Irlanda Giardino di Glenkeen

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Il Glenkeen Garden è un sito di 100.000 metri quadrati sulla baia di Roaring Water nel West Cork, in Irlanda. La proprietà è stata acquistata da Ulrike Crespo, comproprietaria di Wella, e da suo marito Michael Satke nel 1990. Da allora, si sono impegnati a creare un vasto giardino con spazi variegati, strutture organizzative e numerose opere d’arte. Michael Satke ha pubblicato un’opera in nove volumi sul giardino con Hirmer Verlag.

In essa, cinque fotografi presentano la loro personalissima visione del Glenkeen Garden. Tuttavia, Ireland Glenkeen Garden non è né una documentazione del giardino né un libro di consultazione; anzi, va detto che il poco contenuto tecnico, ad esempio nell’indice delle piante, è stato compilato in modo poco professionale. Con tutto il suo amore per il giardino, Satke avrebbe fatto bene a far rivedere l’elenco delle piante a un esperto.
È quindi meglio attenersi alle immagini, che mostrano il giardino in riprese diurne e notturne, nelle stagioni che cambiano e con molti dettagli. Tutte le immagini sono stampate in opaco, il che limita la brillantezza, ma si adatta bene al concetto grafico con molti spazi bianchi e caratteri grandi e rigogliosi. Il libro non è orientato al gusto di massa, cosa che comunque non può avvenire al prezzo di 389 euro. Si rivolge agli amanti assoluti del Glenkeen Garden, alle persone interessate alla grafica, a chi apprezza qualcosa di speciale. A cominciare dal cofanetto portagioie, dal formato orizzontale, dalla rilegatura a filo refe e dalla piega ad altare, per finire con l’edizione limitata a 999 esemplari. La scarsità artificiale ha lo scopo di suscitare il desiderio. Il libro è stato premiato con il German Garden Book Prize 2015 per il miglior ritratto di giardino.

Michael Satke (a cura di): Ireland Glenkeen Garden. Opere fotografiche di Ulrike Crespo, Oliver Jiszda, W. Michael Satke, Kurt-Michael Westermann, Gerald Zugmann. Tedesco | Inglese. 9 volumi in un cofanetto di gioielli, limitato a 999 copie, numerate. 546 pagine, 581 fotografie, per lo più a colori. Copertina morbida. Scatola per gioielli 38 × 30 × 9 cm. Hirmer Verlag Monaco 2015, 389 euro

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Acquistare le case ImmoScout24: Selezione intelligente in base all’architettura

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Piante verdi su una recinzione di cemento bianco in un contesto urbano, fotografate da Danist Soh

La casa di proprietà è il sacro graal della classe media tedesca, l’investimento del momento per le famiglie svizzere e il compagno di vita per i pragmatici austriaci. Ma chi oggi cerca di acquistare una casa su ImmoScout24 scoprirà rapidamente che i click e i parametri di ricerca non sono sufficienti per trovare il jackpot architettonico. Il mercato è surriscaldato, l’offerta è frammentata e l’algoritmo è ben lontano dallo sputare ciò che promette una sofisticata cultura edilizia. Sono finiti i tempi in cui si comprava una casa basandosi sull’istinto: benvenuti nell’era della selezione intelligente, dove architettura, digitalizzazione, sostenibilità e intelligenza artificiale stanno ridefinendo il campo di gioco.

  • In che modo ImmoScout24 e piattaforme analoghe stanno cambiando la selezione delle case nella regione DACH?
  • Perché l’architettura sta diventando il criterio di selezione centrale e come può essere mappata digitalmente?
  • Quale ruolo svolgono gli algoritmi, i big data e l’IA nell’intermediazione delle case?
  • Quali sfide e opportunità si presentano per una cultura edilizia sostenibile e per un abitare efficiente dal punto di vista delle risorse?
  • Cosa devono sapere i progettisti, gli agenti immobiliari e gli acquirenti dei profili architettonici digitali?
  • In che modo l’interazione tra economia delle piattaforme e architettura sta cambiando la professione?
  • Quali sono i dibattiti e le visioni che stanno dando forma alla scelta intelligente della casa di domani?
  • Come si colloca la regione DACH a livello internazionale e cosa possiamo imparare dalle tendenze globali?

La vetrina digitale: acquistare una casa nell’era della platform economy e dei filtri architettonici

La ricerca della casa perfetta si è spostata da una passeggiata nel quartiere all’autostrada digitale. ImmoScout24 e le sue controparti sono ora i guardiani del mercato immobiliare in Germania, Austria e Svizzera. Ciò che prima era regolato da agenzie immobiliari, annunci sui giornali e vitamina B, ora è gestito da algoritmi, funzioni di filtro e annunci ottimizzati. Ma per quanto comoda possa sembrare la ricerca digitale, c’è il rischio che le qualità architettoniche si perdano nel rumore dei dati. Le piattaforme sono orientate alla quantità, non alla qualità. Chi può filtrare in base ai metri quadrati, all’anno di costruzione e all’ubicazione, raramente si trova di fronte alla migliore cultura architettonica. L’architettura come criterio di creazione di valore? Niente affatto, almeno a prima vista.

In effetti, nel commercio immobiliare digitale l’architettura è stata raramente più di una bella immagine nell’inserzione. Vedute delle facciate, planimetrie, forse una parola chiave come „stile Bauhaus“. Manca la profondità e la differenziazione. Non si tratta di una coincidenza, ma di un sistema: le piattaforme ottimizzano la durata della permanenza, i click e le vendite, non la formazione architettonica. Chiunque sia interessato agli standard delle case passive, alle tradizioni edilizie regionali o a soluzioni planimetriche innovative deve districarsi in una marea di uniformità. L’interfaccia tra le offerte digitali e gli standard architettonici è un collo di bottiglia, e lo rimarrà finché l’architettura non verrà registrata e analizzata sulla base dei dati.

La situazione nella regione DACH è esemplare. In Germania continua a dominare la casa unifamiliare in periferia, in Svizzera la casa a schiera con vista sulle Alpi e in Austria il condominio con facciata in stile guglielmino. Tuttavia, la qualità estetica e funzionale degli immobili offerti è raramente comunicata. Le piattaforme potrebbero fare molto qui, se lo volessero. La domanda di sostanza architettonica c’è, ma raramente viene soddisfatta. Il mercato è lento, gli algoritmi ancora di più: un invito all’innovazione.

Cosa si può fare, dunque? La risposta non può che essere: L’architettura deve diventare una categoria, non una nota di stile. Le piattaforme digitali hanno il potenziale per classificare le case non solo in base al prezzo e alla posizione, ma anche in base alla qualità architettonica. Ciò richiede nuovi modelli di dati, filtri intelligenti e una trasparenza radicale della cultura edilizia. Gli acquirenti di domani vogliono sapere cosa stanno effettivamente comprando e perché dovrebbe essere qualcosa di più di una bella foto al tramonto.

Il futuro dell’acquisto di case è digitale, ma non deve essere arbitrario. Chi oggi cerca case su ImmoScout24, domani dovrà poter contare su filtri architettonici intelligenti, modelli di valutazione digitali e criteri di selezione sostenibili. Non si tratta solo di una questione di comodità, ma di costruire una cultura. E una sfida alle piattaforme ad assumersi seriamente la propria responsabilità.

Architettura come algoritmo: Come l’AI e i big data stanno riorganizzando il processo di selezione

L’idea di registrare e analizzare digitalmente l’architettura sembra il sogno di ogni scienziato dei dati, eppure da tempo è diventata realtà. L’analisi delle immagini basata sull’intelligenza artificiale, i modelli di dati semantici e le analisi automatizzate delle planimetrie non sono più fantascienza, ma fanno parte della cassetta degli attrezzi digitale. ImmoScout24 sta già sperimentando l’apprendimento automatico per classificare gli annunci in base alla tipologia architettonica, alla qualità dell’edificio e persino al senso dello spazio. L’obiettivo è quello di presentare agli utenti non solo case, ma anche stili di vita adeguati. Ma come funziona in pratica?

