Interazione con l’utente basata sul BIM: il piano abitativo

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Foto in bianco e nero di un edificio moderno vicino a uno specchio d'acqua, scattata da Mihai Surdu

L’interazione con l’utente basata sul BIM: il piano abitativo. Sembra polvere di fata digitale, ma da tempo è entrato a far parte della pratica costruttiva quotidiana. Quello che era nato come un rigido modello 3D si sta trasformando in un organo di cultura della progettazione. Il BIM sta diventando uno strumento di dialogo e sta cambiando l’industria dell’architettura più velocemente di quanto un negazionista digitale possa fare con il caffè. Ma cosa c’è dietro il clamore che circonda il „piano vivente“? Chi ne trae vantaggio, chi ne è escluso e quali sono gli ostacoli sulla strada della vera interazione con l’utente?

  • L’interazione con l’utente basata sul BIM sta rivoluzionando i processi di pianificazione tradizionali, abbandonando i piani statici per passare a un dialogo vivace.
  • I primi progetti stanno nascendo in Germania, Austria e Svizzera, ma spesso mancano la standardizzazione e il coraggio di aprirsi.
  • L’uso dell’AI, dell’IoT e dei gemelli digitali rende i modelli BIM dinamici, adattivi e incentrati sull’utente.
  • L’integrazione dei dati degli utenti e il feedback in tempo reale cambiano radicalmente i ruoli e le responsabilità nel processo di costruzione.
  • La sostenibilità diventa un’opzione reale, non solo una promessa di marketing, grazie alle ottimizzazioni e alle simulazioni basate sui dati.
  • Le competenze tecniche si stanno modificando: l’analisi dei dati, l’esperienza nelle interfacce e la comprensione dei processi diventano indispensabili.
  • L’interazione con l’utente basata sul BIM apre le porte a nuovi modelli di business, ma nasconde anche rischi come il monopolio dei dati o il pregiudizio tecnocratico.
  • L’industria dell’architettura sta affrontando un cambiamento di paradigma che va ben oltre il settore e sta rinegoziando i fondamenti della progettazione.

Il BIM in transizione: da modello statico a progetto vivente

Sono finiti i tempi in cui un modello BIM era solo una bella grafica 3D per il cliente. Oggi parliamo di modelli che non scompaiono più nei cassetti, ma comunicano con la realtà in tempo reale. Che cosa significa in termini concreti? Il „piano vivente“ non è una metafora, ma descrive la capacità del modello digitale di aggiornarsi costantemente, imparare e reagire alle interazioni dell’utente. La tecnologia dei sensori, l’IoT e l’apprendimento automatico fanno sì che il modello BIM diventi un riflesso dell’effettivo funzionamento dell’edificio, non solo nella fase di progettazione, ma durante l’intero ciclo di vita.

In pratica, questo si può vedere, ad esempio, nel controllo dei sistemi tecnici, nel monitoraggio del consumo energetico o nella simulazione del clima interno e dei flussi di utenti. Gli edifici non sono più solo costruiti, ma anche „usati“. L’utente – sia esso operatore, facility manager o anche utente finale – interagisce direttamente con il modello, fornisce feedback e riceve suggerimenti per l’ottimizzazione. Pianificazione, costruzione e gestione si fondono in un processo continuo. Chiunque creda ancora che il proprio lavoro finisca con la consegna delle chiavi si è perso la vera rivoluzione.

Germania, Austria e Svizzera si muovono a velocità diverse. Mentre a Zurigo e Vienna sono già in corso i primi progetti con BIM in tempo reale e interazione con l’utente, in molti uffici tedeschi domina ancora il principio del „wait and see“. Le ragioni sono molteplici: mancanza di standard, preoccupazioni per la protezione dei dati, autorità sovraccariche e una certa tendenza alla sovranità della pianificazione. Ma la pressione sta aumentando perché la concorrenza internazionale non dorme e gli utenti chiedono trasparenza, flessibilità e servizi digitali.

Tuttavia, la vera innovazione non sta nella tecnologia, ma nella progettazione del processo. Il „piano vivente“ costringe tutti i soggetti coinvolti a pensare in termini di scenari e varianti e ad adattarsi ai continui cambiamenti. Il pensiero classico e lineare di progettazione, approvazione e costruzione viene sostituito da un’azione iterativa e guidata dai dati. Quelli che oggi attendono ancora l’approvazione finale domani saranno superati da feedback in tempo reale e algoritmi di ottimizzazione automatizzati.

Un effetto collaterale: l’architettura sta tornando a essere più sperimentale, agile e propensa al rischio. Chi ha il coraggio di coinvolgere realmente l’utente e di dialogare con i dati e con le persone può sviluppare progetti che non sono solo costruiti, ma anche vissuti.

Interazione con l’utente nel processo di costruzione digitale: chi parla con chi?

L’interazione con l’utente basata sul BIM sembra la partecipazione di un cittadino digitale, ma è molto di più: riguarda tutte le parti interessate al ciclo di vita di un edificio. La chiave sta nell’interfaccia. Laddove un tempo progettisti e committenti si impantanavano in interminabili cicli di coordinamento, oggi è il modello stesso ad occuparsi della mediazione. L’utente fornisce un feedback – tramite app, dashboard o dati di sensori – e il modello BIM reagisce in tempo reale. I sistemi tecnici vengono adattati, i profili di utilizzo ottimizzati e le prenotazioni delle stanze automatizzate. L’edificio diventa un servizio e l’architettura una piattaforma.

Questo cambia radicalmente i ruoli. Il progettista diventa un moderatore, l’operatore un gestore di dati, l’utente un co-progettista. Il confine tra progettazione e gestione diventa sempre più labile. Architetti e ingegneri devono imparare a gestire i dati, a definire i confini del sistema e a orchestrare i processi in modo dinamico. Non è più sufficiente disegnare bei progetti. Chiunque voglia lavorare all’avanguardia oggi deve avere competenze di interfaccia, comprensione dell’IT e conoscenza dei processi.

In Germania domina ancora il principio dei „modelli chiusi“. La maggior parte dei progetti BIM finisce in cantiere, il modello viene archiviato e l’interazione con l’utente rimane una parola d’ordine per le diapositive di PowerPoint. In Austria e Svizzera, ospedali universitari, palazzi di uffici e progetti infrastrutturali in particolare stanno dimostrando come l’interazione con l’utente possa creare valore aggiunto durante il funzionamento. L’attenzione è rivolta al comfort, all’efficienza energetica e alla sicurezza, ma anche alla flessibilità e alla soddisfazione degli utenti. L’obiettivo: edifici che si adattano, imparano e crescono con i loro utenti.

Ma la strada per raggiungere questo obiettivo è irta di ostacoli. Incertezze legali, problemi di protezione dei dati e mancanza di standard rallentano lo sviluppo. E, non da ultimo, spesso manca il coraggio di cedere la responsabilità e aprire i processi. Chi controlla il modello? Chi ha accesso? Come si possono evitare fonti di errore e manipolazione? Questi interrogativi rimangono irrisolti e forniscono molto materiale per il dibattito nel settore.

La discussione non è affatto limitata ai Paesi di lingua tedesca. A livello internazionale, pionieri come il Regno Unito, Singapore e la Scandinavia si stanno concentrando su interfacce aperte, piattaforme partecipative e modelli operativi edilizi supportati dall’intelligenza artificiale. La Germania, l’Austria e la Svizzera rischiano di rimanere indietro se continuano a fare affidamento su soluzioni isolate e interessi acquisiti.

Digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuova sostenibilità nel piano abitativo

Cosa c’entra il „piano abitativo“ con la sostenibilità? Molto. Solo l’integrazione di dati in tempo reale, apprendimento automatico e feedback degli utenti consente non solo di progettare gli edifici in modo efficiente dal punto di vista energetico, ma anche di ottimizzarli continuamente durante il funzionamento. Il BIM sta diventando il centro di controllo della gestione sostenibile degli edifici. I sensori misurano i consumi, gli algoritmi di intelligenza artificiale suggeriscono aggiustamenti, gli utenti forniscono feedback – e il modello impara. L’economia circolare, la riduzione delle emissioni di CO₂, i passaporti dei materiali e le analisi del ciclo di vita stanno diventando parte integrante dei processi di pianificazione e gestione.

