Progettare nello spazio quantistico: l’architettura oltre la logica

Casa-mia
foto in bianco e nero di un oggetto a forma di cerchio-PHSKNnUNj5c
Immagine moderna in bianco e nero di un oggetto rotondo come rendering 3D di Steve Johnson.

Architettura nello spazio quantistico – sembra un folle sogno del futuro, ma da tempo è diventato un sussurro nei corridoi dei dipartimenti universitari e uno spettro nelle sale riunioni di molti uffici di progettazione. Al di là della logica classica, tra possibilità e vaghezza, si sta aprendo un nuovo campo di gioco: la progettazione nello spazio quantistico. Chiunque creda che l’architettura sia indifferente alla fisica quantistica e all’intelligenza artificiale si sbaglia. La prossima rivoluzione progettuale è alle porte ed è tutt’altro che logica.

  • L’architettura nello spazio quantistico mette radicalmente in discussione la logica progettuale tradizionale e apre possibilità completamente nuove, al di là della pianificazione lineare.
  • Le innovazioni derivanti dall’informatica quantistica, dagli algoritmi e dall’IA stanno plasmando gli strumenti di progettazione del futuro.
  • Germania, Austria e Svizzera si muovono tra ricerca prudente, prototipi iniziali e pratica scettica.
  • I metodi di simulazione digitale e quantistica stanno cambiando radicalmente il processo di pianificazione: la sfocatura e l’ambiguità stanno diventando un principio.
  • La sostenibilità assume una nuova dimensione nella progettazione quantistica: l’ottimizzazione dinamica delle risorse sostituisce l’efficienza statica.
  • Le competenze tecniche stanno cambiando: dai modelli deterministici agli scenari probabilistici e alla creatività algoritmica.
  • Il discorso sul controllo, la responsabilità e l’etica si riaccende: chi controlla la progettazione quando gli algoritmi scrivono le regole?
  • I forum di architettura globale discutono: Lo spazio quantistico è una promessa vuota o il segnale di partenza per la prossima avanguardia?

Architettura tra probabilità e possibilità: lo spazio quantistico come nuovo campo di gioco

Chiunque pensi solo al gatto di Schrödinger quando sente la parola spazio quantistico, sottovaluta le implicazioni per l’architettura. Lo spazio quantistico non è un’ambientazione fantascientifica, ma descrive uno stato di massima sovrapposizione in informatica e fisica. Qui tutto è possibile, nulla è fisso – fino alla misurazione, alla decisione, al collasso dell’incertezza. Applicato all’architettura, ciò significa che il progetto non deve più essere soggetto a un’unica soluzione logica. Al contrario, le alternative, gli scenari e le varianti sono considerati alla pari. La logica progettuale classica – lineare, determinata, dallo schizzo alla realizzazione – viene così scossa nelle sue fondamenta.

In Germania, Austria e Svizzera, il tema è stato finora discusso soprattutto nei laboratori di ricerca e nelle conferenze. Professori di architettura, esperti di design computazionale e ingegneri di intelligenza artificiale si confrontano sui termini. Cosa significa che un progetto è considerato „quantum logico“? Come si possono prendere decisioni architettoniche quando probabilità e incertezze dominano il campo di gioco? I primi progetti pilota delle università di Zurigo, Monaco e Vienna stanno sperimentando simulazioni basate sui quanti. Ma la pratica rimane scettica. La planimetria è ancora la regola, la statica domina ancora.

Ma i segnali indicano un cambiamento. I forum mondiali di architettura discutono da tempo su come le tecnologie quantistiche cambieranno la disciplina. In Cina e negli Stati Uniti si stanno già sviluppando strumenti che non solo calcolano le variazioni architettoniche, ma le rendono disponibili simultaneamente, nel senso della sovrapposizione quantistica. La questione del numero di possibilità che un progetto può offrire sta diventando improvvisamente la questione centrale della professione. E mette in discussione tutto ciò che prima era considerato „buona progettazione“.

La provocazione centrale: l’architetto diventa un moderatore di probabilità, un curatore di possibilità. Il genio classico, il creatore con la matita che determina tutto, ha fatto il suo tempo. Chi si chiude nello spazio quantico rischia di perdere il contatto, o almeno di impolverarsi nella propria zona di comfort.

Quello che sta emergendo è più di un semplice aggiornamento tecnico. È una rivoluzione nell’immagine dell’architettura. Progettare nello spazio quantistico sta diventando sinonimo di una disciplina che finalmente riconosce che le città, l’ambiente e la società non funzionano in modo lineare e che la progettazione è sempre un gioco con l’indeterminato.

Dalla logica alla sovrapposizione: strumenti e metodi di ispirazione quantistica nel processo di progettazione

La vera innovazione nella progettazione di ispirazione quantistica non risiede nel singolo strumento, ma nel cambio di paradigma della metodologia. Mentre i programmi CAD classici si basano su modelli deterministici, i nuovi sistemi di progettazione lavorano con i cosiddetti algoritmi quantistici. Questi simulano non solo una, ma migliaia di soluzioni possibili e le valutano in base a probabilità complesse. Questo crea spazi di progettazione in cui le opzioni non vengono scartate ma sovrapposte. Solo alla fine, durante la „misurazione“, si decide quale opzione sarà realizzata.

In pratica, ciò significa che i modelli architettonici non vengono più sviluppati in modo lineare, ma come scenari dinamici in costante evoluzione. I programmi supportati dall’intelligenza artificiale, come quelli del Politecnico di Zurigo o della TU di Monaco, generano proposte adattive in grado di reagire alle mutevoli esigenze. La planimetria di un edificio non è più fissa, ma rimane „in limbo“ fino a poco prima dell’inizio dei lavori. Ciò consente di reagire in modo flessibile a nuovi dati, sviluppi del quartiere o previsioni climatiche.

La digitalizzazione non è solo uno strumento, ma un prerequisito. Senza i big data, l’intelligenza artificiale e le piattaforme di simulazione basate sul cloud, lo spazio quantistico rimarrebbe un costrutto teorico. Tuttavia, con la crescente potenza di calcolo e il trionfo dell’apprendimento automatico, i processi di progettazione logico-quantistica stanno diventando una realtà di pianificazione tangibile. In Austria, ad esempio, le start-up stanno sperimentando l’informatica quantistica per ottimizzare in tempo reale i concetti di edilizia sostenibile. In Svizzera, le aziende di software stanno lavorando a piattaforme che prendono decisioni di progettazione basate su modelli probabilistici.

Naturalmente c’è anche scetticismo. I critici temono che gli architetti vengano allontanati dal „loro“ progetto. Se gli algoritmi curano le possibilità, c’è ancora spazio per l’intuizione, per l’istinto, per il famigerato „genius loci“? La risposta è sì, ma in modo diverso rispetto al passato. L’architetto diventa un navigatore in un mare di probabilità. La capacità di gestire la sfocatura e la dinamica sta diventando la nuova competenza principale, mentre il classico schizzo disegnato a mano è una nostalgica nota a margine.

Si ripropone quindi la questione del controllo. Chi è responsabile del progetto finale? L’algoritmo? Il programmatore? Il cliente? O è ancora l’architetto? Una cosa è chiara: la responsabilità viene distribuita tra nuovi ruoli. L’architettura nello spazio quantistico è un progetto collettivo tra uomo e macchina. E questo non è altro che un cambio di paradigma.

Sostenibilità nell’indefinito: dinamica delle risorse anziché dogma dell’efficienza

Non esiste una parola d’ordine che caratterizzi il dibattito architettonico più della sostenibilità. Ma mentre l’industria discute ancora di standard per le case passive e di valutazioni del ciclo di vita, lo spazio quantistico apre una prospettiva nuova e più radicale: la sostenibilità come processo dinamico, non come obiettivo statico. Nella progettazione quantistica, i valori target ecologici, economici e sociali non vengono ottimizzati singolarmente, ma considerati come spazi di probabilità sovrapposti. In questo modo si ottengono edifici e città in grado di adattarsi a condizioni mutevoli, perché concepiti fin dall’inizio come un sistema di possibilità.

In Germania e in Svizzera, gruppi di ricerca stanno lavorando a strumenti che simulano in tempo reale i cicli dei materiali, i flussi energetici e il comportamento degli utenti. Non si tratta più solo di efficienza, ma di resilienza. Un edificio progettato sulla base di scenari probabilistici è meno soggetto a errori, crisi o errori di pianificazione. Può reagire in modo flessibile a nuove esigenze, come gli estremi climatici o il cambiamento dei profili degli utenti. Il paradigma dell’efficienza statica viene sostituito dall’ottimizzazione dinamica delle risorse.

Sembra un’utopia, ma ha già conseguenze pratiche. A Vienna, ad esempio, si stanno utilizzando algoritmi quantistici per modellare le infrastrutture energetiche urbane. L’obiettivo: un organismo urbano resiliente che controlla i picchi di carico, i flussi di energia e la sicurezza dell’approvvigionamento in tempo reale. Anche a Zurigo sono in corso progetti pilota in cui gli involucri degli edifici vengono progettati in modo da potersi adattare a scenari climatici e di utilizzo mutevoli, non come adattamento successivo, ma come principio intrinseco del sistema.

Naturalmente questo comporta anche nuove sfide. Il flusso di dati cresce in modo esponenziale e la complessità del sistema di controllo aumenta. Per mantenere una visione d’insieme, non sono necessarie solo competenze tecniche, ma anche una profonda comprensione delle dinamiche del sistema. La formazione tradizionale non è più sufficiente. Servono architetti in grado di gestire le incertezze, leggere le probabilità e utilizzare strumenti algoritmici. La sostenibilità nello spazio quantistico richiede quindi anche un cambiamento mentale: uscire dalla zona di comfort e andare verso l’ignoto.

È scomodo, ma necessario. Perché in un mondo pieno di crisi e incertezze, l’architettura ha bisogno più che mai della capacità di lavorare con l’incertezza. Il futuro non può essere pianificato, ma può essere plasmato se si padroneggiano gli strumenti giusti.

Nuove competenze, nuova etica: l’architetto come curatore dell’incertezza

Progettare nello spazio quantistico non mette in discussione solo la metodologia, ma anche la descrizione del lavoro. Se si vuole rimanere rilevanti in futuro, è necessario acquisire competenze che vadano oltre la tradizionale teoria della progettazione. Ciò include la conoscenza dell’informatica quantistica, del pensiero algoritmico e dell’etica dei dati. Gli architetti diventeranno mediatori tra uomo, macchina e ambiente. Non dovranno solo generare progetti, ma anche essere in grado di simulare, interpretare e comunicare i loro effetti.

Nel campo dell’istruzione, questo è ancora un sogno del futuro. Sebbene alcune università tedesche e austriache stiano offrendo moduli iniziali sul design computazionale e sull’etica digitale, il nuovo modo di pensare non è ancora stato adottato in modo generalizzato. La pratica è in ritardo, anche perché molti uffici sono riluttanti a investire in nuovi strumenti e formazione. Il cambio generazionale è imminente: i nativi digitali stanno entrando in ufficio, mentre i vecchi si tengono stretti le loro matite. È uno scricchiolio che si fa sentire.

