Un lunedì non è mai stato così bello

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Callwey Verlag lancia una piattaforma di job-matching per architetti, architetti del paesaggio e ingegneri civili con il nome di New Monday. Con l’esperienza del capomastro sullo sfondo, la piattaforma riunisce il gruppo target del settore. La particolarità di questo „portale del lavoro intelligente“ è la funzione di matching, che mette in contatto candidati e datori di lavoro. Una soluzione di questo tipo non era disponibile in precedenza per il gruppo target.

L’industria delle costruzioni sta andando meglio degli ultimi 25 anni. Per gli architetti paesaggisti e i pianificatori, ciò significa che i libri degli ordini sono pieni. Per far fronte all’elevato numero di ordini, gli uffici sono sempre più alla ricerca di collaboratori. Per i dipendenti, invece, il boom edilizio significa che possono quasi scegliere dove lavorare. Soprattutto i più giovani non sono più così tranquilli nel cercare un nuovo lavoro: Spesso cercano qualcosa di più di un semplice impiego. Cercano un ambiente di lavoro creativo e una cultura d’ufficio positiva.

È quindi ancora più importante che dipendenti e ufficio siano in sintonia. È qui che entra in gioco New Monday di Callwey Verlag: la nuova piattaforma di job-matching per architetti, progettisti di spazi aperti e ingegneri civili.
Ma cosa significa matching? In base alle priorità che i datori di lavoro e i candidati definiscono nel loro profilo, un algoritmo interviene e abbina chi è più adatto. Il passo successivo è quello di generare i profili dei candidati in modo che la tecnologia AI in background possa lavorare al massimo delle sue potenzialità. Come ringraziamento per la registrazione a New Monday, i candidati ricevono due numeri gratuiti di Baumeister.

La ricerca è finita

La lunga ricerca dell’annuncio di lavoro giusto è giunta al termine: niente più ricerca, solo essere trovati. In altre parole: rispetto ad altri portali di lavoro nel settore edile, New Monday vi toglie il lavoro. Ma se volete, potete anche cercare attivamente le offerte di lavoro o i talenti. Qualunque sia la strada che deciderete di percorrere, alla fine non vedrete l’ora che arrivi il lunedì del venerdì.

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Lumen come strumento di progettazione: la luce incontra le visioni architettoniche

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La foto dello studio Yuhei Abe mostra le potenti ombre di una scala mobile che creano emozionanti effetti di luce in un ambiente urbano.

Lumen come strumento di progettazione – sembra solo un’altra parola d’ordine nella cassetta degli attrezzi dell’architetto, ma in realtà non è altro che una rivoluzione nel nostro pensiero spaziale. La luce ha smesso da tempo di essere un accessorio atmosferico ed è diventata un elemento centrale che plasma edifici, città e persino intere società. Chiunque consideri ancora la luce come un fattore statico non ha colto i segni del tempo e sta perdendo l’opportunità di guidare l’architettura verso il futuro.

  • Come la luce funziona come strumento attivo di progettazione in architettura – dal punto di vista tecnico, estetico e sociale.
  • Le innovazioni nella progettazione della luce diurna e artificiale tra digitalizzazione, simulazione e controllo adattivo.
  • Il ruolo dell’intelligenza artificiale e dei gemelli digitali nella progettazione illuminotecnica.
  • Sfide e soluzioni specifiche per concetti di illuminazione sostenibile nella regione DACH.
  • Le competenze e le abilità di cui architetti e progettisti hanno bisogno oggi.
  • Dibattiti sull’inquinamento luminoso, sul comfort degli utenti, sulla salute e sull’efficienza energetica.
  • Come la progettazione illuminotecnica influenza il discorso globale, dalle città intelligenti alla protezione del clima.
  • Approcci visionari, critiche al feticismo tecnocratico della luce e prospettive sul futuro della luce in architettura.

La luce come materiale guida – dall’atmosfera alla strategia

Se oggi si cammina per le città in Germania, Austria o Svizzera, di solito si incontra la luce nella sua forma più educata: funzionale, standardizzata, a volte decorativa – raramente visionaria. Eppure la luce non è un materiale statico, ma una forza formativa che non solo illumina gli spazi, ma li trasforma. Il lumen è diventato da tempo un’unità di progettazione, uno strumento strategico che crea atmosfera, orientamento e identità allo stesso tempo. Mentre la progettazione illuminotecnica classica si accontentava dei valori di lux e della scelta delle fonti luminose, l’architettura contemporanea pensa alla luce come a una componente narrativa e performativa. In progetti come la Kunsthaus Graz, la sala concerti Elbphilharmonie o la stazione centrale di Vienna, la luce diventa una messa in scena, una coreografia, una mano invisibile che dà vita agli edifici. Ma la strada per raggiungere questo obiettivo è irta di ostacoli: gli architetti oggi si trovano di fronte al compito di non limitarsi a impostare la luce, ma di orchestrarla, tra comfort dell’utente, sostenibilità e innovazione tecnica. Stanno assumendo sempre più il ruolo di direttori d’orchestra, utilizzando sensori, intelligenza artificiale e controlli adattivi per giocare una partita complessa tra giorno e notte, interno ed esterno, efficienza ed emozione. Il cambio di paradigma è segnato dal fatto che la luce ha smesso da tempo di essere vista solo come un consumatore di energia, ma come un mezzo di controllo centrale per il clima, il benessere e la percezione dello spazio. Il lumen non è più un accessorio: è sostanza, strategia e sfida allo stesso tempo.

La dinamica dell’innovazione nel campo della progettazione illuminotecnica è impressionante e impegnativa. Processi di progettazione digitalizzati, simulazioni parametriche e feedback in tempo reale aprono nuovi orizzonti, ma pongono anche requisiti elevati in termini di conoscenze specialistiche e disponibilità a collaborare. Mentre la progettazione illuminotecnica tradizionale veniva spesso eseguita nelle ultime fasi del servizio, strumenti digitali come DIALux, Rhino o Grasshopper richiedono un’integrazione molto più precoce nel processo di progettazione. Se oggi si vuole progettare con la luce, bisogna simulare i percorsi dei raggi, ottimizzare i livelli di abbagliamento, massimizzare l’uso della luce diurna e pensare contemporaneamente agli obiettivi energetici dell’UE. Questa può sembrare una sfida impegnativa, ma è soprattutto un invito a ridefinire il proprio ruolo. I confini tra architetto, progettista illuminotecnico, ingegnere e scienziato dei dati stanno diventando sempre più labili, aprendo l’opportunità di affermare la luce come materiale di punta del futuro.

Nella regione DACH, la progettazione illuminotecnica è caratterizzata da un atteggiamento ambivalente: da un lato, c’è una consapevolezza della luce come leitmotiv architettonico – si pensi ai musei svizzeri o agli edifici culturali austriaci. Dall’altro, in molti luoghi si teme ancora l’inquinamento luminoso, la violazione delle norme o lo spreco di energia. Questa tensione crea attriti, ma anche pressioni per innovare. Mentre a Zurigo e a Vienna si sperimentano soluzioni adattive per le facciate e materiali che dirigono la luce, molte autorità locali si limitano ancora a sostituire le sorgenti luminose con i LED. La vera sfida è comprendere la luce come un sistema dinamico, non come una variabile statica, ma come parte di un tessuto urbano collegato in rete, digitale e sostenibile.

La progettazione illuminotecnica è da tempo parte del discorso architettonico globale, anche perché influisce direttamente su questioni fondamentali come la protezione del clima, la salute e la giustizia sociale. La questione di quanta luce, quale luce e di chi domina nelle nostre città non è una questione tecnica, ma sociale. La responsabilità dei progettisti consiste nel progettare la luce non solo per gli utenti, ma con loro. Partecipazione, trasparenza e interfacce digitali non sono problemi di lusso, ma prerequisiti fondamentali per una cultura della luce sostenibile. Chi ignora questo aspetto non solo rischia di fare cattiva architettura, ma perde anche l’opportunità di usare la luce per creare spazi per tutti.

In definitiva, è chiaro che il lumen come strumento di progettazione non è una tendenza, ma una delle sfide e delle opportunità centrali dell’architettura di domani. Chi oggi considera la luce solo una questione energetica ha già perso la partita. C’è di più, molto di più. Si tratta di identità, atmosfera, sostenibilità e, in ultima analisi, della questione del modo in cui la società affronta il più antico degli strumenti di progettazione.

