Fissaggio della recinzione in gabbioni nel calcestruzzo: materiali, dettagli e aspetti pratici

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Un dettaglio relativo al rivestimento e al materiale di riempimento per la posa in calcestruzzo di una recinzione a gabbioni
Edificio bianco con un murale a motivo di foglie su una parete rocciosa – Foto: yi2026 / Unsplash

La durata di una recinzione in gabbioni dipende interamente dalle sue fondamenta. Chi cementa i pali dei gabbioni prende una decisione che avrà effetti per decenni: essa determina se la struttura rimarrà stabile nonostante il gelo, il carico del vento e il proprio peso, oppure se col tempo si inclinerà, si allenterà e cederà. Il fissaggio dei pali dei gabbioni nel calcestruzzo non è un’operazione da svolgere di sfuggita, bensì una fase di lavoro rilevante ai fini della progettazione, con requisiti ben definiti in termini di materiale, profondità, qualità del calcestruzzo e dettagli esecutivi.

  • Cosa sono le recinzioni a gabbioni dal punto di vista strutturale e progettuale e quali tipi di pali e fondazioni esistono
  • Perché l’ancoraggio in calcestruzzo dei pali dei gabbioni è il metodo di fondazione preferito per le installazioni permanenti
  • Quali sono la qualità del calcestruzzo, la profondità di incasso e la geometria delle fondamenta tecnicamente corrette
  • Quali materiali per pali, elementi di collegamento e rete metallica resistono nel lungo periodo
  • In che modo il gelo, il peso proprio e il carico del vento influenzano il dimensionamento
  • Quali errori di esecuzione si verificano frequentemente nella pratica e come evitarli
  • In che modo il drenaggio, la composizione del terreno e le caratteristiche del terreno influenzano la progettazione delle fondazioni
  • Quale ruolo svolgono le recinzioni in gabbioni nel contesto della progettazione degli spazi aperti e della progettazione urbana

Recinzioni a gabbioni: definizione, tipologie e inquadramento progettuale

I gabbioni sono cesti di filo metallico riempiti di pietre o altri materiali sfusi, il cui nome deriva dall’italiano «gabbione», che significa «grande gabbia». Utilizzati come elementi di recinzione, costituiscono una categoria di recinzioni che si differenziano sostanzialmente dalle recinzioni convenzionali in rete metallica o in legno per massa, trasparenza e materialità. Una recinzione a gabbioni è solitamente costituita da un sistema di pali portanti in acciaio e da gabbioni fissati ad essi, che una volta installati vengono riempiti con pietrisco, ghiaia, vetro riciclato, ceppi di legno o altri materiali. Il riempimento conferisce alla recinzione il suo peso, il suo aspetto e la sua massa acustica e termica.

Dal punto di vista tipologico, le recinzioni a gabbioni possono essere suddivise in recinzioni autoportanti, muri di sostegno con funzione di recinzione e sistemi combinati costituiti da una parete di gabbioni e da un pannello di recinzione sovrapposto. Le recinzioni a gabbioni autoportanti vengono utilizzate prevalentemente come schermatura visiva, barriera antirumore o recinzione di proprietà. Non sono elementi portanti in senso tecnico-costruttivo, ma sono comunque soggette ai requisiti delle rispettive normative edilizie regionali in materia di stabilità e distanze di sicurezza. Nella progettazione degli spazi aperti comunali, le recinzioni a gabbioni trovano impiego come delimitazione di cortili scolastici, parcheggi, impianti sportivi e aree verdi pubbliche, dove sono apprezzate per la loro robustezza e la scarsa necessità di manutenzione.

I montanti di una recinzione a gabbioni svolgono la funzione statica: trasferiscono al terreno i carichi derivanti dal peso proprio, dall’azione del vento e, se del caso, dagli urti. A seconda del produttore e del sistema, vengono utilizzati montanti a H, a T, profili cavi rettangolari o tubi tondi in acciaio zincato o acciaio inossidabile. Il collegamento tra i montanti e la gabbia del gabbione avviene tramite graffe, connettori a spirale o elementi di fissaggio specifici del sistema. La qualità di questo collegamento è determinante per la stabilità a lungo termine tanto quanto le fondamenta stesse.

Cimentare la recinzione a gabbioni: perché le fondamenta determinano la durata o il cedimento

Il fissaggio in calcestruzzo della recinzione a gabbioni è il metodo tecnicamente più affidabile per ancorare in modo permanente i montanti dei gabbioni al terreno. Alternative come l’infissione o l’inserimento in manicotti di fissaggio sono ipotizzabili per recinzioni leggere senza riempimento in pietra, ma raggiungono rapidamente i propri limiti quando si considera il peso proprio di una recinzione a gabbioni riempita con pietrisco. Un metro lineare di una tipica recinzione a gabbioni con una larghezza di 25 centimetri e un’altezza di 1,50 metri pesa, a seconda del riempimento in pietra, tra i 250 e i 400 chilogrammi. Questa massa genera notevoli momenti di ribaltamento che vengono trasmessi ai pali e quindi alle fondamenta non appena si aggiungono vento, pressione della neve o forze d’urto laterali.

I pali cementati distribuiscono queste forze su una superficie definita nel calcestruzzo circostante e da lì nel terreno di fondazione. La fondazione funge in questo caso da contrappeso: quanto più è profonda e voluminosa, tanto maggiore è la resistenza passiva del terreno che impedisce il ribaltamento. I pali conficcati, invece, sfruttano la resistenza del terreno esclusivamente tramite l’attrito tra la superficie del palo e il materiale del suolo, il che risulta decisamente meno affidabile in presenza di terreni coesivi, alternanza di gelo e disgelo o eventi di pioggia intensa con saturazione del terreno. Per le recinzioni a gabbioni di altezza superiore a circa un metro e con riempimento in pietra, l’ancoraggio nel calcestruzzo è quindi lo standard riconosciuto dagli esperti del settore.

Il gelo gioca un ruolo centrale nella profondità delle fondamenta. Nell’Europa centrale, come valore indicativo, le fondamenta devono terminare al di sotto della profondità locale di gelo per evitare sollevamenti dovuti al gelo. La profondità del gelo varia a seconda della regione: nelle zone miti della Germania occidentale e della pianura del Reno si aggira tra i 60 e gli 80 centimetri, mentre nelle regioni a clima continentale della Germania orientale, dell’Austria e della Svizzera può raggiungere gli 80-120 centimetri. Se un palo viene cementato solo superficialmente, in inverno il calcestruzzo può sollevarsi a causa del gelo e trascinare con sé il palo, causando un’inclinazione permanente o la formazione di crepe nelle fondamenta. Il cementaggio della recinzione a gabbioni deve assolutamente tenere conto di queste profondità di gelo regionali.

Scelta dei materiali: calcestruzzo, pali, rete metallica ed elementi di collegamento

Per l’ancoraggio in calcestruzzo dei pali dei gabbioni, nella pratica si utilizza prevalentemente calcestruzzo della classe di resistenza C20/25, occasionalmente anche C16/20 in caso di carichi inferiori. Queste denominazioni seguono la norma europea EN 206 e descrivono la resistenza alla compressione caratteristica del calcestruzzo dopo 28 giorni di indurimento, misurata su cilindri (primo valore) e cubi (secondo valore). Per le fondazioni esterne è rilevante anche la classe di esposizione: le fondazioni interrate soggette ad alternanza di gelo e disgelo dovrebbero corrispondere almeno alla classe di esposizione XF1 (saturazione d’acqua moderata senza agenti antigelo). Per le fondamenta nella zona soggetta a spruzzi d’acqua provenienti dalle strade o in caso di utilizzo di sali antigelo, è auspicabile la classe XF4. Questi requisiti sono disciplinati dalla norma DIN EN 206 in combinato disposto con il documento applicativo nazionale DIN 1045-2.

Il calcestruzzo preconfezionato proveniente dall’impianto di betonaggio offre, rispetto alle miscele in loco, il vantaggio di una composizione definita e documentata. Per progetti di piccole dimensioni con pochi pali, la malta secca acquistabile nei negozi di materiali da costruzione rappresenta un’alternativa praticabile, a condizione che la miscelazione avvenga con cura secondo le indicazioni del produttore e che venga aggiunta una quantità sufficiente di acqua. Il calcestruzzo troppo secco non raggiunge la sua resistenza nominale e può cedere prematuramente sotto carico. Il calcestruzzo troppo umido tende alla segregazione e al ritiro. La consistenza corretta va da rigida a plastica; il materiale deve scorrere nel foro e avvolgere il montante senza fuoriuscire.

Nei sistemi di alta qualità, i pali stessi sono realizzati in acciaio zincato a caldo secondo la norma DIN EN ISO 1461, il procedimento standard per la zincatura a pezzo. Secondo questa norma, lo spessore minimo dello strato di zinco per l’acciaio con uno spessore del materiale superiore a sei millimetri è di almeno 85 micrometri. I montanti in acciaio inossidabile dei tipi 1.4301 o 1.4571 offrono una resistenza alla corrosione ancora maggiore, ma sono notevolmente più costosi e, di norma, sono economicamente giustificati solo per impianti di pregio o in ambienti aggressivi (vicinanze costiere, aria industriale). L’acciaio zincato è la scelta giusta per la maggior parte delle applicazioni all’aperto, a condizione che si evitino danni allo strato di zinco durante il trasporto e l’installazione.

La rete metallica dei gabbioni è solitamente costituita da una rete esagonale a doppia torsione (tipo 8×10 o 10×12, i numeri indicano la dimensione delle maglie in millimetri) o da una rete saldata. La rete esagonale è più flessibile e tollera meglio gli assestamenti, mentre la rete saldata è più stabile dal punto di vista dimensionale e consente di realizzare spigoli più precisi. Entrambi i tipi sono solitamente realizzati in filo zincato, in versione di alta qualità con rivestimento aggiuntivo in PVC o in filo galfanizzato (lega di zinco-alluminio), che presenta una resistenza alla corrosione nettamente superiore rispetto alla semplice zincatura. La scelta del tipo di rete influisce in modo significativo sull’aspetto estetico, sulla facilità di montaggio e sulla durata nel tempo della recinzione a gabbioni.

Dettagli esecutivi: scavo, profondità di interramento, getto di calcestruzzo e allineamento

Il corretto fissaggio in calcestruzzo della recinzione a gabbioni inizia con la progettazione della trincea di fondazione. La trincea deve essere sufficientemente profonda da superare la profondità di gelo e sufficientemente ampia da consentire di gettare il calcestruzzo in modo uniforme attorno al palo. Come valore indicativo si considera un diametro della fondazione pari ad almeno il triplo della sezione trasversale del palo, con un minimo di 20-25 centimetri di calcestruzzo su ciascun lato del palo. Nel caso di un profilo cavo rettangolare di 60 x 40 millimetri, ne risulta una dimensione della fossa di almeno 20 x 20 centimetri (misura interna). Per recinzioni più alte o terreni morbidi sono appropriate sezioni di fondazione più grandi.

La profondità di incasso del palo nel calcestruzzo dovrebbe essere pari ad almeno un terzo della lunghezza totale del palo; per recinzioni di altezza superiore a 1,20 metri, è preferibile che sia compresa tra il 40 e il 50 per cento. Un palo per una recinzione a gabbioni alta 1,50 metri ha solitamente una lunghezza totale compresa tra 2,00 e 2,20 metri, di cui 60-80 centimetri sono inseriti nella fondazione. Queste proporzioni non sono regole empiriche arbitrarie, ma derivano dalla necessità statica di assorbire il momento di ribaltamento attraverso un’adeguata resistenza passiva del terreno. Chi risparmia su questo aspetto rischia che il palo si ribalti sotto carico, anche se il calcestruzzo stesso rimane intatto.

