Materiali per il rivestimento stradale a base acquosa: caratteristiche, posa e impiego

Casa-mia
Un dettaglio del rivestimento e del materiale di riempimento relativo al tema “Materiale per il rivestimento di percorsi a legante acquoso”
Sentiero sterrato con recinzione in legno in un contesto rurale. Foto: karinkim / Unsplash

I percorsi negli spazi esterni sono più che semplici linee di collegamento tra due punti. Essi strutturano gli spazi aperti, guidano il movimento, caratterizzano l’aspetto di parchi, piazze e aree verdi e influenzano in modo significativo il bilancio idrico di un sito. Il manto stradale legato rappresenta una tecnica costruttiva che coniuga stabilità, qualità progettuale e durata nel tempo: i granuli minerali sono tenuti insieme in modo permanente da un legante, creando così una superficie solida, calpestabile e percorribile, che si distingue sia dai manti di ghiaia sciolta sia dalla pavimentazione in calcestruzzo completamente impermeabilizzata. Chi conosce questa tecnica di costruzione capisce perché da decenni occupa un posto fisso nell’architettura del paesaggio e nel verde urbano.

  • Cosa caratterizza un rivestimento legato e in che modo si differenzia dai sistemi non legati e completamente impermeabilizzati
  • Quali leganti e materiali vengono utilizzati e quali sono le loro rispettive proprietà
  • Come si progetta e si realizza a regola d’arte la struttura di un rivestimento legato per sentieri
  • Quali requisiti devono essere soddisfatti in termini di sottofondo, drenaggio e portanza
  • In quali tipi di spazi aperti e contesti di utilizzo questa tecnica costruttiva è particolarmente indicata
  • Quali qualità progettuali ed ecologiche offrono i manti stradali legati
  • Come organizzare in modo corretto la cura e la manutenzione
  • Quali errori tipici si verificano nella progettazione e nell’esecuzione e come evitarli

Definizione e delimitazione: che cos’è un manto stradale legato?

Un rivestimento stradale legato è una pavimentazione in cui i componenti minerali dello strato di copertura sono legati tra loro in modo permanente da un legante. Il legante può indurirsi idraulicamente, ovvero indurirsi per reazione con l’acqua, come nel caso del cemento o della calce, oppure può agire sulla base di resine sintetiche o sostanze bituminose. Il risultato è una superficie coesiva e dimensionalmente stabile che, sotto carico, non cede lasciando tracce e non rilascia granuli sciolti. Questa caratteristica distingue nettamente il manto stradale legato da quello non legato, in cui le miscele minerali quali pietrisco, ghiaia o sabbia frantumata vengono mantenute in posizione esclusivamente tramite compattazione e attrito interno.

Rispetto alle pavimentazioni completamente impermeabili come la pavimentazione in calcestruzzo, la pavimentazione in pietra naturale su letto di malta o l’asfalto, la pavimentazione legata offre, in molte varianti, una certa permeabilità all’acqua che riduce il deflusso superficiale e consente, almeno in parte, l’infiltrazione. Se e in che misura tale permeabilità all’acqua sia effettivamente presente dipende in modo determinante dalla composizione della miscela, dalla compattazione e dallo stato del sottofondo. Gli esperti distinguono pertanto tra rivestimenti stradali legati permeabili all’acqua e impermeabili all’acqua, dove i primi sono preferiti nella progettazione degli spazi aperti per motivi ecologici e di normativa sulle acque.

Nella normativa tedesca, il manto stradale legato è trattato principalmente nelle Condizioni tecniche contrattuali aggiuntive e nelle Linee guida per la costruzione di superfici di traffico (ZTV Wegebau), nonché nelle relative schede tecniche della Società di ricerca per lo sviluppo e la realizzazione del paesaggio (FLL). Le linee guida FLL per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione dei percorsi negli spazi aperti costituiscono la base tecnica fondamentale per gli architetti paesaggisti e le imprese esecutrici. I progettisti dovrebbero conoscere queste normative, poiché descrivono in modo vincolante i requisiti relativi a materiali, spessori degli strati, verifiche di portanza e qualità di esecuzione.

Materiali e leganti: quali sistemi esistono?

La gamma dei rivestimenti legati per sentieri è notevolmente più ampia di quanto sembri a prima vista. La realizzazione classica nell’architettura del paesaggio è il manto stradale a legante idrico con polvere di calcare o polvere di mattoni come componente legante, che, in senso stretto, si colloca al limite della tecnica di costruzione non legata e che nel linguaggio tecnico non sempre viene classificato in modo univoco. Da questi vanno distinti i veri e propri sistemi legati, in cui viene impiegato un legante attivo.

Sistemi a legante idraulico

Nei rivestimenti stradali a legante idraulico, alla miscela minerale viene aggiunto cemento o un legante simile al cemento. Dopo la posa, il legante reagisce con l’acqua aggiunta e indurisce formando una matrice solida. Il risultato è una superficie con elevata resistenza alla compressione e buona stabilità dimensionale, che forma raramente solchi anche in caso di utilizzo intensivo. La permeabilità all’acqua in questi sistemi è generalmente bassa o inesistente, a meno che non venga scelta consapevolmente una miscela a pori aperti. I rivestimenti stradali legati con cemento si trovano soprattutto in aree molto trafficate, nei cortili delle scuole, nelle zone industriali o come sottofondo per ulteriori rivestimenti.

Una forma speciale di sistemi a legante idraulico è rappresentata dai rivestimenti stradali con calce come legante, utilizzati nei parchi storici e nei giardini monumentali per preservare o ricostruire il carattere delle superfici stradali storiche. I rivestimenti legati con calce sono meno resistenti alla compressione rispetto a quelli legati con cemento, ma più permeabili alla diffusione e più compatibili con il terreno circostante. Per la conservazione dei monumenti questa caratteristica è spesso determinante.

Sistemi legati con resine sintetiche

I rivestimenti per sentieri legati con resina sintetica, spesso denominati anche sistemi a resina reattiva o rivestimenti per sentieri con aggiunta di resina sintetica, utilizzano resine epossidiche, poliuretaniche o acriliche come leganti. La miscela minerale, solitamente composta da quarzite, granito, basalto o pietre naturali colorate di granulometria definita, viene miscelata con la resina liquida e posata sul sottofondo preparato. Una volta indurita, si ottiene una superficie straordinariamente stabile nella forma, resistente all’abrasione ed esteticamente gradevole. A seconda del rapporto di miscelazione e della granulometria, questi sistemi possono essere realizzati in modo da consentire il drenaggio dell’acqua, evitando intenzionalmente l’uso di frazioni a grana fine che ostruirebbero i pori.

I rivestimenti per sentieri legati con resina sintetica sono diffusi nel segmento di alta gamma degli spazi aperti: nelle piazze cittadine, nelle zone pedonali, nei parchi di pregio e davanti agli edifici pubblici. La loro qualità estetica è elevata, poiché il colore, la granulometria e la trama della superficie sono controllabili con precisione. Il prezzo è nettamente superiore a quello delle pavimentazioni convenzionali a base di miscele minerali, motivo per cui vengono impiegate soprattutto laddove l’aspetto estetico e la durata nel tempo rivestono particolare importanza. Va tenuto presente che i sistemi legati con resina sintetica, al termine del loro ciclo di vita, non possono essere riciclati facilmente, il che rappresenta uno svantaggio dal punto di vista della sostenibilità.

Sistemi bituminosi e forme speciali

Anche i rivestimenti stradali legati con asfalto, ovvero asfalto a caldo o a freddo, sono tecnicamente rivestimenti legati, ma nell’ambito degli spazi aperti sono considerati piuttosto un caso particolare, poiché dal punto di vista estetico ed ecologico sono difficilmente compatibili con il carattere delle aree verdi naturali. Sono tuttavia ampiamente diffusi nelle piste ciclabili, nelle strade agricole e nelle aree di accesso. L’asfalto a pori aperti (OPA), noto anche come «asfalto silenzioso», consente una certa permeabilità all’acqua e riduce il rumore, ma richiede una manutenzione accurata, poiché i pori possono ostruirsi a causa di polveri sottili e materiale organico.

Struttura e realizzazione: come si realizza a regola d’arte un manto stradale legato?

La struttura di un manto stradale legato segue un sistema stratificato chiaramente articolato, costituito, dal basso verso l’alto, da piano di posa, strato antigelo, strato portante e strato di copertura. Il piano di posa è la superficie livellata e compattata del terreno naturale o di riporto su cui poggia l’intera struttura stradale. La sua portanza, misurata come modulo di deformazione Ev2 nella prova di compressione con piastra di carico, costituisce la base per il dimensionamento di tutti gli strati sovrastanti. I terreni morbidi, organici o soggetti a cedimenti devono essere sostituiti o stabilizzati prima della costruzione della strada.

Lo strato antigelo è costituito da una miscela di granulati minerali ben graduata e resistente al gelo e protegge la struttura della strada dai danni causati dal gelo dovuti all’acqua che sale per capillarità. Il suo spessore dipende dalla profondità locale di azione del gelo e dalla portanza del sottosuolo. In Europa centrale sono comuni strati antigelo di spessore compreso tra trenta e cinquanta centimetri, ma il dimensionamento esatto deve essere effettuato secondo le norme tecniche vigenti. Uno strato antigelo insufficiente è una delle cause più frequenti di danni da gelo alle pavimentazioni stradali legate, che si manifestano sotto forma di crepe, spaccature o cedimenti.

Sopra lo strato antigelo si trova lo strato portante, che distribuisce uniformemente nel sottosuolo i carichi derivanti dall’utilizzo. Nel caso di manti stradali legati, lo strato portante stesso può essere già legato, ovvero realizzato come strato portante a legante idraulico (HGT), il che aumenta la rigidità complessiva della struttura. In alternativa, si utilizza uno strato portante in ghiaia non legata, che è più economico ma ha un effetto di distribuzione del carico inferiore. La scelta dipende dal carico previsto, dall’intensità di utilizzo e dai fondi disponibili.

