Mineralien Hamburg presenta meteoriti, fossili e co

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Quest’anno, Mineralien Hamburg, la quarta fiera più grande del mondo, offre mostre speciali su meteoriti, cefalopodi, tesori sassoni e pietra di luna.

A Mineralien Hamburg, 400 espositori mostrano per tre giorni a visitatori e amatori i loro reperti e manufatti – e alcuni di loro li vendono anche. La fiera è suddivisa nei settori dei minerali, dei fossili, delle gemme grezze e lavorate, dei gioielli e degli accessori per gioielli, degli accessori geo, delle attrezzature e degli accessori e della letteratura specializzata. Nel 2018 ci saranno quattro mostre speciali.

„Meteoriti – Ambasciatori di galassie lontane“ fornisce approfondimenti sull’universo utilizzando numerose pietre provenienti dallo spazio. Le meteoriti, le più antiche rocce conosciute, sono solitamente magnetiche e più pesanti delle rocce terrestri. Molte hanno una crosta di fusione che si è formata quando sono entrate nell’atmosfera. Il loro nome di solito indica il luogo di ritrovamento. Mineralien Hamburg presenta, tra l’altro, un pezzo di 1,36 chilogrammi del meteorite Hoba. Un contadino lo scoprì mentre arava in Namibia nel 1920. Il meteorite pesa più di 60 tonnellate. Poiché il campionamento non è più consentito, anche i piccoli frammenti sono considerati preziosi.

Una seconda mostra speciale è dedicata alla pietra di luna, la pietra dell’anno. Sono esposte pietre naturali della varietà feldspatica provenienti da giacimenti lontani come l’India, la Tanzania o il Madagascar, oltre a pezzi speciali di gioielleria. La pietra di luna è utilizzata esclusivamente come pietra da gioielleria. I giacimenti più importanti si trovano nello Sri Lanka.

È presente anche una mostra speciale intitolata „I tesori della Sassonia“, che presenta le gemme dei secoli passati. Lo status della Sassonia presso le corti reali europee si basava soprattutto sulla ricchezza delle risorse minerarie dei Monti Metalliferi. I gioiellieri utilizzavano topazio, ametista, piropa e agata già circa 300 anni fa. Il pezzo più antico della mostra speciale è un topazio dello Schneckenstein, risalente alla prima metà del XVIII secolo. Lo Schneckenstein è una roccia ricca di topazi nel Vogtland, che il re sassone aveva sfruttato già all’inizio del XVIII secolo. I topazi estratti sono noti anche come „diamanti sassoni“.

La mostra speciale „Cefalopodi. Corni dritti, ammoniti e saette“ presenta più di 200 reperti. Provengono da tutto il mondo. La mostra è presentata dal Gruppo di lavoro geologico-paleontologico di Kiel e dall’Urzeithof Stolpe. Quest’ultimo è attualmente in fase di trasloco e deve quindi imballare e spedire tutti i pezzi, quindi una deviazione alla fiera dei minerali è stata una buona idea. Tra i reperti più antichi ci sono gli antenati dei polpi moderni, risalenti a 480 milioni di anni fa. Si ergevano verticalmente nell’acqua e potevano raggiungere una lunghezza compresa tra uno e tre metri.

Mineralien Hamburg si svolge dal 7 al 9 dicembre 2018 ed è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00. L’ingresso costa 10 euro.

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Lo Shard: il fascino del vetro incontra l’eleganza urbana per gli architetti

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Fotografia architettonica di un'infrastruttura sotto un tetto di vetro in bianco e nero, scattata da Ricardo Gomez Angel

Chiunque creda ancora che le facciate in vetro siano la risposta banale alla voglia di trasparenza dell’architettura non ha mai visto lo Shard. Questo grattacielo londinese è più di un insieme di superfici riflettenti: è un manifesto di eleganza urbana, un laboratorio tecnologico per l’edilizia sostenibile e una lezione per i progettisti di Germania, Austria e Svizzera. Cosa rende lo Shard così affascinante? E perché la scena architettonica di lingua tedesca dovrebbe guardarlo con attenzione?

  • Lo Shard è sinonimo di costruzione radicale in vetro in un ambiente urbano e dimostra come la tecnologia delle facciate possa essere trasformata in identità urbana.
  • Il progetto esplora i confini: dalle soluzioni innovative per le facciate alla progettazione e produzione digitale.
  • La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e il BIM sono stati strumenti fondamentali per l’intero processo di costruzione, dal primo schizzo al funzionamento.
  • La sostenibilità rimane un’area di tensione: quanto può essere davvero ecologica una torre di vetro?
  • I progettisti professionisti oggi hanno bisogno di una conoscenza approfondita delle tecnologie dei materiali, dell’integrazione dei dati e del funzionamento degli edifici.
  • Lo Shard è un modello, ma anche uno schermo di proiezione per criticare le tendenze architettoniche globali.
  • Le discussioni sull’uso delle risorse, sul clima urbano e sulla responsabilità sociale sono più attuali che mai.
  • Per la regione DACH, lo Shard rimane un memoriale: la gioia dell’innovazione incontra la realtà normativa.

Il vetro e la città: lo Shard come icona e provocazione

Lo Shard si erge come un cristallo sullo skyline di Londra, una provocazione architettonica che da tempo è diventata un simbolo del cambiamento urbano. Quando lo si guarda, non si vede solo un vetro riflettente, ma una nuova forma di urbanità che enfatizza la trasparenza, la luce e la leggerezza. Lo Shard solleva questioni fondamentali, soprattutto nei Paesi di lingua tedesca, dove i grattacieli sono spesso visti come corpi estranei: Quanto vetro può tollerare la città? E quanto coraggio ci vuole per rompere con i paesaggi urbani tradizionali? Lo stesso Shard fornisce la risposta, con il suo linguaggio progettuale senza compromessi e la sua capacità di essere contesto e contrasto allo stesso tempo.

Tuttavia, il fascino non risiede solo nell’aspetto esteriore. È la precisione tecnica che distingue lo Shard dalle altre torri di vetro. Ciascuna delle oltre 11.000 lastre della facciata è stata prodotta individualmente, modellata digitalmente e assemblata in loco: un’impresa logistica che sarebbe stata semplicemente impossibile senza gli strumenti di progettazione digitale. Questo dimostra cosa può fare la trasformazione digitale nel settore delle costruzioni: Dove prima dominavano i disegni manuali, ora sono i modelli BIM, le simulazioni supportate dall’intelligenza artificiale e i processi di produzione automatizzati a controllare il processo. Per i progettisti di Germania, Austria e Svizzera, questo è un segno di quanto si possa andare lontano con il coraggio di innovare, purché il quadro normativo lo consenta.

Lo Shard è riuscito a inscriversi nel DNA della città e a stabilire un nuovo punto di riferimento per l’eleganza urbana. Ciò che lo rende così rilevante per il panorama architettonico di lingua tedesca è l’uso sistematico dei materiali, della luce e dello spazio. Qui il vetro non viene visto solo come superficie, ma come parte integrante di un concetto urbano sostenibile e globale. La fusione tra interno ed esterno, tra spazio pubblico e privato, diventa una narrazione architettonica nello Shard. Soprattutto nelle città tedesche, spesso costrette a risparmiare spazio, lo Shard è un invito al dibattito: quanto può essere audace l’architettura oggi?

Allo stesso tempo, lo Shard è una provocazione aperta a tutti coloro che dichiarano che la costruzione di grattacieli in Europa è finita. Dimostra che la densificazione verticale non deve necessariamente andare di pari passo con la monotonia o l’inquinamento climatico. Al contrario: lo Shard sfrutta la sua altezza per creare nuovi assi visivi, spazi pubblici e concetti di mobilità. Per la cultura urbanistica di lingua tedesca, che ama perdersi nel pensiero della sicurezza e della standardizzazione, si tratta di una sfida – e forse anche di una sfida salutare.

Ma nonostante il suo fascino, lo Shard rimane anche una superficie di proiezione per le critiche: questo tipo di architettura è davvero adatto al futuro? O rimane un monumento di un’epoca in cui il vetro era ancora sinonimo di progresso? Il dibattito è iniziato, ed è più urgente che mai in Germania, Austria e Svizzera.

