Resistenza al calore delle attrezzature da gioco – sicurezza nelle estati calde

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La vita vibrante della città: Persone che si rinfrescano nella fontana in una giornata calda. Foto di Martin Krchnacek

Le ondate di calore non sono più un’eccezione, ma la nuova normalità nelle città di lingua tedesca. Ma mentre gli adulti cercano l’ombra, i parchi giochi dei bambini sono spesso esposti senza pietà al sole. Quanto devono essere resistenti al calore le attrezzature da gioco per evitare che diventino un pericolo? E che dire della scelta dei materiali, degli standard di sicurezza e delle soluzioni innovative nell’era dei cambiamenti climatici? Questo articolo fornisce risposte ai professionisti che si assumono la responsabilità e mostra come una pianificazione intelligente possa garantire ai bambini un divertimento sicuro anche in piena estate.

  • Analisi del crescente calore estivo e dei suoi effetti sui parchi giochi urbani
  • Requisiti tecnici e legali per la resistenza al calore delle moderne attrezzature per parchi giochi
  • Scienza dei materiali: legno, metallo, plastica – vantaggi e svantaggi a temperature estreme
  • Approcci innovativi di pianificazione e progettazione per parchi giochi resistenti al calore
  • Norme e linee guida: Quali standard si applicano in Germania, Austria e Svizzera?
  • Esempi pratici tratti dalla prassi degli enti locali e da progetti di ricerca in corso
  • Aspetti di sicurezza: Rischio di ustioni, radiazioni UV e misure preventive
  • Coinvolgimento di progettisti, amministrazione e produttori per un margine di manovra sostenibile
  • Sfide e opportunità per uno sviluppo urbano sostenibile e resiliente
  • Conclusione: perché la resistenza al calore è una competenza chiave per i professionisti dell’urbanistica

Tempi caldi, attrezzature calde: Perché la protezione dal calore nei parchi giochi sta diventando obbligatoria

Le estati degli ultimi anni hanno dimostrato chiaramente ciò che i modelli climatici prevedono da decenni: I periodi di caldo estremo stanno diventando la nuova realtà in Europa centrale. Città come Berlino, Vienna e Zurigo registrano un numero significativamente maggiore di giornate calde con temperature massime superiori a 35 gradi Celsius. Per i bambini che frequentano i parchi giochi, questo non significa solo il rischio di scottature, ma anche un pericolo spesso sottovalutato derivante dalle attrezzature da gioco riscaldate. Mentre gli adulti si proteggono intuitivamente dalle superfici metalliche calde, il comportamento di gioco dei bambini è caratterizzato dalla curiosità e dalla voglia di muoversi: non sono quindi rare le ustioni dolorose su strutture per arrampicarsi, scivoli o altalene.

La consapevolezza di questo rischio da parte dell’opinione pubblica è solitamente in ritardo rispetto agli sviluppi climatici. Mentre la protezione dal calore viene affrontata sempre più spesso nella tecnologia degli edifici e nello sviluppo urbano, i parchi giochi spesso non sono protetti. Situazioni particolarmente critiche si verificano nelle aree libere senza ombra naturale o strutturale. Qui, in particolare, le superfici metalliche e plastiche possono riscaldarsi fino a raggiungere temperature di 60 gradi Celsius o più, sufficienti a causare ustioni di secondo grado in una frazione di secondo se entrano in contatto diretto con la pelle. Questi rischi riguardano soprattutto i bambini piccoli, la cui pelle è più sensibile e la cui capacità di reazione è minore.

Tuttavia, la responsabilità di creare aree di gioco sicure non ricade solo sui genitori. I progettisti, gli architetti del paesaggio e le autorità locali devono raccogliere la sfida di creare aree di gioco che siano al tempo stesso resistenti al calore e attraenti. Non si tratta di un compito puramente tecnico, ma di un campo interdisciplinare che combina aspetti strutturali, educativi e sanitari. La resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi sta quindi diventando una questione chiave nello sviluppo urbano sostenibile e una pietra di paragone per la futura redditività degli spazi aperti urbani.

Allo stesso tempo, cresce la pressione sociale: i politici e le amministrazioni locali si trovano sempre più spesso di fronte a denunce e segnalazioni di danni. Anche il settore assicurativo segue con attenzione la questione, poiché il numero di incidenti legati al calore nei parchi giochi è in aumento. Per i professionisti della progettazione, una cosa è chiara: la protezione termica proattiva è una caratteristica di qualità e non più un optional.

La questione della resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi non è quindi solo una questione di buona volontà o di ottimizzazione dei costi. Riguarda le competenze fondamentali della moderna pianificazione degli spazi aperti: la scelta dei materiali, l’analisi del sito, la progettazione, la partecipazione e, non da ultimo, la capacità di rispondere alle nuove realtà climatiche con concetti innovativi. Chi si limita a guidare a vista rischia non solo di incorrere in casi di responsabilità civile, ma anche di compromettere l’accettazione e la fruibilità a lungo termine dei parchi giochi pubblici.

È quindi giunto il momento di pensare in modo coerente alla protezione dal calore, dallo schizzo iniziale di progettazione alla manutenzione continua. Perché il futuro climatico è già arrivato nei nostri parchi giochi.

Scelta dei materiali e della tecnologia: cosa rende le attrezzature per parchi giochi davvero resistenti al calore?

La scelta del materiale è al centro di qualsiasi discussione sulla resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi. Sebbene i metalli robusti come l’acciaio inossidabile o l’acciaio zincato siano stati considerati per decenni dei classici durevoli e a prova di vandalo, essi mostrano i loro punti deboli quando sono esposti alla luce diretta del sole. Le superfici metalliche, soprattutto se verniciate di scuro, accumulano e conducono il calore in modo particolarmente efficiente. Le misurazioni effettuate su parchi giochi assolati mostrano regolarmente temperature di circa 70 gradi Celsius, un serio pericolo per le mani e le gambe dei bambini. Anche l’alluminio, spesso utilizzato come alternativa leggera, non offre alcun miglioramento.

La plastica, il secondo pilastro delle moderne attrezzature per parchi giochi, presenta una serie di problemi diversi: Anche se di solito si riscaldano meno dei metalli, possono diventare fragili, incrinarsi o scolorirsi se esposte ai raggi UV. Le miscele di polietilene o polipropilene di alta qualità con stabilizzatori UV possono aiutare in questo senso, ma non sono sempre standard. Le plastiche più economiche invecchiano più rapidamente e perdono la loro funzione protettiva, compromettendo non solo la resistenza al calore ma anche la sicurezza meccanica.

Il legno è stato a lungo considerato il materiale preferito per parchi giochi naturali e adatti ai bambini. In effetti, il legno si riscalda molto meno alla luce diretta del sole rispetto al metallo o alla plastica. Tuttavia, la resistenza al calore dipende in larga misura dal tipo di legno, dal trattamento superficiale e dal processo di invecchiamento. Le conifere come il pino o l’abete rosso sono più economiche, ma meno resistenti ai raggi UV e all’umidità rispetto alla robinia o al larice. Le schegge e gli attacchi fungini sono rischi aggiuntivi che richiedono una manutenzione regolare. Il legno modificato termicamente e i rivestimenti innovativi promettono una maggiore protezione, ma devono essere scelti e installati con cura.

I metodi di costruzione ibridi rappresentano uno sviluppo interessante: Combinazioni di legno, metallo e plastica, in cui si sfruttano in modo specifico i vantaggi dei rispettivi materiali e si minimizzano gli svantaggi. In questo modo si ottengono attrezzature da gioco le cui maniglie e sedute sono in legno o in plastica appositamente rivestita, mentre le parti portanti sono in metallo. Questo design consente di proteggere dal calore le aree particolarmente esposte, senza compromettere la sicurezza statica dei moderni sistemi in metallo.

Infine, ma non per questo meno importante, il colore gioca un ruolo da non sottovalutare. Le superfici chiare riflettono maggiormente la luce solare e si riscaldano meno di quelle scure. Questo vale sia per la verniciatura che per la scelta del materiale. I produttori offrono oggi speciali formulazioni di colore e rivestimenti che sono sia stabili ai raggi UV sia termorepellenti. Ciò fornisce ai progettisti un ulteriore mezzo per ridurre il carico termico delle attrezzature da gioco. Nessuna soluzione è perfetta, ma la combinazione di una scelta intelligente dei materiali, di una tecnologia innovativa e di un design ben studiato fa la differenza.

Ma la tecnologia da sola non basta: la scelta migliore dei materiali deve essere integrata nel concetto generale fin dall’inizio. Solo così si possono creare parchi giochi sicuri e attraenti anche quando ci sono 40 gradi all’ombra.

Norme, linee guida e leggi: cosa è obbligatorio, cosa è facoltativo?

La resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi non è una questione lasciata alla discrezione dei progettisti o dei produttori. In Germania, Austria e Svizzera, un gran numero di norme, linee guida tecniche e requisiti legali regolano i requisiti di sicurezza dei parchi giochi. Il fulcro è la norma europea EN 1176, che viene recepita in modo vincolante nelle edizioni nazionali (ad esempio, DIN EN 1176 in Germania o ÖNORM EN 1176 in Austria). La norma non definisce solo i requisiti di stabilità meccanica, ma anche quelli di protezione contro il rischio di ustioni da superfici riscaldate.

In particolare, lo standard stabilisce che le superfici delle attrezzature da gioco su cui i bambini si siedono, si afferrano o scivolano regolarmente non devono raggiungere temperature tali da provocare ustioni durante il normale utilizzo. Il valore limite è generalmente una temperatura superficiale di 60 gradi Celsius. Se singoli componenti superano questo valore, è necessario adottare misure costruttive (ad esempio, ombreggiatura, sostituzione del materiale, rivestimento) o bloccare temporaneamente l’attrezzatura interessata durante i periodi di calore. La responsabilità della conformità a questi requisiti spetta agli operatori, di solito le autorità locali o le organizzazioni private.

Tuttavia, la norma rimane vaga in alcuni aspetti, ad esempio quando si tratta di progettare in modo specifico l’ombreggiatura o la scelta di materiali speciali. In questo caso sono necessarie la competenza, l’esperienza e l’intuizione dei progettisti. Anche la giurisprudenza continua a svilupparsi: numerose sentenze e perizie dimostrano che le autorità locali e gli operatori possono essere ritenuti responsabili in caso di danni se non tengono adeguatamente conto dei rischi noti. È quindi essenziale un controllo e una manutenzione regolari delle attrezzature ludiche, soprattutto durante le ondate di calore, che sono sempre più oggetto di attenzione da parte degli assicuratori.

Ulteriori raccomandazioni sono formulate da associazioni come l’Associazione federale per le attrezzature da gioco e le strutture per il tempo libero (BSFH), l’Assicurazione sociale tedesca contro gli infortuni (DGUV) e l’Ufficio federale della sanità pubblica (BAG). Tra le altre cose, chiedono di aumentare l’uso dell’ombreggiatura naturale, di evitare i metalli scuri e di sviluppare sistemi di informazione per genitori e supervisori. Anche gli approcci innovativi, come la tecnologia dei sensori intelligenti per il monitoraggio della temperatura, sono sempre più presenti nelle linee guida e nei programmi di finanziamento.

