Chi opera nel settore dell’architettura del paesaggio, della progettazione degli spazi aperti o della gestione delle aree verdi non può farne a meno: le linee guida FLL costituiscono la colonna portante tecnica di un’intera categoria professionale. Esse regolano le modalità di inverdimento dei tetti, di piantumazione degli alberi, di verifica dei parchi giochi e di realizzazione dei campi sportivi in erba. Chi conosce e comprende le linee guida FLL non solo sa cosa è tecnicamente corretto, ma anche perché determinate decisioni progettuali devono essere prese in un certo modo e non in un altro.
- Che cos’è la FLL, come è nata e quale status giuridico hanno le sue linee guida
- Quali ambiti tematici coprono le linee guida FLL e come sono strutturate
- Come vengono applicate le linee guida della FLL nella pratica progettuale e quale carattere vincolante hanno
- Qual è l’importanza delle linee guida FLL sui tetti verdi per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo
- In che modo le linee guida FLL relative all’ubicazione degli alberi e alla loro cura influenzano la gestione degli alberi urbani
- Quale ruolo svolgono le linee guida FLL nelle gare d’appalto, nell’aggiudicazione e nella garanzia
- Quali sono i limiti e i punti deboli delle normative e come gli esperti li affrontano
- Come le linee guida FLL vengono ulteriormente sviluppate nel contesto dell’adattamento climatico e della biodiversità
Che cos’è la FLL: organizzazione, storia e identità
L’acronimo FLL sta per Forschungsgesellschaft Landschaftsentwicklung Landschaftsbau e.V., un’organizzazione specialistica senza scopo di lucro con sede a Bonn. È stata fondata per tradurre le conoscenze tecniche e scientifiche dell’architettura del paesaggio e dell’ingegneria paesaggistica in normative vincolanti che fungano da base affidabile per la pratica. La FLL non è un ente statale né un istituto di normazione ai sensi del Deutsches Institut für Normung (DIN), bensì un’associazione di esperti provenienti dai settori della progettazione, della ricerca, dell’industria e dell’esecuzione, che elabora le proprie norme attraverso un processo consensuale.
L’identità della FLL è quella di un’associazione tecnico-scientifica che documenta e aggiorna lo stato dell’arte riconosciuto nel proprio settore di competenza. Questa pretesa non è banale: lo «stato dell’arte riconosciuto» è un concetto giuridico che riveste un ruolo centrale nei contratti d’opera, nelle questioni di responsabilità e nei procedimenti giudiziari. Chi si discosta da tale stato dell’arte ha l’onere di provare che la soluzione scelta sia equivalente o migliore. Le linee guida della FLL, pur essendo formalmente norme di diritto privato, hanno quindi nella pratica un notevole effetto normativo.
La nascita della FLL risale alla seconda metà del XX secolo, quando l’architettura del paesaggio, in quanto disciplina specialistica autonoma, assunse compiti sempre più complessi: tetti verdi nel modernismo del dopoguerra, impianti sportivi, realizzazione di parchi giochi, piantumazione di alberi nei centri urbani densamente popolati. La necessità di creare basi tecniche solide per questi compiti ha portato all’elaborazione sistematica di linee guida che oggi comprendono un corpus di diverse decine di regolamenti. Questo corpus viene continuamente rivisto e adattato alle nuove conoscenze.
Struttura e ambiti tematici delle linee guida FLL
Le linee guida FLL coprono un ampio spettro della pianificazione degli spazi aperti e del paesaggio. Tra le più note e citate figurano le linee guida sui tetti verdi, quelle sulla cura degli alberi, quelle relative alla collocazione degli alberi negli spazi urbani, quelle sui parchi giochi e le normative relative ai prati e agli spazi sportivi all’aperto. A queste si aggiungono le linee guida per i cimiteri, per l’utilizzo di materiali riciclati nel giardinaggio e nella progettazione paesaggistica, nonché per l’inverdimento delle facciate. Ciascuna di queste normative è strutturata in modo autonomo, ma segue un principio di base comune: in un unico documento vengono riuniti requisiti, principi di progettazione, norme di esecuzione e procedure di verifica.
