Pannelli serigrafici: la robustezza incontra l’innovazione architettonica creativa

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Metropol Parasol a Siviglia, fotografato da Michael Busch: impressionante architettura moderna in Spagna, progettata dall'architetto tedesco Jürgen Mayer.

Pannelli serigrafici: L’epitome della robusta praticità, ma anche un sottovalutato stimolo creativo per l’architettura. Chi pensa che questo materiale sia adatto solo al rivestimento dei cantieri ha perso da tempo il treno dell’innovazione. Oggi il pannello serigrafico è in grado di bilanciare sapientemente l’estetica grezza del cantiere e l’eleganza degli oggetti di design, ponendo domande che sfidano la costruzione da zero.

  • I pannelli serigrafici sono da tempo più di un semplice accessorio da cantiere: le loro proprietà tecniche li rendono il camaleonte dell’edilizia.
  • In Germania, Austria e Svizzera sono parte integrante dei progetti di costruzione e di design, con una crescente accettazione nel settore architettonico.
  • Le innovazioni nella lavorazione, nelle superfici e nelle tecnologie di fabbricazione digitale stanno aprendo nuove applicazioni.
  • La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno spingendo l’uso di pannelli serigrafici in progetti parametrici.
  • La sostenibilità rimane un’arma a doppio taglio: dalla certificazione FSC al potenziale di riciclaggio.
  • Architetti e progettisti hanno bisogno di competenze tecniche sulle proprietà dei materiali, sulla lavorazione e sul ciclo di vita.
  • Dibattiti accesi: Il pannello serigrafico è la nuova panacea o una frode dell’etichettatura ecologica?
  • Le tendenze architettoniche globali, come il design circolare e l’edilizia low-tech, si riflettono anche nell’uso dei pannelli serigrafici.
  • Approcci visionari esplorano il modo in cui il materiale può svolgere un ruolo di primo piano nei paesaggi urbani digitalizzati e flessibili.

Pannelli serigrafici: da eroe del cantiere a star del design

Il pannello serigrafico è un esempio di understatement nel settore delle costruzioni. Per decenni è stato considerato un materiale da lavoro robusto, che sopravviveva come cassaforma temporanea all’ombra di superfici affascinanti e di costosi legni pregiati. Chiunque lo riduca ancora al suo passato di cantiere ignora la sorprendente metamorfosi che questo materiale ha subito. In Germania, Austria e Svizzera è ormai impossibile immaginare uno studio di architettura senza il pannello serigrafico, sia come soluzione permanente per le facciate, sia come rivestimento per pavimenti dal fascino industriale o come elemento centrale del design degli interni. Le ragioni sono ovvie: estrema stabilità, elevata resistenza agli agenti atmosferici, lavorazione semplice e un rapporto qualità-prezzo che soddisfa anche i controllori più incalliti.

Tuttavia, la vera attrattiva non risiede nella sua praticità, ma nel suo potenziale creativo. Architetti e designer utilizzano la caratteristica superficie della lastra serigrafica proprio come dichiarazione di design. La tipica goffratura – il „retino“ – è diventata da tempo un marchio di fabbrica che struttura gli ambienti, rifrange la luce e crea esperienze tattili. Mentre i materiali tradizionali sono solitamente caratterizzati da una netta separazione tra struttura e superficie, con la lastra serigrafica le due cose si fondono indissolubilmente. Il risultato: un materiale che emana autenticità e che soddisfa tutti i requisiti dell’edilizia contemporanea.

In pratica, la gamma di applicazioni si estende dall’architettura temporanea delle fiere agli esclusivi boutique hotel, dall’arredo urbano all’edilizia residenziale sostenibile. E mentre altrove si discute ancora di „giustizia dei materiali“, i progettisti progressisti si concentrano da tempo su ciò che rende il pannello serigrafico così speciale: unisce il grezzo al preciso, il durevole al flessibile. Chiunque osi scoprirà in esso uno strumento architettonico che può fare molto di più di una semplice cassaforma.

L’accettazione nel settore sta crescendo, anche perché i proprietari e gli utenti degli edifici ne riconoscono sempre più chiaramente i vantaggi. La facilità di manutenzione, la resistenza alle sollecitazioni meccaniche e, non da ultimo, l’impronta ecologica relativamente bassa sono argomenti convincenti nell’era dei dibattiti sulla sostenibilità. Eppure la lastra serigrafica rimane un materiale che polarizza le opinioni: Per alcuni è un simbolo di costruzione onesta, per altri una reliquia di tempi in cui design e funzione erano ancora mondi separati.

Vale la pena di approfondire l’argomento. Perché nel campo della tensione tra innovazione, sostenibilità e trasformazione digitale, il pannello serigrafico si sta dimostrando incredibilmente versatile – e un banco di prova ideale per il futuro dell’edilizia.

Innovazione in cantiere: la trasformazione digitale incontra la serigrafia

Chiunque osservi gli ultimi sviluppi nell’uso dei pannelli serigrafici non può evitare una parola chiave: digitalizzazione. La lavorazione tradizionale – taglio, assemblaggio, sigillatura – non è più il capolinea. Oggi la fresatura CNC, la robotica e la progettazione parametrica determinano le possibilità del materiale. Il potenziale è particolarmente evidente nelle roccaforti architettoniche di Germania, Austria e Svizzera: geometrie complesse, strutture superficiali individuali e tecniche di giunzione precise sarebbero quasi impossibili da realizzare senza strumenti digitali. Quello che un tempo era considerato un lavoro manuale di Sisifo, oggi è una routine grazie alla produzione digitale, che apre spazi inimmaginabili per il design e la funzionalità.

Le cose si fanno particolarmente interessanti quando entra in gioco l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi analizzano i profili di carico, simulano le sollecitazioni e ottimizzano l’uso dei materiali. Nelle facciate progettate in modo parametrico o nelle installazioni temporanee, la lastra serigrafica diventa parte di un processo di progettazione guidato dai dati. Questo ha delle conseguenze: La scelta dei materiali non si basa più solo sull’istinto o sull’esperienza, ma su calcoli complessi. Il risultato è un progetto che si adatta con precisione al suo scopo e, nel migliore dei casi, risparmia risorse senza sacrificare la qualità.

Naturalmente, nonostante la nostra affinità con la tecnologia, non ignoriamo il lato pratico delle cose. Il cantiere come luogo analogico incontra i processi digitali e questo crea attrito. Mentre i progettisti modellano nel cloud, gli appaltatori devono spesso fare i conti con le insidie del materiale in cantiere: valori di umidità fluttuanti, qualità diverse e la questione del giusto sigillante sono problemi perenni. Tuttavia, gli strumenti digitali possono essere d’aiuto anche in questo caso, ad esempio attraverso il controllo qualità via BIM o la gestione automatizzata del magazzino. Il cantiere sta diventando l’interfaccia tra il modello digitale e la realtà costruita, e la lastra serigrafica sta diventando il mezzo che collega entrambi i mondi.

L’ondata di innovazione non si ferma allo sviluppo dei materiali. I produttori stanno sperimentando nuovi sistemi di resina, strati portanti modificati e materie prime riciclate. I processi di produzione digitale consentono di fresare componenti di precisione direttamente dal modello CAD, compresi tutti i fori e le connessioni. Ciò consente di risparmiare tempo, ridurre le fonti di errore e rendere economicamente interessanti le soluzioni personalizzate. Allo stesso tempo, cresce il numero di architetti che cercano il dialogo con i produttori per incorporare nella produzione requisiti specifici in una fase iniziale.

In altre parole, il pannello serigrafico è diventato da tempo un motore di innovazione. Sta costringendo i progettisti a pensare in modo olistico ai materiali, alla produzione e ai processi digitali e sta aprendo strade per rendere l’edilizia più sostenibile, più efficiente e, soprattutto, più creativa.

Sostenibilità: tra greenwashing e vero progresso

Chiunque progetti con i pannelli serigrafici oggi non può evitare la questione cruciale della sostenibilità. Non c’è da stupirsi, visto che questo materiale rappresenta come nessun altro l’equilibrio tra produzione industriale di massa e costruzione responsabile. Il classico pannello serigrafico è costituito da diversi strati di legno di betulla o pioppo, che vengono pressati insieme con resina fenolica per formare un’unità resistente. Questo li rende robusti, ma anche problematici in termini di riciclaggio ed emissioni. I produttori hanno capito che devono fare un passo avanti in questo senso e si affidano sempre più spesso a legno certificato FSC, adesivi a basse emissioni e catene di fornitura trasparenti.

Tuttavia, questo non è sufficiente a risolvere il dibattito. I critici criticano il fatto che il numero di lastre serigrafiche completamente riciclabili è ancora troppo basso. Ci sono tentativi iniziali di reinserire il materiale nel ciclo dopo l’uso, ad esempio smontandolo e separandolo per tipo. In pratica, però, questo spesso fallisce per mancanza di logistica, di standardizzazione e di ostacoli economici. Di conseguenza, la maggior parte dei pannelli finisce ancora nel riciclaggio termico: una rivelazione ecologica che l’industria non può più permettersi.

Dall’altro lato, c’è l’impressionante longevità del pannello serigrafico. La sua resistenza all’umidità, all’abrasione e alle sollecitazioni meccaniche garantisce una durata significativamente maggiore rispetto a materiali analoghi in molte applicazioni. Chiunque esamini i costi del ciclo di vita si rende subito conto che la lastra serigrafica spesso si comporta meglio di quanto si pensi. Inoltre, se lavorata correttamente, può essere riutilizzata più volte. Questo la rende ideale per edifici temporanei, sistemi modulari e soluzioni di spazio flessibili, sempre più richiesti in un contesto urbano.

La digitalizzazione contribuisce anche all’uso sostenibile del materiale. I modelli BIM consentono di pianificare i cicli di utilizzo, di tracciare i materiali e di riutilizzare in modo sensato le quantità residue. Progetti pilota stanno già testando come i pannelli serigrafici possano essere utilizzati in nuovi contesti dopo l’uso iniziale, come rivestimenti per pareti, mobili o elementi edilizi nell’edilizia popolare. Sembra un’economia circolare, ma in realtà la strada da percorrere è ancora lunga. L’industria ha il compito di sviluppare standard che riducano effettivamente al minimo il consumo di risorse e non si limitino a dare una patina verde alle vecchie pratiche.

Nel complesso, il bilancio della sostenibilità della lastra serigrafica rimane ambivalente. I suoi vantaggi sono evidenti, ma senza un ulteriore sviluppo coerente rischia di diventare un simbolo di opportunità mancate. Tuttavia, chi le usa con saggezza può dare un contributo a un’edilizia responsabile, a patto che non si affidi a certificati altisonanti, ma si concentri invece su una vera innovazione e su un pensiero circolare.

Competenza tecnica: la complessità sottovalutata del pannello serigrafico

Sembra così semplice: tagliare il pannello a misura, avvitarlo, e il gioco è fatto. Ma chi lavora con i pannelli serigrafici sa quanto possa essere complicato questo materiale. La complessità tecnica inizia con la scelta del tipo di pannello giusto. Le proprietà variano notevolmente a seconda del tipo di legno, della struttura degli strati, del sistema di resine e della goffratura della superficie. Le qualità richieste per l’uso esterno sono diverse da quelle per l’edilizia interna e, anche a parità di dimensioni, i pannelli di lotti diversi possono reagire in modo diverso. L’assorbimento dell’umidità, la stabilità dimensionale e la lavorabilità sono fattori spesso sottovalutati, con conseguenze costose per il processo di costruzione e la durata.

Un’altra area in cui è necessaria la competenza tecnica riguarda il fissaggio e il collegamento. Le tradizionali viti per legno non sono sempre la scelta migliore, poiché il materiale è duro ma anche fragile. Se non si preforano, si rischiano crepe e scheggiature, soprattutto sui bordi. Anche la scelta del sigillante deve essere considerata con attenzione: Una protezione insufficiente porta alla delaminazione e all’usura precoce. Sebbene i moderni sistemi di rivestimento offrano un rimedio, richiedono temperature di lavorazione precise e attenzione, altrimenti c’è il rischio di formazione di bolle e scheggiature.

