Vetri intelligenti per edifici con l’apprendimento automatico

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Grande facciata in vetro come esempio di vetrata intelligente per edifici con apprendimento automatico e controllo dell'efficienza energetica.
Come le facciate adattive in vetro stanno ridefinendo l'efficienza energetica e il comfort

Le vetrate intelligenti per edifici con apprendimento automatico sembrano una trovata high-tech per i fanatici delle case intelligenti, ma sono da tempo la nuova realtà per gli architetti e i proprietari di edifici più esigenti. Chi ancora oggi installa vetri isolanti standard ha semplicemente dormito durante la digitalizzazione dell’involucro edilizio. Perché le facciate in vetro adattive e collegate in rete sono molto più di una semplice trovata: stanno rivoluzionando il comfort, l’efficienza energetica, il funzionamento degli edifici e la sostenibilità. Benvenuti nell’era della visione algoritmica, in cui la finestra non si limita più a far entrare luce e aria, ma è diventata un centro di controllo intelligente.

  • Le vetrate intelligenti con apprendimento automatico sono da tempo una realtà nei progetti di fascia alta e si stanno affermando come lo standard del futuro nel DACH.
  • Controlla la trasmissione della luce, la trasmittanza termica e la privacy in tempo reale, non in base a scenari predefiniti, ma in modo adattivo e apprenditivo.
  • L’apprendimento automatico collega i dati dell’edificio, il comportamento degli utenti e le previsioni meteorologiche per ottenere prestazioni ottimali e risparmi energetici.
  • Le sfide maggiori: L’integrazione nei sistemi esistenti, la protezione dei dati, l’efficienza dei costi e la questione dell’effettivo valore aggiunto.
  • Le vetrate intelligenti stanno trasformando il profilo professionale di architetti e ingegneri: sono necessarie nuove competenze, dall’analisi dei dati al coordinamento dell’intelligenza artificiale.
  • Il discorso ruota attorno alla sostenibilità, alla dipendenza tecnologica, all’accettazione da parte degli utenti e alla responsabilità digitale.
  • Germania, Austria e Svizzera stanno sperimentando, ma le metropoli scandinave e asiatiche stanno già definendo gli standard.
  • Tendenze globali: sistemi di facciata adattivi, manutenzione predittiva e fine della finestra statica.

Dal vetro rigido al sistema di apprendimento: lo status quo in DACH

Per decenni, nei Paesi di lingua tedesca le vetrate classiche sono state considerate un esempio di solida fisica degli edifici. Tripli vetri, rivestimenti a bassa emissività, distanziatori innovativi: l’elenco delle ottimizzazioni sembra la canzone della buonanotte dell’industria edilizia. Ma i tempi in cui le finestre potevano agire in modo passivo e reattivo sono finiti. Progetti pilota da Zurigo a Monaco a Vienna stanno introducendo facciate in vetro intelligenti che non solo reagiscono al tocco di un pulsante, ma anticipano anche i processi. Osservano il comportamento degli utenti, misurano l’intensità della luce, analizzano i dati climatici e imparano continuamente. Questa tecnologia non è ancora uno standard generale nei Paesi DACH, ma la direzione è chiara: le normative edilizie stanno lentamente seguendo l’esempio e i primi programmi di finanziamento stanno già esaminando le tecnologie adattive per le facciate.

Allo stesso tempo, molti edifici esistenti e clienti conservatori sono ancora molto indietro. I motivi sono noti: timore di alti costi di investimento, incertezza sull’integrazione nei sistemi di gestione degli edifici esistenti, scetticismo verso le nuove tecnologie e una certa riluttanza a confrontarsi con gli algoritmi. Ma la realtà sta raggiungendo il settore. I requisiti più severi in materia di protezione climatica, l’aumento dei prezzi dell’energia e il desiderio di ottenere il massimo comfort per gli utenti stanno aumentando la domanda di soluzioni di vetrate intelligenti, anche nel segmento di mercato più conservatore. Chi non si sveglia ora sarà superato dalla concorrenza in pochi anni, e non solo per i progetti di prestigio.

Perché il ritmo è ancora lento? Mancano standard uniformi, interfacce interoperabili e una chiara definizione del significato di „intelligente“. C’è un divario tra le promesse del marketing e l’effettiva capacità di autoapprendimento, che molti progettisti vedono con sano cinismo. Mentre a Singapore o a Stoccolma le facciate adattive controllano già interi quartieri cittadini, qui in Germania si discute ancora su quale sia lo standard giusto. Lo scetticismo rimane, ma la pressione globale sta crescendo. Chi non riconosce i segnali rischia di far scivolare le città tedesche, austriache e svizzere sempre più in basso nella mappa dell’innovazione.

La gamma di vetri intelligenti sta crescendo rapidamente, sotto la spinta di gruppi tecnologici internazionali, ma anche di start-up locali che stanno aprendo nuove strade. Le innovazioni decisive spesso nascono alle interfacce: tra tecnologia edilizia, sviluppo di software, ricerca sull’intelligenza artificiale e fisica classica degli edifici. È proprio per questo che il settore deve abbattere i vecchi silos e pensare in modo interdisciplinare. I progettisti di domani non devono limitarsi alla fisica degli edifici e alla progettazione, ma devono comprendere i dati, esaminare gli algoritmi e gestire le interfacce.

Conclusione: chi crede che le vetrate intelligenti siano un argomento di nicchia per gli immobili di prestigio non ha colto il cambiamento. La questione non è più se le facciate intelligenti prevarranno, ma quanto rapidamente diventeranno lo standard e come reagirà la cultura edilizia tedesca.

Machine learning nelle facciate in vetro: cosa può fare davvero questa tecnologia?

L’apprendimento automatico sembra una parola d’ordine della Silicon Valley, ma nel contesto della tecnologia delle facciate è una vera e propria svolta. A differenza dei sistemi di controllo convenzionali che funzionano secondo regole fisse, gli algoritmi di intelligenza artificiale analizzano continuamente i flussi di dati provenienti da un’ampia varietà di fonti: clima interno, meteo esterno, posizione del sole, preferenze degli utenti, fabbisogno energetico e persino modelli di consumo storici. La facciata in vetro diventa così un centro di controllo guidato dai dati che si adatta dinamicamente alle condizioni che cambiano.

Un tipico esempio di applicazione: la vetrata intelligente utilizza il comportamento degli utenti e le previsioni meteorologiche per riconoscere quando un edificio per uffici ha bisogno di essere ombreggiato per evitare il surriscaldamento, senza passare all’illuminazione artificiale. Allo stesso tempo, può ottimizzare la trasmissione del calore per risparmiare sui costi di riscaldamento e massimizzare la luce diurna. Le soluzioni tradizionali falliscono a causa della complessità, ma l’apprendimento automatico riesce a bilanciare la moltitudine di parametri in tempo reale, imparando da ogni errore.

La tecnologia non è affatto una scatola nera, ma può essere addestrata e calibrata in modo specifico dai progettisti. Se si conoscono gli obiettivi da perseguire – massima efficienza energetica, massimo comfort per l’utente, minimi costi operativi – è possibile regolare il sistema di conseguenza. Gli algoritmi apprendono, valutano e ottimizzano non solo in base alle specifiche tecniche, ma anche in base ai processi effettivi dell’edificio. Questo apre nuove possibilità per uffici, hotel, ospedali e persino edifici residenziali di alto livello.

Naturalmente, l’apprendimento automatico non è il Santo Graal che risolve tutti i problemi. Dati mancanti o errati, sensori poco curati o definizioni di obiettivi poco chiare possono portare a risultati assurdi. La sfida sta nell’integrarlo nel sistema di automazione degli edifici, nel garantire la sicurezza dei dati e nella manutenzione continua dei sistemi. Chiunque creda che una volta installata non venga più toccata, cade nella trappola della digitalizzazione. La tecnologia richiede un supporto attivo, revisioni regolari dei dati e una riflessione critica sugli algoritmi.

Il risultato finale è una nuova qualità di costruzione: edifici che pensano, reagiscono ed evolvono, idealmente anche insieme ai loro utenti. La strada che porta a questo obiettivo è irta di ostacoli, ma chi la percorre beneficerà di un enorme vantaggio innovativo. L’apprendimento automatico nelle vetrate è più di una semplice tendenza tecnica: è il prossimo passo logico sulla strada dell’architettura adattabile e sostenibile.