Un altro cantiere: l’etica. Quando gli algoritmi prendono decisioni di progettazione, chi è responsabile di errori, omissioni e sbagli? La questione del controllo e della trasparenza sta diventando virulenta. In Svizzera, ad esempio, le organizzazioni di pianificazione chiedono regole chiare per l’uso dell’IA e degli strumenti di logica quantistica. Si tratta di tracciabilità, responsabilità, evitare pregiudizi e discriminazioni. Gli architetti, in quanto curatori della sfocatura, devono essere dotati di competenze non solo tecniche ma anche morali.

Il discorso rimane controverso. I sostenitori vedono lo spazio quantico come un’opportunità per una maggiore creatività, sostenibilità e adattabilità. I critici mettono in guardia dalla perdita di controllo, dall’alienazione e dalla commercializzazione del processo di progettazione. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Una cosa è chiara: l’architettura non può sfuggire alla digitalizzazione e alla quantificazione. Chiunque continui a considerare il design come un puro atto di volontà diventerà un fossile nell’era digitale.

La comunità architettonica mondiale sta lottando per trovare delle risposte. Nei forum internazionali si discute se lo spazio quantistico significhi la fine dell’autorialità o la sua ridefinizione. In Cina, negli Stati Uniti e sempre più anche in Europa si stanno formando nuove alleanze di architetti, programmatori ed etici. L’architettura nello spazio quantistico non è più un progetto individuale. Sta diventando un lavoro di squadra, un’arena di discipline, un campo di sperimentazione per una nuova generazione.

Visioni globali, freni locali: tra avanguardia e vita quotidiana

Per quanto allettante possa sembrare la visione del design quantistico-logico, nella realtà i pionieri stanno incontrando una resistenza tangibile. In Germania, Austria e Svizzera dominano ancora i regolamenti edilizi, le norme e il primato della certezza del diritto. Coloro che sostengono i modelli probabilistici vengono rapidamente liquidati come fantasisti o pazzi. Le autorità edilizie chiedono prove, non probabilità. I proprietari degli edifici vogliono certezza, non vaghezza.

Ma a livello globale la pressione sta crescendo. Negli Stati Uniti, le aziende tecnologiche stanno sperimentando i computer quantistici per ottimizzare città ed edifici. In Cina, interi quartieri vengono costruiti sulla base di modelli di simulazione che vengono rivalutati ogni ora. L’architettura europea rischia di rimanere indietro se non fa il salto verso l’ignoto. L’avanguardia è in movimento da tempo, il mainstream è ancora fermo sulla piattaforma.

Ma ci sono anche i primi raggi di speranza nell’Europa centrale. I progetti di ricerca del Politecnico di Zurigo, della TU di Vienna e dell’Università Bauhaus di Weimar stanno esplorando il potenziale dello spazio quantistico. Le start-up stanno sviluppando strumenti che stanno diventando accessibili anche agli uffici più piccoli. La prossima generazione di architetti si avvicina agli scenari digitali e agli strumenti algoritmici con una naturalezza che potrebbe presto diventare standard nel loro lavoro quotidiano.

La grande sfida rimane la traduzione della visione nella vita quotidiana. Come conciliare i regolamenti edilizi, le procedure di autorizzazione e gli appalti con le dinamiche dello spazio quantistico? Come può l’industria evitare che gli algoritmi producano nuovi pregiudizi, nuove esclusioni e nuove concentrazioni di potere? Chi è responsabile quando le case costruite in base alle probabilità crollano? Le risposte non sono ancora chiare, ed è proprio questo che rende il discorso così appassionante.

Una cosa è certa: Lo spazio quantistico non è una panacea, né una formula magica. Ma è un campanello d’allarme. Per un’architettura che finalmente riconosca che la sicurezza è sempre relativa, che la pianificazione è sempre incompleta e che la progettazione è sempre dinamica. Chi lo capisce può diventare un’avanguardia, o almeno evitare di degenerare in un pezzo da museo.

Conclusione: Architettura nello spazio quantistico – tra genio e generatore

L’architettura nello spazio quantistico non è un’idea folle, ma la logica conseguenza di un mondo che sta diventando sempre più complesso, incerto e collegato in rete. Costringe la disciplina a mettere in discussione i suoi assunti di base e apre possibilità inimmaginabili di creatività, sostenibilità e adattabilità. Gli strumenti ci sono, così come le visioni. Ciò che manca è il coraggio di permettere l’indefinito e la volontà di assumere nuove competenze e responsabilità. Il futuro dell’architettura non sta più in singoli progetti ingegnosi, ma nel navigare con sicurezza in un mare di possibilità. Chi lo capisce può reinventare non solo gli edifici, ma anche la propria disciplina. Benvenuti nell’era dell’illogico: è ora di uscire dalla zona di comfort.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Giardino del suolo: lombrico, talpa e altri.

Casa-mia

A seguito di una decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 2015 è stato proclamato „Anno Internazionale del Suolo“, con l’obiettivo di fungere da piattaforma per „aumentare la consapevolezza per la protezione globale del suolo in termini di gestione sostenibile per la sicurezza alimentare, salvaguardando le funzioni dell’ecosistema e affrontando le esigenze del cambiamento climatico per le generazioni presenti e future“.

Si tratta di un’iniziativa positiva anche per la nostra professione, poiché si presta troppa poca attenzione al suolo. Per sensibilizzare i bambini sull’importanza di questo tema, il Senato di Berlino ha sviluppato un progetto modello con il giardino del suolo nella scuola di giardinaggio berlinese di 30.000 metri quadrati „Ilse Demme“, che mira a insegnare anche ai più piccoli il valore del suolo in modo giocoso. Nel 2014, dopo un anno di progettazione da parte dello studio di architettura paesaggistica berlinese plancontext, è stato inaugurato il primo giardino del suolo della Germania, un’area tematica di 800 metri quadrati destinata a essere compresa e utilizzata come laboratorio sperimentale.

Tra aiuole rigogliose, piccoli prati, angoli incantati, alberi da frutto e un laboratorio d’acqua, l’area sperimentale si trova ai margini della scuola di giardinaggio ed è concepita come un cantiere di scavo. Lo strato vegetativo è stato rimosso e ora forma un muro di cinta piantumato. In linea con il carattere di uno scavo, un’area è coperta da una costruzione in lamina, sotto la quale si trova una fossa profonda 1,3 metri. I bambini possono salire su questa fossa attraverso una scala di legno per essere introdotti a temi quali i profili del suolo, i campioni di suolo e gli archivi del suolo.

La vita nel sottosuolo è tematizzata in una piccola casa semicircolare: Gli animali del suolo possono essere osservati in foto e attraverso gli spioncini e la sensazione di essere sottoterra può essere ricreata nell’atmosfera poco illuminata. Grandi tavoli di legno sono a disposizione per piccoli esperimenti, fossili provenienti da una cava di calcare possono essere scoperti in scatole e lavorati con un martello, c’è una torre di agitazione con setacci di diverse dimensioni, un’aula verde, piante illustrative con diversi substrati, scrigni con campioni di terreno e in generale molto da scoprire, sperimentare, toccare e provare.

L’ufficio di plancontext non solo ha supportato il Senato nella pianificazione dell’installazione, ma ha anche prodotto un volantino e una guida contenente suggerimenti per compiti ed esercizi per ispirare gli insegnanti. Il costo dell’installazione è stato di circa 170.000 euro: le strutture in legno sono state realizzate dagli studenti della Scuola di Ingegneria Civile di Knobelsdorf e le piantumazioni sono state eseguite dalla stessa scuola di giardinaggio.

L’unico neo è la pavimentazione: secondo alcuni insegnanti, la ghiaia versata è troppo rumorosa quando decine di bambini vi si muovono contemporaneamente. La ghiaia è stata quindi sostituita con pacciame di corteccia. Nel complesso, però, il riscontro è stato sempre positivo e, dopo queste prime esperienze molto positive con il progetto, si stanno già pianificando altre postazioni decentrate all’interno della struttura per affrontare il tema del suolo in modo adatto ai bambini, ad esempio come percorso a piedi nudi, cassette per il tatto, borri di terra o cumuli di compost. Un piccolo consiglio: l’idilliaco giardino, aperto al pubblico, merita una visita anche se si vuole fuggire per un attimo dalla città sigillata. Altre sedi sono già in fase di progettazione.

Il Centro educativo Adolf Reichwein di Friburgo è stato riprogettato

Casa-mia

Le nuove strutture all'aperto della scuola Adolf Reichwein offrono ai bambini una varietà di opportunità di gioco e di apprendimento in un ambiente naturale. Foto: FP Sigmund

Nel quartiere Weingarten di Friburgo in Brisgovia, la scuola Adolf Reichwein ha ricevuto un nuovo esterno in uno dei più grandi progetti di ristrutturazione scolastica. Lo studio di architettura del paesaggio Freiraumplanung Sigmund è stato responsabile della progettazione dell’area esterna. In questa presentazione del progetto realizzata da Freiraumplanung Sigmund, potete leggere gli ampliamenti che sono ora a disposizione dei bambini.

La città di Friburgo in Brisgovia ha completato con successo l’ampio ampliamento della scuola Adolf Reichwein nel quartiere di Weingarten. Si tratta di uno dei più grandi progetti di edilizia scolastica della città. Nell’ambito del progetto, sono stati realizzati un’area diurna con mensa e un nuovo edificio per un asilo scolastico con centro diurno. Inoltre, l’intera area esterna è stata riprogettata per soddisfare i requisiti di un ambiente educativo moderno e orientato ai bambini.

Freiraumplanung Sigmund è un partner per l’architettura del paesaggio nella pianificazione immobiliare. I nostri clienti includono il settore pubblico, gli enti locali, le fondazioni e le associazioni, le società edilizie e le aziende private. Le radici del nostro studio risalgono al 1957 – al fondatore Ernst Sigmund (architetto di giardini e paesaggio libero professionista). Nel 1998, Jörg Sigmund, architetto paesaggista libero professionista bdla, ha dato il via al cambio generazionale che ha portato all’acquisizione dell’ufficio nel 2005.

Con la fondazione di Freiraumplanung Sigmund Landschaftsarchitekten GmbH il 1° marzo 2018, Jörg Sigmund ha proseguito la storia di successo dell’ufficio e ha tracciato la strada per uno sviluppo orientato al futuro. Nel 2020 è stata raggiunta un’importante pietra miliare: con un team in crescita di 23 dipendenti e progetti sempre più grandi, è stata presa la decisione di costruire un nuovo e moderno edificio per uffici nella sede di 72661 Grafenberg.

Uno dei punti focali del nostro lavoro sono i progetti nel campo dell’istruzione e dello sport. La progettazione di spazi abitativi per persone di tutte le età, con o senza disabilità, riflette tutti gli aspetti della nostra vocazione. Prestiamo attenzione alla pianificazione sostenibile, alla natura e all’ambiente e facciamo un uso mirato dell’AI e del BIM nei nostri processi di progettazione. Utilizzare le piante per una maggiore biodiversità con un alto livello di qualità progettuale è la nostra passione. In questo modo diamo impulsi creativi e lungimiranti all’architettura del paesaggio.

Oltre a essere membro della DGNB, lo studio è anche membro della Camera degli Architetti del Baden-Württemberg, dove Jörg Sigmund è impegnato da decenni nella professione.

