È flessibile ma allo stesso tempo robusto: con il cinturino in ardesia “Stone”, il produttore austriaco di cinturini per orologi Hirsch ha messo a segno un vero e proprio colpo da maestro.


Adatti alla sauna e alle immersioni
La scisto, utilizzata da tempo nell’edilizia per la sua facile spaccabilità, è già nota come tegola, lavagna scolastica o vassoio da portata. Anche gli orologi da parete in scisto non sono nulla di straordinario. L’azienda Hirsch è però riuscita, grazie alla nanotecnologia, a spaccare questa roccia sedimentaria in modo così sottile da ottenere una lamella di pietra sottilissima, che pesa pochissimo ed è inoltre flessibile e modellabile. Questo strato di ardesia viene posizionato su una base di gomma e dotato di una fibbia pieghevole in acciaio inossidabile: il cinturino dell’orologio è pronto. Ogni esemplare esce dalla produzione con una sfumatura di colore unica, grazie alle venature della pietra, e grazie all’imbottitura in gomma «Stone» è comodo da indossare.
Il cinturino in ardesia è impermeabile e resiste a immersioni fino a 300 metri di profondità. Può essere indossato in sauna e non causa alcun problema a chi soffre di allergie. «Stone» è stato presentato per la prima volta come parte della linea «Performance» alla fiera dell’orologeria Baselworld 2017. Già nel 2014 questa stessa linea aveva ricevuto il Red Dot Design Award per la sua particolare combinazione di materiali, ovvero pelle e gomma. La lavorazione della pelle è stata fin dall’inizio una delle competenze chiave dell’azienda Hirsch. Nel 1765 Johannes Franz Hirsch pose le basi dell’azienda nella Bassa Austria, producendo pelle per calzature e selleria in una piccola conceria e bottega di pelletteria – naturalmente a mano, come era consuetudine all’epoca. 170 anni dopo, la Hirsch depositò il suo primo brevetto: nel 1935 l’azienda a conduzione familiare inventò la cinghia a vuoto Hirsch per l’industria automobilistica. Dieci anni dopo nacquero i primi cinturini per orologi in pelle. La produzione avveniva sul tavolo della cucina di casa a Klagenfurt, utilizzando un coltellino tascabile e una macchina da cucire domestica.
Standard internazionale e fucina di design
Dopo che nel 1955 Hans Hirsch riuscì a realizzare una giunzione senza cuciture tra il cuoio esterno e quello di fodera, l’azienda decollò davvero: la tecnica Hirsch Rembordé rivoluzionò l’industria orologiera ed è ancora oggi considerata uno standard internazionale. Anche la presentazione dei cinturini per orologi conobbe un nuovo slancio grazie all’azienda Hirsch: nel corso degli anni, grandi nomi del mondo del design e dell’architettura hanno influenzato la progettazione dei cosiddetti distributori automatici Hirsch. Si tratta di sistemi di stoccaggio che, per la prima volta, hanno portato i cinturini da orologio fuori dal cassetto e sul bancone di vendita. Il distributore automatico progettato dall’architetto Hans Hollein è persino entrato a far parte della collezione del Museum of Modern Art di New York. Nel 1995 il designer italiano Matteo Thun ha creato un espositore che ha definitivamente consolidato i cinturini Hirsch nel segmento di alta gamma.
Dall’inizio degli anni 2000, in casa Hirsch un’idea innovativa segue l’altra. Sotto la guida di Robert Hirsch sono stati realizzati, ad esempio, il cinturino «IDentification» con microchip integrato o il cinturino «Aloe Vera», che cura la pelle. Con un cinturino da orologio in ardesia, che ormai adorna anche il naso di molti sotto forma di occhiali, l’azienda dimostra non solo il proprio fiuto per le tendenze, ma anche la propria filosofia aziendale improntata alla sostenibilità.



