In Germania, in particolare, le aspettative di un’edilizia sostenibile sono elevate, ma la realtà è in ritardo. Le valutazioni del ciclo di vita vengono preparate una volta, vengono rilasciate delle certificazioni e poi i certificati prendono polvere in un cassetto. Il „piano abitativo“ promette un cambiamento di paradigma: la sostenibilità diventa un processo, non un prodotto finale. La capacità di incorporare i dati di utilizzo e di reagire in tempo reale apre nuove opportunità per ottimizzare il comfort, l’efficienza energetica e la conservazione delle risorse. E non si tratta di marketing, ma di una dura pratica di pianificazione.

Tuttavia, sorgono nuove sfide. Chi controlla i flussi di dati? Chi decide quali ottimizzazioni implementare? Come si risolvono gli obiettivi contrastanti tra comfort dell’utente, risparmio energetico ed efficienza economica? Non sono necessarie solo competenze tecniche, ma anche sociali ed etiche. E sono necessarie regole – per la protezione dei dati, per la trasparenza e per il controllo degli algoritmi.

Il pericolo maggiore è rappresentato dalla commercializzazione dei dati. Quando i modelli di costruzione diventano una merce e i profili degli utenti vengono sfruttati a fini di marketing, si prospetta la fine della fiducia. Il „piano di vita“ può funzionare solo se la sovranità dei dati è chiaramente regolamentata e tutti i partecipanti beneficiano della trasparenza e della codeterminazione. Altrimenti, c’è il rischio di ricadere in scatole nere tecnocratiche che nessuno capisce – e nessuno controlla.

L’argomento è da tempo ampiamente dibattuto a livello internazionale. Negli Stati Uniti, le grandi aziende tecnologiche si stanno concentrando sui modelli operativi degli edifici basati sui dati, mentre in Scandinavia stanno nascendo iniziative open source per piattaforme BIM sostenibili. La Germania, l’Austria e la Svizzera devono urgentemente mettersi al passo se non vogliono perdere il primato della cultura edilizia sostenibile.

Sfide tecniche e competenze per la prossima generazione

Il piano abitativo pone l’industria di fronte a nuove sfide tecniche. Non è più sufficiente costruire un modello 3D ed eseguire alcuni controlli di collisione. La gestione delle interfacce, l’integrazione dei dati, l’automazione dei processi e la sicurezza informatica stanno diventando competenze fondamentali. I modelli devono essere interoperabili, in grado di elaborare diverse fonti di dati e di reagire in tempo reale. Sembra fantascienza, ma è già da tempo lo stato dell’arte in altri settori.

Per i progettisti, gli ingegneri e gli operatori, questo significa riqualificarsi, ripensare e sperimentare. Chiunque prenda sul serio l’interazione con l’utente basata sul BIM non può più limitarsi a modellare le strutture degli edifici, ma deve comprendere i flussi di dati, le architetture di sistema e l’esperienza dell’utente. Stanno emergendo nuovi profili professionali: BIM manager, architetti dei dati, specialisti dei dati delle strutture. I confini tra architettura, IT e gestione operativa si fanno sempre più labili.

Ma la tecnologia è solo metà della battaglia. La comprensione dei processi, dei ruoli e delle responsabilità è almeno altrettanto importante. Chi è autorizzato a utilizzare quali dati? Chi è responsabile degli errori? Come vengono documentate le modifiche? È qui che molti progetti pilota falliscono per mancanza di chiarezza e di governance. Senza regole chiare, il piano di vita diventa rapidamente un modello di caos.

Anche la formazione deve cambiare radicalmente. I corsi di laurea in architettura e ingegneria non possono più ignorare le competenze digitali. Chi inizia oggi a lavorare nel settore senza conoscenze informatiche di base, domani sarà lasciato indietro da algoritmi e interfacce. Il settore ha bisogno di generalisti con conoscenze specialistiche e di specialisti che sappiano pensare fuori dagli schemi.

Germania, Austria e Svizzera hanno il potenziale per essere pionieri, se hanno il coraggio di cambiare. La tecnologia c’è, i progetti sono stati avviati. Manca la volontà di aprirsi, di standardizzarsi e di essere veramente orientati all’utente. Chi investe ora può dare attivamente forma al cambiamento, chi esita sarà lasciato indietro dagli attori internazionali.

Visione o rischio? Il futuro dell’interazione con l’utente nell’edilizia digitale

Il progetto abitativo è polarizzato. Per alcuni è la promessa di una cultura edilizia più democratica, trasparente e sostenibile. Per altri è l’inizio della fine dell’architettura tradizionale, una porta d’accesso per tecnocrati e monopolisti dei dati. Come sempre, la verità sta nel mezzo. Una cosa è chiara: L’interazione con l’utente nell’ambiente BIM non è una moda, ma il prossimo passo logico nella digitalizzazione delle costruzioni.

Le opportunità sono enormi. Pianificazione partecipata, modelli operativi flessibili, ottimizzazione sostenibile, nuovi modelli di business. Ma con esse crescono anche i rischi. Chi controlla i modelli? Chi decide l’accesso ai dati? Come si possono prevenire manipolazioni e abusi? L’industria deve rispondere a queste domande prima che il piano di vita si trasformi in una scatola nera che nessuno capisce e nessuno controlla.

Un altro rischio è che gli utenti siano sopraffatti. Non tutti gli operatori sono disposti o in grado di gestire cruscotti digitali e algoritmi di intelligenza artificiale. C’è il rischio di un nuovo divario digitale tra pionieri e ritardatari, tra progetti su larga scala e PMI, tra città e regioni rurali. Sono necessari promozione, formazione e supporto mirati, altrimenti l’interazione con gli utenti rimarrà un privilegio dell’élite digitale.

Il dibattito è in corso a livello internazionale. Mentre a Singapore e in Scandinavia gli edifici vengono già gestiti in tempo reale e controllati in modo partecipativo, in Germania si discute ancora di responsabilità e protezione dei dati. La competizione globale non conosce soste. I progettisti tedeschi, austriaci o svizzeri che continuano a fare affidamento sulla sincronizzazione finale in formato PDF, domani saranno sostituiti dalle piattaforme digitali.

In definitiva, il piano di vita è un invito al cambiamento. Un invito a uscire dalla zona di comfort, a condividere le responsabilità e a intendere la pianificazione come un processo aperto e dinamico. Il settore dell’architettura ha l’opportunità di plasmare attivamente il cambiamento – o sarà plasmato. Se volete contribuire a plasmarlo, dovete avere coraggio, competenza e la volontà di commettere errori e imparare da essi.

Conclusione: il progetto vivente è la nuova realtà, per chi ha il coraggio di farlo.

L’interazione con l’utente basata sul BIM non è una piacevole aggiunta, ma il prossimo salto di qualità nella cultura edilizia. Il „progetto vivente“ mette fine ai modelli statici, ai cicli infiniti di coordinamento e ai silos di dati isolati. Chi dialoga con gli utenti e con i dati può creare edifici non solo costruiti, ma anche vissuti, compresi e migliorati. La tecnologia c’è, la domanda è in crescita: tutto ciò che serve ora è il coraggio, la competenza e la volontà di vedere la pianificazione come un processo dinamico e aperto. Il futuro appartiene a coloro che non solo disegnano il piano, ma lo fanno vivere.

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Recensione del libro: Phyto for future

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Un disegno a mano mostra una persona con quattro gambe e quattro zampe al centro di un foglio. Modellato sulla raffigurazione dell'uomo vitruviano.

Foto di copertina per il futuro. crediti: Casa editrice Büchner

Per fermare la crisi climatica è necessario un ripensamento radicale. Esistono già approcci intelligenti a questo ripensamento. Li possiamo trovare, ad esempio, nella natura stessa. Nel suo libro Phyto for future, l’architetto paesaggista Tim Kaysers mostra cosa possiamo imparare dalle piante e come questo possa essere utilizzato per riorganizzare tutti i settori della vita e dell’economia.

