Progettazione parametrica e algoritmi: Quando architettura e matematica si incontrano

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Ottimizzando matematicamente le strutture, la progettazione parametrica riduce il consumo di materiale e aumenta l'efficienza. Maciej Drążkiewicz | Unsplash

La progettazione parametrica è un approccio innovativo che utilizza la matematica e gli algoritmi per progettare e ottimizzare le strutture architettoniche. Definendo parametri quali dimensioni, proprietà dei materiali e carichi, architetti e ingegneri possono creare strutture complesse che si adattano automaticamente ai cambiamenti e rispondono a requisiti specifici. Questo metodo apre una nuova dimensione della progettazione e permette di progettare edifici creativi, funzionali ed efficienti. Nell’architettura moderna, la progettazione parametrica si è evoluta da metodo di nicchia a strumento prezioso che aumenta la creatività e la flessibilità.

Curiosità: alcuni degli edifici più famosi al mondo, come il Museo Guggenheim di Bilbao e lo Stadio Nazionale di Pechino, sono stati sviluppati utilizzando la progettazione parametrica e la pianificazione algoritmica.

La progettazione parametrica si basa su una serie di parametri e algoritmi incorporati nel software di progettazione. Regolando questi parametri, il progetto viene aggiornato automaticamente, consentendo di variare e ottimizzare le strutture e le forme quasi all’infinito.

Parametri e variabili

I parametri sono i valori di base che determinano la forma e le proprietà di un progetto. Comprendono dimensioni, angoli, materiali, modelli e altre proprietà fisiche. La modifica di un parametro influisce sull’intera struttura, rendendo il progetto adattabile e flessibile.

Algoritmi e matematica

Gli algoritmi svolgono un ruolo centrale nella progettazione parametrica. Determinano il modo in cui i parametri interagiscono tra loro e influenzano la forma risultante. Attraverso calcoli e formule matematiche, gli algoritmi possono creare strutture complesse e forme organiche che sarebbe difficile realizzare manualmente.

Scripting e programmazione

Molti architetti utilizzano linguaggi di scripting come Python o strumenti di scripting all’interno di piattaforme software per creare i propri algoritmi e progetti. Ciò consente un controllo ancora più preciso e crea infinite possibilità per strutture personalizzate e molto complesse.

Esempio pratico: durante la progettazione di un centro commerciale ad Abu Dhabi, sono stati utilizzati algoritmi parametrici per progettare una facciata ombreggiante. La facciata reagisce alla radiazione solare e riduce al minimo il consumo di energia per il sistema di condizionamento.

La progettazione parametrica richiede software e strumenti specializzati in grado di elaborare algoritmi e dati complessi.

Rhino e Grasshopper

Rhino e il plug-in Grasshopper sono strumenti ampiamente utilizzati nella progettazione parametrica. Grasshopper è un linguaggio di programmazione visuale che consente agli architetti di creare e modificare modelli parametrici senza conoscenze approfondite di programmazione.

Software CAD e BIM

Molti moderni programmi CAD e BIM (come Autodesk Revit) dispongono di funzioni integrate per la progettazione parametrica. Queste soluzioni software offrono un elevato grado di flessibilità nella creazione e gestione di modelli complessi e facilitano la collaborazione in team multidisciplinari.

Dynamo per Revit

Dynamo è un’estensione per Revit che fornisce un ambiente di scripting visivo. Gli architetti possono utilizzarla per creare script parametrici e regolare dinamicamente la geometria all’interno del modello Revit.

Strumenti di progettazione generativa

Gli strumenti di progettazione generativa, come Autodesk Generative Design e SolidWorks, utilizzano algoritmi per generare diverse opzioni di progettazione che corrispondono ai parametri specificati. Questi strumenti consentono agli architetti di trovare soluzioni creative e innovative che spesso non rientrano negli approcci progettuali tradizionali.

Esempio pratico: Zaha Hadid Architects utilizza Rhino e Grasshopper per progettare le facciate degli edifici e i componenti strutturali. Questi strumenti consentono di realizzare forme organiche e strutture molto complesse che sarebbero quasi impossibili da realizzare con i metodi di progettazione tradizionali.

La progettazione parametrica offre all’architettura una moltitudine di vantaggi che aumentano l’efficienza e ampliano la flessibilità e la creatività.

Progettazione efficiente e flessibile

Grazie all’uso di algoritmi e parametri, il progetto può essere adattato in modo flessibile e rispondere rapidamente ai cambiamenti. Ciò consente di risparmiare tempo e risorse, poiché le modifiche alla progettazione vengono applicate automaticamente all’intero modello.

Ottimizzazione e adattabilità

I modelli parametrici consentono di ottimizzare forme e strutture che possono essere adattate a requisiti specifici, ad esempio in termini di risparmio di materiale, condizioni ambientali o integrità strutturale.

Libertà creativa e forme innovative

La progettazione parametrica apre nuove possibilità per forme innovative e complesse che sarebbero difficili da realizzare con i metodi di progettazione tradizionali. Permette di progettare strutture organiche e dinamiche che si integrano con l’ambiente circostante e sono funzionali.

Sostenibilità ed efficienza energetica

La progettazione parametrica può contribuire a ottimizzare l’efficienza energetica tenendo conto delle condizioni ambientali naturali e offrendo soluzioni per ridurre il consumo energetico. Ad esempio, le facciate possono essere progettate per ottimizzare la ventilazione e il guadagno solare.

Opinione degli esperti: secondo uno studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT), la progettazione parametrica può ridurre i tempi di pianificazione fino al 30%, ottimizzando al contempo il consumo di materiali, con il risultato di progetti edilizi più sostenibili ed economici.

La progettazione parametrica è utilizzata in molti settori dell’architettura, dalla progettazione di facciate e pianificazione strutturale alla progettazione di interni.

Progettazione di facciate

Gli algoritmi parametrici sono spesso utilizzati per la progettazione delle facciate. Adattandosi alla luce e alle condizioni ambientali, la facciata può essere progettata dinamicamente per ottimizzare il consumo energetico e migliorare il clima interno.

Progettazione strutturale e ottimizzazione strutturale

Nella progettazione strutturale, la progettazione parametrica viene utilizzata per ottimizzare le strutture e i materiali. Gli algoritmi calcolano i carichi e aiutano ad adattare la struttura in modo che sia stabile e allo stesso tempo conservi le risorse.

Progettazione di ambienti e architettura d’interni

La progettazione parametrica consente di adattare gli ambienti alle esigenze individuali. Mobili, pareti divisorie e sistemi di illuminazione possono essere progettati in modo parametrico per massimizzare l’uso dello spazio e migliorare il comfort degli utenti.