Durante il getto del calcestruzzo occorre assicurarsi che la compattazione avvenga senza bolle d’aria. In fosse strette si consiglia di versare il calcestruzzo in strati di 20-30 centimetri di altezza, compattando ciascuno di essi con un’asta o un’asta vibrante. Particolarmente critica è l’area immediatamente circostante il palo: se qui rimane una sacca d’aria, viene a mancare l’adesione tra acciaio e calcestruzzo, il che riduce notevolmente l’effetto di fissaggio. Dopo la colata del calcestruzzo, il palo deve essere immediatamente allineato, poiché nella fase iniziale il calcestruzzo è ancora correggibile. Sono utili distanziatori o cunei di legno provvisori che mantengano il palo in posizione fino all’indurimento.

L’allineamento dei pali in linea retta e a piombo è un’operazione che richiede cura e pazienza. Anche piccole deviazioni di pochi millimetri si sommano lungo una linea di recinzione estesa, dando origine a difetti visibili. Si consiglia di tendere un filo di riferimento lungo l’intera linea della recinzione prima di cementare il primo palo. Ogni palo viene quindi allineato sia in linea retta (lungo il filo) che a piombo (con la livella) e fissato prima di versare il calcestruzzo. Dopo la gettata di calcestruzzo, è necessario attendere un tempo di indurimento di almeno 48 ore, meglio se 72 ore, prima di montare e riempire i gabbioni.

Drenaggio e struttura del terreno nella zona delle fondamenta

Un aspetto spesso sottovalutato quando si cementa una recinzione a gabbioni è il drenaggio della zona delle fondamenta. Se l’acqua ristagna nella zona delle fondamenta, il rischio di danni da gelo aumenta notevolmente, poiché il terreno saturo d’acqua, quando gela, genera una pressione molte volte superiore a quella esercitata dal terreno asciutto. In terreni con scarso drenaggio, ovvero in terreni coesivi come l’argilla o il limo, si consiglia di realizzare un fondo di ghiaia come base delle fondamenta, in modo da convogliare l’acqua. In alternativa, il fondo della fossa può essere sigillato con un sottile strato di calcestruzzo magro, a condizione che sia garantito il drenaggio laterale.

Il raccordo tra il bordo superiore del calcestruzzo e la superficie del terreno dovrebbe essere realizzato in modo tale che l’acqua non possa penetrare nella fondazione lungo il palo. Una leggera smussatura del calcestruzzo verso l’esterno, che devia l’acqua superficiale, è una misura semplice ed efficace. Nel punto in cui il palo fuoriesce dal calcestruzzo, la zona di contatto tra acciaio e calcestruzzo rappresenta un potenziale punto debole per la corrosione: l’acqua che penetra in questo punto e gela può danneggiare lo strato di zinco e, a lungo termine, portare alla formazione di ruggine. Una sigillatura accurata di questa zona con un sigillante per giunti adeguato o un rivestimento bituminoso ne prolunga notevolmente la durata.

Errori comuni di realizzazione e come evitarli

L’errore più diffuso nell’ancoraggio in calcestruzzo di una recinzione a gabbioni è una profondità di incasso insufficiente. Molti installatori prendono come riferimento la profondità di gelo come misura minima, senza considerare separatamente la lunghezza statica di ancoraggio. Si tratta di due requisiti indipendenti: la fondazione deve essere sufficientemente profonda per evitare sollevamenti dovuti al gelo, mentre il palo deve sporgere nel calcestruzzo per una lunghezza sufficiente ad assorbire il momento di ribaltamento. Entrambi i requisiti devono essere soddisfatti contemporaneamente, il che di norma significa che la lunghezza totale del palo deve essere scelta di conseguenza.

Un altro errore è l’utilizzo di una quantità insufficiente di calcestruzzo o di calcestruzzo con una consistenza errata. Il calcestruzzo troppo secco, che viene compattato nella fossa senza legare a sufficienza l’acqua, non raggiunge la sua resistenza e può rompersi sotto carico. Il calcestruzzo troppo liquido subisce una separazione, con conseguente affondamento degli inerti e formazione di uno strato superficiale ricco di cemento ma poco resistente. La consistenza corretta va da «umida come la terra» a «plastica»: il materiale deve poter essere modellato quando viene compresso con le mani, senza rilasciare acqua.

I danni da corrosione si verificano spesso perché gli strati di zinco danneggiati non vengono riparati prima della gettata. Ogni graffio che si forma durante il trasporto o il posizionamento del palo è un potenziale punto di ingresso per l’umidità. Le vernici a base di polvere di zinco o i prodotti per la zincatura a freddo consentono una semplice riparazione in loco. Chi salta questo passaggio rischia che la ruggine diventi visibile già dopo pochi anni sul bordo superiore del calcestruzzo, dove l’esposizione all’umidità è massima.

Infine, il riempimento dei gabbioni viene spesso effettuato troppo presto e troppo rapidamente. Se si inseriscono pietre pesanti in fondamenta non ancora indurite, i gabbioni possono far perdere la perpendicolarità ai pali. Anche il riempimento senza strati intermedi e senza compattazione porta a una distribuzione irregolare del carico e a rigonfiamenti visibili della rete. Il riempimento a regola d’arte avviene a strati, con occasionali vibrazioni o battute per chiudere gli spazi vuoti e ottenere una superficie uniforme.

Recinzioni a gabbioni negli spazi aperti: progettazione, ecologia e responsabilità del progettista

Le recinzioni a gabbioni negli spazi aperti sono più di una semplice soluzione tecnica di delimitazione. La loro materialità, composta da pietra, acciaio e aria, crea una trama che si integra sia in progetti di spazi aperti vicini alla natura sia in aree urbane con superfici dure. La scelta del materiale di riempimento è in questo contesto uno strumento progettuale essenziale: la pietra da cava locale della regione produce un effetto diverso rispetto ai ciottoli levigati, al vetro riciclato o ai ceppi di legno. Nella progettazione comunale degli spazi aperti, le recinzioni a gabbioni offrono la possibilità di mettere in evidenza i materiali regionali e l’economia circolare.

Dal punto di vista ecologico, le recinzioni a gabbioni presentano un duplice aspetto. Da un lato, gli spazi vuoti tra le pietre offrono un habitat per insetti, lucertole e piccoli mammiferi, il che le rende un elemento prezioso nell’ecologia urbana. D’altra parte, le recinzioni a gabbioni possono fungere da barriere per i piccoli animali se realizzate come linea continua senza passaggi. I progettisti che utilizzano recinzioni a gabbioni in aree ecologicamente sensibili dovrebbero prevedere passaggi nella zona dello zoccolo o spazi vuoti nella linea di recinzione che fungano da corridoi di migrazione per gli animali del sottosuolo.

La responsabilità del progettista nel cementare una recinzione a gabbioni va oltre il semplice monitoraggio dell’esecuzione. Chi progetta recinzioni a gabbioni deve valutare la stabilità, adeguare la profondità delle fondamenta alla profondità locale del gelo e al terreno di fondazione, specificare la protezione anticorrosione e la qualità dei materiali e documentare l’esecuzione in modo che sia tracciabile e verificabile. Per le strutture che superano una determinata altezza o che si trovano in posizioni particolari, può essere necessario un calcolo statico effettuato da un ingegnere strutturale. I regolamenti edilizi dei Länder tedeschi, nonché le normative corrispondenti in Austria e Svizzera, definiscono a partire da quali dimensioni le recinzioni sono soggette ad autorizzazione o all’obbligo di verifica della stabilità.

Fondamenta e funzione: ciò che sostiene nel tempo

Il fissaggio della recinzione a gabbioni nel calcestruzzo non è un’operazione isolata, bensì la fase chiave di una catena costruttiva che spazia dalla scelta dei materiali alla geometria delle fondamenta, fino alla qualità dell’esecuzione. Chi risparmia sulla profondità di interramento, chi miscela il calcestruzzo in modo errato, chi trascura la protezione anticorrosione o chi ignora il drenaggio dell’area delle fondamenta, crea problemi che si manifestano solo dopo anni, ma che poi richiedono un notevole dispendio di risorse per essere risolti. Le recinzioni a gabbioni che si inclinano dopo pochi inverni o i cui montanti si arrugginiscono non rappresentano un problema di qualità del sistema, bensì un problema di esecuzione delle fondamenta.

Al contrario, le recinzioni a gabbioni realizzate con fondazioni curate sono strutture straordinariamente durevoli. L’acciaio zincato a caldo in una fondazione in calcestruzzo ben eseguita, combinato con gabbioni in rete galvanizzata di alta qualità e pietre locali, può durare decenni senza necessità di manutenzione significativa. Questa durata nel tempo è un argomento di peso a favore dell’impiego delle recinzioni a gabbioni nella progettazione di spazi aperti comunali e privati, a condizione che la progettazione e la realizzazione siano all’altezza delle caratteristiche del materiale.

Per gli architetti paesaggisti e i progettisti di spazi aperti ciò significa che l’analisi tecnica dei dettagli delle fondamenta fa parte dell’incarico di progettazione e non è un aspetto secondario. Chi progetta recinzioni a gabbioni dovrebbe indicare in scala la profondità delle fondamenta sul progetto, specificare la qualità del calcestruzzo nel capitolato d’appalto e seguire l’esecuzione in cantiere o farla controllare. Solo così un’idea progettuale si trasformerà in un’opera funzionale e duratura, che manterrà il proprio posto nello spazio aperto per generazioni.

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Abbaino interno: prima e dopo – Definizione, funzione ed esempi spiegati in modo semplice

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Un abbaino non solo modifica l’aspetto esterno di una casa, ma trasforma radicalmente anche l’interno della mansarda. Il confronto “prima e dopo” di un intervento di questo tipo raramente è così evidente come in questo caso: da una soffitta buia e praticamente inutilizzabile si ottiene uno spazio abitativo con luce naturale, soffitti alti e un ambiente confortevole. Chi comprende come funziona dal punto di vista costruttivo un abbaino, quali tipi esistono e cosa comporta la sua installazione in termini di fisica delle costruzioni, statica e progettazione, può prendere questa decisione in modo consapevole e valutare il risultato in modo realistico.

  • Che cos’è un abbaino e come viene definito dal punto di vista strutturale
  • Quali tipi di abbaino esistono e in cosa si differenziano dal punto di vista costruttivo
  • Come cambia l’ambiente interno prima e dopo l’installazione dell’abbaino: luce, altezza dei soffitti, superficie utile
  • Quali requisiti statici e di fisica delle costruzioni comporta l’installazione di un abbaino
  • Come vengono risolti gli aspetti relativi all’isolamento termico, alla protezione dall’umidità e all’isolamento acustico nei lucernari
  • Qual è il ruolo della progettazione, dell’autorizzazione e dell’esecuzione dei lavori
  • Quali sono gli errori tipici che si verificano durante l’installazione di un abbaino e come evitarli
  • Come gli abbaini si integrano dal punto di vista progettuale negli edifici esistenti e nelle nuove costruzioni

Che cos’è un abbaino? Definizione, delimitazione e concetti fondamentali

Un abbaino, chiamato in alcune regioni anche «Dachgaupe» o semplicemente «Gaube», è una struttura o un elemento sporgente dalla superficie del tetto che garantisce illuminazione, ventilazione e spesso un’altezza aggiuntiva alla stanza sottostante. Non costituisce un piano a sé stante, bensì una parte integrante del tetto che ne interrompe localmente la superficie e si apre in avanti o lateralmente. Dal punto di vista costruttivo, un abbaino è costituito da una propria superficie di copertura, da pareti laterali e da una facciata frontale con finestra o elemento finestrato. Tutti e tre questi elementi devono essere coibentati, impermeabilizzati e integrati dal punto di vista statico nella struttura del tetto esistente.

