Mühldorf 2053 – Il futuro della città sul fiume Inn

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Foto: Edelmauswaldgeist, CC0, via Wikimedia Commons

Gli studenti dell'Università Tecnica di Monaco hanno sviluppato diverse visioni per il futuro della città sul fiume Inn. Foto: Edelmauswaldgeist, CC0, via Wikimedia Commons

Come potrebbe essere il futuro sviluppo territoriale di Mühldorf am Inn? Gli studenti dell’Università Tecnica di Monaco hanno trascorso un semestre analizzando i prossimi 30 anni della città del distretto. Per saperne di più sui retroscena del corso, cliccate qui.

Non solo nel numero di settembre 2023 diamo spazio ai progetti degli studenti. Gli studenti presentano i loro lavori anche qui sul nostro sito web. Potete trovare tutti i progetti nella nostra pagina tematica „Studi“ e il numero di settembre è disponibile nel nostro negozio.

Venti studenti del Master in Urbanistica e del Master in Architettura dell’Università Tecnica di Monaco hanno sviluppato una strategia di sviluppo territoriale per la città di Mühldorf am Inn che guarda al futuro per 30 anni. Il progetto della cattedra di Sviluppo territoriale si è svolto nel semestre invernale 2022/23. Cinque team hanno lavorato intensamente al progetto urbano interdisciplinare per un semestre. Sulla base di un’escursione, di analisi spazio-morfologiche e di una discussione sulle tendenze future e sulle loro interazioni con la città, sono stati creati „futuri alternativi“. Dietro ognuno di essi c’è una strategia d’azione spaziale. Come sequenza di misure diverse da parte di determinati attori e in determinati momenti, questo mostra un percorso per lo sviluppo futuro della città di Mühldorf am Inn.

Durante l’evento finale in loco, i cinque team hanno presentato i loro risultati al sindaco Michael Hetzl e all’assessore all’Urbanistica Birgit Weichselgartner, nonché al professor Alain Thierstein e al suo team. Gli studenti hanno anche discusso le loro analisi e le misure proposte. I diversi team si sono concentrati su argomenti diversi. Come si può creare qualità urbana attraverso la ridensificazione e le nuove infrastrutture di mobilità? In che modo il paesaggio e le aree circostanti possono fungere da banco di prova e da spina dorsale per attività economiche orientate alla conservazione delle risorse e alla ciclabilità? Come può lo sviluppo del centro città contribuire all’adattamento al clima e allo stesso tempo a una forte struttura verde al di fuori delle aree del centro? Che ruolo ha l’istruzione per giovani e anziani nello sviluppo della città, della sua mobilità e del suo mercato del lavoro? Come possono gli spazi urbani e stradali di Mühldorf contribuire maggiormente all’interazione sociale e alla salute dei cittadini?

Potete leggere le risposte degli studenti a queste domande nelle presentazioni dei singoli progetti:

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Pierre Cardin: impulsi pionieristici per l’architettura e il design

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Semplice e futuristico edificio in cemento bianco contro un cielo blu, fotografato da Foad Roshan.

Pierre Cardin: impulsi pionieristici per l’architettura e il design? A prima vista, sembra che si tratti di haute couture in edilizia – ed è proprio questo il punto. Cardin non si è limitato a disegnare la moda. Ha mostrato cosa è possibile fare quando si pensa in modo radicalmente nuovo, si rompono le convenzioni e si dissolvono i confini del design. Cosa rimane della sua eredità per l’architettura e il design? E cosa può imparare il settore?

  • Pierre Cardin non era solo uno stilista, ma un visionario radicale le cui idee influenzano ancora oggi l’architettura e il design.
  • Il suo famoso Palais Bulles è un ottimo esempio di forme organiche, scelta radicale dei materiali e rottura dei concetti spaziali classici.
  • Gli impulsi di Cardin hanno un impatto sulla trasformazione digitale: dalla progettazione parametrica ai processi di progettazione supportati dall’intelligenza artificiale.
  • La sostenibilità e l’efficienza delle risorse sono sfide che l’approccio di Cardin ha reinterpretato, ma non completamente risolto.
  • Germania, Austria e Svizzera spesso accolgono le idee di Cardin con scetticismo, perdendo così l’opportunità di una cultura edilizia innovativa.
  • Il dibattito sull’iconografia, sulla flessibilità d’uso e sull’influenza della moda sull’architettura è più che mai attuale.
  • Il pensiero di Cardin apre prospettive per un’architettura più audace e sperimentale, che può anche essere esaminata criticamente.
  • Le tendenze architettoniche globali, come le strutture biomorfiche, la produzione digitale e l’uso creativo di nuovi materiali, possono essere ricondotte direttamente all’approccio di Cardin.

Pierre Cardin: dalla moda alla visione spaziale – un radicale cambio di prospettiva

Pierre Cardin non è mai stato un uomo di mezze misure. Già negli anni Sessanta vedeva la moda non come una confezione tessile, ma come una sorta di laboratorio per il cambiamento sociale. Quello che molti dimenticano: Cardin sperimentò non solo con i tessuti, ma anche con le strutture, il volume e lo spazio. Il suo famoso Palais Bulles in Costa Azzurra non è una coincidenza, ma un manifesto. L’architettura qui non è un rigido corsetto rettangolare, ma una rete dinamica di forme organiche. Sfere invece di spigoli, futurismo invece di funzionalismo. Non è solo spettacolare, ma anche provocatorio, e un affronto a tutto ciò che era considerato „buona architettura“ a metà del XX secolo.

Cardin non voleva vivere, voleva sperimentare. Per lui gli spazi diventavano palcoscenici, le case sculture abitabili. La funzionalità non era mai un sacrificio, ma una possibilità. Chiunque si aggiri per il Palais Bulles percepisce che non si tratta di metri quadrati, ma di esperienza. Ogni finestra, ogni nicchia, ogni curva è una dichiarazione. Cardin intendeva l’architettura non come un’arte di costruire, ma come un’opera d’arte totale, ed è proprio in questo che risiede il suo impulso lungimirante. La separazione tra interno ed esterno, tra moda e spazio, tra corpo e involucro, tutto questo si dissolve nell’opera di Cardin. Egli dimostra che l’architettura può nascere non dalla necessità, ma dal desiderio di progettare. E che le discipline possono fecondarsi a vicenda, se glielo si permette.

