Rifiuti o valore aggiunto: l’intelligenza artificiale analizza le discariche illegali nelle aree urbane

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Una strada cittadina trafficata accanto a imponenti grattacieli, fotografata da Bin White.

L’intelligenza artificiale rende visibili i rifiuti prima che diventino un problema: Ciò che prima doveva essere faticosamente rintracciato a mano, ora viene fatto da algoritmi intelligenti, con una precisione che stupisce anche gli addetti alla pulizia delle città più esperti. Se si vuole davvero combattere in modo efficiente i depositi illegali di rifiuti nelle aree urbane, non si può più fare a meno di scansioni e analisi digitali supportate dall’intelligenza artificiale. Come funziona? Quali sono i vantaggi per l’amministrazione, l’urbanistica e l’ambiente? E come si prospetta il futuro di una città pulita?

  • Perché lo scarico illegale dei rifiuti è un problema sottovalutato nelle aree urbane
  • Come l’intelligenza artificiale riconosce e classifica i depositi di rifiuti negli spazi pubblici
  • Quali sono le tecnologie e le fonti di dati utilizzate, dalle telecamere alle immagini satellitari?
  • I vantaggi dell’identificazione dei rifiuti basata sull’intelligenza artificiale per la pianificazione urbana, la gestione dell’ambiente e degli spazi verdi
  • Come città come Berlino, Zurigo e Vienna stanno utilizzando progetti pilota di intelligenza artificiale per migliorare la pulizia degli spazi pubblici
  • Perché la protezione dei dati è fondamentale per le scansioni AI delle discariche e come i comuni stanno rispondendo a questa esigenza
  • Le sfide e i limiti dell’introduzione del monitoraggio intelligente dei rifiuti
  • Come l’IA potrebbe cambiare la partecipazione dei cittadini e il paesaggio urbano
  • Quali prospettive e visioni stanno emergendo per lo „spazio urbano pulito 2030“.

Discariche abusive: Un problema urbano con un sistema

Le discariche abusive sono il fratello non amato della pulizia delle città: Tutti le conoscono, quasi nessuno ne parla volentieri, eppure crescono, a volte discretamente alla periferia della città, a volte sfacciatamente nel parco o sul ciglio della strada. Quello che per l’osservatore casuale è solo un pugno nell’occhio, sta diventando un problema da svariati milioni di euro per il Comune. I servizi di pulizia comunali stanno lanciando l’allarme: i costi per la rimozione delle discariche abusive aumentano da anni, mentre i responsabili sono raramente chiamati a risponderne. Le discariche abusive sono particolarmente problematiche nel contesto della crescente urbanizzazione, poiché non solo mettono a rischio l’estetica del paesaggio urbano, ma anche l’ambiente e la salute.

Il problema non è affatto un fenomeno marginale: in città tedesche come Berlino o Francoforte, ogni anno vengono raccolte decine di migliaia di tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente, da vecchi materassi e macerie edilizie a sostanze chimiche pericolose. Oltre all’inquinamento visivo, c’è anche la minaccia di danni ecologici quando le sostanze inquinanti penetrano nel suolo e nell’acqua. Allo stesso tempo, i luoghi sporchi hanno un impatto negativo sulla sensazione di sicurezza e sull’accettazione sociale degli spazi pubblici. Le conseguenze vanno dal declino della qualità della vita e dalla perdita di valore degli immobili alla riduzione della biodiversità negli spazi verdi.

Le cause sono molteplici: infrastrutture di smaltimento inadeguate, mancanza di informazioni per i cittadini, tariffe elevate per i rifiuti ingombranti o semplicemente convenienza. Sebbene alcune città stiano rispondendo con campagne di sensibilizzazione e sanzioni più severe, riconoscere e documentare lo scarico illegale di rifiuti rimane un processo che richiede molto tempo. Finora erano soprattutto i dipendenti comunali a rintracciare le discariche durante i pattugliamenti o attraverso le segnalazioni dei cittadini: un metodo non solo lento ma anche soggetto a errori. Soprattutto nelle aree urbane estese o negli spazi verdi di difficile accesso, molto sfugge all’occhio umano.

È proprio qui che entra in gioco la digitalizzazione. Perché ciò che prima veniva cercato manualmente e faticosamente registrato, ora può essere registrato automaticamente e in tempo reale – con l’aiuto della moderna tecnologia dei sensori, della raccolta dati mobile e, soprattutto, dell’intelligenza artificiale. La speranza è che l’uso di tecnologie intelligenti consenta non solo di individuare più rapidamente i rifiuti, ma anche di rimuoverli in modo più efficiente e di prevenirli a lungo termine. Ma come funziona nel dettaglio?

Le amministrazioni cittadine devono affrontare la sfida di comprendere la nuova tecnologia non solo come parola d’ordine, ma come strumento strategico per la manutenzione urbana e la garanzia di qualità. Non si tratta solo di „trovate digitali“: l’identificazione dei rifiuti supportata dall’intelligenza artificiale potrebbe cambiare le carte in tavola per la pulizia, l’ambiente e la qualità della vita, a patto che venga inserita in modo sensato nei processi e nelle strutture esistenti.

Come l’intelligenza artificiale riconosce i rifiuti: tecnologia, dati e algoritmi

Il cuore del moderno monitoraggio dei rifiuti è una sofisticata combinazione di tecnologia dei sensori, elaborazione delle immagini e algoritmi di apprendimento. Il compito: riconoscere, classificare e localizzare i rifiuti nel modo più automatico possibile e indipendentemente dall’occhio umano. A questo scopo vengono utilizzati diversi approcci tecnici, che possono essere combinati a seconda dello spazio urbano, della situazione dei dati e dell’obiettivo. Un approccio classico prevede l’installazione di telecamere permanenti sulle strade, nei parchi o nei punti nevralgici che registrano continuamente immagini o sequenze video.

Queste registrazioni vengono analizzate da un software di intelligenza artificiale appositamente addestrato. I modelli di apprendimento profondo, in particolare le reti neurali convoluzionali (CNN), sono in grado di identificare un’ampia gamma di tipi diversi di rifiuti nelle immagini: dalle bottiglie di plastica e lattine ai rifiuti ingombranti e alle macerie edili. La qualità e la quantità dei dati di addestramento sono fondamentali. Più esempi conosce l’intelligenza artificiale, meglio è in grado di riconoscere i rifiuti anche in situazioni insolite e di distinguerli da oggetti innocui come foglie o giochi per cani.

Ma la tecnologia può fare ancora di più: i droni forniscono immagini ad alta risoluzione da una prospettiva a volo d’uccello, coprendo anche angoli inaccessibili di parchi, terrapieni ferroviari o terreni incolti. In combinazione con i dati GPS, è possibile creare mappe precise dei depositi illegali di rifiuti. Anche le immagini satellitari vengono ora utilizzate per individuare grandi accumuli di rifiuti in aree periferiche. Le soluzioni mobili, come le app per gli esploratori dei rifiuti urbani o per i cittadini, completano il quadro: Qui vengono caricate le foto dei rifiuti, che vengono poi analizzate e mappate a livello centrale.