In sostanza, si tratta di rendere la qualità architettonica leggibile dalla macchina. Si comincia con il riconoscimento automatico delle caratteristiche stilistiche nelle foto, si prosegue con l’estrazione dei dati delle planimetrie e si finisce con la categorizzazione dei metodi di costruzione, dei valori energetici e delle qualità dei materiali. L’intelligenza artificiale è ora in grado di riconoscere schemi che persino gli agenti immobiliari più esperti ignorano: La casa è un bungalow degli anni ’70 o una casa passiva con struttura in legno? Quanto è aperta la pianta, quanto è buona l’illuminazione, quanto è sostenibile la tecnologia costruttiva? Gli algoritmi possono fornire le risposte, se vengono alimentati con i dati giusti.

Ma è proprio qui che sta il problema. Spesso i dati sono scarsi e le informazioni fornite dai fornitori sono incomplete. Molti annunci su ImmoScout24 contengono frasi standard e informazioni vaghe. Tuttavia, la qualità dell’IA dipende direttamente dalla qualità dei dati. Questo costringe le piattaforme a stabilire nuovi standard: Campi obbligatori per i parametri energetici, caricamento di documenti di pianificazione, controlli di plausibilità automatizzati. Questo è l’unico modo per evitare che l’algoritmo trasformi il vino vecchio in filtri nuovi.

Gli effetti sugli architetti sono ambivalenti. Da un lato, c’è la possibilità di rendere più visibili i propri progetti, a patto che le loro qualità possano essere rappresentate digitalmente. Dall’altro lato, c’è il rischio che le competenze vengano svalutate se i modelli di IA producono valutazioni architettoniche apparentemente oggettive. Il confine tra consulenza e automazione sta diventando sempre più labile. Chi non riesce a tenere il passo, lascia il campo agli operatori di piattaforma e agli ingegneri dei dati.

La linea di fondo è chiara: l’IA guiderà scelte più intelligenti nell’acquisto di una casa. Ma non può sostituire il giudizio dell’architetto. I migliori algoritmi saranno utili solo se accompagnati da conoscenze specialistiche, riflessioni critiche e criteri sostenibili. Il compito dell’industria è quello di contribuire a definire le regole del gioco, prima che l’algoritmo abbia l’ultima parola.

Sostenibilità nella frenesia dei filtri: la dimensione (in)visibile dell’acquisto di una casa

Chi cerca una casa su ImmoScout24 oggi raramente si imbatte in filtri di sostenibilità. Eppure l’esigenza di vivere nel rispetto delle risorse è più che mai sentita. Valori dei certificati energetici, pannelli solari, materiali da costruzione: tutto questo spesso rimane invisibile nell’annuncio o è nascosto in testi fioriti. Le piattaforme sono in ritardo rispetto agli sviluppi sociali. Eppure potrebbero diventare un motore della cultura dell’edilizia sostenibile, a patto di prendere sul serio la sfida.

In Germania, la crisi energetica ha aumentato la consapevolezza dell’efficienza degli edifici, in Svizzera l’energia grigia è da tempo un problema, in Austria i progetti di ristrutturazione sono in piena espansione. Tuttavia, la conoscenza della sostenibilità rimane frammentaria e l’orientamento sulle piattaforme è inadeguato. Chi cerca case passive, immobili da ristrutturare o materiali da costruzione ecologici deve districarsi tra filtri poco curati e annunci infiniti. L’acquisto di una casa in formato digitale non è ancora verde, ma soprattutto grigio.

E se la sostenibilità diventasse il filtro principale? Se piattaforme come ImmoScout24 dovessero fornire obbligatoriamente classi energetiche, bilanci di CO2 e costi del ciclo di vita? Gli effetti sarebbero enormi: gli acquirenti sarebbero in grado di prendere decisioni informate, i casi di ristrutturazione diventerebbero più trasparenti e i vecchi edifici non sarebbero più etichettati come inefficienti in generale. Sarebbe un salto di qualità per la cultura dell’edilizia e una benedizione per il clima e il portafoglio.

Tecnicamente, questo è possibile da tempo. I certificati degli edifici, i gemelli digitali e i modelli BIM forniscono la base dei dati. L’intelligenza artificiale può verificare la plausibilità delle informazioni e confrontarle con i dati di mercato. La sfida non è la tecnologia, ma il desiderio di trasparenza. I fornitori sono riluttanti a rivelare i punti deboli, le piattaforme temono di essere respinte se il filtraggio è troppo onesto. Ma il mercato si trasformerà: La prossima generazione di acquirenti vuole sapere quanto sia realmente sostenibile la propria nuova casa.

Per gli architetti, questo significa che le qualità sostenibili devono essere comunicabili e verificabili digitalmente. Se volete guadagnare punti nella vendita di una casa, dovete offrire qualcosa di più di un bel rendering. I dati sul ciclo di vita, i passaporti dei materiali e il potenziale di ristrutturazione stanno diventando argomenti di vendita. Le piattaforme si trovano di fronte a una scelta: vogliono rimanere puri mercati o diventare catalizzatori di una rivoluzione edilizia sostenibile?

Competenze tecniche e nuovi ruoli: Cosa devono sapere ora i professionisti

Le richieste a progettisti, agenti immobiliari e sviluppatori sono in aumento. Chiunque presenti o intermedi una casa in digitale oggi deve essere in grado di fare di più che disegnare planimetrie e scattare foto. Piattaforme come ImmoScout24 richiedono dati strutturati, prove digitali e, sempre più spesso, modelli 3D. La classica esposizione si sta trasformando in un gemello digitale che non si limita a contare le superfici e le stanze, ma dimostra anche la qualità della costruzione, l’efficienza energetica e l’innovazione architettonica. Chi non è al passo con questi tempi resterà invisibile nella giungla degli annunci.

La competenza tecnica sta diventando la chiave. Se volete vendere case, dovete esportare modelli BIM, interpretare i certificati energetici e rendere leggibili i certificati di sostenibilità. Gli acquirenti si aspettano qualcosa di più di un testo pubblicitario: chiedono fatti comprensibili. Questo sta cambiando radicalmente il ruolo degli architetti: stanno diventando curatori, gestori di dati e professionisti dell’interfaccia tra la cultura edilizia e l’economia delle piattaforme. La capacità di comunicare l’architettura in modo digitale determinerà la visibilità e il successo.

Anche le agenzie immobiliari e gli sviluppatori devono ripensarsi. Vendere su ImmoScout24 non è più una passeggiata, ma un processo basato sui dati. Gli annunci con informazioni incomplete scompaiono nel nirvana degli algoritmi. Al contrario, chi fornisce informazioni precise sulla sostenibilità, sulla qualità architettonica e sui parametri energetici è favorito. Non si tratta di una coincidenza, ma della logica delle piattaforme e, in definitiva, di una situazione vantaggiosa per tutti coloro che danno priorità alla qualità.

La sfida sta nella standardizzazione. Non esistono ancora formati di dati standardizzati, né profili architettonici obbligatori, né interfacce aperte per gli strumenti BIM. È qui che la regione DACH è in ritardo rispetto ai pionieri internazionali come la Scandinavia o Singapore. Se si vuole l’innovazione, bisogna creare degli standard e costringere l’industria a collaborare. Questo è l’unico modo per trasformare la crescita digitale incontrollata in una cultura della selezione intelligente e trasparente.

Conclusione: se volete sopravvivere come professionisti nel mercato immobiliare digitale, dovete combinare conoscenze tecniche, competenze architettoniche e capacità di comunicazione. Le piattaforme stabiliranno il ritmo, l’architettura diventerà un elemento di differenziazione – a condizione che sia visibile, verificabile e collegabile digitalmente.

Dibattiti e visioni: L’acquisto di una casa tra potenza dei dati, cultura edilizia e pregiudizi algoritmici

La trasformazione digitale dell’acquisto di una casa non è una conclusione scontata. Solleva domande fondamentali: Chi definisce cosa sia una buona architettura? Chi controlla gli algoritmi che formulano le raccomandazioni? Esiste la minaccia di una monocultura del gusto se le piattaforme filtrano in base alle cifre dei clic e al mainstream? Oppure l’era digitale apre finalmente la possibilità di rendere la cultura edilizia democratica e trasparente?