La distinzione rispetto a elementi costruttivi affini è importante per la comprensione. Una finestra da tetto è a filo con la pendenza del tetto e non ne modifica la geometria. Un abbaino, invece, sporge dalla superficie del tetto e crea così una superficie vetrata verticale o quasi verticale. Questa è la differenza fondamentale: le finestre verticali sono più facili da aprire, si sporcano meno, offrono una vista diversa e, soprattutto, consentono di sfruttare l’altezza utile dello spazio direttamente in corrispondenza della finestra, cosa che manca nel caso di una finestra da tetto installata in posizione inclinata. Il concetto di «abbaino: prima e dopo» descrive esattamente questo processo di trasformazione: la differenza misurabile nell’ambiente interno prima e dopo l’installazione di un abbaino.

Storicamente, gli abbaini sono attestati fin dal Medioevo, inizialmente come aperture funzionali nei tetti dei granai, successivamente come elemento architettonico nelle case borghesi e nell’architettura dei castelli. L’abbaino a strascico, l’abbaino a due falde e l’abbaino a pipistrello sono tra i tipi più antichi. Con l’affermarsi dell’abitare nei sottotetti nel XIX e all’inizio del XX secolo, gli abbaini sono diventati parte integrante dell’edilizia residenziale e la loro realizzazione strutturale è stata progressivamente standardizzata e perfezionata.

Tipi di abbaini e loro differenze costruttive

La scelta del tipo di abbaino determina in modo decisivo l’aspetto dell’interno del sottotetto prima e dopo l’intervento. Ogni tipo presenta i propri punti di forza, i propri requisiti costruttivi e un proprio effetto sugli spazi interni. Panoramica dei tipi principali:

L’abbaino a strascico è la forma più piatta e semplice. Il suo tetto si collega alla superficie principale del tetto con una pendenza minore e, per così dire, «striscia» fuori da essa. Dal punto di vista costruttivo è relativamente semplice da realizzare, ma offre un’altezza interna inferiore rispetto ai tipi più ripidi. Dal punto di vista estetico si integra con discrezione nel tetto, cosa spesso richiesta nelle aree soggette a vincoli di tutela dei beni culturali.

L’abbaino a due falde presenta un proprio piccolo tetto a due falde con colmo e due versanti. È il tipo classico di abbaino nell’Europa centrale, offre una buona altezza interna e si integra armoniosamente in molti contesti di tetti. Dal punto di vista costruttivo, richiede accurati raccordi di giunzione, ovvero le zone di collegamento tra la copertura dell’abbaino e la superficie del tetto principale, che sono particolarmente soggette a infiltrazioni.

L’abbaino a tetto a padiglione presenta un tetto con tre falde inclinate, simile a un piccolo tetto a padiglione. Ha un aspetto più plastico e massiccio rispetto all’abbaino a due falde ed è più complesso da realizzare. L’abbaino a pipistrello è una forma particolare in cui la copertura dell’abbaino si sviluppa organicamente dalla superficie del tetto principale, senza spigoli vivi. È impegnativo dal punto di vista artigianale e richiede copritetti esperti, ma offre un’integrazione molto armoniosa nella superficie del tetto.

L’abbaino a cassetta, detto anche abbaino a tetto piano o abbaino rettangolare, presenta un tetto quasi piatto o leggermente inclinato e una forma chiaramente rettangolare. Massimizza la larghezza utile e l’altezza del locale ed è quindi particolarmente utilizzato quando si desidera ottenere uno spazio interno il più ampio possibile. Il suo volume ben definito è apprezzato nell’architettura moderna, ma può risultare estraneo in contesti storici. Dal punto di vista costruttivo, nelle coperture degli abbaini a pendenza piatta occorre prestare particolare attenzione al drenaggio e all’impermeabilizzazione.

Abbaino interno: prima e dopo – Cosa cambia davvero nella stanza

Lo stato iniziale di una mansarda senza abbaino è solitamente caratterizzato da tre limitazioni: altezza ridotta della stanza nella zona perimetrale, scarsa illuminazione naturale e utilizzabilità limitata dello spazio vicino alla gronda. L’altezza del muro di ginocchio, ovvero l’altezza verticale della parete tra il pavimento e l’inizio della falda del tetto, in molti edifici storici è compresa tra i sessanta e gli ottanta centimetri. Gli spazi con un’altezza libera inferiore a un metro non sono considerati, dal punto di vista tecnico-edilizio e secondo la maggior parte delle normative edilizie regionali, come locali abitabili e non possono essere conteggiati integralmente nel calcolo della superficie abitabile. Ciò significa che, prima dell’installazione di un abbaino, una parte considerevole della superficie di un sottotetto è praticamente inutilizzabile per vivere, lavorare o dormire.

Dopo l’installazione di un abbaino, questa zona cambia radicalmente. L’abbaino crea, direttamente sulla parete esterna, uno spazio a tutta altezza, di norma di almeno due metri, spesso anche di più. Una scrivania, un letto, un armadio o un angolo salotto possono ora essere collocati direttamente accanto alla finestra. Anche la qualità della luce cambia in modo altrettanto evidente: mentre una finestra da tetto fa entrare la luce dall’alto, generando così una luminosità piuttosto indiretta e diffusa, la finestra verticale dell’abbaino porta la luce lateralmente, che penetra più in profondità nella stanza e crea un’atmosfera più accogliente, simile alla luce delle finestre dei piani normali.

Dal punto di vista quantitativo, il guadagno è quantificabile. Un abbaino a cassetta con una larghezza di due metri e una profondità di un metro può aumentare la superficie abitabile computabile di una mansarda di diversi metri quadrati, a seconda della pendenza del tetto e dell’altezza del muro di spalla. In presenza di più abbaini o di un ampio abbaino a strascico che copre l’intera larghezza del tetto, il guadagno di superficie può essere considerevole. A ciò si aggiunge l’effetto psicologico: dopo l’installazione, la stanza appare meno angusta, poiché è possibile guardare verso l’esterno e la luce naturale fa sembrare l’ambiente più spazioso di quanto la superficie di base da sola lascerebbe supporre.

Particolarmente suggestivo è il confronto «prima e dopo» degli interni con abbaino nei vecchi edifici, che per decenni sono stati utilizzati esclusivamente come ripostigli. In questi casi, l’installazione di un abbaino comporta una completa riorganizzazione della mansarda: si aggiungono isolamento, impianti, posa del pavimento e finiture interne. Il risultato è una trasformazione completa dello spazio, in grado di modificare il carattere dell’intera casa.

Statica, fisica delle costruzioni e struttura: aspetti tecnici da considerare nell’installazione di un abbaino

L’installazione di un abbaino comporta un intervento profondo nella struttura portante del tetto. Per creare l’apertura dell’abbaino, è necessario interrompere le travi. Queste travi devono essere sostituite da una trave trasversale, che devia i carichi sulle travi adiacenti, rimaste intatte. A seconda della larghezza dell’abbaino e della struttura del tetto, questo intervento può avere conseguenze statiche significative. Un ingegnere strutturale deve verificare la distribuzione dei carichi e, se necessario, prescrivere misure di rinforzo. Non si tratta di una misura precauzionale facoltativa, ma di un obbligo previsto dalle norme edilizie in tutti i Länder tedeschi.

Dal punto di vista della fisica delle costruzioni, l’abbaino rappresenta una sfida complessa, poiché riunisce diversi livelli costruttivi: la parete laterale isolata dell’abbaino, la copertura dell’abbaino, la facciata con il raccordo della finestra e i punti di transizione verso la superficie principale del tetto. In ciascuno di questi punti di transizione si formano potenziali ponti termici, ovvero punti in cui il flusso di calore è localmente maggiore e la superficie della parete interna si raffredda. Se la temperatura superficiale è inferiore alla temperatura del punto di rugiada dell’aria interna, l’acqua condensa e sussiste il rischio di formazione di muffa. Particolarmente critici sono gli angoli interni tra il montante dell’abbaino e il soffitto, nonché il punto di raccordo tra il telaio della finestra e l’isolamento dell’intradosso.

L’isolamento termico dell’abbaino deve essere realizzato senza lasciare spazi vuoti. Per i fianchi dell’abbaino si ricorre solitamente a un isolamento tra le travi combinato con un isolamento sopra o sotto le travi, al fine di portare il coefficiente di trasmissione termica (valore U) al livello del resto della superficie del tetto. Il valore U descrive la quantità di calore che attraversa un elemento costruttivo per metro quadrato e per kelvin di differenza di temperatura; valori più bassi indicano un migliore isolamento. Per le superfici del tetto e gli elementi dei abbaini si applicano i requisiti della legge sull’energia degli edifici (GEG), che prescrive valori U minimi per gli interventi di risanamento.

L’impermeabilizzazione è il secondo punto critico. I raccordi di giunzione tra la copertura dell’abbaino e la superficie principale del tetto sono classici punti deboli, poiché qui si accumulano acqua e sporcizia. Una giunzione di raccordo eseguita a regola d’arte, con una sezione trasversale adeguatamente dimensionata, un sottofondo corretto e un’impermeabilizzazione duratura, è fondamentale per la longevità dell’intera costruzione. Gli abbaini su tetto piano con pendenza ridotta richiedono un’impermeabilizzazione su tutta la superficie secondo le norme della direttiva sui tetti piani, il che comporta l’uso di materiali e dettagli esecutivi diversi rispetto a una copertura per abbaino inclinata.

L’isolamento acustico è un aspetto spesso sottovalutato nell’installazione di un abbaino. La finestra dell’abbaino si trova a livello della facciata ed è quindi esposta ai rumori esterni in modo più diretto rispetto a una finestra da tetto situata in profondità nella falda. In zone soggette a inquinamento acustico, la finestra dovrebbe essere scelta di conseguenza. Il vetro fonoisolante con un indice di isolamento acustico elevato non è in tali situazioni un’opzione di lusso, ma una necessità funzionale per la qualità della vita.

Progettazione, autorizzazione e realizzazione

Prima di poter costruire un abbaino, nella maggior parte dei casi è necessario ottenere un permesso di costruzione. L’obbligo di autorizzazione dipende dallo Stato federale, dalle dimensioni dell’abbaino e dall’ubicazione del terreno. In molti Stati federali, gli abbaini di piccole dimensioni fino a una certa larghezza non necessitano di autorizzazione, purché rispettino determinate distanze e non violino le disposizioni del piano regolatore. Nelle aree soggette a tutela dei beni culturali, nelle zone con regolamenti urbanistici o nelle aree di tutela del complesso edilizio, vigono requisiti nettamente più severi: in questi casi è l’autorità competente a decidere se un abbaino sia ammissibile e come debba essere progettato.

La progettazione dovrebbe coinvolgere sin dalle prime fasi un architetto, che non solo verifichi l’idoneità all’autorizzazione, ma coordini anche l’integrazione strutturale nella capriata esistente. Progettisti strutturali, copritetti, carpentieri e installatori di finestre devono coordinare i propri lavori tra loro. In particolare, il punto di transizione tra i lavori di carpenteria (struttura in legno), quelli di copertura (impermeabilizzazione e posa della copertura) e l’installazione delle finestre richiede interfacce chiare e un’attenta progettazione esecutiva. Gli errori in questi punti di transizione sono la causa più frequente di danni successivi.

