Facciata continua in edifici storici: struttura, vantaggi e applicazioni

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Un’immagine dettagliata dei materiali e della struttura relativa alla facciata continua di un edificio storico
Grattacielo con numerose facciate vetrate: un simbolo urbano dell’architettura moderna. Foto: kuhnzsq / Unsplash

Una facciata continua su un edificio storico è ben più di una semplice scelta estetica: è un sistema progettato con cura dal punto di vista della fisica delle costruzioni, che prevede la realizzazione di un nuovo rivestimento esterno ventilato davanti alla struttura esistente dell’edificio, senza gravare su di essa né penetrarla. Soprattutto nella ristrutturazione di edifici storici e più datati, questo principio offre possibilità che nessun altro sistema di facciata riesce a combinare allo stesso modo: miglioramento delle prestazioni termiche, regolazione dell’umidità, isolamento acustico e rinnovamento estetico in un unico intervento strutturale.

  • Cosa comporta tecnicamente una facciata continua in un edificio storico e in che modo si differenzia dagli altri sistemi di isolamento
  • Come funziona nel dettaglio la struttura di una facciata ventilata e quali funzioni svolgono i diversi strati
  • Quali vantaggi dal punto di vista della fisica delle costruzioni offre la ventilazione rispetto al sistema di isolamento termico esterno (WDVS)
  • Quali sottostrutture, materiali isolanti e rivestimenti sono adatti per gli edifici esistenti
  • Quali sfide particolari sorgono quando si applica questa soluzione a un edificio esistente
  • Come devono essere presi in considerazione nella progettazione i ponti termici, la protezione antincendio e l’isolamento acustico
  • Quali sono le basi normative e i regolamenti che ne determinano la realizzazione
  • Come la facciata continua si inserisce nel quadro complessivo della ristrutturazione di un edificio storico e quali sono i suoi limiti

Definizione e delimitazione: che cos’è una facciata continua in un edificio storico?

Nel settore edile tedesco, il termine «facciata continua» indica un rivestimento esterno non portante che viene appeso davanti alla struttura portante vera e propria dell’edificio, senza assorbire direttamente i carichi statici provenienti dall’edificio stesso. Essa sostiene esclusivamente il proprio peso, nonché le forze del vento e di aspirazione, che vengono trasferite alla struttura portante tramite una sottostruttura. Negli edifici esistenti questo principio viene applicato in una forma specifica: come rivestimento di facciata ventilato, in cui tra il nuovo involucro esterno e la parete esistente rimane uno spazio d’aria continuo e ventilato. Questo spazio d’aria è la caratteristica fondamentale che distingue nettamente la facciata a cortina da un sistema composito di isolamento termico (WDVS).

Nel sistema ETICS, lo strato isolante viene incollato e fissato con tasselli direttamente sul sottofondo, mentre l’intonaco viene applicato immediatamente sull’isolante. Si crea così una struttura a strati dall’aspetto monolitico, priva di intercapedine d’aria. La facciata sospesa, invece, si articola in tre livelli funzionali chiaramente distinti: lo strato isolante, fissato alla parete esistente, l’intercapedine di ventilazione posteriore e il livello di rivestimento esterno costituito da pannelli, profili o altri elementi. Questa separazione comporta conseguenze di ampia portata in termini di fisica delle costruzioni, che saranno trattate in dettaglio nel prosieguo. Nel gergo tecnico, il sistema viene anche definito «facciata sospesa ventilata» (VHF), un termine comunemente utilizzato sia nella normazione che nelle pubblicazioni specializzate.

Negli edifici esistenti, questo tipo di costruzione si confronta con una situazione preesistente che differisce sostanzialmente da quella delle nuove costruzioni. La parete esistente può essere costituita da muratura in mattoni pieni, pietra naturale, travatura a traliccio, calcestruzzo o materiali misti. Il suo stato, la sua geometria, la sua capacità portante e la sua storia igrometrica determinano quale sottostruttura possa essere scelta e come debba essere dimensionato lo strato isolante. La facciata sospesa in un edificio storico è quindi sempre un compito di progettazione individuale, non una soluzione standard “pronta all’uso”.

Struttura della facciata continua: strati, funzioni e materiali

La struttura di una facciata continua su un edificio storico segue un principio a strati chiaramente articolato, che può essere interpretato dall’interno verso l’esterno. Il primo livello è costituito dalla parete esterna esistente dell’edificio storico, che di norma non viene né demolita né modificata in modo sostanziale. Essa rimane l’elemento portante e il supporto per il fissaggio della sottostruttura. Davanti a questa parete, a una distanza definita, viene applicato lo strato isolante, che di norma è costituito da lana minerale, lana di roccia o lana di vetro. Questi materiali sono aperti alla diffusione, ovvero permeabili al vapore, il che costituisce un presupposto essenziale per il funzionamento della ventilazione posteriore.

La sottostruttura, che collega tra loro lo strato isolante e il rivestimento e trasferisce i carichi alla parete portante, è solitamente costituita da profili in alluminio o acciaio inossidabile. L’alluminio si è affermato come materiale standard grazie al suo rapporto vantaggioso tra peso, resistenza alla corrosione e lavorabilità. I profili vengono ancorati alla parete esistente con disposizione verticale o orizzontale, scegliendo i punti di fissaggio in modo che coincidano con le zone portanti della muratura o del calcestruzzo. Tra la sottostruttura e la parete esistente vengono inseriti elementi di separazione termica, i cosiddetti separatori termici o dischi isolanti, per ridurre al minimo i ponti termici nei punti di fissaggio.

L’intercapedine di ventilazione tra l’isolamento e il rivestimento è di norma di almeno due centimetri, ma nella pratica spesso varia da tre a quattro centimetri. Questo spazio è aperto sia nella parte inferiore che in quella superiore e consente un flusso naturale di convezione: l’aria entra dalla parte inferiore, si riscalda all’interno dello spazio grazie all’irraggiamento solare sul rivestimento, sale e fuoriesce dalla parte superiore. Questo movimento d’aria convoglia in modo affidabile verso l’esterno l’umidità che si diffonde dallo strato isolante o dalla parete esistente. In questo modo si impedisce l’accumulo di condensa all’interno della struttura della parete, un problema che può verificarsi nei sistemi di isolamento termico a cappotto (SITC) senza un’attenta progettazione.

Lo strato di rivestimento esterno è l’elemento visivo della facciata continua. In questo ambito, il progettista ha a disposizione numerosi materiali: pannelli in fibrocemento, pannelli in ceramica e gres, pannelli in pietra naturale, pannelli compositi in alluminio, rivestimenti in legno con diversi profili, acciaio Corten, vetro smaltato o laminato ad alta pressione (HPL). Ciascuno di questi materiali presenta requisiti specifici in termini di fissaggio, realizzazione delle fughe e manutenzione. Le fughe tra i pannelli sono di norma aperte o riempite con materiale di riempimento, non sigillate ermeticamente, poiché la ventilazione posteriore richiede una certa circolazione d’aria e la fessura non costituisce un sistema a tenuta di pressione.

Vantaggi dal punto di vista della fisica delle costruzioni della facciata continua su un edificio esistente

Il vantaggio fondamentale dal punto di vista della fisica delle costruzioni della facciata continua su un edificio storico risiede nel disaccoppiamento tra isolamento termico e protezione dall’umidità. Nel sistema di isolamento termico esterno (SITE), lo strato di intonaco deve fungere contemporaneamente da protezione dagli agenti atmosferici, barriera al vapore e protezione della superficie, il che, in caso di dimensionamento errato, può portare a un accumulo di umidità nello strato isolante. La facciata continua separa in modo coerente queste funzioni: il rivestimento garantisce la protezione dagli agenti atmosferici, l’intercapedine di ventilazione l’allontanamento dell’umidità, lo strato isolante l’isolamento termico. Ogni strato può essere dimensionato in modo ottimale per la propria funzione, senza dover scendere a compromessi.

Questo vantaggio è particolarmente rilevante per gli edifici esistenti, poiché le vecchie murature presentano spesso livelli di umidità elevati, causati da umidità capillare, pioggia battente, sali igroscopici o danni pregressi. Un sistema di isolamento termico esterno (SITE) applicato su tali pareti può ostacolare l’asciugatura della parete esistente, poiché la diffusione del vapore verso l’esterno viene fortemente rallentata dallo strato isolante e dall’intonaco. La facciata continua, invece, permette alla parete esistente di respirare: l’umidità che si diffonde dalla muratura raggiunge l’intercapedine di ventilazione e viene lì espulsa. La riserva di essiccazione della struttura muraria viene preservata, il che è di notevole importanza nel restauro di edifici storici.

Dal punto di vista termico, la facciata continua su un edificio storico offre la possibilità di realizzare spessori isolanti notevoli senza limitazioni dovute allo spessore dell’intonaco o al sistema di incollaggio. Mentre nel sistema di isolamento termico esterno (SITE) lo spessore dell’isolante presenta limiti pratici per ragioni statiche e tecniche, la sottostruttura della facciata continua può essere dimensionata in modo tale da ospitare senza problemi spessori di isolamento di venti centimetri e oltre. Questo è spesso determinante per una ristrutturazione a livello di «casa ad alta efficienza», come definito dalla legge sull’energia degli edifici (GEG) come standard obiettivo. Anche l’isolamento termico estivo ne trae vantaggio: il rivestimento riflette o assorbe la radiazione solare prima che questa raggiunga lo strato isolante, mentre la ventilazione posteriore raffredda la struttura grazie al flusso d’aria, riducendo notevolmente il trasferimento di calore all’interno dell’edificio.