In Germania, Austria e Svizzera, questo approccio radicale è stato a lungo accolto con scetticismo. Troppo ludico, troppo costoso, non abbastanza riutilizzabile: queste erano le solite obiezioni. Ma l’ironia della sorte vuole che, in tempi in cui l’architettura è alla ricerca di nuove identità, siano proprio gli impulsi di Cardin a fungere da modello. Perché i suoi progetti pongono la domanda centrale: cosa può e cosa deve fare l’architettura oggi? Deve solo funzionare o può anche sorprendere, provocare e irritare? Cardin ha risposto chiaramente a questa domanda, stabilendo un punto di riferimento su cui l’industria sta ancora lavorando.

La sua influenza si è estesa da tempo alla trasformazione digitale. Ciò che oggi infesta concorsi e rendering come il design parametrico, l’architettura organica o il linguaggio del design biomorfico sarebbe difficilmente concepibile senza il lavoro pionieristico di Cardin. Egli ha dimostrato che il design non è una disciplina lineare, ma una rete di idee, tecnologie e codici culturali. E se si guarda con attenzione, si riconosce che molti degli attuali esperimenti di design – da Zaha Hadid ai nativi digitali dell’architettura – sono eredi diretti del radicalismo di Cardin.

L’approccio di Cardin non è una licenza per gli eccessi formali. Al contrario: è proprio il suo desiderio di sperimentare che sfida l’industria a ripensare costantemente il design, dalla scelta dei materiali all’utilizzo. Cardin non ha mai affermato che tutto è possibile. Ma ha dimostrato che tutto è concepibile. E questo, a ben vedere, è il prerequisito più importante per l’innovazione.

Palais Bulles e la rivoluzione organica: icona, irritazione, fonte di ispirazione

Il Palais Bulles – casa di palloncini, palazzo di bolle, UFO architettonico – è forse la dichiarazione più forte di Cardin. È stato costruito dall’architetto ungherese Antti Lovag, ma Cardin lo ha adottato, caratterizzato e perfezionato. E così ha creato un edificio che non ha eguali nella storia dell’architettura. Niente pareti dritte, niente finestre standard, niente soffitti a griglia. Tutto è organico, tutto è rotondo, tutto è movimento. Per molti è una cosa troppo bella. Per altri è l’epitome di una nuova libertà. E, praticamente per tutti, una sfida alla propria concezione dell’architettura.

Chi guarda il Palais Bulles oggi non vede solo un edificio residenziale, ma un manifesto contro le convenzioni. Cardin e Lovag hanno deliberatamente deciso di non utilizzare i metodi di costruzione classici. Al loro posto domina una materialità sperimentale: calcestruzzo proiettato, vetro, acciaio – tutto è piegato, curvato, modellato. La tecnica segue l’idea, non il contrario. Ancora oggi, questa è una provocazione per gli ingegneri civili e gli architetti che amano ottimizzare i processi e standardizzare i sistemi. Nel Palais Bulles, nulla è standardizzato, tutto è unico. Lo sforzo richiesto è enorme, i benefici spesso difficili da cogliere. Eppure, l’edificio è un esempio di architettura che osa fare l’impossibile.

Questo radicalismo ha un impatto ancora oggi. In Svizzera, Austria e, in misura minore, in Germania, viene spesso liquidato come eccentrico. I regolamenti edilizi, le norme DIN, il sistema di pianificazione sono tutti diametralmente opposti all’approccio di Cardin. Ma la realtà è che la cultura edilizia a volte ha bisogno proprio di questo pungolo. Senza irritazione non c’è innovazione. E il Palais Bulles dimostra che l’architettura può fare di più che massimizzare lo spazio e minimizzare i costi. Può creare identità, avviare discorsi, creare narrazioni. È proprio questo che rende l’edificio una delle più importanti fonti di ispirazione per una nuova generazione di architetti.

Ma ci sono anche critiche giustificate. Il Palais Bulles non è un esempio di sostenibilità o di efficienza delle risorse. La battaglia dei materiali, il dispendio energetico, la limitata flessibilità d’uso: tutto questo deve essere analizzato con sobrietà. L’approccio di Cardin non è mai stato ecologico, ma simbolico. Oggi questo è un problema, ma anche un’opportunità: la sfida per gli architetti contemporanei è quella di coniugare il coraggio di Cardin con le esigenze di sostenibilità, circolarità e protezione del clima. Chiunque pensi all’innovazione e alla responsabilità insieme può imparare più dal Palais Bulles che da qualsiasi casa passiva standardizzata.

Infine, il Palais Bulles rimane un simbolo del potere creativo del pensiero laterale. È un edificio che mira a polarizzare. Un edificio che deliberatamente disturba e provoca. Una dichiarazione architettonica che dimostra: Se si vuole davvero aprire nuove strade, bisogna essere pronti a rinunciare alle vecchie certezze. È proprio questa l’essenza dell’impulso di Cardin per l’architettura e il design.

Trasformazione digitale: le visioni di Cardin come progetto per il XXI secolo

Chiunque parli oggi di digitalizzazione, IA e design parametrico non dovrebbe sottovalutare l’influenza di Cardin. Il suo linguaggio progettuale organico, il suo radicale distacco dalle norme e il suo gioco con la materia e lo spazio sono il modello di molti processi di progettazione digitale. Nella pratica architettonica attuale, gli algoritmi, il design generativo e la modellazione delle informazioni sugli edifici (BIM) vengono utilizzati per creare forme che sarebbero impensabili senza lo spirito pionieristico di Cardin. La trasformazione digitale non è una rivoluzione che avviene nel vuoto, ma un’evoluzione che si basa sugli esperimenti del passato.

In Germania, Austria e Svizzera, il cambiamento digitale è arrivato nel settore dell’architettura, ma il vero radicalismo è raro. La paura di perdere il controllo è troppo grande, il bisogno di standardizzazione troppo forte. L’approccio di Cardin, che intende la progettazione come un processo aperto e che mescola le discipline, rappresenta una sfida per un’industria delle costruzioni che pensa ancora in termini di responsabilità e fasi di servizio. Ma è proprio qui che risiede il potenziale: il mondo digitale apre nuove opportunità di individualizzazione, flessibilità e creatività, se si è disposti a mettere in discussione i processi tradizionali.

L’uso dell’intelligenza artificiale nella progettazione, l’utilizzo dei big data per le analisi urbanistiche, l’integrazione della realtà aumentata nella supervisione delle costruzioni: sono tutti sviluppi che portano avanti l’impulso di Cardin. Il suo desiderio di sperimentare è ora tecnologicamente scalabile. Ciò che prima era un pezzo unico ora può essere variato su scala massiccia. Ma ci sono anche dei rischi. La commercializzazione del design, il pericolo della semplicità algoritmica e la riduzione dell’architettura a superfici pronte per Instagram sono gravi effetti collaterali.

