possono visualizzare i processi decisionali, documentare le simulazioni e quindi garantire una migliore tracciabilità. Questo è un vantaggio reale per la partecipazione pubblica, soprattutto nel caso di progetti controversi. Se i cittadini possono vedere come vengono valutati e ponderati gli scenari, si riduce il rischio di diffidenza e proteste. Questo non solo rende la legge sulla pianificazione più veloce, ma anche più democratica – almeno idealmente.

Ci sono anche nuove possibilità per lo sviluppo di scenari. L’intelligenza artificiale è in grado di analizzare diverse varianti in pochi secondi, di simulare gli effetti di nuove normative sui trasporti, sul clima o sulle infrastrutture sociali e di creare così una base solida per il processo decisionale. Si tratta di un vantaggio inestimabile, soprattutto in tempi di cambiamenti climatici e di rapida urbanizzazione. Le città possono rispondere alle sfide in modo più mirato e sviluppare soluzioni sostenibili.

Infine, l’IA apre anche nuove strade per la partecipazione. Con l’aiuto di piattaforme digitali, i cittadini possono essere direttamente coinvolti nel processo di pianificazione, capire le simulazioni e dare i propri suggerimenti. Questo non solo rende la pianificazione più efficiente, ma anche più inclusiva. Tuttavia, i sistemi devono essere progettati per essere aperti, comprensibili e accessibili. Altrimenti si rischia esattamente il contrario: l’allontanamento dei cittadini dal processo di pianificazione e l’aumento del potere delle élite tecnocratiche.

Pericoli e rischi: Pregiudizi algoritmici, effetti black box e aree grigie legali

Naturalmente, non ci sono solo opportunità. I rischi dell’IA nel diritto della pianificazione sono reali e non vanno assolutamente sottovalutati. Un problema fondamentale è il cosiddetto pregiudizio algoritmico. I sistemi di IA imparano dai dati e questi riflettono sempre pregiudizi sociali, squilibri o punti ciechi. Se, ad esempio, i piani di sviluppo storici vengono utilizzati come base di dati, i modelli discriminatori possono essere riprodotti o addirittura rafforzati. Questo non è solo delicato dal punto di vista legale, ma anche molto problematico dal punto di vista sociale.

Un altro rischio risiede nella mancanza di trasparenza di molti processi di IA. Anche gli sviluppatori spesso non sono più in grado di spiegare esattamente perché il loro algoritmo ha preso una determinata decisione. Nel diritto della pianificazione, che si basa sulla tracciabilità e sulla certezza del diritto, lo strumento diventa rapidamente una scatola nera. Chi è responsabile se l’IA sbaglia un calcolo? Come si può contestare una decisione se nessuno capisce come è stata presa? Ciò comporta la minaccia di enormi conflitti con i principi dello Stato di diritto.

Anche le incertezze legali rendono difficile l’uso dell’IA. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) stabilisce limiti rigorosi per il trattamento dei dati personali. Tuttavia, molte applicazioni di IA richiedono proprio questi dati per funzionare correttamente. È inevitabile trovare un equilibrio tra innovazione e protezione dei dati, spesso difficile da risolvere. C’è anche la questione della responsabilità: chi è responsabile se la pianificazione supportata dall’IA provoca un danno? I produttori dei sistemi, gli utenti, il legislatore? Mancano ancora regole chiare.

Non va inoltre trascurato il rischio di pregiudizi tecnocratici. Se i sistemi di IA diventano troppo potenti, c’è il rischio che la pianificazione venga disumanizzata. Le decisioni potrebbero basarsi sempre più su dati presumibilmente oggettivi, ignorando il contesto sociale, culturale o estetico. La pianificazione diventerebbe quindi un compito di calcolo, e non lo è mai. La diversità della città, la complessità dei processi sociali e l’importanza degli spazi pubblici non possono essere racchiusi in algoritmi. Abbiamo ancora bisogno di pianificatori esperti che sappiano guardare oltre i dati.

Infine, non bisogna sottovalutare gli aspetti economici. I sistemi di intelligenza artificiale sono costosi e richiedono alti livelli di investimento e manutenzione continua. Non tutte le autorità locali possono permetterselo. C’è il rischio di una nuova divisione tra città ricche e povere, tra pionieri e ritardatari. La digitalizzazione del diritto urbanistico non deve portare a un’ulteriore divisione del paesaggio urbano. Sono invece necessari standard comuni, supporto e un dialogo aperto sulle opportunità e i limiti della tecnologia.