Dal punto di vista dell’isolamento acustico, la facciata continua, grazie alla sua struttura multistrato e disaccoppiata, funge da barriera efficace contro il rumore esterno. La massa dei pannelli di rivestimento, lo strato isolante e l’intercapedine d’aria si integrano a vicenda nel loro effetto fonoisolante. Soprattutto in contesti urbani, dove gli edifici storici si trovano spesso lungo strade molto trafficate, questo aspetto rappresenta un effetto collaterale da non sottovalutare della ristrutturazione della facciata.

Sfide particolari negli edifici storici: sottofondo, geometria e tutela dei beni culturali

L’applicazione della facciata continua su un edificio storico pone progettisti e esecutori di fronte a sfide specifiche che non si presentano in questa forma nelle nuove costruzioni. La prima e più fondamentale sfida è la valutazione del sottofondo. La muratura antica può variare notevolmente nella sua capacità portante: la struttura della malta può essere dilavata o salina, i mattoni possono essere indeboliti dall’alternanza gelo-disgelo e gli strati di intonaco ancora presenti sulla parete esistente spesso non sono adatti come sottofondo per l’ancoraggio della sottostruttura. Prima di progettare la facciata continua è quindi necessario effettuare un’accurata analisi dello stato attuale, che includa prove di estrazione in punti rappresentativi, al fine di determinare la capacità portante dei fissaggi a tassello.

Gli edifici storici raramente presentano quella precisione geometrica che è scontata nelle nuove costruzioni. Irregolarità della facciata, sporgenze e rientranze, cornicioni, davanzali, bovindi e logge richiedono una sottostruttura personalizzata che compensi questa geometria e crei comunque un piano di rivestimento livellato. Allo stesso tempo, gli intradossi di finestre e porte devono essere trattati in modo tale che lo strato isolante sia esteso il più possibile verso l’esterno, per ridurre al minimo i ponti termici in corrispondenza degli intradossi. Questa progettazione dei dettagli è tecnicamente impegnativa e richiede esperienza nella gestione di edifici esistenti.

Nel caso di edifici storici sottoposti a tutela, si aggiungono ulteriori limitazioni. Molte facciate storiche sono degne di tutela per la loro materialità, articolazione e struttura superficiale, per cui, dal punto di vista della conservazione dei beni culturali, la copertura con una facciata continua non è autorizzabile. In tali casi è necessario valutare soluzioni alternative, come l’isolamento interno o l’isolamento del nucleo in caso di muratura a doppio strato. Laddove sia comunque possibile realizzare una facciata continua su un edificio storico sottoposto a tutela, ad esempio sulle facciate che si affacciano sul cortile o in aree prive di elementi degni di tutela, la scelta dei materiali di rivestimento richiede uno stretto coordinamento con l’autorità competente in materia di tutela dei beni culturali. Le superfici in ceramica, la pietra naturale o i rivestimenti in legno possono essere accettati in determinati contesti, purché si integrino, in termini di scala e texture, nell’aspetto dell’edificio esistente.

Un altro punto critico è la realizzazione della zona dello zoccolo. Nel punto di transizione tra la facciata continua e il terreno o la zona dello zoccolo, l’intercapedine di ventilazione deve essere progettata in modo tale da impedire l’ingresso di umidità, sporcizia e piccoli animali, senza però ostacolare la circolazione dell’aria. In questo caso si utilizzano speciali lamiere forate o zanzariere che formano la chiusura inferiore della fessura. La zona del basamento è al contempo l’area in cui gli spruzzi d’acqua e l’umidità ascendente agiscono in modo particolarmente intenso, motivo per cui la scelta dei materiali per il rivestimento e l’isolamento deve avvenire con particolare attenzione.

Protezione antincendio e normazione: cosa vale per la facciata continua su un edificio storico

La protezione antincendio nelle facciate continue degli edifici storici è un aspetto che non deve essere sottovalutato in fase di progettazione. L’intercapedine di ventilazione, così vantaggiosa per l’evacuazione dell’umidità, rappresenta in caso di incendio un potenziale effetto camino: un incendio che penetra nell’intercapedine può diffondersi rapidamente su più piani grazie alla spinta ascensionale dell’aria. I regolamenti edilizi dei Länder tedeschi e la normativa amministrativa modello sulle disposizioni tecniche edilizie (MVV TB) stabiliscono i requisiti relativi alla resistenza al fuoco e al comportamento al fuoco dei materiali utilizzati.

Per gli edifici che superano una determinata altezza – in Germania, di norma, quando il bordo superiore del pavimento del locale di soggiorno più in alto supera i tredici metri – si applicano requisiti più rigorosi. In questi casi, i materiali isolanti e di rivestimento devono essere almeno difficilmente infiammabili (classe di materiale da costruzione B1 secondo la norma DIN 4102 o classe europea C secondo la norma EN 13501), e nell’intercapedine di ventilazione devono essere installate barriere antincendio orizzontali in materiali non combustibili, che impediscano la propagazione verticale del fuoco. Per i grattacieli e le costruzioni speciali si applicano requisiti ancora più severi, che devono essere concordati caso per caso con l’autorità edilizia. La lana minerale come materiale isolante è vantaggiosa in questo contesto, poiché è incombustibile (classe europea A1 o A2) e quindi soddisfa di norma i requisiti di protezione antincendio.

In Germania, la base normativa per la progettazione e la realizzazione delle facciate continue è costituita dalla norma DIN 18516, che in diverse parti disciplina i requisiti relativi ai rivestimenti delle pareti esterne ventilate. Essa tratta, tra l’altro, il dimensionamento della sottostruttura, i requisiti relativi ai dispositivi di fissaggio, le dimensioni minime dell’intercapedine di ventilazione e i requisiti relativi ai materiali utilizzati. A integrazione di quanto sopra si applicano le omologazioni generali dell’ispettorato edile (abZ) o le Valutazioni Tecniche Europee (ETA) per specifici componenti di sistema, ottenute dai produttori delle sottostrutture e dei materiali di rivestimento. I progettisti dovrebbero sempre verificare se i componenti di sistema scelti dispongano delle relative certificazioni e se queste siano valide per la specifica applicazione nell’edificio esistente.

Progettazione e scelta dei materiali: possibilità estetiche della facciata continua

La facciata continua su un edificio storico offre una varietà di soluzioni progettuali che quasi nessun altro sistema di risanamento è in grado di eguagliare. Il disaccoppiamento tra struttura portante e rivestimento esterno consente di progettare la nuova facciata in modo completamente indipendente dalla geometria della parete esistente. I progettisti possono utilizzare sporgenze e rientranze, cambi di colore, contrasti di materiali e variazioni di texture senza dover tenere conto della logica del sottofondo. Ciò apre possibilità di reinterpretazione progettuale degli edifici storici che non sarebbero realizzabili con una semplice applicazione di intonaco.

I pannelli in fibrocemento sono tra i materiali di rivestimento più utilizzati, poiché sono leggeri, resistenti agli agenti atmosferici, disponibili in molti colori e finiture e relativamente economici. I pannelli ceramici in gres porcellanato offrono un’elevata resistenza ai raggi UV, al gelo e alle sollecitazioni meccaniche e, dal punto di vista estetico, sono difficilmente distinguibili dalla pietra naturale. Le lastre in pietra naturale, ad esempio in granito, calcare o ardesia, conferiscono alla facciata una profondità materica e una sensazione al tatto che nessun altro materiale è in grado di riprodurre, ma richiedono un’attenta progettazione statica della sottostruttura a causa del loro peso proprio più elevato. I rivestimenti in legno, sia non trattati che verniciati con smalto trasparente, coniugano aspetti ecologici con un’estetica calda, ma richiedono un piano di manutenzione ben studiato, poiché il legno, in quanto materiale organico, necessita di cure regolari.

Nella scelta dei materiali per gli edifici storici, oltre all’estetica, occorre considerare anche la durata nel tempo in relazione all’impegno di manutenzione. Una facciata continua è in linea di principio più facile da riparare rispetto a un sistema di facciata intonacata, poiché i singoli elementi di rivestimento possono essere sostituiti senza intervenire sull’intera facciata. Tuttavia, la durata dei materiali scelti dovrebbe essere in linea con il ciclo di ristrutturazione dell’edificio. La ceramica e la pietra naturale hanno una durata di diversi decenni, mentre alcuni prodotti in plastica o in legno possono richiedere un rinnovo molto prima.

La facciata continua nel contesto della ristrutturazione di edifici storici

La facciata continua su un edificio storico non è una soluzione universale, ma in molti casi di ristrutturazione rappresenta la soluzione più convincente dal punto di vista della fisica delle costruzioni e la più flessibile dal punto di vista progettuale. Il suo principio, ovvero la separazione dell’isolamento termico, della dispersione dell’umidità e della protezione dagli agenti atmosferici in strati chiaramente definiti, riflette una profonda comprensione dei processi fisici che si verificano su una parete esterna. Proprio negli edifici storici, dove la parete esistente presenta spesso una storia complessa di umidità e dove le irregolarità geometriche sono la norma, questo sistema offre una robustezza che i sistemi monolitici non riescono a eguagliare.

La scelta di una facciata continua su un edificio storico dovrebbe sempre basarsi su un’analisi approfondita dello stato attuale. La capacità portante del sottofondo, le condizioni igrometriche della parete esistente, i requisiti di protezione antincendio, le norme di tutela dei beni culturali e il risultato progettuale desiderato sono parametri che devono essere considerati nel loro insieme. Un progettista che comprenda queste interazioni e le attui con coerenza nella progettazione dei dettagli crea una facciata che protegge l’edificio per decenni, ne riduce significativamente il fabbisogno energetico e gli conferisce un nuovo aspetto accattivante. In questo senso, la facciata continua su un edificio storico non è un intervento che cancella la storia dell’edificio, ma uno che la racconta aggiungendo un nuovo strato.

