Storicismo: tutto allo stesso tempo – e a volte anche bello

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Atmosfera della città vista dall'alto con il corso del fiume, fotografata da Emmanuel Appiah

Storicismo: tutto allo stesso tempo – e a volte anche bello. In architettura, lo storicismo è il camaleonte degli stili. Copia, cita, mescola e ricicla. Alcuni lo considerano un arbitrio estetico, altri un opulento omaggio al passato. Ma cosa rende così affascinante questo perenne favorito? Lo storicismo è solo un patchwork estetico o c’è dell’altro? E perché il principio del „tutto allo stesso tempo“ sta vivendo una rinascita oggi che tutti chiedono a gran voce l’autenticità?

  • Lo storicismo non è solo il piacere della copia: è uno specchio dei dibattiti sull’identità sociale.
  • Germania, Austria e Svizzera: tre Paesi, tre tradizioni storicistiche molto diverse.
  • La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità di citazione e ricostruzione.
  • La sostenibilità sfida lo storicismo: La ricostruzione ha senso dal punto di vista ecologico?
  • Gli architetti hanno bisogno di competenze tecniche, storico-artistiche e sociali.
  • Il discorso sulla ricostruzione, sulla libertà stilistica e sulla cultura del ricordo è altamente politico e spesso emotivo.
  • La tendenza globale: il neostoricismo come risposta alla crisi del modernismo.
  • Visione o regressione? Lo storicismo provoca – e rimane attuale.

Lo storicismo – il principio del „copia e incolla“ e le sue radici

Chiunque passeggi oggi per Berlino, Vienna o Zurigo si imbatterà inevitabilmente in questo fenomeno: lo storicismo. Facciate piene di colonne, timpani e fregi, tutte modellate su edifici antichi o medievali. Uno stile che non sa decidersi, e proprio in questo sta la sua forza. Nel XIX secolo, quando la rivoluzione e l’industrializzazione stavano sconvolgendo l’Europa, gli architetti hanno cercato in profondità nella naftalina della storia. Gotico, Rinascimento, Barocco: tutto è stato sviscerato, combinato e reinventato. Quello che sembra un circo estetico era in realtà l’espressione di una crisi d’identità. La società cercava stabilità, radici e significato. E l’architettura lo fece: con forme prese in prestito che suggerivano familiarità laddove prevaleva l’incertezza. In Germania, lo storicismo divenne architettura di Stato, con il Reichstag come esempio principale. L’Austria celebrò la Ringstrasse come palcoscenico per la monarchia, mentre in Svizzera lo stile fu usato per costruire miti nazionali. Lo storicismo non è mai stato neutrale. Era sempre politico, sempre un’affermazione – e mai veramente innocente.

Ma anche i suoi contemporanei erano divisi. I critici percepivano una violazione dello stile e l’arbitrarietà, mentre i sostenitori lodavano l’artigianato e la citazione come memoria culturale. Uno sguardo più attento mostra che lo storicismo è più di una semplice carta da parati decorativa: Si tratta dell’appropriazione della storia, della messa in scena del potere, dell’identità e dell’appartenenza. Lo storicismo è uno specchio dei dibattiti sociali. E forse è proprio per questo che è così duraturo. Perché più il presente è incerto, maggiore è la tentazione di aggrapparsi al familiare – o almeno di ricrearlo.

In termini tecnici, lo storicismo è sempre stato un campo di innovazione. Nuovi materiali da costruzione, come il ferro e il vetro, si nascondevano dietro spesse facciate, mentre la produzione industriale consentiva la realizzazione in serie di elementi decorativi. Non si trattava quindi solo di un ritorno al passato, ma anche di un salto in avanti: un gioco con il vecchio al servizio del nuovo. Chiunque lo liquidi come una mera copiatura ne sottovaluta la complessità: lo storicismo è cultura remix avant la lettre. E dal postmodernismo e dalla digitalizzazione in poi, ci siamo resi conto dell’attualità di questo principio.

Lo storicismo non è più un capitolo chiuso. In un momento in cui le incertezze globali, i dibattiti sull’identità e la crisi della modernità dominano il discorso, il principio del „tutto allo stesso tempo“ sta vivendo una sorprendente rinascita. Stanno nascendo ricostruzioni e architetture citazioniste. Alcuni celebrano il ritorno della bellezza, altri percepiscono una stasi estetica. Lo storicismo rimane un argomento irritante, ma nessuno può ignorarlo.

E perché dovrebbero? Chi studia lo storicismo impara molto sui meccanismi della memoria, del potere e del desiderio. Sulla paura del nuovo e sulla necessità di mettere in scena il passato. In realtà, lo storicismo è una cartina di tornasole per la società: di quanto passato ha bisogno il presente? E quanta finzione può tollerare la memoria collettiva?

Germania, Austria, Svizzera – tre varianti della stessa ossessione

La suddivisione dello storicismo in Germania, Austria e Svizzera rivela differenze notevoli, con un approccio al passato altrettanto ossessivo. La Germania ha praticamente inventato se stessa nel XIX secolo con lo storicismo. L’architettura dello Stato guglielmino, il Duomo di Berlino, il Monumento alla Battaglia delle Nazioni di Lipsia: sono tutte manifestazioni di una ricerca di grandezza e di unità culturale. In questo caso, lo storicismo è diventato il palcoscenico della nazione, una cifra del potere e dell’ambizione. Dopo il 1945, questo si è trasformato in un rapporto particolarmente complicato con la citazione. Da un lato, il rifiuto di qualsiasi forma di ricostruzione come punto di fuga delle forze reazionarie; dall’altro, la necessità di recuperare l’identità perduta. Il dibattito sulla facciata del Palazzo di Berlino è solo l’esempio più evidente. In Germania, lo storicismo è sempre un campo minato della politica del ricordo.

L’Austria ha adottato un approccio più sottile. La Ringstrasse di Vienna è un esempio da manuale di storicismo: neorinascimento, neogotico e neobarocco sono infilati insieme come un filo di perle. Ma invece dell’esaltazione nazionale, domina la messa in scena della monarchia, dell’educazione e dell’orgoglio civico. Lo storicismo austriaco è una celebrazione del mascheramento – opulento, giocoso, quasi ironico. Nel dopoguerra Vienna è rimasta sorprendentemente fedele a questo stile: il neorinascimento e lo stile guglielmino caratterizzano ancora oggi il paesaggio urbano. Qui lo storicismo è meno politico e fa parte dell’identità urbana.

La Svizzera, invece, ha usato lo storicismo per consolidare la coerenza nazionale. La Confederazione era un mosaico di lingue, regioni e tradizioni. Lo storicismo è diventato un punto fermo stilistico: municipi, stazioni ferroviarie, scuole, tutti basati sul principio: stiamo ottenendo la storia che ci manca. A Zurigo, Berna e Lucerna si creò un’architettura ibrida in cui si mescolavano modelli locali e internazionali. Dopo il 1945, tuttavia, si è diffusa la disillusione: La Svizzera scopre il suo amore per il funzionalismo e il modernismo alpino. Ma la nostalgia per lo storico si riaccende sempre di più, al più tardi quando si tratta di preservare il patrimonio nazionale.

Ciò che accomuna i tre Paesi è l’ambivalenza di fondo nei confronti dello storicismo. È un’espressione di orgoglio e di incertezza, di desiderio e di scetticismo. Progetti di ricostruzione come il Palazzo di Berlino, il centro storico di Francoforte o il Palais Schwarzenberg di Vienna dividono ancora oggi le persone. Alcuni li vedono come un modo per creare identità, altri come una resa alla complessità del presente. Eppure la pressione cresce: la domanda di ricostruzione, di „bellezza perduta“, rimane alta, anche perché in molti luoghi il modernismo è percepito come freddo e astratto. Lo storicismo è la consolazione di una società che ha nostalgia di casa – e la cerca nel passato.

Allo stesso tempo, lo storicismo è un campo di sperimentazione per l’innovazione digitale: in tutti e tre i Paesi, gli architetti utilizzano ora la scansione 3D, le analisi stilistiche basate sull’intelligenza artificiale e la produzione parametrica per reinterpretare le forme storiche. Lo storicismo contemporaneo è un ibrido di artigianato, alta tecnologia e narrazione. Chi costruisce edifici storicisti oggi non deve solo saper citare, ma anche costruire, argomentare e comunicare.

Digitalizzazione e IA: il kit di costruzione di citazioni 2.0

Chiunque creda che lo storicismo viva solo di copisti e tradizionalisti sta sottovalutando la potenza esplosiva della digitalizzazione. Con gli scanner 3D, la modellazione delle informazioni sugli edifici e l’intelligenza artificiale, il kit di costruzione delle quotazioni è improvvisamente infinitamente grande – e infinitamente preciso. Gli architetti scansionano le facciate, ricostruiscono gli ornamenti distrutti e generano varianti grazie ad algoritmi. La differenza rispetto al passato è che non è più l’artista a decidere, ma il modello di dati. Ciò che sembra una benedizione nasconde dei rischi. Perché i sistemi di IA riproducono pregiudizi, modelli algoritmici e una certa arbitrarietà. Nel peggiore dei casi, il nuovo storicismo potrebbe trasformarsi in un ciclo infinito di pastiche e simulazioni, senza alcuna profondità di contenuto. La domanda è: quanta autenticità può generare lo storicismo digitale?

Tecnicamente, lo sviluppo è rapido. A Monaco, la porta della città distrutta è stata ricostruita con l’aiuto di nuvole di punti e fotografie storiche. A Vienna si stanno creando modelli digitali dei palazzi della Ringstrasse e a Zurigo si sta lavorando alla registrazione automatica dei tetti storici. I sistemi BIM consentono di eseguire varianti, simulare interventi strutturali e persino visualizzare alternative di materiali. L’architetto diventa il curatore di un gabinetto digitale di curiosità. Ma a ogni clic del mouse si pone la questione della responsabilità: cosa viene restaurato e cosa rimane perduto? Chi decide quale storia raccontare?

La digitalizzazione sta aprendo nuovi orizzonti anche nel campo della produzione. La stampa 3D permette di riprodurre con precisione le parti di una facciata, le fresatrici CNC producono ornamenti in serie. Il confine tra artigianato e macchina si fa sempre più labile. Il paradosso: più la copia digitale è perfetta, più la differenza con l’originale diventa visibile. Lo storicismo nell’era dell’IA è un gioco di verità e finzione. Per la pratica edilizia, ciò significa che chiunque lavori in modo storicista deve essere in grado di fare qualcosa di più della semplice copia. Si tratta di contesto, comprensione analitica e giudizio etico. Lo storicismo digitale richiede architetti che sappiano combinare con sicurezza tecnologia e contenuti e che siano consapevoli del proprio ruolo di narratori.