Tecnologia, digitalizzazione e materiali: le stelle invisibili dello Shard

Chi vede lo Shard solo come una torre scintillante non riconosce la profondità tecnologica che si cela dietro la sua facciata. Il processo di costruzione è stato un ottimo esempio di trasformazione digitale nel settore edile. Fin dalla fase di progettazione sono stati utilizzati strumenti di Building Information Modelling e di progettazione parametrica per tradurre le complesse geometrie in componenti adatti alla produzione. Il fatto che 11.000 lastre di vetro diverse si incastrino perfettamente alla fine non è una questione di fortuna o di abilità artigianale, ma di precisa integrazione dei dati e di controllo digitale.

Le simulazioni basate sull’intelligenza artificiale hanno svolto un ruolo centrale nell’ottimizzazione dei flussi energetici, dell’uso della luce diurna e dell’ombreggiatura. Per i progettisti di Germania, Austria e Svizzera, questa è un’indicazione di quanto possa spingersi in là l’integrazione di algoritmi e dati in tempo reale, e di come la competenza digitale stia diventando una qualifica fondamentale. Chi progetta un grattacielo oggi deve padroneggiare molto di più della statica tradizionale e del diritto edilizio. Senza una profonda conoscenza degli strumenti digitali, dei database dei materiali e delle tecnologie di simulazione, si rimane bloccati nel XX secolo.

Anche la scelta dei materiali per lo Shard è una dichiarazione. Vetro high-tech con rivestimento selettivo, sofisticate sottostrutture di facciata e una complessa interazione tra isolamento termico, acustico e protezione antincendio caratterizzano lo stato dell’arte. Nella regione DACH, dove le normative edilizie spesso costringono a compromessi, lo Shard dimostra che l’innovazione è possibile, se i produttori di materiali, i progettisti e i committenti si uniscono e osano spingersi oltre i confini del fattibile.

La digitalizzazione non si ferma alla facciata. Anche il funzionamento dello Shard è basato sui dati. I sensori monitorano il consumo energetico, il clima interno e i flussi di utenti. La gestione degli edifici sta diventando un’attività di ottimizzazione permanente in cui l’intelligenza artificiale e i big data sono da tempo uno standard. Si tratta di un campanello d’allarme per l’industria di lingua tedesca: chi vuole gestire edifici sostenibili deve essere in grado di comprendere, analizzare e utilizzare i dati – durante l’intero ciclo di vita.

Nello Shard, la tecnologia non è fine a se stessa, ma parte integrante dell’idea architettonica. La simbiosi tra materiali, dati e progettazione digitale apre nuovi orizzonti per l’architettura e l’ingegneria civile, e ci si chiede perché molti progetti in Germania, Austria e Svizzera si attengano ancora alle routine analogiche. Forse è arrivato il momento di dare l’esempio.

Sostenibilità tra aspirazione e realtà: il dilemma del vetro

Pochi argomenti polarizzano l’industria dell’architettura quanto la questione della sostenibilità delle torri di vetro. Lo Shard non è nuovo a questa situazione. I critici la accusano di essere uno spreco di energia non rispettoso del clima, in quanto con la sua facciata in vetro porta calore e freddo all’interno dell’edificio, aumentando così il fabbisogno di riscaldamento e raffreddamento. I sostenitori sono contrari: La moderna tecnologia delle facciate, le vetrate multiple e i sistemi di ombreggiamento intelligenti rendono lo Shard un esempio di costruzione efficiente dal punto di vista energetico, almeno per gli standard dell’epoca in cui è stato costruito.

In realtà, l’argomento è più complesso di quanto sembri a prima vista. Oggi la sostenibilità non si misura più solo in termini di fabbisogno di energia primaria, ma anche in termini di costi del ciclo di vita, potenziale di decostruzione e impatto sociale. Lo Shard si basa su una combinazione di vetro high-tech, ventilazione naturale e una struttura mista di uffici, appartamenti, hotel e spazi pubblici. Non si tratta solo di greenwashing, ma nemmeno di un lasciapassare per un uso sconsiderato delle risorse.

In Germania, Austria e Svizzera il dibattito sulla sostenibilità è particolarmente acceso. Qui domina il mantra della minimizzazione degli spazi e dell’efficienza energetica, spesso accompagnato da requisiti normativi che limitano anziché promuovere l’innovazione. Lo Shard dimostra che la sostenibilità è molto più della somma dei valori U e delle etichette. Si tratta della qualità della vita urbana, della capacità di integrare gli edifici nel contesto urbano e di creare strutture multifunzionali che durino per decenni.

Allo stesso tempo, rimane il dilemma del vetro: Come ridurre ulteriormente l’impronta ecologica di questi edifici? È qui che entrano in gioco le nuove tecnologie dei materiali, l’economia circolare e la gestione digitale degli edifici. Se si vuole costruire un frammento nella regione DACH, è necessario padroneggiare questi argomenti e avere il coraggio di mettere in discussione i dogmi esistenti. Il futuro delle costruzioni in vetro non sta nell’abbandono, ma nell’innovazione radicale.

Alla fine, lo Shard rimane un simbolo ambivalente: È sinonimo di progresso e di problema allo stesso tempo. Per i progettisti, questo non è un motivo di rassegnazione, ma di riflessione. La sostenibilità non è uno stato, ma un processo – e lo Shard dimostra che anche le grandi icone devono essere in grado di imparare.

Tendenze globali, realtà locali: Cosa significa lo Shard per la regione DACH

Lo Shard è da tempo parte di un discorso globale sul futuro della città – e mette il dito nella piaga della cultura urbanistica europea. Mentre a Londra, Singapore e New York le torri di vetro sono viste come una parte naturale dello skyline, in Germania, Austria e Svizzera prevalgono lo scetticismo, la densità di regole e le richieste di partecipazione. I motivi sono molteplici: Densità, conservazione dei monumenti ed equilibrio sociale sono valori chiave. Ma la domanda rimane: La paura dell’ignoto blocca il progresso?

La forza innovativa che era all’opera nello Shard è raramente riscontrabile nella regione DACH. Gli ostacoli sono troppo grandi: responsabilità frammentate, processi autorizzativi complessi, mancanza di volontà di sperimentare e rischiare. Chi vuole costruire uno Shard qui non ha bisogno solo di conoscenze tecniche, ma anche di capacità diplomatiche, perseveranza e capacità di resistenza. Il dibattito sui grattacieli di Francoforte, Vienna e Zurigo dimostra quanto il coraggio di raggiungere grandi altezze sia ancora accolto con diffidenza.

Allo stesso tempo, lo Shard è una lezione su ciò che è possibile fare quando tecnologia, design e visione urbana lavorano insieme. L’integrazione di digitalizzazione, intelligenza artificiale e concetti sostenibili non è un lusso, ma una necessità. Gli studi di architettura tedeschi, austriaci e svizzeri che vogliono avere successo a livello internazionale devono padroneggiare queste competenze ed essere pronti a combinare le specialità locali con le tendenze globali.

Le critiche allo Shard – dall’alienazione sociale al consumo energetico e alla gentrificazione – sono giustificate e necessarie. Ma non devono portare a bloccare l’innovazione sul nascere. Il futuro della città non sarà plasmato dalla perseveranza, ma dalla sperimentazione e dalla riflessione. Lo Shard ne è un esempio eccellente, nel bene e nel male.

Gli architetti e i progettisti della regione DACH non dovrebbero liquidare lo Shard come un corpo estraneo, ma piuttosto vederlo come un invito a sviluppare le proprie risposte alle sfide dell’urbanità, della sostenibilità e della digitalizzazione. Chi rompe il tabù delle facciate in vetro può aprire nuovi orizzonti, a patto che padroneggi la tecnologia e comprenda la città come un sistema vivente.

Conclusione: lo Shard come pietra di paragone per l’architettura di domani

Lo Shard è molte cose: un’icona dell’edilizia, un vettore tecnologico, un laboratorio di sostenibilità e un argomento di discussione per la scena architettonica internazionale. Per la Germania, l’Austria e la Svizzera rimane una pietra di paragone per il coraggio, la forza innovativa e la capacità di intendere l’architettura come esperimento sociale. Chiunque sia affascinato dal vetro troverà nello Shard un progetto di sviluppo urbano sostenibile, al di là dei luoghi comuni e dei pregiudizi. La vera lezione? Il progresso non si ottiene evitando, ma confrontandosi. E a volte basta un cristallo nello skyline per aprire nuove prospettive.

