Principio costruttivo vs. motivo progettuale

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Foto in bianco e nero di un edificio moderno vicino a uno specchio d'acqua, scattata da Mihai Surdu

Principio costruttivo o motivo progettuale: l’eterno braccio di ferro per la verità architettonica. Dove finisce il requisito della struttura portante e dove inizia la libertà della forma? Il dibattito è vecchio come la professione stessa e più che mai attuale alla luce degli strumenti digitali, delle esigenze climatiche e degli sconvolgimenti sociali. È tempo di un’analisi spietatamente onesta: di quanta logica costruttiva ha bisogno il progetto? E quanta esagerazione creativa può tollerare la struttura? Benvenuti nel triangolo delle Bermuda tra tecnologia, estetica e Zeitgeist.

  • La tensione tra principio strutturale e motivo progettuale caratterizza fondamentalmente l’architettura in Germania, Austria e Svizzera.
  • Le nuove tecnologie, i metodi di progettazione digitale e la crisi climatica intensificano il dibattito su autenticità, funzione ed espressione.
  • La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale rendono possibili forme radicalmente nuove, ma pongono la progettazione strutturale di fronte a sfide inaspettate.
  • La sostenibilità costringe i progettisti a ritornare all’onestà costruttiva e, allo stesso tempo, a trovare soluzioni creative.
  • Le competenze tecniche sono più che mai richieste: dalla progettazione parametrica ai sistemi di materiali circolari.
  • Il dibattito tra decorazione e struttura non è solo accademico, ma ha un impatto concreto sulla pratica edilizia, sui costi e sulle risorse.
  • L’architettura visionaria nasce spesso all’interfaccia tra innovazione costruttiva e radicalismo progettuale.
  • Nel discorso globale, il rapporto tra tecnologia ed espressione diventa una pietra di paragone per la futura vitalità della professione.

Principio costruttivo: la base incorruttibile dell’architettura

Se in Germania, Austria o Svizzera le cose si fanno troppo creative, di riflesso si fa appello al principio costruttivo. E non senza una buona ragione: è la spina dorsale di qualsiasi architettura che non voglia perdersi nell’arbitrio. Struttura portante, logica dei materiali, giunzione: non sono dettagli, ma la base di ogni forma che deve durare nel tempo. La cultura edilizia dei Paesi di lingua tedesca è praticamente ossessionata dalla ricerca della verità progettuale. Non c’è da stupirsi, visto che generazioni di ingegneri e architetti hanno predicato il primato della statica sull’espressione. Il famoso ingegnere è un architetto segreto che, con la sua matita, riduce i sogni del progettista al livello di ciò che è fattibile.

Ma per quanto il principio costruttivo sembri chiaro in teoria, è altrettanto difficile nella pratica. Chiunque presenti un progetto per un concorso oggi non deve solo fornire dei bei rendering, ma anche un concetto strutturale plausibile. Gli ingegneri strutturali sono praticamente seduti sul modello. E questo è un bene, perché la complessità dei compiti costruttivi di oggi non può più essere nascosta con un linguaggio puramente progettuale. Soprattutto quando gli obiettivi di sostenibilità, la scarsità di materiali e l’adattamento al clima rendono più rigide le regole del gioco. Il principio costruttivo non è quindi solo una disciplina formale, ma anche un imperativo ecologico ed economico.

Le innovazioni degli ultimi anni dimostrano che sta emergendo una nuova generazione di strutture portanti. Dagli ibridi ultraleggeri in legno ai sistemi in acciaio di ispirazione bionica, si sta lavorando ovunque per combinare meno materiale e più prestazioni. La capacità portante sta diventando l’arte della riduzione. Tuttavia, quanto più precisa è la struttura portante, tanto meno spazio c’è per la creatività. Il principio strutturale diventa il punto di riferimento per l’autenticità. Chi bara su questo punto verrà smascherato senza pietà nel prossimo audit di sostenibilità.

I cambiamenti tecnologici rafforzano questa tendenza. Strumenti digitali come la modellazione parametrica o l’ottimizzazione supportata dall’intelligenza artificiale stanno riportando la progettazione all’origine di ogni forma: la logica costruttiva. Gli algoritmi non sputano gesti arbitrari, ma cercano strutture con un’impronta minima e la massima efficienza. La nuova onestà è brutale e bella allo stesso tempo: si può costruire solo ciò che ha senso dal punto di vista tecnico ed ecologico. Tutto il resto rimane un rendering pornografico.

Ma il discorso non finisce qui. Dopo tutto, l’architettura non vive solo di costruzioni, ma anche di idee, motivi, eccedenze creative. La grande domanda rimane: Quanto design può tollerare il principio – e di quanto principio ha bisogno il design?

Motivo del design: l’arte dell’esagerazione o la fine della disciplina?

Laddove il principio costruttivo fornisce chiarezza, il motivo progettuale inizia a brillare. Sono i famosi „momenti di libertà“ in cui il design esce dal corsetto della tecnologia. In Germania, Austria e Svizzera, il rapporto tra struttura ed espressione era tradizionalmente più una lotta di potere che una relazione d’amore. Il modernismo ha screditato il motivo del design come prodotto di scarto della funzione, mentre l’avanguardia decostruttivista e l’architettura iconica contemporanea lo celebrano come un colpo di liberazione.

Ma cosa significa questo in termini concreti? Il motivo di design è ciò che va oltre la pura necessità. È ornamento, simbolo, ironia, provocazione. È la firma dell’architetto, che non si accontenta del minimo. In un’epoca in cui i generatori e gli algoritmi controllati dall’intelligenza artificiale dominano sempre più il design, il motivo sta diventando l’ultimo rifugio della creatività umana. Ma è anche un campo minato, perché ogni gesto creativo oggi deve giustificarsi – ecologicamente, economicamente e socialmente.

La digitalizzazione può rendere possibili forme radicalmente nuove, ma mette anche il motivo del design sotto pressione per giustificarsi. Non tutto ciò che è geometricamente possibile è anche costruttivamente sensato o sostenibile. Il design si trasforma in una danza sul filo del rasoio: tra l’idoneità di Instagram e la certificazione energetica, tra l’effetto wow e l’impronta di carbonio. Il motivo progettuale può diventare una farsa se ignora la sottostruttura costruttiva. Al contrario, può diventare un’espressione di eccellenza tecnica se cresce dalla struttura portante.

Il dibattito è tutt’altro che accademico. Deciderà il futuro della professione. Riuscirà l’architettura ad affermare il motivo progettuale come parte integrante del costruttivo? O rimarrà intrappolata nella dicotomia tra disciplina ed eccesso? Nella pratica, sperimentiamo entrambe le cose: edifici iconici che brillano perché „la forma segue la finzione“ – e desolati edifici seriali in cui non si riconoscono né il principio né il motivo.