Il credo di Tim Kayser è imparare dalle piante e usarle per rendere più sostenibili tutti i settori della vita. Con Phyto for future, scrive un manifesto personale sull’argomento. In cinque sottocapitoli mostra come combattere la crisi climatica. In primo luogo, descrive la natura e le interazioni delle piante con l’ambiente, le persone e l’economia. Poi mostra come i processi vegetali possano essere integrati nella vita quotidiana e interpretati in modo creativo. Fornisce esempi tratti dall’agricoltura, dalla produzione di energia e dall’industria edilizia. Fornisce inoltre suggerimenti fitoiatrici per tutti i settori. Nella sua visione del futuro, descrive un’interazione armoniosa tra i vari organismi. Per lui, questa è l’unica via d’uscita dalla crisi climatica.

Tim Kaysers è cresciuto nella Foresta Nera e ha studiato architettura del paesaggio a Berlino e a Londra. Durante le sue attività professionali in Cina e in Ecuador, oltre che in numerosi viaggi, ha sviluppato un profondo interesse per il regno delle piante. Dal 2017 lavora presso Planstatt Senner GmbH a Überlingen.

„Siamo tutti collegati. Abbiamo un solo cielo e una sola terra, ‚Il globale è qui'“. (pagina 224)

„Non c’è mai stata coerenza nel mondo delle piante. Tutto cambia. In natura non ci sono confini rigidi, tutto scorre. In un ambiente in cui la natura è lasciata a se stessa, le piante sopportano bene le perturbazioni“. (pagina 35)

… dà una buona idea del tono della lettura. La rilevanza e la riverenza per il mondo vegetale e le possibilità che offre sono approfondite da molti aspetti del libro.

Ad esempio, le piante sono il sistema più economico ed efficiente del pianeta. In termini tecnici e monetari, i servizi ecosistemici valgono oltre 140.000 miliardi di dollari. Si tratta di un valore doppio rispetto al prodotto interno lordo globale. Le piante sono quindi due volte più produttive di tutte le economie mondiali messe insieme.

…nonostante i numerosi fatti, sembra più un’analisi molto personale della situazione attuale e un pamphlet emotivo a favore del cambiamento.

  • Aptica: la pubblicazione è stampata come brochure in formato A4.
  • Design: l’impaginazione è semplice e chiara. I capitoli di solo testo sono seguiti da schizzi colorati disegnati a mano alla fine.
  • Scorrimento della lettura: Kayser sceglie un linguaggio molto facile da capire. Nonostante l’argomento trattato, non è mai scientifico, ma formulato in modo estremamente concreto. Da un lato, questo facilita il flusso di lettura, ma in alcuni punti la formulazione non sempre rende giustizia al complesso argomento trattato.
  • Linguaggio visivo: i disegni a mano sono stati realizzati con matite colorate e fineliner e scansionati per la pubblicazione. Questo cattura il fascino di uno schizzo spontaneo. Spiegano le connessioni e riflettono le impressioni sensoriali.
  • Informazioni: Phyto for future non è una lettura scientifica. Tuttavia, Tim Kayser riesce a trattare un’interessante gamma di argomenti con una grande varietà di esempi. L’appendice contiene diverse pagine di letteratura e fonti internet che possono essere utilizzate per ulteriori ricerche.

La lettura di questo libro rende evidente l’urgenza di un ripensamento. E Kaysers riesce a manifestare in modo impressionante la sua convinzione che il nostro futuro dipende dalle piante.

Altro materiale di lettura interessante: Manifesto della strada aperta.

Mosca usa i big data per ridistribuire i posti auto

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La città di Mosca con una vista delle strade e dei parcheggi - un esempio di ridistribuzione dei posti auto nelle aree urbane guidata dai dati.
Giustizia spaziale e mobilità guidate da algoritmi. Foto di Ilia Bronskiy su Unsplash.

I parcheggi sono l’oro di ogni grande città – e Mosca lo sta facendo con i big data. Utilizzando algoritmi, sensori e dati in tempo reale, la metropoli russa non solo sta trasformando la gestione dei parcheggi, ma sta anche ponendo domande fondamentali sulla mobilità urbana e sull’equità degli spazi. Cosa c’è dietro la ridistribuzione dei parcheggi guidata dai dati di Mosca? E cosa possono imparare le città dei Paesi di lingua tedesca? Benvenuti nel futuro tra algoritmi e asfalto.

  • Introduzione alla gestione dei parcheggi di Mosca basata sui dati: perché e come vengono utilizzati i big data.
  • Infrastruttura tecnologica: sensori, telecamere, dati sulla mobilità e ruolo delle piattaforme intelligenti.
  • Ridistribuzione algoritmica e utilizzo flessibile dei parcheggi: come le analisi dei dati influenzano le decisioni specifiche sui parcheggi.
  • Sviluppo urbano e transizione della mobilità: Opportunità per una progettazione urbana sostenibile e per lo svuotamento del territorio.
  • Governance, protezione dei dati e accettazione sociale: sfide e punti critici.
  • Confronto con città tedesche, austriache e svizzere: Cosa inibisce, cosa ispira?
  • Prospettive a lungo termine: dalle statistiche sui parcheggi a una strategia di mobilità integrata.
  • Rischi di commercializzazione, sorveglianza e pregiudizi algoritmici.
  • Lezioni apprese: impulsi e raccomandazioni per la regione DACH.

Mosca in preda alla frenesia dei dati: perché i parcheggi sono diventati un campo di sperimentazione

Poche città si sono reinventate così radicalmente come Mosca negli ultimi dieci anni. La capitale russa, un tempo nota per gli ingorghi caotici e un sistema di parcheggi selvaggio, si è trasformata con sorprendente rapidità in un pioniere dello sviluppo urbano basato sui dati. Al centro di questa trasformazione c’è un problema che preoccupa anche gli urbanisti di Berlino, Vienna e Zurigo: l’uso equo, efficiente e sostenibile dei parcheggi. Ma mentre la gestione dei parcheggi e i garage di quartiere sono ancora spesso oggetto di dibattito nei Paesi di lingua tedesca, Mosca è passata da tempo al livello successivo, con i big data a dettare il ritmo.

Il fattore scatenante di questa spinta all’innovazione è stato un paradosso urbano: nonostante i massicci investimenti nel trasporto pubblico, il numero di auto private è esploso. Le strade si sono trasformate in deserti di parcheggi, i marciapiedi sono stati bloccati e la qualità della vita è diminuita. L’amministrazione comunale di Mosca si è trovata a dover scegliere se continuare a pavimentare le aree o trovare una soluzione intelligente al problema dei parcheggi. La risposta è arrivata dal mondo dell’analisi dei dati. Utilizzando sensori, telecamere, dati di telefonia mobile e piattaforme digitali, Mosca ha iniziato a misurare sistematicamente i parcheggi e quindi a ripensare la pianificazione.

Al centro di questo approccio basato sui dati non c’è solo il tradizionale monitoraggio degli stalli di sosta. Si tratta piuttosto di un sistema dinamico a maglie strette che confronta domanda e offerta in tempo reale, riconosce i modelli di utilizzo e ricava opzioni di intervento specifiche. La visione: i posti auto non sono più distribuiti in modo statico, ma vengono assegnati in modo flessibile ed equo, a seconda dell’ora del giorno, della struttura del quartiere, delle esigenze di mobilità e persino delle condizioni meteorologiche. Sembra fantascienza? A Mosca fa parte da tempo della vita urbana quotidiana.

Il sostegno politico a questo programma è stato enorme. L’amministrazione comunale e il Ministero dei Trasporti si sono uniti, hanno sostenuto progetti pilota, hanno promosso la cooperazione con le aziende tecnologiche e hanno aperto l’amministrazione al dialogo con la scienza e la società civile. Il risultato è stato una dinamica di innovazione che stupisce gli esperti dell’Europa occidentale – e rende anche nervosi alcuni.