Un altro campo tecnico è l’integrazione di reti di sensori nei contenitori dei rifiuti o nei punti di raccolta. I sensori misurano i livelli di riempimento, la temperatura o il movimento e danno l’allarme in caso di attività insolite, ad esempio di notte, quando è più probabile lo smaltimento illegale. Viene utilizzata anche la tecnologia dei sensori acustici: questi riconoscono i rumori caratteristici, come lo scarico di macerie, e possono quindi attivare le telecamere di sorveglianza in modo mirato.

Tuttavia, la vera magia sta nel collegamento intelligente di tutte le fonti di dati. Le moderne piattaforme di dati urbani raccolgono, analizzano e visualizzano le informazioni in tempo reale. Un cruscotto permette alle squadre di pulizia della città di identificare rapidamente i punti critici, dare priorità alle operazioni e gestire le risorse in modo mirato. L’analisi predittiva può essere utilizzata anche per creare previsioni: Dove sarà probabilmente la prossima discarica selvaggia? Quali sono le ore del giorno o le condizioni meteorologiche che favoriscono le discariche abusive? Migliore è l’IA, più lungimirante è la pianificazione urbana.

Dalla teoria alla pratica: come le città utilizzano l’intelligenza artificiale per combattere le discariche di rifiuti

Ciò che sembra alta tecnologia è da tempo una realtà in alcune grandi città europee. Progetti pilota a Berlino, Zurigo e Vienna mostrano come l’intelligenza artificiale stia rivoluzionando la pulizia urbana. A Berlino, ad esempio, dal 2022 BSR si affida a un sistema supportato dall’intelligenza artificiale che analizza le immagini delle telecamere dei veicoli cittadini. I veicoli – camion della nettezza urbana, spazzatrici e veicoli per le consegne – sono dotati di telecamere a cruscotto le cui immagini vengono analizzate automaticamente. Il risultato è che gli accumuli di rifiuti non solo vengono rilevati più rapidamente, ma anche in modo più oggettivo e completo rispetto al passato.

A Zurigo, il servizio di pulizia della città sorvola regolarmente con i droni le aree particolarmente colpite dai rifiuti illegali. Le immagini vengono analizzate con strumenti di intelligenza artificiale in grado di riconoscere non solo la presenza ma anche il tipo di rifiuti. Ciò è particolarmente prezioso per le aree di difficile accesso, come le sponde dei fiumi o i binari ferroviari, dove lo sforzo per le ispezioni manuali era in precedenza enorme.

Vienna, invece, combina telecamere e dati provenienti dalla partecipazione dei cittadini: Con la piattaforma „Sag’s Wien“, i residenti possono utilizzare un’app per segnalare i rifiuti. Le foto ricevute vengono pre-controllate dall’intelligenza artificiale e classificate automaticamente prima dell’intervento del servizio di smaltimento dei rifiuti della città. Questo riduce al minimo le fonti di errore umano e i tempi di risposta.

In tutti i casi, le città beneficiano non solo di un rilevamento più rapido, ma anche di una migliore definizione delle priorità delle operazioni. L’intelligenza artificiale impara con ogni nuova traccia di dati, riconosce gli schemi stagionali e suggerisce misure mirate, dall’aumento della densità dei controlli alle modifiche strutturali nei punti caldi dei rifiuti. Ciò offre ai pianificatori un potente strumento per utilizzare le risorse in modo più efficiente e migliorare la pulizia urbana in modo mirato.

Allo stesso tempo, apre nuove strade per la partecipazione dei cittadini: La combinazione di app, valutazione dell’intelligenza artificiale e feedback trasparente rende più visibile il problema dello scarico illegale dei rifiuti e più comprensibile la risposta del Comune. L’accettazione delle nuove misure aumenta perché ognuno può vedere come e dove il proprio contributo ha effetto. Un ottimo esempio di integrazione tra tecnologia, governance e qualità della vita urbana.

Protezione dei dati, accettazione e limiti: Sfide per la città intelligente dei rifiuti

Per quanto la tecnologia sia promettente, l’uso dell’IA negli spazi pubblici solleva questioni complesse. Naturalmente, nessuno vuole uno „Stato di sorveglianza dalla porta di servizio“. I cittadini e i responsabili della protezione dei dati sono giustamente sensibili quando si tratta di telecamere, droni e analisi dei dati di movimento. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra un’efficace prevenzione dei rifiuti e la protezione dei diritti personali.

Per questo motivo molte autorità locali si affidano a concetti rigorosi di protezione dei dati. Le telecamere sono installate in modo da non registrare volti o numeri di targa. Gli algoritmi di intelligenza artificiale sono addestrati a riconoscere solo i rifiuti e non le persone; i dati vengono anonimizzati e cancellati dopo l’analisi. Tuttavia, lo scetticismo rimane: chi può garantire che la tecnologia non venga utilizzata in modo improprio? Quanto sono trasparenti gli algoritmi? E chi controlla il trasferimento dei dati?

Un altro problema è la suscettibilità dei sistemi agli errori, soprattutto nella fase iniziale. Un risultato falso positivo, ad esempio se l’IA scambia un sacchetto di plastica per un cane o un’ombra, può portare a implementazioni non necessarie e a impegnare le risorse. Il miglioramento continuo dell’IA e la costante riqualificazione con nuovi dati di addestramento sono quindi essenziali. La collaborazione tra tecnici, pianificatori ed esperti di pulizia è fondamentale in questo caso.

Anche il finanziamento del monitoraggio intelligente dei rifiuti rappresenta una sfida. L’acquisto di telecamere, sensori e software di analisi è costoso e non tutte le autorità locali possono o vogliono fare questo investimento. Sono necessari finanziamenti, collaborazioni con istituti di ricerca o partenariati pubblico-privati per consentire l’introduzione della pulizia intelligente delle città.

Infine, si pone la questione di come i nuovi sistemi possano essere integrati in modo sostenibile nell’organizzazione cittadina esistente. La tecnologia realizzerà il suo pieno potenziale solo se l’identificazione dei rifiuti supportata dall’intelligenza artificiale verrà considerata come parte di un concetto globale di pulizia e ambiente. Ciò richiede responsabilità chiare, una comunicazione trasparente e la volontà di ripensare i processi, dalla pulizia alla progettazione urbana.

Valore aggiunto per la pianificazione urbana: l’IA come forza trainante per spazi urbani puliti

Al di là del semplice smaltimento dei rifiuti, il rilevamento dei rifiuti basato sull’intelligenza artificiale apre nuove prospettive per la pianificazione urbana. I dati raccolti forniscono preziose informazioni sul comportamento di utilizzo degli spazi pubblici, sulle aree problematiche e sull’impatto delle misure esistenti. Rivelano dove mancano le infrastrutture, dove stanno emergendo i punti critici sociali o dove i cambiamenti strutturali potrebbero dare sollievo.