Alla fine, il motivo progettuale rimane il sale nella zuppa architettonica. Ma solo se viene visto come una continuazione logica del principio costruttivo e non come una decorazione. Il futuro dell’architettura risiede proprio in questa dialettica.

Digitalizzazione e IA: chi progetta, chi costruisce e chi decide?

La digitalizzazione ha modificato radicalmente il rapporto tra principio costruttivo e motivo progettuale. In Germania, Austria e Svizzera stanno emergendo mondi progettuali ibridi in cui gli algoritmi e l’intelligenza artificiale non solo ottimizzano, ma progettano anche. La tradizionale divisione del lavoro tra ingegneri strutturisti e architetti viene sezionata digitalmente. Chi progetta in modo parametrico oggi programma contemporaneamente la struttura portante – e simula varianti fino a quando il sistema non geme.

Questo ha delle conseguenze: Da un lato, gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale aprono possibilità inimmaginabili. Strutture complesse che prima erano considerate staticamente impossibili diventano improvvisamente calcolabili e costruibili. Geometrie organiche, modelli generativi, facciate adattive: tutto è possibile, purché la macchina dia il via libera. Il motivo del design sta vivendo un ritorno digitale, liberato dai vecchi vincoli. D’altro canto, cresce il rischio di perdita di controllo. Quando gli algoritmi determinano il design, il principio costruttivo rischia di diventare una scatola nera. La trasparenza ne risente, la responsabilità si offusca.

Per la pratica costruttiva si pone la domanda: chi è responsabile se il progetto digitale fallisce? Il programmatore, l’ingegnere strutturale, l’architetto? Gli attuali sistemi di responsabilità civile sono difficilmente preparati a questa complessità. Inoltre, la progettazione digitale richiede competenze radicalmente nuove. Chi vuole avere successo oggi non deve solo padroneggiare l’ingegneria strutturale, ma anche la modellazione dei dati, la tecnologia di simulazione e la logica dell’intelligenza artificiale. Il corso di laurea non è più un percorso lineare, ma uno slalom tra le discipline digitali.

Ma anche le opportunità sono notevoli. Gli strumenti supportati dall’intelligenza artificiale possono ridurre al minimo il consumo di risorse, ottimizzare i cicli di riciclaggio e progettare strutture edilizie in grado di fornire le massime prestazioni con il minimo impiego di materiali. Il principio di progettazione diventa una dottrina parametrica, il motivo di progettazione diventa il risultato di processi basati sui dati. La grande sfida rimane: Come tradurre queste possibilità digitali in una realtà costruita che non solo funzioni tecnicamente, ma sia anche culturalmente e socialmente convincente?

La risposta sta nell’integrazione consapevole. Solo quando il principio costruttivo e il motivo progettuale agiranno come partner alla pari nel processo digitale, si creerà un’architettura che merita il futuro. Tutto il resto è rendering pornografico a un livello superiore.

Sostenibilità: tra riduzione e innovazione

La crisi climatica sta stravolgendo il rapporto tra il principio costruttivo e il motivo progettuale. In Germania, Austria e Svizzera, l’edilizia sostenibile sta diventando un dogma e la struttura portante sta tornando al centro della scena. È finita l’era dell’eccessiva modellazione, è iniziata quella della riduzione. Le strutture portanti non sono più nascoste, ma celebrate, come espressione di intelligenza ecologica. Il motivo del design deve essere misurato in base all’impronta di carbonio, non al fattore Instagram.

Ma anche in questo caso l’innovazione nasce dalla dialettica. L’architettura sostenibile non è necessariamente noiosa. Al contrario: richiede soluzioni creative che reinterpretino il principio costruttivo. Riutilizzo, estrazione urbana, sistemi circolari: improvvisamente i dettagli tecnici diventano dichiarazioni di design. La classica separazione tra struttura ed espressione si sta dissolvendo. La struttura portante diventa un ornamento, la costruzione un messaggio.

La questione dei materiali è centrale. Legno, argilla, cemento riciclato: i nuovi materiali da costruzione richiedono approcci progettuali integrali. Se si vuole avere successo in questo campo, è necessario padroneggiare le regole del principio costruttivo e allo stesso tempo avere il coraggio di esagerarle in termini di design. I migliori esempi nascono all’interfaccia: strutture portanti radicalmente efficienti e allo stesso tempo dall’effetto iconico. La sostenibilità sta diventando un catalizzatore per l’innovazione del design.

La digitalizzazione sta rafforzando questa tendenza. Analisi del ciclo di vita, passaporti dei materiali, ottimizzazione supportata dall’intelligenza artificiale: tutti strumenti che trasformano il principio del design in un processo guidato dai dati. Il motivo del design deve affermarsi senza diventare fine a se stesso. La grande arte sta nel fondere entrambi gli approcci in modo da creare una nuova narrazione architettonica: la riduzione come espediente stilistico, l’innovazione come atteggiamento.

Il dibattito globale lo dimostra: Chiunque abbia a cuore la sostenibilità non può più permettersi di scendere a pigri compromessi. Il futuro appartiene a progetti che intendono principio e motivo non come opposti, ma come un campo di tensione creativa.

Prospettive globali, sfide locali: Cosa resta del dualismo?

Il rapporto tra principio costruttivo e motivo progettuale è una questione perenne nell’architettura internazionale. Negli Stati Uniti e in Asia domina spesso la forma, in Scandinavia e in Europa centrale il principio. Ma i confini stanno diventando sempre più labili. La digitalizzazione non conosce confini stilistici e la crisi climatica trasforma le preferenze locali in necessità globali. In Germania, Austria e Svizzera il tema viene discusso con particolare intensità, perché la cultura edilizia si è storicamente concentrata sull’arte dell’ingegneria e sulla disciplina del design. Allo stesso tempo, cresce la pressione per stare al passo a livello internazionale, che si tratti di grattacieli a Francoforte, costruzioni in legno a Vienna o edifici culturali a Basilea.

Il ritmo dell’innovazione è enorme. Mentre la Cina e gli Emirati Arabi Uniti creano forme spettacolari come dimostrazione di potenza, l’Europa centrale si concentra sulla profondità: giustizia materiale, durata, precisione. Il principio costruttivo diventa un successo di esportazione, il motivo del design un accento. Anche in questo caso, però, si assiste a un’interruzione: i giovani studi sperimentano gli strumenti digitali, armonizzando la ricerca parametrica delle forme con la logica strutturale e mettendo così in discussione la concezione classica.

Il dibattito globale si concentra sull’autenticità, la responsabilità e il ruolo della tecnologia. L’architettura può ancora essere un’espressione quando la struttura portante domina su tutto? Oppure il futuro degli edifici sarà determinato da algoritmi e indicatori di sostenibilità? Le risposte sono varie come i compiti edilizi stessi. Una cosa è certa: Il dualismo tra principio e motivo rimane un’area di tensione produttiva. Chi lo ignora perderà il contatto – tecnicamente, creativamente e culturalmente.