Per i pianificatori, gli ingegneri dei trasporti e i progettisti urbani dei Paesi di lingua tedesca, vale la pena dare un’occhiata a Mosca, e non solo per le sue dimensioni. La capitale russa mostra come l’infrastruttura digitale, la visione politica e l’attuazione pragmatica possano intrecciarsi, e quali conflitti e opportunità siano associati a ciò.

Sensori, algoritmi e piattaforme: Come funziona il sistema di Mosca

Il cuore del sistema di ridistribuzione dei parcheggi di Mosca è un’infrastruttura tecnica che non è seconda a nessuno. Oltre diecimila sensori e telecamere registrano continuamente l’occupazione dei posti auto in strada e dei parcheggi multipiano. I dati dei telefoni cellulari e i profili di movimento forniscono ulteriori informazioni sui flussi di traffico, sui percorsi dei pendolari e sulle ore di punta. Tutti questi dati confluiscono in una piattaforma centrale gestita dall’autorità dei trasporti di Mosca in collaborazione con partner tecnologici. Qui vengono valutati, visualizzati e tradotti in decisioni operative in tempo reale.

Gli algoritmi utilizzati sono molto più che semplici macchine per il conteggio. Non solo analizzano i posti auto disponibili, ma prevedono anche l’andamento della domanda e dell’offerta nelle ore e nei giorni successivi. A questo scopo vengono utilizzati dati storici, previsioni meteo, piani di eventi e persino informazioni sui lavori stradali. L’intelligenza artificiale riconosce gli schemi, identifica i colli di bottiglia e suggerisce aggiustamenti dinamici. Chiunque cerchi un parcheggio in centro città, ad esempio, può utilizzare un’app per scoprire in pochi secondi dove si trovano le migliori opportunità e come cambiano i prezzi nel corso della giornata.

Ma la vera rivoluzione sta nel sistema di riassegnazione dei posti auto. Invece di essere assegnati in modo permanente a un uso specifico (residenti, parcheggiatori a breve termine, servizi di consegna), l’assegnazione è flessibile e basata sui dati. Al mattino, i parcheggi nei quartieri degli uffici vengono aperti preferibilmente per i pendolari, mentre la sera e nei fine settimana viene data priorità all’uso per i residenti e gli ospiti. Nei quartieri residenziali, gli spazi possono essere temporaneamente riservati a eventi, veicoli condivisi o traffico di consegna. Sono possibili anche aggiustamenti stagionali, come l’aumento delle zone di carico in inverno o dei parcheggi per biciclette in estate.

Questa flessibilità si basa su un feedback permanente tra l’utilizzo effettivo e i meccanismi di controllo digitale. La piattaforma segnala quando determinate aree sono permanentemente sottoutilizzate o sovrautilizzate e suggerisce alternative: dalla conversione in spazi verdi alla chiusura temporanea per feste di piazza. L’amministrazione comunale può accettare, adattare o rifiutare questi suggerimenti, ma in ogni caso le decisioni vengono preparate e documentate sulla base dei dati.

Ne consegue un nuovo ruolo per gli urbanisti: essi diventano moderatori di un processo in cui tecnologia, politica e interessi degli utenti devono essere continuamente bilanciati. Allo stesso tempo, la piattaforma consente una trasparenza senza precedenti sull’uso degli spazi pubblici e apre nuove strade per la partecipazione e il feedback dei cittadini.

Sviluppo urbano nel segno dei dati: Opportunità e obiettivi contrastanti

La ridistribuzione dei parcheggi guidata dai dati non è priva di conseguenze per lo sviluppo urbano. Uno degli obiettivi centrali della strategia di Mosca è la riduzione sostenibile del trasporto privato motorizzato, non senza, ma attraverso una gestione intelligente. Chi gestisce i parcheggi in modo efficiente può liberare aree, creare corridoi verdi e migliorare la qualità della vita nei quartieri. Il centro di Mosca ha già visto come strade precedentemente bloccate siano diventate attraenti passeggiate, parchi giochi o mercati temporanei. La riconsegna dei parcheggi non è fine a se stessa, ma fa parte di una strategia di mobilità globale che tiene in eguale considerazione il trasporto pubblico, i servizi di condivisione e la mobilità attiva.

Allo stesso tempo, il sistema porta con sé nuovi obiettivi contrastanti. La promessa di distribuire i posti auto in modo flessibile ed equo si scontra con la realtà di interessi divergenti: I residenti chiedono di essere protetti dagli spostamenti, i commercianti chiedono parcheggi per i clienti, le aziende di logistica hanno bisogno di zone di carico. La piattaforma basata sui dati può rendere visibili questi conflitti, ma non può risolverli automaticamente. In questo caso sono ancora necessarie sensibilità politica e moderazione.

Un’altra area di conflitto nasce dalla tensione tra efficienza e giustizia sociale. Gli algoritmi ottimizzano in base a specifiche matematiche, ma che dire delle esigenze delle persone con mobilità limitata, delle famiglie o delle piccole imprese? Chi decide in ultima analisi quali criteri includere nell’ottimizzazione? Mosca sta cercando di rispondere a queste domande attraverso regole decisionali trasparenti e valutazioni regolari. Tuttavia, l’accusa di pregiudizio algoritmico rimane nell’aria, soprattutto quando entrano in gioco interessi commerciali o obiettivi politici.

Nonostante una legislazione meno restrittiva rispetto a quella dell’UE, anche la questione della protezione dei dati è una costante del dibattito a Mosca. La raccolta di profili di movimento e di dati sui veicoli richiede meccanismi di protezione tecnici e organizzativi. La città si affida alla pseudonimizzazione e alle restrizioni di accesso, ma le voci critiche chiedono un controllo indipendente e maggiore voce in capitolo nell’elaborazione dei dati.

In definitiva, ci si rende conto che i big data non sono un fine in sé, ma uno strumento che, se usato correttamente, apre un enorme potenziale per città vivibili. La questione non è se usare o meno queste tecnologie, ma come progettarle in modo che creino un valore aggiunto per la società, e non solo per massimizzare le tariffe dei parcheggi.

Governance, accettazione e insegnamenti per i Paesi di lingua tedesca

Cosa possono imparare da Mosca le città di Germania, Austria e Svizzera e quali sono i limiti del trasferimento? Innanzitutto, Mosca dimostra che la gestione dei parcheggi basata sui dati non è un gadget tecnico, ma può essere uno strumento di gestione fondamentale per lo sviluppo urbano. Tuttavia, ciò richiede una forte struttura di governance: responsabilità chiare, procedure trasparenti e stretti legami tra amministrazione, tecnologia e società civile.

Nei Paesi di lingua tedesca, i progressi sono spesso rallentati dalle incertezze legali, dai requisiti di protezione dei dati e da un panorama frammentato di responsabilità. Mentre singole città come Vienna, Zurigo e Amburgo hanno lanciato progetti pilota, l’implementazione su larga scala non si è concretizzata: le preoccupazioni relative al controllo, all’accettazione e ai costi sono troppo grandi. In particolare, le preoccupazioni relative ai „cittadini trasparenti“ e alle decisioni controllate da algoritmi ostacolano il dibattito. In questo caso sono necessari l’educazione, il discorso e nuove forme di partecipazione dei cittadini, in modo che i sistemi guidati dai dati siano percepiti come un’opportunità e non come una minaccia.

Un altro ostacolo è la mancanza di coraggio nel mettere in discussione le routine consolidate. Mosca ha dimostrato che visione politica e competenza tecnica devono andare di pari passo. Il controllo basato sui dati funziona solo se è collegato a chiari obiettivi sociali, come l’inversione del traffico, la promozione della mobilità attiva o il rafforzamento degli spazi pubblici. Le città della regione DACH non dovrebbero considerare la gestione dei parcheggi basata sui dati come un fine in sé, ma come una leva per una trasformazione sostenibile.