Edificio sostenibile

I modelli parametrici possono essere adattati alle condizioni climatiche per rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico. Le facciate possono essere programmate per riflettere la luce solare o isolare il calore, riducendo così il consumo energetico.

Esempio pratico: In un progetto edilizio a Doha, la progettazione parametrica è stata utilizzata per creare una facciata ombreggiante che riduce la luce solare nei caldi mesi estivi, consentendo al contempo la ventilazione naturale.

Nonostante i numerosi vantaggi, ci sono anche delle sfide da considerare quando si utilizza la progettazione parametrica.

Complessità e curva di apprendimento

La progettazione parametrica richiede conoscenze specialistiche nel campo della matematica e della programmazione, il che comporta un’elevata curva di apprendimento. Architetti e ingegneri devono familiarizzare con algoritmi e scripting, il che rende più difficile l’introduzione del metodo.

Costi e tempi necessari

Lo sviluppo e l’implementazione di modelli parametrici possono richiedere tempo e denaro. L’acquisto di software, la formazione e la creazione di algoritmi complessi richiedono investimenti che non tutti gli studi di architettura possono permettersi.

Limitazioni tecniche

Sebbene la progettazione parametrica sia potente, esistono limitazioni tecniche nella potenza di calcolo e nell’elaborazione dei dati, soprattutto quando si lavora su progetti grandi e complessi. Può anche essere difficile da implementare in cantiere, poiché alcuni progetti parametrici richiedono materiali e tecniche speciali.

Opinione degli esperti: secondo un sondaggio dell’American Institute of Architects (AIA), il 55% degli studi di architettura intervistati considera gli elevati costi di implementazione e la complessità tecnica come i maggiori ostacoli all’utilizzo della progettazione parametrica.

Lo sviluppo della progettazione parametrica progredisce costantemente e le nuove tecnologie aprono interessanti possibilità per il futuro.

  1. Intelligenza artificiale (AI): l’AI è sempre più integrata nella progettazione parametrica e potrebbe automatizzare e ottimizzare ulteriormente il processo di progettazione. Gli algoritmi di IA potrebbero fornire suggerimenti per la progettazione in base a requisiti specifici.
  2. Apprendimento automatico: l’apprendimento automatico consente agli algoritmi di riconoscere modelli e tendenze e di ricavare soluzioni di progettazione ottimali. L’apprendimento automatico potrebbe rendere la progettazione parametrica più efficiente e adattabile.
  3. Progettazione generativa: la progettazione generativa è un ulteriore sviluppo della progettazione parametrica in cui gli algoritmi generano migliaia di opzioni di progettazione e selezionano la soluzione migliore. Questo potrebbe rivoluzionare la progettazione e l’ottimizzazione degli edifici.
  4. Realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR): VR e AR consentono agli architetti di visualizzare e testare virtualmente i modelli parametrici. Queste tecnologie potrebbero rendere il processo di progettazione più interattivo e accessibile.

Prospettive future: In un progetto pilota in Cina, la progettazione generativa basata sull’IA viene utilizzata per progettare un complesso residenziale sostenibile. L’intelligenza artificiale sviluppa diverse opzioni di progettazione in base ai dati ambientali e alle esigenze di utilizzo e offre soluzioni ottimizzate per l’efficienza energetica e il design degli interni.

La progettazione parametrica ha il potenziale per cambiare radicalmente l’architettura e rendere il processo di progettazione più efficiente e creativo. Utilizzando algoritmi e parametri, gli architetti possono progettare strutture innovative e adattabili che rispondono a requisiti specifici. Nonostante le sfide, in particolare la complessità e gli elevati costi di implementazione, la progettazione parametrica offre un’ampia gamma di possibilità per ottimizzare e progettare edifici sostenibili e moderni. Il futuro della progettazione parametrica sarà caratterizzato da IA, apprendimento automatico e tecnologie generative e svilupperà ulteriormente l’architettura verso l’efficienza, la flessibilità e la creatività.

Pensiero finale: la progettazione parametrica combina l’arte dell’architettura con le possibilità della matematica e della tecnologia. Gli architetti che utilizzano questo metodo creano edifici non solo esteticamente gradevoli, ma anche funzionali e sostenibili – un’architettura che si adatta alle esigenze del futuro.

Per saperne di più: Scoprite il Bellustar Tokyo – Un hotel di Norm Architects.

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Premio Europa Nostra 2016

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Formazione e sensibilizzazione" ha vinto

La Commissione europea ed Europa Nostra hanno annunciato all’inizio di aprile i 28 vincitori del Premio Europa Nostra 2016. Il premio sarà consegnato il 24 maggio 2016 a Madrid presso lo storico Teatro de la Zarzuela.

Il Premio Europa Nostra è il più alto riconoscimento per il patrimonio culturale e premia i risultati ottenuti nei settori della conservazione del patrimonio, della ricerca, del volontariato, dell’istruzione, della formazione e della sensibilizzazione. In quest’ultima categoria è stato premiato il progetto „Preservare e comunicare il patrimonio culturale della danza“ a Berlino. Si tratta di un progetto insolito, avviato dall’organizzazione culturale no-profit Diehl + Ritter: Il sito web tanzfonds.de documenta progetti di danza e li conserva per i posteri dal 2011. La giuria ha spiegato così la sua decisione: „Questo progetto si è posto obiettivi straordinari e il suo impegno per la conservazione e la comunicazione della danza del XX secolo è estremamente apprezzabile. L’iniziativa sottolinea la necessità che questa forma di patrimonio culturale meriti attenzione e protezione“. Quale ruolo avranno i conservatori in futuro?

Resilienza termica nello sviluppo urbano – dal flusso di aria fredda alla facciata

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Una fila di edifici urbani di fronte a nuvole drammatiche - Foto di Wolfgang Weiser

Ondate di calore, notti tropicali, piazze riscaldate: le città dell’Europa centrale gemono sotto il caldo crescente. Chiunque progetti le città oggi deve affrontare una delle più grandi sfide del XXI secolo: la resilienza termica. Ma come si può progettare lo spazio urbano in modo che non solo sopravviva allo shock termico, ma si raffreddi attivamente? La risposta va dal flusso di aria fredda alle facciate progettate in modo intelligente. Benvenuti nella nuova era della città clima-attiva!

