Pannello OSB a diffusione aperta: nozioni di base, calcolo e applicazione pratica

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Un dettaglio tecnico-costruttivo dell'opera relativo al tema dei pannelli OSB a diffusione aperta
Due uomini al lavoro – Foto: Etienne Girardet / Unsplash

Nel settore dell’edilizia in legno, un pannello OSB è considerato un elemento strutturale indispensabile, ma nella pratica quasi nessun altro materiale da costruzione viene utilizzato in modo errato con la stessa frequenza. La questione se un pannello OSB sia permeabile alla diffusione è determinante per stabilire se una parete rimanga asciutta nel tempo o se nell’intersezione dell’elemento costruttivo si accumuli umidità che, nel corso degli anni, provoca danni prima ancora di diventare visibile. Chi comprende la resistenza alla diffusione dei pannelli OSB, chi sa come calcolarla e in quali condizioni varia, prende decisioni migliori nella progettazione, nella realizzazione e nella ristrutturazione di edifici con struttura in legno.

  • Cosa è un pannello OSB dal punto di vista della fisica delle costruzioni e in che modo si differenzia dagli altri materiali a base di legno
  • Cosa significa «permeabilità alla diffusione» e come va interpretata la resistenza alla diffusione dei pannelli OSB
  • Come si calcola il valore sd e quale ruolo svolge nella struttura della parete
  • Perché i pannelli OSB possiedono proprietà di adattamento all’umidità e cosa ciò comporti nella pratica
  • Quali norme e parametri sono determinanti per la valutazione dei pannelli OSB in materia di protezione dall’umidità
  • Come integrare correttamente i pannelli OSB in strutture murarie aperte alla diffusione e in quelle che la ostacolano
  • Quali errori tipici di progettazione nell’utilizzo dei pannelli OSB causano danni da umidità
  • Come si comportano i pannelli OSB rispetto alle barriere al vapore, ai freni al vapore e ad altri materiali a base di legno

Che cos’è un pannello OSB? Definizione, struttura e classificazione

OSB è l’acronimo di Oriented Strand Board, che in italiano significa all’incirca «pannello di trucioli orientati». Si tratta di un materiale a base di legno costituito da trucioli piatti di grandi dimensioni, i cosiddetti «strands», che vengono disposti in più strati in modo incrociato e pressati con leganti a base di resina sintetica sotto pressione e a caldo. Gli strati esterni sono orientati nella direzione longitudinale del pannello, mentre quello centrale è orientato trasversalmente rispetto a essi. Questo orientamento mirato conferisce al pannello OSB le sue caratteristiche proprietà meccaniche: elevata rigidità alla flessione in direzione longitudinale, buona resistenza al taglio nel piano del pannello e una distribuzione della resistenza più uniforme rispetto al legno massiccio.

I pannelli OSB sono classificati in quattro classi secondo la norma europea EN 300. L’OSB/1 è destinato ad usi generici e all’arredamento d’interni in condizioni di asciutto, l’OSB/2 a funzioni portanti in condizioni di asciutto, l’OSB/3 a funzioni portanti in condizioni di umidità e l’OSB/4 a elementi strutturali portanti sottoposti a sollecitazioni elevate in condizioni di umidità. Nelle costruzioni con struttura a telaio in legno e con pannelli in legno viene utilizzato prevalentemente l’OSB/3, poiché questa classe soddisfa i requisiti di portata e resistenza all’umidità richiesti nelle costruzioni di pareti esterne e tetti. In questi casi il pannello funge contemporaneamente da elemento di irrigidimento, da barriera antivento e, a seconda della sua posizione nella struttura, da barriera al vapore.

Rispetto ad altri materiali a base di legno come il compensato, l’MDF (pannello di fibre a media densità) o i pannelli truciolari, l’OSB si contraddistingue per un rapporto favorevole tra densità apparente e resistenza e per una proprietà di diffusione del vapore relativamente ben definita. Il compensato presenta una resistenza alla diffusione leggermente diversa a causa della sua struttura a impiallacciatura, mentre l’MDF e i pannelli truciolari contengono solitamente una percentuale maggiore di leganti, che ne influenzano le proprietà di diffusione. Il pannello OSB occupa una posizione speciale nell’edilizia in legno, poiché svolge non solo funzioni statiche, ma anche di fisica delle costruzioni, mostrando al contempo proprietà di adattamento all’umidità che sono di fondamentale importanza per la protezione dall’umidità.

Permeabilità alla diffusione e resistenza alla diffusione: cosa significano questi termini

La permeabilità alla diffusione descrive la capacità di un materiale da costruzione di lasciar passare il vapore acqueo attraverso la propria struttura. Il principio fisico alla base è la diffusione del vapore: le molecole di vapore acqueo migrano attraverso strutture porose o capillari da zone a pressione di vapore più elevata verso zone a pressione di vapore più bassa. Questo processo è indipendente dai flussi d’aria e avviene anche in elementi costruttivi completamente ermetici. Per valutare questo fenomeno si utilizza il fattore di resistenza alla diffusione del vapore acqueo mu (µ), che indica di quanto un materiale da costruzione sia meno permeabile al vapore acqueo rispetto a uno strato d’aria immobile dello stesso spessore.

Un valore µ pari a 1 corrisponde alla conducibilità di diffusione dell’aria a riposo, mentre un valore µ pari a 10 significa che il materiale è dieci volte meno permeabile dell’aria. Per la valutazione pratica nella struttura delle pareti, tuttavia, non è determinante solo il valore µ, bensì il cosiddetto valore sd (spessore dello strato d’aria equivalente alla diffusione del vapore acqueo), che è il prodotto del valore µ per lo spessore effettivo dello strato in metri. Il valore sd è espresso in metri e descrive quanti metri di aria a riposo produrrebbero lo stesso effetto di resistenza alla diffusione dello strato in esame. Un valore sd pari a 0,1 m è considerato permeabile alla diffusione, valori superiori a 1,5 m sono considerati ostacolanti alla diffusione, mentre valori superiori a 100 m sono considerati barriera al vapore.

Per un tipico pannello OSB/3 con uno spessore di 15 mm e un valore µ compreso tra circa 50 e 150, si ottiene un valore sd compreso tra 0,75 m e 2,25 m. Questo intervallo non è casuale, ma riflette una caratteristica fondamentale dei pannelli OSB: la loro resistenza alla diffusione non è costante, ma dipende dall’umidità. In condizioni di asciutto, il valore µ si colloca all’estremità superiore dell’intervallo, mentre in presenza di elevata umidità relativa diminuisce notevolmente. Questo comportamento viene definito «adattivo all’umidità» o «igroscopicamente variabile» e ha conseguenze di ampia portata per la progettazione delle strutture murarie.

Pannelli OSB adattivi all’umidità: come varia il valore sd al variare dell’umidità

La proprietà adattiva all’umidità dei pannelli OSB è uno degli aspetti più importanti, ma anche tra i più fraintesi, della loro funzione dal punto di vista della fisica delle costruzioni. Allo stato secco, ovvero in presenza di umidità relativa bassa, compresa tra il 30 e il 50 per cento circa, un pannello OSB presenta un’elevata resistenza alla diffusione. Il valore sd di un pannello dello spessore di 15 mm può quindi superare i 2 m, il che lo qualifica come un’efficace barriera al vapore. In presenza di un’umidità relativa elevata, pari all’80% e oltre, il valore µ diminuisce notevolmente e il valore sd può scendere al di sotto di 1 m, il che corrisponde a una permeabilità al vapore notevolmente migliorata.

Questo comportamento rappresenta un grande vantaggio per le costruzioni con struttura in legno. In inverno, quando l’aria interna è riscaldata e relativamente secca, il pannello OSB sul lato interno della struttura funge da efficace barriera al vapore e impedisce che una quantità eccessiva di vapore acqueo penetri nella struttura. In estate, quando l’umidità può diffondersi dall’esterno verso l’interno della struttura, il pannello è più permeabile e consente l’essiccazione verso l’interno. Questa interazione stagionale è il principio alla base del concetto di «barriera al vapore adattiva all’umidità», e i pannelli OSB svolgono questa funzione in una certa misura per loro natura, senza che sia necessario installare pellicole aggiuntive.

Tuttavia, questo effetto adattivo all’umidità dei pannelli OSB non è così marcato come quello delle membrane barriera al vapore adattive all’umidità appositamente sviluppate, che sono state ottimizzate per questo scopo e il cui valore sd varia in un intervallo significativamente più ampio. I pannelli OSB non possono sostituire in ogni caso tali pellicole speciali, ma offrono una regolazione sufficiente in molte costruzioni standard, purché la struttura della parete sia progettata correttamente nel suo complesso. È fondamentale rispettare la regola fondamentale della fisica delle costruzioni secondo cui la resistenza alla diffusione di una struttura muraria deve diminuire dall’interno verso l’esterno, affinché l’umidità che penetra nella struttura possa evaporare verso l’esterno.

Calcolo e verifica: valore sd, metodo Glaser e metodi numerici

In Germania, la verifica matematica della protezione dall’umidità negli elementi costruttivi avviene secondo la norma DIN 4108-3, che descrive il metodo di Glaser come metodo stazionario semplificato. Il metodo di Glaser considera la struttura della parete come una successione di strati con resistenze termiche e di diffusione del vapore definite e verifica se ai confini tra gli strati si forma condensa. A tal fine vengono ipotizzate due condizioni climatiche al contorno: un periodo invernale con aria esterna fredda e secca e aria interna calda e umida, nonché un periodo estivo in cui viene valutata l’essiccazione. Il metodo è conservativo e ha una validità limitata, poiché non tiene conto né dell’assorbimento né del trasporto capillare né della variabilità della resistenza alla diffusione in funzione dell’umidità.

Per il calcolo del valore sd di un pannello OSB secondo il metodo Glaser, di norma viene utilizzato un valore µ fisso, ricavato dalle indicazioni del produttore o dalla norma EN 12524. Per i pannelli OSB, la norma EN 12524 indica un valore µ compreso tra 50 (a secco) e 30 (umido), sebbene nella pratica venga spesso utilizzato un valore medio. Con uno spessore del pannello di 15 mm, ne risulta quindi un valore sd compreso tra circa 0,45 m e 0,75 m per lo stato umido. Questo valore è sufficiente per molte costruzioni standard al fine di soddisfare i requisiti della norma DIN 4108-3, a condizione che gli altri strati della struttura siano correttamente dimensionati.

Risultati più precisi sono forniti dai metodi di simulazione igrotermica, che calcolano l’andamento temporale della temperatura e dell’umidità nella sezione trasversale dell’elemento costruttivo. Il programma più noto in questo ambito è WUFI (Wärme und Feuchte instationär), sviluppato presso l’Istituto Fraunhofer per la Fisica delle Costruzioni. WUFI tiene conto del trasporto capillare, dell’assorbimento, della pioggia battente, della radiazione solare e della variabilità dei parametri dei materiali in funzione dell’umidità. Per costruzioni complesse, per progetti di risanamento con strutture esistenti poco chiare o per elementi costruttivi con un elevato rischio di umidità, una simulazione WUFI è nettamente superiore al calcolo di Glaser. Nella pratica progettuale sta diventando sempre più lo standard per le costruzioni in legno complesse.