Sostenibilità, comfort e controllo: sfide e soluzioni

Le promesse sono grandi: le vetrate intelligenti degli edifici dovrebbero far risparmiare energia, migliorare il clima interno, ridurre le emissioni di CO₂ e aumentare il comfort degli utenti. Nella pratica, tuttavia, si verificano rapidamente obiettivi contrastanti. Più luce naturale spesso significa più calore, un migliore isolamento può portare a una peggiore qualità dell’aria e la massima automazione spesso incontra problemi di accettazione da parte degli utenti. La vera arte sta nell’intendere la tecnologia non come fine a se stessa, ma come strumento per un’architettura sostenibile e un autentico valore aggiunto.

L’integrazione negli edifici e nei sistemi esistenti rimane una questione fondamentale. Le vetrate intelligenti funzionano meglio in combinazione con un sistema di gestione dell’edificio aperto, in grado di elaborare i dati provenienti da tutte le attività. Le soluzioni proprietarie stand-alone appartengono al passato: sono richieste interfacce aperte, architetture modulari e piattaforme basate su cloud che consentano anche aggiornamenti successivi. L’adeguamento dei sistemi intelligenti è una sfida tecnica ed economica, soprattutto negli edifici esistenti, dove si sprecano grandi quantità di energia.

La protezione dei dati e la sicurezza informatica stanno diventando un punto critico. Chiunque utilizzi l’intelligenza artificiale per controllare le proprie finestre apre nuovi punti di attacco per gli hacker, ma anche per i raccoglitori di dati indesiderati. L’industria è chiamata a sviluppare standard che garantiscano non solo la sicurezza e l’affidabilità operativa, ma anche la protezione dei dati sensibili degli utenti. Chi sbaglia rischia non solo un danno d’immagine, ma anche la perdita della licenza d’uso in caso di dubbio.

Anche l’impronta ecologica della tecnologia stessa è oggetto di dibattito. I sistemi intelligenti richiedono sensori, controlli, elettricità e manutenzione. La produzione di vetrate intelligenti è ad alta intensità di risorse e c’è il rischio dell’effetto rebound: più tecnologia non significa automaticamente meno consumo di energia se i sistemi sono progettati in modo errato o sovradimensionati. La sostenibilità richiede un approccio olistico, dalla scelta dei materiali alle analisi digitali del ciclo di vita.

Infine, rimane la questione del controllo: chi decide quanto „intelligente“ può essere un edificio? Il progettista, l’operatore, l’utente o forse, a un certo punto, il software stesso? Il dibattito è aperto e terrà occupato il settore per gli anni a venire. Una cosa è chiara: senza accettazione e trasparenza, anche la migliore tecnologia rimarrà una tigre di carta.

Competenza, controversie e futuro della professione

Chi progetta o gestisce vetrate intelligenti per edifici oggi ha bisogno di qualcosa di più di un manuale di fisica edilizia e di un’abilità nella progettazione dettagliata. È necessaria una solida conoscenza di base dell’analisi dei dati, degli algoritmi, della tecnologia delle interfacce e della sicurezza informatica, competenze con cui molti architetti e ingegneri hanno ancora difficoltà. La formazione deve seguire l’esempio e la vita lavorativa di tutti i giorni sta cambiando sensibilmente: improvvisamente non si tratta più solo del profilo migliore della finestra, ma di come collegare e analizzare in modo significativo i flussi di dati.

La descrizione del lavoro si sta ampliando: Il progettista sta diventando un data manager, l’ingegnere un coordinatore di interfacce, l’operatore un custode digitale. Coloro che non abbracciano lo sviluppo finiranno rapidamente ai margini, o dovranno fare i conti con l’eredità di sistemi difettosi. L’industria sta affrontando un cambiamento di paradigma che richiede non solo competenze tecniche, ma anche una riflessione etica. Dopo tutto, la responsabilità dei sistemi intelligenti non si esaurisce con la messa in servizio, ma inizia solo lì.

Le controversie sono prevedibili: Quanto ha senso l’automazione, dove si colloca l’uomo nel controllo tecnico e come si possono correggere i malfunzionamenti o gli algoritmi indesiderati? La risposta sta in una nuova cultura della cooperazione tra progettisti, sviluppatori di software, operatori e utenti. Non si tratta di una questione di „o“ o di „o“ tra tecnologia e architettura, ma di „o“ e „o“ di una cultura dell’edificio intelligente e resiliente.

I visionari vedono nelle vetrate intelligenti la porta d’accesso a un involucro edilizio completamente adattivo che non solo controlla, ma comunica, ripara e ottimizza se stesso. I critici mettono in guardia dal sovraccarico tecnico, dalla dipendenza dai fornitori di software e dalla perdita di autonomia architettonica. Come sempre, la verità sta nel mezzo. Una cosa è chiara: l’industria non può più evitare l’argomento senza perdere rilevanza.

Nel discorso globale, la Germania ha smesso da tempo di essere un pioniere rispetto ai suoi vicini. Le città scandinave, le megalopoli asiatiche e gli Stati Uniti stanno definendo gli standard con cui la regione DACH dovrà essere misurata in futuro. Chi non investe ora – in tecnologia, formazione, apertura e coraggio – finirà in seconda serie. Le vetrate intelligenti non sono un espediente, ma il prossimo grande campo di gioco dell’architettura.

Conclusione: la finestra pensa da sola e si pone domande

Le vetrate intelligenti per edifici con apprendimento automatico segnano un cambiamento di paradigma nel settore delle costruzioni. Combina una tecnologia innovativa con obiettivi sostenibili, richiede nuove conoscenze e provoca dibattiti in corso. Le opportunità sono enormi: risparmio energetico, comfort per gli utenti, clima adattivo e sicurezza del futuro digitale. Ma la strada da percorrere è irta di ostacoli. Senza standard chiari, interfacce aperte, riflessione critica e competenze digitali, la tecnologia rimarrà frammentaria. L’architettura deve reinventarsi come disciplina interdisciplinare che non solo progetta, ma anche comprende, controlla e si assume responsabilità. Chi raccoglie la sfida ora può plasmare attivamente il futuro della cultura edilizia. Chi continua ad affidarsi al disco classico sarà presto superato dalla realtà. Benvenuti nell’era della facciata didattica.

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Masterplan Kigali Innovation City, Ruanda

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Lo scorso dicembre è stato presentato il masterplan urbano per lo sviluppo di Kigali Innovation City. Lo riassumiamo.

Lo scorso dicembre è stato presentato il masterplan urbano per lo sviluppo di Kigali Innovation City. Lo riassumiamo.

Lo scorso dicembre è stato presentato il piano regolatore per lo sviluppo del progetto Kigali Innovation City (KIC). Questo serve come progetto per il sito di 61 ettari. L’inizio della costruzione è previsto per il 2022, per un costo di 300 milioni di dollari. Per saperne di più sul progetto, cliccare qui.

Nel dicembre 2021, la piattaforma di investimenti panafricana Africa50, l’Autorità per lo sviluppo del Ruanda e il Ministero ruandese delle TIC e dell’innovazione hanno presentato un masterplan urbano per il progetto Kigali Innovation City. Questo masterplan è il progetto di un sito di 61 ettari per la Città dell’Innovazione di Kigali, che includerà università, uffici, strutture di ricerca e sviluppo e incubatori di imprese. Inoltre, la città dell’innovazione comprenderà negozi, strutture ricettive e alloggi.

Con il piano regolatore, Kigali intende sviluppare e costruire un centro di innovazione intelligente e a uso misto che svilupperà soluzioni innovative per promuovere la crescita economica nella regione, in Ruanda e, attraverso questo, nel continente.

Oggi, Kigali Innovation City ospita già due università, la Carnegie Mellon University Africa e l’Africa Leadership University. Una terza università, il Centro di ingegneria biomedica e sanità elettronica dell’Università del Ruanda, è attualmente in costruzione.

I lavori di costruzione delle infrastrutture di Kigali Innovation City, che si trova nella zona economica speciale della città, inizieranno nel 2022. Nella prima fase di costruzione, che dovrebbe essere completata in due o tre anni, saranno realizzate infrastrutture come strade, acqua ed elettricità. Il costo del progetto è stimato in circa 300 milioni di dollari.

La Città dell’innovazione di Kigali non sarà solo un centro di conoscenza, ma anche parte di un ecosistema in rete e cooperativo. Di conseguenza, il piano regolatore delinea soluzioni per una gestione intelligente degli edifici e per una progettazione, costruzione e gestione ecologica dei trasporti e degli edifici. Inoltre, faranno parte di questo ecosistema adeguati spazi verdi e aperti che incoraggiano la collaborazione e lo scambio di idee.