  • Definizione e significato della resilienza termica nello sviluppo urbano
  • Analisi dei fenomeni di calore urbano e dei processi microclimatici
  • Il ruolo dei flussi di aria fredda, dei corridoi di aria fresca e delle strutture verdi
  • La progettazione delle facciate come chiave per il raffrescamento dei centri urbani
  • Scelta di materiali, superfici, ombreggiature e loro effetto climatico
  • Esempi e strategie da Germania, Austria e Svizzera
  • Integrazione della resilienza termica nella pianificazione urbana e nei concorsi
  • Strumenti digitali e monitoraggio in tempo reale per una progettazione climatica sostenibile
  • Possibilità e limiti nell’area di conflitto tra protezione del clima, cultura edilizia ed efficienza economica
  • Prospettive: Il percorso verso la città vivibile e adattata al calore del futuro

Resilienza termica: perché le città devono finalmente prendere sul serio la crisi del calore

La resilienza termica è da tempo più di una parola di moda nella cassetta degli attrezzi della sostenibilità. È diventata una questione di sopravvivenza per le città dell’Europa centrale. L’estate del 2023, che ha visto ancora una volta temperature record, ha evidenziato ancora una volta il fatto che le città reagiscono al calore come serbatoi e trappole di calore. Le superfici densamente sigillate, gli stretti canyon stradali e la mancanza di vegetazione portano a isole di calore urbane in cui le temperature possono aumentare fino a dieci gradi Celsius rispetto all’area circostante. Le conseguenze non sono solo evidenti, ma anche misurabili: aumento dei ricoveri ospedalieri, tassi di mortalità più elevati durante le ondate di calore, un drammatico declino della qualità della vita e un’immensa pressione sulle infrastrutture.

La città di oggi è un sistema termodinamico complesso. Assorbe energia, la immagazzina nell’asfalto, nel cemento e nei mattoni e la rilascia di nuovo solo con un certo ritardo durante la notte. Questa dinamica porta alle cosiddette notti tropicali, in cui la temperatura non scende più sotto i 20 gradi. Soprattutto nei quartieri densamente popolati, ciò colpisce in modo particolare i gruppi di popolazione più vulnerabili – anziani, bambini, malati cronici -. Le previsioni sono chiare: il numero di giorni caldi continuerà ad aumentare e lo stress da caldo aumenterà. Le città devono rafforzare la loro resilienza se vogliono rimanere vivibili in futuro.

Ma cosa significa effettivamente resilienza termica nel contesto dello sviluppo urbano? Si tratta della capacità di un sistema urbano di reagire in modo flessibile, robusto e adattabile ai fattori di stress termico, come le ondate di calore o i lunghi periodi di siccità. Questa capacità comprende strategie per ridurre al minimo il calore, promuovere processi di raffreddamento e garantire il benessere urbano. La resilienza termica non è quindi un obiettivo statico, ma un processo di adattamento dinamico che permea tutte le scale dello sviluppo urbano, dalla struttura urbana generale al dettaglio della singola facciata.

Va da sé che questa sfida non può essere risolta solo in termini di tecnologia o design. La resilienza termica richiede un approccio interdisciplinare: climatologi urbani, architetti del paesaggio, fisici degli edifici, urbanisti, architetti e scienziati sociali devono lavorare insieme per trovare soluzioni. Solo così è possibile creare una rete coerente e robusta di misure che riducano lo stress termico e allo stesso tempo migliorino la qualità della vita. La domanda cruciale non è più: „Quanta protezione termica possiamo permetterci?“, ma piuttosto: „Quanto calore può sopportare la nostra città?“.

Una cosa è chiara: la resilienza termica non è un lusso, ma una necessità. Influisce sull’attrattività di un luogo, sulla giustizia sociale e sulla sostenibilità futura delle nostre città. I progettisti che oggi ignorano i segni del tempo stanno costruendo le trappole termiche di domani. È ora di uscire dalla zona di comfort e di intendere lo sviluppo urbano come un compito di progettazione attivo dal punto di vista climatico.

Flussi d’aria fredda, corridoi d’aria fresca e strutture verdi: gli eroi invisibili del raffreddamento urbano

Il clima urbano non è solo una questione meteorologica. È il risultato di un’interazione finemente bilanciata tra densità edilizia, topografia, vegetazione e materiali di superficie. Al centro della discussione sulla resilienza termica ci sono spesso i cosiddetti flussi d’aria fredda e i corridoi d’aria fresca, meccanismi invisibili ma estremamente efficaci che modellano in modo significativo il microclima urbano. Ma come funzionano effettivamente queste correnti d’aria e come possono essere utilizzate in modo specifico nello sviluppo urbano?

Le correnti d’aria fredda si verificano principalmente di notte, quando le aree non sviluppate e ricche di vegetazione all’esterno o all’interno della città – come parchi, giardini o terreni agricoli – si raffreddano più velocemente rispetto alla città densamente edificata. Quest’aria più fredda „scorre“ come un flusso invisibile verso le aree urbane più calde, fornendo aria fresca e raffreddamento. Il fattore decisivo per l’efficacia di questi flussi è la continuità della struttura urbana. Se i flussi di aria fredda sono bloccati da edifici chiusi, muri o alte siepi, il loro effetto di raffreddamento viene annullato. La conseguenza è che il calore si accumula e la temperatura non si uniforma.

I corridoi per l’aria fresca e i corridoi di ventilazione sono quindi elementi chiave di una pianificazione urbana attiva dal punto di vista climatico. Idealmente, essi sono già inseriti nei piani regolatori e vengono presi in considerazione in ogni nuovo sviluppo di un quartiere. Purtroppo, però, in Germania, Austria e Svizzera c’è spesso un divario tra teoria e pratica. La pressione sui terreni, l’avidità di densificazione e la competizione con altre esigenze di utilizzo portano ripetutamente a sacrificare o a limitare in modo massiccio i corridoi d’aria fresca. Solo quando lo stress da caldo si fa sentire, inizia il grande ripensamento, ma di solito è troppo tardi.

Le strutture verdi – dalle foreste urbane e dagli alberi stradali ai tetti e alle facciate verdi – sono gli alleati naturali delle correnti d’aria fredda. Non solo raffreddano attraverso l’ombreggiamento e l’evaporazione, ma favoriscono anche la circolazione dell’aria e ne migliorano la qualità. Una pianificazione urbana intelligente collega le isole verdi per formare assi di infrastrutture verdi che agiscono come „polmoni verdi“ e stabilizzano il clima urbano a lungo termine. Città all’avanguardia come Vienna, Zurigo e Friburgo dimostrano come questo possa funzionare: In queste città, i corridoi verdi sono sviluppati specificamente come condotti per l’aria fredda e i piani di sviluppo contengono specifiche vincolanti per la ventilazione minima e le aree verdi.