Dal punto di vista strutturale, la maggior parte delle linee guida FLL si articola in una parte dedicata ai requisiti, che descrive le caratteristiche che un’opera, una piantumazione o un impianto deve possedere, e in una parte dedicata all’esecuzione, che disciplina le modalità tecniche di attuazione di tali requisiti. Molte linee guida contengono inoltre indicazioni relative alla progettazione, alla gara d’appalto e al collaudo, il che le rende strumenti di lavoro completi per l’intero processo di progettazione e costruzione. Alcune linee guida, come quella sui tetti verdi, includono anche sistemi di classificazione che distinguono diversi tipi di opere o forme di inverdimento, assegnando a ciascuna requisiti specifici.
Particolarmente importante è il rapporto tra le linee guida FLL e le norme DIN e altri regolamenti. In molti casi le linee guida FLL integrano la normazione DIN, poiché le norme DIN non contengono disposizioni sufficientemente dettagliate per questioni specifiche relative all’architettura del paesaggio. In alcuni ambiti, come ad esempio nel caso dei tetti verdi, le linee guida FLL costituiscono il quadro normativo primario, mentre le norme DIN vengono utilizzate solo a titolo integrativo. Gli esperti devono quindi verificare sempre quale quadro normativo sia pertinente per un compito concreto e se più documenti siano applicabili contemporaneamente.
La linea guida FLL sui tetti verdi: base per la progettazione, la realizzazione e il collaudo
La linea guida FLL per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione dei tetti verdi, in breve «linea guida sui tetti verdi», è probabilmente il quadro normativo più noto e più diffuso a livello internazionale della FLL. Essa distingue fondamentalmente tra inverdimento estensivo e inverdimento intensivo, dove il primo è caratterizzato da spessori ridotti del substrato, forme di vegetazione basse e un impegno minimo nella manutenzione, mentre quella intensiva richiede strati di substrato più spessi, una vegetazione più esigente e una manutenzione regolare. Una forma intermedia, la cosiddetta «vegetazione intensiva semplice», completa questo spettro.
La struttura a strati di un tetto verde è definita con precisione nella direttiva. Dall’alto verso il basso, essa si articola in strato vegetativo, strato di substrato, strato filtrante, strato drenante e di accumulo, nonché strati protettivi e membrana di protezione delle radici. Ciascuno di questi strati presenta requisiti specifici in termini di materiali, spessori e caratteristiche. Lo strato di substrato, ad esempio, deve soddisfare determinati requisiti relativi alla distribuzione granulometrica, alla capacità idrica, alla capacità aerea e al contenuto organico, che nella direttiva sono concretizzati tramite procedure di prova e valori limite. Questa precisione non è fine a se stessa: garantisce che i tetti verdi funzionino in modo duraturo, non danneggino l’impermeabilizzazione del tetto e che i carichi statici rimangano calcolabili.
Per la pratica progettuale è particolarmente rilevante la parte relativa al collaudo e alla garanzia. La direttiva stabilisce in base a quali criteri un tetto verde possa essere collaudato e quali difetti siano considerati sostanziali. Definisce inoltre i requisiti di manutenzione validi per il periodo di garanzia e oltre. Chi, in qualità di progettista, indice una gara d’appalto per un tetto verde senza indicare la linea guida FLL sui tetti verdi come base contrattuale, rinuncia a uno strumento collaudato per la garanzia della qualità e, in caso di controversia, si espone a un notevole rischio argomentativo. Viceversa, chi conosce la direttiva è in grado di formulare con precisione i capitolati d’appalto e di richiedere in modo univoco determinati standard qualitativi di esecuzione.
L’importanza della linea guida sui tetti verdi è notevolmente aumentata negli ultimi decenni, poiché i tetti verdi non sono più considerati solo un elemento di design, ma parte integrante dell’infrastruttura urbana per la gestione delle acque piovane, la riduzione del calore e la biodiversità. Molti comuni hanno previsto i tetti verdi nei piani regolatori o li hanno inseriti nei programmi di incentivazione comunali. La direttiva FLL costituisce in questo contesto la base tecnica a cui fanno riferimento la normativa urbanistica e quella in materia di incentivi.
Ubicazione e cura degli alberi: linee guida FLL per gli alberi urbani
Gli alberi urbani sono soggetti a condizioni ambientali estreme: terreni compattati, spazio radicale limitato, esposizione al sale antigelo, stress termico causato dalle superfici impermeabilizzate e competizione con le infrastrutture sotterranee. La FLL ha elaborato per questo settore diverse normative strettamente correlate tra loro. Le raccomandazioni per la piantumazione degli alberi, le linee guida per la cura degli alberi e le indicazioni per il controllo degli alberi costituiscono insieme un sistema che copre l’intero ciclo di vita di un albero urbano, dalla piantumazione fino alla verifica della sicurezza stradale.