Le università esistenti occupano già quasi un terzo del sito. La costruzione delle parti restanti della CCI avverrà in diverse fasi, per tenere conto di queste infrastrutture. Un centro visitatori e alcuni uffici saranno i primi nuovi edifici. Il progetto faro sarà rispettoso dell’ambiente e sarà costituito per il 50% da spazi aperti. Avrà anche una foresta urbana, un sistema di raccolta dell’acqua piovana e altri progetti ecologici.

Questi sono i principali obiettivi quantitativi dell’iniziativa faro KIC del governo ruandese:

Durante la cerimonia di presentazione del Masterplan della Città dell’Innovazione di Kigali, Paula Ingabire, Ministro delle TIC e dell’Innovazione del Ruanda, ha dichiarato: „Il programma di trasformazione sociale ed economica del Ruanda richiede investimenti coraggiosi in innovazione e tecnologia. La KIC fornisce sia l’infrastruttura fisica che l’ecosistema per fare del Ruanda un centro di innovazione panafricano e far crescere la nostra economia della conoscenza“.

Gli azionisti di Kigali Innovation City comprendono sia Africa50 che il Rwanda Development Board. Clare Akamanzi, che ha firmato l’accordo di azionariato per conto del governo ruandese, ha dichiarato: „Siamo lieti della stretta partnership tra Africa50 e il governo ruandese, che ci ha permesso di accelerare lo sviluppo del progetto e di portare a termine le misure preparatorie necessarie per attrarre altri attori del settore privato a co-sviluppare e co-finanziare questo progetto strategico con il governo e Africa50“.

Anche i rappresentanti di Africa50 hanno espresso la loro soddisfazione per questa nuova pietra miliare per i progetti di investimento in Ruanda. La società di investimenti infrastrutturali panafricana fornirà supporto nella mobilitazione di ulteriori finanziamenti dal settore privato per Kigali Innovation City.

Da leggere anche: La visione di Dubai per il 2040 – Il masterplan dello sceicco Mohammed

Kigali Innovation City è un progetto guidato dal governo. I co-sviluppatori sono Africa50 e il Rwanda Development Board. Africa50 è una piattaforma di investimenti in infrastrutture che mira a contribuire alla crescita del continente africano. A tal fine, sviluppa progetti infrastrutturali bancabili e investe in essi. Inoltre, mobilita capitali dal settore pubblico e finanziamenti dal settore privato. Africa50 conta attualmente 31 azionisti, tra cui 28 Paesi africani, la Banca africana di sviluppo, la Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale e infine la Banca Al-Maghrib.

Il Consiglio per lo sviluppo del Ruanda è composto da agenzie governative responsabili degli investitori. Queste includono agenzie per la registrazione delle imprese, la promozione degli investimenti, i permessi ambientali e la privatizzazione, nonché agenzie specializzate per i settori prioritari delle TIC, del turismo, delle PMI e dello sviluppo delle capacità umane.

Il Ministero ruandese delle TIC e dell’Innovazione sta lavorando a stretto contatto con questi due attori per realizzare Kigali Innovation City.

Per saperne di più su Kigali Innovation City, consultare il sito web della Carnegie Mellon University Africa.

Biblioteca Anna Amalia: riapertura della mostra

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Incollare l'intarsio nella parte mancante della colonna vertebrale

Il 9 luglio 2016 è stata riaperta la mostra „Restauro dopo l’incendio“ presso la Biblioteca Duchessa Anna Amalia di Weimar, dopo il grande successo riscosso nel 2014/15. Uno dei punti focali della mostra è la conservazione delle rilegature danneggiate dal calore e dall’acqua. Dal devastante incendio del 2 settembre 2004, circa 36.500 rilegature sono state restituite alla collezione della biblioteca dopo la conservazione e il restauro.

Il progetto di trattamento delle conseguenze dell’incendio è ora riconosciuto anche dal pubblico attraverso gli standard sviluppati per il trattamento dei volumi. La conservazione a lungo termine della sostanza originale e il ripristino della fruibilità sono gli obiettivi principali. Lo sviluppo di tecniche di restauro innovative e il trattamento di materiali integrativi selezionati illustrano in modo molto diretto le elevate esigenze poste alla qualità delle misure di conservazione seriale.

Le tecniche di conservazione stabilizzante, applicate a poco meno della metà delle legature, non sono così immediatamente visibili. Tuttavia, la connessione tra misure meno visibili e specifiche generali per la conservazione dell’originale merita particolare attenzione. Esempi di questo tipo si trovano anche nelle vetrine e nel libro che accompagna la mostra. Si tratta di rilegature in pelle con un piccolo angolo di apertura dovuto a dorsi fissi e irrigiditi. Un fermalibri e un cuneo di lettura trasparente consentono di utilizzare il libro con un angolo massimo di 45°. Con le rilegature che possono essere aperte in questo modo, non è necessario un intervento invasivo.

Per le coperture in tessuto deformato si utilizzano i cosiddetti cuscinetti idratanti. Si tratta di una fodera di cotone riempita di fibre di cellulosa umide e adattata alla deformazione dell’interno della fodera. L’umidità viene rilasciata uniformemente nel giro di poche ore. Durante il processo, il libro si trova tra una struttura morbida di pile e feltro. Per appesantire il libro durante l’umidificazione si utilizzano sacchetti di sabbia. Dopo aver rimosso i tamponi di umidificazione, la deformazione della copertina si riduce durante l’asciugatura sotto un peso moderato. Allo stesso tempo, i materiali sensibili della copertina vengono protetti. Anche in questo caso, è sufficiente che il libro trattato possa essere riutilizzato con l’aiuto di un fermalibri e di un cuneo di lettura. Nel frattempo, con questo metodo sono stati ottenuti buoni risultati anche su rilegature in seta deformate.

Le rilegature in carta, pelle, pergamena e tessuto sono gruppi di rilegature altrettanto storici. Questo si riflette anche nell’impegno profuso nello sviluppo e nella determinazione di misure adeguate per affrontare le conseguenze del fuoco. La decisione se un libro debba essere stabilizzato o restaurato si basa sul suo aspetto originale e sul rischio di perdita in caso di utilizzo – eventualmente limitato -. Ciò significa che non solo i danni causati dal calore e dall’acqua di spegnimento sono accettati se non compromettono la conservazione a lungo termine delle rilegature, ma anche le riparazioni o i restauri precedenti.

La mostra offre una panoramica dell’ampia gamma di tecniche e materiali utilizzati. Tra questi, soprattutto i metodi di conservazione preventiva e stabilizzante, di cui è previsto il trasferimento alle normali collezioni di volumi. La mostra e il libro che l’accompagna sono stati realizzati in collaborazione con l’Università di Scienze Applicate e Arti di Hildesheim. L’ingresso è gratuito.
I due curatori, la prof.ssa Ulrike Hähner, direttrice del Dipartimento di Documenti, Libri e Grafica dell’Università di Scienze Applicate e Arti di Hildesheim e il dott. Michael Knoche, direttore e il dott. Jürgen Weber, vicedirettore e responsabile del Dipartimento di Conservazione della Biblioteca della Duchessa Anna Amalia di Weimar, sono stati a disposizione di RESTAURO per un’intervista approfondita.

Premio di design Metropolitan Solutions 2016

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Cosa rende gli spazi pubblici attraenti e vivibili? Produttori, architetti e urbanisti di tutto il mondo si stanno concentrando su questa domanda. La più grande fiera congressuale europea per lo sviluppo urbano innovativo – Metropolitan Solutions – organizza per la prima volta un premio di design sul tema del design di interesse pubblico. La procedura di candidatura dura fino al 31 marzo 2016 e Baumeister e la rivista Topos, che appartiene anche alla casa editrice Callwey, sono media partner del premio.

I vincitori del Metropolitan Solutions Design Award 2016 saranno poi presentati durante la fiera internazionale Smart City conference che si terrà dal 31 maggio al 2 giugno 2016 a Berlino. Metropolitan Solutions riunisce più di 30 conferenze e workshop di alto livello sullo sviluppo urbano intelligente e sostenibile nel City Cube di Berlino. Il programma sarà completato da un’esposizione di aziende che presentano tecnologie e soluzioni per le sfide urbane.

Il Metropolitan Solutions Design Award 2016 intende riconoscere le idee esemplari che collegano e mettono in rete lo spazio privato con quello semipubblico e pubblico. L’high-tech e il low-tech come elementi di design possono e devono ridefinire la qualità della vita e della permanenza negli spazi pubblici. L’attenzione si concentra sul design e sulle qualità sostenibili, come l’orientamento all’utente, la cittadinanza, l’interculturalità, l’ecologia e l’efficienza economica.