Per i pianificatori, queste informazioni valgono oro: consentono una gestione mirata delle risorse, la definizione delle priorità degli investimenti e una comunicazione mirata con la popolazione. Ad esempio, se i rifiuti ingombranti vengono scaricati ripetutamente in determinati luoghi, la città può creare opzioni di smaltimento alternative, modificare la progettazione dello spazio o fornire informazioni mirate. I dati dimostrano il successo – o il fallimento – di tali misure e consentono una cultura di pianificazione iterativa e di apprendimento.

Nuove opportunità si aprono anche nel settore della manutenzione degli spazi verdi: Ad esempio, l’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere tempestivamente quando rifiuti di giardino, macerie edilizie o sostanze chimiche vengono scaricati in parchi e riserve naturali. La risposta rapida protegge la flora e la fauna e preserva la biodiversità nelle aree urbane. I dati possono anche aiutare a valutare meglio i rischi ecologici e a sviluppare strategie di prevenzione.

A lungo termine, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nel monitoraggio dei rifiuti può trasformare il paesaggio urbano. La pulizia può essere pianificata, monitorata e misurata. Le città possono posizionarsi come spazi vivibili e sostenibili, un fattore di localizzazione da non sottovalutare nella competizione internazionale per i talenti, gli investimenti e la qualità della vita.

Ma nonostante l’entusiasmo per la tecnologia, l’IA non è una panacea. È uno strumento che necessita di menti intelligenti che sappiano come utilizzarlo. Chi ne riconosce le opportunità, ma ne rispetta anche i limiti, può trasformare ciò che sembra uno spreco in un vero valore aggiunto per la progettazione urbana.

Conclusione: Dai cumuli di rifiuti al valore aggiunto – L’intelligenza artificiale e il futuro delle città pulite

Le discariche abusive sono più di un semplice fastidio visivo: sono il sintomo di sfide crescenti in spazi urbani complessi e in rapida evoluzione. L’intelligenza artificiale offre l’opportunità di affrontare finalmente questo problema in modo strategico ed efficiente. Rileva i rifiuti prima che diventino un incendio, stabilisce le priorità delle operazioni, fornisce dati per la pianificazione urbana e aumenta la trasparenza nei confronti dei cittadini. Allo stesso tempo, stabilisce nuovi standard nella protezione dei dati, nella governance e nell’integrazione delle tecnologie smart city.

Le città che decidono di utilizzare l’IA per il monitoraggio dei rifiuti ne traggono un doppio vantaggio: non solo la pulizia, ma anche la conoscenza, il margine di manovra e la forza innovativa. Il percorso non è privo di ostacoli: dalla protezione dei dati al finanziamento, fino agli ostacoli culturali. Ma chi avrà il coraggio di integrare oggi la tecnologia in modo intelligente e responsabile creerà le basi per lo spazio urbano del futuro: pulito, sostenibile, vivibile e supportato digitalmente.

I rifiuti di ieri sono il valore aggiunto di domani, a patto che li riconosciamo in tempo. L’intelligenza artificiale rende questa visione tangibile. La città pulita non è un’utopia, ma una questione di dati giusti, algoritmi intelligenti e progettisti urbani impegnati. Garten und Landschaft è al passo con i tempi e mostra come la tecnologia e la pianificazione possano collaborare per creare una nuova qualità della vita.

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Sulle tracce delle pitture murali romaniche in Westfalia

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Nel 2012, la LWL Denkmalpflege, Landschafts- und Baukultur in Westfalen ha avviato un progetto di diversi anni, che fino al 2016/17 si è concentrato sulla ricerca artistica e di restauro dei più importanti esempi di pittura murale romanica tra il 1160 e il 1270 in Westfalia. Ora è stata pubblicata una pubblicazione. La necessità di una collaborazione interdisciplinare nella ricerca dei monumenti culturali e della loro decorazione è riconosciuta da decenni […].

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125 anni delle cave di basalto di Franz Carl Nüdling

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Nuovi punti chiave

Franz Carl Nüdling Basaltwerke festeggia il suo 125° anniversario. L’azienda produttrice di materiali da costruzione in pietra naturale e calcestruzzo è stata fondata nel 1893 da Franz Carl Nüdling.

Ancora oggi il gruppo aziendale è una media impresa a conduzione familiare. Il portafoglio comprende prodotti per il giardinaggio e l’architettura del paesaggio, materiali da costruzione per pareti e barriere antirumore.

Tra i primi prodotti figurava il pietrisco ferroviario lavorato a mano ricavato dalla roccia vulcanica fonolite, estratto nella cava di fonolite dell’Assia.

Negli anni ’20, con la seconda generazione, iniziò l’estrazione e la lavorazione del basalto in graniglia (fine), sabbie e pietrisco per la costruzione di strade, sentieri e strutture in calcestruzzo. La direzione del nuovo stabilimento «Basaltwerk Billstein/Seiferts» passò ai due figli August e Richard Nüdling. L’acquisizione fu accompagnata anche dall’avvio della produzione di miscele bituminose ed elementi in calcestruzzo. Successivamente, il fulcro della produzione si è spostato verso la pavimentazione e i sistemi di muratura da giardino. Negli anni ’50 questo segmento è stato ampliato con l’acquisizione della cava di Suhl/Hasselstein.

Produzione industriale

Tra il 1966 e il 1991 le capacità aumentarono grazie al passaggio alla produzione industriale e l’azienda si espanse a livello sovraregionale. Inoltre, furono sviluppati ulteriori settori di attività, quali la costruzione di elementi prefabbricati e l’isolamento acustico.

Nella prima metà degli anni ’90 l’economia tedesca conobbe un periodo di forte espansione: FCN costruì nuovi stabilimenti a Fambach e Wandersleben. Grazie all’acquisizione della ditta MBN a Mühlhausen e all’apertura di ulteriori siti produttivi, la gamma di prodotti fu ampliata, tra l’altro, con l’aggiunta di cordoli.

A partire dal 1991, l’amministratore delegato Peter Nüdling ha avviato una ristrutturazione dell’azienda. Da questa sono emersi tre settori di attività, che dal 1999 operano come tre società sotto l’egida della Franz Carl Nüdling Basaltwerke. Oggi Bernhard Pilz è socio amministratore della holding.

Fiore della vita

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Immaginate: la città del futuro, un unico tappeto di fiori, bambini che giocano, api che ronzano e farfalle che svolazzano, giardini che contribuiscono a un ambiente di vita sano e a raffreddare le città, raccogliendo anche l’acqua piovana e adattandosi al clima regionale. Per realizzare questa visione, l’Istituto LE:NOTRE e il Dipartimento di Architettura del Paesaggio dell’Università di Akdeniz organizzano un concorso per studenti. Gli studenti di laurea, di master e di dottorato sono invitati a progettare un giardino espositivo per l’EXPO 2016 di Antalya.