L’assemblaggio in cantiere è un altro campo minato. I pannelli serigrafici sono pesanti, poco maneggevoli e non perdonano dettagli approssimativi. Una pianificazione precisa, un’esecuzione esatta e un controllo di qualità regolare sono obbligatori, altrimenti il robusto tuttofare si trasformerà rapidamente in un caso problematico. Chi apprezza una costruzione durevole deve tenere d’occhio anche i carichi termici e meccanici. Le variazioni di temperatura, le differenze di umidità e le sollecitazioni statiche influenzano il pannello nel corso degli anni. Solo una cosa può aiutare in questo caso: una pianificazione previdente e una manutenzione continua.

Anche per l’integrazione nei processi di progettazione digitale sono necessarie competenze tecniche. L’interfaccia con il BIM, il trasferimento dei dati sui materiali e il coordinamento con gli altri mestieri richiedono una profonda conoscenza delle proprietà della lastra serigrafica. Nel peggiore dei casi, errori di modellazione o informazioni poco chiare possono portare a costose rilavorazioni. Sono quindi essenziali una formazione continua regolare e uno stretto dialogo con i produttori e i progettisti specializzati.

In conclusione, resta da dire che: La lastra serigrafica è un materiale per professionisti. Chiunque la sottovaluti ne pagherà il prezzo, sotto forma di danni strutturali, reclami o costi inutili. Tuttavia, chi accetta le sfide tecniche e possiede le competenze necessarie può sfruttare appieno il potenziale di questo materiale versatile.

Architettura in transizione: il pannello serigrafico come simbolo di una nuova cultura edilizia

Il pannello serigrafico è più di un semplice componente tecnico: è l’espressione di un fondamentale cambiamento di paradigma nell’industria delle costruzioni. In un momento in cui funzione ed estetica non sono più viste come opposte ma come qualità complementari, il materiale è diventato il simbolo di una nuova cultura edilizia. I progettisti che prima si nascondevano dietro a intonaco e vernice ora si concentrano su una costruzione visibile e su una materialità onesta. Il pannello serigrafico simboleggia questo atteggiamento: mostra ciò che è e lo trasforma in una dichiarazione di design.

Questo sviluppo non è privo di conseguenze per la professione. Gli architetti devono impegnarsi più intensamente nella ricerca sui materiali, nelle tecnologie di produzione e nelle catene di fornitura sostenibili. La concezione tradizionale del ruolo di „designer“ non è più sufficiente: sono necessarie competenze interdisciplinari, che vanno dallo sviluppo dei materiali al controllo dei processi digitali. La lastra serigrafica ci costringe a pensare fuori dagli schemi e ad aprire nuovi orizzonti. Chi la vede come un’opportunità può trasformarla in un punto di forza unico e realizzare progetti che vanno ben oltre le aspettative.

Naturalmente, ci sono anche i critici. Alcuni vedono il nuovo amore per la lastra serigrafica come una moda che presto scomparirà di nuovo. Altri mettono in guardia dalle eco-illusioni e chiedono standard più severi per la produzione e lo smaltimento. Il dibattito è giustificato e necessario. Perché solo attraverso una riflessione critica è possibile realizzare il potenziale di questo materiale. La lastra serigrafica suscita domande sull’autenticità, la responsabilità e l’innovazione – ed è proprio in questo che risiede la sua forza.

Da un punto di vista globale, questo sviluppo fa parte di una tendenza più ampia: l’attenzione per i materiali low-tech, l’economia circolare e la progettazione digitale è visibile in tutta la scena architettonica internazionale. In Scandinavia, nei Paesi Bassi e in Giappone stanno emergendo progetti che mostrano come sia possibile combinare materiali da costruzione industriali e raffinatezza del design. Germania, Austria e Svizzera non sono affatto in ritardo, anzi: c’è una grande disponibilità a sperimentare e una crescente volontà di innovare. Il pannello serigrafico è solo un esempio delle possibilità che nascono dalla combinazione di tradizione e progresso.

Alla fine, ci si rende conto che il pannello serigrafico non è una reliquia, ma un segnale. Dimostra come l’edilizia possa cambiare, se glielo permettiamo. Ci sfida a ripensare la materialità, la tecnologia e l’architettura. E dimostra che anche le cose meno spettacolari possono diventare una fonte di ispirazione per il futuro.

Conclusione: il pannello serigrafico: un classico del cantiere con un potenziale futuro

Il pannello serigrafico si è evoluto da accessorio da cantiere a motore dell’innovazione nel settore edile. È un esempio del cambiamento della cultura edilizia, che passa dalla pura praticità a un approccio consapevole ai materiali, alla tecnologia e al design. Chi ne comprende la complessità e ne sfrutta il potenziale può realizzare soluzioni sostenibili, economiche e creative. Le sfide non sono da poco: sostenibilità, competenze tecniche e integrazione digitale richiedono nuove competenze. Ma il rischio vale la pena. La lastra serigrafica dimostra come materiali apparentemente banali possano diventare la forza trainante dell’innovazione architettonica e che il vero progresso a volte inizia dove meno te lo aspetti.

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La Germania è a un punto di svolta. Le città vogliono diventare più verdi, gli spostamenti in bicicletta sono in rapido aumento e la consapevolezza della mobilità sostenibile sta crescendo, sia tra le autorità locali che tra i cittadini. Ma se la bicicletta è da tempo un simbolo del cambiamento urbano, in molti luoghi mancano ancora le infrastrutture adeguate. Buche, superfici scivolose o segnaletica poco chiara rendono spesso la bicicletta una sfida. Come si può quindi colmare questa lacuna?

Possehl Spezialbau offre una risposta: con un sistema di pavimentazione che rende le piste ciclabili più sicure, più attraenti e più sostenibili.

EP-GRIP VELO è un rivestimento a base di resina epossidica in cui sono incorporati aggregati di materiale naturale o riciclato. Il risultato è una superficie particolarmente aderente e uniforme che garantisce una maggiore sicurezza di guida. I pneumatici mantengono la loro aderenza soprattutto in condizioni di bagnato, neve o fogliame, una proprietà che spesso manca alle superfici plastiche fredde tradizionali.

„Volevamo creare un prodotto che non solo durasse più a lungo, ma che fosse anche molto più sicuro“, spiega Jens Weber, responsabile della Divisione Sud di Possehl Spezialbau. „Con EP-GRIP VELO abbiamo sviluppato un sistema che funziona su un’ampia varietà di substrati, come asfalto, cemento, legno o acciaio, e che allo stesso tempo soddisfa elevati requisiti in termini di sicurezza, comfort e visibilità.“

Alcuni anni fa, la Federazione tedesca dei ciclisti (ADFC) ha definito come dovrebbero essere le piste ciclabili sicure e confortevoli: continue, antiscivolo, chiaramente riconoscibili e senza interruzioni che ostacolino. Secondo Possehl Spezialbau, EP-GRIP VELO è il primo sistema che soddisfa pienamente questi requisiti. In corrispondenza di attraversamenti di ponti, fermate dell’autobus o stretti passaggi cittadini, la superficie garantisce passaggi uniformi e senza interruzioni e un’esperienza di guida sempre piacevole.

Un altro vantaggio: le opzioni di design visivo. Con EP-GRIP VELO, le piste ciclabili possono essere colorate in modo da attirare immediatamente l’attenzione. Agli incroci più trafficati, le zone di conflitto possono essere attenuate cambiando il colore, ad esempio da beige a rosso o da grigio a blu. In questo modo gli automobilisti riconoscono più rapidamente le piste ciclabili e i ciclisti si sentono più sicuri.

„Offriamo alle autorità locali l’opportunità di personalizzare le piste ciclabili non solo dal punto di vista funzionale, ma anche da quello estetico“, spiega Weber. „Le superfici colorate non solo promuovono la sicurezza, ma creano anche un paesaggio urbano moderno“.

Nonostante l’uso di resina epossidica, EP-GRIP VELO si distingue in particolare per il suo approccio ecologico. Il sistema è composto al 100% da granuli di plastica riciclata e pietra naturale. Viene prodotto in modo da risparmiare risorse, senza l’utilizzo di acqua, gas o petrolio. L’intero processo produttivo è alimentato da elettricità verde.

„Il nostro obiettivo era quello di sviluppare un prodotto che fosse durevole e che allo stesso tempo lasciasse un’impronta ecologica ridotta“, spiega Weber. „Meno abrasione significa meno microplastiche e la lunga durata consente di risparmiare risorse a lungo termine“.

Studi condotti dalla RWTH Aachen University dimostrano che le piste ciclabili con EP-GRIP VELO durano in media fino a cinque anni in più rispetto ai rivestimenti convenzionali. Per le autorità locali, ciò significa non solo una minore necessità di ristrutturazione, ma anche costi inferiori nel corso della vita utile. Non sono necessari macchinari edili pesanti o lunghi periodi di chiusura, perché il rivestimento può essere applicato in modo rapido ed efficiente.

Un aspetto spesso sottovalutato delle infrastrutture urbane è il cosiddetto effetto albedo. Le superfici scure accumulano calore, che rilasciano nuovamente di notte, riscaldando così il clima urbano. EP-GRIP VELO può contrastare questo fenomeno grazie alla sua gamma di colori chiari. „Le superfici chiare riflettono meglio la luce del sole, riducendo così il surriscaldamento di strade e sentieri. Questo crea un microclima più piacevole nelle nostre città“.

Un altro vantaggio del sistema è l’elevato grado di adattabilità. Che si tratti di ampie piste ciclabili, attraversamenti stretti o costruzioni di ponti, EP-GRIP VELO può essere applicato praticamente ovunque. Possehl Spezialbau offre così alle autorità locali, agli uffici di pianificazione e agli esperti di traffico uno strumento flessibile per progettare il traffico ciclabile in modo sicuro, efficiente e in un ambiente urbano attraente.

EP-GRIP VELO è supportato da un’azienda con decenni di esperienza: Possehl Spezialbau. Come parte del Gruppo Possehl, attivo a livello internazionale, l’azienda è leader nello sviluppo e nella realizzazione di superfici speciali innovative per strade, ponti e aree di traffico. Con EP-GRIP VELO, Possehl Spezialbau applica ora la sua esperienza tecnica in modo specifico al settore della bicicletta, con l’obiettivo non solo di rinnovare i percorsi, ma anche di ripensare la mobilità.

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Lasa Marmo offre una panoramica sull’estrazione del marmo con un video VR

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A un’altitudine di 1.565 metri nel Parco Nazionale dello Stelvio, Lasa Marmo sta estraendo nella cava dell’Acqua Bianca. Grazie alla tecnologia VR e 3D, gli interessati possono ora visitare la cava in video.

La realtà virtuale aiuta a conoscere luoghi non facilmente accessibili. Questo vale sicuramente per la cava di marmo Weißwasser di Lasa Marmo, che si trova a oltre 1.500 metri di altezza in un parco nazionale.

L’azienda ha quindi utilizzato droni e tecnologia 3D per filmare la cava, compresa l’estrazione e il trasporto di un blocco da 30 tonnellate.
Al BAU 2019, i visitatori hanno potuto vedere per la prima volta il video girato con i droni con gli occhiali VR. La visione a 360° funziona – e convince – anche da cellulare o da desktop, vedi il link al video in cima all’articolo.

Potete trovare altre impressioni su BAU da parte della redazione sul nostro newsfeed di Facebook e nella prossima edizione cartacea STEIN 03/2019 (data di pubblicazione 19 febbraio 2019).