Il premio, patrocinato dal sindaco di Berlino Michael Müller, è rivolto a produttori, urbanisti, architetti, designer, università, studenti e start-up. Viene assegnato nelle categorie Best of Professionals, Best of Academics e Best of Startups. Sono possibili molti aspetti in termini di tema, tra cui zone di attesa, riposo, attività e ricreazione, arte negli spazi pubblici, arredo urbano, sistemi di comunicazione, punti di incontro culturali e spazi pubblici per l’impegno civico.

Tutte le candidature ricevute entro la fine di marzo saranno valutate da un comitato di esperti che selezionerà i vincitori. Ulteriori dettagli e informazioni sulla procedura di candidatura sono disponibili su Internetall’indirizzo: www.metropolitansolutions.de/de/programm/design-award/.

Il Metropolitan Solutions Design Award 2016 è presentato dall’organizzatore Deutsche Messe AG, Hannover, e da iF UNIVERSAL DESIGN, Monaco.

Ripensare la muratura: la tradizione incontra l’architettura moderna

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Vista aerea di edifici contemporanei dipinti di bianco e sviluppo urbano, fotografati da CHUTTERSNAP.

Chiunque pensi ancora a mattoni rossi e cazzuole quando sente la parola „muratura“ non ha capito nulla: tra precisione digitale e materiali da costruzione sostenibili, l’antica costruzione con la pietra sta vivendo un rinascimento radicale. In Germania, Austria e Svizzera, la muratura si sta liberando dall’angolo polveroso della storia dell’edilizia per trasformarsi nel laboratorio di innovazione del presente: tradizionale, robusta, ma più intelligente che mai. È tempo di ripensare la muratura: come mezzo per le visioni architettoniche, come risposta alla crisi climatica e come campo di gioco per gli strumenti digitali che stanno cambiando radicalmente il mestiere.

  • La muratura sta vivendo una rinascita sorprendentemente innovativa nella regione DACH – come sistema di costruzione sostenibile, ottimizzato digitalmente e creativamente versatile.
  • I nuovi materiali, la produzione robotizzata e la pianificazione supportata dall’intelligenza artificiale stanno dando forma a una comprensione moderna dell’arte millenaria del costruire.
  • La digitalizzazione consente una pianificazione più precisa, una produzione che risparmia risorse e una tracciabilità documentata dei materiali da costruzione.
  • Le sfide più grandi: Decarbonizzazione, riciclabilità e trasformazione dei processi costruttivi tradizionali.
  • Architetti e ingegneri devono familiarizzare con la scienza dei materiali, gli strumenti digitali e le strategie sostenibili, uscendo dalla loro zona di comfort.
  • Sono in corso accesi dibattiti sul percorso „giusto“ tra alta tecnologia e artigianato, tra protezione del clima e cultura edilizia.
  • La muratura sta passando da elemento passivo di facciata a risorsa attiva nel contesto urbano – locale, adattabile e sostenibile.
  • Tendenze globali come l’economia circolare, la bionica e la produzione guidata dall’intelligenza artificiale stanno influenzando gli sviluppi nei Paesi di lingua tedesca.

Il mattone tra mito e modernità: lo status quo in Germania, Austria e Svizzera

Chiunque cammini per le città della Germania, dell’Austria o della Svizzera si imbatte in mattoni ad ogni angolo. È il materiale da costruzione archetipico dell’Europa centrale, profondamente radicato nella cultura edilizia, nella storia e nell’identità. Ma se nel XX secolo la muratura è stata lentamente sostituita dal cemento armato e dalle facciate prefabbricate, oggi sta subendo una trasformazione sorprendente. L’industria delle costruzioni sta riscoprendo il potenziale della muratura, e non solo per motivi nostalgici. Le pressioni sulla sostenibilità, la scarsità di risorse e la trasformazione digitale stanno costringendo architetti e costruttori ad abbandonare le vecchie abitudini e ad aprire nuove strade. In Germania, ad esempio, ogni anno vengono costruiti milioni di metri quadrati in muratura, soprattutto nell’edilizia residenziale. L’Austria predilige le costruzioni in mattoni pieni con elevate prestazioni isolanti, mentre i progettisti svizzeri celebrano la precisione e il valore duraturo della muratura a vista. Quello che per lungo tempo è stato considerato un metodo di costruzione economico ma poco spettacolare è oggi oggetto di un’intensa attività di ricerca, standardizzazione e sperimentazione progettuale.

Ma la realtà è complessa. Mentre alcuni costruttori continuano ad affidarsi ai mattoni convenzionali e alla pietra arenaria calcarea, gli studi innovativi puntano sempre più su mattoni high-tech, prodotti riciclati e sistemi modulari. In centri urbani come Monaco di Baviera, Vienna e Zurigo, i requisiti di progettazione vengono combinati con obiettivi energetici ed ecologici. Allo stesso tempo, i processi di costruzione tradizionali sono sotto pressione: la carenza di manodopera specializzata, l’aumento dei costi e gli standard di sostenibilità più severi impongono efficienza e precisione. Chi progetta con la muratura oggi deve districarsi in un labirinto di norme, programmi di finanziamento e certificazioni. La regione DACH si sta dimostrando un campo di innovazione in cui tradizione e modernità non sono viste come una contraddizione, ma come una tensione produttiva.

Il discorso pubblico sulla muratura è sorprendentemente vivace. Gli ambienti architettonici discutono del valore aggiunto estetico delle strutture artigianali, mentre i fisici dell’edilizia analizzano le qualità termiche e il potenziale di riduzione delle emissioni di CO₂. L’industria edile, a sua volta, sta sperimentando mattoni prefabbricati, metodi di posa robotizzati e strumenti di progettazione digitale che stanno trasformando la professione del muratore da mestiere analogico a lavoro high-tech. In ogni caso, una cosa è chiara: il mattone è tornato, non come una reliquia, ma come un fattore chiave della rivoluzione edilizia in Europa centrale.

Gli architetti e gli ingegneri che vogliono sfruttare le opportunità offerte dalla nuova muratura devono non solo essere all’avanguardia della tecnologia, ma anche padroneggiare l’equilibrio tra cultura edilizia e sostenibilità. Le sfide sono enormi: i processi di costruzione devono essere ottimizzati, i materiali da costruzione decarbonizzati senza sacrificare la libertà creativa. Sembra la quadratura del cerchio, ma è proprio questo il campo di gioco su cui si deciderà l’architettura del prossimo decennio. E sì: la regione DACH rimarrà un laboratorio di idee e innovazioni, con un richiamo internazionale.

La domanda centrale rimane: Come può l’interazione tra materiali, tecnologia e potere progettuale riuscire a elevare la muratura da prodotto di massa antiquato a motore di innovazione? La risposta è fornita nel prossimo capitolo – e nella pratica nei cantieri di domani.

Pareti digitali: Come l’AI e il BIM stanno rivoluzionando l’edilizia

Chi crede che la muratura sia di per sé analogica non ha tenuto conto della digitalizzazione. Negli studi di architettura e nelle imprese edili tedesche, la modellazione delle informazioni edilizie (BIM), la progettazione parametrica e le simulazioni supportate dall’IA non sono più sogni del futuro, ma realtà tangibili. La tradizionale progettazione in muratura – pianta, sezione, dettaglio – viene sempre più spesso sostituita da flussi di lavoro basati sui dati che combinano materiale, geometria e processo di costruzione in un unico modello digitale. Ciò che prima richiedeva giorni di coordinamento tra progettazione, ingegneria strutturale ed esecuzione, ora si realizza in pochi clic: il gemello digitale dell’edificio calcola la capacità portante, i ponti termici e l’isolamento acustico prima che venga posato il primo mattone.

Il grande vantaggio: le fonti di errore sono ridotte al minimo, i processi sono accelerati e il consumo di materiale è ottimizzato. Gli algoritmi di intelligenza artificiale supportano la selezione dei formati di mattoni più adatti, simulano il comportamento termico di diverse strutture murarie e identificano i dettagli critici durante la fase di progettazione. In Austria sono già in corso i primi progetti in cui la costruzione in muratura viene pianificata, controllata e documentata in modo completamente digitale, dall’ordine dei mattoni al collaudo. In Svizzera, i pionieri si affidano a sistemi di muratura assistiti da robot che realizzano geometrie complesse in modo più preciso e veloce di qualsiasi squadra umana.

