Il verde nel centro di Berlino

Casa-mia

Sono stati annunciati i vincitori della seconda edizione del concorso per giardini aziendali di Berlino. Quattro aziende hanno impressionato la giuria con i loro concetti innovativi e sostenibili.

Il rumore della grande città, i ritmi frenetici, il cemento: chi lavora in una grande città spesso soffre di problemi psicologici come la depressione o la schizofrenia. Alcuni datori di lavoro berlinesi hanno da tempo riconosciuto che questo problema può essere alleviato con mezzi semplici. Sulla base delle scoperte dei ricercatori britannici dell’Università di Exeter, le aziende hanno creato spazi verdi per i dipendenti per migliorare il loro benessere generale.

L’iniziativa dei giardini aziendali di Berlino ha ora premiato i datori di lavoro nel concorso „Giardini aziendali 2018“. Gli spazi aperti sono stati valutati in base ai fattori „qualità del design“, „qualità ambientale“ e „funzioni sociali“. Quattro aziende hanno prevalso sulla concorrenza e sono risultate vincitrici in varie categorie. La senatrice berlinese per l’ambiente Regine Günther ha consegnato il premio ai vincitori il 6 settembre 2018: come potrebbe essere altrimenti – una pianta.

Il fattore benessere e la salute dei dipendenti sono una priorità assoluta per Contag AG. Per questo motivo, negli ultimi dieci anni l’azienda ha costruito un’area giardino che ora è stata riconosciuta come la migliore area aziendale. La combinazione di tavoli da ping pong, comode sedie a sdraio e orti rende l’area di 1,4 ettari a Spandau un concetto complessivo premiato. L’azienda promuove inoltre la biodiversità introducendo le api negli spazi aziendali.

Il polmone verde della zona industriale

L’azienda di lavorazione dei metalli Juliwerk Berlin dimostra che le aree industriali non devono essere necessariamente spente e grigie, ma possono ospitare un’impressionante varietà di piante autoctone e subtropicali. Il vincitore della categoria giardino aziendale ha creato un’area con posti a sedere, piante da fiore adatte alle api e un letto rialzato in cui i dipendenti coltivano ortaggi freschi per il proprio consumo.

Sostenibilità in tutti i settori

Il clima estivo è fantastico, ma passate tutto il giorno in ufficio? I dipendenti del birrificio americano Stone Brewing non hanno questo problema. Le riunioni si svolgono semplicemente nell’ombroso „ufficio all’aperto“ quando il tempo è bello. Tuttavia, il sito presenta molti altri vantaggi: L’azienda si è aggiudicata il primo posto nella categoria „struttura esterna utilizzata a fini commerciali“, soprattutto grazie al suo convincente concetto di sostenibilità. L’area combina elementi organici come il legno, la pietra, le piante e l’acqua con elementi industriali come il metallo, il cemento e il vetro e viene mantenuta senza l’uso di sostanze nocive.

La grande strisciata nella Malzfabrik

La giuria ha assegnato al centro creativo Malzfabrik un premio speciale per la biodiversità. Con un’attenzione particolare alla sostenibilità, ha rivitalizzato un vecchio monumento industriale in cui gli obiettivi ambientali, economici e sociali sono stati attuati su un piano di parità. Il giardino è arricchito da api, bacini di acqua piovana per l’irrigazione e il ristoro, nonché da eventi artistici e culturali.

Martina Neis sta studiando per un Master in Comunicazione dei Media presso l’Università di Würzburg. Il sito vicino è attualmente sede della Mostra del Giardino di Stato, che Martina Neis visita spesso.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Pianificazione dettagliata reversibile per la costruzione circolare

Casa-mia
vista aerea di un prato circolare-piatto-v1Tw8LNvCaI
Una vista a volo d'uccello di un prato circolare progettato architettonicamente, fotografato da Silent Singer

La pianificazione dettagliata reversibile per le costruzioni circolari sembra un sogno del futuro, ma da tempo è una delle armi più affilate contro lo spreco di risorse e le montagne di macerie. Se si vuole costruire in modo circolare, non bisogna solo avere in mente il quadro generale, ma anche pensare in dettaglio, e preferibilmente in modo che ogni componente abbia ancora una via d’uscita domani. Ma a che punto siamo in questo campo? E cosa significa quando la pianificazione diventa architettura temporanea?

  • La progettazione dettagliata reversibile è la spina dorsale tecnica dei processi di costruzione circolare ed è la chiave della vera circolarità.
  • Germania, Austria e Svizzera si muovono tra lo spirito pionieristico e la lentezza normativa.
  • Le innovazioni nascono dalla combinazione di pianificazione digitale, passaporto dei materiali e intelligenza artificiale.
  • Le sfide maggiori risiedono nella fattibilità tecnica, nei costi e nelle dipendenze invisibili del processo di costruzione.
  • Strumenti digitali, BIM e database intelligenti sono la chiave per rendere i componenti decostruibili e catalogabili.
  • La progettazione reversibile richiede un ripensamento della progettazione, delle gare d’appalto e dell’esecuzione e sta stravolgendo le mansioni dell’architetto.
  • Il dibattito verte su norme, responsabilità, pressioni economiche e paura di perdere il controllo.
  • A livello internazionale, l’edilizia circolare sta diventando sempre più il fiore all’occhiello dell’architettura sostenibile – la regione DACH è in ritardo, ma non sta a guardare.

La reversibilità in dettaglio: Dove si costruisce l’economia circolare

A prima vista, la progettazione di dettaglio reversibile sembra una nota a piè di pagina nelle specifiche, ma in realtà è il fondamento di ogni edificio circolare. Chiunque sostenga seriamente di costruire in modo circolare senza considerare la decostruibilità di ogni connessione, di ogni giunto e di ogni elemento di fissaggio, nella migliore delle ipotesi sta facendo greenwashing con il pretesto di ridurre i costi di costruzione. Questa consapevolezza è stata ormai accettata in Germania, Austria e Svizzera, ma il percorso che porta dalla conoscenza alla pratica è ancora difficile. La maggior parte dei progetti che si pubblicizzano con l’etichetta „circolare“ spesso scalfiscono solo la superficie, perché la vera sfida sta nei dettagli. Non è sufficiente impilare mattoni riciclati se, alla fine, possono essere uniti in un’unità eterna solo con un adesivo bicomponente.

È qui che inizia il più grande grattacapo del settore. Per decenni, il panorama della standardizzazione nella regione DACH è stato tagliato per la durata e la stabilità. La smontabilità? Spesso considerata un punto debole. Oggi l’industria deve ripensarci, perché le costruzioni circolari richiedono una pianificazione che tenga conto non solo della costruzione, ma soprattutto dello smontaggio. Collegamenti a vite invece di giunture saldate, elementi di facciata a innesto invece di incollaggi permanenti: sembra semplice, ma l’esecuzione è tutt’altro che banale. Chiunque abbia provato a realizzare una costruzione a secco con la promessa di una completa reversibilità, sa quanto rapidamente la teoria venga superata dalla pratica quotidiana.

La forza innovativa in Germania, Austria e Svizzera è sicuramente presente. I singoli progetti dei fari mostrano come possono essere i dettagli reversibili nella pratica. Tuttavia, questi progetti sono spesso isole nell’oceano della pratica edilizia. Il mercato continua a essere dominato da sistemi ottimizzati per la velocità, il costo e la redditività a breve termine. La reversibilità è un concetto estraneo, che compare al massimo nelle presentazioni dei concorsi, ma raramente in cantiere. La grande arte consiste nell’eseguire una pianificazione dettagliata in modo che possa resistere sia alle esigenze dell’economia circolare sia alla dura realtà della costruzione.

La leva decisiva sta nella formazione tecnica e nella consapevolezza dei progettisti. Se si vuole costruire in modo circolare, bisogna ripensare i materiali e le connessioni, anticipare il ciclo di vita di ogni elemento – e non solo sulla carta, ma nel risultato fisico. Ciò richiede una profonda comprensione delle proprietà dei materiali, delle tecniche di giunzione e dei meccanismi di smontaggio. In pratica, questo significa spesso più sforzi, più coordinamento, più rischi. Ma chi fa progressi in questo campo ha l’opportunità di plasmare il mercato a lungo termine e di ridefinire l’immagine professionale dell’architetto.

Il dibattito è aperto: La progettazione dettagliata reversibile è un lusso per idealisti o una necessità per la svolta edilizia? Come spesso accade, la realtà sta nel mezzo. Ma una cosa è chiara: senza un nuovo apprezzamento per le sottigliezze della pianificazione, l’edilizia circolare rimarrà una bella utopia. E chi non si impegna ora su questo tema sarà superato senza pietà dalla prossima generazione di progettisti.

La digitalizzazione come catalizzatore: BIM, passaporto dei materiali e logistica di smontaggio intelligente

Chiunque prenda sul serio la pianificazione dettagliata reversibile non potrà evitare la digitalizzazione. Dopo tutto, a cosa serve la migliore connessione a vite se nessuno sa dove è stata installata? È qui che l’industria si affida sempre più agli strumenti digitali, soprattutto al Building Information Modelling (BIM) e ai passaporti dei materiali. L’idea è che ogni componente, ogni connessione, ogni vite abbia un gemello digitale e quindi un’identità unica nell’universo dei dati dell’edificio. Sembra fantascienza, ma da tempo fa parte della vita quotidiana in progetti pilota a Zurigo, Vienna e Berlino. La Svizzera è considerata un pioniere in questo campo, non da ultimo grazie alla sua affinità con i processi di costruzione orientati ai processi e alla pianificazione basata sui dati.

I modelli BIM consentono di catalogare i componenti degli edifici non solo dal punto di vista geometrico, ma anche funzionale e materiale. Ciò che prima scompariva nelle cartelle e nei piani di lavoro, ora è archiviato in database cloud, leggibile e utilizzabile fino all’ultimo tassello. Il punto forte: con il giusto modello di dati, il successivo smantellamento può essere non solo simulato, ma anche pianificato logisticamente. Chiunque stia sviluppando un edificio oggi può calcolare i costi di smantellamento domani: un cambio di paradigma che sta cambiando definitivamente il settore.