Testo del bando

Compito

I partecipanti sono invitati a interpretare questi temi e a sviluppare soluzioni progettuali che li integrino e li rendano comprensibili e presentabili al grande pubblico. Il concorso è aperto a tutti gli studenti di architettura del paesaggio, progettazione di giardini, pianificazione del paesaggio, architettura e arte del territorio. I livelli di studio possono essere Bachelor, Master o PhD.

Organizzazione e giuria

L’Istituto LE:NOTRE organizza questo concorso per l’EXPO 2016 di Antalya in collaborazione con il dipartimento di architettura del paesaggio dell’Università di Akdeniz. Le opere in concorso con i progetti di giardini saranno valutate da una giuria internazionale.

I premi

Saranno assegnati tre premi:

Date importanti

5 novembre, ore 18:00 – colloquio di feedback per i partecipanti registrati
15 dicembre – Data ultima di iscrizione
8 gennaio 2016 – Termine ultimo per il caricamento degli elaborati
11-12 gennaio 2016 – Sessione della Giuria di selezione
23 aprile 2016 – Apertura dell’EXPO ad Antalya

Per saperne di più

Ibrido d’oro

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[©(c)Roland Halbe; pubblicazione solo a pagamento

I veri imperi di Milano appartengono all’industria della moda. Le aziende ora legano ai loro nomi anche grandi architetti internazionali: OMA a Prada, Tadao Ando ad Armani e David Chipperfield a Valentino. In prima linea: Prada. Con Herzog & de Meuron e Rem Koolhaas/OMA, il marchio milanese è riuscito a ingaggiare due vincitori del Premio Pritzker per i suoi giganteschi negozi di Tokyo, New York e Los Angeles, denominati „Epicentre“. AMO – l’ufficio gemello dell’Office for Metropolitan Architecture (OMA) che non si occupa di costruzioni – progetta da 15 anni le scenografie, i biglietti d’invito e la grafica di tutte le sfilate di Prada e Miu Miu. Si occupa anche delle mostre della Fondazione Prada, nata nel 1993 e che ora ha trovato una seconda sede permanente a Milano dopo Palazzo Ca’Corner della Regina a Venezia.

La differenza con il palazzo barocco della città sul Canal Grande non potrebbe essere maggiore. Mentre a Venezia l’arte è allestita in splendide sale, a Milano i toni sono molto più ascetici. Solo dall’esterno, i 19.000 metri quadrati di un’ex distilleria di gin non impressionano. Pochi edifici bassi e disadorni costeggiano i binari incolti dell’anello ferroviario suburbano di Milano. Un indirizzo prestigioso ha un aspetto diverso. Ma era proprio questo il fascino del progetto per Rem Koolhaas: gli piaceva il suo fascino fragile, che doveva essere mantenuto il più possibile anche dopo la ristrutturazione.

Il punto forte del progetto sta proprio in questo: combinare le tipologie edilizie del mondo degli uffici e degli affari con i programmi spaziali dell’arte. Questo vale non solo per la torre, ma anche per la galleria centrale, che ricorda l’atrio di vetro di un grattacielo newyorkese degli anni Cinquanta e Sessanta. Arte e affari si intrecciano così in un modo disarmante e onesto, che viene portato avanti concettualmente dall’emozionante mostra di apertura „Serial Classic“.

Foto: Roland Halbe

Per saperne di più, leggi Baumeister 7/2015

Simposio sul tetto Bauder per architetti e progettisti

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Sala completamente occupata: negli ultimi anni i simposi sul tetto Bauder sono stati un vero successo.

I Simposi sui tetti Bauder hanno riscosso un grande successo negli ultimi anni, ed è per questo che Bauder offre ulteriori date nel 2016 con un programma rivisto rispetto all’anno precedente.

Competenza su tutti gli aspetti del tetto: questo è il focus del Simposio Bauder sul tetto. Il tetto non è più solo un elemento di design. Contribuisce in modo significativo al risparmio o alla produzione di energia, evitando così l’emissione di CO2.

Ma solo le costruzioni di tetti sicuri e funzionanti in modo permanente proteggono il clima a lungo termine. Il produttore Bauder vuole contribuire a questo obiettivo e fornire ad architetti e progettisti informazioni aggiornate sull’isolamento termico, l’impermeabilizzazione, i tetti verdi e il fotovoltaico durante il simposio sui tetti.

A seconda dello stato federale, i simposi sui tetti Bauder sono riconosciuti dalle rispettive camere degli architetti come misura di formazione supplementare.

Date e registrazione

Berlino – 20 settembre 2016

Halle (Lipsia) – 21 settembre 2016

Siegen – 27 settembre 2016

Monaco di Baviera – 11 ottobre 2016

Neckarwestheim – 19 ottobre 2016

A causa del numero limitato di partecipanti, vi chiediamo di effettuare una registrazione vincolante. Riceverete una conferma di iscrizione via e-mail.

Programma

Ore 09.15
Accoglienza con caffè e snack, registrazione dei partecipanti

09.45
Benvenuto/Presentazione dell’azienda

Ore 10.00
Nuovi standard di impermeabilizzazione in teoria e in pratica
(Relatore: Ing. Holger Krüger)

Ore 11.00
Soluzioni di ristrutturazione e di nuova costruzione per tetti inclinati
(Relatore: Ekkehard Fritz)

12.00
Pranzo

13.00
Impermeabilizzazione monostrato di tetti piani con membrane plastiche ad alto contenuto polimerico
(Relatore: Ing. Thomas Streller)

14.00
Generazione sistematica di energia sui tetti piani
(Relatore: Stefan Knapp)

15.00
Pausa caffè

15.30
Tetti verdi estensivi e intensivi
(Relatore: Ing. Stefan Ruttensperger)

Ore 16.30
Fine dell’evento

Museo Fünf Kontinente, Monaco di Baviera: Il colonialismo nelle cose

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Dalle donazioni dei medici navali coloniali ai manufatti catturati, la mostra rivela il coinvolgimento del museo nell'era coloniale e fa luce sulla sua dimensione storica. Museo Fünf Kontinente, Foto: Nicolai Kästner

Il Museum Fünf Kontinente di Monaco, ex Völkerkundemuseum, è uno dei più grandi e importanti musei etnologici della Germania, con circa 160.000 reperti. Ora sta esaminando la sua storia coloniale in una mostra speciale. Fortunatamente, è coinvolta solo una piccola parte della collezione. Gli inizi del museo risalgono infatti al 1862. Nel 1868, la collezione di manufatti culturali etnologici di proprietà del Regno di Baviera fu resa accessibile al pubblico. Solo negli anni Ottanta del XIX secolo anche questa divenne un'“istituzione coloniale“. Tuttavia, Monaco non è mai stata al centro degli sforzi del potere coloniale, come ad esempio a Berlino. Dopo tutto, il dominio coloniale nell’Impero tedesco era considerato una questione di politica estera sotto la prerogativa dell’Imperatore.