Il dibattito è di grande attualità: il nuovo storicismo è un passo avanti o un vicolo cieco? La ricostruzione digitale rende il passato arbitrario o apre nuove forme di memoria? Una cosa è chiara: la digitalizzazione e l’IA rendono lo storicismo più flessibile, più veloce e più democratico. Ma lo rendono anche più suscettibile all’abuso, alla commercializzazione e alla monotonia estetica. L’architettura si trova di fronte a una domanda cruciale: di quanta storia ha bisogno il futuro e quanta finzione può tollerare?

Lo storicismo è entrato da tempo nel discorso globale. In Cina, Russia e Stati Uniti, interi quartieri cittadini vengono costruiti nello stile del passato – spesso come simulazione, come sfondo, come strumento di marketing. L’Europa si trova a dover ridefinire il proprio storicismo: meno come pezzo da museo e più come laboratorio di identità, innovazione e sostenibilità. La digitalizzazione è al tempo stesso una maledizione e una benedizione. Amplia la cassetta degli attrezzi, ma aumenta anche la responsabilità degli architetti.

Sostenibilità e memoria: il difficile gioco dell’equilibrio

Ci sono pochi argomenti che dividono gli esperti quanto il rapporto tra storicità e sostenibilità. A prima vista, la ricostruzione sembra avere un senso ecologico: si preservano le strutture urbane esistenti, si conserva l’energia grigia e si riciclano i materiali. Tuttavia, a un esame più attento, il quadro inizia a vacillare. Le ricostruzioni sono spesso ad alta intensità di materiali, costose e discutibili dal punto di vista energetico. Se le facciate storiche vengono combinate con un isolamento moderno, il risultato è un compromesso tecnico che non rende giustizia né all’originale né agli standard contemporanei. Lo storicismo non è quindi un lasciapassare per la sostenibilità, ma un campo di gioco complesso e pieno di obiettivi contrastanti.

C’è anche la questione della sostenibilità sociale. I progetti storicisti spesso soddisfano il bisogno di esclusività, di un „mondo perfetto“ dietro le facciate storicizzanti. La gentrificazione, l’uso eccessivo da parte dei turisti e lo spostamento delle identità locali sono rischi reali. Chi costruisce per la bellezza del passato deve anche considerare le conseguenze per il presente. La grande sfida: come preservare la memoria senza allontanare la vita dalla città? Come possono le ricostruzioni diventare parte di una città vivace e aperta, e non solo uno sfondo per i selfie?

Tecnicamente, il gioco di equilibri è impegnativo. Gli architetti devono comprendere i materiali da costruzione storici, padroneggiare la fisica delle costruzioni e avere familiarità con le leggi sulla protezione dei monumenti – e allo stesso tempo soddisfare gli standard moderni in materia di energia, accessibilità e flessibilità d’uso. Lo storicismo richiede professionisti a tutto tondo, non nostalgici. E per una chiara bussola etica: Cosa è ancora ricostruzione, cosa è falsificazione? Dove finisce il ricordo e inizia il kitsch? Le risposte a queste domande sono raramente chiare, ma sono cruciali per la credibilità della professione.

Un confronto internazionale mostra chiaramente che la sostenibilità e lo storicismo non sono una contraddizione in termini, ma nemmeno una cosa scontata. A Vienna, gli edifici storici vengono ristrutturati per raggiungere standard energetici superiori. In Svizzera, i tetti dei centri storici vengono dotati di pannelli solari senza distruggere il paesaggio urbano. In Germania, il dibattito sulla ristrutturazione di vecchi edifici è più acceso che mai. Lo storicismo è la pietra di paragone per la capacità di combinare in modo intelligente il passato e il futuro. Chi si limita a imitare manca il bersaglio. Chi combina in modo innovativo stabilisce degli standard.

La tendenza allo „storicismo verde“ è inequivocabile. Gli architetti sperimentano ricostruzioni sostenibili, materiali riciclabili e soluzioni low-tech. La progettazione digitale aiuta a gestire le varianti, a ottimizzare i cicli di vita e a rendere visibili le impronte ecologiche. Ma l’equilibrio rimane: Lo storicismo è un equilibrio tra ricordo e rinnovamento, tra bellezza e funzione, tra desiderio e realtà.

Visioni, critiche e la fine delle questioni di stile?

Alla fine, la domanda rimane: lo storicismo è un vicolo cieco o il laboratorio del futuro? La critica è nota: Lo storicismo è arretrato, kitsch, populista. Impedisce l’innovazione, blocca il progresso e consolida i cliché. Ma la realtà è più complicata. Lo storicismo è stato a lungo più di una semplice imitazione. È un campo di sperimentazione per strumenti digitali, per strategie sostenibili, per nuove forme di memoria. Chi costruisce edifici storicisti oggi può coniugare tradizione e alta tecnologia, artigianato e algoritmi, bellezza e funzione – se lo fa con saggezza.

Il dibattito è altamente politico. In Germania, la disputa si accende sulle ricostruzioni, sulla cultura del ricordo e su come affrontare la propria storia. In Austria, la bellezza del passato viene celebrata con sicurezza, mentre in Svizzera si cercano nuovi modi per combinare tradizione e innovazione. Lo storicismo è una superficie di proiezione per speranze e paure, per visioni e risentimenti. La domanda chiave è: di quanto passato ha bisogno l’architettura – e di quanto coraggio per il presente?

Lo storicismo è anche una questione globale. Negli Stati Uniti si stanno costruendo nuove città antiche, in Cina si simula la storia europea e in Russia si fa rivivere lo stile zarista. Il pericolo: lo storicismo come sfondo, come prodotto di marketing, come sostituto dell’identità. Ma l’opportunità sta nell’uso intelligente della storia: come risorsa, come specchio, come strumento per una città sostenibile, diversificata e aperta. Lo storicismo può essere un laboratorio o un vicolo cieco. L’atteggiamento dei progettisti è cruciale.

Nell’era digitale, i confini sono sempre più labili. I processi di progettazione supportati dall’intelligenza artificiale, le facciate parametriche e la realtà aumentata rendono lo storicismo più flessibile, ma anche più difficile da controllare. L’architettura si trova di fronte a una nuova libertà di stile e al compito di utilizzarla in modo responsabile. Lo storicismo non è un fine in sé, ma un’offerta: comprendere il passato come risorsa. Chi lo comprende può attingere a piene mani, senza cadere nell’arbitrarietà.

Forse lo storicismo è ciò che l’architettura è sempre stata: uno specchio della società. A volte bella, a volte stravagante, a volte prepotente, ma mai noiosa. La questione dello stile è morta da tempo. Si tratta di atteggiamento, di contesto, di qualità. E a volte, sì a volte, lo storicismo è persino bello.

Conclusione: lo storicismo rimane e ci sfida

Lo storicismo non è un modello obsoleto. È un camaleonte, un imbroglione, uno specchio della diversità sociale. La digitalizzazione rende il kit di citazione infinitamente grande, mentre il dibattito sulla sostenibilità intensifica le esigenze tecniche ed etiche. Chi costruisce storicamente oggi deve essere in grado di fare di più che copiare. Si tratta di contesto, innovazione e responsabilità. In Germania, Austria e Svizzera lo storicismo rimane un tema caldo, ma anche un laboratorio per il futuro. L’architettura non può sfuggire al principio del „tutto allo stesso tempo“. Deve usarlo con saggezza. Perché a volte lo storicismo non solo è tutto allo stesso tempo, ma è anche sorprendentemente bello.

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Avete appena terminato gli studi – o siete nella fase finale – e davvero. no. piano. cosa fare dopo? Ci siamo passati tutti. Abituati ad avere sempre un obiettivo in mente, ora c’è un grande punto interrogativo. Addio università, ciao paure per il futuro. Abbiamo l’antidoto: giovani uffici e dipendenti che vanno per la loro strada. Abbiamo chiesto loro quali sono le loro più grandi paure, ispirazioni e successi. Oggi vi presentiamo: Opposite Office di Monaco.

Opposite Office è stato fondato nel 2017 tra i ghiacci norvegesi, quando Benedikt Hartl era in campeggio e stava sciando con un amico. Prima di allora, aveva lavorato in diversi uffici, ma aveva lasciato il suo ultimo lavoro e se n’era andato per il freddo gelido. L’idea dell’Opposite Office è nata da un lato dal suo scetticismo nei confronti dell’architettura e dall’altro dalla sua passione per essa: fare qualcosa con l’architettura, ma in modo diverso. Come architetto libero professionista, ora gli piace avere il tempo di progettare e sperimentare. Negli ultimi mesi, Opposite Office è stato particolarmente rappresentato dai media con un progetto in particolare: il progetto per la ristrutturazione di Buckingham Palace.

Cosa ti fa rimanere senza parole?
Viviamo in tempi in cui molte cose sono relativamente senza parole: il muro verso il Messico, la Brexit. Ma anche qui in Germania, a volte, siamo senza parole: i bonus di rendimento per i manager che non hanno successo, i software truffaldini, le leggi sui compiti di polizia, l’esplosione degli affitti…

E in architettura?
Poiché gran parte di ciò che accade nel mondo non supera la satira, l’architettura non se la cava poi così male: la protezione antincendio dell’aeroporto di Berlino, l’esplosione dei costi e l’acustica della sala da concerto Elbphilharmonie, le lucertole, i tonfi e le bugie di Stoccarda 21 e lo splendore e la gloria prussiana del Palazzo di Città di Berlino – nessun problema!

Cosa ti spezza il cuore?
Una volta l’architetto Cedric Price consigliò a una coppia di divorziare invece di comprare una nuova casa, ma dubito che l’architettura possa davvero spezzare il cuore. È più probabile che siano le relazioni interpersonali a minacciare di spezzare i cuori.

Cosa ha causato l’ultima grande discussione?
Un tè o uno sherry a Buckingham Palace.

Che cosa non può fare l’architettura?
L’architettura non deve essere distaccata dalla politica e dalla società. Capisco che agli architetti (star) piaccia costruire stadi. Ma si può davvero giustificare il fatto che gli operai del cantiere vengano trattati come schiavi? La maggior parte degli edifici rappresentativi sostiene una direzione politica: la reggia di Versailles sosteneva il potere dei re. Anche l’edificio del Reichstag a Berlino dimostra quanto sia politica l’architettura: la cupola può essere vista come un elemento di potere, mentre la versione in vetro di Sir Norman Foster simboleggia la trasparenza democratica. Ma non è solo su grande scala che l’architettura riflette sempre idee politiche. Anche su piccola scala, l’architettura ha sempre una dimensione politica. C’è una differenza tra progettare una villa di lusso in campagna e un’abitazione sociale.

