Wunderkammer – L’evoluzione del collezionismo

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Questo dipinto di Frans Francken del 1625 mostra una veduta del gabinetto di un collezionista. Foto: Pubblico dominio, via: Wikimedia Commons

Questo dipinto di Frans Francken del 1625 mostra una veduta del gabinetto di un collezionista.
Foto: Pubblico dominio, via: Wikimedia Commons

Il fenomeno del collezionismo ha svolto un ruolo significativo nella storia dell’arte e negli studi culturali e ha subito una notevole trasformazione nel corso dei secoli. Dalle opulente Wunderkammer del Rinascimento ai concetti museali d’avanguardia dei giorni nostri, si può osservare un’evoluzione affascinante che ha avuto un impatto duraturo non solo sull’arte stessa, ma anche sulla nostra percezione e interpretazione degli oggetti e del loro significato.

La Wunderkammer, nota anche come Kunstkammer o gabinetto delle curiosità, fu creata nel XVI secolo come espressione della passione del principe per il collezionismo e la curiosità scientifica. Queste stanze ospitavano un mix eclettico di naturalia (meraviglie naturali), artificialia (opere d’arte), scientifica (strumenti scientifici) ed exotica (oggetti esotici provenienti da paesi lontani). Rappresentavano un tentativo di cogliere e comprendere il mondo nella sua interezza. Dal punto di vista della storia dell’arte, i gabinetti delle curiosità sono particolarmente interessanti in quanto rendono confusi i confini tra arte, scienza e natura. Riflettevano la visione del mondo del Rinascimento, in cui le connessioni tra tutte le cose erano intese come parte di un piano divino. L’accostamento di oggetti disparati in queste stanze aveva lo scopo non solo di suscitare meraviglia nello spettatore, ma anche di stimolare la riflessione sull’ordine del mondo. Un famoso esempio di gabinetto delle curiosità era la collezione di Rodolfo II a Praga. L’imperatore asburgico era noto per la sua passione per l’arte, la scienza e l’occulto. Oltre a dipinti e sculture, il suo gabinetto delle curiosità conteneva anche strumenti astronomici, animali esotici e persino manufatti alchemici. La diversità e la ricchezza di questa collezione non solo rifletteva il gusto personale dell’imperatore, ma anche il suo desiderio di riunire tutta la conoscenza del mondo in un unico luogo.

L’Illuminismo e l’emergere dei metodi scientifici nel XVIII secolo hanno determinato un cambiamento di paradigma nelle pratiche collezionistiche. La raccolta caotica di oggetti nei gabinetti delle curiosità lasciò il posto a un approccio più sistematico. I musei emersero come istituzioni pubbliche destinate a trasmettere la conoscenza e a classificare gli oggetti secondo chiari criteri tassonomici. Questa transizione ha segnato un momento decisivo nella storia dell’arte e della museologia. La separazione tra arte e scienza portò alla nascita di collezioni e spazi espositivi specializzati. Le opere d’arte erano ora presentate principalmente in base agli aspetti estetici e storici, mentre gli oggetti scientifici erano organizzati in musei propri secondo sistemi di classificazione scientifica. Un pioniere di questo nuovo concetto di museo fu Sir Hans Sloane, la cui vasta collezione costituì la pietra miliare del British Museum. Sloane organizzò i suoi oggetti secondo principi scientifici, gettando così le basi della moderna pratica museale. Questo sviluppo rifletteva lo spirito dell’Illuminismo, che privilegiava la razionalità e l’ordine sistematico.