Per architetti, progettisti e committenti che si occupano della ristrutturazione di edifici esistenti, vale la pena considerare la facciata sospesa non come una soluzione speciale e costosa, ma come un sistema i cui costi aggiuntivi rispetto al sistema di isolamento termico esterno (SITE) sono in molti casi giustificati da minori costi di manutenzione, maggiore durata e una migliore sicurezza dal punto di vista della fisica delle costruzioni. L’investimento in una facciata sospesa e ventilata, progettata e realizzata con cura, si ripaga nel corso del ciclo di vita dell’edificio, e questo è, in definitiva, il parametro con cui dovrebbe essere valutata ogni decisione di ristrutturazione.

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Edifici residenziali dell’anno 2022 – Wanted

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Edifici residenziali dell'anno 2022

Edifici residenziali dell'anno 2022

Anche quest’anno BAUMEISTERe Callwey Verlagsono alla ricerca dell ‚“Edificio residenziale dell’anno 2022″. Per la seconda volta viene organizzato anche il premio „Soluzioni dell’anno“. Candidatevi ai premi entro il 1° marzo 2022.

Quale edificio è innovativo, creativo e straordinariamente contemporaneo? In che modo i responsabili del progetto rispondono alle diverse esigenze dei residenti nella costruzione degli alloggi? Come si concilia l’edificio con l’ambiente circostante? Queste e altre domande sono i criteri in base ai quali una giuria di esperti assegna il premio „Edificio residenziale dell’anno 2022“. Si tratta di un premio per sviluppatori e committenti nel campo dell’edilizia residenziale multipiano. Riunisce i migliori progetti e concetti di edilizia residenziale realizzati in varie categorie.

Per sapere quale progetto ha vinto il premio „Edificio residenziale dell’anno 2021„, cliccare qui. Per sapere quale progetto ha vinto il premio „Edificio residenziale dell’anno 2020„, cliccare qui.

Possono partecipare i promotori di progetti, i promotori immobiliari, i gruppi edilizi, le associazioni e le cooperative edilizie, nonché gli architetti che realizzano progetti di edilizia residenziale in Germania, Austria, Svizzera e Alto Adige. I progetti presentati non devono avere più di cinque anni. La quota di iscrizione è di 390 euro per i partecipanti fino al 1° marzo 2022; in caso di aggiudicazione, i vincitori pagheranno 4.900 euro per un pacchetto completo.

Premio: Soluzioni dell’anno 2022

Per la seconda volta, le aziende che si occupano di edilizia e i loro prodotti saranno premiati con il premio „Edificio residenziale dell’anno – Soluzioni dell’anno 2022“. Possono partecipare le aziende produttrici dei Paesi di lingua tedesca. La quota di iscrizione è di 390 euro. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è la fine di aprile 2022. I vincitori saranno decretati da una votazione pubblica online e riceveranno un compenso di 3.900 euro per l’utilizzo di un pacchetto multimediale. Le categorie del premio sono:

BAUMEISTER non è l’unico partner del premio, gli altri partner sono la Bundesarchitektenkammer e.V. (BAK), Drees & Sommer, Expo Real, InformationsZentrum Beton, Immobilienverband Deutschland IVD, architektur.aktuell ed espazium.

Il termine ultimo per la presentazione delle candidature al premio „Edificio residenziale dell’anno 2022“ è il 1° marzo.

È possibile partecipare qui.

Supervisione digitale degli edifici: monitoraggio in tempo reale grazie all’intelligenza artificiale

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Lavoratori edili visitano un cantiere, circondati da sorveglianza digitale e monitoraggio in tempo reale controllato dall'intelligenza artificiale.
Controllo efficiente della costruzione e rilevamento degli errori in cantiere. Foto di Scott Blake su Unsplash.

Supervisione digitale dei cantieri in tempo reale? Quello che prima sembrava un sogno erotico per i maniaci del controllo sta per diventare la nuova normalità nei cantieri. L’intelligenza artificiale sta monitorando i processi, rilevando gli errori, documentando i progressi e rivoluzionando la supervisione dell’edilizia – in modo più rapido, accurato e spietato di qualsiasi collega umano. Ma a che punto è il mondo di lingua tedesca? E perché la supervisione digitale non è solo una benedizione, ma anche un rischio per la cultura edilizia?

  • La supervisione digitale delle costruzioni con l’intelligenza artificiale sta per diventare lo standard del settore.
  • Germania, Austria e Svizzera stanno sperimentando, ma manca un’implementazione a livello nazionale.
  • Il monitoraggio in tempo reale migliora la qualità, la sostenibilità e la sicurezza, a patto che venga utilizzato correttamente.
  • Le soluzioni supportate dall’intelligenza artificiale riconoscono errori, ritardi e deviazioni in modo più preciso rispetto ai metodi tradizionali.
  • La protezione dei dati, le questioni di responsabilità e l’accettazione sono ostacoli fondamentali.
  • Le competenze professionali si stanno modificando: le capacità digitali e di analisi dei dati stanno diventando un must.
  • La supervisione delle costruzioni sta diventando un processo di controllo interdisciplinare e guidato dai dati.
  • Esiste una linea sottile tra la mania del controllo digitale e un reale aumento dell’efficienza.
  • La tendenza internazionale: l’IA come costruttore, non solo come strumento.
  • Idee visionarie e voci critiche si confrontano sul futuro della supervisione delle costruzioni.

Supervisione edile reloaded: cosa può fare davvero l’IA oggi?

La supervisione edilizia tradizionale ha una reputazione simile a quella di un casco da cantiere logoro: affidabile, ma tutt’altro che sexy. Protocolli infiniti, orge di timbri, ispezioni in tutte le condizioni atmosferiche: sembra un dovere, non un optional. Ma la digitalizzazione si prepara a cambiare radicalmente questa immagine. L’intelligenza artificiale è in crescita. Al posto di stanche pile di file, ora abbiamo sensori intelligenti, droni, scanner 3D e, soprattutto, algoritmi che non solo tengono traccia del caos nei cantieri, ma lo trasformano anche in dati utilizzabili. Quella che sembrava un’utopia della Silicon Valley solo pochi anni fa è ora tecnicamente valida ed è stata sperimentata in progetti pilota iniziali.

Ma cosa può fare davvero la supervisione digitale dei cantieri con l’AI? Riconosce in tempo reale le deviazioni dai piani, segnala le lavorazioni difettose o i componenti mancanti, documenta senza soluzione di continuità i progressi della costruzione e garantisce il rispetto degli standard e degli obiettivi di sostenibilità. Telecamere e sensori forniscono i dati grezzi, mentre i modelli di intelligenza artificiale analizzano il materiale e danno l’allarme in caso di anomalie. I sistemi imparano costantemente: Più cantieri vengono monitorati, più gli algoritmi diventano precisi. Il risultato: meno errori, tempi di risposta più rapidi e costi inferiori. Senza dimenticare la documentazione continua e a prova di manomissione per le successive questioni di responsabilità.

Ma non tutti i cantieri sono laboratori di alto livello. Molte aziende sono riluttanti a riorganizzare i processi esistenti o a lasciare che l’intelligenza artificiale abbia l’ultima parola. Di conseguenza, la supervisione digitale delle costruzioni nei Paesi di lingua tedesca rimane spesso un campo di sperimentazione, con progetti faro nelle grandi città e nei gruppi aziendali, ma raramente nelle medie imprese o nei progetti di edilizia pubblica. Soprattutto l’integrazione nei flussi di lavoro esistenti e l’accettazione da parte dei soggetti coinvolti sono veri e propri ostacoli. Dopo tutto, la supervisione delle costruzioni non è solo una questione di tecnologia, ma anche di potere e fiducia.

Un altro problema è la sovranità dei dati. Chi controlla i dati raccolti dal cantiere? Chi è responsabile se l’IA viene interpretata in modo errato? E come si proteggono le informazioni sensibili da un uso improprio? Finché queste questioni non saranno chiarite, la supervisione digitale delle costruzioni rimarrà una danza sul filo del rasoio tra innovazione e rischio.

Tuttavia, la tendenza è chiara. La qualità delle soluzioni di IA sta migliorando rapidamente. Stanno emergendo i primi standard per l’integrazione e la protezione dei dati. E la pressione internazionale sta crescendo. Se non fate almeno un test adesso, domani vi ritroverete in cantiere con un fax, mentre la concorrenza digitale da tempo ottimizza l’edificio in tempo reale.

Germania, Austria, Svizzera: progressi con il freno a mano tirato

In Germania, la supervisione digitale delle costruzioni è un ottimo esempio del famoso freno all’innovazione. Esistono numerosi progetti pilota, ad esempio nell’ambito di iniziative BIM o di programmi di smart city. Le grandi imprese edili e alcune autorità locali si affidano al monitoraggio supportato dall’intelligenza artificiale, ma il sistema è ancora lontano dall’essere completo. Le ragioni sono tipicamente tedesche: responsabilità frammentate, eccessiva regolamentazione, paranoia per la protezione dei dati e, non da ultimo, la paura di cedere il controllo alla macchina. Tuttavia, gli Stati federali della Baviera e della Renania Settentrionale-Vestfalia stanno promuovendo progetti specifici per il monitoraggio digitale delle costruzioni. Ma c’è ancora molta strada da fare prima che diventi parte della vita quotidiana.