In pratica, è chiaro che i progetti migliori nascono quando entrambi gli approcci lottano tra loro. Dove la struttura portante non si ossifica in un dogma e il motivo non degenera in un fine in sé. L’architettura del futuro si deciderà su questa interfaccia, tra riduzione radicale ed esagerazione creativa, tra tecnologia e poesia.

Germania, Austria e Svizzera sono predestinate a guidare questo dibattito. La pratica edilizia richiede risposte che vadano al di là dei rendering e dei valori U. Il tempo delle scuse è finito. L’unica cosa che conta ora è chi sa come utilizzare in modo produttivo la tensione tra principio e motivo.

Conclusione: l’architettura nell’era della dialettica

Il rapporto tra principio costruttivo e motivo progettuale non è un espediente teorico, ma la pietra di paragone per il futuro dell’edilizia. La digitalizzazione porta nuovi strumenti, la crisi climatica porta nuovi vincoli e la società porta nuove aspettative. Se oggi si vuole progettare con successo, è necessario padroneggiare entrambe le cose: la disciplina della struttura portante e la libertà del design. La migliore architettura nasce quando principio e motivo si sfidano e crescono insieme. Il tempo dei pigri compromessi è finito. Benvenuti nell’architettura della dialettica produttiva.

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Foto: © Città di Gelsenkirchen
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Il Premio Carlo Scarpa 2022 va a Berlino

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lo si può scoprire qui. L'ingresso del Natur Park Südgelände a Berlino-Schöneberg (Foto: Marco Zanin per Fondazione Benetton Studi Ricerche)

lo si può scoprire qui. L'ingresso del Natur Park Südgelände a Berlino-Schöneberg (Foto: Marco Zanin per Fondazione Benetton Studi Ricerche)

Per la prima volta in 25 anni, il Premio Carlo Scarpa è stato assegnato a un parco paesaggistico in Germania. Leggi qui per scoprire quale area berlinese è stata premiata dalla giuria.

Il Premio Internazionale Carlo Scarpa, intitolato all’architetto paesaggista italiano, sarà assegnato nel 2022 al Natur Park Südgelände di Berlino. È la prima volta in 25 anni che un parco paesaggistico tedesco riceve il premio.

La Fondazione Italiana Benetton Studi e Ricerche, con sede a Treviso, ha annunciato il premio il 16 marzo 2022 a Milano. Il Premio Carlo Scarpa viene assegnato annualmente dal 1990. Il Premio Carlo Scarpa viene assegnato annualmente dal 1990 e premia siti speciali di architettura del paesaggio che combinano valori naturali, storici e di design. Secondo la fondazione, il Natur Park Südgelände simboleggia la particolare concezione della natura di Berlino. Rappresenta un ponte tra ecologia, arte e cultura urbana.

Il Natur Park Südgelände è stato messo in sicurezza dalla città di Berlino e sviluppato e gestito dalla società statale Grün Berlin GmbH.

Christoph Schmidt, amministratore delegato di Grün Berlin: „Siamo lieti di aver ricevuto questo riconoscimento di alto livello dal Premio Carlo Scarpa. Il parco naturale Südgelände, di forma allungata, non è solo esemplare per la trasformazione di un’ex linea ferroviaria berlinese in un parco. Inaugurato nel 1999 come progetto decentrato per l’EXPO 2000 di Hannover, il Südgelände di Schöneberg è una miscela di natura selvaggia, reliquie tecniche e arte che può essere vissuta: un pezzo di natura urbana che è inestricabilmente legato alla storia politica, sociale e urbana di Berlino.“

Luigi Latini, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, ha dichiarato: „Il Natur Park Südgelände è sinonimo di mediazione intensiva del senso della natura, di cultura del ricordo, di innovazione e di ricerca estetica. La sua storia è intesa come una chiave di lettura più ampia di una città che ha sviluppato un rapporto straordinario con la natura e trasmette un’idea particolare di ’natura urbana‘.“

Il Natur Park Südgelände rappresenta anche l’intera natura urbana di Berlino, ben oltre il quartiere di Tempelhof-Schöneberg. Il sito, infatti, fa parte di una rete di biotopi protetti e di un sistema di spazi aperti che si estende per oltre otto chilometri come un’area lineare da nord a sud attraverso Berlino.

L’area del parco offre molte opportunità di utilizzo e di svago. Collega luoghi importanti in termini di storia urbana e politica e funge anche da percorso per passeggiate a piedi e in bicicletta. Si trova sul sito dell’ex stazione di smistamento di Tempelhof, chiusa nel 1952. La natura si è poi riappropriata dei binari e delle aree della stazione. Gli elementi tecnici della stazione ferroviaria sono ancora oggi visibili, così come l’ambiente e l’arte. La natura selvaggia è curata da un team di giardinieri e da pecore Heidschnucken. Il sito comprende anche la sala locomotive di quasi 5.000 metri quadrati con la torre dell’acqua e il deposito per la manutenzione dei ponti. È stato ristrutturato e trasformato in un luogo di eventi culturali e di studio, in linea con il suo status di sito protetto.

Il premio: una documentazione dettagliata del parco

Il Premio Carlo Scarpa 2022 è stato assegnato con la motivazione che il Südgelände è sinonimo di „senso della natura, cultura del ricordo, innovazione e ricerca estetica“. Alla base del premio c’è uno studio scientifico sul paesaggio premiato. Questo comprende una documentazione dettagliata sullo sviluppo e la storia del sito, saggi fotografici e scientifici, interviste con le persone coinvolte e un film documentario. I documenti saranno pubblicati in inglese dalla Fondazione Benetton a partire da maggio 2022.

Informazioni sull’evento:

Il film documentario prodotto nell’ambito del Premio Carlo Scarpa sarà proiettato dalla feldfünf a Berlino il 18 e il 27 novembre. In seguito, feldfünf vi invita a una discussione informale sul film e sulla natura urbana di Berlino con il regista Davide Gambino e altre persone coinvolte. Per saperne di più sulla serie di eventi in due parti, cliccate qui: Proiezione del film Premio Carlo Scarpa.

La proiezione del film al feldfünf fa parte di una serie di eventi in due parti organizzati dal Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, la cui prima parte si svolge presso l‘Istituto Italiano di Cultura di Berlino.

