Strumenti di pianificazione digitale per la progettazione partecipata dei parchi

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Un edificio architettonicamente imponente che si riflette nell'acqua - Fotografia di Jørgen Håland

La progettazione partecipata dei parchi nell’era della digitalizzazione? Quello che un tempo era considerato un sogno irrealizzabile oggi è tutt’altro che utopico. Gli strumenti di pianificazione digitale stanno rivoluzionando il modo di gestire gli spazi verdi pubblici, trasformando i cittadini in veri e propri co-progettisti. Ma come funziona nella pratica? Quali strumenti sono davvero rilevanti? E perché la trasformazione digitale non è un „nice-to-have“ per i pianificatori, ma la logica conseguenza di una società urbana dinamica?

  • Definizione e status quo degli strumenti di pianificazione digitale per la progettazione partecipata dei parchi
  • Basi tecnologiche: dai sistemi GIS all’AR/VR e alle piattaforme collaborative.
  • Esperienze pratiche ed esempi di best-practice dai Paesi di lingua tedesca
  • Opportunità e sfide della partecipazione pubblica nell’era digitale
  • Nuovi ruoli per i pianificatori, l’amministrazione e il pubblico nella trasformazione digitale
  • Sicurezza dei dati, trasparenza e governance come fattori critici di successo
  • Quadro giuridico e culturale per i processi di partecipazione digitale
  • Rischi: esclusione, pregiudizio tecnocratico, divario digitale
  • Conclusione: gli strumenti di pianificazione digitale come porte aperte per parchi innovativi, sostenibili e socialmente giusti

L’evoluzione digitale della pianificazione dei parchi: come tecnologia e partecipazione si uniscono

Sono finiti i tempi in cui i parchi venivano progettati sul tavolo da disegno e poi costruiti in un cassetto. Almeno così sostiene la teoria, e gli sviluppi tecnologici le danno sempre più ragione. La digitalizzazione ha cambiato radicalmente la progettazione dei parchi. Non solo perché sta creando nuovi strumenti, ma anche perché sta ridefinendo il rapporto tra progettisti, amministrazione e pubblico. Gli strumenti di pianificazione digitale consentono di organizzare processi complessi in modo più trasparente, partecipativo e, in ultima analisi, più efficiente. Ma cosa c’è esattamente dietro questo sviluppo?

Al centro c’è la consapevolezza che gli spazi verdi pubblici non devono più essere pensati esclusivamente dal punto di vista delle discipline di pianificazione. Oggi i parchi sono un palcoscenico, un luogo di incontro, un cuscinetto climatico, un rifugio per la biodiversità e uno spazio comunitario, tutto in uno. Chiunque voglia progettarli deve essere in grado di gestire un’ampia varietà di interessi, requisiti di utilizzo e basi di conoscenza. Gli strumenti di pianificazione digitale creano una nuova base per questo, raccogliendo, visualizzando e simulando i dati e, cosa fondamentale, mettendo in contatto le persone tra loro.

Le basi di questi strumenti vanno dai classici sistemi informativi geografici (GIS) e dalle piattaforme di partecipazione specializzate alle tecnologie immersive come la realtà virtuale e aumentata. Tutti hanno in comune la capacità di rendere le informazioni accessibili e modificabili a una soglia bassa. Se prima i file di pianificazione prendevano polvere negli uffici, oggi le bozze dei cittadini possono apparire in tempo reale sulle mappe online, le proposte d’uso possono essere discusse direttamente nel modello digitale e le simulazioni possono visualizzare gli effetti delle idee progettuali sul clima, sulla mobilità o sulla biodiversità.

Tuttavia, la digitalizzazione non è un successo sicuro. Richiede un ripensamento fondamentale della cultura della pianificazione. Il pianificatore diventa un moderatore, il cittadino un co-creatore attivo, l’amministrazione un gestore di piattaforme. Sembra un mondo perfetto, ma nasconde anche un potenziale di conflitto. La partecipazione digitale è tanto aperta quanto contraddittoria: può accelerare i processi – o paralizzarli se le aspettative non sono gestite. Può promuovere l’inclusione o creare nuove esclusioni se mancano le competenze digitali.

Tuttavia, i vantaggi superano gli svantaggi. Gli strumenti di pianificazione digitale aprono la possibilità di concepire i parchi come sistemi viventi in grado di adattarsi in modo flessibile ai cambiamenti sociali ed ecologici. Trasformano le azioni partecipative una tantum in dialoghi continui. Se si vuole essere all’avanguardia nella progettazione dei parchi oggi, non si può più evitare la trasformazione digitale. La domanda interessante è: chi sta plasmando il cambiamento e chi ne viene plasmato?

Concentrarsi sulle tecnologie: dal GIS alla realtà virtuale, ciò che conta davvero

La cassetta degli attrezzi per la progettazione digitale dei parchi è ben fornita. Tuttavia, non tutti gli strumenti sono ugualmente rilevanti e non tutte le innovazioni tecnologiche apportano automaticamente un valore aggiunto. I progettisti che intraprendono un viaggio digitale dovrebbero conoscere le basi e i limiti delle tecnologie più importanti. Cominciamo con i sistemi informativi geografici, o GIS in breve. Sono la spina dorsale di tutta la pianificazione basata sui dati. I sistemi GIS consentono di registrare, analizzare e visualizzare i dati spaziali, dalle condizioni del suolo, alle strutture della vegetazione, ai modelli di utilizzo. Sono indispensabili per la progettazione partecipata dei parchi perché mettono insieme le conoscenze di pianificazione e i contributi dei cittadini su una piattaforma comune e comprensibile.

Ma i GIS sono solo l’inizio. Sempre più spesso si utilizzano piattaforme di partecipazione specializzate che vanno ben oltre il classico campo di commenti. Queste piattaforme consentono agli utenti di inserire i propri suggerimenti direttamente sulle mappe digitali, di contrassegnare le aree per nuovi usi o di dare priorità alle aree da riprogettare. I sistemi moderni sono anche in grado di raccogliere e valutare automaticamente i feedback, ad esempio visualizzando gli stati d’animo o i conflitti d’uso attraverso l’analisi del testo supportata dall’intelligenza artificiale. Per i progettisti, questo significa un salto di qualità in termini di trasparenza ed efficienza, poiché non dipendono più da interpretazioni analogiche e questionari valutati manualmente.

Un altro campo con un enorme potenziale è quello delle tecnologie immersive: la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR) rendono accessibili i progetti dei parchi prima ancora che venga posata la prima zolla. I cittadini possono usare occhiali VR per percorrere i futuri sentieri, testare le nuove aree gioco o sperimentare le ombre proiettate dagli alberi appena piantati – e inserire il loro feedback direttamente nel modello digitale. Le applicazioni AR consentono di visualizzare i cambiamenti previsti direttamente sul posto, ad esempio con uno smartphone, e di verificarne l’effetto sull’ambiente reale. Queste tecnologie creano un nuovo livello di comprensibilità ed emotività che le visualizzazioni tradizionali dei piani non possono offrire.

Oltre ai grandi sistemi, esiste un’ampia gamma di strumenti aggiuntivi: soluzioni di monitoraggio basate su sensori che registrano le frequenze di utilizzo o il microclima, algoritmi di intelligenza artificiale per lo sviluppo di scenari, software open source per il processo decisionale collaborativo. Tuttavia, l’integrazione è sempre fondamentale: un processo di pianificazione veramente partecipativo e guidato dai dati può essere creato solo se i sistemi comunicano tra loro. Isole isolate di tecnologia, invece, portano alla frustrazione – e a mondi digitali paralleli che mancano la realtà della vita.

Un ultimo aspetto, spesso sottovalutato: l’usabilità. I migliori strumenti sono poco utili se sono troppo complessi o troppo esclusivi. La progettazione di un parco digitale di successo si basa su usabilità intuitiva, multilinguismo, accessibilità e interfacce aperte. Solo così è possibile ottenere una vera partecipazione e sfruttare appieno il potenziale della digitalizzazione.

Pratica e progetti pilota: Come la partecipazione digitale sta cambiando il paesaggio dei parchi

La teoria è una cosa, la pratica è un’altra – ed è qui che si separa il grano dalla pula. Nei Paesi di lingua tedesca esistono numerosi progetti pilota che dimostrano come gli strumenti di pianificazione digitale possano rivoluzionare la progettazione dei parchi. Un esempio lampante si trova a Monaco di Baviera: La riprogettazione di un parco cittadino centrale è stata realizzata con l’aiuto di una piattaforma online aperta. I cittadini hanno potuto inserire le proprie idee su una mappa interattiva, caricare immagini e commentarle. I risultati sono stati continuamente valutati, visualizzati e discussi in workshop insieme agli urbanisti. Il risultato: un parco che non solo riflette la firma delle discipline specialistiche, ma anche la realtà della vita dei residenti locali.

Anche a Zurigo si stanno adottando approcci innovativi. Nell’ambito di un progetto di smart city, è stato sviluppato un modello digitale del parco cittadino, che viene continuamente arricchito con dati di utilizzo provenienti da sensori e telefoni cellulari. In questo modo è possibile analizzare in tempo reale i picchi di carico sui parchi giochi, gli effetti di ombreggiamento causati dalla piantumazione di alberi o la qualità dell’area, e tenerne conto nel processo di pianificazione. I cittadini possono non solo fornire un feedback tramite l’app, ma anche contribuire con i propri dati di utilizzo nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati.

Un altro esempio interessante è fornito da Vienna, dove la tecnologia VR è stata utilizzata per la prima volta nella riprogettazione di un parco storico. Utilizzando postazioni mobili, i cittadini hanno potuto fare un tour virtuale del futuro parco, giocare con vari scenari progettuali e inserire le loro preferenze direttamente nel processo di progettazione. Il feedback non solo è stato documentato, ma è anche confluito nel concorso come base importante per il processo decisionale. Il risultato: un parco non solo bello, ma anche funzionale e socialmente solido.