Come spesso accade, l’Austria sta adottando un approccio più pragmatico. Vienna e Linz stanno sperimentando sistemi di monitoraggio digitale dei lavori, utilizzati in particolare per progetti su larga scala, come nuovi quartieri urbani o edifici infrastrutturali. I regolamenti edilizi austriaci sono relativamente aperti alle nuove tecnologie, ma anche in questo caso valgono le classiche preoccupazioni: chi è responsabile se l’IA si accorge di un errore o raccomanda uno stop ai lavori che poi si rivela infondato? Dopotutto, stanno nascendo interessanti collaborazioni tra università, start-up e autorità pubbliche – un clima di innovazione che sta dando slancio all’argomento.

Infine, la Svizzera fa centro con la sua famosa precisione. A Zurigo, Basilea e Ginevra sono in corso probabilmente i tentativi più ambiziosi di utilizzare la supervisione delle costruzioni basata sull’intelligenza artificiale non solo per prevenire gli errori, ma anche per ottimizzare gli obiettivi di sostenibilità. Gli svizzeri puntano su standard aperti, sovranità dei dati e stretta integrazione con i modelli di costruzione digitali (BIM). Il risultato: meno addendum, migliori impronte di carbonio e una tracciabilità dei processi di costruzione notevolmente migliorata. Anche in questo caso, però, la stragrande maggioranza dei progetti edilizi rimane analogica, soprattutto per i progetti più piccoli e nelle aree rurali.

In tutti e tre i Paesi, la carenza di manodopera qualificata è un fattore trainante della digitalizzazione. Meno capocantiere esperti ci sono in cantiere, più il monitoraggio digitale diventa interessante. Ma la formazione è in ritardo. Chi studia ingegneria civile oggi di solito riceve solo nozioni rudimentali di analisi dei dati, IA e automazione dei processi. Di conseguenza, le conoscenze specialistiche sono rare e il mercato della supervisione delle costruzioni supportata dall’IA rimane un mercato di nicchia.

La lezione della regione DACH è chiara: molto sarebbe possibile in termini di tecnologia, ma rimane difficile dal punto di vista normativo e culturale. La strada verso la supervisione delle costruzioni in tempo reale è lastricata di burocrazia, protezione dei dati e una buona dose di scetticismo. Ma è proprio questo che rende l’argomento così stimolante: è qui che si decide se la cultura edilizia e la digitalizzazione diventeranno amiche – o rimarranno eterne nemiche.

Tecnologia, tendenze, insidie: Cosa richiede la nuova supervisione edilizia

Se si vuole prendere sul serio la supervisione digitale delle costruzioni, non bastano sensori intelligenti e graziosi cruscotti. L’attenzione si concentra sul collegamento di dati in tempo reale, algoritmi di intelligenza artificiale e competenze edilizie tradizionali. I sensori monitorano la temperatura, l’umidità e le vibrazioni. I droni registrano i progressi della costruzione dall’alto. Le telecamere riconoscono i difetti su facciate, soffitti e connessioni. L’intelligenza artificiale confronta questi dati con il modello digitale dell’edificio (BIM), in modo completamente automatico, 24 ore su 24, senza pause caffè.

Sembra fantascienza, ma da tempo è tecnicamente possibile. Oggi le maggiori innovazioni riguardano il rilevamento degli errori e l’ottimizzazione dei processi. L’intelligenza artificiale riconosce schemi che sfuggono all’occhio umano. Avverte le perdite di qualità striscianti, scopre i difetti nascosti, prevede i ritardi e suggerisce come utilizzare le risorse in modo ottimale. Ciò consente di risparmiare costi, nervi e, nel migliore dei casi, persino vite umane.

Ma la tecnologia non è infallibile. Gli algoritmi sono validi solo quanto i loro dati di addestramento. Se si alimenta un’intelligenza artificiale con gli errori di ieri, si otterranno anche i problemi di cantiere di domani. Bias, falsi allarmi e punti ciechi sono rischi reali. Ecco perché l’interazione tra uomo e macchina è fondamentale. I capocantiere esperti restano insostituibili, ma devono imparare a trattare correttamente con i loro colleghi digitali. Ciò richiede nuove competenze: La comprensione dei dati, il pensiero di processo, la capacità di esaminare criticamente i risultati dell’IA e di tradurli nel lavoro di costruzione quotidiano.

Il dibattito sulla supervisione digitale delle costruzioni è quindi anche un dibattito sulla professione. Cosa resterà dell’ingegnere civile tradizionale se l’IA ispezionerà in modo più rapido e preciso? L’ispettore diventerà un gestore di dati, il capocantiere un esperto di algoritmi? E cosa significa questo per la formazione? Se si vuole sopravvivere in futuro nel settore della supervisione delle costruzioni, è necessaria una nuova mentalità: apertura alla tecnologia, desiderio di apprendimento continuo e capacità di distinguere tra l’hype digitale e il reale valore aggiunto.

Da tempo i visionari chiedono che la supervisione delle costruzioni venga considerata come parte di una gestione olistica della qualità. L’intelligenza artificiale non dovrebbe solo monitorare, ma anche aiutare a progettare processi di costruzione più sostenibili ed efficienti. Ma la strada da percorrere è irta di ostacoli. Perché quando il controllo viene digitalizzato, cresce anche la sfiducia nelle decisioni della scatola nera. Trasparenza, tracciabilità e governance intelligente sono quindi le chiavi del successo.

Sostenibilità, responsabilità e la grande questione del controllo

La supervisione digitale delle costruzioni è un potente strumento per una maggiore sostenibilità, almeno in teoria. Può monitorare il consumo di materiali, documentare l’uso di energia, ridurre al minimo i flussi di rifiuti e registrare senza soluzione di continuità le emissioni di CO₂. I dati in tempo reale consentono di regolare immediatamente i processi, di prevenire gli errori e di preservare le risorse. Le aziende che puntano ai certificati di sostenibilità ne traggono un doppio vantaggio: risparmiano sui costi e possono fornire prove ininterrotte dei loro processi di costruzione. L’impronta ecologica non viene più stimata, ma misurata con precisione.

Ma dove c’è molta luce, c’è anche ombra. Il monitoraggio digitale produce quantità gigantesche di dati, la cui archiviazione e analisi consuma di per sé una notevole quantità di energia. Server farm, servizi cloud e processi di analisi sempre più complessi non sono esattamente dei modelli di conservazione delle risorse. C’è anche una questione etica: quanto controllo è opportuno, quando il sistema sconfina nella sorveglianza e nella sfiducia? E chi è responsabile se l’IA sbaglia?

La responsabilità e la protezione dei dati sono i principali cantieri della supervisione delle costruzioni digitali. Chi è responsabile se l’algoritmo trascura un difetto e si verifica un danno? Come vengono protetti i dati personali se le telecamere in cantiere registrano tutti i movimenti? E cosa succede se le informazioni sensibili finiscono nelle mani sbagliate? Nei Paesi di lingua tedesca, il quadro normativo è stato finora molto lacunoso. Le aziende si trovano di fronte a un dilemma: senza dati non c’è controllo, senza controllo non c’è qualità – ma con troppi dati c’è la minaccia di un caos di responsabilità.

È quindi necessaria una nuova cultura della responsabilità. La direzione lavori del futuro non è solo digitale, ma anche trasparente e partecipativa. Le persone coinvolte devono sapere come funzionano i sistemi, quali dati vengono raccolti e come vengono prese le decisioni. Il settore deve stabilire degli standard e comunicare apertamente, altrimenti si rischia di perdere il controllo digitale.

Da un punto di vista globale, la questione del controllo è fondamentale. In Asia, le megalopoli hanno da tempo favorito la sorveglianza totale, mentre in Nord America domina l’idea di efficienza. Come spesso accade, l’Europa si trova tra due sgabelli: Da un lato vuole l’innovazione, dall’altro vuole proteggere la protezione dei dati e i diritti civili. La sfida sarà quella di unire questi obiettivi contraddittori in un’organizzazione di supervisione delle costruzioni che sia efficiente e affidabile.

Il futuro della supervisione edilizia: tra dettatura dei dati ed emancipazione digitale

La supervisione digitale delle costruzioni si trova a un bivio. Può diventare una pura macchina di controllo, che stronca sul nascere la cultura e la creatività edilizia. Oppure può diventare l’elemento abilitante di una nuova cultura della costruzione basata sui dati, in cui gli errori vengono riconosciuti precocemente, la sostenibilità è realmente vissuta e i processi di costruzione sono gestiti in modo trasparente. La grande domanda è: chi darà forma a questo futuro? I fornitori di software, le autorità, le imprese di costruzione o gli utenti che lavorano quotidianamente con i sistemi?

I critici mettono in guardia dalla commercializzazione del monitoraggio delle costruzioni. Se il monitoraggio digitale diventa una merce, c’è il rischio di monopoli, algoritmi non trasparenti e dipendenza da un piccolo numero di fornitori. Il pericolo è che chi controlla i dati controlla anche il processo di costruzione e, in ultima analisi, la cultura edilizia. I visionari, invece, vedono nell’IA un’opportunità per superare finalmente la suscettibilità agli errori del settore e rendere l’edilizia adatta alle sfide del XXI secolo.

Il dibattito fa parte da tempo della scena mondiale dell’architettura e dell’edilizia. Mentre negli Stati Uniti e in Asia i manager delle costruzioni dotati di intelligenza artificiale hanno da tempo segnato il passo, l’Europa sta ancora lottando con gli standard, l’etica e l’accettazione. I progetti internazionali lo dimostrano: La supervisione digitale delle costruzioni non è un fine in sé, ma uno strumento che libera un enorme potenziale se usato correttamente, ma che può causare danni enormi se usato in modo scorretto. Il futuro appartiene a coloro che combinano sapientemente tecnologia e cultura edilizia.