Esempi pratici: Come l’IA sta già cambiando il diritto urbanistico oggi

Chi crede che l’IA nel diritto urbanistico sia ancora un sogno del futuro si sbaglia di grosso. Esistono già numerosi progetti pilota, anche nei Paesi di lingua tedesca. Un pioniere è Amburgo, dove è stato sviluppato il progetto „BauBot“. Qui un algoritmo analizza le domande di costruzione, le confronta con i piani di sviluppo attuali e fornisce automaticamente informazioni sui potenziali conflitti. Ciò ha accorciato drasticamente i tempi di elaborazione e ridotto il tasso di errore. Sebbene il processo di approvazione finale sia ancora un compito umano, l’IA ha semplificato notevolmente il processo.

A Zurigo, i modelli di previsione supportati dall’intelligenza artificiale vengono utilizzati per simulare i volumi di traffico o gli effetti dei nuovi piani di sviluppo sul microclima, ad esempio. I risultati confluiscono direttamente nel processo decisionale e, se necessario, possono essere presentati al pubblico. Questo crea trasparenza e consente un dibattito informato sui vantaggi e gli svantaggi delle diverse opzioni di pianificazione.

Un altro esempio viene da Vienna, dove l’amministrazione comunale lavora con un’intelligenza artificiale che analizza le mappe del rumore e sviluppa proposte per misure di riduzione del rumore. Non vengono presi in considerazione solo i dati attuali, ma anche gli sviluppi storici e le previsioni. L’IA riconosce schemi che spesso sfuggono agli ispettori umani e può quindi suggerire misure più mirate.

Esistono anche iniziative a livello federale. L’Istituto federale di ricerca per l’edilizia, l’urbanistica e lo sviluppo territoriale (BBSR) sta sperimentando strumenti di intelligenza artificiale che automatizzano la valutazione delle procedure di partecipazione. Commenti, suggerimenti e obiezioni vengono registrati, classificati e ponderati in base alla loro rilevanza. Questo non solo accelera il processo, ma può anche aumentare la qualità della partecipazione, a condizione che gli algoritmi siano trasparenti e i risultati comprensibili.

A livello internazionale, gli sviluppi si sono spinti oltre. A Singapore, in Svizzera e nei Paesi Bassi, i sistemi supportati dall’intelligenza artificiale sono già utilizzati per approvazioni completamente automatizzate. I gemelli digitali delle città consentono di simulare e valutare gli effetti della pianificazione in tempo reale. I regolamenti di pianificazione diventano così processi dinamici, basati sui dati, che possono essere costantemente adattati e migliorati. L’obiettivo: una pianificazione rapida, flessibile e incentrata sul cittadino, sempre nel rispetto dei requisiti di legge.

Prospettive: Quali sono i prossimi sviluppi dell’IA nel diritto urbanistico?

Il futuro dell’IA nel diritto urbanistico è aperto e sarà determinato da molti fattori. Tecnicamente, le possibilità sono già enormi. Tuttavia, la sfida più grande risiede nella governance: chi controlla gli algoritmi? Chi decide quali dati includere e come ponderare i risultati? Ciò richiede standard non solo tecnici, ma soprattutto legali ed etici. È l’unico modo per evitare che lo strumento diventi un potere incontrollabile.

La standardizzazione è una questione fondamentale. Finora le diverse autorità locali, gli Stati federali e gli sviluppatori hanno lavorato con i propri sistemi, set di dati e procedure. Ciò comporta una mancanza di trasparenza, inefficienza e incertezze legali. Standard comuni, interfacce aperte e regole chiare per l’uso dell’IA sono quindi essenziali. Creano fiducia, facilitano la cooperazione e consentono anche alle città più piccole di beneficiare dei vantaggi della digitalizzazione.

Anche l’istruzione e la formazione svolgono un ruolo importante. Gli urbanisti, gli avvocati e il personale amministrativo non devono diventare programmatori, ma devono capire come funziona l’IA, i suoi limiti e le sue possibilità. Solo così potranno utilizzare la tecnologia con fiducia e riconoscere tempestivamente gli sviluppi indesiderati. L’integrazione dell’IA nel diritto della pianificazione non è un successo sicuro: richiede attori intelligenti, informati e impegnati a tutti i livelli.