Il dibattito è in corso nella regione DACH, a volte a voce alta, a volte in sordina. I critici mettono in guardia dalla commercializzazione dell’architettura, dalla riduzione a stereotipi commerciabili e dal potere dell’economia delle piattaforme. Temono che l’intelligenza artificiale e i big data sostituiscano il giudizio architettonico e la diversità con l’uniformità. Questo pericolo esiste davvero, se si permette agli algoritmi di funzionare senza competenze architettoniche e controllo sociale.

I visionari, invece, vedono una grande opportunità: le piattaforme digitali potrebbero finalmente portare trasparenza in un mercato poco trasparente. Potrebbero rendere visibile la cultura edilizia, stabilire standard di qualità e premiare le innovazioni sostenibili. La chiave sta nei dati aperti, nei modelli di valutazione partecipativa e nella stretta integrazione tra tecnologia e cultura edilizia. Il mondo dell’architettura internazionale guarda con interesse alla regione DACH: riuscirà a sfruttare la digitalizzazione come opportunità per una maggiore qualità, sostenibilità e diversità?

In definitiva, si tratta di potere e responsabilità. Piattaforme come ImmoScout24 sono da tempo più che semplici marketplace: sono gatekeeper, trendsetter e filtri di qualità. I loro algoritmi decidono cosa è visibile e cosa no. Se volete assicurarvi un margine di manovra, dovete organizzare dibattiti, esigere standard e tradurre la cultura edilizia in dati. La professione è chiamata non solo a reagire, ma a plasmare attivamente il campo di gioco digitale.

Acquistare una casa in futuro è un atto politico, culturale e tecnico. Se si vuole una selezione intelligente, bisogna offrire più di click e filtri. Devono rendere la cultura edilizia misurabile, tangibile e comunicabile. Questa è la strada per un’architettura migliore, più sostenibile e più diversificata, sia online che offline.

Conclusione: più architettura, meno possibilità – l’acquisto intelligente di una casa inizia adesso

L’acquisto di una casa è troppo importante per essere lasciato al caso o agli algoritmi. ImmoScout24 e piattaforme simili sono in procinto di trasformare i mercati digitali in veri e propri catalizzatori di cultura edilizia, sostenibilità e architettura intelligente. Il futuro appartiene a coloro che intendono l’architettura come criterio di selezione centrale, utilizzano con coraggio le innovazioni tecniche e rendono trasparenti le qualità sostenibili. I professionisti, gli acquirenti e gli sviluppatori che ripensano ora non solo danno forma al mercato, ma anche alla cultura edilizia di domani. L’era dell’acquisto intelligente di case è iniziata: è ora di farne parte.

Monaco di Baviera – da sempre un’area residenziale molto ambita

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Immagine aerea ripresa da un drone, area di scavo di Lerchenauer Feld. Foto: BLfD
Immagine aerea ripresa da un drone, area di scavo di Lerchenauer Feld. Foto: BLfD

La città di Monaco è molto apprezzata e continua a crescere senza sosta. Che non si tratti di un fenomeno dei tempi moderni è dimostrato da sorprendenti reperti archeologici rinvenuti in un campo rimasto intatto per mille anni nel quartiere di Feldmoching, come ha comunicato la Settimana scorsa l’Ufficio Bavarese per la Tutela dei Beni Culturali

I fori di pali rinvenuti in un campo a Feldmoching rivelano quanto fossero già densamente popolate alcune zone di Monaco già nell’Età del Ferro e nella tarda antichità. 2.800 reperti, sei pozzi, nove tombe e oltre 100 planimetrie di case: Il gran numero di macchie marroni di forma circolare nella ghiaia evidenzia quanto dovesse essere popolare un tempo il confine settentrionale dell’odierna capitale bavarese. Nel corso di un’indagine archeologica condotta nell’ambito della costruzione di una nuova zona residenziale, sono state scoperte in quella zona un numero superiore alla media di planimetrie di abitazioni di antichi insediamenti. Queste buche per i pali, ora visibili come cerchi nella ghiaia, sono gli ultimi resti di singole case a fossa. Dimostrano in modo impressionante che nell’odierno quartiere di Feldmoching già nell’età del ferro vivevano circa 500 persone – un numero enorme per quell’epoca.

Il conservatore generale Mathias Pfeil: «Monaco è ed era grande»

«Monaco è ed è sempre stata grande. Già 2.000 anni fa le persone affluivano qui per stabilirsi in quella che allora era la regione metropolitana. Finora potevamo solo supporre che in tutto l’odierno territorio comunale di Monaco esistessero grandi insediamenti. L’approfondita indagine condotta sul Lerchenauer Feld ha però ora potuto confermarlo, colmando così una lacuna nella ricerca», spiega il conservatore generale Prof. Dipl.-Ing. Architetto Mathias Pfeil dell’Ufficio Bavarese per la Conservazione dei Monumenti (BLfD). Le case erano di dimensioni diverse e si possono riconoscere diverse planimetrie. Tracce di intonaco storico a base di argilla, che viene ancora oggi utilizzato come materiale di riempimento nella costruzione di case, consentono di dedurre che i loro abitanti vivessero in case a graticcio in legno. E questo per un lungo periodo. Gli archeologi hanno infatti portato alla luce due gruppi di tombe risalenti alla tarda età del ferro (dal 450 al 15 a.C.) e all’epoca imperiale romana (III/IV secolo d.C.). Queste sepolture in terra dimostrano che la zona deve essere stata fertile per secoli e che vi si praticava anche l’agricoltura. Ai piedi di un defunto risalente al tardo periodo romano sono stati rinvenuti frammenti di stoviglie da tavola, tra cui un piatto, una brocca con manico quasi intatta e una tazza in pietra ollare.

Un reperto insolito: la lama di una falce

Un reperto insolito è la lama di una falce. Gli archeologi trovano raramente attrezzi del genere nelle tombe. Le sepolture appartengono a un insediamento romano sparso risalente al III e IV secolo. «Romani e Celti si insediarono qui, ai margini della palude, sul Lerchenauer Feld. I dodici ettari finora esaminati sono ricchi di storia insediativa. Non solo un ritrovamento raro e prezioso per gli archeologi, ma anche un punto di riferimento per la futura pianificazione urbanistica. La collaborazione tra la città di Monaco di Baviera e il promotore immobiliare negli scavi archeologici è esemplare. Vogliamo portare avanti questo slancio nel proseguimento dello sviluppo», afferma l’assessore comunale di Monaco Kristina Frank (CSU). Il motivo per cui, alla fine dell’Impero Romano, improvvisamente tutti abbandonarono il campo e da allora nessuno vi abbia più costruito un grande insediamento potrebbe essere legato ai cambiamenti climatici nella regione. Lo scavo di Feldmoching fornisce quindi nuovi dati importanti a diverse discipline di ricerca.

Il Lerchenauer Feld sarà oggetto di indagini archeologiche fino alla metà del 2024

«Gli scavi dimostrano che il Lerchenauer Feld è stato ripetutamente abitato in epoche diverse. Siamo lieti che queste tracce affascinanti possano ora essere portate alla luce e analizzate prima che la zona venga nuovamente popolata», afferma Thomas Weingartner, direttore della filiale di Monaco di Baviera della Bayerische Hausbau Development. Fino alla metà del 2024 il Lerchenauer Feld sarà ancora oggetto di indagini archeologiche. Successivamente, la Wohn Park Lerchenauer Feld GmbH & Co. KG (WPL), in collaborazione con la città di Monaco di Baviera, intende realizzare su un’area di 23 ettari a sud del centro di Feldmoching un quartiere con appartamenti, ampi spazi verdi e infrastrutture di pregio. Da ottobre 2022 sono in corso i lavori preliminari, compresa la ricerca archeologica, nell’area.

Scoprire Vienna – AllesWirdGut

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Sale da pranzo a Rotterdam

Franzisca Rainalter ha lavorato per sei mesi come stagista presso AllesWirdGut Architektur. Lungo il percorso, ha visitato edifici residenziali innovativi e speciali a Vienna per presentarli qui. Per il suo ultimo contributo alla serie Vienna, ha dato uno sguardo a due progetti partecipativi pianificati da AllesWirdGut.

Il mio periodo presso AllesWirdGut Architektur e quindi anche a Vienna sta lentamente volgendo al termine. Un periodo ricco di nuove esperienze e avventure, di nuove impressioni e intuizioni. Come tutti sappiamo, i mesi invernali non sono i migliori a Vienna, eppure mi sono affezionata alla città.