Trasformazione digitale: come l’IA e le simulazioni stanno ripensando la luce

La digitalizzazione sta trasformando radicalmente il campo della progettazione illuminotecnica. Ciò che prima iniziava con disegni a mano e miniature ora è controllato da algoritmi, simulazioni e gemelli digitali. Lo sviluppo di concetti illuminotecnici non è più limitato a valori empirici e tabelle standardizzate, ma è basato sui dati, iterativo e altamente dinamico. Programmi come DIALux, Relux e Rhino consentono non solo calcoli precisi, ma anche un feedback in tempo reale sulle sequenze di luce diurna, sui rischi di abbagliamento e sul consumo energetico. Particolarmente interessante è l’uso dell’intelligenza artificiale, che stabilisce nuovi standard nell’ottimizzazione della gestione, del controllo e della manutenzione dell’illuminazione. L’intelligenza artificiale è in grado di anticipare le sequenze luminose, analizzare il comportamento degli utenti e controllare i sistemi adattivi che si adattano alle mutevoli esigenze in tempo reale.

I gemelli digitali stanno diventando sempre più il fulcro della progettazione illuminotecnica, almeno nelle metropoli all’avanguardia. Un gemello digitale di un edificio o di un quartiere permette di simulare gli effetti della luce, i riflessi, le ombreggiature e persino l’influenza delle condizioni atmosferiche o dell’inquinamento. A Zurigo, ad esempio, interi quartieri sono già stati dotati di simulazioni di luce in tempo reale per testare l’effetto dei nuovi edifici sugli spazi pubblici. Vienna sta sperimentando sistemi di illuminazione adattivi che utilizzano sensori e intelligenza artificiale per adattarsi automaticamente al volume degli utenti e all’ora del giorno. Questo dimostra chiaramente che i tempi degli orari fissi di illuminazione e degli interruttori on/off sono finalmente finiti.

In Germania, tuttavia, spesso domina ancora lo scetticismo. L’integrazione di strumenti digitali per la pianificazione dell’illuminazione è percepita da molti come troppo complessa, troppo costosa o troppo tecnica. Eppure sono proprio questi strumenti a offrire un enorme potenziale in termini di sostenibilità, comfort dell’utente ed economicità. La sfida consiste nel padroneggiare l’interfaccia tra architettura, tecnologia ed esperienza dell’utente, senza cadere nel feticismo tecnico. Chi vede la luce solo come un campo di gioco per esperimenti software da nerd dimentica che, in fin dei conti, l’attenzione deve essere ancora rivolta alle persone.

L’influenza della digitalizzazione sulla progettazione illuminotecnica non può essere sopravvalutata a livello globale. A Singapore, ad esempio, interi quartieri sono stati dotati di sistemi di illuminazione controllati dall’intelligenza artificiale per ridurre al minimo il consumo energetico e massimizzare la qualità del soggiorno. A Copenaghen e a New York, gli spazi pubblici vengono illuminati con scenari di luce adattivi che reagiscono agli eventi, alle condizioni atmosferiche e ai movimenti degli utenti. La corsa alla soluzione di illuminazione più intelligente, più sostenibile e più facile da usare è iniziata da tempo e i Paesi di lingua tedesca devono fare attenzione a non rimanere indietro.

La domanda centrale rimane: Quanta digitalizzazione può tollerare il lighting design senza perdere la sua dimensione poetica, sociale e culturale? La luce è più di un algoritmo, ma senza strumenti digitali spesso non riesce a esprimere il suo potenziale. L’arte sta nel comprendere la tecnologia come un fattore abilitante, non come un fine in sé. Chiunque lo capisca può creare qualcosa di veramente nuovo con la luce.

Sostenibilità e responsabilità: la luce tra risorse e qualità della vita

La progettazione sostenibile della luce è il grande rompicapo irrisolto del settore. Da un lato, la luce è indispensabile per la sicurezza, l’orientamento, il benessere e l’identità. Dall’altro, la luce è uno dei maggiori consumatori di energia nel funzionamento degli edifici e una delle principali fonti di inquinamento luminoso. L’equilibrio tra comfort e protezione del clima è impegnativo, ma inevitabile. In Germania, Austria e Svizzera i requisiti sono severi: l’ordinanza sul risparmio energetico, la tassonomia dell’UE, gli obiettivi climatici nazionali – tutti richiedono che i sistemi di illuminazione siano efficienti, durevoli e degradabili. Il passaggio ai LED è stato solo il primo passo. Oggi l’attenzione è rivolta ai sistemi adattivi, ai comandi in funzione della luce diurna, agli apparecchi con controllo di presenza e alla manutenzione intelligente.

Ma la sostenibilità non è solo efficienza energetica. Riguarda anche la scelta dei materiali, il ciclo di vita, i requisiti di manutenzione e la sostenibilità sociale. Un ufficio inondato di luce può essere più esigente in termini di energia, ma aumenta la produttività e la salute, creando a sua volta un valore sociale aggiunto. Il dibattito sull’inquinamento luminoso mette in gioco un altro livello: città come Zurigo, Basilea e Monaco di Baviera stanno sperimentando concetti di illuminazione dinamica che si abbassano di notte o illuminano in modo specifico alcune zone. L’obiettivo è proteggere la flora, la fauna e i bioritmi naturali delle persone senza sacrificare la qualità della vita.

L’implementazione tecnica di concetti di illuminazione sostenibile richiede una profonda comprensione della tecnologia di controllo, dei sensori e del comportamento degli utenti. Architetti e progettisti devono imparare non solo a progettare i sistemi di illuminazione, ma anche a gestirli e mantenerli. Ciò richiede nuove competenze e una stretta collaborazione con ingegneri, produttori e utenti. I tradizionali silos del settore cominciano a vacillare, e questo è un bene.

Da un punto di vista globale, la pressione sulla progettazione illuminotecnica sostenibile si sta intensificando. Città come Parigi, Milano e Toronto stanno stabilendo parametri di riferimento per concetti di illuminazione adattivi che tengano conto in egual misura del consumo energetico, del comfort degli utenti e della biodiversità. La lezione imparata: Se siete in ritardo, il contatore elettrico vi penalizzerà e l’opinione pubblica farà lo stesso.

La responsabilità dei progettisti è enorme. Devono comprendere la luce come parte di un sistema ecologico, sociale ed economico complessivo. La sostenibilità non è un’aggiunta, ma una parte integrante di una buona progettazione illuminotecnica. Chi ignora questo aspetto, nel migliore dei casi produrrà soluzioni standard intercambiabili, nel peggiore smog luminoso, consumo di energia ed esclusione sociale. Il tempo dell’ingenuo mare di luce è finito.

Competenze e dibattiti: Tra tecnologia, arte ed etica

Il lighting design oggi è un campo per generalisti e specialisti. Chiunque voglia progettare con il lume ha bisogno di competenze tecniche, sensibilità creativa e consapevolezza etica. I requisiti sono sempre più numerosi: fisica delle radiazioni, resa cromatica, limitazione dell’abbagliamento, tecnologia di controllo, conoscenza delle norme – tutto fa parte del repertorio. Tuttavia, l’empatia, la comunicazione e la capacità di mediare tra discipline diverse sono altrettanto importanti. La formazione è spesso in ritardo rispetto agli sviluppi. Mentre in Svizzera e in Austria i master specialistici e i corsi di perfezionamento sono in piena espansione, in Germania il tema della progettazione illuminotecnica è ancora troppo spesso un argomento marginale nella formazione architettonica. Questo si ripercuote nella vita professionale di tutti i giorni, dove una progettazione errata, un coordinamento insufficiente o la mancanza di conoscenze possono portare rapidamente a costose rielaborazioni.

I dibattiti sulla progettazione illuminotecnica sono vari e talvolta accesi. Mentre alcuni insistono sulla massima efficienza e standardizzazione, altri invocano più coraggio per la messa in scena e l’individualità. La paura dell’inquinamento luminoso, dell’abbagliamento e dello spreco di energia contrasta con il desiderio di atmosfera, identità e qualità del soggiorno. Particolarmente controversa è la questione di quanta libertà progettuale consenta la digitalizzazione. L’architetto diventerà un agente vicario degli algoritmi o la tecnologia aprirà nuove libertà per soluzioni creative? Le opinioni divergono, e questo è un bene. Dopo tutto, l’innovazione nasce solo dal dibattito.

Un’altra questione controversa: chi è il vero responsabile di una buona progettazione illuminotecnica? L’architetto? Il lighting designer? L’utente? O, in ultima analisi, l’intelligenza artificiale che regola tutto automaticamente? La risposta è tanto semplice quanto scomoda: tutti. Un buon progetto illuminotecnico può nascere solo dal dialogo tra progettisti, tecnici, utenti e operatori. Chi si sottrae a questa responsabilità produce, nel migliore dei casi, mediocrità.