Un’altra questione è la partecipazione pubblica. L’IA non deve diventare uno strumento tecnocratico di potere, ma deve essere trasparente, comprensibile e partecipativa. I cittadini devono avere la possibilità di comprendere le decisioni, sollevare obiezioni e partecipare attivamente. Questo non solo rafforza la democrazia, ma aumenta anche l’accettazione delle nuove tecnologie.

Infine, è necessario un discorso aperto sui limiti dell’IA. Non tutti i compiti sono adatti all’automazione, non tutte le decisioni possono essere prese sulla base dei dati. La città è e rimane uno spazio sociale in cui sono necessari compromessi, creatività e umanità. L’IA può essere di supporto, ma non deve sostituire le persone. Il diritto urbanistico deve quindi rimanere vigile, adattativo e favorevole all’innovazione, senza tradire i propri valori fondamentali.

Conclusione: l’IA nel diritto della pianificazione – uno strumento, un’opportunità e una sfida allo stesso tempo

L’intelligenza artificiale cambierà il diritto della pianificazione – e più velocemente di quanto molti vorrebbero. Offre enormi opportunità: efficienza, trasparenza, riduzione degli errori e nuove possibilità di partecipazione. Ma nasconde anche dei rischi: pregiudizi algoritmici, mancanza di trasparenza, incertezze legali e il pericolo di un’eccessiva modellazione tecnocratica della pianificazione. Il trucco consiste nell’intendere l’IA come uno strumento, non come un sostituto del giudizio umano, ma come un’integrazione e un supporto. Ciò richiede regole intelligenti, standard aperti e una cultura di trasparenza e partecipazione.

Chiunque voglia utilizzare con successo l’IA nel diritto urbanistico deve essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Gli algoritmi sono validi quanto le persone che li sviluppano, li addestrano e li controllano. Sono necessari istruzione e formazione, strutture di governance chiare e un dialogo aperto tra tutte le parti interessate. Questo è l’unico modo per sfruttare il potenziale della tecnologia, senza mettere a repentaglio le basi del diritto e della democrazia.

Il futuro della pianificazione urbana è digitale, basato sui dati e sempre più caratterizzato dall’intelligenza artificiale. Ma alla fine rimane un compito profondamente umano. Chi manterrà questo equilibrio beneficerà della digitalizzazione. Chi si rifiuta di abbracciarla rischia di rimanere indietro, e non solo nel confronto internazionale. L’IA non è un fine in sé, ma uno strumento al servizio della città. Il diritto della pianificazione è all’inizio di un viaggio entusiasmante. Chi si unirà a noi potrà plasmare il futuro in modo più intelligente, trasparente ed equo che mai.

Notte di cazzate a Monaco: ARCHITORTUR L’edificio fa schifo

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Il prossimo evento FuckupNights® si terrà a Monaco il 27 giugno. Foto: FuckupNights®

Il prossimo evento FuckupNights® si terrà a Monaco il 27 giugno. Foto: FuckupNights®

Il prossimo evento FuckupNights® a Monaco di Baviera si terrà il 27 giugno. Per saperne di più sul concetto alla base del movimento e sull’evento di Monaco di Baviera con il motto „Architortur. Costruire fa schifo“.

FuckupNights® è un movimento globale lanciato in Messico nel 2012. L’idea alla base degli eventi è nata da cinque amici che si sono resi conto che era più facile parlare dei loro fallimenti professionali personali davanti a qualche drink. Da allora, il movimento è stato organizzato in 321 città di 90 Paesi. Gli imprenditori raccontano le loro storie di progetti falliti e di fallimenti professionali alle FuckupNights®. Il progetto offre una nuova prospettiva sul fallimento e contribuisce a destigmatizzarlo. Questo funziona grazie al dialogo rilassato in un’atmosfera informale. Il prossimo evento, la Fuckup Night Munich, si terrà il 27 giugno nella capitale bavarese e sarà anche l’ultima FuckupNight® prima della pausa estiva.

Florian Öttl

La storia dell’imprenditore Florian Öttl dimostra che il fallimento non deve avvenire per forza da un momento all’altro. Il suo progetto di realizzare uno showroom esperienziale a Dubai insieme al suo team si è rivelato non così facile come si pensava inizialmente. In occasione dell’evento, Florian Öttl spiega cosa ne è stato del suo progetto.