La sequenza dei lavori segue una logica interna: innanzitutto viene aperta la capriata e installata la sostituzione, poi viene eretta la struttura del telaio dell’abbaino, successivamente vengono realizzati l’impermeabilizzazione e la copertura, prima che segua la finitura interna con isolamento, barriera al vapore e rivestimento. La barriera al vapore, uno strato a tenuta d’aria posato sul lato interno dell’isolamento, impedisce che l’aria calda e umida dell’ambiente penetri nella struttura isolante e vi si condensi. La sua posa senza fessure, in particolare in corrispondenza dei raccordi e dei passaggi, è fondamentale per la durata nel tempo della struttura.

Errori tipici e come riconoscerli

L’errore più comune nell’installazione di un abbaino è un isolamento termico insufficiente o interrotto sui fianchi e nel punto di transizione con la superficie principale del tetto. I ponti termici in questi punti causano condensa e formazione di muffa, che spesso si manifestano solo dopo mesi o anni, quando i danni sono già in fase avanzata. Un termometro a infrarossi può aiutare a identificare tali punti dopo l’installazione: se la temperatura superficiale sul fianco dell’abbaino è nettamente inferiore alla temperatura ambiente, è probabile che vi sia un ponte termico.

Un altro difetto frequente è la realizzazione errata della barriera al vapore. Crepe, giunti non incollati o passaggi non sigillati consentono al vapore acqueo di penetrare nella struttura. Poiché questo danno non è visibile una volta completata l’opera, spesso rimane inosservato fino a quando non compaiono macchie di umidità sul soffitto o sui montanti. Un’assistenza tecnica specializzata durante l’esecuzione dei lavori è la protezione più efficace contro questo problema.

Anche i raccordi di raccordo vengono spesso realizzati in modo difettoso nella pratica. Una gronda troppo piatta, sezioni di drenaggio di dimensioni insufficienti o membrane impermeabilizzanti posate in modo errato causano infiltrazioni d’acqua che danneggiano la struttura portante in legno. La riparazione di tali danni è costosa, poiché può essere valutata completamente solo dopo aver aperto la struttura.

Infine, la ventilazione della struttura del tetto viene spesso trascurata. Molte strutture di copertura sono progettate come costruzioni ventilate, in cui tra l’isolamento e la copertura del tetto rimane un’intercapedine d’aria che allontana l’umidità. Durante l’installazione di un abbaino, questo livello di ventilazione deve essere mantenuto in modo coerente, anche sui fianchi e nella zona di transizione. Se viene interrotto, l’umidità non può fuoriuscire e si accumula nella struttura.

Progettazione: come gli abbaini caratterizzano l’aspetto di una casa

L’effetto estetico di un abbaino va ben oltre la sua funzione. Esso trasforma il tetto in quanto elemento architettonico e, di conseguenza, il carattere complessivo dell’edificio. Un abbaino ben proporzionato, armonizzato con il tetto principale in termini di dimensioni, forma e materiali, ne arricchisce l’aspetto. Un abbaino mal proporzionato o troppo grande può rovinare visivamente il tetto e far uscire l’edificio dal contesto dell’edilizia circostante.

Fondamentale per il corretto bilanciamento delle proporzioni è il rapporto tra la larghezza dell’abbaino e la superficie del tetto. Come regola generale, la larghezza complessiva di tutti gli abbaini su un lato del tetto non dovrebbe superare un terzo della lunghezza della gronda, affinché la superficie del tetto rimanga riconoscibile come tale. La larghezza dei singoli abbaini dovrebbe essere messa in relazione con quella delle finestre del piano principale, al fine di creare una suddivisione verticale che dia coesione all’edificio.

La scelta dei materiali per il rivestimento e la copertura degli abbaini influisce notevolmente sulla loro integrazione nel quadro d’insieme. Gli abbaini coperti con lo stesso materiale del tetto principale appaiono più sobri e discreti. Gli abbaini con rivestimento metallico, ad esempio in lamiera di zinco o rame, creano un contrasto voluto e sono diffusi nell’architettura contemporanea. Nei contesti storici, i conservatori dei monumenti raccomandano di norma una copertura che corrisponda a quella esistente, per non alterare l’insieme.

L’abbaino come intervento edilizio nel contesto della ristrutturazione del sottotetto

Un abbaino è raramente un intervento isolato. È quasi sempre inserito in un progetto più ampio di ristrutturazione del sottotetto, che comprende isolamento, finiture interne, impianti e collegamenti. L’immagine “prima e dopo” dell’interno dell’abbaino è quindi sempre anche l’immagine di una completa sistemazione degli spazi, non solo quella di una singola apertura nella superficie del tetto. Chi progetta un abbaino dovrebbe considerare l’intero sottotetto come un’unità e affrontare tutti gli interventi in modo coordinato, poiché gli interventi successivi su una struttura del tetto già completata sono sproporzionatamente complessi e costosi.

Nel contesto della riqualificazione energetica, l’installazione di un abbaino rappresenta un’opportunità per portare l’intera superficie del tetto a un livello di isolamento adeguato ai tempi. Chi apre comunque la capriata e rimuove parzialmente la copertura del tetto, può migliorare l’isolamento dell’intera superficie del tetto con un costo aggiuntivo relativamente contenuto. La combinazione tra l’installazione di un abbaino e la ristrutturazione del tetto è quindi spesso più sensata, dal punto di vista economico e della fisica delle costruzioni, rispetto all’esecuzione separata di entrambi gli interventi.

In definitiva, l’abbaino rappresenta una delle trasformazioni più efficaci che un edificio esistente possa subire. Crea spazio dove prima non c’era, porta luce nell’oscurità e collega l’interno con l’esterno in un modo che nessun altro elemento del tetto riesce a eguagliare. Chi conosce i principi fondamentali relativi alla costruzione, alla fisica delle costruzioni e alla progettazione può pianificare e far realizzare questa trasformazione con cura. Il risultato non è solo un sottotetto più bello, ma uno spazio abitativo utilizzabile a lungo termine, salubre e di grande valore.

Scoprire Norimberga: Cloud 10

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Wolke 10 - Un asilo nido sopra i tetti di Norimberga di querwärts Architekten

In qualità di borsista dell’Accademia Baumeister, Annette sta trascorrendo sei mesi presso il collettivo Super Future di Norimberga. Oltre al suo lavoro di stagista, è la nostra corrispondente Baumeister e racconta le conversioni più interessanti della sua città d’adozione. Questa volta, ha scoperto un asilo nido arroccato in cima a un parcheggio multipiano: il Wolke 10.

L’altro giorno, noi del collettivo Super Future eravamo seduti a pranzo e filosofeggiavamo sul fatto che noi architetti della città saremo mai a corto di lavoro. Naturalmente le ristrutturazioni e le trasformazioni saranno sempre necessarie. Tuttavia, i terreni liberi per le nuove costruzioni sono molto limitati in città. D’altra parte, le città continuano a registrare un vivace afflusso, soprattutto di giovani. Cosa stiamo facendo per soddisfare la crescente domanda di spazi residenziali e di altri spazi utilizzabili? In futuro, più che mai, saranno necessarie menti creative per trovare soluzioni valide per l’utilizzo dello spazio urbano disponibile.
A volte gli stessi costruttori si rivelano pensatori creativi e danno vita a progetti notevoli, come il centro diurno Wolke 10 nel quartiere Südstadt di Norimberga, che ho visitato questa settimana.

Il quartiere Südstadt di Norimberga è densamente edificato e i posti per i bambini sono rari. Per questo motivo il rivenditore di musica Andreas Klier ha proposto di costruire un asilo nido sul ponte superiore del parcheggio multipiano sopra il suo negozio di musica. L’idea è stata accolta inizialmente con molto scetticismo, probabilmente anche perché non era mai stato realizzato un progetto simile. Tuttavia, quando ci si trova sul ponte del parcheggio, si può immaginare che i partner del progetto siano stati subito entusiasti dell’idea di costruire un edificio con una vista così libera sulla città.

Sopra i tetti di Norimberga

Lo studio di architettura di Norimberga querwärts Architekten è stato responsabile della progettazione. Viste le condizioni strutturali del parcheggio multipiano del 1979, gli architetti hanno optato per una costruzione in legno per la sua leggerezza. Il cantiere ad un’altezza di 16,70 metri dal livello stradale ha naturalmente posto i progettisti di fronte a nuove sfide. Prima di iniziare la costruzione, è stato necessario rimuovere 700 tonnellate di decking Gartenmann per creare una riserva di peso sufficiente per il nuovo ampliamento. Gli alberi potevano essere piantati solo nei punti in cui erano presenti travi stabilizzanti. Inoltre, tutti i materiali da costruzione hanno dovuto essere sollevati al 9° e 10° livello del parcheggio con una gru da cantiere. Nonostante ciò, l’asilo è stato inaugurato nell’aprile 2015 dopo un periodo di costruzione di soli nove mesi.

Spazio protetto nonostante la posizione esposta

La struttura in legno si estende sulla metà meridionale del ponte del parcheggio. La parte restante è stata progettata come area esterna con piante, una sabbiera e strutture per arrampicarsi. Un muro alto tre metri offre protezione ai bambini e protegge l’area di gioco dal vicinato. Dalle aule dei gruppi più alti, invece, si gode di un’ampia vista attraverso le generose vetrate sull’area esterna fino al panorama dei tetti di Südstadt e della Kaiserburg. Anche se sono più gli insegnanti e i genitori a soffermarsi per un momento su questa vista, i bambini di questo asilo nido beneficiano della luminosità e della tranquillità nonostante la sua posizione in centro città.

Un ascensore porta i bambini direttamente dalla strada alla porta d’ingresso dell’asilo sul tetto del parcheggio. Un lucernario illumina l’area d’ingresso aperta. Anche le altre stanze sono state progettate con cura e dotate di arredi chiari.

Il legno come materiale da costruzione

All’esterno, il legno come materiale da costruzione è un importante elemento di design. Un rivestimento in legno naturale e orizzontale caratterizza la facciata e anche le terrazze antistanti sono in legno. La facciata è divisa in quattro segmenti, che creano diverse aree di terrazza per le singole camere del gruppo.

Al momento, 88 bambini sono assistiti al Wolke 10, di cui oltre un terzo nell’area dell’asilo nido. Tra l’altro, l’asilo ha preso il suo nome anche perché si trova al 10° piano del parcheggio multipiano.

Cinque anni dopo la sua apertura, Wolke 10 è ancora l’asilo nido più alto della Germania. È meraviglioso che nel quartiere di Südstadt, considerato il punto di riferimento sociale di Norimberga, sia stato creato un asilo nido in una posizione così privilegiata.

Tutte le immagini: © querwärts Architekten

L‘Accademia Baumeister è un progetto di stage della rivista di architettura Baumeister ed è sostenuto da GRAPHISOFT e BAU 2019.

Da un unico stampo: l’attico WKA di Bruno Spaas

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L'attico WKA di Bruno Spaas, foto: ©Jeroen Verrecht

L'attico WKA di Bruno Spaas, foto: ©Jeroen Verrecht

A nord di Anversa, tra il porto, Doks e il corso della Schelda, la WKA Penthouse è stata costruita tra il 2019 e il 2022 in uno dei due grattacieli completati nel 2009 dallo studio di architettura svizzero Diener & Diener. Oltre ai muri portanti, l’intera pianta e tutti gli arredi interni sono stati progettati dallo studio di architettura guidato da Bruno Spaas. L’architetto belga è anche il proprietario dell’appartamento.