Il numero di marzo di G+L è dedicato al tema delle scuole: Scoprite come dovrebbe essere il parco giochi di una scuola nel 2025, quali sono i desideri di alunni e insegnanti e come sta andando l’educazione digitale nelle scuole tedesche nelle presentazioni dei progetti, nelle interviste e nei commenti del numero di marzo. La rivista è disponibile qui nel negozio.

Oltre alla rivista, è possibile scoprire altri progetti di cortili scolastici sul sito web di G+L.

Una caratteristica particolare del progetto è la stretta integrazione di asilo nido, scuola materna e scuola elementare nell’ambito della Bildungshaus. Questo concetto ha permesso di realizzare un programma educativo coerente e coordinato per i bambini dai tre ai dieci anni. Nella Bildungshaus, il passaggio tra le istituzioni educative avviene senza soluzione di continuità. Sia i bambini dell’asilo che quelli della scuola utilizzano spazi interni condivisi e ampie aree esterne, si scambiano idee e traggono vantaggio l’uno dall’altro. L’apprendimento ludico e l’incoraggiamento precoce sono al centro dell’attenzione. Per facilitare il passaggio dall’asilo alla scuola, i concetti educativi sono stati coordinati in modo specifico.

I bambini sperimentano un ambiente di apprendimento diversificato attraverso progetti comuni, lezioni e attività ricreative. La nuova architettura e le strutture esterne ridisegnate promuovono questa idea creando spazi di incontro che incoraggiano l’interazione. Il ponte freddo in legno nell’atrio, le aree di gioco aperte e gli spazi aperti progettati in modo naturale invitano i bambini a scoprire, ricercare e sperimentare insieme. Con la realizzazione della Bildungshaus, Friburgo punta su un concetto orientato al futuro che fornisce ai bambini il miglior supporto possibile per il loro sviluppo e crea un ambiente di apprendimento stimolante.

Le strutture esterne ridisegnate comprendono quattro aree principali: il piazzale e l’area d’ingresso, l’area esterna dell’asilo, le strutture esterne della scuola a tempo pieno e della mensa e il piccolo campo da gioco con gli impianti sportivi. L’area d’ingresso centrale è stata disposta in modo generoso e collega i due nuovi edifici. I parcheggi per le biciclette sono stati integrati sotto un tetto di collegamento, mentre un’area coperta funge da zona ricreativa protetta dalle intemperie. Una nuova area di sosta per gli autobus su Bugginger Straße consente di fermare fino a tre minibus senza attraversare il marciapiede. Le sedute, oltre a dare una struttura alla piazza e a guidare i bambini verso i rispettivi ingressi, garantiscono anche la sicurezza nell’area di circolazione. Come paesaggio ludico e avventuroso adatto all’esercizio fisico, l’area esterna della scuola materna rende più rilassante l’ambiente circostante con il suo paesaggio di onde modellato. Le aree di arrampicata, di equilibrio e di gioco con la sabbia sono state distribuite in modo mirato su tutto il sito per consentire una varietà di esperienze di gioco e di movimento. Il sito è stato completato da un’ampia terrazza, da un’area di giardino per la coltivazione e la raccolta e da capanni per il deposito delle attrezzature ludiche. Un’area di recinzione protetta garantisce inoltre la sicurezza.

Anche le strutture esterne della scuola a tempo pieno si basano su una struttura a onde che favorisce l’esercizio fisico. L’attenzione è rivolta al gioco libero, all’esperienza della natura e all’esercizio fisico. Direttamente accanto all’edificio sono state create una terrazza per la supervisione dell’ora centrale e una terrazza esterna per la mensa con pareti per sedersi e prati. Un punto di forza particolare è l’atrio con un ponte freddo in legno, che funge da aula all’aperto o da area ricreativa per alunni e insegnanti. Inoltre, il piccolo campo da gioco a est è stato dotato di un nuovo manto erboso, così come la pista da corsa adiacente e la struttura per il salto in lungo. I nuovi canestri e le porte sfalsate migliorano le possibilità di utilizzo. Gli spettatori possono assistere all’azione dalle gradinate. Un’alta recinzione per il recupero delle palline garantisce la sicurezza, mentre una recinzione separata con un tappeto a barre separa l’area dalla scuola materna.

Per la progettazione delle aree esterne sono stati utilizzati materiali durevoli e funzionali. Pavimentazione in cemento, trucioli di legno come rivestimento anticaduta e robusti elementi in pietra naturale caratterizzano l’immagine. Gli elementi verdi, come alberi solitari, arbusti e siepi tagliate, assicurano un clima piacevole e creano zone d’ombra naturali. I sistemi di drenaggio garantiscono un’infiltrazione sostenibile dell’acqua piovana. È stata prestata particolare attenzione ai materiali sostenibili e al drenaggio ben studiato. L’uso di superfici capaci di infiltrarsi riduce il carico sul sistema di drenaggio, mentre il verde assicura un microclima piacevole. L’uso mirato di materiali naturali come il legno e la pietra ha permesso di ottenere un design armonioso che si integra bene con l’ambiente circostante.

Il progetto di costruzione ha posto requisiti elevati alla pianificazione e alla realizzazione. Oltre all’integrazione di moderni concetti educativi, è stato necessario tenere conto anche degli aspetti legati alla sicurezza e all’ambiente. Il calcolo dei costi ha incluso tutte le misure di costruzione e progettazione. Tuttavia, non sono state incluse misure aggiuntive opzionali come frangisole o ombreggiature alternative. Sono state incluse le indagini sugli ordigni esplosivi, mentre la perizia ha indicato che non si prevedeva alcuna contaminazione del suolo.

Da quando è stata completata, la nuova scuola e l’asilo sono stati utilizzati intensamente. Insegnanti, alunni e genitori sono entusiasti delle strutture esterne moderne e funzionali. La combinazione di aree per il gioco, l’apprendimento e l’esercizio fisico si è rivelata un grande vantaggio per la vita quotidiana della scuola e dell’asilo. Con questo progetto di costruzione completato con successo, la città di Friburgo sta dando un esempio lungimirante di infrastruttura educativa moderna e a misura di bambino – un luogo in cui le persone possono incontrarsi. La riprogettazione della scuola Adolf Reichwein e delle strutture associate sottolinea l’impegno della città per un paesaggio educativo innovativo e sostenibile.

Uso intelligente del calcestruzzo magro: Una costruzione leggera con un grande potenziale

Casa-mia
Moderna costruzione in calcestruzzo a Lisbona, che rappresenta una costruzione leggera con l'innovativo materiale lean concrete.
Innovazione ecologica e libertà di progettazione digitale nella pianificazione urbana. Foto di Joel Felipe su Unsplash.

Uso intelligente del calcestruzzo magro: Una costruzione leggera con un grande potenziale? Questo materiale è considerato la cenerentola della tecnologia del calcestruzzo, sottovalutato e spesso ridicolizzato. Tuttavia, come spesso accade nell’edilizia, sotto la superficie ruvida c’è molto di più da scoprire. Chi progetta con il lean concrete abbandona i sentieri battuti della costruzione solida e si ritrova nel bel mezzo di un campo che, tra conservazione delle risorse, arte ingegneristica e libertà di progettazione digitale, racchiude più potenzialità future di molti altri materiali edilizi high-tech. È ora di sfatare il mito e di demistificare il calcestruzzo.

  • Il calcestruzzo alleggerito non è solo un calcestruzzo economico: offre opportunità strutturali, ecologiche e digitali.
  • Le costruzioni leggere con il calcestruzzo magro sono in piena espansione a livello internazionale, ma sono ancora sottovalutate in Germania, Austria e Svizzera.
  • Innovazioni chiave: miscele ottimizzate, processi di produzione digitali e progettazione efficiente dal punto di vista delle risorse.
  • La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale consentono una pianificazione basata sulla simulazione, un preciso risparmio di materiale e nuovi metodi di costruzione.
  • La sostenibilità del calcestruzzo snello dipende dall’economia circolare, dall’impronta di carbonio e dalle gare d’appalto responsabili.
  • Una progettazione professionale richiede una conoscenza approfondita delle proprietà dei materiali e dei limiti di progettazione.
  • La costruzione leggera con il calcestruzzo magro sta cambiando la professione e richiede un nuovo modo di pensare nella progettazione.
  • Le controversie spaziano dalla durabilità alle aree grigie normative e alla questione dei reali benefici per il clima.
  • Il discorso globale dimostra che coloro che utilizzano il calcestruzzo alleggerito in modo intelligente stanno contribuendo a plasmare la prossima generazione di costruzioni.

Il calcestruzzo snello oggi: status quo tra misura di risparmio e laboratorio del futuro

Quando si pensa al calcestruzzo magro, spesso si pensa a un riempimento economico, a strisce di bordo, a fondazioni senza gelo e a cantieri temporanei. Per anni, questo materiale è stato un riempitivo, nel vero senso della parola. In Germania, Austria e Svizzera, il calcestruzzo magro è generalmente considerato un sottoprodotto della „grande“ tecnologia del calcestruzzo. La sua immagine: economico, poco spettacolare, tecnicamente insignificante. Ma questa visione è piuttosto superata. In un momento in cui l’efficienza delle risorse, la scarsità dei materiali e l’economia circolare dominano le parole d’ordine del settore, il calcestruzzo magro è improvvisamente sotto i riflettori – come materiale da costruzione che utilizza meno cemento, meno energia e meno CO₂. L’industria edile svizzera è spesso un passo avanti, testando miscele con contenuto riciclato e affidandosi a costruzioni leggere sperimentali, mentre Germania e Austria lavorano ancora sulla standardizzazione e spesso perdono il coraggio di innovare durante la fase di appalto.

Sebbene l’uso tradizionale del calcestruzzo magro sia ancora onnipresente, i progettisti moderni riconoscono sempre più le possibilità offerte dalla sua specifica porosità, dal basso contenuto di legante e dalla lavorazione relativamente semplice. L’industria delle costruzioni è alle prese con la domanda: come possiamo ottenere di più da meno? La risposta non sta solo nei nuovi materiali high-tech, ma anche nell’uso intelligente di vecchi materiali già noti. È proprio qui che si inserisce il cambiamento. Università e istituti stanno lavorando a nuove formulazioni che armonizzano resistenza, durata ed equilibrio ecologico. La ricerca alimenta il dibattito: il lean concrete è il modo più sostenibile per costruire in modo solido e „leggero“?

Nelle metropoli della regione DACH, l’interesse per i metodi di costruzione leggeri sta crescendo, spinto anche dagli ambiziosi obiettivi climatici e dai budget limitati dell’edilizia pubblica. Mentre la Svizzera si concentra su progetti pilota con calcestruzzo alleggerito a risparmio di risorse, molti comuni tedeschi osservano ancora gli eventi da lontano. L’Austria, invece, vanta comunità edilizie coraggiose e una scena attiva di ingegneri desiderosi di sperimentare. Lo scambio tra ricerca, progettazione e cantieri è in pieno svolgimento, ma l’uso diffuso è ancora agli inizi. Non mancano i pionieri, ma piuttosto gli incentivi strutturali, la chiarezza normativa e la volontà di aprire nuove strade su larga scala.