Lo strato di finitura legato vero e proprio viene posato sulla sottostruttura preparata. Nei sistemi legati con resina sintetica, ciò avviene solitamente mescolando la resina alla miscela minerale e successivamente stendendola con una spatola lisciante o una lama livellatrice. Nei sistemi legati con cemento, la miscela viene posata e compattata a macchina o a mano. In ogni caso, è fondamentale garantire uno spessore uniforme dello strato, una compattazione completa senza vuoti e una cura particolare nella finitura dei bordi, che impedisca allo strato di copertura di rompersi o sollevarsi lungo i bordi.

Drenaggio e pendenza

Anche i rivestimenti stradali legati permeabili all’acqua necessitano di una pendenza trasversale sufficiente, che convogli lateralmente l’acqua superficiale e impedisca la formazione di pozzanghere. Una pendenza trasversale compresa tra il due e il due e mezzo per cento è considerata il valore minimo per la maggior parte delle applicazioni. Nel caso di sistemi completamente permeabili all’acqua, anche la sottostruttura deve essere permeabile e in grado di assorbire l’acqua che filtra. Se il sottosuolo è poco permeabile, è necessario prevedere uno strato drenante o un sistema di drenaggio che convogli l’acqua lateralmente. Errori nella progettazione del drenaggio causano ristagni d’acqua nella struttura, il che, nei sistemi legati, può portare al distacco del legante e a danni da gelo.

Campi di applicazione: dove è particolarmente indicato il rivestimento stradale legato?

La pavimentazione legata trova applicazione ovunque sia richiesta una superficie solida, di facile manutenzione e dal design raffinato, che tuttavia non debba avere le caratteristiche di una superficie completamente impermeabilizzata. Nei parchi pubblici e nelle aree verdi è uno dei sistemi di pavimentazione più utilizzati, poiché soddisfa i requisiti di accessibilità, percorribilità in sedia a rotelle e idoneità al passaggio dei passeggini, senza compromettere il carattere naturale dello spazio. I percorsi accessibili alle sedie a rotelle richiedono, secondo la norma DIN 18040-3, una superficie solida e antiscivolo priva di granuli sciolti, il che esclude i rivestimenti non legati e rende i sistemi legati la scelta preferita.

Nei parchi storici e nei giardini di interesse storico-artistico, il rivestimento legato è spesso l’unica possibilità per preservare o ripristinare il carattere storico di un percorso senza dover ricorrere a moderne pavimentazioni. In questi casi, la tutela dei beni culturali richiede spesso materiali e superfici che si avvicinino al modello storico, obiettivo che può essere raggiunto grazie a miscele minerali accuratamente selezionate e leganti adeguati. I sistemi legati con resina sintetica e pietre naturali colorate possono rappresentare un’approssimazione visivamente convincente delle superfici storiche dei sentieri.

Nei cortili delle scuole, negli asili nido e nelle aree giochi, la pavimentazione legata è apprezzata per la sua sicurezza antiscivolo, la ridotta produzione di polvere e la facilità di pulizia. I rivestimenti in ghiaia sciolta sono problematici in tali contesti di utilizzo, poiché il materiale si disperde, si creano rischi di lesioni e la superficie diventa rapidamente irregolare. I sistemi compattati mantengono la loro forma anche in caso di uso intensivo. Per le aree gioco con requisiti elevati di protezione anticaduta, tuttavia, sono da preferire altri rivestimenti, come le piastrelle anticaduta o il pacciame di corteccia.

Nel campo dello sviluppo urbano e dell’adattamento climatico, le pavimentazioni legate permeabili all’acqua stanno acquisendo importanza, poiché contribuiscono a ridurre il deflusso superficiale e sostengono così il principio della “città-spugna”. Molti comuni hanno inserito nei propri regolamenti e piani regolatori requisiti relativi alla permeabilità all’acqua delle pavimentazioni stradali. I sistemi a pori aperti legati con resina sintetica sono in grado di soddisfare tali requisiti e, al contempo, rispondere alle esigenze progettuali degli spazi pubblici.

Cura e manutenzione: cosa mantiene efficienti nel lungo periodo le pavimentazioni legate

Una pavimentazione legata non è un sistema che non richiede manutenzione. La sua durata dipende in modo determinante dal fatto che la cura e la manutenzione vengano effettuate regolarmente e a regola d’arte. La misura di manutenzione più importante è il controllo e la pulizia della superficie. Il materiale organico, come foglie, muschio e alghe, si deposita nei pori e nelle fessure, trattiene l’umidità e favorisce la crescita biologica, che ammorbidisce la superficie e riduce la resistenza allo scivolamento. La spazzatura regolare e, se necessario, il lavaggio ad alta pressione mantengono la superficie pulita e funzionante.

Nel caso di sistemi legati con resina sintetica, è importante assicurarsi che la pulizia non venga effettuata con prodotti chimici aggressivi che potrebbero danneggiare la resina. I produttori forniscono solitamente raccomandazioni specifiche per la manutenzione, che devono essere rispettate per non compromettere i diritti di garanzia. Le pavimentazioni legate con cemento sono più resistenti alla pulizia meccanica, ma possono subire danni superficiali a causa degli acidi contenuti nelle foglie e negli aghi.

Crepe e sfaldature devono essere riparate tempestivamente, prima che l’acqua penetri nella struttura e provochi danni da gelo. Nei sistemi a base di resina sintetica, la riparazione con il materiale originale è di norma possibile, ma richiede un’attenta preparazione della zona danneggiata e il rispetto delle temperature di lavorazione. I manti legati al cemento possono essere riparati con malta di riparazione adeguata, prestando attenzione alla corrispondenza cromatica e all’adesione. I danni estesi, riconducibili a difetti nel sottofondo, richiedono un rifacimento completo dell’area interessata, compresa l’eliminazione delle cause.

Il controllo della vegetazione è un altro compito costante. Anche nei manti stradali legati germinano le piante, specialmente ai bordi, nelle fughe e nelle zone con apporto di materia organica. La rimozione meccanica è preferibile al controllo chimico, poiché l’uso di diserbanti su superfici pavimentate è problematico dal punto di vista della normativa sulle acque e in molti comuni non è più consentito. La spazzatura regolare e una cura accurata dei bordi, che rende più difficile l’infiltrazione dei semi, riducono notevolmente l’impegno di manutenzione.

Errori tipici e come evitarli

L’errore più comune nella progettazione di pavimentazioni di vie con legante è un’analisi insufficiente del sottosuolo. Se non viene fornita la verifica della portanza del piano di posa o se le zone di terreno morbido non vengono individuate e sostituite, si verificano cedimenti e crepe nello strato di copertura, la cui riparazione risulta economicamente poco conveniente. Un’accurata indagine geotecnica prima dell’inizio della progettazione non è quindi un servizio facoltativo, ma un requisito fondamentale per una costruzione duratura.

Un altro errore diffuso è la sottovalutazione dei requisiti di drenaggio. I progettisti a volte partono dal presupposto che un sistema di strato di copertura permeabile risolva tutti i problemi di drenaggio, senza verificare la capacità di assorbimento della sottostruttura e del sottosuolo. Se il sottosuolo è poco permeabile e non è previsto alcun sistema di drenaggio, l’acqua ristagna nella struttura causando danni da gelo, distacchi e deformazioni. La permeabilità dell’intero sistema è sempre pari a quella del punto più permeabile.

Durante la posa, gli errori derivano spesso da temperature di lavorazione errate, in particolare nei sistemi legati con resine sintetiche. Temperature troppo basse rallentano l’indurimento e possono portare a un legame incompleto; temperature troppo elevate accelerano la reazione a tal punto che il materiale non può più essere steso in modo uniforme. I produttori specificano intervalli di lavorazione che devono essere rigorosamente rispettati. Altrettanto fondamentale è il rispetto dei rapporti di miscelazione: una quantità insufficiente di legante porta a una superficie friabile e sensibile all’abrasione; una quantità eccessiva di legante chiude i pori e impedisce la permeabilità all’acqua.

Infine, la realizzazione dei bordi viene spesso sottovalutata. Senza una bordatura stabile, che si tratti di cordoli profondi, bordi in calcestruzzo o altre finiture, lo strato di copertura si stacca ai bordi e il materiale si sposta lateralmente. Una realizzazione accurata dei bordi non è un dettaglio secondario dal punto di vista progettuale, ma una necessità strutturale che influenza in modo determinante la durata dell’intero manto stradale.

Pavimentazioni legate nel contesto della progettazione sostenibile degli spazi aperti

Il manto stradale legato non è una panacea universale per tutte le situazioni di costruzione di percorsi, ma occupa un’importante nicchia tra il manto sciolto, simile a quello naturale, e il rivestimento completamente impermeabile. I suoi punti di forza risiedono nella combinazione di stabilità dimensionale, qualità progettuale e, se realizzata correttamente, permeabilità all’acqua. Queste caratteristiche ne fanno uno strumento prezioso nella progettazione degli spazi aperti, in grado di soddisfare sia i requisiti funzionali che quelli ecologici.

La crescente importanza dell’adattamento climatico nelle città, la richiesta di modelli di “città spugna” e i requisiti sempre più severi della normativa sulle acque in materia di impermeabilizzazione del suolo rafforzano la posizione dei sistemi leganti permeabili all’acqua nella pratica quotidiana della progettazione. Allo stesso tempo, la loro applicazione richiede una maggiore attenzione progettuale rispetto a metodi di costruzione più semplici: l’analisi del sottosuolo, il progetto di drenaggio, la scelta dei materiali e la qualità esecutiva devono essere coordinati tra loro affinché l’investimento sia redditizio a lungo termine.