Ma non tutto brilla nella giungla digitale. Molti progetti si scontrano con le sfide tradizionali: budget limitati, mancanza di competenze tecniche, problemi di protezione dei dati e, da non sottovalutare, un sano scetticismo nei confronti delle innovazioni digitali. Alcune piattaforme di partecipazione raggiungono solo alcuni gruppi di popolazione, mentre altri ne restano esclusi. Il divario digitale è reale e può portare all’esclusione di coloro il cui punto di vista sarebbe particolarmente prezioso per la progettazione di parchi inclusivi.

Nonostante questi ostacoli, è chiaro che quando gli strumenti digitali vengono utilizzati in modo oculato, la qualità dei risultati e la fiducia nel processo di pianificazione aumentano, così come l’identificazione della popolazione con lo spazio pubblico. La progettazione partecipata dei parchi diventa così un laboratorio per un nuovo sviluppo urbano orientato al dialogo, in cui la digitalizzazione non è un fine in sé, ma un mezzo per raggiungere un obiettivo.

Opportunità, rischi e il nuovo ruolo dei pianificatori nella progettazione digitale dei parchi

Gli strumenti di pianificazione digitale aprono opportunità inimmaginabili per aumentare la qualità e l’accettazione dei parchi pubblici. Rendono la partecipazione visibile, comprensibile e, almeno in teoria, accessibile a tutti. Tuttavia, questa nuova trasparenza ed efficienza è anche accompagnata da sfide che pongono esigenze a progettisti, amministratori e pubblico. Una delle maggiori opportunità risiede nel dialogo continuo: Invece di limitare la partecipazione ad azioni una tantum, le piattaforme digitali possono raccogliere e analizzare il feedback su base continuativa e integrarlo in processi di pianificazione iterativi. I parchi diventano così sistemi di apprendimento che si adattano dinamicamente alle esigenze dei loro utenti.

Tuttavia, ci sono anche dei rischi. La partecipazione digitale può facilmente diventare un’illusione se non è seriamente integrata nei processi decisionali. Chi raccoglie i contributi dei cittadini ma non rende trasparente il modo in cui vengono gestiti, rischia la frustrazione e la perdita di fiducia. Le cose si complicano ulteriormente quando gli algoritmi e i sistemi di intelligenza artificiale formulano raccomandazioni non trasparenti. In questo caso è necessaria un’estrema vigilanza: La digitalizzazione non deve portare all’esclusione delle persone coinvolte, ma deve rafforzare la loro voce.

Un’altra area problematica è la protezione dei dati. La raccolta e l’analisi dei dati personali – che si tratti di sondaggi, profili di movimento o tecnologia dei sensori – richiede regole chiare e massima trasparenza. I cittadini devono sapere quali dati vengono utilizzati per quale scopo, per quanto tempo vengono conservati e chi vi ha accesso. Senza questa fiducia di base, la partecipazione digitale rischia di degenerare in una farsa.

Il nuovo ruolo dei pianificatori è quello di fungere da moderatori, traduttori e mediatori tra i mondi. Devono comprendere le possibilità tecniche, prendere sul serio le esigenze degli utenti e mantenere un equilibrio tra innovazione e inclusione. Ciò richiede non solo nuove competenze, ma anche un cambiamento di atteggiamento: abbandonare il monopolio degli esperti per passare a una cultura della pianificazione aperta e orientata al dialogo.

In conclusione, resta da dire che: La trasformazione digitale non è fine a se stessa, ma è uno strumento per migliorare i parchi – dal punto di vista sociale, ecologico e funzionale. Chi riconosce i rischi e sfrutta le opportunità non solo creerà città più verdi, ma anche più giuste. La progettazione degli spazi pubblici diventa così un progetto comunitario il cui potenziale si estende ben oltre il parco.

Governance, diritto e cultura: cosa serve davvero alla partecipazione digitale

Il successo degli strumenti di pianificazione digitale dipende dal quadro istituzionale, legale e culturale. Le condizioni sono diverse in Germania, Austria e Svizzera, ma ovunque vale quanto segue: senza strutture di governance chiare, la partecipazione digitale rimane una tigre di carta. Sono necessarie responsabilità chiare, processi decisionali trasparenti e regole vincolanti per garantire che i processi di partecipazione digitale siano più di una semplice foglia di fico. L’integrazione degli strumenti digitali nei sistemi di pianificazione e amministrazione esistenti è importante quanto la formazione continua degli specialisti.

Dal punto di vista legale, la protezione dei dati, il copyright e la trasparenza sono questioni fondamentali. Il GDPR segna il passo – e talvolta crea incertezza su quali dati possono essere raccolti, archiviati e resi pubblici. Solo una cosa può essere d’aiuto in questo caso: la massima apertura nella gestione dei dati, processi di consenso comprensibili e la coerente minimizzazione delle informazioni personali. Allo stesso tempo, è necessario chiarire i diritti su bozze, idee e modelli creati in comune, soprattutto se devono essere incorporati in un’ulteriore pianificazione o pubblicati.

Anche la dimensione culturale non va sottovalutata. La partecipazione digitale richiede un livello minimo di competenza digitale, sia da parte dei cittadini e dei pianificatori sia da parte dell’amministrazione. Ciò richiede una formazione mirata, servizi informativi a bassa soglia e capacità di resistenza. Non tutte le generazioni sono cresciute con touchscreen e modelli 3D e non tutti i linguaggi sono caratterizzati dalla tecnologia. I progetti di successo sono caratterizzati da una reale accessibilità, dal multilinguismo e dalla sensibilità culturale.

L’inclusione rimane una sfida fondamentale. La partecipazione digitale non deve diventare la nuova barriera sociale. Chi non ha accesso alla tecnologia o a Internet non deve essere escluso. Per questo motivo sono necessari formati ibridi che uniscano la partecipazione digitale a quella analogica. Questo è l’unico modo per creare un vero riflesso della società urbana e non un’immagine distorta di chi è esperto di digitale.

Infine, anche la cultura politica è fondamentale. La partecipazione digitale funziona meglio quando è vista come un’opportunità e promossa attivamente dall’amministrazione e dai politici. Sono necessari coraggio, apertura e disponibilità a sperimentare, ma anche la volontà di ammettere gli errori e di imparare da essi. Solo così la visione di una progettazione partecipata e digitale dei parchi diventerà una realtà viva.

Conclusione: gli strumenti di pianificazione digitale come chiave per i parchi del futuro

Lo sviluppo di strumenti di pianificazione digitali ha portato la progettazione dei parchi nei Paesi di lingua tedesca a un livello completamente nuovo. Non solo consentono una pianificazione più efficiente e trasparente, ma aprono anche la porta a una partecipazione autentica e continua. I cittadini, i pianificatori e l’amministrazione si incontrano a livello visivo, le idee diventano visibili e le decisioni comprensibili. Le sfide sono reali: dalla protezione e inclusione dei dati alla comprensibilità degli strumenti. Tuttavia, i vantaggi in termini di qualità, accettazione e identificazione superano i rischi. Gli urbanisti, le città e i comuni che abbracciano la trasformazione digitale creeranno parchi non solo più belli, ma anche più equi e sostenibili. La digitalizzazione non è una panacea, ma è una potente leva per un nuovo sviluppo urbano cooperativo in cui gli spazi pubblici sono intesi e progettati come un bene comune. La questione non è più se gli strumenti digitali stanno arrivando, ma come usarli in modo saggio, coraggioso e responsabile. I parchi del futuro saranno creati dove la tecnologia incontra la partecipazione e dove la pianificazione è concepita come un dialogo vivace.

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„Network Paris“: resistenza nelle linee e nei colori

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Robert Delaunay, Cercles simultanés, 1934 - una grande opera di astrazione dinamica del colore, esposta nella mostra Netzwerk Paris. Abstraction-Création 1931-1937 al Museo Arp Bahnhof Rolandseck. Foto: Ville de Grenoble / Musée de Grenoble - J.L. Lacroix
Robert Delaunay, Cercles simultanés, 1934 - una grande opera di astrazione dinamica del colore, esposta nella mostra Netzwerk Paris. Abstraction-Création 1931-1937 al Museo Arp Bahnhof Rolandseck. Foto: Ville de Grenoble / Musée de Grenoble - J.L. Lacroix

Con la mostra „Network Paris. Abstraction-Création 1931-1937“, il Museo Arp Bahnhof Rolandseck mostra il potere rivoluzionario dell’arte non rappresentativa in un’epoca politicamente carica. Una rete artistica si forma contro il fascismo – e porta posizioni storiche e contemporanee in un dialogo estetico e idealistico.

La mostra „Network Paris“ non solo apre una retrospettiva storico-artistica, ma lancia anche un chiaro segnale sociale: rende omaggio a quegli artisti che negli anni Trenta si sono riuniti in un movimento internazionale per difendere la libertà artistica, l’internazionalità e la diversità.
La „Rete di Parigi“, fondata nel 1931 con il nome programmatico di „Abstraction-Création“, si opponeva alle tendenze dominanti dell’epoca, sia politicamente che artisticamente. Mentre il surrealismo dominava la scena artistica parigina e le ideologie autoritarie stavano prendendo piede in tutta Europa, oltre 90 membri provenienti da circa 20 Paesi si concentrarono sull’astrazione, l’uguaglianza e l’auto-organizzazione. Le loro opere, il loro impegno e il loro messaggio sono più attuali che mai.