Porte scorrevoli automatiche ignifughe EI30

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Apriti sesamo! Non per magia, ma grazie a una tecnologia all’avanguardia, le porte scorrevoli automatiche di forster fuego light si aprono e si chiudono. Una funzionalità fluida di giorno e una porta sicura di notte si combinano con la massima trasparenza in un unico elemento. Le porte scorrevoli Forster offrono un’affidabile protezione antincendio e antifumo e convincono per la loro robustezza e durata.

Le porte scorrevoli automatiche sono pratiche perché assicurano un movimento fluido delle persone nei passaggi con un elevato volume di traffico. Non c’è dubbio che oggi l’accessibilità sia un must. Grazie alle costruzioni snelle in profilo d’acciaio e alle ampie superfici vetrate, le costruzioni scorrevoli permettono di far entrare molta luce negli ambienti e allo stesso tempo offrono la massima trasparenza per una vista senza ostacoli. Nelle aree critiche degli edifici, le porte a chiusura ermetica su 4 lati trattengono le fiamme e il fumo in caso di incendio e proteggono le persone e i beni chiudendosi automaticamente e senza tensione. Quando le porte si chiudono, è sempre garantito che nessuno rimanga ferito o intrappolato.


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Leporte antincendio scorrevoli forster fuego light con protezione dal fumo sono disponibili in versione a una o due ante e possono essere installate in pareti solide e leggere o in vetrate. Diversi rivestimenti in vetro o pannelli offrono molte opzioni per progettazioni personalizzate.

Passaggio di luce max:
1 anta: 1400 × 2500 mm (L × A)
2 ante: 2600 × 2500 mm (L × A)

Vetri / Pannelli
Ampia gamma di vetri e pannelli testati (omologazione specifica per ogni paese)
Vetri asciutti e umidi
Peso massimo dell’anta a seconda del produttore dell’azionamento

Autochiusura, EN 1191
Autochiusura meccanica in caso di incendio
Velocità di chiusura controllata 0,08 m/s
Forza di chiusura controllata 100 – 180 N

Costruzione senza barriere, DIN 18040
Nessuna soglia continua
Automatico. Apertura durante il funzionamento diurno

Sicurezza d’uso, DIN 18650 / EN 16005
Vedere le varianti di design Forster
In combinazione con il produttore dell’azionamento

Approvazioni
Germania: T30-1-FSA o T30-1-RS-FSA T30-2-FSA o T30-2-RS-FSA
Europa: E30, EI230-Sa, S200-C5
Svizzera: VFF BA 20426, 20427, 20429, 16082

Venite a trovarci al BAU 2019 di Monaco: Padiglione B1, Stand 339

Si apre l’esposizione IBA di Basilea

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IBA Basilea

Dopo un anno di attesa, l’esposizione IBA Basel Expo aprirà finalmente il 13 maggio 2021. Per saperne di più sulla mostra nel Campus Vitra di Weil am Rhein, sulla conclusione di IBA Basel 2020, sulla pubblicazione bilingue dedicata al settore e sul numero speciale di Baumeister.

Sebbene il tasso di incidenza nel distretto di Lörrach sia attualmente inferiore a 100 infezioni per 100.000 abitanti, questo non era il caso il giorno previsto per l’apertura dell’IBA Basel Expo, il 1° maggio 2021. In quel momento era attivo il freno d’emergenza federale, che dura fino al 30 giugno 2021. Le norme federali stabiliscono che i musei e le strutture culturali – proprio come la Cupola del Vitra Campus, la sede espositiva tedesca dell’IBA Basel Expo – non possono aprire se il valore di incidenza è superiore a 100. Questo cambia quando il valore di incidenza è superiore a 100. La situazione cambia non appena il valore di incidenza nel distretto di riferimento è inferiore a 100 per cinque giorni consecutivi. In questo modo il governo tedesco sta cercando di contenere il coronavirus in Germania.

Ma ora è finalmente arrivato il momento: la mostra sarà aperta dal 13 maggio 2021. E la ciliegina sulla torta: La visita alla mostra è gratuita.

Inizialmente i visitatori possono visitare la mostra solo durante gli orari di apertura del Vitra Campus, registrandosi in anticipo con una fascia oraria. È possibile registrarsi per una visita qui.
Gli organizzatori invitano inoltre i visitatori provenienti dall’estero a controllare e a rispettare quotidianamente le norme vigenti per l’ingresso in Germania. Inoltre, in loco vigono norme igieniche, come l’uso di una mascherina medica/di una mascherina FFP2 e l’osservanza di una distanza sociale.

„Siamo felici di poter aprire la mostra e speriamo che rimanga aperta ai visitatori fino all’ultimo giorno previsto per l’esposizione, il 6 giugno 2021“, spiega il direttore generale dell’IBA Monica Linder-Guarnaccia. La gioia è ancora più grande se si considera che la mostra è già stata rinviata. L’IBA Basel Expo „Crossing Borders Together“ mostra come modi innovativi di attraversare i confini possano creare nuovi spazi di esperienza per la popolazione. Inoltre, i progetti modello dell’IBA di Basilea possono essere sperimentati e i processi di apprendimento, i formati e gli attori diventano tangibili. Le nuove connessioni e gli spazi creati diventeranno così visibili oltre i confini.
Ulteriori informazioni e suggerimenti sull’IBA Basel Expo „Crossing Borders Together“ sono disponibili qui.

IBA Basel Expo – 1 maggio – 6 giugno 2021
Cupola, Campus Vitra
Charles-Eames-Strasse 2
D-79576 Weil am Rhein

Il Salone Internazionale dell’Edilizia IBA Basilea 2020 si conclude con l’IBA Basel Expo. I nostri colleghi di Garten+Landschaft hanno fornito qui informazioni online sui progetti, i loro ideatori e gli obiettivi del periodo IBA Basel. I risultati finali del primo Salone internazionale dell’edilizia transfrontaliera nel triangolo di confine tra Germania, Francia e Svizzera sono stati utilizzati in collaborazione con gli organizzatori di IBA Basel 2020 per produrre la pubblicazione specializzata „IBA Basel 2020. Crossing borders together“ in tedesco e francese, che vale la pena leggere. Anche noi di Baumeister festeggiamo la conclusione: il numero speciale di Baumeister su IBA Basel 2020 è stato pubblicato con B5/20.

La mostra Swim City, che ha fatto la sua comparsa al DAZ nel 2020, si concentra sul fenomeno del nuoto urbano. Conosciamo in particolare i bagni fluviali di Basilea e, in parte, anche di Berlino e Monaco. Abbiamo parlato della mostra Swim City e del nuoto fluviale con la curatrice e architetto Barbara Buser, dello studio di costruzione in situ con sede a Basilea, Zurigo e Liestal.

Di nuovo al Kupferstichkabinett di Berlino dopo 80 anni: "I tre ladri" di Wilhelm Busch da "La figlia dell'audace mugnaio". Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett / Antje Penz
Di nuovo al Kupferstichkabinett di Berlino dopo 80 anni: "I tre ladri" di Wilhelm Busch da "La figlia dell'audace mugnaio". Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett / Antje Penz

Dopo circa 80 anni, un disegno perduto di Wilhelm Busch è tornato al Kupferstichkabinett di Berlino. L’opera „I tre ladri“ illustra la poesia „La figlia dell’audace mugnaio“ ed era considerata perduta dalla Seconda Guerra Mondiale. Il disegno è stato ora donato al museo dal suo vecchio proprietario ed è stato nuovamente aggiunto alla collezione storica.

Il disegno di Wilhelm Busch è riapparso per la prima volta sul mercato dell’arte svizzero nella primavera del 2025. Una vendita privata di Winterthur è stata consegnata alla casa d’aste Koller di Zurigo per la vendita all’asta. Durante le ricerche, Franz-Carl Diegelmann, responsabile del dipartimento di stampe antiche e disegni della casa d’aste, ha scoperto che l’opera era un precedente possesso del Kupferstichkabinett di Berlino, scomparso durante la guerra. „Sono lieto che la caricatura di Wilhelm Busch sia tornata nel Kupferstichkabinett di Berlino esattamente ottant’anni dopo la fine della guerra“, ha spiegato Diegelmann. „Avendo studiato storia dell’arte a Berlino, ho sentito per molti anni un legame molto speciale con il museo e la sua magnifica collezione e sono stato molto felice di contribuire al recupero del disegno“. Dopo che il museo ha confermato la perdita durante la guerra, i responsabili della casa d’aste hanno contattato la proprietaria dell’epoca. La donna ha accettato di donare il disegno di Wilhelm Busch al Kupferstichkabinett.