L’attuale mostra speciale è dedicata al „Colonialismo nelle cose“ con oggetti provenienti dalle collezioni del museo, a cura di Richard Hölzl, che dal 2023 fa parte del team del museo come ricercatore di provenienza con una posizione permanente. Gli oggetti di lusso, i manufatti rituali e gli oggetti di uso quotidiano selezionati sono suddivisi in tre sezioni. Le prime acquisizioni coloniali della metà del XIX secolo sono legate ai fratelli Schlagintweit, alla missionaria Xaveria Berger e al farmacista Heinrich Rothdauscher. Hartmann, Adolph e Robert Schlagintweit intrapresero una spedizione in Asia centrale e in India nel 1854 per mappare il magnetismo in alta montagna. Raccolsero 40.000 reperti naturali e culturali, alcuni saccheggiati, altri acquistati sui mercati, di cui lo Stato bavarese ne acquistò circa 1000 nel 1859. Sono esposte miniature indiane dipinte su avorio da Xaveria Berger prima del 1863. Mostrano Bahadur Shah II e Zinat Mahal, elegantemente vestiti a mezzo busto, che guardano lo spettatore dritto negli occhi. Uno specchio a mano in ottone e vetro con una raffigurazione del dio scimmia Hanuman sul coperchio mostra come anche gli oggetti di uso quotidiano fossero riccamente decorati. Dalla proprietà di Rothdauscher, che con le sue „Memorie di un farmacista tedesco“ ha lasciato un documento fondamentale per la ricerca sulle Filippine nel XIX secolo, proviene una figura di antenato „Anito“, alta quasi 60 centimetri e realizzata in legno con occhi e bocca di lumaca di cowrie, che adorna la copertina del catalogo.

La mostra si concentra sugli anni dal 1884 al 1918, quando la Germania stessa era una potenza coloniale e coinvolta in guerre in Camerun, Cina, Namibia e Tanzania. A seguito delle più grandi guerre coloniali tedesche, la cosiddetta Guerra dei Boxer (1900-1901) con il saccheggio di manufatti cinesi, la Guerra degli Herero e dei Nama (1904-1906) e la Guerra dei Maji-Maji (1905-1908), i manufatti culturali provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’Oceania giunsero in Germania e, con i membri dell’esercito bavarese, alla Collezione Etnografica di Monaco. Le cannoniere della Marina imperiale e le loro „spedizioni punitive“ in Oceania giocarono un ruolo inglorioso in questo processo. Le acquisizioni venivano effettuate con violenza; i proprietari indigeni spesso non avevano scelta per paura della punizione. Tuttavia, sono incluse anche personalità che hanno opposto resistenza. Il museo è stato arricchito dalle donazioni dei chirurghi navali Christian Schneider – la cui collezione sull’Oceania comprendeva 330 oggetti – e Wilhelm Schubert. Entrambi viaggiarono su diverse cannoniere tra il 1884 e il 1890 per missioni di guerra sulle coste di Africa, Asia e Oceania. Il catalogo contiene un testo retrospettivo di Schubert del 1938. Presentiamo alcuni dei punti salienti della mostra speciale: Il cosiddetto „pugnale bushiri“ della Tanzania, completo di coltello e fodero, è un insieme di avorio, metallo, cuoio, perline e tessuto. Proveniva probabilmente dal possesso di Abushiri ibn Salim al-Hathi ed è arrivato a Monaco grazie a Karl von Gravenreuth, ex ufficiale coloniale, conquistatore coloniale e networker in Africa. Il „Tangué“ (becco di nave) del Camerun, un oggetto lungo quasi un metro e mezzo, scenograficamente e figurativamente intagliato e dipinto a olio per un’imbarcazione da corsa di Duala, proviene dal possesso del capo dei Bele-Bele ed è giunto al museo grazie al documentato e violento furto di Max Buchner nel 1884.

Uno dei reperti più impressionanti è il „Tangué“ della Bele Bele, un grande becco di nave intagliato e dipinto a colori proveniente da una barca da corsa. Catturato nel 1884, venne portato a Monaco di Baviera come trofeo, dove divenne il punto focale dei dibattiti post-coloniali. Schubert possedeva un’incisione di un ornamento di canoa proveniente da Tubtub, vicino a Kapsu, in Papua Nuova Guinea. Il dominio coloniale tedesco arrivò al museo di Monaco al più tardi con Max Buchner, che fu nominato primo direttore nel 1887. Il medico di bordo, che aveva partecipato a spedizioni di ricerca nell’Africa sud-occidentale e aveva trascorso più di un anno a Duala, sulla costa del Camerun, come „rappresentante provvisorio del Reich“ dal 1884, doveva sottolineare la rivendicazione della colonia. Oltre a una serie di articoli, Buchner scrisse un libro sulla nuova colonia del Camerun. La sua valutazione della popolazione indigena riflette un’arroganza difficile da credere oggi quando scrive: „L’Europa è la parte più bella e migliore del nostro pianeta…. La politica coloniale è una dura necessità… l’oggetto di… una dura considerazione“ e „l’umanità verso un’altra razza“ è una sorta di „processo di autodistruzione“… „Le guerre coloniali fino ad oggi sono „solo i primi inizi“ di una „lotta razziale generale“.

L’espressiva figura reliquiaria di Byeri, proveniente da Ngumba prima del 1896, in legno e lamiera d’ottone e con denti umani, proviene dalla collezione di Martin von Stetten. Due berretti della Tasmania decorati con perline di vetro, conchiglie e rafia erano indossati dalle ragazze durante le cerimonie di iniziazione. Una scultura lignea femminile nuda con pudore enfatizzato dai capelli è una rara testimonianza della donna che non veniva quasi mai tematizzata. Al contrario, un tessuto di corteccia dipinta con un motivo grafico proveniente da Samoa, arrivato in casa grazie alla visita di Luise Spemann al fratello, che si era stabilito come piantatore sull’isola di Upolu nel 1902, ha un effetto moderno e senza tempo.

La mostra analizza anche ciò che accadde quando la Germania perse le sue colonie nel 1919 e come le cose continuarono dopo il 1945. La terza sezione della mostra è dedicata alla gestione responsabile della storia del museo e al tentativo di combinare reperti legati al colonialismo con nuove narrazioni. Queste si basano su progetti di ricerca sviluppati insieme a colleghi dei Paesi d’origine e illustrano la Baviera come teatro della storia coloniale tedesca.

Infine, vale la pena di raggiungere la sezione Africa al primo piano, con i suoi numerosi reperti non contaminati. Si possono ammirare statuette di tutte le dimensioni provenienti da varie regioni della Costa d’Avorio o della Nigeria. Un espressivo bastone rituale figurativo dalla Tanzania, un’ampia varietà di maschere sempre da lì, così come dal Congo o dal Burkina Faso. Coppie di figure del Congo, un’enorme zanna d’avorio intagliata del Benin. Gruppi e figure in ghisa gialla del Benin, un grande palo da palazzo in legno riccamente intagliato proveniente dalla regione di Yoruba. Se le cosiddette „figure di potere“, che combinano materiali diversi come il legno, il cuoio, il vetro o le perline, la figura in legno più grande della vita di una donna incinta, così come piccole scatole, poggiatesta o tazze, una grande maschera di bufalo o una figura tombale di elefante nigeriano in terracotta. L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma la visita è imperdibile. Qui si può constatare ancora una volta come i manufatti africani abbiano influenzato gli artisti europei dell’inizio del XX secolo.