Un panorama del modernismo: 70 opere – 90 nomi – 20 nazioni

In „Network Paris“, il Museo Arp presenta circa 70 opere di rappresentanti del gruppo storico, tra cui nomi di fama internazionale come Hans Arp, Sophie Taeuber-Arp, Barbara Hepworth, Piet Mondrian, Alexander Calder, Robert Delaunay, Theo van Doesburg, Max Bill, László Moholy-Nagy e Georges Vantongerloo.
Questa diversità non solo riflette l’immagine internazionale del gruppo, ma anche il suo duplice obiettivo: voleva rendere l’arte non rappresentativa accessibile a un vasto pubblico e allo stesso tempo stabilire una controcultura cosmopolita, basata sull’arte, contro il fascismo, il razzismo e il nazionalismo.

Due percorsi di astrazione – un obiettivo comune

Il titolo programmatico „Abstraction-Création“ si riferisce alle due correnti principali all’interno della rete: da un lato, l’astrazione delle forme dalla natura – ad esempio nelle opere organiche di Hans Arp – e dall’altro, la creazione di composizioni strettamente geometriche, come perseguito da Piet Mondrian o Marlow Moss. Entrambe le direzioni rappresentano il rifiuto dell’illusionismo e la ricerca di un nuovo linguaggio visivo universale.
Questa gamma stilistica della rete di artisti diventa evidente nella mostra: dai mobili oscillanti di Alexander Calder alle composizioni statico-dinamiche di Sophie Taeuber-Arp e agli esperimenti fotografici di László Moholy-Nagy, Network Paris rappresenta l’ampio spettro della ricerca moderna di forme.

Indipendente, in rete, visionaria: l’auto-organizzazione dell’avanguardia

Uno dei risultati più significativi di „Netzwerk Paris“ è stata la sua struttura auto-organizzata. Gli artisti non solo gestivano i propri spazi espositivi – ad esempio vicino all’Arco di Trionfo – ma pubblicavano anche cinque numeri dei Cahiers „Abstraction-Création. Art non-figuratif“. Questa rivista divenne un forum internazionale di idee, manifestazioni e scambi artistici.
I contributi provenivano direttamente dai membri, non venivano modificati dal punto di vista editoriale e contribuivano in modo significativo alla formazione di reti al di là dei confini nazionali. I documenti, gli stampati e le fotografie di questo periodo offrono una visione impressionante di questa fase di auto-emancipazione artistica.

Al centro del movimento: Sophie Taeuber-Arp e Hans Arp

Due figure centrali della mostra e del gruppo sono Sophie Taeuber-Arp e Hans Arp. Come co-fondatori, hanno dato forma all’immagine di sé del „Netzwerk Paris“. Sophie Taeuber-Arp, che nel 1929 abbandonò l’insegnamento a Zurigo, sviluppò a Parigi un nuovo linguaggio visivo: geometrico, chiaramente strutturato in termini di colore e tuttavia pieno di dinamismo. La sua composizione „Plans et triangles pointe sur pointe“ del 1931 è una delle opere chiave della mostra.
Hans Arp, invece, ha creato un nuovo linguaggio scultoreo negli anni Trenta con i suoi „ovali mobili“, che si dispiega pienamente nella tridimensionalità dei suoi rilievi di costellazioni. La sua capacità di camminare sul confine tra astrazione e surrealismo lo ha reso una figura singolare del modernismo – e uno dei pochi artisti che ha esposto contemporaneamente in entrambi i movimenti.

Dialogo con il presente: sette posizioni contemporanee

Tuttavia, la mostra „Network Paris“ non è solo una retrospettiva. La curatrice Astrid von Asten mette in dialogo sette posizioni contemporanee internazionali con le opere storiche. Artisti come Angela Bulloch, Daniel Buren, Imi Knoebel, Rana Begum, Timo Nasseri, Kai Schiemenz e Beat Zoderer dimostrano quanto siano ancora attuali le preoccupazioni dei primi artisti astratti. Le loro opere hanno a che fare con la geometria, la luce, lo spazio e la materialità e portano avanti il pensiero utopico degli anni Trenta con i mezzi di oggi.

Un luogo di memoria e di pensiero per il futuro

Con „Network Paris“, il Museo Arp colma una lacuna storica dell’arte: L’ultima mostra completa su „Abstraction-Création“ ha avuto luogo nel 1977 al MoMA di New York, nel 1978 al Westfälisches Landesmuseum di Münster e al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. La mostra attuale combina prestiti importanti con documenti storici, cahiers e reperti raramente esposti. In questo modo, la storia finora poco studiata di questo movimento viene contestualizzata nuovamente e la sua rilevanza per il presente viene resa visibile.
Commentando la mostra, il Segretario di Stato Prof. Dr. Jürgen Hardeck sottolinea: „La libertà intellettuale come base di un’idea europea in rete è un’idea unificante che deve essere difesa ad ogni costo“. Questo è esattamente ciò che fa „Network Paris“, con mezzi artistici e ambizione intellettuale.

Titolo:
Rete Parigi. Astrazione-Creazione 1931-1937

Sede:
Museo Arp Bahnhof Rolandseck
Hans-Arp-Allee 1
53424 Remagen
www.arpmuseum.org

Durata:
Dal 5 luglio 2025 all’11 gennaio 2026

Punti salienti della mostra:

  • 70 opere di oltre 30 artisti storici
  • 7 posizioni internazionali contemporanee
  • Ampio programma di accompagnamento: visite guidate, laboratori, audioguida, offerte per le famiglie
  • Catalogo della mostra (232 pagine, tedesco/inglese), Hirmer Verlag, € 38
  • Visite guidate pubbliche la domenica alle 15.00 | Costo: 5 € più l’ingresso

Biglietto d’ingresso:
12 € / ridotto 9 €
Martedì ingresso ridotto per tutti, studenti gratis

Esteso: La città post-corona – concorso di idee

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Concorso di idee post-Corona City

La piattaforma di architettura NXT A organizza il concorso di idee The Post-Corona City con il patrocinio di Kerstin Schreyer, Ministro di Stato per l’edilizia abitativa, le costruzioni e i trasporti. NXT A e il Ministero bavarese dell’edilizia abitativa, delle costruzioni e dei trasporti invitano architetti, artisti e designer a presentare la loro visione della città post-corona.

La crisi innescata da Covid-19 dimostra soprattutto una cosa: la società, l’economia e in definitiva tutti noi dobbiamo cambiare.

Le ultime settimane hanno gettato l’economia globale in una crisi. Le grandi aziende stanno crollando in modo evidente. Per non parlare delle tante piccole e medie imprese che temono per la loro esistenza.

Allo stesso tempo, la serrata sta già avendo un impatto sugli spazi pubblici urbani: i consumi sono stati frenati. Le terrazze dei ristoranti si stanno lentamente riempiendo e fuori dai negozi si formano code di clienti in attesa. Allo stesso tempo, sempre più persone fanno jogging per le strade, passeggiano nei parchi o si siedono al sole con una bibita fresca.

Come sarà la città dopo Corona?

Ma questi cambiamenti drastici sono anche fonte di opportunità. L’umanità ha ora la possibilità di ripensare il proprio funzionamento. In un’intervista al quotidiano svizzero Handelszeitung, l’economista Jeremy Rifkin spiega come la crisi del coronavirus ci abbia finalmente dato la possibilità di prendere sul serio il cambiamento climatico. Dopo tutto, anche questo ha contribuito alla diffusione del virus: „Il cambiamento climatico sta innescando migrazioni di massa, tra l’altro anche di animali, non solo di esseri umani. Gli animali devono lasciare il loro territorio e portano con sé i virus, che poi vengono diffusi dall’uomo“. Allo stesso tempo, la vita nei centri urbani è un terreno fertile per la diffusione di un virus: „Le persone ora vivono in grandi città e centri urbani. Questi sono punti caldi per l’infezione“.

È quindi giunto il momento di cambiare. Nessuno può ancora dire come sarà il mondo post-corona. Non è chiaro quale sarà la nuova normalità.

Quando si riempiranno di nuovo i primi uffici? Quando riprenderà la vita urbana come la conosciamo? È quindi giunto il momento di pensare a come sarà il mondo post-corona. Il futurologo Matthias Horx ha giustamente osservato che la nuova era Covid-19 non finirà mai: „Il mondo ‚come lo conosciamo‘ si sta attualmente disintegrando“. È quindi difficile parlare di un’epoca successiva al coronavirus. Dopo tutto, il virus avrà un impatto a lungo termine su di noi, sul nostro comportamento e, in ultima analisi, anche sulle nostre città.

Di fronte a queste sfide e a questi cambiamenti, architetti, urbanisti e paesaggisti possono contribuire a dare forma alla città post-corona. Per questo vi chiediamo: come sarà la città post-corona in termini di convivenza sociale, mobilità, cultura, consumo e protezione del clima? Quale impatto avrà la crisi sullo spazio pubblico?

La giuria

Una giuria valuterà i lavori presentati e premierà i vincitori in due categorie. La giuria è composta dai seguenti partecipanti:

La redazione presenterà i risultati del concorso di idee nel numero di settembre di BAUMEISTER. I migliori elaborati saranno inoltre presentati online e sui canali di social media di NXT A.

I partecipanti possono inviare entro il 29 giugno 2020 una scheda di progetto a tema libero – formato DIN A2 orizzontale (300 dpi; dimensione file max. 6 MB, .jpg o PDF) con immagini, collage, rendering, testi, poesie e/o disegni. La scheda del progetto deve essere una panoramica progettuale e dare un’impressione generale del progetto. Il formato DIN A2 orizzontale serve come presentazione comparabile per la giuria di esperti. La scheda del progetto contiene il nome del progetto e l’autore in basso a destra.

Ai documenti del concorso.

Si ringrazia la Stiftung Federkiel per aver sostenuto il concorso di idee con un generoso premio in denaro.