I progetti davvero interessanti nascono quando gli strumenti digitali non diventano fini a se stessi, ma abbracciano lo spirito di Cardin: Il coraggio di sperimentare, il desiderio dell’ignoto, la gioia del fallimento. Ne risultano edifici non solo tecnicamente innovativi, ma anche culturalmente rilevanti. Chiunque osservi la scena internazionale – da Bjarke Ingels a giovani studi come MAD Architects o Studio Precht – riconoscerà che l’influenza di Cardin è globale, non locale. Il suo approccio, che consiste nel mescolare le discipline e nel cercare l’inaspettato, è oggi più che mai attuale.

Ma la trasformazione digitale non è un successo sicuro. Richiede competenze che vanno ben oltre la padronanza del software. Chi vuole raccogliere l’impulso di Cardin deve imparare a riflettere criticamente sulla tecnologia, a pensare al design come a un processo e a comprendere la sostenibilità come motore dell’innovazione. Solo in questo modo l’industria potrà uscire dalle ombre del passato e sviluppare una reale redditività futura. Cardin ha indicato la strada, ora tocca agli architetti seguirla.

Sostenibilità, critica e visione: L’eredità di Cardin nel XXI secolo

La concezione dell’architettura di Cardin aveva un punto debole: la sostenibilità. I suoi edifici non sono esempi di efficienza energetica o di economia circolare. Il Palais Bulles è più un monumento che un modello. Ma è proprio questa debolezza a essere preziosa oggi. Ci costringe a ripensare il legame tra innovazione e responsabilità. Il coraggio di Cardin di sperimentare deve essere integrato da un programma chiaro per la conservazione delle risorse, la longevità e il valore aggiunto sociale. Le grandi domande del nostro tempo – come costruire nel rispetto del clima, come utilizzare i materiali in modo efficiente, come creare spazi flessibili – non possono trovare risposta senza l’impulso di Cardin, ma nemmeno con una fede cieca nel progresso.

Il settore dell’architettura di lingua tedesca è alle prese con questa ambivalenza. L’uno o l’altro dominano troppo: o spettacolare o sostenibile, o iconico o utilizzabile, o visionario o realistico. L’approccio di Cardin offre la possibilità di superare questo modo di pensare. I suoi edifici lo dimostrano: Non si tratta di compromessi, ma di connessioni intelligenti. Chi combina un design radicale con una tecnologia sostenibile può stabilire nuovi standard. Ma questo richiede coraggio e la volontà di ammettere gli errori. Cardin non ha mai avuto paura di fallire. Oggi l’industria manca ancora di questo atteggiamento.

Il dibattito sull’iconografia, sulla flessibilità d’uso e sull’influenza della moda sull’architettura è più che mai attuale. In un momento in cui le città diventano sempre più uniformi, c’è bisogno di stimoli che irritino e ispirino. Il lavoro di Cardin ha dimostrato che l’architettura può essere più di un semplice servizio. Può mostrare atteggiamenti, raccontare storie e avviare cambiamenti sociali. Ma deve anche assumersi delle responsabilità. L’architettura globale è alla ricerca di nuove narrazioni e Cardin fornisce il materiale.

Da un punto di vista tecnico, oggi ci sono tutte le opportunità per sviluppare ulteriormente le idee di Cardin. Con nuovi materiali, metodi di produzione digitale e strumenti di progettazione supportati dall’intelligenza artificiale, le forme organiche possono essere realizzate in modo efficiente e con un risparmio di risorse. La sfida non è la tecnologia, ma l’atteggiamento. Chiunque adotti le idee di Cardin deve essere pronto a mettere in discussione le routine tradizionali e a concepire il design come un processo aperto. È scomodo, ma necessario.

Alla fine, l’eredità di Cardin rimane ambivalente – ed è proprio questa la sua forza. Ha dimostrato che l’architettura può essere molto di più di ciò che i regolamenti edilizi consentono. Ma ha anche dimostrato che l’innovazione è sempre un rischio. L’industria deve imparare ad accettare questo rischio e a vederlo come un’opportunità per una reale sostenibilità.

Conclusione: lo spirito radicale di Cardin – imposizioni per il presente

Pierre Cardin ha mostrato uno specchio all’architettura. Ha dimostrato che design radicale, trasformazione digitale e responsabilità sostenibile non sono necessariamente opposti. I suoi impulsi sono sia un’imposizione che un’ispirazione. Chiunque progetti, costruisca e disegni oggi deve misurarsi con gli standard di Cardin – non nella forma, ma nello spirito. Il settore dell’architettura di lingua tedesca può imparare molto da lui: il coraggio di sperimentare, il desiderio dell’ignoto, la gioia di rischiare. Ma deve anche riconoscere i punti deboli: Senza sostenibilità, ogni icona rimane una promessa vuota. L’eredità di Cardin non è un kit di costruzione, ma un appello. Il futuro dell’architettura appartiene a coloro che sono disposti a sopportare le imposizioni – e a creare nuove possibilità da esse.

Bando di concorso nell’ambito dell’IBA Turingia

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Immagine da drone del monastero SEZ (Foto: Thomas Müller)

Come candidato all’IBA Turingia, il Landessportbund Thüringen e.V. è alla ricerca di un progetto esemplare per il Seesport- und Erlebnispädagogische Zentrum (SEZ) di Kloster, vicino a Saalburg-Ebersdorf, in Turingia. La prevista costruzione in legno, il profilo educativo dell’associazione sportiva e il paesaggio unico del Mar di Turingia costituiscono una sfida per il concorso. La scadenza per la presentazione delle domande preliminari è il 5 marzo 2020.

Il concorso è un concorso di progettazione ristretta, di ingegneria strutturale e di realizzazione di spazi aperti per architetti insieme ad architetti paesaggisti con una procedura di candidatura preliminare. Il complesso edilizio del Centro di educazione allo sport e all’avventura sul lago (SEZ), situato sulla riva di un lago artificiale in Turingia, e gli spazi aperti associati devono essere convertiti e ampliati.

Il Landessportbund Thüringen e.V. gestisce con successo il SEZ da molti anni. Il sito è incantevolmente incastonato nel paesaggio del cosiddetto Mare di Turingia. Tuttavia, l’edificio esistente non soddisfa più gli standard e le aspettative di oggi, per cui è prevista una riqualificazione completa e lungimirante del sito. Uno degli obiettivi del concorso è quello di individuare un progettista generale che sarà responsabile della pianificazione dell’immobile, della pianificazione degli spazi aperti e della realizzazione della pianificazione specialistica per la protezione antincendio, i servizi tecnici dell’edificio, la costruzione in legno e la struttura portante. Clicca qui per la gara d’appalto!