Il dibattito globale sulla progettazione illuminotecnica è caratterizzato da progetti visionari, ma anche da una crescente critica al feticismo tecnocratico della luce. In Asia e in Nord America l’illuminazione viene sempre più utilizzata come strumento di marketing, a volte a scapito della sostenibilità e del comfort degli utenti. In Europa, invece, cresce la consapevolezza dei limiti e degli effetti collaterali della luce come strumento di progettazione. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra visione e responsabilità, tecnologia e poesia.

Alla fine, la domanda rimane: di quanta luce ha bisogno l’architettura e quanta oscurità può tollerare? La risposta è individuale, dipende dal contesto e cambia continuamente. Una cosa è certa: chi non interferisce sarà plasmato – da algoritmi, standard e bollette elettriche.

Prospettive e conclusioni: Lumen come chiave per l’architettura di domani

La luce come strumento di progettazione non è una tendenza, ma la chiave del futuro dell’architettura. Nell’interazione tra tecnologia, sostenibilità e responsabilità sociale, la luce sta diventando una pietra di paragone per l’innovazione e la qualità. La digitalizzazione apre possibilità inimmaginabili, ma richiede anche nuove competenze e una consapevolezza critica. In Germania, Austria e Svizzera l’industria si muove tra sperimentazione, cautela ed eccellenza. Chi progetta la luce con coraggio, competenza e responsabilità può creare spazi che ispirano, proteggono e connettono. Chi si sottrae alla tecnologia o alla responsabilità rimarrà bloccato nella mediocrità.

Il futuro appartiene a coloro che intendono la luce come un mezzo attivo, non come un accessorio, ma come una strategia. Non si tratta di più o meno luce, ma della luce giusta, al momento giusto, nel posto giusto. L’architettura di domani non sarà caratterizzata da pareti, ma da lumen. Chi lo capirà non progetterà solo gli ambienti, ma anche la società di domani. Benvenuti nell’era della luce intelligente.

Iniziano i lavori di restauro del passaggio segreto dei Medici a Firenze

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Il famoso Corridoio Vasariano, lungo 750 metri, collega Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti a Firenze. Foto: Wikimedia Commons

Il famoso Corridoio Vasariano, lungo 750 metri, collega Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti a Firenze. Foto: Wikimedia Commons

Il famoso Corridoio Vasariano collega Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti a Firenze. Attualmente è chiuso ai visitatori per motivi di sicurezza, ma i lavori di ristrutturazione sono iniziati all’inizio di aprile. La riapertura è prevista per maggio 2022.

Il „Corridoio Vasariano“, un passaggio segreto della famiglia Medici lungo 750 metri, attraversa Firenze. Fu realizzato dall’architetto, biografo di artisti e capomastro Giorgio Vasari, su incarico del duca Cosimo I dei Medici nel 1565. Cosimo I usava questo passaggio nascosto per andare dalla sua residenza dell’epoca, Palazzo Vecchio, attraverso l’Arno fino a Palazzo Pitti, che fungeva anche da residenza di corte dei Medici.

Il passaggio segreto è stato chiuso ai visitatori nel 2016 per motivi di sicurezza. Tuttavia, all’inizio di aprile sono iniziati i lavori di ristrutturazione e restauro per riaprire il Corridoio Vasariano delle Gallerie degli Uffizi. Il progetto prevede di riaprire il corridoio al pubblico nel 2022 con nuove strutture e una bigliettazione speciale. Il progetto di restauro del „Corridoio Vasariano“ esiste dagli anni Sessanta, ma non è mai stato realizzato.

„Sarebbe significativo – e ora, a causa della pandemia, sta diventando una possibilità concreta – se aprissimo il Corridoio Vasariano il 27 maggio 2022, in occasione dell’anniversario dell’attentato ai Georgofili, che nel 1993 danneggiò gravemente il primo tratto del corridoio e distrusse centinaia di dipinti degli Uffizi“, afferma Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi. „Il progetto di rendere nuovamente sicuro e funzionale il Corridoio Vasariano è un monito contro ogni forma di aggressione all’umanità e al nostro patrimonio culturale. Allo stesso tempo, è un chiaro segnale di speranza per un nuovo inizio dopo il lungo periodo di chiusura a causa della pandemia“.

Il progetto per l’imminente riallestimento del „Corridoio Vasariano“ era già stato presentato il 18 febbraio 2019, tradizionalmente in memoria dell’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de‘ Medici, che generosamente donò alla città di Firenze l’intero tesoro artistico della sua famiglia. La collezione di autoritratti che tradizionalmente vi era esposta sarà sostituita da una selezione di statue e iscrizioni antiche, dagli affreschi cinquecenteschi che originariamente ornavano le pareti esterne del corridoio e da due monumenti dedicati al bombardamento di via dei Georgofili del 1993 e al bombardamento di Firenze durante la Seconda Guerra Mondiale del 1944.

Il completamento del progetto è previsto in 15 mesi e costerà complessivamente 10 milioni di euro. In totale saranno riaperte 73 finestre lungo il percorso, che offriranno una vista sul centro di Firenze. Inoltre, il nuovo Corridoio Vasariano sarà dotato di un sistema integrato di rampe, piattaforme e ascensori, che lo renderà completamente accessibile a tutti. I progetti si basano su una relazione di 100 pagine redatta dopo 18 mesi di ricerche e rilievi.

Per saperne di più su „Conservazione e ristrutturazione“, consultare RESTAURO 3/2021.

Il corso di laurea in urbanistica è offerto, tra gli altri, dall'Università di Stoccarda. (Foto: Max Böttinger / Unsplash)

Il programma di pianificazione urbana dell'Università di Stoccarda è particolarmente noto. (Foto: Max Böttinger / Unsplash)

Come si diventa urbanisti? Qui potete leggere come è strutturato un corso di laurea in urbanistica, quali argomenti ci si può aspettare, cosa gli studenti dovrebbero sapere prima di iscriversi e dove si può studiare urbanistica in Germania e in Europa.

La pianificazione urbana si occupa di sviluppare modelli di convivenza sostenibili e a prova di futuro nelle città. A differenza dell’architettura, non si tratta di progettare singoli edifici, ma piuttosto interi quartieri o città che vengono progettati e modellati in base a determinate specifiche. Gli urbanisti devono includere nelle loro proposte aspetti sociali, ecologici e legali, oltre a conoscere le basi di discipline vicine come l’architettura, l’architettura del paesaggio e la tecnologia delle costruzioni.

Il corso di laurea in pianificazione urbana si concentra sulle conoscenze teoriche e pratiche relative alle visioni di pianificazione. Gli studenti imparano a conoscere le condizioni quadro del design urbano, della pianificazione urbana e dello sviluppo urbano e ricevono un’introduzione alla metodologia di pianificazione e progettazione. Il programma di studi comprende anche la storia culturale urbana, i principi giuridici e la pianificazione assistita da computer con software CAD.

Il programma comprende anche le basi della ricerca nelle scienze sociali e gli approcci economici. La pianificazione dei trasporti e le linee guida dello sviluppo urbano sostenibile sono altrettanto importanti per essere in grado di gestire processi urbani complessi.

Uno stage nel campo della pianificazione urbana è consigliato prima del corso di laurea ed è addirittura obbligatorio durante il corso. Gli studenti possono anche acquisire esperienza in materie affini come la pianificazione dei trasporti, l’ingegneria civile, la sociologia, la statistica, il rilevamento o le scienze ambientali. Il corso di laurea triennale dura da sei a otto semestri, mentre quello di laurea magistrale dura quattro semestri.

L’obiettivo del corso di laurea in Urbanistica è la pianificazione e la progettazione delle città. A tal fine, gli studenti imparano a disegnare in prospettiva, a lavorare con i programmi informatici di supporto e a sviluppare e presentare i propri progetti. A seconda dell’università e dell’interesse individuale, è possibile concentrarsi su alcuni aspetti della città.

Sempre più corsi di laurea nel campo della pianificazione urbana offrono argomenti come „città vivibile“, „città verde“, „città resiliente“ o „città intelligente“. Trattandosi di un corso di laurea molto orientato al futuro, si consiglia agli studenti di scegliere un argomento interessante e pertinente.

È inoltre importante creare una rete di contatti con gli esperti della specializzazione scelta fin dalle prime fasi. Questo può essere fatto attraverso reti professionali come LinkedIn, ma anche partecipando a conferenze e workshop. Molti urbanisti praticanti sono felici di fungere da mentori e di fornire agli studenti approfondimenti pratici, consigli preziosi e contatti.