L’attico WKA di 350 metri quadrati, progettato da Bruno Spaas, si estende sull’intero ultimo piano dell’edificio con una vista panoramica sulla città. Infatti, la vista sui tetti di Anversa è la prima prospettiva che si apre entrando. Grazie a un’ampia finestra panoramica rivolta a sud, la vista può essere goduta anche da una panchina posizionata al centro. Questo effetto di infinito, come in una moderna sala degli specchi, è ulteriormente enfatizzato dal soffitto a specchio e dalle pareti dell’armadio, che sono visivamente allineate con le porte. Inoltre, le grandi finestre si susseguono su entrambi i lati del foyer.

Da questo ingresso, l’appartamento si apre su entrambi i lati attraverso doppie porte. La sequenza di stanze è accessibile in entrambe le direzioni, poiché lo spazio abitativo è disposto ad anello intorno al vano ascensore e alle scale dell’edificio. Tuttavia, anche le porte di collegamento sono costituite da ampie superfici vetrate e possono essere aperte completamente. In questo modo è possibile accedere all’intero attico WKA senza interruzioni, creando una sensazione di spaziosità. Se necessario, è possibile creare dei rifugi.

In generale, tutto è come se provenisse da un unico stampo. L’intera Penthouse WKA è realizzata in tonalità beige chiaro. Anche le pareti e il soffitto riprendono la tonalità della pietra naturale regionale grigio-marrone del pavimento. Laddove gli armadi a muro appaiono solo come elemento parziale della superficie della parete o non sono specchiati, i loro frontali, che vanno dal pavimento al soffitto, sono integrati nell’ambiente circostante con superfici laccate lucide grigio-marrone. Lo stesso vale per le poche porte opache. L’architetto Bruno Spaas ha aggiunto alcuni accenti di colore, per esempio sotto forma di un cuscino azzurro sulla panca dell’ingresso o delle cornici blu pastello dei cassetti del bagno. Un’eccezione è rappresentata dalla cabina armadio, le cui superfici in legno, chiaramente strutturate, sono dipinte in un vivace colore verde bosco. Una tonalità simile si ritrova anche nei tessuti delle tende (se l’interno è separato dall’esterno).

Una manciata di materiali selezionati si combinano per formare un insieme armonioso, dominato dalla pietra e dal vetro. Anche le superfici opache e lucide formano contrasti equilibrati. Il linguaggio del design dell’attico WKA è stato scelto con altrettanta cura. Crea una transizione fluida dall’architettura agli interni, accentuata da strutture verticali nervate, bordi netti e alcuni elementi rotondi che spezzano il rigore lineare. Le isole della cucina, l’aspiratore, la vasca da bagno o la panca sono elementi circolari o arrotondati al centro della stanza. Questi elementi sono collegati tra loro da fianchi scanalati e da un pregiato terrazzo di produzione locale. Naturalmente, l’attenzione ai dettagli si estende fino all’ultimo particolare. Ad esempio, anche l’illuminazione della cucina assume la forma di delicate aste luminose.

L’impressione di ariosità senza confini – iniziata con l’ampiezza degli ambienti e le grandi finestre che conducono lo sguardo orizzontalmente in lontananza – si estende visivamente verso l’alto nei dettagli verticali. Inoltre, la posizione della WKA Penthouse e l’architettura slanciata della torre residenziale fanno da eco a questa illimitatezza.

Anche Bram Van Cauter, fondatore dello Studio Okami, ha trasformato un appartamento in maisonette ad Anversa.Per saperne di più, leggete qui.

Top 5 di Instagram nell’aprile 2022

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Jean-Christophe Quinton: 12

RUE JEAN-BART, PARIGI, FOTO: JEAN-CHRISTOPHE QUINTON ARCHITECTE

Su baumeister.de troverete tutti i progetti e le informazioni che annunciamo sui social media. Ma quali sono le immagini e i progetti più popolari sul nostro account Instagram? Abbiamo raccolto i 5 articoli più popolari di aprile 2022.

>> Padiglione della Biennale d’Arte 2022 (Venezia) di Stefano Boeri

>> Edificio multifunzionale (Parigi) di TANK

>> „Casa Collumpio“ (Barcellona) di MACH

>> Edificio residenziale con alloggi sociali (Parigi) di Jean-Christophe Quinton

>> Ospedale Cadix (Anversa) di Robbrecht & Daem

Altri articoli della top 5? Qui potete trovare la nostra panoramica sui social media.

Non conoscete ancora il nostro account Instagram? Allora date un’occhiata. Non vediamo l’ora di vedervi.

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Parchi giochi scolastici: il G+L nel marzo 2022

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La scuola Schule am See di Hard, in Austria, realizzata da Baumschlager Hutter Partners e TERRA.NOVA, è stata insignita del Premio tedesco di architettura del paesaggio 2021. Il progetto del cortile della scuola è definito da tre cortili interni.

Difficile da Baumschlager Hutter Partners

La progettazione di un parco giochi scolastico o di un asilo fa da sempre parte del classico portfolio progetti di uno studio di architettura del paesaggio. Ma proprio come i nostri spazi urbani, questi „spazi educativi e di apprendimento“ sono diventati più complessi in termini di funzione e pianificazione. Nel numero di marzo parliamo degli spazi educativi e di apprendimento del XXI secolo e presentiamo gli ultimi progetti di parchi giochi scolastici della nostra professione.

In futuro, la città di Monaco di Baviera intende aprire almeno due parchi giochi scolastici (tre nel centro città) per quartiere ad altri utenti nei pomeriggi, nei fine settimana e nei giorni festivi. La notizia è stata riportata dalla Süddeutsche Zeitung alla fine di gennaio. Il Kölner Stadtanzeiger ha riportato un’idea simile per la città di Colonia nel novembre 2021 e Sächsische.de nel settembre 2020 per il distretto di Dresda di Striesen. Tuttavia, l’idea non ha ancora preso piede. Le autorità locali e le scuole temono gli atti di vandalismo e proteggono i loro cortili scolastici come gli gnomi da giardino: con recinzioni e videosorveglianza.

Se questo dovesse accadere davvero a Monaco di Baviera – se i parchi giochi delle scuole potessero essere utilizzati dalla comunità urbana come spazi per il tempo libero al di fuori dell’orario scolastico – allora la capitale bavarese avrebbe sicuramente un architetto paesaggista molto più felice. Stiamo parlando di Peter Wich, fondatore di TERRA.NOVA.

„Da anni discutiamo con l’Ufficio Edilizia di Monaco di Baviera le questioni relative ai confini, alle recinzioni e all’apertura di spazi pubblici nei parchi giochi scolastici. Ma non riusciamo ad andare avanti di un millimetro“, ci ha detto Peter Wich in un’intervista rilasciata all’inizio di gennaio. Secondo l’architetto paesaggista, recinzioni e confini sono tutt’altro che lungimiranti. Il suo collega Carlo Baumschlager dello studio di architettura Baumschlager Hutter Partners concorda sul fatto che una scuola deve essere integrata nell’ambiente circostante in termini di pianificazione urbana e di utilizzo.

E questi due dovrebbero saperlo, no? Insieme, TERRA.NOVA e Baumschlager Hutter Partners hanno realizzato l’eccezionale progetto „Schule am See“ a Hard, in Austria. Il progetto è noto come „Scuola del futuro“ ed è stato premiato con il German Landscape Architecture Prize nel 2021.

Tuttavia, l’argomento di questo numero non è altro che questo: la scuola del futuro e ciò che serve per progettarla. Insieme a Peter Wich e Carlo Baumschlager, ma anche con esempi di Atelier LOIDL, hochC, Keller Damm Kollegen, Nomaji Landscape Architects e TOPOTEK 1, presentiamo progetti attuali di progettazione di cortili scolastici moderni da discutere.

Che cosa abbiamo imparato? Che la nostra teoria secondo cui i cortili scolastici, come gli spazi urbani, sono diventati molto più complessi negli ultimi anni non funziona del tutto e che in futuro nessun progettista potrà evitare la scuola a grappolo. Il perché di questa affermazione lo potete leggere nelle pagine seguenti. Speriamo che vi piaccia!

G+L 03/22 è disponibile nel nostro negozio.

Riprogettazione di Europaplatz Mannheim

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Uno dei primi premi: il progetto di Helleckes Landschaftsarchitektur. Credito: Helleckes Architettura del paesaggio

La Europaplatz di Mannheim svolge un ruolo importante nell’assetto urbano della città.L‘Europaplatz, di circa 5 ettari,è un punto centrale sull’asse tra l’autostrada 656 e il centro della città e rappresenta l’ingresso più importante a Mannheim.

Da qui, attraverso l’Augustaanlage, il viale a più file che definisce la città, si arriva alla piazza della torre dell’acqua, simbolo della città, in soli tre chilometri. La Europaplatz è composta da tre spazi verdi che formano un rettangolo. Al centro si trova un‘areaverde di forma ellittica, incorniciata da un’altra area verde sui lati nord e sud. Queste tre aree sono separate dalla strada a più corsie B37, che collega l’Augustaanlage con la Wilhelm-Varnholt-Allee , che in ultima analisi costituisce il preludio all’autostrada federale 656.

Europaplatz ha avuto una storia movimentata e nel corso degli anni è stata più volte ristrutturata e rinominata in termini di design e funzione. Uno dei fattori decisivi per lo sviluppo di Europaplatz è stata la costruzione dell’ex autostrada Reichsautobahn. Nel 1930 furono inaugurati i padiglioni del Reno-Neckar con l’area espositiva sull’autostrada del Reich, nel 1935 fu aperta l’autostrada Heidelberg – Mannheim – Darmstadt e nel 1936 fu inaugurato il ristorante dell’autostrada del Reich. Dal 1945, l’attuale Europaplatz è conosciuta come „Friedensplatz“. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ingresso dell’autostrada fu ridisegnato e negli anni successivi anche l’area intorno alla Europaplatz cambiò, ad esempio con la costruzione del nuovo grattacielo della Mannheimer Versicherungs-Gesellschaft. Qualche tempo dopo, nel 1984, fu inaugurato il planetario al centro della Europaplatz e la piazza prese il nome di „Wilhelm-Varnholt-Platz“. Infine, nel 1994, fu inaugurato il „Miglio della cultura di Mannheim“, tra l’ingresso dell’autostrada e il centro della città, e due anni dopo la piazza fu definitivamente ribattezzata „Europaplatz“.

Tuttavia, la storia dello sviluppo non finisce qui. Alla fine degli anni ’90, il Palazzo Varieté si trasferì nella parte orientale della piazza e vi rimase fino al 2022. Anche la riprogettazione dell’Augustaanlage nel 2015 può essere vista come il primo impulso per una riprogettazione pianificata della piazza. Infine, Europaplatz è stata definita come uno degli „ingressi della città BUGA“ per il Federal Garden Show del 2023 ed è stata temporaneamente riqualificata con piante perenni durante la manifestazione.

Con la partenza del Palazzo Varieté, la città di Mannheim ha finalmente deciso di cogliere l’opportunità di sviluppare ulteriormente la Europaplatz come spazio aperto attraente e ingresso prestigioso alla città nel lungo periodo. A tal fine, il Comitato per l’Ambiente e la Tecnologia ha incaricato l’amministrazione di organizzare un concorso di progettazione nell’estate del 2023. Il concorso di progettazione per la realizzazione dello spazio aperto in due fasi è stato ora deciso. “ L’obiettivo del concorso era quello diottenere diversesoluzioni progettualisu come Europaplatz possa diventare in futuro un’attraente entrata e uscita dalla città, che integri in modo sensato le situazioni esistenti e si inserisca e completi la struttura degli spazi aperti della città di Mannheim, che abbia in egual misura qualità di fruizione, climatiche ed ecologiche e che rifletta l’idea europea“, afferma l‘architetto paesaggista Christian Luz, presidente della giuria, descrivendo il complesso compito.