Pareti interne con struttura in legno: caratteristiche, tipologie e impiego

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Un’immagine dettagliata dei materiali e della struttura relativa alle pareti interne in legno
Struttura a telaio in legno di una casa in fase di costruzione – un'immagine tipica dell'edilizia moderna. Foto: troyscanon / Unsplash

Le pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno sono ben più che semplici divisori. Sopportano carichi, regolano il clima interno, assorbono il rumore e determinano la flessibilità con cui una planimetria può essere modificata nel corso del tempo. Chi comprende le caratteristiche, le tipologie e le possibilità di impiego delle pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno, capisce anche perché questo sistema costruttivo sia utilizzato in modo così versatile nell’architettura contemporanea e quali scelte costruttive contribuiscano a determinare la qualità e la durabilità di un edificio.

  • Cosa contraddistingue le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno dal punto di vista della fisica delle costruzioni e della struttura
  • Quali tipi di pareti interne si distinguono nella costruzione con struttura in legno e in cosa differiscono
  • Quali funzioni portanti e non portanti possono assumere le pareti interne
  • Come vengono risolti gli aspetti relativi all’isolamento acustico, alla protezione antincendio e alla protezione dall’umidità nelle pareti interne con struttura a telaio in legno
  • Quali materiali, rivestimenti e materiali isolanti vengono tipicamente utilizzati
  • Come vengono realizzati gli impianti nelle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno
  • Quali norme e requisiti sono rilevanti per le pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno
  • Quali sono i limiti di questa tecnica costruttiva e come evitare gli errori di progettazione più comuni

Nozioni di base sulla costruzione con struttura in legno: il ruolo delle pareti interne in questo sistema

La costruzione con struttura in legno, nota a livello internazionale anche come Timber Frame Construction o Light Wood Frame, è un sistema edilizio in cui una struttura portante costituita da sezioni trasversali di legno snelle e disposte a distanza ravvicinata assorbe i carichi. I montanti, ovvero gli elementi portanti verticali, sono collegati da traversi orizzontali, travetti e telai per formare un’intelaiatura spaziale, che viene irrigidita mediante un rivestimento. Questo principio vale sia per l’involucro esterno che per le pareti interne. Le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno non sono quindi una struttura speciale, ma parte integrante del sistema complessivo.

A differenza delle costruzioni massicce in muratura o in cemento armato, le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno sono intrinsecamente leggere, sottili e prefabbricate con precisione. Una tipica struttura muraria composta da montanti in legno con rivestimento su entrambi i lati e imbottitura isolante raggiunge spessori compresi tra otto e dodici centimetri, mentre una parete interna in muratura con caratteristiche di isolamento acustico comparabili occupa molto più spazio. Questa snellezza rappresenta un vantaggio fondamentale nelle planimetrie in cui ogni centimetro di superficie utile conta. Allo stesso tempo, pone delle sfide alla progettazione, poiché l’isolamento acustico, la protezione antincendio e la capacità portante devono essere garantiti non dalla massa, ma dall’accuratezza costruttiva.

Le pareti interne con struttura a telaio in legno sono spesso definite in gergo tecnico «pareti a montanti in legno», sebbene questo termine, in senso stretto, si riferisca allo scheletro portante costituito da montanti in legno. La parete finita prende forma solo grazie all’interazione tra l’intelaiatura, il rivestimento, l’isolamento e, se necessario, ulteriori strati quali i livelli di installazione o i rivestimenti esterni. Questa struttura a strati è il principio fondamentale che accomuna tutte le varianti ed è la chiave per comprendere le proprietà fisico-costruttive.

Pareti interne con struttura a telaio in legno portanti e non portanti: tipologie e differenze

La distinzione funzionale più importante per le pareti interne con struttura a telaio in legno è quella tra pareti portanti e non portanti. Le pareti interne portanti, definite in statica come pareti di irrigidimento o di trasmissione del carico, assorbono i carichi verticali provenienti da solai, tetti o piani sovrastanti e li trasmettono alle fondamenta. Possono inoltre assorbire forze orizzontali dovute al vento o ai terremoti, se sono realizzati come pareti a pannello, ovvero se il loro rivestimento è collegato alla struttura portante in modo tale da trasmettere le forze di taglio. Il dimensionamento delle pareti interne portanti viene effettuato dal progettista strutturale sulla base dei carichi agenti e dei materiali utilizzati.

Le pareti interne non portanti servono esclusivamente alla suddivisione degli spazi e al rispetto dei requisiti di fisica delle costruzioni, quali l’isolamento acustico, la protezione antincendio e, se del caso, la protezione dall’umidità. In linea di principio, possono essere spostate o rimosse in modo flessibile senza compromettere la stabilità dell’edificio. Questa flessibilità è uno dei vantaggi più apprezzati della costruzione con struttura in legno rispetto alle tecniche di costruzione massiccia, poiché consente di adattare le planimetrie nel corso della vita utile dell’edificio. Nella pratica, tuttavia, tale flessibilità è limitata dal passaggio di impianti, dai requisiti di isolamento acustico e dalla necessità di ricalcolare l’irrigidimento delle pareti.

Una terza categoria è costituita dalle pareti divisorie tra unità d’uso, ad esempio tra due appartamenti o tra spazi residenziali e commerciali. Queste pareti devono soddisfare requisiti più elevati in materia di isolamento acustico e protezione antincendio, poiché separano aree con utenti diversi e carichi di incendio diversi. Nell’edilizia a telaio in legno, tali pareti vengono spesso realizzate come strutture a doppio strato, in cui due sistemi di montanti disaccoppiati tra loro sono disposti uno accanto all’altro, al fine di interrompere la trasmissione del rumore strutturale. Questo disaccoppiamento è il principio costruttivo fondamentale per garantire un elevato isolamento acustico nell’edilizia in legno.

Strutture a singolo strato e a doppio strato

Le pareti interne a telaio in legno a singolo strato sono costituite da un unico telaio con rivestimento su entrambi i lati. Sono economiche, veloci da realizzare e sufficienti per i normali requisiti di isolamento acustico e protezione antincendio. Le sezioni trasversali tipiche dei montanti sono di 60 x 40 millimetri o 60 x 60 millimetri; la distanza tra i montanti è di norma di 62,5 centimetri, in linea con le dimensioni standard dei pannelli di rivestimento. Gli intercapedini tra i montanti vengono riempiti con lana minerale, pannelli isolanti in fibra di legno o altri materiali isolanti.

Le costruzioni a doppio involucro sono costituite da due strutture portanti separate, che poggiano su una trave comune o su travi indipendenti l’una dall’altra, il che migliora ulteriormente il disaccoppiamento. Tra i due strati è presente un’intercapedine d’aria o uno strato isolante aggiuntivo. Questo sistema di costruzione aumenta lo spessore della parete, ma migliora notevolmente l’isolamento acustico da calpestio e da rumore aereo, poiché il rumore strutturale non può essere trasmesso direttamente da un lato del rivestimento all’altro. Per le pareti divisorie tra unità abitative, che devono soddisfare i requisiti della norma DIN 4109, la struttura a doppio strato nell’edilizia con telaio in legno è spesso l’unica soluzione economicamente sensata.

Isolamento acustico delle pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno: principi e limiti

L’isolamento acustico è la disciplina della fisica delle costruzioni in cui le pareti interne delle costruzioni con struttura in legno si discostano maggiormente dalle costruzioni massicce. Le pareti massicce in calcestruzzo o muratura sfruttano la loro inerzia, ovvero la loro elevata massa superficiale, per smorzare le onde sonore. Le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno hanno una massa superficiale ridotta e devono garantire l’isolamento acustico attraverso altri meccanismi: isolamento, disaccoppiamento e assorbimento. Il principio massa-molla-massa descrive come due gusci pesanti (rivestimenti) con uno strato elastico (isolamento) in mezzo agiscano insieme per smorzare il rumore.

Per l’isolamento acustico dall’aria, ovvero la protezione dai rumori della voce e della musica, l’indice di isolamento acustico ponderato Rw è il parametro determinante. Le semplici pareti a montanti in legno a singolo strato, con rivestimento in cartongesso su entrambi i lati e imbottitura in lana minerale, raggiungono valori Rw compresi tra circa 40 e 45 decibel, sufficienti per le pareti interne di un appartamento. Per le pareti divisorie tra appartamenti, la norma DIN 4109 richiede di norma valori più elevati, ottenibili solo tramite strutture a doppio strato, rivestimenti multistrato o speciali misure di disaccoppiamento. I rivestimenti multistrato, in cui due o più strati di cartongesso o fibra di gesso vengono avvitati uno sopra l’altro in modo sfalsato, aumentano la massa superficiale e migliorano sensibilmente l’indice di isolamento acustico.

La trasmissione laterale è un problema spesso sottovalutato nelle costruzioni con struttura in legno. Il suono non si trasmette solo attraverso la parete divisoria stessa, ma anche tramite elementi costruttivi adiacenti come soffitti, pavimenti e pareti laterali. Nelle costruzioni con struttura in legno, dove tutti gli elementi sono realizzati con lo stesso materiale leggero e spesso sono collegati tra loro in modo rigido, la trasmissione laterale può compromettere notevolmente l’isolamento acustico complessivo. Un accurato disaccoppiamento della parete dal soffitto e dal pavimento tramite strisce di supporto elastiche, i cosiddetti profili di separazione in lana minerale o gomma, è quindi un requisito fondamentale per un buon isolamento acustico nelle costruzioni con struttura in legno.

Protezione antincendio: come le pareti interne nelle costruzioni con struttura in legno raggiungono la resistenza al fuoco

Il legno è un materiale da costruzione infiammabile, il che richiede particolare attenzione in materia di protezione antincendio. Tuttavia, con le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno è possibile raggiungere elevate classi di resistenza al fuoco, poiché la protezione antincendio non è garantita dall’incombustibilità della struttura portante, ma dall’effetto protettivo del rivestimento. I pannelli in cartongesso e i pannelli in fibra di gesso rilasciano acqua di cristallizzazione in caso di incendio, il che rallenta l’aumento della temperatura sulla struttura in legno. Finché il rivestimento rimane intatto, la struttura portante rimane al di sotto della temperatura critica oltre la quale il legno perde la propria capacità portante.

Le classi di resistenza al fuoco per le pareti sono disciplinate dalla norma europea EN 13501 e dai regolamenti edilizi regionali tedeschi. Per le pareti interne delle costruzioni con struttura in legno, le classi EI 30 (ignifuga, 30 minuti) ed EI 60 (altamente ignifuga, 60 minuti) sono i requisiti più comuni. EI sta per integrità (E, dall’inglese Integrity) e isolamento termico (I, dall’inglese Insulation). Queste classi possono essere raggiunte in modo affidabile mediante un rivestimento a più strati, l’impiego di pannelli antincendio con un elevato contenuto di gesso e la scelta di materiali isolanti adeguati. Per gli edifici delle classi 4 e 5, ovvero le costruzioni in legno a più piani, i regolamenti edilizi regionali prescrivono di norma la classe EI 60 o superiore.

Le aperture per gli impianti, le prese di corrente e i passaggi dei cavi rappresentano punti nevralgici nella protezione antincendio delle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno. Ogni apertura nel rivestimento interrompe lo strato protettivo e deve essere compensata con misure adeguate. I collari antincendio per i passaggi dei tubi, le scatole da incasso con inserto antincendio per gli impianti elettrici e il rispetto delle distanze minime tra gli impianti sui lati opposti della parete sono obblighi costruttivi che devono essere sistematicamente presi in considerazione in fase di progettazione. Un livello di installazione, disposto come strato separato davanti alla parete divisoria vera e propria, risolve elegantemente questo problema: separa il percorso delle installazioni dal piano della parete efficace dal punto di vista della protezione antincendio.