Ma il progresso digitale non si limita alla progettazione. I sistemi di posa automatizzati, la logistica di cantiere digitale e il monitoraggio in tempo reale stanno entrando in cantiere. I sensori misurano l’umidità dei muri, i droni registrano i progressi della costruzione e le piattaforme basate su cloud collegano tutte le parti interessate, dal produttore al direttore di cantiere. Il risultato: meno rilavorazioni, meno spreco di risorse e una documentazione senza soluzione di continuità per le successive trasformazioni o smantellamenti. Chi ignora questi strumenti non solo rischia ritardi, ma mette anche a repentaglio la propria competitività.

Ma naturalmente ci sono anche degli aspetti negativi. La digitalizzazione richiede nuove competenze a tutti i soggetti coinvolti. Gli architetti, che un tempo potevano limitarsi alla progettazione e alla gestione della costruzione, ora devono padroneggiare la gestione dei dati, le interfacce e l’automazione dei processi. I muratori e i capisquadra stanno diventando integratori di sistemi che programmano i robot di costruzione e leggono i piani digitali. Questo provoca resistenze, ma anche nuove opportunità per promuovere i giovani talenti e trattenere la manodopera qualificata. Il cambiamento non può essere fermato: l’unica domanda è chi lo determinerà attivamente.

Conclusione: la digitalizzazione non sta rendendo la muratura superflua, ma più intelligente. Sta trasformando il materiale da costruzione più antico del mondo in una piattaforma per l’innovazione, l’efficienza e la sostenibilità. E sta costringendo l’industria a mettere in discussione i modelli di ruolo e i metodi di lavoro tradizionali, a favore di una costruzione basata sui dati, trasparente e a prova di futuro.

Eco o testa di cemento? Sostenibilità ed economia circolare nelle costruzioni in muratura

Quasi nessun altro argomento polarizza il settore come la sostenibilità nelle costruzioni in muratura. Mentre alcuni demonizzano le costruzioni solide come un’aberrazione ecologica, altri vedono nella muratura la chiave per una svolta nell’edilizia. Come spesso accade, la realtà sta nel mezzo. Il fatto è che i mattoni tradizionali, i mattoni in sabbia e calce e i blocchi di cemento sono prodotti ad alto consumo energetico, ma estremamente durevoli e riciclabili. Moderni progetti di ricerca in Germania, Austria e Svizzera dimostrano che la muratura offre un enorme potenziale per la decarbonizzazione e l’economia circolare – a condizione che le sfide siano prese sul serio.

I cantieri più importanti: Ridurre le emissioni di CO₂ durante la produzione, aumentare la percentuale di materiali riciclati, sviluppare sistemi di muratura decostruibili e integrare materiali naturali o regionali. In Svizzera sono già in corso progetti pilota in cui la muratura è realizzata interamente con materiali riciclati. I produttori austriaci di mattoni stanno sperimentando leganti a base vegetale e una produzione a impatto climatico zero. In Germania si stanno creando i primi sistemi di muratura modulare che possono essere smontati e riutilizzati nella loro interezza – un cambiamento di paradigma se si pensa alle montagne di rifiuti provenienti dai cantieri di demolizione convenzionali.

Allo stesso tempo, la muratura viene riscoperta come accumulatore di energia e tampone climatico. Le pareti massicce regolano la temperatura e l’umidità, riducono la necessità di raffreddamento e riscaldamento e prolungano la durata di vita degli edifici: vantaggi che tornano improvvisamente in auge nell’era della crisi climatica. Chi progetta oggi con la muratura deve tenere presente l’intera catena del ciclo di vita: dall’estrazione della materia prima all’utilizzo e allo smantellamento. L’economia circolare e i certificati di sostenibilità non sono più un optional, ma un obbligo, almeno se si vuole sopravvivere sul mercato.

Tuttavia, il dibattito ecologico non è solo tecnico, ma anche culturale. Tra dogmatismo e pragmatismo, architetti, costruttori e politici stanno lottando per trovare la strada giusta: un mattone riciclato proveniente da oltreoceano è davvero più sostenibile di un mattone di calce arenaria prodotto localmente? Come conciliare le ambizioni progettuali con le esigenze energetiche? E come evitare che l’impronta ecologica degeneri in un nuovo regolamento edilizio? Le risposte sono complesse e dipendono non da ultimo dalla volontà di innovazione dell’industria.

Ciò che rimane è la consapevolezza che la sostenibilità nelle costruzioni in muratura non è un successo sicuro, ma il risultato di un duro lavoro, di decisioni intelligenti e di una trasparenza radicale. Chi si affida esclusivamente ai certificati non è all’altezza. Servono soluzioni creative, competenze tecniche e il coraggio di nuotare controcorrente, a favore di una cultura edilizia che coniughi ecologia ed estetica.

L’artigianato ricaricato: ciò che i professionisti devono sapere sulla muratura di oggi

Chi pensa che per costruire una muratura bastino una cazzuola e un mucchio di mattoni non ha riconosciuto i segni dei tempi. Le moderne costruzioni in muratura sono prodotti ad alta tecnologia con requisiti complessi in termini di materiali, lavorazione e progettazione. Gli architetti e gli ingegneri di oggi devono essere in grado di fare molto di più che scarabocchiare planimetrie e scegliere i mattoni. È necessaria una profonda conoscenza della fisica dei materiali, della chimica delle costruzioni e degli strumenti di progettazione digitale. Chi non sa come simulare il comportamento all’umidità di un mattone nel modello BIM o quale sia il tasso di riciclaggio che un mattone deve soddisfare, si troverà rapidamente in svantaggio nella competizione.

Ma i requisiti tecnici sono solo metà della battaglia. La muratura richiede una nuova cultura progettuale che combini la libertà creativa con l’intelligenza costruttiva. Il mattone a vista sta diventando una dichiarazione di design, le facciate parametriche aprono nuove possibilità espressive e i sistemi modulari accelerano il processo di costruzione. Allo stesso tempo, i professionisti devono essere consapevoli dei rischi: L’assestamento, i ponti termici, l’isolamento acustico e la protezione antincendio non sono banalità, ma competenze fondamentali. Chi sbaglia in questo campo rischia di subire costosi rifacimenti e di danneggiare la propria immagine.

Nel cantiere stesso, il profilo professionale sta cambiando radicalmente. Robot ed esoscheletri supportano i lavoratori, gli strumenti digitali documentano ogni movimento e la logistica del cantiere sta diventando un processo guidato dai dati. Il muratore di domani è un ibrido tra artigiano, tecnico e gestore di sistemi. Sembra fantascienza, ma è già realtà nei cantieri pilota di Monaco, Vienna e Zurigo. Se si vuole sopravvivere come professionista, è necessario sviluppare continuamente le proprie competenze ed essere aperti a mettere in discussione le vecchie routine.

Anche la comunicazione con clienti, autorità e utenti sta diventando più complessa. La richiesta di trasparenza, tracciabilità e partecipazione è in aumento. Gemelli digitali, analisi in tempo reale e piattaforme di dati aperti stanno trasformando il processo di costruzione in un evento pubblico. Questo è un disagio, ma anche un’opportunità: i professionisti che cercano il dialogo e che padroneggiano i nuovi strumenti si posizionano con sicurezza come artefici del futuro – e non come fossili della cultura edilizia del passato.

La conclusione è che la muratura rimane un campo affascinante per architetti e ingegneri che vogliono combinare tecnologia, design e sostenibilità. Coloro che accettano le sfide saranno ricompensati con edifici durevoli, belli e sostenibili che possono fare molto di più che essere solo portanti.

Impulso globale e dibattiti locali: Dove sta andando il viaggio?

La muratura non è solo un tema della regione DACH, ma è anche al centro dell’innovazione architettonica in tutto il mondo. Nei Paesi Bassi si stanno costruendo ponti e facciate in muratura robotizzati, mentre nel Regno Unito gli studi di architettura stanno sperimentando elementi in muratura stampati in 3D. L’Asia si sta concentrando su sistemi modulari in pietra, rispettosi del clima, mentre in Africa l’architettura tradizionale in argilla e mattoni si sta fondendo con i moderni metodi di costruzione. La comunità architettonica mondiale sta discutendo su come combinare materiali locali, produzione digitale e processi costruttivi neutrali dal punto di vista climatico. La regione di lingua tedesca non sta affatto svolgendo un ruolo da comparsa: con la sua cultura edilizia, la sua disponibilità all’innovazione e le sue competenze tecniche, sta definendo tendenze che attirano l’attenzione a livello internazionale.