È giunto il momento di scrivere una relazione su un progetto AWG. Così, in un sabato di febbraio quasi primaverile, mi sono recata all’Hotel magdas. Si trova nel quartiere Gräzl del 2° distretto, proprio accanto al Prater di Vienna. L’attuale hotel ed ex casa di riposo esiste da qualche anno. Costruito negli anni ’60, ha ricevuto una nuova funzione nel 2015. Il risultato è l’Hotel magdas, dove si riuniscono persone provenienti da tutto il mondo. Per le persone con un passato da rifugiati è ancora difficile trovare lavoro: molti fattori rendono difficile per i rifugiati arrivare nel loro nuovo Paese e trovarvi una nuova casa. L’Hotel Magmas si propone di rendere più facile questa situazione. Competenze, talenti, lingue e background culturali si uniscono al Magmas sotto forma di hotel e appartamenti condivisi, creando un luogo di incontro. L’hotel ospita circa 25 giovani fuggiti in Austria senza i loro genitori. L’hotel è anche il luogo di lavoro di alcuni di questi giovani adulti.

Lo studio AllesWirdGut Architektur ha progettato il luogo di incontro. Mentre le facciate sono rimaste intatte, la hall, il ristorante e il bar, le 78 camere d’albergo e gli appartamenti sono stati ridisegnati con l’aiuto di oggetti esistenti, trovati e donati e di un concetto di colore. Gli architetti hanno progettato il giardino come un caffè con una terrazza in legno che si affaccia sugli studi di scultura dell’Accademia di Belle Arti.

Alcune mamme siedono sulle sedie colorate all’aperto con i loro bambini, due anziani signori discutono animatamente, una coppia sfoglia il giornale – sullo sfondo la ruota panoramica. L’area d’ingresso è multifunzionale: gli ospiti dell’hotel la usano come hall e i giovani come salotto. Che si tratti di un caffè intermedio, di un pranzo o del brunch settimanale della domenica, magdas permette a turisti, viennesi e persone di tutto il mondo di incontrarsi.

Un altro luogo di incontro progettato da AllesWirdGut è la mensa interna: AllesIsstGut. Lo studio di architettura AllesWirdGut e la mensa AllesIsstGut si trovano in un edificio degli anni ’70 direttamente sul canale del Danubio. Da lontano si può vedere il logo dell’ufficio alle finestre dell’edificio. Ogni giorno, all’ora di pranzo, è possibile vedere i circa 60 dipendenti che si recano in pellegrinaggio dal quarto e quinto piano al piano terra per pranzare. La mensa è stata creata nel 2018 con l’idea di creare un luogo di comunità dove le persone possano socializzare, mangiare insieme e bere insieme la birra dopo il lavoro. La mensa offre anche uno spazio per il 10vor10 settimanale per scambiare informazioni importanti e punti chiave per la settimana successiva prima dell’inizio dei lavori al quarto e quinto piano.

I mobili possono essere ripiegati a seconda della situazione, in modo che la stanza possa essere utilizzata individualmente. Come nel magdas Hotel, la partecipazione gioca un ruolo importante. Ogni dipendente è invitato a contribuire con la sua sedia preferita per creare uno spazio vario che rifletta tutte le personalità dell’ufficio.

Oltre a conoscere il mondo del lavoro di AllesWirdGut, ho potuto immergermi nel mondo di Elfie, lo chef de cuisine di AllesIsstGut. A turno, ogni settimana, noi stagisti eravamo la mano sinistra di Elfie e Siham e preparavamo i pranzi più avventurosi per i circa 60 dipendenti. È stato un grande momento, tra pentole, attrezzi e verdure – tutto secondo il motto „tutto pulito, tutto ottimo“.

L‘Accademia Baumeister è un progetto di stage organizzato dalla rivista di architettura Baumeister e sostenuto da GRAPHISOFT e BAU 2019.

Serra digitale

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La spianata centrale è stata concepita come un'area multifunzionale: per incontri spontanei e dialoghi informali, ma anche per presentazioni. Foto:

Da deposito merci a think tank: Wilmotte & Associés hanno trasformato uno scalo merci parigino, con un insolito tetto a conchiglia in cemento degli anni Venti, nel centro di start-up „Station F“, con uffici aperti inondati di luce.

Nel 13° arrondissement, vicino alla Gare d’Austerlitz e alla Bibliothèque National, si trova un nuovo hotspot per le start-up: la „Station F“. L’ex deposito merci si estende per 310 metri lungo la linea ferroviaria e sembra quasi piccolo rispetto ai complessi di uffici e ai grattacieli che lo circondano.

Persino i frontoni completamente vetrati offrono uno spaccato del paesaggio degli uffici della giovane scena delle start-up: al momento della nostra visita, in epoca pre-corona, il capannone, coperto da un tetto a conchiglia in calcestruzzo eccezionalmente leggero, aveva un’atmosfera molto affollata e allo stesso tempo piacevolmente rilassata – e speriamo che sia così anche in futuro, dopo la chiusura di Covid-19 questa primavera.

Nell’asse centrale luminoso, la „Es-planade“, le persone si incontrano per discussioni informali, tre livelli simili a gallerie offrono spazi aperti e aree di co-working, mentre le presentazioni e le riunioni si svolgono in box simili a container. Fino a 1.000 start-up possono usufruire di un’ampia gamma di locali e infrastrutture su un totale di 34.000 metri quadrati. La visione del magnate delle telecomunicazioni Xavier Niel è stata quella di creare quello che descrive come il più grande incubatore di start-up del mondo, un complesso „ecosistema“ in cui i fondatori possono non solo scambiare idee tra loro, ma anche fare rete con aziende e investitori internazionali. Il volume luminoso dell’ex sala della stazione merci è sembrato ideale come „serra“ per questo scopo.

Il capolavoro dell’ingegnere Eugène Freyssinet, pioniere del cemento armato precompresso, è stato utilizzato come magazzino fino al 2006, ma dopo il suo ultimo utilizzo come location per eventi era vuoto e rischiava di cadere in rovina. Tuttavia, diverse iniziative sono riuscite a impedirne la demolizione e nel 2012 l’edificio è stato classificato come monumento storico. La struttura è unica nel suo genere: la sala a tre navate, lunga 310 metri e larga 58, è attraversata da gusci di calcestruzzo precompresso incredibilmente sottili, ridotti a cinque centimetri ai bordi. Freyssinet progettò e costruì l’edificio tra il 1927 e il 1929 come sala merci e centro di movimentazione merci per la vicina Gare d’Austerlitz. Esili pilastri sorreggono gli involucri in cemento armato progettati come volte a botte, che sono ampiamente vetrati nella zona centrale e portano all’interno un’abbondante quantità di luce naturale. L’estrema snellezza della struttura complessiva è resa possibile dalle tettoie sospese sui lati lunghi dell’edificio, che fungono da contrappesi e sono anch’esse progettate come volte a botte. (…)

L’articolo sulla Stazione F è stato pubblicato su Baumeister 06/2020.

Il produttore di detergenti offre ora anche corsi di formazione digitali (mehr …)

Il Dreimühlenviertel di Monaco: Qui si sta costruendo il quartiere della bella vita. Foto © Green City e.V.

Il Dreimühlenviertel di Monaco: Qui si sta costruendo il quartiere della bella vita. Foto © Green City e.V.

Cosa significa vivere bene?Green City e.V. si pone questa domandauna volta al mese nel quartiere Dreimühlenviertel di Monaco per un’estate. L’obiettivo è che i residenti contribuiscano a dare forma al loro quartiere e a trasformare le idee in realtà.

Che aspetto ha una buona vita? Come potrebbe essere nel vostro quartiere? Come sarebbe se lavoraste con i vostri vicini per dare forma al vostro quartiere? Da marzo a settembre, nel quartiere Dreimühlenviertel di Monaco si terranno incontri mensili per discutere proprio di queste domande. Gli incontri fanno parte del nuovo progetto di Green City e.V. „Quartiere del buon vivere“.