Nella pratica si applica una semplice regola empirica: il valore sd degli strati dell’elemento costruttivo rivolti verso l’interno dovrebbe essere almeno cinque volte superiore al valore sd degli strati rivolti verso l’esterno. Questa regola empirica, nota come «regola del 5:1», garantisce che l’umidità che può evaporare verso l’esterno sia maggiore di quella che penetra dall’interno. Un pannello OSB dello spessore di 15 mm con un valore sd di circa 1 m sul lato interno richiede quindi che tutti gli strati esterni, nel loro insieme, presentino un valore sd massimo di 0,2 m. Un telo per facciate permeabile alla diffusione con un valore sd compreso tra 0,02 m e 0,1 m soddisfa senza problemi questo requisito.

Pannello OSB permeabile alla diffusione nella struttura della parete: posizioni corrette e errate

Alla domanda se un pannello OSB sia permeabile alla diffusione non è possibile rispondere in modo categorico con un sì o un no. È relativamente permeabile alla diffusione rispetto a una pellicola di polietilene, utilizzata come classica barriera al vapore e che raggiunge valori sd superiori a 100 m. Tuttavia, è nettamente più ostacolante alla diffusione rispetto ai pannelli in fibra di legno, ai pannelli in fibra di gesso o agli intonaci minerali, che presentano valori sd inferiori a 0,1 m. Il pannello OSB occupa una posizione intermedia, che a seconda della sua collocazione nella struttura della parete può risultare vantaggiosa o problematica.

Nelle costruzioni con struttura in legno, il pannello OSB viene tipicamente posizionato sul lato interno della struttura portante, ovvero tra il livello di installazione e quello di isolamento. In questa posizione svolge la funzione di barriera al vapore. Sul lato esterno della struttura portante, ovvero tra l’isolamento e il livello di ventilazione posteriore, viene impiegato come barriera antivento di rinforzo. In questa posizione esterna è auspicabile una resistenza alla diffusione il più bassa possibile, affinché l’umidità possa fuoriuscire dalla struttura verso l’esterno. Un pannello OSB con un valore sd pari a 1 m sul lato esterno può, in determinate costruzioni, ostacolare l’essiccazione ed è quindi meno adatto rispetto a un pannello in fibra di legno con un valore sd inferiore a 0,1 m.

La situazione è particolarmente critica quando i pannelli OSB vengono utilizzati su entrambi i lati di una parete, cioè sia all’interno che all’esterno. In questo caso si crea una resistenza alla diffusione simmetrica che non consente né una chiara funzione di barriera al vapore all’interno né una libera essiccazione verso l’esterno. L’umidità che penetra nella struttura non può asciugarsi in modo efficiente né verso l’interno né verso l’esterno. Tali strutture sono problematiche dal punto di vista della fisica delle costruzioni e non dovrebbero essere realizzate senza un’accurata simulazione igrotermica e le relative verifiche.

Un altro errore frequente consiste nel non sigillare accuratamente i giunti e i raccordi dei pannelli OSB. Anche un pannello OSB correttamente dimensionato come barriera al vapore perde la sua funzione se nei giunti dei pannelli, nei punti di attraversamento o nei raccordi con finestre e soffitti si formano fessure attraverso le quali l’aria umida dell’ambiente può penetrare per convezione nella struttura. L’ingresso di umidità per convezione è molto più efficace della diffusione e può generare in breve tempo notevoli carichi di umidità nella struttura. Il sigillaggio accurato di tutti i giunti con nastri adesivi adeguati è quindi un requisito tecnico fondamentale per qualsiasi struttura in OSB destinata a fungere da barriera al vapore.

Norme, parametri tecnici e indicazioni del produttore: cosa occorre considerare in fase di progettazione

I parametri di fisica delle costruzioni dei pannelli OSB sono sanciti da diverse norme e regolamenti tecnici. La già citata norma EN 300 disciplina la classificazione e i requisiti meccanici. La norma EN 12524 contiene valori di calcolo per il trasporto di calore e umidità dei materiali da costruzione, tra cui anche i pannelli OSB. La norma DIN 4108-3 stabilisce i requisiti minimi di isolamento termico e protezione dall’umidità per gli elementi costruttivi esterni e descrive il metodo Glaser. Per l’edilizia in legno in generale è rilevante la norma DIN 68800, che formula i requisiti per la protezione del legno tenendo conto anche degli aspetti relativi alla fisica delle costruzioni.

I dati forniti dai produttori relativi ai valori µ e sd possono discostarsi dai valori normativi, poiché le proprietà effettive dipendono dalla densità apparente, dalla percentuale di legante, dallo spessore del pannello e dal processo di produzione. Per una progettazione affidabile, si dovrebbero sempre utilizzare i valori caratteristici specifici del prodotto riportati nelle schede tecniche dei produttori, purché questi siano comprovati da certificati di collaudo. Alcuni produttori offrono pannelli OSB con leganti modificati, ottimizzati specificamente per garantire proprietà di adattamento all’umidità e che presentano variazioni del valore sd nell’intervallo di umidità notevolmente più marcate rispetto ai pannelli standard.

Nella pratica è importante distinguere tra il valore µ a secco e quello a umido e, ai fini della verifica secondo Glaser, considerare il valore meno favorevole, ovvero quello più elevato, per il periodo invernale. Per la valutazione della riserva di essiccazione in estate è invece determinante il valore µ a umido più basso. Questa distinzione è prevista dalla norma, ma nella pratica progettuale non viene sempre applicata in modo coerente. Chi conosce entrambi i valori e li utilizza correttamente ottiene un quadro più realistico del comportamento all’umidità della costruzione.

Pannelli OSB a confronto: barriere al vapore, freni al vapore e alternative

Nelle costruzioni con struttura in legno sono disponibili diversi materiali per la funzione di freno al vapore, che si differenziano per resistenza alla diffusione, adattabilità all’umidità e lavorabilità. I classici fogli di polietilene (fogli PE) hanno valori sd superiori a 100 m e fungono da barriere al vapore. Sono economiche, ma non si adattano all’umidità e non perdonano gli errori di progettazione: se l’umidità penetra nella struttura per convezione o diffusione, non può più asciugarsi verso l’interno. Le membrane barriera al vapore adattive all’umidità, realizzate in poliammide o in speciali materiali compositi, modificano notevolmente il proprio valore sd in funzione dell’umidità relativa, passando da pochi decimetri allo stato secco a pochi centimetri in condizioni di elevata umidità. Offrono la massima flessibilità, ma sono più costose e richiedono una posa accurata.

Il pannello OSB come barriera al vapore offre il vantaggio di svolgere contemporaneamente funzioni statiche, rendendo così superflua una pellicola separata di barriera al vapore in molte costruzioni. È robusto, facile da posare e la sua funzionalità è ben documentata. Il suo svantaggio rispetto alle membrane specializzate adattive all’umidità risiede nella minore variabilità del valore sd e nella necessità di sigillare accuratamente giunti e raccordi, operazione che può risultare dispendiosa in caso di grandi superfici di pannelli con numerose penetrazioni. I pannelli in fibra di legno, utilizzati in alternativa sul lato esterno, offrono valori sd molto bassi e buone proprietà di trasporto capillare, ma sono più costosi dell’OSB e presentano caratteristiche meccaniche inferiori.

Anche i pannelli in fibra di gesso sul lato interno presentano valori sd bassi e non sono adatti a svolgere da soli la funzione di barriera al vapore. Vengono utilizzati in combinazione con una pellicola separata che funge da barriera al vapore oppure in costruzioni in cui tale funzione è svolta da altri strati. La scelta di un determinato sistema dipende dai requisiti del progetto, dalle condizioni climatiche, dalla destinazione d’uso dell’edificio e dai vincoli economici. Non è possibile fornire una raccomandazione generale a favore o contro l’utilizzo del pannello OSB come barriera al vapore; è fondamentale considerare la struttura della parete nel suo complesso.

Errori tipici e come evitarli

L’errore più comune nell’utilizzo dei pannelli OSB nella protezione dall’umidità è la confusione tra diffusione e convezione. Molti progettisti si concentrano sul valore sd del pannello e trascurano il fatto che giunti non a tenuta, collegamenti mancanti e passanti non adeguatamente sigillati consentono l’ingresso di umidità per convezione, che supera di gran lunga il fenomeno della diffusione. Un pannello OSB con un valore sd calcolato correttamente, ma con giunti non a tenuta, non offre una protezione efficace dall’umidità. La tenuta all’aria della costruzione è quindi importante almeno quanto le proprietà di diffusione dei materiali.

Un altro errore comune è l’utilizzo di pannelli OSB in costruzioni in cui lo strato esterno presenta una resistenza alla diffusione maggiore rispetto al pannello OSB interno. Ciò può verificarsi, ad esempio, quando sul lato esterno viene utilizzato un telo bituminoso o un telo impermeabilizzante denso con un elevato valore sd. In questo caso, l’evaporazione verso l’esterno viene bloccata e l’umidità che penetra nella struttura può accumularsi in modo permanente. Il controllo dei valori sd di tutti gli strati e il rispetto della regola del 5:1 sono qui indispensabili.

Infine, si tende a sottovalutare il carico di umidità dovuto all’umidità di costruzione. Gli elementi in legno, i materiali isolanti e gli intonaci appena posati contengono umidità che viene immessa nella struttura durante la fase di costruzione. Se la struttura viene chiusa troppo presto, prima che tale umidità di costruzione si sia asciugata, ciò può causare danni permanenti. I pannelli OSB dovrebbero quindi essere posati solo quando gli elementi costruttivi adiacenti sono sufficientemente asciutti e, dopo la posa, la struttura dovrebbe avere tempo sufficiente per asciugarsi prima di essere completamente chiusa.

Pannello OSB a diffusione aperta: una classificazione differenziata

Il pannello OSB non è un materiale da costruzione permeabile alla diffusione nel senso stretto del termine, ma non è nemmeno una barriera al vapore. Occupa una posizione intermedia che, a seconda della struttura e della posizione all’interno dell’opera, può rappresentare un vantaggio o uno svantaggio. Le sue proprietà di adattamento all’umidità ne fanno un materiale intelligente che, nelle costruzioni in legno ben progettate, svolge una doppia funzione: irrigidimento statico e regolazione, dal punto di vista della fisica delle costruzioni, del trasporto del vapore. Questa combinazione è il motivo per cui il pannello OSB è così dominante nella moderna costruzione con struttura in legno.