Nell’arte contemporanea e nella pratica museale si osserva un ritorno al concetto di Wunderkammer. Artisti e curatori stanno rivisitando l’idea del collezionismo associativo e della presentazione per aprire nuove prospettive e mettere in discussione categorie consolidate. Un esempio paradigmatico di questo approccio è „Rolywholyover A Circus“ di John Cage. Questo innovativo concetto di museo, sviluppato da Cage negli anni ’90, rompe radicalmente con le pratiche espositive tradizionali. Invece di presentare una disposizione fissa delle opere d’arte, Cage ha creato un’esperienza espositiva in continua evoluzione, in cui le opere esposte vengono riorganizzate in modo casuale su base giornaliera. Il titolo „Rolywholyover“ è un gioco di parole che allude a „Finnegans Wake“ di James Joyce, un riferimento letterario che sottolinea il legame tra arte, letteratura e collezionismo. Come l’opera di Joyce, che gioca con il linguaggio e il significato, il concetto di Cage sfida i visitatori a creare nuove connessioni tra gli oggetti. Il „Finnegans Wake“ di Joyce è noto per il suo linguaggio complesso e multistrato e per la sua struttura circolare che sfida le convenzioni narrative tradizionali. Allo stesso modo, „Rolywholyover A Circus“ di Cage rompe le convenzioni della mostra museale. Lasciando al caso la disposizione delle opere, Cage crea una sorta di equivalente letterario degli esperimenti linguistici di Joyce nello spazio visivo. Il concetto di Cage può essere inteso come un’interpretazione postmoderna della Wunderkammer. Mette in discussione l’autorità del curatore e l’idea di una narrazione fissa e lineare nelle mostre. I visitatori sono invece incoraggiati a creare le proprie connessioni tra gli oggetti, partecipando così attivamente al processo di costruzione del significato.

La riscoperta del concetto di Wunderkammer ha ispirato anche gli artisti contemporanei a concepire il collezionismo come pratica artistica. Artisti come Mark Dion e Damien Hirst hanno ripreso e riflettuto criticamente sull’estetica e sulla filosofia della Wunderkammer nelle loro opere. Le installazioni di Mark Dion, che spesso consistono in una moltitudine di oggetti trovati e disposti, mettono in discussione il modo in cui organizziamo e presentiamo la conoscenza. Le sue opere ricordano gli armadi del XVI secolo, ma aggiungono una prospettiva critica e contemporanea, sollevando domande sulla costruzione della conoscenza e sul ruolo delle istituzioni in questo processo. Un esempio particolarmente impressionante del lavoro di Dion è l’installazione „The Tate Thames Dig“ (1999). Per questo progetto, Dion e un team di volontari hanno raccolto oggetti dalle rive del Tamigi e li hanno presentati in una struttura simile a un armadio. Gli oggetti trovati andavano da fossili preistorici a rifiuti contemporanei e sono stati accuratamente catalogati ed esposti. Quest’opera mette in discussione non solo i confini tradizionali tra natura e cultura, ma anche il ruolo del museo nella costruzione di narrazioni storiche.
„Treasures from the Wreck of the Unbelievable“ di Damien Hirst può essere vista come un’interpretazione postmoderna di una Wunderkammer. La mostra, esposta a Venezia nel 2017, presentava una collezione fittizia di manufatti „antichi“ e giocava quindi con i confini tra realtà e finzione, autenticità e simulazione. Hirst ha creato un’elaborata finzione intorno a un presunto naufragio e ai suoi tesori recuperati, che ha presentato in forma museale. Quest’opera mette in discussione non solo l’autorità del museo come luogo di verità, ma anche la nostra disponibilità ad accettare i „fatti“ presentati.

Nell’era digitale, il concetto di Wunderkammer ha assunto una nuova dimensione. Le piattaforme online e i musei virtuali consentono di raccogliere e presentare oggetti e idee in un modo che ricorda la diversità e la flessibilità degli armadi delle curiosità originali, superando i limiti dello spazio fisico. Progetti come„Google Arts & Culture“ o il „Virtual Museum of Canada“ offrono accesso a un’enorme varietà di opere d’arte e manufatti culturali. Queste piattaforme digitali permettono agli utenti di curare il proprio „cabinet of curiosities“ creando connessioni tra oggetti che non potrebbero mai coesistere nel mondo fisico. Il cabinet of curiosities digitale permette di riunire in uno spazio virtuale oggetti di epoche, culture e aree geografiche diverse. Questo apre nuove possibilità per studi comparativi e ricerche interdisciplinari. Allo stesso tempo, ci pone di fronte a nuove sfide in termini di copyright, conservazione digitale e autenticità delle esperienze virtuali.