Protezione dall’umidità e particolarità fisico-costruttive delle pareti interne con struttura in legno

Il legno è sensibile a livelli di umidità costantemente elevati. Se il contenuto di umidità del legno supera circa il 20%, sussiste il rischio di infestazione fungina e marciume. Normalmente, le pareti interne con struttura a telaio in legno non sono soggette a un’elevata esposizione all’umidità, poiché non sono elementi costruttivi esterni e non presentano problemi di condensa dovuti al gradiente termico. Tuttavia, esistono situazioni in cui la protezione dall’umidità è rilevante anche per le pareti interne: nei bagni, nelle cucine, nei locali di servizio e ovunque siano presenti spruzzi d’acqua, vapore o umidità dell’aria costantemente elevata.

Negli ambienti umidi, le pareti interne con struttura a telaio in legno vengono realizzate con rivestimenti resistenti all’umidità. I pannelli in cartongesso verde (tipo GKB secondo la norma DIN 18180 nella versione resistente all’umidità) o i pannelli in fibra di gesso con trattamento idrofobizzante sono adatti per le aree in cui si verifica umidità occasionale. Per le zone soggette a spruzzi diretti, ovvero pareti delle docce e bordature delle vasche, è assolutamente necessaria un’impermeabilizzazione aggiuntiva sotto il rivestimento in piastrelle. L’impermeabilizzazione viene realizzata come impermeabilizzazione composita (AIV), in cui un sigillante da applicare in forma liquida o un tappetino impermeabilizzante viene posato direttamente sul rivestimento prima dell’applicazione della colla per piastrelle.

Dal punto di vista della diffusione, le pareti interne con struttura a telaio in legno non presentano di norma problemi, poiché non vi è alcun gradiente di temperatura attraverso la parete che possa generare un flusso direzionale di vapore. La situazione è diversa per le pareti interne che confinano con zone non riscaldate come cantine, garage o vani scala. In questi casi può verificarsi un gradiente termico che favorisce la diffusione dell’umidità nella struttura della parete. In tali situazioni, gli esperti raccomandano l’applicazione di uno strato barriera al vapore sul lato caldo della struttura, per impedire la formazione di condensa all’interno della parete. La scelta della barriera al vapore, con valore sd fisso o variabile, dipende dalla struttura specifica della parete e dalle condizioni climatiche.

Posa delle installazioni nelle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno

Uno dei vantaggi pratici delle pareti interne con struttura a telaio in legno è la semplice integrazione degli impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento. Gli intercapedini tra i montanti offrono canali di passaggio naturali per i cavi, senza necessità di fresature o scalpellature. I cavi elettrici vengono fatti passare in tubi corrugati attraverso i montanti, mentre le prese e gli interruttori vengono inseriti in scatole da incasso, che vengono intagliate nel rivestimento. Per le tubazioni idrauliche di diametro maggiore, i montanti vengono sostituiti o integrati con travi di collegamento orizzontali, in modo da creare l’apertura necessaria.

Il livello di installazione come strato autonomo è una soluzione sempre più diffusa nell’edilizia moderna in legno. In questo caso, davanti alla parete con montanti vera e propria viene applicato un listello aggiuntivo che crea un’intercapedine da tre a cinque centimetri. In questa cavità passano tutti gli impianti, senza attraversare il piano della parete, efficace dal punto di vista della protezione antincendio e dell’isolamento acustico. Questa separazione semplifica notevolmente le successive ristrutturazioni, poiché gli impianti possono essere modificati senza intaccare la struttura portante della parete. Rappresenta inoltre un requisito costruttivo affinché le barriere al vapore e i livelli antincendio possano svolgere la loro funzione in modo duraturo.

Materiali e rivestimenti: cartongesso, fibra di gesso, materiali a base di legno

Il rivestimento costituisce l’aspetto visibile e funzionale della parete interna con struttura a telaio in legno. Esso determina la superficie, le proprietà di isolamento acustico, la protezione antincendio e le possibilità di ulteriore lavorazione. I pannelli in cartongesso (GK) sono di gran lunga il rivestimento più diffuso nella costruzione con struttura a telaio in legno. Sono leggeri, economici, facili da lavorare e, grazie al loro contenuto di gesso, offrono una buona protezione antincendio. Il loro punto debole risiede nella scarsa rigidità alla flessione e nella sensibilità all’umidità, motivo per cui negli ambienti umidi possono essere utilizzati solo nella versione specifica.

I pannelli in fibra di gesso (GF) sono pannelli omogenei costituiti da gesso e fibre di cellulosa, privi di rivestimento in cartone. Sono più pesanti, più rigidi alla flessione e più resistenti dei pannelli in cartongesso, il che li rende ideali per aree soggette a elevate sollecitazioni meccaniche o per costruzioni con requisiti di isolamento acustico più elevati. La loro maggiore massa superficiale migliora sensibilmente l’indice di isolamento acustico. I pannelli a base di legno come l’OSB (Oriented Strand Board, un pannello di trucioli grossolani con trucioli orientati) vengono utilizzati nell’edilizia con struttura in legno soprattutto come rivestimento di rinforzo sul lato esterno della costruzione, ma si trovano anche nelle pareti interne quando è richiesta una superficie robusta e resistente alle sollecitazioni meccaniche oppure quando la parete deve svolgere funzioni statiche.

I pannelli in fibra di legno e in fibra morbida, realizzati con materie prime rinnovabili, stanno acquisendo sempre più importanza nell’edilizia ecologica in legno. Offrono buone proprietà di isolamento termico, una certa capacità di regolazione dell’umidità e un clima interno piacevole grazie alle proprietà igroscopiche del legno. Le loro proprietà fonoisolanti dipendono dalla densità apparente: i pannelli in fibra di legno ad alta densità con un elevato peso per unità di superficie possono essere utilizzati come rivestimento per pareti fonoisolanti, mentre i pannelli in fibra morbida, più leggeri, trovano piuttosto impiego come strato isolante nell’intercapedine della parete. La combinazione di diversi materiali di rivestimento in un’unica struttura consente di unire i rispettivi punti di forza e di soddisfare in modo mirato i requisiti di fisica delle costruzioni.

Norme, progettazione ed errori comuni nelle pareti interne con struttura a telaio in legno

La progettazione delle pareti interne con struttura a telaio in legno si muove all’interno di un quadro costituito da norme, omologazioni e requisiti previsti dalle normative edilizie. La norma DIN 4109 disciplina l’isolamento acustico nell’edilizia e stabilisce i requisiti minimi per le pareti divisorie tra unità d’uso. La norma DIN 18180 descrive i pannelli in cartongesso, mentre la norma DIN EN 520 ne definisce la classificazione europea. Per la protezione antincendio fanno fede i rispettivi regolamenti edilizi regionali, che fanno riferimento alla norma europea di classificazione EN 13501. Le costruzioni con struttura in legno non coperte da omologazioni generali dell’autorità di vigilanza edilizia o da Valutazioni Tecniche Europee (ETA) richiedono, in singoli casi, l’approvazione specifica da parte dell’autorità edilizia competente.

Gli errori di progettazione più frequenti nelle pareti interne delle costruzioni con struttura in legno riguardano soprattutto l’isolamento acustico. La sottovalutazione della trasmissione laterale fa sì che pareti ben progettate dal punto di vista matematico non soddisfino i requisiti nella pratica. La mancanza di strisce di disaccoppiamento nei punti di raccordo tra pareti e solai, i collegamenti diretti tra i due strati di una parete a doppio strato causati da impianti o fissaggi, nonché le lacune nell’isolamento sono cause tipiche. Altrettanto problematica è la modifica a posteriori delle pareti interne senza verificare il rinforzo delle lastre: chi rimuove una parete interna progettata come elemento di rinforzo, altera il sistema statico dell’intero edificio.

Per quanto riguarda la protezione antincendio, sono soprattutto i fori per gli impianti ad essere trascurati in fase di realizzazione. Ogni apertura non sigillata a regola d’arte in una parete classificata per la protezione antincendio ne compromette l’efficacia. Il controllo regolare dell’esecuzione da parte della direzione dei lavori e un’accurata documentazione dei prodotti utilizzati e delle relative omologazioni non sono quindi un obbligo burocratico, ma una necessità tecnica.

Pareti interne con struttura in legno nel contesto dell’edilizia sostenibile

Le pareti interne con struttura a telaio in legno si integrano organicamente nel concetto di edilizia sostenibile. Il legno, in quanto materia prima rinnovabile, assorbe CO₂ durante la sua crescita, che rimane immagazzinata a lungo termine una volta utilizzato nell’edilizia. La produzione di montanti in legno e di materiali a base di legno è nettamente più efficiente dal punto di vista energetico rispetto alla produzione di cemento armato o muratura in mattoni. La possibilità di smantellamento e riciclaggio al termine del ciclo di vita, intrinseca nella struttura a telaio in legno, è in linea con i principi dell’economia circolare nel settore edile.

La snellezza della struttura riduce l’ingombro a terra e il peso dell’edificio, consentendo fondazioni più leggere e riducendo l’impiego di risorse nell’intero sistema. Allo stesso tempo, l’edilizia sostenibile con pareti interne in struttura a telaio in legno richiede un’attenta selezione dei materiali: i rivestimenti in gesso sono sì riciclabili, ma la loro produzione richiede un elevato consumo energetico; i pannelli a base di legno possono contenere leganti che influenzano la qualità dell’aria interna. Chi costruisce in modo coerentemente ecologico sceglie prodotti con dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) e presta attenzione alle classi di emissione secondo lo schema AgBB o procedure di prova comparabili.

Le pareti interne con struttura in legno, se progettate e realizzate correttamente, rappresentano una soluzione strutturalmente matura, controllabile dal punto di vista della fisica delle costruzioni ed ecologicamente sensata per l’edilizia residenziale e commerciale moderna. I loro punti di forza risiedono nella precisione della prefabbricazione, nella flessibilità della planimetria e nella possibilità di integrare tutti i requisiti tecnici in una struttura snella. I loro limiti si riscontrano laddove sono richieste masse elevate, sia per un isolamento acustico estremo, sia per la massa termica nell’isolamento termico estivo, sia per la resistenza alle sollecitazioni meccaniche. Questi limiti non rappresentano una debolezza del sistema costruttivo, ma un invito all’ibridità: le pareti interne delle costruzioni a telaio in legno possono essere combinate con elementi massicci laddove la funzione lo richieda. Non si tratta di una soluzione di compromesso, ma dell’essenza stessa della buona architettura.

Da quartiere a superquartiere Fonte: EGKK Architettura del paesaggio, Schreiner Kastler

Da quartiere a superquartiere, illustrazione: EGKK Landschaftsarchitektur, Schreiner Kastler

A Vienna, i blocchi di case sono raggruppati in cosiddetti quartieri, paragonabili ai quartieri di Berlino. Il 20 ottobre si è svolta la cerimonia di inaugurazione del primo Grätzl permanentemente ridisegnato – il Supergrätzl, che si riferisce alle misure per migliorare il quartiere. I superblocchi di Barcellona fungono da modello. Per saperne di più sul Supergrätzl di Vienna, cliccare qui.

Le città devono rispondere sempre più ai cambiamenti climatici. Con l’urbanizzazione, anche gli eventi meteorologici estremi comportano nuove sfide. Vienna, che sta già risentendo di questi effetti, sta rispondendo con la pianificazione urbana. Sono necessari progetti lungimiranti ed efficaci. Il Supergrätzl è quindi una risposta alla crisi climatica nelle città densamente popolate. La trasformazione in un Supergrätzl descrive un miglioramento della qualità della vita nel quartiere. L’attenzione è rivolta al benessere dei residenti. A tal fine, si sta riorganizzando l’uso e la progettazione delle strade pubbliche. La moderazione del traffico e la messa in sicurezza creeranno nuovi spazi aperti, che potranno essere rinverditi per rinfrescarsi e utilizzati per attività ricreative.