Chi desidera utilizzare correttamente il pannello OSB deve conoscerne la resistenza alla diffusione, comprenderne la dipendenza dall’umidità e considerare la struttura della parete come un sistema nel suo complesso. Il valore sd del singolo strato è significativo solo nel contesto in cui si inserisce. Una struttura muraria correttamente progettata e realizzata con un pannello OSB come barriera al vapore interna, una struttura portante ben isolata e uno strato esterno aperto alla diffusione, è robusto dal punto di vista della fisica delle costruzioni, durevole e tollera anche moderati apporti di umidità grazie all’effetto di adattamento all’umidità del pannello.

La competenza in materia di fisica delle costruzioni, necessaria per il corretto impiego dei pannelli OSB, rientra nelle conoscenze fondamentali di architetti, ingegneri specializzati in costruzioni in legno e artigiani esecutori. Norme come la DIN 4108-3 e strumenti di simulazione come WUFI forniscono le basi di calcolo, ma non sostituiscono la comprensione dei meccanismi fisici. Chi sa perché una struttura muraria deve diventare più permeabile alla diffusione dall’interno verso l’esterno, chi conosce la differenza tra diffusione e convezione e chi valuta correttamente le proprietà di adattamento all’umidità dei pannelli OSB, costruisce in modo duraturo e privo di danni. Il pannello OSB non è una panacea, ma uno strumento versatile e ben compreso nelle mani di progettisti competenti.

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Il PREMIO DAM 2024 va a Gustav Düsing & Max Hacke

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Il centro studentesco della TU Braunschweig di Gustav Düsing e Max Hacke. Foto: Iwan Baan

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Il premio DAM 2024 va a Gustav Düsing e Max Hacke per il centro studentesco della TU Braunschweig. Per saperne di più sul vincitore di quest’anno, cliccate qui.

Il premio DAM per l’architettura viene assegnato annualmente dal Museo tedesco dell’architettura (DAM) dal 2007. Quest’anno è stata premiata la casa per studenti completamente smontabile sul terreno della TU Braunschweig. Si tratta del risultato di un concorso insolito ed esemplare, pubblicizzato e organizzato dalla Facoltà di Architettura tra il personale accademico. L’obiettivo era quello di creare più posti di lavoro per gli studenti di architettura. Hanno partecipato circa 20 assistenti, il lavoro di Gustav Düsing e Max Hacke è stato selezionato dalla giuria e realizzato con l’aiuto di uno studio di ingegneria locale. La struttura a due piani in filigrana, realizzata con barre di acciaio bianco e vetro, è ora aperta a 160 studenti di tutte le facoltà. I lettori di Baumeister conosceranno l’edificio grazie al nostro numero di gennaio sul tema della „circolarità“; il catalogo dei componenti per la costruzione in acciaio è stato presentato in copertina:

La nostra B1/24 sul tema della circolarità è disponibile qui nel negozio.

La giuria ha ispezionato in loco i cinque complessi edilizi finalisti alla fine di agosto 2023. Oltre al progetto di Braunschweig:
Florian Nagler Architekten: „Dante II“ a Monaco;
Innauer-Matt Architekten: Kunstraum Kassel;
Giugno14 Meyer-Grohbrügge & Chermayeff: gruppo di edifici di Kurfürstenstraße a Berlino;
Nalbach + Nalbach: Kantgaragenpalast a Berlino(vedi anche B1/2023).

L’intera rosa dei 24 progetti selezionati in Germania, più due edifici di architetti tedeschi all’estero, è ora visibile nella mostra al DAM: „I 26 migliori edifici della Germania“.

Dal 27 gennaio al 28 aprile 2024
Museo tedesco dell’architettura nel DAM OSTEND,
Henschelstraße 18, Francoforte sul Meno

VISITE GUIDATE:
ogni sabato e domenica, ore 15.00
con Yorck Förster

ORARI DI APERTURA:
mar, gio e ven dalle 12 alle 18, mer dalle 12 alle 19,
sab e dom dalle 11 alle 18 / lun chiuso

Il Premio DAM 2023 è stato assegnato ad Auer Weber per l’ampliamento dell’ufficio distrettuale di Starnberg. Per saperne di più sul vincitore del premio e sugli altri finalisti, consultare il sito.

La quinta facciata – Barcellona

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blocco bordo serda barcellona

La struttura urbana di Barcellona come riflessione spaziale

Arte sta proiettando il documentario „Sui tetti della città“, che merita di essere visto e che tratta della quinta facciata in architettura. Ritrae i paesaggi dei tetti di metropoli come New York, Parigi, Tokyo, Buenos Aires, Istanbul e Barcellona.

La quinta facciata è un elemento architettonico spesso trascurato dagli architetti. Il tetto è il luogo in cui si trova tutto ciò che non si vuole vedere: unità di ventilazione, antenne, gru per la pulizia delle facciate.

Eppure il tetto, soprattutto nelle grandi città, ha una qualità che finora è stata poco sfruttata. Arte presenta quindi diversi „pionieri del tetto“ che sono riusciti a trovare un nuovo utilizzo per la quinta facciata, ad esempio a Barcellona.

Come negli altri episodi del documentario, anche a Barcellona il giardinaggio urbano svolge un ruolo centrale. L’attivista ambientale Oscar Pascual parla con Joan Carulla, 93 anni, pioniere nel campo dei tetti verdi. Per entrambi, il futuro di Barcellona è sul tetto. L’imprenditore Gerardo Wardel, cofondatore della „Casa por el Tejado“, la „Casa per il tetto“, è d’accordo. È specializzato in strutture per tetti, che offre sotto forma di moduli ad alta efficienza energetica.

Nel quartiere Poblenou, gli studenti di architettura hanno scoperto la quinta facciata come campo di attività. Sul tetto dell’Istituto di Architettura della Catalogna stanno costruendo una sorta di serra futuristica in legno che si adatta in modo ottimale alla posizione del sole.

E, naturalmente, Antoni Gaudí non può mancare quando si parla di Barcellona: il documentario mostra le spettacolari costruzioni di tetti dell’architetto catalano e ritrae i lavori di costruzione della Sagrada Família, che sarà completata nel 2026, cento anni dopo la morte di Gaudí.

Che si tratti di serre futuristiche o di moderne estensioni dei tetti, il paesaggio dei tetti delle nostre città è ben lungi dall’essere scoperto. Il documentario su Arte vi porta alla scoperta del potenziale della quinta facciata con immagini meravigliose.

Guardate il documentario qui

Immagini: Emittente/Copyright

Paysage Habité: Più spazio abitativo nel condominio

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Il progetto “Paysage Habité” di Hérault Arnod Architectures coniuga le qualità di una casa unifamiliare con quelle di un complesso residenziale a più piani in stile contemporaneo, creando a Rueil-Malmaison nuovi spazi abitativi che offrono un’elevata qualità di vita. Foto: Florian Bouziges via v2com
Il progetto “Paysage Habité” di Hérault Arnod Architectures coniuga le qualità di una casa unifamiliare con quelle di un complesso residenziale a più piani in stile contemporaneo, creando a Rueil-Malmaison nuovi spazi abitativi caratterizzati da un’elevata qualità di vita. Foto: Florian Bouziges via v2com

Con “Paysage Habité – Résidence Harmonie”, lo studio francese Hérault Arnod Architectures realizza un progetto residenziale che reinterpreta l’edilizia residenziale a più piani. A Rueil-Malmaison, a ovest di Parigi, è sorto un complesso di 92 appartamenti in cui e l’ottimizzazione dello spazio non dovrebbero essere gli elementi determinanti Ciò che conta davvero è la qualità della vita quotidiana, grazie a un’architettura che pone al centro in egual misura la privacy, la comunità e il rapporto con il paesaggio.

Ottimo, e ora? Il fatto

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FAKT da Berlino

FAKT di Berlino: Sebastian Ernst

Avete appena terminato gli studi – o siete nella fase finale – e davvero. no. piano. cosa fare dopo? Ci siamo passati tutti. Abituati ad avere sempre un obiettivo in mente, ora c’è un grande punto interrogativo. Addio università, ciao paure per il futuro. Abbiamo l’antidoto: giovani uffici e dipendenti che vanno per la loro strada. Abbiamo chiesto loro quali sono le loro più grandi paure, ispirazioni e successi. Oggi vi presentiamo: FAKT di Berlino.

Fakt è stato fondato nel 2011 mentre i quattro giovani architetti stavano studiando. All’epoca vivevano tra Zurigo e Berlino e i quattro stavano lavorando a concorsi e ai loro primi piccoli progetti. I modelli svolgono un ruolo importante nel loro lavoro. A loro piace costruirli in scala 1:1 per visualizzare gli spazi.

Chi vi ha influenzato durante la vostra formazione?
Le città in cui abbiamo vissuto, la TU di Berlino e il Politecnico di Zurigo. Anche Ute Frank, Tom Emerson, Christ e Gantenbein… Grazie!

Cosa le piace di più del suo lavoro?
Sviluppare i nostri progetti a livello spaziale, testarli, costruire prototipi. Inoltre, è sempre un bel momento entrare per la prima volta nelle case e nei progetti che hai costruito.

Cosa la lascia senza parole?
Quanto sono belle le conchiglie (quasi tutte) e quanto sono brutte le case (quasi tutte).

Cosa ti spezza il cuore?
L’ETICS, l’insipidezza tedesca e i concetti cromatici grossolani.
Troppo spesso si pensa a se stessi: non si è mai amata l’architettura

Cosa non deve fare l’architettura?
Prendersi troppo sul serio.

Di cosa avete paura?
Della vita quotidiana. Per il resto, siamo piuttosto impavidi (ride).

C’è ancora un equilibrio tra lavoro e vita privata?
Il lavoro è vita? Ci sono cose peggiori che dedicarsi a un’attività di svago a carattere professionale. Ma stiamo già cercando di tenere sotto controllo i nostri orari d’ufficio.

Cosa desidera per il futuro?
Un grande desiderio per il futuro è quello di poter pensare e realizzare progetti più liberamente. Stiamo valutando quale potrebbe essere la giusta costellazione qui.

Attualmente stiamo lavorando a una pubblicazione in tre parti sul potenziale della periferia di Berlino. Abbiamo trascorso cinque semestri all’Università di Scienze Applicate di Anhalt per mappare, ricercare e progettare nella periferia di Berlino nei nostri studi e corsi elettivi. Il risultato è stato un gran numero di documenti preziosi e mai visti prima. Il primo volume (una serie di mappe) di questa pubblicazione è previsto per la fine dell’estate.

Da settembre, inoltre, vivremo e lavoreremo presso l’Accademia Tedesca di Roma, a Villa Massimo, e non vediamo l’ora di farlo.

L‘Accademia Baumeister è un progetto di stage della rivista di architettura Baumeister ed è sostenuto da GRAPHISOFT e BAU 2019.

Centro ecclesiale del Beato Padre Rupert Mayer a Poing, vicino a Monaco di Baviera

Il 50° anniversario della Camera degli Architetti bavarese è l’occasione per la Bayerischer Rundfunk di iniziare una serie di film: Il secondo episodio di „Building for the Future“ sarà pubblicato domani.