Nella motivazione del Premio Carlo Scarpa 2022, la Fondazione scrive: „[…] per la necessità sempre più urgente di vedere i luoghi come frutto di esperienze condivise e luogo di incontro e di ascolto, collocati tra l’ambiente sociale e il dibattito culturale, il Consiglio Scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso di assegnare il Sigillo Carlo Scarpa a tre personalità che trasmettono lo spirito di questa esperienza condivisa: La paesaggista Rita Suhrhoff (Grün Berlin, responsabile del parco), lo scultore Klaus Duschat (Odious) e l’ecologo e paesaggista Ingo Kowarik. Nelle loro mani, il premio è un’espressione di solidarietà e riconoscimento per tutti coloro il cui lavoro dimostra la necessità di sviluppare un rapporto consapevole con la terra, e che dimostrano la loro appassionata ricerca della conoscenza unita all’instancabile desiderio di soddisfare i più alti standard estetici, etici ed ecologici nella progettazione di paesaggi.“

Il Natur Park Südgelände è solo il secondo vincitore tedesco del Premio Carlo Scarpa. In precedenza, il Regno dei Giardini di Dessau-Wörlitz aveva ricevuto il premio nel 1997. È anche un sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Altri vincitori del premio e oggetti di ricerca della fondazione sono i Giardini dell’Agdal a Marrakech (2000), la Valle delle Rose in Cappadocia, Turchia (2020/21) e i giardini del tè a Wuyuan, Cina (2019).

Il Premio Carlo Scarpa non intende solo sottolineare le peculiarità paesaggistiche e la manutenzione di alcuni spazi verdi. Vuole anche essere uno strumento per proteggerli in modo sostenibile. Di conseguenza, il premio richiama l’attenzione sul lavoro intellettuale e manuale che sta dietro alla creazione e alla manutenzione di un parco. La commissione cerca anche progetti speciali che facciano riflettere e che abbiano concetti sostenibili. È composta da un team internazionale di architetti, esperti di giardini, agronomi, geografi, botanici e storici. Il sigillo del premio è basato su un disegno dello stesso Carlo Scarpa (1906-1978).

Un altro paesaggio impressionante che è stato premiato con il Premio Carlo Scarpa nel 2020 è la Valle delle Rose e la Gola Rossa in Cappadocia.

Misurare! Dal lavoro sulla luna all’architettura verde

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Il programma di Raumwelten 2019 è pronto!

Misurare e rompere con le dimensioni: Dal 13 al 15 novembre 2019, Raumwelten farà luce sul tema „Measure! Measure and Measurelessness in Spatial Staging“, Raumwelten esplorerà per l’ottava volta le interfacce tra scenografia, architettura e media. In questo modo, Raumwelten si muove proprio nel campo della tensione tra la chiara misurabilità, le dimensioni standardizzate e l’incommensurabilità ludica nella messa in scena e nell’esperienza spaziale. Relatori di fama internazionale come Nils Fischer (Zaha Hadid Architects), Cristina Dìaz Moreno & Efrén García Grinda (Amid.Cero9), l'“eroe dell’architettura verde“ Edouard François, Bert Ulrich (NASA), l’architetto spaziale Marlies Arnhof (ESA), l’inventore della culla per culla Michael Braungart e l’architetto e filosofo Greg Lynn forniranno preziose intuizioni e ispirazioni per il settore.

In qualità di evento leader del settore della comunicazione spaziale in Germania, Raumwelten tratta argomenti innovativi, socialmente ed economicamente rilevanti ed è anche una piattaforma per il networking e il talent scouting. Il congresso con i moduli Business&Talent e Art&Research è completato dai workshop „ABC of Scenography“ e dalle keynote „Spot Landings“. Nel 2019, i nuovi eventi „Raumwelten New Business“ e „Raumwelten Digital“ il mercoledì creeranno un’opportunità di presentazione e una piattaforma di matching per le giovani imprese. Per il grande pubblico, Raumwelten Public inizia il 7 novembre con una settimana cinematografica sull’architettura, il festival musicale #spacetolisten, conferenze, mostre e laboratori per famiglie. Oltre ai panel del congresso, le conferenze con relatori di fama internazionale forniranno importanti impulsi: l’IBA incontra Raumwelten sul tema della tecnologia verde (14 novembre 2019, ore 20.00) con Edouard François, considerato uno dei pionieri dell’architettura verde. Il professor Ferdinand Ludwig e Daniel Schönle (ludwig.schönle) presenteranno le possibilità innovative e sperimentali della botanica architettonica.

La conferenza speciale di quest’anno sarà tenuta dal filosofo, architetto e autore di fantascienza americano Greg Lynn sul tema „Animazione, robotica e VR in architettura“ e mostrerà come le nuove tecnologie possono essere utilizzate e combinate con l’architettura. (15 novembre 2019, ore 19:00)

La collaborazione tra Raumwelten e l’ADC sarà coronata da una conferenza congiunta ADC Design Experience meets Raumwelten (13 novembre 2019, ore 18:00): Il Prof. Dr. Michael Braungart, cofondatore dell’apprezzato principio Cradle to Cradle, e il designer Bruno Maag forniranno informazioni sul loro lavoro nei settori dell’industria del prodotto e del design tipologico.

Panel 1 Working Worlds dal titolo „Working on the Moon“, a cura di Veit Haug, con esperti della NASA e dell’ESA, fa luce sulla tensione tra l’evasione spaziale e i risultati utilizzabili per la progettazione del nostro ambiente di vita e di lavoro: con Bjarke Ingels (BIG Group) (tbc), Bert Ulrich (NASA), Marlies Arnhof (Agenzia Spaziale Europea), co-moderazione: Andreas Hofer (IBA’27)

Il Panel 2 Business, dal titolo „L’uomo come misura“, mostra come stiano cambiando i parametri per il successo creativo ed economico nella progettazione di allestimenti spaziali. Il curatore Roman Passarge invita i relatori Ralf Nähring (dreiform), Florian Käppler (Klangerfinder) e Tibor Hoffmann (Colliers International).

Il panel 3 Scenografia „Misurare!“ con il curatore Jean-Louis Vidière e i relatori Uwe J. Reinhardt (organizzatore della mostra), Christiane Hütter (invisble playground) si interrogherà sull’assenza di scala nella scenografia e sul fatto che scenografia e assenza di scala non siano comunque la stessa cosa?

Nel panel 4 Architettura „Nuove dimensioni“, il curatore Tobias Wallisser discuterà varie metodologie come la progettazione parametrica (Nils Fischer, Zaha Hadid Architects), il lavoro con i diagrammi (Cristina Dìaz Moreno & Efrén García Grinda, Amid.Cero9) e l’individuazione digitale delle forme (Maria Yablonina, ICD University of Stuttgart).

La domanda centrale del panel 5 Museum Worlds „Of large and small scale“ è: come riescono architetti, ingegneri e scenografi a trasformare la misura perfetta in delimitazione spaziale? La curatrice Petra Kiedaisch ha invitato Bettina Magistretti (sauerbruch hutton architekten), Thomas Winterstetter (Werner Sobek) e Tanja Zöllner (Atelier Brückner).

Raumwelten è un evento organizzato da Film- und Medienfestival gGmbH in collaborazione con Wirtschaftsförderung Region Stuttgart GmbH.