Per gli architetti paesaggisti e i progettisti di spazi aperti ciò significa non considerare il manto stradale come una soluzione standard, ma decidere, in base al contesto specifico, quale sistema soddisfi al meglio i requisiti specifici. La conoscenza dei sistemi disponibili, delle loro caratteristiche e dei loro limiti è altrettanto necessaria quanto la comprensione dei nessi relativi alla fisica delle costruzioni e all’idrologia, che determinano il successo o il fallimento della pavimentazione di un percorso. I percorsi ben progettati, realizzati a regola d’arte e sottoposti a una manutenzione costante caratterizzano gli spazi aperti per decenni e danno un contributo silenzioso ma essenziale alla qualità dello spazio pubblico.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Caro follower: benvenuto

Casa-mia

Non conoscete ancora il nostro account Instagram BAUMEISTER? Allora date un'occhiata. Non vediamo l'ora di vedervi.

È bello che ci seguiate su Instagram e/o Facebook. Su baumeister.de troverete tutti i progetti e le informazioni che vi proponiamo sui social media. Vi auguriamo una buona lettura e una buona navigazione.

Numero attuale

Nel numero di ottobre guardiamo alla pelle della casa. Per saperne di più, consultate l‘Editoriale B10.

Speciale online: glasstec 2022

La fiera leader mondiale dell’industria del vetro si terrà a Düsseldorf dal 20 al 23 settembre 2022 – e noi ve ne diamo un assaggio. glasstec offre ai nostri lettori un’anteprima esclusiva dei suoi temi. Presentiamo progetti architettonici internazionali che mettono abilmente in mostra il vetro come materiale e dimostrano come costruire con il vetro risponda a sfide globali. Potete scoprire quali sono nella nostra rivista online glasstec.

La nostra serie „Edificio sostenibile

L’edilizia sostenibile non è un progetto per il futuro: è necessaria ora. E senza ritardi. Per questo abbiamo dedicato la nostra ultima serie Baumeister alla questione più importante che gli architetti devono affrontare oggi: La sostenibilità. Forniamo risposte alle domande più importanti e mostriamo esempi di come l’architettura sostenibile possa essere realizzata in modo convincente. Nel numero B11, esaminiamo da vicino i nuovi edifici sostenibili. Nel numero B12 esaminiamo come gli edifici esistenti possano essere ristrutturati e riutilizzati per risparmiare risorse. Nel numero B1/2022, infine, esaminiamo le priorità contrastanti degli edifici tutelati e della ristrutturazione sostenibile. Ordinate l’intera serie BAUMEISTER „Edificio sostenibile“ qui.

(mehr …)

Edifici residenziali dell’anno 2022 – Wanted

Casa-mia
Edifici residenziali dell'anno 2022

Edifici residenziali dell'anno 2022

Anche quest’anno BAUMEISTERe Callwey Verlagsono alla ricerca dell ‚“Edificio residenziale dell’anno 2022″. Per la seconda volta viene organizzato anche il premio „Soluzioni dell’anno“. Candidatevi ai premi entro il 1° marzo 2022.

Quale edificio è innovativo, creativo e straordinariamente contemporaneo? In che modo i responsabili del progetto rispondono alle diverse esigenze dei residenti nella costruzione degli alloggi? Come si concilia l’edificio con l’ambiente circostante? Queste e altre domande sono i criteri in base ai quali una giuria di esperti assegna il premio „Edificio residenziale dell’anno 2022“. Si tratta di un premio per sviluppatori e committenti nel campo dell’edilizia residenziale multipiano. Riunisce i migliori progetti e concetti di edilizia residenziale realizzati in varie categorie.

Per sapere quale progetto ha vinto il premio „Edificio residenziale dell’anno 2021„, cliccare qui. Per sapere quale progetto ha vinto il premio „Edificio residenziale dell’anno 2020„, cliccare qui.

Possono partecipare i promotori di progetti, i promotori immobiliari, i gruppi edilizi, le associazioni e le cooperative edilizie, nonché gli architetti che realizzano progetti di edilizia residenziale in Germania, Austria, Svizzera e Alto Adige. I progetti presentati non devono avere più di cinque anni. La quota di iscrizione è di 390 euro per i partecipanti fino al 1° marzo 2022; in caso di aggiudicazione, i vincitori pagheranno 4.900 euro per un pacchetto completo.

Premio: Soluzioni dell’anno 2022

Per la seconda volta, le aziende che si occupano di edilizia e i loro prodotti saranno premiati con il premio „Edificio residenziale dell’anno – Soluzioni dell’anno 2022“. Possono partecipare le aziende produttrici dei Paesi di lingua tedesca. La quota di iscrizione è di 390 euro. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è la fine di aprile 2022. I vincitori saranno decretati da una votazione pubblica online e riceveranno un compenso di 3.900 euro per l’utilizzo di un pacchetto multimediale. Le categorie del premio sono:

BAUMEISTER non è l’unico partner del premio, gli altri partner sono la Bundesarchitektenkammer e.V. (BAK), Drees & Sommer, Expo Real, InformationsZentrum Beton, Immobilienverband Deutschland IVD, architektur.aktuell ed espazium.

Il termine ultimo per la presentazione delle candidature al premio „Edificio residenziale dell’anno 2022“ è il 1° marzo.

È possibile partecipare qui.

Supervisione digitale degli edifici: monitoraggio in tempo reale grazie all’intelligenza artificiale

Casa-mia
Lavoratori edili visitano un cantiere, circondati da sorveglianza digitale e monitoraggio in tempo reale controllato dall'intelligenza artificiale.
Controllo efficiente della costruzione e rilevamento degli errori in cantiere. Foto di Scott Blake su Unsplash.

Supervisione digitale dei cantieri in tempo reale? Quello che prima sembrava un sogno erotico per i maniaci del controllo sta per diventare la nuova normalità nei cantieri. L’intelligenza artificiale sta monitorando i processi, rilevando gli errori, documentando i progressi e rivoluzionando la supervisione dell’edilizia – in modo più rapido, accurato e spietato di qualsiasi collega umano. Ma a che punto è il mondo di lingua tedesca? E perché la supervisione digitale non è solo una benedizione, ma anche un rischio per la cultura edilizia?

  • La supervisione digitale delle costruzioni con l’intelligenza artificiale sta per diventare lo standard del settore.
  • Germania, Austria e Svizzera stanno sperimentando, ma manca un’implementazione a livello nazionale.
  • Il monitoraggio in tempo reale migliora la qualità, la sostenibilità e la sicurezza, a patto che venga utilizzato correttamente.
  • Le soluzioni supportate dall’intelligenza artificiale riconoscono errori, ritardi e deviazioni in modo più preciso rispetto ai metodi tradizionali.
  • La protezione dei dati, le questioni di responsabilità e l’accettazione sono ostacoli fondamentali.
  • Le competenze professionali si stanno modificando: le capacità digitali e di analisi dei dati stanno diventando un must.
  • La supervisione delle costruzioni sta diventando un processo di controllo interdisciplinare e guidato dai dati.
  • Esiste una linea sottile tra la mania del controllo digitale e un reale aumento dell’efficienza.
  • La tendenza internazionale: l’IA come costruttore, non solo come strumento.
  • Idee visionarie e voci critiche si confrontano sul futuro della supervisione delle costruzioni.

Supervisione edile reloaded: cosa può fare davvero l’IA oggi?

La supervisione edilizia tradizionale ha una reputazione simile a quella di un casco da cantiere logoro: affidabile, ma tutt’altro che sexy. Protocolli infiniti, orge di timbri, ispezioni in tutte le condizioni atmosferiche: sembra un dovere, non un optional. Ma la digitalizzazione si prepara a cambiare radicalmente questa immagine. L’intelligenza artificiale è in crescita. Al posto di stanche pile di file, ora abbiamo sensori intelligenti, droni, scanner 3D e, soprattutto, algoritmi che non solo tengono traccia del caos nei cantieri, ma lo trasformano anche in dati utilizzabili. Quella che sembrava un’utopia della Silicon Valley solo pochi anni fa è ora tecnicamente valida ed è stata sperimentata in progetti pilota iniziali.

Ma cosa può fare davvero la supervisione digitale dei cantieri con l’AI? Riconosce in tempo reale le deviazioni dai piani, segnala le lavorazioni difettose o i componenti mancanti, documenta senza soluzione di continuità i progressi della costruzione e garantisce il rispetto degli standard e degli obiettivi di sostenibilità. Telecamere e sensori forniscono i dati grezzi, mentre i modelli di intelligenza artificiale analizzano il materiale e danno l’allarme in caso di anomalie. I sistemi imparano costantemente: Più cantieri vengono monitorati, più gli algoritmi diventano precisi. Il risultato: meno errori, tempi di risposta più rapidi e costi inferiori. Senza dimenticare la documentazione continua e a prova di manomissione per le successive questioni di responsabilità.

Ma non tutti i cantieri sono laboratori di alto livello. Molte aziende sono riluttanti a riorganizzare i processi esistenti o a lasciare che l’intelligenza artificiale abbia l’ultima parola. Di conseguenza, la supervisione digitale delle costruzioni nei Paesi di lingua tedesca rimane spesso un campo di sperimentazione, con progetti faro nelle grandi città e nei gruppi aziendali, ma raramente nelle medie imprese o nei progetti di edilizia pubblica. Soprattutto l’integrazione nei flussi di lavoro esistenti e l’accettazione da parte dei soggetti coinvolti sono veri e propri ostacoli. Dopo tutto, la supervisione delle costruzioni non è solo una questione di tecnologia, ma anche di potere e fiducia.

Un altro problema è la sovranità dei dati. Chi controlla i dati raccolti dal cantiere? Chi è responsabile se l’IA viene interpretata in modo errato? E come si proteggono le informazioni sensibili da un uso improprio? Finché queste questioni non saranno chiarite, la supervisione digitale delle costruzioni rimarrà una danza sul filo del rasoio tra innovazione e rischio.