Kay Mantzel

Kay Mantzel parla del ruolo del luogo di lavoro e si chiede se anche i luoghi possano avere dei problemi. Parla di come il nuovo modo di lavorare con lo spazio, la cultura e la tecnologia sia adatto a persone con ADHD, autismo, Asperger, dipendenti in sedia a rotelle o con altre disabilità.

Kelly Kelch

Il caporedattore Kelly Kelch parla di quanto sia essenziale il partner giusto per realizzare obiettivi e progetti professionali. La realizzazione di una nuova rivista online per architetti ha portato al fallimento della partnership, che alla fine si è rivelata una felice coincidenza.

Tobias Hager

Tobias Hager, Chief Content Officer di BAUMEISTER, racconta gli ostacoli del rilancio di un sito web e fornisce una panoramica delle sue carenze professionali.

Quando: Martedì 27 giugno 2023, dalle 18.30 alle 21.00 circa, ingresso alle 18.00.
Dove: Designwerkschau, Gotzinger Str. 52 b, 2° cortile interno, 2° piano, Monaco di Baviera

Ulteriori informazioni e aggiornamenti sull’evento Fuckup Night Munich sono disponibili qui.

Preservare i beni culturali – Restauro 03/24

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Nel nostro terzo numero di quest’anno, ci concentriamo sulla questione del modo migliore per preservare i beni culturali. Presentiamo diverse tecnologie. Ad esempio, il murale „Lebensfreude“ di Gerhard Richter è stato recentemente scoperto a Dresda, dove l’analisi dei materiali è stata di grande importanza. Un altro progetto presente nella rivista è molto più vecchio ed è stato utilizzato un materiale completamente diverso. Durante il restauro della chiesa del monastero di Magdeburgo, diamo uno sguardo dettagliato alla pietra naturale. Inoltre, esaminiamo la carta da parati in pelle d’oro del XVIII secolo e vi portiamo in viaggio nella camera funeraria di Neferhotep. Sempre con un occhio di riguardo per gli approcci innovativi al restauro dei manufatti culturali.

Il nostro terzo RESTAURO del 2024 è incentrato sui beni culturali. Più precisamente, come si possono preservare i beni culturali. Naturalmente, guardiamo sempre alle tecnologie e ai servizi più recenti nel nostro settore. Tuttavia, ci concentriamo anche sugli approcci innovativi e sui metodi più recenti e guardiamo alla conservazione e alla protezione dei beni culturali.

A Dresda, ad esempio, è in corso il restauro del murale „Lebensfreude“ di Gerhard Richter. È stato ridipinto di bianco nel 1979. Abbiamo anche parlato con Juliane Schuster, che ha lavorato al restauro della pietra naturale all’interno dell’ex chiesa del monastero „Unser Lieben Frauen“ nel centro storico di Magdeburgo. Ci rallegriamo anche della nuova edizione del „Libro dei colori“ di Alataverlag e, in occasione del 75° anniversario della morte di James Ensor, Anversa, Bruxelles e Ostenda dedicano quest’anno numerose mostre ed eventi al pittore belga. Noi eravamo lì per voi.

Come già detto, apprezziamo le nuove conquiste tecnologiche e grazie allo strumento di intelligenza artificiale basato sul web xCurator, chiunque può diventare artista e curatore. Abbiamo fatto il punto della situazione. Abbiamo anche raccontato del rilevamento precoce degli incendi basato su sensori e siamo entrati in una casa nella tenuta Horseshoe, patrimonio mondiale dell’UNESCO, dove è stato creato un museo affittabile.

Come potete vedere, abbiamo viaggiato molto per questo numero. Spero che vi piaccia e che potremo anche servirvi uno o due progetti sorprendenti.

Se non siete ancora visitatori abituali del nostro sito www.restauro.de, vorrei cogliere l’occasione per invitarvi a dare un’occhiata. Garantendo la gratuità (che non è più scontata nell’era dei paywall), vi forniamo settimana dopo settimana storie e notizie entusiasmanti che non vorrete perdervi. Per ovviare a questo problema, potete semplicemente iscrivervi alla nostra newsletter periodica.

La rivista è disponibile qui in negozio!