La sfida per i pianificatori è quindi duplice: da un lato, devono garantire la conformità a tutti i requisiti legali e di standardizzazione e, dall’altro, sviluppare soluzioni innovative che vadano oltre il minimo indispensabile. Perché una cosa è chiara: gli standard legali sono spesso in ritardo rispetto alla realtà climatica. Chi progetta oggi parchi giochi a prova di futuro deve comprendere e comunicare la resistenza al calore come una caratteristica di qualità – ai clienti, agli utenti e al pubblico.

Il rispetto delle specifiche è obbligatorio. Lo sviluppo di spazi aperti migliori e resistenti al calore, invece, è un optional – e un’opportunità per posizionarsi come professionista della progettazione con una visione.

Strategie di progettazione e innovazioni: Come sarà il parco giochi resistente al calore del futuro?

La progettazione di parchi giochi resistenti al calore è molto più di una questione di materiali. Inizia con una valutazione intelligente del sito: dove è possibile l’ombreggiatura naturale da parte degli alberi? Come si sviluppano i percorsi del sole e le ombre nel corso della giornata e dell’anno? Già nella fase di progettazione, le simulazioni possono aiutare a identificare le zone critiche e a mitigarle in modo mirato. L’integrazione di piante arboree, pergole, vele solari o tetti verdi è oggi lo stato dell’arte, a condizione che siano considerati elementi funzionali e di design fin dall’inizio.

I produttori innovativi si concentrano sempre più su sistemi modulari in cui le aree particolarmente esposte al calore sono progettate per essere sostituibili o retrofittabili. La tecnologia dei sensori e le soluzioni di monitoraggio digitale consentono di misurare le temperature superficiali in tempo reale e di emettere avvisi. Alcuni comuni pilota stanno già testando parchi giochi intelligenti che avvisano gli utenti di attrezzature surriscaldate tramite app o display e consigliano aree di gioco alternative. Il parco giochi diventa così un sistema di apprendimento adattivo, un cambiamento di paradigma nella progettazione degli spazi aperti.

Anche il coinvolgimento degli utenti sta assumendo un ruolo sempre più importante. I processi di pianificazione partecipativa che coinvolgono attivamente bambini, genitori e residenti locali non solo garantiscono una maggiore accettazione, ma promuovono anche lo sviluppo di soluzioni creative e specifiche per il sito. Le conoscenze locali sul microclima, le condizioni del vento e i requisiti di ombreggiamento confluiscono direttamente nel lavoro di progettazione. Ciò rafforza la resilienza e l’orientamento all’utente degli spazi progettati.

Un aspetto spesso sottovalutato è la progettazione dell’ambiente circostante: giochi d’acqua, pavimenti chiari e isole di vegetazione rinfrescanti riducono la temperatura ambiente e migliorano il microclima. Fontane, irrigatori o giochi d’acqua temporanei offrono ulteriori opzioni di raffreddamento. Tutti questi elementi non solo rendono il parco giochi più sicuro, ma anche più attraente, sia per i bambini che per gli adulti.

Infine, vale la pena di dare un’occhiata agli esempi internazionali di buone pratiche: Città come Barcellona, Parigi e Copenaghen stanno facendo investimenti mirati in spazi aperti multifunzionali e resistenti al calore. Combinano tecnologie innovative per i materiali con il verde urbano, sistemi di ombreggiamento adattivi e una gestione con supporto digitale. Il risultato: parchi giochi che vengono utilizzati anche quando ci sono 40 gradi all’ombra e che possono fungere da modello per i Paesi di lingua tedesca.

Chi ignora questi sviluppi sarà superato dalla realtà. Chi li abbraccia progetterà i parchi giochi del futuro, sicuri, attraenti e resistenti alle sfide del cambiamento climatico.

Conclusione: la resistenza al calore come competenza chiave della moderna pianificazione urbana

La resistenza al calore delle attrezzature per parchi giochi è da tempo più di un semplice dettaglio tecnico: è un criterio chiave per la qualità della vita, la sicurezza e l’attrattiva degli spazi aperti urbani. In vista delle crescenti ondate di calore e delle condizioni climatiche estreme, sta diventando una disciplina fondamentale per tutti coloro che progettano, costruiscono e gestiscono gli spazi pubblici. Non si tratta solo di rispettare gli standard, ma di una comprensione olistica delle interazioni tra materiali, design, utilizzo e clima.

La pianificazione moderna richiede l’integrazione della protezione dal calore in tutte le fasi di progettazione, dall’analisi del sito alla scelta dei materiali, dalla manutenzione continua all’informazione agli utenti. Le soluzioni migliori nascono quando competenze tecniche, processi partecipativi e concetti innovativi vanno di pari passo. Le autorità locali, i progettisti e i produttori devono assumersi le proprie responsabilità e comunicare in modo proattivo la questione della resistenza al calore.

Il quadro normativo stabilisce standard minimi, ma la realtà climatica richiede di più: creatività, lungimiranza e volontà di percorrere strade insolite. Che si tratti di tecnologia di sensori intelligenti, ombreggiatura adattiva o progettazione partecipata, il futuro del gioco sicuro risiede nella combinazione di alta tecnologia e buon senso.

I parchi giochi sono il cuore dell’infanzia urbana. Garantire la loro sicurezza e la loro fruibilità nella stagione calda non è un’opzione, ma un dovere. Chi prende sul serio questo compito darà un contributo decisivo alla resilienza e alla qualità della vita delle città di domani, dimostrando che una pianificazione intelligente mantiene il sangue freddo anche nei periodi più caldi.

L’estate si sta surriscaldando, ed è ora che i nostri parchi giochi non lo facciano. Perché il prossimo record di caldo arriverà sicuramente. Pianifichiamo in anticipo.

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„Network Paris“: resistenza nelle linee e nei colori

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Robert Delaunay, Cercles simultanés, 1934 - una grande opera di astrazione dinamica del colore, esposta nella mostra Netzwerk Paris. Abstraction-Création 1931-1937 al Museo Arp Bahnhof Rolandseck. Foto: Ville de Grenoble / Musée de Grenoble - J.L. Lacroix
Robert Delaunay, Cercles simultanés, 1934 - una grande opera di astrazione dinamica del colore, esposta nella mostra Netzwerk Paris. Abstraction-Création 1931-1937 al Museo Arp Bahnhof Rolandseck. Foto: Ville de Grenoble / Musée de Grenoble - J.L. Lacroix

Con la mostra „Network Paris. Abstraction-Création 1931-1937“, il Museo Arp Bahnhof Rolandseck mostra il potere rivoluzionario dell’arte non rappresentativa in un’epoca politicamente carica. Una rete artistica si forma contro il fascismo – e porta posizioni storiche e contemporanee in un dialogo estetico e idealistico.

La mostra „Network Paris“ non solo apre una retrospettiva storico-artistica, ma lancia anche un chiaro segnale sociale: rende omaggio a quegli artisti che negli anni Trenta si sono riuniti in un movimento internazionale per difendere la libertà artistica, l’internazionalità e la diversità.
La „Rete di Parigi“, fondata nel 1931 con il nome programmatico di „Abstraction-Création“, si opponeva alle tendenze dominanti dell’epoca, sia politicamente che artisticamente. Mentre il surrealismo dominava la scena artistica parigina e le ideologie autoritarie stavano prendendo piede in tutta Europa, oltre 90 membri provenienti da circa 20 Paesi si concentrarono sull’astrazione, l’uguaglianza e l’auto-organizzazione. Le loro opere, il loro impegno e il loro messaggio sono più attuali che mai.

Un panorama del modernismo: 70 opere – 90 nomi – 20 nazioni

In „Network Paris“, il Museo Arp presenta circa 70 opere di rappresentanti del gruppo storico, tra cui nomi di fama internazionale come Hans Arp, Sophie Taeuber-Arp, Barbara Hepworth, Piet Mondrian, Alexander Calder, Robert Delaunay, Theo van Doesburg, Max Bill, László Moholy-Nagy e Georges Vantongerloo.
Questa diversità non solo riflette l’immagine internazionale del gruppo, ma anche il suo duplice obiettivo: voleva rendere l’arte non rappresentativa accessibile a un vasto pubblico e allo stesso tempo stabilire una controcultura cosmopolita, basata sull’arte, contro il fascismo, il razzismo e il nazionalismo.

Due percorsi di astrazione – un obiettivo comune

Il titolo programmatico „Abstraction-Création“ si riferisce alle due correnti principali all’interno della rete: da un lato, l’astrazione delle forme dalla natura – ad esempio nelle opere organiche di Hans Arp – e dall’altro, la creazione di composizioni strettamente geometriche, come perseguito da Piet Mondrian o Marlow Moss. Entrambe le direzioni rappresentano il rifiuto dell’illusionismo e la ricerca di un nuovo linguaggio visivo universale.
Questa gamma stilistica della rete di artisti diventa evidente nella mostra: dai mobili oscillanti di Alexander Calder alle composizioni statico-dinamiche di Sophie Taeuber-Arp e agli esperimenti fotografici di László Moholy-Nagy, Network Paris rappresenta l’ampio spettro della ricerca moderna di forme.

Indipendente, in rete, visionaria: l’auto-organizzazione dell’avanguardia

Uno dei risultati più significativi di „Netzwerk Paris“ è stata la sua struttura auto-organizzata. Gli artisti non solo gestivano i propri spazi espositivi – ad esempio vicino all’Arco di Trionfo – ma pubblicavano anche cinque numeri dei Cahiers „Abstraction-Création. Art non-figuratif“. Questa rivista divenne un forum internazionale di idee, manifestazioni e scambi artistici.
I contributi provenivano direttamente dai membri, non venivano modificati dal punto di vista editoriale e contribuivano in modo significativo alla formazione di reti al di là dei confini nazionali. I documenti, gli stampati e le fotografie di questo periodo offrono una visione impressionante di questa fase di auto-emancipazione artistica.

Al centro del movimento: Sophie Taeuber-Arp e Hans Arp

Due figure centrali della mostra e del gruppo sono Sophie Taeuber-Arp e Hans Arp. Come co-fondatori, hanno dato forma all’immagine di sé del „Netzwerk Paris“. Sophie Taeuber-Arp, che nel 1929 abbandonò l’insegnamento a Zurigo, sviluppò a Parigi un nuovo linguaggio visivo: geometrico, chiaramente strutturato in termini di colore e tuttavia pieno di dinamismo. La sua composizione „Plans et triangles pointe sur pointe“ del 1931 è una delle opere chiave della mostra.
Hans Arp, invece, ha creato un nuovo linguaggio scultoreo negli anni Trenta con i suoi „ovali mobili“, che si dispiega pienamente nella tridimensionalità dei suoi rilievi di costellazioni. La sua capacità di camminare sul confine tra astrazione e surrealismo lo ha reso una figura singolare del modernismo – e uno dei pochi artisti che ha esposto contemporaneamente in entrambi i movimenti.