Alla fine, tutto si riduce a una domanda: quanto controllo può tollerare la cultura edilizia? E come si possono sfruttare i vantaggi della digitalizzazione senza soffocare la responsabilità personale e il potenziale creativo delle persone coinvolte? Come spesso accade, la risposta sta nel dialogo. Tra tecnologia e pratica, tra controllo e fiducia, tra algoritmi e persone.

La supervisione digitale delle costruzioni non è una panacea. È uno strumento potente che sta riorganizzando il settore. Coloro che lo plasmano stanno plasmando il futuro dell’edilizia. Chi aspetta sarà sorpassato dal digitale. Benvenuti nell’era del monitoraggio in tempo reale e in una cultura delle costruzioni che deve reinventarsi.

Conclusione: la supervisione digitale delle costruzioni – più del controllo, meno dell’onnipotenza

La supervisione digitale delle costruzioni con l’IA è destinata a rimanere. Sta cambiando i metodi di lavoro, le responsabilità e il ruolo delle persone in cantiere. Il suo potenziale è enorme: dal miglioramento della qualità e della sostenibilità all’efficienza e alla sicurezza. Ma non è un successo sicuro. Senza regole chiare, nuove competenze e una gestione intelligente dei dati, si rischia la mania del controllo. Il futuro della supervisione delle costruzioni si decide ora: Coloro che combineranno in modo intelligente tecnologia, responsabilità e cultura edilizia daranno forma al cantiere di domani. Tutti gli altri guarderanno l’IA ispezionare – in tempo reale.

Dall’esperto per l’esperto

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Urs Bridevaux AG ha sviluppato una malta integrativa per il restauro efficiente di componenti in pietra naturale. La qualità di questa malta ha convinto gli esperti. La produzione e la vendita sono diventate un importante pilastro dell’azienda.

Negli ultimi due anni, la rinomata azienda specializzata bernese ha ristrutturato uno dei simboli della città: la Heiliggeistkirche. Una delle più belle chiese barocche risplende ora di nuovo splendore. Durante il restauro è stato necessario riparare soprattutto la pietra arenaria danneggiata. È stata utilizzata la malta per riparazioni in pietra sviluppata da Urs Bridevaux AG, che consente di intervenire su facciate e figure senza danneggiare la sostanza. Ancora una volta, i vantaggi di questa malta sono stati messi in evidenza. Sia la riprofilatura di tutti gli elementi di design della facciata della chiesa, sia la ricostruzione di elementi scultorei mancanti e danneggiati dalle intemperie sono stati eseguiti con la malta di integrazione per pietra, facile da usare e da modellare.

Già decenni fa Urs Bridevaux pensava a come realizzare restauri e ristrutturazioni in modo efficiente. Più volte ha studiato formule che gli consentissero di procedere in modo delicato per il materiale. Oggi l’azienda produce malte minerali per arenaria tenera, arenaria dura e calcare. Il prodotto ha le stesse proprietà minerali della pietra naturale. Ciò significa che la sostanza originale mantiene il suo valore.

Le proprietà e la qualità della malta si sono diffuse tra gli esperti. Per questo motivo Urs Bridevaux AG ha investito in una speciale macchina per la miscelazione della malta, che consente di razionalizzare la produzione. La particolarità della macchina è l’utilizzo di un miscelatore a cono brevettato. Questo miscelatore migliora la qualità in quanto l’impasto, o meglio la composizione della malta, è meglio controllata. Sono disponibili ricette per un totale di 26 tonalità di colore per l’arenaria tenera e 113 tonalità di colore per l’arenaria dura e il calcare. Sono disponibili anche malte resistenti all’abrasione per le scale e malte a grana grossa. Gli ordini possono essere effettuati anche online in un web shop di facile utilizzo.

Progetti storici come la Heiliggeistkirche di Berna richiedono una stretta collaborazione con le autorità preposte alla conservazione, gli architetti e i proprietari degli edifici. La malta per integratori in pietra ha convinto anche questi esperti.

Testo e foto:

Urs Bridevaux AG
Restauri in pietra | Malta integrativa per pietra
Stauffacherstrasse 130g | 3014 Berna | Svizzera
T+41313336131 | F+41313336132
www.bridevaux.ch | info@bridevaux.ch

L’associazione Bayreuth salva le case in pietra arenaria tipiche della regione

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In Franconia, i grembiuli delle finestre in pietra arenaria delle case coloniche raccontano il periodo barocco dell’ex margraviato di Bayreuth-Kulmbach. Un’associazione si batte per la loro conservazione.

I grembiuli da finestra sono una rarità artigianale che si trova solo nella regione di Bayreuth-Kulmbach. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e. V.

Molti dei grembiuli per finestre contengono motivi o frasi religiose, come in questo caso su una casa di Bindlach. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

L’associazione sta cercando di salvarli come patrimonio storico. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

La benedizione di Dio su una casa a Fenkensees. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

„Tutto dipende dalla benedizione di Dio“, dice un antico proverbio. E nel sud della Germania, nella zona di Bayreuth e Kulmbach, i contadini tra il 1750 e il 1860 ci tenevano così tanto da far scalpellare nella pietra arenaria i detti religiosi. I diffusi grembiuli delle finestre delle case a graticcio e in pietra arenaria sono tutti unici e rappresentano una specialità della regione in termini di artigianato. Si trovano sotto le finestre delle facciate laterali.

C’è solo una teoria sull’origine dei grembiuli da finestra: durante la sua vita, la Margravia Guglielmina di Bayreuth, amante dell’arte, fornì lavoro a molti artigiani della regione. Alla sua morte, essi avevano meno commissioni e quindi meno soldi. È ipotizzabile che siano rimasti con i contadini e li abbiano ringraziati con grembiuli da finestra.

L’associazione mira a sensibilizzare l’opinione pubblica

La consapevolezza della natura speciale dei grembiuli da finestra è scarsa, afferma Brigitte Trausch. Per questo ha fondato l’associazione Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser. I membri vogliono contribuire alla conservazione di queste case speciali. Inoltre, sostengono i proprietari nella richiesta di finanziamenti. Tuttavia, alcune case sono vuote e stanno rapidamente cadendo in rovina.

In collaborazione con l’Iniziativa per il Patrimonio Culturale Bavarese, Trausch vuole ristrutturare una casa in pietra arenaria con grembiuli alle finestre e affittarla temporaneamente con il motto „Vivere in un edificio tutelato“. Sarà anche sede di attività di club, come un laboratorio di scalpellino per bambini.

Gli agricoltori che hanno raggiunto il successo hanno mostrato la loro prosperità

In Franconia, i grembiuli delle finestre in pietra arenaria delle case coloniche raccontano il periodo barocco dell’ex margraviato di Bayreuth-Kulmbach. Un’associazione si batte per preservarli. „Tutto dipende dalla benedizione di Dio“, dice un vecchio proverbio. E nel sud della Germania, nella zona di Bayreuth e Kulmbach, i contadini tra il 1750 e il 1860 erano così desiderosi di far scolpire nella pietra arenaria frasi religiose che […]

Arte certificata

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„L’architettura è ancora un’arte? Si vorrebbe quasi negarlo. Né all’interno della comunità artistica né presso il grande pubblico l’architetto ha il timbro di un artista a tutti gli effetti. Il pittore più insignificante, lo scultore più piccolo, l’attore più debole e il compositore più inesperto rivendicano illimitatamente lo status di artista, e il mondo concede loro volentieri questo status. Ma l’architetto deve aver realizzato qualcosa di eccezionale prima di essere accettato tra i ranghi degli artisti“.

Bene, si potrebbe dire: basta con tutta questa arte. Abbiamo davvero altri problemi: la carenza di alloggi, la transizione energetica, la gentrificazione, le scuole fatiscenti, gli ospedali da ristrutturare, le stazioni ferroviarie e le reti ferroviarie. Ma seguendo questa logica, dovremmo anche chiudere tutti i teatri d’opera e le altre istituzioni culturali. E non dobbiamo dimenticare che gli affari vanno a gonfie vele! Allora perché non investire un po‘ anche nei valori artistici (architettonici) dell’architettura sulla scia della bolla immobiliare – così almeno si avrà qualcosa da mostrare dopo lo scoppio della bolla – e non solo un investimento perso nei profitti delle agenzie immobiliari e dei promotori immobiliari! Anche i pescecani investitori della Chicago di inizio secolo si convinsero di questo, e il grande Louis H. Sullivan e pochi altri, come loro architetti, si distinsero come creatori di ornamenti e facciate di altissimo livello piuttosto che come semplici funzionalisti.

Nel suo saggio „I nostri giovani architetti“, Adolf Loos – per tornare a questo grande polemista – non critica la società, che non è più disposta a vedere gli architetti come artisti, ma piuttosto gli architetti stessi, che mettono tutta la loro energia e ambizione nel proteggere la loro professione e il loro titolo. Ma poiché hanno completamente dimenticato di acquisire la necessaria fiducia nelle loro reali capacità – cioè artistiche – si rendono ancora più ridicoli.

Scrive che hanno criticato il fatto che „ogni muratore può ora definirsi architetto“. E risponde: „Se gli piace, perché no? La fama di Beethoven e Wagner è forse stata oscurata perché l’autore di un distico si definisce compositore? Ha mai danneggiato Lenbach e Menzel il fatto che ogni pittore si chiami pittore? Certamente no. Quanto sarebbero stati imbarazzati se avessero chiesto la protezione statale del termine pittore a causa di questa circostanza!“.