Gli strumenti digitali aprono nuove possibilità. Le simulazioni CFD (fluidodinamica computazionale) e i modelli climatici urbani possono essere utilizzati per visualizzare e ottimizzare i flussi d’aria, gli effetti di ombreggiamento e le curve di temperatura già durante il processo di pianificazione. Il futuro è nella progettazione guidata dai dati: chi comprende e controlla gli eroi invisibili del clima urbano crea le basi per la resilienza termica e per città in cui si può respirare tranquillamente anche in piena estate.

Facciate sotto stress termico: dal materiale al microclima

Mentre le grandi linee del raffrescamento urbano sono spesso negoziate nei piani regolatori e nell’uso del territorio, la vera resilienza termica è spesso decisa in superficie – o più precisamente: sulla facciata. L’involucro dell’edificio è il „volto“ della città e allo stesso tempo una delle leve più importanti per il microclima urbano. Assorbe, riflette, immagazzina e conduce il calore. Il modo in cui una facciata è progettata, costruita e realizzata ha un’influenza diretta sul carico termico nello spazio stradale e all’interno dell’edificio.

La scelta del materiale è un aspetto fondamentale. Le superfici chiare e riflettenti, come l’intonaco in tonalità chiare, le piastrelle in ceramica o gli speciali rivestimenti Cool Roof, possono riflettere efficacemente la radiazione solare e ridurre significativamente il riscaldamento dell’involucro dell’edificio. Al contrario, i materiali di facciata scuri e solidi, come i mattoni di clinker, il cemento o gli strati bituminosi, immagazzinano enormi quantità di calore e lo rilasciano lentamente solo di notte. Di conseguenza, le famigerate notti tropicali diventano la norma e lo stress da calore urbano aumenta.

Ma il materiale da solo non basta a rendere una facciata attiva dal punto di vista climatico. I sistemi di ombreggiatura, dalle sporgenze fisse alle pergole verdi, fino alle lamelle a controllo intelligente, assicurano che l’energia solare non raggiunga le superfici termicamente efficaci. Particolarmente efficaci sono i sistemi dinamici che si adattano alla posizione del sole e alle condizioni climatiche. A Vienna e a Basilea si stanno già testando moduli di facciata innovativi che reagiscono al calore, alle radiazioni e all’umidità, garantendo così un clima interno ed esterno ottimale.

Un altro elemento chiave è il verde. Il verde di facciata agisce come un sistema di climatizzazione naturale: fa ombra, fa evaporare l’acqua, trattiene la polvere e la CO₂ e crea habitat per uccelli e insetti. La sfida sta nell’integrazione: le facciate verdi richiedono sottostrutture portanti, sistemi di irrigazione e un concetto di piante ben studiato. Se riescono, sono un vero valore aggiunto per il microclima e la biodiversità della città.

Infine, ma non per questo meno importante, la geometria della facciata gioca un ruolo importante: profonde aperture, superfici a gradini, strutture sporgenti – tutto ciò influenza l’ombreggiamento, la circolazione dell’aria e la riflessione della radiazione solare. La facciata diventa così l’interfaccia tra l’edificio, la strada e il clima, e un’arena per concetti innovativi di progettazione e protezione del clima.

Cosa significa questo per la pratica della pianificazione? In futuro le facciate dovranno essere viste come elementi attivi per il clima. Sono più che semplici involucri: sono regolatori del clima, filtri di benessere e biglietti da visita di una città resiliente. Coloro che lavorano con creatività e competenza tecnica in questo settore stabiliranno gli standard per lo sviluppo urbano del futuro.

La pianificazione urbana nell’era delle ondate di calore: Dalla strategia allo strumento normativo

Integrare la resilienza termica nella pianificazione urbana è una prova di forza, ma necessaria. Numerosi comuni in Germania, Austria e Svizzera prevedono già requisiti vincolanti per l’inverdimento, l’ombreggiamento e la ventilazione nei piani di sviluppo e negli statuti di progettazione. La sfida principale consiste nel formulare queste specifiche in modo che siano efficaci, verificabili ed economicamente sostenibili nella pratica. Questo perché spesso c’è un profondo divario tra una strategia ambiziosa e la sua effettiva realizzazione.

Le procedure di gara e le relazioni urbanistiche sono leve fondamentali per considerare la resilienza termica fin dall’inizio. Sempre più concorsi richiedono analisi climatiche, simulazioni e cataloghi di misure come parte della progettazione. Le città particolarmente innovative si stanno spingendo oltre: integrano nella pianificazione dati in tempo reale provenienti da sensori e monitoraggi, per verificare e regolare l’efficacia delle misure. La città di Zurigo, ad esempio, utilizza piattaforme digitali per registrare costantemente l’andamento della temperatura, l’umidità del suolo e la qualità dell’aria, e alimenta con questi dati lo sviluppo urbano.

Ma la pianificazione urbana è sempre anche un processo di negoziazione. La competizione per lo spazio, la pressione sui costi e gli obiettivi politici contrastanti rendono difficile l’attuazione coerente di misure attive per il clima. Gli interessi economici, gli obiettivi di densificazione o i regolamenti edilizi obsoleti sono sempre in conflitto con le esigenze di riduzione del calore. Ciò richiede coraggio, perseveranza e volontà politica. La città del futuro non si pianifica in una torre d’avorio, ma in un dialogo tra amministrazione, politica, imprese e popolazione.

Un approccio promettente è quello di collegare la protezione del clima e l’adattamento al clima: chi disincrosta le superfici, amplia le strutture verdi e utilizza materiali attivi per il clima non solo beneficia della riduzione del calore, ma anche di un migliore bilancio della CO₂, di una maggiore biodiversità e di una migliore qualità della vita. Il trucco sta nel riconoscere tempestivamente queste sinergie e utilizzarle con saggezza. Città come Friburgo, Vienna e Basilea sono all’avanguardia: Lì, resilienza termica, sostenibilità e cultura edilizia non sono opposti, ma linee guida complementari per lo sviluppo urbano.

La conclusione finale è che la resilienza termica non è un’aggiunta, ma un requisito fondamentale per una pianificazione urbana sostenibile. Richiede obiettivi chiari, strumenti vincolanti e capacità di resistenza. Investire in questo settore salvaguarda la qualità della vita delle generazioni future e rende la città forte per le crisi termiche di domani.

Strumenti digitali, partecipazione e futuro della città resistente al calore

La digitalizzazione apre orizzonti completamente nuovi per la resilienza termica nello sviluppo urbano. La moderna modellazione del clima urbano, i dati in tempo reale e gli strumenti di partecipazione consentono non solo di comprendere i fenomeni di calore, ma anche di controllarli e comunicarli in modo mirato. I gemelli digitali urbani – immagini digitali della città alimentate continuamente con dati provenienti da sensori, stazioni meteorologiche e satelliti – sono sulla buona strada per diventare lo standard nella pianificazione urbana attiva dal punto di vista climatico.