Cenni storici del disegno di Wilhelm Busch

Il disegno „I tre ladri“ illustra la poesia „La figlia dell’audace mugnaio“, pubblicata per la prima volta nel volume 20 della rivista „Über Land und Meer“ nel 1868. L’opera fa parte di una serie di undici parti che raffigurano un incidente raccapricciante e allo stesso tempo umoristico.

La poesia recita:
„Si aggirano tre ladri selvaggi e silenziosi / – Sciò, sciò! pist, pist! – intorno alla casa“.

La figlia del mugnaio si accorge dei ladri notturni e sa come difendersi. Nell’ultima immagine, il testo riassume:
„Così i tre morirono in modo del tutto inaspettato / Oh, gioventù! Guarda qui!!! / Ecco come una sola ragazza spesso porta / Tre uomini nei guai!!!!“. Il disegno di Wilhelm Busch appartiene quindi a un ciclo importante che ancora oggi colpisce per l’umorismo pittorico e la forza narrativa del poeta.

Da Berlino a Zurigo e ritorno

Nel 1909 il Kupferstichkabinett acquistò il disegno insieme ad altre opere direttamente dagli eredi di Wilhelm Busch per una mostra organizzata dal Verein der Berliner Künstler. Nel 1945, l’opera fu conservata insieme ad altre nel Reichsbanktiefkeller. Da allora fu considerata perduta, fino a quando non fu riscoperta dal commercio d’arte svizzero. Dagmar Korbacher, direttrice del Kupferstichkabinett, ha commentato il ritorno del disegno: „Il ritorno di quest’opera al Kupferstichkabinett ci riempie di particolare gioia. Il foglio con la rima onomatopeica e i ladri poco appariscenti che si aggirano furtivamente per la casa ci fa ancora sorridere e pensare nel modo migliore di Wilhelm Busch. Ringraziamo il generoso proprietario, che nel frattempo ha ripreso possesso dell’opera, e gli attenti esperti della casa d’aste, il cui lavoro meticoloso e il cui senso di responsabilità hanno reso possibile questo rimpatrio“.

Importanza per il Kupferstichkabinett

Il rimpatrio del disegno di Wilhelm Busch non è solo un successo nella ricerca sulla provenienza, ma anche un vantaggio per l’accesso del pubblico alle opere d’arte storiche. La donazione consentirà al Kupferstichkabinett di colmare una lacuna nel suo patrimonio creata dai disordini della guerra. Marion Ackermann, presidente dello Staatliche Museen zu Berlin, ha sottolineato che l’attento controllo della provenienza da parte della casa d’aste svizzera Koller e il contatto con l’ex proprietario sono stati fattori decisivi per la restituzione dell’opera come donazione e per la chiusura della lacuna nel patrimonio del museo.

Classificazione storica dell’arte

Anna Pfäfflin, curatrice dell’arte del XIX secolo presso il Kupferstichkabinett, ha sottolineato il valore narrativo del disegno di Wilhelm Busch:
„Nel suo racconto morale, Wilhelm Busch raffigura una svolta sorprendente degli eventi. Perché a volte le cose vanno diversamente dal previsto. – La figlia del mugnaio derubato non è la vittima, ma alla fine i ladri sono morti. E ciò che si pensava fosse andato perduto durante la guerra, grazie a circostanze fortunate e alla generosità di privati, torna nel museo e quindi di proprietà pubblica“.
Il disegno fa parte di un ciclo che dimostra chiaramente il talento di Wilhelm Busch per la critica sociale umoristica e l’arte narrativa. L’esecuzione precisa delle linee, la rappresentazione dettagliata e la combinazione di immagine e testo sono caratteristiche del lavoro di Busch e rendono il disegno di Wilhelm Busch una parte importante della collezione.

La chiave della ricerca sulla provenienza

Il rimpatrio del disegno di Wilhelm Busch sottolinea l’importanza di un’attenta ricerca di provenienza. Solo grazie al meticoloso lavoro degli esperti della casa d’aste Koller è stato possibile stabilire il collegamento con il Kupferstichkabinett di Berlino e rendere possibile un rimpatrio legale. La collaborazione tra il museo, la casa d’aste e l’ex proprietario dimostra quanto sia prezioso e necessario un approccio trasparente alle opere d’arte storiche.

Riscoperta dopo 80 anni

Dopo circa otto decenni, il disegno di Wilhelm Busch è così tornato nella collezione pubblica e può essere nuovamente esposto nel museo. Questo ritorno è considerato un contributo significativo alla conservazione del patrimonio culturale e sottolinea il ruolo dei musei come custodi di opere d’arte storiche. Franz-Carl Diegelmann ha riassunto la restituzione:
„Sono lieto che la caricatura di Wilhelm Busch sia tornata nel Kupferstichkabinett di Berlino esattamente ottant’anni dopo la fine della guerra“. Dagmar Korbacher ha aggiunto: „Il foglio ci fa sorridere e pensare ancora oggi nel miglior stile di Wilhelm Busch“.
Il ritorno del disegno di Wilhelm Busch „I tre ladri“ è un esempio del successo del restauro di beni culturali perduti e dimostra l’importanza della cooperazione tra musei, esperti e collezionisti privati. L’opera completa la collezione del Kupferstichkabinett e offre nuovamente al pubblico l’opportunità di conoscere un’importante opera di Wilhelm Busch. Il disegno di Wilhelm Busch rimane una testimonianza dell’arte narrativa del XIX secolo e un simbolo del successo del ritorno ai musei di manufatti culturali perduti.

Per saperne di più: Dopo 90 anni, una tavola di Lucas Cranach il Vecchio è stata riunita.

Attingendo alla tavolozza dei colori della natura

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Un nuovo punto di riferimento adorna il parco nazionale olandese De Hoge Veluwe: il centro visitatori con ristorante, negozio e sale di accoglienza, noto come „Park Pavilion“.

Il design è il risultato di un progetto di cooperazione tra gli uffici di Rotterdam di Monadnock e De Zwarte Hond. Il design della facciata riprende l’ambiente circostante in termini di colore: la sabbia e la brughiera. Monadnock e De Zwarte Hond hanno optato per una combinazione di alluminio color champagne e mattoni di clinker. Cercavano un mattone che si armonizzasse visivamente con i profili metallici chiari. Gli architetti hanno trovato quello che cercavano con la cernita Hagemeister „Copenhagen“ color sabbia nella versione speciale GT+FU. Il lato liscio a vista del mattone di clinker è stato alternativamente ammattonato insieme al lato di base più ruvido.

Tutte le foto: Hagemeister/Andreas Secci

Questo oggetto di smistamento da Copenaghen è un mattone di clinker duro, durevole e sostenibile che non si macchia, e allo stesso tempo una pietra sfumata con una tonalità giallo sabbia, accenti di marrone rossastro e rosa e una minore sinterizzazione. Il padiglione del parco è stato rivestito in mattoni con un legame speciale che emerge dall’edificio stesso. Per raccontare una storia coerente, sono stati riuniti i quattro lati dell’edificio, ognuno con la propria estetica: L’edificio è stato rivestito tutto intorno con lamelle verticali in alluminio e mattoni di clinker. Il design delle lamelle è stato l’aspetto più importante nella creazione della muratura. Il risultato è stato un legame di fantasia che integra un design angolare bello e regolare, lamelle equilibrate e legami sufficienti con i mattoni di clinker.