Il primo Supergrätzl è stato realizzato dalla città di Vienna nel decimo distretto di Favoriten. Più precisamente, su 9,5 ettari tra Gudrunstraße, Leebgasse, Quellenstraße e Neilreichgasse. Perché è stato scelto questo quartiere? È densamente popolato e ha pochissimi spazi aperti. Di conseguenza, la zona soffre particolarmente il caldo nei mesi estivi. Il parco di Erlachplatz costituisce quindi un importante polo di aggregazione. Nella Favoritener Grätzl si trovano anche diversi istituti scolastici. La moderazione del traffico e la sicurezza sono quindi fattori chiave anche qui.

Dal giugno dello scorso anno, una fase pilota ha lavorato su una nuova organizzazione del traffico. Sono stati installati segnali stradali colorati e undici strade a senso unico sono state invertite. In questo modo il traffico motorizzato è rimasto fuori dal quartiere. Il traffico pedonale e ciclabile, invece, è rimasto libero. In questo modo sono stati creati nuovi spazi aperti di alta qualità. Nell’estate del 2023, i residenti hanno potuto condividere le loro impressioni, desideri e idee sul progetto pilota durante un evento. Ciò che è piaciuto sarà ampliato o trasformato. I lavori di ristrutturazione si svolgeranno in due fasi di costruzione. La prima è iniziata a ottobre e durerà un anno, seguita dalla seconda fase.

L’assessore alla pianificazione Ulli Sima dice del progetto: „Una grande trasformazione attende questo quartiere nel cuore di Favoriten. L’intensa fase pilota ha già dimostrato quanto potenziale ci sia qui per una maggiore qualità della vita e del verde. Sono lieto che tutto questo stia diventando realtà e vorrei ringraziare il distretto per la sua disponibilità a lavorare con noi per creare il primo superquartiere di Vienna“.

„I residenti e gli utenti potranno godere di più verde, di una migliore qualità della vita, di più sicurezza e di meno traffico in futuro. Ora è il momento dell’attuazione graduale“, afferma il responsabile del distretto Marcus Franz. La portavoce di NEOS Vienna per la pianificazione urbana Selma Arapović commenta così: „Gli elementi del concetto di Supergrätzl comprendono non solo misure per l’inverdimento e l’adattamento ai cambiamenti climatici, ma anche la rivitalizzazione delle zone al piano terra e la riqualificazione dello spazio pubblico“. Il Supergrätzl deve diventare una sorta di „salotto urbano“. Per raggiungere questo obiettivo, il Supergrätzl porterà più verde e blu nel quartiere. Tutto ciò migliorerà significativamente la qualità della vita nel quartiere. Allo stesso tempo, si stanno realizzando degli adattamenti al cambiamento climatico. Dopo tutto, la città deve combattere l’effetto isola di calore urbana.

Oltre ai 47 alberi esistenti, 62 alberi e 94 spazi verdi si stanno trasferendo a Favoriten. Oltre a un paesaggio urbano più estetico, questo fornisce anche ombra e refrigerio in estate. Il fulcro del Supergrätzl è una zona pedonale permanente. Questa sarà allestita intorno alla scuola secondaria Herzgasse. Anche il marciapiede di fronte all’asilo comunale di Gudrunstraße è stato ampliato e sono state aggiunte delle sedute. Nelle aree di attraversamento sono stati creati 17 cosiddetti microspazi aperti. Questi hanno lo scopo di incoraggiare le persone a soffermarsi e a giocare e offrono la possibilità di rinfrescarsi. Qui si trovano sistemi di nebulizzazione e giochi d’acqua su superfici non impermeabilizzate. La pavimentazione chiara sarà utilizzata per contrassegnare le nuove aree.

Un altro fattore chiave è la prevenzione del traffico di attraversamento. A Favoriten, il traffico automobilistico viene deviato verso le strade principali grazie ai cosiddetti filtri modali o diagonali. I filtri diagonali sono costituiti da quattro anelli di cemento verde e da un dissuasore in acciaio rimovibile. In questo modo si impedisce al traffico di attraversare l’area. Le vie di accesso e di uscita sono ovviamente ancora disponibili per i residenti. Anche i percorsi per i veicoli di servizio e di emergenza non sono interessati. Questa misura rende più piacevoli gli spostamenti a piedi e in bicicletta nel Supergrätzl e offre un’alternativa interessante alle auto private. Interessante anche il fatto che gli anelli di cemento dei filtri diagonali e modali sono stati riutilizzati nell’ottica dell’economia circolare. In precedenza, si trovavano come cestini per i rifiuti sull’Isola del Danubio.

Il Supergrätzl è un nuovo strumento per una Vienna degna di essere vissuta. A tal fine, è stato saldamente ancorato alla Smart Climate City Strategy Vienna, alla Vienna Climate Roadmap e all’accordo di governo della Coalizione Progress. Questa misura di quartiere combina anche diverse aree obiettivo del piano di sviluppo urbano STEP, come la mobilità e i trasporti, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la protezione del clima, la partecipazione, l’inclusione sociale, la salute e il benessere. Il Supergrätzl contribuisce quindi a trasformare gradualmente Vienna in una città climatica modello.

L’ispirazione del Supergrätzl: qui potete trovare tutto quello che c’è da sapere sui superblocchi nella pianificazione urbana.

Posta da Vienna (3)

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Immagine nel magazzino: il modellino della Banca Centrale Europea alto quasi quattro metri

Spegnere. E scrivere di qualcosa che non è direttamente collegato alle esperienze in ufficio – in qualche modo non è così facile! A volte basta un semplice sguardo fuori dalla finestra davanti a una tazza di caffè. Uno stormo di uccelli. Con gli occhi stretti, seguo gli uccelli mentre sorvolano il parco Augarten di Vienna e poi scompaiono dietro un’enorme torre di cemento. Sta lì, silenziosa e in qualche modo minacciosa. Un buon argomento per una piccola digressione, credo, perché questa torre è sempre stata parte di una discussione su come trattare la storia, un argomento appassionante per un architetto (in erba)!

Le rovine sono una delle sei postazioni di difesa aerea erette durante la Seconda Guerra Mondiale per difendersi dagli aerei e proteggere la popolazione, e da allora caratterizzano il paesaggio urbano di Vienna in posizioni di rilievo all’interno della città. Dalla fine della guerra, si è discusso su cosa fare delle torri, compresa l’idea di farle saltare in aria e farle scomparire completamente dal paesaggio urbano.

Da un lato, sono „testimoni di pietra della storia“ che hanno un valore commemorativo e dovrebbero quindi rimanere. I monumenti sono stati progettati dal regime, i critici delle conversioni o delle idee di utilizzo delle torri le vedono come „ferite“ urbanistiche destinate a ricordare le catastrofi della guerra e la caduta del regime nazionalsocialista. E che quindi dovrebbero essere lasciate decadere senza alcun intervento. D’altra parte, la questione di come utilizzare le vecchie strutture riprogrammandole continua ad emergere: l’idea di utilizzare le torri dell’Augarten come deposito di dati è fallita, così come i piani di demolizione o abbattimento, a causa degli enormi costi, ma naturalmente anche per le critiche sopra esposte. Una torre antiaerea nell’Arenbergpark di Vienna ospita, tra l’altro, un deposito del Museo di Arti Applicate e funge anche da progetto artistico walk-in. (maggiori informazioni: Torre d’arte contemporanea, in breve CAT)

La torre di Esterhazypark, nel centro del Sesto Distretto, è stata la base per numerosi interventi architettonici. Ad esempio, al suo interno si trova un acquario, la facciata è utilizzata come parete da arrampicata e, dall’anno scorso, sul tetto c’è anche un bar, che offre ai visitatori una vista davvero magnifica dell’area circostante i quartieri interni di Vienna. Un vantaggio che COOP Himmelb(l)au ha voluto sfruttare anche per offrire ai viaggiatori un’esperienza unica. Un albergo previsto per il tetto della torre, l'“Hotel Flakturm“, è stato respinto dal governo cittadino nonostante la presentazione dei necessari permessi di costruzione.

L’ultimo percorso delineato di (ri)utilizzo e contemporanea „conservazione“ della sostanza esistente mi sembra un buon modo di preservare il passato, utilizzandolo come base. Partendo da questa idea di base, aggiungendo nuove funzioni si possono rendere tangibili certe impressioni per il visitatore. Questo approccio può essere audace, ma non intende assolutamente banalizzare eventi storicamente rilevanti; al contrario, dovrebbe „stimolare“ la discussione e diventare parte di un modo di pensare orientato al futuro.

Il tema della memoria è stato al centro della mia attenzione anche lunedì mattina in ufficio, mentre facevo una ricerca sull’hotel flak tower nel database interno della COOP Himmelb(l)au. Mi ha stupito la ricchezza dei progetti realizzati nei 46 anni di esistenza dell’ufficio di Vienna.

Curiosa di sapere che fine avessero fatto tutte le idee e i progetti non realizzati, che hanno tutti un valore almeno affettivo, mi sono informata e ho scoperto che esiste un’enorme collezione di vecchi modelli concettuali e di consegna, che rimangono in un magazzino di Vienna, ben ordinati, per essere utilizzati in esposizioni in tutto il mondo, o come raccolta di ricordi e „catalogo di idee“. Qualche giorno dopo, mi è stata data l’opportunità di andare per un giorno a immergermi in questo mondo di „visioni costruite“ e „pensieri congelati“: In mezzo a una sala dove centinaia di progetti e idee sono conservati senza tempo, mi rendo improvvisamente conto di quanto sia importante fermarsi ogni tanto, ricordare e, soprattutto, non scartare nulla di ciò che un tempo si riteneva una buona idea. Le buone idee hanno un valore infinito, bisogna custodirle come un tesoro: chissà, prima o poi potrebbero servirci di nuovo.

L’Accademia Baumeister è sostenuta da Graphisoft

L’ingresso del nuovo quartiere Mediterranée è segnato da un nuovo complesso scolastico progettato da Tautem Architekten. Da qui la vista spazia sia sulla periferia di Marsiglia sia sul porto, dove si ergono le torri di Jean Nouvel e Zaha Hadid.

In contrasto con l’esterno, Tautem ha progettato l’interno del complesso scolastico in modo colorato e allegro. Così facendo, hanno creato un universo caldo, avvolgente e a misura di bambino, che dà ai più piccoli la sensazione di vivere in un bozzolo protetto e tranquillo. La costruzione dell’intero edificio con travi e colonne consente una pianta aperta e conferisce un’atmosfera fluida. Questa struttura di base consente inoltre di modificare la scuola in caso di cambiamento delle esigenze di utilizzo.

Tautem ha arredato le due sale d’ingresso con grandi panche di legno e ha rivestito di legno anche le pareti fino al soffitto. Tautem ha utilizzato questo legno di larice biologico delle Alpi non solo per la maggior parte delle pareti, ma anche per i mobili a incasso, le panche, gli scaffali e gli armadi. Grandi lampade ad anello sottolineano il volume della stanza.

Il complesso scolastico Antoine de Ruffi è il primo edificio di Marsiglia a essere riconosciuto come Bâtiments Durables Méditerranéens, un edificio mediterraneo sostenibile. L’edificio scolastico deve questo riconoscimento soprattutto alla sua progettazione sensibile alle problematiche bioclimatiche. A ciò contribuisce anche l’uso di calcestruzzo a basso contenuto di carbonio. Quest’ultimo è particolarmente ecologico ed è stato prodotto in loco al centro del cortile interno.

Colori vivaci: Due ampliamenti scolastici di Palenzvela Architects in Andalusia sono caratterizzati da facciate in ceramica colorata.

Il nuovo complesso scolastico Antoine de Ruffi è situato in una posizione strategicamente importante, all’ingresso del nuovo quartiere Euroméditerranée. Da qui, la vista si estende alla periferia di Marsiglia con i suoi vecchi magazzini, i silos, le fabbriche di sapone e i grandi condomini degli anni Settanta. Nell’altra direzione, si vedono il porto di Marsiglia con le sue grandi navi, i grattacieli di Zaha Hadid e Jean Nouvel e un viadotto autostradale. Mediterranée si estende a sud, dove sono in costruzione nuovi edifici residenziali e un quartiere commerciale. Il complesso scolastico Antoine de Ruffi di Tautem ne è il preludio.