Di cosa è più orgoglioso?
Vorrei sostituire il termine con gioia, perché il riconoscimento sociale non è importante quanto il termine orgoglio.

Allora, cosa vi dà piacere?
Siamo felici di aver vinto di recente due concorsi che sono in fase di realizzazione. Uno è un laboratorio per disabili, che stiamo progettando insieme a un altro ufficio, e l’altro sono case vacanze sperimentali in formato XS.

Siamo onesti: quanti turni di notte fa al mese?
Probabilmente troppi, in realtà.

Qual è il prossimo obiettivo?
Ora che la conversione di Buckingham Palace è stata ampiamente discussa dai media, stiamo pensando a quale edificio vorremmo convertire successivamente. L’Arco di Trionfo a Parigi, per esempio. I gilet gialli lo stanno attualmente occupando. Non sono ancora sicuro se vogliamo davvero sostenerli. In generale, pensiamo che la protesta sia uno strumento democratico legittimo e importante, ma l’orientamento politico dei gilet gialli, con i loro attivisti anarchici e nazionalisti estremi, deve ovviamente essere esaminato criticamente. Anche in Germania siamo consapevoli di alcune cose che vengono sopravvalutate.

E fuori dall’Europa?
Il Burj Khalifa di Dubai sarebbe davvero ideale per l’edilizia sociale. Non avrebbe nemmeno bisogno di essere ampliato. D’altra parte, non vogliamo avventurarci nella Casa Bianca. Di certo, dopo Trump, verrà riutilizzata. Ma per essere onesti, dobbiamo guadagnare un po‘ di soldi e progettare edifici veri e propri. A meno che, ovviamente, qualcuno non voglia finanziare le nostre conversioni politiche…

L‘Accademia Baumeister è un progetto di stage della rivista di architettura Baumeister ed è sostenuto da GRAPHISOFT e BAU 2019.

Risultati del concorso a ottobre 2020

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Siete interessati agli ultimi risultati dei concorsi di architettura del paesaggio, ma non avete il tempo di guardarli bene? Nella panoramica dei concorsi G+L, Heike Vossen fornisce aggiornamenti mensili sui concorsi più interessanti. Ecco i primi risultati dei concorsi di ottobre 2020.

Tutte le immagini: © SINAI con Holzer Kobler

Il vecchio cimitero di Judensand a Magonza è uno dei più antichi cimiteri ebraici d’Europa: i progettisti dovevano procedere con la stessa sensibilità nella sua riqualificazione. Con il suo design chiaro, il progetto vincitore raggiunge un alto valore di riconoscimento per il sito precedentemente poco appariscente: una siepe di tasso circostante rafforza la natura speciale del sito; all’esterno crea un involucro protettivo e all’interno crea una densità atmosferica. Le aperture sono utilizzate di proposito come collegamenti visivi dall’esterno all’interno e hanno lo scopo di incoraggiare le persone a entrare in contatto con il luogo della memoria e della fede. L’involucro del muro di siepe, dello zoccolo e delle aperture consente una presenza visibile nello spazio urbano e ancorano il sito all’eterogenea struttura circostante in modo spazialmente efficace. Allo stesso tempo, il recinto di siepi riprende il recinto storico della Judensand del 1779, continuando così simbolicamente l’eredità della comunità ebraica. In termini di programma e design, i nuovi edifici proposti completano l’involucro appena creato intorno al vecchio cimitero come strutture protettive.

Le sponde della Fulda a Rotenburg si affermano come spazio aperto identitario per la città. bbz landschaftsarchitekten attiva lo spazio fluviale con strutture per il tempo libero e l’avventura e crea due sponde di forma diversa in un gesto su larga scala: a nord, un bordo urbano con una geometria chiara che estende lo spazio urbano alla Fulda; a sud, la controparte come ampio spazio golenale con un bordo curvo della sponda che riprende il flusso della Fulda. Per rafforzare l’area fluviale, gli architetti paesaggisti hanno riposizionato il traffico stazionario e ripulito la vegetazione, in parte su piccola scala. In questo modo si apre la vista sulla suggestiva silhouette a graticcio della città vecchia. La riva urbana sul lato opposto funge da spazio quadrato strutturato con un’area eventi in pietra e un rifugio verde. Adiacente alla piazza in pietra si trova la balconata panoramica, che si estende verso il fiume con ampie gradinate e termina con una piattaforma sull’acqua.

Tutte le immagini: © bbz bern / Joos & Mathys / Plangrün

Un altro successo al concorso per bbz landschaftsarchitekten: Insieme ai partner di pianificazione, bbz bern si è aggiudicata l’appalto per lo studio di una nuova località lacustre, comprensiva di impianti sportivi e progettazione della linea di riva, da realizzarsi negli orizzonti di pianificazione del 2022 e del 2035. La visione vincente vede l’uso del tempo libero e dello sport in armonia con la valorizzazione ecologica del sito. Di conseguenza, verrà creato un parco multiuso, le cui aree di utilizzo saranno inserite nel paesaggio e accompagnate da una varietà di nicchie ecologiche. Il nuovo parco funge da collegamento tra l’area dell’insediamento e il lago. Il progetto elimina gli argini artificiali esistenti e ripristina la topografia pianeggiante originale. In questo modo si crea un’apertura visiva dal margine dell’insediamento attraverso il parco e la riva del lago. La sapiente disposizione dei campi da gioco e il loro uso multiplo lasciano uno spazio ecologico sufficiente per l’area incontaminata della riva e i canneti. I progettisti hanno prolungato la passerella esistente fino alla riva del lago e l’hanno fatta passare sopra il laghetto pubblico appena creato.

Tutte le immagini: ©relais landscape architects

In linea con il motto „Ellwangen an die Jagst“ (Ellwangen verso lo Jagst), il fiume deve essere ridisegnato in modo naturale, riqualificato ecologicamente e trasformato in un’esperienza per lo State Garden Show del 2026. Il progetto vincente di relais Landschaftsarchitekten ha colpito per l’immagine spaziale continua della valle del fiume: nella parte occidentale, lo spazio fluviale si allarga in un ampio corridoio all’interno del quale il corso d’acqua può svilupparsi in modo dinamico. L’area vicina al centro città, invece, viene progettata in modo intensivo con un’ampia gamma di usi e una spiaggia cittadina accessibile. Una striscia funzionale a nord raggruppa le strutture necessarie per il garden show. Le aree di parco adiacenti al centro cittadino continueranno a essere utilizzate per eventi e ora si presentano come ampie terrazze fluviali che si estendono fino alla riva. Un ponte pedonale collega gli spazi aperti della Jagstaue con il centro storico di Ellwangen e conduce in modo suggestivo all’area golenale progettata in modo intensivo, il parco del ponte con le sue aree sportive e di attività.

Cliccare qui per la panoramica del concorso a settembre 2020.

L’IBA Turingia nel suo ultimo anno di vita

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Un edificio allungato di quattro piani con una facciata a lamelle e un cortile interno parzialmente verde di fronte. L'edificio Eiermann di Apolda è il centro organizzativo dell'IBA Turingia. Immagine: © IBA Turingia, Foto: Thomas Müller, Weimar

L'Eiermannbau di Apolda è il centro organizzativo dell'IBA Turingia. Immagine: © IBA Turingia, Foto: Thomas Müller, Weimar

L’Esposizione Internazionale dell’Edilizia (IBA) in Turingia è giunta alla sua ultima edizione. Dal 2012, l’IBA ha indagato su come le regioni rurali e urbane possano essere riqualificate sotto il tema „StadtLand“. A questo scopo sono stati lanciati numerosi progetti attenti alle risorse. Qui vi sveliamo quali sono, quali sono i risultati dell’IBA Turingia e cosa potete aspettarvi alla presentazione finale dal 5 maggio al 29 ottobre 2023.

Dal 2012 al 2023, la Mostra Internazionale dell’Edilizia (IBA) della Turingia si impegna a realizzare progetti attenti alle risorse con valori orientati al bene comune in e per la Turingia. Questi progetti, realizzati con i partner, devono essere innovativi e sperimentali e ispirare l’imitazione. Il tema dell’IBA è „StadtLand“. Descrive la struttura degli insediamenti su piccola scala nello Stato Libero della Turingia e le interazioni tra aree urbane e rurali.

L’IBA Turingia si è concentrato su queste tre aree:

  • Costruire SelbstLand: Sostenere nuove forme di cooperazione tra amministrazione, imprese e società civile.
  • ProvinciaModernità ricostruita: Realizzazione di nuovi edifici sperimentali da parte dell’IBA per fare della cultura edilizia il segno distintivo della Turingia.
  • LeerGut umbauen: Attivazione di immobili sfitti nello Stato

Dal 2012, l’IBA Turingia ha messo in rete, consigliato e motivato gli organizzatori di progetti. Ha sostenuto processi cooperativi e perseguito l’obiettivo di riposizionare la Turingia come luogo di progresso e laboratorio sperimentale per il futuro.

L’azionista di IBA Thüringen GmbH è lo Stato Libero di Turingia, il cui governo ha fondato la società nel 2012. L’IBA è finanziata principalmente dai fondi di bilancio dello Stato Libero. I progetti IBA godono di finanziamenti prioritari in Turingia. Marta Doehler-Behzadi è direttore generale dell’IBA Thüringen dal 2014.

Dal 2018, l’IBA Turingia ha sede nella città turingia di Apolda, vicino a Jena. Nell’edificio Eiermann, che è stato sottoposto a vincolo, sviluppa di propria iniziativa la Open Factory e organizza un campus annuale, conferenze, saloni e pubblica anche riviste. Nel 2019 ha esposto un risultato intermedio nell’edificio – potete leggere qui maggiori informazioni. I risultati e gli approfondimenti ottenuti dal processo saranno presentati al pubblico in occasione della finale del 2023. L’IBA Turingia mira a ispirare l’azione della politica e dell’amministrazione, nonché della società civile e delle imprese.

Nei prossimi mesi, l’IBA Turingia desidera fare un bilancio dettagliato. A partire da maggio 2023, sarà allestita una grande mostra sugli ultimi dieci anni nell’Eiermannbau. Nell’estate del 2023 è previsto anche un formato di dibattito chiamato „Stadtland Forum“ presso l’Eiermannbau. Si terranno anche altri eventi, mostre a Nordhausen e presso l’ufficio ecclesiastico regionale di Erfurt, nonché escursioni nei siti IBA.