Come abbiamo già riferito, quest’anno la Bayerischer Rundfunk celebra il 50° anniversario della Camera degli Architetti bavarese con due road movie: nel primo episodio della scorsa settimana, i nostri colleghi hanno viaggiato in Franconia e nell’Alto Palatinato. La seconda puntata sarà trasmessa domani: visiteranno l’architettura della Svevia, dell’Alta Baviera e della Bassa Baviera. Ancora una volta, vogliono ricordare a un vasto pubblico che in Baviera circa 25.000 architetti lavorano con professionalità e attenta pianificazione per garantire che il nostro ambiente costruito rimanga e diventi attraente.
Scritto e diretto da Frieder Käsmann. Montaggio: Sabine Reeh

Episodio 2: „Costruire per il futuro“: progetti da Svevia, Alta Baviera e Bassa Baviera
Martedì 02 febbraio 2021, 22:55 su BR television

Episodio 1: „Costruire per il futuro“: progetti dalla Franconia e dall’Alto Palatinato > altro

Entrambi i filmati sono disponibili nella mediateca BR dopo la trasmissione.

Impressioni sull’episodio 2:

Come modernizzare l’età moderna

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Berlino celebra il 100° anniversario del Bauhaus dal 31 agosto all'8 settembre con la bauhauswoche berlin. Foto: da destra a sinistra: Weimar

Fino all’8 settembre Berlino celebra il 100° anniversario del Bauhaus con la bauhauswoche berlin. Il punto di partenza del festival cittadino è il riuso del bauhaus, un padiglione di vetro realizzato con elementi di finestre riutilizzati dall’edificio del Bauhaus di Dessau, sull’isola centrale di Ernst-Reuter-Platz – recentemente gestito come laboratorio urbano. Sotto il titolo „bauhaus – praxis – gegenwart“ (bauhaus – pratica – presente), una serie di conferenze fa luce sugli aspetti architettonici, artistici e creativi della scuola di arte e design. L’architetto Winfried Brenne ha parlato della ristrutturazione del Bauhaus (2 settembre, ore 19.00).

Il modernismo può essere modernizzato? Nei cento anni della sua esistenza, il Bauhaus è stato esposto a molte intemperie – ideologiche, climatiche o anche di moda. Tutte hanno avuto un impatto sulle icone del Bauhaus. Quasi nessuno ne sa di più dell’architetto Winfried Brenne. Il 2 settembre, in occasione della Settimana del Bauhaus a Berlino, l’esperto ha parlato del restauro del Bauhaus di Dessau, della baudenkmal bundesschule bernau e delle Case dei Maestri di Dessau, tra le altre cose Brenne non avrebbe potuto desiderare un genius loci migliore per la sua presentazione: Un padiglione di vetro sull’ampia isola centrale circolare della Ernst-Reuter-Platz di Berlino, costruito con elementi di finestre scartati durante la ristrutturazione e l’ammodernamento del Bauhaus di Dessau, in linea con il suo status di edificio protetto.

I nazionalsocialisti chiusero l’edificio, costruito da Walter Gropius nel 1925-26, nel 1932 e lo utilizzarono come edificio scolastico della NSDAP; dopo la guerra fu utilizzato come scuola professionale. Commissionato per una ristrutturazione ad alta efficienza energetica, nel 2011 Brenne ha fatto sostituire le finestre risalenti all’epoca della DDR. „Il nostro obiettivo era quello di avvicinarci il più possibile allo spirito originale, ma anche di valutare le possibilità di utilizzo a lungo termine“, ha spiegato l’architetto. Il tutto in presenza di chiare linee guida da parte delle autorità preposte alla tutela dei monumenti – il complesso edilizio è inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO – e di un budget rigorosamente definito.

Dopo un’attenta ricerca di mercato, Brenne Architekten ha finalmente trovato una soluzione per il fronte finestra che soddisfacesse tutti gli interessi. Brenne ha fatto ricostruire gli elementi finestrati dell’ala nord, del ponte, degli studi residenziali e dell’ala dei laboratori con profili in alluminio rinforzato, anziché con gli originali profili in acciaio. Questa misura, abbinata a un tetto fotovoltaico come „quinta facciata“ e a porte ben sigillate, ha dato i suoi frutti. Il piacevole risultato: un risparmio energetico di ben il 72%.

Come a Dessau, anche per la baudenkmal bundesschule bernau è stato necessario un approccio metodico, che tenesse conto delle scoperte scientifiche e del contesto storico. L’edificio della scuola e del convitto con la palestra e le case degli insegnanti fu realizzato nel 1928-30 sotto la direzione del secondo direttore del Bauhaus Hannes Meyer. La prima impressione di Brenne sulle condizioni trovate fu sconfortante, tanto che si chiese: „Dov’è l’edificio?“. Il linguaggio visivo del periodo Bauhaus, che si rifaceva alle teorie educative di Pestalozzi, era a malapena riconoscibile alla luce dei decenni di „eccessiva modellazione e richieste eccessive“ dell’edificio. „Abbiamo dovuto affrontare l’edificio con attenzione per riconoscerne la qualità“.

Nel corso del lavoro, il suo team ha scoperto dettagli sorprendenti: ad esempio, sul tetto c’erano ancora le lastre di rame originali, che erano state ripetutamente ritinteggiate nel corso del tempo. È stato possibile esporre nuovamente le facciate in modo che il cemento, i mattoni e persino la malta fossero in gran parte conservati nel loro stato originale. La domanda centrale durante il restauro è sempre stata: „Cosa vogliamo ottenere con l’edificio?“. Il futuro utilizzo deve essere al centro dell’attenzione o il carattere dell’edificio tutelato? E dove si dovevano trovare compromessi pragmatici?

Oggi la scuola, liberata dalle trasformazioni e dagli ampliamenti dell’epoca della DDR, è stata riportata alla sua forma originale: la palestra è collegata ai giardini da una luminosa facciata e il soffitto in mattoni di vetro della sala delle assemblee, dove i membri del Bauhaus celebravano sontuose feste negli anni Venti, è stato ricostruito. Solo i problemi energetici del complesso edilizio non hanno potuto essere tutti risolti.

L’architettura dell’epoca della costruzione e le normative edilizie odierne non sono sempre compatibili. Un motivo in più per essere creativi. Nella parte dell’edificio con le „celle“ residenziali che un tempo ospitavano gli studenti del Bauhaus, ad esempio, le norme antincendio richiedono una seconda porta di fuga. Tuttavia, tutte le varianti di adeguamento si sono rivelate inaccettabilmente dannose per il concetto e l’estetica. L’architetto ha trovato una soluzione molto semplice al dilemma delle vie di fuga in caso di incendio. Ora si trova accanto a ogni finestra: un martello.

La bauhaus week berlin fa parte delle attività nazionali sotto l’ombrello dei 100 anni del bauhaus e, insieme a numerose istituzioni culturali, musei e progetti berlinesi, affronta il tema da un’ampia varietà di prospettive sotto il titolo 100 anni di bauhaus a berlino.

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Per l'ospedale di Magyizin, in Myanmar, è stata scelta una collina sul lato del villaggio che si affaccia sul mare. Grazie alla sua posizione elevata, l'edificio funge anche da rifugio sicuro durante le tempeste tropicali e gli tsunami. Foto: Oliver Gerhartz

La salute è un diritto umano sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. In concreto, ciò significa che tutte le persone devono avere accesso all’assistenza sanitaria. Per le nostre società occidentali industrializzate e altamente sviluppate, questa è generalmente la norma. Tuttavia, i Paesi poveri come il Myanmar sono spesso ancora molto lontani da questo diritto. Con un nuovo edificio ospedaliero che traduce i metodi di costruzione tradizionali in un linguaggio progettuale contemporaneo, a+r Architekten sta contribuendo in modo significativo a garantire alla popolazione di Magyizin, un villaggio remoto nel Golfo del Bengala, un accesso più rapido e migliore alle cure mediche. Il progetto, che attualmente fornisce assistenza medica anche ai feriti dei recenti disordini politici, è stato premiato con l’AIT Award 2020.

Il Myanmar, precedentemente noto come Birmania, è il secondo Paese più grande del Sud-est asiatico, con una popolazione di circa 53 milioni di abitanti. Dopo molti anni di dittatura militare, rimane uno dei Paesi meno sviluppati al mondo. Ancora in acque politiche molto agitate e spesso colpito da disastri naturali come cicloni, inondazioni o terremoti, più di un quarto della popolazione del Myanmar vive in povertà. Inoltre, attualmente è in corso la pandemia di Covid-19. L’assistenza medica non è disponibile in tutto il Paese e gli standard sono molto bassi. Ad esempio, il Myanmar ha un tasso di mortalità materna e infantile molto alto.

Progetti di architettura per conto della ONG

L’organizzazione non governativa Projekt Burma e. V. si è posta l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone colpite dalla povertà in Myanmar. „Aiutare le persone ad aiutare se stesse“ è il motto dell’organizzazione, fondata nel 2009 da Marion Mück a Filderstadt, vicino a Stoccarda. Projekt Burma e. V. ha già realizzato diversi progetti nei settori dell’istruzione, della salute, dell’acqua e dell’igiene, nonché della prevenzione delle catastrofi, insieme a partner locali. Uno di questi è la scuola superiore di Thazin, inaugurata nel 2014. La scuola è il primo edificio che gli architetti di a+r hanno progettato per conto della ONG e che hanno potuto realizzare in loco.

Manca l’accesso all’assistenza sanitaria

All’inaugurazione della scuola superiore di Thazin, il sindaco e due membri della comunità del villaggio di Magyizin si sono rivolti all’organizzazione. Avevano viaggiato per sei ore in barca da pesca per chiedere aiuto di persona. Hanno descritto vividamente la loro situazione per quanto riguarda l’assistenza medica. Il centro sanitario esistente era fatiscente e completamente inadeguato. L’ospedale più vicino distava più di tre ore di motorino, una distanza irragionevole per donne gravemente malate o in forte stato di gravidanza. Dopo aver visitato il sito, il consiglio dell’associazione ha deciso che l’edificio dell’ospedale sarebbe stato il prossimo progetto comune.

Un vasto programma di stanze

Dopo quasi cinque intensi anni di pianificazione, raccolta fondi, approvvigionamento di materiali e costruzione, l’ospedale è stato ufficialmente inaugurato nel febbraio 2020. Con i suoi 20 letti, una sala operatoria completamente attrezzata, una sala parto e un laboratorio, ora funge da ospedale centrale per circa 20 comunità e 20.000 persone. Su iniziativa di Projekt Burma e.V., gran parte delle attrezzature ospedaliere sono arrivate via container dalla Germania e sono state donate da organizzazioni e medici locali.