La sfida nel progettare una scuola per bambini dai tre agli undici anni è quella di creare un luogo che i bambini frequentano con piacere. L’ambiente di apprendimento della scuola Antoine de Ruffi deve quindi accoglierli apertamente da un lato e offrire loro un ambiente protetto dall’altro. L’ergonomia e il comfort della scuola sono orientati alle dimensioni dei bambini, fin nei minimi dettagli. Oltre a progettare la scuola Antoine de Ruffi pensando ai bambini, gli architetti di Tautem volevano che l’edificio avesse un forte valore simbolico. Volevano sottolineare lo status e l’importanza dell’istituzione pubblica attraverso la monumentalità e la solidità. I progettisti avevano a disposizione solo un piccolo appezzamento di terreno. Per questo motivo hanno disposto la scuola materna al piano terra intorno a un cortile interno e la scuola elementare e le aree di gioco ai livelli superiori. Tra l’altro, anche gli architetti dello studio Tautem hanno inteso questo accatastamento come piuttosto simbolico.

La scuola Antoine de Ruffi è circondata da strade su tre lati. I grattacieli nelle immediate vicinanze sono alti fino a 17 piani. L’edificio scolastico si contrappone a questa situazione con profonde aperture finestrate, simili a feritoie, che tengono lontano il rumore della città. Sul quarto lato, verso il porto, la scuola si presenta con un colonnato permeabile. L’aspetto omogeneo del complesso scolastico deriva dal numero ridotto di materiali. Gli architetti di Tautem hanno deliberatamente lavorato con pochi componenti architettonici e tecnici per garantire semplicità, durata e manutenzione economica dell’edificio. Inoltre, l’obiettivo era quello di ridurre al minimo le emissioni di CO2 durante la costruzione.

Costruita su una griglia di 120 centimetri, la facciata colonnata è composta da colonne esagonali. Esse non solo innalzano visivamente l’edificio, ma proteggono anche dal sole proveniente da est e da ovest. Il gioco di ombre che ne deriva cambia nel corso dei giorni e delle stagioni e si estende al cortile interno con la sua area giochi. Anche le facciate rivolte verso Avenue Salengro e Rue Urbain V hanno una funzione protettiva. Hanno uno spessore di 100 centimetri e formano una parete a doppia pelle con uno strato isolante. Sul lato in cui la scuola confina con il blocco di edifici adiacente, la facciata fornisce collegamenti. Il nuovo edificio entra in contatto con i vicini attraverso grandi porte metalliche scorrevoli. Questa permeabilità continua nelle aule dei piani superiori. Le aule si aprono su profondi balconi dove le lezioni possono svolgersi all’aria aperta.

La città porosa: dalla metafora all’agenda urbana – Recensione del libro

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Città porosa, copertina: Birkhäuser

città porosa Copertina: Birkhäuser

Il modernismo ha ucciso le nostre città. Ha privato gli spazi della loro multifunzionalità e quindi ha privato la vita urbana di una qualità decisiva. Sophie Wolfrum, ex docente di urbanistica, e i suoi 66 coautori chiamano porosità questa qualità degli spazi multifunzionali per l’appropriazione libera e spontanea. Secondo gli autori, la comprensione di questo concetto è necessaria per creare un’agenda urbana progressista.

Il concetto di porosità

La pubblicazione fa riferimento a un saggio di Walter Benjamin e Asja Lacis del 1925, in cui l’idea di città porosa emerge come metafora letteraria. Gli autori hanno usato questo termine per descrivere il carattere vivace della città di Napoli. Ciò deriva dalla fusione dello spazio urbano sociale e fisico. Nel 2018, la Facoltà di Architettura dell’Università Tecnica di Monaco ha pubblicato il libro „Porous City: From Metaphor to Urban Agenda“ di Wolfrum. In 300 pagine, la raccolta di 62 saggi – alcuni scritti da team di autori – cerca di chiarire cosa significhi il costrutto di porosità per la pianificazione urbana.

Autori provenienti da diversi ambiti professionali, come l’urbanistica, l’architettura, l’architettura del paesaggio e l’arte, condividono le loro riflessioni sulla porosità. Occasionalmente, gli argomenti sono illustrati con immagini, per lo più fotografie. I testi sono suddivisi in sei categorie. In primo luogo, vi sono riflessioni sul concetto, sui temi dell’architettura e dell’urbanistica, sulla produzione e sull’azione spaziale. Gli autori affrontano poi le normative e la pianificazione urbana, la territorialità e le strategie urbane e il riconoscimento della porosità.

Il libro non solo spiega l’origine del termine. Gli autori lo mettono anche in relazione con l’architettura e la pianificazione urbana. Ciò ne facilita la comprensione. I saggi aiutano a sviluppare tipologie e un’agenda per la pratica urbana a partire dalla metafora originale. Il lavoro è particolarmente convincente per l’attento esame di come nasce la porosità e di come può essere promossa negli spazi urbani pubblici. Descrive inoltre le qualità fondamentali e indispensabili per la città ad essa associate.

Obiettivi del libro

Uno degli obiettivi del libro è stato quello di esaminare il tema da diverse prospettive. Date le diverse discipline degli autori, questo obiettivo è stato raggiunto. Tuttavia, più di un testo di un sociologo avrebbe arricchito ulteriormente il discorso. Il tema è anche fortemente legato ai processi sociali. Con una formazione in architettura del paesaggio, il tema della porosità sembra essere scontato. Ciò appare chiaro quando si esaminano i saggi scritti da architetti del paesaggio. Ci si chiede se la porosità sia un concetto importante. In sintesi, il libro mantiene le promesse e propone un’agenda per la città porosa di domani.

La pubblicazione offre un esame comprensibile del concetto di porosità, delle sue origini e del suo significato per la pianificazione urbana di oggi. Data la natura interdisciplinare dell’argomento, il libro è consigliato anche a tutti i gruppi professionali coinvolti. Incoraggia la riflessione su ciò che costituisce la vita urbana, sulla sua qualità e sul modo in cui i vari gruppi professionali devono lavorare insieme per rendere giustizia alla complessità di una città porosa.

Il testo è stato scritto nell’ambito del „laboratorio di scrittura scientifica di architettura del paesaggio“ presso la cattedra diArchitettura del Paesaggio e Trasformazione TUM sotto la guida del Prof. Udo Weilacher. Nell’ambito del seminario, gli studenti selezionano la letteratura specializzata e lavorano insieme a recensioni di libri individuali.

Interessante anche il libro „Stadtstrukturen im Stresstest“. Leggete la nostra recensione qui.

Spazi liberi! – Spazi per le donne? Lo sviluppo degli spazi aperti nella metropoli di Amburgo

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La 20a conferenza della rete „Donne nella storia della cultura dei giardini“ si terrà ad Amburgo. Le conferenze di venerdì 13 e l’escursione del 14 settembre 2019 si concentreranno sullo sviluppo degli spazi aperti nella metropoli di Amburgo. Il numero di partecipanti è limitato.

La 20a conferenza annuale della rete „Donne nella storia della cultura dei giardini“ si terrà ad Amburgo a metà settembre. La conferenza di quest’anno si concentrerà sullo sviluppo degli spazi aperti nella metropoli dell’Elba, dove verrà presa in considerazione e discussa anche la prospettiva femminile.

Oltre alle artiste, questa volta si parlerà meno dei progettisti e più degli utenti. Ma prima di tutto, l’evento guarderà al passato – a due parchi che erano in anticipo sui tempi e al percorso urbanistico stabilito per il successivo sviluppo degli spazi verdi di Amburgo – per poi concentrarsi sul presente con la „conservazione del patrimonio esistente“ e i „nuovi parchi“. Un’ulteriore conferenza illustrerà la direzione che prenderanno gli sviluppi nei prossimi decenni.

Una conferenza della rete si è già tenuta ad Amburgo nel 2006. In quell’occasione, Karin von Behr aveva invitato i partecipanti all’Elba con il tema „Luoghi d’acqua e riflessioni“.

La rete „Donne nella storia della cultura dei giardini“ è nata dall’omonimo gruppo di lavoro avviato dalla dott.ssa Gerlinde Volland. Il suo scopo è quello di rendere più visibile il lavoro delle donne nella storia della cultura del giardino e della progettazione del paesaggio e di guardare ai temi del giardino da una prospettiva di genere. La conferenza annuale funge da forum per lo scambio e la coltivazione di contatti professionali e personali.

Programma di venerdì 13 settembre – Conferenze

Loki Schmidt Haus, Museum für Nutzpflanzen Botanischer Garten, Ohnhorststraße 18, 22609 Amburgo (il giardino botanico è aperto dalle ore 9.00)

09.30 Arrivo dei partecipanti

10.00 Benvenuto

10.30 Amburgo – lo sviluppo degli spazi aperti all’inizio del XX secolo
Klaus Hoppe, Amburgo
Capo del Dipartimento Pianificazione del paesaggio e degli spazi aperti,
Ministero dell’Ambiente e dell’Energia della Città Libera e Anseatica di Amburgo

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo furono gettate le basi decisive per lo sviluppo strutturale di Amburgo. Il cimitero di Ohlsdorf e il parco cittadino creati in quel periodo sono ancora oggi, dopo più di un secolo, spazi verdi pubblici importanti per l’intera metropoli. Cento anni fa, Fritz Schumacher, all’epoca direttore della pianificazione, sviluppò il cosiddetto „concetto di asse“ per lo sviluppo della città e il collegamento desiderato con l’area circostante sulla base delle condizioni topografiche e naturali. Verrà illustrato in che misura questo modello è ancora valido oggi e come i progetti attuali, come l'“asse paesaggistico Horner Geest“ o il „Lohsepark“ di HafenCity, si rapportano ad esso.

11.30 Sviluppo degli spazi aperti per il domani – „Naturalmente Amburgo!“
Susanne Metz
, Amburgo
Responsabile dell’Ufficio per la pianificazione regionale e lo sviluppo urbano,
Autorità per lo Sviluppo Urbano e l’Edilizia Abitativa della Città Libera e Anseatica di Amburgo

Rispetto alle sfide che ci attendono, le modifiche apportate finora agli spazi aperti storici sono marginali. Il progetto „Cimitero di Ohlsdorf 2050“ serve a garantire la conservazione di questo giardino storicamente significativo anche a fronte di esigenze e richieste in continua evoluzione.

Come elemento della prevista „Città della Scienza 2040“, il Volkspark di Altona, creato subito dopo la Prima Guerra Mondiale, farà parte di un nuovo quartiere per la scienza, l’economia e le abitazioni. Quali sono i rispettivi punti di partenza? Quali sono le prospettive per i prossimi 20-30 anni?

12.30-14.00 Pausa pranzo

14.00 Utilizzo dello spazio aperto sotto l’aspetto femminile
Prof. Dr.-Ing.

Cattedra di Società, Pianificazione degli spazi aperti e Storia dell’architettura dei giardini, Istituto per lo sviluppo degli spazi aperti Geisenheim

Un’attenzione particolare è rivolta agli utenti degli spazi aperti. Non si può pensare che si tratti di un gruppo omogeneo, poiché le esigenze e le richieste sono naturalmente molto diverse. Ragazze e donne di età diverse, ma anche utenti caratterizzati da tradizioni diverse, come le donne migranti, devono essere considerati in modo differenziato. Cosa si aspettano dagli spazi aperti e cosa possono ottenere ora e in futuro?

14.45 Gioco dei bambini, pettegolezzo e controllo sociale: il parco giochi come indicatore della società (dal dopoguerra)
Dr Darijana Hahn
, Amburgo
scienziata culturale freelance

I parchi giochi sono il modo in cui i bambini vogliono giocare o piuttosto il modo in cui i bambini dovrebbero giocare? E abbiamo bisogno di aree di gioco progettate o gli spazi di gioco aperti, non sorvegliati, persino i terreni incolti, non sono molto più attraenti? E come si sentono gli adulti, le mamme e i papà, nel parco giochi? Domande le cui risposte contraddittorie evidenziano lo stato della società.