Vi auguriamo di scoprire questo numero con piacere.

Leggete nel nostro numero di marzo come la digitalizzazione sta progredendo nella scena artistica.

Analisi del design basata sull’intelligenza artificiale: sistemi di feedback per i giovani uffici

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Piante verdi su una recinzione di cemento bianco in un contesto urbano, fotografate da Danist Soh

L’analisi del design basata sull’intelligenza artificiale sembra un sogno del futuro, ma da tempo è diventata lo strumento più adatto per i giovani studi che non vogliono aspettare il prossimo concorso, ma vogliono mettere alla prova i loro progetti oggi. I nuovi sistemi di feedback promettono niente meno che la democratizzazione del design, in tempo reale, basato sui dati e spietatamente onesto. Ma quanto di tutto questo è un’illusione e quanta sostanza c’è? E cosa significa tutto questo per la scena dell’architettura in Germania, Austria e Svizzera?

  • L’analisi progettuale basata sull’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il lavoro architettonico quotidiano, dal primo schizzo al modello finito.
  • I sistemi di feedback consentono ai giovani studi di raggiungere un nuovo livello di autocontrollo e di accelerare il processo di apprendimento.
  • Germania, Austria e Svizzera stanno sperimentando con cautela, con progetti pilota, ma anche con scetticismo e ostacoli tecnici.
  • Gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale stanno sfidando i processi di progettazione tradizionali e modificando i ruoli in ufficio.
  • La sostenibilità sta diventando un dovere, non un optional, e l’intelligenza artificiale aiuta a ottimizzare i parametri ecologici fin dalla fase di progettazione.
  • La competenza professionale non è più sufficiente: se non si sanno leggere i dati, si rimane esclusi.
  • Il dibattito sull’IA in architettura è caratterizzato da visioni, timori e dalla domanda: chi controlla effettivamente gli algoritmi?
  • I modelli globali stanno definendo gli standard, ma gli studi di lingua tedesca stanno cercando un proprio approccio critico alla tecnologia.
  • La grande promessa: più trasparenza, iterazioni più veloci, meno errori, ma anche nuove dipendenze.

Dall’intuizione alla simulazione: lo stato dell’analisi progettuale AI nella regione DACH

Mano sul cuore: i grandi progetti vengono ancora creati su carta, almeno nella testa delle persone. Ma un attimo dopo, i giovani uffici caricano i loro schizzi sul cloud, li fanno controllare da algoritmi di intelligenza artificiale e in pochi minuti ricevono la verità senza veli: La posizione del sole è sbagliata, l’ombreggiatura è pessima, il budget di CO₂ è saltato. Quello che prima richiedeva settimane, ora viene fatto dal software in pochi secondi. Benvenuti nell’era dell’analisi progettuale basata sull’intelligenza artificiale, un campo che è ancora agli inizi in Germania, Austria e Svizzera, ma che sta crescendo rapidamente.

I primi progetti pilota sono visibili nelle metropoli, per lo più in collaborazione con università o dipartimenti di innovazione di grandi uffici. Mentre alcuni si entusiasmano per la „design intelligence“, altri la salutano stancamente: Troppo costosa, troppo soggetta a errori, non abbastanza pratica. Naturalmente, nessuno ha ancora trovato il Santo Graal dell’ottimizzazione automatica della progettazione. Ma la tendenza è inarrestabile. Se oggi siete un giovane ufficio nella regione DACH, non potete evitare i sistemi di feedback basati sull’intelligenza artificiale se volete sopravvivere sul mercato.

I sistemi vanno da semplici simulazioni di energia e luce naturale a complesse analisi multicriteriali che valutano contemporaneamente aspetti urbanistici, ecologici ed economici. I risultati sono spesso sconfortanti: molti progetti non soddisfano i propri requisiti quando vengono confrontati con dati concreti. Ma è proprio qui che risiede l’effetto di apprendimento. I giovani architetti sviluppano un nuovo rapporto con gli errori, che diventano il motore di progetti migliori e non il motivo di notti insonni.

Austria e Svizzera sono caute come la Germania, ma spesso più pragmatiche. A Zurigo, ad esempio, le analisi dell’intelligenza artificiale vengono utilizzate nelle prime fasi del concorso per testare le varianti e risparmiare risorse. A Vienna, gli sviluppatori sperimentano piattaforme aperte che possono essere utilizzate anche da uffici più piccoli. A Monaco e Berlino, invece, regna ancora il dubbio: quanta IA può tollerare la libertà di progettazione? Chi controlla i risultati? E cosa succede all’istinto creativo?