Correzione: SSG non espone a Marmomac

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Kazakistan

Nello Stein 9/2019 abbiamo erroneamente riportato che il SSG Solnhofen Stone Group avrebbe esposto alla Marmomac. Questo non è vero. Tuttavia, i prodotti SSG, come la pietra calcarea del Giura e la pietra naturale di Solnhofen, possono essere ammirati presso lo stand di JMS (Jura Marble Suppliers, Solnhofen). SSG è l’azionista di maggioranza di JMS. Si trova nel padiglione 6, stand F2.

Nello Stein 9/2019 abbiamo erroneamente riportato che il SSG Solnhofen Stone Group avrebbe esposto alla Marmomac. Questo non è vero. Tuttavia, i prodotti SSG, come la pietra calcarea del Giura e la pietra naturale di Solnhofen, possono essere ammirati presso lo stand di JMS (Jura Marble Suppliers, Solnhofen). SSG è l’azionista di maggioranza di JMS. Questa si trova nel padiglione 6 […]

Materialità – Restauro 04/2025

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Copertina: Per gentile concessione dell'artista, foto: kunst-dokumentation.com, © Bildrecht, Vienna 2025

L’arte moderna si basa su materiali non convenzionali, tecnologie innovative e media digitali. Ma come si possono conservare queste opere quando le plastiche diventano fragili, i formati digitali diventano obsoleti o le opere a tecnica mista invecchiano in modo imprevedibile? Questo numero è dedicato alle complesse questioni che riguardano la conservazione e il restauro dell’arte contemporanea. Anche l’arte digitale pone ai conservatori nuove sfide: Come conservare le opere su supporti di memorizzazione effimeri? I confini tra arte e scienza sono sempre più labili. Gli artisti lavorano sempre più spesso con materiali moderni che non sono stati quasi mai testati e la cui stabilità a lungo termine solleva interrogativi. Anche la sostenibilità gioca un ruolo importante: come possono essere i metodi di restauro innovativi e rispettosi dell’ambiente?

In questo numero ci concentriamo su un genere artistico che sfarfalla, emette segnali acustici e a volte si muove a scatti – e che tuttavia guarda al nostro presente e al nostro futuro più da vicino di qualsiasi altro: la media art. Quello che un tempo era considerato un fenomeno marginale d’avanguardia è da tempo entrato a far parte del canone di importanti musei e collezioni – solo che queste opere non sono appese al muro in modo affidabile, ma a volte richiedono mezzo parco tecnologico per essere avviate.

Cosa fare quando il monitor CRT si ammutolisce, il codice si dimentica o il software si rifiuta di aggiornarsi? A Karlsruhe, la mostra „La storia che non finisce mai“ dello ZKM mostra come il restauro diventi un lavoro investigativo pionieristico – tra nastro video e supporti di memorizzazione dati, magia del tubo ed emulatori.

Un’altra chicca di questo numero: la mostra „Radical Software“ alla Kunsthalle Wien. Più di cinquanta artisti stanno riscrivendo la storia dell’arte digitale – come storia di corpi, codici e visioni cibernetiche, in cui l’interfaccia non è solo tecnica ma anche politica. Il fatto che l’arte a zero e uno possa anche sviluppare un’aura è ciò che rende queste opere così eccitanti. La media art non è solo un fenomeno di schermi e sale server. Anche in campi come la gioielleria contemporanea, le opere sfidano le tradizionali categorie di conservazione. Qui incontriamo materiali innovativi. Proprio come i media digitali, richiedono un’attenta rivalutazione dei processi di invecchiamento, stabilità e riproducibilità.

Abbiamo parlato anche con restauratori, tecnici e direttori di musei che si confrontano quotidianamente con domande come queste: Come si conserva l’effimero? Come preservare il suono, il movimento e l’interazione? Come trattare i materiali il cui comportamento chimico offre ancora poche esperienze a lungo termine?

Queste forme d’arte mettono alla prova i nostri concetti di originalità, materiale e durata. Ed è proprio per questo che è anche una sfida che noi professionisti dovremmo accettare con curiosità, precisione e una certa dose di umorismo.

Cordiali saluti, Tobias Hager & Team t.hager@georg-media.de

instagram: @restauro_magazine

La rivista è disponibile qui nel negozio.

Il nostro ultimo numero era dedicato alle collezioni etnologiche. Per saperne di più , cliccate qui.

Egeo Souvlakeria da Masquespacio

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Lo Studio Masquepacio ha unito tradizione e modernità nella ristrutturazione di un ristorante greco. Foto: Sebastian Erras

Lo Studio Masquepacio ha unito tradizione e modernità nella ristrutturazione di un ristorante greco. Foto: Sebastian Erras

Lo studio di design spagnolo Masquespacio ha progettato un ristorante greco a Valencia chiamato Egeo Souvlakeria. La sfida per lo studio era quella di dare continuità all’identità esistente della catena di fast food. Leggete qui come è stato raggiunto questo obiettivo.

Ana Milena Hernández e Christophe Penasse gestiscono lo studio Masquespacio, che di solito ama rompere con lo status quo. Per i due designer è stata quindi una grande sfida rispettare il design minimalista greco del fast food Egeo Souvlakeria, creando al contempo una propria esperienza diversa. In origine, i designer volevano mantenere la palette di colori bianchi e blu di Egeo per evocare un’immediata associazione con la Grecia. Tuttavia, il design del ristorante va oltre l’uso di questi colori tipici e mostra, tra l’altro, la bellezza dei diversi materiali cementizi tipici delle vecchie case greche.

Il fast food Egeo Souvlakeria è caratterizzato, tra l’altro, dall’introduzione delle colonne. I due designer hanno modernizzato questo importante elemento architettonico della forma greca, presente nei ristoranti greci di tutto il mondo. In questo modo, hanno unito tradizione e tecnologia. Il colore blu è stato utilizzato per creare una versione moderna delle colonne. Nella struttura, stampata in 3D, sono stati inseriti anche dei tubi LED. Le colonne greche blu in stato di degrado sono ora l’elemento dominante dello spazio.

Egeo possiede già due catene di souvlaki a Madrid. La catena di souvlaki fondata da Thanasis vende spiedini greci di carne e verdure. La nuova sede di Valencia ha una superficie di 100 metri quadrati. Mantiene la riconoscibile identità greca che si ritrova anche nei ristoranti Egeo di Madrid, ma offre anche elementi aggiuntivi. Tra questi, i volumi con forme organiche sulle pareti. Questa importante caratteristica dello spazio continua la ricerca dell’essenza dell’architettura greca.

Interessanti sono anche i semplici tavoli con gli sgabelli in legno, che a prima vista sembrano un po‘ dei tappi di sughero. Solo quando si osservano più da vicino gli sgabelli ci si rende conto che hanno tutti forme diverse. Per effettuare le ordinazioni, gli ospiti si recano al bancone al centro della sala. Si crea così un ambiente vivace che dà la sensazione di ordinare souvlaki in un chiosco mobile nel centro di un vivace mercato greco. Le piante greche e l’illuminazione brillante completano il quadro.

Ana Milena Hernández Palacios e Christophe Penasse erano particolarmente entusiasti di questo progetto, poiché da tempo desideravano progettare uno studio greco. Hanno fondato il loro studio di design nel 2010 con l’obiettivo di fare qualcosa di diverso e di cercare l’innovazione in ogni progetto. Il duo ha già lavorato in diversi Paesi del mondo, scoprendo così nuove culture. Hanno già ricevuto diversi premi internazionali per il loro lavoro come Studio Masquespacio („Più che spazio“). Nel 2020, la rivista Elle Decoration International ha nominato lo studio „Giovane talento dell’anno“. Lo studio ha inoltre vinto il premio „Massimo Dutti New Values“ di Architectural Digest Spagna e il premio „Interior Designers of the Year“ dell’edizione spagnola della rivista T del New York Times.

Altro da Masquespacio: a Madrid, lo studio ha progettato un ristorante di sushi che ricorda un’astronave.

Iniziativa „Liberate l’ingorgo edilizio – ora!“: in Germania manca lo spazio vitale

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La nuova edilizia residenziale in Germania è in ritardo rispetto all'obiettivo di 400.000 nuove unità abitative all'anno. Fonte: Pixabay

La nuova edilizia residenziale in Germania è in ritardo rispetto all'obiettivo di 400.000 nuove unità abitative all'anno. Fonte: Pixabay

L’iniziativa „Sblocca subito l’arretrato edilizio!“ critica la mancanza di nuove costruzioni abitative in Germania. Secondo l’associazione dell’industria edile, il governo non sta raggiungendo tutti gli obiettivi prefissati, con conseguenze drastiche per la popolazione. Maggiori informazioni sull’iniziativa qui.

Gli amministratori delegati delle principali aziende tedesche del settore edile hanno unito le forze nell’iniziativa „Sblocca il ritardo edilizio – ora!“ per affrontare la mancanza di nuove costruzioni abitative in Germania. In un confronto europeo, le nuove costruzioni in Germania sono all’ultimo posto con un calo percentuale del 32% tra il 2021 e il 2025, il che significa che la Germania sta mancando i suoi obiettivi di costruzione di nuove abitazioni, il che, secondo l’iniziativa, ha conseguenze drastiche per la popolazione a causa del rapido aumento degli affitti. „Sblocca l’ingorgo edilizio – ora!“ chiede agli Stati federali di sospendere l’imposta sui trasferimenti immobiliari a partire dal 2024 per ridurre i costi di costruzione. Molte aziende di medie dimensioni, come i produttori di materiali da costruzione, sostengono la campagna.