Per ulteriori informazioni: www.raum-welten.com

Tutti i vincitori del Premio Cultura DGGL di quest'anno (Foto: Ute C. Bauer)

„Lo spazio di manovra della società civile sta crescendo o si sta riducendo?“. Questa è stata la domanda posta all’inizio del Premio culturale 2019 „Impegno civico per giardini, parchi e piazze“, presentato dalla Società tedesca per l’arte dei giardini e la cultura del paesaggio (DGGL e.V.) al Forum ambientale Allianz di Berlino il 6 aprile 2019.

60 progetti si sono candidati, a dimostrazione del fatto che molti in Germania si impegnano per parchi, giardini e piazze come ambienti di vita e luoghi di incontro culturali. La gamma di progetti presentati è stata sorprendente e ha dimostrato ancora una volta che l’impegno civico è profondamente radicato nella nostra società di oggi. I tre premi e i quattro encomi rendono evidente che, a prescindere dal fatto che si parli di forme di impegno tradizionali o nuove, l’ambito della società civile deve essere costantemente riesplorato. Per ampliare il campo d’azione, gli attori hanno spesso bisogno di molta pazienza, di competenze speciali per attivare e ispirare una cittadinanza più ampia e anche della buona volontà di chi ha responsabilità politiche.

Due dei vincitori del premio, tra gli altri, hanno dimostrato questa capacità di resistenza: La coppia di architetti di Monaco Petra Lejeune-Grub e Hermann Grub si batte da nove anni per una soluzione in galleria per „riunire“ il Giardino Inglese. Con il loro impegno, hanno convinto i cittadini e i politici di Monaco dei meriti del progetto.

Il premio per il „classico impegno civico“ è stato assegnato ai membri volontari dell’associazione Seifersdorfer Thal e.V.. Dal 1981 si occupano della manutenzione e dello sviluppo dell’omonimo giardino paesaggistico inglese vicino a Dresda. I membri dell’associazione non sono solo impegnati nella conservazione dei giardini tutelati, ma anche nella conservazione del paesaggio e della natura nella valle di Seifersdorf e nell’area paesaggistica limitrofa.

Il premio culturale per la „Conservazione della natura e sostenibilità“ è stato assegnato allo Stadtparkverein Hamburg e.V. per il progetto „Parco ecologico“. L’obiettivo del lavoro consiste nell’armonizzare gli aspetti ecologici e di conservazione in uno dei più grandi parchi pubblici della Germania. La giuria ha considerato lo sforzo di bilanciare esigenze spesso contrastanti e di promuovere così lo sviluppo contemporaneo del parco come esemplare per un approccio integrativo alle richieste concorrenti poste agli spazi verdi del centro città, in particolare in tempi di ridensificazione e cambiamento climatico.

Riconoscimenti

Il primo premio è andato a „Hannover Voids“, un’associazione attualmente in fase di costituzione. La DGGL ha premiato l’approccio innovativo del gruppo di studenti, che „occupa“ spazi liberi nel centro della città con installazioni, performance e molte altre attività. Con il loro impegno, Hannover Voids vuole rendere visibili luoghi inosservati come spazi di opportunità e collaborare con altri per renderli più vivibili.

L’obiettivo delle Guide dei Giardini di Hannover è quello di aumentare l’interesse e l’apprezzamento per i Giardini di Herrenhausen. A tal fine, da diversi anni i „fan di Herrenhausen“ volontari – tutti sottoposti a una formazione specializzata – sono a disposizione del pubblico nei fine settimana nel Grande Giardino. Rispondono alle domande dei visitatori interessati sul monumento del giardino o danno consigli pratici per la loro visita. Sono stati premiati per la loro „speciale strategia di mediazione“.

Il terzo premio ha premiato l‘„uso differenziato delle piante“ da parte del gruppo di lavoro dei volontari del Kloster Kamp. Nel giardino delle erbe profumate e fiorite, aperto dal 2012, sono soprattutto le erbe aromatiche e medicinali a costituire l’ossatura della piantagione. Nel 2016, il giardino è stato nominato uno dei „50 giardini più belli 2016“ in un concorso nazionale.

Infine, la Förderverein historische Parkanlagen Wuppertal è stata premiata per lo sviluppo della sua „struttura di rete globale“ locale. L’associazione si impegna per gli „spazi verdi di Wuppertal“ dal 2004. Tra le altre cose, i membri organizzano conferenze e visite guidate, gestiscono un sito web completo di informazioni sui luoghi verdi di Wuppertal e dintorni e sostengono il restauro di monumenti da giardino classificati.

Autore:

Anne Haß-Wiegand ha conseguito il dottorato presso l’Università di Kassel. Il suo lavoro si concentra sulla storia e sulla struttura delle scienze ambientali, sulla storia delle idee di natura e sulla filosofia della scienza dell’interdisciplinarità. Negli ultimi otto anni, ha svolto attività di volontariato come sponsor per Amsoc – sponsorizzazioni per figli di genitori malati di mente.

Panoramica del concorso maggio 2019 (2/2)

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Siete interessati agli ultimi risultati dei concorsi di architettura del paesaggio, ma non avete il tempo di guardarli bene? Nella panoramica dei concorsi G+L, Heike Vossen fornisce aggiornamenti mensili sui risultati dei concorsi più interessanti.

Gli architetti paesaggisti di Planorama hanno creato un’ampia scalinata che segna l’ingresso della città sulle rive della Mosella. Con vista sulla riva opposta e sullo sfondo della chiesa storica, la scalinata funge da luogo di sosta o da tribuna. Collega il centro storico con la piazza fluviale più bassa, che in precedenza era riservata principalmente al parcheggio delle auto. „L’opera colpisce per la sua struttura chiara e spaziosa“, ha dichiarato la giuria. La piazza centrale e l’area ricreativa sulla riva del fiume derivano dalla struttura urbana di Bernkastell e costituiscono un chiaro riferimento all’estensione della città vecchia. La passeggiata continua lungo il fiume è destinata principalmente a pedoni e ciclisti, mentre le aree di parcheggio necessarie per il turismo marittimo sono disposte nelle aree periferiche, con strade di accesso esterne al centro. La pista ciclabile della Mosella è accompagnata da un filare di alberi ed è integrata nell’ampia passeggiata della Mosella. Una superficie pavimentata uniforme collega la passeggiata e la piazza sul fiume, mentre un cambio di superficie struttura anche tre „isole di relax“ con gruppi di alberi aperti al centro della grande piazza.