L’obiettivo del progetto è la partecipazione e il dialogo. Le persone devono essere sostenute e messe in rete tra loro, le loro idee devono essere introdotte e portate alla luce. Le questioni, i desideri e le sfide attuali e future vengono riassunti sotto la domanda di una buona vita e affrontati insieme. In questo modo si crea l’opportunità di mettere in discussione la coesistenza nel quartiere, di sviluppare nuovi approcci e di renderli pubblici. Ciòrafforzaanche le relazioni di vicinato e lo scambio reciproco. Green City e.V. crea quindi un quadro di riferimento per l’attuazione e, oltre ad assumersi la responsabilità, si fa carico anche di compiti organizzativi come la presentazione delle domande e l’ottenimento dei permessi.

Il „Quartiere della buona vita“ è concepito come un processo che dura diversi mesi.Tuttavia, stiamo lavorando per raggiungere il momento clou del progetto,la „Giornata del buon vivere“ del 10 settembre. In questa giornata di azione, le idee e i suggerimenti devono essere sperimentati – insieme e nel cuore del quartiere. Che si tratti di chiusura delle strade, musica, parcheggi verdi, condivisione del cibo, laboratori o un programma per bambini: non ci sono limiti alla creatività. O almeno quasi, perché i progetti devono seguire i seguenti principi della „Giornata del buon vivere“.

In questa giornata d’azione, un tratto di strada del quartiere sarà libero dalle auto, trasformando le strade in un „salotto pubblico“. Inoltre, è consentita solo la condivisione e il dono, la giornata non deve essere commerciale. Altri prerequisiti sono la democrazia e l’inclusione. Insieme, si formerà un’alleanza colorata in cui ogni idea è benvenuta. Durante la „Giornata della buona vita“, il Dreimühlenviertel diventa uno spazio comunitario all’aperto.

Nei prossimi mesi, altri incontri si terranno una volta al mese alle 18.00 in vari luoghi del quartiere. La prossima data è sabato 13 maggio. Il punto d’incontro è l‘angolo tra Dreimühlenstraße e Ehrengutstraße. Se necessario, agli incontri può essere presente anche un interprete del linguaggio dei segni.

Di interesse: Il quartiere sulla Dreilingsweg di Monaco.

Gabione stretto: caratteristiche, posa e impiego

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Un dettaglio del rivestimento e del materiale di riempimento relativo al gabbione stretto
Muro a gabbioni in pietra e rete metallica: un elemento collaudato nella progettazione paesaggistica. Foto: yi2026 / Unsplash

I gabbioni stretti sono ben più di una variante salvaspazio del classico gabbione. Essendo strutture sottili in filo metallico riempite di pietre, uniscono la robustezza strutturale alla precisione progettuale e aprono la strada a campi di applicazione che rimangono preclusi ai gabbioni di tipo più ampio: confini di proprietà ristretti, bordi di spazi delicati, quartieri urbani densamente popolati, terrazzamenti stretti. Chi comprende appieno il gabbione stretto come elemento progettuale, lo considera un componente autonomo con caratteristiche, limiti e possibilità specifici.

  • Cosa definisce un gabbione stretto e in che modo si differenzia dai gabbioni standard
  • Quali materiali per il filo, il riempimento e il telaio sono adatti alle costruzioni con gabbioni sottili
  • Come valutare e garantire la statica e la stabilità in caso di profondità di posa ridotta
  • Quali principi di posa e fasi di montaggio si applicano ai gabbioni stretti
  • Dove i gabbioni stretti trovano un impiego sensato negli spazi aperti, nella progettazione urbana e nella progettazione di giardini e paesaggi
  • Quali potenzialità progettuali e materiali di riempimento determinano la gamma estetica
  • Quali errori si verificano frequentemente nella progettazione, nella fondazione e nel montaggio e come evitarli
  • Come valutare la cura, la manutenzione e il comportamento a lungo termine dei gabbioni stretti

Definizione e delimitazione: cosa rende stretto un gabbione?

Il termine «gabione» deriva dall’italiano «gabbione», che significa «grande gabbia», e nel settore edile descrive un cesto di filo metallico riempito di pietre o altri materiali sfusi, utilizzato come struttura di sostegno, divisorio, schermatura o elemento di design. Il termine «gabbione stretto» indica quelle forme costruttive la cui profondità di incasso, ovvero la dimensione perpendicolare alla superficie visibile, è nettamente inferiore rispetto a quella dei gabbioni classici. Mentre i gabbioni standard presentano spesso profondità comprese tra 50 e 100 centimetri, i gabbioni stretti hanno tipicamente una profondità compresa tra 12 e 30 centimetri, con altezze che possono variare da 50 centimetri a diversi metri.

Questo dimensionamento non è un semplice ridimensionamento, ma modifica radicalmente il comportamento dell’elemento strutturale. Il rapporto tra altezza e profondità, definito in statica «coefficiente di snellezza», aumenta notevolmente nei gabbioni stretti. Ciò ha conseguenze sulla stabilità, sui requisiti di fondazione e sui mezzi di fissaggio necessari. Allo stesso tempo, la profondità ridotta consente un risparmio di materiale e un’efficienza in termini di ingombro che può rivelarsi determinante in contesti urbani densamente popolati o su terreni di piccole dimensioni. Un gabbione profondo 15 centimetri e alto 180 centimetri è un elemento di schermatura che occupa pochissimo spazio a terra, ma definisce un chiaro confine spaziale.

Gli esperti distinguono, all’interno della categoria dei gabbioni stretti, tra elementi autoportanti, che poggiano su una fondazione, e strutture fissate a parete o ancorate posteriormente, che traggono la loro stabilità dal collegamento con una struttura portante o una parete posteriore. Questa distinzione è fondamentale per la progettazione, poiché richiede diverse verifiche statiche, profondità di fondazione e metodi di fissaggio. Non tutti i gabbioni sottili sono automaticamente progettati come elementi autoportanti, e non tutti i gabbioni stretti autoportanti sono di per sé stabili.

Materiali e struttura costruttiva: filo metallico, telaio e riempimento

L’elemento portante di ogni gabbione è la rete metallica o il telaio in filo metallico, che modella il gabbione e tiene insieme il materiale di riempimento. Nei gabbioni stretti, il telaio riveste un ruolo particolarmente importante, poiché la ridotta profondità comporta un peso proprio minore e quindi una minore stabilità data dalla massa. Sul mercato sono comuni le strutture a rete saldata in acciaio zincato, spesso dotate di un rivestimento aggiuntivo in plastica (rivestimento in PVC) che migliora la protezione dalla corrosione. Per impianti di pregio o di lunga durata viene utilizzato anche l’acciaio inossidabile (materiale 1.4301 o 1.4401), che non necessita di rivestimento e offre una durata di vita notevolmente più lunga, ma è di conseguenza più costoso.

La dimensione delle maglie della rete influenza sia la stabilità della struttura sia la scelta del materiale di riempimento. Le dimensioni delle maglie più comuni variano tra 5 x 10 centimetri e 10 x 10 centimetri. Le maglie più piccole consentono l’utilizzo di materiali di riempimento più fini, ma aumentano il peso della rete e possono rendere più difficile il montaggio. Nel caso di gabbioni stretti, è particolarmente importante che la rete abbia uno spessore sufficiente, poiché la pressione del materiale di riempimento agisce lateralmente sulle pareti della rete e, a profondità ridotta, può essere assorbita in misura minore dai rinforzi trasversali. I fili di collegamento diagonali o i connettori trasversali (i cosiddetti distanziatori o divaricatori), che collegano tra loro la parete anteriore e quella posteriore del cesto, sono indispensabili nei gabbioni stretti per impedire il rigonfiamento delle pareti laterali sotto il carico di riempimento.

Il materiale di riempimento determina in modo determinante l’aspetto e la funzione del gabbione. I materiali classici sono pietre naturali frantumate come granito, gneiss, calcare, basalto o arenaria, con granulometria compresa tra 6 e 20 centimetri. Per i gabbioni stretti sono più indicate pietre piatte e a forma di disco, che possono essere disposte in modo più compatto e distribuiscono il carico sulle pareti laterali in modo più uniforme. Oltre alla pietra naturale, vengono utilizzati anche materiali di recupero come calcestruzzo frantumato, mattoni frantumati o riempimenti in vetro, che conferiscono accenti estetici diversi e sono interessanti dal punto di vista dell’economia circolare. In ogni caso è importante che il materiale di riempimento sia resistente al gelo, dimensionalmente stabile e non solubile in acqua, poiché eventuali fenomeni di dissoluzione potrebbero destabilizzare la struttura nel lungo periodo.