Tuttavia, la tendenza è chiara. La qualità delle soluzioni di IA sta migliorando rapidamente. Stanno emergendo i primi standard per l’integrazione e la protezione dei dati. E la pressione internazionale sta crescendo. Se non fate almeno un test adesso, domani vi ritroverete in cantiere con un fax, mentre la concorrenza digitale da tempo ottimizza l’edificio in tempo reale.

Germania, Austria, Svizzera: progressi con il freno a mano tirato

In Germania, la supervisione digitale delle costruzioni è un ottimo esempio del famoso freno all’innovazione. Esistono numerosi progetti pilota, ad esempio nell’ambito di iniziative BIM o di programmi di smart city. Le grandi imprese edili e alcune autorità locali si affidano al monitoraggio supportato dall’intelligenza artificiale, ma il sistema è ancora lontano dall’essere completo. Le ragioni sono tipicamente tedesche: responsabilità frammentate, eccessiva regolamentazione, paranoia per la protezione dei dati e, non da ultimo, la paura di cedere il controllo alla macchina. Tuttavia, gli Stati federali della Baviera e della Renania Settentrionale-Vestfalia stanno promuovendo progetti specifici per il monitoraggio digitale delle costruzioni. Ma c’è ancora molta strada da fare prima che diventi parte della vita quotidiana.

Come spesso accade, l’Austria sta adottando un approccio più pragmatico. Vienna e Linz stanno sperimentando sistemi di monitoraggio digitale dei lavori, utilizzati in particolare per progetti su larga scala, come nuovi quartieri urbani o edifici infrastrutturali. I regolamenti edilizi austriaci sono relativamente aperti alle nuove tecnologie, ma anche in questo caso valgono le classiche preoccupazioni: chi è responsabile se l’IA si accorge di un errore o raccomanda uno stop ai lavori che poi si rivela infondato? Dopotutto, stanno nascendo interessanti collaborazioni tra università, start-up e autorità pubbliche – un clima di innovazione che sta dando slancio all’argomento.

Infine, la Svizzera fa centro con la sua famosa precisione. A Zurigo, Basilea e Ginevra sono in corso probabilmente i tentativi più ambiziosi di utilizzare la supervisione delle costruzioni basata sull’intelligenza artificiale non solo per prevenire gli errori, ma anche per ottimizzare gli obiettivi di sostenibilità. Gli svizzeri puntano su standard aperti, sovranità dei dati e stretta integrazione con i modelli di costruzione digitali (BIM). Il risultato: meno addendum, migliori impronte di carbonio e una tracciabilità dei processi di costruzione notevolmente migliorata. Anche in questo caso, però, la stragrande maggioranza dei progetti edilizi rimane analogica, soprattutto per i progetti più piccoli e nelle aree rurali.

In tutti e tre i Paesi, la carenza di manodopera qualificata è un fattore trainante della digitalizzazione. Meno capocantiere esperti ci sono in cantiere, più il monitoraggio digitale diventa interessante. Ma la formazione è in ritardo. Chi studia ingegneria civile oggi di solito riceve solo nozioni rudimentali di analisi dei dati, IA e automazione dei processi. Di conseguenza, le conoscenze specialistiche sono rare e il mercato della supervisione delle costruzioni supportata dall’IA rimane un mercato di nicchia.

La lezione della regione DACH è chiara: molto sarebbe possibile in termini di tecnologia, ma rimane difficile dal punto di vista normativo e culturale. La strada verso la supervisione delle costruzioni in tempo reale è lastricata di burocrazia, protezione dei dati e una buona dose di scetticismo. Ma è proprio questo che rende l’argomento così stimolante: è qui che si decide se la cultura edilizia e la digitalizzazione diventeranno amiche – o rimarranno eterne nemiche.

Tecnologia, tendenze, insidie: Cosa richiede la nuova supervisione edilizia

Se si vuole prendere sul serio la supervisione digitale delle costruzioni, non bastano sensori intelligenti e graziosi cruscotti. L’attenzione si concentra sul collegamento di dati in tempo reale, algoritmi di intelligenza artificiale e competenze edilizie tradizionali. I sensori monitorano la temperatura, l’umidità e le vibrazioni. I droni registrano i progressi della costruzione dall’alto. Le telecamere riconoscono i difetti su facciate, soffitti e connessioni. L’intelligenza artificiale confronta questi dati con il modello digitale dell’edificio (BIM), in modo completamente automatico, 24 ore su 24, senza pause caffè.

Sembra fantascienza, ma da tempo è tecnicamente possibile. Oggi le maggiori innovazioni riguardano il rilevamento degli errori e l’ottimizzazione dei processi. L’intelligenza artificiale riconosce schemi che sfuggono all’occhio umano. Avverte le perdite di qualità striscianti, scopre i difetti nascosti, prevede i ritardi e suggerisce come utilizzare le risorse in modo ottimale. Ciò consente di risparmiare costi, nervi e, nel migliore dei casi, persino vite umane.

Ma la tecnologia non è infallibile. Gli algoritmi sono validi solo quanto i loro dati di addestramento. Se si alimenta un’intelligenza artificiale con gli errori di ieri, si otterranno anche i problemi di cantiere di domani. Bias, falsi allarmi e punti ciechi sono rischi reali. Ecco perché l’interazione tra uomo e macchina è fondamentale. I capocantiere esperti restano insostituibili, ma devono imparare a trattare correttamente con i loro colleghi digitali. Ciò richiede nuove competenze: La comprensione dei dati, il pensiero di processo, la capacità di esaminare criticamente i risultati dell’IA e di tradurli nel lavoro di costruzione quotidiano.

Il dibattito sulla supervisione digitale delle costruzioni è quindi anche un dibattito sulla professione. Cosa resterà dell’ingegnere civile tradizionale se l’IA ispezionerà in modo più rapido e preciso? L’ispettore diventerà un gestore di dati, il capocantiere un esperto di algoritmi? E cosa significa questo per la formazione? Se si vuole sopravvivere in futuro nel settore della supervisione delle costruzioni, è necessaria una nuova mentalità: apertura alla tecnologia, desiderio di apprendimento continuo e capacità di distinguere tra l’hype digitale e il reale valore aggiunto.

Da tempo i visionari chiedono che la supervisione delle costruzioni venga considerata come parte di una gestione olistica della qualità. L’intelligenza artificiale non dovrebbe solo monitorare, ma anche aiutare a progettare processi di costruzione più sostenibili ed efficienti. Ma la strada da percorrere è irta di ostacoli. Perché quando il controllo viene digitalizzato, cresce anche la sfiducia nelle decisioni della scatola nera. Trasparenza, tracciabilità e governance intelligente sono quindi le chiavi del successo.

Sostenibilità, responsabilità e la grande questione del controllo

La supervisione digitale delle costruzioni è un potente strumento per una maggiore sostenibilità, almeno in teoria. Può monitorare il consumo di materiali, documentare l’uso di energia, ridurre al minimo i flussi di rifiuti e registrare senza soluzione di continuità le emissioni di CO₂. I dati in tempo reale consentono di regolare immediatamente i processi, di prevenire gli errori e di preservare le risorse. Le aziende che puntano ai certificati di sostenibilità ne traggono un doppio vantaggio: risparmiano sui costi e possono fornire prove ininterrotte dei loro processi di costruzione. L’impronta ecologica non viene più stimata, ma misurata con precisione.

Ma dove c’è molta luce, c’è anche ombra. Il monitoraggio digitale produce quantità gigantesche di dati, la cui archiviazione e analisi consuma di per sé una notevole quantità di energia. Server farm, servizi cloud e processi di analisi sempre più complessi non sono esattamente dei modelli di conservazione delle risorse. C’è anche una questione etica: quanto controllo è opportuno, quando il sistema sconfina nella sorveglianza e nella sfiducia? E chi è responsabile se l’IA sbaglia?

La responsabilità e la protezione dei dati sono i principali cantieri della supervisione delle costruzioni digitali. Chi è responsabile se l’algoritmo trascura un difetto e si verifica un danno? Come vengono protetti i dati personali se le telecamere in cantiere registrano tutti i movimenti? E cosa succede se le informazioni sensibili finiscono nelle mani sbagliate? Nei Paesi di lingua tedesca, il quadro normativo è stato finora molto lacunoso. Le aziende si trovano di fronte a un dilemma: senza dati non c’è controllo, senza controllo non c’è qualità – ma con troppi dati c’è la minaccia di un caos di responsabilità.

È quindi necessaria una nuova cultura della responsabilità. La direzione lavori del futuro non è solo digitale, ma anche trasparente e partecipativa. Le persone coinvolte devono sapere come funzionano i sistemi, quali dati vengono raccolti e come vengono prese le decisioni. Il settore deve stabilire degli standard e comunicare apertamente, altrimenti si rischia di perdere il controllo digitale.

Da un punto di vista globale, la questione del controllo è fondamentale. In Asia, le megalopoli hanno da tempo favorito la sorveglianza totale, mentre in Nord America domina l’idea di efficienza. Come spesso accade, l’Europa si trova tra due sgabelli: Da un lato vuole l’innovazione, dall’altro vuole proteggere la protezione dei dati e i diritti civili. La sfida sarà quella di unire questi obiettivi contraddittori in un’organizzazione di supervisione delle costruzioni che sia efficiente e affidabile.

Il futuro della supervisione edilizia: tra dettatura dei dati ed emancipazione digitale

La supervisione digitale delle costruzioni si trova a un bivio. Può diventare una pura macchina di controllo, che stronca sul nascere la cultura e la creatività edilizia. Oppure può diventare l’elemento abilitante di una nuova cultura della costruzione basata sui dati, in cui gli errori vengono riconosciuti precocemente, la sostenibilità è realmente vissuta e i processi di costruzione sono gestiti in modo trasparente. La grande domanda è: chi darà forma a questo futuro? I fornitori di software, le autorità, le imprese di costruzione o gli utenti che lavorano quotidianamente con i sistemi?