15.30-16.15 Pausa caffè

16.15 Le donne artiste e il loro lavoro per gli spazi verdi di Amburgo
Anke Tröster
, Amburgo
M.A., storica dell’arte freelance specializzata in arte dei giardini

Le opere d’arte all’aria aperta sono accessibili a tutti, ma parlano a ciascuno in modo individuale e personale. Un incontro sensuale con un oggetto e uno spirito creativo diventa possibile al centro di uno spazio pubblico. Utilizzando l’esempio di alcune artiste, ci si chiederà se esistano posizioni e prospettive specificamente femminili.

17.00 Breve spiegazione della giornata di escursione da parte degli organizzatori; conclusione e prospettive per la conferenza del 2020: Dr. Roswitha Kirsch-Stracke, Hannover

17.30 Fine del programma delle conferenze

Ore 19.00 Incontro per uno scambio di idee e cena insieme presso „fux & ganz“ ad Amburgo-Altona, Bodenstedtstraße 16

Programma di sabato 14 settembre – Escursione

Ore 10.00 Incontro dei partecipanti alla conferenza presso il cimitero di Ohlsdorf, Fuhlsbütteler Straße 756, 22337 Amburgo

10.30 Visita guidata in autobus attraverso il parco cimiteriale e le aree di futura destinazione d’uso ;

Proseguimento verso il parco cittadino di Amburgo a Winterhude con una breve visita guidata;

HafenCity Lohsepark con visita guidata.

14.00 Conclusione con arrivo allo ZOB (vicino alla stazione ferroviaria); fine della conferenza al Museum für Kunst und Gewerbe (distilleria) con eventuale spuntino.

Ulteriori informazioni sulla conferenza e sulla registrazione sono disponibili qui.

La 20a conferenza della rete „Donne nella storia della cultura del giardino“ è organizzata da:

Ann-Christin Neugebauer e Kai Haberland,
Casa editrice Grüner Anzeiger,
Baumkamp 56, 22299 Amburgo,
+49 (0) 40 – 519164, Netzwerktagung.Hamburg@web.de

Sabine Nolting, PR per il verde e la cultura

Christine Schatz, M.A., storica

Retrieval Augmented Generation (RAG) – quando l’IA ricerca prima di parlare

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Una strada cittadina trafficata accanto a imponenti grattacieli, fotografata da Bin White.

Immaginate un’intelligenza artificiale che non solo risponde, ma fa anche ricerche prima di parlare: sembra fantascienza? Benvenuti nella realtà della Retrieval-Augmented Generation (RAG). Questa tecnologia sta per rivoluzionare il rapporto tra conoscenza, dialogo e pianificazione urbana e solleva questioni completamente nuove in materia di trasparenza, sovranità dei dati e cultura della pianificazione. Le città e gli uffici di pianificazione tedeschi sono pronti per un’intelligenza artificiale che pensa prima di parlare?

  • La Retrieval Augmented Generation (RAG) combina l’IA generativa con una ricerca mirata da fonti di conoscenza esterne.
  • A differenza dei modelli linguistici tradizionali, RAG fornisce sempre informazioni aggiornate, verificabili e contestualmente rilevanti.
  • In particolare, nella pianificazione urbana, RAG consente di generare conoscenze dinamiche, comprensibili e basate sui dati.
  • Campi di applicazione tipici: Relazioni di pianificazione, partecipazione pubblica, monitoraggio, varianti di progetto, sviluppo di scenari.
  • Rilevanza per la governance e la certezza del diritto: il RAG può rivelare le fonti e giustificare le decisioni di pianificazione.
  • Rischi: Qualità dei dati, pregiudizio algoritmico, commercializzazione delle fonti di conoscenza, pregiudizio tecnocratico.
  • Una panoramica delle migliori pratiche di Germania, Austria, Svizzera e delle metropoli internazionali all’avanguardia.
  • Il RAG come opportunità per una progettazione urbana collaborativa, trasparente e più resiliente, se si creano le giuste condizioni quadro.
  • Il cambio di paradigma: dalla competenza statica alla produzione di conoscenza dinamica e basata sul dialogo con l’IA.

Generazione aumentata del reperimento: dalla frase dell’IA alla risposta ricercata

La maggior parte delle persone conosce i modelli di IA generativa come ChatGPT come eloquenti chiacchieroni con un’inclinazione per la mezza conoscenza ben formulata. Ma il prossimo stadio evolutivo ha un nome ingombrante: Retrieval Augmented Generation, o in breve RAG. Cosa c’è dietro? Il RAG è una fusione tra l’intelligenza linguistica generativa e il recupero mirato delle informazioni: un tipo di intelligenza artificiale che non solo sembra plausibile, ma recupera anche fatti sostanziali da fonti reali prima di fornire una risposta. Mentre i tradizionali modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) si basano esclusivamente sui dati di addestramento e quindi diventano inevitabilmente obsoleti, RAG collega il modello linguistico con database esterni, documenti, archivi di conoscenze o sistemi di geoinformazione costantemente aggiornati.

Il processo è tanto ingegnoso quanto rivoluzionario: in risposta a una domanda dell’utente, il modello cerca innanzitutto informazioni rilevanti da fonti collegate, come testi legali, linee guida di pianificazione, dati sul traffico o rapporti di ricerca. Solo a questo punto l’intelligenza artificiale genera una risposta basata su questa ricerca, che non solo è coerente dal punto di vista linguistico, ma è anche fondata in termini di contenuto. Le fonti sono identificate in modo trasparente, il che distingue i sistemi RAG dalle spesso criticate „scatole nere“ della ricerca AI. Si tratta di una vera e propria svolta per pianificatori, autorità e sviluppatori urbani: finalmente si può rispondere a domande complesse e tecniche senza doversi affidare a vaghi aneddoti o alla saggezza obsoleta dei libri di testo.

Ma non è tutto. RAG è in grado di gestire anche dati molto eterogenei o non strutturati – siano essi rapporti PDF, protocolli, flussi di dati di sensori o dati amministrativi aperti. Questo apre possibilità completamente nuove per la pratica della pianificazione. Laddove prima era necessario effettuare noiose ricerche, confronti e archiviazioni, RAG può fornire risultati concreti e verificabili in frazioni di secondo. E il controllo rimane sempre alla persona: Ogni risposta può essere rintracciata alla fonte, controllata individualmente e valutata nel contesto urbano. Questo non è solo efficiente, ma anche conforme alla legge – un punto importante quando si tratta di pianificazione territoriale urbana, valutazioni ambientali o partecipazione pubblica.

Naturalmente, il RAG non è una panacea. La qualità dei risultati dipende dalla selezione e dalla manutenzione delle fonti di conoscenza sottostanti. Se queste ultime sono obsolete, parziali o orientate al commercio, anche la migliore IA può solo aggregare ciò che ha a disposizione. Inoltre, rimane il problema che le decisioni di pianificazione complesse richiedono sempre un processo di negoziazione umano e discorsivo. I RAG possono supportare, strutturare e spiegare questo processo, ma non sostituirlo. Tuttavia, la possibilità di ottenere informazioni affidabili, aggiornate e trasparenti con la semplice pressione di un tasto cambia radicalmente la concezione del lavoro sulla conoscenza.

La questione di come i sistemi RAG gestiscono le incertezze è particolarmente interessante. A differenza delle IA tradizionali, che spesso affermano falsità con tono sicuro, i RAG sono in grado di identificare specificamente le incertezze, di indicare fonti alternative e di sottolineare le lacune nei dati. Per la pratica della pianificazione, questo apre la strada a un approccio riflessivo e dialogico alla complessità e a una nuova cultura dell’errore nel trattare la conoscenza. Chiunque creda ancora che l’intelligenza artificiale „impari a memoria“ non ha ancora provato il RAG.

Applicazioni pratiche del RAG nella pianificazione urbana e nell’architettura del paesaggio

Le possibili applicazioni della Retrieval Augmented Generation nella pianificazione urbana e paesaggistica sono diverse e vanno ben oltre le perizie automatizzate. Un campo di applicazione centrale è lo sviluppo di scenari: i sistemi RAG possono simulare varianti progettuali alternative basate sui dati attuali di utilizzo del territorio, sui piani di sviluppo, sui parametri ambientali e sugli indicatori sociali e presentare i rispettivi vantaggi e svantaggi in modo trasparente. Questo non solo accelera i processi di pianificazione, ma li rende anche più comprensibili per tutti i soggetti coinvolti. Ciò è particolarmente importante per i progetti complessi su larga scala, in cui devono collaborare diverse discipline specialistiche, le autorità e il pubblico.

Il RAG può anche dare un contributo decisivo alla partecipazione del pubblico. Invece di montagne di documenti o relazioni tecniche spesso confuse e di difficile comprensione, la tecnologia offre l’opportunità di porre domande specifiche e di ricevere risposte comprensibili e documentate, ad esempio sull’impatto ambientale di un progetto, sul quadro giuridico o sulle alternative nella gestione del traffico. In questo modo, il dialogo con i cittadini può essere portato a un nuovo livello: dalle opinioni alla conoscenza verificabile. La trasparenza delle fonti crea fiducia e abbassa la soglia di inibizione alla partecipazione.

Nello sviluppo urbano in corso e nel monitoraggio dei quartieri esistenti, il RAG consente di generare continuamente analisi aggiornate a partire da dati in tempo reale come il flusso di traffico, il consumo energetico o il microclima. Questo è particolarmente prezioso per le amministrazioni comunali che devono reagire a cambiamenti a breve termine, come ondate di calore, forti piogge o spostamenti del traffico. Invece di affidarsi a rapporti obsoleti o a ipotesi generalizzate, RAG consente di agire in modo dinamico e basato sui fatti. Ciò aumenta la resilienza della città e consente una gestione proattiva delle infrastrutture, degli spazi verdi e dei servizi di mobilità.

Il RAG ottiene un punteggio elevato anche nelle aree della governance e della certezza del diritto. In molti processi di pianificazione è fondamentale giustificare le decisioni in modo comprensibile e documentabile. Collegando automaticamente le dichiarazioni con le fonti ufficiali, i requisiti legali o gli studi scientifici, RAG può contribuire a rendere le decisioni di pianificazione legalmente conformi e a ridurre al minimo la quantità di argomentazioni necessarie. Infine, ma non meno importante, la tecnologia apre nuove possibilità di ricerca: questioni complesse, come l’adattamento al clima, la biodiversità o la giustizia sociale, possono essere analizzate più velocemente, più ampiamente e più dettagliatamente con RAG rispetto al passato.

Un esempio pratico: la città di Zurigo sta attualmente testando sistemi basati su RAG per riconoscere automaticamente gli schemi nella valutazione dei feedback dei cittadini sui progetti di sviluppo urbano e confrontarli con gli attuali principi di pianificazione. A Vienna, il RAG viene utilizzato per valutare in tempo reale l’impatto dei nuovi progetti edilizi sul microclima e per proporre varianti di progettazione alternative. Anche in Germania sono in corso i primi progetti pilota, ad esempio per la valutazione digitale delle valutazioni di impatto ambientale o per l’analisi automatizzata dei piani di sviluppo. Lo slancio è enorme e il potenziale è lungi dall’essere esaurito.

Potenzialità, rischi e questioni etiche: il RAG nella cultura della pianificazione

Per quanto promettente possa essere la generazione aumentata del recupero per la pianificazione urbana, le sfide sono altrettanto grandi. Al centro c’è la questione della qualità dei dati: come vengono selezionate, mantenute e aggiornate le fonti di conoscenza collegate? Chi decide quali studi, linee guida o testi giuridici sono rilevanti – e quali sono esclusi? Soprattutto nella pianificazione urbana, dove i conflitti di interesse e gli obiettivi politici fanno parte della vita quotidiana, la governance della base di conoscenze è centrale. Fonti di dati commercializzate o contenuti selezionati da algoritmi possono portare a distorsioni e mettere a rischio la neutralità dei processi di pianificazione.