Dialogo con il presente: sette posizioni contemporanee

Tuttavia, la mostra „Network Paris“ non è solo una retrospettiva. La curatrice Astrid von Asten mette in dialogo sette posizioni contemporanee internazionali con le opere storiche. Artisti come Angela Bulloch, Daniel Buren, Imi Knoebel, Rana Begum, Timo Nasseri, Kai Schiemenz e Beat Zoderer dimostrano quanto siano ancora attuali le preoccupazioni dei primi artisti astratti. Le loro opere hanno a che fare con la geometria, la luce, lo spazio e la materialità e portano avanti il pensiero utopico degli anni Trenta con i mezzi di oggi.

Un luogo di memoria e di pensiero per il futuro

Con „Network Paris“, il Museo Arp colma una lacuna storica dell’arte: L’ultima mostra completa su „Abstraction-Création“ ha avuto luogo nel 1977 al MoMA di New York, nel 1978 al Westfälisches Landesmuseum di Münster e al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. La mostra attuale combina prestiti importanti con documenti storici, cahiers e reperti raramente esposti. In questo modo, la storia finora poco studiata di questo movimento viene contestualizzata nuovamente e la sua rilevanza per il presente viene resa visibile.
Commentando la mostra, il Segretario di Stato Prof. Dr. Jürgen Hardeck sottolinea: „La libertà intellettuale come base di un’idea europea in rete è un’idea unificante che deve essere difesa ad ogni costo“. Questo è esattamente ciò che fa „Network Paris“, con mezzi artistici e ambizione intellettuale.

Titolo:
Rete Parigi. Astrazione-Creazione 1931-1937

Sede:
Museo Arp Bahnhof Rolandseck
Hans-Arp-Allee 1
53424 Remagen
www.arpmuseum.org

Durata:
Dal 5 luglio 2025 all’11 gennaio 2026

Punti salienti della mostra:

  • 70 opere di oltre 30 artisti storici
  • 7 posizioni internazionali contemporanee
  • Ampio programma di accompagnamento: visite guidate, laboratori, audioguida, offerte per le famiglie
  • Catalogo della mostra (232 pagine, tedesco/inglese), Hirmer Verlag, € 38
  • Visite guidate pubbliche la domenica alle 15.00 | Costo: 5 € più l’ingresso

Biglietto d’ingresso:
12 € / ridotto 9 €
Martedì ingresso ridotto per tutti, studenti gratis

Esteso: La città post-corona – concorso di idee

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Concorso di idee post-Corona City

La piattaforma di architettura NXT A organizza il concorso di idee The Post-Corona City con il patrocinio di Kerstin Schreyer, Ministro di Stato per l’edilizia abitativa, le costruzioni e i trasporti. NXT A e il Ministero bavarese dell’edilizia abitativa, delle costruzioni e dei trasporti invitano architetti, artisti e designer a presentare la loro visione della città post-corona.

La crisi innescata da Covid-19 dimostra soprattutto una cosa: la società, l’economia e in definitiva tutti noi dobbiamo cambiare.

Le ultime settimane hanno gettato l’economia globale in una crisi. Le grandi aziende stanno crollando in modo evidente. Per non parlare delle tante piccole e medie imprese che temono per la loro esistenza.

Allo stesso tempo, la serrata sta già avendo un impatto sugli spazi pubblici urbani: i consumi sono stati frenati. Le terrazze dei ristoranti si stanno lentamente riempiendo e fuori dai negozi si formano code di clienti in attesa. Allo stesso tempo, sempre più persone fanno jogging per le strade, passeggiano nei parchi o si siedono al sole con una bibita fresca.

Come sarà la città dopo Corona?

Ma questi cambiamenti drastici sono anche fonte di opportunità. L’umanità ha ora la possibilità di ripensare il proprio funzionamento. In un’intervista al quotidiano svizzero Handelszeitung, l’economista Jeremy Rifkin spiega come la crisi del coronavirus ci abbia finalmente dato la possibilità di prendere sul serio il cambiamento climatico. Dopo tutto, anche questo ha contribuito alla diffusione del virus: „Il cambiamento climatico sta innescando migrazioni di massa, tra l’altro anche di animali, non solo di esseri umani. Gli animali devono lasciare il loro territorio e portano con sé i virus, che poi vengono diffusi dall’uomo“. Allo stesso tempo, la vita nei centri urbani è un terreno fertile per la diffusione di un virus: „Le persone ora vivono in grandi città e centri urbani. Questi sono punti caldi per l’infezione“.

È quindi giunto il momento di cambiare. Nessuno può ancora dire come sarà il mondo post-corona. Non è chiaro quale sarà la nuova normalità.

Quando si riempiranno di nuovo i primi uffici? Quando riprenderà la vita urbana come la conosciamo? È quindi giunto il momento di pensare a come sarà il mondo post-corona. Il futurologo Matthias Horx ha giustamente osservato che la nuova era Covid-19 non finirà mai: „Il mondo ‚come lo conosciamo‘ si sta attualmente disintegrando“. È quindi difficile parlare di un’epoca successiva al coronavirus. Dopo tutto, il virus avrà un impatto a lungo termine su di noi, sul nostro comportamento e, in ultima analisi, anche sulle nostre città.

Di fronte a queste sfide e a questi cambiamenti, architetti, urbanisti e paesaggisti possono contribuire a dare forma alla città post-corona. Per questo vi chiediamo: come sarà la città post-corona in termini di convivenza sociale, mobilità, cultura, consumo e protezione del clima? Quale impatto avrà la crisi sullo spazio pubblico?

La giuria

Una giuria valuterà i lavori presentati e premierà i vincitori in due categorie. La giuria è composta dai seguenti partecipanti:

La redazione presenterà i risultati del concorso di idee nel numero di settembre di BAUMEISTER. I migliori elaborati saranno inoltre presentati online e sui canali di social media di NXT A.

I partecipanti possono inviare entro il 29 giugno 2020 una scheda di progetto a tema libero – formato DIN A2 orizzontale (300 dpi; dimensione file max. 6 MB, .jpg o PDF) con immagini, collage, rendering, testi, poesie e/o disegni. La scheda del progetto deve essere una panoramica progettuale e dare un’impressione generale del progetto. Il formato DIN A2 orizzontale serve come presentazione comparabile per la giuria di esperti. La scheda del progetto contiene il nome del progetto e l’autore in basso a destra.

Ai documenti del concorso.

Si ringrazia la Stiftung Federkiel per aver sostenuto il concorso di idee con un generoso premio in denaro.

Correzione: SSG non espone a Marmomac

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Kazakistan

Nello Stein 9/2019 abbiamo erroneamente riportato che il SSG Solnhofen Stone Group avrebbe esposto alla Marmomac. Questo non è vero. Tuttavia, i prodotti SSG, come la pietra calcarea del Giura e la pietra naturale di Solnhofen, possono essere ammirati presso lo stand di JMS (Jura Marble Suppliers, Solnhofen). SSG è l’azionista di maggioranza di JMS. Si trova nel padiglione 6, stand F2.

Nello Stein 9/2019 abbiamo erroneamente riportato che il SSG Solnhofen Stone Group avrebbe esposto alla Marmomac. Questo non è vero. Tuttavia, i prodotti SSG, come la pietra calcarea del Giura e la pietra naturale di Solnhofen, possono essere ammirati presso lo stand di JMS (Jura Marble Suppliers, Solnhofen). SSG è l’azionista di maggioranza di JMS. Questa si trova nel padiglione 6 […]

Materialità – Restauro 04/2025

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Copertina: Per gentile concessione dell'artista, foto: kunst-dokumentation.com, © Bildrecht, Vienna 2025

L’arte moderna si basa su materiali non convenzionali, tecnologie innovative e media digitali. Ma come si possono conservare queste opere quando le plastiche diventano fragili, i formati digitali diventano obsoleti o le opere a tecnica mista invecchiano in modo imprevedibile? Questo numero è dedicato alle complesse questioni che riguardano la conservazione e il restauro dell’arte contemporanea. Anche l’arte digitale pone ai conservatori nuove sfide: Come conservare le opere su supporti di memorizzazione effimeri? I confini tra arte e scienza sono sempre più labili. Gli artisti lavorano sempre più spesso con materiali moderni che non sono stati quasi mai testati e la cui stabilità a lungo termine solleva interrogativi. Anche la sostenibilità gioca un ruolo importante: come possono essere i metodi di restauro innovativi e rispettosi dell’ambiente?

In questo numero ci concentriamo su un genere artistico che sfarfalla, emette segnali acustici e a volte si muove a scatti – e che tuttavia guarda al nostro presente e al nostro futuro più da vicino di qualsiasi altro: la media art. Quello che un tempo era considerato un fenomeno marginale d’avanguardia è da tempo entrato a far parte del canone di importanti musei e collezioni – solo che queste opere non sono appese al muro in modo affidabile, ma a volte richiedono mezzo parco tecnologico per essere avviate.

Cosa fare quando il monitor CRT si ammutolisce, il codice si dimentica o il software si rifiuta di aggiornarsi? A Karlsruhe, la mostra „La storia che non finisce mai“ dello ZKM mostra come il restauro diventi un lavoro investigativo pionieristico – tra nastro video e supporti di memorizzazione dati, magia del tubo ed emulatori.

Un’altra chicca di questo numero: la mostra „Radical Software“ alla Kunsthalle Wien. Più di cinquanta artisti stanno riscrivendo la storia dell’arte digitale – come storia di corpi, codici e visioni cibernetiche, in cui l’interfaccia non è solo tecnica ma anche politica. Il fatto che l’arte a zero e uno possa anche sviluppare un’aura è ciò che rende queste opere così eccitanti. La media art non è solo un fenomeno di schermi e sale server. Anche in campi come la gioielleria contemporanea, le opere sfidano le tradizionali categorie di conservazione. Qui incontriamo materiali innovativi. Proprio come i media digitali, richiedono un’attenta rivalutazione dei processi di invecchiamento, stabilità e riproducibilità.

Abbiamo parlato anche con restauratori, tecnici e direttori di musei che si confrontano quotidianamente con domande come queste: Come si conserva l’effimero? Come preservare il suono, il movimento e l’interazione? Come trattare i materiali il cui comportamento chimico offre ancora poche esperienze a lungo termine?

Queste forme d’arte mettono alla prova i nostri concetti di originalità, materiale e durata. Ed è proprio per questo che è anche una sfida che noi professionisti dovremmo accettare con curiosità, precisione e una certa dose di umorismo.

Cordiali saluti, Tobias Hager & Team t.hager@georg-media.de

instagram: @restauro_magazine

La rivista è disponibile qui nel negozio.

Il nostro ultimo numero era dedicato alle collezioni etnologiche. Per saperne di più , cliccate qui.