I passaporti dei materiali sono lo strumento principale. Essi documentano l’origine, la composizione e il metodo di installazione di ogni elemento e consentono di valutare l’assenza di sostanze nocive e la riutilizzabilità. In Austria e Svizzera, i passaporti dei materiali fanno già parte degli appalti pubblici: un piccolo passo per l’amministrazione, un grande passo per l’economia circolare. La Germania sta lentamente seguendo l’esempio, ma spesso è rallentata dalla burocrazia e dalla mancanza di standardizzazione. Tuttavia, la tendenza è inarrestabile: i progettisti che oggi non forniscono un passaporto dei materiali saranno considerati dinosauri domani.

L’intelligenza artificiale sta portando il problema a un livello superiore. Gli algoritmi analizzano i dati di pianificazione della capacità di smontaggio, identificano i punti deboli della pianificazione dettagliata e suggeriscono metodi di collegamento alternativi. In pratica, questo significa meno errori, più trasparenza e una migliore base decisionale. In futuro, i sistemi basati sull’intelligenza artificiale potrebbero persino generare istruzioni di smontaggio automatiche, catalogare i componenti per il mercato secondario e perfezionare così il ciclo di riciclaggio. I principali fornitori di software sono in attesa, così come le start-up. Manca solo un’ampia diffusione e la volontà politica.

Ma per quanto intelligenti possano essere gli strumenti, alla fine è la cultura della pianificazione che conta. Coloro che considerano i modelli digitali fini a se stessi rimarranno bloccati nella modalità „render porn“. Chi invece li usa come strumento per una vera e propria logistica della decostruzione, otterrà un valore aggiunto che andrà ben oltre la vita utile dell’edificio. La vera rivoluzione avviene dietro lo schermo, nell’interazione tra progettazione, dati e successivo smantellamento. Chi lo capisce non solo costruisce in modo più sostenibile, ma anche più intelligente.

Il cantiere come laboratorio temporaneo: sfide e soluzioni tecniche

Il cantiere è l’ultima prova di resistenza per qualsiasi pianificazione dettagliata reversibile, per quanto ingegnosa. Ciò che nella progettazione sembra un Lego per adulti, nella costruzione quotidiana diventa rapidamente una sfida logistica e tecnica. I collegamenti a vite devono essere non solo rimovibili, ma anche permanentemente resistenti. I sistemi a innesto richiedono tolleranze millimetriche – e questo in presenza di vento, condizioni atmosferiche e tempi di costruzione. In Germania, Austria e Svizzera ci sono innumerevoli esempi di come la costruzione reversibile fallisca nella realtà: troppo costosa, troppo lenta, troppo complicata. Le grandi imprese di costruzione spesso agitano le mani e gli artigiani sgranano gli occhi. Ma è proprio da qui che l’industria deve partire.

Le soluzioni tecniche sono diverse, ma raramente universali. Sempre più spesso si sperimentano elementi di facciata a innesto in legno, sistemi metallici con elementi di fissaggio a sgancio rapido o i cosiddetti dettagli „design for disassembling“. A Zurigo, ad esempio, si stanno costruendo condomini le cui pareti possono essere smontate in pochi giorni, compresa la separazione dei materiali per tipologia. A Vienna si punta su moduli prefabbricati che vengono assemblati in fabbrica e semplicemente incastrati in cantiere. I vantaggi sono evidenti: tempi di costruzione più rapidi, meno rifiuti, maggiore flessibilità. Gli svantaggi? Alti costi di progettazione, più interfacce, maggiori costi iniziali.

L’industria delle costruzioni non è esattamente nota per il suo spirito innovativo quando si tratta di modificare i dettagli. Ma la pressione è sempre più forte, anche a causa dell’aumento dei costi delle discariche, delle normative ambientali più severe e della scarsità di materie prime. Chi si concentra sui dettagli reversibili può ora assicurarsi vantaggi competitivi. Ma questo richiede il coraggio di sperimentare, una nuova cultura dell’errore e, soprattutto, il trasferimento delle conoscenze tra la pianificazione e l’esecuzione. Gli errori più gravi non si commettono nel modello CAD, ma in cantiere, quando mancano le informazioni, si fraintendono i dettagli o si ha a disposizione lo strumento sbagliato.

La conoscenza tecnica è fondamentale in questo caso. I progettisti devono conoscere i limiti e le possibilità dei sistemi reversibili, i capocantiere devono padroneggiare i giusti processi di installazione e gli artigiani devono utilizzare i nuovi dispositivi di fissaggio in modo sicuro. La formazione continua è spesso in ritardo e i programmi di formazione tradizionali offrono poco spazio al pensiero circolare. Ma è proprio qui che si trova l’opportunità di una nuova generazione di professionisti dell’edilizia che unisca tecnologia, sostenibilità e strumenti digitali. Coloro che lo capiranno non solo diventeranno risolutori di problemi in cantiere, ma anche promotori dell’innovazione.

Il cantiere come laboratorio temporaneo: questa è la nuova realtà dell’edilizia circolare. Chi fallisce in questo ambito rimane in un circolo vizioso senza fine di macerie edilizie e di patchwork. Ma coloro che riusciranno a vincere le sfide tecniche diventeranno modelli di riferimento per un’industria che vuole finalmente liberarsi dalla morsa dell’edilizia lineare.

L’edilizia circolare come disciplina globale: visioni, critiche e ruolo della regione DACH

Mentre Germania, Austria e Svizzera discutono ancora di standard e progetti pilota, l’edilizia circolare è diventata da tempo una disciplina internazionale. Nei Paesi Bassi si stanno creando interi quartieri cittadini i cui edifici funzionano come banche di materiali, reversibili fin nei minimi dettagli. La Scandinavia sta sperimentando miniere urbane in cui i componenti smontati vengono catalogati e riutilizzati in tempo reale. La regione DACH guarda con invidia ad Amsterdam, Copenaghen e Bruxelles e si chiede perché qui le cose si muovano così lentamente. La risposta è semplice: una questione di mentalità, una giungla di norme e un’industria edile che preferisce affidarsi al collaudato piuttosto che lanciarsi nell’avventura della reversibilità.

Le critiche alla pianificazione dettagliata reversibile sono vecchie quanto l’idea stessa. Troppo costosa, troppo complessa, troppo rischiosa: questi sono gli argomenti comuni degli scettici. Ma ad ogni nuovo scandalo sui rifiuti edili, ad ogni inasprimento delle normative ambientali e ad ogni euro di aumento del prezzo delle materie prime, la pressione sull’industria cresce. I visionari chiedono da tempo quote vincolanti, incentivi fiscali e una nuova educazione architettonica che veda la decostruzione non come un lavoro di fatica ma come un’opportunità creativa. Gli oppositori mettono in guardia dall’eccesso di regolamentazione, dalla burocrazia e dalla perdita della libertà architettonica.

Il tema sta guadagnando slancio nel discorso architettonico globale. Concorsi internazionali, progetti di ricerca e iniziative politiche si concentrano sulla progettazione circolare come chiave della rivoluzione edilizia. La Germania, l’Austria e la Svizzera possono tenere il passo solo se finalmente liberano la loro forza innovativa e fanno uscire i dettagli reversibili dalla loro nicchia. L’eccellenza tecnica c’è, la volontà di cambiare sta crescendo – ma c’è ancora spazio per migliorare.

Alla fine sarà l’industria stessa a decidere se considerare l’edilizia reversibile come un esperimento o come la nuova normalità. La visione è chiara: edifici come depositi temporanei di materiali, dettagli come nodi di un ciclo infinito. La realtà? È ancora caratterizzata da compromessi, obiettivi contrastanti e una certa ostinazione. Ma coloro che ora si affidano alla progettazione di dettaglio reversibile non solo stanno diventando i motori della rivoluzione edilizia, ma stanno anche contribuendo a plasmare il discorso globale.

Il dibattito è acceso, i fronti sono induriti. Ma è proprio questo che serve al settore: attrito, visione e il coraggio di buttare a mare le vecchie certezze. Chiunque prenda sul serio l’edilizia circolare deve iniziare dai dettagli e non deve lasciarsi fermare dai venti contrari. Perché una cosa è certa: il futuro dell’edilizia sarà reversibile, o non sarà costruito affatto.

Conclusione: la reversibilità non è un’aggiunta, è il nuovo fondamento.

La pianificazione dettagliata reversibile non è un lusso, ma una strategia di sopravvivenza per un settore che da decenni si basa sull’usura. Richiede competenze tecniche, intuizioni digitali e la volontà di ripensare il ciclo di vita di ogni componente. La regione DACH è sulla buona strada, ma è ancora lontana dal raggiungere il suo obiettivo. Ciò che oggi è considerato di nicchia, domani sarà uno standard – per tutti coloro che vogliono continuare a costruire. Chi ignora la reversibilità non solo ignora la realtà, ma perde anche l’opportunità di una vera sostenibilità. Il futuro appartiene ai progettisti che pensano in dettaglio, lavorano in digitale e hanno il coraggio di pianificare il presunto impossibile. Tutto il resto è cronaca di ieri, e la cultura edilizia non può più permetterselo.

Corso di formazione avanzata presso il Centro di pietra di Wunsiedel

Casa-mia

Exif_JPEG_PICTURE

Il Centro europeo di formazione per scalpellini e scultori di pietra di Wunsiedel possiede un ricco tesoro di rocce e minerali provenienti da tutto il mondo sotto forma di Archivio tedesco delle pietre naturali. I partecipanti al prossimo corso di perfezionamento in scienza delle rocce, che si terrà alla fine di gennaio, potranno conoscerli.

Insieme all’Archivio tedesco delle pietre naturali, il Centro della pietra di Wunsiedel ospita una ricca collezione di campioni di pietre e minerali. Dal 31.01.-01.02.19, il centro di formazione organizza il corso di scienza della pietra „Riconoscere e capire le rocce“. Oltre 6.000 lastre campione e 1.500 campioni di minerali provenienti da oltre 100 Paesi possono essere visionati e utilizzati in classe. Dopo ogni blocco di teoria, i partecipanti si recano nelle collezioni per illustrare ciò che hanno appena appreso con esempi e quindi ancorarlo nella loro memoria.

I partecipanti al corso imparano a conoscere la struttura dei minerali e delle rocce, la loro sistematica, le proprietà e le caratteristiche speciali. La microscopia e una visita al laboratorio di analisi interno offrono una visione insolita del cosmo della „pietra“. Dopo due giorni, i partecipanti saranno in grado di identificare e classificare i tipi di pietra e di sapere a cosa fare attenzione quando li utilizzano. Ai corsi di scienza delle rocce si iscrivono esperti che vogliono ripassare quanto appreso, studenti, apprendisti e semplici interessati della regione.
Su richiesta, il Centro di formazione europeo offre anche corsi per esperti e corsi interni, i cui contenuti possono essere personalizzati.
I corsi di formazione dell’Archivio tedesco delle pietre naturali sul tema „rocce“ si svolgono da quasi 30 anni. Il centro di competenza per i muratori di Wunsiedel può essere contattato anche per l’analisi della pietra. Il laboratorio di analisi dispone di attrezzature all’avanguardia. Sono possibili anche misurazioni a ultrasuoni.