Le raccomandazioni della FLL per la piantumazione degli alberi descrivono i requisiti relativi alle buche di piantumazione, ai substrati, agli impianti di irrigazione e ai sistemi di ancoraggio. Particolarmente rilevanti sono le indicazioni relative ai volumi minimi dello spazio radicolare: senza uno spazio radicolare sufficiente, gli alberi urbani non possono garantire né la necessaria stabilità né i servizi ecosistemici desiderati, quali l’ombreggiatura, il raffreddamento per evaporazione e la ritenzione delle acque piovane. La direttiva fornisce valori indicativi per i volumi minimi in funzione delle dimensioni desiderate dell’albero e raccomanda soluzioni quali i canali di drenaggio per alberi, i sistemi di guida delle radici e i sistemi di fissaggio delle aiuole, che rendono accessibile lo spazio radicale sotto le superfici pavimentate.
La direttiva FLL sul controllo degli alberi disciplina il controllo visivo degli alberi come strumento dell’obbligo di sicurezza. Essa distingue tra il controllo di routine, effettuato regolarmente e senza particolari strumenti ausiliari, e l’ispezione approfondita, che viene eseguita in caso di anomalie o a seguito di eventi dannosi. La linea guida definisce gli intervalli di controllo, i requisiti di documentazione e i criteri per la valutazione dei danni agli alberi. I comuni, gli uffici preposti alla gestione delle aree verdi e i proprietari privati che curano gli alberi negli spazi pubblici farebbero bene ad allineare le proprie pratiche di controllo a questa direttiva, poiché essa funge da prova di correttezza operativa in caso di danni.
Un aspetto spesso sottovalutato è l’interazione tra la pianificazione della collocazione degli alberi e quella delle condutture. Le condutture sotterranee per l’elettricità, l’acqua, le acque reflue e le telecomunicazioni competono con le radici degli alberi per lo stesso spazio nel terreno. Le raccomandazioni della FLL forniscono indicazioni sulle distanze minime e sulle soluzioni che conciliano la protezione delle condutture con lo sviluppo dello spazio radicale. Chi ignora queste raccomandazioni nella fase di progetto preliminare crea conflitti che in seguito dovranno essere risolti a scapito dell’albero o a scapito dell’infrastruttura.
Linee guida FLL nei bandi di gara, nell’aggiudicazione e nella garanzia
L’effetto pratico delle linee guida FLL si manifesta soprattutto nel diritto contrattuale. Se le linee guida FLL vengono concordate in un contratto d’appalto come base contrattuale, acquisiscono un carattere giuridicamente vincolante tra committente e appaltatore. Ciò avviene solitamente tramite un riferimento nel capitolato d’appalto o nelle condizioni contrattuali particolari. Anche in assenza di un accordo esplicito, le linee guida FLL possono essere invocate come norme tecniche riconosciute qualora un tribunale o un perito debba valutare lo stato dell’arte in caso di controversia.
Per i bandi di gara secondo il VOB/A (Regolamento per l’aggiudicazione e la gestione dei contratti di appalto per lavori edili), ciò significa che chi indice una gara d’appalto per lavori di architettura del paesaggio dovrebbe conoscere le linee guida FLL pertinenti e indicarle correttamente nel capitolato d’appalto. Un bando di gara per un tetto verde che faccia riferimento alla linea guida FLL sui tetti verdi è più preciso e giuridicamente più sicuro rispetto a uno che formuli solo requisiti generali di qualità. Gli offerenti sanno cosa ci si aspetta; i committenti possono indicare chiaramente eventuali scostamenti; i periti dispongono di una base di verifica univoca.
Le linee guida FLL svolgono un ruolo importante anche nella fase di garanzia. La linea guida sui tetti verdi, ad esempio, contiene specifiche relative alla densità e alla qualità della vegetazione che ci si può aspettare al termine della fase di attecchimento e alle misure di manutenzione da attuare durante il periodo di garanzia. Le controversie relative a difetti negli impianti di inverdimento possono essere risolte con notevole facilità se è chiaro fin dall’inizio quale linea guida si applica e quali requisiti essa prevede. I periti nei procedimenti edilizi fanno regolarmente riferimento alle linee guida FLL quando determinano il livello di prestazione dovuto.