Allo stesso tempo, l’esempio di Mosca è un monito alla cautela. La commercializzazione dei dati sui parcheggi, il crescente potere degli operatori di piattaforme private e il pericolo di discriminazione algoritmica sono rischi reali. Senza un controllo indipendente, interfacce aperte e partecipazione sociale, c’è il rischio che lo sviluppo urbano guidato dai dati diventi un sistema tecnocratico opaco. È qui che gli urbanisti sono chiamati a svolgere un ruolo attivo nella definizione delle regole e degli standard, e ad essere non solo utenti ma anche custodi della città digitale.

Infine, uno sguardo a Mosca apre una prospettiva spesso trascurata nel discorso di lingua tedesca: la gestione dei parcheggi non è solo controllo e riscossione delle tariffe. È uno strumento chiave per una città equa, sostenibile e resiliente. Se si ha il coraggio di vedere i dati come una risorsa progettuale, è possibile ripensare gli spazi urbani e forse lasciarsi finalmente alle spalle l’eterno dibattito sui parcheggi.

Conclusione: tra potenza dei dati e coraggio creativo – cosa resta dell’offensiva dei big data di Mosca?

Con la ridistribuzione dei posti auto basata sui dati, Mosca non ha solo tentato un esperimento tecnico, ma anche sociale. Il collegamento intelligente tra sensoristica, algoritmi e governance urbana mostra come le città possano ripensare le sfide della mobilità moderna, della competizione per lo spazio e della sostenibilità. Il percorso che porta dalle statistiche sui parcheggi alla gestione flessibile, equa e trasparente dei posti auto non è un successo sicuro: richiede volontà politica, eccellenza tecnica e negoziazione sociale.

La grande lezione per i pianificatori e i progettisti urbani dei Paesi di lingua tedesca è di non usare i big data come una panacea, ma come uno strumento per città migliori, più inclusive e più vivibili. Le sfide sono notevoli: occorre tenere conto della protezione dei dati, dell’accettazione e della governance e negoziare apertamente obiettivi contrastanti. Ma chi ha il coraggio di fare il grande passo può non solo gestire i parcheggi in modo più efficiente, ma anche considerarli come il punto di partenza per una nuova qualità urbana.

Alla fine, rimane la consapevolezza che la distribuzione dei parcheggi non è più un banale compito amministrativo, ma un campo centrale dello sviluppo urbano – e una cartina di tornasole per gestire il potere dei dati e il coraggio creativo. L’esempio di Mosca ci invita a riaprire il dibattito, a mettere in discussione le routine e a lasciare il futuro dello spazio urbano al discorso e non al caso. Chi avrebbe mai pensato che proprio i parcheggi sarebbero diventati il laboratorio della città di domani? I tempi sono maturi perché la regione DACH raccolga questa sfida, con curiosità, competenza e un pizzico di fiducia in se stessa.

Speciale – Il restauro della Chiesa della Natività

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Pittura di Georg Macco (1863-1933)

I lavori sul tetto della chiesa sono in gran parte completati. „Lavorare in un luogo così sacro è qualcosa di molto speciale“, riassume l’italiano Giammarco Piacenti, che sta realizzando il progetto. Non solo perché bisogna tenere conto dei pellegrini.

Tuttavia, questo è stato l’ostacolo minore dell’intero progetto. Prima è stato necessario svolgere un lungo lavoro di negoziazione – la responsabilità è di tre confessioni cristiane. Dal XIX secolo, la parte principale e l’altare della Natività appartengono alla Chiesa greco-ortodossa; l’altare dell’Epifania e la stella d’argento nella grotta sono stati assegnati ai cattolici e la Chiesa armeno-ortodossa rivendica il transetto settentrionale.

Il progetto di conservazione dell’intera chiesa è stato approvato nel 2010 e i lavori sul tetto sono iniziati alla fine dello scorso anno. Risale al VI secolo e aveva urgente bisogno di essere trattato a causa delle infiltrazioni d’acqua. Le vecchie lastre di piombo non erano in grado di resistere alle crescenti precipitazioni invernali, per cui l’acqua era già in grado di raggiungere l’interno e danneggiare i mosaici esistenti. Ora il tetto è stato messo in sicurezza e il lavoro di conservazione dei mosaici può iniziare. Nonostante i fedeli? „Sì, abbiamo installato un’impalcatura contenuta che dovrebbe avere un impatto minimo sul culto dei fedeli“, dice Piacenti. I lavori dovrebbero proseguire fino al 2017.

Oltre ai tre responsabili della chiesa, il restauratore sta lavorando a stretto contatto con diverse istituzioni. Il Prof. Claudio Alessandri dell’Università di Ferrara ha creato un modello 3D dell’edificio e ha analizzato i materiali di costruzione. Un team di ricercatori canadesi e italiani ha scoperto che il legno di quercia e larice utilizzato per le travi proveniva dall’Italia settentrionale e dall’Anatolia. Anche le nuove travi, che hanno sostituito solo gli elementi che non erano più strutturalmente solidi, provengono dall’Italia. „La conservazione rigorosa è una vera sfida“, afferma il restauratore.

Secondo lui, qual è il significato di un progetto di patrimonio culturale in una regione in crisi? „Può contribuire alla pace. In questo caso, le onde si sono alzate quando l’UNESCO ha dichiarato Betlemme Patrimonio dell’Umanità della Palestina, anche se non è riconosciuta come Stato. Ma – e questo è l’aspetto sorprendente – tutti i credenti e i palestinesi“, dice Piacenti, perché questo è l’unico modo per raggiungere un compromesso tra tutte le parti coinvolte.

Tetti e facciate – Il G+L nel giugno 2024!

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Immagine di copertina: rendertaxi | CROSS Architecture | GREENBOX Landscape Architects

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La Germania e i suoi tetti: non è una storia da vetrina. Solo negli ultimi anni le autorità locali tedesche hanno iniziato a ripensare ai tetti verdi e ai tetti di utilità. Ciononostante, ovunque manca ancora la competenza – anche tra i progettisti – su ciò che un tetto può effettivamente realizzare e su ciò che dovrà realizzare in futuro, soprattutto nel contesto del cambiamento climatico. Nel numero di giugno di G+L, utilizziamo progetti di tetti notevoli per mostrare dove la Germania deve andare in termini di tetti: verso l’alto.

Con questo numero riceverete anche il numero speciale di G+L „BAUDER“ con il tema: Tetto del futuro.

In un’intervista di circa tre anni fa, il dottor Gunter Mann, presidente e amministratore delegato del Bundesverband Gebäudegrün e.V. (Associazione tedesca per la bioedilizia), ci ha detto che la Germania è il leader mondiale quando si tratta di rendere più ecologici gli edifici. Ciò non significa che la Germania faccia tutto in modo brillante, ma che nessun altro Paese è in grado di eguagliare il pacchetto complessivo (aree verdi, strumenti di finanziamento comunali, normative specialistiche, personale specializzato, esperienza). Nel maggio 2024, Gunter Mann ha confermato nuovamente questa affermazione quando gliel’ho chiesto. Non era cambiato nulla.

Già nel 2021 stentavo a credere a questa affermazione, e continuo a farlo. Non perché dubiti dell’opinione dell’esperto Gunter Mann, tutt’altro. È solo che non riesco a conciliare la sua affermazione con la mancanza di progetti di fari in Germania. Che cosa ha da mostrare la Germania in termini di edifici verdi? C’è il Kö Bogen II di Ingenhoven a Düsseldorf, a volte molto controverso, e ora il bunker verde a St Pauli di Landschaftsarchitektur+. E poi? Niente per molto tempo.

I fari possono essere abbaglianti – la mia percezione lo dimostra. Allo stesso tempo, se le nostre città sono così brave a costruire edifici verdi e hanno questa USP, allora dobbiamo sfruttarla di più. Dopotutto, secondo il rapporto di mercato BuGG, la superficie dei tetti verdi in Germania è aumentata di 8,7 milioni di metri quadrati, per un totale di circa 160 milioni di metri quadrati nel 2022, e quasi ogni grande comune ha ora una strategia per i tetti verdi. È davvero impressionante. E si vede: I comuni sono consapevoli dell’importanza dei tetti. Ma manca l’attenzione dei media e della società.