Informazioni sul corso e sull’intero programma di formazione sono disponibili all’indirizzo
Centro europeo di formazione di Wunsiedel
www.efbz.de
info@efbz.de
Telefono: 09232-1038

Concorso Schinkel 2024 – Premio

Casa-mia
Il tema del Concorso AIV Schinkel 2024 è "about:tomorrow". I partecipanti possono scegliere autonomamente la sede del loro progetto di concorso nella regione di Berlino-Brandeburgo. Foto: Architekten- und Ingenieurverein zu Berlin-Brandenburg e.V.

Il tema del Concorso AIV Schinkel 2024 è "about:tomorrow". I partecipanti possono scegliere autonomamente la sede del loro progetto di concorso nella regione di Berlino-Brandeburgo. Illustrazione: Associazione degli architetti e degli ingegneri di Berlino-Brandeburgo e.V.

L’AIV, Architekten- und Ingenieurverein zu Berlin e.V., ha indetto il concorso Schinkel per l’anno 2024, con il tema „über:morgen“. Le iscrizioni sono ancora possibili fino al 15 gennaio 2024. Per saperne di più sul concorso e su chi può partecipare, cliccate qui.

„Imparare da ieri oggi per migliorare domani e pensare al futuro“. – Così Gesche Gerber, presidente del Comitato Schinkel dell’AIV, descrive il tema di quest’anno. Insieme a sponsor, donatori, giurati e università, l’AIV utilizza il concorso per creare uno spazio per le risposte alle attuali domande di pianificazione e progettazione e un’opportunità di sviluppo professionale per giovani architetti, pianificatori, ingegneri e artisti.

Queste problematiche attuali includono il cambiamento climatico, la crescente scarsità di risorse, i cambiamenti sociali e la transizione della mobilità. Secondo Gerber, queste sono solo alcune delle tante questioni che i pianificatori devono affrontare oggi. Nell’anno del 200° anniversario dell’AIV, il concorso Schinkel intende offrire una libertà di risposta a queste importanti domande. L’obiettivo è sviluppare approcci, strategie e piani realizzabili. Un altro tema importante è la creazione di una città in cui valga la pena vivere.

Quali sono le qualità di una città di questo tipo? Cosa la caratterizza? Quali requisiti, processi di progettazione e costruzione e procedure di pianificazione sono necessari? E quali sono oggi le aspettative per il futuro?

Sono tutte domande che anche il concorso Schinkel affronta. Secondo Gerber, i partecipanti devono assumersi nuove responsabilità e nuovi ruoli, progettare con lungimiranza e responsabilità e porre particolare attenzione alla qualità esemplare e concettuale. È necessario un approccio olistico. Si dovrebbero sfruttare gli effetti sinergici, ad esempio attraverso la cooperazione tra diversi settori specialistici e i processi di pianificazione partecipativa, nonché il contributo di altre discipline come la sociologia, la filosofia, la medicina e l’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è trovare risposte alle sfide del nostro tempo con uno sguardo al futuro, con cooperazione ed empatia, immaginazione e creatività“. Verrà inoltre assegnato un premio speciale per il lavoro interdisciplinare incentrato sull’efficienza delle risorse e dell’energia“, afferma Gerber.

Il concorso è aperto a studenti e laureati in urbanistica, architettura del paesaggio, architettura, ingegneria civile, pianificazione dei trasporti e discipline affini, nonché alle arti liberali. I partecipanti sono liberi di scegliere una località nella regione di Berlino/Brandeburgo. L’esame esemplare del focus specifico del sito è quindi fondamentale.

Il termine ultimo per la partecipazione al concorso è lunedì 15 gennaio 2024 entro le ore 23:59. Fare clic qui per iscriversi.

Il termine ultimo per l’invio delle opere in concorso è lunedì 12 febbraio 2024 alle ore 16.00. La pre-giuria si svolgerà dal 21 al 23 febbraio 2024; la giuria Schinkel deciderà sabato 24 febbraio. La cerimonia di premiazione del 13 marzo 2024 segnerà anche l’inaugurazione di una mostra.

Per saperne di più sul concorso e sui vincitori dell’anno scorso , cliccare qui.

Architettura di protezione dal rumore artificialmente intelligente

Casa-mia
Fotografia in bianco e nero di cuffie over-ear su sfondo nero, che simboleggia l'architettura di protezione dal rumore artificialmente intelligente e l'innovazione acustica.
Come l'intelligenza artificiale sta ripensando la progettazione acustica e la salute urbana

L’architettura intelligente per la protezione dal rumore – che suona come un mumbo-jumbo digitale per chi è sopraffatto dall’acustica, è forse la rivoluzione sottovalutata all’interfaccia tra architettura, tecnologia e salute urbana. Mentre noi in Germania, Austria e Svizzera stiamo ancora lottando con le solite barriere antirumore e le norme di protezione dal rumore, altri lavorano da tempo su facciate adattive, arredi urbani adattivi e paesaggi sonori supportati dall’intelligenza artificiale. È ora di suonare il motivetto del futuro: In che modo l’architettura di controllo del rumore artificialmente intelligente sta cambiando le nostre città, il nostro lavoro e la nostra comprensione dello spazio urbano?

  • Panoramica dello status quo e delle innovazioni nel campo dell’architettura intelligente per il controllo del rumore nella regione DACH.
  • Analisi delle tecnologie più importanti: dagli elementi costruttivi adattivi alla simulazione supportata dall’intelligenza artificiale.
  • Il ruolo della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale nella protezione dal rumore – dalla pianificazione al funzionamento
  • Sfide e soluzioni per la sostenibilità: Dai materiali circolari all’efficienza energetica
  • Competenze tecniche e abilità di cui architetti e progettisti hanno bisogno oggi
  • Effetti sulla professione, sulla cultura della pianificazione e sul dibattito architettonico globale
  • Critiche, visioni e la piccola differenza tra hype e reale trasformazione
  • Prospettive concrete: Come possono le città della regione DACH recuperare il ritardo e stabilire degli standard?

Protezione dal rumore 2024: la fine dell’età della pietra

Chiunque pensi a un muro di cemento alto un metro lungo l’autostrada quando si parla di protezione dal rumore si sbaglia di grosso, o perlomeno si sbaglia di grosso. La realtà nelle città tedesche, austriache e svizzere è un misto di standard tecnici minimi, zone d’ombra legali e scarsa immaginazione architettonica. La protezione dal rumore è spesso vista come un male necessario, come un fattore di costo che deve essere affrontato in qualche modo per evitare che il piano di sviluppo vada a monte o che le lamentele dei cittadini si concretizzino. Eppure il paesaggio sonoro urbano è da tempo una questione fondamentale per la qualità della vita, la salute e lo sviluppo urbano sostenibile. Chiunque viva a Zurigo, Vienna o Amburgo sa che la mappa del rumore determina ciò che viene costruito, come viene costruito e per chi viene costruito.

Ma mentre i politici stanno ancora discutendo sui limiti di decibel e i costruttori immobiliari sperano nella prossima generazione di asfalto sussurrante, la prossima ondata di innovazione è già in corso da tempo. I sistemi di protezione acustica adattivi, le facciate intelligenti, i paesaggi sonori basati sull’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali di gestione del rumore non sono più sogni del futuro, ma vengono già utilizzati in progetti pilota. A Vienna i primi quartieri sono stati dotati di barriere antirumore adatte all’apprendimento, a Zurigo si stanno testando modelli di intelligenza artificiale per il controllo attivo del rumore e a Monaco di Baviera si stanno effettuando simulazioni che prevedono l’impronta acustica di interi quartieri in tempo reale. Quello che prima era considerato un lusso esotico per i campus high-tech sta diventando il prossimo standard per la salute urbana, almeno se siamo disposti a buttare a mare i vecchi modi di pensare.

I nuovi sistemi possono fare molto di più che assorbire il rumore. Riconoscono, analizzano e prevedono le fonti di rumore, si adattano alle situazioni mutevoli e ottimizzano la protezione dal rumore durante il funzionamento. Gli algoritmi di intelligenza artificiale apprendono dai dati sul traffico, dalle condizioni meteorologiche e dal comportamento degli utenti per controllare dinamicamente le barriere antirumore o attivare in modo mirato gli elementi della facciata. In questo modo la protezione acustica diventa un’architettura performativa, una componente viva e apprendente della città che va ben oltre l’isolamento statico.

Ma qual è la realtà nella regione DACH? La verità è sconfortante: mentre alcune città e sviluppatori stanno sperimentando, in molti luoghi c’è scetticismo, incertezza giuridica e necessità di recuperare il ritardo tecnico. La maggior parte dei progetti langue nello stato di pilota e il numero di strutture di protezione acustica veramente intelligenti rimane gestibile. Le ragioni sono molteplici: la mancanza di standardizzazione, i costi elevati, la mancanza di infrastrutture digitali e, non ultimo, il forte silenzio delle autorità in materia di responsabilità.

Nonostante le sfide, la pressione ad agire è enorme. Le città stanno diventando più dense, il traffico aumenta e i limiti di legge sono sempre più difficili da rispettare. Allo stesso tempo, crescono le aspettative di quartieri sostenibili e vivibili. Chi si affida ancora a soluzioni analogiche per il controllo del rumore sarà superato dalla realtà o dalla concorrenza di Scandinavia, Asia e Nord America, dove l’acustica controllata dall’intelligenza artificiale è diventata da tempo un punto di forza per gli immobili e le città.

La conclusione di questo primo sguardo: la protezione acustica del futuro è digitale, adattiva e intelligente. Chi non lo capisce si basa sul passato urbano, non sul futuro.

L’intelligenza digitale incontra l’acustica: nuove tecnologie e tendenze

Lo sviluppo tecnico nel campo delle architetture di protezione acustica artificialmente intelligenti è rapido e non può più essere ridotto a materiali isolanti passivi o a geometrie intelligenti. L’attenzione si concentra su sistemi adattivi in grado di apprendere, controllare e prevedere, in tempo reale. Al centro di tutto questo ci sono sensori, gemelli digitali e piattaforme di simulazione supportate dall’intelligenza artificiale che analizzano e controllano in modo permanente gli eventi acustici in una città o in un edificio.