Egeo Souvlakeria da Masquespacio

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Lo Studio Masquepacio ha unito tradizione e modernità nella ristrutturazione di un ristorante greco. Foto: Sebastian Erras

Lo Studio Masquepacio ha unito tradizione e modernità nella ristrutturazione di un ristorante greco. Foto: Sebastian Erras

Lo studio di design spagnolo Masquespacio ha progettato un ristorante greco a Valencia chiamato Egeo Souvlakeria. La sfida per lo studio era quella di dare continuità all’identità esistente della catena di fast food. Leggete qui come è stato raggiunto questo obiettivo.

Ana Milena Hernández e Christophe Penasse gestiscono lo studio Masquespacio, che di solito ama rompere con lo status quo. Per i due designer è stata quindi una grande sfida rispettare il design minimalista greco del fast food Egeo Souvlakeria, creando al contempo una propria esperienza diversa. In origine, i designer volevano mantenere la palette di colori bianchi e blu di Egeo per evocare un’immediata associazione con la Grecia. Tuttavia, il design del ristorante va oltre l’uso di questi colori tipici e mostra, tra l’altro, la bellezza dei diversi materiali cementizi tipici delle vecchie case greche.

Il fast food Egeo Souvlakeria è caratterizzato, tra l’altro, dall’introduzione delle colonne. I due designer hanno modernizzato questo importante elemento architettonico della forma greca, presente nei ristoranti greci di tutto il mondo. In questo modo, hanno unito tradizione e tecnologia. Il colore blu è stato utilizzato per creare una versione moderna delle colonne. Nella struttura, stampata in 3D, sono stati inseriti anche dei tubi LED. Le colonne greche blu in stato di degrado sono ora l’elemento dominante dello spazio.

Egeo possiede già due catene di souvlaki a Madrid. La catena di souvlaki fondata da Thanasis vende spiedini greci di carne e verdure. La nuova sede di Valencia ha una superficie di 100 metri quadrati. Mantiene la riconoscibile identità greca che si ritrova anche nei ristoranti Egeo di Madrid, ma offre anche elementi aggiuntivi. Tra questi, i volumi con forme organiche sulle pareti. Questa importante caratteristica dello spazio continua la ricerca dell’essenza dell’architettura greca.

Interessanti sono anche i semplici tavoli con gli sgabelli in legno, che a prima vista sembrano un po‘ dei tappi di sughero. Solo quando si osservano più da vicino gli sgabelli ci si rende conto che hanno tutti forme diverse. Per effettuare le ordinazioni, gli ospiti si recano al bancone al centro della sala. Si crea così un ambiente vivace che dà la sensazione di ordinare souvlaki in un chiosco mobile nel centro di un vivace mercato greco. Le piante greche e l’illuminazione brillante completano il quadro.

Ana Milena Hernández Palacios e Christophe Penasse erano particolarmente entusiasti di questo progetto, poiché da tempo desideravano progettare uno studio greco. Hanno fondato il loro studio di design nel 2010 con l’obiettivo di fare qualcosa di diverso e di cercare l’innovazione in ogni progetto. Il duo ha già lavorato in diversi Paesi del mondo, scoprendo così nuove culture. Hanno già ricevuto diversi premi internazionali per il loro lavoro come Studio Masquespacio („Più che spazio“). Nel 2020, la rivista Elle Decoration International ha nominato lo studio „Giovane talento dell’anno“. Lo studio ha inoltre vinto il premio „Massimo Dutti New Values“ di Architectural Digest Spagna e il premio „Interior Designers of the Year“ dell’edizione spagnola della rivista T del New York Times.

Altro da Masquespacio: a Madrid, lo studio ha progettato un ristorante di sushi che ricorda un’astronave.

Monitoraggio digitale delle emissioni di radiazioni urbane

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Scatto urbano ad alta angolazione incentrato sullo sviluppo urbano sostenibile, fotografato da Markus Spiske

Clima urbano sotto la lente d’ingrandimento, visualizzazione delle emissioni e controllo mirato: il monitoraggio digitale delle emissioni di radiazioni urbane è più di una semplice tendenza. È la chiave per città sostenibili e resilienti, in cui luce, calore e onde elettromagnetiche non sono più semplici sottoprodotti della vita urbana, ma vengono misurati, valutati e modellati con precisione. Se si vuole fare sul serio in materia di sviluppo urbano, è necessario sapere cosa succede davvero nell’atmosfera. Benvenuti nell’era dei monitor digitali delle radiazioni!

  • Definizione e significato delle emissioni di radiazioni urbane in un contesto urbano
  • Basi tecnologiche e sensori per il monitoraggio digitale delle radiazioni
  • Interfacce con il clima urbano, la salute, l’inquinamento luminoso e la pianificazione sostenibile
  • Esempi pratici da città di lingua tedesca e da pionieri internazionali
  • Opportunità per la pianificazione urbana, l’architettura del paesaggio e l’adattamento al clima
  • Sfide: Protezione dei dati, integrazione tecnica e governance
  • Potenziale di partecipazione, trasparenza e resilienza urbana
  • Rischi come sorveglianza, sovranità dei dati e pregiudizi tecnocratici
  • Prospettive: Come il monitoraggio digitale sta trasformando la cultura della pianificazione e la progettazione urbana

Radiazioni in città: forze invisibili, effetti visibili

Le città sono punti caldi di radiazioni. Non si tratta solo della luce delle città, che da tempo è al centro dell’attenzione come inquinamento luminoso. Lo spazio urbano è permeato da una moltitudine di fonti di radiazioni: dalle radiazioni solari naturali e dal calore disperso dagli edifici ai campi elettromagnetici dei telefoni cellulari, delle reti WLAN, ecc. Chiunque sia coinvolto nello sviluppo urbano, nell’architettura del paesaggio o nell’adattamento climatico se ne rende conto: Le radiazioni sono un fattore decisivo per la resilienza e la sostenibilità urbana, spesso sottovalutato fino ad oggi.

Ma cosa significa esattamente il termine „emissioni di radiazioni urbane“? In gergo tecnico, comprende tutti i tipi di radiazioni rilasciate nelle aree urbane, dalle radiazioni a onde corte, visibili e ultraviolette, alle radiazioni infrarosse a onde lunghe o ai campi elettromagnetici a bassa frequenza. Queste emissioni derivano da fonti sia naturali che antropiche. La radiazione solare, i riflessi sulle facciate, il calore disperso dagli impianti di condizionamento, l’illuminazione stradale, le infrastrutture digitali: ognuna di queste fonti modifica il bilancio radiativo urbano. Il risultato: isole di calore, inquinamento luminoso, disturbo della flora e della fauna, stress per il sonno della popolazione urbana e, non da ultimo, effetti sul clima urbano nel suo complesso.

Le interazioni diventano particolarmente complesse nei quartieri densamente edificati. Le superfici scure assorbono una maggiore quantità di radiazione solare, accumulano calore e lo rilasciano di notte sotto forma di radiazione infrarossa – il classico effetto isola di calore urbana. Allo stesso tempo, facciate chiare, facciate in vetro o luci a LED determinano un aumento dei valori di riflessione, che spesso contribuiscono all’abbagliamento o all’inquinamento luminoso notturno. A ciò si aggiungono le emissioni elettromagnetiche, che alimentano dibattiti non solo tecnologici ma anche sanitari.

Il problema: finora nella pianificazione sono mancati dati affidabili, completi e, soprattutto, dinamici su questi flussi di radiazioni. Le misurazioni tradizionali sono selettive, statiche e spesso costose. I modelli climatici urbani lavorano con ipotesi che raramente rendono giustizia alla complessità urbana. Il risultato è una pianificazione carente, misure inefficaci e una fede cieca in standard obsoleti. Se si vuole davvero plasmare il paesaggio delle radiazioni urbane, occorrono nuovi strumenti – e il monitoraggio digitale li fornisce.

Il cambiamento di paradigma è iniziato da tempo. Invece di accontentarsi di stime o di singoli casi di studio, sempre più città si affidano alla registrazione e all’analisi continua e digitale delle emissioni di radiazioni urbane. Ciò che prima era nascosto sta diventando visibile, quantificabile e quindi organizzabile. Questo apre possibilità inimmaginabili per la pianificazione urbana e le pone di fronte a nuove sfide.

Cassetta degli attrezzi tecnologica: sensori, piattaforme digitali e IA in uso

La base tecnologica del monitoraggio digitale delle radiazioni è tanto varia quanto affascinante. Al centro ci sono sensori altamente sensibili in grado di rilevare diversi tipi di radiazioni in tempo reale. Radiometri, piranometri e sensori spettrali sono utilizzati per misurare la radiazione solare, la riflessione e la radiazione termica. I dispositivi di misurazione della luce, spesso integrati da spettrometri, registrano l’intensità, lo spettro dei colori e persino l’efficacia biologica dell’illuminazione urbana. Per le emissioni elettromagnetiche si utilizzano dispositivi di misurazione dell’intensità di campo e antenne speciali, in grado di filtrare anche i segnali più deboli dal rumore di fondo urbano.

Ma i sensori da soli non bastano per il monitoraggio digitale. Solo una rete intelligente e l’integrazione dei dati possono realizzarne il pieno potenziale. I sistemi moderni integrano i sensori in piattaforme IoT urbane che aggregano, analizzano e visualizzano i dati di misura in tempo reale. I risultati delle misurazioni vengono trasmessi a database centrali tramite LoRaWAN, 5G o reti wireless convenzionali, dove vengono combinati con geodati, informazioni meteo, dati sugli edifici e persino flussi di traffico. Il risultato è un modello di radiazione digitale a più livelli della città che può rappresentare le condizioni attuali, le tendenze e le previsioni.

L’intelligenza artificiale è una componente centrale di questo progetto. Gli algoritmi riconoscono i modelli, identificano i punti caldi e simulano gli effetti di modifiche strutturali o di nuovi concetti di illuminazione. Imparano quali fattori influenzano in modo particolare il bilancio delle radiazioni e possono formulare raccomandazioni per la pianificazione urbana. Non si tiene conto solo della dimensione tecnica ma anche di quella sociale delle radiazioni, ad esempio di come l’inquinamento luminoso influisca sulla qualità del sonno o di come i campi elettromagnetici siano distribuiti lungo i percorsi scolastici.

La visualizzazione dei dati è un altro elemento chiave. Mappe interattive, modelli 3D e mappe di calore rendono i flussi di radiazioni comprensibili non solo agli esperti, ma anche all’amministrazione, alla politica e al pubblico. Chiunque abbia sperimentato come una mappa della luce notturna visualizzi l’effetto abbagliante di una nuova illuminazione stradale sa che la pianificazione diventa improvvisamente comprensibile, tangibile e aperta alla discussione. Questo crea accettazione e rappresenta un salto di qualità rispetto alle tradizionali relazioni e tabelle degli esperti.

Tuttavia, le sfide tecniche rimangono. I sensori devono essere robusti, calibrati e richiedere poca manutenzione. L’integrazione dei dati richiede standard aperti, interoperabilità e un’attenta gestione della protezione dei dati. Soprattutto, però, è necessaria la competenza, non solo nel gestire la tecnologia, ma anche nel tradurre i dati in informazioni utili per la pianificazione urbana. Coloro che riescono a trovare questo equilibrio hanno un chiaro vantaggio nella corsa alla città intelligente e resiliente.