I progetti dell’IBA Turingia, attenti alle risorse, hanno valori orientati al bene comune in e per la Turingia. Il termine „StadtLand“ indica il mutato rapporto tra individui e natura, insediamento e paesaggio, nonché tra società e risorse. Con i suoi progetti, l’IBA mira a riaggregare contesti naturali, paesaggistici, materiali e di risorse che sono stati scollegati l’uno dall’altro per secoli. L’obiettivo è creare un nuovo „metabolismo“ sociale. Allo stesso tempo, gli organizzatori sperano che l’IBA Turingia possa ispirare altre regioni in Europa e nel mondo.

I progetti dell’IBA comprendono, ad esempio, la creazione di chioschi sanitari nel nord della Turingia. Gli Empties Agents sono una rete per la rivitalizzazione delle proprietà vuote, mentre il progetto Sommerfrische sostiene la rivitalizzazione della Schwarzatal. L’IBA ha trovato i suoi progetti in modi diversi. Nel 2014 è stato indetto un bando per progetti a livello statale dal titolo „Future STADTLAND!“. L’IBA Turingia ha anche formulato indirizzi di ricerca e aree di aspettativa. Ha creato bandi mirati e ha anche avviato progetti in prima persona, come l’Eiermannbau Apolda.

Tutti i progetti dell’IBA dovevano soddisfare standard elevati: Dovevano essere radicali, di tendenza e creativi, offrire un ancoraggio regionale e allo stesso tempo un’ispirazione internazionale. Allo stesso tempo, dovevano essere esemplari di una buona pianificazione e costruzione, per diventare casi modello e prototipi. Queste esperienze sono „open source“ e vengono messe a disposizione degli interessati.

Lo sapevate già? Nel 2020, su Baumeister abbiamo raccontato di come lo sponsor del progetto IBA, l’Associazione sportiva statale della Turingia, fosse alla ricerca di un progetto per il centro di educazione agli sport lacustri e all’avventura di Kloster, vicino a Saalburg-Ebersdorf.

Secondo l’IBA Turingia, lo Stato Libero è uno Stato urbano in transizione con una grande ricchezza culturale. „Le opportunità di un futuro di successo e vivibilità per lo Stato Libero risiedono nella diversità delle città e dei villaggi e nelle qualità del paesaggio“, si legge sul sito web. I risultati del processo ultradecennale saranno presentati dal 5 maggio al 29 ottobre 2023 nell’ambito della presentazione finale. L’obiettivo è quello di ispirare la riflessione e invitare le persone a imparare dalla Turingia.

Nell’Eiermannbau Apolda sarà possibile conoscere i progetti dell’IBA Turingia, sempre orientati alla pratica, a partire da maggio. Il vernissage della mostra „StadtLand – imparare dalla Turingia“, che presenta la nuova cultura edilizia „Made in Thuringia“, si terrà il 4 maggio 2023 a partire dalle ore 16.00. L’ingresso alla mostra è gratuito. Il Ministro Presidente della Turingia, Bodo Ramelow, e il Ministro federale per l’edilizia abitativa, lo sviluppo urbano e le costruzioni, Klara Geywitz, inaugureranno la mostra. Saranno presenti anche Philipp Misselwitz della Bauhaus Erde gGmbH e Remy Sietchiping di UN Habitat. Chi desidera partecipare al vernissage può registrarsi qui.

A proposito: nell’agosto 2021 abbiamo dedicato un intero numero allo Stato libero di Turingia. In quell’occasione abbiamo presentato anche i progetti IBA e molto altro ancora. Se volete rileggerlo, potete trovare la rivista qui nel nostro negozio.

Un’altra grande IBA che si è conclusa negli ultimi anni è stata l’IBA Basilea 2020, che si è conclusa ufficialmente all’inizio di giugno 2021 con l’IBA Basel Expo. Si è trattato di fatto della prima Esposizione Internazionale dell’Edilizia nel triangolo di confine tra Germania, Francia e Svizzera. Noi di G+L non ci siamo limitati a fornire informazioni online su IBA Basilea 2020 i progetti, i loro ideatori e gli obiettivi. Sulla base dei risultati ottenuti, abbiamo collaborato con gli organizzatori per sviluppare la pubblicazione specializzata „IBA Basel 2020. Crossing borders together“ in tedesco e francese, che vale la pena leggere. Un piacere da leggere!

Cyberattacchi nei musei – quando i beni culturali vengono attaccati digitalmente

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Se da un lato la crescente digitalizzazione dei musei facilita il lavoro quotidiano, dall'altro crea nuovi rischi come i cyberattacchi. La Galleria degli Uffizi di Firenze è uno dei musei colpiti. Foto: Samulili, CC BY-SA 1.0, via: Wikimedia Commons
La crescente digitalizzazione dei musei facilita il lavoro quotidiano, ma allo stesso tempo emergono nuovi rischi come i cyberattacchi. La Galleria degli Uffizi di Firenze è uno dei musei colpiti. Foto: Samulili, CC BY-SA 1.0, via: Wikimedia Commons

Quando nel gennaio 2026 i sistemi informatici della Staatliche Kunstsammlungen Dresden si sono improvvisamente guastati, non è stato un solo museo ad avere un problema tecnico, ma un’intera rete di quindici musei. L’attacco digitale ha paralizzato i processi interni, ha reso difficile l’accesso ai dati delle collezioni e ha costretto i responsabili a prendere rapidamente misure organizzative di emergenza. Mentre le opere d’arte fisiche sono rimaste al sicuro, è emerso chiaramente quanto le operazioni dei musei moderni siano diventate dipendenti dall’infrastruttura digitale. Poco dopo sono stati segnalati incidenti simili in Italia, anche alla Galleria degli Uffizi di Firenze, e infine anche il Colosseo di Roma è diventato oggetto di considerazioni sulla sicurezza informatica.

Questi eventi sono esemplari di uno sviluppo che si può osservare in molte parti del mondo culturale. I musei e i siti archeologici non sono più solo luoghi fisici di conservazione, ma organizzazioni altamente collegate in rete le cui operazioni quotidiane si basano su sistemi digitali. Questi vanno dalla biglietteria alla gestione dei visitatori, dai sistemi di controllo del clima negli spazi espositivi ai complessi database in cui vengono archiviati i risultati delle ricerche, le provenienze e le collezioni digitali. È proprio questo intreccio tra cultura e tecnologia che rende le istituzioni vulnerabili ai cyberattacchi.
Nel caso della Galleria degli Uffizi di Firenze, è emerso con particolare chiarezza quanto sia complessa la situazione nell’ambito del conflitto tra sicurezza digitale e fisica. Come riporta il quotidiano italiano „Corriere della Sera“, a febbraio c’è stato un tentativo di ricatto in relazione agli attacchi informatici all’istituzione. Tuttavia, la direzione del museo ha sottolineato che misure fondamentali come il trasferimento del Tesoro dei Medici non sono state prese in risposta all’attacco informatico, ma in relazione a lavori di ristrutturazione delle sale espositive programmati da tempo. Come misura precauzionale, parti della collezione sono state trasferite in un caveau della Banca d’Italia per proteggerle al meglio durante la fase di costruzione e ristrutturazione. Allo stesso tempo, sono stati installati ulteriori sistemi di sorveglianza con telecamere, ma questo era già stato predisposto dopo la spettacolare irruzione al Lovre. Anche le modifiche strutturali, come la chiusura o la muratura di singoli ingressi, sono state apportate nel contesto dei requisiti di protezione antincendio e delle misure generali di sicurezza strutturale e non sono state indotte dall’attacco informatico, come sottolinea il museo. Tuttavia, la vicinanza temporale degli eventi ha dimostrato quanto rapidamente gli incidenti digitali siano collegati alle misure di protezione fisica nella percezione del pubblico. Il caso del Colosseo a Roma mostra inoltre quanto anche i siti iconici del patrimonio culturale mondiale siano inclusi in questo nuovo quadro di minacce. Sebbene qui l’attenzione si concentri meno sulla struttura museale classica, anche l’amministrazione, la gestione dei visitatori e il coordinamento della sicurezza sono altamente digitalizzati. Al Colosseo è stato colpito il sistema di biglietteria. Un attacco informatico ha impedito l’acquisto dei biglietti attraverso i canali ufficiali. Ciò dimostra che non solo i musei tradizionali, ma anche i monumenti archeologici sono entrati a far parte della stessa zona di rischio digitale.

Pericoli diversi

Le forme di attacco sono diverse e vanno dalle campagne di phishing mirate contro i dipendenti all’intrusione nelle reti attraverso le vulnerabilità di sicurezza dei fornitori di servizi esterni e agli attacchi ransomware, in cui i sistemi vengono criptati e bloccati in cambio di richieste di riscatto. Anche il furto di dati sensibili sta assumendo un ruolo sempre più importante, soprattutto quando si tratta di informazioni sui visitatori o di piani di sicurezza interni. In molti casi, i danni materiali sono limitati, ma i danni organizzativi e di reputazione causati da un attacco informatico possono essere considerevoli e compromettere le operazioni per settimane. Una sfida particolare è rappresentata dal fatto che molte istituzioni culturali sono cresciute storicamente e le loro strutture informatiche sono spesso costituite da sistemi di diverse generazioni. Allo stesso tempo, la pressione per la digitalizzazione è in aumento, ad esempio attraverso collezioni online, mostre virtuali e ricerca basata sui dati. Questo sviluppo porta a una crescente superficie di attacco, mentre le risorse finanziarie e umane per la sicurezza informatica rimangono spesso limitate. Ciò crea una tensione tra accessibilità, modernizzazione e protezione.
La protezione del patrimonio culturale deve quindi essere sempre più intesa anche come protezione della sua infrastruttura digitale. Le misure tecniche da sole non bastano. La resilienza organizzativa, la formazione dei dipendenti e la definizione di piani di emergenza chiaramente definiti in caso di guasti digitali sono altrettanto importanti. L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che un attacco ai sistemi non riguarda solo i dati, ma può anche avere un impatto diretto sull’accesso alla cultura, alla ricerca e al pubblico. Ciò rende evidente che oggi i beni culturali devono essere protetti in un duplice senso. Oltre alla conservazione fisica degli oggetti, l’integrità digitale delle istituzioni stesse sta assumendo un ruolo centrale. I musei e i siti storici si trovano così a operare in un nuovo campo di tensione in cui il futuro della memoria culturale non si decide più solo nelle vetrine e nei depositi, ma sempre più spesso anche nelle sale server e nelle reti.