Gli scenari possono essere simulati con questi strumenti: In che modo un nuovo sviluppo modifica la circolazione notturna dell’aria fredda? Come influiscono gli spazi verdi aggiuntivi sulla temperatura del quartiere? Quali sono i progetti di facciata che riducono più efficacemente il carico termico? Città come Vienna, Zurigo e Amburgo utilizzano questi modelli per conciliare pianificazione e gestione, valutare le misure e riconoscere tempestivamente i conflitti. Il vantaggio: le decisioni diventano comprensibili, i rischi vengono ridotti al minimo e aumenta l’accettazione da parte di investitori, politici e popolazione.

La partecipazione svolge un ruolo sempre più importante. Le complesse relazioni tra sviluppo urbano, clima e salute possono essere comunicate con chiarezza grazie a visualizzazioni e simulazioni digitali. I cittadini possono dare suggerimenti, commentare le misure o riferire le proprie percezioni del calore. In questo modo si crea una consapevolezza collettiva del clima che costituisce la base per un’ampia accettazione e un cambiamento sostenibile.

Naturalmente, le sfide rimangono. La qualità e la disponibilità dei dati climatici non sono ancora sufficienti ovunque, e molte autorità locali non hanno le competenze o le risorse necessarie per effettuare simulazioni complesse. Infine, ma non meno importante, c’è la questione di come i modelli digitali possano essere integrati nelle pratiche legali e di pianificazione senza diventare fini a se stessi o uno strumento di marketing. Ciò richiede la creazione di reti, la formazione continua e la cooperazione interdisciplinare.

Lo sguardo al futuro mostra: La città resistente al calore non è un sogno lontano, ma è realizzabile – con concetti intelligenti, strumenti digitali e una nuova cultura della pianificazione. Chi coglie le opportunità creerà città in cui la vita continuerà a pulsare anche in futuro, e in cui l’estate sarà una gioia anziché un pericolo.

Conclusione: la resilienza termica come fondamento della città del futuro

La resilienza termica è diventata la pietra di paragone di una pianificazione urbana di successo. Richiede un ripensamento radicale, soluzioni creative e il coraggio di abbandonare le vecchie abitudini. Dal flusso di aria fredda alle infrastrutture verdi e alle facciate climaticamente attive: ogni scala conta, ogni azione ha un impatto sulla qualità della vita urbana. Le sfide sono enormi, ma gli strumenti ci sono: dalla simulazione climatica al monitoraggio partecipativo. Ciò che conta ora è un’attuazione coerente in fase di pianificazione, costruzione e gestione. Le città che investono oggi si assicurano un vantaggio localizzativo domani – e creano spazi urbani che rimangono vivibili anche nell’era del caldo. In breve: la resilienza termica è il nuovo fondamento della città del futuro. Chi pensa, pianifica e progetta trasformerà la crisi termica nella nascita di una nuova urbanità attiva dal punto di vista climatico.

Quale ruolo dovrebbe e deve avere la Baukultur nella pianificazione e realizzazione di progetti infrastrutturali? Questa domanda sarà affrontata al prossimo Baukultur Workshop del 20 e 21 novembre 2017 a Francoforte sul Meno con il motto Infrastructure. Innovazione. Cultura dell’edilizia.

Un’infrastruttura di trasporto efficiente è la base per la mobilità, la produzione e la logistica. I grandi progetti infrastrutturali sono oggetto di un ampio dibattito socio-politico, soprattutto perché la loro progettazione e funzionalità hanno un impatto sulla qualità della vita nelle aree urbane e rurali. Strade, ponti e ferrovie continueranno a essere elementi chiave che caratterizzano e strutturano paesaggi e insediamenti. Possono dare impulso alle aree di espansione urbana e quindi contribuire a determinare la futura vitalità di una città. Soprattutto in vista degli imminenti cambiamenti nella mobilità, il tema è sempre più al centro dell’attenzione.

L’evento, organizzato dalla Bundesstiftung Baukultur in collaborazione con DB Netz AG, si svolgerà nell’ambito della nuova fiera della mobilità hypermotion (Centro Congressi Messe Frankfurt).

Le iscrizioni sono aperte su www.bundesstiftung-baukultur.de.

I workshop Baukultur sono l’evento centrale della Fondazione federale Baukultur. I loro risultati sono incorporati nel Rapporto Baukultur che, come relazione sullo stato di avanzamento, formula principalmente raccomandazioni di azione per i decisori politici.

Garten + Landschaft è media partner dei workshop Baukultur. Potete leggere su Garten + Landschaft 11/17 il precedente workshop Baukultur tenutosi a settembre a Bochum sul tema „Cultura della conversione“.

Una casa per l’arte contemporanea

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Quasi 50 anni fa, l’allora giovanissimo editore Gerhard Steidl ebbe l’idea di costruire un centro espositivo per l’arte contemporanea a Gottinga, la città in cui era nato. Ora la Kunsthaus Göttingen è in fase di realizzazione Gerhard Steidl crea libri d’arte ai massimi livelli. Il suo obiettivo – che si tratti di moda, arte o letteratura – è realizzare le idee di artisti e […]

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Arte della porcellana dalla terra del sorriso

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intorno al 1700

Le Collezioni Statali d’Arte di Dresda possiedono nove vasi di uccelli giapponesi, esportati in Asia intorno al 1700, che rappresentano delle curiosità esotiche. Il primo vaso di porcellana è stato ora ampiamente restaurato. Un progetto in cui è stato necessario conciliare approcci orientali e occidentali.

Il termine „vaso a gabbia d’uccello“ descrive in modo molto preciso un componente piuttosto curioso della collezione di porcellane delle Collezioni Statali d’Arte di Dresda. La collezione di Dresda possiede nove di questi vasi a forma di tromba, attorno al cui fusto è stata montata una gabbia per uccelli con elementi paesaggistici e uccelli in porcellana. Provengono tutti dal Giappone, dove furono realizzati intorno al 1700 per essere esportati in Europa, e hanno tutti urgente bisogno di essere restaurati. Parte della vernice originale urushi si è staccata. Poiché la conoscenza della produzione e della conservazione dei vasi è massima nel paese d’origine, la restauratrice di Dresda Magdalena Kozar si è recata a Tokyo per quattro mesi con uno dei nove vasi. Lì, insieme agli specialisti giapponesi del Tokyo National Research Institute for Cultural Properties TOBUNKEN, ha restaurato l’oggetto.