Per la costruzione del nuovo edificio è stata scelta una collina sul lato del villaggio che si affaccia sul mare. Grazie alla sua posizione elevata, l’edificio funge anche da rifugio sicuro in caso di tempeste tropicali e tsunami. a+r Architekten ha sviluppato una casa ad atrio a un piano per l’edificio principale. Il cortile interno riparato è il cuore dell’edificio e funge sia da salotto che da spazio comune. Attorno ad esso sono raggruppate le camere dei pazienti, le stanze per i trattamenti e per il personale e il dispensario dei farmaci. L’area di attesa è all’aperto ed è progettata per ridurre al minimo la trasmissione di malattie. L’ala lineare adiacente, con il suo suggestivo tetto a falde, è accessibile attraverso un porticatoCostruzione a scheletroCalcestruzzo armatoFinestreOmbreggiaturaSerramenti pieghevoliGole di ventilazionePrima di ventilazione trasversaleUn’unità piscina nel cortile interno. In caso di forti acquazzoni, l’acqua può defluire in modo controllato attraverso la superficie. Un giovane albero al centro della vasca fornirà ulteriore ombra tra qualche anno. Nell’ambito della costruzione del nuovo ospedale, il governo del Myanmar ha finanziato anche una casa per i medici e il personale infermieristico. Il villaggio di Magyizin si sta così trasformando in un centro sanitario per l’intera regione. Con la pandemia di coronavirus, l’ospedale viene utilizzato anche come centro di quarantena ufficiale. Dallo scoppio dei recenti disordini politici in Myanmar, molte persone ferite durante le proteste, per lo più giovani, sono state curate al Burma Hospital.

1° premio al Premio AIT

„Questo piccolo ospedale combina in modo straordinario aspetti pragmatici e spaziali-programmatici con una ‚cultura del luogo‘. Il suo carattere è caratterizzato da una nobile appropriatezza e dalla considerazione delle tecniche costruttive locali. L’aspetto più notevole è che i progettisti provenienti da fuori regione hanno dimostrato quell’empatia concettuale e socio-politica che spesso degenera in atteggiamenti folkloristici in progetti simili in Asia o in Africa“. Questo è stato il verdetto della giuria del premio di architettura AIT Award 2020, con cui la rivista specializzata AIT premia dal 2012 i progetti di costruzione di edifici e di interior design che si sono distinti. Il Burma Hospital ha ricevuto il 1° premio nella categoria sanità/assistenza. „Siamo molto orgogliosi che il nostro progetto abbia convinto la giuria e che il nostro impegno e quello dell’associazione Projekt Burma siano stati riconosciuti“, spiega Julia Raff di a+r Architekten. „Speriamo vivamente che l’ospedale di Magyizin diventi un tassello di successo per l’assistenza sanitaria in Myanmar e che l’associazione possa avviare molte altre attività significative in loco“.

Dati e fatti

Progetto: Progetto Ospedale Birmania
Luogo: Magyizin, Myanmar
Ufficio di progettazione: a+r Architekten GmbH
Cliente: Progetto Birmania e. V.
Direzione lavori e gestione del progetto: Project Burma e. V.
Periodo di progettazione e costruzione: 2015-2019, inaugurazione febbraio 2020
Costi di costruzione: circa 360.000 USD, finanziati da donazioni
Area edificata: 767 metri quadrati
Area utilizzabile: 515 metri quadrati

Stoccarda/Tubinga, aprile 2021
Ristampa gratuita / copia richiesta

Informazioni su a+r Architects

a+r Architekten è sinonimo di un’architettura solida, ecologica e orientata al futuro, con un’esperienza convincente nel campo dell’edilizia sostenibile, anche per gli edifici esistenti. Fondato nel 1985 dal Prof. Gerd Ackermann e dal Prof. Hellmut Raff, lo studio ha uffici a Stoccarda e Tubinga e impiega circa 100 persone. Oggi è guidato dal Prof. Hellmut Raff, Oliver Braun, Florian Gruner, Alexander Lange e Walter Fritz. a+r Architekten costruisce principalmente per clienti pubblici, per l’industria e il commercio, per le aziende edilizie comunali e per le istituzioni sociali. Lo studio si concentra su metodi di costruzione appropriati, ecologici, funzionali e, di conseguenza, innovativi ed è stato premiato con prestigiosi riconoscimenti: da ultimo con il DAM Prize 2020, Exemplary Building 2020, „best architects 2020“ e il primo posto nella Competitionline Ranking 2019/20 come studio di concorso di maggior successo nel mondo di lingua tedesca.

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Utilizzo dell’acqua piovana negli spazi pubblici – potenzialità, esempi, tecnologia

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Strada piovosa con riflessi luminosi delle luci delle auto sull'asfalto bagnato.
Potenziale e tecnologia per città resilienti al clima. Foto di Ayumi Kubo su Unsplash.

L’acqua piovana è un tesoro sottovalutato negli spazi pubblici. Chiunque ripensi la città oggi non può ignorare la questione dell’utilizzo dell’acqua piovana: essa contribuirà a determinare il grado di resilienza climatica, vivibilità e sostenibilità delle nostre città di domani. Ma cosa è tecnicamente possibile, quali sono gli esempi di buone pratiche e come la gestione dell’acqua piovana può diventare una vera opportunità per gli spazi urbani? È giunto il momento di approfondire l’argomento con la necessaria competenza e con un occhio di riguardo.

  • L’utilizzo dell’acqua piovana come chiave per città adatte al clima: opportunità, sfide e potenzialità.
  • Quadro giuridico e di pianificazione: Perché l’acqua piovana è più importante che mai.
  • Soluzioni tecniche: Dai tetti di ritenzione ai bacini di infiltrazione intelligenti: innovazioni attuali e sistemi collaudati.
  • Progetti esemplari da Germania, Austria e Svizzera che definiscono gli standard per uno sviluppo urbano sostenibile.
  • L’importanza della gestione dell’acqua piovana per la biodiversità, il clima urbano, la qualità della vita e il risparmio economico.
  • Pianificazione urbana tra impermeabilizzazione e principio della città spugna: come l’acqua piovana viene considerata una risorsa.
  • Partecipazione, manutenzione e gestione: perché le soluzioni tecniche hanno successo solo con una gestione strategica.
  • Rischi, errori di valutazione e gestione delle condizioni meteorologiche estreme: cosa devono sapere i professionisti.
  • Prospettive per il futuro: Digitalizzazione, monitoraggio e nuovi approcci alla gestione dell’acqua piovana.

L’utilizzo dell’acqua piovana negli spazi pubblici: perché l’argomento è (finalmente) sul tavolo di discussione

Sembra quasi troppo semplice per essere vero: la pioggia cade dal cielo gratuitamente, eppure le città hanno lottato per decenni con la questione di come utilizzare quest’acqua in modo sensato. La visione dell’acqua piovana è cambiata radicalmente. Per molto tempo è stata considerata semplicemente un prodotto di scarto che doveva essere scaricato nella rete fognaria nel modo più rapido ed efficiente possibile. Oggi è chiaro che coloro che considerano l’acqua piovana come una risorsa stanno gettando le basi per città resistenti al clima e, nel contempo, risparmiano denaro.

Le ragioni sono molteplici e più che mai attuali. Il cambiamento climatico non comporta solo periodi più lunghi di siccità e calore, ma anche eventi di pioggia intensa che spingono le nostre infrastrutture al limite. Le superfici impermeabilizzate impediscono all’acqua di infiltrarsi nel terreno e di alimentare le falde acquifere. Allo stesso tempo, i costi del trattamento delle acque e dello smaltimento delle acque reflue aumentano. A ciò si aggiunge la consapevolezza che l’acqua negli spazi urbani svolge un ruolo non solo tecnico, ma anche sociale ed estetico. Le piazze pubbliche, i parchi e gli spazi stradali acquistano un valore aggiunto quando l’acqua piovana viene integrata in modo visibile e tangibile.

Il cambiamento di paradigma si riflette anche nel quadro politico e giuridico. I nuovi regolamenti edilizi richiedono una gestione decentralizzata dell’acqua piovana, i programmi di finanziamento comunali sostengono approcci innovativi e la pianificazione urbana sta scoprendo il principio della città spugna. L’obiettivo: invece di vedere l’acqua piovana come un problema, la si riconosce come un potenziale – per il raffreddamento, l’irrigazione, l’evaporazione e la biodiversità. Chiunque progetti spazi pubblici oggi deve pensare all’acqua piovana, altrimenti sta progettando senza realtà.

Ma qual è lo stato attuale delle cose? Nelle città tedesche, austriache e svizzere esistono già numerosi approcci che dimostrano come l’utilizzo dell’acqua piovana possa avere successo negli spazi pubblici. La gamma spazia dai classici sistemi a trincea e tetti verdi a soluzioni high-tech con sensori e controlli automatici. I fattori decisivi sono sempre l’integrazione nel contesto urbanistico, il coordinamento con gli interessi degli utenti e la manutenzione a lungo termine. Per quanto elegante possa essere la tecnologia, senza un concetto operativo rimane una tigre di carta.

Quella che a prima vista sembra una sfida puramente tecnica è in realtà un compito trasversale. L’utilizzo dell’acqua piovana è sviluppo urbano, architettura del paesaggio, gestione delle acque e adattamento al clima. Richiede una cooperazione interdisciplinare, soluzioni creative e il coraggio di aprire nuove strade. Chi lo abbraccia sarà premiato con spazi pubblici sostenibili, vivibili e a prova di futuro.

Per dirla in modo un po‘ provocatorio: Chi nel 2024 si affiderà ancora esclusivamente al classico sistema di drenaggio, non avrà capito che i tempi stanno cambiando. La città di domani è una città che non solo ha l’acqua piovana sotto controllo, ma è anche al centro della sua progettazione. È proprio questo che rende il tema così appassionante e rilevante per tutti coloro che hanno responsabilità nella pianificazione, progettazione o gestione degli spazi urbani.

Tecnologia alla prova: sistemi, innovazioni e sfide dell’utilizzo dell’acqua piovana

La gamma tecnica dell’utilizzo dell’acqua piovana negli spazi pubblici è impressionante e continua a crescere. In fondo, si tratta sempre degli stessi obiettivi: Stoccaggio, utilizzo, infiltrazione ed evaporazione dell’acqua piovana direttamente nel luogo in cui si trova. Ma come funziona in pratica e quali sono i sistemi che hanno avuto successo?

Uno dei metodi più antichi e conosciuti è il sistema a trincea. In questo caso, l’acqua piovana viene convogliata dalle superfici impermeabilizzate in trogoli erbosi, dove si infiltra lentamente nel terreno o viene temporaneamente immagazzinata nelle trincee sottostanti. Questo principio è particolarmente adatto per le strade, i parcheggi e gli spazi pubblici, ovvero per tutti i luoghi in cui si accumulano grandi quantità di acqua piovana e il drenaggio rapido può essere problematico. Il grande vantaggio: oltre ad alleggerire il carico della rete fognaria, si migliora anche il microclima e si favorisce l’evaporazione.