Il ruolo tradizionale del calcestruzzo magro come materiale „di seconda classe“ sta quindi diventando finalmente discutibile. Chiunque segua gli sviluppi attuali se ne rende conto: La distinzione tra materiale portante e non portante, tra materiale di alta qualità e temporaneo, sta diventando porosa. Il materiale si sta trasformando da riempitivo a portatore di innovazione. Si aprono nuovi orizzonti, soprattutto in combinazione con strumenti di progettazione digitale, simulazioni precise e cicli di materiali sostenibili. La questione non è più se il calcestruzzo snello possa essere utilizzato in modo intelligente, ma come e dove possa esercitare la sua massima influenza.

I prossimi anni saranno decisivi. L’industria delle costruzioni nella regione DACH si trova di fronte a una scelta: continuare a concentrarsi sulla massa o fare della costruzione leggera intelligente la nuova norma. Il calcestruzzo alleggerito è più di una semplice misura di risparmio. È una pietra di paragone per la trasformazione dell’edilizia – dal punto di vista tecnico, ecologico e culturale. Coloro che ancora salutano con la mano potrebbero presto essere coinvolti nella realtà.

Innovazioni nell’edilizia leggera: quando il calcestruzzo magro diventa high-tech

Costruzione leggera è la parola magica del momento e il calcestruzzo magro sta giocando un ruolo sempre più importante. La forza innovativa non risiede nella semplice riduzione del cemento, ma nell’intelligente combinazione di ricerca sui materiali, progettazione digitale ed esecuzione precisa. La Svizzera sta facendo scuola con progetti che utilizzano il calcestruzzo magro in componenti portanti, sistemi di facciata e persino nella costruzione di ponti. Qui si stanno sviluppando miscele non solo più leggere ma anche più durevoli – un equilibrio che richiede finezza tecnica. In Germania, gli istituti stanno sperimentando aggregati minerali leggeri, materiali riciclati e metodi di produzione additiva per testare i limiti del possibile.

La digitalizzazione sta aprendo un nuovo mondo per il calcestruzzo snello. I modelli BIM, gli strumenti di progettazione parametrica e l’ottimizzazione basata sulla simulazione consentono di risparmiare materiale dove non è necessario e di rinforzarlo dove è fondamentale. In questo modo si ottengono componenti che non vengono inondati di calcestruzzo secondo il principio dell’annaffiatoio, ma sono personalizzati in base al carico, alla geometria e all’utilizzo. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale analizzano il comportamento portante, il trasporto dell’umidità e la durabilità già in fase di progettazione. Il risultato: meno materiale, più prestazioni e un’impronta ecologica di cui andare fieri.

Molto sta accadendo anche in termini di esecuzione. La stampa 3D con calcestruzzo magro non è più un sogno del futuro, ma viene utilizzata in progetti pilota da Zurigo a Monaco. I processi additivi consentono di realizzare geometrie complesse, di ridurre al minimo i costi delle casseforme e di aprire una libertà di progettazione che sarebbe quasi impossibile da realizzare con le costruzioni in calcestruzzo tradizionali. Allo stesso tempo, la tecnologia di miscelazione e trasporto automatizzata rende i cantieri più efficienti, più sicuri e meno soggetti a errori. L’interazione tra gemello digitale, monitoraggio in tempo reale e controllo adattivo porta finalmente il materiale da costruzione nel 21° secolo.

Tuttavia, non tutti i problemi sono stati risolti. La durabilità del calcestruzzo alleggerito, il suo comportamento in condizioni climatiche mutevoli e la sua integrazione negli standard esistenti sollevano ripetutamente la necessità di una discussione. Alcuni critici temono che la costruzione leggera sia in definitiva solo un altro compromesso, a scapito della stabilità e della durata. Ma la pratica lo dimostra: Chi conosce le proprietà del materiale e pianifica in modo coerente e digitale può costruire in modo sicuro e duraturo con il calcestruzzo magro come con qualsiasi altro materiale. La chiave sta nella combinazione intelligente di nuove idee, competenze tecniche e coraggio di sperimentare.

Nel confronto internazionale, i Paesi DACH sono ancora indietro, ma il divario si sta riducendo. La grande opportunità: chi investe ora può stabilire standard, accumulare conoscenze e guadagnare punti nella competizione globale. L’edilizia leggera con il lean concrete non è un parco giochi per idealisti, ma un contributo serio alla trasformazione dell’edilizia. È giunto il momento di inserire questo aspetto nelle gare d’appalto, nei programmi di finanziamento e nelle agende di ricerca.

Digitalizzazione e IA: il turbo del calcestruzzo snello intelligente

La trasformazione digitale non è più un concetto estraneo all’edilizia, almeno in teoria. Ma cosa succede quando l’intelligenza artificiale, la pianificazione basata sulla simulazione e la produzione automatizzata incontrano il calcestruzzo snello? La risposta è tanto semplice quanto rivoluzionaria: il materiale diventa un oggetto di dati, la pianificazione diventa una catena di processi, il cantiere diventa una fabbrica. I modelli supportati dal BIM consentono di ottimizzare in tempo reale i flussi di materiali, le dimensioni dei componenti e i rapporti di miscelazione. Il risultato: non un grammo di cemento di troppo, nessun sovradimensionamento, nessuna brutta sorpresa in cantiere. La fase di progettazione si fonde con la fase di esecuzione e il classico diavolo dell’errore perde il suo potere.

Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale analizzano migliaia di varianti di progetto e simulano il comportamento, l’invecchiamento e il carico ancora prima che venga girata la prima zolla di terra. Questo apre nuove possibilità per la costruzione leggera sostenibile: i componenti vengono ottimizzati specificamente per il loro scenario di utilizzo, i punti deboli vengono identificati e corretti in una fase iniziale. Il database cresce con ogni progetto e da ogni errore si trae insegnamento. Il calcestruzzo alleggerito sta diventando un materiale da costruzione per l’apprendimento, un cambiamento di paradigma sia per i progettisti che per gli appaltatori. I guadagni in termini di efficienza sono enormi, così come i vantaggi ecologici: meno materiale, meno energia, meno emissioni.

La produzione digitale è un’altra novità. Impianti di miscelazione automatizzati, robot mobili e stampanti 3D rendono precisa e controllabile la lavorazione del calcestruzzo magro. Invece di improvvisare in cantiere, il processo viene monitorato e regolato in tempo reale. Il controllo della qualità è digitale e la rilavorazione è ridotta al minimo. L’aspetto particolarmente entusiasmante è che la combinazione della tecnologia dei sensori in tempo reale e del controllo supportato dall’intelligenza artificiale consente di ottenere risultati ottimali anche in condizioni mutevoli, come le fluttuazioni meteorologiche, la variazione degli aggregati o le geometrie complesse. Il futuro delle costruzioni è adattivo, non statico.

Naturalmente, ci sono anche degli aspetti negativi. L’elevato livello di digitalizzazione richiede nuove competenze, standard di sicurezza e una cultura dell’errore aperta. Il rischio che gli strumenti basati sull’IA diventino scatole nere è reale. Chi non comprende gli algoritmi perde il controllo sulla pianificazione e sull’esecuzione. Trasparenza, tracciabilità e sovranità dei dati sono quindi questioni fondamentali. L’integrazione del lean concrete nelle catene del valore digitali non è un successo sicuro, ma una sfida che richiede disciplina, formazione continua e cooperazione. Ma chi la abbraccerà ne trarrà un doppio vantaggio: economico ed ecologico.

Un confronto internazionale mostra che l’industria delle costruzioni nella regione DACH deve recuperare il ritardo. In Asia e in Nord America i processi di produzione digitale sono da tempo diventati uno standard, mentre qui in Germania si discute ancora di standard e responsabilità. Il dibattito sulla sovranità dei dati, sulla protezione dei dati e sulle interfacce aperte è importante, ma non deve diventare un killer dell’innovazione. Se non volete rimanere indietro, dovete investire ora: in competenze, in tecnologia, in nuovi modi di pensare. Il cemento armato è pronto. Anche l’industria è pronta?

Sostenibilità e sfide: Tra ciclo e critica

Il dibattito sulla sostenibilità nel settore delle costruzioni è più appassionato che mai. Il calcestruzzo snello è messo alla prova. Da un lato, offre enormi vantaggi in termini di impronta di carbonio, conservazione delle risorse e riciclabilità grazie al ridotto contenuto di cemento. D’altro canto, ci si interroga sulla durabilità, sulla vita utile e sulla decostruzione. Un uso intelligente del materiale può ridurre significativamente il consumo di energia grigia di un edificio, a condizione che la pianificazione, l’esecuzione e l’uso siano coordinati. L’economia circolare non è solo un’affermazione a parole, ma un duro lavoro: deve essere possibile smantellare, riciclare e riutilizzare il calcestruzzo magro per tipologia. Ciò richiede nuovi standard nelle gare d’appalto, nella documentazione e nella gestione dei cantieri.

La sfida tecnica sta nei dettagli. Come si comporta il calcestruzzo magro in presenza di carichi estremi? Quali additivi ne migliorano la durata senza compromettere l’equilibrio ecologico? È possibile integrare il materiale riciclato su larga scala senza rischiare una perdita di qualità? Le risposte sono complesse e, come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli. Proprio per questo sono necessarie competenze interdisciplinari: scienza dei materiali, fisica delle costruzioni, gestione della sostenibilità e ingegneria digitale devono lavorare fianco a fianco. Chiunque consideri il materiale solo come una misura per risparmiare sui costi, si perde il suo vero punto di forza: la flessibilità, l’adattabilità e l’efficienza delle risorse.

Anche le aspettative sociali sono in aumento. I clienti, gli utenti e il pubblico chiedono impronte di carbonio comprensibili, flussi di materiali trasparenti e un’attenzione costante alla sostenibilità. Il calcestruzzo snello può guadagnare punti in questo senso se fa parte di un concetto generale ben studiato. Ciò inizia con la selezione delle materie prime, prosegue con la pianificazione digitale e si estende fino al disarmo: un pensiero circolare dall’inizio alla fine. La standardizzazione è spesso in ritardo rispetto alla pratica, ma i pionieri stanno dando l’esempio: Coloro che esemplificano gli standard possono contribuire a formarli.

Tuttavia, le critiche non mancano. Alcuni vedono l’edilizia leggera e il calcestruzzo magro come una foglia di fico, un modo per rivendicare il progresso climatico senza realizzare una vera trasformazione. Altri mettono in guardia dalle zone d’ombra normative e dal pericolo di sacrificare la durata a favore dell’efficienza. Ma la realtà è più sfumata: chi comprende, pianifica e implementa il materiale può sfruttarne i vantaggi senza sacrificare la sicurezza. Tuttavia, ci vuole il coraggio della trasparenza, la volontà di sperimentare e la capacità di ammettere gli errori e di imparare da essi.

Un confronto globale mostra che la regione DACH ha le competenze e le risorse per svolgere un ruolo pionieristico nell’edilizia leggera sostenibile con il lean concrete. Ma il modo per arrivarci è attraverso una ricerca coerente, una comunicazione aperta e la volontà di porre domande scomode. Il cambiamento climatico non aspetterà, e il prossimo salto innovativo arriverà sicuramente.