La rinascita del concetto di Wunderkammer nell’arte contemporanea e nella pratica museale dimostra che il collezionismo e la presentazione degli oggetti rimangono un potente mezzo di comprensione e interpretazione del mondo. Dagli armadi principeschi del Rinascimento al „Rolywholyover A Circus“ di John Cage e alle collezioni digitali del nostro tempo, l’evoluzione della pratica del collezionismo riflette il cambiamento delle nozioni di conoscenza, ordine e significato. In un’epoca in cui le informazioni abbondano, questi approcci curatoriali ci ricordano che non si tratta solo di ciò che sappiamo, ma anche di come lo mettiamo insieme e lo interpretiamo. L’arte del collezionismo, praticata nei cabinet of curiosities del passato e nei concetti espositivi sperimentali del presente, rimane quindi uno strumento essenziale per esplorare e reinterpretare il nostro mondo e noi stessi. Questo sviluppo ci sfida a ripensare i confini tra discipline, epoche e culture e apre nuove possibilità di ricerca interdisciplinare e di impegno creativo con il nostro patrimonio culturale. Il gabinetto delle curiosità del XXI secolo, sia esso fisico o digitale, ci invita a guardare il mondo con occhi nuovi e a scoprire connessioni inaspettate. In un mondo sempre più frammentato e specializzato, il concetto di Wunderkammer offre un’alternativa: uno spazio in cui si celebra la diversità e si fanno incontri inaspettati. Ci ricorda che la conoscenza non consiste solo nei fatti, ma anche nelle connessioni che creiamo tra di essi. In questo senso, la Wunderkammer rimane un modello senza tempo per il pensiero creativo e l’esplorazione interdisciplinare, un modello forse più che mai attuale nel nostro mondo complesso e globalizzato.

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Odio la natura

dalla serie The City

Questo è il titolo provocatorio della mostra inaugurale della Klassik Stiftung Weimar per l’anno tematico 2021, „I Hate Nature“, che si concentra sul nostro rapporto con la natura. La mostra ci spinge a chiederci cosa sia esattamente la natura e cosa ne sarà in futuro. La mostra durerà fino alla fine di settembre 2021.

I temi a cui la Klassik Stiftung Weimar si è dedicata finora vanno da Goethe al Bauhaus . Era quindi considerata una custode del bello. Quest’anno le cose stanno cambiando. Con il titolo „Odio la natura“, il Museo Schiller ripercorre il difficile rapporto tra uomo e natura. La mostra fa parte dell‘anno tematico „Nuova Natura“. L’obiettivo è quello di stimolare la riflessione e provocare la discussione. Si protrarrà fino al 26 settembre 2021.

La mostra „Odio la natura“ contrasta gli idilliaci parchi di Weimar. La mostra tematizza i molti modi in cui la natura incontra l’uomo. La natura può essere minacciosa, a volte apparentemente controllabile e affascinante allo stesso tempo. Anche noi esseri umani facciamo parte della natura. Tuttavia, vogliamo distinguerci da essa. Vogliamo essere qualcos’altro, essere più della natura, non essere alla sua mercé, ma piuttosto ammirarla e usarla. Ma: la sfruttiamo e allo stesso tempo vogliamo essere in armonia con essa.

La mostra di apertura dell’anno tematico è dedicata a questa area di tensione. Il titolo „Odio la natura“ si rifà a un’esclamazione dello scrittore austriaco Thomas Bernhard. Ma dietro la sua frase non c’è solo un rifiuto. L’esclamazione si riferisce soprattutto al rapporto dell’uomo con ciò che egli chiama natura. Ed è proprio questo rapporto che la mostra esplora. Si chiede: in che modo la natura ci controlla? Come la controlliamo noi? E come sarà il nostro futuro comune?