Un altro strumento collaudato è rappresentato dai tetti di ritenzione, che immagazzinano l’acqua piovana sulla superficie del tetto e la rilasciano con un certo ritardo. Soprattutto nei centri urbani densamente edificati, offrono l’opportunità di utilizzare le aree in più modi: come oasi verdi, hotspot di biodiversità e serbatoi d’acqua allo stesso tempo. I sistemi moderni sono ormai così sofisticati che possono essere installati anche in un secondo momento su edifici esistenti e possono essere ampliati con sensori per creare paesaggi pensili intelligenti. Questo dimostra come l’innovazione tecnica possa migliorare le strutture urbane tradizionali.

Tuttavia, lo sviluppo tecnico va ben oltre questi classici. I cosiddetti sistemi intelligenti di gestione dell’acqua piovana utilizzano sensori e controlli digitali per registrare le precipitazioni, regolare automaticamente il livello dell’acqua nei bacini o nelle cisterne e persino creare previsioni per le condizioni meteorologiche estreme. In un parco, ad esempio, è possibile collegare tra loro l’irrigazione delle aree piantumate, il controllo dei pozzi e il drenaggio dell’acqua in eccesso. Il risultato: maggiore efficienza delle risorse, minore manutenzione e migliore adattamento alle mutevoli condizioni meteorologiche.

Tuttavia, ogni soluzione tecnica si basa sulla sua integrazione nel contesto urbano. Le condizioni del terreno, la pendenza, le infrastrutture esistenti e, non da ultimo, i requisiti di utilizzo dello spazio pubblico determinano quali sistemi siano sensati ed economici. A ciò si aggiungono sfide come intasamenti, sporcizia o gelo, che possono rendere più difficile il funzionamento. Un concetto di cura e manutenzione ben congegnato è quindi essenziale. Chi progetta la gestione dell’acqua piovana deve sempre pensare al funzionamento, altrimenti l’innovazione si trasforma rapidamente in frustrazione.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è la qualità dell’acqua piovana raccolta. Soprattutto nelle città con alti livelli di inquinamento atmosferico o con un uso intensivo degli spazi pubblici, le sostanze inquinanti possono entrare nell’acqua. I sistemi di filtraggio, la pulizia regolare e il monitoraggio sono quindi importanti quanto la scelta dei materiali adatti. Anche l’utilizzo dell’acqua immagazzinata, ad esempio per l’irrigazione, le fontane o gli scarichi dei bagni, influisce sui requisiti della tecnologia. Questo dimostra quanto sia varia e sofisticata la gestione contemporanea dell’acqua piovana.

Le migliori pratiche dei Paesi di lingua tedesca: ispirazione per uno sviluppo urbano sostenibile

Chiunque cerchi esempi di successo nell’utilizzo dell’acqua piovana negli spazi pubblici li troverà rapidamente nei Paesi di lingua tedesca. Molte città e comuni hanno riconosciuto il grande potenziale e stanno definendo standard che attirano l’attenzione ben oltre i confini nazionali. La gamma spazia da concetti di città spugna su larga scala a piccoli ma raffinati progetti pilota con carattere di modello.

Un esempio lampante è la città di Berlino con il suo ambizioso programma di gestione delle acque piovane. Per anni, le aree sono state sistematicamente disincrostate, sono stati promossi i tetti verdi e gli spazi pubblici sono stati riprogettati come aree di stoccaggio ed evaporazione. Il progetto „Berlin Rainwater Agency“ coordina le attività e garantisce che l’utilizzo dell’acqua piovana sia parte integrante dello sviluppo urbano. Particolarmente suggestivo è il parco di Gleisdreieck, dove l’acqua piovana viene raccolta in vasche e laghetti, utilizzata per l’irrigazione e utilizzata come elemento di design visibile.

Anche Vienna punta su approcci innovativi. Nel nuovo quartiere di Seestadt Aspern, la gestione dell’acqua piovana è stata considerata parte integrante della progettazione fin dall’inizio. Strade verdi, aree di infiltrazione e corsi d’acqua aperti assicurano che l’acqua piovana non venga solo convogliata, ma anche resa viva. Il risultato: un microclima notevolmente migliorato, una migliore qualità della vita e un aumento della biodiversità. Allo stesso tempo, si riducono i costi di drenaggio e si minimizza il rischio di inondazioni.

A Zurigo, il progetto „Sihlcity“ dimostra come la gestione dell’acqua piovana possa avere successo anche negli spazi più piccoli. L’ex sito industriale è stato trasformato in un quartiere urbano con un centro commerciale, uffici e spazi aperti. Il fulcro è un ingegnoso sistema di tetti di ritenzione, serbatoi sotterranei e aree d’acqua aperte. L’acqua piovana viene raccolta, purificata e utilizzata per irrigare le strutture esterne. Allo stesso tempo, si evitano gli allagamenti in caso di forti piogge e si riduce l’accumulo di calore nei mesi estivi.

Anche le città e i comuni più piccoli stanno definendo degli standard. A Osnabrück è stato sviluppato un quartiere modello in cui tutte le aree pubbliche sono progettate secondo il principio della città spugna. Ruscelli, trincee, canali di drenaggio e tetti verdi formano un sistema a rete che raccoglie l’acqua piovana, la immagazzina e la rilascia lentamente nell’ambiente. In questo modo la città risparmia i costi di smaltimento delle acque reflue e migliora la qualità della vita.

Questi esempi dimostrano che: L’utilizzo dell’acqua piovana non è un lusso tecnico, ma un reale vantaggio per lo sviluppo urbano. Migliora il clima urbano, promuove la biodiversità, fa risparmiare sui costi e rende più attraenti gli spazi pubblici. Il fattore decisivo è sempre la pianificazione olistica, l’interazione tra tecnologia, progettazione e gestione e il coraggio di aprire nuove strade. Chi segue questo approccio sarà premiato con città che rimarranno vivibili e resilienti anche in futuro.

Pianificazione urbana in transizione: l’acqua piovana come motore di innovazione e resilienza

La gestione dell’acqua piovana è diventata da tempo una cartina di tornasole per la pianificazione urbana sostenibile. Mentre un tempo erano gli ingegneri e gli esperti di gestione delle acque a dominare il campo, è ormai chiaro che senza una cooperazione interdisciplinare il potenziale rimarrà inutilizzato. Paesaggisti, urbanisti, architetti, tecnici e politici locali devono lavorare insieme per trovare soluzioni, coinvolgendo anche utenti, residenti e autorità locali.

Un principio centrale caratterizza lo sviluppo attuale: la città spugna. Si tratta di immagazzinare in loco quanta più acqua piovana possibile, utilizzarla e lasciarla evaporare, invece di scaricarla semplicemente. Ciò richiede un ripensamento della pianificazione territoriale: si riducono le superfici impermeabilizzate, si creano spazi verdi e aree acquatiche e si combinano sistemi tecnici con elementi naturali. L’obiettivo: città che convivono con l’acqua invece di lottare contro di essa.

Ma l’innovazione non si limita alla tecnologia. Richiede una nuova cultura della pianificazione. La partecipazione, la trasparenza e la comunicazione stanno diventando sempre più importanti per creare accettazione e far sì che i progetti abbiano successo a lungo termine. Coloro che rendono l’acqua piovana visibile, tangibile e comprensibile conquistano le persone all’idea e fanno in modo che diventi una cosa ovvia. Gli spazi pubblici diventano così centri di apprendimento per la sostenibilità, la resilienza e la comunità.

Allo stesso tempo, le città devono affrontare nuove sfide: Il cambiamento climatico porta con sé estremi meteorologici imprevedibili che spingono i sistemi tecnici ai loro limiti. Piogge intense, caldo, siccità: tutto questo richiede soluzioni flessibili e adattabili. Strumenti digitali, sistemi di monitoraggio e sistemi di controllo intelligenti possono aiutare a minimizzare i rischi e a sfruttare le opportunità. Ma non possono sostituire una comprensione fondamentale dell’acqua come parte del paesaggio urbano.

Chi progetta le città oggi deve vedere l’acqua piovana come un’opportunità, non come un problema. Ciò richiede coraggio, creatività e la volontà di aprire nuove strade, anche di fronte alle resistenze. La ricompensa: città non solo resilienti, ma anche più vivibili, più verdi e più attraenti. E soprattutto, l’acqua piovana è e rimarrà una risorsa che appartiene a tutti noi, se la usiamo con saggezza.

Il futuro della pianificazione urbana è consapevole dell’acqua, resiliente e cooperativo. L’utilizzo dell’acqua piovana negli spazi pubblici non è la ciliegina sulla torta, ma la base. Chi lo capisce ha già vinto.

Guardare avanti: digitalizzazione, monitoraggio e la prossima generazione di gestione delle acque piovane

La digitalizzazione non si ferma alla gestione dell’acqua piovana. Sempre più città utilizzano sensori, sistemi di controllo intelligenti e piattaforme digitali per gestire l’acqua piovana in modo efficiente. L’obiettivo è identificare i rischi in una fase precoce, far funzionare i sistemi in modo ottimale e ridurre al minimo l’uso delle risorse. Ma cosa significa in pratica e dove sono i limiti?

I moderni sistemi di monitoraggio registrano le precipitazioni, i livelli dell’acqua nei bacini o nelle cisterne, i livelli di inquinamento e molto altro. I dati vengono raccolti a livello centrale, analizzati e utilizzati a scopo di controllo. In caso di forti precipitazioni, ad esempio, è possibile decidere automaticamente quali riserve di stoccaggio utilizzare e quali aree privilegiare. Anche la manutenzione è facilitata: i sensori segnalano ostruzioni, difetti o valori insoliti, consentendo interventi mirati anziché controlli di routine su tutto il territorio.

Le piattaforme digitali offrono anche la possibilità di integrare la gestione dell’acqua piovana nella pianificazione urbana. I modelli di simulazione mostrano come i cambiamenti strutturali influiscono sul sistema idrico e aiutano a sviluppare scenari per il futuro. Chiunque stia progettando nuove aree di sviluppo, strade o parchi può esaminare in anticipo diverse opzioni e scegliere la soluzione migliore. Ciò consente di risparmiare tempo, denaro e nervi e di rendere la pianificazione più trasparente e comprensibile.

Ma la digitalizzazione non è fine a se stessa. Funziona solo se i sistemi tecnici sono robusti, sicuri e di facile manutenzione. La protezione e la sicurezza dei dati e l’affidabilità della tecnologia sono sfide fondamentali. C’è anche la questione di come le soluzioni digitali possano essere integrate nelle infrastrutture esistenti e di come possano davvero semplificare le operazioni invece di creare nuova complessità. Ciò richiede progettisti e operatori esperti che tengano d’occhio in egual misura la tecnologia, il funzionamento e gli interessi degli utenti.