Pratiche e visioni professionali: Cosa significa il calcestruzzo magro per architetti e ingegneri

L’introduzione del calcestruzzo alleggerito nelle costruzioni leggere è più di un semplice espediente tecnico: sta cambiando radicalmente la professione. Architetti e ingegneri devono ripensarsi: abbandonare i dettagli standard per passare a soluzioni personalizzate. La nuova realtà richiede una profonda conoscenza delle proprietà dei materiali, dei processi produttivi e degli strumenti digitali. La classica separazione tra progettazione e realizzazione si sta dissolvendo. La progettazione sta diventando un processo iterativo in cui simulazione, produzione e smontaggio sono considerati fin dall’inizio. Per lavorare con successo con il calcestruzzo alleggerito, non basta guardare un foglio di calcolo: bisogna avere il talento di pensare in modo integrato a materiali, tecnologia e sostenibilità.

La costruzione leggera con il calcestruzzo magro apre nuove possibilità di progettazione. Componenti a pareti sottili, strutture filigranate e geometrie complesse non sono più limitate dalla scarsità di materiali, ma ispirate dalla creatività e dalla precisione. Allo stesso tempo, i requisiti aumentano: Gli errori di pianificazione hanno un impatto diretto sulla costruzione e la tolleranza per l’improvvisazione sta diminuendo. Il cantiere sta diventando un laboratorio, l’architetto un gestore di processi, l’ingegnere un analista di dati. Se si vuole rimanere all’avanguardia della tecnologia, è necessario familiarizzare in egual misura con gli strumenti digitali, il comportamento dei materiali e la valutazione della sostenibilità.

Il profilo professionale sta cambiando anche in termini di responsabilità e comunicazione. I clienti, gli utenti e il pubblico si aspettano decisioni comprensibili, impronte di carbonio trasparenti e una chiara attenzione alla conservazione delle risorse. Architetti e ingegneri stanno diventando intermediari tra tecnologia, progettazione e sostenibilità, un ruolo che richiede sensibilità e competenza. La digitalizzazione rende molte cose più facili, ma anche più trasparenti. Chi commette errori non può più nasconderli, chi osa innovare può documentarli e scalarli.

Il dibattito sul lean concrete è anche un dibattito sulle visioni. Il materiale deve rimanere uno standard o una nicchia del futuro? Quanta sperimentazione può tollerare l’industria delle costruzioni e dove la regolamentazione e la standardizzazione pongono limiti ragionevoli? Le risposte non sono chiare. Una cosa è certa: la pressione sta aumentando. Gli obiettivi climatici, la scarsità di risorse e le aspettative sociali non lasciano tempo per procrastinare. Chi agisce ora può dare forma attiva al cambiamento, chi aspetta sarà superato dalla realtà.

Il discorso internazionale dimostra che le grandi innovazioni nascono quando tecnologia, design e sostenibilità vengono considerati insieme. In Svizzera, in Scandinavia o in Asia, ovunque il calcestruzzo magro venga utilizzato in modo intelligente, si creano edifici che stabiliscono standard non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sociale ed ecologico. La regione DACH ha il potenziale per fare la sua parte, se ne ha il coraggio.

Conclusione: il calcestruzzo magro – da topo grigio a elemento che cambia le carte in tavola?

Il calcestruzzo magro ha il potenziale per cambiare radicalmente le costruzioni leggere nella regione DACH. Quello che per lungo tempo è stato considerato una soluzione economica per risparmiare sui costi si sta rivelando un materiale da costruzione versatile con enormi possibilità ecologiche, tecniche e di design. La digitalizzazione, i nuovi processi produttivi e la tendenza all’economia circolare stanno trasformando questo vecchio materiale in un futuro laboratorio per l’edilizia sostenibile. Chi si dimostra coraggioso oggi può stabilire degli standard e dare forma al settore. Chi continuerà ad aspettare, non solo perderà i benefici per il clima, ma anche la libertà creativa e le opportunità di mercato. L’edilizia leggera con il calcestruzzo magro non è una panacea, ma è un ottimo inizio per la prossima generazione di costruzioni.

La scultura del mese: „Sunup“ (alba)

Casa-mia

Il marmo di Carrara e la foglia d'oro creano interessanti giochi di luci e ombre. Foto: Franziska Schinn

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sta utilizzando il suo secondo e ultimo mandato per fare della protezione del clima il suo obiettivo più importante. Questo tema non è stato all’ordine del giorno per molto tempo, soprattutto negli Stati Uniti. Quando si sente parlare di nuove rivelazioni sullo scandalo delle emissioni della VW, ci si rallegra del fatto che uno degli uomini più importanti del mondo stia finalmente difendendo l’ambiente. Ma non sono solo „quelli che stanno in alto“ a poter rendere il mondo più bello, più sano e in definitiva più adatto alla vita: tutti devono fare la loro parte. Deve essere chiaro a tutti che d’ora in poi si tratta di preservare in qualche modo il mondo così com’è. Perché non è più da cinque a dodici, ma da uno a uno.

La nostra scultura del mese di novembre 2015 è ispirata alla natura come la troviamo ancora oggi. Ci invita a riscoprire il nostro ambiente naturale. Ci rende omaggio e ci ricorda di preservarlo e proteggerlo! Il maestro scalpellino e scultore Günter Schinn di Riedenburg ha realizzato la scultura „Sunup“ in marmo di Carrara con foglia d’oro. È alta un metro, larga 20 centimetri e profonda 30 centimetri. L’idea di quest’opera è nata durante un’escursione invernale: „Sono stato ispirato dalle valli e dalle montagne innevate. Questo gioco di forme bianche, a volte dure e allo stesso tempo morbide, che si posavano sul paesaggio, mi ha spinto a raffigurare questo paesaggio di montagna/neve“, spiega Schinn.

Valli, montagne, neve e il sole in cima: la figura ci immerge in una mattina d’inverno in montagna. L’aria è così limpida e scintillante da lasciare tracce di freddo in gola, la neve scricchiola sotto gli scarponi a ogni passo e il sole si alza lentamente sopra la vetta e sfiora il viso oltre le cime degli alberi. Un momento di tranquillità – catturato nella pietra. Günter Schinn non ha creato un’immagine bidimensionale del paesaggio, ma una metafora in 3D. L’amore per la natura lo guida, e non solo in quest’opera. E così come la natura non ci è estranea, ma fa parte di noi, la figura non deve essere fredda e proibitiva. Toccare è espressamente permesso!

Lo sfondamento e la superficie in foglia d’oro creano un gioco di luci e ombre. La scultura apre molte prospettive, cosa molto importante per lo scultore. Ha abbozzato il profilo della figura nella sua testa. Infine, ha realizzato dei disegni per catturare l’idea e ha tagliato un modello in scala 1:10 in cemento cellulare nel suo studio. Il risultato finale del blocco di marmo è emerso solo durante il processo di lavorazione. „La pietra spesso ti dà una direzione attraverso il colore o la struttura, da cui poi mi lascio trasportare“, spiega Günter Schinn. Non si tratta solo di un lavoro sulla pietra, ma anche con la pietra, come una conversazione ancora aperta.

Nello studio dell’artista, dallo schema emerge sempre più spesso un’istantanea del fresco paesaggio montano. La scultura finita mostra un visibile processo di „crescita“, come lo definisce Günter Schinn. L’opera è lavorata in modo relativamente grezzo dal basso con scalpelli appuntiti e seghettati. „Ho persino conservato deliberatamente le tracce dei tagli delle macchie“, dice Schinn. Diventa sempre più fine verso l’alto, fino a essere parzialmente lucidata alla sommità. Una bella metafora del divenire e del trapassare, dello sviluppo e del progresso. Perché il suo lavoro simboleggia anche l’artigianato stesso, dice Schinn.

La figura porta lo spettatore all’esterno, dove rimane esattamente aperta a tutti. Günter Schinn sta tornando in montagna con lei; lei gli dà forza e irradia energia positiva. Ed è questo che vuole trasmettere: La gioia della natura e della vita. Il maestro scalpellino ci ricorda ciò che il filosofo Immanuel Kant chiamava „sublimità“ in un modo che è allo stesso tempo accattivante e delicato. La bellezza immensa e quasi incomprensibile della natura. Soprattutto oggi, nell’era dello scioglimento delle calotte polari, questo richiamo non potrebbe essere più importante.

Il maestro scalpellino Günter Schinn di Riedenburg ha fondato la sua azienda „GStein“ nel maggio 2014. È specializzato in sculture in pietra, oggetti d’arte, lapidi artigianali, decorazioni di interni ed esterni e design individuale. Una delle opere premiate dell’artista sarà esposta al Bayreuth State Garden Show 2016. Presenterà altre opere in varie mostre. Per saperne di più sull’artista , cliccare qui.

MCBW 2022 & Baumeister – invito cordiale

Casa-mia
MCBW 2022

BAUMEISTER vi invita a partecipare a quattro eventi nel quartiere Maxvorstadt di Monaco in occasione della MCBW 2022. Quando, dove e chi saranno i nostri ospiti non lo rivelano solo le stecche di birra presenti nelle location. Maggiori informazioni su baumeister.de

La Munich Creative Business Week si svolgerà da sabato all’insegna del motto „Moving Horizons“ – e BAUMEISTER sarà presente! In qualità di media partner della MCBW 2022, insieme a NXT A, vi invitiamo a partecipare a quattro eventi il 18 e il 20 maggio nel quartiere Maxvorstadt di Monaco. Scoprite qui esattamente quando, dove e chi saranno i nostri ospiti. Non vediamo l’ora di conoscere tutti.

Stop „Fast Design“ – Sul futuro del design, 18 maggio 2022

  • Negli ultimi decenni, l’industria del design è stata caratterizzata da prodotti sempre più veloci, sempre più alla moda e sempre più a breve durata – uno sviluppo che non può più continuare di fronte alla crisi climatica. Molti dei più importanti designer internazionali lavorano da anni su come l’industria del design e degli interni possa diventare più sostenibile. Circolarità, produzione a risparmio di risorse, utilizzo di prodotti di scarto: queste sono solo alcune delle parole chiave che giocano un ruolo importante. Tuttavia, è altrettanto importante analizzare la mentalità „usa e getta“ dei consumatori. Perché il „fast design“ non è meno discutibile del „fast fashion“.
  • Chi? Il duo di designer di Monaco RelvãoKellermann e il produttore di mobili gumpo di Dingolfing non solo erano presenti sulla nostra copertina B4, ma sono anche partner di dialogo del caporedattore Fabian Peters in questa giornata.
  • Quando? Il 18 maggio 2022 alle 16:00
  • Dove? Presso lo studio di interior design MALLUVIA (Barer Straße 36, 80333 Monaco di Baviera).

Ulteriori informazioni sull’evento, sui relatori e sul luogo sono disponibili qui „Stop al ‚Fast Design‘ – Sul futuro del design“ (18 maggio)

A proposito: dopo l’evento, ci sarà la possibilità di approfondire l’argomento della conferenza o semplicemente di parlare di altri argomenti davanti a una birra & co. presso „Beer & Architecture“ nel Komitee. Maggiori informazioni qui o sotto.