A proposito: mostra inaspettata di Gauguin – 3.10-19.1.25 al Kunstforum Wien: un’ambivalenza tra genio e realtà coloniale

Salzachtal, Taxhof

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Il cielo è blu mare, le montagne brillano e scintillano nella neve. Ai margini del Parco Nazionale degli Alti Tauri, nel Salisburghese, il Taxhof si erge come una roccia sulla superficie da oltre 360 anni. È situato su una sorta di terrazza soleggiata a 1000 metri di altitudine: la vista sulla valle del Salzach e sulla catena dei Tauri è gigantesca. In molti giorni dell’anno i visitatori possono riscaldarsi al sole.

La famiglia Unterberger ha ristrutturato e ampliato con grande sensibilità la sua antica fattoria. È possibile affittare camere o appartamenti per le vacanze e godersi una „vacanza in fattoria“ con la famiglia. Ci sono ospiti di tutte le età, asini, mucche, capre, conigli e galline. L’architetto Andreas Meck di Monaco di Baviera era ospite abituale di questo piccolo paradiso lontano dalla civiltà da molti anni quando, durante una deliziosa cena nella vecchia stube, iniziò una conversazione con la padrona di casa e cuoca Berta Unterberger. L’amicizia si è gradualmente trasformata in diversi progetti edilizi, poiché Berta Unterberger ha una passione sorprendente: l’architettura moderna. Tuttavia, lei e la sua famiglia volevano mantenere il carattere originale della fattoria, così due vecchi fienili sono stati demoliti e sostituiti da un nuovo progetto di Meck: I nuovi fienili sono ora incastrati l’uno nell’altro come tre fratelli stretti l’uno all’altro. La loro facciata è in legno vecchio e scuro.

Dietro la pelle esterna si nasconde un corpo minimalista realizzato interamente in legno chiaro. Il legno di abete rosso locale ricopre completamente il pavimento e le pareti del monolocale. Non ci sono porte interne, il che conferisce all’appartamento un’atmosfera ampia e spaziosa. Gli alti timpani creano una sensazione di spazio quasi solenne, eppure nella „Heustadlsuite“ ci si sente al sicuro. L’ambiente spazioso e luminoso si estende su tre livelli, su cui sono distribuite le zone notte, soggiorno e cucina. Questi ponti formano un’unica unità grazie al materiale continuo delle pareti e del pavimento, con un camino al centro.

I 60 metri quadrati contengono tutto ciò di cui si ha bisogno quassù, e c’è anche un bagno spazioso e una piccola sauna finlandese nel seminterrato.

L’indirizzo

Il Taxhof
Hundsdorf 15
5671 Bruck an der Großglocknerstraße, Austria
www.taxhof.at

La carta: un testimone silenzioso della storia

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La carta rappresenta una sfida per il restauro. Foto: National Archives and Records Administration, dominio pubblico, via: Wikimedia Commons

La carta rappresenta una sfida per il restauro.
Foto: National Archives and Records Administration, dominio pubblico, via: Wikimedia Commons

La carta si incontra ogni giorno, spesso usata con noncuranza, come imballaggio, carta per appunti o carta per stampanti. Ma negli archivi e nei musei ha un significato completamente diverso: qui è vista come un bene culturale, un mezzo che trasmette la storia.

La carta invecchia silenziosamente e costantemente, di solito senza essere notata. Solo quando l’ingiallimento o la fragilità diventano visibili, il decadimento diventa evidente. La luce intensa, le fluttuazioni di umidità e, soprattutto, l’acidità guidano questo processo. Da un punto di vista chimico, l’acido scioglie le lunghe catene di fibre di cellulosa. Le fibre che conferiscono alla carta la sua resistenza diventano fragili, perdono elasticità, ingialliscono e possono rompersi al minimo tocco. I tipi di carta moderni, a partire dal XIX secolo, sono particolarmente colpiti. L’elevato contenuto di legno e i processi di produzione industriale che utilizzano allume e resina accelerano drasticamente l’invecchiamento.
Oltre alla chimica, anche i fattori esterni giocano un ruolo importante. L’esposizione alla luce porta a processi di ossidazione e provoca il tipico ingiallimento che può scolorire intere collezioni di biblioteche. L’umidità favorisce la formazione di macchie di muffa e di muffe, che spesso si estendono su ampie superfici. Anche la decomposizione biologica è una minaccia: insetti come i pesciolini d’argento o i pesci carta si nutrono dei residui di amido della carta e lasciano dietro di sé corridoi che possono rendere illeggibili le pagine. Senza un intervento, il prezioso materiale scritto andrebbe perso a lungo termine, e con esso le conoscenze in esso contenute.

  • Ingiallimento dovuto alla luce e all’aria ossidante
  • Fragilità dovuta a troppa o troppo poca umidità
  • Muffa e macchie dovute al clima umido
  • Infestazioni di insetti (ad es. pesciolini d’argento, pesci carta).

Questi tipi di danni si verificano spesso in combinazione tra loro. Un documento può essere fragile, sporco e infestato da microrganismi allo stesso tempo. È proprio qui che si manifesta la complessità del restauro della carta: ogni intervento deve essere personalizzato, poiché non esistono soluzioni standard.

Il restauro della carta richiede sensibilità, pazienza e competenze approfondite. I conservatori lavorano all’interfaccia tra arte, artigianato e scienza. Prima di iniziare qualsiasi trattamento, viene effettuata un’analisi precisa: quali danni sono presenti, quanto è stabile il materiale, quali inchiostri e colori sono stati utilizzati? Solo allora si decide quali sono i passi necessari e responsabili.
Il primo passo è la pulizia a secco. La polvere, le particelle di fuliggine e lo sporco sciolto vengono rimossi con spazzole morbide, briciole di gomma o un aspirapolvere delicato. In caso di sporco più intenso può essere necessaria un’accurata pulizia a umido. La carta viene immersa in bagni appositamente progettati per rimuovere le particelle di sporco e i residui acidi. Questo processo richiede la massima precisione: una quantità eccessiva di acqua o una temperatura sbagliata potrebbero danneggiare irrimediabilmente l’oggetto.
Per ripristinare la stabilità, le crepe vengono sigillate con carta giapponese sottilissima e adesivi appositamente sviluppati. La carta giapponese è molto apprezzata perché è stabile e trasparente e non oscura le scritte. I difetti possono essere colmati con la fibratura, ovvero l’inserimento mirato di nuove fibre. Gli acidi presenti nella carta stessa sono particolarmente pericolosi. Qui entra in gioco la „disacidificazione“, un trattamento chimico che neutralizza il valore del pH e quindi rallenta notevolmente la decomposizione.
L’obiettivo di tutti i lavori di restauro della carta è chiaro: intervenire il meno possibile, rispettare il carattere storico e preservare l’autenticità dell’originale. Restaurare non significa far sembrare „nuovo“ un documento, ma conservarlo in condizioni stabili. Ogni traccia del tempo rimane visibile e racconta la sua storia.