Cosa devono sapere gli studenti

In alcune università l’ammissione a un corso di laurea in urbanistica è limitata da un numerus clausus. Altri requisiti, come voti particolarmente buoni in matematica, studi sociali e politica o un tirocinio pertinente, sono talvolta parte dei requisiti di candidatura.

Se avete una buona consapevolezza dello spazio e buone capacità di disegno e pianificazione, siete già ben preparati. La conoscenza di materie come la biologia e la chimica è particolarmente utile per le questioni ecologiche nella pianificazione urbana, mentre la matematica e la fisica forniscono una buona base per il lavoro tecnico e ingegneristico.

Gli studenti dovrebbero avere una buona padronanza dell’inglese e un interesse per l’informatica. Fogli di calcolo, software CAD e programmi di grafica fanno parte del curriculum urbanistico tanto quanto i testi filosofici e storici e, naturalmente, i piani urbanistici.

Durante gli studi, gli studenti devono essere preparati a diversi progetti e lavori di gruppo, fasi pratiche ed escursioni. È richiesta flessibilità. In particolare, durante le esercitazioni pratiche vengono esercitate importanti „soft skills“ che in seguito avranno un ruolo centrale nella vita lavorativa di tutti i giorni.

Molte università tedesche offrono un corso di laurea in pianificazione urbana. A volte viene chiamata „pianificazione territoriale“ e sono comuni anche specializzazioni come „pianificazione urbana e ambientale“, „progettazione urbana“ e termini correlati. Il corso di laurea triennale tratta le basi della pianificazione urbana. Gli studenti possono scegliere se specializzarsi in disegno tecnico, architettura, amministrazione o ambiente.

Le seguenti università tedesche offrono corsi di laurea in urbanistica particolarmente rinomati:

Oltre 20 università di questo Paese offrono questi e altri corsi di laurea simili. A seconda della specializzazione desiderata, gli interessati possono anche cercare parole chiave come pianificazione del paesaggio, pianificazione della conservazione della natura, pianificazione regionale o pianificazione urbana. Anche gli studi sulla sostenibilità e sull’ambiente si concentrano sempre più sulla pianificazione urbana.

I programmi di master in pianificazione urbana in Germania sono sempre più spesso offerti in inglese. Ci si può quindi aspettare un buon mix di studenti tedeschi e internazionali e argomenti globali, che offrono un’interessante integrazione al programma di laurea triennale. Molte università accettano studenti di master che hanno conseguito una laurea in materie affini, come scienze politiche e sociali, architettura o ingegneria.

Lo studio della pianificazione urbana è diffuso anche in altri Paesi europei. Nel Regno Unito è noto come „town planning“, nella maggior parte degli altri Paesi come „urban planning“. Gli studenti interessati devono tenere presente che, soprattutto nei corsi di laurea triennale, vengono insegnate molte conoscenze locali sul rispettivo Paese.

Particolarmente interessante è la selezione di programmi di Master per lo studio dell’urbanistica in altri Paesi. Ad esempio, è possibile studiare „Global Urban Development and Planning“ presso l‘Università di Manchester. Science Po a Parigi offre il corso di laurea „Governing Ecological Transitions in European Cities“ e a Stoccolma c’è il Master „Transport and Geoinformation Technology“.

Altri articoli sul tema della pianificazione urbana sono disponibili qui.

De Harmonie ad Anversa dell’Atelier Kempe Thill

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Kempe Thill e RE-ST hanno ristrutturato la sala concerti "De Harmonie". Foto: © Ulrich Schwarz

Kempe Thill e RE-ST hanno ristrutturato la sala concerti De Harmonie. Foto: © Ulrich Schwarz

Nel 1844/46, l’architetto Pieter Dens fece costruire ad Anversa la sala da concerto „De Harmonie“. Kempe Thill e RE-ST l’hanno ora trasformata in un centro di quartiere e in un ufficio per i cittadini.

Centro di quartiere e parco cittadino

Con il complesso progetto di riqualificazione urbana De Harmonie, dall’autunno 2021 Anversa ha un nuovo spazio pubblico. Nella parte meridionale della città, lo studio Kempe Thill di Rotterdam e lo studio locale RE-ST architecten hanno trasformato l’ex sala da ballo e da concerto della Société Royale d’Harmonie in un nuovo centro di quartiere, che ora ospita, tra l’altro, uffici per l’amministrazione comunale, un grande centro civico e uno spazio per concerti. Gli architetti hanno unito la sala concerti, che è un edificio tutelato dal 1997, con il municipio esistente e l’ex orangerie e hanno ampliato l’edificio per includere un centro riunioni. Hanno inoltre riprogettato il parco storico e fatto restaurare la fontana progettata da Henry van der Velde. Il progetto era originariamente un concorso di architettura aperto organizzato dal governo fiammingo (2010) per trasformare la sala concerti in una „Silent Room“. Nel 2013, tuttavia, è stato deciso di sviluppare l’edificio come centro di quartiere.

Un parco paesaggistico inglese per il XXI secolo

Insieme a LAND landschapsarchitecten e ARA (entrambi di Anversa), Kempe Thill ha riprogettato il parco esistente nello stile di un giardino paesaggistico inglese. Sono stati abbattuti alcuni grandi alberi e rimossi arbusti e recinzioni per creare aree di gioco e di esercizio più aperte. Allo stesso tempo, i bordi del parco sono stati piantati più densamente per creare maggiore intimità e sicurezza e per bloccare visivamente le strade circostanti, alcune delle quali molto trafficate. Nel progetto, Kempe Thill ha eliminato completamente la rete di sentieri esistente per creare il maggior spazio possibile non asfaltato. Verso l’ex sala concerti, il sito è stato leggermente abbassato per integrarlo meglio nel parco. Un elemento chiave del progetto è stata l’apertura dell’edificio verso il parco, per ripristinare il rapporto fluido e caratteristico tra interno ed esterno. L’aranciera restaurata è stata trasformata in una caffetteria. Il tranquillo parco cittadino di nuova concezione costituisce ora un’oasi verde intensamente utilizzata ad Anversa e invita i visitatori a praticare un’ampia gamma di attività.

Anche il Parco Olimpico di Monaco di Baviera colpisce per il suo design e la sua versatilità. Leggete qui tutto quello che c’è da sapere sul suo 50° anniversario.

Uno sguardo alla storia di De Harmonie ad Anversa

De Harmonie è l’ex sala concerti estiva della Société Royale d’Harmonie, fondata nel 1814. L’allora venticinquenne Pieter Dens, che in seguito sarebbe diventato l’architetto della città di Anversa, vinse il concorso di architettura per l’edificio. Nel 1846, dopo soli due anni di progettazione e costruzione, la sala da ballo e il suo giardino privato furono inaugurati. L’edificio neoclassico era caratterizzato soprattutto dal rapporto fluido tra gli spazi interni ed esterni e fungeva da cornice festosa per i concerti all’aperto. Una ristrutturazione nel 1890 raddoppiò il volume dell’edificio.

All’inizio del XX secolo, tuttavia, l’attività concertistica della Societé iniziò a declinare, una tendenza che si aggravò con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1922, quindi, la città rilevò l’edificio e il giardino. Il giardino è stato trasformato in un parco pubblico e la sala da concerto è stata adibita a centro espositivo. Alla fine degli anni ’70, l’edificio è stato trasformato in un locale notturno. Negli spazi interni storici parzialmente conservati sono stati installati dei controsoffitti acustici e l’apertura sul giardino è stata chiusa. La gara d’appalto del 2010 aveva l’obiettivo di contribuire al rifacimento del tetto e alla reinterpretazione dell’ensemble De Harmonie, risalente a 170 anni fa. Oltre a restaurare la sala da concerto, che aveva estremo bisogno di essere rinnovata, la città di Anversa voleva anche un nuovo collegamento per i vari edifici del sito.

L’edificio

Per collegare i vari edifici, l’Atelier Kempe Thiel ha ideato un’organizzazione complessiva sensata per il nuovo complesso. Sul lato nord della sala concerti è stata realizzata una struttura di accesso che collega tutte le aree funzionali tra loro e consente un accesso senza barriere. Hanno inoltre allineato le diverse aree funzionali lungo il nuovo asse ovest-est. Gli architetti hanno organizzato lungo questo corridoio tutti i locali accessori necessari, come la caffetteria, gli uffici e le sale riunioni, per liberare gli ambienti storici da nuovi vincoli funzionali. La struttura di collegamento è visibile solo in parte tra l’aranciera e la sala concerti come nuovo ingresso coperto – e sul lato est del complesso come padiglione per conferenze. Verso il municipio storico, l’edificio di collegamento forma un piccolo cortile interno verde.