In Germania sono necessarie 400.000 nuove unità abitative all’anno per garantire uno spazio abitativo sufficiente. Tuttavia, l‘Istituto per la Macroeconomia e la Ricerca Economica stima che solo 250.000 nuove abitazioni saranno completate nel 2023 e meno di 200.000 nel 2024. I motivi sono gli alti tassi di interesse e gli elevati costi di costruzione. Di conseguenza, l’arretrato di costruzione in Germania ammonta a oltre 500.000 appartamenti.

Gli ostacoli burocratici spesso aggravano la situazione. I costi di costruzione accessori, come l’imposta sull’acquisto del terreno e l’IVA, i requisiti energetici e le norme edilizie, rappresentano spesso oltre un terzo dei costi di costruzione. Inoltre, le complesse e incoerenti normative edilizie rendono sempre più difficile la costruzione. Le principali imprese edili chiedono agli Stati federali di dare un contributo con l’iniziativa „Sgomberare l’ingorgo edilizio – ora!“. In particolare, la sospensione dell’imposta sui trasferimenti immobiliari, che in alcuni Stati supera il 6%, dovrebbe contribuire a ridurre i costi. In alternativa, secondo l’iniziativa, c’è il rischio di un crollo dell’edilizia residenziale, che avrebbe un impatto negativo anche sul prodotto interno lordo della Germania.

Sebastian Lopitz dell’ufficio di pianificazione Lopitz ha analizzato la carenza di alloggi in Germania per l’iniziativa. Nell’intervista, l’urbanista e ingegnere industriale spiega che la carenza di alloggi dipende dalla regione: „Secondo la nostra analisi, in Germania ci sono circa 100 distretti e città indipendenti in cui c’è un’effettiva e talvolta drammatica carenza di alloggi – i 40 milioni di metri quadrati citati. 60 distretti e città indipendenti hanno eccedenze maggiori e 220 città e regioni hanno piccole eccedenze che ammontano alla cosiddetta riserva di fluttuazione (cinque per cento o meno). Questo dato descrive il numero di appartamenti sfitti necessari per garantire che le persone in cerca di alloggio abbiano ancora una scelta di appartamenti. Vediamo che i residenti degli appartamenti in affitto si spostano ogni sei-dieci anni, e quindi questi 40 milioni di metri quadrati mancanti sono un problema. Perché mancano proprio dove la gente vuole andare, perché ci sono posti di lavoro e opportunità di studio“.

La Conferenza dei Ministri dell’Edilizia del 24 novembre 2023 non ha deciso di sospendere la tassa sul trasferimento dei terreni a partire da gennaio 2024, come richiesto dall’iniziativa. Tuttavia, i ministri hanno affrontato l’urgenza della questione e propongono di costruire di più negli edifici esistenti. Hanno inoltre esortato il governo federale a semplificare il processo di costruzione, a ridurre la burocrazia e a espandere la digitalizzazione nel settore.

Oltre a sospendere la tassa sul trasferimento degli immobili, l’iniziativa chiede sul suo sito web le seguenti misure:

  • „Ammortamento fiscale anche per i privati“
  • „70 miliardi di euro per la costruzione di nuovi appartamenti con un tetto massimo per gli affitti“.
  • „Separare i sussidi all’edilizia dalle norme sul riscaldamento“.
  • „Basta il miglior standard energetico del mondo“.
  • „Ridurre i tassi di interesse per la costruzione con un programma speciale di prestiti“.
  • „Rendere disponibili più rapidamente gli spazi esistenti“
  • „Programma speciale per la trasformazione in base all’età“.
  • „Standardizzazione radicale delle sovvenzioni edilizie e riduzione degli ostacoli burocratici“.
  • „Semplificazione radicale degli standard edilizi per tutta la Germania“.

Sul suo sito web, l’iniziativa „Sbloccare l’ingorgo edilizio – ora!“ presenta fatti e cifre sull’argomento.

Per saperne di più: La legge sulla protezione del clima riguarda anche l’industria delle costruzioni. Recentemente è stato ordinato al governo di adottare misure immediate per raggiungere gli obiettivi climatici. Per saperne di più leggi qui.

Sentire, interpretare, fare

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Planorama non ha più nulla da dimostrare. Con il viale del Reno a Colonia-Deutz, Maik Böhmer e il suo team hanno dipinto un quadro potente. Tuttavia, il suo lavoro sulla piazza del mercato di Mönchengladbach-Rheydt e sulla Hahnplatz di Prüm, nella regione dell’Eifel, dimostra anche che pensare in grande richiede un senso del dettaglio.

Maik Böhmer aveva meno di 30 anni quando ha avviato la sua attività nel 2006. Un anno dopo, il suo studio Planorama ha vinto il concorso per il Rheinboulevard di Colonia: un colpo di fortuna. Il progetto attirò molta attenzione e aprì le porte. Negli anni successivi, Planorama ha vinto diversi concorsi importanti, consentendo una crescita costante e un alto livello di stabilità. Oggi nell’ufficio di Berlino lavorano 13 dipendenti fissi. I compiti di Planorama sono molteplici: dai giardini privati e lo sviluppo di recinzioni per giardini alle grandi piazze e passeggiate.

Planorama non è solo in grado di fare grandi affermazioni, i progetti dimostrano anche un occhio di riguardo per i dettagli. La piazza del mercato di Mönchengladbach-Rheydt ne è un esempio. Qui la pavimentazione in pietra naturale in diversi colori e livelli crea zone chiare e scure e dà l’impressione di un tappeto scaduto. Il centro del quartiere doveva assumere il carattere di un’accogliente città vecchia e collegare meglio lo storico municipio e la principale chiesa protestante con gli edifici del dopoguerra. Nessun elemento di spicco disturba la piazza, solo la fontana in ottone attira l’attenzione. Un piano di installazione integrato nel terreno consente di utilizzare la piazza per una varietà di eventi, dal mercato alla grande fiera di inizio anno di Rheydt.

A Prüm, nella regione dell’Eifel, Planorama lavora secondo un principio simile: invece di creare una nuova e sterile superficie di cemento per la Hahnplatz, il progetto utilizza una pavimentazione in basalto per dare l’impressione che la piazza ridisegnata sia profondamente radicata nella città. Allo stesso tempo, la Basilica di San Salvatore, un importante monumento culturale, verrà riportata in primo piano. „Quando mi sono recato sul posto, mi sono subito venute in mente le piazze italiane che riescono con pochi elementi. Abbiamo scelto materiali locali per rendere giustizia alla basilica“, spiega Maik Böhmer. Precedentemente separati da un muro alto 3,5 metri in un livello superiore e inferiore, a partire dal 2017 i dintorni della chiesa saranno avvicinati dolcemente attraverso diversi gradini. I 25 ciliegi di Tokyo, che in autunno diventano rossi, costituiscono un accento importante. […]

Leggete la filosofia progettuale di Planaroma e perché Maik Böhmer ritiene che le gerarchie piatte siano una ricetta per il successo in Garten+Landschaft 05/2016 – Der Platz, das Gefühl und wir.

Abbiamo parlato del Rheinboulevard in Garten+Landschaft 10/2015 – Freiraum am Wasser.

Edificio residenziale di Baumschlager Eberle a Parigi

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Lo studio Baumschlager Eberle Architekten ha realizzato un edificio residenziale sovvenzionato a Parigi. Sono riusciti a

Lo studio Baumschlager Eberle Architekten ha realizzato un edificio residenziale sovvenzionato a Parigi. Sono riusciti a

Lo studio Baumschlager Eberle Architekten ha realizzato un edificio residenziale parzialmente sovvenzionato a Parigi. Sono riusciti a integrare armoniosamente l’edificio nella struttura esistente e a creare una simbiosi tra vecchio e nuovo. Nel farlo, non solo hanno posto l’accento su un buon design, ma anche su materiali di alta qualità.

Il desiderio di Baumschlager Eberle di creare qualcosa di speciale in questo luogo è visibile anche nelle planimetrie. La maggior parte degli appartamenti dei piani standard ha tre o quattro stanze per unità. Sono orientati verso il tranquillo cortile interno o verso la vista sulla piazza. Alcuni sono dotati di logge che fungono da spazi aperti privati e da assorbitori acustici. Ci sono anche due esclusivi appartamenti a maisonette con terrazze sopra i piani standard.

Anche l’organizzazione degli appartamenti è contemporanea. Il classico soggiorno, ora mutato in sala TV, ha fatto il suo tempo. Baumschlager Eberle ha unito questa zona con la sala da pranzo e la cucina. Questa soluzione non solo rispecchia lo stile di vita odierno, ma consente anche di risparmiare spazio e quindi è più economica.

L’edificio riesce così a creare non solo un collegamento temporale tra la Belle Époque e la modernità, ma anche spaziale. Il Baumschlager Eberle ha cercato di soddisfare le consuete aspettative abitative, come quella di Tucholsky „il Mar Baltico davanti, Friedrichstrasse dietro“, bilanciando un ambiente urbano vivace con un tranquillo idillio in giardino. L’edificio di colore chiaro si distingue dall’ambiente storico, prevalentemente strutturato in verticale, e si identifica come un’aggiunta moderna. Al contrario, i dettagli accurati e i materiali di alta qualità, come per i suoi vicini più vecchi, resisteranno alla prova del tempo. (sas)

Architetti: Baumschlager Eberle Architects, Parigi
Committente: Emerige e Paris Habitat, Parigi
Luogo: Place Félix Éboué, Parigi

Si veda anche la nuova monografia „Baumschlager Eberle Architekten 2010 to 2020“, pubblicata da Birkhäuser: www.birkhauser.ch/books/.

Il portafoglio di Baumschlager Eberle è vario: comprende alloggi sovvenzionati e una villa in Liechtenstein dal design intelligente.