Clima urbano, salute e luce – un valore aggiunto per la pianificazione e la progettazione

Il monitoraggio digitale delle emissioni di radiazioni urbane non è fine a se stesso. Costituisce la base per una città sostenibile, resiliente al clima e vivibile. In primo piano c’è il contributo alla protezione del clima e del calore urbano. Grazie alla registrazione continua della radiazione solare, della riflessione e della radiazione infrarossa, le isole di calore possono essere riconosciute tempestivamente e mitigate in modo mirato. Ad esempio, i progettisti possono simulare come le misure di inverdimento, i colori chiari delle facciate o i nuovi moduli di ombreggiatura influiscono sul microclima locale, e quindi adottare contromisure in fase di progettazione prima che insorgano problemi di salute.

Il monitoraggio apre anche nuovi orizzonti nella progettazione dell’illuminazione. L’inquinamento luminoso, l’abbagliamento e le interruzioni del ritmo naturale giorno-notte sono da tempo all’ordine del giorno in molte città. Le misurazioni digitali rivelano per la prima volta dove le fonti luminose superano il limite, come si diffondono i coni luminosi e come si può ottimizzare l’efficacia biologica dell’illuminazione, ad esempio per proteggere gli animali notturni o migliorare la qualità della vita. I risultati sono incorporati nei piani regolatori dell’illuminazione, nelle normative sulla luce o in concetti innovativi di illuminazione intelligente che vanno ben oltre il puro risparmio energetico.

Un altro campo è la valutazione delle emissioni elettromagnetiche. Con l’espansione delle comunicazioni mobili e delle infrastrutture digitali, crescono anche le preoccupazioni per gli effetti sulla salute. Il monitoraggio digitale crea trasparenza: mostra dove i valori limite vengono rispettati, dove si verificano i picchi di esposizione e come le nuove tecnologie, come il 5G o l’automazione intelligente degli edifici, si inseriscono nel bilancio delle radiazioni. Per i pianificatori, ciò fornisce informazioni preziose per la scelta del sito, la zonizzazione e l’equipaggiamento tecnico degli spazi urbani.

Ma il valore aggiunto va oltre. I dati digitali sulle radiazioni possono essere collegati ad altri indicatori urbani, come il consumo energetico, il volume di traffico o la biodiversità. Questo crea nuovi approcci di controllo: Ad esempio, nei casi in cui la combinazione di alti livelli di radiazioni e di sviluppo denso mette a dura prova il clima urbano, l’impermeabilizzazione mirata, i tetti verdi o l’ombreggiamento strutturale possono avere un effetto particolarmente efficace. La pianificazione urbana diventa così non solo più reattiva, ma anche proattiva, basata sui dati e dinamica. Chi comprende le interazioni può sviluppare le aree in modo multifunzionale e realizzare sinergie tra protezione del clima, qualità della vita ed efficienza energetica.

Questo apre nuove possibilità in particolare per l’architettura del paesaggio. Gli spazi aperti, i parchi e i giochi d’acqua sono progettati specificamente per agire come tamponi di radiazione e valvole di calore. La scelta delle piante, della topografia e dei materiali viene valutata in base al loro effetto sulla fisica delle radiazioni. Il risultato sono spazi aperti non solo belli, ma anche funzionalmente resistenti al clima. Il cambio di paradigma è inequivocabile: la progettazione urbana sta diventando scienza, pur rimanendo arte.

Pratica, governance e rischi: Chi controlla il diluvio di dati sulle radiazioni urbane?

Finora il lavoro pionieristico nel monitoraggio digitale delle emissioni di radiazioni urbane è stato svolto principalmente nelle città che hanno avuto il coraggio di innovare. Vienna, ad esempio, utilizza da diversi anni un monitoraggio completo della luce, in cui l’illuminazione stradale, i faretti delle facciate e i cartelloni pubblicitari vengono registrati e valutati digitalmente. In questo modo si riducono sistematicamente le zone di inquinamento luminoso e si proteggono i residenti. Zurigo e Basilea stanno combinando sensori di radiazione con modelli climatici urbani per quantificare l’effetto delle misure di inverdimento e delle nuove specie arboree sul microclima. A Monaco di Baviera sono in corso progetti pilota in cui le emissioni elettromagnetiche vengono mappate in tempo reale e collegate ai dati sulla mobilità: un passo importante verso l’accettazione dei nuovi sistemi wireless.

Ma la strada verso l’uso diffuso è irta di ostacoli. Molte autorità locali sono alle prese con ostacoli tecnici, organizzativi e legali. Chi gestisce i sensori? Chi possiede i dati? Come garantire la protezione dei dati e la trasparenza? E come integrare i risultati nella pianificazione tradizionale, dai piani di sviluppo alla pianificazione territoriale? Ciò dimostra che il monitoraggio digitale non è solo una questione tecnica, ma soprattutto una questione di governance. Richiede responsabilità chiare, strutture di dati aperte e un’ampia partecipazione di tutte le parti interessate, dall’amministrazione alla ricerca, dai cittadini alle imprese.

Un altro rischio è rappresentato dalla potenziale commercializzazione dei dati sulle radiazioni. Se emergono monopoli sui dati o se gli algoritmi e le piattaforme sono controllati da un piccolo numero di fornitori, c’è il rischio di una distorsione tecnocratica della pianificazione. Le decisioni potrebbero diventare meno trasparenti, mentre le persone effettivamente interessate – i residenti della città – vengono lasciate al freddo. È quindi essenziale affidarsi a standard aperti, piattaforme di dati pubbliche e algoritmi comprensibili. Solo così il controllo sul paesaggio urbano delle radiazioni resterà nelle mani dei cittadini e il monitoraggio diventerà un’opportunità per una maggiore democrazia, non per una maggiore sorveglianza.

L’integrazione nella pianificazione quotidiana richiede anche una nuova cultura della pianificazione. I pianificatori specializzati devono imparare a gestire grandi quantità di dati, spesso complessi, a comunicare le incertezze e a rivedere le misure in modo iterativo. La tradizionale separazione tra pianificazione urbana, ambiente, salute e tecnologia si sta dissolvendo. Se si vuole avere successo, bisogna pensare, agire e comunicare in modo interdisciplinare. Sta emergendo un nuovo profilo professionale: il manager delle radiazioni urbane, che combina con sicurezza tecnologia, pianificazione e comunicazione.

La buona notizia è che l’accettazione cresce con ogni progetto pilota di successo e con essa la volontà di scalare. I programmi di finanziamento, le linee guida e le reti a livello federale, statale e comunitario sostengono l’introduzione. Ma alla fine è il coraggio locale di innovare che conta. Chi abbraccerà la marea di dati avrà l’opportunità di ripensare lo sviluppo urbano in modo più intelligente, più sostenibile e più vicino alle persone che mai.

Prospettive: Futuro radiante – come il monitoraggio digitale sta trasformando la pianificazione urbana

Il monitoraggio digitale delle emissioni di radiazioni urbane è molto più di un’altra parola d’ordine nella cassetta degli attrezzi delle smart city. È la chiave per uno sviluppo urbano informato sui dati, adattivo e partecipativo. Il potenziale è enorme: dal controllo mirato del clima urbano alla riduzione dell’inquinamento luminoso, fino alla valutazione trasparente delle emissioni elettromagnetiche. Per gli urbanisti, gli architetti del paesaggio e le amministrazioni cittadine si aprono opportunità completamente nuove non solo per progettare gli spazi urbani, ma anche per monitorarli, valutarli e ottimizzarli continuamente.

I rischi sono reali, ma gestibili, a patto che le città mantengano la sovranità sui propri dati, si affidino a sistemi aperti e diano forma attiva alla governance. Solo allora il monitoraggio diventerà una leva per una maggiore trasparenza, partecipazione e resilienza. I prossimi anni mostreranno quanto rapidamente si affermerà questa nuova cultura della pianificazione. Ma una cosa è già chiara: Coloro che mantengono una visione d’insieme del panorama delle radiazioni urbane diventeranno i pacemaker dello sviluppo urbano sostenibile.

La tecnologia è pronta, gli strumenti ci sono – ora dobbiamo avere il coraggio di usarli. Il tempo di volare alla cieca è finito. Chiunque capisca le radiazioni della città oggi può fornire un raffreddamento mirato, l’oscurità o l’equilibrio digitale domani. Benvenuti nell’era dei monitor digitali delle radiazioni e in una città che sta finalmente prendendo coscienza delle sue forze invisibili.

In sintesi: il monitoraggio digitale delle emissioni di radiazioni urbane è una delle innovazioni più entusiasmanti, ma anche più impegnative, per la pianificazione urbana e l’architettura del paesaggio contemporanee. Rende visibile l’invisibile, crea nuove opzioni di controllo e sfida il settore a mettere in discussione le vecchie routine. Coloro che se ne occupano non solo plasmano attivamente lo spazio urbano, ma anche il futuro della vita urbana. Garten und Landschaft resta in ascolto e continuerà a fornire le competenze che altrove mancano.

Sentire, interpretare, fare

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Planorama non ha più nulla da dimostrare. Con il viale del Reno a Colonia-Deutz, Maik Böhmer e il suo team hanno dipinto un quadro potente. Tuttavia, il suo lavoro sulla piazza del mercato di Mönchengladbach-Rheydt e sulla Hahnplatz di Prüm, nella regione dell’Eifel, dimostra anche che pensare in grande richiede un senso del dettaglio.

Maik Böhmer aveva meno di 30 anni quando ha avviato la sua attività nel 2006. Un anno dopo, il suo studio Planorama ha vinto il concorso per il Rheinboulevard di Colonia: un colpo di fortuna. Il progetto attirò molta attenzione e aprì le porte. Negli anni successivi, Planorama ha vinto diversi concorsi importanti, consentendo una crescita costante e un alto livello di stabilità. Oggi nell’ufficio di Berlino lavorano 13 dipendenti fissi. I compiti di Planorama sono molteplici: dai giardini privati e lo sviluppo di recinzioni per giardini alle grandi piazze e passeggiate.

Planorama non è solo in grado di fare grandi affermazioni, i progetti dimostrano anche un occhio di riguardo per i dettagli. La piazza del mercato di Mönchengladbach-Rheydt ne è un esempio. Qui la pavimentazione in pietra naturale in diversi colori e livelli crea zone chiare e scure e dà l’impressione di un tappeto scaduto. Il centro del quartiere doveva assumere il carattere di un’accogliente città vecchia e collegare meglio lo storico municipio e la principale chiesa protestante con gli edifici del dopoguerra. Nessun elemento di spicco disturba la piazza, solo la fontana in ottone attira l’attenzione. Un piano di installazione integrato nel terreno consente di utilizzare la piazza per una varietà di eventi, dal mercato alla grande fiera di inizio anno di Rheydt.