Cinque domande per: Burkhardt-Löffler

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Ernst Lehmhofer di Callwey Verlag visita il nuovo centro di sviluppo e produzione di Bayreuth della Burkhardt-Löffler Global Stone Solutions e ne parla con l’amministratore delegato Dr Matthias Baumann. #stonemagazine

Dopo aver consultato la comunità ebraica di Magonza, le lapidi e le loro iscrizioni vengono ora analizzate scientificamente. Foto: MWWK/ Piel

Dopo aver consultato la comunità ebraica di Magonza, le lapidi e le loro iscrizioni vengono ora analizzate scientificamente. Foto: MWWK/ Piel

A Magonza, 18 lapidi ebraiche sono state scoperte come materiale di riempimento di un muro durante i lavori di costruzione tra il centro storico della città e il Reno. I monumenti funerari, che risalgono al Medioevo, sono ora oggetto di analisi scientifica.

Durante i lavori di costruzione nel centro storico di Magonza, il Dipartimento Archeologico di Stato di Magonza ha portato alla luce 18 lapidi ebraiche medievali, trovate come materiale di riempimento di un muro. Le lapidi provenivano originariamente dall’antico cimitero ebraico di Magonza, fondato nell’XI secolo. Nel Medioevo, la comunità ebraica della città di Magonza, insieme alle comunità di Worms e Spira, costituiva un centro influente della vita ebraica in tutta Europa. Tra l’XI e il XIII secolo si sviluppò sul Reno un centro intellettuale e culturale dell’ebraismo. Le cosiddette comunità ShUM, con la città di Magonza come comunità madre, divennero una confederazione speciale e caratterizzarono l’architettura, la cultura, la religione e la giurisdizione ben oltre la regione.

Dopo aver consultato la comunità ebraica di Magonza, le lapidi e le loro iscrizioni vengono ora analizzate scientificamente. La dott.ssa Marion Witteyer, responsabile dell’Archeologia di Stato di Magonza, spiega: „Lo scavo sulla Rheinstraße ci permette di dare un’altra occhiata all’importante eredità storica del passato ebraico di Magonza. Allo stesso tempo, è anche una testimonianza di una delle fasi buie della storia ebraica, quando le tombe ebraiche venivano profanate qui e in molte altre città della Germania e dell’Europa e le lapidi venivano riutilizzate come materiale da costruzione. Solo la lettura delle iscrizioni potrà rivelare se tra le lapidi di Magonza appena ritrovate ci siano anche quelle di personaggi noti del periodo Schum. Ciò che è certo è che le lapidi furono costruite nel muro di argine del Reno nel XV secolo, o al più tardi nella prima metà del XVI secolo. È possibile che i pogrom del 1438 siano stati la causa della distruzione delle tombe“.

Testimonianze secolari di radici e tradizioni ebraiche

Nel 1438, gli ebrei che vivevano a Magonza furono espulsi dalla città. Il Vecchio Cimitero Ebraico fu quindi saccheggiato e sottratto. Oggi, nel cimitero commemorativo di Magonza sono state riscoperte circa 180 lapidi ebraiche storiche. Per segnare l’erezione successiva, le lapidi non sono state deliberatamente collocate a est. La loro collocazione lungo un percorso a serpentina seguiva principi didattici ed era fatta in memoria dei defunti.

„Il cimitero commemorativo inaugurato nel 1926, dove sono state erette numerose lapidi medievali riscoperte nel corso dei lavori di costruzione, è una delle testimonianze uniche delle tre comunità SchUM“, ha dichiarato il ministro della Cultura della Renania-Palatinato, professor Konrad Wolf. „Un gran numero di lapidi medievali del ‚Vecchio Cimitero Ebraico di Magonza‘ è stato utilizzato impropriamente come materiale da costruzione dopo il 1438. Questo vale anche per le lapidi ora riscoperte. Sono testimonianze secolari delle radici e della tradizione ebraica a Magonza. È nostro dovere documentare e preservare il patrimonio ebraico“.

Domanda di iscrizione al Patrimonio mondiale SchUM

Le lapidi medievali del cimitero commemorativo testimoniano vividamente lo sviluppo della cultura ebraica. Esse risalgono all’11° e all’inizio del 15° secolo. La più antica lapide ebraica dell’Europa centrale, risalente al 1049, si trova ora nel Museo di Stato di Magonza. In questo anno speciale, in cui si ricorda che gli ebrei vivono in Germania da 1700 anni, l’Unesco sta anche decidendo se le comunità di Schum saranno incluse nella Lista del Patrimonio Mondiale.

„Come parte del vecchio cimitero ebraico ‚Mainzer Judensand‘, il cimitero commemorativo è un monumento centrale nella richiesta di riconoscimento dello SchUM come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco“, afferma il ministro della Cultura, professor Konrad Wolf. Oltre ai cimiteri di Magonza e Worms, anche il complesso sinagogale di Worms e lo „Judenhof“ di Spira, con la sinagoga, il mikveh e la sinagoga femminile, fanno parte della candidatura al Patrimonio mondiale.

Gronard: svolta nella mobilità a Monaco di Baviera

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L'azienda di famiglia Gronard ha sede a Monaco di Baviera da 75 anni. Credito: Gronard

La storia dell’azienda Gronard è una vera e propria storia di successo di Monaco di Baviera: il produttore di sistemi di parcheggio per biciclette ha recentemente festeggiato il suo 75° anniversario, giunto alla terza generazione. Da un’officina di saldatura nel cortile di casa a un fornitore completo per tutte le esigenze di parcheggio per biciclette: Ripercorriamo il passato movimentato dell’azienda a conduzione familiare, che ancora oggi sviluppa e produce nella sede di Monaco.

La storia travagliata di Gronard risale al 1949. All’epoca, Walter Felix Gronard, nato a Essen, fondò la „Walter Gronard Spezial-Guss-Schweisserei“ a Monaco-Ramersdorf all’età di soli 27 anni. Gronard, che aveva una formazione da collaudatore di materiali, si specializzò inizialmente nella riparazione di saldature di motori nella sua piccola officina nel cortile di casa, insieme a uno o due dipendenti: un servizio molto richiesto durante il periodo della ricostruzione tedesca dopo la guerra. Qualche anno dopo, Gronard aprì un nuovo settore di attività, anch’esso nato dalle esigenze della ricostruzione: la costruzione di serbatoi di cantina per impianti di riscaldamento a gasolio. Negli anni successivi la piccola azienda crebbe notevolmente. Nel 1955, l’azienda cambiò nome in „Walter Gronard Schweisswerk“.