Non tutti gli oggetti cartacei devono essere trattati allo stesso modo. Un manoscritto medievale richiede un restauro diverso rispetto a un’incisione grafica o a un disegno ad acquerello.

  • Manoscritti: Spesso scritti a mano con inchiostri ferrosi, che possono avere un effetto corrosivo. Il restauro della carta deve essere particolarmente accurato in questo caso, poiché la scrittura non deve essere macchiata o danneggiata dall’umidità.
  • Disegni e schizzi: i materiali utilizzati, come matita, carboncino o gesso rosso, sono solitamente sciolti sulla superficie della carta. Qualsiasi pulizia comporta il rischio di macchiare le linee o di perdere i pigmenti di colore. In questo caso sono indispensabili strati di fissaggio o intermedi.
  • Grafica e stampe: le incisioni su rame, le litografie o le xilografie sono sensibili agli effetti della luce. Le loro linee dettagliate possono perdere contrasto se lo strato di carta diventa troppo chiaro. Per questo motivo si applica una rigorosa protezione dalla luce.
  • Acquerelli: sono tra le opere d’arte su carta più delicate. I colori idrosolubili reagiscono immediatamente all’umidità. La pulitura a umido è fuori questione; si utilizzano invece i metodi di asciugatura più delicati.

Questi esempi illustrano quanto debba essere individuale l’approccio al restauro della carta. Ogni opera è unica, nella sua materialità, nella sua tecnica e nella sua sensibilità.

Il miglior restauro è quello che non si rende necessario in primo luogo. La prevenzione gioca quindi un ruolo fondamentale. Condizioni di conservazione ottimali proteggono da molti danni:

  • Umidità costante al 45-55 %, temperatura intorno ai 16-20 °C.
  • Protezione dalla luce: massimo 50 lux, contenuto di raggi UV prossimo allo 0.
  • Utilizzare custodie, cartelline e scatole d’archivio prive di acidi.
  • Controllare regolarmente che non vi siano tracce di muffa e infestazioni di parassiti.

Queste misure possono sembrare costose, ma allungano enormemente la vita dei documenti. Ogni investimento nella protezione preventiva riduce la necessità di un successivo restauro e preserva risorse preziose.

Il tradizionale lavoro manuale nella conservazione della carta viene sempre più spesso integrato dalle moderne tecnologie. Le scansioni ad alta risoluzione creano copie digitali accessibili ai ricercatori e al pubblico senza danneggiare l’originale. Microscopi e dispositivi spettrali consentono di determinare con precisione il grado di danneggiamento, il tipo di fibra e i coloranti utilizzati. Approcci sperimentali con nanomateriali e adesivi innovativi aprono nuove strade per la stabilizzazione della carta a lungo termine. Anche la combinazione di restauro analogico e digitale sta diventando sempre più importante. Le ricostruzioni digitali consentono di integrare virtualmente le aree danneggiate, fornendo ai ricercatori un quadro completo del documento. Allo stesso tempo, l’autenticità dell’originale fisico viene preservata.

La carta è più di un semplice oggetto quotidiano. È un vettore di idee, conoscenza e arte. Ogni documento, sia esso un manoscritto medievale o una lettera del XX secolo, ha il suo valore. La conservazione della carta ha il compito di preservare questo patrimonio. Senza di essa, archivi e biblioteche perderebbero gradualmente i loro tesori. Pulendo, stabilizzando e proteggendo la carta, i conservatori non solo preservano i materiali, ma anche i ricordi. Perché ogni pezzo di carta è un pezzo di storia e la sua conservazione è un dono per il futuro.

Per saperne di più: La rinascita dell’antico mestiere della carta.

Simposio sulla scalpellatura a Braunfels nel settembre 2019

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Foto: Gilda degli scalpellini Hesse-Centre

La corporazione degli scalpellini Hessen-Mitte organizza un simposio per la 16a volta e invita apprendisti, artigiani e maestri dipendenti.


Steinmetz-Symposium
Al simposio di scalpellini al castello di Schwarzenfels 2017, foto: Steinmetzinnung Hessen-Mitte

Con il suo simposio annuale di scalpellini, la corporazione mira a rafforzare il senso di comunità al suo interno e a far conoscere al grande pubblico il mestiere di scalpellino. Si svolgerà sulla piazza del mercato di Braunfels dal 6 all’8 settembre 2019. L’8 settembre 2019 si terrà la prossima Giornata dei monumenti aperti a livello nazionale con il motto „Modern(e): Upheavals in Art and Architecture“. La città di Braunfels combina gli eventi e offre approfondimenti speciali nell’ambito di un „Grand Tour della città“ di due ore.

Al simposio di scalpellini, i partecipanti lavorano a stemmi per le città gemelle di Braunfels. Oppure decidono di realizzare targhe e stemmi per donatori e mecenati, come ad esempio un basamento per il castello e il museo di famiglia del conte Obersdorf. Il lavoro viene svolto a mano. I partecipanti devono portare con sé gli strumenti adatti all’intaglio della pietra arenaria, nonché scarpe e occhiali di sicurezza. Gli attrezzi mancanti saranno sostituiti.

La corporazione copre i costi di alloggio, ristorazione e pezzi da lavorare per i partecipanti delle aziende associate. I partecipanti di altre corporazioni pagano una somma forfettaria di 50 euro. I partecipanti di aziende non appartenenti alla gilda pagano una somma forfettaria di 90 euro. Le iscrizioni sono ancora possibili fino al 31 luglio 2019.

La corporazione degli scalpellini Hessen-Mitte organizza per la 16a volta un simposio e invita apprendisti, apprendisti e maestri artigiani dipendenti. Con il simposio annuale degli scalpellini, la corporazione mira a rafforzare il senso di comunità all’interno della corporazione e a far conoscere al grande pubblico il mestiere dello scalpellino. Si svolgerà sulla piazza del mercato di Braunfels dal 6 all’8 settembre 2019. L’8 settembre […]

Vincitore del Solar Decathlon 2014

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Parte del compito di progettazione consiste nel

Il Solar Decathlon Europe è una competizione studentesca mondiale per le università nei settori dell’architettura e della tecnologia energetica. È stato lanciato negli Stati Uniti nel 2002. L’obiettivo del concorso è quello di promuovere la fornitura di energia attraverso le energie rinnovabili, in particolare l’energia solare. Il concorso riunisce le migliori università di tutto il mondo per progettare un edificio residenziale alimentato esclusivamente da energia solare.