Friedensschule Münster: riprogettazione delle aree esterne e sportive

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Progettando sapientemente un impianto sportivo compatto, è stato possibile creare generose aree di vegetazione. Foto: f[R]p

Gli impianti sportivi e all’aperto della Friedensschule Münster sono stati riprogettati da frei[RAUM]planung. Il concetto dei progettisti si è basato su un linguaggio progettuale funzionale ma interessante. Nella loro presentazione del progetto, i progettisti di fRp descrivono come hanno disegnato l’area d’ingresso della scuola, che cosa rappresenta il bosco degli alunni e come hanno integrato la sostenibilità e l’educazione ambientale nel progetto.

La Friedensschule di Münster è situata in posizione centrale a sud-ovest del centro città. Come scuola cattolica comprensiva con un ginnasio, attualmente offre a circa 1.500 alunni un luogo dove imparare e svilupparsi in modo adeguato all’età. Oltre a questi due aspetti, il concorso per la pianificazione degli spazi aperti organizzato dalla Diocesi di Münster nel 2015 ha posto anche requisiti sportivi agli spazi aperti da progettare.

Una sfida che lo studio fRp di Münster ha affrontato con un linguaggio progettuale funzionale ma interessante. Percorsi chiari e spazi generosi per il movimento ricevono qualità di permanenza e struttura dalle aree verdi adiacenti con ricche piante perenni. I percorsi e le aree per l’esercizio fisico sono definiti per quello che sono da una selezione sobria di materiali diversi: Aree per lo sport, il gioco, il divertimento e la ricreazione.

Le aree di ingresso della scuola e del palazzetto dello sport sono raggruppate su un altopiano. Le isole verdi offrono spazio per rilassarsi e fungono da punti di incontro. Una spaziosa scalinata con posti a sedere, gradini e una rampa integrata collega l’altopiano con le aree ricreative e sportive più basse. Il cambiamento di livello è messo in scena piuttosto che ritoccato.
L’accessibilità si rivela un aspetto centrale di qualsiasi progetto di cortile scolastico. Questo non significa solo passaggi a livello senza gradini e superfici piane: gli ingressi devono ovviamente essere accessibili senza gradini. Si riflette anche in un buon orientamento e in un’organizzazione logica delle singole aree funzionali. Alla Friedensschule Münster, ad esempio, le aule si fondono con gli spazi aperti in base alle materie di studio: Il giardino della scuola e la serra si trovano in continuità con l’area scientifica; le aree sportive sono allineate accanto al palazzetto dello sport e alla piscina.

Le esigenze ortogonali delle singole aree sportive possono essere concentrate e posizionate sinergicamente nella „scia“ dell’edificio sportivo, seguendo la sua cubatura. La vicina strada di accesso con i posti auto non interferisce con lo sport. Il campo sportivo funge anche da efficace cuscinetto tra il traffico e gli spazi verdi.

Il gioco richiede spazi e strutture che stimolino e consentano una varietà di attività. Durante le pause, c’è una costante alternanza tra partecipazione attiva e osservazione interessata. Nello spazio esterno della Friedensschule Münster, le aree di gioco e di seduta si intrecciano senza interferire l’una con l’altra. Gli elementi sono a volte aree di gioco e a volte aree di seduta, in modo che le strutture esterne nel loro complesso offrano un rapporto generoso ed equilibrato tra spazi aperti costruiti e naturali.

L’intero parco della Friedensschule Münster è circondato da una cintura verde. Isole verdi e gruppi di alberi si staccano da questa frangia per entrare negli spazi aperti come gruppi di studenti che passeggiano. Singoli alberi si muovono in libera successione tra gli edifici e sulle aree pavimentate. L’impianto arboreo può essere continuamente ampliato come una foresta studentesca. In questo modo, gli alberi riflettono le fasi di sviluppo degli alunni e segnano figurativamente i loro progressi educativi nella scuola: a ogni anno scolastico completato con successo, anche l’albero è cresciuto un po‘. I filari allineati di alberi garantiscono il collegamento visivo tra gli edifici e lo spazio aperto, da un lato, e l’organizzazione spaziale delle singole aree funzionali, dall’altro. Aprendo il giardino della scuola, la scuola è anche collegata al cortile della scuola in modo più tangibile.

Per equiparare il traffico automobilistico, ciclistico e pedonale, ai ciclisti è stato riservato un nuovo collegamento separato al sito. Per raggiungere il parcheggio per le biciclette, le aree di sosta e sportive vengono ora solo sfiorate e non più attraversate. Il traffico automobilistico è stato volutamente lasciato nella periferia nord-occidentale, poiché il traffico di approvvigionamento e di smaltimento dei rifiuti è determinato anche dalla posizione del cantiere di servizio. La zonizzazione e l’inverdimento favoriscono la decelerazione del corridoio.

Sia la scelta dei materiali che il linguaggio progettuale dei singoli elementi sono soggetti a uno stile di design ridotto. La pavimentazione, i gradini, i blocchi di seduta e i bordi delle piattaforme sono in cemento a vista. Le aree di percorso subordinate sono realizzate con pavimentazione a base d’acqua. Gli elementi di arredo (come cestini per rifiuti, parcheggi per biciclette e dissuasori) sono stati realizzati con una famiglia di prodotti dall’espressione semplice e lineare e dall’elevata resistenza all’usura.

Un estratto del verbale della giuria del 2015 riassume l’idea progettuale alla base del concept per la Friedensschule Münster: „Il lavoro riesce a creare un valore aggiunto funzionale e di design per la situazione generale con mezzi semplici. Il canone di materiali proposto convince grazie alla riduzione e al contenimento“.

Un altro aspetto fondamentale nella riprogettazione del sito è la sostenibilità e la promozione dell’educazione ambientale. Le superfici permeabili all’acqua contribuiscono alla ricarica delle falde acquifere e alleggeriscono il carico del sistema fognario. Insieme agli alunni sono state piantate piante perenni miste. Nelle aree periferiche sono state piantate piccole e dense foreste urbane, le cosiddette Tiny Forests. Le piccole aree sono piantate con un’alta densità (tre piante per metro quadro) di alberi e arbusti adatti al sito. La rapida crescita dovuta alla pressione competitiva reciproca porta alla selezione naturale. La comunità scolastica stessa può diventare attiva e integrare il „bosco scolastico“ nelle lezioni di scienze. Inoltre, la consapevolezza del clima viene rafforzata grazie alla creazione di un biotopo dedicato. L’area sportiva sarà coperta da una griglia di alberi adatti al luogo. È stata scelta una piantagione mista invece di una piantagione singola. Ciò è consigliato dal punto di vista della biodiversità e della salute delle piante. La griglia di alberi è abbastanza robusta da creare ordine. I dischi di alberi sono costituiti da prati di fiori selvatici per promuovere la biodiversità.

Il progetto è stato realizzato in due fasi di costruzione. La prima fase comprendeva l’area centrale della scuola ed è stata consegnata agli alunni nel 2022. A questa fase è seguito il completamento delle aree sportive esterne, inaugurate ufficialmente nell’agosto 2024.

Il profilo dell’ufficio frei[RAUM]planung ha uffici a Hilter, Osnabrück e Münster ed è attivo in tutti i settori dell’architettura del paesaggio. L’azienda si rivolge a clienti pubblici e privati, che si occupano in egual misura della pianificazione concreta degli oggetti, di tutti i servizi di progettazione creativa, della pianificazione dettagliata della realizzazione, della supervisione della costruzione e della gestione dei costi e dei tempi.
Dalla sua fondazione nel 1998 da parte di Uwe Gernemann, f[R]p si è sviluppata costantemente e dal 2021, quando Jochen Schmitz è entrato a far parte del team di gestione, opera come società in partnership mbB.
In qualità di membro degli Ordini degli Architetti della Bassa Sassonia e della Renania Settentrionale-Vestfalia e dell’Associazione degli Architetti Paesaggisti Tedeschi (bdla), tutti i dipendenti sono sempre attivamente coinvolti in un’ampia gamma di sviluppi tecnici e professionali.
Oltre agli aspetti della funzionalità e dell’estetica, i temi della sostenibilità e della protezione del clima sono parametri chiave di tutta la pianificazione e valori centrali dell’ufficio.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web dell’ufficio.

Il numero di marzo di G+L è dedicato al tema delle scuole: Scoprite come dovrebbe essere il parco giochi di una scuola nel 2025, quali sono i desideri di alunni e insegnanti e come sta andando l’educazione digitale nelle scuole tedesche nelle presentazioni dei progetti, nelle interviste e nei commenti del numero di marzo. La rivista è disponibile qui nel negozio.

Oltre alla rivista, è possibile scoprire altri progetti di cortili scolastici sul sito web di G+L.

Il bagliore del silenzio

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Dove un tempo svettavano le Torri Gemelle del World Trade Centre, oggi si affollano soprattutto i turisti. Il paesaggio commemorativo con il museo e le piscine riflettenti rende in qualche modo tangibile l’orrore dell’11 settembre, ma con i numerosi nuovi edifici nelle immediate vicinanze, tra cui il centro commerciale Oculus, rimane un corpo estraneo per molti newyorkesi.

Dove un tempo si trovavano i piani terra delle Torri Gemelle, ora ci sono due specchi d’acqua quadrati incorniciati da metallo nero con incisi i nomi di tutte le vittime. Le „Reflecting Pools“ dell’architetto israeliano Michael Arad sembrano avere un’impronta più piccola rispetto alle torri cadute di Minoru Yamasaki. Le stesse Torri Gemelle erano opprimenti. Guardare in alto tra di esse dava le vertigini. Questo ricordo ritorna immediatamente quando si guarda la grande foto illuminata all’ingresso del Museo dell’11 settembre. Mostra le Torri Gemelle dal basso, alla luce del sole. Ecco le suddette piscine con l’acqua che scorre all’interno. In un buco nero che sembra arrivare all’infinito nel sottosuolo. Accanto c’è la Freedom Tower, più alta e più larga delle torri di Yamasaki e fiore all’occhiello del nuovo World Trade Centre.

Tuttavia, poiché nell’ultimo decennio e mezzo Lower Manhattan è cresciuta notevolmente in altezza, la Freedom Tower non sembra più così enorme. Anche perché il paesaggio in cui è inserita è morbido: alberi disposti in modo geometrico e aiuole di edera. Un paesaggio urbano piacevole, anche se vietato alla musica e ai rumori forti, ben diverso dalla giungla di cemento di un tempo.