Pochi anni dopo, quando l’officina di Ramersdorf stava per scoppiare, Gronard costruì una nuova officina ad Altperlach, mentre l’azienda, in costante crescita, ampliava il proprio portafoglio. Nel 1963, l’intera azienda e il personale si trasferirono ad Altperlach. Alla saldatura per fusione si aggiunsero le tecniche di saldatura per l’alluminio, l’acciaio inox e l’ottone. In termini di prodotti, Gronard aprì nuovi mercati, come la produzione di telai di macchine per l’industria della stampa e di piscine in acciaio. In questo decennio l’azienda entra per la prima volta anche nel settore dei cavalletti per biciclette, anche se per qualche anno ancora avrà un ruolo secondario. A metà degli anni Sessanta, quando Monaco aveva appena vinto la candidatura per ospitare i Giochi Olimpici, la capitale bavarese conobbe un boom edilizio di proporzioni mai viste. Furono costruite nuove linee ferroviarie suburbane e metropolitane, strade, ponti e persino un intero nuovo quartiere cittadino. Monaco voleva essere all’altezza delle Olimpiadi e questo richiedeva, tra le altre cose, un prodotto che Gronard sapeva saldare: i contenitori per rifiuti edili. Dopo qualche anno, con l’esaurirsi della domanda di contenitori per macerie, Gronard si concentrò sempre più sui cavalletti per biciclette. Poi la piccola azienda subì un tragico colpo quando il fondatore Walter Gronard morì inaspettatamente nel 1980 all’età di 59 anni. Improvvisamente, tutto dovette accadere molto rapidamente. Oltre alle operazioni commerciali da mantenere e al lutto da affrontare, bisognava anche organizzare la successione nell’azienda. Mentre la moglie di Gronard, Margarete, continuò a gestire l’attività per alcuni anni, il figlio Lothar – che a 28 anni era quasi giovane come il padre quando aveva avviato l’azienda – assunse finalmente la direzione dell’azienda.

Sotto la direzione del laureato in economia aziendale (FH), l’azienda si riorganizzò e spostò il suo campo di attività verso le costruzioni architettoniche in acciaio. Inoltre, l’azienda produce presto frantoi orizzontali per la lavorazione della ghiaia e macchinari pesanti per la frantumazione delle pietre. A partire dalla fine degli anni ’80, il tema dei parcheggi per biciclette e delle loro coperture acquistò gradualmente importanza, mentre le altre aree di attività che l’azienda aveva sviluppato nel frattempo passarono sempre più in secondo piano. L’azienda ha raggiunto una pietra miliare con un accordo quadro con Deutsche Bahn. Questo ha portato a strutture di parcheggio per biciclette che sono ancora in funzione oggi, in alcuni casi da più di 40 anni.

Oggi, più di 75 anni dopo che il fondatore Walter Felix Gronard realizzò le prime saldature sulle carcasse dei motori in ghisa, l’azienda si è da tempo affermata come leader nel mercato dei sistemi di parcheggio per biciclette di alta qualità. Oggi Gronard è diventato un fornitore di rastrelliere per biciclette a tutto tondo, in grado di soddisfare anche i desideri individuali dei clienti grazie alla produzione interna a Monaco. La gamma di prodotti spazia dalle semplici rastrelliere per biciclette appoggiate(leggi qui perché le rastrelliere appoggiate hanno un’utilità limitata) ai parcheggi a due piani e ai loro tetti, fino ai parklet e alle stazioni di ricarica per biciclette. Nello sviluppo di nuovi prodotti, Gronard si ispira in larga misura alla norma DIN 79008 raccomandata dall’ADFC, che garantisce il rispetto di vari requisiti per assicurare la buona fruibilità di un parcheggio per biciclette. A quanto pare con successo, perché in nessun altro luogo si possono trovare così tanti portabiciclette raccomandati dall’ADFC come nel catalogo prodotti di Gronard.

Il tema della sostenibilità non viene trascurato: l’azienda compensa volontariamente le emissioni inevitabili (l’acciaio è un prodotto ad alta intensità energetica) acquistandocertificati di CO2 e dal 2018 può definirsi un’azienda climaticamente neutrale. Gronard si sforza anche di ridurre il più possibile l‚impronta di carbonio all’interno dell’azienda, ad esempio attraverso un ufficio in gran parte privo di carta o biciclette aziendali per i dipendenti. Gronard è ben posizionata per il futuro anche sotto altri aspetti, poiché una nuova generazione della famiglia Gronard sta già giocando un ruolo chiave nelle sorti dell’azienda: nel 2020, il nipote del fondatore, Felix, ha assunto la direzione dell’azienda all’età di 32 anni, seguito un anno dopo dalla nipote Sofia come responsabile delle comunicazioni, che si sta concentrando, tra le altre cose, sulla digitalizzazione dell’azienda.

Per saperne di più sulle rastrelliere per biciclette, leggi qui:

Rastrelliere per biciclette: quattro punti da considerare quando le si usa in pubblico

Rastrelliere per biciclette: le quattro tendenze del futuro per la città del futuro

6 ostacoli da evitare con un sistema di parcheggio per biciclette

Mobilità verticale nel cristallo

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Foto: LVM/Ralf Emmerich

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L’edificio „LVM5“, uno dei primi edifici ad energia primaria in Germania, si trova presso la sede centrale di LVM Versicherung a Münster. Il nome „Kristall“ (cristallo) è ormai consolidato per l’edificio: dall’esterno, la torre alta 63 metri spicca con le sue doppie facciate affusolate e angolate.

Per l’edificio per uffici di 18 piani, progettato dall’architetto coreano Duk-Kyu Ryang e realizzato da HPP, la costruzione sostenibile e la flessibilità delle strutture per uffici erano in cima all’agenda. Anche gli ascensori seguono questo principio guida.

Tre impianti del produttore Schindler portano avanti il concetto di ufficio flessibile in verticale. Un altro ascensore panoramico con cabina rotonda funziona esclusivamente ai piani superiori della sky lobby.


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Foto: Schindler Germania

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Foto: Schindler Germania

Il sistema di gestione del traffico PORT assicura un funzionamento regolare. Garantisce un utilizzo ottimale degli impianti e riduce i tempi di attesa davanti agli ascensori. Allo stesso tempo, si risparmia energia.