(mehr …)

G+L a luglio 2019: Processi

Casa-mia

Un progetto senza design di processo? Difficile da immaginare al giorno d’oggi. Ogni processo di progetto deve essere pianificato fin dall’inizio, in modo realistico, economico e flessibile. La base è sempre una buona collaborazione tra tutti i partecipanti al progetto. Utilizziamo esempi di progetti e discussioni per mostrare come questo può e deve apparire. La redattrice Tanja Gallenmüller presenta il numero di luglio 2019 di G+L.

Questo numero è incentrato sui processi. In altre parole, sul „procedere“, che è la traduzione della parola originale latina procedere. Esistono diversi modi per portare avanti con successo un progetto. Tuttavia, l’obiettivo principale è sempre l’ottimizzazione. Ciò significa eliminare gli ostacoli ed evitare le perdite per attrito al fine di ottenere il miglior risultato possibile. Chiunque pianifichi quotidianamente sa che lavorare con molti partecipanti al progetto e i loro diversi interessi può portare a gravi perdite di attrito.

In questo numero dimostriamo che troppi cuochi non rovinano necessariamente il brodo, ma possono anche portare a un risultato di alta qualità e, soprattutto, accettato a lungo termine. Abbiamo parlato con Andrea Gebhard, partner dell’ufficio di Monaco di Baviera di mahl gebhard konzepte, e Florian Hochstätter, responsabile del dipartimento di orticoltura di Monaco di Baviera, di ciò che rende possibile una buona collaborazione tra cliente e appaltatore. Molto di questo vale anche per la collaborazione con gli altri partecipanti al progetto: regole e accordi chiari sono importanti quanto la comunicazione a livello visivo e la relativa comprensione reciproca, che potrebbe essere migliorata attraverso un dialogo regolare, anche indipendentemente dal progetto.

Ciò che sembra facile in teoria può talvolta essere difficile in pratica. Il processo che sta attraversando il Libro bianco sul verde urbano ne è la prova. La sfida principale in questo sforzo congiunto di molte parti interessate è quella di superare la mentalità settoriale. Solo così si potrà garantire il lavoro in rete e tra risorse diverse che caratterizza il Libro bianco al di là del suo contenuto. Ciò richiede apertura, ma anche il coraggio di provare qualcosa di nuovo o di stravolgere ciò che è già stato sperimentato. L‘IBA Turingia e il progetto „Girona Vora“ ne sono un esempio.

L’ottimizzazione dei processi per eccellenza.

Il veicolo IBA aiuta a sperimentare nuove forme di cooperazione tra amministrazione, imprese e società civile e a intendere questi partenariati non come un male necessario, ma come una base essenziale – con l’obiettivo di rivitalizzare la Schwarzatal, un tempo molto frequentata dai turisti ma oggi segnata dal vuoto, e renderla adatta al futuro. L’architetto paesaggista Mart. Franch, insieme al team di manutenzione del verde e agli ecologisti, è riuscito a trasformare il paesaggio inutilizzato intorno alla città catalana di Girona in uno spazio aperto multifunzionale senza alcuna IBA o pianificazione tradizionale. Il team discute e realizza le misure necessarie direttamente sul posto, senza una rigida assegnazione dei ruoli. Ciò consente di risparmiare tempo e denaro e, grazie a una collaborazione continua in cui ognuno beneficia delle competenze dell’altro, porta a un risultato di alta qualità: l’ottimizzazione dei processi per eccellenza.

A proposito di progresso: Il nuovo portale del lavoro online „New Monday“ di Callwey Verlag ottimizza la ricerca del lavoro o del dipendente giusto. Il portale del lavoro intelligente si basa su uno strumento di matching che mette in contatto i datori di lavoro e i candidati più adatti. Invece di dover cercare a lungo, ora sarete trovati.

Volete ordinare l’attuale G+L o dare un’occhiata all’interno? Cliccate qui per accedere al negozio!

Il mese scorso si è conclusa la mini-serie Cities for Tomorrow. Qui potete acquistare il mini-abbonamento con i temi quartieri sostenibili, turismo e spazi aperti politici.

Nuovi allestimenti interni per la stazione della metropolitana più profonda d’America

Casa-mia
Fototec

La stazione della metropolitana più profonda d’America è stata rinnovata con un nuovo rivestimento in Neolith.

Da alcune settimane la stazione della metropolitana di Washington Park a Portland, nell’Oregon, è impreziosita da un nuovo rivestimento murale: una superficie compatta sinterizzata Neolith in tre diverse tonalità di bianco, disposte a formare un motivo a mosaico sotto abbaglianti tubi LED.

tunnel with train
Nuovo rivestimento murale per il nodo di trasporto più profondo d’America: la stazione di Washington Park a Portland si trova a 80 metri sotto la superficie. Foto: Dámaso Pérez, Fototec
pano
Riqualificazione nelle profondità del sottosuolo: grazie alle lastre chiare in Neolith, la stazione di Washington Park ha acquisito un aspetto più accogliente. Foto: Dámaso Pérez, Fototec
wide pano
Gli architetti utilizzano Neolith in tre diverse tonalità di bianco. Foto: Dámaso Pérez, Fototec
tunnel
Un futuro più luminoso: in occasione del suo ventesimo anniversario, il progetto degli interni della stazione di Washington Park è stato rinnovato senza interrompere il servizio. Foto: Dámaso Pérez, Fototec

Arctic White, Frost e Nieve Satin 

Questa stazione, situata a 260 piedi sotto la superficie terrestre, esiste dal 1998. Si tratta di poco meno di 80 metri. La stazione ferroviaria di Washington Park è quindi considerata il nodo di trasporto più profondo d’America. Centinaia di turisti e residenti vi cambiano linea ogni giorno. La stazione è l’unica fermata della metropolitana completamente sotterranea del sistema di trasporto locale Metropolitan Area Express (MAX).

Già all’epoca dell’inaugurazione furono gli architetti americani ZGF Architects a occuparsi del progetto. Ma dopo 20 anni era giunto il momento di un ammodernamento. Nelle profondità di questa stazione, il viaggiatore non poteva fare a meno di pensare di trovarsi a una profondità scomoda rispetto alla superficie. Una sensazione opprimente che andava attenuata. Si desiderava un design più luminoso e accogliente, in grado di evitare la sensazione di sentirsi intrappolati in una caverna.

All’inizio gli architetti erano propensi a utilizzare un sistema di pannelli in fibrocemento altamente resistente, secondo quanto riferito da Caleb Dare, rappresentante di Facades Northwest, azienda produttrice di soluzioni e sistemi. Ben presto, però, gli architetti hanno optato per il Neolith come materiale per il progetto. Prima, però, hanno effettuato test approfonditi. Hanno portato dei campioni nel loro ufficio, hanno scarabocchiato sulla superficie con pennarelli indelebili, vi hanno spruzzato sopra della vernice, li hanno esposti al sole per due mesi e infine hanno pulito il tutto con detergenti chimici e spugne abrasive. La superficie non porosa e facile da pulire ha superato il test senza problemi.

Sono stati utilizzati Neolith Arctic White, Iron Frost e Nieve Satin con uno spessore di sei millimetri. Durante i lavori di costruzione la stazione ha dovuto rimanere aperta, motivo per cui la posa e l’installazione sono state eseguite con cautela, per lo più durante la notte. Ciascuna delle 696 lastre è stata tagliata su misura in loco e posata all’ingresso del tunnel ferroviario e nell’area delle banchine. La ristrutturazione è costata 2,1 milioni di dollari USA.

«In combinazione con un nuovo sistema di illuminazione, la stazione è stata completamente trasformata grazie all’attuale design realizzato con Neolith in tre diverse tonalità di bianco», afferma Michael Speck, architetto dello studio ZGF Architects coinvolto nel progetto. «Grazie a questo progetto ho imparato che Neolith può essere utilizzato in modo molto versatile».

Spunti positivi dalla crisi del coronavirus – Suggerimento culturale del Ministero dell’Interno

Casa-mia

Suggerimento per la cultura dell'ufficio domestico: (Illustrazione: Juri Agostinelli)

Cosa significa l’arresto per gli architetti? Questa domanda è stata al centro della conversazione intitolata „Spunti positivi dalla crisi del coronavirus“ tra Gabi Wuttke e Matthias Sauerbruch dello studio Sauerbruch Hutton Architekten il 5 aprile. Deutschlandfunk Kultur ha registrato l’intervista. Potete leggere qui gli argomenti discussi.

Che impatto sta avendo la Covid-19 sull’industria delle costruzioni? Gravi, se si crede a un sondaggio. Secondo l’indagine, gli studi di architettura in Germania stanno registrando un calo del 45% degli ordini. „La situazione varia da ufficio a ufficio. Personalmente, finora ho notato un rallentamento, ma non un arresto“, afferma Sauerbruch.

I cantieri in Germania continuano a lavorare. Mancano però gli artigiani stranieri, che non possono più entrare nel Paese a causa della chiusura. „Le squadre sono gravemente decimate, quindi tutto rallenta di conseguenza. Inoltre, le forniture non arrivano e alcuni materiali da costruzione provenienti dall’estero, come le attrezzature dall’Italia, non sono più disponibili“, riferisce Sauerbruch.

„I nuovi canali di comunicazione finora funzionano, ma sono più complicati, quindi tutto sta rallentando“. Il 90% dei dipendenti di Sauerbruch lavora da casa. Comunicano via e-mail, telefono e video. Se la comunicazione digitale continuasse in questa misura anche dopo la chiusura, non ci sarebbero più così tanti spostamenti. Un effetto di apprendimento positivo, secondo Sauerbruch.

Un panorama competitivo in evoluzione

„Come vede il futuro dei nuovi progetti di costruzione, delle gare d’appalto e dei concorsi?“ è stata un’altra domanda posta dal moderatore all’architetto e responsabile della sezione di architettura dell’Accademia delle Arti di Berlino. I concorsi di architettura, che erano stati pianificati con largo anticipo, continueranno e saranno portati a termine. „Le scadenze per la presentazione dei progetti sono state posticipate quasi senza eccezioni per rendere giustizia alle circostanze“.

Una nuova situazione richiede anche nuove soluzioni: Sauerbruch, ad esempio, ha tenuto la sua prima giuria online alla fine di marzo. Due terzi dei giudici erano collegati in videoconferenza. „Tutto è possibile, ci vuole solo un po‘ di tempo per abituarsi. Dobbiamo imparare nuove tecniche“. Tuttavia, Sauerbruch non sa quale sia la situazione per quanto riguarda le procedure completamente nuove e le competizioni future. „Tutti aspettano e vedono cosa succederà“.

Potete ascoltare l’intervista completa qui.

Potete trovare l’ultimo suggerimento sulla cultura dell’home office qui: Lego Architecture.

Resistenza al calore delle attrezzature da gioco – sicurezza nelle estati calde

Casa-mia
un-gruppo-di-persone-gioca-in-una-fontana-in-città-cH9rQvhIGPk
La vita vibrante della città: Persone che si rinfrescano nella fontana in una giornata calda. Foto di Martin Krchnacek

Le ondate di calore non sono più un’eccezione, ma la nuova normalità nelle città di lingua tedesca. Ma mentre gli adulti cercano l’ombra, i parchi giochi dei bambini sono spesso esposti senza pietà al sole. Quanto devono essere resistenti al calore le attrezzature da gioco per evitare che diventino un pericolo? E che dire della scelta dei materiali, degli standard di sicurezza e delle soluzioni innovative nell’era dei cambiamenti climatici? Questo articolo fornisce risposte ai professionisti che si assumono la responsabilità e mostra come una pianificazione intelligente possa garantire ai bambini un divertimento sicuro anche in piena estate.