Forme speciali: parete di gabbioni con riempimento in legno e finestre a vista

I gabbioni stretti vengono talvolta riempiti anche con ceppi di legno, canne di bambù o altri materiali organici, il che crea un’estetica più calda e naturale. Queste varianti vanno tuttavia valutate con cautela: i materiali di riempimento organici marciscono nel tempo, perdono volume e possono destabilizzare la struttura. I gabbioni riempiti di legno sono quindi più adatti come elementi decorativi temporanei o come habitat per insetti (i cosiddetti «hotel per insetti» a forma di gabbione) piuttosto che come strutture di sostegno permanenti. Per le barriere visive con funzione di habitat, tuttavia, questa combinazione è del tutto sensata se la funzione strutturale è assunta da un telaio stabile.

Statica e stabilità: particolarità delle costruzioni slanciate

La sfida progettuale maggiore nel caso dei gabbioni stretti risiede nella stabilità. Il rapporto tra altezza e profondità costituisce il problema statico centrale: più una parete di gabbioni è esile, più è sensibile alle forze orizzontali quali il vento, la pressione del terreno proveniente dai pendii adiacenti o i carichi dinamici causati da veicoli e persone. Un gabbione stretto autoportante alto 180 centimetri e profondo solo 15 centimetri può ribaltarsi senza misure di sicurezza strutturali, anche se il riempimento è stato effettuato correttamente.

Per i gabbioni stretti indipendenti con un’altezza compresa tra circa 80 e 100 centimetri è solitamente necessaria una fondazione a striscia in calcestruzzo che protegga la struttura dal ribaltamento e dallo scivolamento. La profondità delle fondamenta dipende dalla profondità di gelo nel sito, che in Europa centrale è solitamente compresa tra 60 e 80 centimetri, nonché dalla portanza del terreno. L’ancoraggio della struttura a gabbioni nelle fondamenta, ad esempio tramite barre filettate incassate nel calcestruzzo o piastre di base, aumenta notevolmente la resistenza al ribaltamento. Nel caso dei gabbioni fissati a una parete, che fungono da rivestimento di un muro di sostegno o di un nucleo in calcestruzzo, non è richiesta la stabilità intrinseca, poiché i carichi vengono trasferiti alla struttura portante.

Per i muri a gabbioni utilizzati come struttura di sostegno in presenza di dislivelli del terreno valgono requisiti particolari. In questo caso, sulla parte posteriore della struttura agisce la pressione del terreno, che aumenta in modo più che proporzionale all’aumentare dell’altezza del muro. I gabbioni stretti sono adatti a questo scopo solo in misura limitata e, in presenza di dislivelli del terreno superiori a 50-60 centimetri, dovrebbero essere sostituiti da tipi di gabbioni più larghi o da una combinazione di elementi di rivestimento stretti e strutture di sostegno massicce. La normativa edilizia prescrive una verifica statica da parte di un ingegnere strutturale per le strutture di sostegno a partire da una certa altezza, che varia a seconda del regolamento edilizio regionale.

Posa e montaggio: passo dopo passo verso la struttura finita

Il montaggio di un gabbione stretto inizia con un’accurata preparazione del terreno. Anche se l’elemento finito occupa poco spazio, il terreno sotto le fondamenta deve essere portante, al riparo dal gelo e con un assestamento minimo. I terreni morbidi e organici devono essere sostituiti o consolidati tramite compattazione del terreno e strati di ghiaia. Un letto di ghiaia costituito da materiale a grana grossa e ben drenante sotto le fondamenta impedisce i danni da gelo causati dall’accumulo d’acqua.

Una volta realizzate le fondamenta, i gabbioni prefabbricati vengono posizionati e collegati tra loro. Nel caso dei gabbioni stretti, la sequenza delle fasi di montaggio è importante: innanzitutto vengono erette le pareti anteriore e posteriore del gabbione e fissate alla profondità corretta tramite i distanziatori. Segue quindi il riempimento a strati, durante il quale ogni strato di pietrisco viene inserito con cura a mano o con l’ausilio di strumenti, per ridurre al minimo gli spazi vuoti e garantire una distribuzione uniforme del carico. È da evitare il versamento meccanico da grandi altezze, poiché deforma le pareti a rete e genera condizioni di pressione non uniformi.

Il collegamento tra i singoli elementi del gabbione avviene tramite fili a spirale, graffe o anelli di collegamento, che vengono fissati lungo i bordi di giunzione. Questi collegamenti devono essere eseguiti con particolare cura nei gabbioni stretti, poiché la profondità ridotta offre una minore superficie di sovrapposizione e le forze si concentrano maggiormente. Infine, la piastra di copertura del cesto viene chiusa e fissata. Nel caso di facciate laterali a vista, ovvero di elementi indipendenti visibili da entrambi i lati, occorre prestare attenzione a una scelta accurata delle pietre per gli strati esterni, poiché questi determinano l’aspetto estetico.

  1. Verificare il terreno di fondazione, rimuovere gli strati organici, posare e compattare lo strato portante in ghiaia
  2. Realizzare una fondazione a striscia, cementare gli elementi di ancoraggio, rispettare la profondità di gelo
  3. Posizionare i gabbioni, inserire i distanziatori, allineare le pareti anteriore e posteriore
  4. Riempire strato per strato, posizionare manualmente gli strati esterni, ridurre al minimo gli spazi vuoti
  5. Collegare gli elementi tra loro con fili a spirale o graffe
  6. Chiudere la lastra di copertura, verificare l’allineamento complessivo, pulire la superficie

Campi di applicazione negli spazi aperti e nella pianificazione urbana

Il gabbione stretto trova la sua massima utilità laddove lo spazio è limitato ma è comunque richiesta una linea di demarcazione chiara e duratura. Nel campo della recinzione dei terreni, consente di delimitare l’area con un ingombro ridotto, offrendo al contempo una qualità diversa rispetto alle recinzioni in legno o ai muri in calcestruzzo: trasparenza nella parte inferiore grazie alla struttura in pietra, solidità e durata, un aspetto naturale del materiale. Nei quartieri urbani densamente popolati, dove i confini delle proprietà spesso lasciano solo pochi centimetri di spazio, il gabbione stretto è una delle poche possibilità per realizzare una recinzione solida senza invadere la proprietà vicina.

Nell’architettura del paesaggio e nella progettazione degli spazi aperti, i gabbioni stretti vengono utilizzati come elementi per bordi di seduta, bordature per sentieri, fianchi di gradini ed elementi di terrazzamento. Combinati come muretti di seduta con illuminazione integrata o fessure per piante, danno vita a elementi multifunzionali che uniscono la qualità della permanenza alla suddivisione dello spazio. Negli spazi pubblici, nelle piazze, nei cortili scolastici o lungo le passeggiate, i gabbioni stretti offrono un’alternativa robusta agli elementi prefabbricati in calcestruzzo; grazie alla loro materialità, riscuotono maggiore gradimento tra gli utenti e, al contempo, richiedono poca manutenzione.

Nel contesto dell’urbanistica e delle infrastrutture verdi, i gabbioni stanno acquisendo sempre maggiore importanza, poiché la loro struttura aperta crea nicchie ecologiche. I gabbioni stretti, con materiale di riempimento adeguato e vegetazione nelle fessure, possono offrire habitat per insetti, lucertole e piccoli mammiferi. Sebbene questa funzione sia meno marcata negli elementi stretti rispetto ai gabbioni massicci, non è affatto trascurabile. Soprattutto in combinazione con la piantumazione sul bordo superiore o sul retro, si creano strutture che coniugano biodiversità e qualità progettuale.