I gemelli digitali si sono evoluti da modelli 3D a strumenti decisionali. Registrano le fonti sonore, i flussi di traffico, le condizioni degli edifici e le influenze meteorologiche e le utilizzano per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale che prevedono la propagazione del suono e l’inquinamento. A Zurigo, ad esempio, vengono utilizzati per simulare gli effetti dei lavori di costruzione sull’inquinamento acustico del quartiere. A Vienna, algoritmi adattivi controllano elementi di facciata che si regolano in base al volume del traffico e all’ora del giorno. Ad Amburgo si stanno conducendo esperimenti con barriere antirumore intelligenti che non solo assorbono, ma riflettono o addirittura neutralizzano il rumore in fasi opposte.

Un’altra tendenza è l’integrazione della protezione dal rumore nell’infrastruttura urbana digitale. Le piattaforme mettono in rete la gestione del traffico, i dati meteorologici e le interfacce utente per controllare le misure di protezione dal rumore a seconda della situazione. Si va dalla regolazione dei trasporti pubblici in base all’ora del giorno al controllo dinamico dei cantieri e ai paesaggi sonori ottimizzati dall’intelligenza artificiale in parchi e piazze. L’architettura sta diventando parte dell’ecosistema digitale e la protezione dal rumore una componente attiva dell’intelligenza urbana.

Nuovi orizzonti si aprono anche nella progettazione edilizia. Le simulazioni supportate dall’intelligenza artificiale aiutano a riconoscere ed eliminare i punti deboli dal punto di vista acustico in fase di progettazione. I software di progettazione parametrica consentono di modellare le facciate e le piante in modo da schermare o reindirizzare in modo specifico le fonti di rumore. Elementi costruttivi adattivi come pannelli rotanti, vetri commutabili o superfici microstrutturate reagiscono ai cambiamenti acustici e garantiscono un ambiente di vita e di lavoro costantemente ottimizzato.

I progressi sono impressionanti, ma sollevano anche nuove domande. Come possono tutti questi sistemi essere gestiti in modo pulito in termini di legge sulla protezione dei dati? Chi è responsabile se un algoritmo commette un errore? E come possiamo evitare che la protezione dal rumore diventi un bene di lusso per i quartieri ricchi, mentre i quartieri socialmente più deboli soffocano nel rumore? Queste domande sono tutt’altro che accademiche: daranno forma all’architettura e alla pianificazione urbana dei prossimi anni.

Sostenibilità e circolazione: Il duplice requisito della nuova acustica

A cosa serve la più bella IA se l’impronta ecologica rimane mostruosa o se la protezione acustica finisce come rifiuto pericoloso dopo dieci anni? La sostenibilità è tutt’altro che un aspetto secondario nel campo dell’architettura intelligente artificiale per il controllo del rumore: è sia un requisito che una sfida. Il compito dell’architettura oggi è quello di combinare una protezione acustica efficiente, durevole e a basso consumo di risorse con l’intelligenza digitale.

Nella regione DACH, il tema della sostenibilità è tradizionalmente molto regolamentato, ma spesso poco innovativo. La maggior parte dei sistemi di protezione acustica si basa su materiali minerali o sintetici, tecnicamente sofisticati ma ecologicamente problematici. I nuovi approcci cercano di utilizzare materiali isolanti a base biologica, materiali riciclati o sistemi modulari che possono essere facilmente smontati e riciclati a fine vita. A Vienna e a Monaco sono in corso i primi progetti pilota con materie prime rinnovabili e barriere antirumore modulari che possono essere adattate in modo flessibile alle mutevoli esigenze.

L’integrazione della digitalizzazione apre nuove possibilità di soluzioni sostenibili. I sensori monitorano le condizioni dei sistemi di protezione dal rumore e segnalano tempestivamente le esigenze di manutenzione, aumentando la durata di vita e risparmiando risorse. I gemelli digitali consentono di simulare l’intero ciclo di vita di una struttura di protezione acustica, dalla produzione al funzionamento, dalla manutenzione allo smantellamento. In questo modo è possibile riconoscere tempestivamente i punti deboli e la progettazione può essere orientata in modo specifico alla durata e all’efficienza dei materiali.

Un altro campo è quello dell’efficienza energetica. I sistemi intelligenti sfruttano le energie rinnovabili, ad esempio attraverso il fotovoltaico integrato o le turbine eoliche nelle barriere antirumore. I sistemi di controllo adattivi riducono al minimo il consumo energetico, attivandosi solo quando è veramente necessario. In Svizzera esistono già prototipi di sistemi di protezione acustica „energeticamente positivi“, che generano più energia di quanta ne consumino: un ottimo esempio di fusione tra sostenibilità, funzionalità e innovazione.

Tuttavia, il cammino verso la perfetta simbiosi tra ecologia e digitalizzazione è irto di ostacoli. Spesso mancano standard vincolanti che richiedano analisi del ciclo di vita dei sistemi intelligenti. I costi delle soluzioni high-tech sostenibili sono ancora elevati e la disponibilità dei proprietari degli edifici a investire nel futuro è ancora limitata. L’architettura si trova di fronte a un duplice compito: non deve solo evitare il rumore, ma anche conservare le risorse, chiudere i cicli e progettare i sistemi digitali in modo che non creino nuovi problemi una volta terminata la loro vita utile.

Professione, dibattito e visione: cosa resta agli architetti e agli urbanisti?

L’architettura intelligente per la protezione dal rumore non sta cambiando solo il paesaggio urbano, ma anche la professione. Il progettista tradizionale non è più sufficiente quando si tratta di acustica: sono necessari team interdisciplinari che riuniscano acustica, digitalizzazione, fisica degli edifici e sostenibilità. Chi lavora a progetti di protezione acustica oggi deve essere in grado di lavorare con i dati, comprendere e valutare i sistemi di intelligenza artificiale, interpretare le simulazioni e tradurre i risultati in concetti architettonici e urbanistici. Le conoscenze tecniche da sole non bastano; sono necessarie una capacità di giudizio digitale e la capacità di gestire incertezze e rischi.

Il dibattito sull’architettura antirumore intelligente artificialmente è controverso. I critici temono una tecnocratizzazione dello spazio pubblico, una perdita di controllo e una mancanza di trasparenza. Chi controlla gli algoritmi? Chi decide quali quartieri ne beneficiano? E come può l’architettura rimanere più di un’appendice del dipartimento IT? Le risposte a queste domande non sono ancora chiare, ma le visioni sono forti. I sostenitori vedono l’opportunità di rendere la protezione acustica più democratica, più equa e più sostenibile, dando a tutte le parti interessate l’accesso a dati e simulazioni in modo da poter sviluppare le migliori soluzioni possibili.

Nel discorso globale, la regione DACH è ancora più spettatrice che promotrice. In Asia e in Nord America, i sistemi acustici supportati dall’intelligenza artificiale sono già utilizzati su larga scala. Lì, la protezione dal rumore non è un caso di tolleranza, ma fa parte dell’identità urbana e rappresenta un punto di forza per investitori e residenti. Città come Singapore e Toronto utilizzano piattaforme digitali per controllare le misure di protezione dal rumore in tempo reale e coinvolgere attivamente i cittadini. In Germania, spesso mancano il coraggio, l’infrastruttura digitale e un quadro giuridico chiaro.

Ma la strada è stata tracciata. Sempre più proprietari di edifici, architetti e città si rendono conto che i benefici in termini di qualità della vita, salute e sostenibilità giustificano l’investimento. Il ruolo professionale sta cambiando: l’esperto di acustica sta diventando un gestore dell’interfaccia tra edificio, IT, città e società. L’architettura sta diventando un catalizzatore di trasformazioni urbane intelligenti e la protezione acustica sta diventando una pietra di paragone per la capacità di combinare competenze digitali, sostenibilità e responsabilità sociale.

Il futuro è rappresentato da sistemi ibridi che non solo eccellono dal punto di vista tecnico, ma sono anche socialmente collegabili. Se si vuole giocare al vertice, bisogna essere pronti ad assumersi la responsabilità, a rischiare e a concepire l’architettura come un processo di apprendimento dinamico. L’architettura intelligente per la protezione dal rumore non è fine a se stessa, ma è l’indicatore della capacità di innovazione del settore.

Conclusione: il rumore era ieri – oggi è l’architettura del suono

L’architettura di controllo del rumore artificialmente intelligente è più di un semplice aggiornamento tecnico. Si tratta di un cambiamento di paradigma, dall’isolamento passivo alla progettazione attiva di paesaggi sonori urbani. Sfida architetti, costruttori e città a combinare strumenti digitali, sostenibilità e responsabilità sociale. La regione DACH è all’inizio di questo percorso, con buoni approcci, ma con ancora ampi margini di miglioramento. Chi riconosce i segni del tempo può fare della protezione acustica il biglietto da visita delle città sostenibili. Coloro che continuano a fare affidamento su cemento e standard diventeranno delle comparse nell’arena dell’innovazione globale. La buona notizia è che il rumore non solo può essere combattuto, ma anche trasformato in vera qualità della vita, se si ha il coraggio di ripensare l’architettura. Benvenuti nell’era dell’architettura del suono.

Il Pechino è stato consegnato alla Fondazione Musei Storici di Amburgo.

Casa-mia

La Fondazione Marittima di Amburgo ha completato il restauro dello storico Flying P-Liner


Bis Anfang der 1930er-Jahre transportiert die Viermastbark Peking vor allem Salpeter aus Chile nach Hamburg. Die historische Postkarte zeigt sie in der Elbmündung. Foto: Stiftung Hamburg Maritim / Hans Hartz
Fino ai primi anni ’30, il barcone a quattro alberi Pechino trasportava principalmente salnitro dal Cile ad Amburgo. La cartolina storica la ritrae nell’estuario dell’Elba. Foto: Fondazione Marittima di Amburgo / Hans Hartz

Ai tempi dei grandi velieri, i passeggeri e l’equipaggio erano esposti a innumerevoli pericoli per la vita. I viaggi in Sud America sono stati una sfida particolare per i marinai fino al XX secolo, poiché dovevano navigare intorno a Capo Horn anche in condizioni meteorologiche estreme. Si trattava sempre di un’avventura pericolosa. I Flying P-Liners, o P-Liners in breve, della compagnia di navigazione di Amburgo F. Laeisz erano specializzati in questa rotta. Raggiungevano tempi di percorrenza incredibilmente brevi ed erano rinomati per la loro robustezza e velocità, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Solo quattro Flying P-Liner sono sopravvissuti fino ad oggi: Il Pommern e il Passat sono stati adibiti a navi museo rispettivamente in Finlandia e a Travemünde, mentre il Padua è ora in servizio come nave scuola russa „Krusenstern“ . Il quarto ex P-Liner sopravvissuto, il Peking, diventerà ora l’attrazione turistica del museo portuale di Amburgo.