I critici mettono in guardia dalla commercializzazione del monitoraggio delle costruzioni. Se il monitoraggio digitale diventa una merce, c’è il rischio di monopoli, algoritmi non trasparenti e dipendenza da un piccolo numero di fornitori. Il pericolo è che chi controlla i dati controlla anche il processo di costruzione e, in ultima analisi, la cultura edilizia. I visionari, invece, vedono nell’IA un’opportunità per superare finalmente la suscettibilità agli errori del settore e rendere l’edilizia adatta alle sfide del XXI secolo.

Il dibattito fa parte da tempo della scena mondiale dell’architettura e dell’edilizia. Mentre negli Stati Uniti e in Asia i manager delle costruzioni dotati di intelligenza artificiale hanno da tempo segnato il passo, l’Europa sta ancora lottando con gli standard, l’etica e l’accettazione. I progetti internazionali lo dimostrano: La supervisione digitale delle costruzioni non è un fine in sé, ma uno strumento che libera un enorme potenziale se usato correttamente, ma che può causare danni enormi se usato in modo scorretto. Il futuro appartiene a coloro che combinano sapientemente tecnologia e cultura edilizia.

Alla fine, tutto si riduce a una domanda: quanto controllo può tollerare la cultura edilizia? E come si possono sfruttare i vantaggi della digitalizzazione senza soffocare la responsabilità personale e il potenziale creativo delle persone coinvolte? Come spesso accade, la risposta sta nel dialogo. Tra tecnologia e pratica, tra controllo e fiducia, tra algoritmi e persone.

La supervisione digitale delle costruzioni non è una panacea. È uno strumento potente che sta riorganizzando il settore. Coloro che lo plasmano stanno plasmando il futuro dell’edilizia. Chi aspetta sarà sorpassato dal digitale. Benvenuti nell’era del monitoraggio in tempo reale e in una cultura delle costruzioni che deve reinventarsi.

Conclusione: la supervisione digitale delle costruzioni – più del controllo, meno dell’onnipotenza

La supervisione digitale delle costruzioni con l’IA è destinata a rimanere. Sta cambiando i metodi di lavoro, le responsabilità e il ruolo delle persone in cantiere. Il suo potenziale è enorme: dal miglioramento della qualità e della sostenibilità all’efficienza e alla sicurezza. Ma non è un successo sicuro. Senza regole chiare, nuove competenze e una gestione intelligente dei dati, si rischia la mania del controllo. Il futuro della supervisione delle costruzioni si decide ora: Coloro che combineranno in modo intelligente tecnologia, responsabilità e cultura edilizia daranno forma al cantiere di domani. Tutti gli altri guarderanno l’IA ispezionare – in tempo reale.

Dall’esperto per l’esperto

Casa-mia

Urs Bridevaux AG ha sviluppato una malta integrativa per il restauro efficiente di componenti in pietra naturale. La qualità di questa malta ha convinto gli esperti. La produzione e la vendita sono diventate un importante pilastro dell’azienda.

Negli ultimi due anni, la rinomata azienda specializzata bernese ha ristrutturato uno dei simboli della città: la Heiliggeistkirche. Una delle più belle chiese barocche risplende ora di nuovo splendore. Durante il restauro è stato necessario riparare soprattutto la pietra arenaria danneggiata. È stata utilizzata la malta per riparazioni in pietra sviluppata da Urs Bridevaux AG, che consente di intervenire su facciate e figure senza danneggiare la sostanza. Ancora una volta, i vantaggi di questa malta sono stati messi in evidenza. Sia la riprofilatura di tutti gli elementi di design della facciata della chiesa, sia la ricostruzione di elementi scultorei mancanti e danneggiati dalle intemperie sono stati eseguiti con la malta di integrazione per pietra, facile da usare e da modellare.

Già decenni fa Urs Bridevaux pensava a come realizzare restauri e ristrutturazioni in modo efficiente. Più volte ha studiato formule che gli consentissero di procedere in modo delicato per il materiale. Oggi l’azienda produce malte minerali per arenaria tenera, arenaria dura e calcare. Il prodotto ha le stesse proprietà minerali della pietra naturale. Ciò significa che la sostanza originale mantiene il suo valore.

Le proprietà e la qualità della malta si sono diffuse tra gli esperti. Per questo motivo Urs Bridevaux AG ha investito in una speciale macchina per la miscelazione della malta, che consente di razionalizzare la produzione. La particolarità della macchina è l’utilizzo di un miscelatore a cono brevettato. Questo miscelatore migliora la qualità in quanto l’impasto, o meglio la composizione della malta, è meglio controllata. Sono disponibili ricette per un totale di 26 tonalità di colore per l’arenaria tenera e 113 tonalità di colore per l’arenaria dura e il calcare. Sono disponibili anche malte resistenti all’abrasione per le scale e malte a grana grossa. Gli ordini possono essere effettuati anche online in un web shop di facile utilizzo.

Progetti storici come la Heiliggeistkirche di Berna richiedono una stretta collaborazione con le autorità preposte alla conservazione, gli architetti e i proprietari degli edifici. La malta per integratori in pietra ha convinto anche questi esperti.

Testo e foto:

Urs Bridevaux AG
Restauri in pietra | Malta integrativa per pietra
Stauffacherstrasse 130g | 3014 Berna | Svizzera
T+41313336131 | F+41313336132
www.bridevaux.ch | info@bridevaux.ch

L’associazione Bayreuth salva le case in pietra arenaria tipiche della regione

Casa-mia

In Franconia, i grembiuli delle finestre in pietra arenaria delle case coloniche raccontano il periodo barocco dell’ex margraviato di Bayreuth-Kulmbach. Un’associazione si batte per la loro conservazione.

I grembiuli da finestra sono una rarità artigianale che si trova solo nella regione di Bayreuth-Kulmbach. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e. V.

Molti dei grembiuli per finestre contengono motivi o frasi religiose, come in questo caso su una casa di Bindlach. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

L’associazione sta cercando di salvarli come patrimonio storico. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

La benedizione di Dio su una casa a Fenkensees. Foto: Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser e.V.

„Tutto dipende dalla benedizione di Dio“, dice un antico proverbio. E nel sud della Germania, nella zona di Bayreuth e Kulmbach, i contadini tra il 1750 e il 1860 ci tenevano così tanto da far scalpellare nella pietra arenaria i detti religiosi. I diffusi grembiuli delle finestre delle case a graticcio e in pietra arenaria sono tutti unici e rappresentano una specialità della regione in termini di artigianato. Si trovano sotto le finestre delle facciate laterali.

C’è solo una teoria sull’origine dei grembiuli da finestra: durante la sua vita, la Margravia Guglielmina di Bayreuth, amante dell’arte, fornì lavoro a molti artigiani della regione. Alla sua morte, essi avevano meno commissioni e quindi meno soldi. È ipotizzabile che siano rimasti con i contadini e li abbiano ringraziati con grembiuli da finestra.

L’associazione mira a sensibilizzare l’opinione pubblica

La consapevolezza della natura speciale dei grembiuli da finestra è scarsa, afferma Brigitte Trausch. Per questo ha fondato l’associazione Rettet die Fachwerk- und Sandsteinhäuser. I membri vogliono contribuire alla conservazione di queste case speciali. Inoltre, sostengono i proprietari nella richiesta di finanziamenti. Tuttavia, alcune case sono vuote e stanno rapidamente cadendo in rovina.

In collaborazione con l’Iniziativa per il Patrimonio Culturale Bavarese, Trausch vuole ristrutturare una casa in pietra arenaria con grembiuli alle finestre e affittarla temporaneamente con il motto „Vivere in un edificio tutelato“. Sarà anche sede di attività di club, come un laboratorio di scalpellino per bambini.

Gli agricoltori che hanno raggiunto il successo hanno mostrato la loro prosperità

In Franconia, i grembiuli delle finestre in pietra arenaria delle case coloniche raccontano il periodo barocco dell’ex margraviato di Bayreuth-Kulmbach. Un’associazione si batte per preservarli. „Tutto dipende dalla benedizione di Dio“, dice un vecchio proverbio. E nel sud della Germania, nella zona di Bayreuth e Kulmbach, i contadini tra il 1750 e il 1860 erano così desiderosi di far scolpire nella pietra arenaria frasi religiose che […]

Arte certificata

Casa-mia

„L’architettura è ancora un’arte? Si vorrebbe quasi negarlo. Né all’interno della comunità artistica né presso il grande pubblico l’architetto ha il timbro di un artista a tutti gli effetti. Il pittore più insignificante, lo scultore più piccolo, l’attore più debole e il compositore più inesperto rivendicano illimitatamente lo status di artista, e il mondo concede loro volentieri questo status. Ma l’architetto deve aver realizzato qualcosa di eccezionale prima di essere accettato tra i ranghi degli artisti“.

Bene, si potrebbe dire: basta con tutta questa arte. Abbiamo davvero altri problemi: la carenza di alloggi, la transizione energetica, la gentrificazione, le scuole fatiscenti, gli ospedali da ristrutturare, le stazioni ferroviarie e le reti ferroviarie. Ma seguendo questa logica, dovremmo anche chiudere tutti i teatri d’opera e le altre istituzioni culturali. E non dobbiamo dimenticare che gli affari vanno a gonfie vele! Allora perché non investire un po‘ anche nei valori artistici (architettonici) dell’architettura sulla scia della bolla immobiliare – così almeno si avrà qualcosa da mostrare dopo lo scoppio della bolla – e non solo un investimento perso nei profitti delle agenzie immobiliari e dei promotori immobiliari! Anche i pescecani investitori della Chicago di inizio secolo si convinsero di questo, e il grande Louis H. Sullivan e pochi altri, come loro architetti, si distinsero come creatori di ornamenti e facciate di altissimo livello piuttosto che come semplici funzionalisti.