Gabione stretto come schermatura visiva e barriera acustica

Il gabbione stretto è particolarmente diffuso come elemento di schermatura visiva. La sua altezza può essere regolata in modo flessibile e la massa di pietra attutisce il rumore meglio rispetto alle leggere strutture in legno o metallo. Per una protezione acustica efficace, in grado di produrre riduzioni misurabili del livello sonoro, sono tuttavia necessarie masse considerevoli e superfici chiuse, che un gabione stretto da solo non è in grado di garantire. Tuttavia, può essere utilmente impiegato come elemento complementare in un progetto di protezione acustica, in combinazione con terrapieni o pendii piantumati. Per le sole funzioni di schermatura visiva è sufficiente un’altezza compresa tra 150 e 180 centimetri, facilmente realizzabile con gabbioni stretti.

Errori di progettazione comuni e come evitarli

L’errore più diffuso nella progettazione di gabbioni stretti è la sottovalutazione dei requisiti di fondazione. Poiché l’elemento appare stretto e leggero, talvolta viene posizionato direttamente su terreno compattato senza una fondazione adeguata. Ciò funziona a breve termine con elementi bassi e condizioni del terreno favorevoli, ma in caso di alternanza di gelo e disgelo, forti piogge o terreno soffice porta a cedimenti e inclinazioni che danneggiano in modo permanente la struttura. Ogni gabbione stretto autoportante con un’altezza superiore a circa 80 centimetri necessita di una fondazione realizzata a regola d’arte.

Un altro errore frequente è la scelta di un materiale di riempimento inadatto. Le rocce tenere come l’arenaria o l’ardesia tendono a scheggiarsi in presenza di gelo e sollecitazioni meccaniche e perdono volume nel tempo, causando cedimenti all’interno del cesto e un aspetto irregolare. Il calcare può essere dilavato nel corso di lunghi periodi in terreni fortemente acidi o in caso di contatto diretto con l’acqua piovana. Granito, basalto e gneiss sono i materiali di riempimento più durevoli nella maggior parte delle zone climatiche e dovrebbero essere privilegiati per le costruzioni di rilevanza strutturale.

Anche la mancata installazione dei distanziatori rappresenta un tipico problema di montaggio. Senza distanziatori sufficienti, la parete anteriore del cesto si gonfia verso l’esterno sotto la pressione del materiale di riempimento, il che non solo risulta antiestetico, ma compromette anche la stabilità strutturale. Nei gabbioni stretti, la pressione laterale è particolarmente elevata rispetto alla profondità; per questo motivo è necessario utilizzare distanziatori a intervalli ravvicinati, a seconda del produttore ogni 20-30 centimetri in altezza. Infine, il collegamento tra i singoli elementi viene spesso eseguito in modo troppo approssimativo: fili di collegamento allentati o mancanti lungo i bordi di giunzione possono causare il distacco dei singoli gabbioni l’uno dall’altro sotto carico.

Cura, manutenzione e comportamento a lungo termine dei gabbioni stretti

I gabbioni sono giustamente considerati strutture a bassa manutenzione, ma non sono esenti da manutenzione. I gabbioni stretti richiedono controlli visivi regolari, durante i quali occorre prestare attenzione alla corrosione della rete metallica, agli assestamenti del materiale di riempimento, alle pareti laterali deformate e agli elementi di collegamento danneggiati. La corrosione progredisce più rapidamente soprattutto nei punti in cui la rete è costantemente esposta all’umidità, ad esempio vicino al suolo o in zone soggette a ristagni d’acqua. Una pulizia regolare delle foglie e del materiale organico che si accumula nelle fessure dei pietretti impedisce la formazione di humus e la crescita indesiderata di vegetazione, che a lungo termine può danneggiare la rete.

La durata nel tempo dipende fortemente dalla qualità dei materiali utilizzati. L’acciaio zincato senza rivestimento ha una durata limitata, compresa tra i 15 e i 25 anni, in ambienti aggressivi, ad esempio in prossimità di zone in cui vengono utilizzati sali antigelo o in aree industriali. Le griglie rivestite in PVC durano molto più a lungo in condizioni normali, a condizione che il rivestimento non subisca danni meccanici. Le strutture in acciaio inossidabile sono praticamente esenti da manutenzione e raggiungono una durata di diversi decenni, il che relativizza i loro costi di acquisto più elevati in una prospettiva a lungo termine. Il materiale di riempimento stesso, se si sceglie la pietra adeguata, è durevole e di norma non deve essere sostituito.

Il gabbione stretto come elemento progettuale: inquadramento e conclusioni

Il gabbione stretto non è un elemento costruttivo universale, ma uno strumento preciso per compiti specifici negli spazi aperti. I suoi punti di forza risiedono nell’efficienza in termini di ingombro, nell’autenticità dei materiali, nella flessibilità progettuale e nella compatibilità ecologica. I suoi limiti sono di natura statica: Laddove si verificano elevate forze di sostegno, grandi dislivelli del terreno o forti carichi orizzontali, deve essere integrato o sostituito da altre strutture. Chi conosce questi limiti e impiega il gabbione stretto laddove le sue caratteristiche si adattano al compito da svolgere, ottiene un elemento robusto, durevole e convincente dal punto di vista progettuale.

Nel contesto della progettazione contemporanea degli spazi aperti, il gabbione stretto rappresenta un approccio ai materiali che coniuga durata, efficienza delle risorse e aspetto naturale. Può essere abbinato alla vegetazione, integrato in progetti di illuminazione e realizzato con pietre disponibili a livello locale, il che consente di ridurre le distanze di trasporto e di creare un’identità specifica per il luogo. Queste qualità ne fanno un elemento destinato ad acquisire sempre maggiore importanza nella pratica progettuale, proprio in un’epoca in cui la pressione sugli spazi urbani aumenta e, al contempo, crescono le esigenze in materia di biodiversità, resilienza climatica e qualità progettuale.

Per gli architetti paesaggisti e i progettisti di spazi aperti che utilizzano gabbioni di dimensioni ridotte, vale quanto segue: il valore aggiunto dell’elemento non deriva dal semplice utilizzo, ma da un’attenta progettazione delle fondamenta, dei materiali, dei collegamenti e dell’integrazione nel progetto complessivo. Un gabbione stretto ben progettato è segno di competenza artigianale e progettuale; uno mal realizzato è un fastidio costoso. La differenza sta, come spesso accade nell’architettura del paesaggio, nella profondità della comprensione del materiale e delle sue caratteristiche fisiche.

Arte e storia nel Museo Diocesano di Freising

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Maria col Bambino - un capolavoro di Sandro Botticelli che mostra la bellezza e la profondità del Rinascimento. Foto: © Fondazione Artistica Poldi Pezzoli
Maria col Bambino - un capolavoro di Sandro Botticelli che mostra la bellezza e la profondità del Rinascimento. Foto: © Fondazione Artistica Poldi Pezzoli

Il Museo diocesano di Frisinga inizia la nuova stagione con un programma vario che accompagna i visitatori in un viaggio emozionante attraverso la storia, l’arte e la scienza. Le mostre speciali in corso spaziano dai capolavori del Rinascimento italiano alle vedute storiche della diocesi e ai dipinti contemporanei di Judith Milberg. Il museo offre così un caleidoscopio unico di esperienze visive e intellettuali, collegando in modo affascinante storia e presente.

Le mostre del Diözesanmuseum di Frisinga promettono non solo attrazioni visive, ma anche approfondimenti su contesti storici, sviluppi sociali e questioni filosofiche. I visitatori possono sperimentare la diversità delle forme di espressione artistica, dalle vedute finemente eseguite e dalle rappresentazioni monumentali di temi religiosi alle composizioni astratte e sperimentali di artisti contemporanei. Ogni mostra racconta la propria storia e invita i visitatori a scoprire le complesse connessioni tra uomo, natura e cultura.

„Divino!“ – Capolavori del Rinascimento italiano

Con il titolo „Divino!“, il Museo Diocesano di Frisinga presenta una straordinaria mostra speciale di capolavori di importanti artisti italiani come Sandro Botticelli, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini e Filippo Lippi. In mostra dipinti, sculture, rilievi e piccole opere d’arte dal primo Rinascimento all’inizio del Manierismo. La mostra fa luce sull’epoca decisiva in cui l’umanità si riorganizzò e i precedenti confini tra celeste e terreno, sacro e profano cominciarono a vacillare.
Con 65 prestiti di alto livello provenienti da 27 musei italiani, la mostra offre l’opportunità di sperimentare il ruolo e il potere delle immagini nella scoperta dell’uomo in relazione a Dio e alla società. Il cardinale Reinhard Marx sottolinea che la mostra non solo presenta alcune delle immagini più belle della storia dell’arte europea, ma sensibilizza anche su questioni che sono rilevanti oggi come lo erano nel XV secolo – come il rapporto tra realtà e verità, ideale e realtà, terreno e divino. La mostra si terrà dal 20 settembre 2025 all’11 gennaio 2026.