Ristrutturazione della facciata

L’obiettivo era quello di ripristinare il più possibile il carattere classico della sala da concerto. Per questo motivo, dopo approfondite ricerche e consultazioni con le autorità preposte alla conservazione dei monumenti, è stato demolito il pergolato di vetro antistante la facciata principale, risalente al 1890, per esporre il volume originale dell’edificio. Le balaustre che un tempo esistevano nella zona del sottotetto sono state aggiunte in una forma moderna e astratta. Gli architetti hanno interpretato le finestre della facciata in stile neoclassico con porte a doppio vetro alte quattro metri. Hanno inoltre ricostruito gli ornamenti perduti. L’Atelier Kempe Thill ha basato la combinazione di colori su uno spettro neoclassico. L’intonaco grigio chiaro e le finestre grigio medio sono stati abbinati alla base esistente in granito belga grigio scuro.

La riprogettazione degli interni della sala concerti De Harmonie

Gli architetti hanno continuato a sviluppare il progetto neoclassico originale anche per gli interni. Hanno rimosso i controsoffitti ed esposto i frammenti di stucco rimasti. Tuttavia, poiché le informazioni sull’interno storico erano scarse, non è stato ricostruito. Gli architetti hanno utilizzato il terrazzo grigio come rivestimento delle pareti e delle colonne. Hanno fatto rivestire le colonne di legno esistenti con elementi di terrazzo fatti a mano. I capitelli astratti hanno un aspetto tradizionale e contemporaneo allo stesso tempo. Tutti gli elementi tecnici, come il sistema di ventilazione, l’estrazione dei fumi, l’illuminazione della sala e la tecnologia teatrale, sono stati accuratamente integrati nell’insieme storico.

GIORNATA DELLO SPAZIO E DELL’ARCHITETTURA 2016

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La giornata „Griffwerk Raum + Architektur“ si terrà il 20 ottobre a Blaustein, Ulm.

Il pomeriggio inizierà con la presentazione del manuale BDIA pubblicato da Callwey-Verlag, presentato da Claudia Schütz (BDIA). Presso la Griffwerk di Blaustein si terranno in totale quattro conferenze specialistiche sul tema dello spazio. La consulente del colore Hildegard Kalthegener parlerà del tema del colore, mentre Per Schäfer dell’agenzia di materiali Raumprobe parlerà di materiali innovativi. La seconda parte del pomeriggio sarà dedicata allo spazio costruito e inizierà con una relazione sul lavoro di Sven Matt e Markus Innauer del Vorarlberg. „Identità architettonica“ e spazio come comunicazione costruita sono i temi della presentazione di Peter Ippolito (Ippolito Fleitz Group). I progetti pubblicati nel BDIA Handbook 2016/2017 saranno esposti in una mostra di accompagnamento. Claudia Schütz (vicepresidente della BDIA) aprirà l’evento insieme a Matthias Lamparter (amministratore delegato di Griffwerk GmbH).

Evento serale presso l’HFG di Ulm

Per l’evento serale sono state scelte le sale della vicina Università di Scienze Applicate di Ulm. Nella grande sala conferenze, Jakob Bill fornirà una visione unica della vita e del lavoro di suo padre Max Bill, architetto e primo rettore fondatore dell’HfG di Ulm. Campioni reali del Material Prize 2016, con particolare attenzione al legno (Raumprobe Stuttgart), saranno esposti in una mostra.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.raum.griffwerk.de
È richiesta la registrazione all’evento: raum@griffwerk.de

Pavimentazione ARENA® – Organica anziché ortogonale

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Le terrazze sul tetto vengono vendute a Tel Aviv

Si dà per scontato che le pavimentazioni siano un elemento che definisce lo spazio. Ci siamo abituati alla posa direzionale, ai sistemi di pavimentazione e alle lastre posate ortogonalmente, cioè ad angolo retto. ARENA® è la grande eccezione. Con la sua forma organica e la conseguente posa „non direzionale“, questo sistema di pavimentazione è l’alternativa all’asfalto o alla ghiaia.

Con i suoi „bordi arrotondati“, l’ARENA® cita le forme e le apparenze della natura. La forma organica incontra la materialità del cemento. Questa emozionante combinazione ne caratterizza l’essenza.

Contrasto

Laddove la modernità, le facciate monocromatiche e le linee chiare caratterizzano l’architettura, ARENA® è un partner di interazione contrastante e generatore di tensione sul pavimento. Forme morbide incontrano bordi e contorni netti.

Effetto

Con il suo vivace disegno del pavimento, ARENA® evoca associazioni con spiagge di ciottoli, tessuti vegetali o acqua increspata. Allo stesso tempo, le superfici disegnate appaiono vitali, omogenee e come una figura d’insieme.

Prospettiva

I sistemi di pavimentazione rettangolari o poligonali costringono l’occhio a seguire l’andamento delle fughe. ARENA®, invece, con la sua posa non direzionale, offre all’occhio un effetto di superficie e tranquillità.

Ecologia

Il calcestruzzo viene utilizzato in modo innovativo. L’esperienza dimostra che molta acqua piovana si disperde sulle superfici. ARENA® soddisfa quindi i requisiti di una pavimentazione non impermeabilizzata.

Efficienza

ARENA® può essere posato a piacere. Spesso si predilige un disegno selvaggio, che trae il suo fascino dalla casualità. Si possono realizzare anche disposizioni geometriche. Da file e curve curve a cerchi chiusi, senza tagli complessi. Insieme ai formati XXL, si crea un’immagine superficiale accattivante.

Ulteriori informazioni sulle pietre da pavimentazione ARENA® sono disponibili qui.

Il futuro delle chiese

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che è conosciuta come la "Stanza del Silenzio".

All’inizio del 2016, la Fondazione Wüstenrot ha premiato progetti speciali che hanno ristrutturato, convertito o riadattato chiese nel suo concorso nazionale „Gli edifici ecclesiastici e il loro futuro“. I 291 progetti presentati comprendevano molti esempi di come gli edifici ecclesiastici e i centri comunitari possano essere conservati come parte visibile dell’identità culturale. Abbiamo parlato con il dottor Stefan Krämer, responsabile del dipartimento „Scienza e ricerca“ della Fondazione Wüstenrot.

Le chiese in Germania devono affrontare sfide importanti. Il calo del numero dei parrocchiani, le mutate esigenze di utilizzo e gli elevati costi di manutenzione e gestione degli edifici ecclesiastici richiedono una strategia sostenibile per la conservazione degli edifici ecclesiastici. Tuttavia, riteniamo che non siano solo le chiese a essere responsabili di questi compiti, ma la società nel suo complesso, poiché le chiese sono portatrici della nostra identità culturale. Non esiste ancora una panoramica generale sulla ristrutturazione architettonica delle chiese. Sebbene le chiese cristiane o l’Istituto EKD di Marburgo, ad esempio, presentino singoli progetti di conversione delle chiese, finora mancava una panoramica più ampia. Abbiamo quindi deciso di organizzare il concorso „Gli edifici ecclesiastici e il loro futuro“ per contribuire allo sviluppo di strategie di successo per la conversione delle chiese.

Quali sviluppi vede in questo settore?

L’apice di questa tendenza non è ancora stato raggiunto. È ancora necessario sviluppare strategie sostenibili per salvare gli edifici ecclesiastici dal degrado e ristrutturarli in modo che abbiano un senso economico, urbano e culturale. La città di Stoccarda, ad esempio, ha in programma di istituire un gruppo di lavoro per sviluppare un piano per i prossimi 20 anni. Secondo la mia esperienza, la Baviera è solo all’inizio del processo di ricerca di una strategia per l’uso futuro degli edifici ecclesiastici nel contesto del cambiamento sociale. Sicuramente qui accadrà ancora molto.

Quali progetti del concorso le sono piaciuti particolarmente?

Penso che molti dei progetti presentati abbiano avuto un grande successo. Questa volta abbiamo premiato due progetti particolarmente eccezionali, altrimenti nei nostri concorsi c’è sempre un solo „1° posto“. Per noi era molto importante sottolineare due diverse strategie di utilizzo, da un lato la realizzazione di una chiesa funzionale e dall’altro un progetto che dimostrasse la possibilità di collaborare con uno sponsor cooperativo. La nuova struttura spaziale della chiesa cattolica Heilig-Geist-Kirche della parrocchia di St Martinus a Olpe migliora la qualità dell’edificio, anche in termini di pianificazione urbana. Una riduzione delle dimensioni con un nuovo concetto di utilizzo dello spazio è la variante più comune di una riprogettazione. Per preservare la chiesa protestante nel quartiere di Bochum-Stahlhausen, i responsabili hanno scelto di collaborare con un’associazione educativa multiculturale. La chiesa è ora utilizzata sia in ambito sacro che come centro distrettuale per il lavoro socio-educativo. Questo progetto è certamente un modello da seguire.