Nel corso del processo, la città ha ricevuto diverse soluzioni progettuali – come richiesto – e alla fine ha assegnato il primo posto a due progetti. Il primo posto è andato a Helleckes Landschaftsarchitektur di Karlsruhe e a Franz Reschke Landschaftsarchitektur GmbH di Berlino. Il terzo premio è andato a Club L 94 Landschaftsarchitekten GmbH di Colonia. Gli encomi sono andati a bbz landschaftsarchitekten berlin gmbh di Berlino e Querfeldeins Landschaft | Städtebau | Architektur di Dresda. Gli approcci progettuali erano molto diversi.

L’architettura paesaggistica di Hellecke, ad esempio, ha disegnato una visione della natura urbana colorata che offre attrazioni diverse a seconda della stagione grazie alle piante perenni miste e ai prati di fiori selvatici. Europaplatz diventa così la controparte di Friedrichsplatz, caratterizzata da piante ornamentali. Franz Reschke Landschaftsarchitektur, invece, ha privilegiato un’area a prato continua nel suo progetto, strutturata da diverse altezze del terreno in combinazione con piante arboree. Sebbene entrambi i progetti abbiano proposto un layout diverso, sono stati convincenti grazie alla valorizzazione del luogo e alla creazione di spazi, atmosfere e relazioni visive interessanti“, ha dichiarato Ralf Eisenhauer, sindaco responsabile dello sviluppo urbano, al termine della procedura. La combinazione di strutture nuove ed esistenti sulla Europaplatz creerebbe un ingresso e un’uscita attraenti per la città.

I due vincitori saranno ora entrambi coinvolti nell’ulteriore processo. Il prossimo passo sarà un processo di negoziazione nel prossimo futuro, durante il quale uno degli uffici di pianificazione sarà incaricato di proseguire la pianificazione. La decisione finale dovrebbe essere presa nella primavera del 2025. Non appena un gruppo di lavoro avrà prevalso e il contratto di pianificazione sarà stato concluso, il passo successivo sarà quello di sviluppare ulteriormente la proposta di concorso e infine tradurla in realtà. Il Consiglio consultivo del distretto di Schwetzingerstadt/Oststadt e il Comitato per l’ambiente e la tecnologia saranno strettamente coinvolti in tutte le fasi future della pianificazione. Se tutto va secondo i piani, la realizzazione dovrebbe iniziare nel 2027. Tra qualche anno, la Europaplatz potrà quindi risplendere di un nuovo splendore – e nel migliore dei casi metterà in risalto l’importanza rappresentativa della piazza come ingresso alla città, consentirà un uso più qualitativo dello spazio aperto e risponderà ai requisiti odierni di adattamento al clima, ecologia e sviluppo sostenibile degli spazi verdi. Fino ad allora, tutti i cittadini interessati potranno visionare tutti i progetti presentati al concorso presso il Municipio tecnico di Mannheim fino a venerdì 26 luglio e farsi una propria idea dei vari progetti.

Conferenza Urban Tech Forward 2022

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Urban Tech Forward 2022 Copyright: Futurae Media

Urban Tech Forward 2022, foto: Futurae Media

Abbiamo bisogno di città migliori – Urban Tech Forward è un evento ibrido che discute di soluzioni tecniche per la sostenibilità urbana. Scoprite qui tutto quello che c’è da sapere sulla fiera.

La conferenza Urban Tech

Dal 27 al 28 settembre 2022 si è svolta a Varsavia la conferenza Urban Tech Forward. Organizzata da Futurae Media, questa conferenza ibrida ha ruotato intorno al tema „Ripensare le città“. Aziende di tutto il mondo erano presenti alla fiera per presentare le loro idee per uno sviluppo urbano più efficiente, sicuro e sostenibile.

Entro il 2050, due persone su tre vivranno in città. Secondo gli organizzatori, è quindi importante presentare le innovazioni del settore e consentire una trasformazione tecnologica urbana. La conferenza si è concentrata su efficienza, resilienza e tecnologia e ha riunito innovatori, investitori, promotori immobiliari, politici e imprenditori.

Questi i temi principali, ognuno dei quali ha avuto un proprio palco:

  • Tecnologia delle costruzioni
  • Tecnologie per il settore immobiliare e la proprietà
  • Edifici intelligenti e IoT
  • Infrastrutture e IoT industriale
  • Rifiuti e acqua
  • Efficienza energetica
  • Mobilità urbana

Relatori come Virginijus Sinkevicius della Commissione Europea, Laura Fox di Citi Bike e Stonly Blue di Third Sphere hanno condiviso la loro visione ed esperienza con oltre 1.000 partecipanti. La fiera si è svolta presso il Centro Praga Koneser di Varsavia. I partecipanti locali hanno avuto l’opportunità di visitare l’esposizione di start-up e aziende e di partecipare a tour della città.

Le città dopo la pandemia

Uno degli eventi più seguiti della Smart City Conference è stata la presentazione „Definire le città dopo la pandemia. In che modo il COVID-19 cambia il modo di fare pianificazione e sviluppo urbano?“. Esperti dell’Università di Stanford, di Culture Cascade Today e di Spatial Experience hanno discusso di come la pandemia abbia cambiato le nostre città.

I relatori hanno concordato sul fatto che la società si è spostata all’esterno con la pandemia. Poiché il tasso di trasmissione del virus è significativamente più basso all’aria aperta, questa è stata la logica conseguenza per molte persone. Di conseguenza, gli spazi pubblici e i parchi hanno ricevuto una maggiore attenzione.

Dal punto di vista delle start-up e delle aziende che offrono servizi urbani, il quartiere è diventato molto più importante. Per quanto riguarda la città dei 15 minuti, la pandemia ha portato a una comprensione molto più chiara di quanto siano eterogenei e diversificati i quartieri delle città. Questo vale sia per la pianificazione dei trasporti che per le applicazioni che combattono l’isolamento sociale.

„Cerchiamo di reingegnerizzare e ristabilire i processi e di abbracciare il benessere. Ora non guardiamo solo ai quartieri, ma anche al livello individuale e a ciò che accade all’interno di ogni edificio“, ha spiegato Bart Sasim, fondatore e direttore di Spatial Experience. „Dopo la pandemia, ci stiamo riscoprendo tutti cittadini di una città“, ha aggiunto.

Concorso Urban Tech Challengers

Una parte importante della conferenza Urban Tech Forward è stata la cerimonia di premiazione nell’ambito del concorso Urban Tech Challengers. Questo premio premia la start-up più innovativa che sta aprendo la strada alle città del futuro. Si tratta di soluzioni dirompenti che migliorano la vita nelle città. Al concorso hanno partecipato oltre 400 start-up diverse. La condizione era che fossero attive in una delle aree tematiche della conferenza.

Alla conferenza erano presenti 70 finalisti. Tra queste, la giuria ha selezionato una finalista per ogni area tematica. Alla fine, il premio è stato assegnato alla start-up tedesca Blickfeld di Monaco. Blickfeld sviluppa la tecnologia LiDAR per veicoli autonomi e applicazioni IoT. LiDAR si riferisce a una forma di scansione laser tridimensionale. Al posto delle onde radio, come nel caso dei radar, vengono utilizzati i raggi laser.

La start-up è attiva a Monaco dal 2017. Offre sia hardware che software. Si tratta di sensori compatti che registrano punti di dati che vengono poi elaborati in nuvole di punti 3D tramite il software. Questo produce risultati orientati all’azione che possono essere utilizzati, tra l’altro, per le tecnologie delle smart city.

Informazioni su Futurae Media

Futurae Media è un’organizzazione con sede nel Regno Unito che mira a trovare soluzioni sostenibili alle grandi sfide del nostro tempo. Oltre alla conferenza Urban Tech Forward, l’azienda organizza molti altri eventi correlati. Le fiere sono sempre all’insegna dell’innovazione e dell’inclusione. L’azienda mira inoltre a riunire le principali parti interessate e ad avviare un dialogo nuovo e orientato all’azione.

Temi come l’energia, la mobilità, l’alimentazione e l’agricoltura, la sanità digitale, i trasporti e la logistica, nonché la tecnologia urbana e le città intelligenti sono in prima linea. Tutte le fiere di Futurae Media invitano il settore privato a collaborare con start-up, organizzazioni non governative e politici. Per l’azienda è particolarmente importante trovare finanziamenti privati per idee innovative e leader di pensiero. L’Hybrid Food Tech Congress dell’azienda si terrà alla fine di ottobre 2022. Varsavia sarà ancora una volta la città ospitante.

A proposito: per saperne di più su Smart City e trasporto urbano, cliccate qui.

Simulazione basata sull’intelligenza artificiale delle vie di fuga e di salvataggio

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vista aerea di una città attraverso un fiume che scorre-GLnZNGNCqj4
Veduta aerea di un paesaggio urbano con corso fluviale, fotografato da Emmanuel Appiah

Simulare le vie di fuga e di salvataggio prima che si verifichi un’emergenza? L’intelligenza artificiale rende possibile proprio questo e sta cambiando radicalmente il modo in cui pianificatori, architetti e urbanisti pensano alla sicurezza, alla resilienza e all’efficienza degli spazi urbani. Benvenuti nell’era della simulazione delle vie di fuga e di soccorso basata sull’intelligenza artificiale: è qui che la precisione basata sui dati incontra lo sviluppo urbano dinamico, dove in precedenza prevalevano solo standard rigidi e valori empirici.

  • Che cos’è la simulazione delle vie di fuga e di soccorso basata sull’intelligenza artificiale?
  • Nozioni tecniche di base: intelligenza artificiale, algoritmi e modelli di dati in uso
  • Esempi pratici da Germania, Austria e Svizzera: progetti attuali e pionieri
  • Requisiti legali e di standardizzazione: DIN, regolamenti edilizi e standard europei
  • Vantaggi rispetto ai metodi tradizionali di pianificazione e simulazione
  • Sfide: Qualità dei dati, questioni etiche e trasparenza degli algoritmi
  • Il ruolo di Urban Digital Twins come piattaforma per le simulazioni basate sull’IA
  • Partecipazione, comunicazione e integrazione dei risultati delle simulazioni nel processo di pianificazione
  • Prospettive per il futuro: Pianificazione urbana adattiva e resilienza attraverso sistemi di apprendimento

Simulazione basata sull’intelligenza artificiale delle vie di fuga e di soccorso: Nuove prospettive per la sicurezza urbana

Quando si parla di sicurezza nella pianificazione urbana, molti pensano a regolamenti, concetti di sicurezza antincendio o piani di evacuazione che giacciono inattivi come documenti statici negli archivi. Ma la realtà urbana è tutt’altro che statica. I flussi di persone, l’utilizzo degli edifici, i comportamenti di mobilità: tutto questo cambia quotidianamente, a volte anche di minuto in minuto. È proprio qui che entra in gioco la simulazione basata sull’intelligenza artificiale delle vie di fuga e di salvataggio. Si abbandona il rigido corsetto dei metodi di pianificazione tradizionali e si fa un passo verso un futuro dinamico e guidato dai dati.