La situazione attuale è quindi un mix di euforia, scetticismo e cauta sperimentazione. Le grandi innovazioni di solito emergono all’interfaccia tra ricerca e pratica. Ma sempre più giovani uffici nei Paesi di lingua tedesca se ne stanno rendendo conto: L’intelligenza artificiale non è un avversario, ma uno strumento, a patto che siate voi stessi a stabilire le regole del gioco.

Sistemi di feedback: Tra trasparenza radicale e sovraccarico algoritmico

I sistemi di feedback per i progetti sono il nuovo sparring partner in ufficio, indipendentemente dalle gerarchie o dagli ego. Forniscono un feedback spietatamente oggettivo sui requisiti energetici, sull’ottimizzazione degli spazi, sulla mobilità, sulla scelta dei materiali e molto altro ancora. Sembra un concetto di pianificazione idilliaco, ma ha anche i suoi lati negativi. Se si lascia il controllo all’algoritmo, si rischia di trasformare il processo creativo in un puzzle di numeri. Il trucco è vedere il sistema di feedback come uno strumento, non come un giudice.

Il funzionamento è semplice, almeno sulla carta. Gli architetti inseriscono i dati del progetto nel software, selezionano i criteri di destinazione desiderati e lasciano che l’intelligenza artificiale faccia i conti. Il sistema fornisce suggerimenti per l’ottimizzazione, evidenzia i punti deboli e suggerisce alternative. In pratica, tutto ciò è meno spettacolare di quanto sembri. La qualità dei risultati dipende in larga misura dai dati disponibili e dalla capacità di porre le domande giuste. Se non si sa cosa si vuole ottimizzare, non si otterranno risposte utili.

Il vero valore dei sistemi di feedback risiede nell’accelerazione del processo di apprendimento. Gli errori diventano visibili fin da subito, le varianti possono essere confrontate rapidamente e i punti ciechi della progettazione appaiono improvvisamente come segnali di allarme rossi. Questo fa risparmiare tempo, risorse e nervi, soprattutto negli uffici giovani che non possono permettersi lunghi cicli di revisione. Ma porta anche a una nuova forma di trasparenza: il processo di progettazione diventa misurabile, comprensibile e visibile a tutti i membri del team. Questo può essere motivante, ma anche intimidatorio.

Il pericolo di un eccesso di algoritmi è reale. Chiunque creda che tutti i problemi possano essere risolti con l’intelligenza artificiale dimentica che qualsiasi sistema di feedback è buono solo quanto la sua programmazione. Dati imprecisi, ponderazioni errate o obiettivi unilaterali portano rapidamente a risultati assurdi. La scena dell’architettura è quindi impegnata in un dibattito controverso: i sistemi sono una liberazione dall’istinto o l’inizio della fine della creatività? Come spesso accade, la risposta sta nel mezzo. Chi utilizza i sistemi di feedback in modo intelligente amplia la propria cassetta degli attrezzi, chi si fida ciecamente perde la visione d’insieme.

Tutto sommato, si può dire quanto segue: La trasparenza radicale dell’analisi progettuale basata sull’intelligenza artificiale è sia una maledizione che una benedizione. I giovani studi che imparano a giocare con i sistemi invece di servirli ne trarranno vantaggio a lungo termine. Gli altri saranno sorpassati dagli algoritmi, o saranno coinvolti nei loro stessi errori.

Digitalizzazione, IA e sostenibilità: un triangolo tossico o una grande opportunità?

La digitalizzazione dell’analisi progettuale non è più una questione di se, ma di come. L’intelligenza artificiale sta dando la spinta necessaria, ma porta con sé anche nuove sfide, soprattutto nel campo della sostenibilità. Sono finiti i tempi in cui le questioni ecologiche venivano poste solo alla fine del progetto. Oggi i giovani uffici devono tenere conto dei criteri di sostenibilità fin dalla fase di progettazione. È qui che l’intelligenza artificiale mostra tutto il suo potenziale: analizza i flussi di materiali, simula il fabbisogno energetico, ottimizza la luce diurna e calcola i costi del ciclo di vita prima ancora che sia stata redatta la prima planimetria.