Ci sono stati anche progetti in cui sono stati coinvolti scalpellini?

Ci vediamo più come un’interfaccia tra architetti e clienti. In questo senso, l’attenzione era rivolta all’interazione tra queste parti. Tuttavia, per quanto ne so, gli scalpellini sono stati coinvolti in alcuni progetti. Ad esempio, nella conversione della chiesa di San Giuseppe ad Aquisgrana nella chiesa del Santo Sepolcro. La conversione di edifici ecclesiastici in colombari è particolarmente interessante sia per le chiese, in quanto spesso è possibile mantenere l’uso sacro e integrare una strategia di rifinanziamento, sia per gli scalpellini, che possono eseguire i lavori sulla pietra. In quanto esperti nel campo dei funerali, si aprono molte opportunità per loro. Nelle chiese funerarie è molto importante creare un’immagine complessiva che catturi l’aura del luogo, ma che organizzi anche gli spazi per le urne in modo efficiente. L’obiettivo non era creare pareti di scaffali come in una biblioteca, ma un luogo che creasse anche isole per il silenzio e il lutto. Gli architetti non sono gli unici a essere richiesti per questa realizzazione di design.

Quali sono gli spunti particolari che siete riusciti a ottenere?

In un confronto all’interno della Germania, i nuovi Stati federali sono probabilmente i più avanzati con i loro progetti edilizi in questo campo. Poiché gli edifici ecclesiastici non erano più utilizzati ai tempi della DDR e in seguito – spesso per motivi finanziari – non sono stati recuperati per la loro destinazione d’uso, la questione del loro futuro è forse presente da un po‘ più di tempo. È anche interessante notare che, secondo la mia esperienza, è spesso più facile convertire le chiese cattoliche che quelle protestanti. La profanazione è più facile, perché spesso un centro comunitario è già integrato negli edifici delle chiese protestanti. Molti ricordi della vita in parrocchia sono legati a questo. Lo spazio assume un significato diverso.

In STEIN di giugno 2016, diamo uno sguardo più da vicino al potenziale della riprogettazione degli spazi sacri per gli scalpellini. Per saperne di più sul concorso „Gli edifici ecclesiastici e il loro futuro“ e su altri progetti della Fondazione Wüstenrot, cliccate qui.

Nuova cattedra UNESCO a Bonn

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L'UNESCO e la Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität di Bonn hanno istituito congiuntamente la Cattedra UNESCO per i sistemi uomo-acqua. Foto: Volker Lannert / Università di Bonn

L'UNESCO e la Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität di Bonn hanno istituito congiuntamente la Cattedra UNESCO per i sistemi uomo-acqua. Foto: Volker Lannert / Università di Bonn

La ricerca sui sistemi uomo-acqua rafforza gli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite

L’UNESCO ha istituito la Cattedra UNESCO per i sistemi uomo-acqua insieme alla Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität di Bonn. Ciò significa che 14 cattedre UNESCO in Germania stanno ora contribuendo all’attuazione dell’Agenda globale per la sostenibilità. „La ricerca e l’insegnamento nella rete globale delle Cattedre UNESCO ci portano un importante passo avanti verso gli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite“, sottolinea la Presidente della Commissione tedesca per l’UNESCO, Prof.ssa Maria Böhmer. „La ricerca è essenziale per trovare soluzioni al cambiamento globale. La nuova Cattedra UNESCO di Bonn si caratterizza per l’eccellenza professionale, un particolare profilo internazionale e, soprattutto, una stretta collaborazione con i ricercatori dei Paesi del Sud del mondo“, ha proseguito Böhmer.

La Cattedra UNESCO sui sistemi uomo-acqua dell’Università di Bonn si occupa di ricerca sull’uso sostenibile delle risorse idriche da una prospettiva inter- e transdisciplinare, di scienze naturali e sociali, con particolare attenzione al rapporto tra clima, acqua e questioni nutrizionali, nonché agli estremi idrologici come siccità e inondazioni nel Sud-est asiatico, nell’Africa orientale e meridionale. La nuova cattedra è diretta dalla prof.ssa Mariele Evers, che presiede anche il Comitato scientifico consultivo tedesco per i programmi di ricerca sull’acqua dell’UNESCO e dell’Organizzazione meteorologica mondiale.

„Le attività della cattedra comprendono la ricerca, l’insegnamento, lo sviluppo delle capacità e la generazione di conoscenze rilevanti ai fini decisionali per e con gli operatori del settore, che si realizzano attraverso la cooperazione internazionale“, spiega la titolare della cattedra Evers. „La ricerca sui sistemi uomo-acqua è complessa e gli approcci interdisciplinari e transdisciplinari sono fondamentali per una migliore comprensione e un’implementazione sostenibile delle conoscenze. Tuttavia, spesso mancano approcci metodologici e un’elaborazione mirata dei risultati della ricerca. È proprio da qui che vogliamo partire con la nuova cattedra“, afferma Evers.

Attraverso il loro lavoro, le Cattedre UNESCO rafforzano la cooperazione con università, altri istituti di ricerca e attori sociali nei Paesi del Sud globale, in Germania e in Europa. Nella rete globale delle Cattedre UNESCO, oltre 750 Cattedre UNESCO in più di 110 Paesi lavorano insieme per consolidare gli obiettivi dell’UNESCO nel campo della scienza e dell’istruzione.

La Germania ospita 14 Cattedre UNESCO. Esse si distinguono per l’eccellenza della ricerca e dell’insegnamento nei campi di lavoro dell’UNESCO. I principi del loro lavoro includono la creazione di reti internazionali, in particolare nelle aree Nord-Sud e Nord-Sud-Sud, nonché la promozione del dialogo interculturale. Le Cattedre UNESCO contribuiscono alla creazione, alla diffusione e all’applicazione della conoscenza in tutto il mondo, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile.

Per saperne di più su „Patrimonio culturale e responsabilità“, consultare il prossimo RESTAURO 4/2021, che sarà pubblicato il 17 giugno 2021.

L’acqua piovana come risorsa nelle aree urbane – un confronto tra sistemi tecnici

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architettura moderna che circonda una piscina riflettente-tl0bv4m7iNs
Architettura moderna con piscina riflettente, fotografata da Strycho.graphics.

L’acqua piovana come risorsa nelle aree urbane? Fino a poco tempo fa, la pioggia era vista principalmente come un fattore di disturbo tra l’asfalto e la fossa di scavo, ma da tempo è stato annunciato il cambio di paradigma: l’acqua piovana sta diventando una materia prima, un’ancora di salvezza per le città resistenti al clima. I sistemi tecnici sono in competizione per l’utilizzo più intelligente e le soluzioni migliori combinano ecologia, tecnologia e design urbano. Chiunque creda ancora che l’acqua piovana sia solo un prodotto di scarto si è perso il cambiamento. È ora di dare un’occhiata più da vicino allo stato dell’arte delle città tedesche e chiedersi: chi ha il sistema più intelligente?

  • Introduzione all’importanza dell’acqua piovana come risorsa per le città e al contesto del cambiamento di paradigma.
  • Panoramica dei moderni sistemi tecnici per l’utilizzo e la gestione dell’acqua piovana nelle aree urbane.
  • Analisi approfondita dei tipi di sistemi: soluzioni centralizzate e decentralizzate, compresi i loro punti di forza e di debolezza.
  • Analisi di esempi attuali provenienti da Germania, Austria e Svizzera, con particolare attenzione all’innovazione e alla praticità.
  • Spiegazione di termini tecnici importanti come città spugna, filtro del suolo di ritenzione o infrastruttura blu-verde.
  • Discussione delle interfacce tra tecnologia, progettazione urbana e requisiti sociali.
  • Valutazione delle condizioni quadro legali, di pianificazione pratica ed economiche.
  • Riflessione critica: sfide di funzionamento, costi di manutenzione e rischi nella scelta di un sistema.
  • Guardare al futuro: quale contributo danno i sistemi di acqua piovana intelligenti alle città adattate al clima?