Prodotto: Copenhagen GT+FU
Costruttore: Hagemeister GmbH & Co KG, Nottuln
Proprietà:
– mattone clinker giallo sabbia con accenti rosso-marroni e rosa
– Formato WF (210 x 100 x 65 millimetri)

www.hagemeister.de

L’udito nel paesaggio

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Il paesaggio non si vede soltanto, ma si sente anche. La qualità acustica e spaziale di un luogo è di fondamentale importanza per il nostro benessere. Potete leggere come i suoni possono essere utilizzati in modo proficuo nell’architettura del paesaggio nel numero di febbraio di Garten + Landschaft „Über Landschaft“, a partire da pagina 24. Per accompagnare il suo articolo „Stadt und Landschaft hören“, Nadine Schütz, assistente della cattedra di architettura del paesaggio di Christophe Girot al Politecnico di Zurigo, presenta due esempi sonori sul nostro blog.

La fontana del Nettuno nel giardino di Villa d’Este a Tivoli. Lo scroscio dell’acqua crea suoni che influenzano la percezione del luogo. Foto: Nadine Schütz

A differenza della sala da concerto, dove la musica viene ascoltata nel modo più puro possibile da altri stimoli e al massimo distratta dal vicino che tossisce, l’udito nel paesaggio è sempre parte di un’esperienza estetica fondamentale, che si forma dalla sovrapposizione di molteplici impressioni. La comprensione delle qualità acustiche nella loro interazione con altri aspetti della percezione del paesaggio è un prerequisito importante per l’integrazione di queste qualità nella progettazione del paesaggio. Lavorare con tecniche di registrazione e montaggio permette di separare temporaneamente il livello uditivo da quello visivo e aiuta a comprendere il loro rispettivo e reciproco significato per la valutazione del paesaggio. Ad esempio, lo stesso rumore che può essere associato a un’autostrada vicina o a una stazione radio interrotta e percepito come un „rumore“ sgradevole, diventa un „suono“ desiderabile (naturale) vedendo e sapendo che proviene da una possente fontana a cascata in un giardino. Al contrario, il confronto tra la vista da cartolina sul lago di Zurigo, inizialmente insonorizzata, e l’ambiente acustico reale, mostra come ciò che si ascolta influenzi in modo significativo la percezione complessiva di un luogo, arricchendolo di una sottile vivacità o travolgendolo con un rombo assordante.

Poiché la qualità del suono è spesso molto migliore di quella degli altoparlanti integrati nei computer, si consiglia di ascoltare gli esempi sonori in cuffia.

Sentire e vedere il rumore; la Fontana di Nettuno nel giardino di Villa d’Este a Tivoli influenza la percezione mascherando i suoni degli altri visitatori, ad esempio. Montaggio di Nadine Schütz.

„Étude Noir“ – estratto di un lavoro sull’ambiente sonoro delle rive del lago di Zurigo di Korbinian Kainz e Bärbel Zindler, studenti del Laboratorio Spazio-Suono, Cattedra di Architettura del Paesaggio Christophe Girot, ETH di Zurigo.

Nadine Schütz, l’autrice dell’articolo, sta attualmente lavorando alla sua tesi di laurea su „La dimensione acustica dell’architettura del paesaggio“ presso il Politecnico di Zurigo.

Lindau Garden Show: Biodiversità in giardino

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Il Lindau Garden Show inizia il 20 maggio ed è aperto fino al 26 settembre 2021. La biodiversità è un tema centrale del Lindau Garden Show. In un giardino tematico, creato da apprendisti giardinieri e paesaggisti, i proprietari di casa impareranno come contribuire alla protezione e alla conservazione della flora e della fauna con il loro giardino.

Il giardino tematico „Biodiversità in giardino“ al Lindau Garden Show mira a trasmettere importanti conoscenze: I proprietari di giardini dovrebbero imparare come la conservazione delle specie possa essere realizzata anche negli spazi più piccoli. I vantaggi di un giardino biodiverso includono un microclima migliore e un’atmosfera più piacevole. E, naturalmente, una coscienza pulita nel creare condizioni di vita ideali per animali e piante.

La simbiosi tra flora e fauna si ottiene attraverso la giusta scelta delle piante, che devono essere collocate in modo ottimale per poter crescere. Nel migliore dei casi, i giardinieri dilettanti formano comunità vegetali significative e utilizzano materiali adeguati nel loro regno verde.

Tutto questo si può osservare nel giardino tematico „Biodiversità in giardino“ al Lindau Garden Show. E da due prospettive diverse: „Nel progettare il giardino tematico, per noi erano importanti due diversi approcci progettuali: l’area circolare si rivolge agli amanti della natura e ai romantici, mentre la sezione dal design classico è più adatta ai proprietari di giardini che amano l’ordine“, spiega Viviane Weißmüller. Lei è un tecnico di giardinaggio e ha accompagnato i giardinieri in erba responsabili della costruzione del giardino tematico.

La biodiversità al Lindau Garden Show

Entrando nel giardino tematico, i visitatori sono accolti da un frassino profumato e da una siepe di legno morto che funge da rifugio per insetti e mammiferi. Da lì, un sentiero conduce all’interno dell’area organica e incontra una piantagione di perenni. Un sentiero lastricato attraversa un prato fiorito e passa accanto a un frassino vescicante, fino ad arrivare a una terrazza. Accanto c’è una pila di massi per gli animali affamati di sole.

Una siepe di carpino delimita il camminamento che conduce alla sezione del giardino a pianta geometrica. Accanto a una cassetta per i rifiuti con tetto verde, delle lastre di pietra conducono i visitatori attraverso un prato di erbe fino a un’altra terrazza in pietra naturale. La piazza è incorniciata da un muretto a secco verde e da una pietra sorgiva con piante acquatiche come zona umida. Inoltre, un lillà estivo crea un’atmosfera piacevole.

Luoghi soleggiati, nascondigli e fonti di cibo

Altre piante perenni completano entrambe le aree del giardino. Una staccionata in castagno forma un confine naturale tra le due aree. I portainnesti fungono anche da zone soleggiate, nascondigli e fonti di cibo per insetti e rettili.

I tirocinanti in giardinaggio e architettura del paesaggio stanno costruendo il giardino a tema come parte della loro formazione presso l’azienda di giardinaggio e architettura del paesaggio Weißmüller di Berg, vicino a Neumarkt, nell’Alto Palatinato. L’azienda Herrhammer – Gärtner von Eden di Heimenkirch li sostiene. La responsabilità generale del progetto comune è dell’Associazione bavarese per la costruzione di giardini, paesaggi e campi sportivi (VGL Bayern), che coordina i lavori.

Per saperne di più sulle mostre di giardinaggio del 2021, consultare il sito:

Il sole nella nostra morsa? Fonte: Unsplash

Il sole nella nostra morsa? Fonte: Unsplash

Ormai tutti conoscono le conseguenze del cambiamento climatico. Ma cosa succederebbe se il riscaldamento globale potesse essere evitato oscurando il sole? Gli Stati Uniti hanno pubblicato un rapporto in merito. Ciò sarebbe possibile con l’aiuto della geoingegneria solare. Ma l’argomento è controverso. Per saperne di più, leggi qui.

Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici definisce la geoingegneria come „un ampio gruppo di metodi e tecnologie che mirano ad alterare intenzionalmente il sistema climatico per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici“. La gestione della radiazione solare (SRM) è un sottotipo di geoingegneria. Mira a ridurre l’aumento della temperatura influenzando la radiazione solare.

Metodi SRM per riflettere la luce solare:

  • Illuminazione delle superfici
  • Schiarire le nuvole marine a bassa quota con aerosol di sale marino
  • Introdurre particelle di aerosol nella stratosfera
  • Inoculare le nuvole a cirro con aerosol in modo che assorbano più radiazione infrarossa di quanta ne riflettano la luce solare.
  • Metodi basati sullo spazio, come la protezione solare dallo spazio e la polvere lunare per ridurre la radiazione solare

La geoingegneria solare sta suscitando l’interesse dei politici di molti Paesi. Anche l’UE sta esaminando misure per deviare le radiazioni solari. Nella prima bozza si legge: „Queste tecnologie pongono nuovi rischi per le persone e gli ecosistemi, ma potrebbero anche aumentare lo squilibrio di potere tra le nazioni, innescare conflitti e sollevare una serie di questioni etiche, legali, politiche e di governance“.