Ma cosa c’è dietro questo termine di tendenza? In sostanza, si tratta di utilizzare algoritmi, apprendimento automatico e dati in tempo reale per simulare il comportamento delle persone in situazioni di pericolo. I modelli di intelligenza artificiale analizzano il modo in cui le persone si muovono all’interno di edifici, quartieri o interi distretti in caso di incendio, evacuazione o disastro naturale. Prendono in considerazione fattori quali l’età, la mobilità, le dinamiche di gruppo, l’ora del giorno, le condizioni atmosferiche e persino i modelli di comportamento individuali. L’obiettivo è identificare i punti deboli, evitare le strozzature e ottimizzare i tempi di soccorso, il tutto prima ancora che si verifichi la prima vera situazione di pericolo.

I vantaggi rispetto alle simulazioni convenzionali basate su regole sono evidenti. Se in passato dominavano ipotesi semplificate, velocità di marcia generalizzate e rigidi diagrammi delle vie di fuga, l’intelligenza artificiale fornisce un quadro molto più dettagliato e realistico. I sistemi „imparano“ dagli eventi passati, si adattano alle nuove circostanze e possono analizzare diversi scenari in pochi secondi. Questo non solo rende la pianificazione più sicura, ma anche più economica e flessibile: un salto di qualità che molti operatori in Germania, Austria e Svizzera stanno seguendo con grande interesse.

Naturalmente, questa nuova tecnologia solleva anche delle domande. Quanto sono trasparenti gli algoritmi? Chi è responsabile dei risultati delle simulazioni? E come si possono integrare i risultati in un quadro giuridico spesso rigido? Le risposte a queste domande non si trovano in norme e volumi DIN, ma nell’interazione tra tecnologia, legge e una nuova cultura della pianificazione basata sull’apertura, la sperimentazione e l’apprendimento continuo.

Un aspetto interessante è la combinazione di simulazione AI e gemelli digitali urbani. I gemelli digitali rappresentano l’ambiente urbano come un modello dinamico e altamente preciso, alimentato con dati in tempo reale. Se si integrano simulazioni di vie di fuga e di soccorso basate sull’IA, si crea un potente strumento per la città resiliente e adattabile di domani, uno strumento che porta tutte le parti interessate al tavolo digitale e ridefinisce la sicurezza come parte integrante della qualità della vita urbana.

Basi tecniche: come funzionano le simulazioni supportate dall’IA

La base tecnologica della simulazione delle vie di fuga e di soccorso basata sull’intelligenza artificiale è tanto affascinante quanto complessa. Al centro c’è l’intelligenza artificiale, che apprende e agisce a partire da una serie di fonti di dati. In primo luogo, i modelli digitali di edifici, infrastrutture o quartieri urbani vengono creati in 3D e arricchiti con informazioni sull’uso, la geometria, l’accessibilità e i sistemi tecnici. A ciò si aggiungono i dati in tempo reale provenienti da sensori, telecamere, controlli degli accessi o app di mobilità che mappano il comportamento di movimento degli utenti.

Nella fase successiva si utilizzano i cosiddetti modelli di agenti. Ogni „agente“ rappresenta una persona simulata con caratteristiche individuali: velocità, reattività, esperienza, appartenenza a un gruppo o limitazioni fisiche. L’intelligenza artificiale controlla il comportamento di questi agenti nell’interazione con l’ambiente. Tiene conto di colli di bottiglia, linee di vista, barriere, ma anche di fattori psicologici come il panico o il comportamento di imitazione, un aspetto spesso sottovalutato nella pianificazione tradizionale.

Un’altra componente importante è rappresentata dai processi di apprendimento automatico basati su dati storici. Questi processi analizzano le evacuazioni passate, le esercitazioni antincendio o anche gli eventi più importanti per identificare gli schemi del comportamento di fuga. Questi modelli vengono utilizzati per affinare le simulazioni, esaminare le ipotesi e migliorare continuamente la qualità delle previsioni. In questo modo, i modelli diventano „più intelligenti“ con ogni nuova raccolta di dati e ogni evento reale e si adattano alle condizioni che cambiano.

Le simulazioni strettamente collegate agli Urban Digital Twins sono particolarmente potenti. In questo caso, tutti i parametri rilevanti – dalla tecnologia degli edifici alle condizioni meteorologiche, fino agli ostacoli temporanei come i cantieri o gli eventi – possono essere incorporati nella simulazione in tempo reale. Ciò consente non solo una pianificazione precisa in anticipo, ma anche una risposta flessibile durante un evento in corso. Ad esempio, è possibile concepire istruzioni di evacuazione dinamiche che si adattano alla situazione attuale e vengono comunicate alle persone colpite tramite sistemi di guida digitali.

L’uso dell’intelligenza artificiale nella simulazione delle vie di fuga e di salvataggio non solo apre nuove possibilità tecniche, ma sfida anche le discipline di pianificazione ad affrontare questioni come la sovranità dei dati, la sicurezza informatica e la trasparenza degli algoritmi. Perché laddove l’intelligenza artificiale prende decisioni, l’uomo non deve perdere il controllo: un requisito che richiede sofisticati concetti di governance e gestione della qualità nella pratica.

Pratica, standard e paradossi: come le città e gli urbanisti utilizzano le simulazioni di IA

Chiunque sia coinvolto nell’implementazione di simulazioni di vie di fuga e di soccorso basate sull’intelligenza artificiale si trova ad entrare in un campo ricco di innovazioni e di ostacoli. In Germania, ad esempio, è spesso il complesso quadro normativo a rendere difficile il passaggio dall’ambiente di prova alla pianificazione quotidiana. I regolamenti edilizi tipo, i regolamenti edilizi statali e un gran numero di norme DIN come la DIN 18065 o la DIN EN 1991-1-2 definiscono i requisiti minimi per le vie di fuga, la protezione antincendio e l’evacuazione. Tuttavia, questi standard sono per lo più adattati a ipotesi di pianificazione statica e finora non hanno quasi tenuto conto delle possibilità offerte dalle simulazioni dinamiche e basate sui dati.

Ciononostante, si stanno facendo progressi. In metropoli come Monaco di Baviera, Berlino e Zurigo sono in corso i primi progetti pilota in cui si utilizzano simulazioni basate sull’intelligenza artificiale delle vie di fuga e di salvataggio per rendere più sicuri i grandi eventi, i centri commerciali e i complessi di uffici. I risultati sono promettenti: le simulazioni dimostrano che aggiustamenti mirati al percorso, al posizionamento delle uscite di emergenza o alla progettazione di sistemi di guida possono ridurre significativamente i tempi di evacuazione ed evitare situazioni di strozzatura. Soprattutto in edifici complessi come aeroporti, stazioni ferroviarie o ospedali, il valore aggiunto è enorme, poiché i metodi di pianificazione convenzionali raggiungono rapidamente i loro limiti.

Un’altra area pratica è rappresentata dai nuovi quartieri in cui le vie di fuga e di soccorso non vengono progettate, testate e ottimizzate solo sul tavolo da disegno, ma anche nel gemello digitale. Qui si possono simulare diversi scenari di utilizzo, orari, flussi di visitatori e persino eventualità come cantieri o chiusure temporanee. In questo modo i progettisti hanno un quadro completo dell’impatto dei loro progetti sulla sicurezza, e possono prendere contromisure in una fase iniziale prima che le cose diventino costose o pericolose.

Tuttavia, l’esperienza pratica dimostra che ci sono ancora molte domande senza risposta. Come documentare in modo trasparente e comprensibile i risultati delle simulazioni di IA per dimostrarli alle autorità, agli esperti e agli assicuratori? Come organizzare la partecipazione e la comunicazione con gli utenti in modo che i risultati delle simulazioni non siano percepiti come una „scatola nera“? E come si può garantire che gli algoritmi utilizzati non contengano errori sistematici o distorsioni che penalizzino alcuni gruppi di utenti?

In questo caso, pianificatori, architetti e amministrazioni cittadine sono chiamati a sviluppare nuovi processi che combinino tecnologia, diritto e comunicazione. L’integrazione delle simulazioni di IA nei processi di pianificazione partecipativa, la creazione di piattaforme ad accesso aperto e lo sviluppo di procedure di test e certificazione potrebbero essere modi per sfruttare appieno il potenziale della tecnologia – e allo stesso tempo creare fiducia e accettazione tra tutti i soggetti coinvolti.

Gemelli digitali urbani come piattaforma per la pianificazione delle vie di fuga basata sull’IA

I gemelli digitali sono da tempo più che semplici visualizzazioni 3D per le brochure di marketing delle città. Sono diventati piattaforme dinamiche e altamente collegate in rete che consentono un’ampia gamma di applicazioni, tra cui la simulazione basata sull’intelligenza artificiale delle vie di fuga e di salvataggio. In città come Vienna, Helsinki e Rotterdam, gli Urban Digital Twins vengono già utilizzati come interfaccia centrale per riunire i dati provenienti da un’ampia varietà di fonti e renderli disponibili in tempo reale per simulazioni e processi decisionali.

La particolarità dell’integrazione delle simulazioni di intelligenza artificiale nel gemello digitale è la capacità di collegare senza soluzione di continuità pianificazione, operazioni e gestione delle crisi. Ad esempio, i vigili del fuoco possono accedere agli ultimi risultati delle simulazioni in caso di emergenza per adattare le strategie di evacuazione. I gestori di eventi possono monitorare l’utilizzo e i flussi di movimento dei loro edifici in tempo reale e lanciare avvertimenti in caso di imminenti colli di bottiglia o sovraffollamento. E i progettisti hanno a disposizione uno strumento che consente loro di testare diverse varianti progettuali in termini di sicurezza, molto prima che diventino realtà.

Un approccio pionieristico è la combinazione di Urban Digital Twins con interfacce aperte e interoperabili. Ciò consente di integrare in modo flessibile diversi modelli di simulazione, fonti di dati e sistemi di analisi. Ad esempio, è possibile integrare e testare rapidamente nuove tecnologie di sensori, algoritmi di apprendimento automatico o strumenti di visualizzazione. Allo stesso tempo, però, questa apertura aumenta anche la responsabilità: la protezione dei dati, la sicurezza informatica e la governance stanno diventando questioni chiave che devono essere risolte non solo dal punto di vista tecnico ma anche organizzativo.

Un altro potenziale risiede nella partecipazione del pubblico. Se i risultati delle simulazioni vengono visualizzati in modo comprensibile e resi accessibili, i cittadini possono essere coinvolti nella pianificazione fin dalle prime fasi. Hanno l’opportunità di contribuire con le proprie esperienze, di identificare potenziali punti deboli e di contribuire così ad aumentare la sicurezza. Questo non solo rende la pianificazione delle vie di fuga più efficiente, ma anche più democratica e più resistente agli eventi imprevisti.

In conclusione, è bene sottolineare che: Gli Urban Digital Twins sono la base ideale per la prossima generazione di simulazione delle vie di fuga e di soccorso. Consentono una pianificazione non più basata su ipotesi ma sulla conoscenza e aprono la strada a uno sviluppo urbano in cui sicurezza, efficienza e partecipazione vanno di pari passo.

Sfide e futuro: tra algoritmi e responsabilità

Per quanto impressionanti siano le possibilità tecnologiche, esse pongono nuove sfide che vanno ben oltre il reparto IT. La qualità delle simulazioni dipende in larga misura dalla qualità dei dati di input. Piani dell’edificio imprecisi, dati di utilizzo non aggiornati o informazioni mancanti sui gruppi di utenti possono portare a risultati di simulazione fuorvianti e persino pericolosi in caso di emergenza. Sono necessari nuovi standard per la gestione dei dati, l’aggiornamento continuo e la garanzia di qualità. Questo è l’unico modo per garantire che la simulazione rimanga uno strumento affidabile per la pianificazione della sicurezza.