Oltre a misure tecniche come un sistema geotermico e un impianto di cogenerazione alimentato a biogas , gli ascensori contribuiscono al bilancio energetico positivo del Crystal. L’energia in eccesso prodotta dai processi di frenata e accelerazione viene reimmessa nella rete di alimentazione dell’edificio tramite un inverter.

All’interno, la compagnia assicurativa si affida anche a un concetto cromatico appositamente sviluppato. Per questo motivo, nelle cabine è stato ripreso il sistema di codifica dei colori dei piani. Gli utenti dell’ascensore guardano attraverso una parete posteriore vetrata contro una parete del pozzo verniciata di bianco e illuminata a colori. I LED nascosti si adattano ai codici colore dei rispettivi piani, garantendo così un’esperienza di viaggio variegata.

Le sale macchine degli ascensori sono state rapidamente trasferite nel seminterrato. Fedele al motto „il tetto è la quinta facciata“, nessuna sovrastruttura tecnica doveva interferire con le superfici esterne lisce dell’elegante cristallo.

WXCA vince il concorso di architettura a Poznań

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La futura accademia musicale di Poznan. Visualizzazioni: Piotr Banak

L’Associazione degli Architetti Polacchi e l’Accademia di Musica di Poznań hanno organizzato un concorso di architettura per la nuova Accademia di Musica Ignacy Jan Paderewski. Il rinomato studio di architettura polacco WXCA si è aggiudicato il primo premio: Il progetto ha una silhouette moderna e scultorea che rispetta le espressioni architettoniche tradizionali, pur alludendo all’ambiente urbano del XIX secolo.

Ignacy Jan Paderewski, politico, pianista e compositore polacco vissuto dal 1860 al 1941, fu tra l’altro Primo Ministro e Ministro degli Esteri della Polonia e firmò il Trattato di Versailles per il suo Paese nel 1919. La nuova struttura di Poznań porta il suo nome ed è destinata a scopi culturali, scientifici ed educativi.

L’Accademia di musica Ignacy Jan Paderewski sarà un centro culturale ed educativo per gli studenti e i residenti locali. Avrà aule accademiche, un centro musicale regionale e una sala per l’opera e il teatro. Sono previsti anche un teatro, un palcoscenico, una sala da camera, una sala d’ambiente, studi di registrazione e studi di balletto e teatro.

La pluripremiata proposta dello Studio WXCA ha una struttura senza tempo che fungerà da tramite tra il passato e lo spirito contemporaneo della città di Poznań. La nuova accademia musicale si inserirà armoniosamente nell’architettura tradizionale del quartiere, rispondendo allo stesso tempo alle esigenze moderne della città.

Gli architetti di WXCA hanno voluto progettare un edificio che fungesse da punto di riferimento spaziale contemporaneo nel mezzo di uno sviluppo urbano tradizionale. Per raggiungere questo obiettivo, l’edificio mantiene l’orientamento storico della strada, ma è suddiviso in piccoli blocchi funzionali di altezze diverse. Ciò conferisce alla composizione una dinamica quasi musicale. Gli spazi vuoti tra i blocchi hanno lo scopo di integrare l’ambiente circostante e di invitare i pedoni all’interno dell’accademia.

Il passaggio da una disposizione compatta nel centro della città a una composizione più aperta sfuma il confine tra interno ed esterno. In questo modo, gli architetti sottolineano l’uso pubblico dell’edificio. All’incrocio, l’Accademia musicale Ignacy Jan Paderewski ha un effetto dominante e funge da marcatore spaziale per sottolineare la presenza dell’accademia nella città. Tuttavia, i singoli blocchi sono orientati verso gli edifici vicini del XIX secolo e sono progettati in modo sobrio per ricordare le tradizionali case a schiera.

Gli architetti prevedono varie nicchie e aperture lungo l’edificio per integrare ancora meglio l’accademia nell’ambiente circostante. Un tetto verde è destinato a fornire un luogo di incontro tranquillo per gli studenti e il personale docente e a fungere da invitante rifugio. Le tettoie in vetro e la piazza verde offrono la possibilità di osservare la vita quotidiana dell’accademia musicale. La sera si svolgeranno eventi culturali per il quartiere. In questo modo, l’accademia svolgerà il suo ruolo di istituzione pubblica aperta alla città.

La forma dell’edificio riflette la sua divisione funzionale interna, con la vita accademica che ruota attorno a una sala centrale per l’opera e il teatro, dotata di una tecnologia scenica all’avanguardia. Questo spazio ha funzioni sia educative che sociali e costituisce il fulcro dell’intero complesso. Per soddisfare le diverse esigenze degli utenti, gli spazi pubblici, educativi e tecnici sono suddivisi in zone con diversi punti di accesso per garantire un funzionamento indipendente.

L’Accademia di Musica Ignacy Jan Paderewski, che ha organizzato il concorso insieme all’Associazione degli Architetti Polacchi, ha già 104 anni. Ha annunciato i risultati del concorso nell’estate del 2024. Questi i vincitori:

  1. 1° premio: WXCA, Varsavia
  2. Premio: PL.architekci, Poznań
  3. Premio: PROLOG, Wrocław (Breslau)

Menzione d’onore: CDF Architekci, Poznań

Menzione d’onore: 22Architekci, Poznań

Il primo premio è dotato di 100.000 złoty polacchi (PLN; circa 24.000 euro) e di un invito a negoziare il contratto per lo sviluppo della documentazione progettuale, mentre il secondo premio viene assegnato con 70.000 PLN, il terzo premio con 50.000 PLN e le due menzioni d’onore con 30.000 PLN.

I partecipanti al concorso, bandito nel novembre 2023, sono stati invitati a progettare un nuovo centro culturale ed educativo. Questo doveva essere rivolto sia agli studenti che ai residenti di Poznań.