Un altro rischio è rappresentato dai pregiudizi algoritmici. Come tutti i sistemi di intelligenza artificiale, anche i modelli RAG si basano su modelli addestrati e possono quindi riprodurre o addirittura rafforzare i pregiudizi esistenti. Se, ad esempio, i dati storici sullo sviluppo urbano con squilibri sociali vengono incorporati negli scenari senza riflettere, c’è il rischio di perpetuare tecnocraticamente le disuguaglianze. In questo caso, pianificatori, amministrazioni e sviluppatori sono chiamati a non fraintendere l’IA come un’autorità neutrale, ma come uno strumento che deve essere monitorato criticamente e rivisto regolarmente. Trasparenza, tracciabilità e interfacce aperte sono essenziali per creare fiducia e prevenire abusi.

Non va inoltre sottovalutato il pericolo della commercializzazione delle fonti di conoscenza. Molte informazioni specializzate di alta qualità sono nascoste dietro paywall o controllate da fornitori privati. Se i sistemi RAG hanno un accesso preferenziale a tali fonti, ciò può portare alla privatizzazione della conoscenza pubblica, con tutti gli svantaggi noti per la trasparenza, la partecipazione e il controllo democratico. Sono quindi necessarie regole chiare su come i dati possono essere selezionati, resi disponibili e utilizzati. I dati aperti e le piattaforme urbane aperte sono elementi fondamentali per una cultura della pianificazione orientata al bene comune.

Anche il coinvolgimento del pubblico specializzato e della popolazione pone nuove sfide. I RAG possono ridurre la complessità e rendere la conoscenza più accessibile, ma senza un’educazione di accompagnamento, spiegazioni comprensibili e formati partecipativi, la tecnologia rischia di diventare una scatola nera. Soprattutto nella pianificazione urbana e paesaggistica, dove l’accettazione e la comprensione sono essenziali, i RAG non devono portare al disconoscimento, ma devono essere visti come un invito alla partecipazione attiva. Ciò presuppone che i sistemi rimangano aperti, spiegabili e adattabili – e che la sovranità sulla pianificazione e sul processo decisionale rimanga alle persone.

In definitiva, i RAG mettono fondamentalmente in discussione la concezione tradizionale della pianificazione. Il ruolo dell’esperto si sta trasformando da monopolista della conoscenza a curatore, moderatore e mediatore tra uomo e macchina. La pianificazione sta diventando più dinamica, più basata sul dialogo e più trasparente, ma anche più esigente. Chi lavora con gli RAG deve essere pronto a convivere con le incertezze, a sopportare le contraddizioni e a giustificare le decisioni più volte. Si tratta di una sfida, ma anche di una grande opportunità per una progettazione urbana resiliente, imparziale e democratica.

Migliori pratiche e prossimi passi: Come le città e gli uffici fanno buon uso del RAG

Come si inizia nel mondo della generazione aumentata del recupero? Le prime esperienze di Germania, Austria e Svizzera lo dimostrano: I progetti RAG di successo si basano su una stretta collaborazione tra pianificatori, esperti informatici, gestori di dati e avvocati. È necessaria una chiara definizione degli obiettivi, come il miglioramento della partecipazione pubblica, l’automazione dei pareri degli esperti o lo sviluppo di scenari basati sui dati. È fondamentale selezionare fonti di conoscenza di alta qualità, aggiornate e pertinenti, che riflettano il contesto locale e siano regolarmente aggiornate.

Un altro fattore di successo è la comunicazione aperta sulle opportunità e sui limiti della tecnologia. A Zurigo, ad esempio, l’introduzione dei sistemi RAG è stata strettamente accompagnata da workshop, corsi di formazione e progetti pilota per promuovere l’accettazione e la comprensione. A Vienna, l’attenzione è rivolta alle interfacce aperte, in modo che esperti esterni, cittadini o start-up possano sviluppare le proprie applicazioni basate sui database di conoscenza della città. Questo fa di RAG un motore per l’innovazione e la collaborazione, anziché un sistema di esperti a compartimenti stagni.

Per gli uffici di pianificazione, RAG offre l’opportunità di posizionarsi come mediatori competenti tra tecnologia, amministrazione e pubblico. Sviluppando i propri database di conoscenze, integrando i geodati o automatizzando le attività di routine, è possibile aumentare l’efficienza e la qualità, senza sacrificare la creatività e l’esperienza individuale. Soprattutto nella competizione internazionale per le soluzioni innovative e lo sviluppo urbano sostenibile, il RAG può diventare un vantaggio localizzativo decisivo.

Il settore pubblico è chiamato a definire il quadro giuridico ed etico del RAG. Regole chiare per la protezione dei dati, la manutenzione delle fonti, la trasparenza e la codecisione sono essenziali per garantire la fiducia nella tecnologia e prevenire sviluppi indesiderati. Programmi di finanziamento, progetti pilota e piattaforme aperte possono contribuire a raccogliere esperienze, definire standard e rafforzare lo scambio tra città, uffici e società civile.

Infine, è necessaria anche la ricerca: in che modo i RAG stanno cambiando la cultura della pianificazione? Di quali nuove competenze hanno bisogno i pianificatori in un mondo del lavoro caratterizzato dall’IA? Come si possono spiegare gli algoritmi, riconoscere gli errori e promuovere le innovazioni? Le risposte daranno forma alla città di domani e offriranno alla comunità di pianificazione di lingua tedesca l’opportunità di diventare non solo ritardatari, ma anche pionieri dell’era RAG.

Conclusione: RAG – l’alba di una nuova era di produzione di conoscenza per la città

La Retrieval-Augmented Generation segna un cambiamento di paradigma nella pianificazione urbana, nell’urbanistica e nell’architettura del paesaggio. La combinazione di IA generativa e ricerca mirata crea una nuova qualità del lavoro di conoscenza: aggiornata, trasparente, verificabile e basata sul dialogo. RAG offre a pianificatori, amministrazioni e pubblico l’opportunità di rispondere a domande complesse in modo più rapido, informato e comprensibile, mantenendo il controllo su fonti, processi e decisioni.

Ma la tecnologia non è un successo sicuro. Richiede il coraggio di essere aperti, la diligenza nella gestione dei dati e una nuova cultura dell’errore nel gestire le incertezze. Chi vede il RAG come uno strumento per una progettazione urbana collaborativa, resiliente ed equa può beneficiare di enormi guadagni di efficienza, di una migliore partecipazione e di soluzioni sostenibili. Chi si trincera dietro le vecchie routine rischia di essere lasciato indietro dalle dinamiche di conoscenza di altre città e uffici.

La questione non è se il RAG cambierà la pianificazione urbana, ma come dare forma a questo cambiamento. La comunità di pianificatori di lingua tedesca ha ora l’opportunità di definire gli standard, affrontare i rischi e sfruttare il potenziale di questa tecnologia per il bene comune. La posta in gioco è alta: il futuro della pianificazione, la qualità della convivenza urbana e la fiducia nella democrazia digitale. È bene che l’intelligenza artificiale faccia le sue ricerche prima di parlare. Meglio ancora se lo facciamo anche noi.

Elemento centrale dell'area scolastica, il cortile della scuola al livello del seminterrato collega le tre parti dell'edificio. Crea un'atmosfera aperta e invitante per gli alunni. Foto: Max Leitner

Con il suo concetto di modello, la Franz-Binder-Verbundschule di Neckarsulm apre nuove prospettive agli alunni. Per la prima volta nello Stato, il suo modello integra i programmi educativi della Realschule, della Gemeinschaftsschule e della Werkrealschule in un panorama educativo completo sotto lo stesso tetto. In questo modo, la scuola integrata si rende indipendente dagli attuali cambiamenti strutturali e di politica scolastica e può reagire in modo flessibile ad essi. Inoltre, crea per i suoi alunni un programma di apprendimento orientato al futuro e alle loro esigenze.

La realizzazione architettonica della scuola integrata da parte di a+r Architekten segue il principio dei cluster, che organizzano le aree di apprendimento in spazi aperti e flessibili, favorendo così l’interazione e l’apprendimento collaborativo. L’apprendimento nei cluster incoraggia il movimento e l’apprendimento in movimento aiuta a ridurre lo stress e crea un’atmosfera di apprendimento migliore.

„In stretta e intensa collaborazione con gli insegnanti della scuola“, sottolinea Florian Gruner, architetto e direttore generale di a+r, „abbiamo continuamente perfezionato il concetto spaziale della scuola“. La sensibilità e l’impegno dello studio di architettura di Stoccarda e Tubinga si percepiscono in ogni ambiente dell’edificio scolastico. Nella nuova scuola combinata, il più grande progetto edilizio di Neckarsulm, le due scuole comunitarie esistenti di Obereisesheim e Amorbach sono state unite alla Werkrealschule locale ed è stata aggiunta una sezione di scuola secondaria. Dalla sua fondazione nel 2020, la scuola ha dovuto fare affidamento su soluzioni provvisorie in termini di spazio. Il nuovo edificio scolastico rappresenta quindi una pietra miliare sia per gli alunni che per gli insegnanti, dando alla comunità scolastica, composta da circa 850 persone, una casa e una propria identità.

Il campus scolastico sulla Sulm

Il volume dell’edificio della nuova scuola è suddiviso in tre parti che si fondono l’una nell’altra: l’edificio della mensa con l’ingresso principale, l’edificio del cluster al centro e il palazzetto dello sport. L’altezza sfalsata degli edifici crea una divisione visiva della grande massa dell’edificio e allo stesso tempo crea una sequenza di tre aree esterne spazialmente ben definite. Il campus scolastico si apre con l’elemento centrale del cortile della scuola sul sito in forte pendenza a nord verso la Sulm, un affluente del Neckar. Questo collega la scuola al paesaggio circostante. Il nuovo palazzetto dello sport della scuola, diviso in tre parti e in grado di ospitare 400 spettatori, è stato costruito in sostituzione della vecchia e fatiscente palestra Sulm e si affianca alla Pichterichhalle esistente a nord con un collegamento direttoFacciataFinestreLuce naturaleFinestre in legno-alluminioSistema di ventilazioneCalcestruzzo invisibileRecupero del caloreRichiesta energetica primariaRiscaldamento urbanoRiscaldamento localeEdilizia sostenibileEnEVEnEV del 35%
Concetto di approvvigionamento energetico: cogenerazione comunale del palazzetto dello sport, teleriscaldamento scolastico e impianto fotovoltaico
Foto: Max Leitner

Stoccarda, novembre 2024
Ristampa gratuita / copia richiesta

Informazioni su a+r Architects

a+r Architekten è sinonimo di un’architettura solida, rispettosa dell’ambiente e orientata al futuro, con una convincente esperienza nel campo dell’edilizia sostenibile, anche negli edifici esistenti. Fondato nel 1985 dal Prof. Gerd Ackermann e dal Prof. Hellmut Raff, lo studio ha uffici a Stoccarda e Tubinga e impiega circa 100 persone. Oggi è guidato dal Prof. Hellmut Raff, Oliver Braun, Florian Gruner, Alexander Lange e Walter Fritz. a+r Architekten costruisce principalmente per clienti pubblici, per l’industria e il commercio, per le aziende edilizie comunali e per le istituzioni sociali. Lo studio si concentra su metodi di costruzione appropriati, ecologici, funzionali e, di conseguenza, innovativi ed è stato premiato con prestigiosi riconoscimenti: da ultimo con il DAM Prize 2020, Exemplary Building 2020, „best architects 2020“ e il primo posto nella Competitionline Ranking 2019/20 come studio di concorso di maggior successo nel mondo di lingua tedesca.

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