La varietà di materiali e le numerose parti rendono questi vasi speciali, ma il loro restauro è complicato. Il corpo del vaso è in porcellana dipinta sottosmalto, la struttura della gabbia è in metallo placcato oro, il collare di nuvole sovrastante è in cartapesta placcata oro, il paesaggio è in legno, gli uccelli sono in porcellana e diversi campi sono decorati con lacca urushi color oro. Mentre la porcellana, il metallo e il legno sono abbastanza resistenti, la lacca urushi aveva perso la sua adesione alla superficie della porcellana, causando il distacco e la caduta delle sovrapposizioni. „È stato quindi necessario trovare adesivi adatti per unire in modo permanente questi due materiali“, scrive Magdalena Kozar nel suo rapporto di ricerca sul sito web della Kunstsammlungen.

La compatibilità degli approcci orientali e occidentali

Ma non era questo il problema principale. Kozar: „La questione più importante emersa durante i lavori di restauro tra dicembre 2016 e marzo 2017 è stata la compatibilità degli approcci orientali e occidentali“. Mentre i restauratori occidentali privilegiano le misure reversibili, l’etica del restauro giapponese prevede di utilizzare preferibilmente il materiale che è stato impiegato nella produzione dell’oggetto in questione. Nel caso dei vasi a gabbia d’uccello, l’idea giapponese è stata realizzata e la lacca urushi è stata nuovamente utilizzata. La decisione di non aggiungere le applicazioni di urushi mancanti, anche se gli altri vasi di Dresda avrebbero fornito i modelli per le applicazioni distrutte, segue anche in questo caso l’idea giapponese che non si debbano fare aggiunte, ma solo conservare la sostanza conservata. Kozar descrive il lavoro pratico come molto noioso ed estremamente dispendioso in termini di tempo, poiché doveva essere effettuato attraverso le sbarre, che erano distanti solo due centimetri l’una dall’altra. Una gabbia di legno perfettamente adattata ha permesso ai restauratori di accedere senza ostacoli a tutte le superfici. Aste flessibili hanno aiutato a fissare le fragili lacche. Il vaso è ora esposto nell’attuale mostra permanente della collezione di porcellane. Gli altri otto vasi saranno restaurati nei prossimi anni e poi rimessi in mostra.

Ulteriori informazioni su: https://porzellansammlung.skd.museum/forschung/vogelbauervase/

Un caso molto particolare

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Qui vediamo un blocco di marmo di 400 tonnellate al suo primo volo. Ma non preoccupatevi, si è trattato di un’operazione preparata ad arte dal direttore della cava Hans Hauser e dai suoi colleghi di Lasa Marmo: il gigante bianco, che misura undici metri per cinque, è stato deliberatamente allentato con tagli profondi tre metri. Infine, destabilizzato con una sega a filo diamantato, la gravità lo ha rimosso dalla fascia di marmo del Massiccio Jenn, spessa 80 metri.

(Fonte: Lasa Marmo/Hans Hauser)

STEIN ha visitato il sito di estrazione del Marmo di Lasa, famoso in tutto il mondo, e ha molte cose sorprendenti da raccontare. Un’ampia galleria di immagini è disponibile qui – potete leggere la storia completa su STEIN 09/17 del 22 agosto 2017.

In concomitanza con Marmomac 2017, presentiamo le importanti regioni italiane della pietra naturale: Alto Adige, Verona e Carrara. Ulteriori informazioni sulla serie STEIN in tre parti „I classici d’Italia“ qui

L’Art Déco nell’arte: tra eleganza, modernità e messa in scena

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Il manifesto dell’Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes rappresenta, con forme geometriche, linee pulite ed eleganza decorativa, gli ideali estetici dell’Art Déco delle origini e segna l’affermazione internazionale di questo stile. Foto: Wikimedia Commons
Il manifesto dell’Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes illustra, con forme geometriche, linee pulite ed eleganza decorativa, gli ideali estetici dell’Art Déco delle origini e segna l’affermazione internazionale di questo stile. Foto: Wikimedia Commons

Lo stile Art Déco ha plasmato la cultura visiva del periodo tra le due guerre come nessun altro movimento del XX secolo. Tra lusso, entusiasmo per la tecnologia e bellezza stilizzata è nato un linguaggio visivo che ancora oggi influenza la moda, il design e la pittura. Soprattutto nell’avanguardia europea, la raffinatezza decorativa si è unita a una nuova concezione della modernità urbana.

Lo sviluppo dell’Art Déco ricade in un’epoca di profondi cambiamenti sociali. Dopo la fine della Prima guerra mondiale, artisti, designer e architetti cercavano un linguaggio formale in grado di esprimere al tempo stesso progresso ed eleganza. A differenza del rigoroso funzionalismo del Modernismo, il movimento puntava sull’effetto ornamentale, sui materiali di alta qualità e su un’estetizzazione controllata della vita quotidiana. Il suo successo internazionale avvenne in occasione dell’esposizione parigina «Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes» del 1925, il cui nome divenne in seguito sinonimo dell’intero stile.

L’Art Déco e il nuovo linguaggio visivo del Modernismo

Nella pittura si sviluppò un’estetica fortemente stilizzata, caratterizzata da contorni netti, composizioni geometriche e una rappresentazione quasi scultorea del corpo umano. Ciò risulta particolarmente evidente nell’opera di Tamara de Lempicka. I suoi ritratti raffigurano eleganti figure femminili in campiture di colori freddi e forme modellate con precisione. Il dipinto «Autoritratto (Tamara in una Bugatti verde)» del 1929 è considerato ancora oggi il simbolo dell’autopresentazione femminile del periodo tra le due guerre. Velocità, lusso e individualità si fondono qui in un’icona visiva della cultura metropolitana moderna. Anche nell’arte del manifesto si sviluppò una nuova forma di riduzione grafica. Artisti come A. M. Cassandre crearono grafiche pubblicitarie con prospettive monumentali, linee dinamiche e forme fortemente semplificate. Il suo famoso manifesto «Normandie», dedicato al transatlantico francese, esprime l’entusiasmo per la tecnologia e la mobilità internazionale. La composizione dell’immagine segue un principio di chiarezza controllata: le superfici appaiono monumentali, mentre i dettagli rimangono volutamente ridotti.
Nel campo delle arti decorative, il movimento coniugava l’artigianato tradizionale con la produzione industriale. I mobili di Émile-Jacques Ruhlmann testimoniano le pretese di lusso di quell’epoca. Legni esotici, intarsi in avorio e superfici lucidissime non dovevano solo svolgere una funzione, ma anche rendere visibile lo status sociale. È proprio questo connubio tra vita quotidiana e rappresentazione a spiegare l’enorme popolarità dell’Art Déco nei centri culturali dell’Europa e del Nord America.

Per saperne di più: anche nell’Art Nouveau le arti decorative e l’artigianato artistico hanno svolto un ruolo importante.