  • Analisi del crescente calore estivo e dei suoi effetti sui parchi giochi urbani
  • Requisiti tecnici e legali per la resistenza al calore delle moderne attrezzature per parchi giochi
  • Scienza dei materiali: legno, metallo, plastica – vantaggi e svantaggi a temperature estreme
  • Approcci innovativi di pianificazione e progettazione per parchi giochi resistenti al calore
  • Norme e linee guida: Quali standard si applicano in Germania, Austria e Svizzera?
  • Esempi pratici tratti dalla prassi degli enti locali e da progetti di ricerca in corso
  • Aspetti di sicurezza: Rischio di ustioni, radiazioni UV e misure preventive
  • Coinvolgimento di progettisti, amministrazione e produttori per un margine di manovra sostenibile
  • Sfide e opportunità per uno sviluppo urbano sostenibile e resiliente
  • Conclusione: perché la resistenza al calore è una competenza chiave per i professionisti dell’urbanistica

Tempi caldi, attrezzature calde: Perché la protezione dal calore nei parchi giochi sta diventando obbligatoria

Le estati degli ultimi anni hanno dimostrato chiaramente ciò che i modelli climatici prevedono da decenni: I periodi di caldo estremo stanno diventando la nuova realtà in Europa centrale. Città come Berlino, Vienna e Zurigo registrano un numero significativamente maggiore di giornate calde con temperature massime superiori a 35 gradi Celsius. Per i bambini che frequentano i parchi giochi, questo non significa solo il rischio di scottature, ma anche un pericolo spesso sottovalutato derivante dalle attrezzature da gioco riscaldate. Mentre gli adulti si proteggono intuitivamente dalle superfici metalliche calde, il comportamento di gioco dei bambini è caratterizzato dalla curiosità e dalla voglia di muoversi: non sono quindi rare le ustioni dolorose su strutture per arrampicarsi, scivoli o altalene.

La consapevolezza di questo rischio da parte dell’opinione pubblica è solitamente in ritardo rispetto agli sviluppi climatici. Mentre la protezione dal calore viene affrontata sempre più spesso nella tecnologia degli edifici e nello sviluppo urbano, i parchi giochi spesso non sono protetti. Situazioni particolarmente critiche si verificano nelle aree libere senza ombra naturale o strutturale. Qui, in particolare, le superfici metalliche e plastiche possono riscaldarsi fino a raggiungere temperature di 60 gradi Celsius o più, sufficienti a causare ustioni di secondo grado in una frazione di secondo se entrano in contatto diretto con la pelle. Questi rischi riguardano soprattutto i bambini piccoli, la cui pelle è più sensibile e la cui capacità di reazione è minore.

Tuttavia, la responsabilità di creare aree di gioco sicure non ricade solo sui genitori. I progettisti, gli architetti del paesaggio e le autorità locali devono raccogliere la sfida di creare aree di gioco che siano al tempo stesso resistenti al calore e attraenti. Non si tratta di un compito puramente tecnico, ma di un campo interdisciplinare che combina aspetti strutturali, educativi e sanitari. La resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi sta quindi diventando una questione chiave nello sviluppo urbano sostenibile e una pietra di paragone per la futura redditività degli spazi aperti urbani.

Allo stesso tempo, cresce la pressione sociale: i politici e le amministrazioni locali si trovano sempre più spesso di fronte a denunce e segnalazioni di danni. Anche il settore assicurativo segue con attenzione la questione, poiché il numero di incidenti legati al calore nei parchi giochi è in aumento. Per i professionisti della progettazione, una cosa è chiara: la protezione termica proattiva è una caratteristica di qualità e non più un optional.

La questione della resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi non è quindi solo una questione di buona volontà o di ottimizzazione dei costi. Riguarda le competenze fondamentali della moderna pianificazione degli spazi aperti: la scelta dei materiali, l’analisi del sito, la progettazione, la partecipazione e, non da ultimo, la capacità di rispondere alle nuove realtà climatiche con concetti innovativi. Chi si limita a guidare a vista rischia non solo di incorrere in casi di responsabilità civile, ma anche di compromettere l’accettazione e la fruibilità a lungo termine dei parchi giochi pubblici.

È quindi giunto il momento di pensare in modo coerente alla protezione dal calore, dallo schizzo iniziale di progettazione alla manutenzione continua. Perché il futuro climatico è già arrivato nei nostri parchi giochi.

Scelta dei materiali e della tecnologia: cosa rende le attrezzature per parchi giochi davvero resistenti al calore?

La scelta del materiale è al centro di qualsiasi discussione sulla resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi. Sebbene i metalli robusti come l’acciaio inossidabile o l’acciaio zincato siano stati considerati per decenni dei classici durevoli e a prova di vandalo, essi mostrano i loro punti deboli quando sono esposti alla luce diretta del sole. Le superfici metalliche, soprattutto se verniciate di scuro, accumulano e conducono il calore in modo particolarmente efficiente. Le misurazioni effettuate su parchi giochi assolati mostrano regolarmente temperature di circa 70 gradi Celsius, un serio pericolo per le mani e le gambe dei bambini. Anche l’alluminio, spesso utilizzato come alternativa leggera, non offre alcun miglioramento.

La plastica, il secondo pilastro delle moderne attrezzature per parchi giochi, presenta una serie di problemi diversi: Anche se di solito si riscaldano meno dei metalli, possono diventare fragili, incrinarsi o scolorirsi se esposte ai raggi UV. Le miscele di polietilene o polipropilene di alta qualità con stabilizzatori UV possono aiutare in questo senso, ma non sono sempre standard. Le plastiche più economiche invecchiano più rapidamente e perdono la loro funzione protettiva, compromettendo non solo la resistenza al calore ma anche la sicurezza meccanica.

Il legno è stato a lungo considerato il materiale preferito per parchi giochi naturali e adatti ai bambini. In effetti, il legno si riscalda molto meno alla luce diretta del sole rispetto al metallo o alla plastica. Tuttavia, la resistenza al calore dipende in larga misura dal tipo di legno, dal trattamento superficiale e dal processo di invecchiamento. Le conifere come il pino o l’abete rosso sono più economiche, ma meno resistenti ai raggi UV e all’umidità rispetto alla robinia o al larice. Le schegge e gli attacchi fungini sono rischi aggiuntivi che richiedono una manutenzione regolare. Il legno modificato termicamente e i rivestimenti innovativi promettono una maggiore protezione, ma devono essere scelti e installati con cura.

I metodi di costruzione ibridi rappresentano uno sviluppo interessante: Combinazioni di legno, metallo e plastica, in cui si sfruttano in modo specifico i vantaggi dei rispettivi materiali e si minimizzano gli svantaggi. In questo modo si ottengono attrezzature da gioco le cui maniglie e sedute sono in legno o in plastica appositamente rivestita, mentre le parti portanti sono in metallo. Questo design consente di proteggere dal calore le aree particolarmente esposte, senza compromettere la sicurezza statica dei moderni sistemi in metallo.

Infine, ma non per questo meno importante, il colore gioca un ruolo da non sottovalutare. Le superfici chiare riflettono maggiormente la luce solare e si riscaldano meno di quelle scure. Questo vale sia per la verniciatura che per la scelta del materiale. I produttori offrono oggi speciali formulazioni di colore e rivestimenti che sono sia stabili ai raggi UV sia termorepellenti. Ciò fornisce ai progettisti un ulteriore mezzo per ridurre il carico termico delle attrezzature da gioco. Nessuna soluzione è perfetta, ma la combinazione di una scelta intelligente dei materiali, di una tecnologia innovativa e di un design ben studiato fa la differenza.

Ma la tecnologia da sola non basta: la scelta migliore dei materiali deve essere integrata nel concetto generale fin dall’inizio. Solo così si possono creare parchi giochi sicuri e attraenti anche quando ci sono 40 gradi all’ombra.

Norme, linee guida e leggi: cosa è obbligatorio, cosa è facoltativo?

La resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi non è una questione lasciata alla discrezione dei progettisti o dei produttori. In Germania, Austria e Svizzera, un gran numero di norme, linee guida tecniche e requisiti legali regolano i requisiti di sicurezza dei parchi giochi. Il fulcro è la norma europea EN 1176, che viene recepita in modo vincolante nelle edizioni nazionali (ad esempio, DIN EN 1176 in Germania o ÖNORM EN 1176 in Austria). La norma non definisce solo i requisiti di stabilità meccanica, ma anche quelli di protezione contro il rischio di ustioni da superfici riscaldate.

In particolare, lo standard stabilisce che le superfici delle attrezzature da gioco su cui i bambini si siedono, si afferrano o scivolano regolarmente non devono raggiungere temperature tali da provocare ustioni durante il normale utilizzo. Il valore limite è generalmente una temperatura superficiale di 60 gradi Celsius. Se singoli componenti superano questo valore, è necessario adottare misure costruttive (ad esempio, ombreggiatura, sostituzione del materiale, rivestimento) o bloccare temporaneamente l’attrezzatura interessata durante i periodi di calore. La responsabilità della conformità a questi requisiti spetta agli operatori, di solito le autorità locali o le organizzazioni private.

Tuttavia, la norma rimane vaga in alcuni aspetti, ad esempio quando si tratta di progettare in modo specifico l’ombreggiatura o la scelta di materiali speciali. In questo caso sono necessarie la competenza, l’esperienza e l’intuizione dei progettisti. Anche la giurisprudenza continua a svilupparsi: numerose sentenze e perizie dimostrano che le autorità locali e gli operatori possono essere ritenuti responsabili in caso di danni se non tengono adeguatamente conto dei rischi noti. È quindi essenziale un controllo e una manutenzione regolari delle attrezzature ludiche, soprattutto durante le ondate di calore, che sono sempre più oggetto di attenzione da parte degli assicuratori.

Ulteriori raccomandazioni sono formulate da associazioni come l’Associazione federale per le attrezzature da gioco e le strutture per il tempo libero (BSFH), l’Assicurazione sociale tedesca contro gli infortuni (DGUV) e l’Ufficio federale della sanità pubblica (BAG). Tra le altre cose, chiedono di aumentare l’uso dell’ombreggiatura naturale, di evitare i metalli scuri e di sviluppare sistemi di informazione per genitori e supervisori. Anche gli approcci innovativi, come la tecnologia dei sensori intelligenti per il monitoraggio della temperatura, sono sempre più presenti nelle linee guida e nei programmi di finanziamento.

La sfida per i pianificatori è quindi duplice: da un lato, devono garantire la conformità a tutti i requisiti legali e di standardizzazione e, dall’altro, sviluppare soluzioni innovative che vadano oltre il minimo indispensabile. Perché una cosa è chiara: gli standard legali sono spesso in ritardo rispetto alla realtà climatica. Chi progetta oggi parchi giochi a prova di futuro deve comprendere e comunicare la resistenza al calore come una caratteristica di qualità – ai clienti, agli utenti e al pubblico.