La Fondazione Marittima di Amburgo ha completato con successo il restauro della nave presso il cantiere navale Peters. Fino al 2016, il Pechino ha attirato l’attenzione come nave museo a New York. Il barcone a quattro alberi fu costruito da Blohm+Voss ad Amburgo nel 1911. Tutte le navi da carico della compagnia di navigazione, che hanno tutte una „P“ come prima lettera del loro nome, erano utilizzate nel commercio del salnitro. Le merci in uscita venivano caricate per l’esportazione in Cile, ad esempio i pianoforti a coda Steinway per le famiglie di emigranti che vivevano lì, e le navi tornavano indietro cariche di sacchi di guano, un’importante materia prima per fertilizzanti ed esplosivi in Europa. Il commercio del salnitro ha rappresentato un boom economico in Sud America fino alla prima guerra mondiale.

Capo Horn fu circumnavigato due volte in ogni viaggio, e la Peking compì 34 circumnavigazioni di Capo Horn da sola. L’ultimo viaggio a vela avvenne nel 1932, fu messa in disarmo e trasformata in una nave da imbarco fissa. Nel 1974, la nave fu acquistata dal South Street Seaport Museum di New York. Da quel momento, la Peking servì come nave museo e attrazione turistica. Quando, a partire dal 2000, il South Street Seaport Museum si trovò in difficoltà finanziarie, la nave fu messa in vendita per una somma ingente. La Fondazione Marittima di Amburgo, di recente costituzione, aveva già mostrato interesse per il famoso quattro alberi, ma abbandonò il progetto a causa dei notevoli costi di restauro. Per anni nessuno era interessato a rilevare la nave, così alla fine il South Street Seaport Museum la offrì in dono. Dopo che il Parlamento tedesco ha fornito i fondi per il trasferimento e il restauro nel 2015, la Peking è stata recuperata nel 2017. Dal 2020 la nave sarà esposta al Museo del porto di Amburgo. Negli ultimi tre anni, lo scafo e il sartiame della storica nave da carico sono stati sapientemente restaurati presso il cantiere Peters di Wewelsfleth. La nave, con i suoi imponenti alberi gialli alti oltre 50 metri, torna a splendere nei colori della compagnia di navigazione: nero (scafo sopra la linea di galleggiamento), bianco (linea di galleggiamento) e rosso (scafo subacqueo). Il ritorno della Peking nel porto di Amburgo è previsto per agosto 2020, dove inizialmente ormeggerà nel porto Hansa.

Il recupero e il restauro sono stati possibili grazie a un finanziamento del Commissario del governo federale per la cultura e i media, per un totale di circa 38 milioni di euro, in seguito a una decisione del Bundestag tedesco del novembre 2015, per la quale si sono battuti con successo soprattutto i membri del Bundestag di Amburgo. La Fondazione Marittima di Amburgo, che gestisce una propria flotta di navi storiche, ha una vasta esperienza nel restauro e ha portato a termine con successo anche questo importante progetto. Il Pechino viene ulteriormente ristrutturato come testimonianza del commercio marittimo transnazionale e la ricostruzione degli interni viene portata avanti. La nave a quattro alberi sarà curata da un equipaggio di quattro dipendenti. Con il supporto aggiuntivo di volontari e dei „Freunde der Viermastbark Peking e.V.“ (Amici del barcone a quattro alberi Peking), la nave sarà sottoposta a manutenzione e cura professionale.

Con l’apertura del Museo tedesco del porto di Grasbrook, la nave avrà un ormeggio permanente nel nuovo quartiere di Amburgo. Lì verrà utilizzata per raccontare la storia delle diverse interrelazioni tra Germania e Cile durante il commercio del salnitro, con tutte le sue ramificazioni economiche, sociali e culturali. Diventerà così un luogo importante per il tema della globalizzazione nell’hub portuale. „È impressionante la bellezza della nave che la Fondazione Marittima di Amburgo e Peters Werft hanno trasformato in Peking negli ultimi tre anni“, afferma con entusiasmo Carsten Brosda, Senatore per la Cultura e i Media di Amburgo. Joachim Kaiser, membro del consiglio di amministrazione della fondazione, ammette di aver avuto inizialmente delle riserve sul progetto, „perché eravamo ben consapevoli delle condizioni desolate della nave. Io, in particolare, ho ripetutamente messo in guardia da un’acquisizione perché si profilava un rischio multimilionario, anche se lo scafo era stato ceduto da tempo. La promessa di un finanziamento e la fiducia riposta in noi ci hanno poi motivato ad affrontare questo importante compito“.

Johannes Kahrs, promotore della campagna di recupero, confessa: „Mi sono innamorato del Peking quando avevo 18 anni nel porto di New York. Quando ho saputo che sarebbe stata demolita, all’inizio ero profondamente addolorato. Ma poi mi venne l’idea di combinare il recupero e il restauro del quattro alberi con la creazione di un museo portuale tedesco. Fortunatamente la commissione per il bilancio ha accettato questa idea. Ora il Pechino si sta avvicinando sempre più al completamento e io non solo sono ancora innamorato, ma anche orgoglioso di essere riuscito a salvare la nave“. Mark Dethlefs, amministratore delegato di Peters Werft, aggiunge: „Ogni ordine di refit o riparazione di Peters Werft presenta sfide particolari che dobbiamo risolvere in collaborazione con il nostro cliente. Quando il barcone a quattro alberi Peking è stato portato da New York a Wewelsfleth nell’estate del 2017, era in condizioni davvero fatiscenti. I requisiti speciali di questo ordine sono diventati evidenti. Tuttavia, la bellezza di questa storica nave da carico è emersa gradualmente nel corso dell’ampia ristrutturazione della PEKING, in cui per una volta il compito non è stato quello di renderla idonea alla navigazione, ma di trasformarla in una pura nave museo“. A differenza di molte altre navi museo che meritano di essere viste e che devono contribuire al loro mantenimento con attività di ristorazione o alberghiere a bordo, la Peking è stata riportata alle sue condizioni originali. Ciò significa che Amburgo ha ora un’attrazione in più e i visitatori della città potranno presto farsi un’idea molto viva della navigazione e della gestione dei porti nel periodo successivo al 1900.

Ulteriori informazioni sul PEKING: www.stiftung-hamburg-maritim.de/schiffe/peking.html

Ulteriori informazioni sul Museo del porto tedesco: www.shmh.de/de/deutsches-hafenmuseum#peking

Il sito ERBA di Bamberg premiato in un concorso statale

Casa-mia
Erba Bamberg

La vista sull'isola ERBA verso il porto mostra in modo impressionante lo sviluppo urbano da un'area desolata a un vivace parco e paesaggio residenziale. Foto d'archivio: Città di Bamberga

Nel 2012 si è svolta la mostra dei giardini dello Stato di Bamberg. In questo contesto, la città di Bamberg ha trasformato l’area industriale dismessa „ERBA“ in un’attraente area aperta con sviluppo residenziale. Il risultato è stato un nuovo quartiere urbano. Il sito ERBA di Bamberg è stato ora riconosciuto dal concorso statale „Shaping places together“ in occasione dell’anniversario „50 anni di finanziamenti per lo sviluppo urbano“.

Per celebrare l’anniversario dei finanziamenti bavaresi per lo sviluppo urbano, il Ministero bavarese per l’edilizia abitativa, le costruzioni e i trasporti ha organizzato il concorso statale „Dare forma ai luoghi insieme“. Il ministro bavarese dell’Edilizia, Kerstin Schreyer, ha premiato i comuni vincitori. L’evento si è svolto il 1° luglio 2021 nella Allerheiligen Hofkirche, nella residenza di Monaco. La registrazione della diretta streaming è disponibile qui.

Al concorso statale bavarese hanno partecipato 112 città, mercati e comuni di tutta la Baviera. Tutti hanno presentato progetti già realizzati per una riqualificazione urbana e locale esemplare. Una mostra virtuale presenta questi progetti. La mostra può essere visitata online qui.

Il progetto vincitore di Bamberg, „ERBA-Insel – Entwicklung einer Industriebrache zur attraktiven Park- und Wohnlandschaft“ (Isola ERBA – Sviluppo di un’area industriale dismessa in un parco e in un paesaggio residenziale attraente), ha conquistato completamente la giuria nella categoria „Riattivazione e sviluppo“. Il sito LGS è un’ex industria tessile. Qui aveva sede la filatura e tessitura del cotone di Erlangen-Bamberg, in breve ERBA. Dopo la cessazione della produzione nel 1993, gli edifici e il sito sono rimasti inutilizzati.

Nel 2008 sono iniziati i lavori per un nuovo utilizzo del sito. Indipendentemente dal Salone del Giardino di Stato, sono già state costruite nuove unità abitative ristrutturando gli ex edifici della fabbrica. Anche la città di Bamberg sta costruendo nuovi edifici. Anche l’università ha aperto un campus sul sito.

Infine, alcune parti del sito ERBA di Bamberg sono diventate la sede dell’Esposizione Statale dei Giardini 2012. Potete dare un’occhiata più da vicino al piano strutturale dell’Esposizione dei Giardini qui. Dopo la fine dell’Esposizione Statale dei Giardini, gran parte dell’area dell’esposizione è stata trasformata in un parco pubblico. L’attuale parco ERBA esiste dalla metà del 2013. Si trova su un’isola tra due bracci del fiume Regnitz. Questa posizione lo rende attraente per i visitatori.

Il premio del concorso statale, che il parco ERBA e l’area circostante hanno ricevuto, riflette lo sviluppo positivo del quartiere. Il luogo è ora molto apprezzato dagli abitanti di Bamberg. Il luogo e i suoi numerosi spazi verdi sono caratterizzati anche dalla vicinanza al centro città.