Limiti, critiche e ulteriore sviluppo delle norme FLL
Nonostante la loro grande importanza, le linee guida FLL non sono esenti da critiche. Un problema strutturale risiede nell’attualità: le linee guida vengono elaborate in gruppi di lavoro che richiedono tempo e il ciclo di revisione può comportare che le nuove conoscenze scientifiche o le mutate condizioni quadro vengano integrate nelle normative solo con un certo ritardo. Le sfide dell’adattamento climatico, ovvero la necessità di progettare impianti di inverdimento in vista di temperature più elevate, periodi di siccità più lunghi ed eventi di pioggia intensa più frequenti, hanno modificato i requisiti relativi ai substrati, alla scelta della vegetazione e ai sistemi di irrigazione, senza che tutte le normative siano state ancora completamente adeguate.
Un altro punto critico riguarda l’accessibilità. Le linee guida FLL sono pubblicazioni a pagamento, il che può limitarne la diffusione negli studi di piccole dimensioni e nei comuni con budget limitati. Chi non conosce le linee guida perché non ha accesso ad esse, non può applicarle correttamente. Questo aspetto dell’accessibilità è stato ripetutamente affrontato nel dibattito specialistico, senza che sia stata trovata una soluzione definitiva.
Dal punto di vista dei contenuti, viene talvolta criticato il fatto che singole linee guida si concentrino eccessivamente sugli standard tecnici minimi e non sanciscano in modo sufficientemente vincolante gli obiettivi di qualità ecologica, ad esempio per la promozione della biodiversità o l’utilizzo di piante autoctone. La FLL ha reagito a questa critica tenendo maggiormente conto degli aspetti ecologici nelle direttive più recenti e nelle revisioni. La linea guida per l’inverdimento delle facciate, ad esempio, contiene ora indicazioni differenziate sulla funzione di habitat delle facciate inverdiate. Se tali indicazioni siano sufficienti a sostenere gli obiettivi di biodiversità dello sviluppo urbano è una questione su cui gli esperti hanno opinioni divergenti.
L’ulteriore sviluppo delle linee guida della FLL nel contesto dell’adattamento climatico e della biodiversità rappresenta uno dei compiti tecnici centrali dei prossimi anni. Concetti quali la “città spugna”, le infrastrutture blu-verdi e le soluzioni basate sulla natura richiedono quadri normativi che descrivano non solo i singoli edifici, ma anche la loro interazione all’interno del sistema urbano. Qui risiede un potenziale di sviluppo che la FLL, in quanto istituzione, e le sue linee guida, in quanto strumenti, non hanno ancora pienamente sfruttato.
Le linee guida FLL come fondamento professionale dell’architettura del paesaggio
Le linee guida della FLL non sono un accessorio burocratico, bensì la memoria tecnica di una disciplina. Esse racchiudono decenni di esperienza pratica, ricerca scientifica e competenze artigianali in documenti che forniscono un linguaggio comune a progettisti, esecutori e committenti. Chi, in qualità di architetto paesaggista o progettista di spazi aperti, non conosce le linee guida pertinenti, è privo di uno strumento fondamentale della professione, proprio come un architetto che non conosce il regolamento sul risparmio energetico o un ingegnere strutturale che non ha familiarità con le norme di dimensionamento pertinenti.
Il carattere vincolante delle linee guida FLL non deriva da un obbligo imposto dallo Stato, bensì dal riconoscimento professionale che si sono guadagnate nel corso dei decenni. Tribunali, periti e committenti si affidano ad esse perché sono state elaborate secondo un principio di consenso trasparente e vengono regolarmente aggiornate. Questa forma di autoregolamentazione di una disciplina specialistica è un segno di maturità professionale e distingue l’architettura del paesaggio organizzata da settori in cui gli standard tecnici mancano o vengono ignorati.
In futuro sarà determinante la rapidità e la coerenza con cui le linee guida FLL integreranno i requisiti dell’adattamento climatico, della promozione della biodiversità e dello sviluppo urbano integrato. I compiti che l’architettura del paesaggio e la progettazione degli spazi aperti dovranno assumersi nella città di domani sono più impegnativi che mai. I regolamenti che soddisfano tali esigenze non costituiscono un limite alla progettazione creativa, ma ne sono il presupposto: garantiscono l’affidabilità tecnica senza la quale i progetti innovativi non possono essere realizzati, collaudati né gestiti in modo duraturo.




