Qualche mese fa, gli Stati Uniti hanno pubblicato un rapporto sul potenziale oscuramento del sole. In questa sede, 60 scienziati, tra cui il famoso ricercatore sul clima James E. Hansen Alarm, hanno chiesto una ricerca più dettagliata sull’SRM. I ricercatori vogliono studiare gli effetti della geoingegneria prima di utilizzarla concretamente nella lotta al cambiamento climatico. La loro posizione è la seguente: „Pur sostenendo pienamente l’esplorazione, questo non significa che siamo favorevoli all’uso della geoingegneria solare“. In merito al rapporto, la Casa Bianca ha sottolineato che non ci sono piani per un programma di ricerca globale incentrato sulla modifica della radiazione solare.

La lettera mostra che esistono notevoli lacune nelle conoscenze nel campo dell’SRM. Ciò può essere attribuito alla mancanza di standardizzazione della ricerca fino ad oggi. Inoltre, indica le aree di ricerca che possono essere utilizzate per comprendere meglio i benefici e i rischi della SRM. Questo perché la SRM ha effetti sia climatici che sociali ed ecologici. Bisogna capire: L’SRM non ha solo un impatto locale o regionale, ma può cambiare il mondo intero.

La geoingegneria sembra quindi allettante, ma la sua reale efficacia rimane incerta. I metodi dovrebbero essere testati in esperimenti pratici. Ma questo è rischioso. Il clima globale è un sistema complesso di interazioni e interdipendenze. E l’uomo non conosce ancora a sufficienza queste interrelazioni. Ciò significa che quando mettiamo in moto qualcosa, possiamo solo immaginare le conseguenze in misura limitata. La temperatura, le precipitazioni e la radiazione solare, ad esempio, sono responsabili del tipo di specie animali e vegetali presenti in una determinata area. L’SRM potrebbe cambiare improvvisamente i modelli di precipitazione, come le piogge monsoniche. Immaginate l’impatto sull’agricoltura e sui mezzi di sussistenza di molti.

Molti critici sottolineano l’ironia del fatto che il lavoro di ricerca sull’SRM dovrebbe essere dedicato al cambiamento climatico. Oppure l’SRM è una sorta di manovra diversiva fantascientifica? Perché la causa principale del riscaldamento globale rimane l’emissione di CO₂. I sostenitori dell’SRM, invece, vedono la necessità di un esperimento a livello di sistema Terra. Ma si tratterebbe di un esperimento con otto miliardi di persone.

Piet Oudolf privato

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In questo video, Piet Oudolf, progettista del famoso Highline di New York, ci guida attraverso il giardino di casa sua. Ci spiega che le piante sono per lui uno strumento per esprimere se stesso. Oudolf cura il giardino di Hummelo, nei Paesi Bassi, da 35 anni insieme alla moglie Anja, ed è aperto anche ai visitatori. Oltre alle piante tipiche, Oudolf ha piantato anche specie selvatiche; il giardino emana un’atmosfera naturale, ma è una costruzione complessa, secondo l’olandese. Gli piace tutto del suo giardino, le piante sbiadite e le erbe secche e il concerto sonoro che i numerosi uccelli mettono in scena, soprattutto in primavera. Uno sguardo impressionante nel regno di uno dei più importanti progettisti di giardini del nostro tempo.

Finestre da tetto o abbaini: definizione e significato in sintesi

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Un dettaglio architettonico esemplificativo sul tema delle finestre da tetto o degli abbaini
Una vetrata bianca alla luce del giorno: uno sguardo silenzioso sulla luce e sulla struttura. Foto: iambburson / Unsplash

Chi desidera ristrutturare, illuminare o aerare una mansarda, prima o poi si trova di fronte alla stessa questione fondamentale: finestra da tetto o abbaino. Entrambe le soluzioni aprono il tetto alla luce, all’aria e alla vista, ma lo fanno in modi fondamentalmente diversi, con conseguenze costruttive diverse, un diverso guadagno di spazio e un diverso impatto sull’aspetto di un edificio. La scelta tra le due opzioni non è solo una questione di gusto, ma una valutazione che tiene conto di aspetti relativi alla fisica delle costruzioni, alla statica, alla normativa urbanistica e all’architettura, e che influenza in modo determinante il risultato finale della ristrutturazione del sottotetto.

  • Cosa distingue le finestre da tetto e gli abbaini dal punto di vista strutturale e funzionale
  • Quali tipi di finestre da tetto e forme di abbaini esistono e come possono essere classificati
  • Quali requisiti costruttivi e statici richiedono entrambe le soluzioni
  • Come si comportano le finestre da tetto e gli abbaini in termini di apporto di luce, percezione dello spazio e superficie utile
  • Quali aspetti di fisica delle costruzioni sono determinanti per l’isolamento termico, la protezione dall’umidità e l’isolamento acustico
  • Cosa occorre considerare dal punto di vista normativo in materia di progettazione e quando è necessaria una licenza edilizia
  • Quale ruolo svolgono entrambi gli elementi nella storia dell’architettura e nel paesaggio urbano
  • Come architetti e committenti possono fare la scelta giusta per il proprio progetto

Finestra da tetto o abbaino: definizione e differenze fondamentali

Una finestra da tetto è una vetrata che si trova direttamente sulla superficie inclinata del tetto e che è a filo con la copertura del tetto o sporge solo leggermente da essa. Segue l’inclinazione del tetto, non ne modifica la geometria e non richiede una struttura a sé stante. La struttura è composta da un telaio fisso, che viene adattato alla distanza tra le travi, da un telaio mobile con la vetrata e da un telaio di copertura perimetrale che garantisce il collegamento a tenuta stagna con la copertura del tetto. Le finestre da tetto sono elementi prefabbricati industrialmente che possono essere installati in poche ore di lavoro.

Un abbaino, detto anche lucernario o abbaino, è invece una struttura indipendente che sporge dalla superficie del tetto e presenta una propria superficie muraria, una propria struttura del tetto e una vetrata verticale o quasi verticale. L’abbaino modifica radicalmente la geometria del tetto: crea una sporgenza con una parete esterna verticale che offre spazio per stare in piedi e una vista in un modo che una finestra inserita nella pendenza del tetto non può garantire. Dal punto di vista costruttivo, un abbaino è un edificio in miniatura all’interno dell’edificio, con una propria struttura portante, un proprio sistema di drenaggio del tetto e una propria facciata.

La differenza fondamentale tra una finestra da tetto e un abbaino non risiede quindi solo nell’aspetto estetico, ma nell’effetto spaziale e nell’impegno costruttivo. La finestra da tetto è un’apertura nella superficie del tetto esistente; l’abbaino è un intervento sulla geometria del tetto che crea nuovo spazio. Questa distinzione è fondamentale per tutte le ulteriori considerazioni, che si tratti di costi, obblighi di autorizzazione, isolamento termico o progettazione.

Tipi e forme: quali varianti esistono

Panoramica dei tipi di finestre da tetto

Le finestre da tetto si distinguono in base al tipo di apertura e alla loro posizione nel tetto. La finestra a bilanciere, in cui l’anta ruota attorno a un asse centrale orizzontale, è la forma più diffusa nell’edilizia residenziale. Consente di pulire il vetro esterno dall’interno ed è installabile su quasi tutte le pendenze del tetto. La finestra a ribalta si apre tramite un perno sul telaio superiore ed è particolarmente adatta alle pendenze del tetto più piatte. Le vetrate fisse senza funzione di apertura vengono utilizzate laddove si desidera esclusivamente l’illuminazione, ma non la ventilazione, ad esempio nelle scale o sopra i bagni dotati di ventilazione meccanica.

Esistono inoltre finestre di accesso, che fungono da uscita verso terrazze sul tetto o aree di manutenzione, nonché finestre per tetti residenziali che, grazie a una superficie vetrata particolarmente ampia e a un telaio sottile, offrono la massima resa luminosa. Le file di lucernari, costituite da più finestre da tetto disposte una accanto all’altra o una sopra l’altra, vengono utilizzate quando una singola apertura non è sufficiente per illuminare adeguatamente un locale. Per i tetti piani e quelli con pendenza molto ridotta esistono modelli specifici per tetti piani con una struttura propria, che tuttavia, dal punto di vista della fisica delle costruzioni, seguono regole diverse rispetto alle finestre per tetti inclinati.