La giuria del concorso ha motivato l’assegnazione del primo premio con i seguenti punti:

  • Sapiente integrazione nel complesso contesto urbano
  • La progettazione della facciata sul lato di via Grunwaldzka e Skryta sotto forma di blocchi scultorei che si relazionano con la scala degli edifici esistenti
  • Un elemento dominante funzionalmente e spazialmente coerente sul lato delle vie Grunwaldzka e Matejki
  • Una corretta collocazione e soluzione tecnologica delle sale di spettacolo e del servizio di palcoscenico
  • Area di consegna e strutture di backstage ben progettate per gli artisti
  • Una disposizione funzionale delle sale in relazione ai requisiti acustici
  • La migliore risposta alle linee guida acustiche e tecniche dettagliate
  • Uso flessibile e attivante della comunicazione interna
  • Uso efficace della luce naturale in edifici compatti

WXCA è un rinomato studio di architettura polacco specializzato in progetti per spazi pubblici e istituzioni pubbliche, comprese quelle culturali. Lo studio è stato nominato per il premio Mies van der Rohe per i progetti del Memorial Museum di Palmiry e del Centro europeo per l’educazione geologica di Chęciny. WXCA è stato anche responsabile della progettazione del famoso padiglione polacco all’Expo 2020 di Dubai e del complesso museale di Varsavia, che ospita il Museo di Storia Polacca e il Museo dell’Esercito Polacco. Nel 2023, WXCA ha vinto il concorso internazionale di architettura e design urbano per il concetto di ricostruzione del Palazzo Reale Sassone di Varsavia, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Per saperne di più: Nel recente passato a Danzica è stato creato anche un nuovo spazio culturale, il Teatro Shakespeare.

Bando del Premio di architettura del paesaggio del Baden-Württemberg 2022

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Per la prima volta, l’Associazione statale del Baden-Württemberg dell’Associazione degli architetti paesaggisti tedeschi organizza il Premio di architettura del paesaggio del Baden-Württemberg 2022. I partecipanti interessati possono presentare domanda fino al 16 luglio 2021. Per maggiori informazioni sulla partecipazione e sulle condizioni di partecipazione, consultare il sito.

Il 31 maggio la bdla, Landesverband Baden-Württemberg e.V., ha indetto per la prima volta il Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022. Il concorso si terrà poi ogni due anni. Il motivo del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022 è la rapida crescita delle esigenze nelle città e nei comuni del Baden-Württemberg. La crescita, la ridensificazione, i concetti contemporanei di vita, lavoro e mobilità, nonché le esigenze di protezione del clima e della biodiversità fanno sì che i nostri comuni debbano affrontare nuove sfide. Secondo il sito web, anche la risorsa „paesaggio“ sta diventando sempre più scarsa. La professione dell’architettura del paesaggio potrebbe dare un contributo prezioso „per un approccio sostenibile e a prova di futuro al nostro paesaggio“. Di conseguenza, il Premio Baden-Württemberg per l’architettura del paesaggio premia gli spazi aperti e i paesaggi progettati in modo creativo e i progetti in questo campo.

Il portale di candidatura è a disposizione dei partecipanti interessati dal 31 maggio 2021. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è il 16 luglio 2021 a mezzanotte.

L’associazione statale ha inoltre indicato i seguenti punti come obiettivi del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022:

Il patrocinio del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022 sarà assunto in primo luogo dal Ministro Thekla Walker per il Ministero dell’Ambiente, della Protezione del Clima e del Settore Energetico del Baden-Württemberg e in secondo luogo dal Ministro Nicole Razavi per il Ministero dello Sviluppo Regionale e delle Abitazioni del Baden-Württemberg.

Condizioni di partecipazione al Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022

Da un lato, possono partecipare gli architetti del paesaggio tedeschi e stranieri laureati in architettura del paesaggio o in pianificazione degli spazi aperti e del paesaggio. D’altro canto, possono candidarsi anche i membri di altre discipline, purché siano membri della bdla, nonché i gruppi di lavoro che coinvolgono i suddetti. L’associazione regionale invita anche i clienti a presentare i loro progetti insieme ai partecipanti idonei.

Inoltre, è bene sapere che sono esclusi dalla presentazione i progetti di ricerca degli studenti e le tesi di laurea e di master. Per ogni progetto deve essere versata una quota di partecipazione di 200 euro, ma i soci bdla ne sono esenti. E: ogni partecipante può presentare un massimo di cinque progetti e un massimo di un progetto per categoria. Per ogni progetto possono essere caricati al massimo undici elementi grafici.

Possono essere presentati progetti realizzati nel Baden-Württemberg tra il 1° gennaio 2015 e la data di premiazione.

Categorie del Premio Baden-Württemberg di Architettura del Paesaggio 2022

Oltre al premio principale, il Baden-Württemberg Landscape Architecture Prize 2022, l’associazione statale assegnerà anche premi nelle seguenti otto categorie

Premi speciali e premio del pubblico

Inoltre, la giuria nominata (vedi sotto) può assegnare premi speciali per „Costruire in dettaglio“ e „Giovane architettura del paesaggio“ tra le opere nominate. Per il premio speciale, i partecipanti non devono avere più di 40 anni e/o l’iscrizione all’Ordine degli Architetti non deve avere più di dieci anni.

Inoltre, un premio del pubblico sarà determinato da una votazione online. A tal fine, l’associazione regionale pubblicherà un portale corrispondente a partire dal 20 settembre 2021, dopo l’annuncio dei progetti nominati. Il pubblico interessato, i membri della bdla, gli architetti, gli urbanisti, gli ingegneri e gli altri operatori del settore sono invitati a votare per il Premio del pubblico.

Composizione della giuria

Una giuria ben composta giudicherà i progetti presentati in due turni. La giuria e i giudici aggiunti sono i seguenti:

Panoramica: Le date più importanti

Il Premio Baden-Württemberg per l’Architettura del Paesaggio 2022 è un premio onorario e non è collegato ad alcun premio non monetario o in denaro. La cerimonia di premiazione è prevista per la primavera del 2022. Gli uffici premiati riceveranno un certificato. Inoltre, i progetti premiati saranno registrati su una targa di apprezzamento. È prevista anche la presentazione del premio principale e dei progetti premiati in diverse mostre online. Inoltre, una brochure riassumerà i progetti premiati.

Data di premiazione: 31.05.2021
Termine di presentazione online: 16.07.2021, ore 24.00.
Giuria online: dal 23.07. al 13.08.2021
Annuncio delle candidature: 16/08/2021
Termine ultimo per la presentazione dei documenti: 17/09/2021, ore 16.00
Votazione da parte del pubblico: dal 01.10 al 02.12.2021
Riunione della giuria: 02.12.2021
Cerimonia di premiazione: primavera 2022, il luogo sarà annunciato per tempo.

Tutte le informazioni sul premio sono disponibili qui.

Altri concorsi del Baden-Württemberg sono disponibili qui.

Chiamata

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che questo regolamento ha un impatto decisivo sul lavoro pratico. Foto: Screenshot ARTE TV

che questo regolamento ha un impatto decisivo sul lavoro pratico. Foto: Screenshot ARTE TV

Il tempo sta per scadere: I sostenitori hanno tempo solo fino al 18 gennaio per partecipare alla procedura di consultazione sull’azoto della Commissione europea. Tale partecipazione da parte delle „parti interessate“ è espressamente auspicata dalla Commissione al fine di „raccogliere informazioni preziose per il processo decisionale, in particolare sull’esistenza o l’assenza di alternative adeguate (chimiche o non chimiche)“, come indicato nella „Consultazione sulle deroghe per la protezione del patrimonio culturale“. Per saperne di più:https://echa.europa.eu.