E oggi? Si ha l’impressione che non siamo molto lontani da questa diagnosi. Tutto è regolamentato e protetto – solo la qualità desiderata (ancora lontana da qualsiasi dibattito sui costi, tra l’altro) può non realizzarsi. Qualcuno come Peter Märkli o qualcuno come Max Bill – lo rimanderemmo a scuola in questo Paese fino a quando non uscirà con un diploma adeguato. Altrimenti chiunque potrebbe venire a imparare a fare l’argentiere come quest’ultimo, studiare per un anno al Bauhaus e poi definirsi architetto e artista e designer e intellettuale – è ancora possibile? E costruire case e progettare orologi che sono ancora attuali! Che impostura!

A proposito di Bill, cosa che prima non si sapeva – nel Münchner Vorort Harlaching, noto per i suoi Neuhässliches von Neureichen, c’è un Häuschen di lui – che sembra proprio uno di quelli… un po‘ strano, ma comunque interessante.

Ma ne riparleremo la prossima volta… To be continued…

Citazioni:
da Adolf Loos, Sull’architettura, Vienna 1995, p.31/32

Architetti con la febbre della neve

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All’inizio di febbraio 2015 si è svolta a Mellau e Damüls, in Austria, la decima edizione dei Campionati tedeschi di architettura nelle discipline dello sci e dello snowboard. Circa 120 partecipanti hanno accettato la sfida. circa 120 partecipanti hanno accettato la sfida sportiva. Giovedì sera, durante il riscaldamento nel „Werkraum“ di Peter Zumthor ad Andelsbuch, i primi viaggiatori hanno potuto farsi un’idea. Nella mostra „No Name Design“ di Franco Clivio, l’attenzione si è concentrata sugli oggetti poco appariscenti che ci accompagnano nella vita quotidiana e che tuttavia raramente attirano l’attenzione.

La sera successiva, la GAM open 2015 è stata inaugurata ufficialmente dal mecenate Lutz Heese (presidente della Camera degli architetti bavarese) nella Elsenalpstube di Damüls. Dopo il successivo pasto a base di „Kässspätzle“, che ha rappresentato un’attrazione culinaria, servito originariamente in una ciotola di legno, è stato possibile provare la pista per slittini illuminata lunga 4 chilometri che scende a valle. Sotto un sole splendente e in condizioni perfette, con 1,90 metri di neve, sabato mattina è stato dato il segnale di partenza per il 10° GAM open nella disciplina dello slalom parallelo per sci e snowboard.

Jannis Merz (sci maschile) con 22,420, Armin Tittel (snowboard maschile) con 27,360, Birgit Keppler (sci femminile) con 26,430 e Ulrike Schneider (snowboard femminile) con 34,780 hanno vinto i campionati con i migliori tempi. Il campionato degli uffici è andato alla squadra dell’Ordine degli Architetti di Reutlingen (Nightmare 2). La cerimonia di premiazione si è svolta in serata, seguita da una festa presso il Design Hotel Sonne a quattro stelle di Mellau.

Come Rotterdam combina la progettazione urbana e la protezione dalle inondazioni con le piazze d’acqua

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vista aerea di una città vicino all'acqua-e7firQySMRg
Veduta aerea di una città sull'acqua, fotografata da Marcus Michaelsen

Rotterdam, la metropoli portuale olandese, è sinonimo di una progettazione urbana innovativa in cui l’acqua non è vista come un nemico, ma come un’amica. Le piazze d’acqua combinano la protezione dalle inondazioni e la qualità della vita urbana come nessun altro concetto e stabiliscono gli standard per la città climaticamente resiliente di domani. Cosa c’è dietro queste spettacolari piazze e perché tutto il mondo sta osservando la rivoluzione blu di Rotterdam?

  • Le piazze d’acqua: più che semplici bacini di raccolta dell’acqua piovana, sono spazi urbani multifunzionali e luoghi di incontro sociale.
  • L’approccio di Rotterdam combina protezione dalle inondazioni, progettazione urbana e partecipazione in forme nuove e stimolanti.
  • Informazioni tecniche di base: Come funzionano le piazze d’acqua e i principi di pianificazione che ne sono alla base.
  • Significato sociale e culturale: come questi spazi arricchiscono la vita cittadina e contribuiscono all’identità.
  • Sostenibilità e adattabilità: cosa possono ispirare i Paesi Bassi e perché l’Europa centrale dovrebbe guardarli da vicino.
  • Sfide e fattori di successo nella pianificazione: dalla gestione delle piogge alla partecipazione dei cittadini.
  • Esempi concreti: Benthemplein e altri che fanno di Rotterdam una città all’avanguardia.
  • Trasferibilità: quali lezioni possono trarre le città tedesche, austriache e svizzere?
  • Riflessione critica: Opportunità, rischi e limiti della progettazione urbana blu.
  • Conclusione: perché le piazze d’acqua sono il futuro di una città attraente e resistente al clima – e cosa manca ancora.

La nascita delle piazze d’acqua: la protezione dalle inondazioni incontra la gioia di vivere urbana

L’acqua ha caratterizzato Rotterdam per secoli, ma dopo la devastante alluvione del Mare del Nord del 1953 e di fronte ai cambiamenti climatici, è diventato chiaro che le dighe e le stazioni di pompaggio tradizionali da sole non sono più sufficienti. Invece di limitarsi a tenere fuori l’acqua, occorrevano nuove soluzioni che combinassero sicurezza e qualità della vita. È nata così l’idea delle piazze d’acqua. Si tratta di piazze urbane multifunzionali che servono come aree sportive e ricreative durante il tempo asciutto, ma che si trasformano temporaneamente in serbatoi d’acqua durante le forti piogge. Il punto forte: queste piazze sono progettate per assorbire l’acqua, trattenerla e rilasciarla lentamente nella rete fognaria non appena la capacità è nuovamente disponibile.

I progettisti di De Urbanisten, un importante studio di architettura del paesaggio di Rotterdam, hanno sviluppato il concetto di piazza d’acqua insieme al consiglio comunale, alla gestione delle acque e alle parti interessate locali. Il primo e più noto progetto, il Benthemplein Watersquare, è stato completato nel 2013 ed è un ottimo esempio di combinazione tra infrastrutture sensibili al clima e un vivace design urbano. Qui, campi da basket, gradinate e un palcoscenico aperto incontrano bacini poco profondi che immagazzinano diverse centinaia di metri cubi di acqua piovana in caso di forti precipitazioni. Non appena il pericolo è passato, l’acqua defluisce lentamente e in modo controllato e l’area è di nuovo disponibile come spazio aperto urbano.

L’idea alla base è tanto semplice quanto rivoluzionaria: l’acqua non viene nascosta, ma resa visibile e tangibile. La popolazione sperimenta in prima persona come la propria città reagisce al cambiamento climatico e diventa così parte della soluzione. Allo stesso tempo, vengono creati nuovi luoghi che valorizzano il paesaggio urbano e rafforzano l’identificazione dei residenti con il proprio quartiere. Le piazze d’acqua non sono quindi solo infrastrutture tecniche, ma anche innovazione sociale.

La genesi delle piazze d’acqua è strettamente legata alla tradizionale apertura di Rotterdam alla sperimentazione. La città si considera un laboratorio urbano in cui le nuove idee non scompaiono in un cassetto, ma vengono costantemente sperimentate. Il coraggio di pensare in modo diverso agli spazi pubblici e la disponibilità a collaborare tra amministrazione, urbanisti e popolazione sono fattori chiave di successo. Senza questa interazione, il concetto non avrebbe mai trovato la necessaria accettazione.

Rotterdam ha stabilito un nuovo standard con le sue piazze d’acqua: La città non vede più l’acqua solo come un rischio, ma come una risorsa dal valore aggiunto. Si tratta di un cambiamento di paradigma che è stato riconosciuto ben oltre i Paesi Bassi. Le piazze dell’acqua non sono progetti isolati, ma fanno parte di un programma completo per rendere la città resiliente e vivibile.

Tecnologia, design e funzionalità: come le piazze d’acqua stanno trasformando la città

La particolarità delle piazze d’acqua è il loro carattere ibrido. Non sono né aree di infiltrazione pura né parchi classici, ma una simbiosi di ingegneria, design e vita urbana. L’attenzione si concentra sul principio dell’uso multifunzionale: le aree sono modellate in modo tale da poter essere utilizzate per lo sport, la ricreazione e la socializzazione durante il tempo asciutto – e si trasformano in aree di ritenzione temporanea durante le forti precipitazioni. Il progetto segue una chiara drammaturgia: vasche di diversa profondità, gradini e plateau strutturano lo spazio e rendono il flusso dell’acqua un’esperienza visibile.

In termini tecnici, le piazze d’acqua si basano sull’interazione tra deflusso superficiale, stoccaggio intermedio e drenaggio controllato. L’acqua piovana proveniente dai tetti e dalle strade circostanti viene convogliata nelle piazze, dove si raccoglie nei bacini. Sensori e meccanismi di tracimazione assicurano che le capacità siano utilizzate in modo ottimale e che si evitino gli allagamenti. Dopo la pioggia, l’acqua viene lentamente rilasciata nella rete fognaria – un processo che può durare ore o addirittura giorni, a seconda del tempo. In questo modo si alleggerisce la pressione sulle reti e si riduce significativamente il rischio di allagamenti nel quartiere.

Il design delle piazze d’acqua è parte integrante della loro funzione. Materiali come il cemento, il legno e il granulato d’asfalto colorato creano superfici robuste ma attraenti. Gradinate, rampe e campi sportivi invitano le persone a soffermarsi e trasformano le piazze in vere e proprie attrazioni per il quartiere. I bacini d’acqua sono dimensionati in modo tale da fornire un volume di ritenzione sufficiente anche in caso di forti precipitazioni, senza dominare il paesaggio urbano. Al contrario: le superfici d’acqua temporanee creano uno scenario spettacolare che cambia la percezione della città.