Il fascino dell’area deriva in particolare dall’interazione tra il nuovo e il vecchio. I nuovi edifici residenziali si affiancano agli edifici industriali del XIX secolo, tutelati dalla legge. Dove un tempo si filava il cotone, oggi ci sono caffè e ristoranti, parchi giochi grandi e piccoli e uno spazio di co-working.

Oltre agli spazi verdi, i visitatori di oggi possono godere anche dell’elemento acqua. L’acqua circonda il Parco ERBA e lo attraversa. Anche un ruscello è stato rinaturalizzato nell’ambito dello State Garden Show. Il cosiddetto „passo dei pesci“ era un ruscello di bypass che è stato inondato. Oggi è di nuovo utilizzato dai pesci per la migrazione. Questo non è stato possibile per 150 anni. Oltre a un gran numero di specie ittiche, anche castori, comari e martin pescatori hanno colonizzato il passo. La riqualificazione ecologica è stata attuata con successo.

Con il premio per lo sviluppo urbano, la città di Bamberg è stata riconosciuta per i suoi sforzi nel promuovere uno sviluppo urbano di alta qualità. Il responsabile dell’edilizia Thomas Beese ha dichiarato durante la cerimonia di premiazione: „L’ex area dismessa ERBA è l’esempio più noto di riattivazione di aree abbandonate nel centro della città. La città di Bamberga può essere giustamente orgogliosa di essere riuscita a far fronte all’aumento della popolazione di circa 1.000 persone all’anno esclusivamente sviluppando il centro cittadino. Il nostro obiettivo è quello di attivare i terreni all’interno del centro cittadino, in modo da non sigillare nuove aree in periferia“.

Il Ministero bavarese per l’Edilizia abitativa, le Costruzioni e i Trasporti sta premiando proprio questo tipo di misure di riqualificazione urbana nel concorso statale. L’obiettivo è rendere i centri cittadini bavaresi „adatti al futuro“, come si legge sul sito web del concorso statale. Vengono premiati anche i comuni con partner. Viene premiata anche la riuscita interazione tra processi, pianificazione e misure edilizie. Il rinnovamento urbano è visto come un „compito comune“.

In totale sono stati premiati 19 comuni. Il concorso prevedeva tre categorie: la prima „Centro attivo e centri cittadini vivaci e attraenti“, la seconda „Punti di incontro comunitari e integrazione sociale“ e la terza „Riattivazione e sviluppo“, alla quale appartiene anche ERBA Bamberg. Qui potete trovare anche una panoramica dei vincitori del premio.

Dal 1971, i fondi per lo sviluppo urbano in Baviera hanno speso più di cinque miliardi di euro per il rinnovamento urbano in Baviera. Il Libero Stato di Baviera, il governo federale e l’Unione Europea forniscono assistenza finanziaria in vari programmi. L’obiettivo è sempre quello di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone e dell’ambiente. Le principali aree di finanziamento dello sviluppo urbano sono quindi diverse. Una panoramica è disponibile qui.

Siete interessati ad altre notizie dal mondo dei giardini pubblici? Neuenburg am Rhein, nel Baden-Württemberg, vorrebbe rafforzare nuovamente il suo legame con il fiume con un LGS. Per saperne di più sul prossimo State Garden Show Neuenburg 2022, cliccate qui.

Teste di personaggi di Monaco

Casa-mia

Questo fine settimana, oltre 90 siti culturali di Monaco invitano i visitatori alla Notte dei Musei Aperti. Anche la Gliptoteca partecipa all’iniziativa, esponendo teste di marmo greche e romane dal 500 a.C. al 500 d.C..

STEIN ha parlato con il direttore Florian S. Knauß e con i due restauratori di pietre Alfons Neubauer e Olaf Herzog del lungo lavoro di preparazione della mostra speciale: Numerose sculture sono state recuperate dal deposito e per alcune di esse sono state reinstallate le aggiunte marmoree barocche e neoclassiche che erano state rimosse negli anni Sessanta.

„Poiché la Gliptoteca di Monaco possiede una collezione di ritratti di dimensioni impressionanti e di qualità eccezionale, una mostra sui ritratti nell’antichità era una scelta ovvia“, spiega il dottor Florian S. Knauß, direttore dell’istituzione monacense. „Li abbiamo chiamati ‚teste di personaggi‘. Oggi il ritratto è associato principalmente al volto, ma nell’antichità l’immagine di una persona poteva essere ridotta alla testa solo in una fase relativamente avanzata. Per i Greci, il ritratto di una persona includeva naturalmente anche il corpo, che conteneva importanti informazioni sulla persona raffigurata. Tuttavia, queste statue, spesso a grandezza naturale e a volte colossali, sono raramente conservate, soprattutto gli originali, solitamente in bronzo. I visitatori della mostra incontreranno quindi soprattutto busti e teste di marmo. Essi fanno rivivere i viri illustres, i generali e i filosofi, i poeti e gli oratori che molti riconoscono ancora dai testi antichi“.

Il dottor Christian Gliwitzky, vicedirettore della Gliptoteca, ha ideato e curato la mostra, per la quale sono state recuperate 40 teste dal deposito. Il ricco tesoro del museo, integrato da 30 prestiti di prim’ordine provenienti da importanti collezioni archeologiche di tutto il mondo e da collezioni private, potrà essere ammirato fino a metà gennaio 2018. La mostra offre ora un tour attraverso 1.000 anni di storia del ritratto.

La mostra ha richiesto tre anni di progettazione. I restauratori Alfons Neubauer e Olaf Herzog hanno trascorso una buona metà di questo tempo nel lavoro preparatorio. „La Alexander Hall è stata completamente riallestita per la mostra speciale“, spiega Alfons Neubauer. „È stato uno sforzo enorme per la mostra. Abbiamo spostato ogni pezzo. Le grandi sculture e i rilievi non sono attualmente esposti“, aggiunge Olaf Herzog. „Di 140 ritratti, solo uno ha mantenuto il suo posto“, aggiunge il direttore Florian Knauß.

Aggiunte in marmo reinstallate

Non solo sono stati creati nuovi gruppi di ritratti, ma anche le aggiunte in marmo barocche e neoclassiche che erano state rimosse negli anni Sessanta sono state reinstallate su alcuni oggetti. „Fino alla fine del XVIII e all’inizio del XIX secolo si pensava ancora che aggiungere sculture fosse un miglioramento“, spiega il direttore della Glyptothek Florian S. Knauß. „Da Winkelmann in poi, ci si è convinti che si dovesse presentare la sostanza originale e non aggiungere nulla. In passato, erano scultori di spicco a creare le aggiunte. A Monaco di Baviera, abbiamo il caso particolare del re Ludwig I che, nel 1811/12, insistette affinché venissero aggiunte le aeginette recentemente acquistate. Per questo motivo, qui a Monaco abbiamo ancora ricostruzioni relativamente tardive degli oggetti. Un forte movimento di contrasto si è avuto dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando sono stati effettuati massicci interventi di restauro. A quel tempo, tutte le aggiunte furono rimosse, e questo vale non solo per la pietra, ma anche per la ceramica. Oggi siamo convinti che questo restauro radicale non sia la soluzione ideale. In parte, abbiamo invertito la rotta. Perché ovviamente non riconosce che il visitatore del museo non è un archeologo che può aggiungere tutto, ma ha bisogno di supporti visivi. Non esiste un approccio standardizzato. Ma siamo dell’idea che un’integrazione moderata sia utile. Oggi consideriamo anche il restauro come un importante contributo alla storia dell’arte e della cultura“.

I restauratori hanno trovato molte delle aggiunte storiche nel deposito. „Il grande valore è che quasi tutte le aggiunte rimosse negli anni ’60 non sono state accantonate, ma conservate“, afferma felice Alfons Neubauer. „Questo è un enorme tesoro che può essere utilizzato per ricreare le condizioni originali. Il restauro raggiunge spesso un punto critico quando si rimuove il naso dal volto, ad esempio. Quando abbiamo fatto le aggiunte, abbiamo discusso di ogni singolo pezzo come un team – restauratori e conservatori. Cosa possiamo fare? E che senso ha dal punto di vista tecnico?“. Oggi i restauratori hanno una mentalità più aperta in questo senso. „Negli anni ’70/’80 si faceva un calco di un’aggiunta storica in gesso e poi lo si applicava. Nel frattempo, ci siamo così allontanati dal restauro che osiamo rimettere un naso di pietra, naturalmente in modo reversibile“, spiega Alfons Neubauer.

La mostra inizia con un professionista della politica ateniese, uno stratega del tipo Pastoret. In questo cosiddetto Konon, solo la base dell’erma, il collo e la parte inferiore del viso fino agli occhi sono antichi. Sono stati aggiunti la parte superiore della testa e il naso in marmo, alcuni riccioli in gesso. „Poiché gran parte della sostanza antica della testa è andata perduta, l’aggiunta storica è un guadagno. Ora abbiamo un’immagine complessiva“, spiega Olaf Herzog.

Gli studenti dell‘August Everding Theatre Academy mettono in scena le teste

Gli studenti dell’August Everding Theatre Academy stanno attualmente creando un quadro d’insieme ancora migliore. Per accompagnare l’attuale mostra speciale nella Glyptothek, hanno realizzato il loro progetto di teste. Utilizzando ritratti realistici in silicone, hanno mostrato l’aspetto reale delle persone rappresentate dai busti di marmo nella Glyptothek.


Informazioni sulla Gliptoteca

„Il fatto che Monaco di Baviera possieda una così grande collezione di ritratti greci e romani è innanzitutto merito di Ludwig I e dei suoi collaboratori Martin von Wagner e Leo von Klenze“, afferma il dottor Florian S. Knauß, direttore della Gliptoteca di Monaco. Il museo fu costruito tra il 1816 e il 1830 secondo i progetti di Leo von Klenze. Le opere principali sono il Fauno Barberino e le figure del frontone del Tempio di Aphaia ad Egina, le Eginetes, acquisite nel 1813. L’attuale mostra speciale è stata sponsorizzata, tra gli altri, dalla Ernst von Siemens Kunststiftung e dalla Kulturstiftung der Länder.

La mostra speciale nella Glyptothek „Teste di personaggi. Greci e romani in ritratto“ durerà fino al 14 gennaio 2018.