Cord Brune, portavoce della Sezione di Conservazione Preventiva dell’Associazione dei Conservatori e il Presidio dell’Associazione dei Conservatori (VDR) chiedono con urgenza tale partecipazione, poiché il problema riguarda la conservazione dei musei e del patrimonio in tutte le istituzioni. Ufficialmente dal 2009 (e praticamente dal 2017), l’azoto è considerato un biocida secondo un regolamento della Commissione Europea e può quindi essere immesso sul mercato solo da aziende ufficialmente autorizzate. L’azoto prodotto „in situ“ è quindi vietato.

Il biologo del museo Bill Landsberg del laboratorio di ricerca Rathgen e il suo capo Stephan Simon spiegano che questo regolamento ha un impatto decisivo sul lavoro pratico, perché le camere di azoto prodotte in casa non possono essere utilizzate in un breve programma sul canale televisivo Arte.

Nell’invito alla consultazione, la Commissione annuncia che „terrà conto delle informazioni raccolte durante la consultazione pubblica quando deciderà – insieme alle autorità competenti degli Stati membri – se concedere o meno una deroga ai sensi dell’articolo 55, paragrafo 3, del BPR“.

Poiché il tempo stringe e i 60 giorni di consultazione stanno per scadere, i sostenitori possono scaricare una lettera già pronta, fornita dall’ICOMOS in diverse lingue, firmarla e inviarla alla Commissione per convincerla a ripristinare „uno dei metodi più versatili e rispettosi dell’ambiente per il controllo dei parassiti senza l’uso di sostanze chimiche pericolose“ e prevenire così perdite irreversibili al patrimonio culturale a causa di infestazioni da parassiti, come si legge nel documento.

Il VDR ha raccolto ulteriori argomenti e documenti sul sito www.restauratoren.de.

RESTAURO ha trattato in dettaglio la questione dell’azoto nel numero 2/2019, www.restauro.de/shop.

Corona e le città

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Nel suo libro, Ingrid Karl analizza l’influenza delle città dense e in continua crescita sulla pandemia di coronavirus e sull’erosione della democrazia, e come l’avanzare della globalizzazione stia alimentando il virus. Anne Fischer spiega perché il sottotitolo „Ricerca di una nuova normalità“ non è all’altezza delle sue promesse, ma perché il libro vale comunque la pena di essere letto. La recensione di un libro.

Di cosa si tratta: Ingrid Krau analizza come le città in crescita e densamente edificate, l’erosione della democrazia e la globalizzazione favoriscano il decorso della pandemia. L’autrice si concentra sulle megalopoli asiatiche come probabile fonte del virus, sull’urbanità come stile di vita che ne favorisce la diffusione e sul disorientamento di molti cittadini attraverso i social media, che garantisce l’esplosione di dibattiti tossici sul potere decisionale politico durante l’isolamento. Al centro delle sue riflessioni sulla pianificazione ci sono le città che, secondo l’autrice, nonostante la crisi climatica e i problemi che ne derivano, „si sono liberate della loro precedente massima di pianificazione „luce, aria e sole“ in misura sorprendente“ – e quindi offrono un ambiente virale perfetto.

Cosa caratterizza l’autrice: L’architetto e autrice Ingrid Krau ha insegnato come professore di pianificazione e sviluppo urbano presso l’Università Tecnica di Monaco fino al 2007. In questo periodo si è già occupata dei rischi associati agli sviluppi edilizi estremi. Krau scrive principalmente sulla crescita urbana e sulle conseguenze della produzione di energia da combustibili fossili.

Questa è l’affermazione migliore: „L’idea che se tutti si spegnessero per un breve periodo, il virus sarebbe scongiurato è una velleità economica. Rimane vivo nelle nicchie di popolazioni trascurate a causa del disordine dell’ambiente urbano, e riemergerà in luoghi inaspettati“.

Questo è ciò che i lettori possono aspettarsi: Il sottotitolo „Alla ricerca di una nuova normalità“ trae in inganno le aspettative, perché Krau si limita a dissezionare lo status quo. Il libro non offre tanto una guida per uscire dalla confusione quanto un’analisi precisa di come lo sviluppo urbano abbia contribuito a crearla. Solo nelle ultime 30 pagine l’autrice chiede misure concrete per il futuro, come i fondi fondi per l’edilizia residenziale, la limitazione della ridensificazione e l’espansione degli spazi verdi e di ventilazione. L’autrice si schiera a favore di una pianificazione „più politica“, senza tuttavia cedere all’illusione che sia facile condurre il territorio urbano „fuori dal suo ruolo di oggetto di speculazione nelle transazioni internazionali“.

Più classico che di tendenza, perché… le pandemie e i loro effetti devastanti sulla società sono in realtà poco nuovi quanto gli sforzi di pianificazione per trovare risposte alla crescita urbana che sacrifichino il meno possibile l’aria e il verde – ma, per dirla con Krau: „La crescita e il progresso si combinano con la dimenticanza della natura.“

Corona e le città – il libro

Aptica: l’urbanista, appassionato di sostenibilità, ha logicamente cercato una casa editrice che stampi con standard ecologici e che si affidi anche agli e-book.

Design: non fatevi scoraggiare dalla copertina futuristica e piatta.

Scorrimento della lettura: Krau combina una vasta conoscenza con un linguaggio preciso e curato, anche se a volte si ripete.

Conclusione: Krau offre più un saggio d’opinione che un libro di saggistica impeccabile e mostra le connessioni in un ampio arco narrativo: dalle pandemie storiche alle forme di vita compatte all’inizio del XX secolo, alla densificazione delle metropoli europee e agli habitat che gli esseri umani e gli animali selvatici devono condividere a causa della crescente urbanizzazione, fino all’attuale situazione di pandemia, che sta spostando gli spazi pubblici, ma anche il lavoro sul web (e quindi incidentalmente cambiando la domanda di spazio) e probabilmente avrà effetti a lungo termine sui concetti di pianificazione urbana. Questo rende il libro una lettura divertente per gli urbanisti.

Corona e le città. Alla ricerca di una nuova normalità.
Ingrid Krau
120 pagine
ISBN: 978-3-96238-291-9
Casa editrice Oekom, 2021
Stampa 16 euro, e-book 12,99 euro

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