Negli ultimi anni, a Parigi sono sorti alcuni progetti abitativi eccezionali, poiché la città stessa si è impegnata da tempo a fornire uno spazio abitativo sufficiente ai suoi cittadini. Questo ha portato a un’architettura sofisticata in tutta la città, spesso realizzata da giovani studi internazionali e non solo in periferia. Inoltre, a differenza della Germania, alcuni di questi edifici non sono riconoscibili da lontano come progetti sovvenzionati.

Di conseguenza, lo studio Baumschlager Eberle ha vinto un concorso per l’edilizia residenziale ed è riuscito a realizzare 57 unità finanziate privatamente e 47 sovvenzionate. Il committente è l’azienda Emerige, di orientamento culturale, che ha lavorato insieme al promotore di edilizia sociale Paris Habitat e all’investitore privato Inovalis del Canada. Questa collaborazione si riflette anche nell’uso misto di appartamenti e negozi richiesto.

Baumschlager Eberle ha affrontato il progetto con questa premessa. Va da sé che anche i vantaggi degli edifici della Belle Époque circostanti dovevano essere presi in considerazione nella progettazione. „L’obiettivo è quello di portare avanti gli aspetti positivi della Gründerzeit parigina e di conferire al nuovo edificio un’identità inconfondibile“, così descrivono il loro approccio.

La posizione nella parte orientale di Parigi, non lontano dalla stazione ferroviaria Gare de Lyon, direttamente sulla grande Place Félix Eboué, è caratterizzata da edifici della fine del XIX secolo, ma anche da nuove costruzioni. Qui si doveva colmare un vuoto tra gli edifici e completare il bordo dell’isolato. La posizione vicina al centro della città suggeriva un uso misto di negozi e appartamenti, o in altre parole: uno spazio semi-pubblico. Baumschlager Eberle è riuscito a raggiungere questo obiettivo attraverso la composizione dell’edificio. Hanno creato una transizione dalla strada a un rifugio privato grazie a un passaggio a due piani: Questo conduce dalla frenetica vita di strada al più tranquillo cortile interno verde. Tuttavia, il verde è visibile ai passanti e diventa così parte della piazza.

Con il suo sviluppo in altezza e i suoi contorni morbidi, l’edificio media abilmente tra i due edifici vicini. L’edificio Belle Époque orientale, più basso, è affiancato da sei piani residenziali e da un padiglione sfalsato color ottone. Gli otto piani residenziali sul margine occidentale del sito sono invece a torre e confinano con i balconi di un moderno condominio. La facciata in intonaco di calce chiaro risplende sulla piazza. È strutturata orizzontalmente da persiane anodizzate color ottone e da cornici che creano ombra.

Gli architetti sottolineano che, nonostante la posizione centrale, anche più di un terzo dell’area del sito potrebbe essere destinato a spazio verde nel cortile. Anne Speicher, amministratore delegato dell’ufficio parigino di Baumschlager Eberle Architekten, spiega: „È nostra responsabilità di progettisti trattare con cura l’edificio esistente e creare qualcosa di nuovo e bello“. Simile a un classico anfiteatro, il cortile è caratterizzato da gradini verdi a forma di scala ondulata.

La Bourse de Commerce è una passerella

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Bourse de Commerce, Parigi, Tadao Ando, Foto: Marc Domage

Vecchio sopra, nuovo sotto: Tadao Ando ha aggiunto un anello di cemento alla Bourse de Commerce di Parigi. Foto: Marc Domage

La Bourse de Commerce di Parigi, ristrutturata da Tadao Ando, ospita la Pinault Collection dal 2021. Tuttavia, non è la prima collezione a trovare una casa nell’architettura. L’edificio rotondo fu originariamente costruito come magazzino per le scorte di grano parigine. Ora il mondo della moda si è riunito sotto la grande cupola.

Saint Laurent ha aperto la prima giornata della Settimana della Moda di Parigi per l’autunno/inverno 2023 con una sfilata. Il luogo della serata del 17 gennaio? La sala principale della storica Bourse de Commerce, ridisegnata da Tadao Ando. Qui la casa di moda francese ha presentato la collezione sotto la direzione di Anthony Vaccarello. La rotonda della Pinault Collection si è prestata a questo tipo di arte un po‘ diversa. Una fila di divani DS-600 in pelle nera del produttore svizzero De Sede circondava l’interno dell’anello di cemento di 29 metri. Alle loro spalle: lampade da terra nere. Un tappeto color pietra ricopriva l’intero pavimento. Anche la passerella della mostra occupava l’intero spazio. Al centro: un pianoforte a coda nero per il sottofondo musicale di Paul Prier e Charlotte Gainsbourg.

L’ingresso principale, con le sue grandiose colonne, si trova nella parte occidentale dell’edificio. Le casse, invece, sono ospitate in un’ex stazione di polizia sul lato opposto della strada. Al piano terra della Bourse de Commerce si trovano quindi solo una libreria, locali di servizio e una grande sala espositiva semicircolare di 625 metri quadrati. In totale, la Collezione Pinault ospita sette sale espositive per una superficie totale di 6.800 metri quadrati. Tuttavia, le singole sale al primo piano possono anche essere collegate tra loro. In questo modo è possibile creare un’unica grande sala. Al terzo piano si trova invece un ristorante. Da lì i visitatori possono ammirare la chiesa di Saint-Eustache fino al Centre Pompidou. Ando ha anche costruito un auditorium multifunzionale nel seminterrato, che può ospitare fino a 300 persone.

I designer e fratelli Ronan ed Erwan Bouroullec hanno creato i mobili della Collezione Pinault. Le cornici in legno marrone delle finestre e delle porte sono un riferimento all’antico edificio tutelato. Le stanze e i corridoi? Ando li ha progettati in bianco, puliti e ordinati.

Il concetto espositivo segue quindi un principio degli anni Venti: il cubo bianco. Lo spazio passa in secondo piano e l’arte è al centro della scena. In questo modo, la modernità si trasferisce nell’architettura esterna, la cornice storica, con le sale espositive.

Nella sala a cupola della Bourse de Commerce, Tadao Ando inverte l’approccio. Si riferisce al Pantheon, sia nella struttura che nel materiale. Con oltre 2.000 anni di vita, l’antico Pantheon romano è uno degli edifici in calcestruzzo più antichi e meglio conservati. Con il suo anello di cemento nella Bourse de Commerce, Ando si concentra su un’idea antica, un santuario dedicato agli dei. Data l’enorme presenza nello spazio, rimane solo una domanda: chi sono questi dei?

A proposito del Pantheon e del calcestruzzo: grazie alle ricette dei Romani in materia di calcestruzzo, anche i loro edifici sono estremamente resistenti e ora si riparano da soli. Lo hanno scoperto di recente i ricercatori del MIT. Per saperne di più, visitate il sito: Il cemento romano.

Per saperne di più sulla storia dell’edificio classificato, sul museo parigino della Collezione Pinault e sull’imponente rotonda di Tadao Ando , leggete qui di seguito.

Halle au blé

La forma che conosciamo oggi è stata creata nel 1767 dall’architetto Nicolas Le Camus de Mézières: rotonda con un cortile circolare. All’epoca, la sua Halle au blé era uno dei più importanti magazzini della città per le scorte di grano parigine. I muri principali dell’architettura – sia all’esterno che all’interno – erano porticati, i due piani erano a volta per la protezione antincendio, le scale a chiocciola erano a doppia rampa e artistiche. Dove, se non a Parigi, un simile granaio avrebbe avuto la sua ragion d’essere? Anche per i parigini il nuovo edificio era un’attrazione. Nel 1782 fu eretta la cupola più grande della Francia dell’epoca sul cortile interno, in modo che potesse essere utilizzato anche come magazzino. François-Joseph Bélanger sostituì la struttura in legno con una in ghisa nel 1809.

Borsa di Commercio

Poiché i magazzini di grano per l’approvvigionamento alimentare della città divennero gradualmente superflui nel corso del secolo, Henri Blondel ristrutturò il padiglione per trasferirvi la Bourse de Commerce. L’opera fu completata per l’Esposizione Universale del 1889. La vecchia Halle au blé si riconosceva per i portici del cortile, la scalinata e la cupola. Ciò che colpisce della nuova Bourse de Commerce è la facciata neobarocca, l’aggiunta di un altro piano superiore e il dipinto circolare di circa 1.000 metri quadrati – un’allegoria del commercio mondiale – all’interno della cupola, oltre alla grande apertura di vetro al centro. La Bourse de Commerce è stata presente in quanto tale per 100 anni, poiché l’architettura è rimasta vuota quando la borsa commerciale è stata chiusa nel 1989.

Dal 2021, la collezione dell’imprenditore e collezionista d’arte francese François Pinault è ospitata nella Bourse de Commerce. Nel 2016 ha annunciato che l’avrebbe trasformata nel suo nuovo museo Pinault Collection, insieme a Tadao Ando. L’architetto giapponese ha già ridisegnato per Pinault Palazzo Grassi e la Punta della Dogana a Venezia.

Mentre l’architettura esterna non rivela alcuna modifica significativa, l’interno è letteralmente rotondo. Un anello di cemento alto nove metri e largo 25 metri nel cortile interno a cupola della Halle au blé costituisce ora lo spazio principale della Pinault Collection di Parigi. In questo modo si crea uno stretto spazio di 4,90 metri tra il muro esistente e il muro di cemento, senza alcun intervento importante nella rotonda storica. Solo due passerelle uniscono i due anelli al livello del secondo piano. Sempre a questa altezza e collegata alle passerelle: una passerella lungo l’anello di cemento. Una scala corre lungo l’anello di cemento e sale verso l’alto, collegando la passerella con il piano terra. I visitatori possono accedere allo spazio espositivo a livello del suolo attraverso quattro grandi aperture rettangolari. All’interno del muro di cemento, Tadao Ando ha collocato una proiezione finale sul bordo superiore. Da qui è possibile illuminare lo spazio all’interno dell’anello di cemento. Anche i fori di ancoraggio strutturano le pareti di cemento.