Nel 2014, il team italiano „RhOME for denCity“ dell’Università di RomaTre di Roma ha vinto il concorso a Versailles. Lo specialista delle costruzioni in legno Rubner Haus, con sede a Kien, in Alto Adige, ha partecipato ancora una volta al concorso studentesco come partner di cooperazione. Il prototipo sviluppato congiuntamente da Rubner Haus è riuscito a prevalere su 20 concorrenti internazionali e a conquistare la giuria con il suo concetto innovativo. Intervista con Volgger, CEO di Rubner Haus, sul progetto vincitore del Solar Decathlon.

Isabel Raab: Il progetto „Rhome for denCity“ di Rubner Haus e dell’Università di Roma Tre si è aggiudicato il primo posto al Solar Decathlon di quest’anno. Come è nata la collaborazione?
Werner Volgger: Il Solar Decathlon è una competizione interdisciplinare organizzata in tutto il mondo. L’Università di Roma Tre cercava un partner per la realizzazione pratica del suo progetto di casa attiva. Poiché avevamo già collaborato con successo al Solar Decathlon di Madrid due anni fa, siamo stati scelti.

I R: Come si è svolto il progetto?
W V: Abbiamo lavorato al progetto per un totale di otto mesi. Nei primi mesi abbiamo comunicato online in vari team di progetto. Quattro mesi prima della presentazione, ci siamo riuniti nella nostra azienda. In primavera, in soli due mesi, è stato montato un prototipo presso la sede del Gruppo Rubner a Kiens per verificare se tutto funzionava come avevamo immaginato. Il prototipo è stato poi smontato, trasportato su rotaia a Versailles in giugno e riassemblato lì per le due settimane di esposizione.

I R: Qual è l’idea alla base di questo progetto?
W V: „Rhome for denCity“ è stato progettato specificamente per la riqualificazione di un quartiere di Roma e concepito come modello residenziale per le smart city: una casa „pensante“ che contribuisce a generare più energia di quella consumata e a migliorare la qualità della vita dei residenti. Del resto, l’edilizia sostenibile deve affrontare la grande sfida della densificazione urbana. In linea di principio, sono necessari concetti costruttivi semplici ma ben ponderati, nonché modi innovativi di utilizzare fonti di energia rinnovabili come il sole e caratteristiche di design particolari. Il nostro prototipo dimostra una soluzione modulare e flessibile: la casa può essere utilizzata come un unico livello residenziale per l’estensione del tetto, ma può anche essere ampliata come edificio residenziale a più piani. L’approvvigionamento energetico è realizzato attraverso una combinazione di energia solare e propria. Vogliamo dare impulso alle „città intelligenti“, contribuendo allo stesso tempo alla riduzione delle emissioni di CO2 e all’affermazione della foresta come fabbrica di energia nelle aree urbane.

I R: Esistono già piani di attuazione concreti a Roma? E quali sfide vede?
W V: Il rettore dell’Università Roma Tre ci ha chiesto se possiamo costruire una seconda casa per il campus. È un ottimo segnale e ci fa sperare che questo progetto non si fermi alla ricerca. Ma naturalmente c’è anche bisogno che i politici, ad esempio, investano consapevolmente nella costruzione di case in legno o creino strutture che attirino clienti pubblici. A questo proposito possiamo certamente imparare dalla Germania. Lì possiamo vedere che gli edifici pubblici vengono specificamente appaltati in legno. È certamente più difficile conquistare i clienti pubblici o i comuni a causa della quota di mercato complessiva ancora bassa. Ma crediamo in uno sviluppo che noi, in qualità di leader del settore, stiamo promuovendo e portando avanti convincendo i decisori che il legno come materiale da costruzione è almeno alla pari con altri materiali e presenta anche numerosi vantaggi.

I R: In quali categorie avete ottenuto il maggior numero di punti nella competizione?
W V: Al Solar Decathlon abbiamo ottenuto il maggior numero di punti nella valutazione della funzione dell’edificio, dell’innovazione e dell’architettura. Nella categoria architettura, abbiamo naturalmente beneficiato del nostro team italiano. L’Italia è ancora considerata una roccaforte del design e l’architettura è molto elegante ed esteticamente gradevole. Per quanto riguarda la funzionalità dell’edificio, abbiamo cercato di integrare efficacemente i componenti della costruzione del clima e delle pareti. Per aumentare la capacità di accumulo di calore delle pareti esterne – per un clima interno equilibrato sia in estate che in inverno – sono stati utilizzati, ad esempio, profili in alluminio riempiti di sabbia. In questo modo abbiamo coperto due funzioni elementari: l’isolamento e il raffreddamento. La nostra costruzione delle pareti fa sì che la casa in legno offra all’occupante un clima interno sano e costante per tutto l’anno, indipendentemente dalle fluttuazioni della radiazione solare e dai periodi climatici stagionali. I costi di riscaldamento e raffreddamento possono essere ridotti al minimo grazie ai sistemi di controllo ottimizzati.

I R: Quali sono le proprietà strutturali che rendono il legno il materiale da costruzione ideale in un ambiente urbano?
W V: Il legno sta diventando sempre più popolare come materiale da costruzione nelle aree urbane. Come azienda di costruzioni in legno, registriamo tassi di crescita continui. Possiamo quindi constatare che le persone si rivolgono sempre più a questo materiale. I progressi tecnologici e di progettazione ci aiutano in questo senso: Oggi è possibile costruire edifici di dieci piani senza problemi strutturali. Abbiamo fatto progressi anche nella resistenza ai terremoti, per cui il legno non ha nulla da invidiare ad altri materiali da costruzione come l’acciaio o il cemento. Ci sono vantaggi anche in termini di sicurezza in caso di incendio. Mentre l’acciaio e il calcestruzzo possono crollare improvvisamente sotto il calore intenso, le nostre classi di resistenza garantiscono che la stabilità della struttura di base rimanga prevedibile e permetta il tempo di evacuazione. In generale, progetti vincenti come questo ci incoraggiano a continuare a lavorare sulla densificazione dello spazio urbano. Il progetto pilota ci motiva a continuare a progettare l’estetica, la funzione e il prezzo in modo da rimanere attraenti sul mercato. Il nostro grande punto di forza è che costruiamo in modo modulare e il passaggio dal progetto individuale alla produzione in serie è facile per noi.

I R: Cosa succederà ora al prototipo del progetto vincitore „Rhome for denCity“?
W V: Il prototipo è ora esposto qui a Kiens come pezzo forte per architetti, progettisti e decisori economici e politici, ma anche per chiunque sia interessato alle costruzioni in legno. In generale, siamo interessati alla casa attiva come concetto per le soluzioni standard del concorso. L’obiettivo è quello di integrare maggiormente il tema solare nelle soluzioni industriali pronte per l’uso. Cercheremo di integrare tutte le funzioni, la tecnologia costruttiva e la gestione energetica nei nostri concetti di casa attiva. Dopo tutto, la ricerca e lo sviluppo sono solo una faccia della medaglia. Ora si tratta di scomporla e adattarla alle case di tutti i giorni.