Sembra il paradiso della progettazione, ma in pratica si tratta di un gioco di equilibri. Sebbene i sistemi forniscano dati precisi e chiare raccomandazioni di intervento, non riconoscono alcun compromesso. Se si vuole un progetto sostenibile, bisogna essere pronti a buttare a mare le routine più care o a riorganizzare le proprie priorità. Gli strumenti di intelligenza artificiale scoprono senza pietà dove si sprecano le risorse, dove lo spazio è utilizzato in modo inefficiente o dove si usano materiali dannosi per il clima. Questo è scomodo, ma necessario se l’industria vuole lavorare seriamente sulla propria impronta ecologica.

In Germania, Austria e Svizzera, gli ostacoli sono alti. Molti uffici sono alle prese con dati insufficienti, mancanza di interfacce e di interoperabilità. Sebbene i principali fornitori di software forniscano costantemente nuovi plug-in di intelligenza artificiale, la loro integrazione nei processi esistenti è spesso un lavoro difficile. Un ufficio giovane che voglia puntare sulla sostenibilità ha bisogno di competenze tecniche, pazienza e volontà di aprire nuove strade. Non è più sufficiente produrre bei rendering: servono prove affidabili e processi decisionali trasparenti.

La discussione sulla sostenibilità è strettamente legata alla questione di chi abbia effettivamente il controllo sugli strumenti digitali. I dati appartengono all’ufficio, al fornitore di software o al cliente? Come si può evitare che gli obiettivi di sostenibilità vengano compromessi da distorsioni algoritmiche? Le risposte sono aperte, ma una cosa è chiara: quanto meglio un ufficio comprende il funzionamento dei sistemi di IA, tanto maggiore è il suo margine di manovra. Chi padroneggia la tecnologia può usarla per raggiungere i propri obiettivi. Chi la ignora, diventa una pedina del gioco dell’industria del software.

Il triangolo tossico tra digitalizzazione, IA e sostenibilità può diventare una trappola o una grande opportunità. I giovani uffici che riescono a trovare un equilibrio non solo produrranno progetti migliori, ma daranno anche forma al futuro del settore. A patto che mantengano il controllo dei propri strumenti e non si lascino cullare dalle promesse della lobby tecnologica.

Competenze tecniche e nuovi ruoli: Cosa serve davvero ai giovani uffici

Iniziare con l’analisi progettuale basata sull’intelligenza artificiale non è una passeggiata. Chi pensa che siano sufficienti alcuni nuovi plug-in sarà presto smentito. I nuovi sistemi richiedono una conoscenza tecnica di base, competenze sui dati e la capacità di comprendere interrelazioni complesse. Non basta più disegnare un progetto: bisogna anche essere in grado di parametrare, simulare, analizzare e analizzare criticamente i risultati. Si tratta di una nuova forma di professionalità che molti giovani studi devono ancora imparare.

I ruoli negli studi di architettura stanno cambiando. Gli scienziati dei dati, gli specialisti dell’intelligenza artificiale e gli esperti di sostenibilità stanno diventando un punto fermo del team. Chi lavora come architetto tradizionale deve seguire una formazione continua o accettare che siano altri a stabilire le regole del gioco. I tempi in cui l’istinto era sufficiente sono finiti. Se si vuole essere all’avanguardia, è necessario conoscere a fondo le strutture di dati, le interfacce e le relazioni algoritmiche. Sembrano cose da nerd, ma da tempo fanno parte della vita architettonica quotidiana.

La grande sfida consiste nell’integrare i nuovi strumenti nel processo di lavoro. Molti giovani studi stanno sperimentando metodi agili, team interdisciplinari e piattaforme aperte, in modo che l’analisi progettuale dell’IA non diventi fine a se stessa. I sistemi non sono destinati a sostituire il pensiero, ma ad alleviare e ispirare il team. Coloro che riusciranno a utilizzare la tecnologia come catalizzatore di discussioni migliori avranno più successo a lungo termine rispetto ai puri calcolatori di numeri.