„Non c’è da aspettarsi alcuna solidarietà pubblica“

Casa-mia

Articolo pubblicitario Articolo parallattico

Il numero di febbraio di Garten und Landschaft sul tema „Le donne nella pianificazione“, che tra l’altro mette in evidenza la discriminazione delle donne nella pianificazione, ha attirato l’attenzione di Kamel Louafi e ha spinto il paesaggista a commentare l’ultimo caso di discriminazione nel nostro settore.

Probabilmente ve ne sarete accorti, ma ecco un riassunto dell’ultimo caso di discriminazione nel nostro settore: Nel gennaio 2020, un giovane egiziano ha fatto domanda per uno stage presso uno studio berlinese: GKK Architekten di Berlino. Swantje Kühn, titolare di GKK, che lavora anche come professore, scrive alla sua segretaria in risposta alla sua domanda: „Per favore, niente arabi“. L’e-mail viene inviata per sbaglio allo studente, che la pubblica su Twitter. Il suo tweet si diffonde rapidamente sui social network. Swantje Kühn ha detto che si è trattato di una svista e che voleva invitare „l’arabo“ per un colloquio. L’ufficio ha scritto in un comunicato che la candidatura era stata inavvertitamente assegnata a un annuncio di lavoro in corso per progetti in Cina. Stavano cercando un dipendente per la Cina e il tirocinante non parlava cinese.

Per me la dichiarazione è una chiara scusa. Tuttavia, speravo che dopo l’errore razzista si sarebbe aperto un dibattito sulla discriminazione in generale, cioè su tutte le minoranze, le donne, le persone con disabilità, gli stranieri o anche i nuovi arrivati nel settore. Purtroppo, questa speranza è durata molto, molto poco. Non è successo nulla. Swantje Kühn non è stata chiamata a rispondere né dalle università, né dalle associazioni di architetti, né dalla Camera, né nella sua seconda funzione di membro del consiglio di sorveglianza del Giardino Zoologico di Berlino. E questo nonostante la legge generale sulla parità di trattamento – nota anche come legge antidiscriminazione – vieti il mancato rispetto della parità di trattamento.

„La concorrenza anonima era ed è il modo migliore per sopravvivere nella professione“.

Che tipo di segnale invia a tutte le persone che vengono qui per acquisire conoscenze? Per quanto mi riguarda, riferirò sempre sull’emarginazione e ognuno di noi dovrebbe affrontare tali questioni nel nostro settore in ogni occasione, ad esempio in occasione di conferenze e dibattiti, nei forum, nelle fiere e nelle conferenze. E non semplicemente accantonarli, come avviene di solito nel nostro settore.

Sono felice di aver realizzato il 90% dei miei progetti attraverso concorsi anonimi. Una giurata come Swantje Kühn non sarebbe stata in grado di indovinare quale persona – nel mio caso un arabo – fosse dietro al lavoro. Questa forma di competizione era ed è il modo migliore per tutte le persone, e soprattutto per quelle che potrebbero essere discriminate, di avere successo nella loro professione.

„Quando si tratta di discriminazione, non ci si può aspettare alcuna solidarietà pubblica da parte dei colleghi“.

Non credo che la politica possa in alcun modo combattere con successo la discriminazione e lo svantaggio delle minoranze o il mancato rispetto della parità di trattamento, nemmeno con le norme sulle quote. Né possiamo aspettarci alcuna solidarietà da parte dei colleghi del nostro settore quando si tratta di discriminazione o di parità di trattamento – tanto meno da parte delle associazioni. Spero piuttosto in una generazione di globalizzati il cui cuore non porti lo stigma dell’esclusione. Ma sensibilizzare la società, soprattutto nel nostro settore, è importante e necessario in questo momento.

„Per fortuna la società civile esiste“

Nel suo numero di oggi, G+L scrive: „Al momento, è decisamente alla moda battersi per i diritti delle donne e un divieto assoluto di non partecipare ai relativi dibattiti“ – e sì, l’uguaglianza di genere è un tema che nessuno può evitare al giorno d’oggi. È giusto e necessario affrontarla e discuterla, così come sarebbe giusto affrontare altre questioni di discriminazione. Posso solo dire che è una fortuna che esista una società civile che non smette di denunciare le discriminazioni e che è anche molto creativa nel farlo: si pensi, ad esempio, alla recente localizzazione su Google dell’ufficio della GKK: segnalato come un bagno pubblico con l’edificio della Germania sullo sfondo.

Kamel Louafi è un berlinese, tedesco-algerino, cartografo, architetto del paesaggio, artista e autore. Ha studiato cartografia in Algeria e architettura del paesaggio alla TU di Berlino. Nonostante il suo allontanamento dall’attività operativa, continuerà a intervenire nel discorso sociale, come in questo pezzo d’opinione.

G+L in agosto 2019: Biodiversità

Casa-mia

FOTOCAMERA DIGITALE OLYMPUS

In questo numero di G+L esaminiamo come noi architetti del paesaggio possiamo contribuire alla biodiversità nelle aree urbane e rurali attraverso il corretto uso delle piante.

default

Artigianato digitale: come i robot stanno sviluppando l’artigianato tradizionale

Casa-mia
robot grigio-nero-giocattolo-iLEopU1s1Oc
Robot giocattolo grigio e nero fotografato da Winston Chen - innovazione nella costruzione digitale e nella robotica.

Robot che posano i mattoni, algoritmi parametrici che mescolano la malta e fresatrici controllate dall’intelligenza artificiale che intagliano ornamenti nel legno: quello che sembra il sogno erotico di una fazione tecnologica fa da tempo parte della vita quotidiana di uffici e laboratori che stanno ripensando l’artigianato digitale. L’artigianato digitale non è una moda, ma una delle trasformazioni più radicali che l’industria delle costruzioni ha visto dai tempi dell’industrializzazione. Ma cosa resterà del genius loci quando le mani robotiche prenderanno il controllo dell’artigianato? E cosa succederà alla cultura edilizia tra l’algoritmo e il palazzo?

  • Digital Craft rappresenta la simbiosi tra l’artigianato tradizionale e le tecnologie digitali come la robotica, l’intelligenza artificiale e la progettazione parametrica.
  • Germania, Austria e Svizzera sono in procinto di passare dall’esperimento a un nuovo standard, in alcuni casi con una notevole pressione all’innovazione.
  • I processi digitali consentono nuove forme, precisione ed efficienza dei materiali, ma sollevano anche questioni di autenticità e cultura edilizia.
  • L’intelligenza artificiale, la produzione assistita da computer e la robotica stanno spingendo i confini di ciò che è fattibile nel processo di costruzione.
  • Il potenziale di sostenibilità risiede soprattutto nel risparmio di materiali, nei metodi di costruzione ottimizzati a livello locale e nei processi circolari.
  • Le mansioni di architetti e artigiani stanno cambiando radicalmente: nuove competenze e team interdisciplinari diventano obbligatori.
  • Le critiche sono suscitate dall’alienazione dall’architettura tradizionale e dalla minaccia di perdita dell’identità e dell’onore dell’artigianato.
  • Nel discorso globale, l’artigianato digitale funge da laboratorio per il futuro dell’edilizia, con pionieri da Zurigo a Tokyo.
  • Il dibattito ruota attorno al controllo, alla trasparenza e alla domanda: chi progetterà l’architettura di domani, l’uomo o la macchina?

Artigianato digitale: tra romanticismo delle corporazioni e algoritmi – la situazione nella regione DACH

Chiunque si trovi a passeggiare nei laboratori delle principali imprese di costruzione in Germania, Austria o Svizzera si imbatte sempre più spesso in una nuova specie: robot industriali che posizionano pietra su pietra, scanner laser che documentano le facciate storiche con precisione millimetrica e fresatrici CNC che intagliano componenti in legno o pietra con precisione digitale. Mentre alcuni celebrano ancora l’odore dei trucioli di legno e il battito del martello del muratore, altri stanno già programmando la prossima facciata parametrica. La realtà: la regione DACH è da tempo un laboratorio di prova per l’artigianato digitale. Ma la grande trasformazione è lenta. In Germania, università come l’Università Tecnica di Monaco e il Politecnico di Zurigo stanno sperimentando la muratura assistita da robot, mentre le PMI stanno ancora lottando per finanziare il loro primo sistema di stampa 3D. La Svizzera sta presentando il prototipo di architettura fabbricata digitalmente con progetti come la DFAB House al NEST di Dübendorf – e non solo in modalità di ricerca pura, ma come edificio abitabile. L’Austria, d’altro canto, vanta una forte presenza di costruttori di legno esperti in digitale, che da tempo hanno integrato la produzione CNC e i processi BIM nel loro lavoro quotidiano. Tuttavia, la rivoluzione a livello nazionale non si è ancora concretizzata.

Il problema è raramente dovuto alla tecnologia. Sono piuttosto gli ostacoli legali, culturali ed economici a rallentare la diffusione dell’artigianato digitale. Il principio del maestro artigiano è molto più radicato in Germania che in altri Paesi. Molte aziende temono la perdita di posti di lavoro o la perdita di identità dell’artigianato. Allo stesso tempo, la pressione per l’innovazione è enorme. Giovani studi di architettura e start-up stanno entrando nel mercato con processi di produzione digitale, pianificazione parametrica e progetti generati dall’intelligenza artificiale, costringendo la corporazione consolidata a uscire dalla propria zona di comfort. Il risultato è un mosaico di progetti pilota, fari e tentativi di collaborazione tra commercio, industria e università.

Ciò che accade nei laboratori si riflette nella cultura edilizia. Mentre le società e le corporazioni edilizie tradizionali insistono sulla conservazione delle tecniche classiche, gli uffici progressisti si concentrano su una nuova alleanza tra scrittura digitale e intelligenza artigianale. Il risultato sono metodi di costruzione ibridi in cui uomo e macchina lavorano insieme piuttosto che l’uno contro l’altro. Il dibattito sull’artigianato digitale si sta trasformando in una domanda fondamentale: vogliamo digitalizzare l’artigianato o pensare alla digitalizzazione in termini di artigianato?

La politica sta giocando un ruolo sorprendentemente passivo. I programmi di finanziamento per la fabbricazione digitale o le iniziative di formazione continuano a essere rari. La formazione nei mestieri è spesso in ritardo di anni rispetto agli sviluppi tecnologici. Chi inizia a lavorare come artigiano o architetto oggi ha bisogno di qualcosa di più di un metro pieghevole e di una conoscenza di base dell’analisi strutturale. Sono richieste competenze di codifica, interpretazione dei dati e utilizzo delle macchine. Pochi programmi di formazione nella regione DACH sono preparati per questo. Di conseguenza, i giovani talenti stanno migrando verso luoghi in cui gli strumenti digitali e la libertà creativa si incontrano.