L’acqua piovana in un contesto urbano: da problema a potenzialità

L’acqua piovana e la città: un rapporto secolare che raramente è stato paritario. Storicamente, la pioggia è stata vista come un nemico: come un rischio di allagamento, come un peso per le reti fognarie, come un nemico delle superfici impermeabilizzate. Il drenaggio urbano tradizionale cercava di massimizzare il drenaggio, il più velocemente possibile, il più lontano possibile. Ma questo modo di pensare non è solo obsoleto, è addirittura pericoloso alla luce della crisi climatica. Piogge abbondanti, periodi di siccità, isole di calore: le sfide del presente richiedono un ripensamento radicale del modo in cui gestiamo le precipitazioni.

Il cambio di paradigma è in atto da tempo: l’acqua piovana è vista come una risorsa, come un’opportunità per il raffreddamento per evaporazione, per la ricarica delle falde acquifere, per la biodiversità urbana e persino come un elemento per i luoghi di incontro sociale negli spazi pubblici. Il principio della città spugna, noto a livello internazionale come sponge city, sta diventando il nuovo modello. Si tratta di un sistema urbano che immagazzina, trattiene, purifica e rilascia l’acqua con un certo ritardo – rinfrescando, rinverdendo e rivitalizzando lo spazio urbano.

Ma come fa l’acqua piovana a diventare una risorsa? La risposta sta in un’interazione finemente calibrata tra sistemi tecnici, pianificazione intelligente e accettazione sociale. La tecnologia non è solo un mezzo per raggiungere un fine, ma contribuisce a plasmare il volto della città. Non si tratta solo di tubi, pozzetti e bacini di raccolta. Sono necessarie soluzioni multifunzionali che uniscano tecnologia e design, funzione ed esperienza.

In pratica, i progettisti si trovano a dover scegliere tra soluzioni centralizzate e decentralizzate, ripensando le infrastrutture esistenti e integrando tecnologie innovative. Lo spettro spazia dai classici bacini di ritenzione delle acque piovane e dai filtri del terreno di ritenzione ai tetti blu-verdi, alle facciate e alle trincee aperte. Ognuna di queste soluzioni ha i suoi vantaggi e svantaggi, ognuna richiede competenze specifiche e ognuna deve dimostrarsi valida nel contesto delle strutture di quartiere, dell’uso del suolo e delle condizioni quadro legali.

Allo stesso tempo, le aspettative sono in aumento: Le società urbane chiedono resilienza, sostenibilità e qualità della vita. Gli investitori si aspettano affidabilità ed efficienza operativa. E i progettisti devono conciliare tutto questo: non c’è da stupirsi che il dibattito sui migliori sistemi tecnici sia così appassionato. Una cosa è certa: Chiunque consideri l’acqua piovana urbana solo un problema del XXI secolo ha completamente frainteso i segni dei tempi.

Un confronto tra i sistemi tecnici: dalle cisterne ai filtri a terra di ritenzione

La scelta di sistemi tecnici per la gestione dell’acqua piovana è oggi più ampia che mai. Fondamentalmente si possono dividere in due gruppi: soluzioni centralizzate e decentralizzate. I sistemi centralizzati concentrano l’acqua piovana su una vasta area, ad esempio in bacini di ritenzione o cisterne sotterranee, mentre gli approcci decentralizzati trattengono, infiltrano o utilizzano l’acqua il più vicino possibile al luogo di caduta. Entrambe le filosofie hanno le loro giustificazioni e riflettono diversi requisiti urbanistici e infrastrutturali.

I classici sistemi centralizzati, come i bacini di ritenzione delle acque piovane o i bacini di raccolta delle acque piovane, sono parte integrante delle infrastrutture urbane. Offrono elevate capacità di stoccaggio, consentono un drenaggio controllato e sono relativamente facili da integrare nelle reti fognarie esistenti. Il loro principale svantaggio è che occupano molto spazio, sono spesso monofunzionali e non contribuiscono a migliorare la qualità della vita negli spazi pubblici. Inoltre, di solito scaricano di nuovo l’acqua in tempi brevi, invece di trattenerla nel quartiere.

I sistemi decentrati, invece, mirano a gestire l’acqua piovana dove si accumula. Tra questi vi sono le cisterne per l’utilizzo dell’acqua piovana, i sistemi a trincea, i tetti di ritenzione, l’inverdimento delle facciate con funzione di accumulo dell’acqua o i rivestimenti permeabili delle superfici. Particolarmente innovativi sono i filtri a terra di ritenzione, che puliscono, immagazzinano e rilasciano l’acqua piovana in modo controllato. Hanno un ottimo punteggio in termini di flessibilità, possono essere adattati alle mutevoli condizioni climatiche e forniscono benefici ecologici attraverso l’evaporazione e la ricarica delle falde acquifere.

Le infrastrutture blu-verdi sono un altro punto di forza: combinano elementi idrici e spazi verdi per creare paesaggi multifunzionali. Ne sono un esempio i corsi d’acqua artificiali, i canali aperti, i giochi d’acqua o le aree di ritenzione piantumate. Combinano tecnologia, ecologia e design e creano nuove qualità per gli spazi urbani. Tuttavia, l’integrazione di questi sistemi pone requisiti elevati in termini di pianificazione, costruzione e manutenzione e non è sempre compatibile con i programmi di finanziamento tradizionali.

La scelta del sistema giusto dipende in ultima analisi dal contesto locale: la densità degli insediamenti, il livello delle acque sotterranee, le infrastrutture esistenti, i requisiti legali e le aspettative degli utenti determinano la fattibilità. In pratica, un mix di soluzioni centralizzate e decentralizzate, integrate da tecnologie innovative e intelligenza progettuale, è spesso la chiave del successo della gestione delle acque piovane nelle aree urbane.

Città, tecnologia, società: interfacce e sfide

I sistemi tecnici per l’utilizzo dell’acqua piovana non sono mai solo tecnologia. Sono sempre parte di un tessuto sociale, ecologico ed economico. Questo diventa chiaro al più tardi quando i progettisti escono dalla torre d’avorio della pianificazione del drenaggio e guardano alle interfacce con la società urbana. Dopo tutto, i sistemi di raccolta delle acque piovane sono visibili, tangibili e talvolta soggetti a guasti, il che ha un’influenza significativa sull’accettazione e sul funzionamento a lungo termine.

L’integrazione nello spazio pubblico è un aspetto fondamentale. Mentre i bacini di ritenzione monofunzionali sono spesso percepiti come corpi estranei, le strutture multifunzionali come le piazze d’acqua, i canali piantumati o le zone umide urbane possono diventare luoghi che creano un senso di identità. In questo caso, tecnologia e design si fondono, creando spazi che gestiscono l’acqua piovana e offrono qualità di vita. Queste soluzioni richiedono una stretta collaborazione tra ingegneri, architetti del paesaggio, urbanisti e personale addetto alla manutenzione, e spesso anche una persuasione politica.

Un’altra area di conflitto è quella del funzionamento e della manutenzione. I sistemi innovativi, come i filtri di ritenzione del terreno o i tetti blu-verdi, sono più complessi dei classici canali e richiedono una manutenzione regolare, un monitoraggio e talvolta una regolazione. Ciò solleva la questione di chi sia responsabile del funzionamento, della manutenzione e del finanziamento: le autorità locali, i proprietari privati o le società di gestione? La mancanza di responsabilità porta rapidamente all’abbandono e alla perdita di funzionalità. I migliori sistemi tecnici sono poco utili se si insabbiano o si intasano dopo pochi anni.

Infine, la comunicazione sociale è fondamentale. La gestione delle acque piovane deve essere spiegata. I cittadini si aspettano che i sistemi siano sicuri, attraenti e comprensibili. La tecnologia dei sensori intelligenti e i sistemi di monitoraggio digitale possono contribuire a creare trasparenza e a riconoscere tempestivamente le esigenze di manutenzione. Allo stesso tempo, le nuove tecnologie devono essere progettate in modo da non essere percepite come una scatola nera. La partecipazione e l’informazione sono fondamentali per il successo, soprattutto nei grandi progetti di quartiere.

Le interfacce tra tecnologia, progettazione urbana e società sono complesse, e proprio per questo sono così interessanti. I progetti di successo sono caratterizzati da interdisciplinarità, capacità di comunicazione e coraggio di innovare. Coloro che riescono a inserire i sistemi tecnici in una cultura di vita urbana gettano le basi per città sostenibili e resilienti.

Condizioni quadro legali, di pianificazione ed economiche

L’implementazione di moderni sistemi di acqua piovana è influenzata in modo significativo dai requisiti legali e di pianificazione. In Germania e nei Paesi limitrofi esiste una fitta rete di norme in materia di acqua, edilizia e ambiente. In particolare, la legge sulle risorse idriche, le rispettive leggi statali sull’acqua e i regolamenti sulle acque reflue dei comuni forniscono un quadro d’azione chiaro. Le norme sull’impermeabilizzazione, l’allacciamento e l’uso obbligatorio e lo scarico delle acque piovane nel sistema fognario o nei corpi idrici determinano quali sistemi sono ammissibili ed economici.