Nel suo saggio „I nostri giovani architetti“, Adolf Loos – per tornare a questo grande polemista – non critica la società, che non è più disposta a vedere gli architetti come artisti, ma piuttosto gli architetti stessi, che mettono tutta la loro energia e ambizione nel proteggere la loro professione e il loro titolo. Ma poiché hanno completamente dimenticato di acquisire la necessaria fiducia nelle loro reali capacità – cioè artistiche – si rendono ancora più ridicoli.

Scrive che hanno criticato il fatto che „ogni muratore può ora definirsi architetto“. E risponde: „Se gli piace, perché no? La fama di Beethoven e Wagner è forse stata oscurata perché l’autore di un distico si definisce compositore? Ha mai danneggiato Lenbach e Menzel il fatto che ogni pittore si chiami pittore? Certamente no. Quanto sarebbero stati imbarazzati se avessero chiesto la protezione statale del termine pittore a causa di questa circostanza!“.

E oggi? Si ha l’impressione che non siamo molto lontani da questa diagnosi. Tutto è regolamentato e protetto – solo la qualità desiderata (ancora lontana da qualsiasi dibattito sui costi, tra l’altro) può non realizzarsi. Qualcuno come Peter Märkli o qualcuno come Max Bill – lo rimanderemmo a scuola in questo Paese fino a quando non uscirà con un diploma adeguato. Altrimenti chiunque potrebbe venire a imparare a fare l’argentiere come quest’ultimo, studiare per un anno al Bauhaus e poi definirsi architetto e artista e designer e intellettuale – è ancora possibile? E costruire case e progettare orologi che sono ancora attuali! Che impostura!

A proposito di Bill, cosa che prima non si sapeva – nel Münchner Vorort Harlaching, noto per i suoi Neuhässliches von Neureichen, c’è un Häuschen di lui – che sembra proprio uno di quelli… un po‘ strano, ma comunque interessante.

Ma ne riparleremo la prossima volta… To be continued…

Citazioni:
da Adolf Loos, Sull’architettura, Vienna 1995, p.31/32

Architetti con la febbre della neve

Casa-mia

All’inizio di febbraio 2015 si è svolta a Mellau e Damüls, in Austria, la decima edizione dei Campionati tedeschi di architettura nelle discipline dello sci e dello snowboard. Circa 120 partecipanti hanno accettato la sfida. circa 120 partecipanti hanno accettato la sfida sportiva. Giovedì sera, durante il riscaldamento nel „Werkraum“ di Peter Zumthor ad Andelsbuch, i primi viaggiatori hanno potuto farsi un’idea. Nella mostra „No Name Design“ di Franco Clivio, l’attenzione si è concentrata sugli oggetti poco appariscenti che ci accompagnano nella vita quotidiana e che tuttavia raramente attirano l’attenzione.

La sera successiva, la GAM open 2015 è stata inaugurata ufficialmente dal mecenate Lutz Heese (presidente della Camera degli architetti bavarese) nella Elsenalpstube di Damüls. Dopo il successivo pasto a base di „Kässspätzle“, che ha rappresentato un’attrazione culinaria, servito originariamente in una ciotola di legno, è stato possibile provare la pista per slittini illuminata lunga 4 chilometri che scende a valle. Sotto un sole splendente e in condizioni perfette, con 1,90 metri di neve, sabato mattina è stato dato il segnale di partenza per il 10° GAM open nella disciplina dello slalom parallelo per sci e snowboard.

Jannis Merz (sci maschile) con 22,420, Armin Tittel (snowboard maschile) con 27,360, Birgit Keppler (sci femminile) con 26,430 e Ulrike Schneider (snowboard femminile) con 34,780 hanno vinto i campionati con i migliori tempi. Il campionato degli uffici è andato alla squadra dell’Ordine degli Architetti di Reutlingen (Nightmare 2). La cerimonia di premiazione si è svolta in serata, seguita da una festa presso il Design Hotel Sonne a quattro stelle di Mellau.

Come Rotterdam combina la progettazione urbana e la protezione dalle inondazioni con le piazze d’acqua

Casa-mia
vista aerea di una città vicino all'acqua-e7firQySMRg
Veduta aerea di una città sull'acqua, fotografata da Marcus Michaelsen

Rotterdam, la metropoli portuale olandese, è sinonimo di una progettazione urbana innovativa in cui l’acqua non è vista come un nemico, ma come un’amica. Le piazze d’acqua combinano la protezione dalle inondazioni e la qualità della vita urbana come nessun altro concetto e stabiliscono gli standard per la città climaticamente resiliente di domani. Cosa c’è dietro queste spettacolari piazze e perché tutto il mondo sta osservando la rivoluzione blu di Rotterdam?

  • Le piazze d’acqua: più che semplici bacini di raccolta dell’acqua piovana, sono spazi urbani multifunzionali e luoghi di incontro sociale.
  • L’approccio di Rotterdam combina protezione dalle inondazioni, progettazione urbana e partecipazione in forme nuove e stimolanti.
  • Informazioni tecniche di base: Come funzionano le piazze d’acqua e i principi di pianificazione che ne sono alla base.
  • Significato sociale e culturale: come questi spazi arricchiscono la vita cittadina e contribuiscono all’identità.
  • Sostenibilità e adattabilità: cosa possono ispirare i Paesi Bassi e perché l’Europa centrale dovrebbe guardarli da vicino.
  • Sfide e fattori di successo nella pianificazione: dalla gestione delle piogge alla partecipazione dei cittadini.
  • Esempi concreti: Benthemplein e altri che fanno di Rotterdam una città all’avanguardia.
  • Trasferibilità: quali lezioni possono trarre le città tedesche, austriache e svizzere?
  • Riflessione critica: Opportunità, rischi e limiti della progettazione urbana blu.
  • Conclusione: perché le piazze d’acqua sono il futuro di una città attraente e resistente al clima – e cosa manca ancora.

La nascita delle piazze d’acqua: la protezione dalle inondazioni incontra la gioia di vivere urbana

L’acqua ha caratterizzato Rotterdam per secoli, ma dopo la devastante alluvione del Mare del Nord del 1953 e di fronte ai cambiamenti climatici, è diventato chiaro che le dighe e le stazioni di pompaggio tradizionali da sole non sono più sufficienti. Invece di limitarsi a tenere fuori l’acqua, occorrevano nuove soluzioni che combinassero sicurezza e qualità della vita. È nata così l’idea delle piazze d’acqua. Si tratta di piazze urbane multifunzionali che servono come aree sportive e ricreative durante il tempo asciutto, ma che si trasformano temporaneamente in serbatoi d’acqua durante le forti piogge. Il punto forte: queste piazze sono progettate per assorbire l’acqua, trattenerla e rilasciarla lentamente nella rete fognaria non appena la capacità è nuovamente disponibile.

I progettisti di De Urbanisten, un importante studio di architettura del paesaggio di Rotterdam, hanno sviluppato il concetto di piazza d’acqua insieme al consiglio comunale, alla gestione delle acque e alle parti interessate locali. Il primo e più noto progetto, il Benthemplein Watersquare, è stato completato nel 2013 ed è un ottimo esempio di combinazione tra infrastrutture sensibili al clima e un vivace design urbano. Qui, campi da basket, gradinate e un palcoscenico aperto incontrano bacini poco profondi che immagazzinano diverse centinaia di metri cubi di acqua piovana in caso di forti precipitazioni. Non appena il pericolo è passato, l’acqua defluisce lentamente e in modo controllato e l’area è di nuovo disponibile come spazio aperto urbano.

L’idea alla base è tanto semplice quanto rivoluzionaria: l’acqua non viene nascosta, ma resa visibile e tangibile. La popolazione sperimenta in prima persona come la propria città reagisce al cambiamento climatico e diventa così parte della soluzione. Allo stesso tempo, vengono creati nuovi luoghi che valorizzano il paesaggio urbano e rafforzano l’identificazione dei residenti con il proprio quartiere. Le piazze d’acqua non sono quindi solo infrastrutture tecniche, ma anche innovazione sociale.

La genesi delle piazze d’acqua è strettamente legata alla tradizionale apertura di Rotterdam alla sperimentazione. La città si considera un laboratorio urbano in cui le nuove idee non scompaiono in un cassetto, ma vengono costantemente sperimentate. Il coraggio di pensare in modo diverso agli spazi pubblici e la disponibilità a collaborare tra amministrazione, urbanisti e popolazione sono fattori chiave di successo. Senza questa interazione, il concetto non avrebbe mai trovato la necessaria accettazione.

Rotterdam ha stabilito un nuovo standard con le sue piazze d’acqua: La città non vede più l’acqua solo come un rischio, ma come una risorsa dal valore aggiunto. Si tratta di un cambiamento di paradigma che è stato riconosciuto ben oltre i Paesi Bassi. Le piazze dell’acqua non sono progetti isolati, ma fanno parte di un programma completo per rendere la città resiliente e vivibile.

Tecnologia, design e funzionalità: come le piazze d’acqua stanno trasformando la città

La particolarità delle piazze d’acqua è il loro carattere ibrido. Non sono né aree di infiltrazione pura né parchi classici, ma una simbiosi di ingegneria, design e vita urbana. L’attenzione si concentra sul principio dell’uso multifunzionale: le aree sono modellate in modo tale da poter essere utilizzate per lo sport, la ricreazione e la socializzazione durante il tempo asciutto – e si trasformano in aree di ritenzione temporanea durante le forti precipitazioni. Il progetto segue una chiara drammaturgia: vasche di diversa profondità, gradini e plateau strutturano lo spazio e rendono il flusso dell’acqua un’esperienza visibile.

In termini tecnici, le piazze d’acqua si basano sull’interazione tra deflusso superficiale, stoccaggio intermedio e drenaggio controllato. L’acqua piovana proveniente dai tetti e dalle strade circostanti viene convogliata nelle piazze, dove si raccoglie nei bacini. Sensori e meccanismi di tracimazione assicurano che le capacità siano utilizzate in modo ottimale e che si evitino gli allagamenti. Dopo la pioggia, l’acqua viene lentamente rilasciata nella rete fognaria – un processo che può durare ore o addirittura giorni, a seconda del tempo. In questo modo si alleggerisce la pressione sulle reti e si riduce significativamente il rischio di allagamenti nel quartiere.