La prossima generazione di gestione delle acque piovane sarà ibrida: le innovazioni tecniche saranno combinate con soluzioni basate sulla natura, gli strumenti digitali con l’esperienza umana. I progetti di successo nascono quando tutte le discipline lavorano insieme e quando pensare fuori dagli schemi diventa il principio guida. Chi si concentra sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla partecipazione sarà in grado di vincere le sfide del futuro. Perché una cosa è certa: il valore dell’acqua piovana negli spazi pubblici continuerà a crescere, e con esso le esigenze di pianificazione, tecnologia e gestione.

Il percorso è chiaro: il futuro appartiene alle città che comprendono l’acqua piovana come risorsa, utilizzano le innovazioni tecniche e portano con sé le persone. Chi oggi adotta un approccio olistico alla gestione dell’acqua piovana progetterà la città di domani – resiliente, vivibile e sostenibile.

Conclusione: l’utilizzo dell’acqua piovana – da optional a obbligo nella pianificazione urbana

L’utilizzo dell’acqua piovana negli spazi pubblici è da tempo più che una tendenza: è diventato un compito obbligatorio per tutti coloro che vogliono rendere le città resilienti al clima, verdi e più vivibili. Oggi la tecnologia offre un’impressionante gamma di soluzioni, dai classici sistemi di infiltrazione ai sistemi di controllo digitale altamente innovativi. Tuttavia, l’integrazione nel contesto urbano, la pianificazione olistica e il coraggio di aprire nuove strade restano fondamentali.

I migliori esempi provenienti da Germania, Austria e Svizzera mostrano come la gestione delle acque piovane possa diventare una forza trainante per l’innovazione, la sostenibilità e la qualità della vita. Dimostrano che tecnologia e progettazione, gestione e manutenzione, partecipazione e comunicazione devono andare di pari passo. Solo così si possono creare spazi pubblici in grado di affrontare le sfide del cambiamento climatico.

Chiunque riconosca l’acqua piovana come risorsa ottiene molteplici benefici: per il clima urbano, la biodiversità, il bilancio dei costi e il benessere delle persone. La digitalizzazione apre nuove opportunità, ma porta anche nuove sfide. È fondamentale che la tecnologia non rimanga fine a se stessa, ma crei un reale valore aggiunto per la città.

In definitiva, l’utilizzo dell’acqua piovana negli spazi pubblici è un ottimo esempio della città di domani: connessa, resiliente, verde e vivibile. Impostare la giusta rotta oggi garantirà il futuro e trasformerà l’acqua piovana da un problema a un’opportunità. E questo non è solo un dettaglio tecnico: è il nuovo DNA del paesaggio urbano.

Il potere del disegno

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Laurie Olin è uno dei più importanti architetti paesaggisti degli Stati Uniti. Nel video, il 78enne spiega cosa serve per essere un buon architetto del paesaggio. I materiali di lavoro più importanti per lui sono ancora carta e penna. Il disegno permette di percepire e analizzare lo spazio con precisione e il disegno richiede una comprensione spaziale. Nel suo studio di architettura Olin, i disegni vengono ancora utilizzati per capire meglio i concetti e per sondare le idee, e solo in seguito vengono realizzate le visualizzazioni. Infine, spiega le tre abilità di base che rendono un buon architetto del paesaggio: „Scrivere, parlare e disegnare bene!“. Con questo, Olin riassume l’importanza di pensare a ciò che si vuole e al modo migliore per comunicarlo.

Olin ha insegnato, tra l’altro, all’Università di Harvard a Cambridge. Oltre a numerosi altri riconoscimenti, nel 2013 è stato insignito della National Medal of Arts dal Presidente Barack Obama. Nel 1976 ha fondato il suo studio Olin insieme a Robert Hanna a Filadelfia; ora c’è un’altra sede a Los Angeles. L’ufficio è responsabile, tra l’altro, di Bryant Park e Columbus Circle a New York e del Washington Monument Grounds a Washington D.C..

Calcolo della superficie lorda: significato, struttura ed esempi

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Un chiaro esempio architettonico relativo al calcolo della superficie utile
Architettura in cemento vista dal basso: uno sguardo d'effetto su un edificio moderno. Foto: Florian Krumm

Chiunque voglia edificare un terreno, presentare una domanda di concessione edilizia o valutare un edificio non può prescindere da un dato fondamentale: la superficie di piano. Il calcolo della superficie di piano non è una formalità burocratica, ma il fondamento di ogni decisione in materia di diritto urbanistico, economico e costruttivo nell’edilizia. Determina quanta superficie utile può sostenere un terreno, quanto vale un edificio e come il diritto edilizio si traduce in metri quadrati.

  • Che cos’è la superficie di piano e in che modo si differenzia da altri concetti di superficie correlati
  • Quali norme e regolamenti definiscono il calcolo e quali differenze esistono tra loro
  • Come funziona l’indice di superficie utile (GFZ) e cosa significa dal punto di vista urbanistico
  • Quali superfici vengono incluse nel calcolo e quali no
  • Come viene effettuato il calcolo passo dopo passo sulla base di esempi concreti
  • Qual è il ruolo di mansarde, scantinati, garage e annessi
  • Quali sono gli errori tipici che si verificano nel calcolo e come evitarli
  • Come viene utilizzata la superficie di piano nel contesto del piano regolatore, della domanda di costruzione e della valutazione del terreno

Che cos’è la superficie di piano? Definizione e delimitazione

La superficie di piano indica la somma delle superfici di base di tutti i piani completi di un edificio, misurate in base alle dimensioni esterne delle pareti dell’edificio. È uno dei parametri fondamentali nel diritto urbanistico tedesco e viene utilizzato nel regolamento sull’utilizzo edilizio (BauNVO) come base di calcolo per l’indice di superficie di piano (GFZ). Chi vuole calcolare la superficie di piano deve prima capire che questo termine non va confuso con altre misure di superficie usate nell’edilizia, anche se si toccano dal punto di vista del contenuto.

La distinzione più importante riguarda la superficie utile e la superficie abitabile. La superficie utile secondo la norma DIN 277 descrive la superficie effettivamente utilizzabile all’interno di un edificio, suddivisa per tipi di utilizzo, e tiene conto dello spessore delle pareti, dei pilastri e delle installazioni come voci da detrarre. La superficie abitabile secondo il regolamento sulla superficie abitabile (WoFlV) ha una definizione ancora più ristretta: si applica esclusivamente agli edifici residenziali, esclude scale, cantine e determinati locali accessori e valuta i tetti spioventi con delle detrazioni. La superficie del piano, invece, viene misurata dall’esterno e serve al diritto urbanistico come parametro di controllo, non come descrizione dell’effettiva utilizzabilità. Questa distinzione è spesso fonte di malintesi nella pratica.

Strettamente correlata, ma non identica, è anche la superficie di base di un singolo piano. La superficie di piano di un edificio risulta dalla somma delle superfici di base di tutti i piani completi. Un edificio di tre piani con una superficie di base di duecento metri quadrati per piano ha quindi una superficie di piano di seicento metri quadrati. Sembra semplice, e in linea di principio lo è. Le insidie stanno nei dettagli: cosa si intende per piano completo? Cosa viene conteggiato e cosa no? E a quale normativa ci si deve attenere?

Basi giuridiche: BauNVO, regolamenti edilizi regionali e DIN 277

In Germania la superficie di piano è regolata principalmente dal regolamento sull’utilizzo edilizio (BauNVO), che in quanto legge federale costituisce la base per i piani regolatori. Il paragrafo 20 del BauNVO definisce la superficie di piano e stabilisce come calcolarla. In base a tale disposizione, la superficie di piano deve essere determinata in base alle dimensioni esterne dell’edificio in tutti i piani completi. Ciò che è considerato un piano completo è determinato dai rispettivi regolamenti edilizi regionali, poiché la definizione di piano completo è di competenza dei singoli Länder. È qui che inizia una delle principali complessità nel calcolo della superficie di piano: chi costruisce in Baviera lavora con definizioni di piano completo diverse da chi progetta ad Amburgo o nella Renania Settentrionale-Vestfalia.

I regolamenti edilizi regionali definiscono di norma i piani completi in base all’altezza libera dei locali e alla percentuale della superficie delle pareti esterne che raggiunge un’altezza minima. Nella maggior parte dei Länder un piano è considerato piano completo se l’altezza del soffitto raggiunge una determinata altezza minima, spesso 2,30 metri, su almeno due terzi della superficie di base. I piani mansardati che non soddisfano questa condizione non sono considerati piani completi e non vengono quindi inclusi nel calcolo della superficie di piano secondo il BauNVO. Lo stesso vale per i seminterrati che non soddisfano i criteri dei piani completi. Questa normativa ha un impatto significativo sulla sfruttabilità dei terreni ed è spesso oggetto di controversie in materia di diritto edilizio.

Parallelamente al calcolo previsto dalla normativa urbanistica esiste la norma DIN 277, relativa alle superfici di base e ai volumi nell’edilizia. Essa serve ad altri scopi: determinazione dei costi, gestione delle superfici, valutazione degli edifici. La norma DIN 277 non prevede la superficie di piano ai sensi del BauNVO, ma utilizza la superficie lorda (BGF) come termine generico. La BGF comprende tutte le superfici di base di tutti i livelli di pianta di un edificio, comprese le superfici di costruzione, ed è quindi di norma maggiore della superficie di piano ai sensi del diritto urbanistico. Chi desidera calcolare la superficie di piano deve quindi chiarire sempre in base a quale normativa procede, poiché i risultati possono differire notevolmente tra loro.

L’indice di superficie di piano (GFZ): controllo urbanistico tramite rapporti numerici

L’indice di superficie di piano, abbreviato in GFZ, è il rapporto tra la superficie di piano totale di un edificio e la superficie del terreno su cui sorge. È lo strumento più importante con cui i piani regolatori controllano la densità edilizia di un’area. Un GFZ pari a 1,0 significa che la somma di tutte le superfici di base dei piani completi è uguale alla superficie del terreno. Un GFZ pari a 2,0 consente una superficie di piano doppia rispetto alla superficie del terreno, il che può essere ottenuto, ad esempio, con quattro piani completi con un indice di superficie di base pari a 0,5.

La formula è: indice di sfruttamento pari alla superficie dei piani divisa per la superficie del terreno. Viceversa, la superficie massima consentita dei piani risulta dalla moltiplicazione dell’indice di sfruttamento per la superficie del terreno. Un terreno di cinquecento metri quadrati con un indice di copertura (GFZ) fissato a 1,2 consente quindi una superficie di piano massima di seicento metri quadrati. Il modo in cui questa superficie viene distribuita tra i piani, sia in due piani da trecento metri quadrati ciascuno o in quattro piani da centocinquanta metri quadrati ciascuno, è una questione di forma dell’edificio e di ulteriori disposizioni nel piano regolatore, ad esempio relative all’altezza della grondaia o al numero di piani.