A Prüm, nella regione dell’Eifel, Planorama lavora secondo un principio simile: invece di creare una nuova e sterile superficie di cemento per la Hahnplatz, il progetto utilizza una pavimentazione in basalto per dare l’impressione che la piazza ridisegnata sia profondamente radicata nella città. Allo stesso tempo, la Basilica di San Salvatore, un importante monumento culturale, verrà riportata in primo piano. „Quando mi sono recato sul posto, mi sono subito venute in mente le piazze italiane che riescono con pochi elementi. Abbiamo scelto materiali locali per rendere giustizia alla basilica“, spiega Maik Böhmer. Precedentemente separati da un muro alto 3,5 metri in un livello superiore e inferiore, a partire dal 2017 i dintorni della chiesa saranno avvicinati dolcemente attraverso diversi gradini. I 25 ciliegi di Tokyo, che in autunno diventano rossi, costituiscono un accento importante. […]

Leggete la filosofia progettuale di Planaroma e perché Maik Böhmer ritiene che le gerarchie piatte siano una ricetta per il successo in Garten+Landschaft 05/2016 – Der Platz, das Gefühl und wir.

Abbiamo parlato del Rheinboulevard in Garten+Landschaft 10/2015 – Freiraum am Wasser.

Edificio residenziale di Baumschlager Eberle a Parigi

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Lo studio Baumschlager Eberle Architekten ha realizzato un edificio residenziale sovvenzionato a Parigi. Sono riusciti a

Lo studio Baumschlager Eberle Architekten ha realizzato un edificio residenziale sovvenzionato a Parigi. Sono riusciti a

Lo studio Baumschlager Eberle Architekten ha realizzato un edificio residenziale parzialmente sovvenzionato a Parigi. Sono riusciti a integrare armoniosamente l’edificio nella struttura esistente e a creare una simbiosi tra vecchio e nuovo. Nel farlo, non solo hanno posto l’accento su un buon design, ma anche su materiali di alta qualità.

Il desiderio di Baumschlager Eberle di creare qualcosa di speciale in questo luogo è visibile anche nelle planimetrie. La maggior parte degli appartamenti dei piani standard ha tre o quattro stanze per unità. Sono orientati verso il tranquillo cortile interno o verso la vista sulla piazza. Alcuni sono dotati di logge che fungono da spazi aperti privati e da assorbitori acustici. Ci sono anche due esclusivi appartamenti a maisonette con terrazze sopra i piani standard.

Anche l’organizzazione degli appartamenti è contemporanea. Il classico soggiorno, ora mutato in sala TV, ha fatto il suo tempo. Baumschlager Eberle ha unito questa zona con la sala da pranzo e la cucina. Questa soluzione non solo rispecchia lo stile di vita odierno, ma consente anche di risparmiare spazio e quindi è più economica.

L’edificio riesce così a creare non solo un collegamento temporale tra la Belle Époque e la modernità, ma anche spaziale. Il Baumschlager Eberle ha cercato di soddisfare le consuete aspettative abitative, come quella di Tucholsky „il Mar Baltico davanti, Friedrichstrasse dietro“, bilanciando un ambiente urbano vivace con un tranquillo idillio in giardino. L’edificio di colore chiaro si distingue dall’ambiente storico, prevalentemente strutturato in verticale, e si identifica come un’aggiunta moderna. Al contrario, i dettagli accurati e i materiali di alta qualità, come per i suoi vicini più vecchi, resisteranno alla prova del tempo. (sas)

Architetti: Baumschlager Eberle Architects, Parigi
Committente: Emerige e Paris Habitat, Parigi
Luogo: Place Félix Éboué, Parigi

Si veda anche la nuova monografia „Baumschlager Eberle Architekten 2010 to 2020“, pubblicata da Birkhäuser: www.birkhauser.ch/books/.

Il portafoglio di Baumschlager Eberle è vario: comprende alloggi sovvenzionati e una villa in Liechtenstein dal design intelligente.

Negli ultimi anni, a Parigi sono sorti alcuni progetti abitativi eccezionali, poiché la città stessa si è impegnata da tempo a fornire uno spazio abitativo sufficiente ai suoi cittadini. Questo ha portato a un’architettura sofisticata in tutta la città, spesso realizzata da giovani studi internazionali e non solo in periferia. Inoltre, a differenza della Germania, alcuni di questi edifici non sono riconoscibili da lontano come progetti sovvenzionati.

Di conseguenza, lo studio Baumschlager Eberle ha vinto un concorso per l’edilizia residenziale ed è riuscito a realizzare 57 unità finanziate privatamente e 47 sovvenzionate. Il committente è l’azienda Emerige, di orientamento culturale, che ha lavorato insieme al promotore di edilizia sociale Paris Habitat e all’investitore privato Inovalis del Canada. Questa collaborazione si riflette anche nell’uso misto di appartamenti e negozi richiesto.

Baumschlager Eberle ha affrontato il progetto con questa premessa. Va da sé che anche i vantaggi degli edifici della Belle Époque circostanti dovevano essere presi in considerazione nella progettazione. „L’obiettivo è quello di portare avanti gli aspetti positivi della Gründerzeit parigina e di conferire al nuovo edificio un’identità inconfondibile“, così descrivono il loro approccio.

La posizione nella parte orientale di Parigi, non lontano dalla stazione ferroviaria Gare de Lyon, direttamente sulla grande Place Félix Eboué, è caratterizzata da edifici della fine del XIX secolo, ma anche da nuove costruzioni. Qui si doveva colmare un vuoto tra gli edifici e completare il bordo dell’isolato. La posizione vicina al centro della città suggeriva un uso misto di negozi e appartamenti, o in altre parole: uno spazio semi-pubblico. Baumschlager Eberle è riuscito a raggiungere questo obiettivo attraverso la composizione dell’edificio. Hanno creato una transizione dalla strada a un rifugio privato grazie a un passaggio a due piani: Questo conduce dalla frenetica vita di strada al più tranquillo cortile interno verde. Tuttavia, il verde è visibile ai passanti e diventa così parte della piazza.

Con il suo sviluppo in altezza e i suoi contorni morbidi, l’edificio media abilmente tra i due edifici vicini. L’edificio Belle Époque orientale, più basso, è affiancato da sei piani residenziali e da un padiglione sfalsato color ottone. Gli otto piani residenziali sul margine occidentale del sito sono invece a torre e confinano con i balconi di un moderno condominio. La facciata in intonaco di calce chiaro risplende sulla piazza. È strutturata orizzontalmente da persiane anodizzate color ottone e da cornici che creano ombra.

Gli architetti sottolineano che, nonostante la posizione centrale, anche più di un terzo dell’area del sito potrebbe essere destinato a spazio verde nel cortile. Anne Speicher, amministratore delegato dell’ufficio parigino di Baumschlager Eberle Architekten, spiega: „È nostra responsabilità di progettisti trattare con cura l’edificio esistente e creare qualcosa di nuovo e bello“. Simile a un classico anfiteatro, il cortile è caratterizzato da gradini verdi a forma di scala ondulata.

La Bourse de Commerce è una passerella

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Bourse de Commerce, Parigi, Tadao Ando, Foto: Marc Domage

Vecchio sopra, nuovo sotto: Tadao Ando ha aggiunto un anello di cemento alla Bourse de Commerce di Parigi. Foto: Marc Domage

La Bourse de Commerce di Parigi, ristrutturata da Tadao Ando, ospita la Pinault Collection dal 2021. Tuttavia, non è la prima collezione a trovare una casa nell’architettura. L’edificio rotondo fu originariamente costruito come magazzino per le scorte di grano parigine. Ora il mondo della moda si è riunito sotto la grande cupola.

Saint Laurent ha aperto la prima giornata della Settimana della Moda di Parigi per l’autunno/inverno 2023 con una sfilata. Il luogo della serata del 17 gennaio? La sala principale della storica Bourse de Commerce, ridisegnata da Tadao Ando. Qui la casa di moda francese ha presentato la collezione sotto la direzione di Anthony Vaccarello. La rotonda della Pinault Collection si è prestata a questo tipo di arte un po‘ diversa. Una fila di divani DS-600 in pelle nera del produttore svizzero De Sede circondava l’interno dell’anello di cemento di 29 metri. Alle loro spalle: lampade da terra nere. Un tappeto color pietra ricopriva l’intero pavimento. Anche la passerella della mostra occupava l’intero spazio. Al centro: un pianoforte a coda nero per il sottofondo musicale di Paul Prier e Charlotte Gainsbourg.

L’ingresso principale, con le sue grandiose colonne, si trova nella parte occidentale dell’edificio. Le casse, invece, sono ospitate in un’ex stazione di polizia sul lato opposto della strada. Al piano terra della Bourse de Commerce si trovano quindi solo una libreria, locali di servizio e una grande sala espositiva semicircolare di 625 metri quadrati. In totale, la Collezione Pinault ospita sette sale espositive per una superficie totale di 6.800 metri quadrati. Tuttavia, le singole sale al primo piano possono anche essere collegate tra loro. In questo modo è possibile creare un’unica grande sala. Al terzo piano si trova invece un ristorante. Da lì i visitatori possono ammirare la chiesa di Saint-Eustache fino al Centre Pompidou. Ando ha anche costruito un auditorium multifunzionale nel seminterrato, che può ospitare fino a 300 persone.

I designer e fratelli Ronan ed Erwan Bouroullec hanno creato i mobili della Collezione Pinault. Le cornici in legno marrone delle finestre e delle porte sono un riferimento all’antico edificio tutelato. Le stanze e i corridoi? Ando li ha progettati in bianco, puliti e ordinati.

Il concetto espositivo segue quindi un principio degli anni Venti: il cubo bianco. Lo spazio passa in secondo piano e l’arte è al centro della scena. In questo modo, la modernità si trasferisce nell’architettura esterna, la cornice storica, con le sale espositive.

Nella sala a cupola della Bourse de Commerce, Tadao Ando inverte l’approccio. Si riferisce al Pantheon, sia nella struttura che nel materiale. Con oltre 2.000 anni di vita, l’antico Pantheon romano è uno degli edifici in calcestruzzo più antichi e meglio conservati. Con il suo anello di cemento nella Bourse de Commerce, Ando si concentra su un’idea antica, un santuario dedicato agli dei. Data l’enorme presenza nello spazio, rimane solo una domanda: chi sono questi dei?

A proposito del Pantheon e del calcestruzzo: grazie alle ricette dei Romani in materia di calcestruzzo, anche i loro edifici sono estremamente resistenti e ora si riparano da soli. Lo hanno scoperto di recente i ricercatori del MIT. Per saperne di più, visitate il sito: Il cemento romano.

Per saperne di più sulla storia dell’edificio classificato, sul museo parigino della Collezione Pinault e sull’imponente rotonda di Tadao Ando , leggete qui di seguito.