Il design delle piazze d’acqua è parte integrante della loro funzione. Materiali come il cemento, il legno e il granulato d’asfalto colorato creano superfici robuste ma attraenti. Gradinate, rampe e campi sportivi invitano le persone a soffermarsi e trasformano le piazze in vere e proprie attrazioni per il quartiere. I bacini d’acqua sono dimensionati in modo tale da fornire un volume di ritenzione sufficiente anche in caso di forti precipitazioni, senza dominare il paesaggio urbano. Al contrario: le superfici d’acqua temporanee creano uno scenario spettacolare che cambia la percezione della città.

Un altro aspetto tecnico è l’integrazione delle piazze d’acqua nel sistema urbano di gestione delle acque piovane. Fanno parte di un sistema decentralizzato che smaltisce grandi quantità di precipitazioni in determinati punti, alleggerendo così il sistema fognario sovraccarico. In combinazione con tetti verdi, letti di infiltrazione e fossati aperti, si crea una „infrastruttura blu“ che migliora il clima urbano e promuove la biodiversità. Questo approccio olistico è la chiave del successo, in quanto evita soluzioni isolate e garantisce sinergie con altre misure di adattamento al clima.

Le piazze d’acqua trasformano la città non solo dal punto di vista funzionale, ma anche estetico. Visualizzano l’uso dell’acqua, creano nuove prospettive e incoraggiano le persone a confrontarsi con le questioni climatiche. La precisione tecnica delle installazioni incontra un design invitante: un equilibrio che a Rotterdam è stato raggiunto con impressionante coerenza. Per gli urbanisti e le autorità locali dei Paesi di lingua tedesca, questa interazione tra tecnologia e design offre una preziosa ispirazione per i loro progetti.

Risonanza sociale: le piazze d’acqua come forza trainante per i quartieri e la cultura urbana

L’impatto delle piazze d’acqua va ben oltre la loro funzione tecnica: esse caratterizzano la vita sociale e culturale della città. Soprattutto nei quartieri densamente edificati di Rotterdam, dove gli spazi pubblici sono rari, creano nuovi luoghi di incontro. La gente gioca a basket, i giovani si siedono sui gradini, le famiglie guardano l’acqua: la piazza diventa un palcoscenico per la vita quotidiana. Questo uso multifunzionale non è un caso, ma il risultato di un coinvolgimento mirato e di una progettazione partecipata.

I residenti, le scuole e i club locali sono stati coinvolti nello sviluppo della piazza d’acqua fin dall’inizio. I loro desideri e le loro idee sono stati incorporati nella progettazione, in modo che le piazze siano adattate alle esigenze del quartiere. Questo non solo aumenta l’accettazione, ma garantisce anche un alto livello di identificazione con il nuovo spazio urbano. A Rotterdam, il Benthemplein è ora considerato un simbolo di un approccio creativo e aperto alle sfide del cambiamento climatico e un modello per altri quartieri.

La risonanza sociale delle piazze d’acqua si riflette anche nel modo in cui vengono utilizzate. Non sono solo spazi di passaggio, ma luoghi in cui le persone possono soffermarsi, incontrarsi e socializzare. Le aree d’acqua temporanee sono utilizzate dai bambini per giocare e, quando è asciutto, servono come sedi per concerti, mercati o tornei sportivi. Questa flessibilità trasforma le piazze in veri e propri spazi sociali con un valore aggiunto per lo sviluppo urbano.

Un altro aspetto è il ruolo delle piazze d’acqua per la cultura urbana. Esse rendono visibile e tangibile l’adattamento al clima, promuovono la consapevolezza delle questioni ambientali e incoraggiano le persone a impegnarsi nella propria città. Il concetto viene comunicato attraverso laboratori, visite guidate e progetti scolastici, creando così una comprensione delle sfide del futuro. Le piazze sono quindi anche centri educativi che aprono nuove narrazioni per la società urbana.

L’integrazione sociale delle piazze d’acqua dimostra che innovazione tecnica e coesione sociale devono andare di pari passo. Solo quando le persone accettano e utilizzano attivamente i nuovi spazi, essi realizzeranno il loro pieno potenziale. Rotterdam ha capito come coinvolgere la popolazione e creare così un valore culturale aggiunto da una necessità tecnica. Questa è una ricetta per il successo, valida anche per altre città.

Trasferibilità e sfide: Cosa le città tedesche possono imparare da Rotterdam

L’entusiasmo per le piazze d’acqua di Rotterdam è grande, ma la questione della trasferibilità è complessa. Le città tedesche, austriache e svizzere devono affrontare sfide simili: Piogge abbondanti, innalzamento delle falde acquifere e necessità di creare spazi di aggregazione per le persone. Tuttavia, le condizioni quadro sono diverse: dal punto di vista giuridico, climatico e culturale. Molte autorità locali lavorano ancora con concetti tradizionali di gestione dell’acqua piovana e sono riluttanti a implementare soluzioni multifunzionali come le piazze d’acqua.

Un ostacolo fondamentale è la distribuzione delle responsabilità. In molte città, le autorità preposte alla gestione delle acque, alla pianificazione urbana e agli spazi verdi sono mondi separati che raramente lavorano insieme. Il modello di Rotterdam dimostra quanto siano importanti i processi di pianificazione integrata e i team interdisciplinari. Le soluzioni innovative possono essere realizzate solo se tutti gli attori lavorano insieme. Ciò richiede anche che i politici creino le condizioni quadro e i finanziamenti adeguati.

Un altro punto è l’adattamento alle condizioni locali. Non tutte le città hanno la stessa quantità di precipitazioni di Rotterdam e le strutture edilizie differiscono notevolmente. Tuttavia, ci sono numerosi luoghi in cui le piazze d’acqua potrebbero essere utili, ad esempio nei centri urbani densamente edificati, nei parchi giochi delle scuole o come parte di progetti di rinnovamento dei quartieri. È importante interpretare il concetto in modo flessibile e adattarlo alle proprie esigenze.

L’accettazione da parte del pubblico è un altro fattore chiave. Le piazze dell’acqua sono segni visibili di un cambiamento di paradigma nel modo in cui trattiamo l’acqua e necessitano di una società urbana aperta e sperimentale. I processi di partecipazione, le campagne di informazione e i progetti pilota possono aiutare a superare le riserve e a rendere tangibili i benefici. Rotterdam ha stabilito degli standard di trasparenza e dialogo che possono servire da modello.

Infine, occorre considerare anche gli aspetti tecnici e finanziari. La pianificazione e l’implementazione delle piazze d’acqua richiedono competenze, risorse e forza d’animo. Programmi di finanziamento a livello statale e federale, scambi con esperti internazionali e lo sviluppo di soluzioni standard possono contribuire a ridurre le barriere all’ingresso. Uno sguardo a Rotterdam lo dimostra: Il coraggio e la creatività pagano e aprono nuove strade per una città resiliente al clima.

Conclusione: le piazze d’acqua – un progetto per la città del futuro?

Le piazze d’acqua di Rotterdam sono un esempio impressionante di come la protezione dalle inondazioni, la progettazione urbana e l’innovazione sociale possano fondersi per creare una nuova qualità della vita urbana. Rendono visibile l’acqua, creano spazi di incontro e offrono soluzioni alle sfide del cambiamento climatico. Il loro successo si basa sulla precisione tecnica, sulla creatività progettuale e su un processo di pianificazione aperto e partecipativo. La risposta della popolazione dimostra che i progetti infrastrutturali innovativi non solo funzionano, ma possono anche contribuire all’identità e alla qualità della vita di una città.

Le piazze d’acqua sono una preziosa fonte di ispirazione per le città dei Paesi di lingua tedesca. Dimostrano che le soluzioni multifunzionali, flessibili e integrative sono possibili – se amministrazione, pianificazione e società civile collaborano. Le sfide non vanno sottovalutate: Responsabilità, finanziamenti, accettazione e adattamento alle condizioni locali richiedono nuovi approcci e il coraggio di sperimentare. Ma il cambiamento è necessario per tenere il passo con le conseguenze del cambiamento climatico e con le esigenze di una società urbana in crescita.

Le piazze dell’acqua non sono una soluzione brevettata, ma sono un progetto stimolante. Esse invitano a ripensare il modo in cui utilizziamo l’acqua, aprono nuove prospettive per la progettazione degli spazi urbani e sensibilizzano alla sostenibilità. Le esperienze di Rotterdam dimostrano che un’efficace protezione dalle inondazioni e spazi urbani attraenti non devono essere in contraddizione, anzi: possono ispirarsi a vicenda e dare forma alla città di domani.

Il futuro degli spazi urbani risiede nella combinazione di tecnologia, design e vita sociale. I Watersquares rendono visibile e tangibile questa connessione. Sono al tempo stesso un invito e una missione: il tempo delle soluzioni individuali è finito, ora è il momento di portare l’acqua in città e di creare una nuova qualità di vita a partire da essa. Rotterdam ci ha mostrato come si fa. Sta a noi raccogliere questi impulsi e svilupparli ulteriormente.

Alla fine, rimane la consapevolezza che le piazze d’acqua sono più che semplici strutture tecniche. Sono l’espressione di un nuovo atteggiamento urbano, coraggioso, aperto e lungimirante. Chi si tuffa oggi nell’acqua urbana dà forma alla città vivibile di domani.