E i nostri tetti e le nostre facciate hanno bisogno di questo punto esclamativo, ora più che mai. Cambiamento climatico. Piogge intense. Ondate di calore. Il tetto della città di domani deve avere un aspetto diverso. Tuttavia, non può e non deve riguardare solo il tetto verde, la facciata verde (con forse un po‘ di fotovoltaico qua e là), ma anche il modo in cui possiamo utilizzare i tetti in particolare – il capitale spaziale precedentemente morto delle nostre città – in modo migliore, diverso e più versatile.

Campi da gioco, parchi, skate park, aree per il bouldering, foreste urbane. I progetti corrispondenti sono già stati realizzati nel settore privato. Ora dobbiamo rendere questi progetti accessibili al pubblico e liberi dai consumatori. Dobbiamo ampliare i nostri orizzonti e spero che questo opuscolo ci aiuti a farlo.

L’opuscolo è disponibile qui nel negozio!

Il nostro ultimo numero, quello di maggio, è dedicato ai ponti. La seconda parte dello speciale sulla città.

36 gradi e sta diventando ancora più caldo

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Il diritto di non soffrire il caldo: In ufficio si applicano limiti di temperatura chiari, ma non nei cantieri: i Verdi vogliono cambiare questa situazione. L’Associazione centrale per l’edilizia ritiene che lavorare senza calore sia difficile. (mehr …)

Un nuovo museo per vecchie icone

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Il Museo delle icone di Korça

Korça, una città del sud-est dell’Albania di circa 75.000 abitanti, ha ora un altro spettacolo da vedere: uno scheletro di cemento che ricorda la famosa „Maison Dom-Ino“ di Le Corbusier è stato trasformato in un museo per la collezione nazionale di icone del Paese. Le rovine abbandonate risalgono all’epoca del crollo dello Stato nel 1989.

Gli architetti albanesi DEA Studio sh.p.k hanno circondato la struttura con una facciata chiusa. A parte alcune piccole aperture, l’edificio è completamente ricoperto di mattoni neri e non rivela nulla del suo interno artistico. Il concetto degli interni e l’allestimento delle circa 300 icone esposte sono stati sviluppati dallo studio di architettura Bolles +Wilson di Münster.

Lo splendore dorato richiama

Gli architetti di Münster hanno progettato l’area espositiva in modo molto diverso: hanno allestito la sala principale, alta quasi dieci metri, in una tonalità dorata e vi hanno collocato le icone in una classica sospensione pietroburghese, cioè hanno ricoperto le pareti con le opere d’arte ortodosse. Questa presentazione è affascinante quanto le immagini stesse.

Da qui, una scala scultorea in legno conduce al „Labirinto nero“, il fulcro del museo. Lì, i pannelli con fondo oro brillano letteralmente contro le pareti nere. L’atmosfera è magica. Qui i visitatori possono vedere icone selezionate in nicchie. Un’altra sala è colorata di rosso, dove è esposta l’iconostasi, una grande parete decorata con icone, prima che il percorso espositivo si concluda in una stretta sala bianca. La mostra si concentra su due punti salienti: le preziose icone del XIV secolo.

Sono iniziate oggi a Milano le cerimonie di apertura dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018, che in Germania ha come motto „Condividere il patrimonio“ e che è il risultato di un’iniziativa del Comitato nazionale tedesco per la protezione dei monumenti e dei siti, del governo federale, dei Länder e delle organizzazioni ombrello comunali.

Questa mattina, 7 dicembre 2017, è stato lanciato a Milano l’Anno europeo del patrimonio culturale 2018. Il Commissario europeo per l’Istruzione, la Cultura, i Giovani e lo Sport, Tibor Navracsics, lo ha aperto con le parole„Il patrimonio culturale è al centro dello stile di vita europeo. Definisce chi siamo e crea un senso di appartenenza. Il patrimonio culturale non è solo letteratura, arte e oggetti: lo incontriamo anche nei mestieri che impariamo, nelle storie che raccontiamo, nel cibo che gustiamo e nei film che guardiamo. Dobbiamo proteggere il nostro patrimonio culturale e conservarlo per le generazioni future. Le celebrazioni di quest’anno offrono una splendida opportunità per incoraggiare le persone, soprattutto i giovani, a esplorare la ricca diversità culturale dell’Europa e a riflettere sul posto che il patrimonio ha nella nostra vita. Ci permette di comprendere il passato e di plasmare il nostro futuro“.

In Germania, l’Anno del patrimonio culturale si svolge all’insegna del motto „Condividere il patrimonio“ e prevede una serie di attività ed eventi, mostre, festival musicali, conferenze, progetti scolastici e di volontariato. Il Presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha assunto il patrocinio del programma. L’inaugurazione tedesca si terrà ad Amburgo l’8 gennaio 2018.

In tempi politicamente, economicamente e socialmente turbolenti, la Commissione europea vuole utilizzare l’anno tematico per aiutare gli europei ad avvicinarsi un po‘ di più alla loro patria. Insieme, l’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione sul nostro patrimonio culturale, che racconta la nostra storia europea. E dovrebbe essere tramandato, anche a livello locale.

Soprattutto, però, è importante aumentare la consapevolezza dell’importanza sociale ed economica del patrimonio culturale in generale. Per questo motivo, in questo Paese ci si concentra in particolare sulla comunicazione del nostro patrimonio culturale ai bambini e ai giovani.

Un comitato consultivo nazionale del programma, composto tra gli altri dal Consiglio culturale tedesco, dalla Fondazione Palazzi e Giardini di Prussia, dalla Commissione tedesca per l’UNESCO e dall’Associazione dei musei tedeschi, sostiene il contributo tedesco all’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 in termini di contenuti e consulenza. Ha sviluppato cinque temi chiave che si prestano a fungere da cornice per molte attività: „Europa: scambio e movimento“, „Europa: spazi di confine e di movimento“, „La città europea“, „Europa: ricordo e risveglio“ e „Europa: patrimonio vivente“.

Il contesto

L’iniziativa è stata lanciata dal Comitato nazionale tedesco per la protezione dei monumenti, dal governo federale, dagli Stati federali e dalle organizzazioni comunali. La Commissione europea ha proposto una risoluzione già nell’agosto 2016, che è stata infine approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei ministri dell’UE nel febbraio e nel maggio 2017. In Germania, il presidente del Comitato nazionale tedesco per la protezione dei monumenti, il ministro della Cultura del Brandeburgo Martina Münch e il ministro di Stato per la Cultura Monika Grütters hanno lanciato un appello pubblico a Berlino nel marzo 2017 per partecipare all’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

Ulteriori informazioni su www.dnk.de e www.sharingheritage.de

Sviluppare insieme nuove idee

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trovare soluzioni insieme
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Nella nostra nuova serie di Stein „Cogliere le opportunità“, condividiamo le nostre conoscenze sugli approcci che le aziende possono utilizzare per raggiungere il successo a lungo termine. Cosa c’è dietro il termine design thinking? STEIN ha parlato con un esperto di design thinking e ha chiesto agli scalpellini di spiegare come il metodo possa essere utile per il lavoro quotidiano nel loro mestiere.

David Kelley, Terry Winograd e Larry Leifer hanno sviluppato il design thinking presso l’Università di Stanford in California come concetto per la risoluzione creativa dei problemi. „L’idea di base del design thinking è che i team interdisciplinari, in particolare, possono creare innovazioni autentiche e straordinarie. Il processo di design thinking mira a riunire il maggior numero possibile di esperienze, opinioni e prospettive diverse su un problema. Il design thinking si è sviluppato a partire dal design industriale. È quindi principalmente rivolto allo sviluppo di prodotti e servizi innovativi che si concentrano sulle esigenze umane“, si legge nell’introduzione di kreativitätstechniken.info. Ma cosa significa esattamente design thinking, come si risolve un problema e cosa comporta?