Ma nonostante tutte le resistenze, una cosa è chiara: la regione DACH rimane uno dei più importanti hotspot per l’artigianato digitale a livello mondiale. La miscela di eccellenza artigianale, accuratezza ingegneristica e spirito pionieristico digitale sta creando una dinamica di innovazione che non ha eguali a livello internazionale. Ma se questo darà vita a una nuova cultura dell’edilizia – o solo a un’altra forma di autorealizzazione tecnologica – lo si deciderà nei prossimi anni.

Robot, algoritmi e IA: gli strumenti di una nuova arte del costruire

Chiunque pensi a cantieri completamente automatizzati quando pensa all’artigianato digitale sta sottovalutando la complessità dell’interazione tra uomo e macchina. Non si tratta di sostituire completamente l’artigianato, ma di ampliarlo. I bracci robotici che posano i mattoni in forme libere sono solo la punta dell’iceberg. La vera rivoluzione sta avvenendo nell’interazione tra progettazione parametrica, produzione assistita da computer e intelligenza artificiale. In pratica, ciò significa che i dati di progettazione vengono trasmessi in tempo reale ai robot di produzione, che realizzano i componenti singolarmente, con precisione e con materiali ottimizzati. Il muratore diventa un operatore, il carpentiere un curatore di dati, l’architetto un codificatore con aspirazioni creative.

La stampa 3D con il cemento o l’argilla è un campo particolarmente stimolante. Mentre in Germania le autorità preposte al rilascio delle licenze sono ancora contrariate, in Svizzera si stanno già costruendo i primi edifici residenziali con la stampante. La produzione robotizzata consente di realizzare forme complesse e organiche che sarebbero impensabili con la tecnologia tradizionale delle casseforme. Allo stesso tempo, l’uso dell’intelligenza artificiale sta aprendo modi completamente nuovi di ottimizzare i progetti. Gli algoritmi analizzano i flussi di materiale, simulano i carichi e suggeriscono dettagli costruttivi che l’artigianato tradizionale non avrebbe mai prodotto. Il risultato: una nuova estetica che non nasce dallo stampo della mano, ma dalla mente della macchina.

Tuttavia, l’uso delle tecnologie digitali non si limita allo stampaggio. La tecnologia dei sensori, gli strumenti intelligenti e i gemelli digitali stanno rivoluzionando il controllo qualità e la documentazione in cantiere. Le fonti di errore sono ridotte al minimo, i processi sono resi trasparenti e si risparmiano risorse. Gli artigiani stanno diventando gestori di dati che devono gestire nuove interfacce e soluzioni software. Il rovescio della medaglia è che coloro che non parlano la lingua digitale vengono lasciati a bocca asciutta. Il pericolo di un nuovo divario digitale nel settore delle costruzioni è reale.

Le più grandi innovazioni spesso nascono dalla collaborazione tra architetti, ingegneri e specialisti IT. I team interdisciplinari stanno sviluppando controventature in muratura assistite da robot, casseforme adattive o processi di taglio controllati dall’intelligenza artificiale per legno e pietra. La tradizionale divisione dei ruoli in cantiere si sta dissolvendo. Pianificazione, esecuzione e gestione si stanno fondendo in un processo digitale end-to-end. Questo non cambia solo il metodo di costruzione, ma anche l’immagine di sé delle persone coinvolte. L’artigiano di domani è un inventore, uno sviluppatore e un progettista.

I critici avvertono l’alienazione dei materiali e delle persone. Il pericolo che la cultura edilizia degeneri in una simulazione digitale è molto reale. Ma se si guarda più da vicino, ci si rende conto che i progetti più entusiasmanti nascono laddove gli strumenti digitali non sono usati come sostituti, ma come amplificatori dell’artigianato. L’artigianato digitale può reinterpretare l’autentico, l’imperfetto e il locale, a condizione che le persone ne mantengano il controllo.

Sostenibilità ed efficienza delle risorse: tra greenwashing e vera trasformazione

Pochi argomenti sono associati all’artigianato digitale in modo così forte come la speranza di una maggiore sostenibilità nel settore delle costruzioni. In effetti, il potenziale è evidente: i processi di progettazione e produzione digitale consentono una precisione finora ineguagliata nell’uso dei materiali. I robot tagliano il legno, la pietra o il metallo in modo così preciso da ridurre drasticamente gli scarti e i rifiuti. Gli algoritmi ottimizzano le strutture di supporto per ridurre al minimo le quantità di materiale, gli strumenti parametrici simulano il ciclo di vita di interi componenti. In teoria, l’industria delle costruzioni potrebbe fare un salto di qualità in termini di efficienza delle risorse.

Ma la realtà è più complicata. Molti progetti di artigianato digitale sono stati finora pezzi unici o fari. L’energia necessaria per la produzione robotizzata o per il funzionamento di grandi sistemi CNC è notevole. La produzione e la manutenzione delle macchine spostano il consumo di risorse dal cantiere alla fabbrica. Alla domanda se l’artigianato digitale sia effettivamente più sostenibile di quello tradizionale si può rispondere solo caso per caso. I critici mettono in guardia dal greenwashing se i componenti prodotti digitalmente sono efficienti ma poi vengono trasportati su lunghe distanze o non vengono riciclati.

Allo stesso tempo, l’artigianato digitale apre nuove strade per l’edilizia circolare. I gemelli digitali e i componenti intelligenti consentono di progettare gli edifici come banche di materiali. I componenti sono dotati di passaporti digitali che ne facilitano il riutilizzo o il successivo riciclo. La manifattura additiva consente di personalizzare i componenti per poterli successivamente smontare o riutilizzare. I primi progetti che mappano e controllano digitalmente l’intero ciclo di vita di un edificio sono già in corso in Svizzera e nei Paesi Bassi.

Un’altra promessa di sostenibilità è la localizzazione della produzione. Robot mobili o sistemi di produzione modulari possono essere utilizzati direttamente in cantiere, riducendo al minimo i percorsi di trasporto. La combinazione di creazione di valore locale e precisione digitale potrebbe rendere l’industria delle costruzioni più resiliente e meno dipendente dalle catene di fornitura globali. Anche in questo caso, però, la tecnologia è sostenibile solo quanto il sistema in cui è inserita.

Per progettisti e artigiani, ciò significa che la sostenibilità sta diventando una competenza interdisciplinare. Chi costruisce con strumenti digitali deve considerare fin dall’inizio criteri ecologici, economici e sociali. La capacità di analizzare i flussi di materiali, interpretare le valutazioni del ciclo di vita e utilizzare i gemelli digitali per l’edilizia sostenibile sta diventando una competenza fondamentale. Chi non sta al passo perderà, e non solo quando si tratterà di presentare la prossima domanda di finanziamento.

Dibattiti, visioni e futuro della professione: Chi forma, chi perde?

L’introduzione dei metodi di produzione digitale nei mestieri specializzati non è una questione puramente tecnica, ma uno sconvolgimento culturale. La questione di chi mantiene il controllo sulla progettazione e sull’esecuzione è tutt’altro che banale. Gli architetti diventeranno scrittori di codici che controllano il processo creativo a distanza, mentre i robot fanno il resto? Oppure emergerà una nuova alleanza tra mano e algoritmo, in cui l’artigianato agirà come partner creativo della digitalizzazione? Il dibattito è aperto ed è difficile.

Gli artigiani tradizionali temono di perdere la loro identità e di essere degradati a operatori di macchine. Gli architetti temono per la loro autorità creativa se gli algoritmi prenderanno sempre più decisioni di progettazione. Allo stesso tempo, la prospettiva di nuove forme di espressione, progetti più precisi e processi più efficienti è allettante. Alcuni vedono nell’artigianato digitale la strada per la democratizzazione dell’edilizia, mentre altri mettono in guardia da una monocultura tecnocratica.

Modelli di riferimento globali come il Giappone, la Cina e gli Stati Uniti mostrano dove potrebbe portarci il viaggio. La fabbricazione digitale e l’artigianato robotizzato sono da tempo parte integrante dei principali progetti edilizi, dagli edifici residenziali sperimentali alle facciate iconiche. La regione DACH deve prendere una decisione: Vuole essere un pioniere o un ritardatario? La risposta non dipende solo dalla tecnologia, ma soprattutto dal coraggio di cambiare.

Le voci visionarie chiedono un’apertura radicale della cultura edilizia. Vedono l’artigianato digitale come un’opportunità per reinventare l’industria delle costruzioni, come un laboratorio per una costruzione adeguata ai materiali, sostenibile e partecipativa. Altri mettono in guardia dall’alienazione di persone, materiali e luoghi. La sfida è trovare un equilibrio: tra controllo e apertura, tra tradizione e innovazione, tra precisione digitale e intuizione manuale.

La professione di architetto e artigiano sta affrontando una profonda trasformazione. Nuove competenze nell’analisi dei dati, nella programmazione e nella scienza dei materiali stanno diventando un requisito essenziale. La collaborazione interdisciplinare, l’apprendimento continuo e la disponibilità a cedere responsabilità alle macchine – o a rifiutare consapevolmente di farlo – caratterizzeranno l’immagine di sé della prossima generazione. Coloro che daranno forma a questo cambiamento potranno plasmare la cultura edilizia di domani. Coloro che invece lo ignorano saranno lasciati indietro dalla prossima generazione di algoritmi.

Conclusione: l’artigianato digitale non è uno strumento – ma un cambiamento di paradigma

L’artigianato digitale è più della somma di nuove macchine, programmi e processi. È un cambiamento di paradigma che ridefinisce il rapporto tra persone, tecnologia e materiali. Robot e algoritmi non sostituiscono l’artigianato, ma lo sfidano a riscoprire i suoi punti di forza e a combinarli con la precisione digitale. Il futuro dell’edilizia non sta nell’uno o nell’altro, ma in entrambi: la competenza tradizionale incontra l’innovazione digitale, l’intuizione dell’artigiano integra la logica dell’algoritmo. Coloro che padroneggiano questo equilibrio daranno forma alla cultura edilizia del XXI secolo. Quelli che invece si fermeranno saranno travolti dallo tsunami digitale. Benvenuti nell’era dell’artigianato digitale, dove il martello non scompare, ma diventa più intelligente.