Weimar e la Klassik Stiftung, che vi ha sede, non sono note per le domande provocatorie. La città è piuttosto famosa per i suoi giardini. Questi si estendono, tra l’altro, lungo lerive del fiume Ilm. Un giardino all’inglese si estende per diversi chilometri. È caratterizzato da un ampio paesaggio di prati con alberi secolari e pittoreschi gruppi di arbusti. La creazione del giardino risale al 1778. Da allora, è diventato il simbolo dell’armonia tra uomo e natura. Anche Johann Wolfgang von Goethe vi ha contribuito. Il poeta non era solo un amante e un conoscitore di piante. Fu anche coinvolto nella progettazione di questo parco, nella creazione di una natura ideale che sembrava più perfetta di quella da cui era stata tratta.

Preludio alla mostra

La mostra „Odio la natura“ al Museo Schiller è quindi lo scenario di un confronto tra uomo e natura. Inizia in un’arena illuminata da undici proiettori. Questi proiettano le onde dell’oceano sul pavimento e i gabbiani passano sulle pareti. Qui la mostra simula un luogo dell’India, un paesaggio costiero incontaminato. Più persone entrano in questo spazio, più questo paesaggio si trasforma. Diventa un porto industriale plasmato dall’uomo. Alla fine, della natura non rimane più nulla. Con la sua apertura, la mostra „I hate nature“ dimostra in modo impressionante che la semplice presenza di persone in uno spazio provoca un cambiamento dell’ambiente. La mostra non riproduce un video preregistrato. Al contrario, la proiezione reagisce al numero di persone presenti nella stanza e adatta di conseguenza ciò che viene mostrato.

Temi, formati ed esposizioni

La mostra nel Museo Schiller occupa tre sale. Ogni sala si concentra su un aspetto del rapporto tra uomo e natura. Gli oggetti esposti sono opere d’arte contemporanea, testi letterari adattati ai media e oggetti. Questi ultimi provengono dal patrimonio della Klassik Stiftung e da collezioni internazionali.

La prima parte della mostra riguarda la bellezza e l’orrore della natura. Esplora anche il potere che la natura ha sulle persone. Si parla di invecchiamento, malattia e morte. Gli oggetti esposti comprendono l’ultimo flacone di medicina di Goethe e la sedia da malato di Nietzsche. Inoltre, un video mostra la decomposizione di un coniglio in rapido movimento. L’ordine complesso della natura è tematizzato anche qui utilizzando la replicazione del DNA come opera d’arte totale.

La seconda sala di „Odio la natura“ si chiede cosa stia facendo l’uomo alla natura. L’opera d’arte di Swantje Güntzel aiuta in questo senso. Si tratta di una specie di macchina per le gomme da masticare che contiene palline trasparenti con giocattoli di plastica. L’artista le ha raccolte dal contenuto dello stomaco di creature del Pacifico settentrionale. Questi contenuti hanno ucciso gli animali. Purtroppo, non sono altro che giocattoli per bambini senza valore, venduti in tutto il mondo. In questa parte della mostra, le immagini sono anche collegate alla letteratura e alla poesia in stazioni video e audio. Ad esempio, la poesia „Durchgearbeitete Landschaft“ di Volker Braun sulle miniere a cielo aperto è collegata a immagini di chirurgia estetica. Entrambe mostrano in primo luogo la distruzione, in secondo luogo le operazioni e in terzo luogo gli interventi che l’uomo fa a se stesso e alla natura.

Odio la natura“ non vuole puntare il dito contro l’uomo e le sue tracce sul pianeta. La natura è presentata come vulnerabile e debole. La mostra intende invece esaminare il rapporto tra queste due forze. Su questo sfondo, nella terza e ultima sezione vengono presentati tre diversi scenari futuri. E non è solo l’uomo a giocare un ruolo in essi. Per saperne di più, visitate il sito.

Volete un altro suggerimento per la mostra? La mostra „Landscape Works with Piet Oudolf and LOLA“è in programmaallo SCHUNCK di Heerlen (NL) nel 2021.

Segnale di partenza per il nuovo Museo Senckenberg di Francoforte

Un salto nel futuro: il Museo Senckenberg di Francoforte sarà rinnovato e ampliato nei prossimi dodici anni. Foto: Senckenberg/Tränkner

Un salto nel futuro: il Museo Senckenberg di Francoforte sarà rinnovato e ampliato nei prossimi dodici anni. Foto: Senckenberg/Tränkner

Nei prossimi dodici anni il Museo Senckenberg di Francoforte sarà reso adatto al futuro. La Società Senckenberg sta pianificando la ristrutturazione e la costruzione di un nuovo edificio.