Vedute storiche del monastero di Frisinga

Un’altra mostra di spicco del Museo diocesano di Frisinga è dedicata alle vedute storiche dell’Abbazia di Frisinga. Per circa 200 anni, le vedute topografiche hanno ornato il corridoio principesco tra la residenza episcopale e la cattedrale di Santa Maria. Johann Franz Eckher (1649-1727) fece produrre a Valentin Gappnigg 32 vedute in formato paesaggio tra il 1696 e il 1702.
Queste immagini in carta temperata mostrano le città e i villaggi della diocesi nel loro contesto paesaggistico e in alcuni casi costituiscono le prime rappresentazioni di queste comunità. Grazie alla combinazione di vedute, serie di ritratti dei vescovi di Frisinga, stemmi e testi biografici, il Fürstengang divenne una testimonianza monumentale della storia di Frisinga e delle sue rivendicazioni di autonomia. Questa mostra nel Museo Diocesano di Frisinga è uno sguardo unico sull’identità storica della diocesi e sulla realizzazione artistica del potere e della rappresentazione.

„Immagina tutti i pezzi“ – Judith Milberg e la natura

Il Museo diocesano di Frisinga presenta l’arte contemporanea con la mostra „Imagine all the Pieces“ dell’artista Judith Milberg. La mostra è un invito a condividere il fascino dell’artista per il Big Bang, la formazione della Terra e la complessità della vita. Nelle sue opere, Milberg esplora le interrelazioni della natura e trova ispirazione nella scienza e nella filosofia.
Le sue opere sono il risultato di un processo pittorico intensamente dinamico: l’inchiostro pigmentato viene versato e i gessetti pastello vengono sfregati in profondità nelle superfici di legno per creare forme pulsanti e amorfe e schizzi di colore brillanti. Piante, forme floreali e specie animali immaginarie caratterizzano i mondi pittorici e riflettono l’infinità temporale e i limiti dell’esistenza individuale. La mostra invita i visitatori del Diözesanmuseum Freising a riflettere sul significato e sul valore della vita.

Rinascimento e presente in dialogo

Come mostra la mostra „Divino!“, nel Rinascimento gli uomini hanno affrontato un profondo cambiamento epocale, una fase in cui sono stati ridefiniti il sapere, i valori e le strutture sociali. Il cardinale Marx fa un parallelo con i nostri giorni: la rete digitale, la marea di immagini e l’intelligenza artificiale stanno portando a una trasformazione che in parte mette in discussione i fondamenti storici.
Con il suo programma espositivo, il Museo diocesano di Frisinga combina queste prospettive storiche e contemporanee e incoraggia i visitatori a riflettere sulla trasformazione della società e della cultura. La combinazione di capolavori rinascimentali, vedute storiche e moderne rappresentazioni della natura crea un arco di suspense unico che pone il passato e il presente in un dialogo vivace.

Visita e ulteriori informazioni

Il Museo diocesano di Frisinga offre l’accesso alle sue esposizioni tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10.00 alle 17.00. Con un programma vario di opere storiche e contemporanee, il museo diventa una piattaforma di incontro con l’arte, la storia e la filosofia. I visitatori hanno l’opportunità di immergersi nelle tradizioni culturali europee, di acquisire nuove prospettive sulla natura e di scoprire gli elementi di connessione tra l’uomo e l’arte.
Chiunque sia alla ricerca di un’esperienza stimolante per tutta la famiglia o di un’esplorazione approfondita della storia dell’arte troverà un’offerta eccezionale al Diözesanmuseum Freising. La stagione in corso dimostra in modo impressionante come il museo metta insieme opere storiche, vedute e pittura contemporanea per creare un’esperienza complessiva.

Moderna soluzione in pietra fusa per il design urbano

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Con il nuovo marchio Topzstone, il produttore di pietra ed esportatore di granito brasiliano Guidoni presenta cinque collezioni di pietra artificiale.

A circa metà strada tra le metropoli di Rio de Janeiro e Salvador, vicino alla costa orientale del Sud America, si trova la piccola città di São Domingos do Norte – circondata da piccole macchie di foresta e terreni agricoli. La sede del grande esportatore di granito e produttore di pietra brasiliano Guidoni si trova a soli cinque chilometri a sud del confine della città.

Dietro le sette lettere si nasconde il Grupo Guidoni. Il gruppo, attivo a livello globale, riunisce sotto il suo tetto due industrie di quarzo in Brasile e in Spagna, due centri di distribuzione in Brasile e in Italia, 40 cave per l’estrazione di pietre naturali decorative ed esotiche e 100.000 metri quadrati di impianti industriali solo in Brasile. Guidoni ha gettato le sue fondamenta 28 anni fa: un tempo sufficiente per acquisire esperienza nell’estrazione e nella lavorazione della pietra naturale. Con Topzstone, l’azienda ha ora lanciato anche una linea di pietra artificiale, che finora comprende cinque collezioni.

Tutti i prodotti e le varianti sono costituiti da superfici in pietra prodotte industrialmente a base di quarzo e resina. Prodotto in Brasile, il processo produttivo è lo stesso per tutte le lastre – solo la composizione delle collezioni „Absolute“, „Downtown“, „Spotlight“, „Urban Marble“ e „City Fragments“ differisce. Per esempio, alle varianti di colore „Spotlight“ sono stati aggiunti piccoli pezzi di vetro e di specchio per conferire un certo scintillio. Nella collezione „Urban Marble“, invece, le venature della pietra vengono riprodotte nelle fasi finali della produzione, come richiesto.

Tutti i prodotti hanno in comune il fatto di non assorbire i liquidi e di essere facili da lavorare e da pulire, il che li rende ideali per l’utilizzo come piani di lavoro per la cucina, piastrelle per il bagno e rivestimenti per pavimenti e pareti. Secondo il produttore, lo speciale metodo di produzione dei prodotti in pietra artificiale dovrebbe anche garantire una maggiore durata e una maggiore resistenza a graffi, macchie e abrasioni. Una soluzione moderna per una casa moderna e urbana.

Foto: tutto Guidoni

Architettura e teatro

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Flores & Prats Architects. Sala Beckett a Barcellona

Negli ultimi anni, a Barcellona si è affermata una scena teatrale in crescita. Uno dei teatri alternativi più importanti è la Sala Beckett, che dal 1989 promuove i giovani autori e la drammaturgia contemporanea. Sotto la direzione di José Sanchis Sinisterra, in particolare, il teatro sperimentale è diventato un luogo culturale centrale.

Alla fine del 2016, la Sala Beckett si è trasferita nel centro di Poblenou, un quartiere che si è sviluppato con la crescente industrializzazione di Barcellona nel XVIII secolo. Grazie alla sua posizione sul mare, il quartiere ebbe presto la più alta densità industriale della Spagna. Oggi questi edifici ospitano gallerie e studi di artisti locali. La Sala Beckett è quindi in ottima compagnia culturale.

Dialogo con la storia

La nuova sede è un edificio esistente del 1920 – all’inizio della costruzione era più che altro un rudere. Gli architetti Flores & Prats spiegano: „Lo stato di rovina ha suscitato il nostro interesse. Non perché volessimo ripristinare il vecchio carattere, ma perché volevamo trasferire l’edificio in una nuova realtà“.

Per la ristrutturazione, il duo di architetti ha chiesto il parere del direttore di Beckett Toni Casares. L’obiettivo comune era quello di creare un dialogo sperimentale tra spazio e storia. In particolare, gli architetti hanno cercato di enfatizzare i numerosi piccoli dettagli dell’edificio, spesso elementi decorativi: Dalle cornici delle porte, alle piastrelle policrome, all’intonaco. Il direttore Casares spiega: „La nuova Sala Beckett è un luogo in cui il pubblico non si sente cliente di un prodotto industriale, ma parte di un dialogo“.