Halle au blé

La forma che conosciamo oggi è stata creata nel 1767 dall’architetto Nicolas Le Camus de Mézières: rotonda con un cortile circolare. All’epoca, la sua Halle au blé era uno dei più importanti magazzini della città per le scorte di grano parigine. I muri principali dell’architettura – sia all’esterno che all’interno – erano porticati, i due piani erano a volta per la protezione antincendio, le scale a chiocciola erano a doppia rampa e artistiche. Dove, se non a Parigi, un simile granaio avrebbe avuto la sua ragion d’essere? Anche per i parigini il nuovo edificio era un’attrazione. Nel 1782 fu eretta la cupola più grande della Francia dell’epoca sul cortile interno, in modo che potesse essere utilizzato anche come magazzino. François-Joseph Bélanger sostituì la struttura in legno con una in ghisa nel 1809.

Borsa di Commercio

Poiché i magazzini di grano per l’approvvigionamento alimentare della città divennero gradualmente superflui nel corso del secolo, Henri Blondel ristrutturò il padiglione per trasferirvi la Bourse de Commerce. L’opera fu completata per l’Esposizione Universale del 1889. La vecchia Halle au blé si riconosceva per i portici del cortile, la scalinata e la cupola. Ciò che colpisce della nuova Bourse de Commerce è la facciata neobarocca, l’aggiunta di un altro piano superiore e il dipinto circolare di circa 1.000 metri quadrati – un’allegoria del commercio mondiale – all’interno della cupola, oltre alla grande apertura di vetro al centro. La Bourse de Commerce è stata presente in quanto tale per 100 anni, poiché l’architettura è rimasta vuota quando la borsa commerciale è stata chiusa nel 1989.

Dal 2021, la collezione dell’imprenditore e collezionista d’arte francese François Pinault è ospitata nella Bourse de Commerce. Nel 2016 ha annunciato che l’avrebbe trasformata nel suo nuovo museo Pinault Collection, insieme a Tadao Ando. L’architetto giapponese ha già ridisegnato per Pinault Palazzo Grassi e la Punta della Dogana a Venezia.

Mentre l’architettura esterna non rivela alcuna modifica significativa, l’interno è letteralmente rotondo. Un anello di cemento alto nove metri e largo 25 metri nel cortile interno a cupola della Halle au blé costituisce ora lo spazio principale della Pinault Collection di Parigi. In questo modo si crea uno stretto spazio di 4,90 metri tra il muro esistente e il muro di cemento, senza alcun intervento importante nella rotonda storica. Solo due passerelle uniscono i due anelli al livello del secondo piano. Sempre a questa altezza e collegata alle passerelle: una passerella lungo l’anello di cemento. Una scala corre lungo l’anello di cemento e sale verso l’alto, collegando la passerella con il piano terra. I visitatori possono accedere allo spazio espositivo a livello del suolo attraverso quattro grandi aperture rettangolari. All’interno del muro di cemento, Tadao Ando ha collocato una proiezione finale sul bordo superiore. Da qui è possibile illuminare lo spazio all’interno dell’anello di cemento. Anche i fori di ancoraggio strutturano le pareti di cemento.

Gestione del suolo urbano – la valorizzazione del suolo come compito di pianificazione

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Vista aerea di un paesaggio urbano e sostenibile in Svizzera, fotografato da Carrie Borden.

Il suolo urbano non è un substrato statico, ma un sistema vivente, alla base della resilienza climatica, della biodiversità, della salute urbana e della giustizia sociale. Tuttavia, all’ombra della brillante architettura e dei concetti di mobilità intelligente, il tema della gestione del suolo è troppo spesso sottovalutato. Eppure sono proprio la qualità, la funzionalità e lo sviluppo sostenibile dei nostri suoli urbani a determinare la futura vitalità di interi quartieri. È tempo di elevare il suolo da obbligo di pianificazione a cuore strategico della trasformazione urbana.

  • Definizione: cosa significa oggi gestione del suolo urbano e perché la sua valorizzazione è un compito centrale della pianificazione?
  • Le sfide: Densificazione, impermeabilizzazione, siti contaminati e uso ecologico del suolo nelle città tedesche, austriache e svizzere.
  • Nuovi requisiti: Come la resilienza al clima, l’equilibrio idrico, la biodiversità e gli aspetti sociali sono incorporati nella valutazione e nello sviluppo del suolo.
  • Metodi e strumenti: dalle mappe del suolo e dalle scansioni termiche agli inventari partecipativi del suolo – approcci pratici per le città e gli uffici di pianificazione.
  • Casi di studio: Progetti di successo di riqualificazione del suolo da Amburgo, Zurigo e Vienna come ispirazione e lezioni apprese.
  • Legge sulla pianificazione e condizioni quadro politiche: Come il codice dell’edilizia, gli statuti comunali e i programmi di finanziamento influenzano l’argomento.
  • Gestione innovativa del territorio: uso intelligente del territorio, multifunzionalità e agricoltura urbana come modelli futuri.
  • Rischi e obiettivi contrastanti: dalla competizione per i terreni all’inflazione dei prezzi dei terreni – le sfide per i pianificatori e le autorità locali.
  • Conclusioni e prospettive: Perché la valorizzazione dei terreni sta diventando la disciplina suprema dello sviluppo urbano sostenibile – e come il settore dovrebbe rispondere.

Riqualificazione del territorio urbano: da spazio grigio a vettore di valore verde

La gestione del territorio urbano è molto più che l’amministrazione di terreni sviluppati e non sviluppati. È la gestione strategica del territorio come risorsa, tenendo conto di obiettivi ecologici, economici e sociali. In un contesto di crescita delle città, di aumento dei prezzi dei terreni e di aumento dei rischi climatici, i terreni urbani sono diventati da tempo teatro di interessi di utilizzo contrastanti. Ogni metro quadrato è importante e la sua qualità determina la vivibilità, la resilienza e la sostenibilità delle città.

Storicamente, nella pianificazione urbana il suolo era visto principalmente come base fisica per edifici, infrastrutture e trasporti. Tuttavia, con le sfide del XXI secolo – dalle forti precipitazioni alle ondate di calore, dalla perdita di biodiversità alle divisioni sociali – la funzione qualitativa del suolo sta assumendo un ruolo centrale. Oggi la valorizzazione dei suoli non è un’aggiunta volontaria, ma un mandato di pianificazione, esplicitamente richiesto da tutti, dalla strategia dell’UE per i suoli alla strategia tedesca per la sostenibilità.

Ma cosa significa effettivamente valorizzazione del suolo? Si riferisce al miglioramento intenzionale delle funzioni ecologiche, climatiche, idrologiche e sociali dei suoli urbani. Si va dall’impermeabilizzazione delle superfici sigillate al rinverdimento e alla rivitalizzazione, fino all’integrazione dei suoli in concetti di spazi aperti multifunzionali. L’obiettivo non è solo quello di aumentare il valore economico dei terreni, ma anche di migliorare la qualità del luogo, la sua resilienza agli eventi estremi e la qualità della vita della società urbana.

Le sfide sono molteplici: in Germania, Austria e Svizzera, ogni giorno vengono sigillati ettari e ettari di terreno. Le conseguenze sono ben note: Isole di calore, inondazioni, perdita di vita e di fertilità del suolo. A ciò si aggiungono i siti contaminati, gli inquinanti, la compattazione e i conflitti d’uso, che pongono i pianificatori di fronte a nuove sfide. Soprattutto nelle aree di ridensificazione, di conversione o nel corso della transizione verso la mobilità, i suoli devono essere non solo sostenibili, ma anche multifunzionali e adattabili.

È chiaro che la valorizzazione del suolo non è un compito puramente tecnico, ma richiede un cambiamento di paradigma nella nostra concezione della pianificazione. Si deve passare dal puro consumo di suolo allo sviluppo attivo del suolo. Il suolo urbano sta diventando una riserva di valore in due sensi: come risorsa naturale e come elemento centrale di controllo dello sviluppo urbano sostenibile. La questione non è più se riqualificare il suolo, ma come farlo in modo intelligente, integrativo e orientato al futuro.

Resilienza climatica, biodiversità, giustizia sociale: nuovi standard per il suolo urbano

Il cambiamento climatico è arrivato nelle città e sta colpendo il suolo con forza. Dove un tempo dominavano la vegetazione termorepellente, i suoli permeabili e il raffreddamento naturale per evaporazione, oggi si riscontra spesso una fitta impermeabilizzazione, una limitata capacità di immagazzinamento dell’acqua e uno stress microclimatico. Il risultato: quartieri surriscaldati, peggioramento della qualità della vita e aumento dei rischi per la salute, soprattutto per i gruppi vulnerabili come i bambini e gli anziani.

In questo contesto, la valorizzazione del suolo assume un’urgenza del tutto nuova. La parola d’ordine è resilienza climatica e si riferisce alla capacità delle aree urbane di attenuare gli eventi climatici estremi e di ridurre al minimo le conseguenze negative per le persone e l’ambiente. I suoli svolgono un ruolo fondamentale in questo senso: immagazzinano l’acqua, tamponano le forti precipitazioni, favoriscono il raffreddamento per evaporazione e consentono lo sviluppo di strutture vegetali adatte al clima. Città come Vienna si stanno quindi concentrando sulla rimozione dei parcheggi, sulla creazione di elementi di città spugna e sul ripristino di suoli quasi naturali come efficace misura di protezione dal calore.

Ma anche la biodiversità è difficilmente concepibile senza suoli urbani intatti. Gli organismi del suolo – dai lombrichi ai funghi – assicurano i cicli dei nutrienti, la formazione dell’humus e la decomposizione degli inquinanti. Soprattutto nei quartieri densamente edificati e con pochi spazi verdi, la promozione di suoli strutturati e ricchi di specie è una leva fondamentale per aumentare la biodiversità. Agricoltura urbana, tetti verdi e facciate su sistemi di substrato, ma anche parchi tascabili con profili di suolo quasi naturali sono solo alcune delle risposte innovative che progettisti e architetti del paesaggio stanno fornendo oggi.

Un altro aspetto che rende la valorizzazione del suolo una questione socio-politica è la questione della giustizia sociale. Il suolo non è solo un bene ecologico, ma anche un luogo di partecipazione, incontro e integrazione. Molti studi lo dimostrano: I quartieri con spazi aperti accessibili e di alta qualità e suoli sani hanno minori tensioni sociali, migliori indicatori di salute e più alti livelli di soddisfazione residenziale. Ecco perché i progetti di riqualificazione del suolo devono sempre considerare la dimensione sociale: chi beneficia di superfici non impermeabilizzate? Chi ha accesso agli orti urbani? Quali gruppi sono coinvolti nella pianificazione e nell’utilizzo?

L’integrazione di questi requisiti nella pratica richiede nuovi strumenti di valutazione e gestione. Le tradizionali mappe del suolo e i registri dei siti contaminati non sono più sufficienti. Le città moderne si affidano a sistemi digitali di informazione sul suolo con dati in tempo reale su temperatura, umidità, impermeabilizzazione e biodiversità. Scansioni termiche, immagini da droni e inventari partecipativi del suolo forniscono a pianificatori e decisori la base per misure precise, dinamiche e specifiche per il sito per la riqualificazione del suolo. Questo è l’unico modo per rendere il suolo urbano adatto al futuro – e un pilastro dello sviluppo urbano sostenibile.