L’Art Déco nella moda, nel lusso e nell’autopromozione culturale

L’impatto culturale del movimento non si limitò ai musei o alle gallerie. L’industria della moda, in particolare, adottò fin da subito il nuovo linguaggio formale. Abiti dal taglio dritto, gioielli dalle forme geometriche ed eleganti accessori riflettevano il desiderio di modernità e rinnovamento sociale. Stilisti come Jeanne Lanvin o Erté svilupparono modelli che non idealizzavano più il corpo, ma lo stilizzavano. Parallelamente, nel cinema e nella fotografia si sviluppò un’estetica di messa in scena glamour. Le produzioni hollywoodiane degli anni ’30 adottarono le forme caratteristiche del movimento per interni opulenti, scalinate e scenografie. Film come «Metropolis» di Fritz Lang o le produzioni musicali degli studi americani mostrano chiaramente quanto fossero strettamente legate tra loro la progettazione decorativa e la visione tecnica del futuro. Architettura, illuminazione e costumi divennero elementi costitutivi di una drammaturgia visiva onnicomprensiva.
La ricezione di questo stile non fu affatto unanime. Mentre i critici conservatori consideravano il design lussuoso come superficiale, molti artisti vedevano nella qualità decorativa una consapevole contrapposizione al modernismo austero. Proprio l’eleganza controllata conferiva al movimento il suo fascino particolare. Lo stile offriva un’estetica del progresso senza rinunciare completamente all’ornamento o all’effetto emotivo

Influenze internazionali e eredità artistica

Il movimento non si sviluppò in modo isolato, ma assorbì numerose influenze culturali. Forme cubiste, ornamenti egizi e motivi extraeuropei confluirono nel suo linguaggio stilistico. Dopo la scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922, in Europa si diffuse una vera e propria egittomania. Motivi solari, simmetrie monumentali e rappresentazioni astratte di animali trovarono spazio nella gioielleria, nella grafica e nell’architettura d’interni. Anche la scultura di quel periodo mostra il connubio tra dinamismo e stilizzazione. Le opere di Demétre Chiparus raffigurano ballerine e personaggi teatrali in movimenti eleganti e ritmici. Il bronzo e l’avorio divennero i materiali preferiti, poiché incarnavano al tempo stesso lusso e precisione tecnica. Queste figure dimostrano in modo esemplare quanto fossero idealizzate le rappresentazioni del corpo nell’Art Déco.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il movimento perse inizialmente importanza, poiché i concetti funzionalisti dominavano sempre più. A partire dagli anni ’60, tuttavia, lo stile ha vissuto una riscoperta internazionale. Musei, collezionisti e designer hanno ricominciato ad apprezzare il connubio tra qualità decorativa e linguaggio formale moderno. Soprattutto nella moda, nel design grafico e nella cultura pop, la sua influenza rimane visibile ancora oggi. Il fascino duraturo dell’Art Déco si spiega soprattutto con la sua capacità di coniugare gli opposti. Lo stile univa razionalità e ornamento, modernità industriale ed esclusività artigianale, nonché ottimismo progressista e controllo estetico. È proprio in questo che risiede il suo significato storico-culturale: ha creato un universo visivo che ha reso tangibile il sogno dell’eleganza urbana, rimanendo al contempo un preciso riflesso del periodo tra le due guerre.

Alien – Suggerimento sulla cultura dell’ufficio domestico

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Suggerimento per la cultura dell'home office 1: Film/TV (Illustrazione: Juri Agostinelli)

Una pandemia globale non vi fa abbastanza paura? Allora provate Alien: questo classico della fantascienza è incentrato su un agente patogeno parassita che infetta l’equipaggio dell’astronave Nostromo. Particolarmente emozionante: la scenografia.


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Consigli per la cultura dell'ufficio in casa 1: Film/TV (Illustrazione: Juri Agostinelli)

Stanze sigillate, infezioni causate da agenti patogeni parassitari sconosciuti, paesaggi da incubo biomeccanici e un gatto a strisce rosse: i film di fantascienza non sono mai stati così paranoici, e comunque nessuno può sentirti urlare nello spazio. „Alien“ è un film grandioso e ineguagliabile, la cui unicità è sottolineata solo dalle numerose variazioni successive sul tema.

Se già „Prometheus“ di Ridley Scott aveva dimostrato un approccio ambivalente al design epico e tecno-erotico dell’orrore dell’inquietante H.R. Giger, probabilmente il più grande artista contemporaneo che la Svizzera abbia prodotto, „Alien: Covenant“ è stato il coronamento di una serie di film iniziata con grande successo con „Alien“.

Come „Blade Runner“, „Alien“ è un condensato stilistico. Il film fa riferimento al capolavoro a basso costo di Mario Bava „Il pianeta dei vampiri“ e alle storie sul mostro spaziale „Coeurl“ del vecchio maestro dell’epoca d’oro della fantascienza, A.E. Van Vogt. I disegni sono stati sviluppati dagli illustratori di punta della SF dell’epoca, Chris Foss, Moebius e Giger.

L’elemento paranoico deriva dal gioiello cinematografico di John Carpenter „Dark Star“, ed è stato il suo scenografo (e attore) Dan O’Bannon a portare questo aspetto da B-movie in „Alien“. O’Bannon e Giger si sono conosciuti mentre lavoravano al leggendario „Dune“ di Alejandro Jodorowski, uno dei progetti più folli e purtroppo incompiuti della storia del cinema.

Il gatto sopravvive

La scenografia di „Alien“ comprende essenzialmente gli interni delle astronavi: la Nostromo, la nave aliena e due tender della Nostromo. Questi set autosufficienti e spazialmente limitati avevano una dimensione economica, in quanto le loro dimensioni dipendevano dall’esborso finanziario; i film di Hollywood sono notoriamente imprese commerciali.

Tuttavia, se esiste una dialettica socio-spaziale del terrore nel cinema, è in „Alien“: il set è un mondo chiuso all’interno del quale mostri spaziali ed esseri umani (oltre a un formidabile Ian Holm nel ruolo di un androide) si inseguono e si scontrano catastroficamente. Lo spazio „economicamente paranoico“ creato dall’interno dell’astronave Nostromo ha avuto una grande influenza, non da ultimo sulle interpretazioni degli attori; un fattore che si riflette anche nell’alta qualità della recitazione.

Volete sapere di cosa parla il film? Beh, è facile dirlo. L’equipaggio di un’astronave si imbatte in un segnale di soccorso, trova il trasmettitore e allo stesso tempo un organismo alieno che sta infettando un membro dell’equipaggio. Vengono rapidamente esposti a un parassita spaziale che si rivela letteralmente un predatore. Chi sopravviverà? Il gatto Jonesy, naturalmente. (Il resto, come si suol dire, è storia. Accendete il lettore DVD o il servizio di streaming, preparate la birra, le patatine e la coperta e godetevi l’intrattenimento spettrale!