Tuttavia, le discussioni non sono solo tecniche, ma anche politiche e culturali. Mentre alcuni celebrano la rinascita della muratura come un’opportunità per una maggiore sostenibilità e cultura edilizia, altri mettono in guardia dai contraccolpi in termini di flessibilità, costruzione leggera ed efficienza. Quanta massa può tollerare la città del futuro? Quando il vantaggio ecologico si trasformerà in uno svantaggio? E come evitare che la nuova muratura diventi un costoso prodotto di lusso per pochi? Le risposte sono controverse e rendono l’argomento più interessante che mai.

Anche nella regione DACH è in corso un dibattito sul futuro dei mestieri specializzati: come trasferire le conoscenze tra le generazioni? Come ispirare i giovani talenti per un settore professionale che oscilla tra la precisione digitale e la sensualità dell’artigianato? E come possiamo fare in modo che la muratura non venga percepita come un metodo di costruzione arretrato, ma come un campo dinamico di innovazione? Questo determinerà se la muratura potrà davvero affermarsi come tecnologia del futuro – o se scomparirà all’ombra del cemento e del vetro.

Il ruolo della politica è ambivalente. Da un lato si promuovono le innovazioni, si finanziano progetti pilota e si rafforzano gli obiettivi di sostenibilità. Dall’altro lato, standard rigidi, ostacoli burocratici e mancanza di flessibilità spesso impediscono il cambiamento necessario e urgente. Se si vuole rimanere al passo con i tempi, è necessario un intuito non solo tecnico ma anche politico, e la capacità di comunicare interrelazioni complesse.

Ciò che rimane è la sensazione che il settore del mattone sia a un bivio: Tra rifacimento e rivoluzione, tra cultura edilizia e industria delle costruzioni, tra tendenze globali e realtà locali. I prossimi anni mostreranno chi riconosce le opportunità – e chi le perde.

Conclusione: Ripensare la muratura – da deserto di pietra ad arena dell’innovazione

La muratura è morta? Non è affatto così. Se si guarda più da vicino, si riconosce un principio costruttivo in movimento: infuso digitalmente, carico di ecologia e liberato creativamente. Tra progettazione AI, mattoni sostenibili e produzione robotizzata, la muratura si sta rivelando un campo di gioco per la rivoluzione edilizia – e una sfida per chiunque voglia qualcosa di più dello standard. La regione DACH non è solo uno sfondo, ma la forza trainante di uno sviluppo che combina in modo produttivo tradizione e futuro. Chi si occupa di muratura oggi non costruisce solo mattoni, ma dà forma all’architettura di domani. Il deserto di pietra appartiene al passato: benvenuti nell’arena dell’innovazione.

Vivere urbano 2.0 – Il quartiere misto „De Werf“ ad Amsterdam

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Un uso misto di istruzione, ricerca, start-up e alloggi per studenti: questa era l’idea di OZ Architects per il progetto del campus „De Werf“ sul sito di un ex cantiere navale direttamente sull’IJ ad Amsterdam Nord. Qui sono stati costruiti sette edifici e quasi mille appartamenti. Gli edifici residenziali si alternano a fabbriche d’arte, ristoranti, studi e sale polivalenti per gli studenti. Un giardino comune costituisce il complemento verde.

OZ Architects ha realizzato lo sviluppo denso specificato in diverse altezze di edifici tra i 22 e i 60 metri, conferendo a ciascun edificio il proprio carattere. Per offrire ai residenti una vista sull’acqua circostante e sull’atmosfera del vicino porto, sei dei sette edifici sono stati rivestiti con generose superfici vetrate. Balconi e logge interne di grande effetto collegano gli spazi interni ed esterni.

Poiché ai piani superiori può esserci molto vento e le stanze che si affacciano sul bacino portuale sono più esposte al rumore, gli edifici più alti sono stati dotati di vetrate per balconi resistenti alle intemperie e al rumore. La vetrata per balconi senza telaio „SL 25“ di Solarlux offre la massima trasparenza anche quando è chiusa. Gli elementi in vetro montati su un parapetto tengono lontani pioggia, vento e rumore fino a 22 dB. Sei elementi per ogni loggia possono essere spostati a destra o a sinistra, scorrono attraverso l’angolo e vengono parcheggiati lateralmente per risparmiare spazio e proteggere dalle raffiche di vento. In questo modo l’area di seduta esterna, con la sua affascinante vista, può essere utilizzata tutto l’anno.

Prodotto: Sistema scorrevole/girabile tutto vetro SL 25
Produttore: Solarlux, Melle
Caratteristiche: le vetrate trasparenti senza telaio per balconi tengono lontani la pioggia battente e il rumore (fino a 22 dB)

Tutte le foto: Constantin Meyer per Solarlux

www.solarlux.de

Gauguin inaspettato al Kunstforum di Vienna

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Una mostra a Vienna riunisce opere di Paul Gauguin appartenenti a diverse fasi creative.
Paul Gauguin: Covoni di fieno in Bretagna, 1890 © National Gallery of Art, Washington Dono della Fondazione W. Averell Harriman in memoria di Marie N. Harriman

Gauguin inaspettato – 3.10.-19.1.25 al Kunstforum Wien: un’ambivalenza tra genio e realtà coloniale

Il Kunstforum Wien della Bank Austria presenta attualmente, fino al gennaio 2025, una retrospettiva completa su Paul Gauguin, che viene esposta in Austria per la prima volta dagli anni Sessanta. Intitolata „Gauguin – inaspettato“, la mostra presenta l’opera multiforme di uno degli artisti più influenti del modernismo. La mostra comprende oltre 80 opere, tra dipinti, stampe, xilografie e sculture, e segue Gauguin dai suoi inizi post-impressionisti fino alla sua significativa influenza sul modernismo.

L’aspetto particolarmente sorprendente in questo contesto è che la mostra sia stata realizzata. La sua pianificazione è iniziata negli anni precedenti la pandemia e ha dovuto essere rimandata più volte. La guerra in Ucraina ha inoltre reso difficile ottenere prestiti importanti, in particolare dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Nell’attuale panorama artistico internazionale, molti musei rinunciano sempre più spesso a esporre Gauguin in grandi mostre personali, poiché gli anni trascorsi nelle colonie francesi dei mari del sud e il suo stile di vita controverso non possono più essere mostrati completamente senza contesto. Questi aspetti sono difficili da armonizzare con le prospettive critiche che il discorso postcoloniale apporta al mondo dell’arte.

Tuttavia, l’importanza di Paul Gauguin per la storia dell’arte è indiscutibile. Il suo uso innovativo del colore, della forma e del simbolismo ha aperto la strada a movimenti come il fauvismo e l’espressionismo. Ma le sue opere sono molto più che semplici capolavori estetici. Esse riflettono anche un profondo impegno con le società in cui ha viaggiato e i conflitti interiori che hanno plasmato il suo lavoro artistico. I suoi viaggi a Tahiti e alle Isole Marchesi, in particolare, lo ispirarono a creare quelle che sono probabilmente le sue opere più famose: scene colorate e affascinanti che testimoniano contemporaneamente una rappresentazione romantica e problematica delle culture „straniere“.

Tuttavia, mentre la mostra enfatizza la genialità visiva di Gauguin, gli aspetti critici del suo rapporto problematico con le condizioni coloniali e il suo stile di vita controverso rimangono in gran parte sullo sfondo. Il periodo trascorso da Gauguin nelle colonie francesi dei mari del Sud viene affrontato solo marginalmente nella mostra, sebbene rappresenti una parte centrale delle sue opere successive e della sua mitologia personale. Ciò solleva la questione se la mostra getti sufficiente luce sul contesto storico e sociale dell’artista. Non c’è una panoramica storica completa del sistema coloniale e l’esame vero e proprio di questo argomento è stato relegato al programma di accompagnamento.

Gauguin, artista francese della fine del XIX secolo, iniziò la sua carriera come agente di cambio a Parigi prima di dedicarsi all’arte. La sua prima fase creativa fu fortemente influenzata dall’Impressionismo, ma col tempo sviluppò un linguaggio pittorico unico caratterizzato da colori audaci e forme fortemente astratte. I suoi viaggi a Tahiti e alle Isole Marchesi, in particolare, ispirarono a Gauguin le sue opere più famose: dipinti colorati e straordinari di donne e paesaggi „stranieri“ che, dal punto di vista odierno, sono caratterizzati da una prospettiva coloniale altamente problematica.