Gestione del suolo urbano – la valorizzazione del suolo come compito di pianificazione

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vista aerea di una città attraverso la quale scorre un'influenza-P2d8SKdbjEE
Vista aerea di un paesaggio urbano e sostenibile in Svizzera, fotografato da Carrie Borden.

Il suolo urbano non è un substrato statico, ma un sistema vivente, alla base della resilienza climatica, della biodiversità, della salute urbana e della giustizia sociale. Tuttavia, all’ombra della brillante architettura e dei concetti di mobilità intelligente, il tema della gestione del suolo è troppo spesso sottovalutato. Eppure sono proprio la qualità, la funzionalità e lo sviluppo sostenibile dei nostri suoli urbani a determinare la futura vitalità di interi quartieri. È tempo di elevare il suolo da obbligo di pianificazione a cuore strategico della trasformazione urbana.

  • Definizione: cosa significa oggi gestione del suolo urbano e perché la sua valorizzazione è un compito centrale della pianificazione?
  • Le sfide: Densificazione, impermeabilizzazione, siti contaminati e uso ecologico del suolo nelle città tedesche, austriache e svizzere.
  • Nuovi requisiti: Come la resilienza al clima, l’equilibrio idrico, la biodiversità e gli aspetti sociali sono incorporati nella valutazione e nello sviluppo del suolo.
  • Metodi e strumenti: dalle mappe del suolo e dalle scansioni termiche agli inventari partecipativi del suolo – approcci pratici per le città e gli uffici di pianificazione.
  • Casi di studio: Progetti di successo di riqualificazione del suolo da Amburgo, Zurigo e Vienna come ispirazione e lezioni apprese.
  • Legge sulla pianificazione e condizioni quadro politiche: Come il codice dell’edilizia, gli statuti comunali e i programmi di finanziamento influenzano l’argomento.
  • Gestione innovativa del territorio: uso intelligente del territorio, multifunzionalità e agricoltura urbana come modelli futuri.
  • Rischi e obiettivi contrastanti: dalla competizione per i terreni all’inflazione dei prezzi dei terreni – le sfide per i pianificatori e le autorità locali.
  • Conclusioni e prospettive: Perché la valorizzazione dei terreni sta diventando la disciplina suprema dello sviluppo urbano sostenibile – e come il settore dovrebbe rispondere.

Riqualificazione del territorio urbano: da spazio grigio a vettore di valore verde

La gestione del territorio urbano è molto più che l’amministrazione di terreni sviluppati e non sviluppati. È la gestione strategica del territorio come risorsa, tenendo conto di obiettivi ecologici, economici e sociali. In un contesto di crescita delle città, di aumento dei prezzi dei terreni e di aumento dei rischi climatici, i terreni urbani sono diventati da tempo teatro di interessi di utilizzo contrastanti. Ogni metro quadrato è importante e la sua qualità determina la vivibilità, la resilienza e la sostenibilità delle città.

Storicamente, nella pianificazione urbana il suolo era visto principalmente come base fisica per edifici, infrastrutture e trasporti. Tuttavia, con le sfide del XXI secolo – dalle forti precipitazioni alle ondate di calore, dalla perdita di biodiversità alle divisioni sociali – la funzione qualitativa del suolo sta assumendo un ruolo centrale. Oggi la valorizzazione dei suoli non è un’aggiunta volontaria, ma un mandato di pianificazione, esplicitamente richiesto da tutti, dalla strategia dell’UE per i suoli alla strategia tedesca per la sostenibilità.

Ma cosa significa effettivamente valorizzazione del suolo? Si riferisce al miglioramento intenzionale delle funzioni ecologiche, climatiche, idrologiche e sociali dei suoli urbani. Si va dall’impermeabilizzazione delle superfici sigillate al rinverdimento e alla rivitalizzazione, fino all’integrazione dei suoli in concetti di spazi aperti multifunzionali. L’obiettivo non è solo quello di aumentare il valore economico dei terreni, ma anche di migliorare la qualità del luogo, la sua resilienza agli eventi estremi e la qualità della vita della società urbana.

Le sfide sono molteplici: in Germania, Austria e Svizzera, ogni giorno vengono sigillati ettari e ettari di terreno. Le conseguenze sono ben note: Isole di calore, inondazioni, perdita di vita e di fertilità del suolo. A ciò si aggiungono i siti contaminati, gli inquinanti, la compattazione e i conflitti d’uso, che pongono i pianificatori di fronte a nuove sfide. Soprattutto nelle aree di ridensificazione, di conversione o nel corso della transizione verso la mobilità, i suoli devono essere non solo sostenibili, ma anche multifunzionali e adattabili.

È chiaro che la valorizzazione del suolo non è un compito puramente tecnico, ma richiede un cambiamento di paradigma nella nostra concezione della pianificazione. Si deve passare dal puro consumo di suolo allo sviluppo attivo del suolo. Il suolo urbano sta diventando una riserva di valore in due sensi: come risorsa naturale e come elemento centrale di controllo dello sviluppo urbano sostenibile. La questione non è più se riqualificare il suolo, ma come farlo in modo intelligente, integrativo e orientato al futuro.

Resilienza climatica, biodiversità, giustizia sociale: nuovi standard per il suolo urbano

Il cambiamento climatico è arrivato nelle città e sta colpendo il suolo con forza. Dove un tempo dominavano la vegetazione termorepellente, i suoli permeabili e il raffreddamento naturale per evaporazione, oggi si riscontra spesso una fitta impermeabilizzazione, una limitata capacità di immagazzinamento dell’acqua e uno stress microclimatico. Il risultato: quartieri surriscaldati, peggioramento della qualità della vita e aumento dei rischi per la salute, soprattutto per i gruppi vulnerabili come i bambini e gli anziani.

In questo contesto, la valorizzazione del suolo assume un’urgenza del tutto nuova. La parola d’ordine è resilienza climatica e si riferisce alla capacità delle aree urbane di attenuare gli eventi climatici estremi e di ridurre al minimo le conseguenze negative per le persone e l’ambiente. I suoli svolgono un ruolo fondamentale in questo senso: immagazzinano l’acqua, tamponano le forti precipitazioni, favoriscono il raffreddamento per evaporazione e consentono lo sviluppo di strutture vegetali adatte al clima. Città come Vienna si stanno quindi concentrando sulla rimozione dei parcheggi, sulla creazione di elementi di città spugna e sul ripristino di suoli quasi naturali come efficace misura di protezione dal calore.

Ma anche la biodiversità è difficilmente concepibile senza suoli urbani intatti. Gli organismi del suolo – dai lombrichi ai funghi – assicurano i cicli dei nutrienti, la formazione dell’humus e la decomposizione degli inquinanti. Soprattutto nei quartieri densamente edificati e con pochi spazi verdi, la promozione di suoli strutturati e ricchi di specie è una leva fondamentale per aumentare la biodiversità. Agricoltura urbana, tetti verdi e facciate su sistemi di substrato, ma anche parchi tascabili con profili di suolo quasi naturali sono solo alcune delle risposte innovative che progettisti e architetti del paesaggio stanno fornendo oggi.

Un altro aspetto che rende la valorizzazione del suolo una questione socio-politica è la questione della giustizia sociale. Il suolo non è solo un bene ecologico, ma anche un luogo di partecipazione, incontro e integrazione. Molti studi lo dimostrano: I quartieri con spazi aperti accessibili e di alta qualità e suoli sani hanno minori tensioni sociali, migliori indicatori di salute e più alti livelli di soddisfazione residenziale. Ecco perché i progetti di riqualificazione del suolo devono sempre considerare la dimensione sociale: chi beneficia di superfici non impermeabilizzate? Chi ha accesso agli orti urbani? Quali gruppi sono coinvolti nella pianificazione e nell’utilizzo?

L’integrazione di questi requisiti nella pratica richiede nuovi strumenti di valutazione e gestione. Le tradizionali mappe del suolo e i registri dei siti contaminati non sono più sufficienti. Le città moderne si affidano a sistemi digitali di informazione sul suolo con dati in tempo reale su temperatura, umidità, impermeabilizzazione e biodiversità. Scansioni termiche, immagini da droni e inventari partecipativi del suolo forniscono a pianificatori e decisori la base per misure precise, dinamiche e specifiche per il sito per la riqualificazione del suolo. Questo è l’unico modo per rendere il suolo urbano adatto al futuro – e un pilastro dello sviluppo urbano sostenibile.

Strumenti, metodi e buone pratiche: La riqualificazione del suolo nella pratica della pianificazione

L’attuazione delle strategie di riqualificazione del suolo inizia con un inventario. La moderna mappatura del suolo va ben oltre la tradizionale valutazione del suolo. Oggi, strumenti digitali come i portali del suolo supportati dai GIS, i dati satellitari multitemporali e la tecnologia dei sensori consentono analisi ad alta risoluzione dei tipi di suolo, dei gradi di impermeabilizzazione e del potenziale di rischio. Ad Amburgo, ad esempio, è stato introdotto un sistema di monitoraggio digitale del suolo che fornisce ai pianificatori informazioni in tempo reale su umidità, compattazione e inquinamento: una solida base per la bonifica e il risanamento mirato del suolo.

Un altro strumento chiave è l’inventario partecipativo del suolo. Qui i cittadini, le scuole e le iniziative locali sono coinvolti attivamente nella registrazione e nella valutazione dei suoli urbani. Questo non solo aumenta la qualità dei dati, ma accresce anche la consapevolezza dell’importanza del suolo nella vita quotidiana. A Zurigo, questo approccio fa parte della strategia comunale di adattamento al clima: con il coinvolgimento della popolazione si stanno creando campi di prova urbani in cui si sperimentano materiali innovativi per i substrati, concetti di inverdimento e sistemi di gestione delle acque piovane.