Forme di abbaini e loro caratteristiche

L’abbaino a strascico è la forma più semplice e meno complessa dal punto di vista costruttivo. Il suo tetto è un prolungamento della superficie del tetto principale con una pendenza ridotta, il che conferisce un aspetto ampio e piatto. L’abbaino a due falde, detto anche abbaino a punta, presenta un proprio piccolo tetto a due falde trasversale rispetto alla direzione del colmo del tetto principale. È la forma classica nella tradizione edilizia mitteleuropea e caratterizza l’aspetto dei tetti storici in città come Vienna, Praga o Amburgo. L’abbaino a quattro falde presenta inoltre delle superfici laterali, che gli conferiscono un aspetto compatto e chiuso.

L’abbaino a pipistrello è una forma particolare in cui l’apertura dell’abbaino spunta dalla superficie del tetto principale senza pareti laterali proprie e si fonde senza soluzione di continuità con il tetto grazie a una copertura curva. La sua realizzazione richiede grande maestria artigianale e viene impiegata soprattutto nel restauro di edifici storici e nelle nuove costruzioni in stile storico. L’abbaino a cassetta, detto anche abbaino verticale, presenta pareti laterali verticali e un tetto piano o con pendenza molto ridotta. Offre il massimo guadagno di spazio ed è molto diffusa nell’architettura moderna, ma nel panorama urbano spesso appare più massiccia rispetto alle forme più tradizionali. Infine, esistono gli abbaini circolari con pianta semicircolare, frequenti nello stile Art Nouveau e nel Neorinascimento e oggi rilevanti soprattutto nei restauri di edifici storici.

Costruzione e statica: cosa richiedono entrambe le soluzioni dal punto di vista strutturale

L’installazione di una finestra da tetto richiede il taglio di una o più travi, il che rende necessaria una struttura a travi trasversali. A tal fine, sopra e sotto l’apertura vengono inseriti dei travetti trasversali, ovvero travi di legno disposte trasversalmente, che trasferiscono i carichi delle travi interrotte a quelle adiacenti, rimaste intatte. Nel caso delle finestre da tetto disponibili in commercio, questo intervento è di norma limitato alla distanza tra una sola coppia di travetti ed è facilmente gestibile dal punto di vista statico. Se vengono disposte più finestre una accanto all’altra o se viene interrotta una maggiore quantità di travetti, è necessario un calcolo statico effettuato da un ingegnere strutturale.

Un abbaino comporta requisiti statici nettamente più elevati. Introduce carichi aggiuntivi nella struttura portante del tetto, modifica i percorsi dei carichi e richiede spesso un rinforzo delle travi di colmo, delle travette o delle travi nella zona della struttura dell’abbaino. Le pareti laterali dell’abbaino devono essere collegate a elementi strutturali portanti, il che, a seconda delle condizioni esistenti, può comportare interventi complessi sulla struttura del tetto. Nel caso di edifici esistenti, prima di progettare un abbaino è indispensabile effettuare un’accurata analisi dello stato attuale della struttura del tetto. Danni al legno, sezioni trasversali sottodimensionate o percorsi di carico poco chiari possono aumentare notevolmente l’onere dei lavori.

L’impermeabilizzazione è un aspetto critico in entrambe le soluzioni, ma in modi diversi. Nel caso della finestra da tetto, l’impermeabilizzazione si concentra sul telaio di copertura, che crea il passaggio tra il telaio della finestra e la copertura del tetto. Produttori come Velux o Roto offrono per i propri prodotti telai di copertura specifici per il sistema, adattati a diversi materiali di copertura e pendenze del tetto. Nel caso dell’abbaino si presentano diverse situazioni di raccordo: il passaggio dal tetto dell’abbaino alla superficie principale del tetto, le grondaie ai lati dell’abbaino e il raccordo della parete dell’abbaino alla copertura del tetto. Ciascuno di questi punti rappresenta un potenziale punto debole che richiede un’accurata esecuzione artigianale e materiali adeguati.

Fisica delle costruzioni: confronto tra isolamento termico, protezione dall’umidità e isolamento acustico

Le finestre da tetto, in quanto elementi prodotti industrialmente, presentano caratteristiche ben definite per quanto riguarda le loro proprietà di isolamento termico. Le moderne finestre da tetto con tripla vetrata raggiungono valori Ug (coefficiente di trasmissione termica del vetro) inferiori a un watt per metro quadrato e kelvin. Il valore complessivo della finestra Uw, che include anche il telaio, si attesta, nei prodotti di alta qualità, tra 1 e 1,3 W/(m²K). Tuttavia, a determinare la qualità dal punto di vista della fisica delle costruzioni non è solo la finestra in sé, ma anche l’area di installazione: l’isolamento dell’intradosso attorno al telaio e i raccordi con lo strato di isolamento termico del tetto sono spesso i punti più deboli del sistema.

Nel caso degli abbaini, l’isolamento termico è strutturalmente più complesso, poiché si incontrano diversi elementi costruttivi con requisiti diversi: la parete dell’abbaino, il tetto dell’abbaino, il solaio dell’abbaino e le finestre. Ciascuno di questi elementi deve soddisfare i requisiti della legge sull’energia degli edifici (GEG) e nei punti di giunzione tra di essi si formano facilmente ponti termici. Particolarmente critici sono i raccordi tra la parete dell’abbaino e il tetto principale, nonché gli angoli tra il tetto dell’abbaino e la parete dell’abbaino. In questo caso sono indispensabili un accurato calcolo dei ponti termici e la realizzazione sistematica di uno strato isolante.

La protezione dall’umidità segue gli stessi principi fondamentali di fisica delle costruzioni applicati alle altre strutture di copertura. La barriera al vapore deve trovarsi sul lato caldo della struttura ed essere realizzata senza interruzioni. Nel caso delle finestre da tetto, la barriera al vapore fa di norma parte della struttura del tetto e viene collegata attorno al telaio di montaggio. Nel caso degli abbaini, la barriera al vapore e lo strato di tenuta all’aria devono essere fatti passare attorno all’intera struttura dell’abbaino, il che richiede una grande competenza artigianale. Errori nella tenuta all’aria portano alla formazione di condensa nella struttura, che rimane a lungo invisibile dall’esterno e danneggia la struttura portante in legno.

Per quanto riguarda l’isolamento acustico, gli abbaini con vetrate verticali tendono a ottenere risultati migliori rispetto alle finestre da tetto, poiché le finestre verticali sono meno esposte al rumore diretto della pioggia e della grandine. Le finestre da tetto in posizione inclinata ricevono le precipitazioni con un angolo di impatto più piatto, il che aumenta la trasmissione del rumore. Le finestre da tetto di alta qualità con vetro stratificato di sicurezza e struttura asimmetrica del vetro possono compensare in larga misura questo svantaggio, ma richiedono una scelta consapevole del prodotto.

Luce, spazio e superficie utile: le differenze funzionali nella vita quotidiana

Una finestra da tetto fa entrare la luce con un angolo che dipende dall’inclinazione del tetto. Con un’inclinazione del tetto di 45 gradi, la finestra forma un angolo di 45 gradi rispetto all’orizzontale e riceve efficacemente sia la luce solare diretta che quella diffusa del cielo. Studi sulla progettazione dell’illuminazione naturale dimostrano che, a parità di superficie, le finestre da tetto apportano più luce in un locale rispetto alle finestre verticali della facciata, poiché il cielo sopra una finestra inclinata occupa un angolo solido maggiore. Questo vantaggio vale in particolare per le zone centrali di un locale, mentre le finestre della facciata illuminano bene soprattutto le zone vicine alle pareti.

Lo svantaggio della finestra da tetto risiede nella limitata fruibilità dello spazio sottostante. Chi si trova in piedi o seduto direttamente sotto una finestra da tetto si trova sotto un vetro inclinato che può essere rumoroso in caso di pioggia, può surriscaldarsi in estate e viene temporaneamente oscurato dalla neve. I mobili collocati sotto una finestra da tetto sono esposti alle intemperie attraverso il vetro e la vista è rivolta verso l’alto, non in orizzontale. Per le zone di lavoro, gli angoli di lettura o le camere da letto, una vista orizzontale è spesso preferibile.