Un altro aspetto tecnico è l’integrazione delle piazze d’acqua nel sistema urbano di gestione delle acque piovane. Fanno parte di un sistema decentralizzato che smaltisce grandi quantità di precipitazioni in determinati punti, alleggerendo così il sistema fognario sovraccarico. In combinazione con tetti verdi, letti di infiltrazione e fossati aperti, si crea una „infrastruttura blu“ che migliora il clima urbano e promuove la biodiversità. Questo approccio olistico è la chiave del successo, in quanto evita soluzioni isolate e garantisce sinergie con altre misure di adattamento al clima.

Le piazze d’acqua trasformano la città non solo dal punto di vista funzionale, ma anche estetico. Visualizzano l’uso dell’acqua, creano nuove prospettive e incoraggiano le persone a confrontarsi con le questioni climatiche. La precisione tecnica delle installazioni incontra un design invitante: un equilibrio che a Rotterdam è stato raggiunto con impressionante coerenza. Per gli urbanisti e le autorità locali dei Paesi di lingua tedesca, questa interazione tra tecnologia e design offre una preziosa ispirazione per i loro progetti.

Risonanza sociale: le piazze d’acqua come forza trainante per i quartieri e la cultura urbana

L’impatto delle piazze d’acqua va ben oltre la loro funzione tecnica: esse caratterizzano la vita sociale e culturale della città. Soprattutto nei quartieri densamente edificati di Rotterdam, dove gli spazi pubblici sono rari, creano nuovi luoghi di incontro. La gente gioca a basket, i giovani si siedono sui gradini, le famiglie guardano l’acqua: la piazza diventa un palcoscenico per la vita quotidiana. Questo uso multifunzionale non è un caso, ma il risultato di un coinvolgimento mirato e di una progettazione partecipata.

I residenti, le scuole e i club locali sono stati coinvolti nello sviluppo della piazza d’acqua fin dall’inizio. I loro desideri e le loro idee sono stati incorporati nella progettazione, in modo che le piazze siano adattate alle esigenze del quartiere. Questo non solo aumenta l’accettazione, ma garantisce anche un alto livello di identificazione con il nuovo spazio urbano. A Rotterdam, il Benthemplein è ora considerato un simbolo di un approccio creativo e aperto alle sfide del cambiamento climatico e un modello per altri quartieri.

La risonanza sociale delle piazze d’acqua si riflette anche nel modo in cui vengono utilizzate. Non sono solo spazi di passaggio, ma luoghi in cui le persone possono soffermarsi, incontrarsi e socializzare. Le aree d’acqua temporanee sono utilizzate dai bambini per giocare e, quando è asciutto, servono come sedi per concerti, mercati o tornei sportivi. Questa flessibilità trasforma le piazze in veri e propri spazi sociali con un valore aggiunto per lo sviluppo urbano.

Un altro aspetto è il ruolo delle piazze d’acqua per la cultura urbana. Esse rendono visibile e tangibile l’adattamento al clima, promuovono la consapevolezza delle questioni ambientali e incoraggiano le persone a impegnarsi nella propria città. Il concetto viene comunicato attraverso laboratori, visite guidate e progetti scolastici, creando così una comprensione delle sfide del futuro. Le piazze sono quindi anche centri educativi che aprono nuove narrazioni per la società urbana.

L’integrazione sociale delle piazze d’acqua dimostra che innovazione tecnica e coesione sociale devono andare di pari passo. Solo quando le persone accettano e utilizzano attivamente i nuovi spazi, essi realizzeranno il loro pieno potenziale. Rotterdam ha capito come coinvolgere la popolazione e creare così un valore culturale aggiunto da una necessità tecnica. Questa è una ricetta per il successo, valida anche per altre città.

Trasferibilità e sfide: Cosa le città tedesche possono imparare da Rotterdam

L’entusiasmo per le piazze d’acqua di Rotterdam è grande, ma la questione della trasferibilità è complessa. Le città tedesche, austriache e svizzere devono affrontare sfide simili: Piogge abbondanti, innalzamento delle falde acquifere e necessità di creare spazi di aggregazione per le persone. Tuttavia, le condizioni quadro sono diverse: dal punto di vista giuridico, climatico e culturale. Molte autorità locali lavorano ancora con concetti tradizionali di gestione dell’acqua piovana e sono riluttanti a implementare soluzioni multifunzionali come le piazze d’acqua.

Un ostacolo fondamentale è la distribuzione delle responsabilità. In molte città, le autorità preposte alla gestione delle acque, alla pianificazione urbana e agli spazi verdi sono mondi separati che raramente lavorano insieme. Il modello di Rotterdam dimostra quanto siano importanti i processi di pianificazione integrata e i team interdisciplinari. Le soluzioni innovative possono essere realizzate solo se tutti gli attori lavorano insieme. Ciò richiede anche che i politici creino le condizioni quadro e i finanziamenti adeguati.

Un altro punto è l’adattamento alle condizioni locali. Non tutte le città hanno la stessa quantità di precipitazioni di Rotterdam e le strutture edilizie differiscono notevolmente. Tuttavia, ci sono numerosi luoghi in cui le piazze d’acqua potrebbero essere utili, ad esempio nei centri urbani densamente edificati, nei parchi giochi delle scuole o come parte di progetti di rinnovamento dei quartieri. È importante interpretare il concetto in modo flessibile e adattarlo alle proprie esigenze.

L’accettazione da parte del pubblico è un altro fattore chiave. Le piazze dell’acqua sono segni visibili di un cambiamento di paradigma nel modo in cui trattiamo l’acqua e necessitano di una società urbana aperta e sperimentale. I processi di partecipazione, le campagne di informazione e i progetti pilota possono aiutare a superare le riserve e a rendere tangibili i benefici. Rotterdam ha stabilito degli standard di trasparenza e dialogo che possono servire da modello.

Infine, occorre considerare anche gli aspetti tecnici e finanziari. La pianificazione e l’implementazione delle piazze d’acqua richiedono competenze, risorse e forza d’animo. Programmi di finanziamento a livello statale e federale, scambi con esperti internazionali e lo sviluppo di soluzioni standard possono contribuire a ridurre le barriere all’ingresso. Uno sguardo a Rotterdam lo dimostra: Il coraggio e la creatività pagano e aprono nuove strade per una città resiliente al clima.

Conclusione: le piazze d’acqua – un progetto per la città del futuro?

Le piazze d’acqua di Rotterdam sono un esempio impressionante di come la protezione dalle inondazioni, la progettazione urbana e l’innovazione sociale possano fondersi per creare una nuova qualità della vita urbana. Rendono visibile l’acqua, creano spazi di incontro e offrono soluzioni alle sfide del cambiamento climatico. Il loro successo si basa sulla precisione tecnica, sulla creatività progettuale e su un processo di pianificazione aperto e partecipativo. La risposta della popolazione dimostra che i progetti infrastrutturali innovativi non solo funzionano, ma possono anche contribuire all’identità e alla qualità della vita di una città.

Le piazze d’acqua sono una preziosa fonte di ispirazione per le città dei Paesi di lingua tedesca. Dimostrano che le soluzioni multifunzionali, flessibili e integrative sono possibili – se amministrazione, pianificazione e società civile collaborano. Le sfide non vanno sottovalutate: Responsabilità, finanziamenti, accettazione e adattamento alle condizioni locali richiedono nuovi approcci e il coraggio di sperimentare. Ma il cambiamento è necessario per tenere il passo con le conseguenze del cambiamento climatico e con le esigenze di una società urbana in crescita.

Le piazze dell’acqua non sono una soluzione brevettata, ma sono un progetto stimolante. Esse invitano a ripensare il modo in cui utilizziamo l’acqua, aprono nuove prospettive per la progettazione degli spazi urbani e sensibilizzano alla sostenibilità. Le esperienze di Rotterdam dimostrano che un’efficace protezione dalle inondazioni e spazi urbani attraenti non devono essere in contraddizione, anzi: possono ispirarsi a vicenda e dare forma alla città di domani.

Il futuro degli spazi urbani risiede nella combinazione di tecnologia, design e vita sociale. I Watersquares rendono visibile e tangibile questa connessione. Sono al tempo stesso un invito e una missione: il tempo delle soluzioni individuali è finito, ora è il momento di portare l’acqua in città e di creare una nuova qualità di vita a partire da essa. Rotterdam ci ha mostrato come si fa. Sta a noi raccogliere questi impulsi e svilupparli ulteriormente.

Alla fine, rimane la consapevolezza che le piazze d’acqua sono più che semplici strutture tecniche. Sono l’espressione di un nuovo atteggiamento urbano, coraggioso, aperto e lungimirante. Chi si tuffa oggi nell’acqua urbana dà forma alla città vivibile di domani.

Pianificazione urbana a Mannheim: i 5 progetti più importanti

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Il grattacielo Orbit di MVRDV a Franklin Mannheim. Visualizzazione: © Orbit

Il grattacielo Orbit di MVRDV a Franklin Mannheim. Visualizzazione: © Orbit

Mannheim come pioniere della pianificazione urbana? La città del Baden-Württemberg non è necessariamente nota per questo in Germania. Tuttavia, Mannheim potrebbe benissimo essere descritta come un „campione nascosto“ della pianificazione urbana. Infatti, Mannheim sta realizzando numerosi ed entusiasmanti progetti di sviluppo urbano, soprattutto nel settore della „riconversione“. Scoprite qui tutto sulla pianificazione urbana a Mannheim e sui 5 progetti più interessanti.