I numerosi turisti la pensano ovviamente allo stesso modo. Si scattano selfie al „Survivor Tree“, l’albero sopravvissuto all’attacco, o si meravigliano dell’Oculus, la controversa stazione ferroviaria progettata dall’architetto svizzero Santiago Calatrava, che si trova come un gigantesco uccello bianco tra il 3 World Trade Center e il cantiere del 2 World Trade Center. Il paesaggio commemorativo intorno al World Trade Center è la principale attrazione per i visitatori di New York. Sembra un set cinematografico. E naturalmente nel museo vengono proiettati film che hanno come protagonista il World Trade Center, da „King Kong“ a „Ghostbusters“.

Padiglione di vetro di Snøhetta

Il National September 11 Memorial & Museum – associazione presieduta dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg – aveva un compito difficile: mantenere viva la memoria del World Trade Center e dell’attacco dell’11 settembre 2001, che fu anche un attacco all’orgoglio nazionale americano, e riflettere sulle cause senza pestare i piedi a nessuno. Il fulcro del memoriale è il museo. Attraverso le misure di sicurezza, si entra in un padiglione di vetro, inclinato come una nave che affonda e progettato dallo studio norvegese Snøhetta, che scende sotto i bacini d’acqua. L’atmosfera da bunker, combinata con l’oscurità, riporta alla sensazione di oppressione che si provava quando si attraversava il passaggio sotto le torri e ci si sentiva sovrastare da 80 piani.

Il museo presenta un’impressionante ricchezza di reperti: caschi della polizia ammaccati, cartelli stradali piegati, travi d’acciaio malconce e autopompe schiacciate, una sezione della scala usata dai sopravvissuti per fuggire, una statua di una donna che cade dalla finestra di un ufficio, pezzi di carta con fotocopie di perquisizioni, una simulazione del cielo blu dell’11 settembre e una mostra di poster con le copertine del „New Yorker“ con le torri gemelle. Anche una vecchia fila di negozi con felpe, completamente ricoperte di polvere di amianto, è conservata dietro un vetro. In una stanza, ognuna delle quasi 3.000 persone uccise l’11 settembre è commemorata con una foto, poche righe, un ciclo infinito dell’ultima telefonata: „l’equivalente di un servizio commemorativo eterno“, come ha scritto il New York Times, mentre il New Yorker lo ha trovato „macabro“.

Anche Apple è rappresentata

C’è una sala separata per i parenti, ma i visitatori sembrano venire da lontano. Il museo termina con l’ex muro di contenimento delle lamiere, che si estende su più livelli. Il muro di cemento ha impedito che l’Hudson inondasse il sito l’11 settembre. Da allora è conosciuto come il „muro degli eroi“. Anche gli eroici vigili del fuoco e gli agenti di polizia sono spesso commemorati. Trasformare una sconfitta in una vittoria è molto americano. L’attacco vero e proprio viene affrontato con molta più cautela. Sì, ci sono stati i Talebani in Afghanistan, che sono riusciti a cacciare i sovietici con l’aiuto americano. La cellula di Amburgo si è in qualche modo sviluppata in seguito. Più spazio, invece, è dedicato alla costruzione del World Trade Centre. Qui si trovava Radio Row, piccoli negozi di elettronica sul porto (molti gestiti da immigrati siriani). Oggi c’è uno scintillante Apple Store nell’Oculus.

Potete leggere il resto dell’articolo qui come PFD.

Questo articolo sul tema della libertà politica proviene dal nostro archivio. In G+L 09/2017 ci siamo concentrati sui siti commemorativi. Tra cui il progetto per il memoriale di Utøya e la conversione delle chiese.

Nessun requisito di maestro artigiano per i piastrellisti

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L’abolizione della qualifica obbligatoria di maestro artigiano nel settore della posa di piastrelle, pavimentazioni e mosaici è stata una decisione sbagliata a scapito del settore e dei consumatori. Questa è la valutazione della Federazione tedesca dell’industria edile (ZDB) e dell’Unione industriale per l’edilizia, l’agricoltura e l’ambiente (IG BAU) dopo quasi dieci anni di esperienza con la modifica del Codice dell’artigianato (HwO). La qualità di quello che un tempo era un mestiere modello è diminuita drasticamente e i risultati della formazione sono crollati.

Il numero di imprese di piastrellisti è più che quintuplicato dall’entrata in vigore dell’HwO. Se nel 2004 le imprese di piastrellisti registrate in Germania erano circa 12.000, al 31 dicembre 2012 erano oltre 68.000. Prima dell’entrata in vigore dell’emendamento HwO nel 2004, il numero di esami di maestro artigiano superati nel settore delle piastrelle era costante e si aggirava intorno ai 550 all’anno; oggi gli esami di maestro artigiano sono poco meno di 100, con un calo dell’80%. Anche i risultati della formazione sono diminuiti di oltre la metà: Se nel 2002 in tutta la Germania si formavano ancora poco meno di 4.500 piastrellisti, nel 2012 la cifra era scesa a poco più di 2.000. La ragione di questo sviluppo è l’abolizione del requisito di maestro artigiano per i piastrellisti, avvenuta il 1° gennaio 2004 a seguito dell’emendamento HWO. Chiunque lo desideri può intraprendere un’attività autonoma come piastrellista senza dover dimostrare la propria qualifica. Questo porterebbe a una corsa al ribasso. Anche le aziende più fiorenti sarebbero costrette a licenziare i dipendenti di lunga data. L’unica opzione che rimane loro è quella di mettersi in proprio – di solito come impresa individuale – spesso come falsi lavoratori autonomi. In quanto tali, non hanno diritto al salario standard. Quasi nessuna delle aziende che si sono ridotte a imprese individuali continua a formare apprendisti.

Nelle condizioni attuali, il settore non è molto attraente per i giovani talenti. Anche l’immagine ne ha risentito, perché la qualità del lavoro è caduta in disgrazia senza manodopera qualificata. „L’abolizione delle qualifiche obbligatorie di maestro artigiano per i piastrellisti ha portato a un vicolo cieco“, ha dichiarato il vicepresidente nazionale dell’IG BAU, Dietmar Schäfers. Se non si interviene al più presto, nel giro di pochi anni non rimarrà praticamente nessuna azienda di qualità in questo settore“. „Siamo molto preoccupati per il gran numero di imprese individuali. Sono la porta d’accesso all’illegalità nel settore delle costruzioni. Hanno la licenza per il commercio di piastrelle, ma si presentano nei cantieri come colonne e svolgono una serie di attività in altri mestieri, il che porta a danni che vanno ben oltre il vero e proprio commercio di piastrelle“, ha aggiunto il Dr. Hans-Hartwig Loewenstein, Presidente dell’Associazione Centrale dell’Industria Edile Tedesca.

IG BAU e ZDB chiedono al nuovo governo federale di modificare l’emendamento HwO. È necessario garantire che i clienti ricevano servizi professionali per il loro denaro. Il modo più semplice per raggiungere questo obiettivo sarebbe quello di ripristinare l’obbligatorietà della qualifica di maestro artigiano per i mestieri di piastrellista, pavimentatore e muratore. Inoltre, una tale decisione non solo rafforzerebbe il settore delle piastrelle, ma invierebbe anche un forte segnale a favore della formazione professionale duale, invidiata dalla Germania.

„IBA Basilea 2020 dimostra l’importanza dei progetti sostenibili“.

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Articolo pubblicitario Articolo parallattico

Il progetto IBA Regio Grüngürtel riassume 100 siti naturali straordinari della regione di Basilea sul sito web www.gruenguertel.ch. L’obiettivo dei promotori: Ispirare un vasto pubblico per la natura della regione al di là delle frontiere. Abbiamo parlato del progetto con il responsabile Manuel Friesecke, amministratore delegato della Regio Basiliensis, chiedendogli in che misura l’IBA Basilea 2020 stia generando un valore aggiunto per il progetto.

„… e nel fine settimana volevamo fare una bella passeggiata“. Tutti conoscono questa mezza frase. La passeggiata in questione? Di solito finisce con il percorso che si fa sempre. È quello che si conosce ed è molto bello. È un peccato, perché in ogni regione ci sono tanti sentieri che vale la pena scoprire. La regione di Basilea non fa eccezione. Tra i paesi della Germania, della Francia e della Svizzera si trova un’area naturale molto varia. Basta conoscere i sentieri giusti. Per facilitare questo compito a residenti e visitatori, il progetto IBA „Regio Grüngürtel“ ha sviluppato il sito web www.gruenguertel.ch.

Il sito – accessibile anche tramite un’app – presenta oltre 100 siti naturali eccezionali nella regione tri-nazionale di Basilea: 45 in Svizzera, 30 in Germania e 25 in Francia. Vi si trovano anche consigli utili per escursioni e passeggiate e tutte le informazioni utili per prepararle: come arrivare, quanto tempo occorre, dove mangiare e molto altro. Una mappa panoramica supporta la pianificazione e aiuta a trovare le destinazioni e gli itinerari da scoprire. Le informazioni sono disponibili in tedesco, francese e inglese e vengono aggiornate costantemente.

Fondato dalla Fondazione TRINUM e successivamente etichettato dall’IBA di Basilea, il progetto è stato trasferito all’associazione Regio Basiliensis nel 2016. Da allora, l’associazione è responsabile della manutenzione del sito web e dell’app, nonché dei canali di social media, e garantisce che le informazioni sui percorsi escursionistici e sulle destinazioni per le escursioni siano costantemente aggiornate e integrate con nuovi suggerimenti. Abbiamo incontrato Manuel Friesecke, direttore generale della Regio Basiliensis, e abbiamo parlato con lui del progetto.

„È stato difficile selezionare le 100 aree naturali e poi renderle tecnicamente accessibili in tre lingue“.

Manuel Friesecke, il sito gruenguertel.ch presenta oltre 100 siti naturali della regione di Basilea. Qual è il suo luogo preferito?

Sicuramente il Tüllinger Hügel. [N.d.T.: in Germania, il Tüllinger Hügel è conosciuto come Tüllinger Berg]. Nella regione di Basilea si uniscono aree gestite in modo diverso, ma funzionalmente collegate. Il fatto che la regione sia cresciuta insieme al di là dei confini può essere visto molto chiaramente qui nel villaggio di Ötlingen. Sul Tüllinger Hügel, la regione sembra non avere confini.

Come è nata l’idea del progetto e del sito web gruenguertel.ch?

Fin dall’inizio, l’obiettivo è stato quello di avvicinare le bellezze naturali della nostra regione alla popolazione della regione tri-frontaliera di Basilea, per ispirarla e sensibilizzarla sull’importanza di proteggere la natura. Il progetto Green Belt, con il suo sito web e la sua app, fa proprio questo.