La mostra „Gauguin – inaspettato“ mette in luce aspetti meno noti del suo lavoro, tra cui le xilografie e le sculture, che spesso servivano come lavori preparatori per i suoi dipinti. Queste opere aprono nuove prospettive sul processo creativo di Gauguin e si concentrano su aspetti spesso trascurati nelle solite retrospettive. Tuttavia, nonostante queste interessanti aggiunte, l'“inaspettato“ della mostra rimane piuttosto sottile, poiché molti degli aspetti controversi della sua vita e del suo lavoro sono appena affrontati. Si sarebbe potuto avere più coraggio nell’azzardare un esame più profondo e critico del legame di Gauguin con la realtà coloniale.

La decisione dei curatori, Evelyn Benesch e Ingried Brugger, di non concentrarsi sulla controversa eredità di Gauguin può sembrare a prima vista deludente. Da un punto di vista artistico, la mostra offre un’impressionante raccolta di opere, che illustrano la profonda influenza dell’artista sul modernismo. Le sue potenti superfici cromatiche e le sue forme ridotte hanno influenzato generazioni di artisti e hanno aperto la strada a movimenti successivi come l’astrazione e l’espressionismo.

Anche se la mostra tratta con discrezione le relazioni problematiche e i misfatti personali di Gauguin, il valore delle sue innovazioni artistiche rimane visibile allo spettatore. La retrospettiva presenta una panoramica completa di tutta la sua opera e mostra lo sviluppo della sua espressione artistica, che va dai paesaggi cupi dei primi anni alle scene colorate e quasi surreali dei mari del sud. In particolare, le sue opere di Tahiti, che ritraggono la vita e il paesaggio delle isole con colori ricchi, sono tra i punti salienti della mostra. Ma queste opere sollevano anche, ancora una volta, le domande più pressanti: Come ci si pone oggi di fronte a un artista così profondamente coinvolto nelle strutture coloniali del suo tempo?

In definitiva, Gauguin rimane una figura ambivalente: da un lato, un pioniere dell’arte moderna, dall’altro, profondamente invischiato nel romanticismo paternalistico dell’epoca coloniale. La mostra al Kunstforum Wien invita i visitatori a esplorare queste contraddizioni e a guardare le opere di Gauguin in modo nuovo.

La mostra può essere visitata al Kunstforum Wien fino al 19 gennaio 2025.

Panoramica del concorso settembre 2018 (1/2)

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Bruun & Möllers GmbH & Co. KG

Siete interessati agli ultimi risultati dei concorsi di architettura del paesaggio, ma non avete il tempo di guardarli bene? Nella panoramica dei concorsi G+L, Heike Vossen fornisce informazioni sui risultati dei concorsi più interessanti delle ultime due settimane e su ciò che è necessario sapere al riguardo.

Platz der Luftbrücke è storicamente significativa, ma attualmente è più un nodo di traffico che una piazza riconoscibile a causa delle sue ampie strade. La riprogettazione nel concorso di realizzazione doveva tenere conto sia del contesto storico che del futuro riutilizzo dell’adiacente ex aeroporto di Tempelhof. Bruun & Möllers hanno vinto il concorso con la loro idea progettuale „unita nella diversità“, che, nonostante i contrasti tra apertura e sicurezza, aree verdi e piazze in pietra, raggiunge un’unità creativa del sito di circa sei ettari. I progettisti sono riusciti a collegare in termini di design lo spazio aperto del Memoriale del trasporto aereo con il cortile d’onore, l’ex edificio dell’aeroporto e le due piazze del quartiere. In dialogo con il Memoriale del Trasporto Aereo, un arco di cemento corre lungo il percorso curvo sul lato opposto. L’arco funge da salotto protetto all’interno e da muro parapetto all’esterno, sostenendo il percorso sopraelevato e guidando le viste e i percorsi come una balconata verso il memoriale e il cortile d’onore in pietra.

Le piazze di Bitburg „Grüner See“ e „Am Markt“ fiancheggiano il centro storico, ma attualmente non svolgono la loro funzione di ingresso alla città. Nel concorso di idee e realizzazione, gli architetti paesaggisti GREENBOX hanno elaborato le diverse potenzialità delle due piazze e hanno convinto la giuria con un progetto differenziato basato su una pavimentazione uniforme. Il Lago Verde forma un’ampia area multifunzionale, delimitata a ovest da un filare di alberi che sottolinea l’antico corso del fossato. I progettisti strutturano l’area pavimentata e sottolineano il muro di cinta con una pavimentazione in pietra naturale con strisce luminose davanti. I parcheggi sono disposti ai margini sotto il filare di alberi, consentendo un uso flessibile della piazza. I progettisti hanno concepito la piazza „Am Markt“ come uno spazio urbano indipendente all’interno della sequenza di piazze che comprende il centro storico. In questo modo, hanno integrato abilmente il padiglione esistente nel nuovo perimetro della piazza. Con la lunga panchina in pietra naturale, che ricalca il tracciato delle antiche mura cittadine, GREENBOX ha sviluppato un elemento d’arredo che definisce lo spazio e, secondo la giuria, è convincente.

Gli architetti paesaggisti GREENBOX hanno vinto ancora una volta il concorso di progettazione per la riorganizzazione e la riprogettazione del Neumarkt di Mannheim. La piazza centrale di Neckarstadt-West è molto frammentata e presenta evidenti carenze progettuali e funzionali. Per trasformare la piazza in un luogo vivace e desiderabile, GREENBOX vede la soluzione non solo in un nuovo design, ma anche in uno sviluppo partecipativo del luogo. Con lo slogan „Neumarkt anpacken“, stanno progettando un „cantiere aperto“ che permetterà ai residenti di essere coinvolti – sotto forma di workshop, festival e discussioni. La base delle fasi progettuali previste è un masterplan che si limita a progettare con gli edifici esistenti. L’intenzione principale dei progettisti è quella di creare uno spazio aperto coerente e generoso, suddiviso in quattro sottospazi di qualità diversa, da quelli urbani a quelli paesaggistici. Come preludio urbano, è prevista la creazione di un „palcoscenico cittadino“, che fungerà da grande piazza multifunzionale, sia come luogo di arrivo che per gli eventi.

Heike Vossen è un architetto paesaggista freelance e si è laureata alla Scuola di giornalismo. In qualità di giornalista specializzata, scrive di argomenti relativi all’industria delle costruzioni e della pianificazione. Il suo libro specializzato „Gärten am Hang“ è stato pubblicato da Eugen Ulmer. Contatto: info@gruentext.de

Bad Bevensen si candida per lo State Garden Show 2026

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Fontane d'acqua in primo piano

Nel centro di Bad Bevensen con vista sulla Dreikönigskirche (Foto: Wiki Commons)

La città di Bad Bevensen vorrebbe organizzare l’esposizione statale dei giardini della Bassa Sassonia nel 2026. La città sta lavorando alla candidatura insieme allo studio di architettura del paesaggio A24. Il team ha presentato il suo studio di fattibilità nel luglio 2021. Su questa base si sta ora creando la domanda.

La città termale di Bad Bevensen si è candidata per l’organizzazione del Salone nazionale del giardino 2026 in Bassa Sassonia. Il comune sta attualmente lavorando a un progetto insieme allo studio di architettura del paesaggio A24 di Berlino. Gli architetti paesaggisti sono stati inizialmente incaricati di realizzare uno studio di fattibilità per la Mostra Statale dei Giardini del 2026. I risultati sono stati presentati e discussi in un evento informativo online nel luglio 2021. Ora è il momento della fase successiva. Il termine ultimo per la presentazione delle domande per la Mostra Statale dei Giardini 2026 in Bassa Sassonia è la fine di settembre 2021. Altri Stati sono già più avanti. In Baviera, il concorso per l’organizzazione del Salone nazionale del giardino 2026 a Schweinfurt è già stato deciso.

La piccola città termale di Bevensen si trova tra Uelzen e Lüneburg. Immersa nella campagna, Bad Bevensen è una località termale dagli anni ’70. All’epoca furono scoperte le acque termali. All’epoca, le acque termali furono scoperte durante le trivellazioni petrolifere. Dopo essere stata riconosciuta dallo Stato come centro termale minerale, si è sviluppata l’attività termale. Qui si sono insediate numerose cliniche e centri benessere. Offrono una gamma di servizi altamente specializzati in un ambiente rurale. Come in molte altre località termali, le strutture dell’attività termale sono cambiate. Hanno lasciato numerosi vuoti. Lo State Garden Show 2026 può contribuire a superare questo cambiamento strutturale. Con un grande parco termale lungo il fiume Ilmenau, Bad Bevensen offre buone condizioni per farlo.