La città di Mannheim si trova dove il Neckar confluisce nel Reno, nel triangolo di confine tra Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Assia. La città ospita circa 320.000 abitanti nel distretto urbano. Mannheim è quindi la seconda città più grande del Baden-Württemberg dopo Stoccarda. Circa 2,35 milioni di persone vivono nella regione metropolitana Reno-Neckar, di cui Mannheim fa parte. Mannheim è conosciuta in Germania come città universitaria, industriale e commerciale, ma anche come nodo centrale dei trasporti. La città è anche soprannominata „città delle piazze“. Il nome può essere ricondotto alla struttura urbana di Mannheim. La rete stradale del centro città è definita da una struttura a griglia con isolati di case.

In termini di pianificazione urbana, va sottolineato il passato di Mannheim come città di guarnigione. Mannheim è stata sede dell’esercito prussiano fino al 1981. Durante il Terzo Reich, il NSDAP costruì diverse nuove caserme per la guarnigione della Wehrmacht di Mannheim. Durante la Guerra Fredda, l’esercito americano continuò a utilizzarle. Dopo il 1945, a Mannheim c’erano talvolta diverse migliaia di soldati statunitensi. Oltre alle istituzioni militari statunitensi, qui si trovavano anche strutture centrali della NATO. Dal 2013, l’esercito statunitense ha trasferito sempre più unità a Wiesbaden o le ha ritirate completamente. Il risultato: nel 2016, a Mannheim si erano resi disponibili 500 ettari di spazio. Nel 2014, la città ha istituito il dipartimento speciale „Conversione“. Il suo obiettivo è trovare nuovi usi per gli ex siti militari in linea con una pianificazione urbana sostenibile. Per saperne di più sull’uso successivo dei siti militari, cliccare qui: Conversione.

La città di Mannheim sta attualmente lavorando su otto siti di conversione in città:

Top 1: Villaggio Benjamin Franklin / FRANKLIN

Come già accennato, 600 dipendenti della città di Mannheim si sono trasferiti nel nuovo Centro Tecnico di Mannheim, nel quartiere di Glückstein. Questo è stato costruito su un totale di 33 ettari in una posizione centrale vicino alla stazione ferroviaria. Il dipartimento di pianificazione urbana di Mannheim vuole combinare in modo sostenibile lavoro, vita e vita pubblica su 100.000 metri quadrati. Sono previsti uffici moderni, spazi abitativi di alta qualità e luoghi di incontro per la vita sociale, nell’ambito di una rete intelligente di spazi verdi vicino al Reno. In futuro, qui verranno creati 4.600 nuovi posti di lavoro e 1.500 residenti troveranno una casa vicino al centro città.

Non è un progetto da top 5, ma è comunque interessante: il progetto „Traumhaus Funari“ sviluppato da MVRDV sul sito di conversione dell’ex Caserma Funari. La casa prefabbricata incontra MVRDV – leggi qui: Casa prefabbricata.

Il quartiere urbano „FRANKLIN“ dovrebbe ricevere un’attenzione particolare. In futuro, 9.300 persone vivranno sul sito della caserma. La città di Mannheim prevede inoltre di creare 2.000 nuovi posti di lavoro. Il futuro quartiere urbano coprirà una superficie pari a quella del centro di Mannheim ed è suddiviso in cinque sottoaree. Il primo è il Franklin Centre, il secondo la Tenuta degli Ufficiali, il terzo Sullivan, il quarto Funari e il quinto il Quartiere Columbus. Mentre il quartiere Columbus offrirà spazio per il commercio e la vendita al dettaglio, le aree rimanenti saranno utilizzate per scopi residenziali. Un progetto architettonico di punta sul sito di FRANKLIN è il progetto „HOME“ degli architetti di Rotterdam MVRDV. Sull’intero sito di FRANKLIN verranno costruiti quattro grattacieli a forma di quattro lettere „H-O-M-E“ in quattro colori diversi. Lo studio berlinese SINAI è anche responsabile della pianificazione del quadro di sviluppo dello spazio aperto. Il completamento è previsto per il 2025.

Lo stesso MVRDV sta progettando le lettere „O“ e „M“ per conto del promotore immobiliare RVI, ciascuna di 15 piani. I due edifici hanno nomi propri. Come progetto residenziale e commerciale, la „O“ è ufficialmente chiamata „Orbit“. Altri due uffici prendono il nome di „H“ e „E“. Emozionante: MVRDV aveva anche ventilato l’idea di modellare le torri a forma di testa umana, come un Monte Rushmore in cemento e vetro. Tuttavia, secondo Winy Maas, uno dei fondatori e soci di MVRDV, citato dalla FAZ, sarebbe stato troppo per Mannheim. RVI e MVRDV hanno presentato congiuntamente il progetto in una conferenza stampa alla fine di novembre 2021. Per saperne di più sul progetto di MVRDV, consultare il sito dei colleghi di Baumeister: Franklin Mannheim.

L’edificio „Orbit“ dovrebbe essere completato entro il 2025: ecco una panoramica dei fatti:

Anche l’urbanistica di Mannheim si sta preparando per la BUGA 2023: gran parte dell’ex „Caserma Spinelli“ diventerà l’area centrale della BUGA 2023. Attualmente è prevista un’esposizione di 180 giorni sul sito nel 2023. Dopo il completamento della BUGA 2023 di Mannheim, l’area sarà integrata nel corridoio verde nord-orientale e resa accessibile al pubblico. Lo studio di architettura del paesaggio RMP Stephan Lenzen Landschaftsarchitekten è responsabile della progettazione del sito della BUGA. Per saperne di più sullo stato attuale del progetto: BUGA Mannheim.

A lungo termine, l’area della Caserma Spinelli nel suo complesso sarà utilizzata anche per creare un corridoio verde generoso e continuo nella zona nord-est di Mannheim, che si estende dal Luisenpark attraverso i laghi di Vogelstang fino alla regione. Tre quarti dell’area sono previsti come spazi aperti pubblici, un quarto come nuovo quartiere residenziale. Qui saranno costruite circa 1.800 unità abitative per 4.500 residenti, oltre a scuole materne e un centro commerciale locale.

Un altro progetto urbanistico in corso a Mannheim è lo sviluppo del cosiddetto Centro Collini, compresa l’area circostante, in nuovi edifici residenziali e per uffici. Nell’ambito della BUGA 1975, la città ha costruito un insieme di edifici con una torre residenziale di 32 piani alta 95 metri, un edificio di collegamento di 2 piani e una torre per uffici di 11 piani. Per molto tempo, la torre per uffici ha ospitato gli uffici tecnici della città di Mannheim, con circa 600 dipendenti. Tuttavia, il complesso edilizio era obsoleto e non rispondeva più ai requisiti tecnici odierni. Per questo motivo, l’amministrazione si è trasferita in un nuovo municipio tecnico nel quartiere di Glückstein, presso la stazione ferroviaria principale.

L’edificio di 32 piani rimane un punto di riferimento urbano

La città di Mannheim ha quindi venduto il sito Collini a un investitore. In un dialogo competitivo, lo studio di architettura schneider + schumacher si è imposto con il suo progetto. Il progetto prevede quattro edifici solitari raggruppati intorno alla torre residenziale esistente di 32 piani: il cosiddetto COLLINIS. Due dei quattro edifici solitari saranno edifici per uffici, mentre gli altri due saranno edifici residenziali. L’altezza prevista è compresa tra i cinque e i diciannove piani: l’attuale torre residenziale di 32 piani rimarrà quindi l’edificio più alto e la struttura più appariscente nello skyline della città di Mannheim. Da un lato, tra gli edifici solitari si creerà uno „spazio urbano cittadino“, che a sua volta creerà nuovi percorsi tra la città e il Neckar.

La spina di pesce con una differenza

Casa-mia
Portafoglio

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Lo Sheraton Airport Hotel si trova direttamente all’aeroporto di Düsseldorf, sul tetto del parcheggio multipiano P3. L’hotel è circondato da 10.000 m2 di spazio verde e, con le sue 195 camere e junior suite, offre un luogo accogliente di tranquillità all’interno del trafficato aeroporto. In seguito alla recente ristrutturazione, è stato richiesto un pavimento dal design contemporaneo anche per la prestigiosa area d’ingresso. Il cliente desiderava che il pavimento fosse un’attrazione per gli occhi; allo stesso tempo, la pavimentazione doveva soddisfare gli elevati requisiti dell’attività alberghiera ed essere robusta e di facile manutenzione.

Per realizzare questi desideri, l’interior designer Thomas Müller di Thomas Müller Concept di Colonia ha ripreso il tema di design molto attuale della spina di pesce, ma lo ha implementato in modo completamente diverso: Invece di utilizzare il legno come di consueto, ha scelto quattro diversi decori in pietra. I decori ST 902, 903, 940 e 941 della collezione „floors@work“ di Project Floors sono stati posati alternativamente nell’atrio, nel foyer e nei corridoi su una superficie di 760 metri quadrati. Con una superficie così ampia, per ottenere l’effetto desiderato come pavimento „di design“ è importante che la posa venga eseguita con estrema precisione.

Il risultato: i pannelli su misura di 457 x 76 x 2,5 mm hanno un effetto speciale nel generoso gioco spaziale di hall, foyer e corridoi; le diverse tonalità di colore in combinazione con i mobili in giallo e petrolio creano un aspetto vivace e insolito.

PROJECT FLOORS GmbH
Max-Ernst-Strasse 4
50354 Hürth
www.project-floors.com