Non va mai tutto liscio. Quali sono state le maggiori sfide del progetto Regio Grüngürtel?

Quando il progetto è iniziato nel 2005, l’obiettivo era quello di fare una selezione rappresentativa dei siti naturali nei tre Paesi e di preparare le informazioni su di essi in tre lingue. Queste 100 aree naturali sono state selezionate e curate insieme agli esperti. È stato tutt’altro che facile. E poi rendere questi spazi accessibili in tre lingue – tedesco, francese e inglese – è stata una sfida dal punto di vista tecnico e linguistico.

„Il marchio IBA è un riconoscimento per il progetto Regio Grüngürtel e funge da motore per il suo ulteriore sviluppo“.

Come vengono accolti dal pubblico il sito web e l’app?

Non sono molti i progetti che offrono informazioni sulla regione dei tre Paesi. I dati relativi agli utenti mostrano che il progetto Greenbelt è ben utilizzato in tutti e tre i Paesi. È importante fornire informazioni continue e pubblicizzare il sito web.

Un’IBA agisce come un catalizzatore che porta avanti i progetti. È stato così per il progetto Greenbelt?

Sì, assolutamente. La natura e il paesaggio sono beni importanti della regione tri-nazionale di Basilea e gli spazi naturali sono importanti per attenuare i contrasti tra città e paesaggio. Il marchio IBA è un riconoscimento per il progetto della cintura verde e funge da motore per il suo ulteriore sviluppo.

L’obiettivo specifico dell’IBA Basilea 2020 era quello di rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra i comuni della regione. Cosa ne pensate? Ha avuto successo?

Con i suoi progetti e le sue misure, l’IBA Basilea riunisce la popolazione dei tre Paesi e le parti interessate attorno a una visione comune. Così facendo, ha rafforzato l’identificazione e il senso di appartenenza allo spazio vitale trinazionale. A mio avviso, l’esposizione di edifici è un processo per sviluppare i problemi e discutere le possibili soluzioni. L’IBA ha dimostrato quanto sia importante creare benefici concreti e valore aggiunto con progetti sostenibili. Tuttavia, vedo ancora un potenziale nell’IBA di Basilea come piattaforma per mobilitare gli investimenti privati nella regione dei tre Paesi.

L’associazione Regio Basiliensis

La Regio Basiliensis è il partner svizzero per la cooperazione dell’Alto Reno e il centro di competenza di riferimento per la promozione della cooperazione transfrontaliera nella regione dell’Alto Reno. È al servizio della politica, delle autorità, dell’economia, della scienza, delle organizzazioni e della popolazione. Il suo scopo è quello di dare impulso, da parte svizzera, allo sviluppo della regione dell’Alto Reno in una regione di confine europea coesa e di contribuire alla sua realizzazione.

Perché abbiamo avviato una serie IBA di Basilea? Potete leggerlo qui.

Tutti gli articoli sull’IBA Basilea 2020 sono disponibili qui.

L’edilizia deve diventare patrimonio culturale

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che l'artigianato secolare non va perso nella costruzione di chiese: le capanne per la costruzione della cattedrale. Cattedrale di Xanten

Alla fine del 2020, il comitato dell’Unesco deciderà se le logge delle cattedrali europee fanno parte del Patrimonio culturale immateriale.

Insieme a Francia, Norvegia, Austria e Svizzera, la Germania ha candidato i capanni da costruzione all’Unesco. I capanni da costruzione combinano da secoli l’artigianato tradizionale e le nuove tecnologie. Inoltre, garantiscono la conservazione degli edifici monumentali europei e la trasmissione delle conoscenze. Dalla Germania, le Bauhütten di Aquisgrana, Bamberg, Passau, Magonza, Lubecca, Soest, Dresda, Ulm, Colonia, Friburgo, Ratisbona, Schwäbisch Gmünd e Xanten hanno contribuito alla candidatura.

L’obiettivo principale delle Bauhütten di oggi è mantenere vive le tecniche artigianali e tramandarle. Inoltre, trasmettono al pubblico la comprensione dei grandi edifici. La candidatura rientra quindi nella categoria del Patrimonio culturale immateriale e nel Registro delle buone pratiche. Il comitato dell’UNESCO deciderà sulla candidatura alla fine del 2020. Il titolo non porterà denaro, ma i Dombauhütten sperano di attirare l’attenzione del pubblico. A livello nazionale, i Dombauhütten tedeschi sono già riconosciuti come patrimonio culturale.

Speicherstadt Amburgo: l’architettura storica incontra l’innovazione urbana

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Fotografia di un moderno edificio bianco sul lungomare di Amburgo, scattata da Wolfgang Weiser

Speicherstadt Hamburg: dove il gotico dei mattoni rossi incontra il futuro digitale. Dimenticate la favola del puro monumento architettonico. La Speicherstadt è un laboratorio urbano, un luogo in cui sostanza storica, innovazione tecnica e sviluppo urbano sostenibile si incontrano in modo tale da far scoccare scintille per tutta l’Europa. Cosa significa questo per gli architetti, gli urbanisti e il futuro della città?

  • La Speicherstadt di Amburgo è un patrimonio mondiale dell’UNESCO e allo stesso tempo un punto di riferimento per l’innovazione urbana.
  • L’architettura storica e gli usi moderni si scontrano qui, creando sinergie sorprendenti.
  • Gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale stanno cambiando la ristrutturazione, la pianificazione e la gestione della Speicherstadt, ponendo nuove esigenze a tutti i soggetti coinvolti.
  • La sostenibilità non è un „nice-to-have“, ma una strategia di sopravvivenza: l’adattamento al clima, l’efficienza energetica e la protezione dei monumenti devono essere conciliati.
  • La competenza tecnica nella scienza dei materiali, nella fisica degli edifici e nei metodi digitali sta diventando un fattore di cambiamento.
  • La Speicherstadt esemplifica il dibattito sullo sviluppo urbano tra conservazione e trasformazione.
  • Tendenze globali come la rigenerazione urbana, il patrimonio intelligente e il riuso adattivo si riflettono qui a livello locale.
  • Critiche: commercializzazione, pressione turistica e il pericolo che l’innovazione diventi un mero sfondo.
  • Idee visionarie: Gemelli digitali, progettazione urbana partecipata, nuove forme di utilizzo: tutto a portata di mano.

Speicherstadt di Amburgo: tra romanticismo dei mattoni e offensiva digitale

La Speicherstadt è il fulcro architettonico di Amburgo, un insieme di magazzini rossi e canali che sembra uscito dal tempo. Ma se si guarda più da vicino, ci si rende conto che qui non si sta solo conservando la storia, ma si sta costruendo il futuro. La Speicherstadt non è più una reliquia museale, ma un quartiere vivace con uffici, musei, start-up, ristoranti e logistica. Questa complessità non è una coincidenza, ma il risultato di una politica di riutilizzo radicale che negli ultimi trent’anni è stata tutt’altro che priva di conflitti. È il costante equilibrio tra la tutela dei monumenti e l’uso contemporaneo che rende questo quartiere così stimolante.

In particolare in Germania, Austria e Svizzera, la Speicherstadt è considerata un modello di equilibrio tra conservazione e rinnovamento. Mentre altre città ristrutturano i loro quartieri storici o li lasciano in un sonno profondo, Amburgo ha dimostrato che la trasformazione può funzionare nel rispetto della sostanza. La Speicherstadt è ora Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO: un onore che non è solo motivo di orgoglio, ma anche un obbligo. Dopo tutto, il titolo aumenta le richieste di cultura edilizia, manutenzione e capacità di innovazione.

Le innovazioni nascono qui non nonostante, ma grazie alle speciali condizioni quadro. La ristrutturazione della Speicherstadt è stata un tour de force che ha stabilito nuovi standard in termini di fisica edilizia, ricerca sui materiali e pianificazione digitale. È stato necessario documentare e valutare ogni dettaglio, dai giunti delle pareti alle travi in acciaio. Strumenti digitali come le scansioni laser 3D, la modellazione delle informazioni sugli edifici e le analisi dei danni supportate dall’intelligenza artificiale sono diventati strumenti indispensabili. Chiunque progetti o costruisca nella Speicherstadt si trova a camminare su una linea sottile tra precisione tecnica ed empatia architettonica.

Ma la pressione all’innovazione non deriva solo dalla conservazione dei monumenti storici. I requisiti di sostenibilità, efficienza energetica e adattamento al clima sono in costante aumento. La Speicherstadt si trova in una zona alluvionale, è minacciata da eventi meteorologici estremi e deve costantemente adattarsi alle nuove normative ambientali. La ristrutturazione delle vecchie mura del molo, l’installazione di moderne tecnologie edilizie e l’integrazione di energie rinnovabili non sono aggiunte facoltative, ma strategie di sopravvivenza. Questo dimostra come può essere lo sviluppo urbano sostenibile negli edifici esistenti – e quanto sia complesso.

In un confronto internazionale, la Speicherstadt simboleggia un nuovo tipo di innovazione urbana: è sia un laboratorio che un palcoscenico, sia un campo di sperimentazione che un modello di riferimento. Approcci discussi a livello globale come il patrimonio intelligente, il riuso adattivo e la rigenerazione urbana vengono messi in pratica qui. Per i pianificatori, gli architetti e gli sviluppatori, questo significa che chiunque lavori nella Speicherstadt sta lavorando al futuro della città europea. E questo è un livello molto alto.

Trasformazione digitale: come lo Speicherstadt sta facendo il salto nel 21° secolo

La digitalizzazione è arrivata da tempo nella Speicherstadt, anche se non è evidente a prima vista. Dietro le facciate storiche si nasconde un’infrastruttura all’avanguardia, permeata da strumenti digitali, tecnologia dei sensori e automazione. La conversione dei magazzini richiede inventari esatti, simulazioni precise e un controllo meticoloso dei processi di costruzione. Senza i gemelli digitali, il BIM e le piattaforme di pianificazione basate sul cloud, oggi tutto questo non sarebbe possibile. La digitalizzazione non è fine a se stessa, ma è un prerequisito per un successo sostenibile.

Un aspetto particolarmente interessante è l’uso dei gemelli digitali urbani. Questi permettono di monitorare la Speicherstadt in tempo reale, ottimizzare i flussi energetici, simulare i rischi climatici e analizzare il comportamento degli utenti. Questo non solo rende più efficienti i processi tecnici, ma anche più trasparenti i processi decisionali. Il gemello digitale è da tempo più di un bel modello 3D: è la base per uno sviluppo urbano guidato dai dati, per processi partecipativi e per una nuova cultura di cooperazione tra amministrazione, proprietari e utenti.