Un altro punto critico è la trasparenza degli algoritmi. I sistemi di intelligenza artificiale sono spesso complessi e di difficile comprensione per gli estranei. Se i risultati della simulazione diventano la base per la pianificazione, deve essere chiaro come si ottengono e quali sono i loro limiti. Ciò richiede non solo un’apertura tecnica, ma anche una nuova cultura dell’errore nella pianificazione: le simulazioni non sostituiscono il giudizio umano, ma sono uno strumento per sostenere e testare le ipotesi.

Anche le questioni etiche stanno diventando sempre più importanti. I sistemi di intelligenza artificiale possono contenere pregiudizi inconsci, ad esempio se penalizzano sistematicamente alcuni gruppi di utenti. C’è anche il rischio che la responsabilità delle decisioni in materia di sicurezza venga delegata alla tecnologia senza un sufficiente monitoraggio e revisione. Il coinvolgimento di esperti, progettisti specializzati e, ove possibile, del pubblico è quindi essenziale per riconoscere e correggere tempestivamente gli sviluppi indesiderati.

Infine, c’è la questione dell’integrazione delle simulazioni AI nel processo di pianificazione quotidiano. La tecnologia non deve essere fine a se stessa, ma deve essere sensibilmente integrata nei flussi di lavoro, negli standard e nei processi decisionali esistenti. Ciò richiede formazione, nuovi profili di ruolo e il coraggio di mettere in discussione i paradigmi tradizionali di pianificazione. Solo in questo modo la tecnologia potrà esprimere tutto il suo potenziale e portare la sicurezza nelle nostre città a un nuovo livello.

Rimane la prospettiva di una pianificazione urbana che non aspetta più l’imprevisto, ma si prepara in modo proattivo. Le simulazioni di vie di fuga e di soccorso basate sull’intelligenza artificiale sono un tassello di un mosaico più ampio: consentono di creare città adattive, in grado di reagire alle sfide prima che diventino un problema. E aprono nuove strade per una pianificazione che coniughi sicurezza, qualità della vita e innovazione, una prospettiva possibile solo con il coraggio di abbracciare le nuove tecnologie.

Conclusione: la simulazione dell’intelligenza artificiale come chiave per città resilienti e sicure

La simulazione basata sull’intelligenza artificiale delle vie di fuga e di soccorso è esemplare del cambiamento in atto nella pianificazione urbana: dalla conformità statica alle regole all’architettura dinamica dei processi basata sui dati. Rende la sicurezza pianificabile, verificabile e adattabile e apre nuove possibilità per uno sviluppo urbano integrativo e di qualità. Ma la tecnologia da sola non basta. Il fattore decisivo è il modo in cui viene integrata nella pianificazione quotidiana, compresa da tutte le parti interessate e utilizzata in modo responsabile. Le sfide sono grandi: la qualità dei dati, la trasparenza, il controllo etico e il coinvolgimento del pubblico non sono questioni secondarie, ma il fulcro della trasformazione. Chi le affronta può porre la sicurezza urbana su una nuova base – e aprire la strada a una città di domani resiliente, vivibile e innovativa. Il coraggio di usare le nuove tecnologie in modo responsabile sarà la chiave per uno sviluppo urbano che non solo è preparato all’imprevedibile, ma lo plasma attivamente. La simulazione basata sull’intelligenza artificiale delle vie di fuga e di salvataggio diventerà un modello per tutti coloro che vogliono rendere gli spazi urbani sicuri, sostenibili e a prova di futuro in tutta la loro complessità.

Spagna in Svizzera due volte

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Il Musée cantonale des Beaux-Arts de Lausanne

Con il Musée cantonale des Beaux-Arts di Losanna e la Tanzhaus di Zurigo, lo studio spagnolo Barozzi Veiga ha completato due nuovi edifici. Questo porta a tre il numero totale di progetti prestigiosi dello studio di Barcellona in Svizzera. Qui presentiamo il Musée cantonale des Beaux-Arts di Losanna.

Qualche anno fa, lungo la linea ferroviaria di Losanna, si ergeva un’imponente rimessa per motori, con un’imponente navata centrale a cui erano collegate due ali laterali con tetto a shed. Le fotografie aeree mostravano un edificio maestoso, ma non era in buone condizioni e veniva utilizzato a malapena. Per questo motivo, la città di Losanna ha deciso di demolire la rimessa accanto alla stazione ferroviaria principale e di sfruttare l’occasione per un ambizioso progetto culturale. Nel 2011 è stato indetto un concorso internazionale per il Musée cantonale des Beaux-Arts de Lausanne (MCBA), al quale hanno partecipato il team internazionale di architetti Nieto Sobejano, Kengo Kuma, Caruso St John, Bernard Tschumi, Souto de Moura e gli architetti svizzeri EM2N e Gigon + Guyer. Il team di Barozzi Veiga, con sede a Barcellona, si è aggiudicato l’appalto. Per l’italiano Fabrizio Barozzi e il galiziano Alberto Veiga si tratta del terzo colpo svizzero in rapida successione, dopo l’ampliamento del Bündner Kunstmuseum di Coira e della Tanzhaus di Zurigo.

Ora, però, la città olimpica di Losanna non vuole accontentarsi di un museo di arte contemporanea per il Cantone di Vaud. Bernard Fibicher, direttore del nuovo Musée cantonale, ha annunciato con sicurezza di voler puntare in alto e di voler raggiungere i centri d’arte internazionali. Per questo motivo, già dal prossimo anno, sul sito ferroviario lasciato libero dalla Plateforme 10 sorgeranno due nuove istituzioni culturali: il Musée de l’Elysée (Museo della Fotografia) e il MUDAC (Museo del Design e delle Arti Applicate), entrambi ospitati in un unico edificio. L’impresa portoghese Aires Mateus sta attualmente costruendo il nuovo edificio museale in testa al sito, le cui ampie fessure della facciata regoleranno il flusso dei visitatori e l’apporto di luce.

Un cenno al passato

A differenza di Aires Mateus, Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga non hanno voluto cancellare la memoria dello scopo originario del sito. La parte esposta a sud della navata con le sue finestre ad arco è stata salvata e integrata nel foyer del museo. Si tratta di un colpo di fortuna per il nuovo edificio museale, poiché il foyer – che dà accesso al bookshop, al ristorante, all’auditorium, a un „espace projet“ sperimentale e a un „espace dossier“ relativo alle collezioni al piano terra – è quanto di più vicino al fascino industriale dell’edificio precedente. A differenza della maggior parte degli altri progetti in concorso, Barozzi Veiga non ha puntato sulla vicinanza formale alla rimessa delle locomotive, ma solo su riferimenti simbolici ed emotivi.

A differenza di Aires Mateus, gli architetti non hanno optato per una struttura luminosa e leggera, quasi fluttuante, ma per un blocco massiccio rivestito in mattoni clinker chiari, che si erge parallelamente ai binari e funge da barriera acustica verso sud, schermando i suoni dirompenti del traffico ferroviario. La decisione di strutturare la facciata lunga 145 metri con lesene verticali è stata insolita. Sebbene abbiano lo scopo di proteggere le sale espositive dalla luce diretta del sole, conferiscono al blocco museale un ritmo che ne attenua notevolmente la monumentalità. Ciò ricorda fortemente il Museo Nacional de Arte Romano di Rafael Moneo nell’antica città romana di Mérida, che negli anni Ottanta ha caratterizzato il moderno panorama museale spagnolo come nessun altro edificio culturale. Sono state lasciate anche altre tracce del passato industriale, come i binari della ferrovia sul piazzale a nord, a cui fa riferimento l’emergente quartiere museale Plateforme 10. Barozzi Veiga ha progettato il foyer e le aree di servizio al piano terra come un’estensione dello spazio pubblico e ha installato generose finestre frontali, che fanno apparire la solida facciata quasi porosa quando illuminata di notte. In omaggio all’edificio precedente, sono stati installati tetti a shed anche sul tetto del museo, mentre la formazione del soffitto, suddivisa in rettangoli luminosi, riflette la luce solare che entra da nord in grandi imbuti e la distribuisce come fonte di luce diffusa nelle sale espositive.

Gli architetti hanno risolto l’accesso alle sale dell’esposizione temporanea e permanente in modo così intelligente che ogni visitatore dovrebbe darlo per scontato. I percorsi di accesso alla collezione di 1.700 metri quadrati e alle mostre temporanee di 1.300 metri quadrati ai due piani superiori sono stati spazialmente separati, in quanto solo la vasta collezione di opere di Félix Vallotton, Maurice Denise, Ferdinand Hodler, Jean Dubuffet, Balthus, Rebecca Horn e Thomas Hirschhorn è liberamente accessibile. Nei due piani superiori, invece, è riunita orizzontalmente con le aree della mostra temporanea. (…)

L’articolo sul Musée cantonale des Beaux-Arts di Losanna e sulla Tanzhaus di Zurigo si trova nel numero 02/2019 di Baumeister.

Concorso: Riprogettazione di Helvetiaplatz, Berna

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Helvetiaplatz
L’Helvetiaplatz di Berna.


La Helvetiaplatz, nel quartiere Kirchenfeld di Berna, è unica nella sua concezione di piazza rappresentativa a forma di stella. Insieme alle istituzioni pubbliche vicine, come la Kunsthalle, il Museo storico, il Museo alpino e il Forum Yehudi Menuhin di Berna, costituisce un biglietto da visita per la città di Berna. Tuttavia, a causa delle ampie strade, la piazza è ora percepita principalmente come un nodo di traffico. L’obiettivo della riprogettazione è trasformare Helvetiaplatz nel „foyer del quartiere dei musei“ e farne un luogo attraente con qualità e offerte distintive per i residenti e i visitatori del quartiere. I team partecipanti dovranno proporre soluzioni di alta qualità progettuale e funzionale, che si basino su un esame intensivo e sensibile dell’edificio esistente da un lato e che soddisfino le esigenze attuali e future nel modo più ottimale possibile dall’altro.

Procedura


Hochbau Stadt Bern organizza un concorso di progettazione in un’unica fase per gruppi di progettazione in una procedura aperta in conformità al GATT / WTO, alla base giuridica della legge sugli appalti pubblici del Cantone di Berna (ÖBG e ÖBV) e all’ordinanza sugli appalti della Città di Berna (VBW) per conto dell’Ufficio del Genio Civile di Berna.
È disponibile una somma di 180.000,00 CHF (IVA esclusa) per quattro o otto premi, acquisti e compensi fissi.
La lingua del concorso è il tedesco. La giuria è aperta al pubblico.

Requisiti per la partecipazione


Possono partecipare team di progettazione con competenze nei settori dell’architettura del paesaggio (capofila), del design urbano/architettura/scenografia, dell’ingegneria civile (pianificazione del traffico), dell’ingegneria civile (ingegneria civile), del design dell’illuminazione.

Giuria specializzata


Heinrich Sauter, capo del dipartimento Edilizia, Città di Berna (presidente)

Mark Werren, Urbanista, Ufficio Urbanistica di Berna

Robin Winogrond, Studio Vulkan, Zurigo

Henrike Wehberg-Krafft, WES LandschaftsArchitektur, Amburgo/Berlino

Mateja Vehovar, Vehovar & Jauslin, Zurigo

Prof Klaus Zweibrücken, Università di Scienze Applicate di Rapperswil

Peter Baumgartner, ex vice conservatore dei monumenti, Cantone di Zurigo

Tino Buchs, bbz landschaftsarchitekten, Berna (sostituto)