Un altro tema è la riflessione critica sulla propria dipendenza dai fornitori di software. Chi si affida esclusivamente a sistemi proprietari si mette nelle mani delle aziende tecnologiche. L’open source e le interfacce aperte stanno quindi diventando questioni strategiche. I giovani uffici che controllano i propri dati e sviluppano i propri strumenti di analisi non solo si assicurano la propria indipendenza, ma anche un vantaggio innovativo. La capacità di controllare i propri strumenti sta diventando una competenza chiave del futuro.

In definitiva, è chiaro che la competenza tecnica è diventata il biglietto d’ingresso per il nuovo mondo dell’architettura. Ma non basta padroneggiare gli strumenti. Se si vuole fare un uso intelligente dell’analisi progettuale basata sull’IA, bisogna anche avere il coraggio di mettere in discussione le proprie routine e la creatività di strumentalizzare i sistemi per i propri obiettivi.

Dibattiti globali, risposte locali: visioni, rischi e futuro dell’analisi del design

L’analisi del design basata sull’intelligenza artificiale è al centro di un dibattito globale che va ben oltre le questioni tecniche. Negli Stati Uniti e in Cina, i giganti della tecnologia si stanno concentrando su sistemi di pianificazione completamente automatizzati, mentre in Scandinavia le città stanno sperimentando piattaforme aperte e partecipative. Nei Paesi di lingua tedesca domina ancora lo scetticismo: quanto controllo vogliamo davvero dare agli algoritmi? Come si possono evitare gli errori derivanti dalla cecità dei dati o dai pregiudizi degli algoritmi? Le risposte sono varie come la scena architettonica stessa.

I critici mettono in guardia da un’eccessiva ingegnerizzazione del processo di progettazione. Temono che gli strumenti di IA diventino una porta d’accesso per interessi commerciali e diluiscano la firma architettonica. I visionari, invece, vedono nelle analisi dell’IA un’opportunità per affrontare finalmente le principali sfide del settore: Cambiamento climatico, efficienza delle risorse, giustizia sociale. Resta da vedere chi ha ragione, ma è chiaro che i sistemi stanno cambiando il discorso. La bozza diventerà uno spazio di negoziazione tra creatività, dati e obiettivi sociali.

Un’altra questione controversa è quella della trasparenza e della spiegabilità. I sistemi di intelligenza artificiale sono spesso scatole nere le cui raccomandazioni non sono sempre comprensibili. Questo può portare a una perdita di fiducia da parte dei clienti, delle autorità e del proprio team. Il settore sta quindi lavorando a nuovi standard di tracciabilità e apertura. I giovani studi che prendono sul serio questi principi avranno più successo a lungo termine dei puri tecnocrati.

La comunità architettonica mondiale osserva con interesse, ma anche con stupore, gli sviluppi nella regione DACH. Mentre altrove i sistemi di feedback automatizzati sono da tempo uno standard, in questo Paese si discute ancora se tutto questo abbia senso. Forse è proprio questo il punto di forza: la capacità di esaminare criticamente la tecnologia e di sviluppare soluzioni proprie potrebbe dare un vantaggio decisivo agli uffici di lingua tedesca. Coloro che non si sottraggono al dibattito, ma anzi lo plasmano, danno forma al futuro del settore.

In fin dei conti, la consapevolezza è che l’analisi di progettazione basata sull’IA non è fine a se stessa. È uno strumento, un catalizzatore e una pietra di paragone. I giovani uffici che utilizzano i sistemi in modo intelligente non solo lavoreranno in modo più efficiente, ma anche più creativo. Gli altri si adatteranno o saranno travolti dalla prossima ondata di digitalizzazione.

Conclusione: i sistemi di feedback dell’IA sono la nuova spina dorsale dei giovani studi di architettura?

L’analisi progettuale basata sull’intelligenza artificiale segna un cambiamento di paradigma nella professione di architetto, soprattutto per i giovani studi che non si accontentano della mediocrità. I nuovi sistemi di feedback non solo forniscono risposte più rapide e precise, ma costringono tutti i soggetti coinvolti a rivedere radicalmente il proprio processo di progettazione. Chi vede la tecnologia come un’opportunità e mantiene il controllo sui propri strumenti contribuirà a plasmare il futuro del settore. Chi si affida alla propria intuizione sarà superato dagli algoritmi. La grande sfida rimane: Armonizzare tecnologia, creatività e sostenibilità senza farsi accecare dal clamore. Benvenuti nell’era della trasparenza radicale e della vera innovazione.