Il design thinking prevede varie fasi e una preparazione. Secondo il progettista e designer laureato Tobias Greissing di Wittighausen nel Baden-Württemberg, la preparazione è particolarmente importante. „In questa fase, il problema viene definito in modo aperto. È importante che tutti i partecipanti vedano lo stesso problema. Allo stesso tempo, è necessario creare un ambiente adatto in un luogo stimolante. L’ideale sarebbe includere diverse persone, fino a dodici, provenienti da diversi settori dell’azienda, ad esempio dalle vendite e dalla contabilità, ma anche i tirocinanti e l’amministratore delegato, così come i partecipanti esterni specializzati, possono ampliare la cerchia“, spiega Greissing, che insegna regolarmente il tema del pensiero progettuale sotto forma di seminari nel settore dell’artigianato. Secondo Greissing, il prerequisito per un processo di design thinking è la capacità di aprirsi all’argomento e la disponibilità al cambiamento. „Perché molte persone hanno completamente dimenticato come essere creativi – si sforzano solo di lavorare in modo efficace“. Questa preparazione è seguita dalle sei fasi del processo di design thinking, che tutti i partecipanti affrontano insieme.

La prima fase riguarda la comprensione del problema. I partecipanti acquisiscono una comprensione comune dell’argomento e afferrano il contesto. Nella seconda fase, vanno nel mondo dell’utente, dal cliente, per capire le sue esigenze, osservarlo e fargli domande. In questo caso è necessaria l’empatia, anziché le interpretazioni e le supposizioni personali. Nella terza fase, il primo passo è rispondere alla domanda „È ancora un nostro problema?“ e trarre conclusioni dalle prime due fasi „Comprendere“ e „Osservare“ e definire insieme la sfida centrale. La quarta fase è caratterizzata dalla ricerca di molte idee per risolvere il problema. In un arco di tempo specifico e predeterminato, vengono sviluppate molte idee, anche folli, utilizzando tecniche di creatività mirate, raccolte, costantemente presentate e analizzate. Un’idea viene poi selezionata e presentata all’utente finale. Se non riescono a farne nulla, si torna alla fase di ideazione o addirittura alla fase di comprensione. „L’idea di fondo è che i partecipanti possono trovare rapidamente nuove idee se falliscono all’inizio“, spiega Greissing, illustrando la procedura. La diversità del team contribuisce a creare soluzioni di alta qualità. Nella quinta fase, i prototipi vengono poi sviluppati e mostrati nel modello . In questo modo si ha l’opportunità di riprendere il dialogo con l’utente. La sesta fase prevede il collaudo. Prima di passare alla produzione finale, i risultati vengono nuovamente presentati agli utenti e poi messi in produzione o meno. Queste sei fasi possono essere ripetute più volte. Sono possibili anche salti correttivi da una fase all’altra. „Il concetto può essere perfezionato fino a trovare la migliore soluzione possibile, oppure l’approccio deve essere scartato“, spiega Greissing. Sul sito web della Confederazione tedesca dell’artigianato (ZDH) si legge: „L’approccio innovativo del design thinking aiuta a risolvere i problemi in modo creativo e rapido – in team multidisciplinari e con l’utente al centro. Questo orientamento all’utente svolge un ruolo centrale anche nel settore dell’artigianato specializzato“.

Anche l’Associazione federale degli scalpellini tedeschi (BIV) ha riconosciuto questo approccio e all’inizio dell’anno ha organizzato un seminario di mezza giornata sul design thinking con Tobias Greissing come docente per 35 maestri artigiani. Masood Bashary, dell’ufficio dell’associazione, ha commentato così la scelta del tema del seminario: „Volevamo far capire ai partecipanti che ogni problema può anche rappresentare un’opportunità. All’inizio si tratta di capire un problema per poi entrare in empatia con il cliente e sviluppare prodotti che rispondano alle sue esigenze o che siano al passo con i tempi. Gli scalpellini sono persone molto creative. Volevamo fornire loro tecniche più creative su come affrontare un nuovo prodotto e facilitare il primo passo nel processo di scoperta del prodotto, dove le esigenze del cliente sono al centro dell’attenzione. Si tratta di provare qualcosa di diverso: con la metodologia del Design Thinking, gli scalpellini possono affrontare i problemi in modo orientato all’azione e non sempre in modo reattivo“. Dopo che l’associazione nazionale ha aperto la strada, anche il responsabile distrettuale della Corporazione degli scalpellini e degli scultori di pietra dell’Assia a Francoforte ha suggerito di organizzare un seminario sul design thinking, aggiunge Sonja Mücke della LIV Hessen.

Per saperne di più leggi STEIN 10/2019.

Nella nostra nuova serie di Stein „Cogliere le opportunità“, condividiamo le nostre conoscenze sugli approcci che le aziende possono utilizzare per raggiungere il successo a lungo termine. Cosa c’è dietro il termine design thinking? STEIN ha parlato con un esperto di design thinking e ha chiesto agli scalpellini di spiegare come il metodo possa essere utile per il lavoro quotidiano del loro mestiere. David Kelley, Terry […]

Neolith fa le onde

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Poiché un hotel desiderava progettare i propri interni basandosi su un particolare fenomeno naturale, le onde regionali Levantadas, il produttore ha personalizzato il proprio materiale sinterizzato.

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Dalla progettazione alla demolizione: come le tecnologie digitali ottimizzano l’intero ciclo di vita di un edificio

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Le tecnologie digitali possono rendere il ciclo di vita di un edificio fino al 30% più efficiente e ridurre i costi operativi del 25%. Marc Kleen | Unsplash

Il ciclo di vita di un edificio comprende diverse fasi: Progettazione, costruzione, utilizzo, manutenzione e infine smantellamento. Ogni fase comporta sfide e requisiti specifici che influenzano il consumo di risorse, i costi e l’impatto ambientale. Le tecnologie digitali hanno il potenziale per ottimizzare l’intero ciclo di vita. Dalla progettazione precisa alla costruzione efficiente, dall’uso sostenibile alla demolizione con risparmio di risorse, le soluzioni digitali offrono nuove opportunità per rendere gli edifici non solo più economici ma anche più rispettosi dell’ambiente.

Curiosità: secondo uno studio dell’International Data Corporation (IDC), le tecnologie digitali possono rendere il ciclo di vita di un edificio fino al 30% più efficiente e ridurre i costi operativi di circa il 25%.

La fase di pianificazione è fondamentale per il successo di un progetto di costruzione, in quanto getta le basi per l’intero ciclo di vita. Gli strumenti digitali consentono progetti precisi e promuovono la collaborazione tra tutte le parti coinvolte.

Modellazione delle informazioni sull’edificio (BIM)

Il Building Information Modelling (BIM) è uno strumento centrale della progettazione che crea un modello digitale in 3D dell’edificio e integra tutte le informazioni rilevanti su materiali, costi, programmi ed efficienza energetica. Il BIM migliora la collaborazione e minimizza gli errori di pianificazione, riducendo i costi e i tempi di costruzione.

Modellazione e visualizzazione 3D

La modellazione 3D consente ad architetti e ingegneri di creare rappresentazioni realistiche dell’edificio e di testare diverse opzioni progettuali. La visualizzazione facilita il processo decisionale e aiuta le persone coinvolte a farsi un’idea precisa dell’edificio finito.

Simulazioni e analisi

Gli strumenti di simulazione consentono di testare l’edificio in vari scenari, ad esempio per quanto riguarda l’efficienza energetica, il carico del vento e le condizioni di illuminazione. Questo aiuta a progettare l’edificio in modo che soddisfi i requisiti di consumo energetico e sostenibilità.

Esempio pratico: In un progetto di costruzione in Danimarca, il BIM e le simulazioni sono stati utilizzati per progettare un edificio per uffici ad alta efficienza energetica. Grazie alla pianificazione precisa, i costi di costruzione sono stati ridotti del 15% e l’efficienza energetica è stata massimizzata.

Durante la fase di costruzione, le tecnologie digitali consentono un’esecuzione efficiente e un monitoraggio in tempo reale del progetto, con conseguente risparmio di tempo e denaro e miglioramento della qualità.