È proprio qui che risiede il vantaggio decisivo dell’abbaino: crea una superficie muraria verticale con vetrate verticali, che consente una vista in orizzontale e libera completamente lo spazio utile sottostante. L’altezza del muro di spalla o della gronda viene localmente aumentata dall’abbaino, creando spazio per stare in piedi e ampliando la superficie utile della mansarda. Nel caso di una mansarda con un’altezza del colmo ridotta, un abbaino può fare la differenza tra un ripostiglio quasi inutilizzabile e uno spazio abitativo a tutti gli effetti. Questo guadagno di spazio è il motivo pratico più importante per preferire un abbaino a una finestra da tetto, nonostante i costi maggiori.

Tuttavia, la resa luminosa di un abbaino per metro quadrato di superficie vetrata è inferiore a quella di una finestra da tetto, poiché la vetrata verticale copre un angolo di campo più ristretto del cielo. Chi illumina una mansarda principalmente tramite abbaini necessita quindi di superfici vetrate più ampie o di un numero maggiore di abbaini rispetto a una soluzione basata esclusivamente su lucernari. Nella pratica, entrambi gli elementi vengono spesso combinati: abbaini per lo spazio calpestabile e la vista, lucernari per l’illuminazione supplementare delle zone più basse della stanza.

Normativa urbanistica e obbligo di autorizzazione: cosa devono sapere i committenti

Il trattamento normativo in materia di pianificazione urbanistica delle finestre da tetto e degli abbaini differisce notevolmente. Nella maggior parte dei Länder tedeschi, le finestre da tetto non sono soggette a procedura o autorizzazione, purché non comportino alcuna modifica della superficie del tetto e siano inserite nella pendenza esistente del tetto. Le norme precise variano a seconda del regolamento edilizio regionale ed è consigliabile consultare preventivamente l’autorità edilizia competente. Nelle aree soggette a regolamenti urbanistici o in prossimità di monumenti storici, anche le finestre da tetto possono essere soggette ad autorizzazione.

Gli abbaini sono di norma soggetti ad autorizzazione, poiché modificano l’aspetto esterno dell’edificio e spesso comportano un cambiamento di destinazione d’uso della mansarda. Devono rispettare le disposizioni del piano regolatore, che in molte zone disciplina la larghezza, la distanza, l’altezza e le forme ammesse degli abbaini. Nei centri storici e nelle aree soggette a tutela del complesso edilizio, i requisiti sono particolarmente severi, poiché gli abbaini caratterizzano il panorama urbano. In questi casi è indispensabile un coordinamento tempestivo con l’ufficio tecnico comunale e, se del caso, con l’ufficio per la tutela dei beni culturali.

Chi effettua lavori in un edificio in condominio deve inoltre ottenere il consenso del condominio, poiché il tetto e la facciata sono di norma di proprietà comune. Anche la questione della ripartizione dei costi di manutenzione e riparazione degli abbaini e dei lucernari è disciplinata dal diritto di proprietà condominiale e dovrebbe essere chiarita prima dell’installazione.

Storia dell’architettura e paesaggio urbano: la dimensione culturale di entrambi gli elementi

L’abbaino vanta una lunga tradizione nella storia dell’architettura europea. Già nel Medioevo si ricorreva a strutture sul tetto per illuminare e aerare i sottotetti. Nel periodo barocco e nel classicismo, gli abbaini si sono evoluti in elementi dal design ben definito, che conferivano ritmo al tetto e caratterizzavano l’aspetto dei palazzi cittadini e delle case borghesi. L’abbaino a mansarda, che prende il nome dall’architetto francese François Mansart, è un esempio particolarmente noto di integrazione degli abbaini in un progetto complessivo del tetto. A Vienna, Parigi e in altre capitali europee, gli abbaini caratterizzano ancora oggi il paesaggio urbano dei quartieri storici.

La finestra da tetto prodotta industrialmente è invece un prodotto del XX secolo. Vilhelm Kann Rasmussen fondò nel 1941 l’azienda danese Velux, che ha contribuito in modo determinante alla diffusione della moderna finestra da tetto. La facilità di installazione e la produzione in serie hanno reso la finestra da tetto la soluzione preferita nella ricostruzione del dopoguerra e nell’edilizia residenziale di massa dei decenni successivi. Oggi le finestre da tetto sono talmente diffuse che il loro impatto estetico sul tetto viene spesso sottovalutato.

Dal punto di vista urbanistico, la scelta tra lucernari e abbaini non è una decisione puramente privata. I tetti costituiscono la quinta facciata di una città, visibile da punti di osservazione sopraelevati, dagli edifici vicini e da lontano. Per questo motivo, in molti comuni i regolamenti urbanistici e i piani regolatori disciplinano non solo l’ammissibilità degli abbaini, ma anche la loro forma, le proporzioni e i materiali utilizzati. Gli architetti che progettano interventi di ristrutturazione dei tetti hanno una responsabilità nei confronti del paesaggio urbano che va oltre il singolo edificio.

La scelta giusta: criteri decisionali

La scelta tra lucernari e abbaini dipende da diversi fattori che devono essere valutati nel contesto del progetto specifico. Chi desidera principalmente portare luce in una mansarda già utilizzabile, riducendo al minimo costi e impegno, troverà nei lucernari la soluzione ideale. Chi invece desidera guadagnare spazio calpestabile, migliorare la vista o trasformare un sottotetto finora inutilizzato in uno spazio abitativo a tutti gli effetti, difficilmente potrà fare a meno di un abbaino.

I costi giocano un ruolo significativo. Una semplice finestra da tetto, installazione inclusa, può essere realizzata per poche centinaia di euro, mentre un abbaino progettato e realizzato con cura può costare rapidamente diverse decine di migliaia di euro, a seconda delle dimensioni e della tipologia. Questa differenza di costo è dovuta al notevole maggiore impegno in termini di progettazione, costruzione e manodopera. Chi considera l’abbaino come un investimento nella qualità abitativa e nella superficie utile valuterà la spesa aggiuntiva in modo diverso rispetto a chi desidera semplicemente risolvere un problema di illuminazione.

Il design e il contesto sono ulteriori parametri decisionali. In un complesso storico, in cui gli abbaini fanno tradizionalmente parte del panorama urbano, un abbaino ben proporzionato può valorizzare l’edificio e integrarlo nel suo contesto. In un moderno edificio con tetto piano o in un edificio con una geometria del tetto insolita, una finestra da tetto scelta con cura può rappresentare la soluzione più elegante. Non esiste una risposta universale alla domanda «finestra da tetto o abbaino?», ma per ogni progetto esiste una risposta giusta, che deriva da un’attenta analisi dell’uso, della costruzione, dei costi, della normativa urbanistica e del design.

Finestre da tetto e abbaini come elementi complementari dell’architettura del tetto

La finestra da tetto e l’abbaino non sono concorrenti, bensì strumenti complementari dell’architettura del tetto. Entrambi risolvono il problema dell’illuminazione e della ventilazione dei sottotetti, ma in modi diversi e con punti di forza diversi. La finestra da tetto è il mezzo di illuminazione più efficiente, più economico e strutturalmente più semplice. L’abbaino è l’elemento che contribuisce maggiormente alla creazione di spazi, che consente un uso più intenso e che caratterizza maggiormente il paesaggio urbano. Chi ne conosce le potenzialità e i limiti può utilizzarli e combinarli in modo mirato.

I requisiti di fisica delle costruzioni per entrambi gli elementi sono aumentati negli ultimi decenni, parallelamente alle crescenti esigenze in materia di isolamento termico e tenuta all’aria degli edifici. Allo stesso tempo, la qualità dei prodotti e dei sistemi disponibili è notevolmente migliorata. Le moderne finestre da tetto con tripli vetri, sistemi di protezione solare integrati e azionamento elettrico sono ben lontane dalle semplici cupole luminose del dopoguerra. E gli abbaini contemporanei, realizzati con un calcolo preciso dei ponti termici e una progettazione coerente della tenuta all’aria, sono in grado di soddisfare i requisiti energetici degli standard edilizi moderni.

Per architetti, progettisti e committenti, la scelta tra lucernario e abbaino rimane una delle decisioni progettuali fondamentali nella ristrutturazione del sottotetto. Essa merita una valutazione attenta e informata che tenga conto di tutti gli aspetti rilevanti: funzione, costruzione, fisica, normativa e design. Chi effettua questa valutazione in modo consapevole non solo crea un sottotetto utilizzabile, ma anche uno spazio che, in termini di qualità, è alla pari con il resto dell’edificio.