Strumenti di pianificazione come i piani di sviluppo, i contratti di sviluppo urbano o il concetto di infrastruttura verde offrono punti di partenza per integrare la gestione delle acque piovane nello sviluppo urbano. La gestione delle acque piovane e l’adattamento al clima vengono sempre più spesso inseriti come componenti obbligatori nelle aree di nuova costruzione. I programmi di finanziamento a livello europeo, federale o statale sostengono concetti innovativi, anche se spesso con un notevole sforzo burocratico e non sempre perfettamente adatti a soluzioni di sistema complesse.

Da un punto di vista economico, l’attenzione si concentra sui costi di investimento, sui costi operativi e sui costi di follow-up. I sistemi decentralizzati sono spesso più economici da investire inizialmente, ma possono comportare costi di manutenzione e assistenza più elevati. I grandi sistemi centralizzati guadagnano punti grazie alle economie di scala, ma sono costosi da costruire e richiedono grandi superfici. Le tecnologie innovative come la sensoristica, i controlli digitali o i sistemi di filtraggio naturale promettono guadagni di efficienza, ma pongono ai pianificatori la sfida di garantire l’efficacia dei costi e l’affidabilità operativa a lungo termine.

Una questione sempre più importante è il finanziamento attraverso tasse, imposte o modelli innovativi come i partenariati pubblico-privati. Chi paga per la costruzione, il funzionamento e la manutenzione? Come vengono distribuiti equamente i costi? In questo caso sono necessari approcci creativi, come collegare le tariffe per l’acqua piovana all’effettiva impermeabilizzazione o coinvolgere gli attori privati attraverso sistemi di incentivazione. A lungo termine, solo i sistemi ecologicamente sensati, giuridicamente solidi ed economicamente sostenibili prevarranno.

Le condizioni quadro legali, di pianificazione ed economiche non sono fini a se stesse, ma sono decisive nel determinare quali sistemi tecnici vengono utilizzati. Chi li usa con saggezza può promuovere l’innovazione, evitare la cattiva gestione e rendere le città adatte ai cambiamenti climatici.

Guardando al futuro: sistemi intelligenti per l’acqua piovana per una città resiliente al clima

Il futuro della gestione delle acque piovane nelle aree urbane è digitale, collegato in rete e multifunzionale. I sistemi intelligenti combinano le classiche competenze ingegneristiche con la tecnologia dei sensori, la gestione dei dati e il controllo automatizzato. Misurano le precipitazioni in tempo reale, regolano in modo flessibile i volumi di stoccaggio e di scarico e riconoscono automaticamente l’inquinamento e i requisiti di manutenzione. L’obiettivo è massimizzare l’efficienza, minimizzare i rischi e massimizzare la resilienza urbana agli effetti del cambiamento climatico.

Gli esempi di Copenaghen, Berlino e Zurigo mostrano come i sistemi di controllo intelligenti possano ridurre il rischio di inondazioni, ottimizzare il raffreddamento per evaporazione e persino consentire l’uso dell’acqua piovana per l’irrigazione, i sistemi di acque grigie o l’agricoltura urbana. Particolarmente interessanti sono gli approcci in cui i gemelli digitali, cioè i modelli di città virtuali, vengono utilizzati per simulare e ottimizzare i sistemi di acqua piovana. È qui che i confini tra tecnologia, pianificazione e gestione diventano labili.

Tuttavia, la tecnologia è solo una parte della soluzione. La sfida più grande rimane l’integrazione nella struttura urbana e nella vita delle persone. I sistemi di raccolta delle acque piovane devono essere più di una semplice infrastruttura tecnica: devono diventare luoghi quotidiani, spazi di esperienza e simboli di un nuovo approccio alle risorse. La città spugna non è solo una visione tecnica, ma un progetto culturale.

Allo stesso tempo, è importante tenere d’occhio i rischi: La complessità tecnica non deve portare a una mancanza di trasparenza o a una manutenzione arretrata. I sistemi intelligenti hanno bisogno di operatori intelligenti, di dati affidabili e di concetti di emergenza solidi. Infine, ma non per questo meno importante, devono essere progettati in modo da soddisfare i requisiti sociali, ecologici ed estetici.

Chi progetta in modo innovativo oggi sta costruendo le basi per la città di domani. L’acqua piovana come risorsa: non si tratta di una tendenza, ma del compito centrale per le città adattate al clima nel XXI secolo. Le soluzioni migliori nascono quando la tecnologia, il design e la società agiscono alla pari, e dove la pioggia non è più vista come un problema, ma come un motore dell’innovazione urbana.

Conclusione: l’acqua piovana nelle aree urbane non è più solo una questione periferica per gli appassionati di tecnologia e i romantici dell’ambiente. È diventata una questione fondamentale per città resilienti, vivibili e sostenibili. La varietà di sistemi tecnici – dalle cisterne e dai filtri di ritenzione del terreno alle infrastrutture intelligenti blu-verdi – offre ai pianificatori un’ampia gamma di opzioni. Tuttavia, solo chi riuscirà a combinare in modo coerente tecnologia, progettazione urbana e requisiti sociali avrà successo a lungo termine. Le condizioni quadro legali ed economiche sono importanti quanto lo spirito di innovazione e la volontà di prendersi cura. La città di domani non sarà più costruita contro la pioggia, ma con essa. E questa è la migliore notizia per tutti coloro che vogliono rendere gli spazi urbani veramente sostenibili.

Mostra BDA „Cura dell’edificio esistente. Dieci strategie per l’architettura“ a Münster

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Vista di un'installazione nello spazio espositivo.

Panoramica dello spazio espositivo. Foto: Leon Lenk

La mostra „Cura del patrimonio edilizio esistente“, inaugurata di recente, rimarrà aperta fino a domenica 27 febbraio 2022 a Münster. Il BDA vede la mostra come un appello per il patrimonio architettonico, in linea con la nostra attuale serie di temi e in particolare con B12 „ristrutturazione sostenibile“ e B1 „riparazione sostenibile“.

Va notato che la „cura degli edifici esistenti“ non riguarda le linee di preoccupazione che possono apparire su alcuni edifici esistenti, ma piuttosto la questione di come possiamo prenderci cura del nostro patrimonio edilizio attuale e futuro. Riparare e sviluppare dove possibile invece di demolire e ricostruire, ad esempio. La mostra del BDA affronta anche questioni relative alla sostenibilità del futuro patrimonio edilizio, come l’uso circolare dei materiali.

La mostra presenta un totale di dieci strategie sviluppate da vari esperti. Inizialmente è stata inaugurata al DAZ di Berlino nel 2020 e da allora è stata itinerante in varie località. L’ultima tappa è stata la sala di immatricolazione della TU di Monaco, ad esempio. I temi spaziano dalla densificazione, alle misure di conversione di facile attuazione, dall’edilizia sostenibile alla digitalizzazione in un contesto urbano. Inoltre, un programma di supporto serale completerà la mostra di Münster con tre argomenti di discussione selezionati:

Gli eventi collaterali iniziano ciascuno alle 19:00 e si svolgono nelle sale della mostra. Per quanto riguarda la visita alla mostra stessa, è richiesta la registrazione preventiva via e-mail e si applica la regola del 2G. La mostra si terrà nei locali della Volksbank Münsterland Nord eG a Münster. La mostra è aperta fino al 27 febbraio 2022, da mercoledì a venerdì dalle 17.00 alle 20.00, nei fine settimana dalle 11.00 alle 18.00. L’ingresso è gratuito. Una delle prossime tappe sarà il Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg dal 2 dicembre 2022 al 3 marzo 2023. Altre tappe sono in fase di pianificazione.

Il BDA ha pubblicato una pubblicazione di 192 pagine sul tema „Cura degli edifici esistenti“. È stata pubblicata da Jovis-Verlag e costa 28 euro.

Maggiori informazioni sulla mostra „Preoccuparsi del patrimonio edilizio esistente. Dieci strategie per l’architettura“ e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito web della BDA.

Da novembre 2021 a gennaio 2022, tre numeri di Baumeister saranno dedicati al tema della sostenibilità, concentrandosi tra l’altro sul riuso e il restauro sostenibile. Per saperne di più sulla serie dedicata alla sostenibilità, è possibile ordinare i tre numeri come mini-abbonamento.