Il concorso bdla per giovani designer della Renania Settentrionale-Vestfalia cercava un „giardino climatico“ da presentare al Salone del Giardino di Kamp-Lintford il prossimo anno. Le laureande Jenny Ohlenschlager e Lisa Brunnert hanno convinto la giuria con il loro progetto di giardino „The Heat“, che tematizza il microclima e la continua impermeabilizzazione del nostro ambiente di vita. L’approccio è sia concettuale che tangibile: uno spazio verde alberato con una superficie asfaltata aperta nascosta all’interno. La giustapposizione tra la superficie sigillata e le piante permette ai visitatori di avere un’esperienza sensoriale diretta quando il tempo è favorevole, attraverso chiare differenze di temperatura tra la vegetazione, che viene descritta come una natura selvaggia, e la superficie d’asfalto liberamente esposta. Non sono necessarie spiegazioni aggiuntive o pannelli informativi. L’ombra della vegetazione, insieme all’evaporazione che raffredda l’aria, risparmia un’area definita della superficie d’asfalto durante tutto l’anno, il momento centrale concettuale di „The Heat“. Due stazioni meteorologiche documentano le differenze microclimatiche.

Con la loro strategia di attivazione degli spazi aperti nel quartiere Sterkrade di Oberhausen attraverso interventi selettivi, gli architetti paesaggisti di Kraft.Raum hanno conquistato la giuria della commissione multipla. In futuro, due nastri d’azione si snoderanno dagli ingressi del centro città in direzione nord-sud ed est-ovest attraverso la zona pedonale. Collegheranno tutte le parti del centro città e fungeranno da punti di riferimento per i visitatori. Le fasce si distinguono dalla pavimentazione circostante come strisce di due metri di larghezza e definiscono la zona frontale dei negozi su un lato. Esse integrano alberi e arbusti esistenti, nuove piantumazioni e un arredo urbano modulare sviluppato individualmente. La riprogettazione delle rispettive piazze all’ingresso della città crea punti focali di grande impatto: Racchiuse da una cornice di alberi potati, il loro centro rimane libero per usi multifunzionali. La „Kleiner Markt“, la piazza centrale del mercato, ha un intarsio quadrato definito, completato ai lati da un boschetto di alberi sciolti.

L’intera gamma di argomenti della conservazione del patrimonio

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L’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 è sulla bocca di tutti. Per questo motivo, l’Ufficio statale bavarese per la conservazione dei monumenti vi invita a partecipare alle Conferenze del lunedì, una serie di eventi pensati per farvi conoscerelo spettro della conservazione dei monumenti, la protezione dei beni culturali e il nostro patrimonio culturale in Baviera e in Europa.

Le conferenze del lunedì si svolgeranno per sei lunedì dal 19 febbraio al 26 marzo nella sala delle colonne dell’Alte Münze di Monaco, sede principale dell’Ufficio statale bavarese per la conservazione dei monumenti. Il ciclo di conferenze è frutto della collaborazione tra l’Ufficio statale bavarese per la conservazione dei monumenti, la Società per l’archeologia in Baviera e il Centro per l’istruzione degli adulti di Monaco (MVHS).

Ogni evento inizia alle 19.00 e l’ingresso è gratuito. È necessaria l’iscrizione tramite il MVHS, indicando il numero del corso.

Programma:

Prof. Dr. Bernd Päffgen, Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco: Erding nel 1° millennio

Erding nel 1° millennio – questo è il titolo di un progetto di ricerca archeologica della LMU e dei suoi partner. Si tratta del cimitero a terrazze di Altenerding-Klettham, dell’insediamento altomedievale di Aufhausen-Bergham e della corte reale del periodo carolingio ad Altenerding. Il Prof. Dr. Bernd Päffgen fornisce informazioni su questo progetto in corso, che apre una finestra sulla storia di Erding nel 1° millennio d.C. Chr.

Numero del corso: F217330

Dr Susanne Fischer, BLfD: Luce dopo anni bui: Le vetrate del dopoguerra nelle chiese di Monaco

In un gran numero di chiese di Monaco sono state installate nuove vetrate e vetri colorati nell’ambito della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Monaco era un centro per la produzione di vetrate fin dal XIX secolo e le cosiddette „finestre di Monaco“ erano esportate in tutto il mondo. Questa tradizione di laboratori e artisti famosi ha prodotto opere d’arte eccezionali anche nel XX secolo.

Numero del corso: F217340

Dr. Thomas Hermann, BLfD: Il sacrificio e la resurrezione del leone bavarese – la propaganda pittorica nella Prima guerra mondiale e la sua influenza sui monumenti ai caduti di Monaco e dintorni

Numerose rappresentazioni propagandistiche della Prima guerra mondiale fanno riferimento a motivi dell’iconografia cristiana. La lezione si propone di tracciare le linee tradizionali di alcune di queste raffigurazioni e di mostrare come esse siano state poi riprese nella progettazione dei monumenti ai caduti.

Numero del corso: G217390

Prof. Dr. Dorothea Diemer, Università di Augsburg: Augsburg città d’acqua: le tre magnifiche fontane di Augsburg

Le tre magnifiche fontane di Augusta – tutti le conoscono di vista, ma per lo storico aprono molte domande che vanno oltre l’aspetto artistico: Chi fu il loro iniziatore? Chi erano i loro modelli italiani? I padri della città volevano esprimere una particolare idea di programma con le figure principali – Augusto, Mercurio, Ercole? Facevano parte della rete idrica pubblica? La conferenza di Dorothea Diemer affronta queste domande e presenta le risposte da una prospettiva storica (dell’arte).

Numero del corso: G217400

Dr. Karl Gattinger, BLfD: L’invenzione del benessere. Gabriel von Seidl e l’architettura delle locande bavaresi dell’epoca del principe reggente

Gabriel von Seidl è stato uno degli architetti più influenti dell’epoca dei principi reggenti. Oltre ai grandi edifici storicisti come il Museo Nazionale Bavarese, furono soprattutto gli interni delle sue locande a rendere famoso l’architetto nato a Monaco di Baviera ben oltre i confini della Baviera. Il palazzo della birra, l’epitome del riuscito connubio tra grande città e accoglienza, è considerato una sua invenzione.

Numero del corso: G217410

Christian Behrer, Büro für Denkmalpflege, Regensburg & Jochen Haberstroh, BLfD: Il Marienhof di Monaco di Baviera – un luogo rivela la sua storia

Il Marienhof è una delle poche aree del centro di Monaco di Baviera che è rimasta non sviluppata per decenni. Congelata per così dire per il futuro, la storia delle case tra Weinstrasse e Dienerstrasse si trova a pochi centimetri sotto la superficie. Le indagini archeologiche durante i lavori di costruzione della seconda linea principale della S-Bahn si sono svolte nel 2011/2012. Continueranno nel 2017/2018. La conferenza offre una panoramica degli scavi e dei primi risultati di molti anni di ricerca.