Il paragrafo 20, comma 4, del BauNVO consente di escludere determinate superfici dal calcolo della superficie di piano. Tra queste rientrano le superfici dei locali di soggiorno situati in piani diversi da quelli pieni, purché tali piani non siano considerati piani pieni in base alla loro destinazione d’uso e alla loro natura, nonché le superfici destinate a garage e posti auto. Queste eccezioni sono significative dal punto di vista della normativa urbanistica, poiché offrono margini di manovra nell’utilizzo del terreno. Allo stesso tempo, sono fonte di errori se i progettisti applicano le eccezioni in modo errato o non hanno familiarità con le definizioni di piano completo del rispettivo Land.

Calcolo della superficie di piano: passo dopo passo con esempi

Il calcolo della superficie di piano segue uno schema chiaro. Innanzitutto vengono identificati tutti i piani completi dell’edificio. Poi, per ogni piano completo, viene determinata la superficie di base in base alle dimensioni esterne delle pareti dell’edificio. Infine, queste superfici di base vengono sommate. Sembra semplice, ma nella pratica richiede un’attenta verifica di ogni singolo caso.

Un primo esempio: una casa unifamiliare indipendente con un piano terra e un piano superiore, entrambi con una dimensione esterna di dieci per dodici metri, dà una superficie di piano di due volte centoventi metri quadrati, ovvero duecentoquaranta metri quadrati. La mansarda è stata ristrutturata, ma non soddisfa i criteri di piano completo previsti dal regolamento edilizio regionale competente, poiché l’altezza libera del locale è inferiore all’altezza minima su più di un terzo della superficie di base. Pertanto, non viene conteggiata. Il seminterrato si trova interamente al di sotto del livello naturale del terreno e non è considerato un piano a tutti gli effetti. La superficie di piano ai fini urbanistici è quindi di duecentoquaranta metri quadrati.

Un secondo esempio mostra un condominio urbano su un terreno di trecento metri quadrati. L’edificio ha quattro piani completi, ciascuno con una dimensione esterna di otto per quindici metri, ovvero centoventi metri quadrati ciascuno. La superficie di piano è di quattrocentottanta metri quadrati. Il GFZ risulta pari a quattrocentottanta diviso per trecento, ovvero 1,6. Se il GFZ fissato nel piano regolatore fosse pari a 1,5, il progetto in questa forma non sarebbe approvabile. Il progettista dovrebbe ridurre un piano o diminuire la superficie di base per ogni piano.

Un terzo esempio riguarda un caso particolare: un piano sfalsato che, secondo il regolamento edilizio regionale, è considerato un piano a tutti gli effetti perché le sue pareti esterne raggiungono l’altezza minima su più di due terzi della superficie di base. La superficie di base di questo piano sfalsato è di sessanta metri quadrati, poiché è arretrato rispetto ai piani sottostanti. Questi sessanta metri quadrati vengono interamente inclusi nel calcolo della superficie di piano, sebbene il piano sia più piccolo degli altri. I piani sfalsati sono spesso fonte di ambiguità nella pratica, poiché la loro qualifica di piano completo dipende dalla realizzazione concreta e dal regolamento edilizio regionale.

Casi particolari: mansarde, scantinati, garage e annessi

I piani mansardati sono il caso speciale più frequente nel calcolo della superficie di piano. Il fatto che un piano mansardato ristrutturato sia considerato un piano a tutti gli effetti dipende dall’altezza del locale rispetto alla superficie di base. Molti regolamenti edilizi regionali richiedono che l’altezza libera raggiunga almeno 2,30 metri su almeno la metà o i due terzi della superficie di base. Se questa soglia viene leggermente mancata, la mansarda non conta come piano completo e non viene inclusa nel calcolo del GFZ. Questa circostanza viene sfruttata consapevolmente nella progettazione preliminare: una mansarda che rimane appena al di sotto della soglia del piano completo offre superficie utile aggiuntiva senza gravare sul GFZ. Se questa strategia funzioni nel singolo caso deve essere concordato con l’autorità edilizia competente.

I piani interrati sono considerati piani completi se sporgono dal livello naturale del terreno e soddisfano i criteri di piano completo. Un seminterrato che sporge per metà dal terreno e dispone di un’altezza sufficiente può essere classificato come piano completo a seconda del regolamento edilizio regionale. I seminterrati completamente sotterranei, invece, di norma non contano come piano completo e non vengono presi in considerazione nel calcolo della superficie di piano. Per i committenti ciò significa che un seminterrato profondo può offrire una superficie utile considerevole senza incidere sul coefficiente di copertura, a condizione che non superi la soglia del piano completo.

I garage e i posti auto non vengono conteggiati nel calcolo della superficie di piano ai sensi del paragrafo 20, comma 4, del BauNVO, nella misura in cui servono come posti auto e garage. Questa eccezione vale sia per i garage sotterranei che per quelli situati in piani completi, a condizione che servano esclusivamente al parcheggio di veicoli. Tuttavia, se le superfici dei garage vengono utilizzate per altri scopi o fanno parte di un progetto ad uso misto, l’eccezione può non essere applicabile. Anche gli annessi come ripostigli per attrezzi, depositi per biciclette o locali per i rifiuti, che non costituiscono piani completi, non vengono conteggiati, purché non soddisfino la definizione di piano completo.

Errori tipici nel calcolo della superficie di piano e come evitarli

L’errore più comune nel calcolo della superficie di piano consiste nell’utilizzare le misure interne anziché quelle esterne. Il BauNVO prescrive espressamente che la superficie di piano debba essere determinata in base alle misure esterne delle pareti dell’edificio. Chi si basa su planimetrie con misure interne, sottovaluta sistematicamente la superficie di piano della quota corrispondente alle strutture murarie. Nel caso di pareti esterne massicce con uno spessore compreso tra i trenta e i quaranta centimetri e di costruzioni coibentate, questo errore può comportare, a seconda delle dimensioni dell’edificio, una differenza di diversi metri quadrati per piano, il che, in presenza di più piani, si traduce in uno scostamento rilevante.

Un secondo errore diffuso è la valutazione errata della qualifica di piano completo dei piani mansardati e seminterrati. I progettisti che non hanno familiarità con un regolamento edilizio regionale o che non ne conoscono la versione attuale rischiano di classificare erroneamente i piani come piani completi o viceversa. Poiché le definizioni di piano completo variano da uno Stato federale all’altro e occasionalmente cambiano a seguito di emendamenti, è indispensabile verificare la versione vigente del regolamento edilizio regionale. In caso di dubbio, si consiglia di consultarsi tempestivamente con l’autorità di vigilanza edilizia competente.

Un terzo errore riguarda la confusione tra superficie del piano e superficie lorda. Chi deve calcolare la superficie di piano secondo il BauNVO per una domanda di costruzione, ma determina invece la superficie lorda di base (BGF) secondo la norma DIN 277, fornisce un dato che, sebbene formalmente corretto, è inadatto ai fini della normativa urbanistica. Entrambi i valori possono essere simili, ma sono concettualmente diversi. La superficie lorda del terreno (BGF) include tutti i livelli della pianta, quindi anche i seminterrati, i locali tecnici e i livelli non considerati piani completi, mentre la superficie di piano secondo il BauNVO comprende solo i piani completi. Questa confusione porta regolarmente, nella pratica, a richieste di integrazioni da parte delle autorità edilizie e ritarda le procedure di approvazione.

Superficie di piano nel contesto: piano regolatore, domanda di costruzione e valutazione del terreno

Nel piano regolatore, il GFZ è una delle disposizioni più importanti insieme all’indice di superficie (GRZ), al tipo di costruzione e ai limiti di costruzione. Esso determina l’intensità con cui un terreno può essere edificato ed è quindi uno strumento di pianificazione urbana che regola la densità, la miscela di utilizzi e il paesaggio urbano. I quartieri del centro storico risalenti all’epoca della Gründerzeit presentano spesso valori di GFZ compresi tra 2,0 e 3,0, mentre le zone di case unifamiliari sono spesso limitate a valori di GFZ compresi tra 0,4 e 0,8. Questi numeri non sono fissati a caso, ma riflettono i principi urbanistici e le capacità infrastrutturali.

Nella procedura di richiesta di concessione edilizia, il calcolo della superficie di piano fa parte della documentazione di progetto. La maggior parte dei regolamenti edilizi regionali richiede un calcolo della superficie come parte del fascicolo di domanda, dal quale risulti che il progetto previsto non superi il GFZ stabilito. Questo calcolo deve essere comprensibile, corretto e basato sulle dimensioni esterne dell’edificio. Calcoli di superficie errati o incompleti sono un motivo frequente di richieste di chiarimenti o di rigetto nella procedura di autorizzazione. Per architetti e progettisti, la padronanza del calcolo della superficie di piano è quindi parte integrante degli strumenti di lavoro.

La superficie di piano svolge un ruolo importante anche nella valutazione dei terreni e nel diritto immobiliare. Il metodo del valore reddituale e il metodo del valore reale, applicati nella valutazione immobiliare ai sensi del regolamento sulla determinazione del valore immobiliare (ImmoWertV), si basano su indici di superficie correlati alla superficie di piano. Anche nella valutazione delle riserve di terreno edificabile e dei potenziali di densificazione, il GFZ è un indicatore centrale: se il GFZ effettivamente realizzato è nettamente inferiore al valore consentito dalla normativa urbanistica, esiste teoricamente un potenziale di densificazione. La possibilità di sfruttare effettivamente tale potenziale dipende da ulteriori determinazioni, dalla situazione di urbanizzazione e dalle dimensioni effettive dell’edificio.

La superficie di piano come base per una progettazione precisa

Il calcolo della superficie di piano è molto più di un semplice esercizio di calcolo per la domanda di costruzione. È il punto in cui il diritto urbanistico astratto si traduce in metri quadrati concreti, in cui gli obiettivi urbanistici incontrano il singolo terreno e in cui architetti, progettisti e committenti esplorano insieme i limiti e le possibilità di un progetto. Chi padroneggia con sicurezza questo calcolo, comprende non solo i numeri, ma anche le decisioni progettuali che stanno dietro di essi.

Le differenze tra superficie di piano, superficie lorda, superficie utile e superficie abitabile non sono sottigliezze accademiche. Hanno conseguenze concrete per le autorizzazioni, i costi e la fruibilità. Chi distingue chiaramente i termini e conosce la base giuridica applicabile evita errori costosi e crea le basi per una progettazione solida. Ciò vale sia per le nuove costruzioni in aree verdi che per la densificazione di edifici esistenti e la ristrutturazione di una casa di città sottoposta a tutela dei beni culturali.

In definitiva, il calcolo della superficie di piano mostra in modo esemplare come il diritto edilizio e la pratica edilizia si intrecciano. Il BauNVO (Regolamento federale sull’edilizia) definisce il quadro, i regolamenti edilizi regionali lo riempiono con definizioni concrete e i progettisti traducono entrambi in indicazioni grafiche e matematiche. Chi comprende questa triade, chi sa perché a volte un sottotetto viene conteggiato e altre volte no, perché i garage vengono esclusi dal calcolo e perché valgono le misure esterne, dispone di uno strumento indispensabile in ogni fase del processo di progettazione.