Pianificazione urbana a Mannheim: i 5 progetti più importanti

Casa-mia
Il grattacielo Orbit di MVRDV a Franklin Mannheim. Visualizzazione: © Orbit

Il grattacielo Orbit di MVRDV a Franklin Mannheim. Visualizzazione: © Orbit

Mannheim come pioniere della pianificazione urbana? La città del Baden-Württemberg non è necessariamente nota per questo in Germania. Tuttavia, Mannheim potrebbe benissimo essere descritta come un „campione nascosto“ della pianificazione urbana. Infatti, Mannheim sta realizzando numerosi ed entusiasmanti progetti di sviluppo urbano, soprattutto nel settore della „riconversione“. Scoprite qui tutto sulla pianificazione urbana a Mannheim e sui 5 progetti più interessanti.

La città di Mannheim si trova dove il Neckar confluisce nel Reno, nel triangolo di confine tra Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Assia. La città ospita circa 320.000 abitanti nel distretto urbano. Mannheim è quindi la seconda città più grande del Baden-Württemberg dopo Stoccarda. Circa 2,35 milioni di persone vivono nella regione metropolitana Reno-Neckar, di cui Mannheim fa parte. Mannheim è conosciuta in Germania come città universitaria, industriale e commerciale, ma anche come nodo centrale dei trasporti. La città è anche soprannominata „città delle piazze“. Il nome può essere ricondotto alla struttura urbana di Mannheim. La rete stradale del centro città è definita da una struttura a griglia con isolati di case.

In termini di pianificazione urbana, va sottolineato il passato di Mannheim come città di guarnigione. Mannheim è stata sede dell’esercito prussiano fino al 1981. Durante il Terzo Reich, il NSDAP costruì diverse nuove caserme per la guarnigione della Wehrmacht di Mannheim. Durante la Guerra Fredda, l’esercito americano continuò a utilizzarle. Dopo il 1945, a Mannheim c’erano talvolta diverse migliaia di soldati statunitensi. Oltre alle istituzioni militari statunitensi, qui si trovavano anche strutture centrali della NATO. Dal 2013, l’esercito statunitense ha trasferito sempre più unità a Wiesbaden o le ha ritirate completamente. Il risultato: nel 2016, a Mannheim si erano resi disponibili 500 ettari di spazio. Nel 2014, la città ha istituito il dipartimento speciale „Conversione“. Il suo obiettivo è trovare nuovi usi per gli ex siti militari in linea con una pianificazione urbana sostenibile. Per saperne di più sull’uso successivo dei siti militari, cliccare qui: Conversione.

La città di Mannheim sta attualmente lavorando su otto siti di conversione in città:

Top 1: Villaggio Benjamin Franklin / FRANKLIN

Come già accennato, 600 dipendenti della città di Mannheim si sono trasferiti nel nuovo Centro Tecnico di Mannheim, nel quartiere di Glückstein. Questo è stato costruito su un totale di 33 ettari in una posizione centrale vicino alla stazione ferroviaria. Il dipartimento di pianificazione urbana di Mannheim vuole combinare in modo sostenibile lavoro, vita e vita pubblica su 100.000 metri quadrati. Sono previsti uffici moderni, spazi abitativi di alta qualità e luoghi di incontro per la vita sociale, nell’ambito di una rete intelligente di spazi verdi vicino al Reno. In futuro, qui verranno creati 4.600 nuovi posti di lavoro e 1.500 residenti troveranno una casa vicino al centro città.

Non è un progetto da top 5, ma è comunque interessante: il progetto „Traumhaus Funari“ sviluppato da MVRDV sul sito di conversione dell’ex Caserma Funari. La casa prefabbricata incontra MVRDV – leggi qui: Casa prefabbricata.

Il quartiere urbano „FRANKLIN“ dovrebbe ricevere un’attenzione particolare. In futuro, 9.300 persone vivranno sul sito della caserma. La città di Mannheim prevede inoltre di creare 2.000 nuovi posti di lavoro. Il futuro quartiere urbano coprirà una superficie pari a quella del centro di Mannheim ed è suddiviso in cinque sottoaree. Il primo è il Franklin Centre, il secondo la Tenuta degli Ufficiali, il terzo Sullivan, il quarto Funari e il quinto il Quartiere Columbus. Mentre il quartiere Columbus offrirà spazio per il commercio e la vendita al dettaglio, le aree rimanenti saranno utilizzate per scopi residenziali. Un progetto architettonico di punta sul sito di FRANKLIN è il progetto „HOME“ degli architetti di Rotterdam MVRDV. Sull’intero sito di FRANKLIN verranno costruiti quattro grattacieli a forma di quattro lettere „H-O-M-E“ in quattro colori diversi. Lo studio berlinese SINAI è anche responsabile della pianificazione del quadro di sviluppo dello spazio aperto. Il completamento è previsto per il 2025.

Lo stesso MVRDV sta progettando le lettere „O“ e „M“ per conto del promotore immobiliare RVI, ciascuna di 15 piani. I due edifici hanno nomi propri. Come progetto residenziale e commerciale, la „O“ è ufficialmente chiamata „Orbit“. Altri due uffici prendono il nome di „H“ e „E“. Emozionante: MVRDV aveva anche ventilato l’idea di modellare le torri a forma di testa umana, come un Monte Rushmore in cemento e vetro. Tuttavia, secondo Winy Maas, uno dei fondatori e soci di MVRDV, citato dalla FAZ, sarebbe stato troppo per Mannheim. RVI e MVRDV hanno presentato congiuntamente il progetto in una conferenza stampa alla fine di novembre 2021. Per saperne di più sul progetto di MVRDV, consultare il sito dei colleghi di Baumeister: Franklin Mannheim.

L’edificio „Orbit“ dovrebbe essere completato entro il 2025: ecco una panoramica dei fatti:

Anche l’urbanistica di Mannheim si sta preparando per la BUGA 2023: gran parte dell’ex „Caserma Spinelli“ diventerà l’area centrale della BUGA 2023. Attualmente è prevista un’esposizione di 180 giorni sul sito nel 2023. Dopo il completamento della BUGA 2023 di Mannheim, l’area sarà integrata nel corridoio verde nord-orientale e resa accessibile al pubblico. Lo studio di architettura del paesaggio RMP Stephan Lenzen Landschaftsarchitekten è responsabile della progettazione del sito della BUGA. Per saperne di più sullo stato attuale del progetto: BUGA Mannheim.

A lungo termine, l’area della Caserma Spinelli nel suo complesso sarà utilizzata anche per creare un corridoio verde generoso e continuo nella zona nord-est di Mannheim, che si estende dal Luisenpark attraverso i laghi di Vogelstang fino alla regione. Tre quarti dell’area sono previsti come spazi aperti pubblici, un quarto come nuovo quartiere residenziale. Qui saranno costruite circa 1.800 unità abitative per 4.500 residenti, oltre a scuole materne e un centro commerciale locale.

Un altro progetto urbanistico in corso a Mannheim è lo sviluppo del cosiddetto Centro Collini, compresa l’area circostante, in nuovi edifici residenziali e per uffici. Nell’ambito della BUGA 1975, la città ha costruito un insieme di edifici con una torre residenziale di 32 piani alta 95 metri, un edificio di collegamento di 2 piani e una torre per uffici di 11 piani. Per molto tempo, la torre per uffici ha ospitato gli uffici tecnici della città di Mannheim, con circa 600 dipendenti. Tuttavia, il complesso edilizio era obsoleto e non rispondeva più ai requisiti tecnici odierni. Per questo motivo, l’amministrazione si è trasferita in un nuovo municipio tecnico nel quartiere di Glückstein, presso la stazione ferroviaria principale.

L’edificio di 32 piani rimane un punto di riferimento urbano

La città di Mannheim ha quindi venduto il sito Collini a un investitore. In un dialogo competitivo, lo studio di architettura schneider + schumacher si è imposto con il suo progetto. Il progetto prevede quattro edifici solitari raggruppati intorno alla torre residenziale esistente di 32 piani: il cosiddetto COLLINIS. Due dei quattro edifici solitari saranno edifici per uffici, mentre gli altri due saranno edifici residenziali. L’altezza prevista è compresa tra i cinque e i diciannove piani: l’attuale torre residenziale di 32 piani rimarrà quindi l’edificio più alto e la struttura più appariscente nello skyline della città di Mannheim. Da un lato, tra gli edifici solitari si creerà uno „spazio urbano cittadino“, che a sua volta creerà nuovi percorsi tra la città e il Neckar.

La spina di pesce con una differenza

Casa-mia
Portafoglio

Portafoglio

Lo Sheraton Airport Hotel si trova direttamente all’aeroporto di Düsseldorf, sul tetto del parcheggio multipiano P3. L’hotel è circondato da 10.000 m2 di spazio verde e, con le sue 195 camere e junior suite, offre un luogo accogliente di tranquillità all’interno del trafficato aeroporto. In seguito alla recente ristrutturazione, è stato richiesto un pavimento dal design contemporaneo anche per la prestigiosa area d’ingresso. Il cliente desiderava che il pavimento fosse un’attrazione per gli occhi; allo stesso tempo, la pavimentazione doveva soddisfare gli elevati requisiti dell’attività alberghiera ed essere robusta e di facile manutenzione.

Per realizzare questi desideri, l’interior designer Thomas Müller di Thomas Müller Concept di Colonia ha ripreso il tema di design molto attuale della spina di pesce, ma lo ha implementato in modo completamente diverso: Invece di utilizzare il legno come di consueto, ha scelto quattro diversi decori in pietra. I decori ST 902, 903, 940 e 941 della collezione „floors@work“ di Project Floors sono stati posati alternativamente nell’atrio, nel foyer e nei corridoi su una superficie di 760 metri quadrati. Con una superficie così ampia, per ottenere l’effetto desiderato come pavimento „di design“ è importante che la posa venga eseguita con estrema precisione.

Il risultato: i pannelli su misura di 457 x 76 x 2,5 mm hanno un effetto speciale nel generoso gioco spaziale di hall, foyer e corridoi; le diverse tonalità di colore in combinazione con i mobili in giallo e petrolio creano un aspetto vivace e insolito.

PROJECT FLOORS GmbH
Max-Ernst-Strasse 4
50354 Hürth
www.project-floors.com