Le prime mostre di spazi aperti in Bassa Sassonia si tennero già negli anni ’80. I predecessori delle attuali mostre di giardinaggio erano chiamati colloquialmente „mostre di giardini statali“. La prima mostraregolare di giardini dello Stato della Bassa Sassonia si è svolta a Bad Zwischenahn nel 2002. In seguito, la Bassa Sassonia ha organizzato una mostra di giardini ogni due anni. Dal 2006, i visitatori vengono invitati solo ogni quattro anni. Tre anni fa si è svolta la mostra nazionale dei giardini di Bad Iburg. Anche il progetto di questa mostra statale di giardini è stato elaborato da A24 Landschaft. Attualmente sono in corso i preparativi per la prossima Mostra Statale dei Giardini. L’anno prossimo, questo richiamerà gli interessati a Bad Gandersheim.

Obiettivi della Mostra Statale del Giardino di Bad Bevensen

Il Salone Statale del Giardino 2026 intende contribuire allo sviluppo turistico, sociale ed economico di Bad Bevensen. La città termale deve diventare più attraente. Bad Bevensen deve diventare un moderno centro benessere che attragga nuovi gruppi target. Per raggiungere questo obiettivo, non solo le infrastrutture esistenti saranno potenziate e meglio collegate. Saranno create anche nuove offerte orientate alla salute per le famiglie e i giovani. In quest’ottica, gli architetti paesaggisti hanno preso in considerazione l’intera area urbana nel loro studio. Di conseguenza, stanno anche sviluppando idee per l’intera città. Dopotutto, il giardino statale di Bad Bevensen non dovrebbe essere incentrato solo sui fiori. Piuttosto, la progettazione orientata alla natura e le considerazioni sull’adattamento e la protezione del clima giocano un ruolo importante. L’Esposizione Statale dei Giardini offre l’opportunità di avviare un’ampia gamma di piani e progetti nell’interesse di uno sviluppo urbano e paesaggistico sostenibile e orientato al futuro.

Studio di fattibilità di A24

Il team di A24 considera l’area intorno al fiume Ilmenau come l’elemento paesaggistico più caratteristico di Bad Bevensen. Di conseguenza, ha posto l’Ilmenau al centro dello State Garden Show. Lungo il fiume si svilupperanno tre aree espositive individuali, collegate tra loro. Vicino al centro di Bad Bevensen, i giardini termali e il prato di Benecke saranno trasformati in una location importante. Nel quartiere di Medingen, l’isola dei mulini con il mulino, il monastero e l’Istituto Stresemann diventerà un secondo punto focale dell’esposizione di giardini. Anche il sito dell’ex ospedale di Amburgo sarà incluso nel programma di riqualificazione. Inoltre, verrà creato un percorso pedonale e ciclabile continuo lungo l’Ilmenau.

Nessun rischio a Bad Bevensen

Se Bad Bevensen vincerà la gara, lo Stato della Bassa Sassonia fornirà un milione di euro per il budget di attuazione. Altri cinque milioni di euro sono destinati agli investimenti. In un contesto di bilanci ridotti, c’è grande preoccupazione per le finanze. Solo l’investimento per lo „studio di fattibilità“ ha destato preoccupazione. Ma anche se Bad Bevensen non dovesse vincere la gara d’appalto per lo State Garden Show, lo studio sarà comunque utile. Insieme al concetto di sviluppo urbano integrato e all’aggiornamento del piano paesaggistico, il concetto può guidare l’ulteriore sviluppo della città. Tutti e tre i concetti possono formare un pacchetto per uno sviluppo sostenibile e a prova di futuro. Il direttore della città vede quindi lo State Garden Show come una grande opportunità. E questo nonostante la crisi del coronavirus e i problemi finanziari della città. Vuole investire in modo anticiclico.

Interessante in questo contesto è anche il fatto che l’anno prossimo il Salone del Giardino di Stato Neuenburg 2022 si terrà a Neuenburg am Rhein, nel Baden-Württemberg.

Ritrovamento di un mulino medievale nella Media Franconia

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Gli archeologi hanno trovato i resti dell'antico mulino vicino al laghetto di Wassertrüdingen. Foto: RESTAURO

Gli archeologi hanno trovato i resti dell'antico mulino vicino al laghetto di Wassertrüdingen. Foto: RESTAURO

Gli archeologi hanno scoperto componenti in legno e pali di quercia del XII secolo a Wassertrüdingen, nella Media Franconia: Reliquie di un antico mulino.

Un’importante scoperta archeologica è stata fatta nella città della Media Franconia di Wassertrüdingen durante i lavori di costruzione per la protezione dalle inondazioni da parte dell’autorità di gestione delle acque di Ansbach: gli archeologi hanno trovato i resti di un antico mulino lungo il futuro canale di alveo vicino allo stagno Mühlweiher. Franz Herzig, dendrocronologo dell’Ufficio statale bavarese per la conservazione dei monumenti, ha analizzato i componenti in legno e i pali di quercia recuperati, lunghi fino a 3 metri o con un diametro superiore a 40 cm, ed è giunto alla conclusione che risalgono al XII secolo.

Il mulino sul Wörnitz suggerisce una duplice funzione, in quanto gli archeologi hanno trovato spade oscillanti che venivano utilizzate per schiacciare il lino, ma anche frammenti di ingranaggi di macinazione che dimostrano che era utilizzato come mulino per cereali. L’archeologo e direttore degli scavi Matthias Tschuch di Norimberga spiega che la particolarità di Wassertrüdingen è che, oltre al mulino, è stato trovato anche un impianto di pesca completo con due trappole per pesci molto ben conservate, anch’esse databili al Medioevo. „Abbiamo anche scoperto un corso fluviale romano. Un quadro così completo non era mai stato visto prima“, afferma soddisfatto Matthias Tschuch. I reperti dimostrano l’intenso utilizzo del Wörnitz in questa località nel corso dei secoli.

Alcune parti del ritrovamento sono ora in fase di restauro e conservazione e saranno esposte nell’ambito del Bavarian Garden Show 2019 a Wassertrüdingen.

Natalie, vincitrice dell’Accademia Baumeister, ha iniziato il suo stage presso Delugan Meissl a Vienna. Nei prossimi mesi ci presenterà sei edifici viennesi, oltre ai classici ben noti che Vienna ha da offrire. La serie di Natalie inizia con un edificio residenziale di Delugan Meissl: il BEAM.

Macchine residenziali: adorate dagli appassionati di architettura, viste con occhio critico dalla maggioranza della popolazione. Basta una rapida occhiata ai portafogli di noti studi per rendersi conto che i blocchi con strade di accesso interne hanno un potenziale che va oltre i tempi di Le Corbusier. I primi lavori di OMA a IJ Plein ad Amsterdam e l’edificio Kitagata di SANAA a Tokyo del 2000 ne sono un esempio, mentre a Vienna, Delugan Meissl ha manifestato la sua visione della macchina nel 1998 con il „Balkens an der Donau“. Il fatto che gli architetti che hanno poi progettato il Museo Porsche di Stoccarda si siano affermati attraverso l’edilizia sociale è sorprendente solo a prima vista.

Sembra che una nave enorme sia attraccata sulla riva di fronte al centro storico di Vienna: 180 metri di lunghezza, 190 appartamenti, sette piani con logge e massicci pilastri in cemento contribuiscono in modo significativo al fascino della nave da crociera. Sul retro, il piano terra aperto è sfalsato in altezza e si collega così all’ambiente urbano circostante. La scala scultorea può essere interpretata come un’espressione progettuale del complesso sistema di accesso. Gallerie e scale formano una rete trasparente e ridondante dalla piazza agli appartamenti. Parallelamente ai portici vetrati, spazi aerei continui e ponti conducono alle unità residenziali. Questi offrono ad alcuni inquilini un giardino verde anteriore a 20 metri di altezza. Le cornici stampate intorno alle logge garantiscono ai residenti la privacy senza bloccare la vista.

L’eredità di Le Corbusier

A Delugan Meissl, la tipologia dell’isolato modellata sull’opera di Le Corbusier va oltre i principi di luce e funzionalità. Il BEAM permette ai residenti di personalizzare lo spazio abitativo in base alle loro esigenze individuali. La rinfrescante interpretazione di Delugan Meissl è un esempio di come la tipologia possa continuare a svolgere un ruolo importante in futuro. A patto che vi piaccia sperimentare.

Tutte le immagini sono di Natalie Burkhart

L‘Accademia Baumeister è un progetto di stage della rivista di architettura Baumeister ed è sostenuto da GRAPHISOFT e BAU 2019.