Numero del corso: G217420

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Lezioni del lunedì sulla conservazione dei monumenti in Baviera

Rinascimento III – Potere e rappresentazione

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Il Palazzo Medici Riccardi: l'architettura rinascimentale come espressione del potere e dell'influenza sociale dei Medici. Foto: ScareCriterion12 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, via: Wikimedia Commons
Il Palazzo Medici Riccardi: l'architettura rinascimentale come espressione del potere e dell'influenza sociale dei Medici. Foto: ScareCriterion12 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, via: Wikimedia Commons

Il Rinascimento non fu solo un movimento artistico, ma anche politico. I mecenati, i principi e il papato usarono l’arte e l’architettura specificamente per mostrare potere, prestigio e legittimazione religiosa. Da Firenze a Roma a Mantova, furono creati edifici e piazze che trasmettevano messaggi politici, religiosi e sociali con la pietra, il colore e la forma. Questo articolo esamina gli esempi chiave del Rinascimento come strumento di rappresentazione.

Il Rinascimento combina arte e politica in modo unico. I mecenati della nobiltà, della borghesia e della chiesa sostenevano consapevolmente artisti e architetti per visualizzare l’istruzione, il potere e il prestigio sociale. L’arte non funzionava come semplice decorazione, ma come mezzo di comunicazione sociale. Palazzi, chiese, piazze e sculture costituivano palcoscenici per la messa in scena politica e la legittimazione religiosa.

I Medici e Firenze

La famiglia Medici ha caratterizzato Firenze per generazioni come principale mecenate del Rinascimento. Cosimo de‘ Medici „il Vecchio“ e suo nipote Lorenzo „il Magnifico“ investirono in edifici che dimostravano il potere politico e culturale. La cupola del Brunelleschi della Cattedrale di Santa Maria del Fiore (1420-1436) non è solo un capolavoro architettonico, ma anche un simbolo dell’ambizione fiorentina, del progresso tecnico e dell’indipendenza economica. Il Palazzo Medici Riccardi (Michelozzo, dal 1444) mostrava il potere e la sicurezza civica attraverso proporzioni chiare, un’attenta organizzazione della facciata e un cortile interno armonioso. L’architettura divenne un’espressione visibile dell’ideale di istruzione, ricchezza e status sociale.

Il papato e Roma

Sotto papa Giulio II (1503-1513), Roma divenne un centro di rappresentanza artistica e politica. Giulio vedeva nell’arte uno strumento di autoespressione papale e di autorità universale. Bramante progettò la costruzione della nuova Basilica di San Pietro nel 1506, mentre Michelangelo (affreschi della Cappella Sistina, 1508-1512 e 1536-1541) e Raffaello (Stanze Vaticane, dal 1508) crearono immagini di un ordine mondiale basato sullo spirito ma carico di potere politico. Le raffigurazioni di profeti, sibille e il monumentale Giudizio Universale combinano temi religiosi con la visualizzazione della legittimità papale. Piazza San Pietro (1656-1667), successivamente progettata da Gian Lorenzo Bernini, ha continuato questa tradizione di messa in scena combinando lo spazio ecclesiastico con il teatro urbano – una continuazione barocca dell’architettura del potere, ma con radici nel Rinascimento.

I palazzi come palcoscenico di rappresentazione

Anche i governanti laici utilizzarono l’arte rinascimentale per presentarsi. Il Palazzo Ducale di Urbino, costruito sotto Federico da Montefeltro nel XV secolo (tra gli architetti c’erano Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini), è considerato l’epitome della residenza principesca umanistica. Cortili porticati, studiolo (con pareti intarsiate come microcosmo intellettuale), affreschi e biblioteca combinano funzione residenziale, ideali educativi e prestigio principesco in un concetto estetico complessivo. Strategie simili caratterizzano le residenze di Mantova (ad esempio Gonzaga, Palazzo Ducale e Palazzo del Te, Giulio Romano) o di Ferrara sotto gli Estensi. L’architettura, la pittura e la scultura erano espressione dell’ordine sociale, del potere e dell’umanesimo, spesso supportati da collezioni di sculture e testi antichi che simboleggiavano l’erudizione e le aspirazioni culturali.

Piazze e allestimenti urbani

L’urbanistica rinascimentale vedeva gli spazi pubblici come palcoscenico del potere. La Piazza della Signoria di Firenze, circondata da Palazzo Vecchio, dalla Loggia dei Lanzi e da sculture come il David di Michelangelo (una copia nella sua sede originale), simboleggiava l’identità politica della città: la libertà civica e l’autoaffermazione repubblicana. Le piazze erano utilizzate per la comunicazione politica, il giudizio pubblico e l’autopresentazione performativa della comunità. L’architettura e l’urbanistica divennero così strumenti di ordine simbolico e gerarchia sociale.

Umanesimo, religione e funzione sociale

L’arte rinascimentale combina la rappresentazione con l’umanesimo e la religione. Cicli di affreschi, altari e sculture illustravano la materia biblica, ma anche l’ordine del mondo, la conoscenza e la sicurezza intellettuale. Gli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina mostrano l’uomo come misura della creazione: la monumentalità dei corpi riflette l’idea umanista della dignità e dell’individualità dell’uomo. Nella ritrattistica – da Raffaello a Leonardo fino a Hans Holbein il Giovane – l’individuo emerge come personalità dotata di istruzione e posizione sociale. La ritrattistica divenne una sintesi di individualità e status sociale.

Istruzione, scienza e prestigio

Nel Rinascimento l’arte si combina con le conoscenze scientifiche. Gli artisti studiano l’anatomia, la prospettiva, le proporzioni e l’ottica; vedono sempre più il loro lavoro come una disciplina intellettuale. Dipinti, cicli di affreschi e progetti architettonici fungono da portatori di conoscenza, ideali morali e aspirazioni politiche. L’arte era espressione di un nuovo antropocentrismo, la convinzione che l’uomo e la sua ragione potessero sviluppare poteri creativi. Il Rinascimento fondeva estetica, umanesimo e messa in scena politica. Lo dimostrano edifici come Palazzo Medici-Riccardi, la Basilica di San Pietro, la Cappella Sistina, il Palazzo Ducale di Urbino e piazze come Piazza della Signoria: L’arte era un mezzo di potere, educazione e legittimazione. L’architettura, la pittura, la scultura e l’urbanistica servivano a organizzare visibilmente la società.
Per i restauratori, gli storici dell’arte e gli esperti di tutela dei beni culturali vale quanto segue: le opere rinascimentali sono testimonianze multidimensionali di un’epoca in cui l’espressione artistica, la struttura sociale e la comunicazione politica erano inestricabilmente legate. La loro conservazione richiede competenza tecnica, comprensione storica e consapevolezza del loro significato ideale.

Per saperne di più: Il padre degli dei Zeus, sovrano dell’Olimpo.