Gli approcci progettuali multifunzionali hanno dimostrato la loro validità nella pratica della pianificazione. Ciò significa che la riqualificazione del suolo viene sempre considerata come parte di un concetto di spazio aperto integrato. Le funzioni di impermeabilizzazione, infiltrazione, rinverdimento e ricreazione sono collegate tra loro. A Vienna, ad esempio, durante la riprogettazione delle piazze del centro città, le aree vengono specificamente desigillate, riqualificate con un substrato speciale e piantate con specie arboree resistenti al clima. Allo stesso tempo, queste aree sono progettate come luoghi di incontro sociale, aree di gioco e habitat per la biodiversità: un beneficio a tutti i livelli.

Un fattore spesso sottovalutato è la gestione dei siti e dei terreni contaminati. Soprattutto nei quartieri ex-industriali, nelle aree delle stazioni ferroviarie o nei siti di riconversione, la bonifica professionale è un prerequisito per qualsiasi forma di riqualificazione del suolo. Processi moderni come il fitorisanamento, il lavaggio del suolo o il trattamento termico integrano lo scavo convenzionale e consentono di utilizzare in modo sostenibile i siti precedentemente contaminati. I progettisti devono lavorare a stretto contatto con le autorità ambientali, i geologi e gli ingegneri per minimizzare i rischi e sfruttare le opportunità.

Infine, i programmi di finanziamento, gli strumenti legali e i modelli politici giocano un ruolo fondamentale. In Germania, il codice edilizio, l’ordinanza federale sulla protezione del suolo e numerosi statuti comunali forniscono il quadro di riferimento. Programmi di finanziamento come il programma federale „Adattamento degli spazi urbani ai cambiamenti climatici“ o l’iniziativa austriaca „Città del futuro“ offrono incentivi finanziari per progetti innovativi sul suolo. Tuttavia, è fondamentale che pianificatori, amministratori e politici si uniscano e considerino il suolo come una risorsa chiave per lo sviluppo urbano.

Gestione innovativa del territorio: la terra come chiave per la trasformazione urbana

Mentre in molte città si discute ancora sugli ultimi lotti edificabili disponibili, i nuovi approcci alla gestione del territorio stanno cambiando radicalmente la concezione della terra. L’attenzione non è più rivolta alla massimizzazione della densità edilizia, ma all’uso intelligente e multifunzionale e alla riqualificazione delle aree esistenti. L’uso intelligente del territorio, ovvero il controllo intelligente e l’utilizzo multiplo del suolo urbano, sta diventando il leitmotiv del futuro urbano.

Multifunzionalità significa che oggi un metro quadrato di terreno urbano spesso deve svolgere più compiti contemporaneamente: Sostiene gli edifici, assorbe l’acqua piovana, fornisce un habitat per la flora e la fauna, serve come area ricreativa e può persino contribuire alla produzione alimentare locale. L’agricoltura urbana, gli orti verticali, i parchi commestibili e gli usi temporanei come gli orti pop-up o le aiuole comunali sono ormai una realtà in molte città, e fanno del suolo un punto di riferimento per l’innovazione.

Un’altra area chiave è il legame tra la valorizzazione del suolo e la transizione verso la mobilità. Corridoi verdi, moduli di città spugna e percorsi fioriti stanno emergendo dove prima dominavano parcheggi e strade. Città come Monaco di Baviera e Basilea si stanno concentrando in modo specifico sulla conversione delle aree di traffico sovradimensionate in strutture di terreno aperte e attive dal punto di vista climatico. In questo modo non solo si crea un valore aggiunto ecologico, ma anche nuovi spazi di vita e qualità di soggiorno per gli abitanti della città.

Tuttavia, una gestione innovativa del territorio richiede chiari meccanismi di controllo. Fondi fondiari, società di sviluppo urbano e partenariati pubblico-privati possono aiutare a garantire, sviluppare e riqualificare i terreni. Allo stesso tempo, è necessario superare gli ostacoli posti dalla legge sulla pianificazione, come i piani di sviluppo restrittivi, la mancanza di riserve di terreno o gli obiettivi contraddittori. In questo caso è necessaria una leadership politica e la volontà di aprire nuove strade.

Infine, ma non meno importante, la questione dei prezzi dei terreni è un fattore decisivo. In molte città, la crescente domanda di terreni edificabili sta portando a spirali di prezzi che vanificano gli obiettivi sociali ed ecologici. La rivalutazione dei terreni non deve degenerare in una mera strategia di aumento del valore, ma deve essere intesa e gestita come un compito per il bene comune. Modelli come il „diritto fondiario light“ di Zurigo o il diritto edificatorio ereditabile con condizioni ecologiche nelle principali città tedesche dimostrano che esiste un’altra strada: i terreni rimangono di proprietà pubblica, vengono riqualificati in modo mirato e resi disponibili per usi di interesse pubblico.

Rischi, obiettivi contrastanti e futuro della valorizzazione dei terreni nella pianificazione urbana

Per quanto promettente sia la riqualificazione dei terreni come compito di pianificazione, essa comporta notevoli sfide e obiettivi contrastanti. La pressione sulle aree urbane è in costante aumento: abitazioni, commercio, traffico, spazi aperti e infrastrutture sono in competizione per ogni metro quadrato. Il pericolo è che la riqualificazione del territorio diventi una misura foglia di fico, mentre le cause strutturali del consumo e dell’impermeabilizzazione del territorio rimangono inalterate. È necessaria una nuova comprensione della sufficienza e dell’efficienza nell’uso della terra come risorsa.

Un ulteriore rischio è rappresentato dalla commercializzazione degli aumenti di valore dei terreni. Se l’apprezzamento dei terreni viene utilizzato solo come veicolo per aumentare i prezzi e i rendimenti degli immobili, c’è il rischio di un’ulteriore divisione sociale nelle città. In particolare, le famiglie a basso reddito e i gruppi vulnerabili saranno spinti fuori dai quartieri riqualificati. È compito della pianificazione garantire che i processi di riqualificazione del territorio siano socialmente equilibrati e inclusivi, ad esempio attraverso quote di alloggi a prezzi accessibili o un uso del territorio orientato al bene comune.

Il progresso tecnologico porta con sé anche obiettivi contrastanti. Gli strumenti digitali, la sensoristica e i big data aprono nuove possibilità per la valutazione e la gestione del territorio, ma comportano anche rischi quali problemi di protezione dei dati, distorsioni algoritmiche e il pericolo di un eccesso di controllo tecnocratico. Le persone devono rimanere al centro: La gestione del territorio è e rimane un processo partecipativo e democratico che incorpora le esigenze e le conoscenze locali.

Infine, c’è la questione della natura vincolante e dell’applicabilità degli obiettivi di valorizzazione del territorio. Sebbene molte dichiarazioni di missione comunali contengano obiettivi ambiziosi in materia di sburocratizzazione, proporzione di spazi verdi e adattamento al clima, la loro attuazione spesso fallisce per mancanza di risorse, interessi contrastanti o mancanza di sostegno politico. Sono necessari requisiti legali più stringenti, responsabilità chiare e strumenti di finanziamento innovativi per consolidare la valorizzazione dei suoli a lungo termine.

Il futuro della valorizzazione dei suoli risiede nella combinazione tra innovazione e tradizione, tra progresso tecnico e radicamento locale. Solo se riusciremo a fare della gestione del territorio una parte integrante dello sviluppo urbano, le città potranno affrontare efficacemente le sfide del cambiamento climatico, della competizione per il territorio e dei cambiamenti sociali. Gli urbanisti del futuro non saranno solo i progettisti di edifici, ma anche i custodi e gli sviluppatori delle risorse territoriali urbane.

Conclusione: la valorizzazione del territorio come disciplina suprema dello sviluppo urbano sostenibile

La gestione del territorio urbano e la sua valorizzazione sono molto più di un altro capitolo del canone della pianificazione urbana. Sono diventati un compito strategico fondamentale – per la resilienza climatica, la biodiversità, la giustizia sociale e la qualità della vita urbana. Il suolo urbano è la base su cui si costruisce il futuro. Chi lo sviluppa in modo saggio, responsabile e innovativo non solo crea valore, ma anche benessere pubblico, garantisce maggiore equità e apre la strada alla città sostenibile di domani.

Le sfide sono complesse: la competizione per lo spazio, l’impermeabilizzazione, i siti contaminati, le disuguaglianze sociali e la pressione del mercato immobiliare pongono gli urbanisti e le autorità locali di fronte a compiti enormi. Ma gli strumenti sono sempre migliori: i sistemi digitali di informazione sul suolo, gli inventari partecipativi, i concetti di territorio multifunzionale e i modelli di sovvenzione intelligenti stanno aprendo nuove strade per la valorizzazione dei suoli e la conservazione delle risorse.

Che si tratti di Amburgo, Zurigo, Vienna o Monaco, le città di maggior successo si affidano a strategie integrate, partecipative e orientate al futuro. Non vedono la riqualificazione del suolo come un obbligo tecnico, ma come un’opportunità creativa e collaborativa. Pianificazione, politica e società siedono allo stesso tavolo. Solo così è possibile trasformare la terra in un’autentica riserva di valore e la valorizzazione in una disciplina centrale della trasformazione urbana.

Garten und Landschaft tiene il dito sul polso dell’innovazione: con competenza pratica, occhio critico e slancio creativo. Perché una cosa è chiara: chi valorizza il suolo oggi darà forma alla città di domani – in modo sostenibile, vivace ed equo.