Droni e monitoraggio in tempo reale

Idroni vengono utilizzati per monitorare i progressi della costruzione e mappare il sito. Forniscono immagini aeree ad alta risoluzione e scansioni 3D del cantiere e facilitano la documentazione e il monitoraggio in tempo reale.

Internet degli oggetti (IoT)

I dispositivi IoT raccolgono dati su macchine, scorte di materiali e condizioni di lavoro. Queste informazioni aiutano i responsabili del cantiere a monitorare i progressi e a reagire tempestivamente ai problemi. L’IoT garantisce inoltre l’ottimizzazione della logistica e dell’approvvigionamento dei materiali.

Piattaforme di gestione dei progetti basate sul cloud

Le piattaforme cloud come Procore e PlanGrid consentono la gestione e l’archiviazione centralizzata di tutti i dati di progetto. Migliorano la comunicazione e la documentazione e promuovono la collaborazione tra team dislocati in sedi diverse.

Esempio reale: in un grande progetto infrastrutturale in Australia, sono stati utilizzati droni e dispositivi IoT per documentare l’avanzamento dei lavori e ottimizzare i requisiti dei materiali. Le tecnologie hanno contribuito ad accorciare i tempi di costruzione del 20% e a ridurre i costi.

Dopo la fase di costruzione, l’attenzione si concentra sulla gestione e sulla manutenzione dell’edificio per garantirne un funzionamento efficiente e una vita utile a lungo termine.

Manutenzione predittiva e sensori IoT

Lamanutenzione predittiva utilizza i sensori IoT per monitorare le condizioni delle strutture e dei sistemi e per segnalare tempestivamente i requisiti di manutenzione. In questo modo si evitano costose riparazioni e si riducono al minimo i tempi di inattività, prolungando la vita utile dei sistemi.

Gemelli digitali

I gemelli digitali sono immagini virtuali dell’edificio che raccolgono dati in tempo reale e monitorano le condizioni dell’edificio. Il gemello digitale consente di riconoscere tempestivamente i potenziali problemi e di pianificare interventi di manutenzione mirati.

Tecnologie per edifici intelligenti

Le tecnologie intelligenti per gli edifici, come i sistemi intelligenti di illuminazione, riscaldamento e raffreddamento, adattano il consumo energetico all’uso effettivo e garantiscono l’efficienza energetica. I sistemi raccolgono dati e si adattano alle esigenze degli utenti e alle condizioni ambientali esterne.

Esempio pratico: In un complesso di uffici a Londra è stato installato un sistema di gestione digitale degli edifici con manutenzione predittiva e sensori IoT. Il sistema ha ridotto i costi di manutenzione del 30% e ha prolungato in modo significativo la vita utile degli impianti.

La sostenibilità sta assumendo un ruolo sempre più importante nella gestione degli edifici. Le tecnologie digitali aiutano a minimizzare il consumo energetico e a ridurre l’impatto ambientale.

Sistemi di gestione dell’energia

I sistemi intelligenti di gestione dell’energia monitorano il consumo energetico in tempo reale e adattano il riscaldamento, l’illuminazione e la ventilazione all’utilizzo dell’edificio. Questi sistemi consentono di risparmiare energia e di ridurre i costi operativi.

Integrazione delle energie rinnovabili

Le tecnologie digitali consentono l’integrazione di energie rinnovabili come l’energia solare o eolica. L’energia prodotta in loco può essere monitorata e immagazzinata o immessa in rete secondo le necessità.

Gestione delle risorse e riciclo dell’acqua

Sensori e sistemi intelligenti monitorano il consumo di acqua e contribuiscono alla conservazione delle risorse. I sistemi di riciclo dell’acqua utilizzano le acque grigie per ridurre il consumo idrico e l’impronta ecologica dell’edificio.

Esempio pratico: in un complesso residenziale di Stoccolma sono stati installati sistemi intelligenti di gestione dell’energia e dell’acqua. Il consumo di energia è stato ridotto del 25%, mentre il consumo di acqua è stato ridotto del 15%.

Al termine del ciclo di vita di un edificio, lo smantellamento pianificato e rispettoso delle risorse è fondamentale. Le tecnologie digitali supportano la decostruzione e promuovono l’economia circolare.

Tracciabilità e riciclaggio dei materiali

Le piattaforme digitali consentono di tracciare i materiali da costruzione durante l’intero ciclo di vita e facilitano la decostruzione e il riciclaggio. I certificati e i dati dei materiali vengono archiviati nel cloud, favorendo il riutilizzo dei materiali.

Pianificazione della decostruzione e smantellamento

I modelli BIM e i gemelli digitali aiutano nella pianificazione della decostruzione, fornendo informazioni dettagliate sui materiali e sulle strutture. Ciò consente di eseguire lo smantellamento in modo efficiente e rispettoso dell’ambiente.

Economia circolare e riutilizzo

Il tracciamento e la pianificazione digitale dei materiali supportano l’economia circolare, in cui i materiali da costruzione vengono riciclati e riutilizzati. La separazione e il riutilizzo mirato dei materiali minimizza il consumo di risorse e riduce i rifiuti.

Un esempio del futuro: In un progetto pilota nei Paesi Bassi, un edificio per uffici viene completamente smantellato e i materiali vengono riutilizzati per la costruzione di un nuovo edificio. I gemelli digitali e i sistemi di tracciamento dei materiali supportano il processo e massimizzano il riutilizzo delle risorse.

La trasformazione digitale del ciclo di vita degli edifici è guidata da nuove tecnologie e innovazioni.

  1. Intelligenza artificiale (AI): l’AI ottimizzerà l’intero ciclo di vita di un edificio e supporterà il processo decisionale in tutte le fasi. Gli algoritmi di AI analizzano i dati per trovare soluzioni ottimali per la costruzione, il funzionamento e la demolizione.
  2. Blockchain per la trasparenza e la tracciabilità dei materiali: La blockchain può essere utilizzata per garantire una tracciabilità dei materiali trasparente e a prova di manomissione. Ciò promuove l’economia circolare e garantisce l’origine e la qualità dei materiali utilizzati.
  3. Automazione e robotica nella decostruzione: robot e macchine automatizzate potrebbero occuparsi della decostruzione degli edifici e massimizzare il riutilizzo dei materiali. Questo facilita uno smantellamento preciso ed efficiente.
  4. Integrazione della realtà aumentata (AR) e della realtà virtuale (VR): AR e VR potrebbero ottimizzare il processo di progettazione e costruzione fornendo modelli e simulazioni virtuali per aiutare gli architetti e i responsabili delle costruzioni a prendere decisioni migliori.

Prospettive future: In un progetto pilota a Singapore, l’intero ciclo di vita di un edificio residenziale viene monitorato e ottimizzato digitalmente. Dalla progettazione all’utilizzo fino alla demolizione, l’IA, la blockchain e i gemelli digitali vengono utilizzati per garantire una gestione efficiente e sostenibile degli edifici.

Le tecnologie digitali offrono un’opportunità unica per ottimizzare il ciclo di vita degli edifici e renderli più sostenibili. Dalla pianificazione precisa al monitoraggio della costruzione, dall’utilizzo intelligente alla manutenzione, fino allo smantellamento con risparmio di risorse, le soluzioni digitali possono aumentare significativamente l’efficienza e la sostenibilità. Nonostante le sfide, soprattutto in termini di implementazione e costi elevati, queste tecnologie offrono una soluzione orientata al futuro per l’industria dell’architettura e delle costruzioni che risponde alle esigenze del mondo moderno e riduce al minimo il consumo di risorse.

Pensiero finale: il ciclo di vita digitale di un edificio è più di una semplice innovazione: è un passo verso un futuro sostenibile dell’architettura. Gli edifici progettati, utilizzati e smantellati con tecnologie digitali non sono solo più efficienti, ma conservano anche le risorse e sono a prova di futuro. Una visione che getta le basi per la prossima generazione di edifici.

Per saperne di più: Il Padiglione Serpentine 2024 apre a Londra – L’architetto sudcoreano Minsuk Cho e il suo studio Mass Studies hanno realizzato il progetto di quest’anno.