Floriade 2022: l’Expo vi invita ad Almere

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Floriade Expo 2022

Foto: Floriade Expo 2022, Almere

Anche la sede è speciale. Floriade 2022 si svolgerà ad Almere. Dove prima c’era l’acqua, quest’anno i Paesi Bassi presenteranno idee per la crescita di città verdi. Floriade Expo è più di una semplice esposizione di giardini colorati. Il tema è: Comepossonole nostrecittà diventare più vivibili, più verdi e più sostenibili nonostante i cambiamenti climatici? Leggete qui tutto quello che c’è da sapere sul Floriade. Per saperne di più sul concetto di Padiglione tedesco dello studio grüngrau, visitate il sito
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Floriade 2022 riunirà quaranta presentazioni di paesi ispiratori, uno spettacolare complesso di serre e una funivia su sessanta ettari di terreno. Solo questo fa dell’evento una delle più importanti mostre di orticoltura al mondo. Dagli anni ’60 i Paesi Bassi ospitano una Floriade ogni dieci anni. Ogni volta in un luogo diverso. Quest’anno è la volta della città di Almere. Essa fa da sfondo a un evento lungimirante e verde. Perché il motto di Floriade Expo 2022 è: Growing Green Cities.

Oltre ai numerosi padiglioni, una spettacolare funivia lunga 850 metri stupirà i visitatori. La sua altezza garantisce una vista mozzafiato del sito Floriade 2022 e si estende fino allo skyline della città di Almere. Anche l’arboreto è di natura speciale. Si snoda come un filo verde attraverso l’intero sito dell’esposizione mondiale.

Non sono solo le mostre di Floriade Expo 2022 a essere innovative. Anche la sede, la città di Almere, è speciale per natura. Ha circa 220.000 abitanti ed è considerata la città più giovane dei Paesi Bassi. Appena 50 anni fa era ancora dominata dal mare. Il sottosuolo della città è stato letteralmente strappato all’acqua. Oggi Almere è ancora un simbolo della lotta contro le forze della natura, o piuttosto un simbolo dell’uso sapiente della natura.

Tuttavia, Almere non offre il classico idillio olandese. Piuttosto, la città è stata progettata sul tavolo da disegno e poi riempita con un’architettura spettacolare. E questo continua, perché Almere sta crescendo. I contorni del nuovo quartiere sono già visibili dalla spiaggia della città . Qui sta nascendo un’allettante giungla verde chiamata Hortus. Ma prima che i nuovi residenti si trasferiscano nel quartiere, è probabile che passino due milioni di visitatori della Floriade 2022.

Nel 2022, per la settima volta, si terrà nei Paesi Bassi una Floriade Expo. Non si tratta solo di verde all’interno e intorno alle città. Con il motto Growing Green Cities, gli olandesi presenteranno un pezzo del loro dialogo su strutture urbane sane, verdi e neutrali dal punto di vista climatico. Di conseguenza, Floriade 2022 presenterà nuove tecnologie, prodotti esoluzionifuture per l’urbanizzazione globale, il nostro approvvigionamento alimentare, la salute e la produzione di energia. In tutti questi settori sono necessarie innovazioni per rendere la nostra vita più sicura, più sana e più attraente. Floriade 2022 presenta molte di queste idee innovative. Tutte si uniscono per formare un viaggio di scoperta che sfida e ispira i visitatori a condurre una vita più verde e consapevole.

L’ampio spettro di temi di Floriade Expo 2022 è suddiviso nelle seguenti quattro aree tematiche Rendere più verde la città, Nutrire la città, Salutare la città ed Energetizzare la città. Tutti e quattro i temi non sono presenti solo nei numerosi padiglioni e nell’enorme complesso di serre del sito. A Floriade Expo 2022 si ritrovano anche nell’Arboretum e nel ricco programma artistico e culturale dell’Esposizione Universale.

La riflessione sulle città densamente edificate e sui loro spazi verdi è al centro di Floriade 2022. Come questi luoghi urbani possano diventare più verdi, più vivibili e più sostenibili sono le domande che gli olandesi stanno affrontando ad Almere. Non potrebbe esistere una città più adatta a discutere dello sviluppo sostenibile degli spazi verdi. Anche senza Floriade 2022, Almere è già una sorta di laboratorio vivente, un luogo di sperimentazione e di nuovo sviluppo. Da aprile a ottobre 2022, la città diventerà una vetrina per le innovazioni nel campo della sostenibilità e della produzione alimentare. Come esposizione mondiale, riunirà operatori di tutto il mondo.

Floriade con riverberi

La settima Floriade nei Paesi Bassi è diversa dalle precedenti. Per la prima volta, non è organizzata solo come una fiera che viene smantellata dopo sei mesi. Al contrario, dalle fondamenta di Floriade 2022 sta nascendo un nuovo quartiere cittadino. L’intera infrastruttura della fiera verrà mantenuta e sarà un esempio di sostenibilità a lungo termine. Ad esempio, gli ampi marciapiedi sono progettati in modo che l’acqua piovana possa defluire facilmente. Anche l’arboreto, una sorta di biblioteca vegetale ricca di profumi e colori, è caratterizzato dalla sostenibilità. Tutti gli alberi e le piante provengono da coltivatori locali. Sono stati selezionati anche perché migliorano la qualità dell’aria, aiutano ad abbassare la temperatura,promuovono la biodiversitào servono come fonte di cibo.

L’intero sito di 60 ettari della Floriade 2022 è suddiviso in piazze , denominate in ordine alfabetico con i nomi botanici delle piante che vi si trovano. Come potrebbe essere altrimenti, nei Paesi Bassi, se non che la Tè riservata al tulipano? Questa strutturazione e piantumazione crea una trapunta patchwork di giardini, attraversata da canali con ponti realizzati con materiali riciclati. Questa è la base, per così dire, del nuovo quartiere che crescerà qui dopo Floriade Expo 2022.

Oltre ai preparativi per la creazione di una nuova città sostenibile, Almere ha invitato il mondo a presentarsi. Ben 30 Paesi hanno quindi allestito un proprio padiglione per presentare le loro idee per la città verde del futuro. In questo contesto, i Paesi Bassi, ad esempio, mostreranno come sia possibile realizzare un’edilizia sostenibile e rispettosa del clima utilizzando prodotti biologici. La Cina, invece, invita i visitatori a fare un giro in un giardino di bambù in crescita. Nel padiglione dell’India, i visitatori intraprenderanno un viaggio spirituale. Al Floriade 2022, lo Stato del Qatar mostrerà come le forme costruttive tradizionali e le moderne tecnologie possano essere utilizzate per rendere più verdi i deserti.

Insieme a gtp2 architekten e insglück, lo studio grüngrau Landschaftsarchitektur 2021 ha vinto il 1° premio per la progettazione dell’area espositiva tedesca. Il loro progetto per Floriade Expo 2022 si chiama BIOTOPIA – Growing Community. La costruzione del padiglione in cubidi legnoè riconoscibile da lontano. L’edificio a due pianiè anche parte di un giardino. A questo contribuiscono le sue facciate piantumate, checambiano continuamentecome un ecosistema vivente. Le idee per BIOTOPIA provengono da gtp2 architekten e insglück, che hanno progettato il Giardino Tedesco di Almere con lo studio grüngrauLandschaftsarchitektur.