Il Museo Senckenberg di Francoforte è uno dei più importanti musei di storia naturale d’Europa. Su una superficie espositiva di 6.000 metri quadrati sono esposti scheletri di dinosauri e molti altri reperti su vari argomenti di storia naturale. Il museo, che esiste da oltre 200 anni, sarà ora rinnovato e ampliato.

Nei prossimi dodici anni, il progetto „Nuovo Museo Senckenberg di Francoforte“ sarà realizzato con un costo di 316 milioni di euro. Lo ha deciso la scorsa settimana il Consiglio di Amministrazione della Società Senckenberg. Il museo fa parte della Senckenberg Gesellschaft für Naturforschung, la più grande istituzione dell’Associazione Leibniz. I governi federali e statali hanno ora annunciato che daranno priorità all’ulteriore pianificazione delle misure di costruzione nei rispettivi comitati.

Il Museo Senckenberg contribuirà finanziariamente ai costi nel settore della museografia. Saranno utilizzate anche le donazioni ricevute da una campagna di raccolta fondi avviata in precedenza. Lo Stato dell’Assia ha annunciato l’intenzione di contribuire con 200 milioni di euro. Il ministro delle Finanze dell’Assia, Michael Boddenberg, spiega: „Il nome Senckenberg è sinonimo di ricerca eccellente e comunicazione vivace. Entrambi hanno reso il Museo della Natura di Senckenberg un’istituzione riconosciuta anche al di fuori dell’Assia, le cui scoperte continueranno a essere utili alla società anche in futuro. Chi si meraviglia delle meraviglie della natura nel museo, si spera che contribuisca a preservarle. Come Stato, lo sosteniamo per convinzione“.

L’opportunità del secolo per il Museo della Natura di Senckenberg

„Per il Senckenberg, la prevista realizzazione del ‚Nuovo Museo Senckenberg di Francoforte‘ rappresenta un enorme balzo in avanti, sulla strada per adempiere ancora meglio alla missione sociale di condurre ricerche eccezionali e comunicarle attraverso il dialogo“, aggiunge il Prof. Dr. Klement Tockner, Direttore Generale della Senckenberg Gesellschaft für Naturforschung. „L’attuale crisi mette in evidenza ciò che conta davvero. La scienza responsabile ne fa parte tanto quanto i musei pubblici per comunicarla e discuterla. L’intenzione di investire è quindi anche un chiaro impegno a favore di una scienza indipendente e aperta come pilastro centrale di una democrazia illuminata – e per Senckenberg è l’occasione del secolo per riqualificare il museo su scala globale come luogo efficace di dialogo tra ricerca e società. Senckenberg è molto grato per questo grande e coraggioso passo“.

Un salto nel futuro

Anche il ministro della Scienza dell’Assia Angela Dorn (Alleanza 90/Verdi) ha accolto con favore i piani ora finalizzati e ha spiegato che la ricerca di Senckenberg sta già giocando a livello mondiale, e ora anche il museo dovrebbe avere una casa „con appeal internazionale“. Il nuovo concetto di museo è già riconoscibile in alcune aree, come la nuova mostra sulle profondità marine, ma sta raggiungendo i suoi limiti.

L’anno scorso il museo ha inaugurato due nuove sale tematiche nell’ambito del progetto: „Deep Sea“ e „Marine Research“. L’obiettivo è quello di concentrarsi sull’habitat meno studiato del nostro pianeta. Un’altra sala espositiva dedicata ai fiumi è stata aperta ai visitatori dalla fine di marzo. L’apertura della „Barriera corallina“ è prevista per luglio. In totale sono state create quattro nuove grandi aree: Uomo, Terra, Cosmo e Futuro. Esse condurranno i visitatori in un viaggio agli albori dell’umanità, nei luoghi più emozionanti della Terra e nella vastità dell’universo. Inoltre, faranno luce sul futuro del nostro pianeta.