La Speicherstadt sta diventando sempre più un laboratorio per la manutenzione basata sull’intelligenza artificiale e la manutenzione predittiva. I sensori negli edifici registrano l’umidità, la temperatura e il movimento. I sistemi di intelligenza artificiale analizzano questi dati e suggeriscono riparazioni o regolazioni prima che si verifichino danni. In questo modo non solo si risparmiano i costi, ma si prolunga anche in modo significativo la vita utile del tessuto edilizio. La combinazione di artigianato tradizionale e precisione digitale non è una contraddizione, ma una ricetta per il successo.

Anche la comunicazione con il pubblico sta cambiando grazie alla digitalizzazione. Visite virtuali, applicazioni AR e sistemi informativi interattivi consentono a visitatori e residenti di vivere la Speicherstadt. Allo stesso tempo, stanno emergendo nuove opportunità di partecipazione pubblica: Le piattaforme di pianificazione partecipativa e i canali di feedback digitali consentono di incorporare desideri e critiche direttamente nello sviluppo del quartiere. Questo non solo renderà il quartiere di Speicherstadt più intelligente, ma anche più democratico – almeno idealmente.

Naturalmente, ci sono anche dei rischi. Il pericolo che l’innovazione degeneri in un mero sfondo e nasconda i problemi reali, come la segregazione sociale o lo spostamento degli utenti locali, è reale. La digitalizzazione non deve diventare una foglia di fico per la commercializzazione. È fondamentale che le nuove tecnologie siano al servizio della città e dei suoi abitanti, e non viceversa. Pianificatori, architetti e operatori sono chiamati a prendere posizione e a dare forma attiva alla trasformazione digitale.

La sostenibilità come programma obbligatorio: adattamento al clima e conservazione delle risorse nella Speicherstadt

Chi parla di Speicherstadt oggi non deve fermarsi al romanticismo dei mattoni. Le sfide nel campo della sostenibilità sono enormi e riguardano tutti i livelli di pianificazione e gestione. La Speicherstadt si trova nella pianura alluvionale dell’Elba, è sempre più minacciata da fenomeni meteorologici estremi e inondazioni dovute ai cambiamenti climatici e deve comunque essere sviluppata ulteriormente. L’adattamento ai cambiamenti climatici non è quindi una questione secondaria, ma un tema centrale.

La riqualificazione della Speicherstadt è un ottimo esempio di costruzione sostenibile negli edifici esistenti. Gli edifici storici vengono conservati e ampiamente ristrutturati, invece di essere semplicemente demoliti e sostituiti. Vengono utilizzate tecniche che rispettano lo status di edificio storico e consentono di ottenere miglioramenti energetici. Nuovi materiali isolanti, soluzioni intelligenti per le finestre e una migliore tecnologia costruttiva garantiscono che le unità di stoccaggio siano in grado di soddisfare i requisiti di efficienza odierni. Allo stesso tempo, si stanno sperimentando concetti innovativi per la ritenzione dell’acqua piovana e l’inverdimento delle facciate, al fine di migliorare il microclima.

L’efficienza delle risorse è un’altra questione fondamentale. La conservazione del tessuto edilizio storico consente di risparmiare enormi quantità di energia grigia e di ridurre drasticamente il consumo di risorse rispetto alle nuove costruzioni. Il riutilizzo di vecchi materiali da costruzione, l’integrazione di concetti di riciclaggio e l’uso di energie rinnovabili sono promossi in modo coerente. Allo stesso tempo, gli edifici vengono aggiornati in modo da poter reagire in modo flessibile alle future esigenze di utilizzo. Qui la sostenibilità non è un termine di marketing, ma una dura realtà di pianificazione.

I requisiti tecnici richiesti a progettisti e architetti sono enormi. La conoscenza della fisica degli edifici, del comportamento dell’umidità, dell’invecchiamento dei materiali e delle interazioni energetiche è importante quanto la competenza nei sistemi di costruzione intelligenti e nei materiali da costruzione sostenibili. Chiunque lavori nella Speicherstadt deve non solo conoscere le leggi sulla protezione dei monumenti, ma anche padroneggiare gli ultimi sviluppi in materia di adattamento al clima ed efficienza energetica. La Speicherstadt è una scuola di edilizia sostenibile e una sfida per tutti coloro che vi operano.

Un confronto internazionale dimostra che la Speicherstadt è molto avanti con le sue soluzioni per l’adattamento al clima e l’efficienza delle risorse. Mentre città come Vienna e Zurigo si stanno concentrando sulla ristrutturazione sostenibile degli edifici esistenti, la complessità e la scala della Speicherstadt sono uniche. Si tratta quindi di un progetto faro per lo sviluppo urbano sostenibile in Europa e di un modello che potrebbe costituire un precedente se si ha il coraggio di innovare.

Sfide e opportunità professionali: cosa devono imparare i professionisti nello Speicherstadt

Lavorare nella Speicherstadt non è per i deboli di cuore. Le esigenze di architetti, ingegneri e operatori sono elevate e continuano a crescere. Chiunque lavori qui non solo deve conoscere le norme di tutela dei monumenti e le peculiarità dell’architettura in mattoni, ma anche essere in grado di gestire strumenti digitali, materiali da costruzione sostenibili e complessi processi di approvazione. La Speicherstadt è un punto focale per la trasformazione dell’industria delle costruzioni e un campo di formazione per il futuro della professione.

Le conoscenze tecniche sono la chiave del successo. Fisica delle costruzioni, scienza dei materiali, simulazioni climatiche, analisi dei dati: sono tutti strumenti del mestiere di oggi. Ma sono richieste anche competenze trasversali come la comunicazione, la gestione dei progetti e la risoluzione dei conflitti. I rapporti con le autorità, i proprietari, gli utenti e i conservatori del patrimonio richiedono tatto e assertività. Se volete avere successo in questo campo, non vi serve solo competenza, ma anche una dose di pragmatismo e la capacità di mediare tra i fronti.

La diffusione degli strumenti digitali ha cambiato radicalmente il nostro modo di lavorare. I modelli BIM, i gemelli digitali e le piattaforme basate sul cloud consentono una nuova forma di collaborazione più rapida, trasparente e flessibile rispetto ai processi di pianificazione tradizionali. Allo stesso tempo, aumenta la pressione per l’aggiornamento costante e la padronanza delle nuove tecnologie. La digitalizzazione non è un progetto, ma uno stato permanente – e chi perde la nave ha poche possibilità nella Speicherstadt.

Le sfide nell’area della sostenibilità sono altrettanto impegnative. L’adattamento al clima, l’efficienza energetica e la conservazione delle risorse devono essere considerati in ogni fase della pianificazione. Ciò richiede non solo competenze tecniche, ma anche creatività e volontà di innovazione. La Speicherstadt dimostra che costruire in modo sostenibile negli edifici esistenti è possibile, ma solo se tutti i soggetti coinvolti sono disposti ad aprire nuove strade e a mettere in discussione le vecchie certezze.

Per i professionisti dell’architettura e dell’edilizia, lavorare nella Speicherstadt significa soprattutto una cosa: imparare dall’oggetto vivente. L’esperienza acquisita qui è trasferibile ad altri progetti, ad Amburgo ma anche in tutto il mondo. La Speicherstadt è un laboratorio per la città del futuro, un luogo dove teoria e pratica si incontrano. Per i professionisti che lavorano qui, questa è un’opportunità unica – e una scuola piuttosto dura.

Critiche, visioni e categorizzazione globale: cosa significa la Speicherstadt per la città di domani

Per quanto la Speicherstadt sia impressionante come modello di innovazione urbana, non è un paradiso. La commercializzazione del quartiere, la crescente pressione turistica e il pericolo che l’innovazione diventi un mero sfondo sono problemi reali. La Speicherstadt viene ripetutamente sospettata di essere diventata un’architettura per eventi, mentre l’autenticità e l’uso quotidiano passano in secondo piano. I critici criticano il fatto che qui è difficile lavorare e vivere a prezzi accessibili e che il mix sociale si sta perdendo.

Allo stesso tempo, la Speicherstadt è un punto di riferimento per le idee visionarie. Lo sviluppo di gemelli digitali urbani, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella gestione degli edifici e la sperimentazione di nuove forme di utilizzo dimostrano che qui si sta lavorando al futuro della città. La Speicherstadt è un terreno di sperimentazione per la progettazione urbana partecipativa, le infrastrutture intelligenti e i concetti di mobilità sostenibile. Mostra come la digitalizzazione e la sostenibilità possano essere combinate negli edifici esistenti – e dove si trovano i limiti di questo sviluppo.

Nel discorso globale, la Speicherstadt è da tempo parte di un movimento più ampio. Anche città come Copenaghen, Londra e New York si stanno concentrando sulla combinazione di patrimonio storico e innovazione urbana. Ma la Speicherstadt è unica: combina una densità strutturale senza pari, un alto livello di dinamismo innovativo e un forte appeal internazionale. Le sue soluzioni attirano l’attenzione di tutto il mondo e i suoi problemi sono al tempo stesso un monito e un incentivo.

Il dibattito sul futuro della Speicherstadt è quindi anche un dibattito sul futuro della città nel suo complesso. Come trovare un equilibrio tra conservazione e cambiamento? Come combinare sostenibilità, digitalizzazione e partecipazione sociale? La Speicherstadt non fornisce risposte facili a queste domande, ma fornisce le domande giuste. È un laboratorio in cui la città di domani viene negoziata oggi.

Per l’architettura e la pratica edilizia, questo significa che la Speicherstadt non è solo un bell’esempio. È una pietra di paragone per la capacità di innovazione del settore, un metro di paragone per lo sviluppo urbano sostenibile e un terreno di prova per nuove forme di collaborazione. Chi fallisce qui non fallisce a causa delle sfide tecniche, ma per la propria volontà di provare qualcosa di nuovo e mettere in discussione il vecchio.

Conclusione: lo Speicherstadt come modello per il futuro urbano

La Speicherstadt di Amburgo non è un monumento alla grandezza del passato, ma una guida progettuale per lo sviluppo urbano di domani. Dimostra che l’architettura storica e l’innovazione urbana non sono opposte, ma possono alimentarsi a vicenda. La trasformazione digitale, la sostenibilità e la competenza tecnica non sono un optional, ma un must. Per gli architetti, i pianificatori e gli sviluppatori, la Speicherstadt è un terreno di prova, un’ispirazione e talvolta un test di stress. Ma soprattutto è la prova vivente che il futuro della città inizia dagli edifici esistenti e che il coraggio di innovare è la migliore tradizione.