Cliccate qui per l’ultimo consiglio sulla cultura dell’home office: l’arte online.

Architettura in Bassa Austria dal 2010 al 2020

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Il quarto volume della serie „Architecture in Lower Austria“, pubblicato dall’associazione ORTE Architekturnetzwerk Niederösterreich, documenta i progetti edilizi dell’ultimo decennio, dal 2010 al 2020, in questo Stato federale e mostra la vivacità dell’architettura contemporanea della regione: dalle Prealpi al Waldviertel, lungo il Danubio e nel bacino di Vienna.

La Bassa Austria è il più grande Stato federale austriaco in termini di superficie e il secondo in termini di popolazione. Lo sviluppo architettonico di questa regione dal 2010 è ora documentato nel quarto volume della serie „Architecture in Lower Austria“ (pubblicata da ORTE Architekturnetzwerk Niederösterreich). I critici di architettura Eva Guttmann, Gabriele Kaiser e Franziska Leeb hanno selezionato cento progetti. Questi mostrano la diversità e la qualità della cultura edilizia in sette categorie su 320 pagine di testo, immagini e progetti: Abitazioni, Istruzione, Cultura / Edifici sacri, Tempo libero / Turismo, Commercio, Sanità ed Edifici pubblici.

È evidente: Se in passato l’architettura contemporanea era quasi invisibile nella Bassa Austria, ora vi è emerso un paesaggio architettonico molto vivace. Le esperte di architettura Gabriele Kaiser e Franzika Leeb valutano questo sviluppo architettonico, avvenuto a partire dal primo volume (1986-1997), in un dettagliato saggio introduttivo: il risveglio architettonico di allora è continuato e ha prodotto risultati notevoli, in particolare nel settore dell’istruzione e della cultura e negli edifici delle infrastrutture pubbliche. I giornalisti di architettura descrivono gli sconvolgimenti della cultura edilizia come „rapidi cambiamenti“ e „cauti ripensamenti“.

Uno dei progetti selezionati riguarda la costruzione in strutture esistenti, con interventi spettacolari di Jabornegg & Pálffy (Abbazia di Altenburg) o Bevk Perović (casematte premiate a Wiener Neustadt, Cover!), fino a progetti più piccoli in cui sono stati ristrutturati e ampliati immobili storici (Caritas di Unternalb, studio design.build, Peter Fattinger). È presente anche l’azienda vinicola Bründlmayer nel tradizionale villaggio vinicolo di Langenlois, in Kamptal. Qui Christian Prasser (cp architektur) ha ampliato con sensibilità l’edificio esistente, integrandolo armoniosamente nel paesaggio e nell’ambiente circostante. L’edificio si ispira alla tipologia delle classiche case da stampa. Si tratta di un edificio lungo e stretto a un piano, intonacato di bianco e con un tetto a sella in tegole di argilla rossa. Il lato sud è caratterizzato da una parete vegetale di spade di quercia verticali che fungono da traliccio, tra le quali cresce del verde come cuscinetto climatico. L’aspetto ricorda la forma dei tini di champagne.

Nel 2015 Dietmar Feichtinger Architectes ha vinto il concorso per il nuovo centro scolastico della città industriale di Gloggnitz (80 km a sud-ovest di Vienna). L’obiettivo era quello di rivitalizzare il centro della piccola comunità. Dietmar Feichtinger Architectes ha progettato un edificio sopraelevato che poggia su uno zoccolo completamente vetrato. L’ampia tettoia al piano superiore trasforma l’area d’ingresso in un piazzale protetto dalle intemperie.

Il filmato sul libro può essere visto qui.

Il primo volume della serie „Architettura in Bassa Austria“ è stato ideato dal famoso critico di architettura, urbanista e membro del consiglio di amministrazione dell’ORTE Walter Zschokke, scomparso nel 2009. In esso ha documentato la trasformazione di St. Pölten in capoluogo di provincia e il risveglio architettonico della Bassa Austria in generale (1986-1997). Il secondo volume della serie ha esaminato il periodo dal 1997 al 2007 e il team di autori Eva Guttmann, Gabriele Kaiser e Franziska Leeb ha continuato la serie con il terzo volume. Il quarto volume ritrae l’architettura contemporanea in Bassa Austria dal 2002 al 2010.

Qui vi mostriamo una casa unifamiliare tra le vigne ai margini meridionali della regione termale della Bassa Austria, realizzata come progetto d’esordio dal giovane architetto austriaco Oliver Steinbauer.

Cestino Smart City

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Cestino della città di Vestre

Cestino della città di Vestre

Per troppo tempo i cestini dei rifiuti sono stati svuotati quando non erano pieni nemmeno a metà, con un inutile spreco di risorse. Ora Norrsidans e Vestre hanno fatto qualcosa. Nel maggio 2020 hanno lanciato un sistema accuratamente testato e di facile utilizzo, che può essere installato in anticipo o montato in un secondo momento sui cestini urbani di Vestre.

L’idea iniziale di Vestre era che, ottimizzando lo svuotamento dei cestini e la rimozione dei rifiuti, si sarebbe potuto risparmiare molto tempo e denaro. Insieme all’azienda svedese Norrsidans, si sono messi alla ricerca di una soluzione.

Nel maggio 2020 è arrivato il momento di lanciare un sistema di sensori che indica se un cestino deve essere svuotato o meno. Tutti i cestini dei rifiuti sono dotati di sensori collegati a un’app dal nome appropriato Green City. L’app calcola il percorso ottimale per il trasporto dei rifiuti e lo visualizza su una mappa. In questo modo si evita di svuotare i cassonetti appena pieni, si fa risparmiare tempo e denaro alle autorità locali e si contribuisce a ridurre l’impatto ambientale grazie a percorsi più efficaci. I sensori riconoscono anche se un bidone è davvero pieno o se è solo bloccato da un cartone della pizza troppo grande.

Il sistema è stato sperimentato per due anni con 30 cestini City nel comune di Södertälje, nella provincia di Stoccolma, in Svezia. I risultati positivi ottenuti hanno portato alla decisione di espandere il sistema Green City con 160 cestini e di aumentarne ulteriormente il numero in futuro. L’app Green City si collega facilmente a qualsiasi cruscotto o può essere utilizzata come sistema sovraordinato.

Il sistema è ottimizzato per i cestini City di Vestre e può essere adattato ai cestini esistenti o nuovi prima della consegna.