Il rispetto delle specifiche è obbligatorio. Lo sviluppo di spazi aperti migliori e resistenti al calore, invece, è un optional – e un’opportunità per posizionarsi come professionista della progettazione con una visione.

Strategie di progettazione e innovazioni: Come sarà il parco giochi resistente al calore del futuro?

La progettazione di parchi giochi resistenti al calore è molto più di una questione di materiali. Inizia con una valutazione intelligente del sito: dove è possibile l’ombreggiatura naturale da parte degli alberi? Come si sviluppano i percorsi del sole e le ombre nel corso della giornata e dell’anno? Già nella fase di progettazione, le simulazioni possono aiutare a identificare le zone critiche e a mitigarle in modo mirato. L’integrazione di piante arboree, pergole, vele solari o tetti verdi è oggi lo stato dell’arte, a condizione che siano considerati elementi funzionali e di design fin dall’inizio.

I produttori innovativi si concentrano sempre più su sistemi modulari in cui le aree particolarmente esposte al calore sono progettate per essere sostituibili o retrofittabili. La tecnologia dei sensori e le soluzioni di monitoraggio digitale consentono di misurare le temperature superficiali in tempo reale e di emettere avvisi. Alcuni comuni pilota stanno già testando parchi giochi intelligenti che avvisano gli utenti di attrezzature surriscaldate tramite app o display e consigliano aree di gioco alternative. Il parco giochi diventa così un sistema di apprendimento adattivo, un cambiamento di paradigma nella progettazione degli spazi aperti.

Anche il coinvolgimento degli utenti sta assumendo un ruolo sempre più importante. I processi di pianificazione partecipativa che coinvolgono attivamente bambini, genitori e residenti locali non solo garantiscono una maggiore accettazione, ma promuovono anche lo sviluppo di soluzioni creative e specifiche per il sito. Le conoscenze locali sul microclima, le condizioni del vento e i requisiti di ombreggiamento confluiscono direttamente nel lavoro di progettazione. Ciò rafforza la resilienza e l’orientamento all’utente degli spazi progettati.

Un aspetto spesso sottovalutato è la progettazione dell’ambiente circostante: giochi d’acqua, pavimenti chiari e isole di vegetazione rinfrescanti riducono la temperatura ambiente e migliorano il microclima. Fontane, irrigatori o giochi d’acqua temporanei offrono ulteriori opzioni di raffreddamento. Tutti questi elementi non solo rendono il parco giochi più sicuro, ma anche più attraente, sia per i bambini che per gli adulti.

Infine, vale la pena di dare un’occhiata agli esempi internazionali di buone pratiche: Città come Barcellona, Parigi e Copenaghen stanno facendo investimenti mirati in spazi aperti multifunzionali e resistenti al calore. Combinano tecnologie innovative per i materiali con il verde urbano, sistemi di ombreggiamento adattivi e una gestione con supporto digitale. Il risultato: parchi giochi che vengono utilizzati anche quando ci sono 40 gradi all’ombra e che possono fungere da modello per i Paesi di lingua tedesca.

Chi ignora questi sviluppi sarà superato dalla realtà. Chi li abbraccia progetterà i parchi giochi del futuro, sicuri, attraenti e resistenti alle sfide del cambiamento climatico.

Conclusione: la resistenza al calore come competenza chiave della moderna pianificazione urbana

La resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi è da tempo più di un semplice dettaglio tecnico: è un criterio chiave per la qualità della vita, la sicurezza e l’attrattiva degli spazi aperti urbani. In vista delle crescenti ondate di calore e delle condizioni climatiche estreme, sta diventando una disciplina fondamentale per tutti coloro che progettano, costruiscono e gestiscono gli spazi pubblici. Non si tratta solo di rispettare gli standard, ma di una comprensione olistica delle interazioni tra materiali, design, utilizzo e clima.

La pianificazione moderna richiede l’integrazione della protezione dal calore in tutte le fasi di progettazione, dall’analisi del sito alla scelta dei materiali, dalla manutenzione continua all’informazione agli utenti. Le soluzioni migliori nascono quando competenze tecniche, processi partecipativi e concetti innovativi vanno di pari passo. Le autorità locali, i progettisti e i produttori devono assumersi le proprie responsabilità e comunicare in modo proattivo la questione della resistenza al calore.

Il quadro normativo stabilisce standard minimi, ma la realtà climatica richiede di più: creatività, lungimiranza e volontà di percorrere strade insolite. Che si tratti di tecnologia di sensori intelligenti, ombreggiatura adattiva o progettazione partecipata, il futuro del gioco sicuro risiede nella combinazione di alta tecnologia e buon senso.

I parchi giochi sono il cuore dell’infanzia urbana. Garantire la loro sicurezza e la loro fruibilità nella stagione calda non è un’opzione, ma un dovere. Chi prende sul serio questo compito darà un contributo decisivo alla resilienza e alla qualità della vita delle città di domani, dimostrando che una pianificazione intelligente mantiene il sangue freddo anche nei periodi più caldi.

L’estate si sta surriscaldando, ed è ora che i nostri parchi giochi non lo facciano. Perché il prossimo record di caldo arriverà sicuramente. Pianifichiamo in anticipo.

Concorso per giovani creativi: progettare subito impianti sportivi innovativi

Casa-mia

L'organizzazione no-profit IAKS Germania è alla ricerca degli impianti sportivi di domani.

L’Associazione internazionale degli impianti sportivi e per il tempo libero (IAKS Germania) ha organizzato un concorso per impianti sportivi e di esercizio moderni e stimolanti. Lo sport svolge molti compiti importanti nella nostra società, tra cui creare comunità e promuovere l’inclusione e l’integrazione. Lo sport ha bisogno di spazi per essere praticato. Poiché molte delle nostre strutture sportive tedesche risalgono agli anni ’70, siamo ora alla ricerca di spazi sportivi di ispirazione per la società di oggi.Il concorso è rivolto a studenti, ma anche a giovani professionisti specializzati in architettura, architettura del paesaggio, pianificazione urbana e design (laureati da non più di due anni).

„Abbiamo bisogno di un profondo cambiamento culturale. La prospettiva dei nostri impianti sportivi deve cambiare: dalla funzionalità sportiva all’architettura per le persone“, afferma il Prof. Dr. Kähler, pianificatore dello sviluppo sportivo e presidente della IAKS Deutschland e.V. Con il concorso di innovazione per studenti, la IAKS persegue un obiettivo chiaro: la trasformazione degli impianti sportivi standardizzati in spazi per l’esercizio fisico aperti e versatili, basati sulle esigenze.

Il concorso invita giovani architetti, designer e progettisti a ripensare gli spazi sportivi. Siamo alla ricerca di progetti creativi, visionari e al tempo stesso realizzabili per palazzetti dello sport, impianti sportivi all’aperto o piscine all’aperto – spazi che rispondano alle sfide sociali del presente e diano nuovo impulso agli spazi pubblici.

Quattro città, quattro terreni, quattro situazioni di partenza diverse: Il concorso si basa su terreni reali messi a disposizione dalle città di Mannheim, Heilbronn, Bonn e Coblenza. Questa base pratica rende il concorso particolarmente tangibile, sia per i partecipanti che per i comuni interessati alle idee. Sebbene non vi sia alcuna garanzia di realizzazione, le sfide di pianificazione sono reali.

A Mannheim, il sito selezionato si trova nel quartiere di Seckenheim, in un’area di riconversione abbandonata di un ex sito militare statunitense. Oltre alla prevista stazione dei vigili del fuoco, qui verrà costruito anche un palazzetto dello sport, come parte di un nuovo quartiere.

Heilbronn sta fornendo un sito vicino al centro della città, incastonato tra scuole, edifici residenziali e sviluppi alberghieri. L’obiettivo è quello di progettare un palazzetto dello sport multifunzionale che possa essere utilizzato per le attività sportive scolastiche e di club, oltre che per le attività sportive libere.

Nel parco sportivo Pennenfeld di Bonn , l’area di circa 800 metri quadrati di un ex impianto di tiro a segno deve essere riprogettata. Il compito: creare un impianto sportivo all’aperto attraente che motivi bambini, adolescenti e giovani adulti a partecipare a sport individuali.

La piscina all’aperto Oberwerth di Coblenza si trova in una posizione panoramica sull’omonima isola del Reno. La sfida: progettare un luogo per l’esercizio fisico, la ricreazione e la socializzazione che soddisfi le esigenze sia dei turisti che dei residenti locali.

Possono partecipare studenti e laureati fino a due anni dopo la laurea. Il concorso è rivolto a persone provenienti dai settori dell’architettura, dell’architettura del paesaggio, dell’urbanistica, del design e delle discipline affini.

Sono ammessi sia progetti individuali che di gruppo. I limiti alla creatività sono volutamente pochi: Oltre a progetti completi per interi impianti, nella parte B del compito sono benvenute anche idee per singoli elementi spaziali, che dovrebbero offrire soluzioni innovative alle sfide dei nostri impianti sportivi attraverso la loro integrazione nello spazio sportivo.

I progetti devono essere presentati entro il 1° luglio 2025 e quelli definitivi entro il 12 agosto 2025. È previsto un premio in denaro di 5.000 euro. La valutazione sarà affidata a una giuria interdisciplinare composta da rappresentanti dell’architettura, della pianificazione, della scienza, dell’amministrazione comunale e degli istituti federali.

I progetti premiati saranno presentati alla FSB 2025 di Colonia, una delle principali fiere internazionali per le strutture sportive e ricreative. Architetti, progettisti, autorità locali e aziende si incontreranno lì. IAKS Germania diffonderà i progetti vincitori anche all’interno della sua vasta rete. Le idee verranno così diffuse in numerosi studi di architettura, amministrazioni e aziende del settore degli impianti sportivi.

Per i partecipanti, ciò significa visibilità, portata e l’opportunità di posizionarsi precocemente nel panorama professionale. Il concorso si propone come una piattaforma per far conoscere le menti innovative, dimostrando che il buon design non ha solo una forma, ma anche una funzione sociale.

Il contesto della competizione è serio: molti impianti sportivi in Germania risalgono agli anni Settanta e Ottanta. Sono stati progettati secondo la logica dello sport agonistico e difficilmente soddisfano le esigenze di inclusione, di esercizio quotidiano o di luoghi di incontro informali.

Siamo quindi alla ricerca di concetti che rispondano alle mutate realtà della vita: la mancanza di esercizio fisico nella popolazione, l’isolamento sociale e il desiderio di un uso flessibile. Il brief nomina esplicitamente questi problemi e invita a un dibattito creativo.

L’architettura diventa così uno strumento che non solo riflette i cambiamenti sociali, ma contribuisce attivamente a plasmarli.

Il concorso IAKS non vuole solo impianti sportivi funzionali. Cerca idee per impianti sportivi che siano anche aree ricreative, spazi per l’apprendimento, luoghi di incontro e aree per l’esercizio fisico. Il compito reale, la giuria di esperti e l’ampia visibilità rendono il concorso una valida opportunità per chiunque voglia avvicinarsi alla costruzione degli impianti sportivi del futuro.

Ulteriori informazioni sull’iscrizione e sul bando di concorso completo sono disponibili sul sito web di IAKS Germania.