Strumenti, metodi e buone pratiche: La riqualificazione del suolo nella pratica della pianificazione

L’attuazione delle strategie di riqualificazione del suolo inizia con un inventario. La moderna mappatura del suolo va ben oltre la tradizionale valutazione del suolo. Oggi, strumenti digitali come i portali del suolo supportati dai GIS, i dati satellitari multitemporali e la tecnologia dei sensori consentono analisi ad alta risoluzione dei tipi di suolo, dei gradi di impermeabilizzazione e del potenziale di rischio. Ad Amburgo, ad esempio, è stato introdotto un sistema di monitoraggio digitale del suolo che fornisce ai pianificatori informazioni in tempo reale su umidità, compattazione e inquinamento: una solida base per la bonifica e il risanamento mirato del suolo.

Un altro strumento chiave è l’inventario partecipativo del suolo. Qui i cittadini, le scuole e le iniziative locali sono coinvolti attivamente nella registrazione e nella valutazione dei suoli urbani. Questo non solo aumenta la qualità dei dati, ma accresce anche la consapevolezza dell’importanza del suolo nella vita quotidiana. A Zurigo, questo approccio fa parte della strategia comunale di adattamento al clima: con il coinvolgimento della popolazione si stanno creando campi di prova urbani in cui si sperimentano materiali innovativi per i substrati, concetti di inverdimento e sistemi di gestione delle acque piovane.

Gli approcci progettuali multifunzionali hanno dimostrato la loro validità nella pratica della pianificazione. Ciò significa che la riqualificazione del suolo viene sempre considerata come parte di un concetto di spazio aperto integrato. Le funzioni di impermeabilizzazione, infiltrazione, rinverdimento e ricreazione sono collegate tra loro. A Vienna, ad esempio, durante la riprogettazione delle piazze del centro città, le aree vengono specificamente desigillate, riqualificate con un substrato speciale e piantate con specie arboree resistenti al clima. Allo stesso tempo, queste aree sono progettate come luoghi di incontro sociale, aree di gioco e habitat per la biodiversità: un beneficio a tutti i livelli.

Un fattore spesso sottovalutato è la gestione dei siti e dei terreni contaminati. Soprattutto nei quartieri ex-industriali, nelle aree delle stazioni ferroviarie o nei siti di riconversione, la bonifica professionale è un prerequisito per qualsiasi forma di riqualificazione del suolo. Processi moderni come il fitorisanamento, il lavaggio del suolo o il trattamento termico integrano lo scavo convenzionale e consentono di utilizzare in modo sostenibile i siti precedentemente contaminati. I progettisti devono lavorare a stretto contatto con le autorità ambientali, i geologi e gli ingegneri per minimizzare i rischi e sfruttare le opportunità.

Infine, i programmi di finanziamento, gli strumenti legali e i modelli politici giocano un ruolo fondamentale. In Germania, il codice edilizio, l’ordinanza federale sulla protezione del suolo e numerosi statuti comunali forniscono il quadro di riferimento. Programmi di finanziamento come il programma federale „Adattamento degli spazi urbani ai cambiamenti climatici“ o l’iniziativa austriaca „Città del futuro“ offrono incentivi finanziari per progetti innovativi sul suolo. Tuttavia, è fondamentale che pianificatori, amministratori e politici si uniscano e considerino il suolo come una risorsa chiave per lo sviluppo urbano.

Gestione innovativa del territorio: la terra come chiave per la trasformazione urbana

Mentre in molte città si discute ancora sugli ultimi lotti edificabili disponibili, i nuovi approcci alla gestione del territorio stanno cambiando radicalmente la concezione della terra. L’attenzione non è più rivolta alla massimizzazione della densità edilizia, ma all’uso intelligente e multifunzionale e alla riqualificazione delle aree esistenti. L’uso intelligente del territorio, ovvero il controllo intelligente e l’utilizzo multiplo del suolo urbano, sta diventando il leitmotiv del futuro urbano.

Multifunzionalità significa che oggi un metro quadrato di terreno urbano spesso deve svolgere più compiti contemporaneamente: Sostiene gli edifici, assorbe l’acqua piovana, fornisce un habitat per la flora e la fauna, serve come area ricreativa e può persino contribuire alla produzione alimentare locale. L’agricoltura urbana, gli orti verticali, i parchi commestibili e gli usi temporanei come gli orti pop-up o le aiuole comunali sono ormai una realtà in molte città, e fanno del suolo un punto di riferimento per l’innovazione.

Un’altra area chiave è il legame tra la valorizzazione del suolo e la transizione verso la mobilità. Corridoi verdi, moduli di città spugna e percorsi fioriti stanno emergendo dove prima dominavano parcheggi e strade. Città come Monaco di Baviera e Basilea si stanno concentrando in modo specifico sulla conversione delle aree di traffico sovradimensionate in strutture di terreno aperte e attive dal punto di vista climatico. In questo modo non solo si crea un valore aggiunto ecologico, ma anche nuovi spazi di vita e qualità di soggiorno per gli abitanti della città.

Tuttavia, una gestione innovativa del territorio richiede chiari meccanismi di controllo. Fondi fondiari, società di sviluppo urbano e partenariati pubblico-privati possono aiutare a garantire, sviluppare e riqualificare i terreni. Allo stesso tempo, è necessario superare gli ostacoli posti dalla legge sulla pianificazione, come i piani di sviluppo restrittivi, la mancanza di riserve di terreno o gli obiettivi contraddittori. In questo caso è necessaria una leadership politica e la volontà di aprire nuove strade.

Infine, ma non meno importante, la questione dei prezzi dei terreni è un fattore decisivo. In molte città, la crescente domanda di terreni edificabili sta portando a spirali di prezzi che vanificano gli obiettivi sociali ed ecologici. La rivalutazione dei terreni non deve degenerare in una mera strategia di aumento del valore, ma deve essere intesa e gestita come un compito per il bene comune. Modelli come il „diritto fondiario light“ di Zurigo o il diritto edificatorio ereditabile con condizioni ecologiche nelle principali città tedesche dimostrano che esiste un’altra strada: i terreni rimangono di proprietà pubblica, vengono riqualificati in modo mirato e resi disponibili per usi di interesse pubblico.

Rischi, obiettivi contrastanti e futuro della valorizzazione dei terreni nella pianificazione urbana

Per quanto promettente sia la riqualificazione dei terreni come compito di pianificazione, essa comporta notevoli sfide e obiettivi contrastanti. La pressione sulle aree urbane è in costante aumento: abitazioni, commercio, traffico, spazi aperti e infrastrutture sono in competizione per ogni metro quadrato. Il pericolo è che la riqualificazione del territorio diventi una misura foglia di fico, mentre le cause strutturali del consumo e dell’impermeabilizzazione del territorio rimangono inalterate. È necessaria una nuova comprensione della sufficienza e dell’efficienza nell’uso della terra come risorsa.

Un ulteriore rischio è rappresentato dalla commercializzazione degli aumenti di valore dei terreni. Se l’apprezzamento dei terreni viene utilizzato solo come veicolo per aumentare i prezzi e i rendimenti degli immobili, c’è il rischio di un’ulteriore divisione sociale nelle città. In particolare, le famiglie a basso reddito e i gruppi vulnerabili saranno spinti fuori dai quartieri riqualificati. È compito della pianificazione garantire che i processi di riqualificazione del territorio siano socialmente equilibrati e inclusivi, ad esempio attraverso quote di alloggi a prezzi accessibili o un uso del territorio orientato al bene comune.

Il progresso tecnologico porta con sé anche obiettivi contrastanti. Gli strumenti digitali, la sensoristica e i big data aprono nuove possibilità per la valutazione e la gestione del territorio, ma comportano anche rischi quali problemi di protezione dei dati, distorsioni algoritmiche e il pericolo di un eccesso di controllo tecnocratico. Le persone devono rimanere al centro: La gestione del territorio è e rimane un processo partecipativo e democratico che incorpora le esigenze e le conoscenze locali.

Infine, c’è la questione della natura vincolante e dell’applicabilità degli obiettivi di valorizzazione del territorio. Sebbene molte dichiarazioni di missione comunali contengano obiettivi ambiziosi in materia di sburocratizzazione, proporzione di spazi verdi e adattamento al clima, la loro attuazione spesso fallisce per mancanza di risorse, interessi contrastanti o mancanza di sostegno politico. Sono necessari requisiti legali più stringenti, responsabilità chiare e strumenti di finanziamento innovativi per consolidare la valorizzazione dei suoli a lungo termine.

Il futuro della valorizzazione dei suoli risiede nella combinazione tra innovazione e tradizione, tra progresso tecnico e radicamento locale. Solo se riusciremo a fare della gestione del territorio una parte integrante dello sviluppo urbano, le città potranno affrontare efficacemente le sfide del cambiamento climatico, della competizione per il territorio e dei cambiamenti sociali. Gli urbanisti del futuro non saranno solo i progettisti di edifici, ma anche i custodi e gli sviluppatori delle risorse territoriali urbane.

Conclusione: la valorizzazione del territorio come disciplina suprema dello sviluppo urbano sostenibile

La gestione del territorio urbano e la sua valorizzazione sono molto più di un altro capitolo del canone della pianificazione urbana. Sono diventati un compito strategico fondamentale – per la resilienza climatica, la biodiversità, la giustizia sociale e la qualità della vita urbana. Il suolo urbano è la base su cui si costruisce il futuro. Chi lo sviluppa in modo saggio, responsabile e innovativo non solo crea valore, ma anche benessere pubblico, garantisce maggiore equità e apre la strada alla città sostenibile di domani.

Le sfide sono complesse: la competizione per lo spazio, l’impermeabilizzazione, i siti contaminati, le disuguaglianze sociali e la pressione del mercato immobiliare pongono gli urbanisti e le autorità locali di fronte a compiti enormi. Ma gli strumenti sono sempre migliori: i sistemi digitali di informazione sul suolo, gli inventari partecipativi, i concetti di territorio multifunzionale e i modelli di sovvenzione intelligenti stanno aprendo nuove strade per la valorizzazione dei suoli e la conservazione delle risorse.

Che si tratti di Amburgo, Zurigo, Vienna o Monaco, le città di maggior successo si affidano a strategie integrate, partecipative e orientate al futuro. Non vedono la riqualificazione del suolo come un obbligo tecnico, ma come un’opportunità creativa e collaborativa. Pianificazione, politica e società siedono allo stesso tavolo. Solo così è possibile trasformare la terra in un’autentica riserva di valore e la valorizzazione in una disciplina centrale della trasformazione urbana.

Garten und Landschaft tiene il dito sul polso dell’innovazione: con competenza pratica, occhio critico e slancio creativo. Perché una cosa è chiara: chi valorizza il suolo oggi darà forma alla città di domani – in modo sostenibile, vivace ed equo.